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Laboratori del Sapere Scientifico - istituto comprensivo “niccolini”

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Laboratori del Sapere Scientifico - istituto comprensivo “niccolini”
Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Laboratori del Sapere Scientifico
La Scienza è dopotutto
un'arte, una questione di
consumata abilità nel
condurre la ricerca.
John Dewey
Esperienza e natura
1925
premessa: motivazioni di una scelta
primo incontro
con dott.ssa P. Savini
secondo incontro
terzo incontro
4 Febbraio 2014
con dott.ssa P. Savini
quarto incontro
quinto incontro
10 Gennaio 2014
25 Febbraio 2014
17 Marzo 2014
con dott.ssa P. Savini
sesto incontro
26 Marzo 2014
7 Aprile 2014
settimo incontro
con dott.ssa P. Savini
15 Aprile 2014
ottavo incontro
con dott.ssa P. Savini
13 Maggio 2014
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Premessa: motivazioni di una scelta
L'idea di partecipare come Istituto Comprensivo all'istituzione del LSS,
secondo il progetto della Regione Toscana, nasce dalla condivisione degli
obiettivi che esso propone:
- miglioramento della qualità della didattica nelle discipline scientifiche
e conseguente miglioramento degli apprendimenti, attraverso attività
di formazione-ricerca (riflessione epistemologica, metodologicodidattica e stili relazionali);
- verticalizzazione dei percorsi, attraverso attività di progettazione,
sperimentazione verifica e valutazione degli apprendimenti.
La dirigente, insieme con il gruppo di insegnanti aderenti si sono adoperate
per promuovere presso il Collegio dei Docenti la costituzione e lo sviluppo
del Laboratorio del Sapere Scientifico, inserendolo nel Piano dell’Offerta
Formativa come iniziativa strategica della scuola.
Il gruppo che ha deciso di partecipare all'esperienza dei L.S.S. è
composto da 7 insegnanti di scuola dell'infanzia, 5 insegnanti delle primaria
e 1 della scuola secondaria.
Nel nostro Istituto lavoriamo già da diversi anni in continuità fra i tre
ordini di scuola; collegialmente abbiamo condiviso obiettivi e cercando di
condividere anche le metodologie; siamo sempre alla ricerca di
suggerimenti e strategie che ci consentano di aiutare tutti i bambini e i
ragazzi soprattutto quelli in difficoltà.
Il non riuscire ad avere la certezza di svolgere un buon lavoro crea
insicurezza e questo porta i docenti ad assumere atteggiamenti a volte
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
opposti; alcuni si arrendono e cercano tra le esperienze acquisite quella più
soddisfacente, con la speranza di ottenere nuovamente buoni risultati e
quando questo non avviene si consolano con la “giusta” affermazione che
non tutti i ragazzi possono giungere agli stessi obiettivi e che il successo
degli alunni dipende da tante dinamiche spesso indipendenti dalle capacità
dell'insegnante o dalla tipologia dell'esperienza.
Altri insegnanti forse più “idealisti” o meno arrendevoli si mettono in
discussione e cercano sempre nuove soluzioni con la speranza di ottenere
risultati soddisfacenti per tutti.
L'insegnante che sente la necessità di continuare ad aggiornarsi, che crede
nel confronto e che si pone degli interrogativi, è sempre alla ricerca di
capire “come insegnare” e “che cosa è veramente importante insegnare”:
Capita spesso di progettare un percorso credendo di ottenere buoni risultati
e invece ci troviamo di fronte alunni che non raggiungono gli obiettivi
sperati, questo ci delude, ci demoralizza, ci mette in crisi, ci demotiva.
Per fortuna non ci arrendiamo, non ci cristallizziamo, abbiamo comunque il
compito di educare, di garantire ai ragazzi un apprendimento formativo
significativo e stimolante.
Altri motivi che hanno spinto gli insegnanti della scuola primaria a seguire
questo aggiornamento derivano dai libri di testo, spesso ridondanti o miseri
nei contenuti dove i percorsi presentati sono insoddisfacenti anche da un
punto di vista del coinvolgimento dei ragazzi; la ripetizione dei contenuti nei
tre ordini di scuola sembrano creare una misconoscenza difficile da
sradicare ed una sorta di demotivazione verso gli argomenti proposti
Le insegnanti della scuola primaria e della scuola secondaria aggiungono
che spesso si sono rese conto, durante le lezioni frontali, della difficoltà di
attirare l'attenzione, l'interesse degli alunni ma è ancora forse più
impegnativo renderli consapevoli che debbono diventare loro stessi
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
protagonisti della loro crescita e della loro formazione.
Qui di seguito una presentazione delle componenti del gruppo di lavoro e le
singole motivazioni.
Presentazione del gruppo di lavoro:
Scuola dell'Infanzia
Scuola Primaria
Scuola Secondaria di I grado
Bachini Silvia
Arzilli Sabrina
Lo Grasso Maria P.
Benvenuti Laura
Bellini Mariangela
Del Freo Camilla
Lombardi Nicoletta
Funari Carla
Pandolfini Barbara
Gianrossi Marcella
Varani Daniela
Ricci Laura
Testi Laura
Maria Provvidenza Lo Grasso
laurea in Scienze Biologiche conseguita
all'università di Palermo
Insegnante dagli anni 90, a Ponsacco da 5
anni, dopo varie esperienze nelle scuole della
provincia di Pisa
“Come insegnante di scienze matematiche
della scuola secondaria, la mia scelta di
aderire al progetto, nasce dalla costatazione
che il metodo di insegnamento frontale è
sempre meno efficace nell'apprendimento da parte degli alunni e in particolare
l'insegnamento delle scienze. Vedo in questo progetto un aiuto per noi docenti ad
approfondire il metodo di lavoro laboratoriale e induttivo, in cui l'insegnante è un
moderatore e gli alunni i protagonisti dell'apprendimento.
Un altro aspetto positivo è il lavoro in continuità con insegnanti dei vari livelli di scuola
dell'Istituto comprensivo. Lo scambio di esperienze, il confronto, l'osservazione in
progresso dell'apprendimento degli alunni, i diversi modi di vedere le stesse realtà, sono
molto proficui nell'aggiornamento e nel miglioramento della nostra funzione docente.
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Una criticità è la non adesione delle altre docenti della secondaria, dovuta
principalmente alle numerose ore di lavoro in più, rispetto a quelle stabilite dal nostro
contratto, necessarie per la riflessione, la preparazione, documentazione dei laboratori.
Con loro cerco di dialogare su quanto personalmente vedo produttivo per me, mostrando
e condividendo gli argomenti della formazione che stiamo ricevendo e i percorsi già
attuati che trovo sui siti internet consigliati dalla nostra esperta.”
Marcella Gianrossi
Ho iniziato il mio percorso didattico nella scuola
elementare come supplente annuale, ma l'incontro con la
scuola materna è stato determinante; ho capito che quello
era il lavoro che preferivo: Ero entusiasta, mi piaceva
tanto: l'età dei bambini, la creatività degli ambienti, lo
stimolo delle colleghe, giovani come me e piene di nuove
idee. Ci accomunava la voglia di fare nuove esperienze,
scoprire una strategia educativa, di sognare una scuola a
misura di bambino... Con loro sono cresciuta... con loro mi
sono formata...
Sono un’insegnante della scuola dell’Infanzia nella quale
lavoro da oltre trent’anni. Ho avuto la fortuna di svolgere questo lavoro con entusiasmo
perché la mia attività mi ha sempre affascinato. Non sono abitudinaria, le routine mi
annoiano vado sempre alla ricerca del nuovo, mi piace giocare, scherzare, seguire i miei
impulsi almeno per quanto possibile; mi lascio travolgere talvolta dalle emozioni.
Consapevole della mia ignoranza cerco di fare nuove esperienze , mi rimetto in gioco per
migliorarmi per quanto possibile in fondo… non è mai troppo tardi!
Credo che una maggiore divulgazione scientifica sia essenziale per attirare l'attenzione
di tutti anche su argomenti abbastanza e poco attraenti gli scienziati da parte loro
dovrebbero parlare al grande pubblico cercando parole ed esempi più semplici ed
accessibili anche ai non “ addetti ai lavori”
Cercare di semplificare i concetti aiuterebbe tutti, sopratutto gli stessi docenti, a spiegare
un certo fenomeno con parole comprensibili così da incuriosire maggiormente i ragazzi.
Ho sempre creduto che suscitare gli interessi degli alunni che si hanno di fronte, sia
l’unico modo per coinvolgere, per spingere a partecipare, ad interessarsi, a fare
domande portando il bambino e, poi il ragazzo a diventare lui stesso artefice del proprio
sapere.
Daniela Varani
Sono nata e cresciuta a Roma, dove prima mi sono
diplomata e poi ho conseguito il diploma Polivalente.
Sono entrata in ruolo nel 1991 come docente di sostegno
nella scuola primaria, dal 1996 sulla classe a Roma e dal
2009 a Ponsacco. Nel corso di questi anni ho partecipato a
diversi corsi di aggiornamento: matematica, informatica,
musica, storia, geografia, inglese e scienze. Nel 2010 mi
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
sono laureata in Scienze dell’educazione con una tesi su “I bambini e le emozioni”. Ma
questo ancora non mi basta. Sento l’esigenza di “imparare ad apprendere” per
rinnovare me stessa e le mie conoscenze; sento l’esigenza di accrescere le mie
competenze , di riprogettare il mio sapere, soprattutto nell’ambito delle scienze sento
l’esigenza di cambiare il mio ruolo: non essere solo un trasmettitore di nozioni
accompagnato da sporadici esperimenti suggeriti dal libro di testo, ma mi piacerebbe”
sperimentare” e cambiare l’approccio con cui presentare i saperi significativi.
Le mie motivazione sono:
- ampliare le mie conoscenze scientifiche affrontando alcuni argomenti e avere degli
spunti su "come " insegnarlo alla classe, creando anche delle simulazioni all'interno del
gruppo docenti.
- confrontarsi con gli altri docenti per condividere difficoltà', limiti e positività.
- superare il concetto d'insegnamento come trasmissione nozionistica di saperi
- acquisire una metodologia che susciti interesse e motivazione nei bambini. Una
metodologia basata su esperimenti pratici in cui i bambini, lavorando in piccoli gruppi,
imparano facendo in prima persona, si confrontano con i pari e costruiscono le loro
conoscenze.
Laura Benvenuti
Ho partecipato a due concorsi ministeriali, per il primo ho
avuto l'abilitazione e il secondo l'ho vinto e sono entrata di
ruolo nell'anno scolastico 1981-82 con 4/5 anni di servizio
pre-ruolo. Per fare queste righe di “curriculum” sono andata
a cercare tutti gli attestati dei corsi di aggiornamento a cui
ho partecipato, ne ho trovati 29; ma quali di questi mi ha
arricchito veramente? Quali di questi ha migliorato la mia
professionalità? Cerco di fare un elenco, senza ordine, come
mi detta il cuore:
• la strutturazione della scuola in spazi (angoli
educativi)
• Progetto A.S.C.A.N.I.O. Cm n° 183 del 30-05-95
• Progetto ELLE
• Educare alla differenza (pari opportunità)
• Bambini musica e creatività
• Sette note in fuga (ra, finalità e metodi dell'educazione musicale)
• Psicomotricità
• P.E.S.C.E.
• A.L.I.C.E
Forse sono solom i corsi che mi hanno aiutato a crescere, anche le persone: la sigora
Pappalardo, il prof. Mario Piatti, i Dirigente Scolastico Felice, la dott.ssa Marina
Odoretti. Grazie a tutti
“Perché un' insegnante al termine della sua carriera scolastica sceglie di partecipare ad
un corso di aggiornamento? Perché non si finisce mai d'imparare? Perché i bambini
cambiano sempre e non si “accontentano” più? Perché per suscitare curiosità bisogna
essere curiosi?
Ma perché un corso di aggiornamento sulle scienze? Questa risposta forse l'ho più
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chiara; perché nella scuola dell'infanzia si fa moltissima osservazione, tutto inizia da una
esperienza vissuta, ma quando l'esperienza diventa educazione scientifica?
Da sempre nell'aula, strutturata in angoli, c'è quello della scienza, lì con spirito
Agaziano vengono disposti recipienti colmi di materiale di recupero: sassi, conchiglie,
tappi di sughero, a volte piantine, pesciolini rossi ecc.
I bambini se giocano liberamente l'angolo diventa una bancarella dove si vende, dove si
fa mangiare mentre se sono seguiti, manipolano, mescolano, osservano, raccontano e le
insegnanti registrano, stimolano, aiutano a cogliere differenze e somiglianze, ma spesso
si annoiano e le “conclusioni” le raggiungono più per induzione che per ragionamento
autonomo.
Anche l'osservazione della crescita di un seme spesso si limita alla registrazione dei
cambiamenti e la curiosità dei bambini è molto limitata nel tempo: “ ho visto è nata una
foglina.... bellina.... ora posso andare a giocare?!!”
spesso mi sono chiesta, cosa posso fare in più rispetto ad una semplice registrazione e
successiva rappresentazione più o meno precisa?
Con i bambini, che adorano giocare con l'acqua abbiamo fatto esperienze di
galleggiamento facendo osservare il diverso comportamento dei materiali nell'acqua, ma
anche in questo caso i bambini si dimostrano più interessati al gioco e a schizzarsi che
ad osservare cosa fa il sughero dando per scontato che galleggia” E' leggero!!!”
e ancora esperienze con acqua e elementi che si sciolgono (sale, zucchero, tè, colore) I
bambini e soprattutto le bambine giocano instancabilmente nell'angolo delle scienze a
fare miscugli, ma la conclusione? “Lo zucchero e il sale si sciolgono!!” “ l'acqua si è
colorata!!!” e noi insegnanti che cos'altro possiamo fare oltre al registrare quello che
dicono, cosa dobbiamo aggiungere, come far diventare l'esperienza una conoscenza
scientifica?
Anche gli orientamenti prima e le indicazioni ora non aiutano molto noi insegnanti a
capire come stimolare i bambini ad imparare ed osservare, tutti parlano di
manipolazione, di osservazione, ma come dobbiamo fare per insegnare “a vedere” senza
dare noi la risposta, come infondere curiosità e voglia di scoprire quando tutto viene
dato come bello e fatto?
Spero che questo corso di aggiornamento mi aiuti a rispondere ad alcune di queste
domande in modo che anche i più distaccati e apatici dimostrino interesse e che le mie
proposte siano adeguate ai bambini affinché si formino un bagaglio di conoscenze che
siano in grado di “tirar fuori” durante il loro percorso scolastico per arricchire e/o
completare quello che hanno vissuto e imparato alla scuola dell'infanzia.”
Laura Ricci
“ L’educazione scientifica,problematizzando
i processi di apprendimento è il grande
strumento dell’indipendenza del sapere”.
L. Borghi
Ho iniziato la mia motivazione citando L.
Borghi, il pedagogista a cui è stata intestata
la scuola dell’infanzia dove lavoro. L’ho
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
rispolverata nel mio archivio quando ho dato un’occhiatina al libro “Le cose, il tempo,la
natura” di Mariangela Pasciuti del millenovecentonovantasei. Ho anche trovato “Dietro
la lente” un quaderno di lavoro sulla didattica delle scienze,rivolto agli insegnanti della
scuola materna e della scuola di base, prodotto dal Gruppo Ricerca Sperimentazione
Emilio Cagidiaco, sperimentato dalla scuola elementare ”A. Modigliani” di Livorno nel
periodo ’70-’80.
In quella occasione il professor A. Bargellini dell’università di Pisa aveva coordinato il
progetto Ambiente-Natura e aveva preparato i docenti ad usare una metodologia
scientificamente severa: ”buttare via il gesso dell’insegnante che <vuole insegnare tutto
alla lavagna> e porre l’alunno in diretto contatto con i materiali e gli organismi e
condurlo all’osservazione, all’esplorazione, all’invenzione e alla scoperta dei concetti”,
attuale vero?
In trentanove anni di servizio prestato come insegnante della scuola dell’infanzia in
questo Istituto ho vissuto tanti cambiamenti pedagogici Nazionali, dagli Orientamenti del
’69… alle Nuove Indicazioni Nazionali per il Curricolo del 2012, dagli obiettivi…ai
traguardi. E tutte le volte che la politica cambiava,noi eravamo li a studiare che cosa ci
veniva richiesto e spesso lo avevamo già attuato.
Ho imparato a fare delle scelte,come spesso diciamo con le colleghe della commissione
continuità ”a conservare il buono dei corsi di aggiornamento” e se alcune volte ho
sbagliato sono stati proprio i bambini stessi a farmelo capire.
Ho fatto molti corsi di formazione,alcuni validi,altri no ma questi sono i più importanti :
1. Q.U.I.D. dell’ I.R.S.A.E di tre anni
2. Progetto di ri-strutturazione dell’ambiente educativo
3. Progetto ELLE
4. Educazione linguistica
5. Formazione informatica per la documentazione
6. Psicomotricità
7. Progetto svantaggio
8. Progetto genitori
9. R.E.M.U.T.O formazione di musica di due anni.
Quest’ultimo continuerà anche l’anno prossimo, insieme spero al Laboratorio del Sapere
Scientifico.
Formazioni importanti dove alcune volte mi sono sentita piccola,piccola ed ascoltavo in
silenzio le altre insegnanti ma mi impegnavo nella mia sezione ad applicare le
metodologie nelle attività che venivano consigliate. Mi hanno insegnato a suscitare nei
piccoli curiosità ed aspettative, a scegliere un percorso analizzando le conversazioni
iniziali attraverso le quali scopriamo i loro saperi. Mi ritrovavo il fine settimana ad
analizzare i lavori individuali per capire che cosa avessero scoperto ed appreso,per
riformulare le fasi di lavoro. Ma è proprio iniziare un percorso partendo dalle loro
esperienze che dovrò rivalutare; perché è successo che i miei bambini di cinque anni
durante l’osservazione di alcuni semi, hanno detto che:-Anche il nonno di Peppa Pig ha
seminato le fragole!
Questa affermazione riportata in una lezione con la dott.ssa Savini mi ha fatto
riflettere,sui saperi dei piccoli,che non sono più dovuti all’esperienza vissuta ma sono
sempre più virtuali e scollegati dalla realtà.
Ho bisogno di formarmi perché mi piace cercare nuovi stimoli e mi entusiasmo quando
scopro metodologie nuove soprattutto quando i bambini rispondono positivamente alle
attività proposte e con il tempo trascinano anche i meno interessati.
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Ho bisogno di confrontarmi sulla disciplina specifica, di migliorarmi e di mettermi in
gioco perché i bambini e le problematiche cambiano. Ma devo anche imparare a
contenere il mio entusiasmo perché mi faccio trascinare dalle proposte dei piccoli e
affascinare dalla loro euforia,rischiando di allontanarmi dall’obiettivo principale. Mi
rammarico perché mi manca il tempo di stare con loro per soddisfare tutte le loro
richieste.
Credo nell’armonia dell’ambiente scolastico come luogo dove si cresce standoci
bene,divertendosi,giocando e ridendo non solo per i bambini ma anche per gli adulti che
spesso si trovano ad essere ingegneri,segretari e quant’altro invece di svolgere il proprio
ruolo.
Credo nella qualità e non nella quantità della didattica e spesso vedo sprecare del tempo
prezioso con il rischio di dare solo nozionismo.
Credo in una scuola aperta al confronto,al rinnovamento ma con qualcuno che ci
accompagni come noi facciamo con i nostri bambini e genitori.
Avrei tante cose da dire ma concludo con un apprezzamento alla dott.ssa Savini che ci
offre sostegno,che risponde ai nostri perché e ci da stimoli per iniziare questa nuova
avventura.
Sabrina Arzilli
Lavoro nella scuola primaria da circa 20 anni: ho
iniziato come insegnante di religione, poi ho insegnato
inglese come specialista e infine, dal 2003 insegno a
Ponsacco nella scuola primaria Giusti a tempo pieno.
Fare l'insegnante è sempre stato il sogno della mia vita
e per fortuna sono riuscita a realizzarlo. E' un lavoro
che mi dà molta soddisfazione e mi arricchisce ogni
giorno; il rapporto con i bambini è qualcosa di
meraviglioso; essi sono pieni di sorprese e di novità.
Inoltre
leggere nei loro occhi la gioia e la
soddisfazione per avere imparato qualcosa di nuovo dà
una gioia indescrivibile, fa sentire utili e dà la forza
anche per affrontare le numerose difficoltà e gli ostacoli
si presentano. Condividere con i ragazzi le gioie e le sofferenze, aiutarli a superare gli
ostacoli, sorreggerli nelle difficoltà, incoraggiarli di fronte agli insuccessi, gratificarli
per i risultati raggiunti mi dà molto di più di quello che io riesco a trasmettere a loro.
Per fare sempre al meglio il mio lavoro mi piace aggiornarmi, conoscere metodologie
nuove, imparare qualcosa ogni giorno; ecco perché ho scelto questo aggiornamento sui
saperi scientifici e devo dire che è stato molto interessante. Da tempo pensavo che
insegnare scienze utilizzando un metodo induttivo non fosse giusto perché i bambini
avevano difficoltà a comprendere alcuni concetti e anche gli esperimenti fatti in classe
rimanevano fine a se stessi, non erano inseriti all'interno di un percorso didattico. Le
indicazioni forniteci durante il corso mi hanno chiarito molti dubbi e mi hanno suggerito
il percorso da seguire; ne farò tesoro e cercherò di procedere secondo questa
metodologia che mi sembra molto adatta alle capacità e alle modalità di apprendimento
degli alunni.
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
(il gatto nella foto è quello “osservato” a scuola dai bambini della mia classe!)
Mariangela Bellini
Premetto subito che non amo parlare di me, per cui
scriverò solo poche righe di curriculum, quel tanto che
basta per far capire da quanto tempo ormai il mondo
della scuola fa parte della mia vita.
Lavoro nella scuola elementare, oggi primaria, dal
lontano 1986. Dopo tre anni di Scuola Ortofrenica,
sono entrata di ruolo (fuori regione) a 21 anni come
insegnante di sostegno. Nel ’91 sono passata ad
occuparmi di un’intera classe, prima con il modulo, poi
come insegnante prevalente…ma i bambini con più difficoltà degli altri sono quelli che
ancora oggi mi fanno battere il cuore e mi interrogano maggiormente sulle mie capacità
professionali.
Consapevole dei miei limiti e delle mie lacune, trovo stimolante ogni occasione di
confronto con esperti delle varie discipline e con colleghi, specie se di diverso ordine di
scuola. Tra le peculiarità di un docente non deve certo mancare la capacità di mettersi in
discussione, di fare esperienze nuove, di sperimentare metodologie che aiutino gli alunni
a tirar fuori quelle grandi potenzialità che albergano in loro.
Perché i Saperi Scientifici?
Perché mi piace vedere i bambini stupirsi di fronte alle meraviglie della natura, sgranare
gli occhi per qualcosa di inaspettato, sentirli commentare e dibattere tra loro, porsi delle
domande, non accontentarsi di ciò che appare, ma chiedersi incessantemente perché…
Con questa ricerca-azione, fatta prima di tutto su noi insegnanti, vorrei imparare a
fornire loro gli strumenti per comprendere meglio il mondo che li circonda, incoraggiare
la curiosità e lo spirito critico, prendere coscienza della stretta relazione uomo-natura,
ricordare che le risorse naturali non sono illimitate.
La scienza è parte integrante del mondo attuale ed è trasversale a quasi tutte le
discipline scolastiche, perciò non può non accompagnare docenti e alunni nel processo di
crescita.
Laura Testi
sono Laura Testi, ho 52 anni, insegno nella scuola
dell’infanzia dal 2000 e dal 2007 lo faccio nella
scuola dell’infanzia di Val di Cava, dell’Istituto
Comprensivo di Ponsacco.
Negli anni precedenti al 2000 ho avuto esperienze di
insegnamento nella primaria e non so immaginare
la mia vita lontana dalla scuola e in particolar
modo dai bambini, tant’è vero che i pomeriggi liberi
da impegni scolastici li trascorro con i miei nipotini di 3 e 5 anni.
Mi è stato chiesto di fare una breve presentazione di me stessa, di descrivermi, che dire?
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Ogni giorno cerco di organizzare al meglio i tempi da dedicare alla famiglia, alla scuola,
alla casa, provando anche a ritagliarne un po’ per me: mi piace, ora che è arrivata la
bella stagione, fare delle passeggiate, magari con un’amica per chiacchierare del più e
del meno. Mi piace, vista l’età che avanza, prendere cura di me stessa: fare un po’ di
ginnastica, andare dalla parrucchiera e qualche volta dall’estetista. Non amo fare la
spesa né altro tipo di shopping, ma mi tocca!
Voglio vivere la scuola non come “impiegata” ma a fianco dei bambini e delle loro
famiglie. Loro si aspettano qualcosa di importante da me, per questo credo sia rilevante
saperli ascoltare: ascoltare i genitori per comprendere le loro ansie e aspettative;
ascoltare i bambini osservandoli e giocando con loro, per affiancarli alla scoperta del
mondo.
Il compito non è dei più semplici, per questo è essenziale avere delle occasioni di
confronto con i colleghi attraverso incontri di progettazione e di formazione. La
formazione mi è necessaria per l’acquisizione di nuove metodologie e nuove tecniche di
insegnamento; il confronto mi è utile per riflettere sul lavoro svolto e costruire un
miglioramento.
Ho pensato, quest’anno, di seguire il corso di formazione sui “Saperi Scientifici” per
poter costruire degli itinerari didattici adatti alle potenzialità e aspettative dei bambini.
A 3/4/5 anni i bambini sono stimolati dalla curiosità e dalla voglia di scoprire, di fare e
sperimentare. Il mondo intorno a loro è lo scenario che gli permette continue scoperte e
conoscenze.
Il rischio è quello di proporre ogni volta delle attività superficiali che non abbiano la
logica scientifica. Infatti come insegnante, propongo spesso attività relative alla
“Conoscenza del mondo” e i bambini dimostrano sempre interesse alle trasformazioni
della natura, ed anche una attiva partecipazione.
Mi sono resa conto però che queste attività restano spesso nell’ambito della semplice
esperienza, senza arrivare mai a delle vere e proprie conclusioni. Ecco perché la scelta di
una formazione in questo campo; spero così di poter migliorare lo svolgimento delle
attività didattiche proposte per il raggiungimento di concetti scientifici.
Un altro importante motivo che mi ha spinto a seguire questo corso è il fatto che sia stato
organizzato per i tre ordini di scuola. La continuità verticale, ci permette di elaborare
con i bambini una metodologia che essi continueranno ad applicare anche negli anni
successivi alla scuola dell’infanzia.
Camilla Del Freo
ho iniziato a lavorare a scuola ai tempi dell'università, quando
nel 1988 mi hanno chiamata come insegnante di religione.
Alternavo allora, le ore di insegnamento con la frequenza agli
studi, convinta che da grande avrei fatto l'assistente sociale. In
realtà, pochi anni dopo ho rifiutato un posto di ruolo nella ASL
per continuare ad insegnare religione nella scuola elementare
seppur precaria, perché lavorare nella scuola è un'apertura al
futuro. Così sono entrata di ruolo come specialista Irc e nel
2007 ho accettato il posto comune per la scuola dell'infanzia.
Dopo tanti anni di lavoro con bambini più grandi e esperienza di semi-esoneri per
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
mandati sindacali, dove ero abituata a relazionarmi con “i meno piccoli”, lavorare con i
bambini di 3-4-5 anni mi ha riportato a ricercare modalità, linguaggi e metodologie più
semplici ed efficaci adatti a quella fascia di età. (Cosa a cui sto ancora lavorando...)
Ho una formazione prevalentemente umanistica e le passioni che ho sempre coltivato
attingono e si nutrono comunque di letteratura, filosofia e affini. Tendo quindi nel mio
lavoro, a riportare tutto o quasi ad un'analisi linguistica, emotiva o metacognitiva,
perdendomi la via più breve e spesso efficace per raggiungere il fine prefissato.
L'esigenza di partecipare ad un progetto di scienze nasce quindi dal desiderio di rendere
più semplice e diretto il mio approccio metodologico. Ecco, ho capito che ho bisogno di
lavorare “sull'opposto”, sull'ultima cosa che mi viene in mente di fare. Non assecondare
l'impulso e andare a cercare ciò che d'istinto non farei.
Riuscire quindi ad imparare un metodo “rigido” che mi costringa a rispettare tempi,
modalità e contenuti proposti è per me quasi una “sfida” oltre che un'esigenza
professionale.
Barbara Pandolfini
Mi chiamo Barbara, ho tanti anni d’insegnamento alle
spalle e molti ancora davanti a me. Al di là delle
lamentele di rito sul prolungarsi della nostra vita
lavorativa , questo fatto non mi preoccupa veramente
perché non ho mai pensato alla pensione come ad un
traguardo da raggiungere. Nel corso della mia carriera
d’insegnante mi è sembrato importante mettermi sempre
in discussione e, per quanto possibile,ho cambiato più
volte il mio ruolo all’interno della scuola. Mi sono
formata e ho iniziato il mio percorso lavorativo come
insegnante
di
sostegno,
poi
sono
passata
all’insegnamento dell’inglese , adesso sono insegnante di
classe in una scuola a tempo pieno. Sono stata funzione strumentale prima per la
promozione delle lingue straniere e negli ultimi anni lo sono per l’accoglienza degli
alunni stranieri e per l’educazione interculturale. Ho sempre cercato di crescere
professionalmente partecipando a varie iniziative di formazione e di aggiornamento
anche se non sempre ho trovato proposte interessanti. Adesso è il momento di migliorare
il mio modo di fare scienza e di acquisire una maggiore consapevolezza di quello posso
fare per stimolare nei bambini la voglia di guardarsi intorno con curiosità, di porsi
domande e di cercare delle risposte.
Per chi come me ha una formazione molto generica affrontare il percorso di educazione
scientifica è talvolta imbarazzante: i libri di testo affrontano gli argomenti in modo
estremamente superficiale e approssimativo e sono di poco aiuto, le risorse a
disposizione della scuola (tecnologie e attrezzature varie) sono quasi inesistenti . Inoltre
mi sento inadeguata a costruire percorsi alternativi al testo per la mancanza di solide
conoscenze della didattica della disciplina. Partecipo a questo laboratorio nella
speranza di chiarirmi le idee e sperimentare con altri colleghi modi più soddisfacenti e
più efficaci di fare scienze.
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Nicoletta Lombardi
Perché partecipa ad un aggiornamento … .o quello che
è …. sulle scienze una maestra con 38 anni di servizio ?
Perché le scienze, come disciplina sono nel suo essere
sempre in aggiornamento, quindi questa non è una
disciplina ferma ma in continua evoluzione e tale deve
essere l’insegnante che prova a farla crescere nei suoi
alunni.
Il nostro Istituto è fatto di persone silenziose che si
impegnano che vogliono crescere e quando hai una
opportunità come questa non puoi far altro che prenderla
al volo e cercare insieme agli altri di imparare sempre di
più.
Persone che si mettono in gioco , che si mettono in discussione che vogliono migliorare
… così si è formato il nostro gruppo di lavoro e con questo spirito mi sono unita a loro .
Così sono ancora una volta in gioco, pronta a confrontarmi su come fare
un’osservazione , su cosa scegliere per costruire un Curricolo di Scienze ma, più che
altro su come e quanto fare con gli alunni perché conquistino quelle competenze a loro
così indispensabili.
Insieme alla Dottoressa o professoressa o responsabile o amica … sono qui a chiedere
esprimere commentare criticare proprio come fanno i nostri alunni quando vogliono
imparare e come loro sono felice , sono contenta di aver imparato tanto con e per loro.
LA RICERCA AZIONE E’ UN PROCESSO DI RICERCA CHE L’INSEGNANTE FA SU
SE STESSO RIFLETTENDO SULLA SUA PRATICA DIDATTICA PER MIGLIORARE LA
SUA PRATICA PROFESSIONALE
Silvia Bachini e Carla Funari
Le nostre strade si sono incontrate diversi anni fa,
dopo varie esperienze nella scuola dell’infanzia e
varie peripezie, solo da quest’anno lavoriamo
insieme nello stesso plesso. Ci accomuna la
passione per il nostro lavoro, la voglia di
mettersi in gioco, il piacere di stare con i bambini
e di scoprire e sperimentare ogni giorno insieme a
loro.
Dal seme al frutto…
E’ come fare un viaggio nel mondo delle cose,
visto attraverso gli occhi dei bambini.
Come quando si pianta un seme e si vede passare
dallo stupore alla scoperta.
Scoperta che diventa il fertilizzante per crescere e
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I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
maturare insieme.
Quando il frutto matura arriva il momento di coglierlo e di lanciarlo verso nuovi
orizzonti e inesplorate terre.
Il congedo allora diventa speranza e augurio che il seme del frutto germogli ancora e
chissà… che vita splendida avrà.
Noi docenti della scuola dell'infanzia delle “Melorie”, abbiamo deciso di partecipare al
progetto” SAPERI SCIENTIFICI” perché a livello personale entrambe siamo convinte
che bisogna essere pronte a mettere in continua discussione le proprie convinzioni, quindi
sentivamo la necessità di ampliare le nostre conoscenze verso questa disciplina e ad un
metodo sperimentale che potesse aiutarci e guidarci a fare delle scelte metodologicoeducative idonee.
Le riflessioni che ci hanno portato a questa scelta, scaturiscono dal fatto che, la
conoscenza del mondo, naturale e artificiale, da parte del bambino della scuola
dell'infanzia, si basa sull'esplorazione senso-motoria e attraverso questa costruisce le
proprie conoscenze. Quindi, soprattutto nella fascia di età dai 3 ai 6 anni, la motivazione
e la scoperta dovrebbero costituire la guida principale per le attività didattiche,
basandosi sulla metodologia della “ricerca-azione”, che è alla base anche
dell'educazione scientifica.
Progetti e attività rivolti a tale apprendimento hanno sempre fatto parte della nostra
azione educativo-didattica, ma non seguendo un metodo condiviso e sperimentato.
L'approccio ad una procedura corretta, per far comprendere ai bambini i fenomeni della
realtà, è ciò che ancora non ci è molto chiaro e suscita diversi dubbi. Riteniamo quindi
che affidarsi ad esperti che possano indirizzarci verso una riflessione su di un metodo
d'indagine aggiornato e il confronto con altri docenti, dei tre ordini di scuola, possano
arricchirci e supportarci per una didattica più mirata, consapevole, adeguata alle istanze
e ai bisogni educative dei bambini di oggi.
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I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Il Percorso...
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primo incontro: formazione con l'esperta
10 Gennaio 2014
Il primo incontro con la dottoressa Paola Savini si è tenuto in data 101-2014 dalle ore 16,30 alle ore 19,30 presso l'Istituto Niccolini di Ponsacco.
La dottoressa Savini introduce l'argomento dei Laboratori del Sapere
Scientifico affermando che gli insegnanti debbano riflettere sul metodo
tradizionale che si adotta in molte scuole, basato su un tipo di insegnamento
enciclopedico-nozionistico.
Visti i risultati deludenti nell'area scientifica, dobbiamo chiaramente
far avere ai ragazzi un approccio fenomenologico-induttivo verso i contenuti
delle discipline. É quindi necessario avviare un percorso di apprendimento
che parta dall'osservazione, cioè da una fase sensoriale continuando con una
serie di attività che induca il bambino o ragazzo ad una conoscenza più
approfondita del fenomeno, la concettualizzazione. L'osservazione deve far
scaturire delle domande e ipotizzare delle risposte . La metodologia più
adatta è ovviamente quella di laboratorio.
Gli argomenti trattati, spesso, vengono scelti dall'insegnante o
seguendo il programma o per “interesse” personale, ma i contenuti vanno
scelti tra quelli accessibili ai ragazzi che si agganciano facilmente alle loro
esperienze. Il percorso va costruito seguendo delle fasi molto importanti, è
necessario mantenere vivo l'interesse, avere chiaro fino a che punto giungere
pensando sempre alle varie età e tenendo conto che ciascun studente deve
essere attivo nella costruzione della conoscenza. Non devono essere
affrontati temi che non partono dalla conoscenza o che non possono essere
conclusi. Ad esempio non si può parlare di “soluzioni” alla scuola
dell'infanzia perché rimane un'esperienza fine a se stessa. Non possiamo, a
quell'età, andare oltre al fatto che lo zucchero o il sale non si vedono più
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nell'acqua.
Non è necessario progettare molti percorsi didattici, bisogna ridurre il
numero degli argomenti ma è indispensabile approfondirli.
É opportuno realizzare un curricolo per competenze, in verticale che,
partendo dalla scuola dell'infanzia, giunga alla conclusione del primo ciclo
della secondaria.
La dottoressa a questo punto suggerisce di costruire un percorso didattico
seguendo il modello metodologico delle 5 fasi non come un dogma, ma
come modello flessibile da adattare costantemente all'oggetto della
conoscenza.
L'insegnante in questo caso non è più la fonte da cui “attingere il sapere” ma
è la giuda, l'alunno è il protagonista, è attivo, esplora, osserva, scopre,
ricerca, pone e si pone domande, formula ipotesi, sviluppa ragionamenti,
diventa curioso, coopera con gli altri.
La domanda delle docenti è stata: “ma come è possibile realizzare tutto
questo quando le classi sono sempre più numerose e quando gli spazi per
sperimentare sono inesistenti?”.
La dott.ssa Savini ha precisato che per sviluppare il modello metodologico
suggerito non è necessario avere degli ambienti appositi, creare dei laboratori
ad hoc, tutto ciò può essere realizzato nell'aula che si ha a disposizione:
possiamo osservare ed analizzare un oggetto anche in spazi ristretti è
importante poi verbalizzare e/o rappresentare, con le modalità più adatte alle
diverse età o all'oggetto dell'osservazione.
Nella terza fase gli alunni potranno confrontare e discutere gli elaborati
svolti cogliendo differenze, somiglianze; gli insegnanti così porteranno i
ragazzi a cogliere i vari aspetti in forma più analitica.
A questo punto alcune insegnanti hanno obbiettato che gli alunni in difficoltà
potrebbero sentirsi frustrati ed essere esposti a critiche. La dottoressa
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ribadisce che l'insegnante deve comunque guidare la discussione in modo
tale da evitare valutazioni da parte dei ragazzi. inoltre viene sottolineato che
ciò è importante perché proprio attraverso il confronto verbale (come nel
caso della scuola dell'infanzia) o scritto, l'individuo comprende il proprio
sbaglio ed analizza il modo più corretto l'oggetto esaminato.
Dopo questa discussione che può avvenire anche nel grande gruppo, l'alunno
deve individualmente correggere i propri errori, completare l'analisi
inserendo i particolari sfuggiti; nell'ultima fase è necessario riunire tutto il
lavoro fatto in un cartellone o sul quaderno in modo chiaro e corretto, uguale
per tutti facilitando così la concettualizzazione e lo studio dell'argomento.
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secondo incontro: gruppi di discussione
4 Febbraio 2014
Dopo l'incontro preliminare della con la dott.ssa Savini il gruppo si riunisce
per dicutere e commentare il materiale lasciato dalla dottoressa.
La discussione si è aperta sull'opportunità di affrontare e definire una
metodologia didattica del Progetto LSS partendo da un contenuto, con un
argomento, da condividere oppure riflettere sulla metodologia in modo
teorico giungendo ad una riflessione critica dell'assemblea dei presenti, è
stata scelta la seconda opzione è stata scelta la seconda opzione.
Insieme abbiamo riletto la proposta didattica presentato dalla dottoressa
Savini nell'incontro preliminare e ciò che abbiamo condiviso e ritenuto
interessante è stato il suggerimento che lei ci ha dato nel delimitare l'oggetto
di studio evitando di affrontare argomenti troppo vasti e forse non adatti
all'età di riferimento.
Un altro punto su cui ci siamo soffermate riguarda l'importanza di affrontare
argomenti scientifici partendo da un percorso prima studiato, analizzato e poi
proposto dal docente, perché talvolta siamo spinte a svolgere esperienze
dirette pensando addirittura che queste servano da sole a far giungere il
bambino alla concettualizzazione.
Abbiamo inoltre ritenuto opportuno rivedere le varie tappe dello sviluppo del
bambino per non incorrere in errori dato che, sopratutto per quanto riguarda
la scuola primaria nell'arco dei 5 anni il bambino dal punto di vista della
concettualizzazione, cambia in modo radicale .
Ci siamo poi chieste: - cosa è scienza? - È il percorso, il metodo di lavoro, la
metodologia che porta ad una attività di scienze?
Una metodologia laboratoriale scientifica della ricerca la riteniamo adatta a
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far crescere una mentalità scientifica.
La scuola primaria si sente molto condizionata dal libro di testo e le
insegnanti pensano che per allontanarsi dal libro devono avere ben chiaro la
validità del metodo scientifico.
A questo punto abbiamo riletto le 5 fasi del metodo scientifico che ci ha
presentato l'esperta.
Il primo punto su cui abbiamo discusso è stato l'osservazione: ci siamo di
nuovo chieste: fino a che punto possiamo approfondire?
L'insegnante Lo Grasso, della scuola secondaria di primo grado dice che nel
loro caso difficile ripartire dall'osservazione perché i ragazzi giungono
comunque con un bagaglio personale. Le notizie scientifiche giungono al
ragazzo da vari settori. Secondo la signora Lo Grasso, il metodo migliore è
responsabilizzare i ragazzi facendoli lavorare in gruppo e affidando ad
ognuno dei compiti. È quindi importante, per l'osservazione, creare
situazioni stimolanti; è altrettanto importante lavorare fra le insegnanti dei
vari settori per avere ben chiaro le conoscenze con cui l'alunno arriva alla
scuola secondaria.
Le docenti della scuola primaria e quelle della scuola secondaria concordano
nel non demonizzare il libro di testo perché è importante studiare alcuni
argomenti es: il corpo umano, i minerali, la terra etc... perché non tutto può
essere sperimentato a scuola.
È importante far diventare i ragazzi protagonisti dell'apprendimento per dare
poi ad ognuno la possibilità di andare a cercare ed approfondire ciò che non
conoscono.
È necessario sopratutto per l'infanzia iniziare qualsiasi attività con il gioco.
Analizziamo ora il primo aspetto del metodo suggerito dall'esperta
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L'osservazione
L'osservazione è usata maggiormente nella scuola d'infanzia e nella primaria
mentre viene usata meno nella scuola secondaria
Perplessità: dobbiamo creare il contesto o far riferimento alle loro
conoscenze?
Non sempre si riesce a suscitare l'interesse.
I bambini parlano poco e tendono a ripetere ciò che è stato appena detto;
anche quando sono nel piccolo gruppo faticano a parlare
Nelle scuole d'infanzia esistono sezioni miste che, in questo lavoro possono
rappresentano un problema perché i bambini di eta' diverse hanno
ovviamente capacita' cognitive diverse.
Nel momento dell'osservazione quanto l'insegnante deve/può, intervenire?
L'insegnante deve accettare tutto quello che il bambino dice anche quando è
del tutto fantastico?
Quando l'insegnante deve guidare i bambini?
Se gli interventi dei ragazzi vanno in altre direzioni rispetto al processo di
apprendimento pensato come si deve comportare l'insegnante?
Talvolta l'insegnante tende a dare per “scontato“ alcuni passaggi
dell'esperienza mentre è indispensabile tenere in considerazione gli alunni
con cui stiamo lavorando, le loro strutture cognitive.
Nelle conversazioni e nelle osservazioni dobbiamo cercare di suscitare
dubbi? Forse può essere stimolante per farli riflettere?
È importante valutare le esperienze pregresse?
Pensiamo che comunque sia bene far parlare i bambini perché, anche se
talvolta sembrano allontanarsi dal nostro obiettivo, possiamo poi riportarli
sull'argomento scelto magari con qualche arricchimento in più.
È giusto fare domande stimolo quali: com'è, cos'è, cosa c'è?
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È giusto iniziare dall'ipotesi?
Sarebbe auspicabile lavorare in piccolo gruppo , ma non sempre è possibile
Come si fa a far partecipare tutti i bambini? .
Come si fa a stimolare la curiosità e l'osservazione in chi non è interessato?
È forse possibile incuriosire i bambini tenendo in classe per alcuni giorni
l'oggetto da osservare
Come si fa a non far ripetere a tutti le stesse parole sulle osservazioni?
Quale può essere la strategia migliore per abituare i bambini ad osservare?
Questa abitudine ad esaminare attentamente la realtà che ci circonda e che
diventa necessaria sopratutto nell'ambiente scientifico, si sviluppa soltanto
proponendo spesso tale attività?
È secondo noi importante abituarli ad esprimersi, a spiegare le loro
sensazioni, percezioni.
Secondo noi è importante che il piccolo gruppo con cui stiamo lavorando sia
affiatato fra di loro in modo che collaborino e si aiutino a vicenda ad
elaborare descrizioni più complesse.
Le osservazioni devono essere registrate o comunque trascritte?
I ragazzi devono essere informati dell'esperienza che stanno facendo o no?
(es: “bambini domani inizieremo il laboratorio scientifico”, oppure:
“questo che stiamo facendo è un percorso scientifico”)
Probabilmente dovremmo creare delle attese, incuriosirli in modo che siano
più motivati e stimolati e magari più attenti e più incentivati a collaborare.
Per quanto tempo dobbiamo osservare? E se vediamo che l'attenzione e la
concentrazione del gruppo inizia a scemare, dobbiamo sospendere e
riprendere in un altro momento o dobbiamo comunque cercare di concludere
l'argomento?
Come intervenire con chi parla tanto o con chi parla poco?
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terzo incontro: formazione con l'esperta
25 Febbraio 2014
Nel secondo incontro la dottoressa Savini ha preferito dividere il
gruppo in due sottogruppi: insegnanti dell'infanzia e insegnanti scuola
primaria e secondaria insieme.
Il primo gruppo, la scuola dell'infanzia, ha iniziato a lavorare alle
16,30 e la discussione è terminata intorno alle 18.
La dottoressa ha di nuovo precisato l'importanza di un percorso
scientifico ed ha sottolineato che la fase dell'osservazione non può essere in
nessun caso soppressa mentre non è necessario formulare delle ipotesi.
Le insegnanti hanno raccontato alcune esperienze effettuate a scuola
per poter capire meglio se la metodologia seguita è stata giusta o se ha
bisogno di correzioni. L'esperta ha precisato che quando si vuole
programmare un percorso scientifico bisogna scegliere un argomento che
1- si possa concludere
2- che porti il ragazzo ad acquisire una nuova conoscenza.
Argomenti come il galleggiamento, il peso, i miscugli, non possono essere
scelti ad esempio in una scuola dell'infanzia perché a questa età il bambino
non ha ancora la capacità di astrazione e la sua conoscenza non può e non
deve andare oltre ciò che vede.
La dottoressa ha di nuovo precisato che aveva già detto nel primo
incontro che i bambini non hanno bisogno di svolgere molti contenuti, non è
necessario trattare temi complessi . È fondamentale selezionare due tre
argomenti per seguire il percorso di apprendimento dei laboratori scientifici.
La dottoressa a questo punto ha mostrato una presentazione
“L'Arancia: il succo dell'esperienza” della scuola dell'Infanzia “Rodari” di
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Scarlino Scalo dell'IC di Gavorrano, che documenta un'attività didattica in
cui è stato adottato il percorso da lei spiegato in modo che noi insegnanti
avessimo l'opportunità di fare il confronto con il nostro metodo.
Osservando le fasi di lavoro abbiamo trovato moltissime similitudini,
tra l'altro molte di noi avevano affrontato lo stesso contenuto che in questo
caso era l'arancia.
L'osservazione libera e guidata con una conversazione registrata viene
proposta anche in tutte le nostre scuole dell'infanzia a cui segue un elaborato
individuale (disegno) e di nuovo la richiesta di raccontare individualmente
l'esperienza. La fase di discussione collettiva, per quanto riguarda le nostre
scuole dell'infanzia, viene quasi omessa mentre poniamo molta attenzione
nell'elaborazione del cartellone collettivo oppure nella rielaborazione in
sequenza sia con il gruppo sia individualmente.
A questo punto alcune insegnanti hanno riferito di considerare una
verifica finale la ricostruzione esatta della sequenza dell'esperienza. (in
sequenza temporale)
Su questo punto si è aperta una diatriba nel senso che, per alcune la
sequenza di una storia è un obiettivo logico-temporale e non una conoscenza
di tipo scientifico. Dopo un'accesa discussione siamo giunte alla conclusione
che un' esperienza può contenere anche più di un obiettivo e che nel caso in
cui sia ripercorsa una sequenza di tipo scientifico, il ripercorrere l'esperienza
può consolidare anche il processo di apprendimento.
L'esperta a questo punto ha suggerito di portare delle unità di
apprendimento svolte con i bambini per rivedere insieme le fasi di lavoro e
per chiarire così dubbi e perplessità.
Con il gruppo delle insegnanti della Scuola Primaria e Secondaria la dott.ssa
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Savini ha rivisto e commentato i Curricoli d’Istituto di Scienze , costruiti lo
scorso anno dai docenti dei tre ordini di scuola.
Per la scuola secondaria si è sottolineato come sia importante prima
sviluppare e costruire dei concetti e poi utilizzarli. Ad esempio: “la
trasformazione chimica” nella classe terza della scuola secondaria, implica
un percorso precedente fatto dall’alunno sulle soluzioni, quindi determinati
argomenti si può scegliere di non proporli.
È importante capire bene cosa è necessario che gli alunni abbiano acquisito
prima di giungere alla scuola superiore per poter effettuare delle scelte
consapevoli, riflettere scegliendo contenuti affrontabili con il metodo
laboratoriale per costruire i concetti. È comunque importante abituare i
ragazzi a ragionare sugli argomenti.
Per la scuola primaria è importante riflette bene su cosa stiamo affrontando e
sul come lo stiamo proponendo. Bisogna riflettere insieme su quali siano gli
argomenti che sviluppino gli aspetti formativi e quali quelli informativi.
Gli aspetti formativi implicano la scelta di saperi significativi cioè di
contenuti adeguati alle strutture cognitive degli alunni in modo tale che le
nuove conoscenze possano integrarsi con quelle precedenti. Si tratta di porsi
dei traguardi raggiungibili attraverso la costruzione di percorsi curricolari
che si basano su contenuti che possono essere compresi dagli alunni e
sviluppati con un metodo laboratoriale.
Gli aspetti informativi invece, riguardano quegli argomenti che si possono
narrare, raccontare solo a voce.
La conoscenza deve essere costruita, non si può far riferimento ad altre
osservazioni, magari lontane nel tempo, ad altre esperienze che non tutti
possono aver vissuto e che non vedono direttamente. L’osservazione quindi,
va pensata, organizzata e si deve basare sull’esperienza diretta del materiale.
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Laboratorio del Sapere Scientifico
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Spazio e tempo vanno dedicati poi alle altri fasi del metodo laboratoriale
perché avvenga il confronto con il gruppo, la messa a punto dei vari
momenti, lo scambio e la rielaborazione.
È importante staccarsi dal fantastico così come dal raccontato e ritornare
all’esperienza diretta.
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quarto incontro: gruppi di discussione
17 Marzo 2014
 discussione sulla seconda fase del modello metodologico preso in
esame: verbalizzazione scritta individuale
 analisi ed osservazioni sulla terza fase della metodologia sopra citata
I docenti della scuola Primaria hanno chiarito che fino a questo momento
loro non hanno mai fatto seguire ad un'osservazione la verbalizzazione
individuale limitandosi talvolta ad una discussione collettiva.
Dopo l'incontro con la dott.ssa Savini le insegnanti hanno preso
consapevolezza dell'importanza di queste fasi e alcune di loro hanno iniziato
a proporre la nuova metodologia agli alunni.
Le perplessità sorte sono state notevoli e le insegnanti hanno ribadito che
rimane molto difficile fermare l'attenzione dei bambini sui particolari, loro
tendono a generalizzare senza scendere nell'analisi degli “oggetti” proposti.
Molti bambini dimostrano poco interesse, superficialità e anche i risultati
ottenuti si sono dimostrati molto scarsi. A questo proposito le insegnanti si
sono chieste se dovessero proporre domande-stimolo e/o richiamare
l'attenzione in modo più incisivo:
- Si deve dare un metodo di osservazione o lasciarli liberi?
- Che tipo di domande fare?
- Quanto tempo dobbiamo lasciar loro a disposizione?
- Le risposte dei compagni possono influenzare gli altri bambini?
- Si deve correggere l'errore o aspettare che i bambini ci giungano da
soli?
- E se sorgono delle incongruenze, è necessario intervenire subito o
aspettare il momento della discussione collettiva?
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
- Con i bambini che non intervengono, quanto e come possono essere
stimolati?
Le docenti della scuola dell'Infanzia hanno invece riferito che dopo
l'osservazione i bambini sono abituati ad una conversazione collettiva a cui
segue la riproduzione grafico-pittorica individuale che successivamente
viene verbalizzata dalle insegnanti. A questo punto segue l'allestimento di un
cartellone collettivo. In alcuni casi segue anche la ricostruzione temporale
dell'esperienza fatta. Le insegnanti si sono poste degli interrogativi:
 Al momento della produzione individuale i bambini potrebbero essere
condizionati da quello che è stato detto durante la conversazione
collettiva?
 È importante dare al bambino dei momenti individuali per osservare?
 Subito dopo l'osservazione si dovrebbe richiedere il disegno
individuale o, come di solito facciamo, far seguire la conversazione?
Nel modello metodologico delle 5 fasi proposto viene messo in evidenza
l'importanza della discussione collettiva proprio per evidenziare le
differenze, le omissioni e quindi fare emergere la conoscenza, ma tutte le
insegnanti, a questo proposito si sono trovare d'accordo nel sostenere che
rivedere insieme i lavori di tutti i bambini e le conversazioni richiede un
tempo d'attenzione troppo lungo per loro, che finiscono per distrarsi,
annoiarsi e disturbare.
Secondo le docenti è necessario tenere sempre presente che il numero dei
bambini per classe o sezione è di circa 26 e quindi difficile da gestire quando
i tempi si allungano oltre il dovuto.
La dottoressa Savini a questo proposito ha sempre sostenuto che l’aggancio
al vissuto motiva e spinge molto alla partecipazione attiva il bambino che
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Laboratori del Sapere Scientifico
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esplora, manipola usando i sensi liberamente e che questo entusiasmo ed
interesse aiuta l’alunno a seguire l’insegnante anche nelle fasi che implicano
tempi più lunghi
Gli insegnanti della scuola primaria discutendo tra loro hanno pensato che
anziché far leggere ad ogni bambino la propria osservazione, possono
evidenziare alla lavagna, alcuni particolari osservati dalla maggioranza e
aggiungere poi quelli che hanno notato altre caratteristiche annotandole in
modo che si possa discutere insieme se vanno aggiunte alle altre o no.
Un'insegnante della scuola dell'infanzia chiede se si può cercare di
interessare i bambini attraverso una discussione non verbale utilizzando
l'emotività, la drammatizzazione o un linguaggio di tipo gestuale.
Si può usare questo metodo per trattare anche altri tipi di contenuti?
Per esempio: la scuola dell'infanzia Machiavelli ha effettuato un'uscita alla
Villa Medicea di Camugliano; al ritorno è stato fatto fare ad ogni bambino il
disegno di ciò che aveva visto, per capire quanto era stato interiorizzato
durante questa uscita. È seguita la conversazione e altre attività.
 Può essere giusto applicare questo tipo di procedura?
 E' giusto invece dare degli input?
I docenti della scuola primaria chiedono:
 per stimolare i bambini che hanno maggior difficoltà a raccontare
un'esperienza, possiamo chiedere loro di esprimersi con poche parole
significative utilizzando per esempio un solo sostantivo, aggettivo o
verbo?
Talvolta le insegnanti della scuola primaria ribadiscono che i bambini
sembrano dimenticare in fretta le esperienze fatte, soprattutto quando devono
trasferire la conoscenza da un contesto all'altro; questo crea delusione nelle
aspettative delle insegnanti che si domandano il motivo per cui ciò avviene,
quando e soprattutto sembra che l'esperienza sia stata accolta con interesse
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Laboratori del Sapere Scientifico
I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
ed entusiasmo.
Probabilmente
bisogna
fare
molta
attenzione
al
momento
della
rielaborazione individuale nel momento in cui il bambino si esprime
attraverso le sue percezioni e consolida o corregge attraverso il confronto
con gli altri le sue conclusioni, l’insegnante,in questo contesto deve essere
capace di guidare l’alunno, se necessario a modificare le proprie convinzioni
senza mortificare, perché il docente deve aver chiaro l’obiettivo che si è dato
e perseguirlo, ma anche accettare gli interventi dei bambini e proporre
attività che riportino tutti gli alunni nella giusta direzione come del resto più
volte la dottoressa ci ha ripetuto.
La professoressa della scuola secondaria di I grado in questo periodo ha
portato ai ragazzi dei semi di vario genere da osservare, selezionare,
sezionare e seminare. Ha notato che in molti casi, soprattutto nel momento di
maggior concentrazione nella selezione dei semi, l'interesse scendeva
abbastanza in fretta e si creavano momenti di disturbo e distrazione che
ostacolavano il lavoro. Successivamente li ha portati nel giardino della
scuola ad osservare gli alberi ponendo loro delle domande. Si è resa conto
che i ragazzi erano abbastanza informati sul ciclo delle stagioni, ma non
erano interessati ad approfondire ulteriormente l'argomento.
I troppi stimoli a cui i ragazzi sono oggi sottoposti tendono probabilmente a
portare quest'ultimi ad essere superficiali e poco inclini ad approfondire le
loro conoscenze dal momento che questo presuppone un lavoro molto più
impegnativo .
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quinto incontro: gruppi di discussione e formazione
26 Marzo 2014
gruppo di discussione infanzia
Nella scuola dell’Infanzia all’osservazione di solito segue, come già detto
anche altre volte, la conversazione mentre, probabilmente dovremmo far
seguire una riproduzione grafica e lasciare poi alla conversazione di gruppo
il momento in cui discutere insieme sulle loro rielaborazioni. Nella quarta
fase, la concettualizzazione potremmo allestire un cartellone che riassuma
l’osservazione fatta, mettendo in evidenza le conclusioni raggiunte.
Nell’ultima fase si potrebbe far ricopiare il cartellone, preparare una scheda
riassuntiva, o addirittura fare riordinare in sequenza logica l’esperienza
vissuta.
Un’insegnante ha voluto fare un’esperienza con i bambini di 5 anni seguendo
il metodo da suggerito.
Ha accompagnato i bambini nel giardino della scuola dicendo loro che
dovevano osservare attentamente l’albicocco che al momento era pieno di
fiori, in classe hanno disegnato l’albero e poi hanno attaccato tutti i disegni
ad un mobile in modo che tutti potessero avere la visuale completa delle
varie riproduzioni; a questo punto è iniziata la discussione, ognuno
commentava i vari disegni e l’insegnante interveniva per chiedere
chiarimenti sui vari particolari riprodotti, come per esempio: c’erano tante
foglie o poche? I fiori com’erano? Erano tanti o pochi? E di che colore
erano? I rami erano lunghi o corti? Tanti o pochi?
Dopo questo momento i bambini sono di nuovo andati fuori ed hanno
disegnato e colorato di nuovo l’albicocco ed a questa attività è seguito
l’allestimento del cartellone che concludeva l’esperienza.
L’insegnante ha raccontato di essere rimasta molto soddisfatta di questo
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lavoro perché non solo gli alunni hanno seguito con attenzione ed interesse,
ma è stato agevole far giungere tutti i bambini all’obiettivo programmato.
Un’insegnante a questo punto chiede: “ma siamo sicuri che questa
concettualizzazione rimanga impressa in ognuno e che non sia dimenticata?
Un’altra insegnante chiede:” ma se torniamo fuori e facciamo di nuovo
pitturare l’albero, non è forse ripetere la prima esperienza?
Un’altra ancora interviene dicendo che soprattutto nella scuola dell’Infanzia,
tante attività similari si intrecciano, spesso alla rappresentazione grafica
segue la manipolazione e quindi in qualche modo rafforziamo la
concettualizzazione anche così, come quando all’attività facciamo seguire
una sequenza logica-temporale che oltre a riassumere il vissuto permette di
raccontarla, ripeterla, un po’ come quando nella scuola primaria o secondaria
il ragazzo studia.
Un’altra insegnante continua la discussione chiedendo alle altre: il nostro
scopo è quello di giungere all'obiettivo fissato; noi generalmente facciamo
tutte le attività che vengono suggerite in questo metodo, anche se non
seguiamo alla lettera la sequenza da loro suggerita, e pensiamo di giungere
ugualmente alla concettualizzazione; quindi non potrebbe essere giusta
anche la metodologia usata fino ad ora?
A questo la maggioranza non sa rispondere, siamo confuse.
Un’altra insegnante racconta una sua esperienza, fatta all’inizio dell’anno
quando ancora non avevamo iniziato questo aggiornamento. Lei lavora in
una scuola di periferia, dove si può facilmente avere contatti con la natura,
quindi ha deciso di accompagnare i bambini in una vigna, hanno tagliato dei
grappoli e poi li hanno portati a scuola, hanno raccontato il vissuto e poi lo
hanno
riprodotto
graficamente
e
in
seguito
hanno
verbalizzato
individualmente il disegno. Come attività conclusiva è stata fatta la pittura.
In un secondo momento l’insegnante ha condotto gli alunni in una cantina
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per far vedere come si faceva il vino; tornati a scuola tutti hanno iniziato a
spremere i chicchi con le mani, poi il succo è stato messo a fermentare per
una settimana ed infine è stato messo in una bottiglia.
È seguito il disegno e la sequenza logico-temporale, il cartellone con le foto
dell’esperienza ed infine il cartellone conclusivo in cui erano stati scritti
anche i nomi di alcune parti della vite, i bambini hanno poi disegnato anche
il cartellone.
Riflettendo su questa esperienza l’insegnante pensa che pur non avendo
seguito le fasi del metodo che stiamo analizzando e conoscendo, abbia
comunque condotto i bambini ad una concettualizzazione.
Per quanto riguarda la scuola primaria le insegnanti si trovano in difficoltà
soprattutto perché secondo loro molti ragazzi hanno una specie di
conoscenze pregresse che si portano dietro, dalle quali anche dopo
un’osservazione continuano ad essere condizionati; questo lo si nota
soprattutto nei disegni che appaiono spesso stereotipati, un po’ tutti uguali
come ad esempio l’albero che nonostante l’opportunità di analizzarlo nei
diversi periodi dell’anno continuano a farlo sempre e comunque con tutta la
chioma verde, senza
magari mettere neanche in evidenza i rami;
naturalmente queste stereotipie sono presenti per tanti altri aspetti naturali.
Come è possibile intervenire in questi casi?
Per quanto riguarda la produzione condivisa e collettiva le insegnanti della
scuola primaria pensano che debba essere ampliata attraverso delle letture,
partendo dalle domande che i bambini pongono o da interessi emersi durante
discussioni in classe. E’ importante insegnargli ad informarsi attraverso una
ricerca personale usando vari strumenti come testi scientifici, internet o altro
Questo metodo presentato dal LSS potrebbe essere applicato anche ad altre
discipline come la matematica ?
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gruppi di formazione
Il giorno 26 marzo alle ore16.30 si sono riunite le insegnanti della scuola
primaria insieme con la professoressa Savini.
Le insegnanti di una classe seconda hanno riferito che hanno provato a
svolgere un percorso sulle piante, partendo dall’osservazione delle piante del
giardino della scuola e poi soffermandosi in particolare su due piante.
Entrambe le insegnanti comunicano che i bambini hanno trovato grandi
difficoltà nell’osservazione spontanea, a trovare le parole per la descrizione;
quindi sono dovute intervenire per guidare i bambini con domande stimolo,
tipo “con gli occhi vedo...” “con le mani sento…”
Una richiesta fatta alla professoressa Savini è stata quindi come stimolare nei
bambini la capacità di osservare spontaneamente usando i sensi.
La professoressa ci ha mostrato un percorso sulla frutta realizzato dalla
scuola d Don Milani svolto con il metodo laboratoriale in una classe prima.
In questo percorso c’erano anche diversi giochi da realizzare con i bambini
per stimolare la capacità di osservazione; ad esempio con “il gioco del
trenino” i bambini dovevano ricercare le parole-proprietà, preparare dei
cartellini e costruire con essi un trenino; o viceversa partire da una parola
proprietà esempio “colore giallo” o “morbido” ecc … e cercare oggetti con
quella proprietà e finire con la costruzione del trenino.
Un altro gioco suggerito è stato “indovina l’oggetto”: dentro una scatola
chiusa viene nascosto un oggetto, i bambini, solo attraverso il tatto,
dovevano elencare le parole-proprietà e infine scoprire l’oggetto.
Con l’osservazione guidata invece, l’insegnante invita i bambini a osservare
il colore, la grandezza, la forma, il materiale con cui è fatto l’oggetto e a cosa
serve quell’oggetto.
Altro percorso osservato è stato quello sugli animali realizzato dalla scuola
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Primaria Don Milani di Prato condotto anche questo con il metodo
laboratoriale.
Alcuni bambini, a turno, avevano portato a scuola degli animali. Per ogni
animale portato sono state realizzate le fasi del metodo laboratoriale:
osservazione libera, osservazione scritta e descrizione dell’animale,
costruzione collettiva di cartelloni per riassumere le caratteristiche di ogni
animale, arricchita anche dal disegno, costruzione di tabelle per mettere in
evidenza le somiglianze e le differenze. E per finire “Cosa vorrei sapere su...
(nome dell’animale)”.
Le insegnanti sono concordi nell’affermare che questa ultima fase sia
fondamentale nella scuola primaria perché è un punto di partenza per
svolgere ricerche su internet e documentazione su testi scientifici e
soddisfare le curiosità dei bambini.
Le insegnanti ribadiscono che sono importanti sia gli aspetti formativi che
quelli informativi.
Alle ore 18 le insegnanti della scuola dell’infanzia si sono riunite con la
dott. Savini
La discussione è iniziata dalla domanda di un’insegnante alla docente che
chiedeva se era opportuno prima di iniziare un percorso didattico far
formulare delle ipotesi ai bambini rispetto all’argomento che si iniziava a
trattare.
La dottoressa ha voluto chiarire che nel nostro caso non possiamo parlare in
nessun caso di ipotesi, dal momento che l’ipotesi scientifica è ben altro,
casomai possiamo fare un’indagine per vedere quello che i bambini già
conoscono dell’argomento che stiamo proponendo.
L’ipotesi ovviamente nel senso stretto del termine è un’astrazione mentre
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I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
come abbiamo più volte detto è necessario dare al ragazzo l’opportunità di
fare esperienze concrete come appunto un’osservazione che è estremamente
reale, legata a ciò che vede, sente, percepisce, può anche darsi che così
qualcuno possa giungere a qualche piccola intuizione ma rimane comunque
legato ai sensi ed al concreto.
Un’altra insegnante ha posto ancora un quesito: Se non vengono seguite le
fasi in modo del tutto sequenziale, come nel metodo che ci avete presentato,
si può giungere ugualmente ad una concettualizzazione?
La dottoressa in questo caso ha risposto che si potrebbe anche provare a
verificarlo, ma ha concluso che è proprio la sequenzialità che aiuta a
giungere al concetto.
Alcune insegnanti presentano delle attività fatte con i bambini.
La prima docente parla dell’esperienza che lei aveva fatto all’inizio
dell’anno prima ancora di iniziare l’aggiornamento: aveva portato i bambini
nella vigna a raccogliere l’uva per fare il vino, poi tornati in aula i bambini
avevano riprodotto un cartellone in cui era rappresentata la vite (vedi
esperienza descritta in gruppo di discussione).
La dottoressa vedendo l’elaborato ha sottolineato che in quella
rappresentazione mancava la concettualizzazione dell’esperienza perché si
doveva fissare l’attenzione sul grappolo dell’uva, del quale si dovevano
mettere in evidenza la struttura e quindi il raspo, l’acino etc. I bambini
dovevano prima fare ciascuno il proprio disegno della pianta, poi il
cartellone.
L’altra insegnante ha parlato dell’esperienza fatta con i bambini nel giardino
della scuola in cui hanno avuto l’opportunità di osservare un albicocco
fiorito (vedi gruppo di discussione), poi è stato disegnato e dopo aver esposto
i disegni davanti ai bambini si è aperta la discussione cercando di mettere
bene in evidenza le caratteristiche dell’albero analizzato e dei fiori. A questo
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punto è seguita la pittura e l’insegnante è rimasta veramente soddisfatta dei
risultati ottenuti, tutti i bambini erano giunti a produrre elaborati con le
caratteristiche osservate e secondo lei questo lavoro non solo era stato
soddisfacente, ma anche molto semplice e i bambini non avevano avuto
difficoltà nel seguire l’attività. L’insegnante si è rivolta alla nostra esperta
chiedendo se nel caso dell’osservazione fatta era opportuno dire ai bambini
anche i termini scientifici di alcune parti della pianta e la dott.ssa Savini ha
risposto che se gli alunni pongono l’attenzione su alcuni elementi specifici
possiamo dire loro il nome scientifico come ad esempio: corolla, pistillo …
La dottoressa spiega di nuovo che la conoscenza deriva proprio dal confronto
con gli altri, torna all’esperienza precedente sottolineando che nel caso
dell’uva si deve chiedere come è fatto il grappolo, come sono attaccati i
chicchi, poi si fa il disegno e si commenta, facendo osservare l’acino e i semi
che sono dentro e che sono attaccati con dei filini e quindi di nuovo il
disegno a cui fa seguito il cartellone riassuntivo di tutto ciò che si è appreso,
possiamo anche fare la sequenza logica dell’esperienza che anche quella
porta alla conoscenza.
L’unica cosa che dobbiamo veramente tenere sempre presente che gli input
che diamo siano sempre in relazione all’età dei bambini e che le domande
che poniamo debbano essere legate all’evidenza quindi del tipo: “com’è?”
“dov’è?” etc...
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sesto incontro: gruppo di discussione
7 Aprile 2014
In questo incontro abbiamo riletto alcuni verbali stilati in precedenza e ci
siamo rese conto, come del resto ci ha fatto notare la dottoressa, che spesso
si ritorna a porre le stesse domande. Ma questo è quello che accade durante
le nostre discussioni quando vengono riportate esperienze di alcune
insegnanti che, seguendo il metodo laboratoriale, si trovano di fronte
situazioni che fanno suscitare di nuovo dei dubbi. Ad esempio non è molto
chiaro se durante l'osservazione di un elemento bisogna fare o no domande,
alcune dicono che l'esperta a volte ha consigliato di far parlare i ragazzi
senza intervenire, altre di intervenire con delle domande.
A questo punto confrontandoci, ci siamo rese conto che è importante non
essere rigidi, ogni volta dobbiamo trovare il modo più consono valutando di
volta in volta i vari atteggiamenti dei bambini che cambiano a secondo delle
situazioni in cui si trovano ad operare. Ci sono momenti in cui è più facile
catturare la loro attenzione, perché sono più sereni e tranquilli, altri momenti
in cui invece sono agitati e poco inclini alla concentrazione; in questi casi
sarebbe bene rimandare l’esperienza ad un altro momento ma non sempre
possiamo permetterci di rinviare perché magari non abbiamo l'opportunità di
poter seguire “quel”determinato percorso didattico in un altro periodo.
È capitato di aver programmato l'osservazione di un fiore e, non essendo
l'insegnante riuscita nel giorno stabilito a svolgere l'attività, vi ha dovuto
rinunciare perché poi il fiore è sfiorito.
La dottoressa ripete spesso che è importante fare domande sulle qualità
dell'oggetto (com'è, cos'è, come è fatto, a cosa serve) ed ora cerchiamo tutte
di seguire i consigli da lei suggeriti.
È capitato però ad un'insegnante della scuola primaria di aver portato gli
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alunni ad osservare delle essenze aromatiche facendoli concentrare su alcune
piantine esempio: salvia, rosmarino, timo... Tornati in classe quando ha
proposto di scrivere come erano fatte, c'è stato qualcuno che ha scritto che il
rosmarino aveva le foglie rotonde; a questo punto l'insegnante ha fatto
ripetere l'osservazione e unbambino era rimasto dello stesso parere.
Abbiamo di nuovo riparlato di queste difficoltà che incontriamo che forse ci
sembrano ancora più gravi, perché anche noi dobbiamo abituarci a questo
metodo; è una novità e questo ci rende più insicure, non ne siamo
pienamente padrone, non è ancora entrato veramente a far parte del nostro
sistema educativo. Diventiamo quindi ripetitive, ansiose, abbiamo bisogno di
essere rassicurate e che gli altri comprendano la nostra difficoltà, ma non
demordiamo, vogliamo comunque continuare a sperimentare. Sentire
raccontare le esperienze positive ci aiuta, ci solleva e ci porta a provare e
riprovare con entusiasmo.
A questo proposito vogliamo riportare l'esperienza iniziata da pochi giorni da
un'insegnante della scuola primaria che si è proposta di far esaminare ai
bambini alcuni animali.
Hanno osservato una tartaruga, quindi hanno fatto il disegno e una breve
descrizione. L'insegnante ha scritto alla lavagna le descrizioni, poi sono state
scelte quelle significative è stato fatto il treno delle parole, a cui è seguito il
cartellone e la riproduzione individuale.
L'intento è quello di continuare questa attività facendo esaminare altri
animali al fine di elaborare una tabella finale con: animali che camminano,
volano…
Seguendo il consiglio della dott.ssa Savini e trattandosi di bambini di una
classe prima della scuola primaria che affrontavano questa attività per la
prima volta, l’insegnante, quando ha chiesto di descrivere la tartaruga, ha
lasciato che i bambini scrivessero anche un solo aggettivo in modo che si
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sentissero tutti in grado di portare a termine il lavoro.
Le insegnanti della scuola dell’infanzia hanno parlato delle loro esperienze
fatte con questo nuovo metodo, socializzando alle colleghe della primaria
l'esperienza della descrizione dell'albicocco con i bambini di 4 anni.
Un’altra esperienza che vorrei riferire è quella che ho fatto io, Marcella, con
un piccolo gruppo di tre anni. Proprio davanti alla finestra della mia aula c’è
un albicocco che abbiamo osservato nelle varie stagioni: autunno, inverno e
primavera; ogni volta abbiamo fatto delle conversazioni di gruppo e, data
l’età, io cercavo di potenziare l’attenzione dei bambini anche con domande
del tipo: come sono i rami?, ci sono le foglie? di che colore sono?
Alla conversazione è sempre seguito una rappresentazione grafica o
manipolativa. All’inizio dell’anno i bambini erano chiamati soprattutto a
colorare il disegno dell’albero o a riempire il tronco con collage, oppure con
pasta di sale; ogni volta si ripetevano le caratteristiche osservate e si
continuava con una attività pittorica, poi veniva fatto un cartellone collettivo
che riproduceva l’albero.
In primavera ho portato i bambini in giardino seduti intorno all’albero
dicendo loro di ripetermi quello che vedevano. I piccoli hanno messo subito
in evidenza che ora non c’erano più i fiori rosa che loro avevano già
disegnato, che c’erano le foglie e i pallini verdi. Io ho fatto loro notare che
quelli erano i frutti che sarebbero poi diventati più grandi e arancioni; ho
inoltre fatto notare come erano i rami e sopratutto che il tronco era piantato
in terra. Dopo i bambini hanno pitturato l’albero rimanendo sul posto e devo
dire che nonostante la difficoltà di quell'età di rielaborare graficamente
l’oggetto, tutti hanno riprodotto un albero somigliante con tronco, rami,
foglie e colori appropriati; alcuni avevano fatto l’albero con la terra intorno,
così, facendolo notare a tutti anche gli altri hanno seguito l’esempio. Due
bambini, hanno ripetuto l’osservazione dal momento che si erano lasciati
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travolgere dalla voglia di usare le tempere e quindi avevano colorato, come
spesso succede a quest’età, tutto il foglio. In un secondo momento abbiamo
di nuovo fissato l’attenzione sull’albero e poi lo hanno disegnato con le
matite.
Vedendo gli elaborati posso affermare che tutti i bambini sono riusciti ad
interiorizzare uno schema dell’albero reale e non standardizzato come
avviene di solito, dal momento che troppo spesso in molti libri, o album da
colorare vengono proposti schemi stilizzati e poco reali.
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settimo incontro: formazione
15 Aprile 2014
In questo incontro, abbiamo deciso di visionare con la dottoressa Savini del
materiale che ci è stato proposto o reperito a link suggeriti, al quale ci siamo
anche ispirate per iniziare alcune esperienze in queste settimane.
Oggi daremo maggiormente spazio a esperienze della scuola dell'infanzia e
primaria per poi spostare l'attenzione sulla scuola secondaria la prossima
volta.
Essendo un Istituto Comprensivo riteniamo opportuno condividere la
discussione su argomenti che non hanno contenuti solo per il settore in cui
ognuna di noi lavora, perché questo ci arricchisce di spunti e idee e ci porta
as per avere una visione più ampia anche del curricolo verticale.
Inoltre ci permette di avere una visione del percorso che sta dietro al lavoro
realizzato e quindi alla metodologia.
Come dire: non dovendoci preoccupare di fare attenzione pedissequamente
ai contenuti e alla loro modalità di presentazione, possiamo lasciare che
l'attenzione colga lo svolgimento delle varie fasi quasi in maniera indiretta.
Qui sotto alcuni i materiali visionati con le colleghe.
“Dal seme alla pianta” IC cdi Barberino del Mugello cl. Seconde scuola
primaria.
Il Bruco” per la scuola dell'Infanzia
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ottavo incontro: formazione
13 Maggio 2014
In quest’ultimo incontro con la dott.ssa Savini, abbiamo deciso di
socializzare le esperienze che alcune di noi avevano proposto ai ragazzi.
La dottoressa è tornata a ribadire quanto sia fondamentale in questa
metodologia la fase della socializzazione degli elaborati dei bambini, quindi
della discussione per giungere alla concettualizzazione.
Alcune insegnanti della scuola primaria Giusti hanno riferito le loro
esperienze, già accennate nella loro fase di inizio nei precedenti incontri.
L’insegnante Arzilli infatti, ci aveva raccontato che in classe stavano
osservando alcuni animali domestici come ad esempio la tartaruga. In questa
sede ha continuato a narrare in che modo il lavoro è proseguito: dopo
l’osservazione libera, i bambini hanno disegnato la tartaruga e ognuno ha
spiegato il disegno; mentre un’insegnante scriveva al computer quello che il
bambino diceva, la collega scriveva alla lavagna le descrizioni più rilevanti.
Con le principali caratteristiche descritte è stato costruito il “treno delle
parole” e dopo è stata fatta una sintesi dei dati raccolti poi consegnata a
ciascun bambino.
L'insegnante Lombardi riferisce del percorso con i bambini di classe prima
anche questo già accennato negli incontri precedenti di cui inseriamo la
sequenza dei momenti di lavoro:
SINTESI DEL LAVORO SVOLTO SUGLI ANIMALI classe 1°A Giusti
10. Indagine sull’animale preferito, disegno e condivisione con gli altri.
11. Indagine sull’animale posseduto , tabulazione dei dati con grafico.
12. Arrivo dei canarini a scuola , osservazione diretta , disegno .
13. Risposta individuale alla domanda COM’E’ ?, socializzazione delle risposte
attraverso la lettura
14. Costruzione del testo collettivo del COM’E’ IL CANARINO alla lavagna.
15. Testo al computer per tutti i bambini, lettura e discussioni .
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16. Risposta alla domanda COSA FA ? registrazione delle domande individuali al
computer .
17. Lettura delle risposte ed evidenziazione della propria.
18. Ricerca collettiva nelle risposte delle PAROLE –PROPRIETA’ e ricerca del modo
per registrarle.
19. Costruzione del PAESE DELLE PAROLE-PROPRIETA’ DEI CANARINI ,
attraverso la costruzione di case (per i sostantivi e gli aggettivi ) e macchine (per
le azioni).
20. Costruzione del testo collettivo del COSA FA IL CANARINO. Lettura e
discussioni.
21. Arrivo a scuola degli altri animali : pesce rosso di Martina, pesce “ guppy” di
Lucian, criceto di Caterina ,pappagallo di Giulia, tartaruga di Leonardo.
22. Suddivisioni in gruppi per le osservazioni e decisione sul tempo da utilizzare
(15m ad animale)
23. Disegno ed osservazioni personali scritte sotto ogni animale. .( utilizzo delle
parole-proprietà)
24. Costruzione di un cartellone per il Progetto ambiente, scelta del materiale da
inserire , suddivisione dei compiti, realizzazione e montaggio a gruppi.
25. Socializzazione del prodotto attraverso la visita alla mostra dell’Ambiente.
A questo punto la dott.ssa Savini si è rivolta all’insegnante della scuola
secondaria proponendole alcuni itinerari didattici da seguire.
Uno degli argomenti da trattare è senza dubbio il concetto di forza e forza
peso.
Illustra così alcune esperienze fatte e documentate con una presentazione che
visioniamo insieme: “Percorso sulle forze e sul peso”
In questo caso è opportuno far sperimentare ai ragazzi una pressione della
mano su di una bilancia con due piatti e poi su entrambi i piatti cercando di
far rimanere la bilancia in equilibrio, poi possono mettere degli oggetti che
producono sulla bilancia lo stesso effetto della forza e quindi possono
dedurre che il peso è una forza
È importante riflettere, anche con le altre colleghe di scienze, di quanto sia
rilevante ai fini della concettualizzazione dare ai ragazzi l’opportunità di
operare nel senso “del fare” perché solo così possono giungere alle
competenze richieste dagli obiettivi ministeriali.
La dott.ssa ha suggerito un altro itinerario per far giungere il ragazzo a capire
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il concetto di vertebrato e invertebrato. “Relazione tra forma e adattamento”
È opportuno partire dal concetto di vertebrato facendo confrontare diversi
scheletri colorando poi le varie ossa con una legenda uguale per tutte. Si
giunge alla conclusione che gli animali vertebrati sono coloro che hanno uno
scheletro interno vertebrale che si articola con il cranio.
Si prosegue con vari scheletri passando poi dai mammiferi agli uccelli ai
pesci etc.
In questo modo si impara ad osservare e a dedurre senza dare definizioni, ma
facendoli giungere loro stessi alle conclusioni, si parla quindi di
APPROCCIO FENOMENOLOGICO INDUTTIVO.
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I.C. “L.Niccolini” -Ponsacco-
Concludendo questo primo anno di incontri...
...siamo molto contente di questa prima parte del percorso!
Spesso infatti, i corsi di formazione sono rivolti a gruppi di persone piuttosto
numerosi dove non c'è possibilità di un reale confronto, e che troppo spesso
sono impostati in lezioni “frontali”. Avere la possibilità di essere formate
nello specifico, in un gruppo ristretto e dello stesso Istituto ci ha permesso di
incontrarci, discutere , proporre idee, tornate talvolta ad interrogarci sugli
stessi dubbi e domande, magari alle quali avevamo già avuto risposta dalla
nostra formatrice ma che non avevamo ancora “fatto nostre”.
Cambiare impostazione nel lavoro o modificare, anche se di poco, le fasi di
metodi adottati da sempre probabilmente è meno semplice di quello che si
possa pensare.
L'unico modo per crescere veramente nella nostra professione, è quello di
avere la possibilità di un confronto diretto, di parlare, di pensare ad alta voce
con le persone che come noi ogni giorno trovano analoghi problemi nelle
classi e nelle sezioni in cui lavorano. In questo modo ognuno noi ha la
possibilità di interagire con l'altro, di trovare nuovi spunti, di chiedere
consigli, si confrontarsi.
Per la scuola dell'Infanzia abbiamo intanto capito che è possibile
socializzare elaborati grafici dei bambini che hanno così la possibilità di
rivedere le proprie posizioni errate, se condivise con il gruppo.
Per la scuola primaria, far registrare l'osservazione di ciascuno anche con
solo poche parole in modo che la socializzazione non sia lunga e si perda
l'attenzione.
Per la scuola secondaria, trovare modalità di coinvolgimento, nel nostro
istituto, anche di altri colleghi della materia per un reale confronto sulle
difficoltà riscontrate nel lavoro con i ragazzi in quella particolare fascia di
età, sia a livello di interesse sia di conoscenze pregresse non sempre corrette.
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