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accordo operativo - Ministero della Giustizia

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accordo operativo - Ministero della Giustizia
Regione Puglia
ACCORDO OPERATIVO
TRA
REGIONE PUGLIA
E
DIPARTIMENTO DELL’AMMINISTRAZIONE
PENITENZIARIA – PROVVEDITORATO
REGIONALE DI BARI
Il giorno 14 del mese di dicembre dell'anno 2012 presso la Presidenza della Giunta regionale,
Lungomare Nazario Sauro, 33 — Bari,
il Presidente della Regione Puglia, on. Nichi Vendola e il Provveditore Regionale
dell'Amministrazione Penitenziaria, dott. Giuseppe Martone in rappresentanza delle Amministrazioni
di cui sono a capo, sottoscrivono il presente accordo operativo, che consta dei seguenti articoli:
Art. 1. - FINALITÀ
Il presente accordo operativo ha la finalità di individuare una linea di collaborazione stabile tra le
parti, volta a tradurre in azioni concrete i temi indicati nelle Linee guida del 2008, gli impegni
assunti con il Protocollo d'Intesa sottoscritto nell'anno 2008 e con l'Accordo interregionale
2010/2011, con specifico riguardo al tema dell'inclusione sociale delle persone sottoposte a
provvedimenti restrittivi della libertà personale disposti dall'Autorità giudiziaria.
Art. 2. - OGGETTO
Oggetto dell'accordo è l'individuazione di linee di intervento per la programmazione di azioni
d'inclusione sociale in favore dei soggetti sottoposti con provvedimento dell'Autorità giudiziaria a
misure restrittive e/o limitative della libertà personale, misure la cui esecuzione sia competenza
degli organi dell'Amministrazione Penitenziaria.
Art. 3. - TAVOLO DI GOVERNANCE
Con la firma del presente Accordo è istituito un organismo permanente di collaborazione e
coordinamento intraistituzionale ed interistituzionale, denominato "Tavolo di governance" (d'ora
innanzi anche Tavolo), che rappresenta il mezzo individuato per realizzare le finalità e l'oggetto del
presente accordo.
I componenti stabili del tavolo sono:
- l'Assessore regionale con delega in tema di politiche sociali;
- l'Assessore regionale con delega in. tema di politiche della formazione;
- l'Assessore regionale con delega in tema di politiche del lavoro;
- l'Autorità di gestione PO FSE;
- il Referente regionale per l'attuazione dell'Accordo interregionale del 2010/2011 (per tutta la
durata del progetto);
- il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale;
- il Direttore dell'Ufficio dell'Esecuzione Penale Esterna del Provveditorato Regionale
dell'Amministrazione Penitenziaria;
- il Direttore dell'Ufficio del Trattamento Intramurale del Provveditorato Regionale
dell'Amministrazione Penitenziaria;
-
il Direttore dell'Ufficio della Contabilità del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione
Penitenziaria;
un referente del Nucleo Permanente FSE del Provveditorato Regionale dell'Amministrazione
Penitenziaria.
Laddove un Assessore regionale
componente.
assommi più deleghe
si intende comunque come unico
Ciascuno dei suddetti componenti, laddove impossibilitato a partecipare ad una convocazione, può
indicare un delegato.
Il Tavolo è presieduto a bienni alterni dalle due Amministrazioni.
Ai presidente spetta la convocazione del Tavolo e/o dei gruppi tecnici di cui all'Art. 5., anche su
richiesta dell'altra Amministrazione. In ogni caso, laddove la convocazione abbia all'ordine del
giorno specifiche iniziative da gestire congiuntamente nell'ambito delle materie di cui all'Art. 6. del
presente accordo, la Presidenza spetta alla Regione Puglia.
La funzione di segreteria è parimenti svolta dall'Amministrazione che presiede. La segreteria
provvede a tutti gli adempimenti preliminari e conseguenti alle riunioni del Tavolo e dei gruppi
tecnici, compresa la verbalizzazione degli incontri e l'eventuale predisposizione delle bozze da
esaminare (quale, ad esempio, la relazione di monitoraggio annuale). Alla diffusione delle decisioni
adottate e dei documenti approvati provvede ciascuna parte per quanto di sua competenza.
Su invito del presidente di turno, anche a richiesta dell'altra parte, la composizione del Tavolo può
essere integrata in ogni momento da rappresentanti degli Enti locali, delle ASL, del volontariato
penitenziario e del privato sociale, delle CC.CC.II.AA.AA., delle rappresentanze delle realtà
economiche e sociali e da altri soggetti che si ritenga opportuno coinvolgere, anche all'interno dei
gruppi tecnici di cui all'Art. 5.
Nelle materie relative all'inclusione sociale delle persone in esecuzione penale, al Tavolo sono
attribuite le competenze previste per la Commissione di cui all'art. 13 del Protocollo d'intesa del
2008, ossia:
a) promuovere la concreta attuazione degli impegni assunti dalle parti con il protocollo, anche
attraverso la stipula di appositi protocolli operativi;
b) definire, promuovere, attivare progetti per gli interventi su specifiche aree;
c) procedere alla verifica periodica dello stato di attuazione degli obiettivi individuati;
d) programmare studi, ricerche, incontri nella forma di convegni o seminari al fine di sensibilizzare
l'opinione pubblica e coinvolgere i settori interessati e gli Enti Locali nell'azione congiunta delle
parti;
e) redigere una relazione annuale sullo stato di attuazione del presente accordo e sui risultati
conseguiti, integrata da osservazioni e proposte relative ad eventuali modifiche. La relazione,
accompagnata da un programma d'intervento congiunto, sarà inviata al sig. Presidente della
Regione Puglia e al sig. Provveditore Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria, per le
opportune valutazioni.
Il Tavolo si riunisce in composizione plenaria almeno due volte l'anno, la prima per programmare
le iniziative di carattere generale e la seconda per approvare la relazione di monitoraggio annuale.
In ogni caso sì riunisce anche per decidere sulla costituzione dei gruppi tecnici di cui al successivo
Art. 5., su iniziativa della Presidenza o su richiesta dell'altra parte.
Le parti concordano che la convocazione del Tavolo costituisce una convocazione di Conferenza di
Servizi, effettuata ai sensi e per gli effetti di cui alla normativa vigente, laddove all'ordine del
giorno vi siano specifiche iniziative da gestire congiuntamente nell'ambito delle materie di cui
all'Art. 6. del presente accordo.
La prima convocazione del Tavolo è fissata fin d'ora il 28 gennaio 2013,
l'Assessorato con il seguente ordine del giorno:
alle ore 11 presso
1. Definizione della Presidenza per il biennio 2013-2014;
2. Costituzione di un gruppo tecnico interistituzionale di livelli regionale, con il compito di
predisporre entro quattro mesi una bozza di programma triennale di interventi su ciascuna
delle aree tematiche di cui all'art. 6, Il termine di quattro mesi sarà prorogabile di comune
accordo fra i componenti del gruppo una volta sola, al massimo per una durata pari, in
relazione a esigenze di programmazione finanziaria;
3. Fissazione della data della riunione successiva entro il 31 ottobre 2013 quale Conferenza di
Servizi, per trattare la definizione del programma triennale.
Art. 4. - STRUMENTI
Gli strumenti di cui il Tavolo dispone per sancire e dare attuazione alle intese raggiunte sono
l'accordo di programma, il masterplan e le linee di indirizzo.
Nelle sedute in cui sia convocato come Conferenza dì Servizi, il Tavolo adotterà gli accordi di
programma previsti dall'art. 34 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (TU sull'ordinamento degli Enti
locali). Attraverso tale strumento sono individuabili le opere, i progetti, i programmi e gli interventi
che richiedono azioni coordinate, nonché i tempi, le modalità, le forme dì cofinanziamento degli
stessi, oltre alle risorse professionali necessarie per la loro attuazione (cfr. circ. DAP 3541-5991 del
12 febbraio 2001).
Ogni accordo di programma dovrà, pertanto, aver cura di indicare gli obiettivi da perseguire a
breve, medio e lungo termine, le funzioni e compiti dei soggetti cointeressati, ossia gli impegni
assunti da ciascun partner, i tempi dì attuazione e le risorse attivabili.
Inoltre, nell'ambito delle rispettive competenze di natura programmatoria, il Tavolo sarà la sede
nella quale individuare una sorta di masterplan intra e interistituzionale. Il masterplan, che ha
cadenza triennale, definisce gli obiettivi e le azioni che i singoli partner si impegnano ad inserire
nei propri strumenti dì programmazione, quale, a titolo esemplificativo, il Piano Regionale delle
Politiche Sociali.
Potranno anche essere adottate specifiche Linee di indirizzo nelle materie interessate dal presente
accordo, linee rivolte agli Enti locali, alle ASL e ai soggetti del privato profit e no profit, affinché
vi orientino le proprie attività di programmazione territoriale, ivi compresi i Piani sociali dì zona, e
in generale i propri interventi nei confronti dì persone sottoposte a provvedimenti restrittivi della
libertà personale.
Art. 5. - GRUPPI TECNICI
Per rendere più rapide ed agevoli le fasi di studio preliminare, di programmazione partecipata, di
coprogettazione e di progettazione esecutiva degli interventi, il Tavolo potrà deliberare la
costituzione di uno o più gruppi tecnici, che lavoreranno in relazione a specifiche tematiche o
esigenze, con la composizione, i compiti e la frequenza che verranno all'uopo stabiliti. I gruppi
tecnici potranno anche avere una dimensione provinciale, in vista dell'ulteriore sviluppo della rete
territoriale.
Ai gruppi tecnici parteciperanno persone competenti per le materie oggetto di intervento di cui al
successivo Art. 6., individuate e a ciò delegate dalle rispettive Amministrazioni, nonché eventuali
rappresentanti degli Enti locali, del Terzo Settore, delle realtà economiche, produttive e sociali, se
ritenuto opportuno dai Tavolo di governance.
I gruppi tecnici avranno, in particolar modo, il compito di specificare nel dettaglio, per ciascun
accordo di programma, strumenti e procedure di attuazione, tempi, risorse umane, materiali e
finanziarie, modalità di monitoraggio e ridefinizione dell'accordo di programma, con particolare
riguardo allo sviluppo ed alla condivisione degli indicatori di processo e di risultato.
L'attività di segreteria ed il coordinamento di detti gruppi fa capo alla presidenza di turno del
Tavolo di governance.
Art. 6. - CONCETTO DI INCLUSIONE SOCIALE E AMBITI DI INTERVENTO
Le parti concordemente riconoscono in via di principio l'inclusione sociale come elemento fondante
della coesione sociale, cui entrambe hanno il mandato istituzionale di contribuire.
Per meglio precisare le materie di cui si occupa il Tavolo di governance e le relative azioni a
sostegno delia popolazione in esecuzione penale, le parti ritengono necessario condividere
preliminarmente il significato di inclusione sociale, quale diritto fondamentale delle persone a
vivere in condizioni dignitose e a partecipare attivamente alla vita del contesto sociale ed
economico nel quale si svolge la loro esistenza, attraverso pari opportunità di accesso ai beni e ai
servizi essenziali. Per realizzare tale concetto occorre, quindi, adottare un approccio
multidimensionale, che fornisca risposte integrate tra diverse politiche di settore (sociali, della
formazione, lavorative, abitative, della sicurezza, ecc.) a bisogni composti e complessi.
In relazione a tali concetti condivisi, tanto di inclusione sociale attiva quanto di interconnessione
delle politiche di settore, le parti concordano sul riconoscere il rischio di esclusione sociale cui la
restrizione della libertà personale può esporre le persone in esecuzione penale (anche per gli effetti
stigmatizzanti che ne derivano) e sulla necessità di attuare, per ridurre il più possibile tale rischio,
un'azione di mainstreaming, ossia di integrazione dell'obiettivo della lotta contro l'esclusione
sociale di tali cittadini nelle differenti politiche regionali.
Pertanto, sono di seguito schematizzate come ambiti per la programmazione del Tavolo di
governance, le seguenti aree tematiche, in larga parte mutuate dalle Linee guida di cui in premessa:
1. Sviluppo delle opportunità di integrazione sociale, attraverso
• la crescita, delle attività di istruzione di ogni ordine e grado negli II.PP.;
• la pianificazione di attività di formazione professionale che ben si adattino alle caratteristiche
della popolazione soggetta a limitazione della libertà personale, in stretto collegamento con le
esigenze del sistema produttivo del territorio e connesse con le attività lavorative organizzate
all'interno degli II.PP., o con sbocchi occupazionali presenti nel mercato del lavoro;
• l'integrazione degli interventi indirizzati alle persone in situazione di difficoltà psico-sociale,
ai giovani adulti, alle donne, agli stranieri;
•
•
•
•
•
•
•
•
la sperimentazione di modalità di accompagnamento al lavoro che tengano in considerazione
forme di conciliazione con i tempi di cura della famiglia;
l'accoglienza abitativa e l’housing sociale (per usufruire di permessi premio, accedere alle
misure alternative alla detenzione, gestire la fase delle dimissioni dall'istituto penitenziario
ecc..), rivolti in particolare a soggetti privi di reti primarie e/o affetti da patologie che rendano
difficoltoso il rientro in famiglia (quali persone con patologie psichiatriche, stranieri, ecc.);
l’accompagnamento educativo, anche nella gestione delle relazioni sociali ed interpersonali;
il supporto alla genitorialità e all'adempimento delle responsabilità familiari;
il sostegno all' inserimento lavorativo, anche attraverso
- la programmazione di percorsi integrati fra i sistemi dell'istruzione, della formazione
professionale e delle politiche attive del lavoro da realizzarsi anche attraverso azioni di
informazione, consulenza, orientamento, formazione e predisposizione di percorsi
lavorativi assistiti;
- l'introduzione di figure di accompagnamento (tutor, agenti di rete, etc);
- la promozione di forme di autoimpiego, ad esempio mediante la costituzione e
l'incubazione di imprese sociali cui partecipino soggetti in esecuzione penale, l'accesso a
forme di microcredito e il supporto nella ricerca dì finanziamenti pubblici e di capitale di
rischio;
- la predilezione per metodi di formazione professionale "on the job", ossia sul posto di
lavoro, che sia presso aziende del territorio o presso le lavorazioni penitenziarie:
- gli sportelli informativi gestiti preferibilmente da operatori dei Centri per l'Impiego, con
compiti di supporto, ricerca e orientamento degli inserimenti lavorativi;
- l'orientamento professionale, volto non solo all'individuazione delle capacità ma anche al
recupero delle professionalità possedute;
- i gruppi di auto-mutuo aiuto o gestiti da esperti, che forniscano un supporto
all'adattamento alla vita nell'ambiente lavorativo (rispetto di regole, orari e disposizioni
impartite, relazioni con gli altri lavoratori, ecc.);
- il supporto formativo ai datori di lavoro e al personale;
- l'introduzione di apposite clausole sociali negli appalti di beni e servizi, clausole che
prevedano l'obbligo di eseguire il contratto con l'impiego di persone svantaggiate e con
l'adozione di specifici programmi eli recupero ed. inserimento lavorativo, oppure la
riserva e l'assegnazione di una quota parte delle commesse da fornirsi all'Ente Regione e
agli Enti Locali alle iniziative produttive, intra ed extramurarie, gestite dalle imprese e
dalla cooperazione sociale e dai consorzi, che coinvolgono in tutto o in parte detenuti e/o
ammessi a misure o sanzioni alternative alla detenzione e persone dimesse;
- l'introduzione di apposite clausole sociali negli avvisi che prevedano forme di aiuto e di
incentivi alle imprese, comprese quelle regolate dalia legge della Regione Puglia n. 10 del
20 giugno 2004, recante "Disciplina dei regimi regionali di aiuto" e s.m.i.;
- lo studio di iniziative basate sulla responsabilità sociale d'impresa, per stimolare il
coinvolgimento del settore produttivo;
la definizione di protocolli operativi di pronto intervento e l'individuazione di servizi ad essi
collegati, al fine di operare con immediatezza per risolvere criticità improvvise ( es
insorgenza di un problema alloggiativo per detenuti domiciliari);
la mediazione culturale e linguistica per i condannati stranieri;
i percorsi integrati di transizione dall'esecuzione penale (intra ed extramuraria) alla libertà;
2. Miglioramento della qualità della detenzione attraverso interventi e servizi rivolti a:
• sostenere i detenuti sia nella fase di inserimento sia durante la permanenza nell'istituzione
carceraria (servizi di accoglienza al momento dell'ingresso in carcere, interventi di esperti per
salvaguardare e migliorare il benessere psicofisico, ecc.);
• reperire spazi e mezzi idonei allo svolgimento delie attività trattamentali (lavoro, istruzione,
espressione della libertà religiosa, ecc.), anche incrementando le attività educative, culturali,
ricreative e sportive;
• offrire spazi adeguati e opportunità per intrattenere relazioni familiari e sociali, con
particolare riguardo al sostegno della genitorialità;
• dare attuazione, anche attraverso iniziative sperimentali e forme di custodia attenuata, alle
norme che tutelano i soggetti fragili durante la detenzione, come i giovani fino ai 25 anni (art.
14 c. 3 o.p.), le detenute madri e i loro figli (art. 21 bis o.p.), i tossicodipendenti (art. 95 DPR
309/1990);
• incentivare l'allestimento di nuove ed idonee lavorazioni all'interno degli II.PP. e/o la loro
riconversione in funzione delle esigenze dei mercato:
• programmare azioni di sensibilizzazione nei riguardi del sistema delle imprese per assicurare
commesse ai laboratori degli II.PP.;
• sostenere l'inserimento della produzione di tali laboratori interni nei normali canali di
commercializzazione.
3. Miglioramento della qualità dell'esecuzione penale esterna, attraverso interventi e servizi
rivolti a:
• sperimentare e mettere a punto forme di incentivi all'assunzione di lavoratori svantaggiati
specificamente rivolte alle imprese che impieghino condannati in misura alternativa alla
detenzione, nonché forme di microcredito e supporto nella ricerca di finanziamenti pubblici e
di capitale di rischio da parte dei condannati che intendano avviare un'attività in proprio;
• incentivare l'utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata per favorire l'inclusione
sociale; a titolo esemplificativo, nei limiti posti dalie norme in tema di aiuti di Stato,
prevedere contributi a fondo perduto per cooperative sociali che acquistino o affittino aziende
confiscate alla criminalità organizzata e le conducano tramite l'assunzione di condannati in
misura alternativa alla detenzione;
• rimuovere le condizioni che di fatto limitano l'accesso agli istituti previsti dall'ordinamento in
alternativa o in sostituzione della pena detentiva, ad esempio promuovendo ed organizzando
infrastrutture sociali quali servizi a ciclo diurno, semiresidenziale e residenziale;
• strutturare e sostenere la rete territoriale di supporto ai soggetti in misura alternativa, in
particolare attraverso la costruzione di partnership formalizzate e progetti a valenza collettiva,
in collaborazione con le risorse del territorio, pubbliche e private, profit e non profit;
• individuare modalità di sensibilizzazione, incentivo e sostegno alla collaborazione del
volontariato alle attività degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna;
• promuovere, in collaborazione con gli enti locali ed il terzo settore, progetti individualizzati di
attività di utilità sociale in favore della comunità di appartenenza, in esecuzione della
sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità o in riparazione del danno sociale procurato
dalla commissione dei reato (giustizia riparativa);
• individuare forme di collaborazione sinergica tra le agenzie che operano sui temi del contrasto
alla criminalità e della prevenzione dei reati e della recidiva, con particolare riguardo alle
forme di lotta non repressiva.
4.
Sostegno alle famiglie dei condannati, attraverso interventi e servizi rivolti a superare le
difficoltà, di ordine sia economico sia relazionale, che possono determinarsi in seguito alla
limitazione della libertà personale di uno o più dei membri della famiglia,
riguardo alla tutela dei figli minorenni dei ristretti.
5.
con particolare
Azioni di sistema, quali fondamentali strumenti di supporto alle funzioni di programmazione e
progettazione degli interventi di inclusione sociale, attraverso:
• la partecipazione delle strutture dell'Amministrazione Penitenziaria al Sistema Informativo
Regionale, cui possono contribuire attraverso le loro banche dati, e l'eventuale costituzione di
banche dati ad hoc:
• l'adozione di tecnologie di informazione e comunicazione per accrescere le possibilità di
interazione delle persone in esecuzione penale con il territorio e per accrescere le occasioni di
formazione e di lavoro;
• le attività di analisi e di ricerca (con particolare riguardo alla ricerca-intervento), finalizzate in
particolare a rilevare le caratteristiche socio-lavorative della popolazione sottoposta a
provvedimenti restrittivi della libertà personale e le prospettive di sviluppo economico di
particolari settori produttivi del territorio;
• l'identificazione di forme stabili di programmazione integrata delle azioni e di coordinamento
operativo fra diversi sistemi coinvolti nell'offerta di singoli servizi (ad esempio, in tema di
formazione professionale) e di servizi diversi (es. tra formazione professionale e sostegno
all’ inserimento lavorativo);
• l'individuazione di modalità
continuative di partecipazione delle strutture
dell'Amministrazione Penitenziaria alla definizione della programmazione sociale integrata a
livello locale;
• la determinazione di modalità comuni per la gestione della progettazione partecipata con le
risorse del territorio degli interventi e dei servizi a finanziamento diretto;
• la definizione e l'attivazione di procedure di monitoraggio e valutazione dei servizi attivati e
degli interventi effettuati, in funzione della loro riprogettazione, quale ad esempio lo
screening dei risultati in termini di inserimento lavorativo, ottenuti dalle strutture autorizzate
mediante corsi di formazione professionale precedenti;
• la valutazione congiunta delle proposte progettuali presentate dalle imprese sociali, dai terzo
settore, dagli enti locali e del mondo delle imprese, nel corso delle procedure selettive
regionali e locali per l'ammissione a finanziamento delle proposte stesse;
• l’individuazione e la diffusione delle buone prassi attivate a livello locale;
• l'organizzazione
con periodicità costante di occasioni di confronto, di studio e
d'aggiornamento del personale, sia a livello direttivo che operativo, per accrescerne le
competenze, ma anche per favorire la condivisione di una cultura, di un linguaggio e di
metodologie operative;
• gli interventi di formazione in situazione e di formazione-intervento, sia congiunti che
specifici, oltre che per il personale delle parti firmatarie, anche per le risorse umane dei centri
per l'impiego, degli enti locali, delle AUSL, del privato profit e no profit sulle problematiche
che affrontano le persone in esecuzione penale, con particolare riguardo al lavoro e ai servizi
sociali e sanitari per i condannati in situazione di difficoltà derivante da dipendenze
patologiche, da patologie infettive di particolare gravità (come ad esempio l'HIV), da
disabilità fisiche o psichiche, da disagio psichico o patologia psichiatrica;
• lo sviluppo di azioni di comunicazione pubblica sulle opportunità per le imprese e per i
soggetti sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà personale;
• la sensibilizzazione delle comunità locali, attraverso specifici programmi di informazione e
formazione, rivolti in particolar modo alla popolazione in età scolastica, sulle tematiche della
legalità, della mediazione dei conflitti, della sicurezza sociale. Tali iniziative saranno tese a
sviluppare una cultura dell'inclusione, della comprensione e dell'accoglienza, con particolare
riferimento alle misure alternative alla detenzione.
Art. 7. - ESECUTIVITÀ DELLE DETERMINAZIONI
Le determinazioni assunte dal Tavolo dì governance si intendono fin d'ora approvate dalle
rispettive Amministrazioni e, pertanto, vincolanti per le stesse ed immediatamente esecutive; nello
stesso modo sono immediatamente esecutive le decisioni prese all'interno dei gruppi tecnici in sede
attuativa di accordi dì programma.
Ciascuna parte, pertanto, si impegna a questo scopo a conferire idonea delega ai propri componenti
del Tavolo, nelle forme ritenute valide dalle rispettive organizzazioni, e a disciplinare al proprio
interno le eventuali modalità di formazione del consenso espresso alle riunioni del Tavolo e dei
gruppi attraverso tali componenti.
In ogni caso, le parti concordano che, a prescindere dall'effettivo rispetto delle procedure interne di
delega e di formazione delle decisioni assunte dai Tavolo e dai gruppi tecnici, tali decisioni
impegnano comunque
le Amministrazioni partecipanti, per salvaguardare il principio
dell'affidamento della controparte e non rendere vano l'impegno economico che la partecipazione
al Tavolo di per sé comporta.
Laddove la determinazione assuma la forma dell'Accordo di programma di cui all'Art. 4. primo
capoverso, entro sette giorni esso viene sottoscritto dal Presidente della Regione, dal Provveditore
regionale e dagli eventuali rappresentanti legali dei soggetti terzi, così come individuati dalle
relative norme interne di organizzazione. Come previsto dalla normativa vigente, l'accordo è poi
formalmente approvato con atto del Presidente della Regione Puglia e pubblicato nel Bollettino
Ufficiale della Regione.
Nelle more della conclusione di tale procedimento, il Tavolo, anche attraverso i gruppi tecnici di cui
all'Art. 5., provvede alla progettazione esecutiva degli interventi previsti dall'accordo di
programma approvato, di modo che siano compiuti tutti gli atti propedeutici per una immediata
attuazione dopo la sua pubblicazione.
Art. 8. - RISORSE FINANZIARIE
Le parti concordano che gli interventi determinati dal Tavolo di governance siano finanziati a valere
sulle rispettive fonti finanziarie.
Pertanto, per quanto riguarda la Regione Puglia, le iniziative verranno finanziate a valere su fondi
regionali (quali il Fondo Globale per le spese socio-assistenziali - FGSA e il Fondo Unico regionale
per le materie delegate ex. art. 19 c. 6 D.Lgs. n. 112/1998), nazionali (quale il Fondo Nazionale
Politiche Sociali - FNPS), o comunitarie (quali il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale - FESR, il
Fondo Sociale Europeo - FSE e il programma PROGRESS).
Per quanto riguarda il Ministero della Giustizia, le risorse saranno costituite dai capitoli di bilancio
destinati al sostegno all'inserimento sociale dei condannati e dalla Cassa delle Ammende, previa
predisposizione, presentazione e approvazione di apposite proposte progettuali.
Art. 9. - DURATA ED EFFICACIA
Il presente accordo è reso immediatamente efficace dalla sua sottoscrizione per la durata di cinque
anni, tacitamente rinnovabili per ciascun quinquennio successivo.
Ciascuna delle parti si riserva la facoltà di recedere dal presente Accordo, comunicandolo per
iscritto con preavviso di almeno sei mesi rispetto alla data di scadenza. Ogni iniziativa avviata
prima che l'altra parte abbia ricevuto tale comunicazione formale sarà comunque portata a termine.
Le parti concordano che il presente Accordo sia automaticamente modificato e integrato da
eventuali successive modifiche legislative o da patti di livello nazionale e regionale, nonché da
eventuali disposizioni di carattere generale che dovessero essere fissate dal Ministero della Giustizia
in materia di esecuzione penale o di intese ed accordi con la comunità locale.
Le parti specificano, altresì, che le iniziative non espressamente richiamate nel presente accordo, ma
decise all'interno del Tavolo di governance, potranno essere attivate senza ulteriori formalità e qui
inserite a titolo di aggiornamento, con cadenza annuale.
Letto, confermato e sottoscritto
Bari, 14 dicembre 2012
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