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devo tutto all`amore (ea un leone marino)

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devo tutto all`amore (ea un leone marino)
Vanity R I N A S C I T E
IL PONTE SUL PACIFICO
Kevin Hines, 33 anni,
all’anagrafe Giovanni Maria Ferralis,
figlio di emigrati, è stato adottato
da una famiglia americana
(sotto, con il papà Patrick). Affetto
da sindrome bipolare, è attivista
per la prevenzione del suicidio
(www.kevinhinesstory.com).
DEVO TUTTO ALL’AMORE
(E A UN LEONE MARINO)
A San Francisco, un ragazzo cerca la morte lanciandosi nel vuoto dal Golden Gate:
70 metri di volo, 4 secondi per cambiare idea: «Io voglio vivere».
KEVIN HINES si salva, grazie a un soccorritore speciale. Inizia così la sua missione
N
essun uomo al
mondo più di Kevin Hines può dire che
quando tutto sembra fnito, la vita è pronta a rinascere. In quattro secondi.
«Testa indietro, gambe dritte, e Dio mi
salvi». A queste tre cose cercava di pensare mentre volava nel vuoto, per settanta
metri, dal Golden Gate Bridge. Quattro
11.02.2015
testo e foto di A L B E R T O G I U L I A N I
secondi di caduta libera, poi l’impatto
con l’acqua. Le ossa delle gambe si frantumano una dopo l’altra. Poi il torace e le
braccia, in un istante. E giù, quaranta metri sotto le acque gelide del Pacifco.
Kevin, diciannove anni, si era buttato
per suicidarsi e aveva scelto il ponte più
famoso della sua San Francisco, perché lì
vanno tutti quelli che vogliono farla fnita.
Quasi uno a settimana. Ma nel momento
in cui Kevin si è abbandonato al vuoto,
tutto è cambiato e si è aggrappato al cielo.
«Appena mi buttai il male uscì dalla mia
mente, e non volevo più morire». Con le
braccia spezzate si afannava cercando
la superfcie tra i futti fangosi della Baia.
«Sott’acqua mi sentii sforare da una cosa viva. Pensai a uno squalo, e maledissi
il destino». Poi si rese conto che quell’animale lo spingeva su, col muso, con la
schiena, lo teneva a galla con piccole
spinte. Era un leone marino, che lo aiutò
per dodici minuti, fno all’arrivo dei soccorsi. Questo fu per Kevin Hines il battesimo di una nuova vita.
A dire il vero, Kevin non sarebbe neppure
il suo nome. Si chiama Giovanni Maria
Ferralis ed è di origini sarde. Suo padre
Martino, cagliaritano, emigrò a San Francisco negli anni ’70 e lì conobbe Marcilla,
una giovane messicana che presto divenne sua moglie. Cercavano una vita felice,
VANITY FAIR
I
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trovarono prima l’eroina. Vivevano tra
un motel e l’altro, scappando ai creditori
e lasciando il piccolo Giovanni da solo,
chiuso in camera per giornate intere, nelle peggiori periferie. Lui si disperava ma
nessuno sembrava sentirlo. Finché un
giorno bussarono alla porta. Era la polizia. Giovanni fu portato in un orfanotrofo, i genitori in prigione. «Ci restai tre anni. Ogni afdamento falliva, fno al giorno
in cui incontrai la carezza di un padre, di
nome Patrick».
Kevin trovò così una famiglia,
una casa, un nuovo nome e la
QUEL SALTO FATALE
speranza di poter dimenticaNel 2014, 46 persone re il passato. Tutto sembrasi sono suicidate lanciandosi dal Golden va funzionare fno a quel
Gate Bridge. Kevin Hines pomeriggio d’estate, quanha raccolto da solo do durante una partita di
76 milioni di dollari per football, Kevin si convinse
la costruzione di una rete di protezione sul ponte.
che tutti giocassero contro di
lui. Si ribellò, gridò sbattendo a
terra un amico. Era tanto furioso
che l’allenatore mandò a chiamare la
madre e insieme lo accompagnarono da
un medico. La diagnosi fu severa: bipolarismo.
una telefonata. «Mr. Hines? Suo fglio si è
Da quel giorno le crisi diventarono un’osbuttato dal Golden Gate». Patrick si presessione. «Su e giù. Il mio umore cambiacipitò al Trauma General Hospital e trova mille volte al giorno. Un’onda che mi
vò suo fglio in terapia intensiva, traftto
investiva all’improvviso. Non dormivo
da mille tubi. «Perdonami papà», riuscì a
per settimane. Parlavo da solo. Ero sfnidire Kevin. «No, sei tu che devi perdonato». Kevin pensava di impazzire. Da solo,
re me», rispose lui in lacrime.
nella sua camera tappezzata di poster dei
Uscito dall’ospedale, Kevin fu mandato
San Francisco 49ers, digitò una parola su
in una clinica psichiatrica. «Era un posto
Google: suicidio. Uscirono solo voci che
infernale, pieno di dolore, di violenza,
sembravano incitarlo, e una su tutte lo
di urla, di “aspiranti” suicidi. Ma a quel
colpì: chi si butta dal Golden Gate Bridge
posto devo molto. Ho visto sul volto degli
muore al primo impatto con l’acqua.
altri le mie paure, e così ho imparato ad
Era il 24 settembre quando Kevin scrisse
afrontarle». Col passare dei mesi Kevin
una lettera alle persone care. Chiese perdivenne un punto di riferimento per padono ai genitori e disse loro che li amava.
zienti e infermieri, tanto che gli fu conDisse al suo miglior amico di trovarsi un
cesso qualche privilegio. Andare a messa
altro miglior amico, e alla sua fdanzacon il padre, vestirsi con abiti normali ed
ta che lei non aveva nessuna colpa. Poi
efettuare gli annunci al megafono del
prese l’autobus e scese alla fermata del
reparto. E proprio mentre chiamava i paponte. «Ho camminato su e giù per quazienti per il pranzo, si sentì picchiettare
ranta minuti, piangendo disperato. Spesulla spalla. «Scusi, lei è un infermiere?»,
ravo che qualcuno si accorgesse di me e
gli chiese una ragazza. «No, sono un vomi tendesse una mano». Una donna lo
lontario», rispose.
avvicinò: «Le dispiace farmi una foto?»,
Era una ragazza, bellissima, e Kevin si ingli chiese. Lui gliene scattò cinque, poi le
namorò all’istante. «Ehi, ma quello è un
restituì la macchina fotografca e si avvipazzo che è saltato dal ponte», gridò un
cinò alla balaustra. «Una voce dentro mi
paziente. Nonostante questo, quella radisse: salta ora».
gazza di nome Margaret iniziò a fare visiErano le undici del mattino quando il
ta spesso a Kevin, e quando le loro chiacpadre Patrick, nel suo ufcio all’ultimo
chierate si trasferirono dalle panche di lepiano della Millennium Tower, ricevette
gno dell’ospedale alla tavola domenicale
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della mamma di Margaret, Kevin si fece
avanti e la invitò a cena.
«Era la prima volta che uscivamo soli, e
io ho combinato un disastro». L’aveva
portata all’Original Joe’s, il miglior ristorante italiano di North Beach. Ordinò
spaghetti all’aragosta, pensando che questa venisse servita in polpette. Invece si ritrovò ad armeggiare maldestramente nel
tentativo di togliere il crostaceo dal guscio. Dopo essersi macchiato la camicia
e aver versato il sugo sulla tovaglia, riuscì
anche a spruzzare del succo di limone
nell’occhio di Margaret. «Comunque mi
muovessi combinavo un guaio. E quando
le ho ribaltato il burro sul décolleté ho
pensato che non l’avrei più rivista». Invece, qualche giorno dopo, Margaret lo
chiamò, invitandolo a guardare le stelle.
Sotto il cielo di San Francisco si scambiarono il primo bacio.
Si sono sposati sette anni fa, e da allora
non si sono mai separati. Margaret conosce ogni angolo delle emozioni di Kevin,
e sa come aiutarlo quando la malattia si
afaccia all’orizzonte. Gli prende la mano e la stringe forte. «Questo è vero Kevin, queste nostre mani insieme», gli dice.
E lui capisce che tutto il resto che la sua
mente vede è solo un’orribile fantasia.
Nell’amore Kevin ha trovato la pienezza della vita, che oggi dedica portando
la sua testimonianza nelle scuole e nelle
aziende, dalla Silicon Valley a New York.
«Ci si uccide perché si è arrivati all’apice
della solitudine, e perché ci si presenta
l’occasione. Ma il 96% di chi viene salvato non ci prova più». Per questa ragione
ha raccolto da solo le donazioni necessarie per installare una rete di protezione
sul Golden Gate Bridge. Settantasei milioni di dollari, che fnalmente nel 2015
metteranno fne a decine di gesti disperati. Quarantasei solo nel 2014, che portano il Golden Gate in testa alla macabra
classifca dei posti più scelti al mondo per
togliersi la vita.
Un anno dopo il suo tentato suicidio,
Kevin volle ritornare al ponte, e chiese al
padre di accompagnarlo. Raccolsero un
fore viola da un’aiuola e camminarono
tenendosi per mano fno al luogo del salto. Piansero e pregarono. Poi Kevin gettò
il fore e lo osservò cadere, ondeggiando
tra le carezze del vento. Quando si posò
sull’acqua, un leone marino emerse.
T E M P O D I L E T T U R A P R E V I S T O : 9 M I N U T I 11.02.2015
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