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la “conversione” in William James

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la “conversione” in William James
Tra filosofia e psicologia:
la “conversione”
in William James
di
Luisa Bortolotti
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
1
Indice
1.
2.
3.
4.
William James “sconosciuto” (9 sl)
Le varie forme della coscienza religiosa (19 sl)
Il fenomeno della “conversione” (19 + 19 sl)
Conclusione (6 sl)
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
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1. William James “sconosciuto”
William James (11.01.1842–26.08.1910)
è stato uno psicologo e filosofo statunitense.
La sua era una famiglia numerosa (cinque figli)
emigrata dall'Irlanda, di tradizione calvinista.
E’ stato uno studioso molto fecondo.
La sua produzione scritta è vastissima.
Solo alcuni testi sono stati tradotti in italiano.
Egli studiò anche in Europa
dove si trattenne per lunghi periodi.
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“Par cosa naturale che noi stiamo ad ascoltare e che gli
Europei parlino: invece l’abitudine contraria, di parlare
mentre gli Europei ascoltano, non fu ancora acquistata da
noi: onde, in colui che per il primo si accinge ad un atto
così presuntuoso, nasce un certo bisogno di scusare la
propria temerarietà”. James appare consapevole delle
difficoltà di far accettare le sue analisi ‘di americano’
agli europei, ma spera di realizzare un’interazione tra le
correnti spirituali dei due continenti, anche perché
convinto della positività del fatto che il particolare
temperamento filosofico “che è storicamente e
psicologicamente connesso coll’uso della lingua inglese,
possa sempre maggiormente pervadere ad influenzare il
mondo”.
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Si laurea in medicina nel 1869
prosegue gli studi da autodidatta,
indirizzandosi verso la psicologia.
Nel 1872 prende avvio la sua carriera universitaria
che si svolge interamente all'università di Harvard
dapprima come semplice istruttore
divenendo poi professore assistente di fisiologia.
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Poi assunse l'incarico di professore di psicologia
e in seguito quello di professore di filosofia.
Qui all'università di Harvard crea
uno dei primi laboratori di psicologia sperimentale
degli Stati Uniti.
Egli fu presidente della Society for Psychical Research
dal 1894 al 1895.
Nel 1907 si ritira definitivamente dall'insegnamento
accademico.
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Nel 1890 pubblica a New York
una delle sue opere maggiori,
i Principles of Psychology,
in due volumi.
trad. it. Principi di psicologia, Milano 1901
I “Principi” sono universalmente considerati
come uno dei testi più influenti e rilevanti
dell'intera storia della psicologia,
e sono stati per decenni uno dei manuali di base nella
formazione accademica degli psicologi nordamericani.
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Apporta alla psicologia il pragmatismo e il funzionalismo.
Secondo il pragmatismo, le idee e i concetti sono veri
solo se consentono all'individuo di operare sulla realtà;
il metodo pragmatista consiste nel tentare di interpretare
ogni concetto dalle sue conseguenze pratiche.
L'idea di una psicologia "funzionale" deriva invece
dal funzionalismo, ovvero le funzioni adattive
per l'organismo-uomo in relazione all'ambiente.
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James è quindi molto noto per i suoi studi di psicologia,
da molti considerato il fondatore della moderna psicologia.
Ma dopo il 1890 ha spostato il suo interesse
verso tematiche più filosofiche ed esoteriche,
come lo studio di stati insoliti della coscienza,
fenomeni psichici, esperienze religiose.
E per quanto riguarda i suoi studi sull’esperienza religiosa
resta invece ancora pressoché “sconosciuto”,
in particolare ai lettori italiani.
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A mio avviso ebbe, pur scrivendo a inizio secolo,
un intuito eccezionale in campo religioso.
Il grande principio è “se vuoi sapere se una opinione o una
teoria è vera, cerca di credervi e poi osserva se produce
per te delle esperienze soddisfacenti”. L’unica cosa
importante è di poter dare una risposta a bisogni, esigenze,
problemi personali, esistenziali e religiosi: ogni risposta va
bene, purché sia vissuta come una risposta e si creda che
funzioni in quanto tale.
Volontà di credere, con sottofondo a carattere pragmatico e
utilitaristico.
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C’è il desiderio di incontrare il divino senza subire traumi,
paure, angosce, senza punizioni e sanzioni, un divino che
accoglie.
Si concepisce Dio come uno strumento di guarigione
per la sick soul (anima malata) e ciò è già sufficiente per
ricorrervi. “Esiste Dio realmente? Come esiste? Che cosa
è? Sono tutte questioni irrilevanti. Non Dio, ma la vita, un
più di vita, una vita più ampia, più ricca, più soddisfacente,
questo è in ultima analisi il fine della religione. L’amore
della vita a ogni e a qualsiasi livello di sviluppo, il vero
impulso religioso”.
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2. Le varie forme della coscienza religiosa
Nel 1902 lo studioso pubblica a New York
il risultato delle sue ricerche psicologiche
sulla fenomenologia delle esperienze religiose,
ed in particolare sull’atteggiamento mistico
e sugli stati esperienziali che lo caratterizzano,
nel volume The Varieties of Religious Experience.
trad. it. Le varie forme della coscienza religiosa,
Bocca, Torino 1904, pp.467
con il sottotitolo Studio sulla natura umana
E’ in questo volume che troviamo l’analisi di James
della conversione.
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La raccolta viene tradotta in Italia una prima volta
nel 1904, con una Prefazione di Roberto Ardigò
che descrive il libro come “interessantissimo” e “anche
ammirevole”, in cui l’autore procede da valente psicologo.
In esso, commenta, dimostrata la naturalità del fenomeno
della coscienza religiosa, l’autore enumera e chiarisce le
forme molte e varie della coscienza, e ne discute il valore.
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Conclude che nelle conferenze viene poi “magistralmente”
messo in luce come l’esaltazione mistica porti poi spesso
“al frivolo, all’inutile, al ridicolo, al ripulsivo, al dannoso:
e ciò senza negare, per le eccessività altruistiche, la
possibilità di un effetto indiretto, come fermento
salutifero”.
Ardigò si compiace che il libro sia stato tradotto e quindi
reso accessibile alla “generalità” degli italiani, anche se le
questioni trattate sono quasi del tutto trascurate dagli stessi.
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La raccolta viene poi ristampata in Italia nel 1998
dalla Editrice Morcelliana, con il titolo in parte modificato,
Varie forme dell’esperienza religiosa.
Vi si legge una Introduzione di Giovanni Filoramo che
presenta la personalità dell’autore, sia come uomo che
come studioso e che lo paragona a Terenzio, in quanto
anche per lui “nulla di ciò che era umano gli era estraneo”.
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Questo testo era stato preceduto da La volontà di credere
del 1897, ove l’accesso da parte di James
alla problematica religiosa
è stata di tipo essenzialmente volontaristico e moralistico.
Invece l’impostazione di
Le varie forme della coscienza religiosa
“è essenzialmente psicologica
e si connette quindi (almeno logicamente)
ai Principi di Psicologia”.
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Questo libro, spiega l’autore stesso nella Prefazione,
non sarebbe mai stato scritto “se non avessi avuto l’onore
di essere designato come conferenziere della fondazione
Gifford, all’Università di Edimburgo, sull’argomento della
Religione Naturale”.
Il testo nasce in tal modo, dalla raccolta di due corsi,
composto ciascuno da dieci conferenze
tenute tra il 1901 e il 1902.
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Per il primo Corso ha scelto di dedicarsi interamente agli
argomenti descrittivi su “Gli appetiti religiosi dell’uomo”
e per il secondo Corso di dedicarsi all’aspetto metafisico
su “La loro soddisfazione per mezzo della filosofia”.
Le venti conferenze sono state così tutte quante occupate
dalla descrizione della costituzione religiosa dell’uomo e
soltanto nella Conferenza XX e nel Poscritto del libro sono
state più suggerite che esposte le conclusioni filosofiche.
Lo stesso James riconosce che però
“lo sviluppo inaspettato preso dalla parte psicologica”
ha avuto poi il sopravvento.
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Il testo è volutamente pieno di esempi concreti,
“scelti fra le espressioni più esagerate ed estreme del
temperamento religioso”, nella convinzione di James
che un’ampia conoscenza dei particolari ci rende più
sapienti che il possesso di formule astratte.
Non si tratta di “una caricatura dell’argomento”,
come potrebbe sembrare nella prima parte del libro;
infatti nella seconda parte gli impulsi religiosi sono posti
in rapporto con altri principi del senso comune
“che servono come di correttivo alle esagerazioni”.
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I titoli delle conferenze, che sono gli stessi dei capitoli
del libro, sono significativi della nuova ottica con cui
James affronta la tematica religiosa.
1.Religione e neuropatologia 2.Delimitazione
dell’argomento 3.La realtà dell’invisibile 4e5. La religione
dell’equilibrio mentale 6e7.L’anima ammalata 8.L’Io
disgregato e il processo della sua unificazione
9.Conversione 10.La conversione (conclusione) 11e12e13.
La condizione di santità 14e15.Il valore della santità
16e17.Misticismo 18.Filosofia 19.Altre caratteristiche
20.Conclusioni (21).Poscritto
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L’obiettivo di queste sue investigazioni è quello di sondare
per intero la gamma della coscienza umana, in quanto
“la nostra coscienza normale allo stato di veglia, o
coscienza razionale come la chiamiamo, non è altro che un
tipo speciale di coscienza, mentre tutto attorno ad essa,
separate dallo schermo più sottile, ci sono forme
potenziali di coscienza del tutto diverse. Noi possiamo
vivere tutta la vita senza neppure sospettarne l’esistenza,
ma basta applicare lo stimolo richiesto e al minimo tocco
esse sono presenti in tutta la loro completezza…
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Nessuna spiegazione dell’universo nella sua totalità può
essere completa se trascura queste altre forme di
coscienza. In che modo considerarle è il problema… In
ogni modo esse ci impediscono di chiudere
prematuramente i conti con la realtà”.
Già nei Principles ha sottolineato l’unità e la natura
dinamica della “corrente di coscienza”: è un processo, un
continuo pullulare di oggetti e relazioni, un fenomeno
personale e integrale continuo.
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Fondandosi su dati strettamente empirici
in questa raccolta James afferma come
indubitabile l’esistenza di stati o momenti spirituali
che non possono venire riferiti a modificazioni fisiologiche
o alla percezione sensoriale di qualche oggetto esterno.
Neanche la psicopatologia può spiegare tali momenti
perché “quando si è ben detto che tutti i mistici sono pazzi,
sottratta la pazzia resta sempre un residuo, qualche cosa
che la pazzia stessa non spiega”.
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Si scaglia innanzitutto con forza contro il “materialismo
medico” che “noi vorremmo fosse costretto a tacere”.
Infatti riconosce che quando gli altri criticano “i voli
dell’anima nostra più esaltati” dicendo che “non sono altro
che” manifestazioni della nostra disposizione organica, noi
ci sentiamo offesi ed urtati, perché sappiamo che “i nostri
stati mentali hanno un valore sostanziale loro proprio”.
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Si riferisce a quel genere di semplicismo che spiega con
la patologia: San Paolo con la sua epilessia, Santa Teresa
come un’isterica, San Francesco come un degenerato
ereditario, Giorgio Fox con una disfunzione del colon,
Carlyle con un catarro gastro-duodenale.
In una nota introduce la sua opinione, su cui si fonderanno
le successive analisi, per la quale invece, per interpretare la
religione, bisogna “mirare al contenuto immediato della
coscienza religiosa” (p.11).
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La religione non si fonda dunque né su una rivelazione
né su una dimostrazione razionale dell’esistenza di
qualcosa al di là della sfera della nostra percezione,
ma sull’esistenza di questi stati d’animo sentiti
in modi vari e descritti dai credenti come intuizioni dirette
(ossia sensazioni) di qualcosa che non esiste nel mondo
empiricamente noto.
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James nella Conferenza I. Religione e Neuropatologia
illustra il metodo, che è intuitivo ed empiristico, con cui
sviluppa tutta la sua indagine nel corso delle Gifford
Lectures: “non sono né un teologo, né un dotto di storia
delle religioni, né un antropologo. Il solo ramo di scienza
in cui sono particolarmente versato è la psicologia” (p.2).
Sembra quindi che, in quanto psicologo, sia naturale che ci
inviti ad una rassegna descrittiva delle propensioni
religiose, proprio perché queste ultime per lo psicologo
sono interessanti quanto gli altri fatti che appartengono alla
costituzione mentale umana.
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Si tratta quindi di una rassegna descrittiva - se deve
essere psicologica - non delle istituzioni religiose,
ma precisamente dei sentimenti e degli impulsi religiosi,
limitata ai fatti psicologici più evoluti e complessi di
questo genere, così come si esprimono nella letteratura
prodotta da uomini perfettamente sviluppati e coscienti,
cioè nelle opere di pietà e nelle autobiografie.
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James dichiara di voler trattare i fenomeni del sentimento
religioso tutti soltanto dal punto di vista esistenziale,
biologicamente e psicologicamente, come semplici fatti
interessanti di storia individuale, e spiega inoltre di volersi
limitare alle esperienze originali. “Non parlo qui del
credente ordinario… Altri ha preparato questa religione per
lui… Poco gioverebbe di studiare questa vita religiosa di
seconda mano. Dobbiamo invece ricercare piuttosto le
esperienze originali” (p.5).
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Qui si può quindi trovare un esempio del fare filosofia
della religione proprio di un empirismo non riduzionistico.
Consiste nella descrizione dei fenomeni religiosi,
quasi una anticipazione del metodo fenomenologico,
a cui certamente può essere assimilato per l’assunzione del
riconoscimento di un’autonomia dell’esperienza religiosa,
e per lo sforzo di concepirne il senso facendolo emergere
dai fatti stessi studiati. Anche se il metodo è quello
intuitivo ed empirico descrittivo e non quello vero e
proprio di rilevamento essenze caratteristico della
fenomenologia.
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3. Il fenomeno della “conversione”
Nel volume Le varie forme della coscienza religiosa,
James descrive il fenomeno della conversione
in due lezioni, complessivamente di 60 pagine:
la Conferenza IX. Conversione
(pp. 166-189)
e la Conferenza X. Conversione (conclusione)
(pp. 190-226)
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Nella Conferenza IX. Conversione introduce
immediatamente una definizione di conversione.
“Convertirsi, venire rigenerato, ricevere la grazia, sentire
la religione, ricevere una testimonianza sono frasi diverse
le quali denotano il processo, graduale o improvviso,
mediante il quale, un Io prima diviso e colla coscienza
dell’errore, dell’inferiorità o dell’infelicità, si unifica ed
acquista una coscienza di superiorità e felicità, in
conseguenza dell’essersi afferrato a realtà religiose più
salde. Questo almeno è ciò che la conversione significa
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nella sua accettazione più generale, sia che si creda o no
ad alcun diretto intervento divino a determinare una simile
trasformazione morale”(p.166).
Affinché la definizione possa essere meglio compresa,
l’autore descrive immediatamente, in tre pagine, l’esempio
concreto dell’”individuo illetterato” Stephen H. Bradley.
“Credetti di vedere il Redentore … il giorno dopo fui
tremante di gioia” (aveva 14 anni).
Nove anni più tardi sente parlare di un risveglio religioso
che era stato notato nelle sue vicinanze.
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Una festa andò ad ascoltare il Metodista dell’Accademia.
“Desidero ora riferire quanto provai quella stessa sera
intorno alla potenza dello Spirito Santo. … cominciò a
farsi sentire in questo modo. Anzitutto cominciai a sentire
improvvisamente il mio cuore battere rapidamente …
Comincia a sentirmi eccessivamente felice ed umile … Mi
sembrò che il Nuovo Testamento fosse aperto dinanzi a me
… Raccontai allora la cosa ai miei parenti … influenza
analoga a quella degli apostoli il dì di Pentecoste”.
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Poi passa ad introdurre gli elementi più particolari
che costituiscono il processo della conversione.
In qualunque testo di psicologia al capitolo sulle
Associazioni (di idee) si può leggere che
“le idee, i fini e gli obbietti dell’uomo formano tanti gruppi
e sistemi interni relativamente indipendenti l’uno
dall’altro. Ogni ‘fine’ che l’uomo persegue risveglia una
certa forma specifica di eccitamento interessato e riunisce
insieme un certo gruppo di idee, che sono a quello
subordinate e che divengono i suoi associati” (p.169).
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Ogni volta che un fine diviene così preponderante e così
stabile nella vita di un individuo,
tanto da scacciarne stabilmente ogni rivale precedente,
noi tendiamo a parlare di questo fenomeno come di
una “trasformazione” (p.170).
Con il progredire della vita i nostri interessi subiscono un
continuo mutamento, per cui c’è uno spostamento continuo
nei sistemi delle nostre idee dalle parti più centrali alle più
periferiche, dalle più periferiche alle più centrali della
nostra coscienza.
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Ciò che determina questi cambiamenti è la maniera
secondo cui si modifica l’eccitamento emozionale.
Nell’interesse emozionale ci possono essere forti
oscillazioni.
“Le cose calde e vitali per noi oggi, sono fredde domani”.
“Oppure può il punto focale dell’eccitamento e del calore
stabilirsi permanentemente entro un dato sistema ed allora,
se la modificazione è d’ordine religioso, le diamo il nome
di conversione, specie se avviene per crisi, ossia
improvvisamente” (p.172).
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Perciò si chiama centro abituale della sua energia
personale il punto “calorifico” nella coscienza di un
uomo, del gruppo di idee cioè a cui egli si consacra e per il
quale opera. La psicologia è però nel caso singolo incapace
di specificare esattamente quali singole forze siano in atto.
Vi sono sentimenti morti, idee morte, credenze fredde,
mentre ve ne sono di calde e vive; e quando un’idea
diviene calda e prende vita entro di noi, ogni cosa deve
cristallizzarsi attorno ad essa.
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“Alla fine ritorniamo al simbolismo stantio dell’equilibrio
meccanico. Una mente è un sistema di idee, ognuna con
l’eccitamento che sa risvegliare e con tendenze impulsive
ed inibitrici, le quali vicendevolmente si annullano o si
rinforzano. Questa collezione di idee si modifica nel corso
dell’esperienza per via di addizioni o di sottrazioni … Ma
una nuova percezione, una scossa emozionale improvvisa,
oppure un’occasione che metta a nudo l’alterazione
organica, faranno crollare l’intero edifizio; e allora
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centro di gravità cadrà in un’attitudine più stabile, perché
le idee nuove che sono andate ad occupare il centro del
nuovo ordinamento vi sono come incastrate, per modo che
la nuova struttura appare duratura” (p.173).
Associazioni già formate di idee e abitudini sono
d’ordinario le cause di ritardo in questi mutamenti di
equilibrio. Le informazioni nuove invece, comunque
acquisite, hanno una funzione acceleratrice sulle
modificazioni. Gli avvenimenti emozionali, quelli violenti
soprattutto, sono estremamente efficaci a precipitare i
riordinamenti mentali.
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Il prof. Starbuck di California nella sua opera sulla
“Psicologia della religione” ha mostrato, sulla base di una
inchiesta statistica, quanto sia fedelmente parallela nelle
sue manifestazioni la “conversione ordinaria”.
I sintomi sono i medesimi: senso di incompletezza e di
imperfezione, meditazioni senza fine, depressione,
introspezione morbosa, senso del peccato, ansietà circa
l’al di là, disperazione per i dubbi.
E medesimo è il risultato: un felice sollievo, man mano
che cresce la fiducia in sé mediante l’accomodamento
delle facoltà alle condizioni della più vasta visuale.
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La si osserva nei giovani allevati nei circoli evangelici.
L’età è la stessa, fra i 14 e i 17 anni.
La conclusione che trae riguardo a queste ordinarie
conversioni giovanili sembra la sola logica:
la conversione è per la sua essenza un fenomeno morale
dell’adolescenza. Essa abbrevia il periodo dell’agitazione
e della disperazione.
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Il prof. Leuba, in un notevole studio sulla psicologia della
conversione, subordina quasi completamente l’aspetto
teologico della vita religiosa al suo aspetto morale.
Definisce il senso religioso come “il senso di scontento,
di imperfezione morale, di peccato, accompagnato dal
desiderio intenso della pace nell’unità” (p.176).
Come esempio porta quello di S.H. Hadley,
il quale dopo la sua conversione divenne un attivo
rigeneratore degli ubriaconi di New York. “Un martedì me
ne stavo seduto in un bar ad Harlem ubriaco fradicio … mi
parve di avvertire una certa grande misteriosa presenza…”
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Ci sono due forme di avvenimenti mentali,
che danno luogo ad una notevole differenza
nel processo della conversione.
Pertanto due sono le vie, una cosciente e volontaria,
l’altra incosciente e involontaria.
E ci sono esempi delle due vie nella storia della
conversione, che Starbuck ci presenta distinta in due tipi:
il tipo volitivo ed il tipo per abbandono di sé.
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Nel tipo volitivo la modificazione rigenerativa è
abitualmente graduale e consiste nella costruzione, pezzo a
pezzo, di un nuovo assetto di abitudini morali e spirituali.
Come procede la nostra educazione in ogni campo pratico
(un atleta, un musicista).
Nel tipo per abbandono di sé gli effetti subcoscienti
sono più frequenti e spesso impressionanti.
La differenza fra i due tipi non è, dopotutto, radicale.
Anche nella rigenerazione più volontaria
esistono passaggi di abbandono parziale.
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Sono innanzitutto due le cose che esistono nella mente
del candidato alla conversione:
l’incompletezza o l’erroneità presente, il “peccato” da cui è
così difficile sfuggire;
l’ideale positivo a cui l’individuo desidera commisurarsi.
La conversione è “un processo di lotta accanita per
allontanarsi dal peccato, piuttostochè di tendenza ad
avvicinarsi al bene” (p.183).
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Starbuck afferma che esercitare la volontà personale
significa vivere ancora in quella regione in cui l’Io
imperfetto è la cosa messa in maggior rilievo. L’atto di
abbandonarsi equivale all’arrendersi completamente alla
nuova vita, facendo di questa il centro di una personalità
nuova. “Che l’individuo faccia tutto quello che può, il suo
sistema nervoso farà il resto” (p.184).
Psicologia e religione sono in perfetto accordo poiché
entrambe ammettono “l’esistenza di forze apparentemente
esterne all’individuo cosciente e che ne redimono la vita”.
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“Possiamo prestarci più fiduciosi ad una credenza di cui
possediamo i rudimenti, ma non possiamo creare una
credenza di sana pianta, quando la nostra percezione
positivamente ci conferma il fatto opposto …
Esistono due vie soltanto secondo le quali è possibile
liberarsi dall’angoscia, dalla preoccupazione, dalla paura,
dalla disperazione. L’una è che venga ad occuparci
un’affezione opposta ancora più potente, l’altra consiste
nell’essere noi così esausti dalla lotta da essere costretti a
cessare, così ci si abbandona e non ci se ne incarica più”
(p.186).
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Quel santo genuino di David Brainerd così descrive la
sua crisi: “mentre stavo camminando fra densi cespugli,
mi parve che una gloria indicibile si aprisse davanti alle
apprensioni dell’anima mia. … L’anima mia era così
accattivata e deliziata per l’eccellenza di Dio, che mi
sentivo assorbito in Lui. … Allora la via della salute si aprì
davanti a me con tale infinita saggezza, opportunità ed
eccellenza che ero avvilito per non aver cancellato prima i
miei piani, seguendo prima di adesso questa via piacevole,
benedetta ed eccellente” (p.188).
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Nella Conferenza X. Conversione (Conclusione) prende
in esame quegli esempi di una istantaneità impressionante.
S. Paolo è certamente l’esempio più eminente, “in cui si
stabilisce in un batter d’occhio, una divisione completa fra
la vita vecchia e quella nuova”.
Ci sono persone in cui “la condizione superiore, raggiunto
il necessario grado di energia, irrompe attraverso tutte le
barriere e si espande come un’onda improvvisa”.
Porta di seguito alcuni casi concreti, più impressionanti e
più memorabili, di conversione istantanea.
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Il caso di Henry Alline che racconta come la sua “povera
mente disgregata si unificò pel bene” (p.190).
“I miei occhi caddero sul 38° Salmo, ed era la prima volta
che vedevo la parola di Dio. … Continuavo a pregare con
quelle parole del Salmo: Oh, aiutami, aiutami ! …
L’amore redentore irruppe nella mia anima con tanti passi
della Scrittura e con una tale violenza che tutta la mia
anima sembrava struggersi dall’amore … Meno di
mezz’ora dopo che l’anima mia aveva conquistato la sua
libertà, il Signore mi scoprì la mia missione nel sacerdozio,
invitandomi a predicare il Vangelo. Gridai: mandami,
mandami!”. Divenne un ministro cristiano.
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
51
Il caso di un corrispondente del prof. Leuba (p.193).
“Ero perfettamente sano, avendo cessato di bere da circa
un mese. … Lo Spirito di Dio mi si mostrò con amore
ineffabile; non vi era ombra di terrore, sentivo incombere
su di me l’amore di Dio in modo così potente che solo
un’amara tristezza si insinuava in me per aver perduto tutto
per la mia follia. ‘Non esiste sotto la cappa del cielo alcun
nome per cui possiate essere salvi, se non quello del nostro
Signore Gesù Cristo. Io mi rallegravo tanto di una
conversione così meravigliosa… Il bere non è stato più un
terrore per me, non mi è capitato più di averne bisogno”.
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
52
Il caso di Maria Alfonso di Ratisbona ebreo francese
libero pensatore che si convertì al cattolicesimo (p.195).
“Ero nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte. La Chiesa tutta
intera disparve, nulla più vidi … o meglio, non vidi che
una sola cosa!!! Come sarebbe mai per me possibile il
parlarne? Oh no, la parola umana non deve punto tentare di
esprimere quello che non può esprimersi. Ero prostrato,
bagnato dalle mie lacrime, col cuore che più non mi
apparteneva. … Presi con trasporto la medaglia che - il sig.
de Bussieres – mi posava sul petto: baciai con espansione
d’affetto l’immagine della Vergine radiante di grazia”.
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Si potrebbero moltiplicare gli esempi senza fine,
scrive James, ma quelli riferiti bastano a dimostrare che
“avvenimento reale, definito e memorabile, possa essere
una conversione improvvisa per colui che la prova.
Mentre si trova nel culmine di essa, egli indubitatamente
appare a se stesso come uno spettatore passivo, come la
sede di un processo meraviglioso operato su di lui
dall’esterno” (p.199). In quei momenti drammatici lo
spirito di Dio è in noi in un modo peculiarmente
miracoloso, diverso da quanto avviene in qualsiasi altra
contingenza della nostra vita.
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E’ ovvio che coloro che hanno personalmente vissuto
avvenimenti di questo genere portano in sé il sentimento
che si tratti “piuttosto di un miracolo anziché di un
processo naturale”. Voci sono spesso udite, luci vedute,
appaiono visioni, avvengono fenomeni motori automatici.
Ed ogni volta sembra, quando la volontà personale si è
abbandonata, che una potenza estranea, superiore, entri a
prendere possesso dell’individuo. Il senso di rinnovamento
e sicurezza è così meraviglioso e pieno di giubilo da
divenire quasi garante delle credenze individuali in una
natura sostanziale radicalmente nuova.
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Qualunque sia la parte che la suggestione o l’imitazione
possono aver avuto nel determinarle in uomini e donne
nelle assemblee sovraeccitate, esse sono state comunque in
numerosi casi individuali un’esperienza originale.
Se noi volessimo parlare “da un punto di vista puramente
storico-naturale, senza alcun interesse religioso di sorta,
noi dovremmo annoverare la disposizione dell’uomo alle
conversioni improvvise e complete, come una delle sue
caratteristiche più curiose” (p.201).
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James prosegue con alcune osservazioni psicologiche:
“l’espressione ‘campo della coscienza’ è da poco venuta
di moda nei libri di psicologia” (p.202).
Gli psicologi tendono ora
in primo luogo, ad ammettere che l’elemento realmente
esistente sia piuttosto lo stato mentale nella sua totalità,
l’intera onda della coscienza
in secondo luogo, a vedere che è impossibile delimitare
con qualche esattezza quest’onda, questo campo
I diversi individui presentano differenze costituzionali
rispetto all’ampiezza del campo di coscienza.
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Questa scoperta dell’esistenza di una coscienza esteriore,
o subliminale, come la chiama Myers, illumina in modo
particolare molti fenomeni delle biografie religiose.
I campi ordinari di coscienza dell’individuo sono soggetti
ad incursioni dalla vita ultramarginale. Egli ha poi dato il
nome di automatismo, sensorio o motorio, emozionale o
intellettuale, a questa intera categoria di effetti, dovuti alla
irruzione nella coscienza ordinaria di energie che prendono
origine dalle parti subliminali della mente (p.205).
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“Sembra a me – scrive James – che ogniqualvolta ci
imbatteremo in un fenomeno di automatismo, impulsi
motori o idee ossessive, capricci o illusioni, o allucinazioni
inesplicabili, saremo costretti anzitutto a cercare se non si
tratti di un’irruzione, nei campi della coscienza ordinaria,
di idee elaborate al di fuori di questi campi, nelle regioni
subliminali della mente. Dovremo quindi cercarne
l’origine nella vita subcosciente del soggetto” (p.206).
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Ritornando al tema specifico delle conversioni istantanee
James decide di considerarle esclusivamente dal lato
psicologico: “la semplice peculiarità psicologica è il fatto,
cioè, che nel caso di grazia istantanea siamo in presenza di
uno di quei Soggetti che possiedono una più ampia
regione di lavoro mentale subcosciente, e dal quale le
esperienze invasive possono irrompere violentemente,
sconvolgendo l’equilibrio della coscienza primaria”
(p.207).
Non dobbiamo trascurare l’importanza enorme che ha il
fatto della conversione per l’individuo stesso che è
convertito: i ‘frutti per la vita’ dello stato di conversione.
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Se dividessimo gli esseri umani in tante classi, ognuna
delle quali rappresenti un grado di eccellenza spirituale,
James crede che si potrebbero trovare uomini naturali e
convertiti, tanto improvvisamente, quanto per gradi, in
tutte le classi. “Le forme, quindi, prodotte dalle
trasformazioni rigeneratrici non hanno alcun significato
spirituale generale, ma soltanto un valore psicologico”
(p.210).
Il criterio ultimo e finale dei valori religiosi non è però
nulla di psicologico, ma è qualche cosa di etico, che si
potrebbe definire soltanto “secondo ciò che si ottiene per
mezzo suo” (p.211).
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Se il soggetto non ha alcuna disposizione per una simile
attività subcosciente, o se i suoi campi di coscienza
possiedono un margine preciso e duro, che resista alle
incursioni dell’al di là, la conversione di lui sarà graduale e
dovrà assomigliare ad un semplice sviluppo entro i confini
di abitudini nuove.
Il possedere, invece, un Io subliminale ben sviluppato,
con margini pervii, è una conditio sine qua non per cui il
soggetto si converta secondo il tipo istantaneo (p.212).
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“Così è logico supporre che, se vi sono agenti spirituali
superiori che possano toccarci direttamente, la condizione
psicologica di questo loro intervento potrebbe essere il
possedere noi una regione subcosciente la quale sola
potrebbe permettere loro l’accesso fino a noi. Il frastuono
della vita sveglia potrebbe chiudere una porta la quale
invece rimarrebbe socchiusa o aperta nella regione piena di
sogni del nostro subliminale. … In qualunque caso però il
valore di queste forze dovrebbe venir misurato dai loro
effetti” (p.212).
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James passa poi ad analizzare “i sentimenti che riempiono
immediatamente l’ora in cui avviene la conversione”.
Innanzitutto si deve notare questo senso di un potere
denominante superiore.
Non è presente sempre, ma assai spesso (p.213).
Poi a questa convinzione lieta, alla sicurezza che tutto va
bene ad un individuo, si vorrebbe dare il nome di fede per
eccellenza.
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Le caratteristiche dell’esperienza affettiva che dovrebbe
essere chiamata “stato di certezza”, anziché stato di fede,
possono essere facilmente enumerate (p.217).
La prima è la perdita di tutta l’ansia, il senso che alla fine
tutto va bene per noi, la pace, l’armonia, la volonterosità di
essere, quand’anche le cose esterne rimanessero le
medesime.
La seconda è il senso della percezione di verità prima
ignote; i misteri della vita divengono trasparenti.
La terza è la modificazione obbiettiva a cui sembra spesso
che il mondo vada soggetto.
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Vi è una forma di automatismo sensorio che, data la
frequenza con cui si presenta, merita una nota speciale.
I fenomeni luminosi, allucinatori o pseudo-allucinatori,
i fotismi, per adoperare il termine degli psicologi.
L’abbagliante visione di S. Paolo,
la croce che Costantino vide sul cielo,
i casi di innondazioni di luce e di gloria dalla collezione di
Starbuck,
Alline parla di una luce della cui esteriorità è però incerto,
Gardiner vede una luce abbagliante,
Firmay scrive di una strana luce che assomigliava in tutto
allo splendore del sole pareva illuminasse tutta la stanza.
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Il più caratteristico di tutti gli elementi delle crisi di
conversione è l’estasi di felicità che in esso si produce.
Firmay riferisce “mi ritirai nel retro-studio per pregare. Mi
parve di incontrarmi faccia a faccia con Gesù Cristo. Mi
sembrava di vederlo come avrei veduto un altro uomo.
Caddi ai suoi piedi, riversando in lui tutta l’anima mia.
Piangevo a gran voce come un fanciullo e facevo con voce
strozzata le mie confessioni. Tornai nello studio e ricevetti
un potente battesimo dallo Spirito Santo: mi parve mi
trapassasse tutto. Provai l’impressione come di un’onda
elettrica che mi traversasse sempre più completamente”
(p.223).
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
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Per terminare, una parola sulla questione della transitorietà
e della durata di queste conversioni improvvise (p.225).
Tutti gli esempi più notevoli di conversioni citati
sono stati permanenti.
Le sole statistiche sulla durata delle conversioni sono
quelle di miss Johnston per il prof. Starbuck:
si riferiscono a un centinaio di persone, membri della
Chiesa evangelica, per più della metà Metodisti.
Nel 6% si può parlare di un ritorno indietro dalla fede
religiosa verso cui si era mosso il convertito.
Nel 93% delle donne e nel 77% degli uomini si ebbe solo
una fluttuazione nell’ardore del sentimento religioso.
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4. Conclusione
Dopo James si sono tentate molte altre spiegazioni
psicologiche della conversione religiosa.
La maggior parte di queste, al seguito di James,
vedono la conversione come la consapevole unificazione o
riunificazione di un io prima diviso, risultando un senso di
completezza, dell'essere a posto e felice.
Queste spiegazioni includono termini come: integrazione
della personalità, nuovo essere, libertà, riorientamento.
La conversione è vista così come un passo importante nella
creazione della propria identità.
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Concludo esprimendo un mio desiderio.
Nel corso dei miei studi sul pensatore americano
ho sviluppato la convinzione
della “necessità” di una divulgazione
in modo diretto, anche in Italia, e per tutti,
della filosofia della religione
dell’americano William James,
studioso e scrittore “fantastico”.
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La mia ipotesi è che James è precursore della New Age,
la nuova religiosità.
La New Age esprime la cultura del nostro tempo, la cultura
del postmoderno. E’ il prodotto della crisi della scienza,
una ampia costellazione di correnti diverse,
ma con un denominatore comune, che si può cogliere
nell’irrazionale, nel superamento dell’esperienza
quotidiana del vivere, nella tensione verso una nuova
sintesi religiosa “olistica”, nel desiderio di tornare indietro
per un equilibrio ecologico e spirituale maggiore.
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E’ fondamentalmente ‘gnostica’, è la conoscenza mistica
della realtà che ci salva; ‘panenteistica’, il mondo è ‘in
Dio’, è impregnata di mistica naturale.
L’uomo di oggi ha bisogno di esorcizzare le sue paure
interne, che sono più tremende delle paure esterne. E la
New Age è il modo per affrontarle in modo positivo:
l’uomo ha bisogno di essere protagonista per vincerle.
Il tutto è segnato dal ritorno alla visione pragmatica,
esperienziale e religiosa propria di James, in un contesto
“esteticamente efficace e soggettivamente gratificante”.
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Mie pubblicazioni su William James
Discorsi agli insegnanti sulla psicologia
di William James
Pagine tradotte e commentate da Luisa Bortolotti
nel mio sito web www.enigmatrento.altervista.org
alla pagina “Pubblicista e Rivista on line”
Questa traduzione era già stata pubblicata in
OPINIONI SULLA SCUOLA CHE CAMBIA
Rivista bimestrale on line
Registrazione Tribunale di Trento n° 1133 dd. 09/05/2002
Direttore Responsabile: Luisa Bortolotti
I.P.R.A.S.E. del Trentino
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
73
13 luglio 2011
Il “genio” religioso. Uno studio della dimensione religiosa
nel filosofo William James
in Neuroscienze.net, in Prima Pagina e nelle Sezioni
Tematiche “Psicologia”
Le slides di oggi si possono trovare nel mio sito web
www.enigmatrento.altervista.org
alla pagina “Antropologia/Filosofia/Religione/
Sociologia/Neuroscienze” produzione scientifica
Luisa Bortolotti - Verona, 14.05.2014
74
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