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RECENSIONI
Maurice Mauviel, Elso Simone Serpentini. Enrico Sappia, cospiratore e agente
segreto di Mazzini. Mosciano Sant’Angelo (TE): Artemia Edizioni, 2009. Pp.
545. ISBN 978-88-95921-08-2. € 25.
Due studiosi, “un normanno,” Maurice Mauviel, e “un abbruzzese,” Elso Simone
Serpentini, hanno in collaborazione scritto la biografia del nizzardo Enrico Sappia
conosciuto anche come Enrico De Simone: personaggio quindi tanto singolare
quanto enigmatico. Sappia prese parte agli eventi più importanti che sconvolsero
l’Europa nella seconda metà dell’Ottocento, dalla Repubblica romana del 1849 ai
complotti che sfociarono nella Comune di Parigi del 1870, lasciandosi dietro una
scia di piste che si prestarono a giudizi vari, sopratutto negativi. Infatti, di Enrico
Sappia “è stato scritto che è …uno scellerato che avrebbe abusato della fiducia in
lui nutrita da diversi personaggi, un agente segreto dei Prussiani a Parigi …un profugo errante che avrebbe finito la propria vita nei bassifondi di Napoli…” (513).
Con questo libro i due studiosi in parola si sono impegnati a riscattare il Sappia da
tali giudizi, secondo loro, infondati, ripristinando, quindi, il Sappia alla sua reale
dimensione storica di sincero democratico e repubblicano.
Questo grosso volume di 529 pagine suddivise in 21 capitoli, è in realtà divisibile, anche se gli autori non l’hanno fatto, in tre parti corrispondenti ai tre periodi della vita del protagonista: i capitoli I-VIII trattano gli anni della gioventù rivoluzionaria; i capitoli IX-XVI seguono il protagonista negli anni della maturità passati nelle regioni centro meridionali d’Italia, Puglia e Abruzzo col nome di De
Simone. E infine i capitol XVII-XXI, la parte più importante di questo interessante libro, riguardano il ritorno nella sua Nizza dove Sappia continua la sua attività di pubblicista e storico fino alla morte avvenuta nel 1906.
Sappia lascia Nizza e la casa paterna giovanissimo, a sedici anni circa e, seguace di Mazzini e del suo conterraneo Garibaldi, partecipa alla difesa della
Repubblica Romana del 1849 e qui, secondo gli autori e il dire del Sappia stesso,
il giovane attrasse l’attenzione del Mazzini. Questi fece di Sappia il suo messaggero “segreto” affidandogli missioni delicatissime: inviato presso il rivoluzionario
ungherese Kossuth; agente provocatore nell’esercito piemontese; agitatore a Parigi.
E benchè Mazzini non abbia mai detto o lasciato intendere che Sappia fosse un suo
emissario segreto, gli autori insistono che lo era e spiegano che Mazzini non lo
aveva riconosciuto come tale solo per proteggerlo. I contatti epistolari documentati che Mazzini ebbe con Sappia avevano a che fare solo col libro su Mazzini che
Sappia scrisse col cognome materno, De Simone.
Quando si trovava a Costantinopoli, Sappia fece parte di una “misteriosa setta
dei diciasetti” che aveva come scopo di liberare l’Europa dai sovrani assolutisti ed
egli si offrì di uccidere il re di Napoli, Ferdinando II. In viaggio per compiere tale
missione, il giovane rivoluzionario si ferma a Roma e con leggerezza confida a un
sacerdote-spia, Vincenzo Pietrosellini, lo scopo della sua missione. Pertanto appena arriva a Napoli vienne arrestato e rinchiuso per tre anni nel Castel dell’Ovo.
Durante questi anni, messo sotto pressione, il giovane rivela il vero scopo del suo
viaggio a Napoli e fa i nomi di veri o presunti complici includendo tra questi
Francesco De Santis.
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RECENSIONI
In fine liberato, il giovane gira l’Europa per ogni dove, da Londra a
Costantinopoli, da Roma a Parigi e da Torino ad Amsterdam. A Genova si arruola nell’esercito piemontese e, secondo gli autori del libro, avrebbe distribuito, notte
tempo, manifestini inneggianti alla repubblica e alla ribellione. Dopo l’esperienza militare, troviamo Sappia a Parigi nei mesi immediatamente precedenti alla
caduta del Secondo Impero. Nel febbraio del 1870, viene arrestato insieme a un
gruppo di rivoluzionari accusati di volere assassinare Napoleone III. Per il suo
comportamento tenuto prima e durante il processo svoltosi a Blais, alcuni repubblicani, soprattutto Marco Antonio Canini e Henri Rockford, accusarono Sappia
di essere un infiltrato della polizia. Al processo venne condannato a 15 anni di
reclusione; ma liberato dalla polizia, per gli accusatori, o dal governo repubblicano che a settembre succedette alla dittatura napoleonica, pasava la frontiera prima
che venisse chiusa dalle truppe prussiane e si recava a Torino e da qui a Londra
dove pubblicava La Gazzetta italiana di Londra nel 1871.
I capitoli IX-XVI seguono il protagonista negli anni della maturità; anni passati
nell’Italia centro meridionale, Puglie e Abruzzo, col nome di De Simone, come se
volesse dimenticare, col nome, la sua vita passata. Tra la Puglia e l’Abbruzzo si sofferma per circa vent’anni, scrive la storia di Bitonto e fonda giornali. Ma anche qui, avendo dei malintesi con i suoi benefattori, l’anticlericale Sappia-De Simone, insegnante in
una scuola confessionale a Potenza, viene licenziato insieme ad altri colleghi per “mancanza di fondi” (questa la motivazione ufficiale), e ritorna nella sua Nizza.
La terza e ultima parte del libro, i capitoli XVII-XXI, aggiungono una fase
nuova e importante nella vita del protagonista che, secondo Edmondo Cione,
sarebbe morto nei bassifondi di Napoli. In realtà, Sappia vecchio e stanco ritorna
a Nizza nel 1896 e là svolge per 10 anni una intensa attività di storico e di pubblicista. Con l’aiuto finanziario di amici e personalità locali fonda la rivista Nice
Historique e scrive un libro sulla storia della Regione. In questi anni, per sbarcare
il lunario, diviene insegnante d’italiano nelle scuole pubbliche di Nizza (429). Nei
sui scritti di questo ultimo scorcio della sua vita, Sappia riprende i motivi radicali
e il linguaggio scarno e tagliente della sua gioventù.
Lo scopo del libro, dichiarano i due studiosi, è duplice: sottrarre Sappia da l’oblio e dalla critica negativa derivante soprattutto dal libro del Cioni, Il paradiso dei
diavoli del 1949. Per Cioni Sappia sarebbe morto sconosciuto a Napoli. Mentre,
come già detto, Mauviel e Serpentini hanno aggiunto un capitolo tanto importante quanto interessante che illumina la vita intera del protagonista: il ritorno di
Sappia a Nizza. I due studiosi, concludendo il loro lavoro, scrivono
Noi siamo ben consapevoli dei limiti di questo nostro studio e speriamo che le
diverse fasi della sua [di Sappia] vita che restano ancora nell’ombra (soprattutto
gli anni 1856-1866 e il soggiorno a Caserta) costituiscano nel futuro l’oggetto di
ulteriori ricerche e di studi particolari (513)
Inoltre, a nostro avviso, la prima parte del libro (i capitoli che riguardano il
Sappia giovanissimo) avrebbe bisogno di ulteriore e più documentata elaborazione. Nell’insieme, però, il libro è un interessante e valido contributo alla storia
d’Italia; illumina la vita di uno dei protagonisti minori, ma essenziali di quell’im— 242 —
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portantissimo nodo storico ch’è stato ed è tuttora il Risorgimento.
ANGELO PRINCIPE
New Approaches to Teaching Italian Language and Culture: Case Studies from an
International Perspective, ed. Emanuele Occhipinti. Newcastle upon Tyne:
Cambridge Scholars Press, 2008. Pp. 600. ISBN 1-84718-638-6.
While we can debate the editor’s claim that “there has never been a systematic collection of essays on this topic with such a variety of contributions in a single volume” (Introduction, 1), we must nonetheless admire and congratulate Emanuele
Occhipinti for this most valuable and welcome addition to the field of Italian language and culture pedagogy. This collection complements and supplies a much
needed update to similar past anthologies such as A Handbook for Teachers of
Italian (1976), Studies in Italian Applied Linguistics (1984), Problem Solving in
Second Language Teaching (1992), I Ferri del mestiere. (Auto)formazione per l’insegnante di lingue (2003) and Linguistica e glottodidattica. Studi in onore di Katerin
Katerinov (2008), to name the most well known. The anthology, directed at IFL
(Italian as a foreign language) teachers in Anglophone environments, acknowledges the rapidly changing world of Italian language and culture pedagogy. No
longer can we assume a traditional spatially delimited classroom environment for
our lessons. Nor traditional curricula. And, far more fascinating, although fraught
with almost unimaginable challenges, is the rapidly evolving nature of our subject
area. Italy (its language, people and culture) has undergone crucial alterations and
modifications in these first years of the new millennium. The teaching environment, where homogeneity (in both students and target content) may be presumed,
has disappeared. Herein lies the strength of the new anthology: its case studies
acknowledge the heterogeneous classroom, the multifaceted contents to be taught,
reviewed, tested, as well as the numerous bureaucratic exigencies of today’s classroom environment (including adherence to various professional standards and
guidelines). This volume recognizes that technological innovations have irrevocably affected how and what students learn and we teach. Less overtly, it also assumes
that the teaching of language and culture is no serendipitous legerdemain, but is
carried out in a professional community of coactive practitioners who advocate for
further cooperation in order to enhance the discipline. To underscore the nature
of this collaborative effort is the noteworthy group of experts from the United
States, Canada, Great Britain and Australia who have contributed to this work.
The volume is divided into six sections: Curricular Innovations, Teaching
Italian with Technology, Teaching Italian Translation, Teaching Italian Culture,
Teaching Italian Culture Through Film and Teaching Italian Culture Through
Songs. The chapters (on average four per section) reveal first and foremost the serious attitude that informs IFL pedagogy today.
Each certainly does provide practical teaching tips, techniques, and templates;
the chapters also take into careful consideration the thorough research that characterizes foreign language pedagogy in general, and Italian in particular. The gen— 243 —
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