...

Dueanniprimaloavevapedinatopercontodellamoglie

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

Dueanniprimaloavevapedinatopercontodellamoglie
STORIE EXTRAORDINARIE 23
N. 6 / 2013 EXTRA
I rischi del mestiere
Due anni prima lo aveva pedinato per conto della moglie. Ora gli
era stato chiesto di farlo di nuovo per motivi di lavoro. Sembrava
che il destino di Elia Contini fosse quello di rovinare Carlo Zanzi…
■❙❙ I due uomini s’incontrarono in uno spiazzo sopra
Camorino, nella zona di Vigana. La strada saliva ripida per un paio di chilometri e poi finiva all’improvviso, in mezzo al bosco. Intorno alla radura c’era un
muro di sassi. L’uomo più vecchio vi si appoggiò e subito entrò in argomento.
– La moglie di Zanzi aveva assunto un investigatore
per seguirlo, circa due anni fa. Alla fine hanno divorziato.
L’uomo più giovane alzò le spalle.
– E allora?
– Zanzi si è risposato, ma sai com’è, gli piacciono le
ragazze… Il detective tenta di ricattarlo, allora Zanzi
reagisce: i due si azzuffano e ci scappa il morto. O meglio, si ammazzano a vicenda.
L’uomo più giovane si chiamava Leo. Era il diminutivo non di Leonardo, come ci si potrebbe aspettare,
ma di Leopardo: un nome che non avrebbe mai perdonato ai suoi genitori. Per fortuna erano in pochi a conoscerlo, e di quei pochi nessuno avrebbe osato sorriderne. Perché Leo, benché non avesse nemmeno
trent’anni, era un uomo pericoloso. Squadrò il suo interlocutore e disse:
– Guarda, Bizzo, io non ci capisco niente.
Bizzo gli spiegò di nuovo l’idea. Per ragioni che sarebbe lungo spiegare, aveva la necessità di far sparire
Carlo Zanzi, un industriale che ultimamente aveva
messo le mani dove non doveva. Volendo evitare che
risalissero fino a lui, Bizzo aveva pensato di chiedere
allo stesso detective che aveva già sorvegliato Zanzi
per conto della moglie di pedinarlo ancora una volta,
e a quel punto sarebbe entrato in scena Leo.
– Cioè, io dovrei ucciderli tutti e due?
– Esatto. – Bizzo lo guardò. – Che ne pensi?
– Guarda che la Svizzera non è il Far West.
– Per questo serve un movente. Se tu gli spari e basta,
c’è il rischio che risalgano a te e poi a me. Se invece li
facciamo fuori entrambi, basterà sistemare un po’ le
cose perché la polizia non si faccia troppe domande.
Leo si passò una mano sulla nuca.
– E chi sarebbe questo detective?
– Un certo Contini. Ha un
ufficio a Paradiso.
Più che un ufficio, era
una
vecchia baracca di
i
D
zioli
a
pescatori
rimessa a nuoF
a
e
r
And
vo. Dalla sua poltrona Elia
Contini vedeva il lago e le luci del Monte Generoso. Quella sera, dopo aver accettato l’incarico di seguire Carlo Zanzi, aprì la porta finestra e re-
spirò a pieni polmoni l’aria fredda di novembre.
Era strano come il suo lavoro fosse al contempo sordido e sorprendente. Due anni prima aveva pedinato
Zanzi per conto della moglie, causando il suo divorzio. E ora un tale Rossi, che agiva per conto di un anonimo uomo d’affari, gli chiedeva di spiare Zanzi perché temeva che vendesse segreti industriali a una
ditta concorrente. A vedere la faccenda dall’esterno,
sembrava che il destino di Contini fosse quello di rovinare la vita al povero Zanzi…
Ma chi poteva dire che cosa sarebbe accaduto stavolta? In ogni mestiere, anche nei più monotoni, ogni
tanto salta fuori un imprevisto.
Chiuse l’ufficio e raggiunse l’automobile. Prese l’autostrada verso nord e mentre guidava pensò a come
organizzare l’operazione Zanzi. Contini era uno della
vecchia scuola, e come sempre avrebbe seguito le sue
regole. Nei casi di spionaggio industriale partiva
sempre dall’agenda: cartacea o elettronica, personale o della segretaria. È difficile che non resti almeno
un nome, un passo falso, una traccia anche vaga…
Dopo avere imboccato la strada di montagna per Corvesco, cercò di non pensare più al lavoro. Inserì una
cassetta di Georges Brassens nel mangianastri e guidò con il gomito fuori dal finestrino.
A Corvesco l’ultimo sole, filtrato dai rami dei tigli,
colpiva la facciata bianca della casa. Di fianco alla
porta si aggirava nervoso il gatto grigio. Che c’è, amico, la caccia oggi è andata male? Contini depositò la
giacca su una poltrona del salotto e si diresse in cucina. Non farei troppo lo spiritoso, detective: almeno io
caccio… non mi limito a spiare.
Taci, gatto. È la fame che rende cattivi.
Contini nutrì l’animale, si versò un bicchiere di Merlot. Poi indossò di nuovo la giacca per uscire a sedersi sotto il portico, guardando in basso le case di Corvesco e ascoltando il silenzio dei boschi intorno alla
casa.
Il caso Zanzi, nei giorni seguenti, filò senza intoppi.
Sull’agenda di Zanzi era segnato un incontro con un
certo “Bizzo” in un campetto di calcio in periferia; il
luogo era incongruo e perciò sospetto. Contini decise
quindi di andare all’appuntamento e fu così che, una
buia serata di fine novembre, accanto a uno spogliatoio mezzo diroccato, Leopardo detto Leo gli puntò la
canna di una pistola contro la tempia.
(continua)
Fly UP