...

GEORGE MACDONALD: VENTITRÉ ANNI A BORDIGHERA

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

GEORGE MACDONALD: VENTITRÉ ANNI A BORDIGHERA
GEORGE MACDONALD: VENTITRÉ ANNI A BORDIGHERA
Da Rivista Ingauna Intemelia LIV-LV, 1999-2000, pagg. 273-276, Atti del convegno di Studi: CLARENCE
BICKNELL: LA VITA E LE OPERE, VITA ARTISTICA E CULTURALE NELLA RIVIERA DI PONENTE E NELLA
COTA AZZURRA TRA OTTOCENTO E NOVECENTO, ISTITUTO INTERNAZIONALE DI STUDI LIGURI,
BORDIGHERA 2003
Il suo bei volto di vecchio, dolce e austero, contornato da
una nivea barba fluente, era ben noto a tutti a Bordighera;
dopo vent'anni di residenza, George MacDonaId era
diventato una istituzione nella città rivierasca, come la sua
"Casa Coraggio", coperta di edera e di piante rampicanti,
cinta da una selva di palme, eucalipti, bambù in libera
crescita su ogni lato dello spazioso giardino. Erano gli
anni Novanta del secolo scorso e lo scrittore concludeva il
lungo itinerario di un'esistenza condotta con coraggio
leonino, fede in Dio e bontà d'animo, tra gli ostacoli e le
fatiche di una difficile affermazione letteraria e funestato
dalle insidie del mal sottile, il morbo del secolo che
inflisse perdite dolorose alla sua numerosa famiglia.
Sceso a Londra giovanissimo dalla nativa Scozia con una
laurea conseguita all'Università di Aberdeen, tanto
entusiasmo, vasta cultura e mille progetti, lontano ormai
dall'intollerabile rigore calvinista, prese gli ordini della
Chiesa congregazionalista e fu pastore per qualche tempo
ad Arundel dove però le predicazioni intese a una libera
interpretazione delle Sacre Scritture urtarono i formalismi
ipocriti della setta e fu costretto a gettare la tonaca alle
ortiche. Senza mezzi di sussistenza, con moglie e i primi
due degli undici figli in tenera età, si volse alle lettere che
gli valsero i primi, autorevoli consensi e gli aiuti
economici indispensabili. Stimato dal grande poeta
Tennyson, dal pastore-romanziere Kingsley, dalla
facoltosa vedova di Byron, trovò la prima, vera
affermazione nel 1858 con Phantastes, il "romance" che
rivelava la sua ricca "verve" creativa e le rare doti della
sua immaginazione fantastica. Ispirata dalle leggende del
ciclo arturiano, da Chaucer, dai poeti elisabettiani, da
Bunyan, da Milton, dai roman-tici tedeschi - con Novalis,
Tieck ed E.T.A.Hoffmann tra i più amati, - dal misticismo
esoterico di Jacob Boehme e dalla teosofia di
Swedenborg, la genialità di MacDonaId si manifestò in
tutta la sua caleidoscopica iridescenza di immagini e
profondità di pensiero. Phantastes era il suo primo
impegnativo lavoro, già un capolavoro allegorico,
suggestivo nel succedersi di simbologie e di metafore che,
dopo quarant'anni di intensa produzione narrativa,
poetica, saggistica e teologica, trovò la sua ideale
conclusione, come l'omega si contrappone all'alfa, in una
altrettanto imponente costruzione allegorica, Lilith
"romance" del 1895 scritto a Bordighera dopo una
assidua frequentazione delle cantiche dantesche. Ma la
sua epoca non era congeniale a opere di profondi pensieri
e verità riposte. Lo scrittore, per trovare spazio in mezzo
alle maestose aquile vittoriane come Dickens,
Thackeray, George Eliot, Trollope, Meredith, si adattò
al genere del romanzo popolare scrivendo una trentina di
opere, in tre volumi secondo l'uso corrente, distinte in
due cicli, di ambientazione inglese e scozzese. Una
narrativa cospicua, nel contesto dei suoi sessanta titoli,
ma destinata all'oblio. Le fortune di MacDonaId, come
massimo esponente della letteratura fantastica ottocentesca, si ebbe solo in questi ultimi decenni nei quali,
a dire di G.K. Chesterton, viene considerato da critici,
storiografi e lettori uno dei cinque o sei più grandi
scrittori vittoriani. Per combattere l'insidioso morbo che
minava la salute dei suoi cari, cercò luoghi salubri
ovunque, da Hastings alla Cornovaglia, all'Algeria. Poi
apprese di Bordighera e, grazie a una sottoscrizione di
molti e molto ricchi estimatori, vi fece costruire una casa
che i suoi mezzi non avrebbero mai potuto permettergli:
"Casa Coraggio" appunto. Non poté attendere che fosse
finita; per la figlia Mary Josephine il male galoppava.
Con lei e gli altri figli più gracili, Lilia, Ronald e
Maurice, la moglie Louisa giunse a Genova da Mentone
nell'autunno 1877 e prese in affitto un'ala di palazzo
Cattaneo a Nervi. Lo scrittore si riunì alla famiglia
durante le feste natalizie chiudendo, con la casa
londinese di Hammersmith, la permanenza in patria. Non
avrà infatti più residenza in Inghilterra, solo tornandovi
nel corso degli anni in frequenti puntate estive o,
sopravvissuto a se stesso, nel breve periodo del grigio
tramonto. Non ancora venticinquenne, Mary Josephine
morì a Nervi il 27 aprile 1878 e i MacDonaId si
trasferirono a Villa Baratta (oggi Hotel Splendide) a
Portofino dove nel marzo 1879 morì il figlio adolescente
Maurice. Qualche mese dopo, ultimata "Casa Coraggio",
avvenne il definitivo trasferimento a Bordighera dove in
ventitré anni di residenza MacDonaId scrisse quasi la
metà delle sue opere. Il nome che volle dare alla casa
esalta la forza d'animo che per tutta la vita lo aveva
sostenuto contro le diuturne e crude avversità: "Corage!
God mend all" ("Coraggio! Dio rimedia a tutto") era il
suo motto, un anagramma che, forzando la grafia inglese,
contiene tutte le lettere del suo nome e cognome.
Generoso, ospitale, munifico, George MacDonald fece di "Casa Coraggio" il centro della colonia
inglese di Bordighera, frequentata di continuo da ospiti
in arrivo dalla madrepatria e aperta alla popolazione
locale, formata allora in gran parte da pescatori, floricol-
Fly UP