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Che cos`è lo spirito del luogo?

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Che cos`è lo spirito del luogo?
Che cos’è lo spirito del luogo?
Rispondono alcuni studenti del Corso di Antropologia del turismo tenuto da Duccio
Canestrini presso il Master of Tourism Management (Facoltà di Economia
dell’Università di Trento e Trentino School of Management, anno accademico
2007/2008.
Pietro Scarpa – Il termine genius loci, di origine latina, definisce letteralmente
il”genio”, lo spirito di un luogo. Esso caratterizza l’insieme delle caratteristiche sociali, culturali, ambientali e identitarie di una popolazione, e l’evoluzione di
quest’ultima nel corso della storia. Identificare il genius loci di un luogo o di una destinazione non è cosa semplice, prevede un percorso culturale da parte del viaggiatore
che miri ad indagare e studiare a fondo la cultura autoctona, le sue peculiarità, le sue
problematiche. Tutto questo rientra nei cosiddetti fattori “pull” di una destinazione,
nelle attrattive di un territorio che portano poi il turista a scegliere un luogo piuttosto
che un altro. Tuttavia spesso il genius loci viene snaturato, sconvolto, quasi cancellato quando il turismo e le strategie sottese perseguono solamente logiche economiche,
senza tener conto di tutti quei fattori, elencati in precedenza, che differenziano un
luogo da un altro, e lo rendono unico e non replicabile. Ogni destinazione possiede a
mio modo di vedere un proprio genius loci, per scovarlo occorre entrare in contatto
con la popolazione, rispettarne i tempi, i modi, le diversità, se necessario anche il rifiuto iniziale al dialogo, se si vuole preservare la sua identità.
Betty Balduin - Il genius loci, lo spirito di un luogo, va cercato nelle attrattive paesaggistiche di un luogo, ma soprattutto nella sua storia e nella gente che lo abita. E’
quell’unicum che caratterizza la destinazione, quella particolare atmosfera che rende
un posto così speciale agli occhi del visitatore. Per trovarlo bisogna saper ascoltare,
osservare, riconoscere. Non sempre il genius loci è presente in una destinazione turistica, e credo anche che non sia possibile crearlo ad hoc. Forse si può ricrearlo, ricostituirlo, o renderlo individuabile se prima era nascosto, facendo però leva sulla popolazione locale, che deve essere convinta protagonista di questo processo di scoperta.
Valeria Balassone - Si aggira furtivo tra gli alberi di un bosco, si nasconde nel buio
di una grotta, aleggia tra le cime dei monti o giace tranquillo in fondo al mare? Lo
spirito del luogo è ovunque, basta saper tendere l’orecchio, fermarsi a guardare, girare o meglio vagare – come il Wanderer della cultura tedesca – per il territorio con la
volontà di lasciarsi affascinare dal luogo e dalle persone che da sempre l’hanno abitato. Essere rispettosi dell’ambiente e della cultura locali, cercare il contatto con le persone che si incontrano sul cammino e ascoltare le loro storie, non dare giudizi di merito su ciò che si vede o si sente ma essere come una spugna che assorbe quanto proviene dal contesto in cui ci si trova. Secondo me, è questo, in sintesi, l’approccio da
avere quando si esce dalla porta di casa. In due parole, rispetto e curiosità.
Susanna Degasperi - Il termine genius loci è un termine curioso che racchiude in se
l’idea dello spirito del luogo, nel senso di tutte quelle caratteristiche che rendono un
luogo particolare, interessante ed unico. È la popolazione con le sue tradizioni, dinamiche sociali, colori, suoni usi e costumi che contribuiscono e rendono unico
l’identità di un luogo. Non esiste una ricetta unica ed universale di come riuscire a
scoprire ed approcciare il genius loci. Secondo la mia opinione bisogna entrare in
punta di piedi nel luogo, per non disturbarlo e distruggerlo. Però non ci si deve fermare sulla soglia. Bisogna esplorarlo, entrarci in contatto, parlare con le persone e quindi viverlo in tutte le sue sfaccettature. In un certo senso si dovrebbe essere un viaggiatore bambino. Quindi coniugare la sapienza, il modo di vivere e viaggiare del
viaggiatore con la curiosità del bambino che riesce a guardare con occhi ingenui ciò
che ci circonda. Bisogna tirare fuori il bambino che è in noi che a differenza della nostra parte adulta è in grado di lasciarsi stupire. Proprio grazie allo stupore che si prova
di fronte alle cose che il mondo ci offre che si riesce ad imparare e conoscere. Per avvicinarsi al genius loci bisogna quindi essere curiosi, ma non invasivi, bambini ed adulti allo stesso tempo, solo così si riesce ad avvicinarsi al luogo e agli abitanti che ci
vivono.
Chiara Crivellaro - Per scoprire il genius loci è necessario immergersi nel contatto
con i residenti. Umiltà, innanzitutto, curiosità, comprensione del diverso. Muoversi in
piccoli gruppi, meglio se soli. Conoscere più lingue straniere possibile. Alloggiare in
piccoli alberghi o stanze di privati, spostarsi con mezzi locali, mangiare per esempio
nei ristoranti “da camionisti” (naturalmente nei paesi dove ciò è possibile). Resto tuttavia dell’idea che questa sia una questione ardua da risolvere senza “negare” il turismo di massa o i viaggi organizzati, in quanto anche il genius loci si modifica e si evolve in seguito alla presenza di nuovi uomini sul territorio.
Francesco Falcioni - Lo spirito del luogo è quell’insieme di peculiarità naturali e sociali che risultano dall’evoluzione dell’interazione di una popolazione con il territorio
in cui è stanziata. Esso rappresenta un fattore pull per coloro che cercano l’incontro
con l’altro ed è un importante fattore di diversificazione territoriale, tanto che le destinazioni si affannano a sfruttarlo a proprio vantaggio come elemento di unicità. Lo
spirito del luogo viene spesso sacrificato sull’altare economico e deformato ad uso
del consumatore, e l’offerta turistica del territorio viene studiata su quello che il viaggiatore vuole osservare. Questo fenomeno va a discapito sia del turista (che incontra
una realtà modificata) che della comunità locale (che sacrifica parte della propria identità). Per evitare questa sostanziale ambiguità sembra opportuno, in fase di progettazione dell’offerta, condurre, innanzi tutto, una approfondita resource auditing sul
patrimonio culturale e ambientale disponibile e proporre iniziative che tendano ad evidenziare e a valorizzare gli usi e costumi tradizionali e le risorse naturali presenti,
creando iniziative mirate a rafforzare, innanzi tutto, nella comunità locale la consapevolezza della propria identità. E’ opportuno poi tentare di ‘educare’ il turista al contatto col diverso e al rispetto della cultura visitata, instillando una cultura del rispetto
del luogo che gioverà a lui stesso in primis.
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