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Sentirsi dentro - Gianni Garamanti

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Sentirsi dentro - Gianni Garamanti
Sentirsi dentro
di Gianni Garamanti
La sua camicia è rimasta una macchia bianca sul mio letto. Non m'importa, e continuo a
rimettere apposto nella stanza: la borsa nuova sul ripiano più alto dell’armadio, apro la finestra, per
cambiare aria. Mi specchio, ma solo per caso, soltanto perché ci passo davanti. Sei bella, oggi,
sembra quasi che il trucco di ieri sera mi sia rimasto appiccicato addosso, come il suo odore. Quella
camicia dovrei restituirla, dovrei chiamarla e restituirla, prima che... prima di indossarla io, prova
come mi sta addosso, accarezzo le maniche, la premo sul naso, sulla bocca. Serve una stampella,
vado all'armadio, non ne trovo una libera. Che stupida! Non serve. Il telefono è lì, sul comodino.
Muto.
Che ore saranno? Mi sforzo di non guardare l'orologio perché è lì, accanto al telefono, sul
comodino. Non lo fare, non guardare! Conta fino a cento... può essere che mi sia immaginata tutto,
potrebbe essere stato uno scherzo idiota, di quelli che fanno le ragazze in redazione. Adesso si
staranno scambiando commenti in internet... perché devono prendersela proprio con me che non
esco con un uomo da un sacco di tempo, che non mi vesto mai carina e vivo in due stanze
ammobiliate che sembra di stare al Grande Fratello, anzi, dentro il confessionale del Grande
Fratello! Chi mi farebbe uno scherzo del genere? Tutte! Quelle sparano sulla Croce Rossa e fanno
finta di non sapere il male che fanno.
Sei ancora bella, oggi, ma anche ieri ti sentivi bella: la mini mi fasciava nei punti giusti, la
borsa nuova era tanto piaciuta, loro due in pizzeria, a parlare di lavoro, articoli, interviste, qualche
scandalo, una confidenza, discorsi che si fanno davanti a un piatto cucinato e servito da altri. Due
che scoprono di avere un mucchio di cose in comune: ballano il latino-americano, amano leggere
Dorothy Parker e la Pailey, vedono film a volontà e non si ricordano mai i nomi degli attori...
Tra poco squilla il telefono, da scommetterci. “Sono stata bene,” dirà Paola “ci siamo fatte di
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quelle risate”, dirà solo questo, e in fondo è vero che non è successo proprio niente. Eravamo
allegre e, sempre che chiami, potrebbe dire anche che ero completamente ubriaca, brilla. Anche se
non è proprio vero, non ero ubriaca, allegra sì, quello sarebbe da dire. Anche le sigarette al mentolo
che abbiamo fumato, anche quelle devono avere avuto una certa importanza nella faccenda del
ridere a più non posso. Il loro odore dolce e acre entrava dappertutto, nei pori della pelle, dentro le
narici del naso “Ma che stiamo fumando?”, “Che roba è...” avevamo davvero una gran voglia di
ridere, fino a farci venire le lacrime agli occhi.
Che ore saranno adesso? Non guardare, non guardare non guardare... dieci, venti, trenta, devo
contare fino a cento e poi iniziare a contare all'indietro. Ormai l'orologio starà segnando le nove, lo
dico per la luce dalla finestra: la mattina, il sole ci mette un sacco di tempo per entrare qui dentro la
stanza. A dir poco saranno passate anche le dieci! E fa un caldo cane, fa così caldo che sembra già
estate. Conta da uno a cento, aggiungendo due a ogni numero dispari... tre, due, cinque, quattro,
sette, nove, no! Ancora, dài, riprovaci! Un tempo, quando ero bambina, c'erano anche la primavera
e l'autunno, le rondini e i piovaschi. Le foglie diventavano prima rosse, poi si ingiallivano piano
piano, cadevano e rimanevano per strada dei giorni interi, le stesse foglie, per strada... ora, invece,
niente più mezze stagioni, la normalità è out, di questi tempi anche il clima si adegua ai nostri ritmi
veloci. Indifferenti alle mezze misure, alle mezze verità, ci scorre tutto rapido da sotto: l'università è
breve, gli stage di una settimana, i lavori durano al massimo un anno o due...
Mia madre lavorò alle Poste per quarant'anni nello stesso identico ufficio. Quarant'anni o giù
di lì, la stessa scrivania con la stessa porta davanti. Anche con papà ci marciò per quarant'anni. Si
stufò quando lui era praticamente già morto: lo andavamo a trovare al ricovero due volte al mese e
lui non diceva un niente di niente. Quando penso a lui mi spunta una ruga proprio qui in mezzo alla
fronte, un brufolo, ma lungo e profondo, e mi sento davvero molto più vecchia e brutta. So
benissimo che in redazione sono la più anziana, dicono che tra poco mi faranno fuori. “Un
passaggio a una funzione migliore” per i capi, ma intanto io andrò a lavorare da un'altra parte, se ho
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fortuna, forse in un'altra città, con un contratto nuovo che non porterà certo più soldi, anzi, e ora
non sto prendendo che una miseria... andassero i capi a fare un passaggio migliore: all'inferno!
Il clima ha qualcosa di simile con noi piccole bipedi: l'umore che cambia di continuo. Ad
esempio, la mattina fa freddo, poi spunta il sole all'improvviso, fa umido, e a metà giornata si muore
dal caldo, ti metteresti nuda... ecco perché ieri eravamo in mutande, con il ventilatore puntato
addosso: per vederci il film al fresco. Che ore sono? Pensa subito a qualcosa di diverso da ieri, dalle
sue gambe e le sue... Non esistono più le mezze stagioni, una rondine non fa primavera, oddio!
Come fa il proverbio della gallina e del brodo... inutile preoccuparsi, ormai non telefona più.
Però! La sua camicia è tornata come nuova. “Sto vicino. Te la smacchio in un minuto...”, ho
proposto di salire a casa mia, la macchia sulla sua camicia era bella rossa, proprio là in mezzo,
“Puoi salire da me, prometto che non ti mangio... per stasera mi è bastata la pizza!”, come potevo
immaginare che sarebbe andata a finire in quel modo? “Lo conosci questo film?” i Dvd stanno
sopra la TV e la TV davanti al letto “è il film con quello che ha fatto... come si chiama... con la
biondina che era in... insomma, lo vediamo?” come facevo a sapere che era la storia di quelle
ragazze, un film che ha vinto premi, della trama non sapevo granché, a dire il vero... anche se dietro
c'era scritto qualcosa... e sul giornale avvertivano del contenuto... va bene, sì! Lo sapevo benissimo
che parlava di amore, ma non mi ricordavo tra chi! Con tutto quello che deve ricordarmi! Vivo da
sola, non posso permettermi una donne per le pulizie e non ha una mamma che prepara da mangiare
o un marito che almeno qualche volta rifà il letto! Sembra facile gestire il confessionale del Grande
Fratello, ma quando inizio a pulire in casa, mi accorgo sempre che è un secolo che non passo lo
straccio sulle finestre e, allora, giù a comprare quel coso nella bottiglia celeste, il Finestril o come
diavolo si chiama... ma prima di uscire vado a fare pipì e in bagno cosa vedo? Orribili aloni grigi
sul lavandino, sul bidè e nel water c'è qualcosa, che schifo! Allora bisogna ricordarsi di qualcosa
per pulire anche là, e non è divertente ricordarsi tutte queste cose che mi fanno strofinare ore e ore,
seccandomi le mani con schiume e robe chimiche... ah, devi ricordarti la crema per le mani! Quindi
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non c'era niente di male a vedere quel film... L'altra metà dell'amore, ecco come si intitolava.
Bisogna che pensi a qualcosa di diverso, a quel monte di faccende da sbrigare, “Finisci di
mettere in ordine prima di uscire da una stanza e la ritroverai sempre pulita come la vuoi tu” mia
madre aveva un set di aforismi bell'e pronto per cose e persone. Qui, però, non ci sono mai
stampelle libere per gli ospiti, dovrei comprarne qualcuna, ma non lo faccio mai, non mi ricordo di
farlo. “Chi vuoi che venga a stare con te...”, poteva rimanere qualcuno stanotte, con me. Ma che
figura avrei fatto: non avere nemmeno un posto per i suoi abiti, dove li avrebbe appesi, su una sedia,
li avrebbe dovuti mettere in terra? “Chi vuoi che resti da te, pigra e sciatta come sei, chi ti piglia?”
ieri poteva benissimo rimanere qualcuno, poteva dormire qui, avremmo sentito la musica e visto il
film alla TV. A notte fonda avremmo ballato un po' dicendo che quella stanza era grandissima. Ma
casa mia non ho stampelle a sufficienza per due, non è fatta per ospitare qualcuno.
Rimane difficile ricordarsi le parole esatte che ha detto ieri notte, prima di andarsene: “Ti ci
devi sentire...”, qualcosa del genere, prima a proposito del film che vedevano insieme sul letto, con
lo specchio maledetto che ci riprendeva, a chiacchierare delle solite cose che si dicono quando non
ci sono altri intorno, in confidenza, anzi, proprio in intimità. Deve aver detto: “Ti telefono verso le
dieci, tesoro...”, lo dice spesso tesoro. A me però piace il tono con cui lo dice, è naturale, non come
fanno gli uomini che sembra lo dicano per far belli loro stessi. Ha detto anche, di questo sono
sicura: “Ti telefono per sapere come stai”, un uomo non l'avrebbe mai detto, non dice mai queste
cose se viene rifiutato, un uomo. Invece l'ha detto e non c'era stato neanche un bacio. “La tua
camicia è ancora bagnata...”, “Non importa, metto la giacca e basta”, “Perché fa caldo stasera...”,
“Ci vediamo domani?”, “Non so, non lo so, tu dici...”, “Ti telefono per sapere come stai”,
“Quando?”, “Ti chiamo per sapere come stai e se ti va ancora che ci vediamo” e io, stupida, ho
scosso forte il capo, in alto e in basso, senza dire niente di niente.
Avrei voluto dire: “Sì, domani mi va di vederti, mi va di stare con te, anche stanotte” ma lei
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aveva già messo la giacca, ha avvicinato il suo viso al mio, la sua pelle liscia come la mia, l'odore
dolce di mentolo... e, come se mi ripetesse la frase di poco prima, ha detto: “Ti ci devi sentire,
bisogna sentirsi da dentro” poi è uscita e io la sto ancora qui ad aspettare. Aspetto che lei mi chiami.
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