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da “O. Poli, La voglia di studiare: come aiutare i figli ad amare lo
da “O. Poli, La voglia di studiare: come aiutare i figli ad amare lo studio, EDB”
Indice:
Capitolo primo
- Aiutare i figli a vivere lo studio come un valore
- Le diverse motivazioni allo studio
Capitolo secondo
- Studiare ed imparare
- Apprendimento e adolescenza
- Studiare e ricordare
- I due modi di intendere lo studio
Capitolo terzo
- Come seguire la scuola dei figli
- Alcuni stili genitoriali da correggere
Capitolo quarto
- Come aiutare i figli a sentirsi capaci di imparare
***************************************************************
Capitolo primo
Aiutare i figli a vivere lo studio come un valore
Lo scarso rendimento scolastico , l'incapacità di impegnarsi nello studio , la " non voglia di andare" a scuola molto spesso è
dovuta alla mancanza di uno scopo valido, significativo, capace di attirare e soddisfare chi vi si applica.
La voglia di studiare non è una realtà immodificabile : essa può aumentare , può diminuire, ma soprattutto può essere
qualificata e resa più matura .
È dunque importante capire ed eventualmente curare il tipo di rapporto che il figlio ha con lo studio, non solo mostrare
interesse per il suo rendimento.
Vi sono infatti alcuni " modi di vivere lo studio" che mostrano , attraverso l'osservazione dei comportamenti concreti dei
figli, la presenza di motivazioni inadeguate a percepire lo studio come un valore.
Alcuni atteggiamenti lasciano trasparire la presenza di bisogni infantili ed immaturi che è necessario correggere.
Un genitore giustamente "esigente" pertanto , aiuta il figlio a vivere lo studio come un valore correggendo eventuali
atteggiamenti immaturi , mentre il genitore che si limita a " pretendere" dal figlio , pone attenzione esclusivamente ai
risultati, alla riuscita.
E' giusto - quindi - pretendere bei voti? Forse è troppo poco.
Ancora più importante è aiutare i figli a trovare dentro di sè la sorgente della soddisfazione che alimenta la voglia di
studiare.
La motivazione adeguata e sufficiente si forma nella misura in cui i figli sono aiutati a sperimentare lo studio come un
valore in sé, una esperienza che dà soddisfazione.
Si possono avere dei figli bravi a scuola, ma interiormente spenti, perché non sperimentano il " sentirsi appassionati".
Esigere che essi cerchino di appassionarsi , di trarre ricchezza dallo studio ,rende meno ambiguo anche il nostro rapporto
con loro.
Non limitarsi alla richiesta di bei voti (pur apprezzandoli) , suona come una conferma che la nostra preoccupazione per lo
studio è realmente ricercata per il loro bene e non per le nostre, pur legittime, soddisfazioni .
In questo "esigere di più " si esprime un atteggiamento realmente disinteressato, che libera l'incoraggiamento al successo
scolastico dalle sue sottili ambiguità .
Se un figlio avvertisse, anche inconsapevolmente, che suoi i voti ed il suo successo scolastico diventano diamanti nella
corona dei genitori, vivrebbe il loro " modo di interessarsi alla scuola" come una forma nascosta e raffinata di egoismo e
non l'espressione di una sollecitudine disinteressata ed autentica nei suoi confronti .
Non si sentirebbe autenticamente amato , e ribellandosi, potrebbe boicottare " inspiegabilmente " la propria riuscita
scolastica.
Capitolo secondo
[…]
Studiare ed imparare
L'atteggiamento che più di altri permette di apprezzare lo studio come valore consiste cercare di realizzare una reale
concentrazione.
Questa condizione psicologica non si crea principalmente estraniandosi da tutti gli stimoli estranei allo studio ma ricercando
attivamente un DIALOGO CON SE STESSI, con i propri pensieri.
Per realizzare tale dialogo con se stessi è necessario , di fronte al testo:
* porre attenzione e "raccogliere" i propri pensieri , ascoltare le proprie idee ed intuizioni, rendersi conto dei pensieri che , a
contatto con la materia di studio, nascono spontaneamente nella nostra interiorità.
E' necessario imparare ad ascoltarsi , a prestare attenzione ai propri pensieri e ad ospitarli.
Quando viene alla mente un'idea , come prima cosa essa chiede di essere ascoltata e che si cerchi di capirla: essa è come un
ospite che va innanzitutto accolto ed intrattenuto.
La concentrazione si raggiunge dicendo a se stessi: voglio pensare a ciò che accade nella mia mente mentre leggo e studio e
che pertanto chiede di "essere pensato".
Le idee spontanee forniscono infatti il materiale che rende significativo l'apprendimento.
Si tratta di non disprezzare nulla di sé , di non giudicare nessun pensiero spontaneo come illogico, stupido e superficiale, ma
di provare ad ascoltare le proprie connessioni con disponibilità , dando così credito a se stessi ed alle proprie intuizioni.
A volte anche i pensieri disturbanti, se presi sul serio possono essere utili.
Un esempio : uno studente , ogni volta che il testo d’esame riporta il nome dello psicologo Piaget si sente disturbato ed
infastidito dal ricordo della pubblicità di un orologio che porta lo stesso nome.
Come reagire a questo pensiero che lo infastidisce , "che non c' entra niente"?
E' opportuno cacciarlo come un ospite indesiderato , oppure dare credito a tale pensiero ricorrente e soffermarsi a
considerare il piccolo stupore destato da questa coincidenza : come mai hanno lo stesso nome?
Prendendo sul serio questa semplice curiosità , lo studente compie una breve ricerca e rileva che la ragione dell'omonimia
consiste nell'essere entrambi originari della medesima località svizzera, nella quale il cognome Piaget doveva evidentemente
essere molto comune.
Grazie a questa constatazione , la nazionalità del noto psicologo fu definitivamente fissata nella memoria.
Ciò peraltro, dette buon esito anche in sede d'esame perché tale studente , unico fra molti, non attribuì a Piaget la
cittadinanza francese, come il cognome faceva erroneamente supporre.
Accogliere quindi i propri pensieri, partecipare allo studio ascoltando le risonanze interiori di ciò che si legge è la
condizione necessaria per realizzare un apprendimento significativo .
A poco servono i cosiddetti metodi di studio se sono intesi come una tecnica che promette un apprendimento facile e
senza sforzo.
Non si può chiedere alla tecnica (ed ai vari “come fare “ a programmare i compiti , organizzare il materiale di studio ,
memorizzare e leggere rapidamente) di evitare la fatica di studiare: non esistono tecniche miracolose per ottenere la
soddisfazione di aver studiato.
Lo studio è un'attività di tipo essenzialmente creativo ; alcune accortezze "tecniche" lo possono favorire, ma non
determinare .
È solo aiutando lo studente a realizzare in sè un atteggiamento di ascolto ,che questi " sente di pensare" e di "produrre"
conoscenza in modo attivo , dando al materiale esterno una configurazione del tutto personale, soggettiva ed originale .
Seguendo il filo rosso del proprio " ragionamento interiore", la stessa pagina di testo può essere compresa e interiorizzata
dando rilevanza diversa ai singoli elementi, con sottolineature inedite , apprezzamenti originali .
Il testo così assimilato è trasformato in cultura personale ed in tal modo plasma a fondo la coscienza e la personalità.
Va quindi posto un nuovo accento sull'arte del ricevere le proprie idee , del vibrare sotto gli stimoli apprenditivi, creando
grazie a questa capacità recettiva , un vero e proprio apprendimento significativo.
Se lo studente percepisce e utilizza ciò che succede in lui quando il messaggio del testo o dell'insegnante si incontra con i
suoi ricordi, opinioni, desideri, l'apprendimento non si riduce a semplice ripetizione di un dato precostituito, ma appare una
ricostruzione attiva ed originale del contenuto medesimo.
Studiare implica quindi la fatica di " produrre il proprio miele": non si deve chiedere di meno a chi desidera imparare.
È necessario pertanto imparare ad utilizzare il materiale interno che entra in risonanza con quanto proposto dall'esterno,
lasciando accese le capacità di immaginare e di pensare.
Questo lavorio interno e segreto di riordino, di connessioni crea collegamenti fra i dati , che divengono così dotati di senso.
È proprio l'impegno a " creare collegamenti" con la propria esperienza ciò che rende lo studio difficile ma appagante.
L'apprendimento così realizzato è realmente "posseduto", assimilato in modo personale e dotato di maggiore persistenza
nella memoria a lungo termine; permette di provare l'emozione del conoscere: la meraviglia.
La ricostruzione personale genera emozioni profonde di stupore ed ammirazione nei confronti della realtà conosciuta
attraverso gli strumenti di ogni disciplina, sperimentando realmente la bellezza della conoscenza; fa "credere" nello studio,
aumentando la stima per l'attività ed il lavoro intellettuale, trovando in ciò la convinzione che valga la pena di studiare,
anche rinunciando ad altre soddisfazioni .
[…]
I due modi di intendere lo studio
Vengono qui delineati, per contrasto, alcuni modi di vivere lo studio caratterizzati da una motivazione immatura e, per
contrapposizione, da una motivazione valoriale.
La conquista di una motivazione matura allo studio è descrivibile come il passaggio
* Dall’imparare - al sapere
Imparare fa riferimento ad una concezione dell'apprendimento di tipo meccanico riproduttivo. E' descrivibile come il
tentativo di accumulare, immagazzinare informazioni, notizie,....
Il Sapere (dall'etimo "sàpere" = dare gusto,) indica l'acquisizione di una conoscenza ricca di significato personale , e
"goduta" per questo.
La conoscenza così acquisita plasma profondamente il modo di vedere ,sentire, pensare la realtà, divenendo vera cultura
personale.
* Dallo sforzo di studiare - alla fatica di imparare
Lo sforzo implica un' auto- imposizione volontaristica che cerca di annullare il desiderio contrario (non studiare).
La fatica implica l'accettazione reale del sacrificio , perché l'apprezzamento di un valore rende psicologicamente
sopportabile la rinuncia ai desideri contrari ad esso.
* Dallo sforzo di ricordare- alla capacità di fare memoria
La fatica di interiorizzare i contenuti senza una loro trasformazione personale genera stress e sensazioni di incapacità.
Ogni singola informazione non viene registrata attraverso un procedimento di tipo " fotografico" , tale da formare un
ipotetico archivio di informazioni. Nell'attività mentale le singole informazioni vengono collegate fra di loro e combinate ,
creando schemi e generalizzazioni , in un processo plastico che comporta un continuo rimpasto e contaminazione con le
idee precedenti.
Tale "software mentale" costituisce il " fare memoria", attività ben più coinvolgente del saper ripetere le cose lette o sentite.
Il passaggio consiste nel non ritenere la memoria come un contenitore , ma concepirla come prodotta attivamente da chi
studia.
* Dal sentirsi " diviso" - all'essere " intero"
Molti studenti hanno l'abitudine di studiare con la radio o la televisione accesa , oppure interrompono lo studio troppo
frequentemente .
La motivazione dichiarata di questo comportamento è la ricerca della concentrazione, cosa che ha sempre lasciato perplesso
i genitori .
Molto più probabilmente si esprime attraverso questi "sintomi", un rifiuto, camuffato e parziale , dello studio ed il
desiderio di fare altre cose ben più piacevoli.
Tale compromesso tra il desiderio e il dovere (studiare con la tv accesa) non è realmente appagante, perché toglie efficacia
allo studio e godimento allo svago.
Immergersi nello studio con tutto il proprio mondo interiore, come descritto, toglie la possibilità di "occuparsi d'altro" ,
essendo interamente coinvolti nell'attività intrapresa.
Ciò che spesso disturba lo studio , non è il silenzio esteriore (che giustifica la necessità di accendere la radio) , ma quello
interiore e psicologico : l'assenza di pensiero personale.
Quando uno studente ascolta la musica del proprio pensiero e ne è coinvolto, non ha bisogno di nessuna radio accesa per
poter studiare bene.
* Dal ripetere - al ricreare
L'attività " ripetitiva" è quasi sinonimo di studio, con l'inevitabile conseguenza della noia .
La personalizzazione dell'apprendimento così come descritta, implica lo scoprire qualcosa di nuovo, lo stupore, l'esperienza
del fascino e questo conferisce gioia ("ri-creazione" appunto) alla difficile attività dello studio.
L'esperienza di " leggerezza " e " divertimento" con cui si può vivere lo studio non significa mancanza di serietà : indica
piuttosto la mancanza di oppressione psicologica che può essere presente in esso.
* Dalla preoccupazione del voto - alla centralità della crescita personale
Non si tratta di sottovalutare l'importanza del successo scolastico, ma di subordinare quello alla realizzazione di
un’esperienza di crescita culturale ed umana.
Il vero studio crea nuove sensibilità , nuove modi di leggere e capire la realtà ,favorendo il formarsi di una profonda e
personale identità culturale .
* Dal dovere di studiare - al piacere di imparare
Nel primo caso lo studente segue la logica del dovere, ma la forza della sua decisione è parziale perché si regge su un volere
che non è alleato del desiderio. L'atto di volontà è principalmente sorretto dalla paura delle conseguenze negative ed
equivale alla autoimposizione in cui prevale un senso di frustrazione.
Nel secondo caso lo studente segue la logica del valore. Solo quando riesce ad apprezzare lo studio come " cosa valida in
sè" è libero, cioè capace di dedicarsi ad esso e di rinunciare a ciò che è contrario al suo perseguimento.
L’atto di volontà è vero e con effetti duraturi se unifica la persona che , sperimentando l'attrazione del valore, diviene
capace di desiderare e scegliere con maggior facilità ciò che dà vera soddisfazione . La capacità di desiderare il bene,
progressivamente educata , è fonte di energia psicologica e resistenza allo sforzo.
Anche i sacrifici possono essere fatti volentieri.
* Dal sapere freddo - al sapere caldo
Il sapere freddo è l' apprendimento " fatto solo per l'interrogazione" : prevarrà nello studente un vissuto di eccessiva ansietà
dovuta all’insicurezza riconducibile alla sensazione di non possedere personalmente i contenuti dell’apprendimento. Il non
essere interrogati nell'unico momento in cui si è studiato produce rabbia e uno sconforto che va ben oltre il comprensibile
disappunto.
Lo studente che possiede un sapere caldo esprime le sue conoscenze in modo "appassionato" e vitale . Per questo il compito
in classe e l'interrogazione non sono principalmente vissuti come un giudizio, ma come un momento espressivo, di
condivisione della propria ricchezza interiore .
Questo atteggiamento verso lo studio è in grado di produrre interrogazioni "belle" e non solo "giuste" , perché i singoli
elementi di conoscenza sono legati fra loro e posseduti in modo originale ed armonioso.
* Dal sentirsi una fotocopiatrice - all'esperienza della Sorgente interiore.
E' l'esperienza di essere abitati da un centro misterioso da dove nascono pensieri ed associazioni di idee che " aprono la
mente" , portando con sè il fascino della verità e della bellezza della realtà che ogni disciplina permette di intuire da
un'angolatura diversa.
La sensazione di essere sorpresi dalla verità e bellezza che appare grazie al proprio lavoro di " tessitura" , aumenta la stima
di se stessi , mentre aumenta il mistero della realtà.
Studiare senza provare tali emozioni è un'esperienza mortalmente triste, come ballare senza musica.
Essere colti anche solo per un istante dal fascino di una disciplina , fa sorgere un amore di riconoscenza per la stessa e per
le persone che con essa hanno reso possibile intuire che nella vita c'è qualcosa di bello, degno , affascinante cui dedicarsi.
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