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Facebook, La Storia_0

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Facebook, La Storia_0
The Start-Up of You
TITLE / CLASS <--> Facebook, La Storia / Saggio biografico
Come ormai moltissimi sanno, il "Facebook" è l'annuario dei
college, un libro nel quale sono raccolti dati e foto degli alunni.
"College" deriva dal verbo "Colligere", che significa
"raccogliere insieme". Dustin Moskovitz, compagno di
dormitorio di Mark Zuckerberg, analizzò in una sua tesina
questo fenomeno dichiarando che: "in un qualsiasi college, tra
due studenti sussistono al massimo due gradi di separazione".
Ovvero, tutti conoscono qualcuno che sa chi sei e tu attraverso le
persone che conosci puoi arrivare praticamente a tutti. Facebook
non poteva che sorgere nel posto dove è nato l'annuario
scolastico da cui prende il nome. Un college è un luogo
naturalmente virale, dove raggiungere facilmente quello che
Malcolm Gladwell ha battezzato, nell'opera omonima, Tipping
Point: il punto di non ritorno verso l'esplosione virale.
L'AUTORE <--> David Kirkpatrick
Giornalista appassionato di innovazione, dopo
un'esperienza come senior editor per Fortune decide di
aprire un proprio progetto di divulgazione tecnologica. Si
tratta del Techonomy Media Inc, la cui missione è
"illuminare le connessioni tra tecnologia, innovazione,
crescita economica ed equità sociale".
La critica si è divisa su “The Facebook Effect” (titolo
originale dell’opera). Un post di Michael Arrington sul
celebre blog Techcrunch, ad esempio, lo dipinge come
"follemente innamorato di Facebook", poco oggettico sulle
questioni morali e le implicazioni riguardanti la privacy.
Quasi tutti risultano però concordi nell'affermare che la sua
biografia è decisamente più vicina alla realtà rispetto al film di David Fincher del 2010 "The Social
Network".
REBEL REBEL <--> 5 ragazzi. 5 personalità. 5 stili di vita. 5 scintille che hanno acceso quella che
oggi è l'anima della festa di Internet.
La storia di Facebook vede alternarsi un numero altissimo di personaggi. Molti si rivelarono
comprimari di passaggio. Altri diedero un grande apporto per un periodo limitato. Altri ancora
giunsero a successo raggiunto, eppure divennero figure determinanti.
Di seguito, i 5 padri fondatori di Thefacebook, fino alla sua maturità, siglata con il cambio del
dominio nel "più elegante" facebook.
Mark Zuckerberg:
"Fondatore, Comandante, Nemico pubblico".
Ecco come si presentò sul proprio profilo agli albori.
Introverso eppure consapevole di possedere grandi
capacità, spesso impudente e arrogante.
Ciononostante sa ascoltare i consigli delle persone
che stima, e li mette in pratica. Ha le idee chiare: fin
dai tempi di Harvard prendeva sempre l'iniziativa nel
gruppo. Spiega Kirkpatrick: "Dire a Zuckerberg che
una cosa era impossibile era come sventolare un
drappo rosso davanti a un toro". Possiede molte delle caratteristiche del vero leader: reagisce alle
influenze esterni cambiando la rotta con naturalezza. Si comporta come il capitano di una nave
pirata, avversa allo status quo. Novello Steve Jobs, è ossessionato dall'usabilità del prodotto e dalla
soddisfazione dell'utente.
Odia la pubblicità tradizionale, al punto che rifiutò proposte da aziende che riteneva estranee
all'atmosfera giocosa e studentesca di Thefacebook, tra cui Goldman Sachs. Per qualche mese
decise di accompagnare i banner con una didascalia: "Non piacciono neanche a noi, queste
pubblicità, ma servono a pagare le bollette".
Unisce la determinazione a uno scetticismo latente, come "i più grandi costruttori di imperi, che non
danno mai per scontato Il loro successo. Anche perché è risaputo: solo i paranoici sopravvivono."
Nemmeno quando raggiunsero i 200 milioni di utenti si adagiò sugli allori, e invece di un ufficio
isolato scelse di rimanere in mezzo alla ciurma, per toccare con mano la corrente da vivo, come agli
inizi.
Ritiene i soldi utili, alle volte necessari, mai fini a loro stessi: Dopo solo quattro mesi dalla nascita
di Facebook un finanziere gli offrì dieci milioni di dollari per il progetto. Non pensò seriamente di
accettare nemmeno per un istante.
Spese invece 10.000 dollari perchè Thefacebook sponsorizzasse un torneo nazionale di Beirut (o
“Beer Pong”): variante del ping pong dove ad ogni errore si beve birra e chi perde finisce ubriaco
fradicio. Lo Stanford Daily gli chiese perchè ci spendesse 10.000 dollari, al che lui rispose: "Perchè
è figo".
Dustin Moskovitz: "Programmatore non più sacrificabile, sicario
prezzolato".
Così recitava nel 2004 la sua pagina "about". Lo stakanovista del
gruppo, figura centrale in qualsiasi startup. Fin dalla nascita, Facebook
lotto tenacemente per evitare che i server si sovraccaricassero e il sito
rallentasse. La ciurma sapeva che Friendster, il primo social network di
massa, era stato abbandonato dagli utenti in quanto le pagine
impiegavano troppi secondi a caricarsi. Nei primi anni erano
ossessionati dal terrore di fare la stessa fine: Moskovitz passava le notti
in bianco per evitare che questo accadesse, aggiustando bachi del
sistema fino a quando la velocità sul sito tornava brillante. La stessa
espansione, dapprima college per college, era strettamente correlata alla capacità dei server. Fino a
quando il sistema non si dimostrava capace di sopportare un peso 10 volte superiore a quello
attuale, Mark e Dustin rifiutavano le richieste di iscrizione, seppur insistenti, di nuove università.
Dustin è un grande portavoce del motto: "se non lo sai fare, imparalo da zero sul campo". Quando
chiese al compagno di scuola Zuckerberg di collaborare al neonato Thefacebook, l'amico lo freddò
con un "Non sei un informatico. Non sai programmare. E adesso qui servono programmatori".
Qual’era il problema? Si chiese Dustin. Nel giro di un week-end si lesse un libercolo per
programmatori alle prime armi, tornò nella stanza di Mark e gli lanciò il libro sulla tastiera: "So
programmare. Adesso fammi lavorare al tuo stramaledetto sito!"
Eduardo Saverin: "Questioni d'affari, questioni aziendali, questioni
brasiliane".
Grande amico di Zuckerberg all'epoca di Harvard, Saverin è stato il
direttore finanziario dell'azienda fino al duro scontro con Sean Parker e
lo stesso Zuckerberg.
Matematico di talento, il suo apporto al progetto Thefacebook si
riassume in 2 azioni. Innanzitutto, la creazione dell'algoritmo di
Facemash, progetto che procurò a Mark una certa notorietà studentesca
e la convinzione di possedere grandi capacità informatiche declinate ai
network sociali. Oltre a questo, l'investimento di 1000 dollari prima e
18000 dollari poi per avviare concretamente la startup.
Chris Hughes
Portavoce ufficiale di Thefacebook, smistava le richieste di interviste sui
giornali universitari di tutto il paese dal suo dormitorio di Harvard.
Laureato in lettere, Hughes possiede un talento innato per la
comunicazione ed è un perfetto ponte tra le esigenze del pubblico e le
idee spesso stralunate dei geek informatici. Quando arrivava il momento
di introdurre una novità sul sito, tutti volevano sapere il suo parere.
Chris anteponeva tuttoa due priorità: la privacy e la semplicitá d'uso.
Consulente per il sito della campagna presidenziale 2008 di Barack
Obama, nel 2010 fonda il social network Jumo, dedicato a cause
umanitarie. Nel 2012 prende le redini della rivista politica liberale The
New Republic.
Sean Parker: "Mezzosangue contorto. Esteta razionale." Cofondatore di
Napster e Plaxo. Quando nell'estate 2004 Mark, Dustin e altri amici si
trasferirono per le vacanze in California, prese in mano le redini del
progetto, diede uno scossone al suo network di relazioni professionali e
riuscì a coinvolgere diversi investitori. Tra essi capeggiava Reid
Hoffman, fondatore di LinkedIn, il quale a sua volta organizzò un
incontro con Peter Thiel, fondatore di PayPal. Thiel finanziò
Thefacebook con una cifra davvero niente male: 500.000 dollari.
Parker è un ribelle nato: mal sopporta l'autorità. Nutre scarso rispetto per
qualsiasi regola. Autodidatta sugli studi, viene così definito da
Kirkpatrick: "artista del business, se è lecito giustapporre queste due
parole (...) unisce una cultura profonda sul business, la storia, l'economia
e la psiche umana all'impazienza dell'artista, l'impulsivitá e la visionarietà".
Frontman assoluto durante riunioni e negoziati, per lui una startup è come una rockband, deve
destabilizzare il sistema e non piegare mai la testa. Non per nulla, all'epoca presidente di
Thefacebook, ingaggiò il writer metropolitano David Choe, per rendere il primo ufficio a Palo
Alto più "cool".
Il punto debole di Parker? La costanza. Alterna momenti di grande energia a giornate in cui si
eclissa completamente. Non di rado disdice riunioni senza preavviso causa hangover a una festa.
Condivide con Zuckerberg l'arroganza, ma non l'affidabilità, e per questo (oltre che per qualche
problema con le droghe) è stato allontanato da Plaxo prima, da Facebook poi.
Ma lui e Mark rimangono ottimi amici.
WEB TRIBE <--> I Makers: coloro che fanno.
Coloro che amano costruire, progettare, concretizzare le visioni che hanno dentro. Coloro che
bruciano le tappe e spesso si lanciano su un progetto senza attendere di raggiungere una laurea, una
promozione, una sicurezza economica. Coloro che iniziano senza sentirsi pronti.
Per i makers non si è mai pronti, se non quando il lavoro è stato portato a termine.
6 KILLER TOOLS <--> 6 innovazioni sostanziali. Ognuna di esse ha
segnato una svolta nella storia di Facebook, e del web sociale in toto.

Poke. Una funzionalità nonsense a sfondo piccante. Alzi la
mano chi non ha mai "pokato" qualcuno. Inizialmente, la
descrizione del poke si trovava sul sito stesso: "abbiamo
pensato che potesse essere divertente creare una funzionalità
senza alcuno scopo preciso, (...) quindi fatene quel che vi pare,
perchè non saremo noi a spiegarvi a cosa serve." Nella realtà di
tutti i giorni, per Zuckerberg "pokare" er sinonimo di spintarelle alle ragazze per attirare la
loro attenzione. Non fu un caso se il poke si caricò immediatamente di doppi sensi.
D'altronde, l'attività su TheFacebook fin dagli albori venne alimentata dagli ormoni tardo
adolescenziali. Apparentemente futile, il poke provoca assuefazione per il fatto di essere
liberamente interpretabile. Lanciato insieme al sito, è stato un fattore determinante al suo
immediato successo. Ancora oggi rimane una delle funzioni più in vista. Pokami, stupido.

Tag Sociali. Prima di lanciare il sistema di photo hosting che avrebbe permesso di caricare
immagini su Facebook, i progettisti si lambiccarono il cervello su come renderle più
"social". Flickr stava spopolando grazie all'uso dei tag, che permettevano di etichettare i
contenuti delle foto ai concetti decisi agli utenti, come nomi di luoghi, città, oggetti. Ed ecco
che un giovane programmatore di nome Sittig se ne viene fuori affermando che "la cosa più
importante in una foto, per me, sono le persone ritratte".
Di conseguenza, i tag di Facebook sarebbero stati associabili unicamente alle persone
ritratte. Inoltre, per permettere alle foto di essere caricate e sfogliate più velocemente si
sarebbe sacrificata la qualità dell'immagine. Il lancio delle servizio fu un successo
stratosferico, diventando il servizio più popolare di Facebook e confermando che in un
network sociale l'estetica e la componente artistica delle immagini conta ben poco, rispetto
alla loro valenza sociale. Provate anche voi: caricate la foto più bella che possedete di un
paesaggio o di un quadro. Poi postate un'immagine di qualità scadente che vi ritrae con i
vostri amici, e taggateli tutti. La seconda attrarrà un interesse esponenzialmente più alto.
MySpace, che ha puntato su opere d'arte amatoriali dal taglio edonistico, ne sa qualcosa.

News Feed. Oggi si parla molto dell'informazione 2.0. Del fatto che le notizie più importanti
rimbalzano prima sui social media e raggiungono i nostri amici. C'è già chi annuncia un
"effetto bolla" che ci porterebbe ad assumere informazioni a compartimenti stagni in base ai
gusti dei nostri amici.
Ebbene, il concetto di notizia sociale nacque il 5 settembre 2006, giorno in cui Facebook
lanciò il proprio news feed. Gli utenti
trovarono in un'unica sezione tutto ciò che
stavano combinando i loro amici, senza
dover visitare le loro pagine specifiche del
profilo. Un continuum di informazioni
aggregate, a portata di mano.
Inizialmente, gli utenti non apprezzarono.
Risposero creando gruppi dai nomi quali: Studenti contro le Notizie di Facebook; La sezione
Notizie è una schifezza improponibile; Chuck Norris vieni a salvarci dalle Notizie di
Facebook! Il problema era semplice: le persone hanno bisogno di tempo per digerire i
cambiamenti che coinvolgono uno strumento d'uso quotidiano. E quello era un grosso
cambiamento. Poter visualizzare in ogni momento e in tutta semplicità qualsiasi cosa
facessero i propri amici, faceva sentire molti utenti degli stalker involontari. Tanto che il
servizio venne ribattezzato da diversi blogger "Stalkerbook". Fu solo grazie alla pronta
risposta di Zuckerberg sul blog ufficiale di Facebook, se si evitò la catastrofe.
L'algoritmo delle Notizie è tutt’oggi una formula segreta, si conosce solo l'idea in base alla
quale vengono ordinate le notizie di ciascun utente: "Uno scoiattolo che muore davanti a
casa vostra può essere più interessante per voi, in questo momento, rispetto alle persone che
muoiono in Africa".

Piattaforma per applicazioni. Un'altra data epocale nella storia di Facebook è senz'altro il
24 maggio 2007: fu il giorno della manifestazione f8: un gigantesco contest per sviluppatori
della durata di 8 ore. Ma soprattutto, il f8 inaugurava il cambiamento di Facebook da
semplice strumento di comunicazione a piattaforma social per lo sviluppo di
applicazioni. Lo stesso nome, come spiega Kirkpatrick, strizzava l'occhio all'idea che il fato
(fate) di Facebook fosse quello di diventare, appunto, una piattaforma. Questa scelta avrebbe
trasformato Facebook nel fulcro di un ecosistema di partner in grado di produrre e
promuovere applicazioni interne.
Inoltre, e questa fu la notizia davvero sensazionale: la piattaforma era aperta a tutti,
completamente gratuita. Chiunque avrebbe potuto sviluppare ciò che voleva nel modo che
preferiva. Grazie alla piattaforma i media di tutto il mondo cominciarono a considerare
Facebook uno strumento sociale rivoluzionario, più che un luogo di ritrovo per adolescenti.
E fu grazie ad essa che nacquero applicazioni quali iLike e giochi di enorme successo
come Texas Hold'Em Poker, Farmville e Scrabulous. Dopo aver inaugurato la piattaforma,
chi entrava in Facebook aveva l'impressione di muoversi in un universo autosufficiente, in
grado di fornire praticamente tutto ciò che offriva il resto della rete.
E fu dopo questo giorno magico che Rupert Murdock, fresco di un largo investimento con il
quale aveva acquisito MySpace, si lasciò andare con la seguente affermazione: "forse ho
comprato il social network sbagliato..."

Social Ads. Zuckerberg non odiava tutta la pubblicità, ma "solo quella che fa schifo". In
altri termini, quella che non risulta davvero utile all'utente, e che ne interrompe l'esperienza
di navigazione senza un valore aggiunto. Ad esempio, quando nel 2006 la Sprite venne
rilanciata con una nuova confezione, la loro agenzia pubblicitaria offrì a Facebook 1 milione
di dollari per un grosso banner verde che per 1 solo giorno avrebbe capeggiato sulla home
page del sito. "Non ci penso nemmeno" fu la risposta di Zuckerberg.
Il denaro era però divenuto una priorità per mantenere server e le persone che lavoravano
quotidianamente. Era possibile ideare forme promozionali meno invasive dei classici banner
generalisti? La risposta, dopo diversi tentativi, passi falsi ed errori clamorosi, arrivò e fu
duplice. Da una parte i Social Ads (o Facebook Ads): annunci autogestiti dagli utenti, i
quali decidono come targettizzare le loro pubblicità, raggiungendo le tribù di internauti
realmente interessate ai loro prodotti e servizi. Dall'altra gli Engagement Ads: campagne
pianificate con grandi brand e improntate sui contenuti, sul fatto che l'utente deve essere
coinvolto in una conversazione, e non bombardato di annunci autocelebrativi e
autoconclusivi.

Facebook Connect. Attraverso questo servizio, qualsiasi sito può agevolare l'interazione
con gli utenti permettendo loro di collegarsi attraverso i dati personali in Facebook. Hanno
aderito milioni di siti, compresa oltre la metà dei sit più grandi del pianeta. C'è chi vede
Facebook Connect, in prospettiva, come un passaporto: necessario un domani per muoverti
in rete.
10 LIKE <--> I Dieci Comandamenti da seguire per essere assunti nell'azienda 2.0 per eccellenza.
1. Non pensare al lavoro come a un lavoro. I colleghi
sono tuoi amici. Capiterà di lavorare a Natale e nei
weekend, fino alle cinque del mattino. Se sei qui è perché ci
credi e ti senti parte di qualcosa di grande.
2. Fallo semplice. Il segreto è togliere le funzioni, non
aggiungerle.
3. Fallo che funzioni. Se le pagine non si caricano in
fretta, se l'utente non trova subito ciò che cerca, allora stai
facendo un pessimo lavoro.
4. Fallo per le persone. Se non ti sta a cuore la
soddisfazione reale degli utenti, questo non è il posto per te.
5. Non dire sempre di sì. Odiamo i lecchini.
6. Per le decisioni importanti, usa un terzo d'istinto e
due terzi di analytics.
7. Non arrivare in ufficio al mattino troppo presto. Meglio se non prima di mezzogiorno. In
ogni caso, è la notte il momento in cui si prendono le decisioni davvero importanti: dalle 2
alle 4 del mattino.
8. Usa l'instant messaging per comunicare tra colleghi in ufficio, per non disturbare gli altri.
9. Le apparenze contano, per la nostra rivoluzione. Non vestirti come tuo papà o tuo nonno.
10. Fatti notare prima di terminare gli studi.
SOCIAL NETWORK HISTORY <--> L'evoluzione darwiniana dei network sociali: solo i migliori
sopravvivono.
Il terzo capitolo dell'opera di Kirkpatrick è una retrospettiva dedicata ai numerosi protagonisti del
social networking, dalla nascita al post facebook. Assecondando il pensiero secondo cui "nulla si
crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma", l'autore difende indirettamente Zuckerberg dalle note
e ripetute accuse di furto di idee. Facebook sarebbe l'erede di idee e progetti che si sono evoluti
negli ultimi quarant'anni, sfociando poi nel social networking moderno.
Correva l'anno 1997..

Sixdegrees - A New York 2 studiose di sociologia applicata a
internet inaugurano un servizio di networking basato su nomi veri. Fino ad
allora le virtual community erano caratterizzate dall'anonimato dei membri.
In Sixdegrees invece, ci si muoveva scoprendo persone reali. Si disponeva
di 2 funzioni principali: Connect Me, con la quale collegarsi a un'altra
persona, e Network Me, che permetteva di scoprire persone con caratteristiche impostate
dall’utente. Nel 1999 raggiunse i 3,5 milioni di utenti registrati, ma non li oltrepassò.
Il suo più grave problema? La tecnologia Di fine millennio non permetteva agli utenti di
inserire la propria immagine. Il classico caso dove le idee si rivelano troppo avanti con i
tempi.

Plaxo - Dopo la chiusura del progetto di file sharing musicale Napster, il
co-fondatore Sean Parker pose la basi per Plaxo, a metà tra un social network
moderno e un servizio di contact management. Funzionava in questo modo: si
inseriva la propria rubrica in un server centrale e Plaxo l'avrebbe gestita e
ottimizzata, contattando quelle persone in tua vece. L' "agente digitale di
networking" alla lunga si rivelò stressante per molti utenti, che abbandonarono
il servizio.

Ryze - Nello stesso periodo, l'imprenditore Adrian Scott lanciò
un progetto molto simile a un LinkedIn ante litteram. Ryze
poggiava su premesse interessanti: migliorare ("rise up") le
opportunità di business aumentando la qualità della propria rete professionale. Ma non andò
mai oltre la stretta cerchia dei tecno-fanatici di San Francisco.

Friendster - Jonathan Abrams era un programmatore membro di Ryze, e da
festaiolo impenitente qual'era, decise di creare un network più leggero, utile alle
persone per socializzare più che per migliorare il business. L'idea alla base era
la seguente: "si possono conoscere più persone interessanti se si riesce a
conoscere gli amici dei propri amici". Aperto nel 2003, Il successo di Friendster
iniziò dove Sixdegrees si era arenato: grazie alle immagini degli utenti, che per
la prima volta apparivamo di fianco al proprio nome. In pochi mesi aggregò
milioni di profili, una escalation spaventosa. Da una parte questo portò la gente
a ribattezzare Friendster "il nuovo Google", dall'altra lo distrusse: il portale cresceva troppo
rapidamente e non riusciva a gestire il proprio successo. I server erano perennemente
sovraccarichi. Gli utenti impiegavano fino a venti secondi per visualizzare una pagina, e
cominciarono a guardarsi altrove, in cerca di novità. Una lezione che Zuckerberg e
compagni tennero a mente, cercando costantemente di tenere il successo sotto controllo,
allontanando quella che nominavano la "maledizione di Friendster".

Tribe - Inaugurato nel maggio 2002 da Mark Pincus,Tribe.net
permetteva ai membri di aggregare “tribu”
in base ad interessi comuni. Pensato inizialmente per veicolare
baratti e compravendita di oggetti, si
trasformò presto in un ritrovo di gente alternativa, che si incontrava per organizzare ad
esempio il Burning Man in Nevada o pratiche sessuali alternative. Non particolarmente
apprezzato dalla gente “comune”, non fece grandi numeri. Pincus si è poi preso la sua
grande rivincita grazie a Zynga, azienda che ha sfornato social games dalla popolarità
planetaria, quali Farmville o Mafia Wars, e continua a mietere trionfi.

LinkedIn - Fondato anch’esso nel 2003. L’idea è di Reid Hoffman, grande amico di Pincus.
Come spiega Kirkpatrick: “Hoffman è una figura centrale nella storia della
Silicon Valley (…) egli riteneva che il social networking si sarebbe
sviluppato lungo due direttrici distinte, personale e business, quindi non si
sentiva in conflitto di interessi rispetto a Friendster, MySpace, e di lì a
poco, Facebook”. Infatti Hoffman offrì sostegno prima a Friendster, e poi
indirettamente ma in modo cruciale a Facebook, organizzando l’incontro
con Peter Thiel che diede la prima grande spinta finanziaria al progetto di
Zuckerberg.
LinkedIn deve molto a Ryze: come il suo predecessore gestisce il profilo utenti come un
curriculum vitae interattivo. Le persone cercano lavoro, si raccomandano a vicenda, si
scambiano consigli. A differenza di Ryze, però, LinkedIn prese il volo ed è oggi insieme a
Twitter e Facebook nella triade dei progetti di Social Networking di più grande e duraturo
successo.

Orkut - Sviluppato da un talentuoso ingegnere turco militante in Google, Orkut
Buyukkokten, e lanciato nel gennaio 2004, si tratta del primo grande
esperimento sui social network da parte di Big G. Inizialmente ebbe successo
negli Stati Uniti, e tenne testa all’ascesa di MySpace. Alla fine del 2004 però,
cominciò a diffondersi in Brasile e a “parlare” portoghese. Gli statunitensi lo
abbandonarono. Oggi è molto attivo in India e in Brasile, dove si è spostato il
quartier generale.

MySpace - Un altro serio problema di Friendster era la sfida
quotidiana con i cosiddetti "fakesters", ovvero come spiega
Kirkpatrick: "gli utenti con nomi e identità fittizie, come cartoni
animati o cani. Abrams era irremovibile sulla necessitá che gli
utenti usassero il loro vero nome, e cacciò dal sito molti fakesters".
Fu proprio dall'episodio dei fakesters che Tom Anderson e Chris De
Wolfe, utenti iperattivi del portale e residenti Los Angeles, decisero
di aprire un nuovo servizio di social networking. L'obiettivo
dichiarato era quello di "allontanarsi dai continui crash e rallentamenti di Friendster e dare
vita a un sito in cui gli utenti potevano crearsi l'identità che volevano". Fu così che nacque
MySpace: "l'approccio era improntato all'accumulo e all'inseguimento del successo
commerciale: se qualcosa si era dimostrato popolare sul web, allora doveva esserci anche su
MySpace. (...) Gli ideatori adottarono un approccio tollerante su quasi tutti i fronti. E gli
utenti ne furono felicissimi. Anderson e De Wolfe erano maghi dell'improvvisazione:
quando si resero conto che un difetto di programmazione permetteva agli utenti di caricare
codice html sul loro profilo, invece di correre ai ripari, incentivarono la pratica finché
moltissimi utenti si dedicarono alla modifica creativa del proprio profilo lavorando
direttamente dal codice sorgente.
MySpace si espandeva senza freni, e sembrava destinato al trionfo su scala globale. Fino a
quando non arrivò la creatura di Zuckerber a spodestarlo dal trono dei social network.
ZUCKBOOK <--> Il diario segreto di Mr. Zuckerberg.
Come un Philip K. Dick ha la sua Esegesi e un Leopardi il suo Zibaldone di pensieri, anche il
giovane Mark tiene un diario di pensieri, orientati alla strategia complessiva e il futuro di Facebook:
o
o
o
o
L'oggetto: un piccolo quaderno rilegato in pelle. A molti ricordava "un quaderno di
quelli che si portava dietro Mao".
Il nome: Il libro del cambiamento. Sotto il titolo, una citazione: Sii il cambiamento
che vorresti vedere nel mondo - Gandhi.
La forma: grafia minuscola ed estremamente precisa, da architetto o designer. Quasi
un paradosso per un ragazzo che passa le giornate a digitare sopra una tastiera.
I contenuti: "c'erano descrizioni lunghe e dettagliate delle funzionalità che sperava
di introdurre negli anni successivi: quello che sarebbe diventato il feed delle Notizie,
il progetto di aprire le iscrizioni a utenti di ogni provenienza, e di trasformare
Thefacebook in una piattaforma di applicazioni create da altri. Chi l'ha letto racconta
che a tratti il testo diventava quasi un flusso di coscienza. Lo stesso Zuckerberg ogni
tanto annotava sui margini: Qui mi sembra che non si vada a parare da nessuna
parte. Ma per molti, in azienda, quel quaderno era importante come gli schizzi di
Michelangelo.
THE REASON WHY <--> Un professionista del Web dovrebbe leggere Facebook, La Storia per..
.. Ripercorrere un evento di portata epocale. Matt Cohler, consigliere di Zuckerberg dal 2005,
ricorda: "era uno di quei periodi in cui il clima culturale tocca vertici di creatività irripetibili (...)
come il jazz a New York negli anni quaranta, o il punk nei settanta, o la Prima scuola di Vienna alla
fine del Settecento." Immergendosi nella già lunga e articolata case history di Facebook, anche un
professionista italiano del web può sentire l'ebbrezza da partecipazione che sale. La lettura di un
testo come questo produce consapevolezza, energia, e desiderio di cambiare un bel po’ di cose.
LE NUOVE PROFESSIONI DEL WEB & FACEBOOK, LA STORIA
 Community Manager: Facebook ha vissuto diverse crisi, se lo consideriamo
un'enorme community. Ogni volta gli utenti si son auto-organizzati sfruttando gli
stessi elementi del servizio, in particolare i gruppi, e tutte le volte è stata necessaria
una risposta chiara, convincente e consistente dallo stesso Zuckerberg per riuscire a
risolvere la situazione. In tutte le occasioni il fondatore di Facebook ha dichiarato di aver
imparato qualcosa di importante, sulla gestione e sulla psicologia di massa degli utenti. La
prima crisi è arrivata a causa della sezione Notizie: le proteste si sono organizzate attorno ad
alcuni gruppi decisamente attivi, arrivando ad aggregare milioni di persone. La risposta
giunse dal blog ufficiale, con un post dal titolo: "Calmatevi. Respirate. Vi ascoltiamo."
Spiegando serenamente, con toni moderati ma concreti le modalità di utilizzo delle Notizie,
Mark riuscì a sedare la rivolta. E capì una lezione fondamentale per chi gestisce una
community: i cambiamenti vanno sempre spiegati, mettendosi dalla parte degli utenti.
Un analogo botta e risposta avvenne in altre due importanti occasioni: dopo il lancio
fallimentare del servizio promozionale Beacon, e durante il cambio delle impostazioni di
privacy degli utenti, ritenute troppo aperte, a discapito delle persone. Nel primo caso la
risposta sul blog ufficiale riportò una pubblica ammenda: si erano sbagliati, non avevano
testato a sufficienza il servizio. Si scusavano. Nel secondo caso, per risolvere la questione
non solo Zuckerberg ascoltò le proteste, ma organizzò la prima votazione pubblica che si
fosse mai svolta su di un Social Network, e che avrebbe orientato le decisioni da prendere in
materia di privacy. Un primo, seppur imperfetto ma estremamente concreto esempio di
democrazia partecipativa, che gli utenti apprezzarono.
 All-line Advertiser: alcuni tra i primi engagement ads di Facebook sono
diventati case study che ogni advertiser dovrebbe studiare a fondo: Mazda chiese ad
esempio agli utenti della sua fanpage di aiutarla nel progettare un'auto per il 2018:
risposero alla chiamata studenti di design da tutto il mondo.
Dalla pagina Ben & Jerry's fu lanciata l'iniziativa: "scegli il nuovo gusto!"
La piccola casa di produzione Mass Animation andò oltre, coinvolgendo gli utenti nella cocreazione di un film di animazione della durata di cinque minuti, dal titolo Live Music.
SHARE POINT <--> Frasi e parole tratti da Facebook, La Storia da rubare e condividere in libertà.

La fortuna favorisce la mente preparata (Louis Pasteur)

Guardate il mondo intorno a voi: con una spinta leggerissima, applicata al punto giusto,
può essere capovolto (Malcolm Gladwell)

All'epoca di Warhol, ciascuno di noi sarebbe diventato famoso per quindici minuti.
All'epoca del web 2.0, ciascuno di noi è famoso per 15 persone. (David Weinberger)
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