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Ritorna la piccola mobilità

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Ritorna la piccola mobilità
l av o r o
Ritorna la piccola mobilità
di alberto giorgiutti, daniele cattunar *
Corsa a ostacoli - Incentivi all’assunzione prima tagliati,
ora riproposti, ma solo grazie a un curioso meccanismo
Come noto, gli incentivi per
l’assunzione dei lavoratori
licenziati individualmente
per riduzione di personale e
collettivamente da imprese
con meno di quindici dipendenti sono stati cancellati
dal precedente Governo, che ha preferito
tutelare i dipendenti delle grandi aziende
(per la Fornero non ‘esiste’ il tessuto delle
piccole aziende). I lavoratori in questione, a
seguito del licenziamento, potevano iscriversi presso i centri per l’impiego in una
speciale lista convenzionalmente chiamata ‘piccola mobilità’. Le aziende che procedevano alla loro assunzione potevano
fruire di un periodo di contribuzione Inps
agevolato del 10% rispetto al normale 30%
circa, per un periodo fino a due anni. Si
trattava di un incentivo molto ambito, ma
che aveva anche una vera e propria funzione sociale di agevolare il reinserimento di
questi lavoratori, di tutte le età, nel mondo
del lavoro. La speranza su un ripensamento del Governo è stata vana.
euro mensili per 6 mensilità per assunzioni a tempo determinato. Somme da riproporzionare in caso di part-time.
L’assegnazione degli incentivi sarà gestita direttamente dall’Inps con procedura telematica fino a esaurimento dei fondi
stanziati. Non è prevista, come per la norma in vigore fino al 2012, l’incentivazione
della trasformazione a tempo indeterminato del contratto a termine.
successione di note
Con una nota dello scorso 13 febbraio,
il ministro Fornero annunciava, però, lo
stanziamento di circa venti milioni di euro
per rifinanziare almeno in parte gli incentivi per la piccola mobilità. Con un’ulteriore nota ministeriale apparsa l’11 marzo lo
stesso ministro annunciava il varo di un
decreto che avrebbe previsto un’agevolazione per l’assunzione di tali lavoratori, in
sostituzione dei vecchi incentivi. Nel frattempo, l’Inps bloccava i vecchi incentivi
per mancanza di copertura finanziaria.
Il decreto del 19 aprile scorso dispone
per le aziende che nel corso del 2013 hanno
assunto o assumeranno, a tempo determinato o indeterminato anche part-time
o a scopo di somministrazione, lavoratori
licenziati nei dodici mesi precedenti l’assunzione, per riduzione di personale, o per
trasformazione o cessazione di attività da
piccole imprese, un incentivo così suddiviso: 190 euro mensili per 12 mensilità per
assunzioni a tempo indeterminato; 190
GIUGNO 2013
formazione obbligatoria, ma fumosa
Il secondo comma del decreto è quello,
però, più controverso in quanto viene stabilito che “per usufruire del beneficio il da-
tore di lavoro deve garantire interventi di
formazione professionale sul posto di lavoro a favore del lavoratore assunto, anche
mediante il ricorso alle risorse destinate
alla formazione continua di competenza
regionale”. Non vengono fornite ulteriori indicazioni in merito alle materie della
formazione, alle modalità per accedervi e
alla durata di tale formazione per non incorrere nell’eventuale revoca del beneficio.
Dovremmo pertanto attendere ulteriori
istruzioni.
La previsione di questo, quanto mai curioso, comma può essere dovuta al fatto
che per finanziare questo incentivo si è attinto alle risorse del Fondo di rotazione per
la formazione professionale e del Fondo
sociale europeo. Si tratta, sostanzialmente, di un comma ‘politico’, che serve a giustificare il prelievo ‘forzoso’ di denaro per
finanziare degli incentivi, che nulla avrebbero a che fare con le finalità del fondo dal
quale vengono prelevati.
Il decreto individua nell’Inps il soggetto
che dovrà occuparsi di definire le modalità di attuazione della norma per quanto
concerne l’invio della domanda in via telematica. Essendo i fondi stanziati piuttosto
limitati, la domanda sarà presa in considerazione sulla base dell’ordine cronologico
di arrivo attraverso la probabile istituzione
di un click-day. Le domande, che dovranno rientrare nell’ambito del ‘de minimis’,
oltretutto, non potranno riguardare assunzioni ancora da farsi e saranno, quindi,
esaminate prioritariamente quelle relative
ad assunzioni effettuate nei primi mesi di
quest’anno.
la regione fa giustizia
Fortunatamente, le politiche attive regionali in Friuli sono intervenute garantendo, comunque, contributi regionali
sulle assunzioni a tempo indeterminato
fino a 14mila euro; non sono, però, riusciti
a dare copertura alle assunzioni a termine
di persone uscite dal mondo del lavoro per
crisi. Nelle altre regioni, invece, resta un
divario enorme di possibilità di assunzione su dipendenti usciti da aziende piccole
e dalle grandi aziende industriali e commerciali. Una delle novità della Riforma
Fornero che potrebbe, in qualche misura,
aggirare il blocco delle assunzioni dalla
piccola mobilità è la possibilità di assumere gli iscritti nella predetta lista con contratto di apprendistato. In questo caso non
ci sono limiti di età e si possono ottenere le
medesime agevolazioni contributive per la
durata massima di diciotto mesi. Gli obblighi sono, però, gli stessi del normale apprendistato e cioè la predisposizione di un
piano formativo e l’obbligo di frequenza di
120 ore in tre anni presso gli enti formativi
accreditati e la rimanente formazione (di
regola 80 ore all’anno) in azienda. Le 120
ore di formazione esterna si riducono a 80
se il soggetto è diplomato e a 40 se laureato. Questo tipo di apprendistato, però, non
prevede la possibilità di recedere con preavviso al termine del periodo formativo,
ma solo attraverso un licenziamento individuale per giustificato motivo.
*Studio Giorgiutti Alberto & Associati
ilFRIULI BUSINESS 65
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