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IL CIBO CHE BUTTI NON È UN GIOCO

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IL CIBO CHE BUTTI NON È UN GIOCO
IL CIBO CHE BUTTI
NON È UN GIOCO
Se ragioni, non lo fai
La lotta allo spreco
del cibo e dell’acqua,
nel rispetto di chi non
ne ha e della natura,
è un tuo dovere.
1
INDICE
3
3
3
3
4
5
6
6
7
7
7
8
8
9
La terra ha
r
sufficienti pe isorse
r
i bisogni di t
utti ,
ma non
per l’avidità
di tutti .
Definizioni
I numeri dello spreco del cibo
Confronto tra i dati dello spreco
Chi spreca
Le cause degli sprechi
Perdite e sprechi in Italia
Cosa spreca una famiglia italiana
Ma tutto il cibo è davvero da buttare?
Conseguenze dello spreco alimentare
Raccomandazioni per ridurre gli sprechi alimentari
Conclusioni
Anche l’acqua è una risorsa importante
Alcuni accorgimenti possono essere
Tavole della campagna referendaria: l’acqua non si vende
Mahatma G
andhi
PREMESSA
Lo spreco alimentare è lo scandalo più silenzioso e invisibile del
nostro tempo: pochi ne parlano e troppi non vedono gli alimenti ancora buoni gettati nei bidoni della spazzatura!
Nel mondo si getta via tanto cibo commestibile da poter sfamare, se recuperato, tre volte le persone denutrite; si mangia male,
o troppo o troppo poco, ed il resto si butta via.
Anche l’Italia fa la sua parte: in tutti gli anelli della filiera agroalimentare si perdono e sprecano alimenti… una montagna
di prodotti non utilizzati che bruciano risorse economiche ed
ecologiche (ettari di suolo, metri cubi di acqua, tonnellate equivalenti di anidride carbonica... ).
Combattere lo spreco alimentare e le sue conseguenze deve essere una priorità economica ed ecologica oltre che sociale (…)
È necessario agire immediatamente per ridurre progressivamente gli sprechi attraverso il controllo e la prevenzione di tutte
le attività che implicano la gestione del cibo, acqua, energia,
rifiuti, mobilità…
Fonte: Andrea Segrè – gennaio 2013
2
definizioni
Lo spreco alimentare, secondo il BCFN (Barilla Center for Food Nutrition), può essere distinto tra:
FOOD LOSSES: perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare (in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola).
FOOD WASTE: sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, distribuzione e consumo finale.
I NUMERI DELLO SPRECO DEL CIBO
A LIVELLO EUROPEO:
89 Milioni di tonnellate di cibo, secondo i dati Eurostat 2006, vengono ogni anno
buttate nei paesi dell’unione europea; questo spreco coinvolge tutta la catena di
fornitura alimentare, dalla produzione agricola allo stoccaggio, dalla trasformazione alla distribuzione, dalla gestione al consumo. Tale dato complessivo corrisponde a 180 kg pro capite di cibo sprecato (senza considerare le perdite in fase
di produzione e raccolta agricola).
IN ITALIA:
10 milioni di tonnellate di cibo all’anno vengono sprecate in Italia, equivalenti a
circa 37 miliardi di euro.
CONFRONTO TRA I DATI DELLO SPRECO
Nella tabella seguente si riporta una comparazione dello spreco pro capite che si
registra in alcuni paesi europei:
Paese
Gran Bretagna
Stati Uniti
Italia
Francia
Germania
Svezia
Cibo sprecato pro capite (kg/ab)
110
109
108
99
82
72
Lo spreco del cibo genera impatti negativi ambientali ed economici: per stimarli
è necessario considerare l’intero ciclo di vita di un alimento: ad esempio, in Italia,
la frutta e la verdura gettati via nei punti vendita, da soli hanno comportato il
consumo di più di 73 milioni di m3 di acqua in un anno, l’utilizzo di risorse ambientali pari a quasi 400 m2 equivalenti e l’immissione in atmosfera di più di 8
milioni di kg di CO2 equivalente.
CHI SPRECA
FAMIGLIE: il loro spreco incide per il 42%
PRODUTTORI: il loro spreco incide per il 39%
RISTORAZIONE: il loro spreco incide per il 14%
RIVENDITORI: il loro spreco incide per il 5%
3
LE CAUSE DEGLI SPRECHI
Le cause dello spreco di cibo sono molteplici e si possono così sintetizzare:
•Paesi in via di sviluppo: lo spreco del cibo si concentra nella prima parte della filiera agroalimentare (a causa dei limiti delle tecniche di coltivazione, raccolta e conservazione del cibo)
•Paesi industrializzati: lo spreco del cibo si concentra nelle fasi finali (consumo domestico e ristorazione)
In agricoltura le perdite alimentari sono dovute a fattori climatici ed ambientali, alla diffusione di malattie ed alla presenza di
parassiti.
Nei paesi in via di sviluppo , infatti, le perdite sono il risultato di:
•Agricoltura praticata con un intenso lavoro e su scala ridotta (spesso poco efficiente)
•Competenze tecniche e finanziarie limitate
•Raccolti prematuri dovuti alla necessità urgente di cibo o di realizzare guadagni
•Pratiche di raccolto spesso inefficienti e arretrate
•Inadeguate dotazioni infrastrutturali (es: strade difficilmente percorribili) e carente disponibilità di mezzi di trasporto
•Immagazzinamento in strutture che non garantiscono temperature ed umidità adeguate (favorendo il degrado del cibo)
•Utilizzo di tecniche per il controllo di infestazione di insetti (pesticidi)
•Assenza di un’organizzazione logistica efficiente
Nei paesi sviluppati , le motivazioni dello spreco sono principalmente di carattere economico:
•Offerta superiore alla domanda
•Mancato rispetto dello standard qualitativo per il consumo umano, imposti dalla normativa
nazionale ed internazionale o definiti dai distributori (grande distribuzione)
•Non sono soddisfatti i requisiti estetici richiesti dalla clientela
Nelle fasi di prima trasformazione del prodotto, le perdite alimentari sono dovute principalmente a malfunzionamenti tecnici nei
processi produttivi (gli scarti di produzione), che provocano perdite dal punto di vista quantitativo e danneggiamenti degli alimenti
che per questo vengono scartati.
Nella distribuzione e vendita lo spreco è causato da ordinazioni inappropriate dei singoli prodotti, nonché da previsioni errate della
domanda di cibo: ciò provoca grandi quantità di cibo che rimangono invendute entro la scadenza di consumo e/o entro il naturale
deperimento (soprattutto per frutta e verdura).
Altri motivi sono dovuti a:
•Limiti della tecnologia impiegata per la conservazione dei prodotti
•Danni al prodotto in fase di trasporto e stoccaggio, con conseguente
non conformità alla vendita
•Scarsa formazione professionale degli addetti alle vendite (la merce non
viene esposta in modo adeguato sugli scaffali)
•Campagne di ritiro di alcuni prodotti dal commercio
•Accordi contrattuali tra fornitori e distributori
•Standard di vendita (per motivi estetici o difetti delle confezioni si esclude dalla vendita un prodotto alimentare)
4
Nel consumo domestico gli sprechi sono dovuti a:
•Si cucina, prepara e serve troppo cibo producendo così “gli avanzi”
•Gli alimenti non vengono consumati in tempo
•Interpretazione errata delle etichette presenti sul cibo
•Scarsa o errata pianificazione degli acquisti (acquisti eccessivi dovuti alle offerte promozionali)
•Conoscenza limitata dei metodi per consumare in modo più efficiente e ridurre gli sprechi
•Scarsa consapevolezza dell’entità degli sprechi che ognuno produce e del loro impatto economico ed ambientale
Altri fattori sono legati ad alcuni trend globali che hanno accelerato la crescita degli sprechi alimentari:
•Fenomeno dell’urbanizzazione: ha causato l’allungamento della filiera agroalimentare per soddisfare i bisogni
alimentari della popolazione residente nelle città: la maggior distanza tra luogo di produzione e quello del consumo finale, crea la necessità di trasportare il cibo per maggiori distanze, con l’esigenza di migliorare le infrastrutture per il trasporto, immagazzinamento e vendita per evitare perdite aggiuntive.
•Variazione della composizione della dieta alimentare, legata all’aumento del reddito disponibile (ciò implica che al posto degli
alimenti a base amidacea si privilegiano carne, pesce e prodotti freschi)
•Crescente globalizzazione del commercio e rapida diffusione della grande distribuzione organizzata.
PERDITE E SPRECHI IN ITALIA
Categorie di alimenti
Quantità disponibili
(g/persona/giorno) A
Consumo stimato
(g/persona/giorno) B
Surplus %
(g/persona/giorno) A-B
Cereali, prodotti cerealicoli, e sostitutivi
433
258
40%
Verdura fresca e trasformata
463
211
54%
Frutta fresca e trasformata
418
208
50%
Bevande alcoliche e sostituti
205
91
55%
Carne, prodotti di carne e sostituti
242
110
54%
Pesce e prodotti a base di pesce
67
44
33%
Secondo le stime della SINU (Società Italiana Nutrizione Umana), la disponibilità calorica giornaliera per ogni italiano è di circa 3700
kcal, l’equivalente di una volta e mezza il fabbisogno energetico quotidiano, per cui si genera un surplus di 1700 kcal che tendenzialmente provoca sovralimentazione o viene sprecato.
5
Fonte: Segré e Falasconi, 2011
Il fenomeno dello spreco alimentare in Italia è stato trascurato fino a poco tempo fa; una sua stima è stata ottenuta confrontando
la quantità di cibo che ogni italiano ha a disposizione per tipologia di prodotto, con il consumo di cibo pro capite al giorno: la percentuale di cibo in surplus è stata ottenuta dalla differenza tra quanto cibo è potenzialmente disponibile e quanto viene consumato:
COSA SPRECA UNA FAMIGLIA ITALIANA
Prodotti freschi (latte, uova, carne, ecc)
Pane
Frutta e verdura
Affettati
Prodotti in busta
Pasta
Scatolame
Surgelati
Spreco annuale per famiglia €
MA TUTTO IL CIBO è DAVVERO DA BUTTARE?
Il cibo scaduto non è sempre da buttare, anzi, è proprio da questo equivoco che nascono
molti dei nostri sprechi alimentari.
Fondamentale è distinguere la dicitura sulle etichette:
DA CONSUMARE ENTRO IL... : applicata al cibo fresco ad alta deperibilità
DA CONSUMARSI PREFERIBILMENTE ENTRO IL... : indicante un termine entro il quale il
prodotto non diventa pericoloso o dannoso ma semplicemente perde alcune sue caratteristiche organolettiche.
Ad esempio uno yogurt si può mangiare anche dieci-quindici giorni dopo la data di scadenza, al massimo contiene meno fermenti lattici; l’olio
anche sei mesi dopo la scadenza è sempre ottimo,
come la pasta ed i pelati.
Le uova, per contro, è meglio consumarle non oltre una settimana dalla data di scadenza.
6
2008
39%
19%
17%
10%
6%
4%
3%
2%
561
2009
37%
19%
17%
9%
8%
4%
3%
3%
515
2010
35%
19%
16%
10%
10%
4%
3%
3%
454
Fonte: Segré e Falasconi, 2011
I dati diffusi da ADOC (Associazione per la Difesa o l’Orientamento dei Consumatori), evidenziano che in casa si spreca:
35% dei prodotti freschi (latte, uova, carne etc…)
19% del pane
16% di frutta e verdura
CONSEGUENZE DELLO SPRECO ALIMENTARE
Riduzione molto significativa del cibo effettivamente disponibile per l’alimentazione umana
RACCOMANDAZIONI PER RIDURRE GLI SPRECHI ALIMENTARI
CAPIRE LE CAUSE DEGLI SPRECHI ALIMENTARI: comprendere nel dettaglio gli sprechi alimentari e
valutarne gli impatti
RIDURRE PER RECUPERARE MENO: investire in primo luogo sulla riduzione delle perdite
e degli sprechi e poi sul loro recupero
RIUTILIZZARE: avviare iniziative di recupero degli sprechi non ancora eliminati (distribuzione a persone svantaggiate, l’impiego come mangime etc…)
COOPERARE PER RISPARMIARE: sviluppare accordi di filiera tra agricoltori, produttori e distributori per una più corretta programmazione dell’offerta alimentare
INFORMARE PER EDUCARE: rendere il consumatore consapevole dello spreco ed
insegnargli come rendere più sostenibili l’acquisto,
la conservazione, la preparazione e lo smaltimento
finale del cibo
CONCLUSIONI
COSA PUÒ FARE OGNUNO DI NOI
1. COMPRARE SOLO QUELLO CHE SI PREVEDE DI CONSUMARE
2. CONTROLLARE SEMPRE LA DATA DI SCADENZA
3. RICORDARE CHE SPRECARE CIBO SIGNIFICA SPRECARE DENARO
4. CONTROLLARE CHE IL FRIGORIFERO SIA REGOLATO CORRETTAMENTE
5. METTERE IN VISTA I PRODOTTI PROSSIMI ALLA SCADENZA
6. RIUTILIZZARE QUEL CHE AVANZA DAI PASTI
7. NON SERVIRE PORZIONI ECCESSIVE
8. CONSERVARE IL CIBO IN MODO CORRETTO
?
9. RICHIEDERE NEI RISTORANTI LE WINE E DOGGY BAG (per diffonderne l’uitilizzo)
10. COMPRARE CIBI SFUSI
11. PRATICARE IL COMPOSTAGGIO DOMESTICO
7
Dietetica per Volumi: Alimentazione… a portata di mano
Il metodo “Alimentazione... a portata di mano” si basa sulla dietetica per volumi: non dobbiamo più pesare gli alimenti a crudo, ma dobbiamo imparare a porzionare gli alimenti pronti da
mangiare (già cotti) paragonando il volume di alcuni cibi a quello del nostro pugno (chiuso con
il pollice esterno) e per altri alla superficie della nostra mano (distesa con le dita chiuse dalla
punta del dito medio all’attaccatura del polso),che diventano l’unità di misura di riferimento
per alcune porzionature dei cibi così come le dita.
Fonte: ASL Brescia - Dipartimento di Prevenzione - Unità di Nutrizione
PRIMI PIATTI ASCIUTTI
pasta o riso:
l’unità di misura è quella del proprio pugno e le porzioni che verranno suggerite potranno essere
da 1 e ½ a 2 unità di misura.
Attenzione al tipo di pasta che viene utilizzato: se ci soddisfa maggiormente la visione di un’abbondante porzione, il consiglio è di scegliere pasta di grosso formato (es. conchiglioni), magari
condito con sugo di verdure.
SECONDI PIATTI
CARNE E PESCE: paragonata alla superficie della propria mano, altezza 1/2 cm.
AFFETTATI: paragonata al volume della propria mano o mano e 1/2 con altezza delle fette standard (<1mm)
FORMAGGI MOLLI: paragonata al volume del dito medio e dell’indice uniti, altezza 1 cm.
I formaggi tipo ricotta o fiocchi di latte hanno come unità di misura
il volume del proprio pugno (in genere 1/2 pugno).
8
CONTORNI
VERDURA COTTA E CRUDA:
paragonata al volume del proprio pugno (le porzioni minime sono: da 1 pugno per le cotte a
3 per le crude in foglia).
La porzione degli asparagi è uguale ad un pugno in verticale, quella dei carciofi è di n. 2 medi.
PANE E SIMILI
PANE INTERO (tipo rosetta) E POLENTA TENERA:
paragonata al volume del proprio pugno.
PANE O POLENTA A FETTE:
paragonata al volume della propria mano, altezza media un centimetro.
FRUTTA FRESCA
paragonata al volume della pallina da tennis o a quello del proprio pugno sia che ci si riferisca
a quella di pezzatura piccola (fragole, frutti di bosco, etc.), sia a quella di pezzatura media (albicocche, prugne, mandarini) che grande (mele, pere, arance, pesche). Per quanto riguarda la
banana, la sua lunghezza non deve superare la spanna della nostra mano.
DOLCI
TORTE: una porzione corrisponde a ½ mano.
TORRONE: una porzione corrisponde ad un torroncino monoporzione oppure a due dita.
CIOCCOLATO: una porzione corrisponde al volume del proprio pollice (n. 2 quadretti).
9
L’appello per non sprecare nel 1941
È il ritratto di un’epoca dura e difficile ma anche un piccolo monito per noi e i nostri figli, che di sprechi ne facciamo davvero tanti,
forse troppi.
E il problema, insieme morale e pratico, è che non ci facciamo più caso, nemmeno ce ne accorgiamo.
So che nemmeno volendo potremmo mettere in pratica questi suggerimenti, non ne saremmo proprio capaci, non abbiamo neanche
la manualità necessaria, nè forse la fantasia ma la sua semplicità lo rende attuale.
10
ANCHE L’ACQUA è UNA RISORSA IMPORTANTE
La superficie terrestre è coperta per il 71% da acqua, ma l’acqua dolce potenzialmente disponibile
rappresenta solo lo 0,008% dell’acqua totale.
In seguito all’aumentare dell’inquinamento, della popolazione
mondiale e dello sfruttamento incontrollato di questa risorsa, l’acqua
pro capite si è ulteriormente ridotta di un buon 40%.
Ecco che diventa fondamentale evitare gli sprechi di una risorsa indispensabile e
nel contempo esauribile.
COMPORTAMENTI VIRTUOSI PER IL RISPARMIO IDRICO
Chiudere bene i rubinetti: un rubinetto che perde 30 gocce al minuto spreca 24.000 litri di acqua in un anno
Usare riduttori di flusso applicati ai rubinetti: così si possono risparmiare fino a 6.000 litri all’anno per ogni
Chiudere i rubinetti mentre si lavano i piatti: permette un risparmio di 8 litri alla volta
L’acqua piovana può essere raccolta e incanalata dalla grondaia verso il proprio giardino o in cisterne di raccolta
per consentire un utilizzo successivo. L’acqua piovana è gratuita, usarla con razionalità equivale a risparmiare
l’acqua degli acquedotti e molti euro sulla bolletta
Fare la doccia al posto del bagno nella vasca: si risparmiano dai 120 ai 150 lt di acqua
Utilizzare lavatrici e lavastoviglie a pieno carico
Innaffiare le piante di sera , momento in cui l’acqua evapora lentamente.
Utilizzare vaschette esterne di scarico dei WC dotate di regolazione diversa
dei flussi (doppia cacciata)
Bere acqua del rubinetto (direttamente a casa o nelle casette dell’acqua)
11
rubinetto
L’ACQUA in valle di susa
I Punti Acqua nascono all’interno di un piano di azioni sulla sostenibilità ambientale promosse dalle Amministrazioni Comunali, volte
alla ricerca di strumenti e tecnologie sempre più efficaci per tutelare la salute della collettività e la protezione dell’ambiente.
Sono realizzati per sostenere il consumo dell’acqua del rubinetto a scopi alimentari e consentono l’approvvigionamento di acqua di
rete naturale, gasata a temperatura ambiente o refrigerata, in ogni caso definita: acqua a “chilometri zero”.
Un Punto Acqua permette un risparmio di circa 1 milione di bottiglie di plastica all’anno. Il Punto Acqua rappresenta una fonte limpida e sicura, l’acqua è garantita e igienizzata con impianti UV e per la fornitura gasata viene utilizzata anidride carbonica
liquida per uso alimentare.
La casetta per la distribuzione
dell’acqua a Sant’Ambrogio di Torino
La casetta per la distribuzione
dell’acqua ad Avigliana
La casetta per la distribuzione
dell’acqua a Caselette
12
13
14
15
Non possiamo
p
che le cose cam retendere
se continuiam bino
o
a fare le s tesse
cose .
Città di Avigliana
www.comune.avigliana.to.it
Settore Ambiente
ed Energia
Alber t Einstein
www.comune.santambrogioditorino.to.it
Comune di
Caselette
Comune di
Sant’Ambrogio di Torino
Fonti:
Segré e Falasconi, 2011
Andrea Segrè – gennaio 2013
BCFN (Barilla Center for Food Nutrition)
ASL Brescia - Dipartimento di Prevenzione
www.non sprecare.it
www.smatorino.it
www.acquabenecomune.org
STAMPATO SU CARTA ECOLABEL EU Ecolabel FR/011/003
www.comunecaselette.it
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