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Erano i depositari del Fato di Roma deciso dagli Dei. I Libri Sibillini

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Erano i depositari del Fato di Roma deciso dagli Dei. I Libri Sibillini
Anticipazioni
«La Vendetta di Augusto»
I predatoridei
libri sibillini
Erano i depositari del Fato di Roma deciso dagli Dei. I Libri Sibillini
sono stati custoditi nel tempio di Apollo Palatino da Augusto fino
alla loro distruzione nel V secolo, per opera dei cristiani.
Un nuovo romanzo di ambientazione storica – che «Storia
in Rete» anticipa – racconta di una missione segreta per conto
dell’Imperatore per trafugare i Libri e salvare il destino di Roma
«A
di Roberto Genovesi
desso devi solo
starmi dietro. Senza fare domande.
Va bene?». Assum
si guardò ancora
una volta alle spalle per assicurarsi
che la pattuglia di
vigiles se ne fosse andata davvero. Non riusciva a togliersi
dalla testa il volto di quella ragazza, apparsa dal nulla e nel
nulla scomparsa come un’apparizione divina. «Va be... bene».
Victor Felix annuì e pose le mani sulle porte d’avorio del Tempio di Apollo. Le fiamme dei tripodi d’oro disposti in mezzo
alle colonne del peristilio proiettavano la sua ombra e quella
del suo giovane accompagnatore tra i bassorilievi che raccontavano il massacro dei Niobidi e la vittoria di Febo sui Celti
che avevano saccheggiato il tempio di Delfi. Il vecchio soldato
sapeva che se avesse spinto, anche solo delicatamente, il portale avrebbe ceduto. Non servivano serrature o meccanismi
per le porte dei templi perché nessuno avrebbe mai osato violarle. Un atto così sacrilego era punito dalle leggi romane con
la lapidazione. «Ma no... non entriamo?», gli chiese Assum
vedendo che Felix esitava. «No. Non da qui». Seguì il perimetro esterno della cella e si perse dietro l’angolo. Quando
lo raggiunse, Assum lo ritrovò davanti a una porticina di ferro, dissimulata tra due colonne e sovrastata da uno stucco a
motivi floreali. L’apertura, utilizzata dal collegio dei sacerdoti
per la preparazione dei riti, era stata ricavata lungo la parete
del tempio su cui si affacciavano le stanze del primo piano
della domus di Augusto. «Presto, prima che ci scoprano», disse Felix lanciando un’occhiata più in basso. Il dislivello tra
la terrazza su cui era stata costruita la casa di Ottaviano e
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quella su cui sorgeva il tempio di Apollo era di quasi tre pertiche, ma le guardie avrebbero potuto comunque scorgere il
movimento delle loro ombre sulle pareti. La porticina non
fece resistenza e i due intrusi sparirono in silenzio all’interno del tempio. Ci misero un po’ per abituare la vista, ma
mentre a poco a poco i particolari del tempio si rivelavano
agli occhi, la paura lasciò il posto all’esaltazione. In fondo
alla cella, avvolta da una luce diafana, si poteva scorgere
la statua di Apollo scolpita da Skopas. La sua sagoma color
ambra si distendeva come una colata d’oro puro sul pavimento di marmo nero. Ai lati le raffigurazioni di Diana e di Latona
sembravano volerlo proteggere. Quando il battente si richiuse
alle loro spalle, Felix e Assum, ammutoliti, si ritrovarono soli
con il Dio della profezia.
Ho raggruppato tutte le profezie prive di fondamento e le ho
fatte distruggere.
Il vecchio soldato fece un primo passo e il cuoio dei calzari
scricchiolò sommessamente. Un boato nel silenzio assordante del tempio.
Ma ho anche conservato quelle che ho ritenuto veritiere.
Apollo, i giovani lineamenti perfetti, sembrava guardare nella
sua direzione.
Sono riposte in due armadi dorati ai piedi della statua di Apollo.
Felix continuò ad avanzare con circospezione. Un’energia
ostinata e contraria sembrava respingerlo. Come se l’aria si
fosse trasformata in acqua.
Prendi tutti i documenti che troverai...
Il vecchio soldato arrivò a pochi passi dalla statua del figlio
di Leto. Sullo zoccolo un’apertura a due ante percorreva tutto
il frontale. Tra gli intarsi e i mosaici di finissima fattura si
nascondeva un foro.
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Usa questa chiave...
Con mano tremante, Victor Felix introdusse nella serratura la chiave di bronzo che Augusto gli aveva consegnato in
punto di morte. Combaciava perfettamente. «Gli dèi abbiano pietà di me per
ciò che sto per fare». E girò la chiave.
Nei documenti c’è scritto il futuro di
Roma e nessuno, dopo la mia
morte, sarà tanto preparato e
degno per conoscerlo.
Il basamento ai piedi di Apollo
si aprì mostrando una voragine oscura. Felix immerse le
mani in quel pozzo con la sensazione di stare violando una
vergine. In fondo, due scrigni
d’oro tempestati di pietre preziose.
Con i polpastrelli ne seguì i rilievi per
verificare peso e dimensioni. Afferrò il
primo e, delicatamente, lo trasse fuori.
...tranne il mio ragazzo fortunato.
La cella era quasi del tutto immersa
nell’oscurità, ma lo scrigno parve zampillare di luce. Le fiamme delle faci che
difendevano il Dio della profezia giocavano con le pietre incastonate sul coperchio. Felix lo sollevò senza indugiare.
I libri sibillini, divisi in numerose pergamene arrotolate e sigillate con cura,
erano lì ad attenderlo. Dopo l’incendio
del Tempio di Giove, dove erano stati
custoditi durante il lungo periodo della
Repubblica, Ottaviano Augusto aveva
deciso di farli trascrivere e di spostarli
«La Vendetta di Augusto» è il
nuovo romanzo del ciclo «La
Legione Occulta» di Roberto
Genovesi (Newton Compton,
pp. 480, € 14,90 www.newtoncompton.com)
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La Sibilla Cumana dipinta da Michelangelo nella Cappella Sistina.
Secondo il mito, fu lei a vendere a Tarquinio il Superbo nel VI secolo a.C.
i Libri Sibillini che raccontavano il Fato, cioè il destino, di Roma
nel Tempio di Apollo.
Portali via con te e difendili con la vita.
Felix non riusciva a credere che il suo
imperatore gli avesse chiesto di trafugare un tale tesoro. I libri sibillini potevano essere consultati solo dal collegio
dei quindecemviri ed esclusivamente su
ordine del Senato. Durante il principato
di Ottaviano nessuna consultazione era
stata registrata negli annali ufficiali.
Portali via con te e difendili con la vita.
Augusto gli aveva dato quell’ordine
in punto di morte. Le ultime parole
dell’imperatore gli rimbombavano nella
testa.
Portali via... c’è scritto il futuro di
Roma... nessuno è degno... tranne il
mio ragazzo fortunato...
Il vecchio soldato depose lo scrigno
a terra con estrema cura. I rotoli, circa una decina, erano disposti in strati
successivi. Avvicinò la mano, tradendo
una certa indecisione. «Gli dèi guidino
la mia scelta», disse prima di stringere
le dita attorno a una delle pergamene.
«Se... sembra che ci gua... guardi», commentò Assum. Il ragazzo aveva sul volto un’espressione di stupore e di timore.
Felix si accorse che era rimasto incantato dalla statua di Apollo. Ruppe il sigillo
del libro senza pensarci troppo. «Che...
che vuoi fa... fare?», gli chiese il ragazzo
portandosi le mani alla bocca. «Un patto con il tempo. Solo per una notte. Solo
per questa notte». Cominciò a srotolare
la pergamena. Con addosso la strana,
spiacevole sensazione di essere osservato da un Dio. n
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