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La pedagogia dei genitori, un patto educativo tra famiglia

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La pedagogia dei genitori, un patto educativo tra famiglia
IL RACCONTO DI VITA COME FORMAZIONE: LA PEDAGOGIA DEI GENITORI
“Nessuno insegna a nessuno, tutti imparano da tutti”
P. Freire
Quando la Pedagogia dei Genitori incontra la realtà associativa di atgabbes
Il contesto
L’atgabbes promuove dal 2005, in collaborazione con altri enti, tra cui il Centro Nazionale
Documentazione e Ricerca Pedagogia dei Genitori di Collegno (Torino), un progetto che segue la
metodologia Pedagogia dei Genitori. Metodologia che si estende a tutti i contesti ed esperienze
genitoriali e che atgabbes ha declinato in un progetto specifico relativo al settore della disabilità, in
un’ottica non di differenziazione – rischio nel quale spesso si incorre quando si opera in un
contesto “speciale” – ma di continuità. Infatti, principalmente atgabbes è un’associazione di
genitori, mamme e papà come tanti altri che quotidianamente e concretamente accompagnano i
propri figli, compiendo scelte e percorrendo percorsi educativi ben precisi, basati su valori
pedagogici universali. Il sapere dei genitori è fatto di concretezza, di piccoli gesti.
La Pedagogia dei Genitori sottolinea proprio questo tipo di sapere, il sapere dell’esperienza, che è
un sapere situato, quotidiano e concreto e che ha pari valore e dignità del sapere teorico, del
sapere della scienza che è astratto e generale.
La moderna epistemologia, facendo riferimento all’approccio storico culturale introdotto da
Vygotskji, sottolinea e riconosce questa complementarietà ben illustrata dal filosofo e sociologo
Feyerabend, con la sua nota metafora dell’agronomo e del contadino: chi conosce meglio il campo
da coltivare? Il contadino che con sudore e fatica lo lavora da generazioni oppure l’agronomo che
ha studiato la composizione del terreno, ne conosce la struttura dal punto di vista teorico?
Entrambi! Ma solo l’unione delle rispettive competenze permetterà di coltivarlo al meglio, di far
crescere i frutti.
Chi conosce meglio i propri figli?
I genitori, senza ombra di dubbio: ne conoscono l’unicità, conoscono il segreto della loro crescita,
costruiscono la loro identità, li inseriscono in un percorso di vita, pensandoli ed immaginandoli
adulti.
La Metodologia Pedagogia dei Genitori evidenzia la dignità dell’azione pedagogica dei genitori,
come esperti educativi, riconoscendone il sapere specifico e promuove l’alleanza, il patto educativo
con i professionisti della scuola e della sanità: “La famiglia è componente essenziale ed
insostituibile dell’educazione. Spesso le viene attribuito un ruolo debole e passivo che induce alla
delega. La famiglia possiede risorse e competenze che devono essere riconosciute dalle altre
agenzie educative.” 1
I punti di contatto
Ho avuto modo di confrontarmi con la Metodologia in maniera intensa ed emozionante,
partecipando con alcuni genitori di atgabbes, Erica Lurati e Daria e Felix Hug, al Convegno
Nazionale “Il patto educativo famiglia e territorio” tenutosi il 15 e 16 marzo 2013 a Modena. Vi
eravamo stati invitati quali relatori per presentare l’applicazione della Metodologia realizzata da
atgabbes2. Abbiamo potuto presentare alcune narrazioni dei nostri genitori ed illustrare i punti di
contatto tra la pedagogia dei genitori e la nostra splendida realtà associativa.
“La forma associativa (senza scopo di lucro), che è stata scelta fin dalla sua fondazione, permette
a tutti coloro che in un modo o nell’altro si sentono toccati dalla realtà della disabilità, di entrare a
1
Zucchi, Tarracchini, Querzé, Moletto, “Quando tutti imparano da tutti. Metodologia Pedagogia dei Genitori”, 2013,
Aras Edizioni, Fano
2
Bollettino atgabbes “ La pedagogia dei genitori: favorire il patto educativo tra professionisti e genitori attraverso la
narrazione” edito nel 2008
1
far parte dell’Associazione stessa. Questo concetto, riassunto nella parola “amici”, vuole essere un
invito all’apertura e alla collaborazione tra i familiari, le persone disabili, i professionisti, i volontari
e tutti coloro che condividono le finalità di atgabbes.
Questo spirito di collaborazione era già presente al momento della nascita dell’Associazione ed è
stato inserito da subito negli statuti che furono approvati il 18 febbraio 1967 dall’Assemblea
Cantonale che nominò il primo Comitato operativo e che ebbe luogo a Lugano.
Il concetto di partenariato tra genitori, professionisti ed istituzioni- fondamento della Pedagogia dei
genitori- è quindi la solida base sulla quale la vita associativa è nata e si è sviluppata in questi 46
anni; il riconoscimento e la valorizzazione delle competenze genitoriali accanto a quelle tecniche
hanno permesso e permettono tutt’ora ad atgabbes di essere un interlocutore stimato ed ascoltato
a livello sociopolitico ed istituzionale. Ci sembra di poter dire, con la dovuta umiltà, che la nascita e
lo sviluppo di atgabbes sono una concretizzazione e una realizzazione dei valori promossi dalla
Pedagogia dei Genitori.” 3
Penso che l’incontro tra metodologia Pedagogia dei Genitori ed atgabbes nel 2005 non sia stato
casuale, le affinità e le convergenze sono molteplici: tale incontro ha permesso però di inserire una
prassi decennale di valorizzazione di percorsi educativi e di ricerca di collaborazione con le altre
agenzie in un quadro epistemologico chiaro e riconosciuto e di fornire strumenti scientifici quali la
narrazione.
L’associazione è strumento di cittadinanza attiva.
Atgabbes, quale rappresentante dei genitori, dei familiari e degli amici di bambini, giovani ed adulti
in situazione di handicap, riveste un ruolo importante di mediazione tra il singolo e la società civile
e politica, divenendo tangibile strumento di cittadinanza attiva. Attraverso i 5 gruppi regionali
presenti sul territorio, i gruppi di aiuto-reciproco e le serate a tema che permettono un vero
incontro e confronto, i genitori (ri)diventano infatti cittadini attivi, critici e propositivi sempre in
dialogo con le istituzioni ed i servizi presenti sul territorio per mantenere alta l’attenzione su valori
quali l’integrazione e l’inclusione, la qualità di vita e le pari opportunità dei loro figli.
Questo aspetto viene promosso dalla Metodologia Pedagogia dei genitori, come sottolineato dal
Prof. Zucchi durante il pomeriggio di incontro svoltosi nel maggio del 2007 sull’Isola dei Conigli a
Brissago, “Quando i genitori narrano gli itinerari compiuti coi loro figli esprimono il loro contributo
alla crescita sociale… Si valorizza la cittadinanza attiva dando la possibilità ai genitori di comunicare
quello che hanno realizzato…”4
L’applicazione concreta
Le narrazioni realizzate dal gruppo di genitori che regolarmente si è incontrato dal 2005 al 2008,
così come gli atti dell’incontro sull’Isola dei conigli sono stati raccolti e pubblicati in uno specifico
Bollettino atgabbes “La pedagogia dei genitori: favorire il patto educativo tra professionisti e
genitori attraverso la narrazione”, testo di grande valore realizzato grazie al lavoro preciso e
appassionato di Mattia Mengoni, allora segretario d’organizzazione atgabbes e di Cosimo Mazzotta,
vice-presidente. Le narrazioni permettono ai genitori di rivisitare e prendere coscienza dei percorsi
educativi realizzati e dei valori che sono alla base delle scelte quotidiane, sottolineandone le
competenze e restituendo dignità.
La documentazione raccolta è diventata inoltre materiale di divulgazione e di formazione: dal 2006
infatti collaboriamo regolarmente con alcune scuole universitarie professionali in curriculi formativi
del settore socio-sanitario. I genitori diventano quindi veri e propri formatori, attraverso la
narrazione dei loro itinerari educativi e il racconto delle loro scelte pedagogiche.
La valutazione degli studenti è stata molto positiva e gli incontri con i genitori molto arricchenti,
riteniamo che la presenza in luoghi di formazione sia molto importante per fornire già in queste
sedi elementi dell’importanza del patto educativo tra genitori e professionisti.
3
Tratto dal documento presentato a Modena, a cura di Donatella Oggier-Fusi
Tratto dal discorso di apertura tenuto dal Prof. Zucchi e riportato nel Bollettino atgabbes “ La pedagogia dei genitori:
favorire il patto educativo tra professionisti e genitori attraverso la narrazione” edito nel 2008
4
2
Sarà importante però anche proporre dei momenti formativi ad altri professionisti come medici,
pediatri, assistenti sociali, docenti, per ampliare e migliorare la conoscenza reciproca e permettere
un patto educativo fra tutti gli attori che gravitano attorno ai nostri figli, fratelli, amici.
Donatella Oggier-Fusi
Segreteria d’organizzazione
Azioni della Metodologia
La valorizzazione delle esperienze dei genitori avviene attraverso:
1) Raccolta, Pubblicazione, Diffusione delle narrazioni dei percorsi educativi dei genitori
Il primo momento è la narrazione che avviene in gruppo ed è un momento di scambio di
esperienze che permette ai genitori di prendere coscienza delle proprie scelte e
rivisitare i propri itinerari educativi. Ogni esperienza diventa poi, tramite la raccolta
delle narrazioni, la loro pubblicazione e diffusione, un preziosissimo materiale
formativo.
2) Formazione da parte dei genitori di professionisti
Il confronto con le esperienze educative dei genitori permette ai professionisti di
prendere coscienza del valore delle scelte genitoriali, dei valori pedagogici sui quali si
costruisce la quotidianità. Il riconoscimento di queste competenze, cioè della dignità e
validità del sapere dell’esperienza permette di costruire un’alleanza paritaria, un patto
educativo tra genitori e professionisti.
3) Presentazione dei principi scientifici della PdG tramite ricerche, convegni
L’organizzazione e la partecipazione a convegni è un passaggio necessario per
promuovere la diffusione di questa metodologia ed evidenziare la dignità dell’azione
pedagogica dei genitori e la validità scientifica del materiale prodotto, cioè le narrazioni.
Il confronto tra tante realtà e progetti di Pedagogia dei genitori, legati alla scuola, alla
sanità e alla socialità promossi e realizzati in numerose provincie italiane, in numerosi
paesi europei tra i quali anche il Ticino, concorre a costruire una cultura condivisa del
riconoscimento e della valorizzazione delle conoscenze e competenza della famiglia.
3
La parola agli attori della Pedagogia dei genitori
“Quando incontro i ragazzi, è sempre molto interessante, noi genitori ci mettiamo a
disposizione quel paio d’ore per raccontare il nostro pezzetto di vita che riguarda il figlio
diversamente abile, i ragazzi ascoltano e alla fine della narrazione, partono le domande da
parte degli studenti.”
Katia Civatti
Genitori e professionisti: tra di loro risiede il patto educativo e a loro diamo la parola, per
raccontare e trasmettere quanto vivono durante le formazioni, in qualità di formatori e in qualità di
studenti. La base teorica ci permette di capire il concetto della metodologia fin qui presentata, ma
il racconto di chi vive questa metodologia, ci permette di estrarne la sua concretezza e di osservare
insieme, la sua validità e le eventuali possibilità di miglioramento. Raccontare un metodo che usa il
racconto come strumento, può sembrare ridondante, eppure, per gli attori stessi, ma anche per i
semplici lettori di queste righe, questa forma è un’occasione di riflessione, punto di partenza per
una valutazione del progetto e per il suo rilancio.
Ai genitori e agli studenti e ai docenti che hanno seguito la Pedagogia dei genitori nel corso di
quest’ultimo anno scolastico, abbiamo posto alcune domande che riprendiamo qui, in blocco, per
poi lasciare spazio alle risposte sotto forma di “racconti unici”, senza essere scanditi dalle
domande, poiché già lo sono dal ritmo emotivo e razionale che in modo chiaro traspare dalle loro
parole.
 La pedagogia dei genitori che cosa vi dà? Che cosa vi ha portato? // La pedagogia dei genitori
che cosa ha portato all’interno del programma formativo più tradizionale? Come è recepita dagli
studenti?
 Da alcuni anni giocate il ruolo di formatori/trici e vi recate nelle scuole. In questi spazi, utilizzate
i vostri racconti, la vostra esperienza privata, per "formare". Quale secondo voi il valore
aggiunto dell'incontro tra genitori e futuri professionisti? Cosa vi dà parlare a loro? Con loro? //
In questi spazi, i genitori utilizzano i loro racconti, la loro esperienza privata, per "formare".
Quale secondo voi il valore aggiunto dell'incontro tra genitori e futuri professionisti? Perché non
un tradizionale corso teorico gestito da un professionista? Cosa vi dà parlare a loro? Con loro?
 Gli studenti sono persone che si occupano o si occuperanno di persone in situazione di
handicap. Potrebbero occuparsi dei vostri figli. Cosa vi aspettate da loro? Cosa vi aspettate da
un professionista (educatore operatore socio assistenziale, ecc.)? // In qualità di studenti vi
occuperete in futuro di persone in situazione di handicap. Potreste occuparvi dei figli di chi
viene a parlare con voi. Cosa ti aspetti dai genitori? Quale il loro apporto per una migliore presa
a carico della persona in situazione di handicap?
 Consigliereste questo metodo ad altri genitori? Perché? // Consigliereste questo tipo di
formazione ad altre scuole/altri studenti? Perché?
Considerazioni di una mamma
“Inizialmente, nei primi incontri avuti con gli altri genitori, nei quali mi si faceva questo tipo di
proposta – nel collaborare con le narrazioni – mi sono chiesta per quale motivo dovevo dire a
persone estranee il mio accaduto, il mio vissuto, il mio sentire, provare. Mi sono detta perché mai i
fatti miei devono uscire da casa mia? Cosa può mai interessare agli altri? Essendo io una persona
piuttosto chiusa.
Poi appunto parlando insieme, è emerso che la stessa domanda se l’erano fatta anche gli altri
genitori che collaborano. Alla fine, invece, ci siamo detti che potevamo essere d’aiuto ad altre
persone, e allora ci ho provato, dico ci ho provato, perché appunto non è facile mettere per iscritto
cosa si prova.
Greta è nata nel 2005, e nel 2006, subito, ho provato a mettere per iscritto il mio vissuto, il nostro
vissuto, perché alla fine ero io a scrivere, sono io a parlare, ma Greta fa parte delle nostra famiglia,
4
perciò credo, di parlare sia per i miei figli che per mio marito. Quando mi vengono rivolte delle
domande dagli studenti, mi chiedono anche del papà di Greta e dei fratelli di Greta, e non solo di
me.
Devo dire, che quando narro, è sempre una bellissima esperienza, riemergono i ricordi, riaffiora
l’emotività, ne esco molto soddisfatta, e mi sento sempre tanto bene e sollevata. I ragazzi fanno
domande per me molto importanti, che ti fanno pensare e riflettere e che, neanche le persone più
vicine e più care a me hanno mai fatto. Come per esempio: “ ma in tutto questo trovi del tempo
per te? Cosa ti aspetti dai suoi fratelli? Cosa desideri da un professionista? Come professionista
come mi dovrei comportare verso il tal genitore?”
Da questi incontri mi aspetto che il futuro professionista si apra e si metta a nudo al 100%. Noi
facciamo sempre capire loro che possono chiederci tutto e che non devono aver timore a chiedere.
Anche quando si troveranno a vivere determinate situazioni reali nelle loro professioni, devono
osare.
Per la mia esperienza, a contatto con diversi ospedali, diversi medici che possono variare dal
pediatra al cardiologo al neurologo all’otorino, assistenti medici, infermieri, educatori, fisioterapisti
e tanto altro ancora, ho consigliato loro di giocare sempre la propria carta, nel senso che non
devono aver timore della risposta del genitore che avranno di fronte, e così facendo, loro come
professionisti, potranno dire a loro stessi di averle provate tutte. Ho detto anche loro, che molte
volte, si troveranno di fronte a genitori cui determinati comportamenti o determinate riposte non
andranno bene. I futuri professionisti, dovranno cercare di capire, per quello che potrà essere loro
possibile, come minimamente un genitore può sentirsi di fronte alla sofferenza, al dover crescere
un figlio diversamente abile, al dover affrontare operazioni, cure particolari. Questo capita con i
nostri ragazzi ma è così anche con un figlio normodotato. Noi genitori non siamo tutti uguali; c’è
chi purtroppo vede tutto nero, ce chi ce l’ha con tutti, c’è chi non ha voglia di sentire niente, c’è chi
non vorrà condividere nulla. Non è, e non sarà sempre facile.
Ritengo che questi incontri per i ragazzi possono essere davvero molto preziosi, appunto perché
loro si devono sentire liberi di chiedere qualsiasi cosa. E’ davvero una bella opportunità poter
condividere dei momenti con i genitori. Questi incontri sono molto ricchi.
In uno degli ultimi incontri, un ragazzo, sentendo le nostre narrazioni alla fine ci ha detto:
“sentendo voi, due mamme, mi chiedo solo ora, dopo un problema di salute che mi ha visto
coinvolto personalmente, come si sia sentita la mia mamma, io la vedevo fare, correre.. ma non le
ho mai chiesto come stava”, e anche in questo momento c’è stato un bellissimo scambio di
opinioni. Ed è stato un momento molto significativo. Noi diamo a loro, ma anche loro danno a noi.
Altre volte abbiamo ragazzi che crollano in pianti. Ragazzi che quando sentono le nostre realtà
restano senza parole.
Da questi ragazzi, ma anche dagli adulti che diverranno futuri professionisti, come già detto, mi
aspetto assoluta chiarezza, il poter agire nel miglior modo possibile per far star bene tutti, cioè, far
star bene la persona con handicap, ma anche i genitori e anche loro stessi, consiglio trasparenza in
assoluto. Collaborare con e ASCOLTARE il genitore. Trarre il più possibile dalle indicazioni che
danno o i genitori o il responsabile della persona bisognosa di educazione speciale. Stare attenti a
come ci si rivolge, alle parole che si utilizzano, perché si possono incontrare genitori davvero tanto
fragili. La cosa più facile è ascoltare e cercare di agire di conseguenza nel miglior modo possibile.
Ricordarsi che i nostri bambini o ragazzi hanno bisogno di tanto amore e tante attenzioni, e
soprattutto ricordarsi che anche loro sono delle persone, e vanno trattate con il massimo
riguardo.
Ecco, la pedagogia, è un sistema di collaborazione davvero molto interessante e lo consiglierei ad
altri genitori. Ripeto, non è facile, non è facile stare davanti ad una classe, ma è per una buona
causa.
Lavorare insieme per migliorare.”
Katia Civatti
Considerazioni di un papà: “Dalla valutazione alla valorizzazione”
5
“Chi di noi ha avuto la fortuna di conoscere i propri nonni e la possibilità di ascoltare le loro
narrazioni ha avuto modo certamente di rendersi conto quanto patrimonio sociale per le
generazioni future è insito in ogni individuo e quanto sia importante che questo non vada perso.
La resilienza è la proprietà fisica dei materiali di essere duttili, di deformarsi senza spezzarsi, di
resistere agli urti. La resilienza è la capacità insita nell’uomo di resistere alle avversità, è la capacità
di trasformare la visione delle cose per poterle superare e uscirne rafforzato. L’esperienza dei
genitori sviluppa questa capacità latente attraverso l’introspezione prima, l’interazione, la
creatività, la fiducia, la speranza poi.
Concetti che nelle narrazioni, nei racconti di vita vissuta di mia nonna ho avuto modo di percepire.
Certo da ragazzino non mi rendevo conto dei concetti, ero attratto dalla sorpresa che il racconto
suscitava in me. Nel corso della mia vita, il ricordo di quei racconti ha avuto sempre una nuova
chiave di lettura e mi è sempre servito nelle valutazioni, nelle scelte e nelle decisioni importanti per
me, per la mia famiglia, per i miei figli.
Forti di questa capacità i genitori, l’introspezione prima, l’interazione, la creatività e la fiducia nei
mezzi che i figli quotidianamente mettono in campo, imparano giorno dopo giorno a
rivendicarne e mettere in atto quei diritti in grado di portare i loro figli verso la vita, verso il futuro
in una società rispettosa delle loro capacità, delle loro abilità.
Quando un genitore, attraverso l’esperienza di vita vissuta, impara a riconoscere questa capacità
vuol dire che è anche in grado di trasmettere le competenze educative acquisite.
Le competenze educative naturali acquisite nel corso della vita rappresentano un bene prezioso, un
patrimonio sociale che può diventare uno strumento di analisi e di riflessione che i genitori possono
mettere a disposizione dei professionisti e della società intera.
Ma cosa vuol dire che queste narrazioni possono diventare “strumento di analisi“ a disposizione dei
professionisti. Penso non ci siano dubbi che narrare un pezzo di vita reale, di vita vissuta da me,
da mia figlia, dalla mia famiglia scateni componenti emotive in me che le racconto e le trasmetto in
chi le ascolta.
Nel contesto della Pedagogia dei Genitori la consistenza della narrazione per diventare “strumento
di partecipazione sociale” non può fermarsi alla sola componente emotiva.
La narrazione di un episodio di vita diventa strumento di partecipazione sociale nel momento in cui
io, per primo riesco a trovare in essa l’espressione di quelle competenze educative che solo un
genitore può trasmettere.
Perché io genitore, sento e decido di raccontare quell'episodio della mia vita, di quella di mia figlia,
della mia famiglia? Perché sento dentro di me che quell’episodio mi ha trasmesso da una parte
emozioni (ansie, paure, gioia, ecc.), ma anche competenze.
La consistenza della narrazione deve avere secondo me due componenti: una emotiva e una
educativa. La risultante delle due è il successo della Pedagogia dei Genitori. La componente
emotiva in una narrazione direi che viene da sé. Le competenze educative che scaturiscono dalla
nostra esperienza di vita vissuta e che non sono né scritte, né catalogate, per poterle trasmettere
dobbiamo noi per primi, genitori, imparare a riconoscerle come tali.
La narrazione dei percorsi di crescita dei figli da parte dei genitori, affiancata con pari dignità
alla diagnosi funzionale che evidenzia deficit, difficoltà, impossibilità, restituisce un’immagine
completa della persona e rappresenta uno strumento indispensabile di valutazione e di
valorizzazione per tutti i professionisti (medici, insegnanti, psicologi, terapisti…) che per lavoro si
occupano dei nostri figli.
La narrazione come strumento di informazione e formazione che, senza negare le difficoltà
insite in una diagnosi, le inserisce in un quadro fatto anche di capacità, potenzialità da esplorare,
preferenze, gusti, fornendo indicazioni semplici e concrete mette in primo piano la persona e il
valore della persona stessa.
Validare queste competenze vuol dire narrarle e, cosa importante, lasciarne traccia
scritta in modo che possano essere divulgate.
Chi si occupa dei nostri figli sta imparando a riconoscere sempre più che la “diagnosi
deficitaria” quella che scaturisce unicamente dagli studi teorici, dai dati statistici, quella basata
6
sulle nozioni prettamente scientifiche riportate sui testi, specialmente del settore dei disabili, da
sola non basta.
Essa non tiene sufficientemente conto delle risorse che quel tipo di diagnosi non
elenca, prima fra tutte la “risorsa uomo”. Non tiene infatti conto in modo appropriato delle
capacità che l’essere umano può sviluppare grazie alle componenti relazionali dirette,
componenti che spesso contrastano con le “diagnosi scientifiche”.
Professionisti e istituzioni che si occupano dei nostri figli stanno imparando a riconoscere ai
genitori un ruolo paritario, sia nelle scelte che riguardano i progetti educativi dei loro figli ma
anche e soprattutto nei progetti che hanno un impatto di carattere sociale più ampio.
Genitori come informatori e formatori per rafforzare le conoscenze teoriche sulla base di quelle
pratiche, e dare un contributo attivo in grado di fornire agli esperti elementi utili per il loro lavoro,
per il futuro dei nostri figli e della società.
Anni di associativismo ci spingono alla partecipazione attiva esterna con professionisti per mettere
a disposizione le nostre competenze educative acquisite. Per riuscire in questo, è importante
riuscire a formalizzare e contestualizzare meglio il ruolo dei genitori e della famiglia nell’ambito del
“patto educativo”. La strada è tracciata e il ruolo della famiglia e dei genitori è fondamentale per
percorrerla e favorire quella seconda rinascita dei nostri figli, quella affidata all’amore e
all’intelligenza degli altri 5.”
Cosimo Mazzotta
Considerazioni degli studenti del 4° anno di formazione OSA indirizzo infanzia e
handicap della SSPSS di Canobbio
“È stata un'esperienza molto toccante. Avere un esempio pratico rimane impresso nella mente e
nell'anima, mentre un professionista racconta la teoria, e spesso noi studenti la dimentichiamo.
È stato difficile porre domande perché avevamo paura che i genitori "soffrissero" nel ricordare
situazioni vissute difficili. Secondo noi per i genitori può essere una bella esperienza perché grazie
ai loro racconti sono riusciti a sensibilizzarci. Anche se a scuola le nozioni teoriche che ci hanno
insegnato ci sono servite per ciò che riguarda la relazione con i genitori, l’incontro diretto con i
genitori ci ha realmente fornito una concezione concreta della realtà. Ci siamo resi conto che viene
spesso valutato maggiormente il lavoro di un'équipe educativa rispetto al lavoro che viene fatto
dalla famiglia. L'aiuto reciproco può essere veramente importante per la crescita di tutti, persona
assistita, famiglia, operatori.
Grazie a questo incontro abbiamo potuto percepire il profilo emotivo e formativo di questi genitori
che ci hanno arricchito, i loro racconti ci hanno fatto riflettere sul nostro agire, in particolare ci
hanno dato la possibilità di entrare nei loro racconti, nelle loro emozioni.
È un'esperienza da proporre a tutte le scuole d'impronta sociale. Abbiamo trovato l'incontro
emozionante, ci ha arricchito ed è stato per noi un insegnamento di vita. Abbiamo capito il punto
di vista dei genitori, gli sforzi, le fatiche, ma anche le piccole/grandi conquiste che hanno fatto. Ci
hanno fatto capire che le situazioni si possono affrontare ma è importante avere un supporto e
abbiamo sentito la sofferenza e il disagio che un professionista non attento può creare.
Quando un insegnamento passa attraverso una situazione vissuta, prende inevitabilmente un
significato aggiunto che rimane impresso nella mente e nell'anima, lasciando un segno negli
allievi.”
Classe OSA 4A
“Questa esperienza ci ha permesso di vedere il lato umano associato alle nostre competenze
teoriche. È stato molto emozionante ascoltare situazioni reali, tanto da riuscire e vederle: i genitori
ci hanno coinvolto. Ciò che ci ha colpito maggiormente è stata la loro capacità di trasmetterci
anche il lato positivo del dolore.
5
Pontiggia G., Nati due volte, 2000, Mondadori
7
Questo incontro ci ha permesso di vedere la persona portatrice di handicap prima come persona
ed in seguito “guardare” il suo handicap. Se ci fosse stato un professionista al posto dei genitori, i
concetti sarebbero stati descritti in modo teorico, grazie invece alla presenza dei genitori siamo
riusciti a cogliere le emozioni e la delicatezza delle situazioni. I genitori sono riusciti ad esprimere i
loro timori rispetto al fatto che si trattano in modo diverso le persone portatrici ad handicap (es.
troppa libertà perché “poverino”, o curiosità, ecc.) . Ci hanno fatto riflettere sulle problematiche
che spesso si manifestano negli ambiti scolastici, e questo ci ha sensibilizzato sul nostro agire.
 Ci hanno portato esperienze vere/concrete da confrontare con l'esperienza teorica.
 Sono emozioni vissute, che hanno favorito l'interesse e l'attenzione. Ci hanno permesso di
conoscere, ci hanno arricchito anche a livello personale.
 Le loro informazioni hanno dato grande importanza al significato di collaborare con la famiglia
ed abbiamo scoperto il grande valore che la famiglia ha in sé.
 Anche in altre scuole è importante permettere agli allievi di arricchirsi a livello personale.
Per noi l'incontro con i genitori è stato utile e interessante, perché ci ha permesso di avvicinarci in
una nuova prospettiva rispetto agli aspetti teorici ricevuti a scuola.
Ci siamo sentite coinvolte anche su piano emotivo e per questo in alcune occasioni ci è stato
difficile capire fino a che punto potevamo porre delle domande sui loro vissuti e sulle loro
esperienze.
Aver conosciuto il punto di vista dei genitori è stato importante per capire meglio come vivono la
situazione e cosa potremmo aspettarci nel nostro futuro come professionisti e ci hanno insegnato
cosa si aspetta un genitore da noi.
Questa è stata una grande opportunità e ci auspichiamo che anche altri allievi possano viverla.”
Classe OSA 4B
“A nostro modo di vedere, come OSA, la pedagogia dei genitori è uno strumento fondamentale sia
per gli operatori, i genitori/famigliari sia per i figli. Per noi operatori troviamo sia importante per
comprendere meglio i desideri, le impressioni, i bisogni dei famigliari, al fine di avere una visione
più ampia della situazione e di garantire un lavoro efficiente. Per i genitori è fondamentale per
dare libero sfogo alle emozioni, sentimenti, vissuti, problematiche, dubbi, così da condividerli sia
tra di loro che con gli operatori.
L’incontro con i genitori è stato molto emozionante ed importante a livello professionale, in quanto
futuri operatori professionisti. Secondo noi, incontri simili, parlare direttamente e apertamente con
due genitori è molto più significativo in quanto loro sono in grado di descrivere esattamente che
cosa “vogliono” dai professionisti (OSA, educatori, operatori vari, medici, …) e quali sono i loro
stati d’animo. Questo perché un docente professionista non sarà mai in grado di definire
esattamente le sensazioni provate dai genitori.
Questo incontro con i genitori ha permesso di immergerci nei racconti dei genitori che si sono
prestati al nostro ascolto. Sono stati dei momenti molto toccanti perché ci hanno esposto le loro
storie di vita in maniera diretta, cosa che un professionista non avrebbe potuto farci immedesimare
completamente. Spesso nel nostro lavoro si tende a considerare i genitori come un “ostacolo”, in
quanto a volte sembra che loro ricorrano a comportamenti iperprotettivi nei confronti dei loro figli,
ma con questa esperienza abbiamo potuto percepire che dietro ad ogni genitore c’è un vissuto ed
un’esperienza di vita che lo portano ad essere così com’è.
La pedagogia dei genitori è un apporto molto istruttivo per un OSA in formazione, poiché la
possibilità di discutere direttamente con dei genitori che raccontano le loro esperienze di vita ci
permette di capire a livello pratico l'importanza dei famigliari nel lavoro di rete, dandoci la
possibilità di includerli nel nostro lavoro, aumentando la qualità del servizio offerto.”
Classe OSA 4D
Considerazioni dei docenti: Il viaggio con i genitori e gli studenti della SSPSS di
Canobbio
8
“Ci dedichiamo alla formazione professionale dei giovani che si indirizzano nel settore
dell’educazione, della socializzazione, dell’integrazione sociale e professionale, in particolar modo a
quei giovani adolescenti che scelgono la formazione di operatore/trice socioassistenziale OSA
indirizzo infanzia e handicap, presso la scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali,
SSPSS di Canobbio.
Dal 2010, in collaborazione con la responsabile di atgabbes, nella nostra attività d’insegnamento,
in particolare nella disciplina “Conoscenze professionali settoriali handicap” indirizzata alle persone
in formazione al 4° anno OSA, proponiamo l’incontro con alcuni genitori con figli in condizione di
handicap, che si mettono a disposizione, si raccontano e condividono le proprie esperienze
attraverso la narrazione. Lo scopo è di conoscere, esercitare e valorizzare le esperienze raccolte, al
fine di favorire il patto educativo tra professionisti e genitori. Queste unità didattiche sono da
considerare in un’ottica interdisciplinare abbinate allo stage, alle altre materie d’insegnamento e ai
corsi interaziendali. Da quest’anno abbiamo coinvolto anche le classi del 4° anno OSA indirizzo
infanzia.
Fra le varie teorie e pratiche innovative che possono essere introdotte nel lavoro d’aula, la
pedagogia dei genitori rappresenta un elemento prezioso riguardo il transfert di risorse reali. Gli
allievi si confrontano con uno dei loro futuri partner professionali, hanno modo di incontrare da
vicino quella figura parentale che sanno di dover prendere in seria considerazione nell’elaborazione
dei piani di sviluppo educativi individuali inerenti i loro figli, e nel lavoro di rete. Apprendono senza
la lezione del docente, hanno la possibilità di esercitare le loro competenze acquisite con un
colloquio di esplicitazione, acquisiscono risorse che potranno trasferire in modo professionale in
altri campi, in particolare anche nella società come cittadini maturi.
Il valore aggiunto di questi incontri sta nella possibilità di apprendere, di cogliere la particolarità del
sentimento che si vive fra persone che condividono con altre in maniera disinteressata e profonda,
con grande rispetto e stima, in un momento di ascolto carico di testimonianze particolarmente
intense.”
Fiorenza Rivabella e Fiorenzo Pestoni
Docenti SSPSS
L’incontro tra racconto e ascolto: la chiave della storia e del futuro di atgabbes
“Come volontario (soprattutto atgabbes) mi accorgo che noi applicavamo la pedagogia dei genitori,
in modo empirico e senza averne coscienza già vent’anni fa’, andando nelle famiglie a conoscere i
ragazzi che avremmo accompagnato in colonia e parlando con loro della presa a carico della
persona. La mia formazione (in campo edile) è stata unicamente tecnica. Il contatto con atgabbes
e con l’handicap mi ha aperto una prospettiva che non immaginavo: la gestione dei sentimenti e
dell’ empatia, che si manifesta in modo molto più diretto con le persone in situazione di handicap,
mi ha permesso di crescere e di apprendere competenze che si sono rivelate utili anche nella mia
professione, nel mio ruolo di datore di lavoro e di maestro di tirocinio e soprattutto nei rapporti
famigliari.”
Queste parole, di Egidio Saccol, membro di Comitato Cantonale atgabbes e volontario attivo da
sempre, hanno chiuso la conferenza pubblica del 22 maggio che ha visto ospite a Lugano Riziero
Zucchi, nostro referente per la Pedagogia dei Genitori. Egidio Saccol, attraverso brevi esempi, ha
riassunto quanto di più vero e intrinseco c’è dietro a tutte le attività che svolgiamo con e/o
attraverso le persone in situazione di handicap: l’incontro tra racconto e ascolto. I “progetti
pedagogici” su cui fondano per esempio i gruppi di colonia o altre attività del tempo libero di
atgabbes, comprendono implicitamente la Pedagogia dei Genitori. Senza il racconto da parte di chi
conosce le persone coinvolte nei progetti, sarebbe molto più difficile dar avvio alle relazioni e
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riuscire negli obiettivi prefissati. È quanto anche ci ha ricordato, mettendoci parole ed entusiasmo,
il professor Zucchi durante il pomeriggio di formazione che ha dedicato ad alcune professioniste e
ad alcuni genitori dell’Associazione. L’incontro avuto è stata occasione per rimettere sul tavolo e
concretizzare progetti legati alla Pedagogia dei Genitori. Come detto, implicitamente, questa
metodologia fa parte di tutti gli ambiti della nostra attività associativa. Risottolineare l’importanza
del racconto, sarà uno dei nostri obiettivi nel lavoro quotidiano svolto dal segretariato. La
Pedagogia dei genitori è “seminata” dai genitori e può essere raccolta da tutti.
DOSSIER BOLLETTINO ATGABBES ESTATE 2013
www.atgabbes.ch
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