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Capitale umano prima lezione

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Capitale umano prima lezione
Minicorso
Università «La
Sapienza»
Lo stock di capitale umano in Italia
Monica Montella
[email protected]
[email protected]
www.monicamontella.it
Prima lezione
Roma, 28 maggio 2014
Minicorso
Università «La
Sapienza»
Roma, 28 maggio 2014
Contenuti
Il capitale umano e la sua crescente
importanza in una prospettiva di
sostenibilità.
La misurazione del capitale umano:
problemi di definizione e di misura.
Diversi approcci per la stima del valore.
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Minicorso
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Cos’è il capitale umano
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Il termine “capitale umano” ancora appare ad
alcuni come un emblema della mercificazione
dell’uomo, un tentativo di attribuire un valore “di
mercato” alla persona accomunandola a un
oggetto, a un mero strumento di produzione. Ma
si tratta di un errore, non priva di pesanti
conseguenze negative.
Roma, 28 maggio 2014
Con questo termine si vuole invece indicare il
contributo che la qualificazione del lavoro
umano apporta al progresso economico e
sociale.
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Cos’è il capitale umano
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Certo è comprensibile che ai più possa apparire
sgradito che la tecnica delle assicurazioni attribuisca
un valore monetario a un essere umano a partire
dall’età, dalla salute e dalla capacità di produrre
reddito.
Ma quali altri parametri dovrebbe utilizzare?
Quel valore monetario altro non indica che il reddito
che il sistema economico può prevedibilmente
ancora attribuire a quella persona nel resto della
sua vita lavorativa e, quindi, il riferimento
fondamentale per decidere l’ammontare che essa
può voler garantire ai suoi cari in caso di morte o di
invalidità.
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Cos’è il capitale umano
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La capacità di produrre e valorizzare il capitale
umano costituisce difatti una qualità complessa non
solo degli individui o delle imprese ma, più in
generale, dei sistemi economici e sociali, e richiede
non solo attività formative ma anche un elevato
livello di coesione sociale, nei termini della
reciproca fiducia e dell’apertura al futuro e
all’innovazione degli agenti economici.
Nel dibattito di politica economica e dell’istruzione,
anche a causa delle incomprensioni sui motivi di
una sua misura, l’Italia si trova in difficoltà.
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Cos’è il capitale umano
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La rinnovata attenzione internazionale alla
concettualizzazione e alla misurazione del capitale
umano segnala così quanto, nel nuovo contesto
economico, sia venuto rafforzandosi il
riconoscimento della centralità della persona, del
suo lavoro, della sua intelligenza e della sua
capacità di conoscere e innovare ai fini del
progresso economico e sociale, al punto che la
presente fase dello sviluppo viene definita con il
termine di “economia della conoscenza”.
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Cos’è il capitale umano
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Il concetto economico del capitale umano va
pienamente compreso e accettato, almeno sotto
due diversi profili concettuali che caratterizzano
l’economia della conoscenza:
a) la centralità della persona e della sua
intelligenza nel lavoro;
b) il ruolo svolto dall’accumulazione dei saperi,
delle esperienze e delle competenze da parte delle
imprese e delle istituzioni ai fini del raggiungimento
di risultati di benessere più elevati e complessi.
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Cos’è il capitale umano
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Si ritiene generalmente che il capitale umano sia un fattore
propulsivo della crescita economica e dell’innovazione, un
elemento importante per lo sviluppo sostenibile e per la
riduzione della povertà e della disuguaglianza (Keeley,
2007).
Esistono differenti definizioni e varie misure del concetto
che si differenziano per l’ambito di applicazione e per la
natura di ciò che viene misurato.
La mancanza di un quadro teorico condiviso e di definizioni
standard limita però la possibilità di confronti tra paesi ed
ostacola l’identificazione dei fattori che rafforzano il
contributo del capitale umano al progresso sociale (Ocse,
2009b).
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Cos’è il capitale umano
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 La capacità di una società di produrre beni e
servizi necessari a soddisfare i propri bisogni,
dipende dalla quantità, qualità e combinazione
delle risorse a disposizione.
 In questo senso, il capitale umano viene incluso
tra le risorse economiche a disposizione di una
società insieme all’ambiente e al capitale fisico.
Definizione di capitale umano data dall’OCSE:
“Le conoscenze, le abilità, le competenze e gli altri
attributi degli individui che facilitano la creazione
di benessere personale, sociale ed economico”.
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Cos’è il capitale umano
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Il concetto è stato introdotto dagli economisti alla fine del XVII° secolo.
Il primo ad occuparsi del valore del capitale umano è stato, infatti,
William Petty per il quale la valutazione dell’ammontare della ricchezza
nazionale deve tener conto della capacità lavorativa degli uomini, intesa
come attitudine a creare ricchezza (Petty, 1690, ed. it. 1986).
Un altro contributo fondamentale viene da Adam Smith che nella
Ricchezza delle Nazioni (Smith, 1776, ed. it. 1948) introduce il concetto
proponendo un’analogia tra l’uomo e le macchine.
Successivamente Engel (1883) determina il valore economico dell’uomo
in base ai costi di allevamento che si affrontano a partire dalla nascita di
una persona.
Vilfredo Pareto sosteneva che gran parte della ricchezza degli americani
tra le due Guerre Mondiali derivasse dall’immigrazione di forza lavoro
iniziata nell’Ottocento.
In Italia il più convinto sostenitore del capitale umano come fattore da
includere nella ricchezza nazionale è stato uno statistico, Corrado Gini
(1946; 1962).
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Perchè misurare il capitale umano
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 Sviluppo
economico: le scelte di istruzione e
formazione giocano un ruolo importante non solo per lo
sviluppo individuale ma più in generale per lo sviluppo
economico.
 Sostenibilità: il capitale umano viene sempre più
frequentemente incluso tra le risorse economiche,
insieme all’ambiente e al capitale fisico, soprattutto nelle
analisi sulla sostenibilità dello sviluppo.
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 Unione Europea: lo sviluppo del capitale umano
costituisce uno degli assi delle politiche dell’Unione
Europea (Consiglio dell’Ue, 2003, Consiglio dell’UE,
2006, Raccomandazione europea, 2006).
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Perchè misurare il capitale umano
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Il concetto di Capitale Umano (CU) è rilevante per
la misura dello sviluppo sostenibile. Infatti una
condizione necessaria di crescita di lungo
periodo in modo sostenibile per un paese è che
il suo stock di capitale complessivo (fisico,
naturale, umano e sociale) in termini pro capite
non diminuisca nel tempo (UNECE, 2009).
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Il Sistema dei conti economici (SNA 2008) non
considera il C.U. come una risorsa economica
perché sono considerate risorse solo le attività
economiche soggette a diritto di proprietà.
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Perchè misurare il capitale umano
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 Il vigente Sistema internazionale dei conti economici
(System of National Accounts 2008) riconosce che
l’acquisizione della conoscenza, le specializzazioni e le
qualifiche determinano una crescita del potenziale
produttivo degli individui e, di conseguenza, del loro
reddito. Tuttavia, seppure quelle attività sono
riconosciute come un bene per gli individui, non
vengono equiparate ad un bene di investimento.
 Il Sistema riconosce infatti come beni di investimento
solamente i beni:
a) prodotti;
b) sui quali è possibile far valere diritti di proprietà;
c) dal possesso o dall’utilizzo dei quali il proprietario
può derivare (direttamente o indirettamente) benefici
economici.
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Perchè misurare il capitale umano
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 Il Sistema dei conti nazionali (SEC 2010) considera risorse
economiche solo quelle soggette a diritti di proprietà e dalle
quali affluiscono benefici economici per i proprietari, per cui
non include nella ricchezza nazionale il capitale umano e
non considera tra gli investimenti le spese per l’istruzione e
la formazione, sebbene attraverso tali spese si realizzi una
crescita del potenziale produttivo degli individui e di
conseguenza del reddito potenziale.
 Allo stato attuale la possibilità di sviluppare una misura dello
stock di capitale umano coerente con i principi fondamentali
della contabilità nazionale è data dalle linee guida relative ai
conti satellite e - a tale riguardo - valgono le indicazioni
fornite dalla Commissione europea, dal “Rapporto Stiglitz,
Sen, Fitoussi” e dalla Joint Unece/Eurostat/Oecd Task Force
on Measuring Sustainable Development.
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Perchè misurare il capitale umano
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 Nel 2006 il Consiglio europeo ha sottolineato, all’interno della
rinnovata strategia dell’Ue in materia di sviluppo sostenibile,
come il quadro centrale dei conti economici nazionali possa
essere esteso attraverso l’integrazione di concetti relativi a stock
e flussi e del lavoro “non-market”, al fine di comprendere meglio
le interrelazioni fra le diverse dimensioni dello sviluppo sostenibile
(Consiglio dell’Ue, 2006).
 L’Ocse e la Fondazione Giovanni Agnelli alla fine del 2008
hanno organizzato una conferenza sulla misurazione del capitale
umano a Torino. La conferenza trovò ampio consenso sul fatto
che il lifetime income approach rappresentasse la migliore
scelta pratica di misurazione del capitale umano disponibile.
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Perchè misurare il capitale umano
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 Nel 2009 l’Ocse raccomandava, come follow-up della
conferenza di Torino, di lanciare lo “Human Capital
Project” attraverso un consorzio di paesi interessati a
concordare metodologie comuni per la misurazione del
capitale umano secondo lifetime income approach, al
fine di condurre analisi comparative tra paesi sull’arco
temporale maggiore possibile.
 Nel 2009 la Commissione europea, nella Comunicazione
al Consiglio e al Parlamento europeo GDP and Beyond Measuring Progress in a Changing World, ha proposto
tra le 5 azioni per misurare il progresso delle società
l’estensione dei conti nazionali alle questioni ambientali e
sociali (European Commission, 2009).
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 Misurare lo stock di capitale umano è un elemento
fondamentale per valutare la ricchezza di un paese. Perché un
paese cresca in maniera sostenibile nel medio-lungo periodo è
necessario che il suo stock di ricchezza pro capite non
diminuisca nel tempo e ciò richiede che vengano conservati o
sostituiti gli elementi di quella ricchezza, ovvero gli stock di
capitale
fisico,
naturale,
umano
e
sociale
(Unece/Eurostat/Oecd Task Force on Measuring Sustainable
Development, 2012).
 Il lavoro svolto dalla Joint Unece/Eurostat/Oecd Task Force on
Measuring Sustainable Development, che più esplicitamente
ha affrontato la tematica del capitale umano, suggerisce di
incoraggiare gli Istituti nazionali di statistica a produrre su base
regolare un set di indicatori di sviluppo sostenibile che
comprenda, accanto a quelli economici e sul capitale naturale,
anche misure di capitale umano (Unece/Eurostat/Ocse Task
Force on Measuring Sustainable Development, 2012).
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Perchè misurare il capitale umano
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La Comunità Europea (Strategie di Lisbona 2010 ed
Europa 2020), le agenzie internazionali e, tra le
altre istituzioni nazionali, la Banca d’Italia, da tempo
sottolineano la rilevanza di una strategia di
progresso economico e sociale basata
sull’accumulazione del capitale umano per la
ripresa della crescita, puntando il dito
sull’arretratezza del nostro Paese in tema di
investimenti in istruzione, formazione e ricerca, di
scolarizzazione, competenze linguistiche e
matematiche, di valorizzazione del capitale umano
e occupazione dei giovani con titoli di studio elevati.
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Approcci alla misura del capitale umano
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Sono 4 gli approcci più recenti, non mutualmente esclusivi, per
misurare il capitale umano:
1. con riferimento ai costi necessari a produrlo, come nel caso del
capitale tangibile, ma tenendo conto del fatto che la
componente principale dei costi della scolarità è costituita dai
mancati guadagni degli studenti (approccio cost-based);
2. conteggiando in vario modo i percorsi formativi seguiti e/o i titoli
di studio conseguiti (approccio education-based);
3. guardando al reddito che il lavoratore è in grado di guadagnare
(approccio income-based), che è influenzato (almeno
implicitamente) dall’esperienza che egli matura e dai posti di
lavoro che è in grado di ricoprire nel corso della carriera;
4. considerando le conoscenze e competenze effettivamente
possedute dagli individui indipendentemente dal titolo di studio
conseguito (potremmo definire questo approccio knowledgebased).
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Approcci alla misura del capitale umano
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I primi tre approcci sono essenzialmente orientati all’individuo e al
lato dell’offerta di lavoro – e tendono pertanto almeno implicitamente
a caratterizzare il capitale umano come uno specifico asset della
persona, accumulato nel corso della sua storia passata e non
soggetto alle mutevolezze del mercato, alla scarsità relativa delle
figure professionali e al mutare delle tecniche produttive. Per quanto
possano sembrare assai differenti, gli approcci cost-based, educationbased ed income-based non sono indipendenti l’uno dall’altro: se il
primo misura l’input necessario alla produzione del capitale umano, gli
altri due esprimono due differenti aspetti di outcome del capitale
prodotto.
Il quarto si è sviluppato più recentemente, intende considerare nella
misura del capitale umano la qualità dell’istruzione in termini di abilità
cognitive apprese e sviluppate (Wößmann, 2003). In questa logica il
livello di capitale umano di un paese dipende dalla qualità dei sistemi
educativi.
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Cost-based: basato su spese effettivamente sostenute (le risorse
impiegate per la formazione del capitale umano) e su costiopportunità (il tempo dedicato all’istruzione: mancati guadagni degli
studenti).
Income-based: basato sui redditi da lavoro nel ciclo di vita (da attività
market e non market) attualizzati, le stime realizzate con approccio
income-based forniscono livelli di output del settore istruzione di gran
lunga superiori a quelle cost-based.
Education-based: basato su proxy del C.U. con indicatori quali il
numero totale di anni di scolarità della forza lavoro, il rapporto tra
spesa pubblica in formazione e Pil, il rapporto insegnanti/studenti,
ecc.
Competenze cognitive: basato sulle abilità cognitive apprese e
sviluppate dagli studenti (qualità dell’offerta formativa).
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Approccio cost-based:
Un approccio cost-based (cioè sulla base dell’impiego
di risorse utilizzate nella produzione della componente
tangibile del capitale umano), l’investimento in capitale
umano può essere valutato anzitutto nei termini
dell’ammontare delle spese sostenute (dalle famiglie e
dalla collettività) per sostentare e accudire le persone
dalla nascita fino all’ingresso nel lavoro o nell’attività
non-market.
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Approccio cost-based:
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L’approccio basato sul costo più ampiamente
utilizzato è quello di Kendrick (1976) il quale offre
una stima del capitale umano tangibile e intangibile.
Il capitale umano tangibile include i costi per
allevare i figli.
Il capitale umano intangibile include l’istruzione, la
formazione, le spese mediche, per la salute e per la
sicurezza e i costi della mobilità. La stima dello stock
di capitale umano è generata utilizzando il metodo
dell’inventario permanente, secondo il quale le
spese per l’investimento sono cumulate e lo stock
esistente è ammortizzato.
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Approccio cost-based:
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L’investimento in capitale umano tangibile per allevamento dei
figli può essere misurato con l’ausilio di informazioni sui livelli
medi di consumo per anno d’età dei bambini, dalla nascita sino
all’età produttiva.
Altri aspetti e i processi rilevanti riguardano importanti fenomeni
di carattere demografico come la natalità, la mortalità e la
riproduzione, il costo dei figli, la cura dei bambini,
l’invecchiamento della popolazione e i movimenti migratori per
sesso, età e titolo di studio (Livi Bacci, 2010).
E’ difficile reperire le informazioni perché non esiste nel caso
italiano una contabilità aggiornata di quanto la collettività spende
per il sistema scolastico. Inoltre è difficile attribuire
correttamente la porzione dei costi congiunti (ad esempio
mobilità per formazione o motivi di lavoro) attribuibili
all’investimento in capitale umano.
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Approccio cost-based:
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Il valore del capitale umano tangibile è poi determinato dallo
stato di salute della persona, non solo nel periodo dalla
nascita fino all’età di lavoro ma anche nel corso della vita
lavorativa, così che una seconda voce dell’investimento in
questo bene può essere calcolata, sempre mantenendo la
prospettiva dell’approccio cost-based, sulla base
dell’ammontare delle spese sostenute da individui, famiglie,
imprese e collettività per mantenere la salute delle persone in
età di lavoro. Anche in questo caso, oltre all’entità della spesa e
alla sua ripartizione tra i diversi soggetti implicati nelle attività di
tutela della salute, esistono altri aspetti e processi rilevanti,
quali: la longevità, gli effetti dei lavori usuranti e gli incidenti sul
lavoro, l’età di pensionamento, le assenze dal lavoro per
malattia ecc.
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Approccio cost-based:
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Con riferimento alla condizione lavorativa della persona, è
possibile introdurre l’importante distinzione concettuale tra
capitale umano potenziale ed effettivo.
 Se si limita il concetto di capitale umano agli individui
impegnati in attività di mercato, le conoscenze, abilità ecc.
delle persone sane e in età di lavoro, ma non impegnate in
alcuna attività produttiva di reddito perché disoccupate o
inattive, dovranno essere considerate potenziali ma non
effettive.
 Considerando invece come capitale umano effettivo anche le
attività comunque produttrici di benessere personale e
sociale, seppure non scambiate nel mercato (attività non di
mercato), la misura del capitale umano effettivo si avvicina
notevolmente a quella del suo potenziale.
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Approccio cost-based:
Questa distinzione potenziale ed effettivo non influisce
sui costi totali di produzione del capitale umano
tangibile, ma solo sulla loro distribuzione e quindi sulla
quota di costi che produce capitale effettivo e sul
rapporto tra capitale effettivo e potenziale, così come tra
capitale valorizzato dal mercato e capitale impegnato in
attività non-market.
Essa esercita invece, effetti rilevanti sulle misurazioni del
capitale umano dal lato dei risultati o del reddito.
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Approccio cost-based:
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L’allevamento dei figli e la salute dei lavoratori del
capitale umano tangibile possono essere affrontate
tanto in termini individuali, con riferimento alla
persona, quanto in termini collettivi, con riferimento a
comunità più o meno estese (l’impresa, il territorio, il
settore di attività, l’intera popolazione). È quindi
possibile aggiungere un ulteriore aspetto definitorio
del capitale umano tangibile di livello esclusivamente
collettivo, sulla base di come la popolazione in età di
lavoro si divide tra occupati, persone impegnate in
attività non-market e resto della popolazione.
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Approccio cost-based:
La misurazione del capitale umano intangibile
secondo l’approccio cost-based richiede che si
identifichi l’ammontare delle spese sostenute da
individui, famiglie, imprese e collettività per
migliorare la capacità produttiva degli individui stessi
attraverso l’istruzione, la formazione e
l’addestramento, utilizzando indicatori quali il
rapporto tra spesa pubblica in formazione e Pil o la
spesa pubblica in istruzione pro capite.
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Sta acquistando evidente rilievo, sotto il profilo
della politica economica, i processi e gli strumenti di
intervento atti a rendere effettivo il capitale umano
potenziale.
Tanto il concetto di capitale umano tangibile quanto
la distinzione tra capitale umano potenziale ed
effettivo non sono solitamente oggetto di analisi e
misurazioni specifiche, sebbene le loro stime entrino
implicitamente a far parte di più complessi
procedimenti di misura, quale quello messo a punto
da Jorgenson e Fraumeni.
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Approccio income-based: Jorgenson-Fraumeni (J-F)
Nelle società contemporanee, il capitale umano è un
attributo delle persone, e non può essere venduto o
acquistato; di conseguenza, lo stock di capitale
umano non può essere osservato direttamente.
Tuttavia, una lunga tradizione di pensiero economico
ha argomentato che la retribuzione del lavoro può
essere considerata come il valore del servizio del
capitale umano. Sulla base di tale valore,
osservabile direttamente sul mercato, è possibile
derivare il valore dello stock di capitale umano.
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Approccio income-based: Jorgenson-Fraumeni (J-F)
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Attualmente l’approccio income-based più utilizzato
è quello di Jorgenson e Fraumeni (1989, 1992a,
1992b). Tra gli altri che hanno utilizzato un approccio
income-based possiamo citare Haveman,
Bershadker e Schwabisch (2003) e, con applicazioni
limitate agli individui di sesso maschile, Graham,
Roy e Webb (1979), Eisner (1980) e Weisbrod
(1961).
L’interesse all’adozione dell’approccio income-based
è da ricercarsi soprattutto nella creazione della
Commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi.
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Approccio income-based: Jorgenson-Fraumeni (J-F)
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La Commissione sulla performance economica e il
progresso sociale, è stata istituita nel 2008 dal presidente
francese Sarkozy, allora presidente di turno dell’Unione
Europea. La Commissione si proponeva come scopo
principale di andare “oltre il Pil” con la proposta di nuove
misure, in particolare legate al benessere e alla
sostenibilità.
L’interesse della Commissione per il capitale umano ha poi
portato alla realizzazione del workshop di Torino sulla
misurazione del capitale umano del 2008, che ha
determinato l’istituzione del progetto Ocse sul capitale
umano, con l’adozione della metodologia JorgensonFraumeni (J-F).
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Approccio income-based: Jorgenson-Fraumeni (J-F)
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 Il lifetime income approach, il più autorevole e diffuso metodo
di calcolo del valore dello stock di capitale umano secondo la
prospettiva income-based, è stato ideato alla fine degli anni ‘80
da Dale Jorgenson e Barbara Fraumeni e adottato nel 2009
dall’Ocse come base metodologica di un progetto di
comparazione internazione dello stock di capitale umano di 17
paesi.
 In altro contesto i due autori hanno proposto un’applicazione del
loro metodo anche al calcolo dello stock di capitale umano del
settore non di mercato, attraverso l’utilizzo delle informazioni
ricavate dalle indagini ufficiali sull’uso del tempo. Queste
consentono di rilevare le ore di lavoro dedicate a specifiche
attività non retribuite, alle quali è possibile attribuire una
remunerazione di mercato per pervenire ad una stima del loro
valore.
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Approccio income-based: Jorgenson-Fraumeni (J-F)
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La misurazione secondo l’approccio incomebased richiede che si valuti il reddito che un
lavoratore con determinate caratteristiche è in grado
di guadagnare, in un determinato arco temporale o,
meglio ancora, nel corso dell’intera vita lavorativa
(lifetime income), e dunque anche implicitamente
attraverso l’esperienza e il percorso di carriera. Sulla
base della stima del profilo dei guadagni per età, per
le persone con diversi livelli d’istruzione, si possono
calcolare i redditi attualizzati (di mercato e non di
mercato) lungo l’arco della vita per tutta la
popolazione.
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Approccio income-based: Jorgenson-Fraumeni (J-F)
 Si parte dal calcolo dei redditi provenienti da attività di
mercato e non di mercato al netto delle tasse. Si considerano
i percettori di reddito all’interno di gruppi classificati per
sesso, età e livello di istruzione.
 Sulla base della stima dei guadagni per individui per età
con diversi livelli ISCED, si possono calcolare i redditi (di
mercato e non) proiettati lungo tutta la vita lavorativa.
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 L'output del settore dell'istruzione in un anno si misura con
la somma degli incrementi del lifetime income dovuto a un
anno in più di istruzione.
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Approccio Education-based e competenze cognitive:
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 Secondo l’approccio education-based si identificano i volumi
e/o la qualità delle attività di istruzione, formazione ecc.,
attraverso indicatori quali: il numero totale di anni di scolarità
della forza lavoro, lo school enrolment, il tasso di
alfabetizzazione degli adulti, la scolarità media dei lavoratori, il
numero di individui coinvolti nel processo economico con un
certo ammontare di anni di scolarità, il numero di infrastrutture
educative, il rapporto insegnanti/studenti.
 Si possono quindi individuare indicatori relativi ai soggetti
presenti nel sistema istruzione e indicatori relativi al suo
funzionamento, indicatori di input e di output.
 Vanno aggiunti gli indicatori che rilevano i risultati del settore
istruzione in termini di apprendimenti (o competenze misurabili)
acquisiti dai lavoratori (approccio knowledge-based).
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Approccio Education-based e competenze cognitive:
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Le stime basate sui costi degli investimenti in formazione possono derivare
dai dati sui flussi finanziari o sulle transazioni di mercato, generalmente
abbastanza facili da reperire.
•INDICATORI DI SPESA: spesa pubblica totale in istruzione come quota del
PIL, spesa pubblica per alunno, spesa delle famiglie per istruzione.
•INDICATORI DI FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA: rapporto
studenti/insegnanti, rapporto studenti/classi, caratteristiche degli insegnanti
come: genere, età, numero di ore di insegnamento frontale, retribuzione
(distinta fra pro capite e oraria) e progressione delle retribuzioni.
•TASSI DI PARTECIPAZIONE/SCOLARITA’ E LIVELLI DI ISTRUZIONE
•COMPETENZE/ABILITA’ COGNITIVE si considera nella misura del capitale
umano la qualità dell’istruzione in termini di abilità cognitive apprese e
sviluppate. In questa logica il livello di capitale umano di un paese dipende
dalla qualità dei sistemi educativi (Valutazione dell’apprendimento, ad
esempio test INVALSI, test OCSE-PISA, Programme for the International
Assessment of Adult Competencies-PIAAC ).
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Riflettendo:
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 Una scelta teorica che contrapponesse la misurazione del capitale
umano intangibile come più corretta rispetto alla stima di quello
tangibile sarebbe semplicemente priva di senso.
 Non è sufficiente misurare separatamente l’ammontare dei costi
sostenuti per produrre un certo stock di capitale umano, se non lo si
mette a confronto con la sommatoria dei risultati economici da esso
prodotti, in modo da coglierne l’effettiva capacità di generare valore
oltre il suo costo.
 Un bene capitale si caratterizza infatti sia per il costo di produzione sia
per il rendimento (e il deprezzamento), e il suo valore è tanto
maggiore quanto più ampia è la differenza tra il costo e il rendimento
che è in grado di assicurare nel corso del tempo.
 Un conto del capitale umano che abbia la pretesa di fornire un
quadro attendibile del valore di questa grandezza non può che dovere
offrire misurazioni di entrambi i termini e della loro differenza.
Minicorso
Università «La
Sapienza»
Approcci alla misura del capitale umano
40
Riflettendo:
Roma, 28 maggio 2014
Va riconosciuto che l’astrazione concettuale del
capitale umano poggia sulla convinzione, difficilmente
confutabile, che i risultati economici degli individui
eccedano di regola le risorse spese nella formazione
del loro capitale umano, sia tangibile che intangibile; e
che sia perciò questo il fondamentale elemento alla
base del progresso economico e sociale delle
nazioni.
Di conseguenza va dato atto che una parte almeno
del capitale umano può e deve essere analizzata
come frutto del processo “produttivo” posto in essere
dai settori istruzione, formazione, ricerca ecc.
Minicorso
Università «La
Sapienza»
Bibliografia di riferimento
 MONTELLA M. & Altri ” Il valore monetario dello stock di capitale
umano in Italia – Anni 1998-2008” Istat, Collana: Letture statistiche Temi - Anno di edizione: 2014.
 TRONTI L. 2012 ”Capitale umano. Definizioni e misurazioni. Padova,
CEDAM.
Roma, 28 maggio 2014
41
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