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Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del
Riferimento temporale,
aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
In questo lavoro verrà analizzato un fenomeno diacronico specifico del sistema
verbale italiano consistente nella sostituzione del condizionale composto al condizionale semplice nella funzione di futuro nel passato, laddove le altre lingue
romanze utilizzano un condizionale semplice. Tale fenomeno rappresenta un interessante esempio di interazione complessa tra riferimento temporale, aspetto e
modalità, fattori il cui ruolo specifico verrà approfondito in questo studio. Il confronto con altre lingue romanze (in particolare francese e spagnolo) permetterà di
dimostrare come il ruolo propulsivo nell’evoluzione diacronica del condizionale
italiano spetti al riferimento temporale, un elemento la cui importanza è stata di
solito sottostimata negli studi sull’argomento, più orientati a far prevalere il ruolo
dell’aspetto e della modalità. Il fatto che in italiano il condizionale semplice, nelle
sue diverse funzioni, abbia ormai perso il valore di riferimento temporale passato,
che si ritrova invece, anche se in maniera molto diversificata, nelle altre lingue
romanze, verrà messo in correlazione con l’evoluzione diacronica del futuro nel
passato, dimostrando come il cambiamento nella sfera della temporalità sia l’unico fattore che mostri una correlazione coerente con il passaggio da forma semplice
a forma composta.
1. Il condizionale come futuro nel passato: l’italiano
rispetto alle altre lingue romanze
Il condizionale ha da sempre attirato l’attenzione dei romanisti per la sua natura
ambigua o ibrida tra temporalità e modalità. È innegabile infatti una duplicità di
funzioni di questa forma verbale, che permette sia di attenuare l’assertività fattuale di una situazione, ed ha quindi valore modale [1], ma può anche ricorrere con
valore temporale di futuro nel passato [2].
(1) Verrei volentieri (se potessi) . . .
(2) Mi disse che sarebbe arrivata alle 5.
Molto varie sono state le proposte volte a interpretare e giustificare questa
duplicità funzionale: tra le più autorevoli si segnalano quelle, per altro molto diverse, di Coseriu 1976:148, 152s. e di Weinrich 1964:110-13, 136-45. Nel sistema
di Coseriu le diverse funzioni del condizionale romanzo vengono derivate dall’in-
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Mario Squartini
crocio di due tratti semantici distinti, il tratto prospektiv, che sta alla base del
carattere temporale, e il tratto inaktuell, che il condizionale ha in comune con
l’imperfetto e che ne giustifica gli usi modali. Nell’interpretazione di carattere
testuale proposta da Weinrich 1964 il condizionale è invece un tempo del mondo raccontato, i cui impieghi temporali vengono assunti come primari, mentre
quelli modali sono interpretati come metafore temporali di primo o di secondo
grado. Più recentemente si segnalano altri tentativi di superare la tradizionale opposizione tra condizionale-modo e condizionale-tempo proponendo una diversa
partizione funzionale (Martin 1981) o riconducendo i diversi usi del condizionale ad un’unica funzione sovraordinata (Donaire 1998). L’interpretazione modale
è stata poi nuovamente rivisitata sulla base di argomenti sintattici da Abouda
1997:179-981.
È chiaro che la discussione sulla natura semantica del condizionale romanzo è
ben lungi dall’essere risolta e anche in questo lavoro tale problematica rimarrà
sullo sfondo, mentre l’attenzione si concentrerà su una questione molto più specifica, che riguarda esclusivamente il condizionale italiano, distinguendolo dalle forme etimologicamente gemelle presenti nelle altre lingue romanze. Mi riferisco alla
ben nota particolarità dell’italiano, che, a differenza delle altre lingue romanze,
richiede la forma composta invece di quella semplice nel contesto di futuro nel
passato2. Si considerino a questo proposito le traduzioni in francese [5] e spagnolo
[6], corrispondenti all’italiano [3-4] e si noti che il condizionale semplice si riscontra anche in altre lingue non romanze, come dimostrano gli esempi in inglese
[7] e in tedesco [8].
(3) P. mi disse che sarebbe arrivato alle 5.
(4) *P. mi disse che arriverebbe alle 5.
(5) P. m’a dit qu’il arriverait à 5 heures.
(6) P. me dijo que llegaría a las 5.
(7) P. told me that he would arrive at 5 o’clock.
(8) P. sagte, dass er um 5 Uhr kommen würde.
1 A proposito della discussione sulla natura del condizionale francese si veda anche Clédat
1897; 1908:222-24; 234-47, 1910 e Yvon 1952, oltre a Sten 1952:68-71 e Fleischman 1982:26-28,
che riassumono la questione. Una simile discussione a proposito del condizionale spagnolo si trova in Alarcos Llorach 1959.
2 Ricordo che la differenza tra l’italiano e le altre lingue romanze si neutralizza in contesti
diafasicamente orientati verso il colloquiale, dove, sia in italiano che nelle altre lingue romanze,
il futuro nel passato viene espresso non solo con il condizionale ma anche con l’imperfetto indicativo (Mi disse che veniva invece di Mi disse che sarebbe venuto). In questo lavoro mi concentrerò comunque sulle lingue romanze standard di registro alto, utilizzando per lo più esempi di
lingua letteraria, e trascurando possibili differenze dipendenti dal contesto diafasico.
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Per completare il quadro si deve aggiungere che il francese può ammettere marginalmente anche la forma composta, ma ciò sembra ristretto a quelli che Martin
1981:87 definisce lessemi perfettivi, come dimostra il contrasto tra [9] e [10]: Martin osserva che [10] potrebbe essere grammaticale solo sottintendendo un contesto
di periodo ipotetico, mentre [9] è accettabile anche come futuro nel passato.
(9) Il m’a dit qu’il serait rentré à midi.
(10) *Il m’a dit qu’il aurait été à Paris l’an prochain.
Sarebbe necessaria un’analisi più approfondita sull’effettiva frequenza testuale
della forma composta in un contesto come [9] (cf. anche Bertinetto 1986:513s.).
Allo stato attuale delle conoscenze rimane comunque chiaro che esiste un contrasto tra il comportamento del francese, che usa regolarmente la forma semplice
per esprimere il futuro nel passato, pur ammettendo la forma composta in alcuni
contesti, e l’italiano, che richiede invece obbligatoriamente la forma composta in
ogni contesto di futuro nel passato escludendo categoricamente la forma semplice. In questo modo l’italiano neutralizza nel futuro nel passato l’importante distinzione aspettuale tra forme semplici e forme composte, che viene invece mantenuta nelle altre lingue. A parte casi come [9] ci sono infatti altri contesti in cui il
francese, insieme alle altre lingue sopra menzionate, usa regolarmente la forma
composta per esprimere il futuro nel passato. Si tratta dei casi in cui la forma verbale indica anteriorità rispetto ad un momento di riferimento ed istanzia quindi
una precisa funzione aspettuale di compiutezza (cf. Bertinetto 1986:198-205). La
forma composta aurait passé in [11] si riferisce ad una situazione che viene visualizzata come compiuta rispetto ad un momento di riferimento determinato contestualmente.
(11) Et la seule idée qui la retint à la vie fut, après un certain temps, que le temps passait . . .
Le temps était le seul remède: il passait. Quand le temps aurait beaucoup passé, mais
beaucoup, Jean-Marie reviendrait repeupler cet insipide désert. (R. Boylesve, Élise, da
Lips 1926:86)
Lo stesso uso si riscontra in inglese. La forma composta (would have been burnt)
in [12] esprime anteriorità rispetto ad un momento di riferimento rappresentato
qui da un altro futuro nel passato (should return):
(12) John left for the front; by the time he should return, the fields would have been burnt to
stubble. (Comrie 1985:76, cf. anche Declerck 1991:379-86)
La differenza di comportamento dell’italiano rispetto al francese e all’inglese
risulta molto evidente se si osserva che nella traduzione italiana di [11s.] non si
riscontra alternanza tra condizionali semplici e condizionali composti, dato che la
forma composta viene ugualmente usata sia per indicare un semplice futuro nel
passato che il futuro nel passato indicante compiutezza:
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Mario Squartini
(11a) E la sola idea che la tenne in vita fu, dopo un certo tempo, che il tempo passava . . . Il
tempo era l’unico rimedio: passava. Quando molto tempo sarebbe passato, ma molto,
Jean-Marie sarebbe ritornato a popolare questo insipido deserto.
(12a) John partì per il fronte; quando sarebbe ritornato, i campi sarebbero stati completamente bruciati.
Il confronto di questi esempi italiani rispetto ai loro corrispondenti francesi e
inglesi dimostra chiaramente come l’italiano operi una neutralizzazione della
distinzione aspettuale tra forma semplice e forma composta. Tale particolarità del
sistema italiano verrà approfondita in questo lavoro tentando di stabilire una correlazione tra il caso del futuro nel passato e altri fenomeni specifici del sistema verbale italiano, così da poter giustificare in maniera coerente la differenza rispetto
alle altre lingue romanze.
Da un punto di vista generale si può osservare che la neutralizzazione del valore
aspettuale di forme semplici e forme composte costituisce un fenomeno molto
frequente nelle lingue romanze, anche se la sua effettiva diffusione mostra delle
significative differenze da una lingua all’altra. Per quanto riguarda l’italiano il comportamento neutralizzante del condizionale non costituisce certamente un fatto
isolato. Si pensi ad esempio al caso particolarmente macroscopico e molto descritto di graduale erosione della distinzione aspettuale tra forme semplici e forme composte nell’ambito dei tempi perfettivi (su questo tema si veda da ultimo Bertinetto/Squartini 1996). È ben noto che, pur con sostanziali differenze tra le diverse
varietà regionali d’italiano e soprattutto tra le diverse varietà italo-romanze, è in
corso una graduale erosione dell’opposizione perfetto semplice (passato remoto)/perfetto composto (passato prossimo), che in alcuni ambiti geografici e nelle
opportune varietà diafasiche ha portato a neutralizzare l’opposizione in favore della forma composta. Tale evoluzione è sicuramente un fenomeno di grande portata
ed è stata considerata come un fattore caratterizzante di una generale ristrutturazione del sistema verbale italiano contemporaneo (Berretta 1992). D’altra parte
si deve anche osservare che in altri settori del sistema verbale italiano, la distinzione
aspettuale di compiutezza tra forme semplici e forme composte si mantiene. Si
pensi al caso del congiuntivo, in cui l’alternanza tra una forma semplice [13] e una
forma composta [14] segnala proprio il valore aspettuale di compiutezza.
(13) Mi chiese di fargli sapere al più presto a che ora Anna arrivasse di solito a casa.
(14) Mi chiese di fargli sapere al più presto se a quell’ora Anna fosse già arrivata a casa.
Il confronto tra congiuntivo e condizionale dimostra che le diverse forme del
sistema verbale reagiscono in modo differenziato e non coerente alla pressione
verso l’analiticità. Si dovranno quindi individuare dei fattori specifici riguardanti
il condizionale italiano, tali da giustificare il suo particolare comportamento rispetto alle altre lingue romanze. Riportare il fenomeno ad una generale tendenza
verso l’analiticità e alla neutralizzazione dell’opposizione aspettuale di compiu-
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tezza non risolve il problema. Una tale soluzione si scontra infatti con il comportamento del francese, essendo questa una delle lingue romanze in cui la tendenza
a neutralizzare l’opposizione tra perfetto semplice e perfetto composto è più spiccata e più pervasiva nel sistema e dove la sopravvivenza della forma semplice del
perfetto è prevalentemente dovuta a fattori sociolinguistici. Dato questo comportamento ci si aspetterebbe dal francese la stessa tendenza dell’italiano a neutralizzare l’opposizione anche nel caso del condizionale.Abbiamo visto sopra che tale
tendenza si registra solo marginalmente in francese, come nel caso dell’esempio
[9] discusso da Martin 1981:87, mentre l’opposizione tra forma semplice e forma
composta si mantiene in altri casi [11]. Rimane dunque il problema di individuare
dei fattori più specifici che giustifichino la maggiore radicalità dell’italiano nel
neutralizzare l’opposizione nel caso particolare del condizionale.
Prima di passare ad una presentazione sistematica delle diverse proposte di analisi del comportamento del condizionale italiano è necessaria un’ulteriore premessa, che ci servirà per meglio inquadrare il fenomeno. Sappiamo dagli studi sulla storia del sistema verbale che l’anomalia del condizionale italiano rispetto alle
altre lingue romanze è il prodotto di un cambiamento diacronico, in conseguenza
del quale l’italiano è passato da una distribuzione del tipo di quella delle altre
lingue romanze a quella odierna. Ciò significa che in italiano antico il futuro nel
passato poteva essere espresso dal condizionale semplice e che la tendenza a
sostituirlo con la forma composta costituisce un processo graduale di cui si può
seguire la storia nei testi. L’uso del condizionale semplice come futuro nel passato
in italiano antico può essere esemplificato da [15], un caso in cui l’italiano contemporaneo richiederebbe il condizionale composto:
(15) . . . disse che egli il sicurerebbe della mercatantia la quale aveva in dogana. (G. Boccaccio, Decameron 8.10, da Brambilla Ageno 1964:347)
Un tale uso sembra sopravvivere a lungo nella storia dell’italiano (almeno nella
varietà letteraria), come si riscontra in questo esempio manzoniano, dove però
forma semplice e forma composta convivono nella stessa sequenza cotestuale (sulla prosa ottocentesca si veda anche Savi˛ 1963; 1968):
(16) Le parlò delle visite che avrebbe ricevute: un giorno poi verrebbe il signor principino con
la sua sposa . . . e allora, non solo il monastero, ma tutto il paese sarebbe in moto.
(A. Manzoni, I promessi sposi 10, da Leone 1962:58)
Secondo Goggio 1922 la forma composta ha la sua origine in Toscana, come si
desume dalla sua maggior frequenza in autori di questa regione. È comunque
molto rara fino alla prosa di Cellini, in cui se ne trovano numerose ricorrenze,
come confermano anche i dati di Savić 1966:172-78. Tale forma ha poi una particolare vitalità nella prosa seicentesca (Savi˛ 1966:186-94; Durante 1981:179) e
fino a Manzoni e Fogazzaro convive ancora con la forma semplice, per poi stabilizzarsi nell’uso contemporaneo soltanto nel Novecento.
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Mario Squartini
Questi dati indicano che l’italiano non ha soltanto un comportamento anomalo
rispetto alle altre lingue romanze, ma che questa anomalia è anche il prodotto di
un processo diacronico. Da tale punto di vista diacronico dovranno anche essere
valutate le concrete proposte di soluzione del problema.
2. Aspetto, modalità o riferimento temporale?
Per poter mettere ordine nella bibliografia, la si presenterà tematicamente, distinguendo tre filoni fondamentali, a seconda della categoria semantica utilizzata
per giustificare il comportamento del futuro nel passato. Le posizioni sono infatti
molto differenziate e privilegiano diversi aspetti del problema, coagulandosi però
intorno a tre unità tematiche, che corrispondono poi alle tre categorie semantiche
fondamentali del sistema verbale: riferimento temporale, aspetto e modalità. Di
volta in volta una di queste tre componenti è stata privilegiata nel tentativo di
arrivare ad una spiegazione del caso italiano. È certo che queste tre componenti
interagiscono in maniera molto stretta nel caso di una forma verbale come il condizionale, ma i risultati di questo lavoro dimostreranno che una sola di esse, in particolare la temporalità, deve essere vista come l’elemento determinante e specifico
per giustificare l’uso del condizionale composto invece del condizionale semplice
come futuro nel passato.
2.1 Aspetto
Il ruolo dell’aspetto è stato sottolineato da tutti coloro che si sono occupati dell’
evoluzione del condizionale italiano. Una tale preminenza è senz’altro giustificata
dalla natura del fenomeno stesso, che, come abbiamo già ricordato nelle osservazioni introduttive, è un chiaro caso di neutralizzazione aspettuale. A questo punto
dobbiamo però distinguere tra coloro che si sono limitati a descrivere la neutralizzazione (cf. in particolare Bertinetto 1986:510-23) e coloro che hanno attribuito
alla neutralizzazione carattere esplicativo, sostenendo che la causa dell’evoluzione diacronica del futuro nel passato italiano andrebbe vista in una tendenza generale a neutralizzare le opposizioni aspettuali. Questa soluzione, adombrata già
in alcune osservazioni di Meyer-Lübke 1890-99/3:§682 e ripresa da Rohlfs 196669/3:§678, è stata chiaramente espressa, anche se con una terminologia in parte
diversa da quella qui utilizzata, da Tekavčić 1972/2:§868-71, 1143, e poi ulteriormente sviluppata e approfondita da Radanova-Kusceva/Kitova-Vasileva 1985.
Naturalmente il banco di prova veramente cruciale per questa soluzione sta nel
confronto con le altre lingue romanze. Per poter funzionare, quest’ipotesi deve
essere suffragata dall’individuazione di fattori che siano propri dell’italiano, e solo
dell’italiano, in modo da giustificare il suo diverso comportamento rispetto alle
altre lingue romanze. A questo proposito i dati non sono univoci. Radanova-
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Kusceva/Kitova-Vasileva 1985 hanno buon gioco nel loro confronto tra italiano
e spagnolo. È molto chiaro infatti che lo spagnolo mostra una tendenza meno spiccata dell’italiano a neutralizzare l’opposizione aspettuale di compiutezza. Un
esempio evidente di questa tendenza è il mantenimento, in modo molto più saldo
dell’italiano, dell’opposizione tra perfetto semplice e perfetto composto. È evidente che i segni di cedimento che tale distinzione mostra in particolare nell’italiano standard settentrionale sono invece molto meno pronunciati in spagnolo. Ciò
sembra quindi giustificare il diverso comportamento delle due lingue per quanto
riguarda l’opposizione tra forme semplici e forme composte del condizionale, con
l’italiano ormai definitivamente sbilanciato verso la neutralizzazione. Rimane
però il problema del francese, di cui Radanova-Kusceva/Kitova-Vasileva 1985
non parlano. Come abbiamo già osservato, il comportamento del francese impedisce di stabilire un legame causale diretto tra tendenza alla neutralizzazione
aspettuale e comportamento del condizionale, così da costituire un punto debole
dell’ipotesi aspettuale.
2.1.1 Il confronto con il congiuntivo
Un dato proposto da Tekavčić 1972/2:§868-71, 1143 e Radanova-Kusceva/KitovaVasileva 1985 a sostegno di una particolare instabilità delle opposizioni aspettuali in italiano riguarda il comportamento del congiuntivo. In toscano popolare e
soprattutto nei dialetti meridionali è infatti attestata la tendenza a neutralizzare
l’opposizione tra forme semplici e forme composte in favore di queste ultime. A
tale proposito si vedano i seguenti esempi, riportati da varie fonti (cf. anche
Rohlfs 1966-69/3:§683):
(17) . . . avrebbe richiesto qualcheduno di loro, che lo avessero accompagnato. (Lasca, Cene,
da Meyer-Lübke 1890-99/3:§682)
(18) . . . roppu quinnici juorni scrivia a ’nu capitanu ri soja cunuscenza ch’avessi purtatu la
muglieru. (G. Amalfi, Novelluzze raccolte in Tegiano (Salerno), da Brambilla Ageno
1964:317)
(19) Ebbi la sua lettera graditissima, scrissi all’editore Laterza perché le avesse spedito due
altri miei libri. (B. Croce, Epistolario, 5.6.1911, da Brambilla Ageno 1964:318)
Questi esempi dimostrano per il congiuntivo una tendenza paragonabile a quella del condizionale futuro nel passato e sono sicuramente elementi di confronto
pertinenti. Dimostrano però anche di essere incoerenti rispetto ad una soluzione
che veda la spiegazione del fenomeno in una tendenza generalizzata a neutralizzare le opposizioni aspettuali. Le aree in cui è attestato il fenomeno riguardante il
congiuntivo sono proprio quelle (Toscana e Italia meridionale) dove la neutralizzazione aspettuale perfetto semplice/perfetto composto è meno avanzata, così da
mostrare un comportamento incoerentemente divergente rispetto al congiuntivo.
A questo punto si ripropone il problema di individuare un fattore specifico che
possa spiegare il comportamento del condizionale (e ora anche del congiuntivo in
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alcune aree), ma che non sia un generico riferimento all’indebolimento delle
opposizioni aspettuali. La neutralizzazione aspettuale va intesa sicuramente come
il fenomeno generale che permette di descrivere il comportamento del condizionale, ma non è ancora quel fattore specifico che possa spiegare il comportamento
anomalo dell’italiano. Ciò vale anche per il riferimento, proposto da Tekavčić
1972/2:§868-71 e Välikangas 1972, a fenomeni comparabili di neutralizzazione
del valore di compiutezza, come nel caso del piuccheperfetto derivato dalle forme
latine del tipo amavissem, che ha perso, nelle lingue romanze in cui è continuato,
ogni valore di compiutezza. Tale confronto è ancora una volta pertinente, ma
anche qui si tratta del fenomeno generale in cui si può collocare l’evoluzione del
condizionale italiano; non spiega però ancora perché tale neutralizzazione abbia
colpito proprio il condizionale e principalmente quello italiano.
2.1.2 Compimento immediato
Nell’ambito della ricerca di fattori meno generici della neutralizzazione del valore
di compiutezza, ma pur sempre all’interno del comparto aspettuale, si inserisce
anche la proposta di Maiden 1995:215-17 di collegare il passaggio da forma semplice a forma composta con un fenomeno riscontrabile nel comportamento delle
forme composte in italiano antico. Sulla base di alcuni esempi tratti da Bandello,
dove ancora il condizionale composto si alterna al condizionale semplice nella
funzione di futuro nel passato, Maiden osserva che la selezione della forma composta sembra essere favorita nei contesti in cui si trova un valore aspettuale molto specifico, che, sulla scorta degli studi di Ambrosini 1960-61 e Brambilla Ageno
1964, viene definito di compimento immediato. Ciò sembra infatti confermato
dalla coppia di esempi [20s.] citata da Maiden, in cui il condizionale composto [21]
compare proprio nel caso di una situazione non solo perfettiva, ma di cui viene sottolineato il compimento immediato per mezzo dell’avverbio incontinente.
(20) . . . [dicendo] che eternamente le sarebbe servidore e che mai altra donna non ameria.
(M. Bandello, Novelle, da Maiden 1995:217)
(21) . . . facendo buon animo si preparava a dir la sua ragione a la meglio che sapeva, portando ferma openione che come la donna veduto l’avesse, che sarebbero incontinente venuti
a le mani. (M. Bandello, Novelle, da Maiden 1995:217)
In effetti il compimento immediato è una particolare specializzazione semantica
che, soprattutto nell’italiano del Trecento, tende a caratterizzare l’uso di una specifica forma composta, il trapassato remoto:
(22) . . . alzata alquanto la lanterna, ebber veduto il cattivel d’Andreuccio. (G. Boccaccio,
Decameron 2.5, da Ambrosini 1960s.:24)
In questo modo l’innesco del processo diacronico di evoluzione da forma semplice
a forma composta del futuro nel passato si potrebbe riscontrare in un fattore speci-
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fico legato alla semantica aspettuale di alcune forme composte. Maiden stesso in
un successivo intervento sull’argomento (Maiden 1996) osserva che quest’ipotesi,
seppur applicabile alla coppia di esempi da Bandello, non regge alla prova di un corpus più ampio di testi. Un’altra ipotesi, questa volta orientata sulla modalità piuttosto che sull’aspetto, viene proposta da Maiden 1996, ma di questa parleremo in 2.2.
2.2 Modalità
Oltre a quello aspettuale, un altro comparto della semantica verbale probabilmente coinvolto nell’evoluzione diacronica del futuro nel passato è sicuramente
quello della modalità. In primo luogo perché la forma usata è quella del condizionale, la stessa cioè che compare nel sistema verbale italiano e romanzo in funzione modale per esprimere vari gradi di fattualità, come avviene nei costrutti condizionali (Se potessi verrei), e nelle diverse estensioni pragmatiche del condizionale
usato a fini attenuativi (Vorrei un bicchiere d’acqua). Ma non è solo l’uso della forma del condizionale a richiamare un’interpretazione modale del futuro nel passato. Un altro elemento che spinge a questa interpretazione è anche legato al fatto
che il futuro stesso, e quindi anche il futuro nel passato, vengono tradizionalmente
interpretati come forme ibride tra riferimento temporale e modalità, o anche come
forme decisamente orientate verso la modalità, in quanto ciò che appartiene al
futuro, non essendo ancora accaduto, rientra nella sfera della possibilità e quindi
della non fattualità (un resoconto della discussione al riguardo si trova in Fleischman 1982:24-26). Per questi motivi la modalità è stata spesso invocata nella
descrizione del futuro nel passato italiano. In particolare sono state utilizzate le
nozioni di futuro oggettivo e futuro soggettivo, già applicate in francese all’opposizione tra condizionale futuro nel passato e perifrasi devait + infinito (NilssonEhle 1943s.). Se nel caso del francese la distinzione sembra trovare almeno parziale conferma nei dati (si vedano gli esempi di Nilsson-Ehle 1943s.), la sua
applicazione all’italiano risulta molto meno convincente, tanto da portare anche a
risultati contraddittori. Secondo Mourin 1956 la forma composta esprime maggiore oggettività e assenza di partecipazione da parte del narratore ed anche il passaggio da semplice a composto, che caratterizza l’italiano, andrebbe considerato
nell’ambito della tendenza ad utilizzare una forma che esprima una maggiore
oggettività. Per questo l’evoluzione diacronica del condizionale italiano non dovrebbe trovare una spiegazione di tipo aspettuale, ma piuttosto all’interno del comparto modale. Anche secondo Herczeg 1969 il futuro nel passato esclude il punto
di vista del narratore, ma la conclusione che Herczeg trae da questa osservazione è
opposta a quella di Mourin. Herczeg insiste infatti sul carattere soggettivo, piuttosto che oggettivo, del condizionale composto, soprattutto rispetto alla maggiore
oggettività del futuro usato non deitticamente in un contesto passato, il cosiddetto futuro degli storici o futuro retrospettivo (Bertinetto 1986:488: «In seguito . . .
Cristoforo Colombo scoprirà l’America.»). Questa discrasia interpretativa eviden-
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Mario Squartini
zia una chiara difficoltà dell’interpretazione modale del futuro nel passato. Si riproduce qui in scala ridotta, data la minor frequenza del fenomeno, la complessa
discussione sul carattere modale o temporale del futuro, a cui accennavo sopra, e
anche in questo caso non sembrano esserci correlati contestuali precisi per poter
interpretare da un punto di vista modale il contrasto tra forma semplice e forma
composta del condizionale, almeno per l’italiano contemporaneo (si vedano le critiche di Nilsson-Ehle 1973 e Bertinetto 1986:518s. alle interpretazioni modali).
2.2.1 Valore epistemico dell’opposizione condizionale semplice/condizionale
composto
Recentemente un’interpretazione modale dell’opposizione condizionale semplice/condizionale composto in funzione di futuro nel passato e del relativo processo diacronico è stata riproposta da Maiden 1996, questa volta sulla base di elementi contestuali più concreti e verificabili rispetto alle interpretazioni modali
viste fin qui. Maiden presenta i dati basati sullo studio di un corpus di testi storiografici databili tra la fine del xvi e l’inizio del xvii secolo che, come avevano già osservato Savi˛ 1966:186-94 e Durante 1981:179, vedono una particolare fioritura
dell’uso della forma composta. Secondo Maiden, l’alternanza tra forma semplice
e forma composta che si riscontra in questo periodo, non è casuale ma espressione
di una precisa opposizione semantica di tipo modale. In base ai suoi spogli testuali Maiden conclude che il condizionale composto segnala un maggiore impegno
epistemico del locutore sul reale svolgimento della situazione futura. Questa conclusione trova conferma in numerosi esempi in cui la forma composta si trova in
dipendenza da verba pollicendi, che garantiscono sul personale impegno da parte
del locutore. Ciò avviene ad esempio nel caso di [23]:
(23) . . . proponendo loro che trovassero ogn’altra via per accomodare le differenzie, e promettendo che esso ancora averebbe coadiuvato con buona fede et opere efficaci al suo
tempo. (P. Sarpi, Istoria del concilio tridentino, da Maiden 1996:155)
Nei casi in cui, pur trattandosi di una promessa, si riscontra un impegno epistemico minore, compare invece il condizionale semplice:
(24) . . . promise appresso che muterebbe il capitano, scusando se in questo intervenisse qualche dimora perché volendo persona catolica e non soggetta alla contaminazione, non era
così facile trovarla. (P. Sarpi, Trattato di pace et accomodamento, da Maiden 1996:159)
Maiden stesso segnala la presenza di casi in cui non si riscontrano espliciti elementi contestuali a favore della sua interpretazione e li considera come primi segnali di
un generalizzarsi della forma composta in tutti i contesti di futuro nel passato:
(25) . . . essi dopo aver trattato col re, dissero al patriarca che il re averebbe dato tempo al duca
di pigliare o l’una o l’altra risoluzione per tutto il primo giorno di maggio. (G. Bentivoglio, Memorie e lettere, da Maiden 1996:165)
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L’interpretazione data da Maiden del fenomeno è che la forma composta si
caratterizza prima come una forma antimodale: sottolineando il carattere epistemico di certezza sulla situazione, farebbe definitivamente prevalere il carattere
temporale e deittico del futuro nel passato. Mi pare comunque legittimo presentare la proposta di Maiden nella rubrica dedicata alla modalità, in quanto il
contrasto tra forma semplice e forma composta è sempre di tipo modale, tra una
forma a basso impegno epistemico (condizionale semplice) e una ad alto contenuto epistemico (condizionale composto).
Naturalmente l’ipotesi di Maiden 1996 andrebbe controllata sistematicamente
su un corpus più ampio di testi. Se verificata, fornirebbe un importante passaggio intermedio nel processo diacronico del condizionale italiano, la cui evoluzione si dimostrerebbe innescata dalla funzionalizzazione di un’opposizione di
tipo modale3. Rimane comunque il problema di spiegare perché essa non si sia
mantenuta nell’italiano di oggi. Nel prossimo paragrafo dimostreremo la necessità di introdurre un ulteriore elemento per spiegare il fatto che l’uso della forma semplice possa essere andato perduto in italiano. Vedremo così che un ruolo
determinante spetta al riferimento temporale piuttosto che alla modalità o all’aspetto.
2.3 Riferimento temporale
Molto spesso negli studi sul futuro nel passato italiano si è insistito sul carattere
essenzialmente temporale di tale forma (si veda soprattutto Nilsson-Ehle 1973 e
Bertinetto 1986). Da questo punto di vista il futuro nel passato viene interpretato
come un mezzo di collocazione anaforica sulla linea del tempo di una situazione
(situazione 1), posteriore ad un’altra deitticamente passata (situazione 2). Così in
[26] la situazione 1 (sarebbe venuto) è temporalmente posteriore alla situazione 2
(disse):
(26) Paolo mi disse che sarebbe venuto . . .
Una caratteristica fondamentale del futuro nel passato (Bertinetto 1986:51619) riguarda poi la collocazione deittica della situazione 1, che non presenta nes3 A questo proposito va osservato che, sulla base di dati tratti dalla prosa seicentesca, Savić,
1966:189; 1968:258 sembra arrivare ad una soluzione in parte diversa rispetto a quella di Maiden.
Servendosi di due esempi tratti da Bentivoglio, Savić osserva che il condizionale semplice, trovandosi in dipendenza di un verbo esprimente forte impegno epistemico come giurare sembra
avere un valore oggettivo, mentre il condizionale composto si trova in dipendenza dal verbo giudicare e per questo viene interpretato come maggiormente soggettivo. Per quanto riguarda invece la prosa di Boccalini, l’interpretazione di SAVIĆ 1966:190-92, 271 concorda con quella di Maiden, assegnando al condizionale semplice interpretazione soggettiva e al condizionale composto
valore oggettivo.
68
Mario Squartini
suna restrizione temporale. Può trattarsi indistintamente di una situazione passata
[27], presente [28] o futura [29]4.
(27) Paolo mi disse che sarebbe venuto ieri.
(28) Paolo mi disse che sarebbe venuto oggi.
(29) Paolo mi disse che sarebbe venuto domani.
Se il meccanismo di riferimento temporale del futuro nel passato dell’italiano
contemporaneo appare chiaro, più complesso è il ruolo che il riferimento temporale ha avuto nel processo diacronico di evoluzione da forma semplice a forma
composta. Dobbiamo anche notare che, rispetto alle altre due componenti semantiche presentate sopra (aspetto e modalità), il riferimento temporale è passato
sempre in secondo piano nell’analisi del processo diacronico. A questo proposito
si trovano solo alcuni riferimenti in Välikangas 1972, che parla di reinterpretazione temporale di un’opposizione originariamente modale, posizione sostenuta
anche da Radanova Ku eva 1985 e 1987, secondo la quale si sarebbe passati
dall’opposizione irreale vs. non-irreale dell’italiano antico, in cui il condizionale ha
ancora un valore modale, all’opposizione inattuale vs. non-inattuale, più orientata
verso la temporalità.
2.3.1 Il riferimento temporale del condizionale in italiano antico
La più articolata proposta di utilizzazione del riferimento temporale come criterio di spiegazione del processo diacronico si trova in Brambilla Ageno 1964:34653. Sulla base di materiale italiano antico, Brambilla Ageno mette in relazione il
passaggio al condizionale composto con una asimmetria nel comportamento delle
frasi condizionali. Per esprimere un futuro nel passato in un periodo ipotetico, in
italiano antico si trova un condizionale semplice [30], mentre per esprimere un
potenziale nel passato, cioè una situazione potenziale che essendo passata ha
ormai valore controfattuale, si trova un condizionale composto, sia in dipendenza
di un verbum dicendi al passato [31], sia più in generale nei casi di periodo ipotetico controfattuale [32]:
(30) . . . e disse, dove ella a’ suoi piaceri acconsentirsi volesse, la libererebbe. (G. Boccaccio,
Decameron 4.6, da Brambilla Ageno 1964:351)
(31) . . . ma essendo poi avvisato per che cagione m’aveano preso . . . e lo strazio avrebbono
fatto di me menandomi [«se mi avessero menato»] in Garfagnana, impaurito di ciò, fui
contento. (D. Velluti, Cronica domestica, da Brambilla Ageno 1964:351)
(32) . . . se egli non si fosse bene attenuto, egli sarebbe in fin nel fondo caduto. (G. Boccaccio,
Decameron 2.5, da Brambilla Ageno 1964:352)
4 Per questo motivo l’etichetta tradizionale di futuro nel passato non è del tutto corretta, dato
che suggerisce una collocazione necessariamente passata della situazione 1. Come notano Le Bidois/Le Bidois 1935-38/1:§761, futur du passé o futur par rapport au passé sarebbero denominazioni più appropriate.
Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
69
Secondo Brambilla Ageno, la presenza di due forme diverse (semplice e composta) nei contesti di futuro nel passato condizionato [30] e di potenziale nel
passato [31] avrebbe costituito una asimmetria dal punto di vista del riferimento
temporale. Nonostante la loro diversità morfologica tali forme potevano infatti
avere lo stesso riferimento temporale passato. Per sanare questa asimmetria il condizionale composto si sarebbe esteso dai contesti di potenziale nel passato a quelli
di futuro nel passato condizionato del tipo di [30], e poi verosimilmente a tutti gli
altri casi di futuro nel passato. Una tale spiegazione implica una preminenza del
fattore temporale su quello modale, dato che il risultato del processo è la perdita
di un’opposizione modale tra una forma esprimente una semplice condizione e un
potenziale nel passato interpretabile come controfattuale.
A mio parere il merito fondamentale dell’ipotesi Brambilla Ageno sta nell’aver
posto l’accento sul riferimento temporale. Tale impostazione, per quanto criticata
in analisi più recenti (Bertinetto 1986 e Maiden 1996), mi pare corretta, considerato che il futuro nel passato è essenzialmente una forma appartenente al comparto semantico della temporalità ed è quindi prevedibile che in questo ambito
debba trovare una spiegazione la sua evoluzione diacronica. Abbiamo visto sopra
che una caratteristica essenziale del futuro nel passato, almeno come lo conosciamo in italiano e nelle altre lingue romanze, è l’assenza di restrizioni circa la collocazione temporale della situazione 1, che si deve poter riferire anche al passato. E
questo è proprio il punto fondamentale dell’ipotesi Ageno. Visto che il condizionale composto viene usato in contesti modali (periodo ipotetico e altri casi) per
riferirsi a situazioni passate, tale forma si sarà estesa anche al futuro nel passato,
in cui la situazione 1 può avere una collocazione deittica passata.
2.3.2 Rovesciando la prospettiva
L’ipotesi della Ageno può essere ulteriormente semplificata, se solo si assume un
punto di vista parzialmente diverso rispetto a quello finora corrente negli studi su
questo tema. Tutti gli studiosi, pur con posizioni differenti, hanno sempre considerato il fenomeno dal punto di vista delle caratteristiche del condizionale composto, allo scopo di individuare quei tratti semantici che giustifichino l’uso esclusivo
di questa forma nei casi di futuro nel passato. Di volta in volta, a seconda delle
posizioni assunte, le caratteristiche prescelte sono state diverse: l’espressione del
risultato o la compiutezza (nelle ipotesi di tipo aspettuale) oppure un certo tipo di
modalità epistemica (la certezza nella fattualità della situazione descritta nell’ipotesi di Maiden 1996), o, come nel caso della Ageno, il riferimento temporale
passato. Proviamo ora a rovesciare il punto di vista. Invece di continuare ad interrogarci sulle caratteristiche della forma composta dovremo chiederci che cosa
impedisca oggigiorno al condizionale semplice di esprimere il futuro nel passato.
Qui diventa cruciale il ricorso al riferimento temporale proposto da Brambilla
Ageno, che deve però essere applicato al condizionale semplice. Abbiamo detto
che il futuro nel passato, per poter funzionare come tale, non deve avere restrizioni
70
Mario Squartini
per quanto riguarda la collocazione deittica della situazione 1, che può anche collocarsi nel passato. Se guardiamo ora agli usi del condizionale in italiano, anche al
di là del caso del futuro nel passato, risulterà chiaro che la forma semplice non può
mai ricorrere in contesto temporale passato e non può quindi funzionare come
futuro nel passato. Il condizionale semplice è ormai in italiano contemporaneo una
forma di presente o futuro, ma mai di passato. Lo dimostrano i suoi usi modali [3335], in cui soltanto avverbiali che si riferiscono a presente e futuro sono compatibili con il condizionale semplice [34s.].
(33) *Paolo verrebbe ieri, se potesse.
(34) Paolo verrebbe oggi, se potesse.
(35) Paolo verrebbe domani, se potesse.
Al contrario il condizionale composto non ha restrizioni di compatibilità per quanto riguarda la deissi temporale:
(36) Paolo sarebbe venuto ieri, se avesse potuto.
(37) Paolo sarebbe venuto oggi, se avesse potuto.
(38) Paolo sarebbe venuto domani, se avesse potuto.
Sulla base di questi dati possiamo avanzare l’ipotesi che le restrizioni temporali
del condizionale usato in funzione modale (in un contesto ipotetico) siano le stesse
che spiegano l’agrammaticalità della forma semplice nel caso del futuro nel passato. In effetti è possibile seguire in diacronia l’instaurarsi di queste restrizioni.
Sappiamo che etimologicamente i condizionali romanzi si sono costituiti dalla progressiva sintesi di forme analitiche in cui il verbo finito aveva una marca morfologica di passato, il perfetto semplice latino in alcune aree romanze (cantare habui,
da cui il tipo canterei) o l’imperfetto in altre aree romanze (cantare habebam, da
cui il tipo cantaria)5. Come il futuro romanzo6 anche il condizionale è una forma
sulla cui funzione semantica originaria e sulla cui evoluzione molto si è discusso
(Fleischman 1982:64-66) ma che deve senz’altro aver avuto una marca temporale
di passato ed essere stata quindi capace di soddisfare i requisiti imposti dalla
semantica del futuro nel passato.
Rispetto a questo quadro di partenza, che è ancora mantenuto in gradi diversi
nelle altre lingue romanze, in italiano è avvenuto un processo di graduale perdita
del riferimento temporale passato7.
5 Sulla distribuzione delle forme derivate da cantare habebam e cantare habui nell’area italo-romanza cf. Esser 1926.
6 Sull’evoluzione semantica del futuro romanzo, per certi aspetti parallela a quella del condizionale, cf. ancora Fleischman 1982, oltre a Wunderli 1976:298-326, che tratta sistematicamente i rapporti tra forma e funzione nei diversi tipi morfologici di futuro romanzo.
7 Tra le forme con funzione di condizionale nell’area italo-romanza si devono aggiungere
anche quelle derivate dal piuccheperfetto indicativo latino del tipo CANTAVERAM, attestate nelle
Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
71
Una tale progressiva perdita del valore temporale di forme modali trova
numerosi confronti in svariate lingue ed è un’evoluzione molto ben descritta nella letteratura tipologica. Per prendere un caso non romanzo si veda ad esempio
l’evoluzione diacronica del modale inglese would, che aveva originariamente un
valore di passato ma viene oggi usato anche in contesti presenti. L’evoluzione
semantica risulta chiara da un esempio antico inglese [39], in cui would ha il suo
originale valore di passato. Oggigiorno would non è solo il passato di «volere», ma
può invece essere usato in un contesto presente [40].
(39) . . . donne sweorda gelac sunu Healfdenes efnan wolde . . . (Beowulf)
«when the son of Healfdene wanted to practice sword-play» (da Bybee 1995:505)
(40) I would like a cup of tea.
La stessa evoluzione semantica che ha accompagnato lo sviluppo del would
modale inglese ha caratterizzato probabilmente anche il condizionale italiano, che
era originariamente una forma di passato ma oggi può avere un valore di presente/futuro:
(41) Verrei domani se non ti dispiace . . .
C’è però una differenza importante tra il would inglese e il condizionale italiano.
Mentre il primo, pur estendendosi nelle sfere deittiche di presente e futuro, ha
mantenuto la possibilità di avere un riferimento temporale passato, ciò non è avvenuto per il condizionale italiano, che ha ristretto il suo ambito d’uso al presente/futuro, escludendo il passato. Would può ancora essere usato in funzione di passato,
anche se non nel senso originario di volere, ma nel contesto perifrastico che serve
a indicare iterazione indeterminata nel passato (cf. anche Bertinetto 1986:18182):
(42) Every morning he would go for a long walk . . . (it was his custom to go . . .) (da Quirk
et al. 1985:228)
La mia ipotesi è che proprio la possibilità di usare ancora would in un contesto
passato ne garantisca anche l’uso come futuro nel passato:
(43) He said that he would come.
A differenza di would, il condizionale semplice italiano non può più esprimere
il futuro nel passato perché ha ormai abbandonato completamente la possibilità di
combinarsi, in ogni suo contesto d’uso, con avverbiali di tempo passato.
varietà antiche dell’Italia centro-meridionale e ancora oggi residualmente riscontrabili in alcuni
dialetti (Rohlfs 1966-69/2:§602s.; LOPORCARO 1999. Si noti come anche in questo caso il condizionale derivi da una forma con valore temporale di passato.
72
Mario Squartini
Nella ricostruzione qui proposta il processo diacronico del condizionale italiano
sarebbe dunque dovuto ad una perdita del valore temporale di passato della forma
semplice, che avrebbe avuto come necessario effetto la sostituzione con la forma
composta.
Naturalmente la soluzione qui proposta non esclude la concomitanza di altri fattori connessi con altre sfere semantiche. In particolare essa non è incompatibile con
i risultati di Maiden 1996, che imputa l’intero processo alla costituzione di un’opposizione di tipo modale tra forma semplice e forma composta.Ho già osservato che
questa analisi non giustifica il passaggio ulteriore, per cui l’opposizione modale
scompare e la forma composta si generalizza in ogni contesto di futuro nel passato.
Tale evoluzione diventa invece coerente se si ammette che la forma semplice, tendendo ad obliterare gradualmente il suo valore di passato, non possa più rispondere ad un requisito essenziale della semantica del futuro nel passato. L’opposizione
osservata da Maiden nei testi della fine del Cinquecento e dell’inizio del Seicento
può essere stata una provvisoria rifunzionalizzazione modale nel quadro di un processo diacronico a lungo termine, che però trova la sua ragione ultima all’interno
del comparto della temporalità. Per quanto riguarda invece le ipotesi aspettuali,
come già notato sopra, esse si basano su elementi strutturali spuri rispetto al problema del futuro nel passato. Il fenomeno generale è sicuramente quello dell’evoluzione da forme semplici a forme composte, ma non sembra che la semantica
aspettuale sia un fattore propulsivo dello sviluppo diacronico in questione. Rimane
poi il fatto che il francese si comporta diversamente dall’italiano e ciò non è coerente con una spiegazione aspettuale del fenomeno.A sostegno di un’ipotesi «temporale» del tipo di quella qui proposta militano poi anche altri fattori derivanti dal
confronto con le altre lingue romanze, che presenterò nel prossimo paragrafo.
3. Il riferimento temporale del condizionale in alcune altre lingue romanze
Un punto debole di tutte le analisi finora disponibili dell’evoluzione diacronica del
condizionale italiano è rappresentato dal confronto con le altre lingue romanze.
Abbiamo già visto che le spiegazioni di tipo aspettuale sono del tutto insoddisfacenti dal punto di vista del confronto interromanzo. Anche per le spiegazioni di
tipo modale non sembrano emergere fattori pertinenti tali da giustificare il diverso
comportamento dell’italiano. Un’ipotesi basata sul riferimento temporale trova
invece una concreta conferma nel confronto con francese e spagnolo.
Il dato empirico che ora ci interessa concerne il riferimento temporale della
forma semplice, a cui, a mio avviso, è da imputare il comportamento dell’italiano.
Bisogna verificare come si comporta la forma semplice in francese e spagnolo, e in
particolare se essa possa funzionare come forma di passato, anche nei suoi usi
modali e non solo nel caso del futuro nel passato. Questo confermerebbe l’ipotesi
che il riferimento temporale della forma semplice sia il fattore strutturale determinante che sta dietro all’evoluzione italiana.
Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
73
Per ciò che riguarda lo spagnolo e le altre lingue ibero-romanze il dato è facilmente disponibile. Tra gli usi modali del condizionale spagnolo sono riscontrabili
casi in cui la forma semplice ricorre in contesti temporali passati, come in [44s.],
dove la forma ha valore epistemico8.
(44) . . . ¿y cómo lo borré? Pues, no sé . . . lo borrarías así . . . tocarías una tecla . . .
(45) . . . yo no sé lo que pasó, lo que haría . . .
Passando ora al francese, la possibilità di reperire contesti modali in cui il condizionale semplice si riferisca a situazioni passate, viene invece esplicitamente
negata da Tobler 1906:150, che mette a confronto su questo punto italiano e francese da una parte e spagnolo e portoghese dall’altra. Come in italiano [47], e a differenza dello spagnolo [48], un’ipotesi epistemica nel passato si esprime in francese [46] con un futuro composto:
(46) Ils seront arrivés à 5 heures.
(47) Saranno arrivati alle 5.
(48) Llegarían a las 5.
Se in questo caso italiano e francese si comportano allo stesso modo, la generalizzazione di Tobler non è però del tutto giustificata dai dati francesi. C’è infatti un
altro punto del sistema modale in cui il comportamento del francese si discosta
dall’italiano e permette l’uso di un condizionale semplice anche con riferimento
temporale passato. Ciò avviene quando un epistemico presente viene trasposto al
passato, per esempio nel caso del discorso indiretto. In francese infatti ad un futuro
del discorso diretto corrisponde, nel discorso indiretto, un condizionale semplice
(Baarslag 1962:160; Togeby 1982:382-84; Rohrer 1986:82). Ciò vale anche nel
caso di un futuro epistemico: si veda ad esempio il caso seguente in cui il futuro
epistemico del discorso diretto in [49] diventa un condizionale semplice se trasposto al passato nel discorso indiretto libero [50]. Si tratta di un fenomeno
discusso da Bally 1950:66 sulla base di esempi simili ai seguenti:
(49) Il se demandait: Sera-t-il chez lui?
(50) Il eut une hésitation. Serait-il chez lui?
Se confrontiamo questi dati con i loro corrispettivi italiani emerge un’interessante differenza. L’italiano in un contesto come [52] non potrebbe usare un condizionale semplice e richiederebbe una forma più esplicitamente compatibile con un
riferimento temporale passato, come ad esempio l’imperfetto:
8 Si tratta di esempi raccolti dal vivo. Per casi simili si veda anche Togeby 1953:128; Alarcos
Llorach 1959; Muñiz 1984.
74
Mario Squartini
(51) Si domandava: – Sarà a casa sua?
(52) Esitò per un attimo. Era forse a casa sua?
Quest’uso del condizionale francese può essere messo in relazione con la possibilità di impiegare il condizionale per esprimere un grado particolarmente forte
di incertezza epistemica nelle interrogative dirette (Schogt 1968:47, Martin
1981:85):
(53) Qu’en pensez-vous, serait-il au bureau?
Non, il sera plutôt chez lui.
A partire da un caso di forte epistemicità al presente [53], il condizionale viene
poi anche utilizzato nel contesto di passato trasposto, come negli esempi discussi
da Bally. Ad essi si può accostare l’esempio di discorso indiretto libero in [54], tratto da un romanzo epistolare del primo Ottocento francese. In questo esempio l’incertezza epistemica di chi parla viene resa con un condizionale, la cui collocazione
deittico-temporale, come fa notare Lips 1926:168, oscilla tra presente e passato.
Anche in questo caso l’italiano, che pure ammette in via generale la possibilità di
usare il condizionale nel discorso indiretto libero (Herczeg 1963:72-75; Hilty
1976:165-67)9, ricorrerebbe ad un imperfetto o piuccheperfetto indicativo:
(54) [Delphine raconte les efforts qu’elle fait pour avoir une explication avec Mme de Vernout:] J’ai réfléchi longtemps sur cette phrase, et je ne la comprends pas bien encore.
Pourquoi veut-elle éviter cet entretien? Elle m’a dit elle-même, il y a deux jours, qu’elle
n’avait point eu, jusqu’à présent, de conversation avec Léonce, relativement au projet du
mariage: aurait-elle deviné mon sentiment pour lui? Serait-elle assez généreuse, assez
sensible pour vouloir rompre cet hymen à cause de moi, et sans m’en parler? Combien
j’aurais à rougir d’une si noble conduite! Qu’aurais-je fait pour mériter un si grand sacrifice? Mais si elle en avait l’idée, comment exposerait-elle Matilde à voir tous les jours
Léonce? Enfin, dans ce doute insupportable, je résolus d’aller chez elle, et de la forcer à
m’écouter. (Mme de Staël, Delphine, da Lips 1926:168)
Ancora più chiaro il caso seguente, tratto da un romanzo novecentesco, in cui il
condizionale semplice serve ad esprimere l’epistemicità in un contesto di indiretto
libero trasposto nel passato:
(55) Le cœur de Françoise se serra; pourrait-elle vraiment affirmer que pendant toutes ces
années, Pierre n’avait jamais été traversé d’aucun doute? ou est-ce que simplement elle
n’avait pas voulu s’en soucier? (Simone de Beauvoir, L’invitée, Paris 1943:154s.)
Si noti che un tale uso è ammesso sia in riferimento a situazioni contemporanee al
discorso riportato [56] che a situazioni ad esso posteriori [57]. Quando invece
9 Si veda ad esempio il caso seguente riportato da Günther 1928:4: «Jeanne l’afferrò di colpo, la trattenne. No, no, era una pazzia, cos’avrebbe detto sua sorella? Cos’avrebbe detto suo
cognato? Era una pazzia.» (A. FOGAZZARO, Il santo).
Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
75
viene riportata una situazione anteriore, è la forma composta del condizionale [58]
a ricorrere in corrispondenza di quello che al presente sarebbe un futuro epistemico composto (il seront allés):
(56) Elle serait malade, pensait-il. (Schogt 1968:45)
(57) Il rentrerait à midi (se disait-il). (Martin 1981:87)
(58) Quand je vous le disais, qu’ils seraient allés du côté de Guermantes. (M. Proust, Du côté
de chez Swann, da Le Bidois/Le Bidois 1935-38/1:459)
In altri casi forme semplici e forme composte sembrano più liberamente convivere nello stesso contesto, come per esempio nel caso seguente, in cui il condizionale viene utilizzato per segnalare il carattere non fattuale di una situazione
frutto dell’immaginazione narrativa:
(59) Parfois il imaginait que l’immeuble était comme un iceberg dont les étages et les combles auraient constitué la partie visible. Au delà du premier niveau des caves auraient
commencé les masses immergées: des escaliers aux marches sonores qui descendraient en
tournant sur eux-mêmes, de longs corridors carrelés avec des globes lumineux protégés
par des treillis métalliques et des portes de fer marquées de têtes de mort et d’inscriptions au pochoir . . . Plus bas il y aurait comme des halètements de machines et des fonds
éclairés par instants de lueurs rugeoyantes. Des conduits étroits s’ouvriraient sur des salles immenses . . . (G. Perec, La vie mode d’emploi, da Charaudeau 1992:474)
Al di là dell’alternanza tra forme semplici e forme composte in quest’ultimo
caso, ciò che più ci interessa è la possibilità di utilizzare le forme semplici anche
nella trasposizione al passato (il imaginait) di una situazione non fattuale. [59] è
inoltre importante perché dimostra come questo tipo di condizionale epistemico
possa ricorrere anche al di fuori dei casi di interrogativa diretta e di discorso indiretto libero in cui più spesso è stato descritto (Schogt 1968:45, 47; Imbs 1960:121).
A ulteriore conferma della possibilità di usare in francese un condizionale semplice in contesto passato trasposto si può ricordare un caso già segnalato da Steinberg 1971:194-210, in cui un condizionale semplice di un discorso indiretto libero
traspone un condizionale semplice del discorso diretto, senza che sia quindi operata alcuna modificazione formale [60] (cf. anche Clédat 1908:242). Sulla base di
esempi come questo, Hilty 1976:166 aveva già notato il diverso comportamento
dell’italiano, che in [60] richiederebbe invece obbligatoriamente la forma composta. A [60] si può anche accostare un esempio come [61], in cui al condizionale
del discorso indiretto (non libero in questo caso) corrisponde nel discorso diretto
un condizionale o un presente. L’italiano anche in questo caso non ammetterebbe
la forma del condizionale semplice, richiedendo piuttosto la forma composta (cf.
anche Mortara Garavelli 1995:457):
(60) Alors, Étienne s’expliqua, avec sa fougue éloquente. Maheu était le meilleur ouvrier de
la fosse, le plus aimé, le plus respecté . . . Enfin, les camarades confiaient leurs interêts au
76
Mario Squartini
plus digne: il ne pouvait pas refuser, ce serait lâche. La Maheude eut un geste désespéré.
(E. Zola, Germinal, da Steinberg 1971:199s.)
(61) Meg lui répondit qu’il aurait tort de se décourager, que les volontés des jeunes filles sont
changeantes, qu’elles ne s’apprivoisent que par degrés à certaines idées, qu’il faut donner au moût le temps de fermenter, qu’il se faisait dans sa tête un petit travail dont il
n’avait pas sujet d’être mécontent. (V. Cherbuliez, Miss Ravel, da Bally 1912:551)
Come il francese e diversamente dall’italiano si comportano anche le lingue ibero-romanze, che ammettono anch’esse l’uso del condizionale semplice in contesti
di discorso indiretto libero con riferimento temporale al passato, come dimostrano
i seguenti esempi portoghese [62] e spagnolo [63]:
(62) . . . bateram devagar dez horas. Que faria ella áquella hora, pensava. (J. M. Eça de
Queiroz, O Crime do Padre Amaro, da Tobler 1906:151)
(63) Esa noche se había acostado sin llamar a Leticia Tineo. Mañana, se dijo, y notó que se
excitaba otra vez. Leticia estaría durmiendo en la cama marimonial que su marido ya no
compartía; pero también podía estar despierta en la oscuridad, acaso preguntándose por
qué Santiago Álvarez no le devolvía la llamada. (Belén Gopegui, La conquista del aire,
Barcelona 1998:83)
La possibilità per lo spagnolo di utilizzare il condizionale in situazioni contemporanee ad un momento del passato e non necessariamente di futuro nel passato
viene anche segnalata da Muñiz 1984:146s., che riporta i seguenti esempi, comparabili ai casi francesi visti sopra (si veda anche Togeby 1953:84). Anche in questi
esempi il condizionale traspone in un discorso indiretto libero quello che nel discorso diretto sarebbe espresso da un futuro epistemico [64s.].
(64) Era feliz, aunque a vezes pensase cosas, como cuando se me ocurrió pensar si Tano sabría
que yo era feliz o si me supondría desgraciado. Yo creo que sí sabía que yo era feliz. O
quizá lo ignorase . . . (J. García Hortelano, Gente de Madrid, da Muñiz 1984:147)
(65) Y así seguía hablando de los trajes y costumbres del tiempo del Imperio, imaginándose
que aún subsistiría todo y la Francia de hoy era como a principios de siglo. (V. Blasco
Ibáñez, La barraca, da Muñiz 1984:147)
Come in francese il condizionale composto spagnolo ricorre inoltre per rendere
una situazione trasposta nel passato, che nel presente sarebbe espressa da un
futuro epistemico composto [66]. Anche questo dato conferma l’utilizzazione del
condizionale per trasporre epistemicità nel passato:
(66) Yo estaba nervioso y pensé que se le habría olvidado . . . (J. García Hortelano, Gente de
Madrid, da Muñiz 1984:146)
Nel loro complesso i dati francesi e spagnoli dimostrano che il condizionale in
funzione modale mantiene in queste due lingue la possibilità di riferirsi a situazioni temporali passate, mentre ciò non avviene in italiano contemporaneo. Questa distribuzione ci sembra il fattore strutturale specifico che permette di giusti-
Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
77
ficare il diverso comportamento del futuro nel passato italiano. Una definitiva conferma di questa ipotesi viene dal comportamento dell’italiano stesso. Se, come
abbiamo ipotizzato, le restrizioni temporali del condizionale semplice sono la causa della sostituzione del futuro nel passato, ci potremmo aspettare che, in fasi precedenti della storia dell’italiano, il condizionale semplice di tipo modale non avesse tali restrizioni e mostrasse quindi una distribuzione del tipo di quella delle altre
lingue romanze. A questo proposito si può citare [67], che dimostra come fino almeno al secolo scorso il condizionale semplice potesse comparire con riferimento
temporale passato anche in contesti diversi dal futuro nel passato: lo troviamo
infatti anche per indicare situazioni contemporanee ad un punto di riferimento
passato. In [67] si tratta proprio di un caso comparabile agli esempi francesi citati
sopra, in cui il condizionale semplice traspone ciò che nel discorso diretto potrebbe
essere espresso da un futuro epistemico:
(67) Renzo entrò nel cortile, e sentì un misto e continuo ronzìo che veniva da una stanza di
sopra. S’immaginò che sarebbero amiche e comari, venute a far corteggio a Lucia; e non
si volle mostrare a quel mercato, con quella nuova in corpo e sul volto. (A. Manzoni,
I promessi sposi, da Ondrácek 1965:154)
Ricerche più approfondite sarebbero necessarie per verificare la frequenza e
l’effettiva distribuzione di casi come questo nell’intera storia linguistica dell’italiano. Per ora ci è sufficiente aver mostrato che quanto previsto in base all’ipotesi
temporale trova effettiva conferma anche nei dati italiani. Negli stessi testi (in particolare Manzoni) in cui il condizionale semplice funziona come futuro nel passato,
si trovano anche altri contesti modali in cui la stessa forma viene riferita ad una
situazione passata. Ciò conferma che il riferimento temporale è in effetti l’elemento determinante per spiegare l’evoluzione diacronica del futuro nel passato.
4. Riferimento temporale e valore modale nel condizionale romanzo
La ricerca dei fattori coinvolti nello sviluppo del futuro nel passato italiano mi ha
spinto ad approfondire il diverso comportamento del condizionale nelle lingue
romanze e a mettere in evidenza differenze specifiche anche nell’uso del condizionale in funzione modale. A mo’ di conclusione tenterò di riassumere in uno
schema generale le principali differenze tra le lingue romanze per quanto riguarda
l’uso del condizionale. Mi limiterò a considerare quegli usi che più direttamente ci
hanno interessato in questo lavoro. Per quanto riguarda gli usi modali terrò conto
solo dei casi che rientrano nella sfera epistemico-evidenziale10, dove cioè il condizionale venga usato per segnalare il fatto che la situazione presentata è un’infe10 Circa la problematicità di una distinzione tra epistemico ed evidenziale, su cui molto si discute nella letteratura tipologica, si veda il quadro riassuntivo e i riferimenti bibliografici in van
der Auwera/Plungian 1998:84-86.
78
Mario Squartini
renza induttiva di chi parla [68], o un’informazione da attribuire ad una fonte
esterna rispetto al locutore [69]11.
(68) Saldría sobre las cinco.
(69) Secondo le ultime informazioni il presidente partirebbe oggi alla volta della Francia.
In questo modo rimarranno esclusi i contesti di periodo ipotetico, in cui la fattualità di una situazione viene fatta dipendere da una specifica condizione (Se partissimo adesso, incontreremmo Paolo alla stazione). Quest’ultimo caso prevede un
trattamento diverso dell’opposizione tra forma semplice e forma composta, dato
che la forma composta serve anche a segnalare una maggiore attenuazione della
fattualità rispetto alla forma semplice. Non si tratta quindi solo di una distinzione
di tipo aspettuale o temporale12. D’altra parte per quanto riguarda quest’uso del
condizionale non si segnalano particolari differenze tra le lingue romanze tali da
rendere interessante un confronto.
La tabella riassume le principali differenze tra le lingue romanze contemporanee. Il grigio indica la ricorrenza del condizionale nel contesto dato e il bianco
la mancata ricorrenza. Il grigio chiaro segnala possibilità di ricorrenza sottoposta
ad ulteriori restrizioni.
Riferimento temporale e valore modale nel condizionale francese, italiano e spagnolo
Futuro nel
passato
Epistemico
passato
fr.
it.
sp.
fr.
it.
Fonte esterna
passato
trasposto
sp.
fr.
it.
sp.
passato
fr.
it.
sp.
Condiz. semplice
Condiz. composto
La distribuzione dei vuoti e dei pieni nella tabella dimostra il diverso rapporto
tra temporalità e modalità nelle tre lingue romanze considerate. La colonna relativa al futuro nel passato visualizza il dato di partenza del nostro lavoro, e cioè la
11 Si tratta del conditionnel de l’information incertaine (MARTIN 1981:87) o conditionnel de la
rumeur (Togeby 1982:388), di cui Dendale 1993 ha convincentemente sottolineato il carattere
essenzialmente evidenziale. A questa specifica funzione si adatta anche la caratterizzazione polifonica, che secondo Donaire 1998 sarebbe da estendere a tutto il comparto funzionale del condizionale francese.
12 Per un tentativo di analisi unitaria dell’uso ipotetico e di quello epistemico-evidenziale si
veda comunque Puglielli/Ciliberti 1974.
Riferimento temporale, aspetto e modalità nella diacronia del condizionale italiano
79
diversa distribuzione delle forme semplici e composte in italiano rispetto a francese e spagnolo. L’italiano, a differenza delle altre due lingue, seleziona la forma
composta in ogni contesto di futuro nel passato. Il francese usa regolarmente il
condizionale semplice, e ammette il condizionale composto solo in alcuni contesti,
la cui effettiva frequenza andrebbe ancora chiarita (cf. [9] da Martin 1981). Questa particolare distribuzione del francese viene rappresentata con un’ombreggiatura più chiara. Sia per il francese che per lo spagnolo non si è tenuto conto dei
casi in cui il condizionale composto è regolarmente ammesso come futuro nel passato nei contesti di compiutezza (come in [11]).
Passando poi alle colonne seguenti, che riguardano alcune delle funzioni modali
del condizionale romanzo, troviamo delle significative differenze per ciò che riguarda il rapporto tra riferimento temporale e funzione modale. Mentre nell’italiano contemporaneo non esistono usi del condizionale semplice con riferimento
temporale passato, ciò si verifica in francese e in spagnolo, anche se in modo molto diverso. In spagnolo il condizionale funziona come passato di un futuro epistemico in contesti del tipo di [68], dove non è invece ammesso né in francese né in
italiano. Francese e spagnolo concordano però nell’ammettere il condizionale
semplice con riferimento temporale passato nei casi di passato trasposto. Sulla
base dell’ esempio manzoniano [67] ho evidenziato che anche l’italiano ottocentesco, almeno quello letterario, avrebbe qui la stessa distribuzione di francese
e spagnolo, con il condizionale semplice in funzione di passato. In questo caso
l’evoluzione dell’ italiano contemporaneo è proprio il fattore determinante da
mettere in relazione con il parallelo sviluppo del futuro nel passato.
È interessante inoltre considerare l’ultima colonna in cui si riporta la distribuzione del condizionale della fonte esterna. In questo caso, come dimostrano le ombreggiature, non ci sono differenze tra le lingue romanze considerate: il condizionale composto viene usato per i casi di riferimento temporale passato13. Si vedano
a questo proposito i seguenti esempi, che confermano la concordanza delle tre
lingue su questo punto.
(70) Secondo le ultime informazioni il presidente avrebbe lasciato Roma ieri.
(71) Aux dernières informations, les concurrents auraient franchi le Cap Horn. (Da Charaudeau 1992:464)
(72) Según las últimas noticias el presidente habría dimitido ayer.
Questo dato dimostra la complessità del comportamento del condizionale
romanzo rispetto al riferimento temporale. Ci sono dei punti di convergenza tra le
tre lingue, come nel caso del condizionale di fonte esterna, ma questo non signifi13 Per quanto riguarda il francese il ruolo del riferimento temporale in questo caso di condizionale è stato sottolineato da Martin 1981:87, che fa notare la differenza rispetto al caso del
condizionale futuro nel passato, in cui la distinzione tra forma semplice e forma composta ha
piuttosto un valore aspettuale.
80
Mario Squartini
ca un allineamento in altri casi. Per quanto riguarda il condizionale epistemico e il
futuro nel passato, spagnolo e francese si differenziano nettamente dall’italiano,
mostrando una parziale convergenza.
5. Conclusione
Il condizionale, pur mostrando a prima vista una sostanziale omogeneità funzionale, rivela ad un’analisi più approfondita alcune importanti differenze tra le diverse lingue romanze. In questo lavoro si è inteso mostrare come tali differenze
possano essere fruttuosamente correlate con il particolare sviluppo diacronico
italiano. In particolare si è potuto dimostrare come la perdita della marca temporale di passato, che caratterizza il condizionale epistemico-evidenziale italiano e
lo distingue da quello di altre lingue romanze, sia da mettere in relazione con la
sostituzione diacronica da forma semplice a forma composta del condizionale in
funzione di futuro nel passato. Dato che l’italiano, a differenza del francese e dello
spagnolo, ha definitivamente perso la possibilità di usare il condizionale semplice
in contesti di passato è venuta anche meno la possibilità di impiegarlo come futuro nel passato. In questo senso il diverso comportamento del condizionale epistemico in spagnolo e francese costituisce un importante fattore di confronto in grado
di sostanziare l’ipotesi secondo cui il ruolo determinante nell’evoluzione diacronica del futuro nel passato spetti al riferimento temporale. Una tale spiegazione
appare più coerente delle analisi finora correnti in letteratura, in cui si tende a far
prevalere il ruolo dell’aspetto e della modalità, piuttosto che quello della temporalità. Sia l’aspetto che la modalità sono fattori certamente coinvolti nel processo
diacronico, ma in sé non permettono di spiegare coerentemente il diverso comportamento dell’italiano rispetto al francese e allo spagnolo.
Zurigo
Mario Squartini
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