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On. tedeschi multati se offendono

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On. tedeschi multati se offendono
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Martedì 29 Marzo 2011
ESTERO - LE NOTIZIE MAI LETTE IN ITALIA
Nuove regole al Bundestag, il parlamento federale: chi insulta l’avversario rischia pene pecuniarie
On. tedeschi multati se offendono
Dare dell’arschloch, stronzo, costerà fino a 2 mila euro
DA BERLINO
ROBERTO GIARDINA
C
hissà che cosa succederebbe a Roma, se
Montecitorio e palazzo
Madama applicassero
le nuove regole del Bundestag,
il parlamento federale tedesco.
D’ora in poi a Berlino chi insulta
l’avversario rischia una pesante
multa. Dare del «kretin», penso
non occorra traduzione, costerà
mille euro. Un più volgare «arschloch», stronzo in una traduzione molto libera, arriva a 2 mila.
Gli incorreggibili, alla seconda
infrazione, pagheranno il doppio.
In casi estremi la multa sarà di
5 mila euro. E bisogna pensare
che un abgeordnete, un deputato, guadagna 7.380 euro al mese,
nemmeno la metà di un suo collega italiano. Alla seconda parolaccia si vedrà confiscare il 50%
dello stipendio, e non arriverà a
fine mese, anche se qui la politica
non costa come da noi.
Il severo regolamento è stato
votato da tutti i gruppi parlamentari, a eccezione della Linke,
il partito dell’estrema sinistra, i
cui eletti hanno il sangue caldo.
Una riforma contro di noi,
protestano, e denunciano la
mancanza di democrazia: ci
dovrebbe essere la libertà di
parolaccia.
Non basta. Il presidente
del Bundestag, il cristianodemocratico Norbert
Lammert, 62 anni, gentiluomo dei vecchi tempi,
pretende di multare anche
chi non si presenta vestito in modo dignitoso. Ma
quanto farebbe pagare a
chi divora una mortadella
in parlamento o cerca di
strozzare il collega che ha
idee diverse dalle sue?
Nel lontano 1985, l’allora
giovane e magro Joschka
Fischer, di mestiere tassista, divenne ministro
all’ecologia nel parlamento
dell’Assia. E si presentò al
giuramento senza cravatta
e in scarpe da tennis. Un’immagine che è entrata nella
storia della repubblica federale. Oggi, le scarpe sono esposte in una bacheca del ministero
degli esteri, occupato dal verde
Joschka per sette anni, dal 1998
al 2005, quando fu costretto a
Il giuramento in scarpe da tennis
e senza cravatta del neoministro
Joschka Fischer. Era il 1985
sloggiare dalla vittoriosa Angela
Merkel. A maggio uscirà un film
sulla sua vita, e in un’intervista
Fischer si pente di aver sfoggiato
quelle scarpe: «Non pensavo che
In mostra acquerelli e tavole del padre di Corto Maltese
fosse un particolare così importante, mi sono pentito,
non lo farei più». Anche perché oggi rischierebbe una
multa da mille euro. E altri
2 mila almeno li pagherebbe per l’altrettanto storica
parolaccia all’indirizzo del
presidente del Bundestag,
allora a Bonn: «Con il suo
permesso, Herr Präsident»,
disse Joschka, «lei è un arschloch». Oggi, sfoggia abiti
gessati e gilet che lo fanno
assomigliare a un commesso viaggiatore texano.
«Non si può permettere
che il lavoro parlamentare
venga disturbato dai soliti
maleducati», spiega Lammert, «sono incorreggibili.
Forse se saranno toccati nel
portafoglio, impareranno
l’educazione». Il presidente del Bundestag ha perso
la pazienza, per le ripetute
proteste di quelli della Linke, e anche di alcuni verdi,
contro la costruzione della nuova
stazione di Stoccarda. I deputati
sono arrivati in aula indossando
magliette con scritte di protesta.
Uno spettacolo indegno, secon-
do Lammert, che ha imposto
l’obbligo di giacca e cravatta.
Almeno per la prima volta, chi
sgarra pagherà «solo» 500 euro,
quanto basterebbe per comprare
una dozzina di cravatte, sia pure
non firmate.
Ma quali cravatte? A prima
vista, i signori deputati non
sembrano avere un gusto sicuro: toni sgargianti, pallini
spaventosi, righe inguardabili.
Oppure, si rifugiano sul sicuro:
cravatte a tinta unita, magari
con i colori del partito, verde,
giallo per i liberali e rosso per
i socialdemocratici che in realtà
oggi si dovrebbero concedere al
massimo un pallido rosa.
Non ci sono indicazioni per le
signore. Forse mi è sfuggito qualcosa, ma non mi sembra che siano
apparse al Reichstag sfoggiando
scollature vertiginose o tacchi da
escort. La padrona di casa, Frau
Angela, all’inizio si tagliava i capelli da sola (e si notava), oggi si
presenta quasi sempre in giacca
e pantalone. Non sarà elegante,
ma alle elettrici piace una Cancelliera che non butta soldi in
toilette.
© Riproduzione riservata
Lo dice uno studio fatto da Médiamétrie
Hugo Pratt fa il pieno Sempre più tempo
alla Pinacoteca di Parigi davanti alla tv
A
veva già avuto l’onore di una retrospettiva al Grand Palais nel 1986.
E oggi Parigi rende nuovamente
omaggio all’italiano Hugo Pratt
(1927-1995), dedicando al padre di Corto
Maltese una mostra («Le voyage imaginaire d’Hugo Pratt») alla Pinacoteca della capitale.
Ben 160 opere, riunite attorno ai temi più
cari all’artista (le isole e gli oceani, il deserto,
i militari, le città, le donne, gli indios) sono
esposte fino al 21 agosto. Ma la particolarità
è che circa tre quarti di esse sono acquerelli:
una tecnica relativamente poco presente nel
lavoro dell’artista,
ma ben nota ai suoi
fedeli ammiratori.
Pratt aveva appreso l’arte dell’acquerello nel 1950, alla
Royal Academy of
Watercolor di Londra. Ma gli ci vollero vent’anni perché
il processo di maturazione giungesse a
compimento.
Per gli amanti del
fumetto puro e crudo c’è invece in serbo una vera e propria chicca: le 163
tavole della Ballata
del mare salato.
Pubblicato in Italia nel 1967, questo
albo cult è la prima
storia in cui compare Corto Maltese,
sia pure in un ruolo secondario. Il marinaio
avventuriero dovrà attendere altri tre anni
per diventare un eroe a tutto tondo, ma nella
Ballata del mare salato Pratt sviluppa una
costruzione narrativa di una modernità folle per l’epoca. Ed è soprattutto il tratto del
pennello a colpire: di una nitidezza e pulizia
incredibile, senza il minimo apparente pentimento, le 163 tavole esposte devono l’ottima
qualità del loro stato al fatto che appartengono a un collezionista unico (e anonimo) che
le ha conservate scrupolosamente. Un uomo
fortunato, è il caso di dire.
© Riproduzione riservata
L
a malattia di troppa tv
sta contagiando tutto il
mondo. Il 2010, secondo uno studio condotto dall’istituto Médiamétrie, è
stato in assoluto l’anno in cui
si è guardata più televisione.
Contrariamente ad alcune previsioni, la moltiplicazione degli
strumenti di vario tipo (telefoni
cellulari, smartphone, tavolette
varie) non ha frenato l’audience
del piccolo schermo.
L’inchiesta, che ha interessato 80 paesi e 138 mila famiglie,
ha appurato che la durata di
ascolto è aumentata mediamente di sei minuti in cinque anni,
arrivando a 3,1 ore. Il consumo
quotidiano è più elevato nel Medio Oriente (4,54 ore) e nel Nord
America (4,39 ore). A influire
sul risultato è stato lo sport:
in particolare, i Giochi olimpici
svoltisi in Canada e i Mondiali
di calcio in Sudafrica.
Quanto all’Europa, si è registrato un incremento di 17
minuti nel Regno Unito e di 11
minuti in Germania, raggiungendo rispettivamente 4,02 e
3,43 ore. Un grande sviluppo è
atteso in Cina, che nei prossimi
anni dovrebbe balzare ai primi
posti della classifica. Tra i generi televisivi, i reality si fanno
largo e catturano un’attenzione
maggiore nella fascia giovanile.
Inoltre l’intrattenimento ha superato la fiction. Lo studio non
si occupa, però, degli effetti di
un’eccessiva esposizione davanti al piccolo schermo.
© Riproduzione riservata
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