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11/05/2013 - 3° - «Stupido!
Nome file
130511LFU_GBC1.pdf
data
11/05/2013
Contesto
LFU
Relatore
GB Contri
Liv. revisione
Trascrizione
Lemmi
Aldilà
Amare
Eccitamento
Einstein Albert
Freud Sigmund
Guerra
Ideale
Imputabilità
Innamoramento
Oggetto
Paranoia
Pensiero
Pulsione
Shakespeare William
Stupido
SE M I N A R I O
Letture freudiane con il pensiero di natura
settima serie 1
11 maggio 2013
QUESTIONI CONTROVERSE: A PROPOSITO DI…
AMARE
Sigmund Freud – Albert Einstein (1936), Perché la guerra?
Sommario
Introduzione di Maria Gabriella Pediconi
Lettura di Giuseppe Puglia
Intervento di Sara Giammattei
Conclusioni di Giacomo B. Contri
Intervista impossibile a Beatrice Portinari2
http://www.youtube.com/watch?v=4LGdl-6WhxI
1
Il Seminario è promosso da Maria Gabriella Pediconi, con il patrocinio della Società Amici Del Pensiero “Sigmund
Freud”
2
Si tratta dell'intervista "impossibile" di Umberto Eco a Beatrice Portinari (interpretata da Isabella del Bianco), regia di
Andrea Camilleri. Interviste impossibili è stato un programma radiofonico della seconda rete RAI mandato in onda dal
1973 al 1975.
1
«Stupido!»
di Giacomo B. Contri3
1. Catervis beatis
«O spes mea cara, Maria praeclara, e valle amara imploro Te.» 4 Vi ho imposto solo per
un istante la mia voce, una volta era intonata, poi il fumo ha fatto il suo lavoro. Sono partito da
questo inno cristiano-cattolico, ma guardate che io parto da Freud, dal finale della scala mobile
chiamata Freud. Poi, a partire da lì, io parlo di cristianesimo, parlo di ebraismo. Non di islam, ché
non mi interessa.
Perché sono partito da questo inno? O spes mea cara, o mia cara speranza: è la Madonna
che viene pregata, e viene pregata dalla valle amara. Nella Salve Regina si chiama la valle di
lacrime. Ma noi ci aspetteremmo – non è questione di fede o non fede –, quello che l’ingenuità ci
farebbe aspettare è che la guerra sia tutta nella valle amara. La guerra, l’argomento del seminario di
oggi – ottima scelta – per me è stata una grande occasione. Credo di stare dicendo una delle cose
più importanti della mia vita. Noi ci aspetteremmo che la guerra sia tutta nella valle amara, nella
valle di lacrime. Poi, supponendo uno scontato aldilà, l’aldilà beato, l’aldilà felice, lì non ci sarà più
la guerra. Mal ce ne incoglie nella nostra ingenuità, perché in questo inno la guerra si è spostata –
uguale, pari pari – nell’aldilà. C’è la tragedia del fallimento del cristianesimo in questo inno, e non
solo in questo. Ho detto tragedia. Infatti andate due strofe sotto nella lettura di questo inno e
troverete la guerra di cui parlano Freud e Einstein nel loro carteggio. Uguale uguale: dirò subito
perché. Andate, mi pare, due strofe dopo e troverete la preghiera di colui che canta e che prega. E
che cosa domanda il fedele alla cara speranza, che è il nome dato alla Madonna stessa? Le
domanda: ut inserar gratis […] catervis beatis coelestium. Ti prego, ti chiedo che io venga iscritto
gratis negli squadroni celesti. Squadroni: le caterve erano le formazioni militari dei romani. Si può
scegliere se tradurre squadroni, battaglioni, reggimenti. In ogni caso la domanda alla Madonna è
che nell’aldilà la guerra continui. Gli squadroni sono fatti per la guerra. La domanda alla Madonna è
che io venga iscritto gratuitamente negli squadroni celesti, in modo da avere un servizio militare
permanente e attivo per tutta l’eternità. Questo è tragico! La guerra che si credeva sarebbe terminata
nella condizione della valle di lacrime, addirittura come preghiera è spostata nell’aldilà. Non si può
rinunciare alla guerra. Fra l’altro con il danno unito alle beffe: il danno è che per tutta l’eternità farò
il soldato, e il soldato attivo, gli squadroni fanno gli squadroni. Più le beffe di lasciarmi credere che
questo sia il mio vero desiderio. Cosa domando alla Madonna? Il mio principale desiderio di fare il
soldato attivo in eterno!
2. La guerra di massa.
3
Questo intervento ha concluso i lavori del seminario Letture freudiane con il pensiero di natura che si è svolto a
Urbino l’11 maggio 2013. Il lemma controverso messo a tema era Amare, a partire dallo scambio tra Einstein e Freud
Perché la guerra? del 1932. Trascrizione a cura di Simone Poggiali. Testo non rivisto dall’Autore.
4
Anonimo medievale. Ecco il testo del canto. «O spes mea cara, Maria praeclara, / e valle amara imploro Te. / Exaudi
praecantem, solare clamantem, /confìrma labantem, et serva me. / Per blanda perdura, ad non peritura / o fortis, o
pura duc debilem. / Dum turget procella et suscitat bella / ad portum, o stella, duc exulem. / Patrona decora, in exitus
hora / pro me, Mater, ora Tu fllium / ut inserar gratis, remissis peccatis, / catervis beatis Coelestium.»
2
Questa è l’introduzione migliore – mi complimento con me stesso – che potessi fare al
dialogo di Freud con Einstein sulla guerra. Perché? Ambedue, Einstein e Freud, hanno un punto in
comune. Quando dicono la guerra, non dicono la guerra di tutti i tempi: gli Assiro-Babilonesi, la
Guerra dei Trent’anni ancora nel ‘600, Luigi XV. No, non è così. Loro stessi la chiamano la guerra
di massa o la guerra delle masse. Qual è la differenza con la guerra precedente? L’aver notato – non
solo loro ma tutti – che era un’altra cosa. Fino alla guerra chiamiamola tradizionale – tutto il ‘700 e
parte dell’ 800 – era quella in cui la guerra la pensano e a decidono i principi o i re, nel loro feroce
mestiere, come dice un certo film. I soldati sono truppe che sono lì senza sapere perché sono lì;
costrizione forzata, per campare. Come le milizie mercenarie di altri tempi. I famosi lanzichenecchi
non erano più cattivi di altri, erano dei poveracci che prima facevano i contadini e dopo, per
campare – loro, moglie e figli – facevano la guerra, che vuol dire ammazzare e farsi ammazzare.
Fino a lì la guerra, il perché della guerra – Warum Krieg? – lo sapevano i principi, i re, i pochi
potenti. Per esempio Luigi XV che disse, come motivazione della Guerra dei Trent’anni: è perché
ho bisogno di 10.000 cadaveri da gettare sul tavolo delle trattative. Carino?!
Non era più così, Einstein e Freud hanno chiaro che la guerra è la prima guerra mondiale.
Quando i soldati andavano a combattere con la loro testa, non senza la testa come nelle guerre
precedenti. Ci mettevano loro la testa, con motivazioni magari diverse: il nazionalismo, o altre
motivazioni sempre ideali naturalmente. Come diceva Lacan: è solo per un ideale che si massacrano
gli altri e ci facciamo massacrare, sempre e solo per un ideale. Quindi, attenzione all’ideale! Il
primo a mettere in guardia dall’ideale è stato Freud, in tutta la storia dell’umanità non era mai
successo.
Un breve cenno all’andare in guerra senza metterci la testa: solo come suddito o tutt’al più
per guadagnare qualche moneta. Un accenno c’è già nell’ Enrico V di Shakespeare. La notte prima
della Battaglia di Azincourt, dove vince Enrico V, il re si maschera da gentiluomo qualsiasi, si siede
intorno al falò dei soldati appena prima della battaglia imminente e ascolta uno di questi soldati, il
quale dice: «ma non sappiamo perché facciamo la guerra, lo sa il Re. Noi domani andiamo a faci
ammazzare o ad ammazzare altri, per una ragione che non conosciamo». Enrico V protesta contro
questo soldato, dicendo che «è vero che la guerra l’ha voluta il re, cioè lui stesso, ma il finale della
vostra vita dipende da voi, la vostra dannazione o salvazione dopo la morte dipende da voi e non dal
re.» Il soldato lo deride dicendogli di andare a raccontarla a qualcun altro. Aveva ragione il soldato.
Enrico V già comincia nel suo discorso a volere una guerra, come la prima guerra mondiale, in cui i
soldati sanno perché vanno ad ammazzare e farsi ammazzare.
Due brevi antefatti, lo dicono tutti gli storici, della prima guerra mondiale sono: 1) la
guerra franco-prussiana del 1870 e 2) la guerra di secessione americana, dove tutti andavano
gioiosamente ad ammazzare e farsi ammazzare. È questa la guerra che io domando quando canto
«O spes mea cara ut inserar gratis» nei battaglioni celesti. È precisamente ciò che Freud risponde
sul “perché la guerra?”. Ormai è la nuova guerra, quella in cui si va con la propria testa – non come
il soldato di Enrico V –, mettendoci del proprio. Guardate che questo noi lo sappiamo, anche se non
siamo degli storici della prima e poi seconda guerra mondiale. Basta che guardiamo i tipici film di
guerra, vediamo quanto gioiosamente i soldati americani arrivano a fare fuori i soldati tedeschi,
quanto gioiosamente i soldati americani, nella guerra del Pacifico, fanno fuori i soldati giapponesi.
Vanno gioiosamente alla guerra. Idem i giapponesi nel farsi massacrare visto che ormai erano
perdenti. Questa è la guerra fatta con la propria testa.
Su questa “propria testa” Freud spende le sue carte, e ha ragione, benché in modo un po’
rapido, un po’ riassuntivo, un po’ da bigino, ma non è importante. Freud sa fare bene il bigino di se
3
stesso. E dice: lì ci sono le pulsioni erotiche, che vuol dire amorose – il sesso lo lascia implicito,
subordinato – e là ci sono le pulsioni di distruzione. Lì c’è Eros e la c’è Thanatos, parole facili
anche se sono in greco. Una piccola sfumatura che vi invito subito a fare: anziché dire le pulsioni di
vita o di amore e le pulsioni distruttive o di morte, diciamo piuttosto: la pulsione in un caso va da
una parte, nell’altro caso va dall’altra. La pulsione è sempre la stessa. Cambia, cambia moltissimo.
Ho dimenticato, all’inizio di questo intervento che vado a concludere, di darvi un titolo. Il
titolo è: «Stupido!» Suggerirei anche di variare con «Cretino!» Secondo una mia filologia
personale, che ritengo corretta, la parola cretino è nata all’incirca, a spanne, tra fine ‘400 e inizio
‘500 in Francia, partendo da chrétien, cioè cristiano, poi diventato crétin (cretino). Quindi “cretino”,
secondo me, viene storicamente, linguisticamente da “cristiano”. Peraltro, se guardiamo «O spes
mea cara», c’è motivo di dirlo. La guerra nell’aldilà continua addirittura con mio desiderio, come
pulsione di distruzione che mi porto anche di là. Qualsiasi persona di buon senso avrebbe motivo di
dire: ma se dopo la morte e la bella resurrezione, dopo la parusia sono ancora lì con la pulsione di
distruzione, che salvezza c’è stata? Ma io non ci vado in paradiso! Non ho voglia di fare la guerra
anche di là; mentre quel canto mi obbliga addirittura a domandarlo come mio desiderio.
3. La via bellica dell’unica pulsione.
Bene. C’è solo una cosa, e qui abbiamo il Freud più Freud, perché dopo tre-quattro pagine
in cui Freud si arrabatta a dire che la guerra viene fuori per questo, viene fuori dalla nostra testa,
non solo perché i capi di stato o i generali ce l’hanno comandato. Ci mettiamo la testa noi, andiamo
con entusiasmo ad ammazzare e a farci ammazzare, come siamo entusiasti quando guardiamo i film
di guerra. Prova del nove, Freud dice: mio caro Einstein, ma in fondo cosa ho detto fino adesso?
Robetta, un po’ di parole, «come vede non si riesce a cavare gran che da un teorico – parla di sé –
che nulla sa del mondo»;5 un po’ troppo modesto ma concediamoglielo. Allora, dice Freud, adesso
ne provo un’altra. È veramente Freud! Ammetto che Freud mi tocca ancora sempre, come in questo
caso. Forse, premette ancora Freud, forse quello che sto per dire le farà orrore. Quasi come io stessi
passando dall’essere il pacifista che sono, come lei, ad una posizione concessiva nei confronti della
distruzione e della guerra. Peraltro, appena prima, Freud aveva osservato, da vero Freud, che
dopotutto un beneficio dalla guerra, dalla pulsione di distruzione, dall’andare in guerra con la nostra
testa e grazie alla nostra testa, un qualche beneficio lo otteniamo davvero. Infatti – manteniamo
questo linguaggio un po’ mitico di Freud – le pulsioni di distruzione dapprima lavorano contro noi
stessi – è la coscienza morale che ci fa a pezzi, che ci distrugge, è il senso di colpa –, per lo meno
quando le portiamo fuori e ammazziamo gli altri, in qualche misura ne otteniamo un effetto
benefico. Quello di non mangiarci all’interno, da noi stessi, mangiando gli altri. Crudele, ma vero.
Allora, dice Freud, non inorridisca per quanto sto dicendo. Ora lo riassumo con parole mie,
anzi prima con parole ancora sue. Per quanto vogliamo essere o possiamo essere indignati contro la
guerra, dobbiamo constatare che non possiamo fare diversamente. Vero. Che soluzione è questa?
Ammettiamo la guerra almeno come guerra civile. Rinunciamo ad ogni critica che, giustamente, il
pacifista fa alla pulsione di distruzione. Questo è veramente Freud. Perché? Ed ora lo riassumo con
parole mie. Diamo cittadinanza alla via distruttiva che prende la pulsione, alla via bellica che
prende la pulsione. Ma non nel senso di darle cittadinanza, lasciando che i presenti prendano le armi
5
OSF XI, p. 301
4
e sparino gli uni contro gli altri. Diamole cittadinanza sullo scenario della verità. Cosa accade sullo
scenario della verità? Andiamo a chiedere alla pulsione di distruzione, per usare questo linguaggio
mitologico, che cosa ci guadagna. Che ci dica la verità sul perché la prende per quella parte lì, dalla
parte della guerra e non dalla parte dell’Eros. La parola “Eros” è facilmente alleata con la parola
“guadagno”; se volete, metteteci “felicità” o tutte le parole gradite che potete accumulare. Dalla
parte della guerra, usiamo un linguaggio triviale e popolare, che cosa possiamo portare a casa? Non
portiamo a casa niente! È per questo che il paranoico non guarisce. Ho fatto un rapido spostamento
dalla pulsione di distruzione alla paranoia.
4. Eccitamento.
L’uomo recepisce ogni moto dall’esterno, lo chiamo eccitamento, messa in moto. Il
paranoico è l’uomo – o l’aggressivo o il distruttivo – è l’uomo che tratta tutto ciò che gli viene dal
di fuori di lui come a lui ostile e agisce di conseguenza. La verità – scenario della verità – è: che è
lui ad essere ostile a tutto ciò che gli proviene dall’esterno; è la sua posizione ad essere quella del
rifiuto all’eccitamento. Io traduco eccitamento, ex-citare dal latino, come vocazione, messa in moto.
Eccitamento viene dal verbo citare, cioè essere chiamati, sollecitati. Il paranoico non accetta la
sollecitazione, per esempio la mia. Io vi sto parlando, ciò che io vi dico, ecco questo è eccitante,
come la Maddalena è eccitata dal libro.6 Quello è l’eccitamento! Non penserete che l’eccitamento
sia questa cretina qui (altro quadro7), ché io non ci vado neanche se mi pagano. Come tutte le
femmine di Schiele.8 Schiele la sa lunga sulla morte della relazione erotica, corpi nudi che fanno
schifo. Bravissimo Schiele nel suo strumentato cinismo.
Portando sulla scena della verità la cosiddetta pulsione aggressiva o la deviazione
distruttiva ostile nemica della pulsione, sullo scenario della verità, la verità è che non esiste alcun
profitto. Usando un’altra parola che ha acquisito nella storia occidentale un grande peso, non ha
alcuna “ragione”. Freud spende qui la parola “ragione”. Potremmo anche dire che nella guerra di
massa – espressione usata da Freud e Einstein, nella nuova guerra iniziata dalla prima guerra
6
Maddalena che legge di Rogier von der Weyden (1438)
Senza titolo di David Dalla Venezia, 2001
8
Egon Schiele (1890-1918)
7
5
mondiale –, quella guerra dove si va con la propria testa, con propri motivi e con propria pulsione,
questa deviazione, la via ostile, nemica, assunta dalla pulsione merita lo stesso nome che ha
l’innamoramento: si chiama uscire di testa. Il linguaggio corrente sull’innamoramento ha sempre
detto che cosa è la verità dell’innamoramento ostile all’amore. L’innamoramento si contrappone
all’amore.
Ecco perché il mio titolo è «Stupido!». Il paranoico resta stupido. Ho detto più volte che il
passaggio dialettico – non sto facendo dell’erudizione con la parola dialettica – diciamo il passaggio
che comporta un certo gesto che farò subito, che prelude alla guarigione, coincide con un gesto
molto comune, che compiamo unito ad una breve frase che sto per dire, quando diciamo: «che
stupido sono stato!» Questo è il passaggio alla guarigione dalla psicopatologia, non ce n’è un altro.
E questo «che stupido che sono stato!» è un’espressione veridica, sulla scena della verità. Freud
aveva detto poco prima, citando dalla Wallenstein di Schiller due versi: «se l’idea non sembrasse
così dannatamente furba, astuta – se quella certa idea in questo caso la guerra – si sarebbe
francamente tentati di chiamarla cretina.»9 Ecco il perché del mio titolo.
La via chiamata Eros è la via che al profitto unisce l’intelligenza, l’intelletto. Non c’è mai
così poco intelletto come nella furbizia. Recentemente traducevamo – è stata mia sorella Mariella a
farlo – la celebre frase evangelica «siate … come i serpenti e candidi come le colombe», questi
puntini che non ho ancora tradotto non vanno tradotti «siate astuti come i serpenti», che è la
traduzione corrente di tutti i vangeli. Non è affatto «siate astuti o furbi come i serpenti», ma «siate
prudenti come i serpenti». E io ho sempre fatto notare che la parola prudenza ha il medesimo
significato, anche quotidiano, che ha nella parola giurisprudenza, che è una scienza diversa dalla
scienza fisica. Certo, in modo particolare questo vale anche per i cristiani: perché continuano ad
essere secolarmente così cretini? Tecnicamente cretini. Io ho provato a mostrare – su questo mi pare
di non essere stato ancora ascoltato – che questa famosa pulsione – che ormai da tempo ho detto di
tradurre come legge di moto, come in fisica si parla di legge di moto – è la legge di moto di quelle
entità metafisiche che siamo noi. Non fisiche, ma metafisiche, cioè ulteriori rispetto alla natura. Noi
non siamo natura: siamo biologia, ma non siamo natura. Bene. La prima versione della pulsione
data da Freud ha i famosi quattro articoli: fonte, spinta, oggetto, meta. La guerra è solo uno dei
destini che viene dato all’oggetto, fra i tanti destini che possiamo dare all’oggetto finché c’è
l’oggetto. Finché qualcuno figura in posizione di oggetto, uno dei destini dell’oggetto, cioè della
pulsione, è la morte, l’uccisione, compreso di me come oggetto. L’oggetto può avere tanti destini: il
cannibalismo, le botte, anche il cik-ciak sessuale, che chiamo cik-ciak finche si tratta di oggetto
quanto al corpo dell’altro. E sappiamo che sono soprattutto le donne a non amare il cik-ciak
sessuale, la posizione di oggetto nel sesso, oltre che in tutto il resto.
5. La pulsione rinnovata.
Nella mia altra versione, che ho chiamato “rivoluzione”, quanto alla pulsione ho detto:
facciamo sparire l’oggetto, mettiamo al posto dell’oggetto il duo, di due partner che, come e meglio
di Diabolik ed Eva Kant, lo fanno per il profitto. Fanno che cosa? La loro partnership. La loro
compagnia è per il profitto, non assaltando i caveaux delle banche. Quando noi avessimo compiuto
graficamente – mi accontento di poco –, messo graficamente al posto dell’oggetto due partner che
9
OFS XI, Introduzione alla psicoanalisi, lezione 24, pag. 248
6
lavorano sulla materia stessa o diversa per la produzione di un prodotto e di un profitto, avremmo
raggiunto Eros al posto di Thanatos, ovvero la cessazione della guerra. Dallo scenario veridico in
cui vediamo tutti gli sviluppi possibili della pulsione con dentro l’oggetto, lì si finisce anche nella
guerra guerreggiata, civile, intestina e persino da famiglia perbene, da pedagogia perbene dei figli:
anche quella è guerra. Nell’altro caso sparisce l’oggetto e una delle conseguenze interessanti, su cui
termino, è questa: nella prima versione della pulsione – fonte, spinta, oggetto e meta – il fare
l’amore configura l’obbligo, salvo un’alternativa, cioè l’essere proibito. Allora il fare l’amore
millenariamente è sempre comparso su scena umana, la nostra vita quotidiana, o dal lato della
causalità; in questo caso causalità imperativa, i cristiani hanno pure inventato il debito coniugale,
che vuol dire il dovere di farlo. Cose da sbattezzarsi! Io non mi sono sbattezzato, ma non è oggi che
spiegherò il perché non mi sono sbattezzato. Allora, sullo scenario dell’oggetto – so che sto
saltando un po’ di passaggi, ma ormai bisogna finire – il fare l’amore è: o dovuto – magari per
credenza che ci sia in me l’istinto che mi spinge verso quella lì, ma neanche morto! – o proibito.
Qui abbiamo oltretutto una delle più grandi corruzioni della morale o delle morali per millenni, che
si occupano di dire quando fare l’amore è lecito e quando fare l’amore è proibito. Sono morali
inquinate, inquinate dalla configurazione della pulsione secondo l’oggetto. Fino a farci credere che
gli atti impuri di quel tale comandamento riguardino gli atti sessuali. Ma io vi faccio un ricovero
coatto se pensate che gli atti impuri siano quelli. Non se ne accorge nessuno.
Nella posizione nuova, nella pulsione rinnovata, allorché l’amore o se volete Eros è
riconfigurato come la partnership di due che, come due partner d’affari, producono e si
arricchiscono, che posto c’è per il sesso? L’unico posto dignitoso che resta: finalmente, è libero!
Perché è libero? Guai a tutti i discorsi storici tra ‘800 e ‘900 sulla libertà sessuale: discorsi illusori.
La posizione libera - perché libera è una posizione, come una sedia: o è libera o non è libera,
altrimenti devo uccidere chi la occupa – è la posizione in cui si trovano i partner sessuati, riguardo a
ciò che chiamiamo fare l’amore, les ébats amoureux è la posizione che ho già definito più volte
dello Champagne. Qual è la posizione dello Champagne? Io non bevo champagne ogni giorno, pur
gradendo lo champagne; quotidianamente preferisco il vino. Bevo champagne in certe occasioni in
cui ho motivo di essere entusiasta di me e della mia compagna; è un supplemento, un soprappiù, che
nulla mi forza ad assumere e nulla può proibirmi di assumere. Per una volta la vita sessuale
acquisisce la posizione della libertà: nulla la obbliga e nulla la proibisce. Notiamo che il massimo
della illibertà nella vita sessuale non deriva dalla proibizione di esso, deriva dall’obbligo di esso, dal
senso di debito sessuale nei confronti del partner. La cosa diventa massima nello stupro: il più
obbediente alla norma del debito coniugale è lo stupratore. Lo stupratore è come il guerrafondaio di
testa. Perché? Criminale lo è – non si discute nemmeno – come il pedofilo, ma lo stupratore ha
un’altra caratteristica. Benissimo se dietro le sbarre, ma c’è un secondo meritato epiteto descrittivo
dello stupratore: è cretino! Perché non c’è nessun gusto a stuprare qualcuno. Non si porta a casa
niente, non c’è piacere, non c’è niente nello stupro. Interrogato veridicamente su ciò che fa
dovrebbe riconoscere: che cretino sono stato! Come a fare la guerra. Come a essere paranoico.
Credo veramente di aver esaurito il tema del “perché la guerra”.
© Società Amici del Pensiero - Studium Cartello 2013
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