...

“DORMIRE” oppure “MORIRE”

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

“DORMIRE” oppure “MORIRE”
Giuseppe Martelli
WÉÜÅ|Üx
ÉÑÑâÜx
`ÉÜ|ÜxR
_É ÂáàtàÉ |ÇàxÜÅxw|ÉÊ
ÇxÄÄt U|uu|t
Roma, settembre - novembre 2006
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
2
INDICE SOMMARIO
INTRODUZIONE ...................................................................................................................................... 3
“DORMIRE” OPPURE “MORIRE” ?.................................................................................................. 4
APOTHNESKO ............................................................................................................................. 4
La morte fisica ........................................................................................................................... 4
La condanna eterna ................................................................................................................... 5
La morte mistica con Cristo ...................................................................................................... 6
La separazione passata e presente ............................................................................................ 7
KOIMAO ....................................................................................................................................... 8
Morire ........................................................................................................................................ 8
Dormire, dopo la morte ............................................................................................................. 8
Dormire del sonno ..................................................................................................................... 9
KATHEUDO ................................................................................................................................10
Dormire del sonno ....................................................................................................................10
Dormire, dopo la morte ............................................................................................................11
Dormire, riferito alla pigrizia spirituale ..................................................................................12
LO “STATO INTERMEDIO”...............................................................................................................13
LO “STATO INTERMEDIO” NELL’AT.....................................................................................13
Terminologia ............................................................................................................................13
Dal punto di vista terreno.........................................................................................................15
Dal punto di vista di Dio ..........................................................................................................16
LO “STATO INTERMEDIO” NEL NT........................................................................................18
Le teorie sullo Sceol .................................................................................................................18
L’Ades o Inferno .......................................................................................................................19
La Geenna o “Stagno di fuoco” ...............................................................................................20
Il Paradiso o “Seno di Abramo” ..............................................................................................20
L’opera di Gesù fra la morte e la resurrezione ........................................................................21
CONCLUSIONI E APPLICAZIONI ....................................................................................................25
CONCLUSIONI ...........................................................................................................................25
APPLICAZIONI ...........................................................................................................................25
\StatoIntermedio
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
3
INTRODUZIONE
L
a prima volta che meditai il brano biblico della resurrezione di Lazzaro,
nel capitolo 11 del vangelo di Giovanni, la mia attenzione fu rapita da un uso
apparentemente scorretto dei verbi “dormire” e “morire”.
Lazzaro era un amico di Gesù e amava molto sia Lazzaro che le sue sorelle, Marta
e Maria. Eppure il Signore non andò subito a trovare l’amico quando gli riferirono che
questi era molto malato (Gv 11:2), ma aspettò invece che egli morisse e poi si recò a
Betania (v. 5-7).
Ad un certo punto, prima di partire per Betania, discorrendo con i suoi discepoli,
Gesù affermò: “Lazzaro si è addormentato, ma vado a svegliarlo…” (v. 11). Subito
dopo, vedendo che gli apostoli non avevano compreso le Sue parole, “disse loro
apertamente: - Lazzaro è morto! - ” (v. 14).
A seguito delle prime parole di Gesù, i discepoli avevano capito, ed era più che
comprensibile, che il Signore stesse parlando del “dormire del sonno” (v. 12), ma il
Cristo voleva in realtà riferirsi alla morte fisica.
Questa “stranezza” attirò a suo tempo la mia attenzione, tanto che mi chiesi
perché Gesù, in questo caso, avesse usato il verbo “dormire” e come mai, invece, noi
non parliamo mai di “dormire” quando vogliamo indicare lo stato della morte.
Dopo un po’ di tempo, meditando sulla prima lettera dell’apostolo Paolo ai
Tessalonicesi, notai che in 4:13-15 per ben tre volte si parla di “quelli che dormono” e
anche di “quelli che si sono addormentati” per riferirsi ai “morti in Cristo” (v. 16).
A questo punto non avevo scelta: sentivo un forte bisogno di approfondire la
questione e di comprendere da Dio come mai Egli, nella Sua ispirata Parola, usasse in
modo tranquillamente alternativo i due verbi “dormire” e “morire”. Si tratta forse di
sinonimi? Oppure ci sono differenze importanti tra di loro? Cosa posso imparare dalla
Bibbia da punto di vista?
Nel presente studio cercherò di sintetizzare i risultati della ricerca biblica che ho
portato avanti da quel momento in poi.
Posso anticipare che, in linea generale, ho scoperto come la Scrittura, usando
diverse volte il verbo “dormire” al posto di “morire”, in realtà apre uno squarcio
sull’eternità. In altre parole, in questi casi la Bibbia sottolinea non tanto la fine
dell’esistenza terrena quanto piuttosto l’inizio di un periodo transitorio in cui il corpo
“dorme” dopo essersi distaccato dall’anima ed è in attesa di essere sottoposto al
giudizio finale.
Dal punto di vista strutturale, nel prosieguo del lavoro distinguerò due parti che
sono separate ma anche collegate fra loro: il lettore troverà, da un lato, una breve
analisi dell’uso biblico di alcuni verbi greci che noi traduciamo “morire” o anche
“dormire”; e dall’altro potrà seguire un excursus delle nozioni scritturali attinenti il cd.
“stato intermedio”, ovvero quel periodo transitorio che separa dall’eternità i corpi
“addormentati”, e corrisponde al periodo intercorrente tra la morte fisica e il giudizio
di Dio.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
4
“DORMIRE” oppure “MORIRE” ?
N
el Nuovo Testamento (NT) troviamo tre verbi greci che, nelle nostre
traduzioni1, vengono resi con “morire” oppure con “dormire”.
Convinti dell’importanza di dare un posto centrale al testo originale, ispirato da
Dio, desideriamo dare inizio alla nostra ricerca proprio con una breve analisi di questi
tre verbi, dei loro significati, e del loro uso nella Parola di Dio. Essi sono:
1. (= apothnèsko), che viene reso per lo più con “morire”, anche se
con diverse accezioni.
2. (= koimào), presente nel NT sia come “morire” sia come “dormire”,
con riferimento al sonno ed anche allo stato dopo la morte.
3. (= kathèudo) simile al precedente, anche se molto meno utilizzato.
APOTHNESKO
Questo è il verbo più diffuso per indicare lo stato della morte o del sonno: nel NT
è presente almeno 100 volte, soprattutto nel Vangelo di Giovanni (25 volte) e nella
lettera ai Romani (22 volte).
Il suo significato primario ha a che fare con il concetto di separazione, e viene
applicato:
 alla morte, intesa come separazione fisica del corpo dallo spirito oppure
come separazione spirituale fra l’uomo e Dio;
 al sonno, come momentaneo stato di incoscienza, solitamente notturno e
conseguente ad uno stato di stanchezza fisica.
Nel NT non mancano, peraltro, accezioni di carattere più squisitamente spirituali,
come quelle attinenti alla condanna eterna degli increduli e alla morte mistica del
credente con Gesù Cristo.
La morte fisica
La Scrittura insegna che il corpo fisico dell’uomo, al momento della morte,
diventa polvere e come tale ritorna alla terra, separandosi dallo spirito che invece
torna al Signore che l’ha donato per un tempo all’uomo (Ec 12:9).
Almeno per i figli di Dio, inoltre, questa separazione dello spirito avviene in modo
particolare, se è vero che il povero Lazzaro “morì e fu portato dagli angeli nel Seno di
Abramo” (Lc 16:22).
1
Nel presente studio mi sono avvalso soprattutto della versione “Nuova Riveduta”
della Bibbia ma, quando ho utilizzato altre traduzioni, queste ultime sono state
segnalate nel testo.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
5
Nel prosieguo di questo studio vedremo cosa s’intenda per “Seno di Abramo” (vedi
oltre, p. 20 e ss.) ma per il momento possiamo notare come, invece, nel medesimo
brano sta scritto che “…morì anche il ricco e fu sepolto”.
Il verbo greco apothnèsko, che troviamo due volte in questo passo biblico, viene
utilizzato proprio per rendere questo genere di realtà, concernente il destino del corpo
fisico dell’uomo: esso si separa dallo spirito e presto diventa polvere, perdendo ogni
consistenza e tornando alla terra da dove Dio l’aveva formato. Peraltro si realizza, in
tal modo, la Parola contenuta in Ge 3:19b : “Sei polvere e in polvere ritornerai”.
Nell’accezione, concernente la morte fisica dell’uomo, apothnèsko viene adoperato
nella Scrittura almeno nei seguenti brani:
1.
Mt 26:35, quando Pietro si rivolge a Gesù dopo l’ultima cena e, poco
prima di recarsi nell’orto del Getsemani, ha l’ardire di affermare:
“Quand’anche dovessi morire con Te, io non ti rinnegherò…”
2.
Gv 12:32-33, dove il Signore Gesù, indicando “di quale morte doveva
morire”, fece riferimento alla croce e all’innalzamento dalla terra che essa
avrebbe comportato.
3.
Gv 19:7, che narra dei drammatici momenti che precedettero la
condanna di Gesù, nei quali i Giudei dissero: “Egli deve morire, perché si
è fatto Figlio di Dio!”.
4.
At 21:13, in cui è l’apostolo Paolo a rimproverare i fratelli che non
volevano farlo salire a Gerusalemme, dicendo: “Io sono pronto a morire per
il nome del Signore Gesù!” .
5.
Rm 5:7, dove Paolo parla della grazia e dell’amore di Dio per noi e
afferma anche: “Difficilmente uno morirebbe per un giusto, ma forse per
una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire…”.
6.
Fil 1:21, famosa massima dell’apostolo con cui egli grida al mondo
intero: “Per me il vivere è Cristo e il morire guadagno”.
7.
Ap 9:6, allorchè ci immergiamo nei futuri giudizi di Dio e, nell’ambito di
quelli relativi alla quinta tromba dell’Apocalisse, troviamo scritto: “In quei
giorni gli uomini cercheranno la morte ma non la troveranno, brameranno
morire ma la morte fuggirà da loro”.
In tutti questi brani si tratta, com’è agevole intendere, di morte nel senso più
comune del termine, ovvero dell’irreversibile cessazione delle attività vitali di un corpo
umano. Nel linguaggio comune, questa è l’accezione più diffusa del verbo “morire” ma
la Scrittura, nella sua incomparabile ricchezza, ne prevede anche altri.
La condanna eterna
Tra i significati prettamente spirituali del verbo greco apothnèsko, occupa un
posto di rilievo l’accezione concernente lo stato di separazione eterna dell’uomo dal
suo Creatore. Fra i possibili sinonimi verbali di quest’accezione menzioniamo “essere
condannati per sempre” ed anche “perdere la vita eterna”.
Vi sono soprattutto due brani biblici nei quali troviamo il nostro verbo utilizzato
con questo significato:
1.
Gv 6:50, dove sta scritto: “Questo è il pane che discende dal cielo, affinché
chi ne mangia non muoia”.
Poco tempo prima Gesù aveva moltiplicato dei pani per circa cinquemila
persone (6:1-15), ma ora il Signore parla in modo duro e quasi
incomprensibile (v. 60), ma ciò solo perché le Sue parole erano “spirito e
vita” (v. 63). In effetti, qui il Cristo non stava parlando di pane materiale
ma di quel cibo spirituale che solo Lui e la Sua Parola possono fornire (v.
35). Ed anche il “morire”, allora, non è qui quello fisico relativo alla
separazione del corpo dallo spirito, quanto piuttosto ha un senso
spirituale e indica la separazione eterna da Dio, la condanna
inappellabile alle fiamme dell’Inferno (cfr v. 40).
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
2.
6
Gv 11:26, quando lo stesso Gesù dirà, davanti alla tomba di Lazzaro:
“Chiunque vive e crede in Me non morirà mai”.
Anche in questo caso il Signore intende un morire spirituale, e non
potrebbe essere altrimenti visto che milioni di Suoi seguaci sono
fisicamente morti in questi secoli. D’altro canto, Gesù aveva parlato della
morte fisica nel v. 25 usando lo stesso verbo apothnèsko (“chi crede in Me
anche se muore vivrà”), mentre qui il Signore evidenzia più che altro il
destino eterno del credente, che non vivrà separato da Dio se in Lui ha
sinceramente creduto.
La morte mistica con Cristo
Un secondo significato spirituale del verbo apothnèsko si riferisce alla cd. “morte
mistica con Cristo” e riguarda esclusivamente i figli di Dio.
In quest’accezione viene ricondotto il concetto che fa risalire alla croce di Cristo il
destino dei credenti, nel senso che sussiste un’identificazione di ogni cristiano col Suo
Salvatore, il Quale soffrì e morì per i nostri peccati. In tale prospettiva, allora, duemila
anni fa tutti i credenti morirono con Cristo e, in una forma mistica che oggi
chiameremmo “virtuale”, essi erano lì su quella croce perchè i loro peccati venivano là
espiati.
Almeno tre passi biblici parlano di questa realtà e adoperano il verbo
apothnèsko:
1. II Cor 5:14, dove sta scritto: “Uno solo morì per tutti, quindi tutti morirono”.
E’ interessante notare che il primo “morire” fa chiaro riferimento alla
cessazione delle attività vitali del corpo fisico di Gesù, mentre il secondo, pur
presentando lo stesso verbo apothnèsko, non può che riferirsi alla morte
mistica dei credenti.
Nessuno di noi era presente quel giorno sul Calvario, e nessuno di noi ha
sofferto i patimenti di Gesù… eppure qui l’apostolo dice che tutti i credenti
“morirono” quel giorno perché Cristo morì per tutti… che meraviglia poter
essere identificati con il Signore anche senza aver sofferto niente delle atroci
sofferenze che Egli ha patito sulla croce!
2. Rm 6:8, in cui Paolo esclama: “Ora, se siamo morti con Cristo, noi altresì
crediamo che vivremo con Lui!”
Il contesto parla chiaramente del “nostro vecchio uomo”, cioè della nostra
natura peccaminosa, che “è stato crocifisso con Lui” (v. 6), per cui non v’è
dubbio che, anche in questo caso, il riferimento è di carattere spirituale ed è
rivolto all’immedesimazione virtuale del credente nelle sofferenze del suo
Signore, il Quale sulla croce si è caricato di tutti i suoi peccati.
In aggiunta, si può ricordare che in questo versetto apothnèsko è al tempo
greco aoristo, il quale indica un’azione istantanea e definitivamente
conclusasi nel passato. In altre parole, la nostra morte mistica col Cristo è
qualcosa che si è realizzata e cristallizzata nel passato, anche se al presente
produce straordinari effetti benefici.
3. Col 3:3, laddove troviamo: “Perché voi moriste, e la vita vostra è nascosta con
Cristo in Dio”.
Abbiamo qui una conferma di quanto appena detto, visto che anche in questo
caso il verbo apothnèsko è al tempo aoristo: l’immedesimazione mistica del
cristiano con la morte di Gesù è una dato di fatto irrinunciabile e
immodificabile, che fa parte del passato e si è realizzata duemila anni fa sulla
croce del Golgota.
Essa ha diverse conseguenze, come per esempio lo sprigionamento della vita
di Cristo nella vita del credente e la custodia di tale vita in Dio stesso, ma ciò
non toglie nulla al fatto che questa “morte” non abbia caratteristiche di fisicità
come quelle che noi normalmente immaginiamo.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
7
La separazione passata e presente
Il terzo significato spirituale del verbo apothnèsko concerne ulteriori realtà che
appartengono ai credenti: la separazione da Dio, che li contraddistingueva prima della
loro conversione a Cristo, nonchè la separazione dal peccato, dal mondo e dalla legge
che deve contraddistinguere la loro vita dopo la conversione.
Esaminiamo questi aspetti uno per uno:
1. In Ef 2:1 viene presentata la realtà spirituale della separazione passata con
queste parole: “Voi, che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati…”.
E’ evidente che qui la “morte” non può avere nessun significato fisico, perché
coloro che si sono convertiti a Cristo non possono essere prima morti… E poi,
la morte è qui chiaramente collegata ai peccati e alle colpe, per cui è evidente
che essa abbia caratteristiche spirituali e si riferisca al tempo in cui anche i
cristiani erano separati e lontani da Dio a causa delle proprie iniquità.
2. In Rm 6:2, invece, troviamo un brano che parla di uno degli aspetti della
necessaria separazione spirituale che al presente deve avere un figlio di Dio,
poiché sta scritto: “…noi che siamo morti al peccato, come vivremmo ancora in
esso?”
Sulla croce abbiamo lasciato la nostra vecchia natura (cfr Ga 2:20) e la morte
mistica col Cristo è lì ad attestare che qualcosa di definitivo è accaduto
duemila anni fa, quando anche noi morimmo al peccato… ed ora il peccato
deve (o almeno dovrebbe) essere un vecchio e lontano ricordo per tutti noi!
3. In Col 2:20 il concetto viene ulteriormente esplicitato ed ampliato, quando
l’apostolo afferma: “Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo…”.
Il sacrificio dell’Agnello di Dio non potrà e non dovrà mai essere ripetuto ma,
grazie all’immedesimazione virtuale del credente con la croce, i suoi effetti
benefici dovrebbero essere evidenti anche ora nei figli di Dio. Tra questi effetti
non dovrebbe mai mancare una sana separazione mentale e comportamentale
dalle mode e dalla cultura di questa generazione di tenebre. Il mondo potrà
odiarci, e normalmente ciò accadrà, ma non dovremo mai amare il mondo,
perché ciò equivale a odiare Dio2 e ad allontanarci da Lui (1 Gv 2:15-16).
4. Ga 2:19, infine, dice: “Per mezzo della Legge, io sono morto alla Legge per
vivere a Dio”.
Ecco il terzo aspetto della necessaria e positiva separazione attuale del figlio
di Dio sotto un profilo spirituale: con la Sua morte, il Signore ci ha anche
liberato dalla cultura religiosa, fatta di riti e di regolette umane con cui si
cerca di piacere a Dio.
Noi siamo e dovremmo essere morti a questo modo di pensare e di
comportarsi, e dovremmo piuttosto avere una relazione viva e personale con il
nostro Dio, sperimentando la libertà di un progressivo cammino di
santificazione. Non per niente, nel successivo v. 20 Paolo esplode nella
meravigliosa dichiarazione: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io
che vivo ma Cristo vive in me; la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede
nel Figlio di Dio, il quale mi ha amato e ha dato Sé stesso per me…”.
2
Un altro aspetto della separazione presente del cristiano ha invece carattere di
eventualità e comporta connotati negativi: si tratta della “morte” come “temporanea
separazione da Dio a causa del peccato”. Un testo in tal senso può essere quello di
Rm 8:13, dove sta scritto: “Se vivete secondo la carne, voi certamente morrete…”. Il
credente deve vivere “per lo Spirito” perché lo Spirito Santo abita in lui (v. 9), e ciò
comporterà che egli non cammini più secondo la carne perché non deve avere più i
desideri della carne (v. 14)… Ma se ciò non accade e il figlio di Dio cade nel peccato,
egli “muore”, nel senso che si separa dalla piena comunione con Dio fino al suo
ristabilimento, che avrà luogo se egli confesserà il peccato commesso.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
8
KOIMAO
Questo è il secondo verbo greco che troviamo nel NT per rendere il concetto di
“morire”, da intendersi nel senso di interruzione delle funzioni vitali di un organismo
umano.
In realtà, koimào viene spesso tradotto anche con “dormire”, soprattutto nella
duplice accezione di quello stato del sonno cui è sottoposto il corpo umano durante
una parte della giornata, oppure di quello stato simile al sonno che si verifica dopo la
morte fisica e prima della resurrezione.
Ma vediamo ora, più nel dettaglio, le varie ipotesi di uso del verbo koimào.
Morire
Come abbiamo già accennato, nelle più diffuse versioni della Bibbia in nostro
possesso, koimào viene reso con “morire”, nel senso della morte fisica del corpo
umano. In particolare, nella prima lettera di Paolo ai Corinzi troviamo quattro brani in
questo senso:
1. I Cor 7:39, dove sta scritto che “la moglie è vincolata per tutto il tempo che vive
suo marito; ma, se il marito muore, ella è libera di sposarsi con chi vuole,
purchè lo faccia nel Signore”.
E’ evidente che qui si parla di vita e di morte fisica: di là da ogni disquisizione
sul significato del brano in rapporto all’annosa questione delle seconde nozze,
il dato certo che a noi qui interessa è fornito dalla sussistenza del vincolo
matrimoniale fin quando entrambi i coniugi sono in vita e dallo scioglimento
dello stesso vincolo allorché uno dei due cessa di vivere.
2. I Cor 11:30, che tratta un aspetto collegato alla celebrazione della Cena del
Signore, ovvero quello della partecipazione superficiale dei credenti ad un
momento importante della vita cristiana individuale e comunitaria. L’apostolo
ricorda che, se tale superficialità prende piede, molte persone potrebbero
ammalarsi e parecchi potrebbero anche morire…
Anche qui, è chiaro che Paolo non parla di malattie spirituali e neppure di
morte mistica: egli ha in mente una precisa comunità cristiana, quella di
Corinto, e parla di casi specifici di credenti che, partecipando senza
discernimento alla Cena del Signore, erano malati o addirittura erano morti!
3. I Cor 15:6, che è inserito nel contesto del ricordo degli eventi della morte e
della resurrezione di Gesù, cui seguirono anche diverse Sue apparizioni, come
quella in cui si fece vedere da più di cinquecento fratelli, “dei quali la maggior
parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti”.
Lo scopo di Paolo era quello di dimostrare la veridicità del suo dire e
soprattutto delle apparizioni del Signore: perciò menziona delle persone che
Lo avevano visto e che erano ancora viventi, con le quali era possibile parlare
e fare domande, mentre alcuni altri erano morti, in termini ovviamente fisici.
4. I Cor 15:51 dove l’apostolo, nell’ambito della descrizione del destino dei
nostri corpi, annuncia “un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo
trasformati…”.
Anche qui si parla senz’altro di morte fisica, e una conferma di ciò viene data
anche dal contesto, che tratta della resurrezione dei morti (v. 42), dei corpi
naturali contrapposti a quelli spirituali (v. 44) e soprattutto di carne e sangue
nonchè di corpi che si decompongono (v. 50).
Dormire, dopo la morte
In questa seconda accezione, il verbo koimào è più presente nel NT: per la
precisione lo riscontriamo in otto versetti, ed in alcuni casi si tratta di citazioni dell’AT
nella versione dei Settanta.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
9
Siamo davanti ad una variante squisitamente biblica del concetto di “morire”,
perché evidenzia che ogni cessazione delle funzioni vitali di un uomo è solo per un
tempo (che assomiglia a quello del sonno), oltre a sottintendere che in seguito vi sarà
sicuramente la resurrezione, dei giusti e degli ingiusti.
Ecco i principali brani del NT che contengono il verbo koimào:
1. Mt 27:52, inserito nel contesto della morte in croce del nostro Signore, dopo
la quale la cortina del Tempio si divise in due, “le tombe si aprirono e molti
corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono”.
Chi potrebbe pensare che, in questo brano, il verbo “dormire” indichi
semplicemente lo stato di sonno naturale, che dura normalmente dalle sei alle
otto ore durante la notte? E’ evidente che la resurrezione può seguire solo alla
morte fisica, che viene qui rappresentata con la figura del sonno per farne
risaltare la provvisorietà.
2. At 7:60, dove viene descritta la lapidazione del primo martire cristiano,
nonché l’atteggiamento sottomesso e amorevole dello stesso Stefano, che
chiese al Signore di non imputare quel peccato ai suoi carnefici… “e detto
questo, si addormentò”.
Una lapidazione non è certamente un sonnifero e tutte quelle pietre, scagliate
con rabbia e con odio sul corpo indifeso di Stefano, ne avevano provocato la
morte. La Bibbia parla qui di “addormentarsi” per sottolineare che anche
Stefano parteciperà alla resurrezione dei morti, ma questo termine è senz’altro
un sinonimo di “morte” e indica la cessazione delle attività vitali del corpo di
quel martire.
3. I Cor 15:18,20, nel contesto già prima esaminato e concernente gli effetti
della resurrezione di Cristo: se quest’ultima non fosse veramente accaduta,
“quelli che dormono in Cristo” sarebbero morti senza speranza futura; invece,
la realtà è data dal fatto che davvero Cristo è risuscitato dai morti ed è
“primizia di quelli che dormono”.
Ancora una volta, la figura del sonno3 viene utilizzata per rappresentare con
la massima chiarezza che la morte fisica non conclude la storia dell’uomo:
quando moriamo “ci addormentiamo” perchè un giorno il Signore ci farà
uscire dalle tombe e ci risusciterà con un corpo glorioso…!
4. I Ts 4:14, all’inizio del brano sul rapimento della chiesa, quando Paolo
ricorda una delle conseguenze della fede nella resurrezione del Cristo:
“crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà con Lui quelli che si sono
addormentati”.
Ecco una delle straordinarie speranze certe del cristiano: come Gesù è adesso
vivo e regna nei secoli dei secoli, così noi un giorno ci sveglieremo dal “sonno”
della morte e verrà ricomposta quella frattura che, dopo la morte, separa il
corpo dallo spirito in attesa della sua completa redenzione (cfr Rm 8:23).
A questo punto una proposta sorge spontanea: se il mondo parla sempre di
morte, perchè noi cristiani qualche volta non usiamo invece il verbo “addormentarsi”?
Non è solo una questione di stile, e neppure mera esigenza di distinguersi dagli altri…
dietro quest’ultimo verbo, come stiamo scoprendo, c’è tutta una ricchezza di significati
e di motivazioni che potrebbero essere fonte di testimonianza per chi non conosce la
Bibbia, e ciò potrebbe contribuire al suo avvicinamento alla croce di Cristo.
Dormire del sonno
Il terzo significato del verbo koimào, almeno nella letteratura del NT, è relativo
esplicitamente al “dormire del sonno”, senza alcun riferimento alla morte fisica. E’ un
3
In verità, la Nuova Riveduta traduce qui “muoiono” invece di “dormono”, ma
sinceramente ritengo che la versione di Luzzi, da noi preferita in questo caso, renda
meglio il senso del verbo koimào.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
10
significato meno diffuso dei precedenti, ma ugualmente importante per completare il
quadro biblico in materia.
Qui di seguito elenchiamo i principali brani in cui koimào viene adoperato per
rendere il significato del sonno fisico:
1. Gv 11:11-13, inserito nel contesto dell’episodio della resurrezione di Lazzaro,
quando il Signore disse che il suo amico “si era addormentato” (v. 11) ma i
discepoli compresero che ciò fosse riferito “al dormire del sonno” (v. 13) e
quindi gli risposero: “Se egli dorme, sarà salvo!” (v. 12).
Effettivamente, possiamo immedesimarci nei discepoli di Gesù, perché di
norma il verbo “dormire” indica proprio il sonno fisico di cui il nostro corpo
mortale ha bisogno. Nessuna meraviglia, dunque, che le “strane” parole di
Gesù fossero state fraintese perché interpretate nell’accezione largamente più
diffusa del verbo “dormire”.
2. Mt 28:13 è ancora più chiaro e univoco in tal senso, perché riferisce le parole
dei capi sacerdoti e degli anziani d’Israele che, dopo la resurrezione di Gesù,
per mettere a tacere i soldati che erano venuti a conoscenza di quanto
accaduto, diedero loro una forte somma di danaro ed imposero di dire a tutto
il popolo che i discepoli di Cristo erano andati alla tomba di notte e ne
avevano prelevato il corpo “mentre le guardie dormivano”.
Balza agli occhi la mancanza di saggezza in un tale consiglio, in quanto le
guardie avrebbero così ammesso il loro fallimento (non avrebbero mai dovuto
dormire durante il lavoro!) ma pure avrebbero affermato qualcosa di assurdo
(non è possibile vedere nessuno durante il sonno!). Ai nostri fini, però, resta il
fatto che quel koimào rende proprio e semplicemente il “dormire del sonno
fisico”, durante il quale certamente non è possibile riconoscere nessuno che
vada a rubare un corpo in un sepolcro…
3. At 12:6, infine, riporta l’episodio dell’imprigionamento di Pietro durante i
giorni degli Azzimi: l’indomani l’apostolo avrebbe dovuto comparire davanti ad
Erode, forse per essere giustiziato, ed in quel preciso momento era legato con
delle catene e custodito da alcune guardie… eppure egli tranquillamente
“stava dormendo in mezzo a due soldati”.
Appare evidente che anche qui koimào non può avere altro significato che
quello ordinario del dormire riferito al sonno del corpo fisico. Infatti, prosegue
il brano, un angelo del Signore entrò nella cella e con la luce che portava “lo
svegliò dicendo: - Alzati, presto! – “. Subito dopo Pietro sperimentò una
miracolosa liberazione dal carcere, ma possiamo notare soprattutto che quella
notte l’apostolo stava proprio dormendo, nel senso più comune del termine:
non avrebbe senso, altrimenti, la parte della narrazione secondo cui l’angelo
lo svegliò…
KATHEUDO
Questo verbo compare, nel NT, in meno occasioni di koimào, e viene sempre
tradotto con “dormire”, nel senso di sonno fisico oppure di rilassatezza spirituale.
Esaminiamo dunque i relativi brani.
Dormire del sonno
E’ il significato più diffuso del nostro verbo, che è stato usato più di koimào per
rendere il dormire inteso come sonno del corpo umano. Tra le diverse referenze di
kathèudo con tale accezione, riportiamo almeno i seguenti tre brani:
1. Mt 8:24, nel bel mezzo della grande burrasca che improvvisamente scoppiò
sul mar di Tiberiade: la barca dei discepoli era coperta dalle onde, ma Gesù
“dormiva” tranquillamente, senza curarsene affatto.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
11
Anche qui, si tratta del significato più diffuso del verbo “dormire” se è vero che
i discepoli, avvicinatosi a Gesù, “lo svegliarono” (v. 25) e chiesero il Suo aiuto,
perchè la situazione era disperata. Ulteriore dimostrazione del significato
fisico del verbo “dormire” è data dal v. 26, allorché ci viene riferito che Gesù
“si alzò” dal Suo giaciglio, dopodiché sgridò il vento e cessarono le onde.
2. Mt 26:40, che riporta l’episodio del Getsemani: stavolta furono i discepoli più
cari di Gesù ad abbandonare il loro Maestro, che li trovò “addormentati”.
Gesù si allontanò per pregare ma, al Suo ritorno, scoprì che per una seconda
volta Pietro, Giacomo e Giovanni non erano riusciti a stare svegli (v. 43) e per
questo Gesù li esortò a “vegliare e pregare” (v. 41), visto che non erano riusciti
a “vegliare neppure un’ora” con Lui (v. 40). E’ significativo, sotto questo
profilo, che alla fine il Signore si rivolgerà ai discepoli con queste parole:
“Dormite pure oramai e riposatevi!” (v. 45), ad ulteriore conferma che in questo
caso essi si erano proprio addormentati, nel senso più classico del termine.
3. I Ts 5:7, dov’è invece l’apostolo Paolo che, nell’ambito delle esortazioni legate
al ritorno del Signore, in un primo tempo usa il verbo “dormire” nel senso
della pigrizia spirituale (v. 6, vedi oltre) e subito dopo nella sua accezione più
comune del dormire del sonno, allorché afferma senza tema di smentita che
“quelli che dormono, dormono di notte” (v. 7), esattamente come coloro che si
ubriacano.
Al fine di esortare i cristiani a non essere disavveduti e a non “dormire” sotto
il profilo spirituale, l’apostolo propone un parallelo con una realtà
incontrovertibile, che ancora oggi è sotto gli occhi di tutti: il sonno fisico
normalmente si realizza di notte ma, siccome i cristiani non sono nelle
tenebre spirituali (v. 4), essi devono vegliare nello spirito e rivestirsi della
completa armatura di Dio (v. 8).
Dormire, dopo la morte
E’ il caso inverso al precedente perché, con questo significato, koimào è stato
sicuramente più utilizzato nella Bibbia rispetto a kathèudo.
Vi sono tre passi biblici, piuttosto particolari, che prevedono quest’ultimo verbo
nel senso di “dormire dopo la morte”: il primo passo è la traduzione del Settanta di un
brano dell’AT, mentre gli altri due non trovano d’accordo tutti i commentatori circa la
loro interpretazione.
1. Da 12:2, che tratta dei tempi della fine e afferma: “Molti di quelli che dormono
nella polvere della terra si risveglieranno…”.
E’ notevole che già nell’AT esistesse una certa consapevolezza, non solo della
vita dopo la morte ma anche del disegno divino relativo alla resurrezione dei
giusti e degli ingiusti, “gli uni per la vita eterna e gli altri per la vergogna ed
un’infamia eterna”.
E’ chiaro che in questo caso il “dormire” non ha nulla a che fare con lo stato
del sonno fisico ma si riferisce piuttosto alla morte e alla situazione in cui
viene a trovarsi ogni essere umano dopo la cessazione delle sue funzioni vitali.
2. Mt 9:24, che concerne l’episodio della resurrezione della figlia di Iairo,
laddove Gesù si reca in casa del capo della sinagoga e, nel vedere la gente che
faceva grande strepito per la morte della ragazza, afferma: “Allontanatevi,
perché la bambina non è morta ma dorme”.
Alcuni commentatori ritengono che il verbo “dormire” si riferisca in questo
caso ad uno stato di sonno della fanciulla, ma noi preferiamo seguire
l’orientamento che contrappone qui “dormire” (kathèudo) a “morire”
(apothnèsko).
In particolare, riteniamo che, se non è possibile dare al secondo verbo un
significato diverso da quello ordinario di “morire”, anche kathèudo non potrà
che assumere il significato del “dormire dopo la morte”, indiscutibilmente
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
12
collegato a quello contenuto in apothnèsko. Inoltre, quest’ultimo significato è
attestato anche da altri brani come Gv 11:11-16, e pertanto non può essere
considerato isolato, né tampoco contrario al contesto del passo in questione
ed alla stessa, intera rivelazione biblica.
3. I Ts 5:10, inserito in un contesto già commentato in questo studio4, riporta
che l’apostolo Paolo, parlando degli ultimi tempi, affermò che Dio Padre non ci
ha destinati ad ira ma a salvezza, e che Gesù Cristo “è morto per noi affinché,
sia che vegliamo sia che dormiamo viviamo sempre con Lui”.
Diversi studiosi della Bibbia prediligono qui un significato spirituale del verbo
kathèudo, riferendolo alla pigrizia (di cui parleremo tra breve).
Effettivamente, il contesto del brano parla di rilassatezza spirituale (cfr vv. 68), anche se poi il v. 9, che precede immediatamente il nostro passo, sposta
l’attenzione su questioni di portata eterna. Anche per questo motivo, noi
preferiamo l’interpretazione che qui conferisce a kathèudo un’accezione meno
spiritualizzata, dove “vegliare” è sinonimo di vivere e “dormire” di morire.
Dormire, riferito alla pigrizia spirituale
Una terza accezione del verbo kathèudo, anch’essa non molto diffusa nel NT, è
quella relativa allo stato d’indifferenza spirituale in cui talvolta i credenti possono
cadere se non vivono in comunione con il Capo del Corpo.
Oltre a I Ts 5:10, la cui interpretazione risente delle incertezze appena affrontate,
si possono segnalare altri due brani del NT nei quali il verbo kathèudo acquisisce più
sicuramente tale significato:
1. I Ts 5:6, già accennato poc’anzi, dove è chiaro che il significato da dare a
katheudo sia quello della pigrizia spirituale. I cristiani “non sono nelle tenebre”
(v. 4) ed anzi sono “figli di luce e figli del giorno” (v. 5), per cui non dobbiamo
“dormire come gli altri”, ma piuttosto vegliare e stare sobri (v. 6).
Sia il contrasto luce-tenebre che il correlato contrasto vegliare-dormire non
hanno niente a che vedere con elementi naturali e fisici. Essi si riferiscono
evidentemente alla situazione spirituale in cui si trova l’uomo (nella luce di
Cristo o nelle tenebre di Satana) e poi alla situazione esistenziale del credente,
che può essere vigile e combattere secondo lo Spirito Santo (cfr Ef 6:12-13)
oppure può addormentarsi e quindi essere pigro e inattivo.
2. Ef 5:14, in cui l’apostolo Paolo denuncia la vergognosità di certe azioni
peccaminose (v. 12), che non possono rimanere nascoste a lungo (v. 13). Da
qui l’esortazione della Scrittura: “Risvegliati, o tu che dormi… e Cristo
t’inonderà di luce”.
Anche in questo caso, la “luce” è di carattere squisitamente spirituale, mentre
il sonno concerne quella tipica pigrizia dello spirito che non porta neppure a
denunciare le immoralità più evidenti ed anche qualsiasi altro genere di
azione contraria alla volontà di Dio. La citazione di Is 60:1 conferma che
questo stato di pigrizia e di apatia spirituale non è soltanto della chiesa di
oggi, ma purtroppo era presente anche in Israele e nella stessa chiesa
primitiva.
4
Vedi pag. 11 del presente studio.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
13
LO “STATO INTERMEDIO”
N
oi tutti sappiamo che, prima o poi, il nostro corpo cesserà di vivere e sarà
in qualche modo seppellito. Ciò che la Parola di Dio aggiunge, in modo assai
originale, è che, dopo la morte fisica, il corpo in realtà si addormenta e resta in attesa
della resurrezione. Da ciò discende la necessità di esaminare quanto la Scrittura
afferma in merito a ciò che accade in questo stato di “sonno spirituale”, chiamato
anche “stato intermedio” dell’anima e dello spirito5, che precede lo stato eterno in cui
vi sarà il ricongiungimento del corpo con lo spirito.
In altri termini, vogliamo chiederci: se il destino del corpo dopo la morte è uguale
per tutti gli uomini, che ne è dell’anima dei giusti e di quella degli empi dopo la
cessazione delle funzioni vitali? Solo la Parola di Dio può dare risposta a questa
domanda cruciale, e può anche chiarire il pensiero del Creatore in merito a quel che
avviene quando l’anima si divide dal corpo ed entrambi si pongono in attesa della
resurrezione e dell’eternità.
LO “STATO INTERMEDIO” NELL’AT
Già nell’AT la Parola di Dio fornisce sufficienti elementi per rispondere alla
domanda appena posta, anche se la rivelazione divina si è completata solo
successivamente, con la chiusura del canone biblico.
In estrema sintesi possiamo dire che, meditando le pagine della prima parte delle
Sacre Scritture, si ha l’idea di un luogo unico che accoglierà le anime dei defunti, le
quali vi confluiranno per vivere nell’ attesa dello stato eterno.
Terminologia
Sono più d’uno i termini con i quali la Parola di Dio designa questo “stato
intermedio” nell’AT. In alcuni casi si tratta di nomi di luogo, che verranno poi
parzialmente ripresi nel NT; in altri casi si tratta di espressioni verbali che raffigurano
in qualche modo l’esistenza temporanea dopo la morte fisica.
1. I verbi, nella loro traduzione in italiano, sono sostanzialmente due:
a. Riunirsi al proprio popolo.
Viene adoperata in molte occasioni e da molti protagonisti biblici, a
cominciare da Abramo (Ge 25:8) e da Giacobbe (49:29); in alcuni casi
5
In questa sede non è il caso di affrontare l’annosa questione della bipartizione
(corpo-anima e spirito) ovvero della tripartizione (corpo-anima-spirito) dell’essere
umano. Per questo, useremo indifferentemente le parole “anima” e “spirito” per
intendere la parte non fisica dell’uomo e della donna.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
14
presenta delle varianti terminologiche, come nell’episodio della morte
del re Giosia che fu “riunito coi padri” (II Re 22:20).
L’espressione “riunirsi al proprio popolo” è densa di spessore poetico e
vuole indicare la posizione dell’anima del credente, ormai separata dal
corpo fisico, che va a ritrovarsi nella comunione con gli antenati
credenti del popolo d’Israele.
b. Addormentarsi con i padri.
E’ simile alla precedente ma contiene una maggiore enfasi sullo stato
intermedio del corpo, piuttosto che dell’anima.
Nell’AT la troviamo, per esempio, con riferimento a Davide (I Re 2:10) e
a Salomone (I Re 11:43).
2. I sostantivi usati nell’AT sono anch’essi soprattutto due, anche se poi ve ne
sono altri due che ne rappresentano ulteriori varianti successive:
a. Soggiorno dei morti.
E’ il termine più diffuso nell’AT: indica spesso la “tomba” pura e
semplice, mentre in altri casi rappresenta anche lo stato intermedio
dell’anima.
Questo vocabolo viene riscontrato almeno 39 volte nell’AT, ad esempio
nel pianto di Giacobbe per Giuseppe (Ge 37:35), nella ribellione di Core
(Nu 16:30), nel cantico di Anna (I Sa 2:6) e nelle ultime istruzioni di
Davide a Salomone (I Re 1:6,9).
b. Sceol.
E’ il termine ebraico tipico per designare lo stato intermedio dell’anima
nell’AT, che spesso viene tradotta con “soggiorno dei morti” nelle nostre
versioni della Scrittura, per la difficoltà di rendere adeguatamente il
suo significato, che forse è legato al concetto di “insaziabilità”.
Solo la versione cd. Nuova Diodati traduce letteralmente “sceol” il
rispettivo e omonimo vocabolo ebraico, e lo fa in 60 versetti dell’AT, più
raramente nel Pentateuco (Ge 37:35; Nu 16:30,33; Dt 32:22) e nei libri
storici (I Sa 2:6; II Sa 22:6; I Re 2:6,9) e più frequentemente in Giobbe
(8 brani), nei Salmi (15 passi), nei Proverbi (9 versetti) e in libri profetici
come Isaia (9 brani) ed Ezechiele (5 brani).
c. Ades
E’ la traduzione greca di “sceol”, e per questo la trattiamo qui, ma non
si trova nell’AT quanto piuttosto nel NT.
Probabilmente significa “invisibile” e viene riscontrato in 9 occasioni,
spesso sulla bocca del Signore Gesù. Sta ad indicare il luogo
temporaneo di tormento che accoglierà le anime degli empi (Mt 11:23,
16:18; Lc 10:15, 16:23) oppure, in altri casi, questo termine viene
usato nell’ambito di citazioni dell’AT prese dalla traduzione dei Settanta
(At 2:27) e anche di contesti storici (At 2:31) o profetici (Ap 1:18, 6:8,
20:13-14).
d. Inferno
Questo, invece, è l’adattamento latino della parola ebraica “sceol” e può
essere riscontrato, per questa ragione, soprattutto nella versione latina
di Girolamo del NT, detta “Vulgata”.
Il suo significato letterale corrisponde a “posto situato sotto terra” e
originariamente stava ad indicare lo stato intermedio e provvisorio
dell’anima in attesa dell’eternità, anche se oggi per “inferno”
normalmente s’intende piuttosto il luogo eterno dei tormenti per gli
increduli.
Nelle nostre versioni della Bibbia, il termine “inferno” viene riscontrato
sei volte nella Nuova Diodati, mentre la Nuova Riveduta non lo utilizza
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
15
mai6. In alcuni casi, la Nuova Diodati traduce “inferno” quello che in
greco è l’ades (Mt 11:23, 16:18; Lc 10:15, 16:23), mentre altrove lo usa
in relazione allo stato eterno delle anime perdute (I Co 15:55; Gda 6).
Dal punto di vista terreno
Se la rivelazione dell’AT è abbastanza univoca nell’indicare un solo luogo in cui le
anime dei defunti attendono l’eternità, non altrettanto semplici sono, a prima vista, le
affermazioni scritturali dell’antico patto per quel che concerne le caratteristiche di
questo luogo.
In particolare, come vedremo ancora meglio in seguito, l’AT potrebbe anche
sembrare contraddittorio quando parla, da un lato, di un luogo di annientamento e,
dall’altro, di un luogo di vita vera e propria. La contraddizione, però, è solo apparente
se si considera che entrambe le affermazioni sono vere e plausibili in quanto ciascuna
di esse è frutto di un diverso punto di vista, quello umano e quello divino, dal quale
può essere preso in esame l’argomento del nostro studio.
Se per esempio guardiamo il destino dell’anima, dopo la morte del corpo, da un
punto di vista terreno e umano, l’AT ci fornisce innanzitutto delle indicazioni in merito
ad alcune differenze esistenti fra il destino provvisorio degli empi e quello dei giusti,
ferma restando l’unicità del luogo in cui vanno a confluire le anime dopo la morte del
corpo, e fermo restando il suo fondamentale carattere di luogo di riposo.
1.
Per quanto riguarda gli empi, ovvero coloro che non conoscono Dio e
vivono lontano da Lui e dalla Sua santa e perfetta volontà, notiamo che in
almeno tre occasioni l’AT parla, più o meno direttamente ma sempre in
termini prettamente umani, del destino provvisorio delle loro anime:
a. Ec 9:5.
Salomone, ispirato dallo Spirito Santo, esprime una verità riferita allo
stato intermedio quando afferma che “i morti non sanno nulla… la loro
memoria è dimenticata”.
L’autore dell’Ecclesiaste analizza la vita degli uomini, in particolare di
coloro che vivono senza Dio, con la prospettiva di chi è esclusivamente
“sotto il sole”, ovvero da un punto di vista puramente materiale7. Perciò
non sorprende l’affermazione secondo cui le anime dei defunti non
partecipano più alla vita degli uomini (v. 6) e di questa non sanno più
nulla. Esse, in buona sostanza, sono estranee a quanto succede sulla
terra e vivono una sorta di oblìo prolungato.
b. Gb 17:15-16.
Facendo un passo indietro nella storia biblica, è interessante quanto
disse un giorno Giobbe, affermando che la sua speranza “scenderà alle
porte del soggiorno dei morti”.
Con questa espressione poetica, la Scrittura ci vuol dire che nello stato
intermedio dell’anima non potranno trovar posto le speranze di vedere
migliorata la propria esistenza terrena, per il semplice motivo che
questa sarà ormai conclusa… E ciò vale in particolar modo per chi non
si è convertito a Cristo nella sua vita quaggiù, perché certamente non
avrà una nuova opportunità dopo la morte!
Neanche Luzzi aveva mai usato questa traduzione, mentre invece Diodati l’aveva
utilizzata per ben 29 volte, per lo più al fine di rendere il greco “Ades”.
7 In altri due brani dell’Ecclesiaste potrebbe sembrare che si parli di stato intermedio
dell’anima, ma in realtà riteniamo che si tratti piuttosto del destino del corpo fisico
dell’uomo, che viene sotterrato come quello degli animali (3:19-20), oppure parli
dell’impossibilità di portare nell’oltretomba alcunché di materiale (5:15).
6
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
16
c. Is 38:17.
La cruda analisi del destino di un uomo che vive nel suo egoismo non è
diversa da quella descritta dal profeta Isaia: vi è una “fossa della
decomposizione” che ci accoglierà tutti dopo la nostra morte fisica.
Ma questo vale, in particolar modo, per l’incredulo in quanto – nell’AT per lui finisce davvero tutto lì: lo Sceol viene quasi a identificarsi con la
tomba ed è descritto come luogo di decomposizione, dove cessa ogni
attività.
2.
Per i credenti, l’AT sembra parlare soprattutto di un posto di riposo e di
oblìo, dove il silenzio assorbe la vita.
a. Sal 115:17.
Questo passo non può che riferirsi a un credente che ama Dio, visto
che il salmista afferma: “Non sono i morti che lodano il Signore, né
alcuno di quelli che scendono nella tomba”.
Resta fermo il carattere di luogo di riposo, ma stavolta l’attività che
nello stato intermedio non vi potrà essere è quella della preghiera di
lode e di adorazione, tipica di un credente affamato del Suo Signore
che, però, non potrà celebrarLo dopo la morte fisica.
b. Gb 3:13-19.
Lo stesso Giobbe lamenta di non essere morto appena nato perché in
tal caso ora dormirebbe “tranquillo e in riposo” in quanto nel luogo dello
stato intermedio “gli empi cessano di tormentare gli altri e gli stanchi
riposano”.
E’ la visione di un luogo di pace e di riposo destinato ai figli di Dio,
dove non esistono conflitti e i credenti vivono coscientemente ma pure
in tranquillità e serenità.
c. Sal 6:5.
Stavolta è Davide che, consapevole che “nella morte non c’è memoria di
Te”, si pone una domanda retorica di una certa importanza per il
nostro studio: “Chi Ti celebrerà nel soggiorno dei morti?”.
L’interesse del salmista è rivolto alle lodi verso Dio, che nello Sceol non
possono aver luogo perché lì (nella rivelazione dell’AT) manca
addirittura la stessa memoria che esiste un Dio creatore e redentore. E
d’altro canto, solo i credenti celebrano Dio…
d. Sal 88:10-12.
E’ un passo simile al precedente, il cui autore umano è però Eman
l’Ezraita. Egli si chiede se i defunti potranno risorgere per celebrare Dio
e si pone ulteriori domande, fra le quali: “La Tua bontà sarà narrata nel
sepolcro? E la Tua giustizia, nella terrà dell’oblìo?”
Non poteva essere diversamente: osservando la questione in termini
prettamente umani, anche per un credente il luogo di attesa
dell’eternità non può che essere un posto di riposo e di oblìo, dove le
principali attività umane vengono a ridursi sensibilmente.
Dal punto di vista di Dio
Se guardiamo, però, il destino dell’anima, dopo la morte del corpo, da un punto
di vista spirituale e sotto la prospettiva di Dio, nell’AT riscontriamo innanzitutto il dato
secondo cui il soggiorno dei morti “sta davanti al Signore” (Pr 15:11) e che esso è
“nudo davanti a Lui” (Gb 26:6). Ciò significa che neanche il luogo dello stato
intermedio dell’anima è nascosto agli occhi del Creatore, il Quale anzi si trova lì come
in qualunque altro posto (Sal 139:8).
Lo Sceol dell’AT, inoltre, se visto con gli occhi di Dio, diventa un luogo in cui le
anime continuano ad esistere e ad avere una propria personalità, seppure con dei
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
17
limiti dovuti alla particolarità e alla provvisorietà della situazione. A tal proposito
possiamo ricordare tre versetti su tutti, nei quali si parla sia di credenti che di non
credenti:
a. I Sa 28:15-19
E’ l’episodio in cui il re Saul, travestitosi per non essere riconosciuto, si recò
da una donna evocatrice di spiriti e fece “salire” dal soggiorno dei morti il
profeta Samuele… ed effettivamente l’anima di Samuele emerse dallo Sceol,
parlò a lungo e profetizzò la futura sconfitta di Israele e la morte cruenta di
Saul e dei suoi figli, ad essa collegata!
Al di là del giudizio morale sul comportamento di Saul e sull’attività della
maga, entrambi riprovevoli davanti all’Eterno, resta il dato di fatto che le
anime dei defunti, evidentemente, possono emergere dallo stato intermedio ed
avere comportamenti comprensibili (in questo caso: la parola) oltre a
dimostrare lucidità e razionalità, non sempre presenti tra gli stessi vivi…
b. Ez 32:21-31
In questi versetti, invece, il Signore parla al profeta Ezechiele e gli rivela il
futuro degli egiziani e di altri popoli pagani, che saranno uccisi di spada e
giaceranno nello Sceol. Viene aggiunto, a tal proposito, che queste numerose
anime defunte “si rivolgeranno la parola in mezzo al soggiorno dei morti”.
Anche in questo caso la luce di Dio ci rivela che, dopo la morte, le anime degli
uomini umane non cessano ogni attività, ma continuano - per esempio - a
rivolgersi la parola e a dialogare fra loro.
c. Is 14:9-10
Qui, invece, l’oracolo del Signore è rivolto contro Babilonia, con una
descrizione poetica del soggiorno dei morti e di tutti i suoi abitanti, che si
agitano all’arrivo dei babilonesi e vanno loro incontro, meravigliandosi che
questo regno così forte possa essere stato umiliato così profondamente.
Per quanto si tratti di una descrizione poetica, è interessante notare che tutti i
prìncipi della terra “si svegliano” e che tutti i re delle nazioni “si alzano dai
loro troni”, andando incontro ai babilonesi e ponendo loro delle precise
domande, che manifestano conoscenza della grandezza e dell’orgoglio del
regno caldeo. Inoltre sta scritto che, sempre nel soggiorno dei morti e in
diretto riferimento a Babilonia, “coloro che ti vedono fissano in te lo sguardo, ti
esaminano attentamente e dicono…” (v. 16). Ciò ad ulteriore riprova della
situazione di piena coscienza che contraddistingue le anime che si trovano nel
luogo dello stato intermedio che le separa dall’eternità.
Per quanto riguarda, più specificamente, i credenti, è bene ricordare che l’AT
contiene anche gloriose promesse e magnifiche certezze, sia per la loro vita dopo la
morte sia per ciò che accadrà dopo il provvisorio stato intermedio.
I figli di Core, per esempio, esprimono con gioia la loro fede vittoriosa quando
affermano con sicurezza: “Dio riscatterà l’anima mia dal potere del soggiorno dei morti,
perché mi prenderà con sé” (Sal 49:15). La vera gioia si ha solo alla presenza del
Signore, ed un giorno Lui stesso realizzerà appieno questa comunione: lo stato
intermedio può essere una fase di vita cosciente ma non sarà mai un periodo di
felicità come quello che i credenti vivranno nello stato eterno.
Altrove i figli di Core dichiareranno, con grande fiducia nell’avvenire: “Tu mi
guiderai con il Tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria” (Sal 73:24). Qui non si
parla esplicitamente di soggiorno dei morti e del suo “potere”, come nel brano
precedente, ma può ugualmente essere confermato quanto appena detto in merito alla
natura del luogo in cui passeremo l’eternità, dove lo splendore di Dio subisserà ogni
luce umana e ogni gioia provvisoria, come quelle che si vivranno per un tempo nel
posto dedicato allo stato intermedio.
Lo stesso Signore Gesù ha confermato tutto questo, in linea con la Sua opera di
compimento della Legge (Mt 5:17), allorché disse, senza tema di smentite, che l’Eterno
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
18
“non è il Dio dei morti ma dei vivi” (Mt 22:31-32). In questo caso, Egli si riferiva ad
Abramo, Isacco e Giacobbe i quali, in questo preciso momento, sono viventi al Suo
cospetto: ciò conferma l’insegnamento dell’AT secondo cui, dal punto di vista di Dio, lo
stato intermedio dell’anima non è altro che una provvisoria continuazione della vita
terrena, anche se in condizioni particolari e con precisi limiti ambientali ed
esistenziali.
Anche il comportamento del Cristo, oltre alle Sue parole, ha potuto confermare il
progetto divino di uno stato cosciente dell’anima dopo la morte. Quando il Signore fu
trasfigurato sull’alto monte davanti ai discepoli, infatti, sta scritto che “apparvero loro
Mosè ed Elia che conversavano con Lui” (Mt 17:3). Questo episodio assomiglia un po’ a
quello di Saul e della maga (vedi sopra, pag. 17), ma stavolta il clima è intriso di
santità e di perfezione: in ogni caso, ecco di nuovo delle anime di defunti che
emergono nel mondo materiale e si comportano come normalissimi esseri viventi,
dialogando senza problemi col Signore Gesù Cristo trasfigurato.
LO “STATO INTERMEDIO” NEL NT
Con la venuta del Signore Gesù sulla terra, la rivelazione di Dio ha raggiunto il
suo compimento e la sua piena realizzazione. Anche in merito al tema dello stato
intermedio delle anime in attesa dell’eternità, il contributo del Cristo è stato
determinante, come pure fondamentale è stato l’apporto degli scritti apostolici
successivi alla Sua resurrezione, scritti ispirati e guidati dallo Spirito Santo di Dio.
Nel NT vengono meglio chiariti anche i contorni dei concetti relativi ai luoghi che
ospitano le anime dei defunti, come pure è stato possibile sapere qualcosa in merito
all’attività svolta da Gesù dopo la Sua morte e prima della Sua resurrezione.
Esamineremo ora, ad uno ad uno, gli argomenti che abbiamo appena accennato,
avvertendo che per diversi di questi aspetti non esiste perfetta univocità fra i
commentatori biblici.
Le teorie sullo Sceol
Anche il NT non tratta in modo esaustivo l’argomento dello stato intermedio,
forse perché si tratta comunque di un luogo che ospita solo temporaneamente le
anime e quindi, nel pensiero di Dio, esso è senz’altro meno importante del luogo finale
ed eterno in cui tutto sarà definitivamente completato.
Prima di addentrarci nelle evidenze scritturali relative al tema del nostro studio,
soffermiamoci assai brevemente sulle tre principali teorie esistenti nel mondo
religioso in merito a quest’argomento:
1. La Chiesa Cattolica
Nella teologia cattolico-romana domina, da questo punto di vista, la dottrina
del “purgatorio”, ovvero di quel luogo intermedio fra Paradiso e Inferno nel
quale gran parte delle anime sarebbero collocate dopo la morte del corpo.
Esse vivrebbero in uno stato di semi-coscienza, in attesa del giudizio finale di
Dio oppure, in alternativa, di una loro trasmigrazione nel “Paradiso” a seguito
delle preghiere dei viventi.
Riteniamo che non sia neppure il caso di soffermarci sulla fragilità dottrinale
di questa teoria, specie per chi crede nelle Sacre Scritture: queste ultime,
infatti, non fanno alcun riferimento ad un luogo siffatto e, anzi, la
sconfessano più o meno apertamente in diverse occasioni. Questa teoria,
pertanto, è da considerarsi frutto di immaginazione umana e, di conseguenza,
essa è senz’altro da respingere.
2. Gli Avventisti e i Testimoni di Geova
Con qualche distinguo fra di loro, entrambi questi gruppi religiosi propongono
la teoria del “sonno dell’anima”, secondo cui l’anima del defunto si
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
19
addormenterebbe anch’essa insieme al corpo, in attesa della resurrezione
finale e, quindi, vivrebbe in uno stato di coscienza minima fino alla sua
riunificazione col corpo.
Anche questa teoria, come abbiamo già visto e come vedremo meglio nel
prosieguo dello studio, non ha reali fondamenta bibliche perché si basa su
mere interpretazioni soggettive – assai discutibili – di dichiarazioni scritturali
che, invece, convincono piuttosto circa la sussistenza di una vita cosciente
dopo la morte, seppur con certi limiti previsti dalla Bibbia stessa.
3. Gli Ebrei e gli Ortodossi
Su quest’argomento gli ebrei e i cristiani ortodossi sono sostanzialmente
d’accordo nel sostenere la teoria dello “stato semicosciente”, secondo cui le
anime degli uomini, dopo la morte dei relativi corpi, si radunerebbero in un
luogo dove vivrebbero in uno stato di transizione, senza sentimenti e senza
intelligenza.
Per quanto tale teoria possa assomigliare un po’ a quella del “purgatorio”, la
chiesa cattolica la reputò contraria alla Bibbia già nel Concilio di Firenze del
1439. Ciò che conta di più, però, è che questa dottrina non compare nella
Parola di Dio ed è contraria agli insegnamenti del Signore in materia.
L’Ades o Inferno
Ma allora, ci si chiede, che cosa affermano le Sacre Scritture del NT a proposito
dello stato intermedio dell’anima dopo la morte fisica del corpo?
Quello che nell’AT era apparso come sostanzialmente un unico luogo, con talune
caratteristiche diverse per i credenti e per gli increduli in merito alla coscienza della
loro presenza ed esistenza, nel NT diventano due posti ben distinti e separati, uno per
i figli di Dio e l’altro per i pagani.
Questo secondo luogo viene chiamato “Ades”, da alcuni anche “Inferno”, cioè il
luogo di provvisorio tormento delle anime che non hanno creduto in Cristo e che sono
in attesa del giudizio di Dio. Di esso ci vien detto che Gesù ne ha le chiavi (Ap 1:18) e
che esso non poteva trattenere il corpo e l’anima del Figlio di Dio, che doveva invece
risuscitare glorioso (At 2:27,31).
Dall’episodio del ricco e Lazzaro, narrato in Lc 16:19-31, veniamo a conoscenza
di diversi aspetti concernenti l’Ades, e di questi ne sottolineiamo almeno cinque:
a. L’autorità delle parole di Gesù è ancora più forte se si riflette sul fatto che non
si tratta qui di una parabola ma di una storia vera, raccontata da Gesù con
dovizia di particolari, notoriamente assenti nelle parabole (p. es. il nome di
uno dei personaggi) e in contemporanea mancanza di elementi propri delle
parabole stesse (p. es. formule introduttive come “il regno di Dio è simile a...”
o anche insegnamenti conclusivi, come accade nella parabola del seminatore).
b. In secondo luogo, scopriamo che gli empi, dopo la loro morte, vanno subito in
un luogo provvisorio chiamato “Ades”, ben separato da quello dove si dirigono
i credenti (v. 23) perché fra di essi c’è una “grande voragine” (v. 26).
Ciò esclude ogni possibile terzo luogo, del tipo “purgatorio” cattolico, perché
non c’è nulla che possa sostituirsi alla “grande voragine” prevista da Gesù.
c. Gli empi sono perfettamente coscienti del loro stato di atroce sofferenza dopo
la morte (v. 24b) e hanno ottima memoria del loro passato (v. 27-28), oltre a
presentare sensi perfettamente esercitati, almeno con riferimento alla vista (v.
23a), alla parola e al tatto (v. 24).
Tale aspetto confligge apertamente con qualsiasi teoria di “sonno dell’anima” o
di “semicoscienza” che, come abbiamo appena visto, sono diffusi in vari
ambienti religiosi.
d. Il destino eterno degli empi non è in alcun modo modificabile dopo la morte.
La “grande voragine” esistente fra i due luoghi di stato intermedio non
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
20
consente assolutamente di passare dall’uno all’altro, anche se magari a
qualcuno farebbe piacere il contrario (v. 26).
Anche quest’insegnamento è in stridente contrasto con la dottrina cattolica
del “purgatorio”, e la confuta in modo chiaro e netto.
e. La responsabilità degli increduli risiede nel fatto di non aver dato ascolto alla
Parola di Dio (v. 31) e, di conseguenza, di non aver prestato fiducia alla
persona e all’opera di Gesù Cristo. Non solo le opere che determinano il
destino eterno dell’anima, quanto piuttosto la fede nel sangue dell’Agnello di
Dio che toglie il peccato del mondo.
La Geenna o “Stagno di fuoco”
Per quanto sia un errore piuttosto frequente e diffuso, non dobbiamo mai
confondere l’Ades o Inferno con la Geenna, nella Bibbia detta anche “Stagno di fuoco”.
Se il primo è il luogo dello stato intermedio dell’anima dopo la morte, una sorta di
“carcere preventivo” che precede la condanna definitiva, la Geenna è il luogo dei
tormenti eterni che ospiterà gli empi dopo il giudizio finale di Dio.
La parola “Geenna” deriva dall’ebraico “ghe-Hinnom”, che significa “valle di
Hinnom”. Esso era il luogo a sud e poco fuori di Gerusalemme dove si offrivano
sacrifici di bambini in onore del dio Moloc durante i regni degli empi sovrani Acaz e
Manasse (II Re 23:10) e che successivamente fu utilizzato per bruciare continuamente
le immondizie, giorno e notte. Da qui l’immagine che evoca il luogo dell’eterna
perdizione e le correlate sofferenze, perenni e terribili, cui saranno sottoposti gli
increduli dopo la resurrezione dei loro corpi e il definitivo decreto di condanna da
parte di Dio.
Il Signore Gesù ha utilizzato più di chiunque altro, nella Bibbia, il termine
“Geenna”, e nelle relative undici occasioni ne ha fatto riferimento in senso simbolico,
considerandolo sempre un luogo di giudizio (Mt 5:22, 10:28, 23:15,33; Lc 12:5) e di
sofferenza (Mt 5:29,30, 18:9; Mc 9:43,45,47).
Nella Geenna, in buona sostanza, le anime degli increduli, ormai riunite ai loro
corpi dopo la resurrezione, vedranno eternamente aggravate e stabilizzate le pene già
patite nell’Ades. Sta scritto che quest’ultimo luogo, alla fine dei tempi, restituirà i suoi
morti (Ap 20:13) e che, dopo il giudizio del Gran Trono Bianco, l’Ades sarà gettato
nello “Stagno di fuoco” (v. 14), sinonimo di Geenna, dove saranno già stati confinati la
Bestia e il Falso Profeta. Là tutti insieme bruceranno nel fuoco e nello zolfo “davanti ai
santi angeli e davanti all’Agnello” (14:10). Come sta scritto, questa sarà la “morte
seconda”, ovvero la completa e definitiva separazione da Dio e dal Suo amore… che
situazione terribile!
In merito al luogo di eterna perdizione, il brano di Eb 10:26-27 chiarisce altresì
che, per gli increduli che rifiutano di convertirsi a Gesù Cristo e continuano a peccare
volontariamente, rimane solo “una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che
divorerà i ribelli”. Davvero, non è un luogo da desiderare per sé o per altri!
Il Paradiso o “Seno di Abramo”
Per quanto riguarda, invece, coloro che si addormentano in Cristo, il racconto del
ricco e Lazzaro ci rivela che il luogo di stato intermedio si chiama “Seno di Abramo”
(Lc 16:22) e ci fornisce anche alcuni dati importanti ai fini del nostro studio.
Innanzitutto, scopriamo che il povero Lazzaro, subito dopo la sua morte “fu
portato dagli angeli nel Seno di Abramo” (v. 22). E’ chiaro, dunque, che non si tratta di
attendere chissà quanto tempo né si tratta di passare per un ulteriore luogo
intermedio, tipo purgatorio, dove si scontino i peccati non ancora espiati. Lazzaro
andò nel “Seno di Abramo” subito dopo la sua morte, e vi fu accompagnato dagli
angeli, in una vera e propria sfilata d’onore.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
21
In secondo luogo, il “Seno di Abramo” si chiama così perché le anime dei giusti si
trovano proprio alla presenza e sotto la tutela del patriarca (v. 25), visto che sta scritto
che lì Lazzaro era “consolato” (v. 25). Pur essendo un posto di temporanea attesa, nel
“Seno di Abramo” le anime sono perfettamente coscienti dei dolori e delle sofferenze
vissute sulla terra (v. 25) ed a causa di questi dolori esse vengono consolate in mille
modi; si dimostra, così, che queste anime sono anche ricettive e sensibili.
In terzo luogo, come già detto con riferimento all’Ades, i due luoghi di stato
intermedio sono ben distinti e separati fra loro: in mezzo vi è “una grande voragine”
che non permette in alcun modo il passaggio da un posto all’altro (v. 26). Se questo
fatto è tragico per chi andrà all’Inferno, si tratta invece di una consolazione per i
giusti, che vivranno in una forma di beatitudine già prima di accedere alla Nuova
Gerusalemme.
Termine analogo al “Seno di Abramo” è il “Paradiso”, adoperato da Gesù stesso
sulla croce quando disse al ladrone convertito: “Tu oggi sarai con Me in Paradiso” (Lc
23:43).
Il termine è di origine orientale e significa “parchi, giardini del piacere”. La Bibbia
ne parla abbastanza poco, è più che altro con riferimento ad un luogo in cui si
riposerà dalle proprie fatiche (cfr Ap 14:13), anche nel senso di liberazione dalle
tentazioni, dal peccato, dai dolori e dalle angosce.
Secondo alcuni commentatori, questo luogo provvisorio potrebbe essere
identificato anche con “il terzo cielo” di cui parla l’apostolo Paolo in II Cor 12:2-4,
oppure con l’espressione “abitare col Signore” o l’”essere con Cristo”, che sempre Paolo
utilizza in II Cor 5:8 e in Fil 1:23. Secondo altri, invece, il Paradiso potrebbe essere un
luogo di addestramento per la nuova vita in Cielo, luogo necessario quanto imperfetto
nella sua provvisorietà: nella Nuova Gerusalemme, infatti, il corpo sarà riunito
all’anima e saranno elargite dal Signore le meravigliose corone celesti (II Tm 4:8; Lc
14:14).
L’opera di Gesù fra la morte e la resurrezione
In relazione al “Paradiso”, alcuni commentatori ritengono che esso non sia lo
stesso luogo del “Seno di Abramo” e che i due, in realtà, siano luoghi spazialmente e
cronologicamente distinti: il secondo, infatti, sarebbe la prosecuzione del primo, fino al
punto di averlo ormai sostituito a tutti gli effetti.
Ma, se così fosse, quali sarebbero le basi bibliche a sostegno di questa tesi? E
quale sarebbe l’evento storico-salvifico che avrebbe permesso al “Seno di Abramo” di
svuotarsi per dar vita al “Paradiso”?
Per rispondere a queste domande, entriamo nell’ultimo paragrafo dello studio che
stiamo portando avanti, e poniamoci un’ulteriore quesito: cosa fece Gesù nei tre giorni
intercorrenti fra la Sua morte e la Sua resurrezione?
In merito a quest’importante tema, il brano biblico di riferimento è soprattutto
quello di I Pt 3:18-20, dove c’è scritto che “Cristo fu messo a morte quanto alla carne,
ma reso vivente quanto allo spirito, e in esso andò anche a predicare agli spiriti
trattenuti in carcere che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai
tempi di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono
salvate attraverso l’acqua”.
Questo passo biblico contiene diversi aspetti discussi e di difficile interpretazione.
Esistono, in merito ad esso, tre principali teorie che qui di seguito riportiamo nei loro
elementi essenziali. A margine, concluderemo con le nostre convinzioni in merito.
1. Teoria “noetica”.
Secondo questa teoria (sostenuta da Henry, Grudem, Boettner ed altri) la
predicazione di Cristo agli “spiriti ribelli e trattenuti in carcere” fu fatta “ai
giorni di Noè, mentre si preparava l’arca”.
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
22
Secondo questi commentatori, fu Noè a predicare il ravvedimento ai peccatori
del suo tempo (cfr II Pt 2:5, che lo chiama “predicatore di giustizia”), anche se
in realtà era lo spirito di Cristo ad animarlo e, quindi, lo stesso Cristo fu il
vero protagonista di quest’annuncio di salvezza.
Di conseguenza, pertanto, non vi sarebbe stata nessuna opera del Signore nei
tre giorni intercorrenti fra la Sua morte e la Sua resurrezione8, in quanto il
brano di I Pt 3:18-20 non tratterebbe quest’argomento ma piuttosto la
predicazione di Noè prima del diluvio.
Gli “spiriti ora trattenuti in carcere” sarebbero tutti coloro che non credettero
alla predicazione di Noè restando “ribelli” e che, pertanto, furono giudicati da
Dio con il diluvio e poi con la permanenza nell’Ades.
A sostegno di quest’ipotesi, cara ai Riformatori, vi è pure il brano di Ge 6:513, che si riferirebbe agli uomini peccatori che provocarono ad ira il Signore e
anticiparono il diluvio. I sostenitori di questa tesi, inoltre, si appellano al
contesto e alla finalità didattica del brano di I Pt 3:18-20, perché anche i
lettori di questa epistola, come Noè e la sua famiglia, erano una piccola
minoranza perseguitata, bisognosa dell’incoraggiamento apostolico.
Contro questa teoria vi sono almeno due dati testuali, evidenziati da altri
studiosi: innanzitutto Cristo dovrebbe essere andato a predicare
personalmente e “in spirito” (v. 19) quand’era già stato vivificato e quindi dopo
la resurrezione (Blum); la parola “spirito”, inoltre, nel NT non verrebbe usata
per gli uomini deceduti, per i quali viene invece riscontrato il termine “anima”
(Kaiser), e pertanto in questo brano biblico non si parlerebbe di uomini
quanto piuttosto di angeli.
2. Teoria “dell’opera intermedia”.
Secondo questa teoria, il passo di I Pt 3:18-20 parlerebbe invece di un’opera
compiuta dal Signore Gesù nei tre giorni che trascorsero fra la Sua morte
cruenta e la Sua resurrezione gloriosa.
I sostenitori di questa tesi fanno spesso riferimento alla profezia contenuta nel
Sal 16:10, secondo cui il Cristo non avrebbe visto la fossa e la Sua anima non
sarebbe stata abbandonata al potere della morte, dal momento che era
impossibile che Egli fosse ritenuto dai legami della stessa morte (così At 2:24).
Si aggiunge, a tal proposito, che lo stesso Gesù disse un giorno: “Il Figlio
dell’uomo starà nel cuore della terra per tre giorni e tre notti” (Mt 12:40) e che
al ladrone convertito disse sulla croce: “Tu oggi sarai con me in Paradiso” (Lc
23:43).
Altre domande, però, subentrano: che cosa successe, allora, in questi tre
giorni? Dove esattamente Gesù discese e che cosa fece?
Gli interpreti che aderiscono a questa teoria (Pache, Blum, Kaiser ed altri)
sono divisi su parecchi aspetti.
Alcuni (Pache ed altri) menzionano qui due ulteriori brani: I Pt 4:6 e Ef 4:8.
Nel primo, lo stesso apostolo Pietro, ispirato dallo Spirito Santo, rivela che “è
stato annunciato il vangelo anche ai morti” affinché “vivessero secondo Dio
quanto allo Spirito”. In Ef 4:8, poi, sta scritto che Cristo “salito in alto, ha
portato9 con sé dei prigionieri”. Di conseguenza, si ritiene che in quei tre giorni
Una variante della teoria “noetica”, però, sostiene che Cristo andò a predicare ai
contemporanei di Noè proprio in quei tre giorni, mentre altri ancora ritengono
piuttosto che sia stato il “Cristo pre-esistente” a predicare in spirito alla generazione
corrotta dei tempi di Noè. Entrambe queste varianti, per diverse ragioni, mi sembrano
piuttosto fragili se non fantasiose.
9 Da notare che qui il greco potrebbe essere tradotto anche con “catturò prigionieri”,
mentre altre versioni rendono “ha menato in cattività dei prigionieri” (Diodati, Luzzi)
oppure, più recentemente, “ha condotto prigioniera la prigionia” (Nuova Diodati).
8
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
23
Gesù discese nel soggiorno dei morti e lì predicò il Vangelo a coloro che già
avevano creduto in vita. In tal modo Egli svuotò il “Seno di Abrahamo” e
condusse con Sé molte anime nel “Paradiso”, compresa quella del ladrone.
Questi studiosi aggiungono che in questo caso vada applicato il principio
biblico di Eb 9:27, secondo cui “gli uomini muoiono una volta sola, dopo di che
viene il giudizio”. Dev’essere esclusa, pertanto, ogni possibilità di
ravvedimento per coloro che occupano attualmente l’Ades e, quindi, si deve
ritenere che in quei tre giorni Gesù predicò solo alle anime già convertite
presenti nel “Seno di Abramo”, e non a quelle che erano (e sono ancora)
nell’Ades. Quest’ultimo, pertanto, non si sarebbe svuotato in alcun modo.
Altri autori (Blum ed altri) sostengono, invece, che qui il verbo greco non parli
di predicazione del Vangelo (come invece in I Pt 4:6) quanto piuttosto di
semplice proclamazione della vittoria di Cristo sulla morte. In realtà, nei tre
giorni fra la morte e la resurrezione10 il Signore avrebbe predicato la Sua
vittoria sulla morte con destinatari gli angeli decaduti; non necessariamente,
però, ciò sarebbe accaduto con la discesa negli inferi del Cristo, in quanto lo
stesso verbo tradotto con “andò” al v. 18 viene usato per l’ascensione di Gesù
nel v. 22.
Questa teoria, sostenuta in primis da Dalton e Selwyn ed oggi maggioritaria,
troverebbe sostegno anche in brani biblici come Ge 6:1-4 ed i collegati Gda 6
e II Pt 2:4, nonché in certa letteratura rabbinica o extra-biblica come la 1^
Enoch. Essa, inoltre, concede grande importanza al riferimento agli angeli e
alla vittoria del Cristo, contenuti nel v. 22, riferimento presente anche in altre
parti del NT (es. II Co 2:14; Ef 6:11-12; Col 2:15; Ap 12:7-11).
Contro questa teoria è stato detto (Grudem) che gli “spiriti in carcere” del v. 19
non possono essere degli angeli a motivo del contesto del brano: il diluvio fu
deciso da Dio per punire la disobbedienza degli uomini e non degli angeli (Ge
6:5-13) e nella Scrittura non si trovano mai elementi che facciano pensare ad
appelli divini per il ravvedimento o degli angeli decaduti.
3. Teoria “della seconda probazione”.
E’ quella portata avanti da autori (Bosio ed altri) i quali, da una semplice
lettura del testo di I Pt 3:8-12, desumono che in questo caso il Signore, nella
Sua onnipotenza, ha deciso di operare un’eccezione al principio di Eb 9:27.
In altre parole, nella Sua incomparabile misericordia, Cristo sarebbe andato a
predicare il Vangelo a tutto lo Sceol, finanche “agli spiriti trattenuti in carcere
che una volta furono ribelli”. Nei tre giorni fra morte e resurrezione, pertanto, il
Signore si recò in entrambi i luoghi dello stato intermedio e predicò il
ravvedimento sia ai giusti che agli ingiusti, dando a questi ultimi un’ulteriore
possibilità di pentimento (cfr I Tm 2:4).
Questa teoria era diffusa soprattutto ai tempi dei cd. “padri della chiesa” e,
secondo una sua variante, alcuni autori ritengono che, per quanto le profonde
ragioni di quest’atto d’amore siano sconosciute a noi uomini, comunque solo
gli empi potrebbero essere dichiarati “ribelli” (I Pt 3:19) ed i giusti come
Lazzaro non potrebbero certamente essere considerati “prigionieri” (Ef 4:8),
anche perchè certamente il “Seno di Abramo” non sembra nella Scrittura
paragonabile ad un “carcere” (I Pt 3:19). Di conseguenza, il riferimento ai
tempi di Noè viene inteso, secondo questa variante, in termini di mero
Non mancano autori secondo i quali la proclamazione di Cristo sarebbe avvenuta
dopo la Sua resurrezione: se questa variante sposta in avanti l’episodio in questione e
lo pone al di là del nostro campo d’azione, d’altro canto non modifica nulla per
quanto concerne lo “svuotamento del Seno di Abramo”, che in ogni caso non avrebbe
avuto luogo perché i destinatari della predicazione non sarebbero le anime degli
uomini.
10
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
24
esempio: i “ribelli” di quei tempi furono destinatari del messaggio di salvezza
proprio come tutti gli altri “morti” (I Pt 4:6), ma alla fine sarebbero andati ad
“abitare con il Signore” (Fil 1:23) solo coloro che avevano già creduto in vita e
coloro che si sono convertiti in questa speciale occasione, oltre ai credenti che
in futuro si sarebbero addormentati nel Signore.
Secondo altri autori, invece, il riferimento ai tempi di Noè è qui fondamentale,
perché il Cristo sarebbe andato a predicare il Vangelo negli inferi solo agli
uomini vissuti prima del diluvio, proponendo loro la salvezza di cui non
avevano potuto ascoltare l’annuncio in un momento precedente. Ciò avvenne,
secondo questi autori, dopo la resurrezione e per quelle anime che “una volta”
erano stati “ribelli”.
La teoria della “seconda probazione”, oggi, è praticamente scomparsa nel
panorama evangelico, ma è ancora presente nel mondo cattolico soprattutto a
motivo della legittimazione intrinseca della dottrina del “purgatorio”. Tale
teoria, però, non riesce a trovare sufficienti basi bibliche per sostenere la luce
delle verità divine, riassunte nel principio inderogabile di Eb 9:27.
4. La nostra posizione
Se partiamo dal presupposto che i brani scritturali finora esaminati, specie I
Pt 3:8-12, non sono di agevole interpretazione, non ci meraviglieremo se la
loro lettura non è univoca nel mondo degli studiosi delle Sacre Scritture. E
avremo anche l’umiltà di ammettere che la luce a nostra disposizione non è
sufficiente per usare rigidità nelle nostre personali convinzioni o, peggio
ancora, per puntare il dito contro le convinzioni di altri fratelli in Cristo.
Anche in questo caso vale la parola di Dio che dice: “Le cose occulte
appartengono al Signore, nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i
nostri figli, per sempre, affinchè le mettiamo in pratica” (Dt 29:28).
Di conseguenza, anche noi non pretendiamo di avere la soluzione in tasca
quando affermiamo che, a nostro parere, le prime due teorie potrebbero
contenere entrambe degli elementi di verità, anche se non è facile sceglierne
una e sostenere che essa soltanto sia valida.
Un corollario di ciò risiede anche nella considerazione che non ci sembra
esistano fondamenti scritturali sufficienti per sostenere la tesi secondo cui il
“Paradiso” avrebbe sostituito e svuotato il “Seno di Abramo”.
Quale sarà la verità? Forse lo sapremo solo in Cielo dove, a questo punto, non
possiamo sapere neppure con certezza chi troveremo! Una cosa, però, è certa:
l’opera di salvezza, compiuta sulla croce dal Signore Gesù Cristo, è un’opera
perfetta ed irripetibile, e chi confida in Lui ha vita eterna. La domanda,
piuttosto, potrebbe essere: ho confidato io nel sangue dell’Agnello che ha
tolto il peccato del mondo e ha cancellato davanti a Dio Padre anche la mia
iniquità?
Infatti, se non possiamo sapere chi troveremo in Cielo, almeno possiamo
interrogarci se vi andremo noi… Gesù ha fatto tutto quello che era necessario
e sufficiente fare per assicurare la vita e la gioia eterna a chi crede in Lui. Egli
ci ama di un amore immenso e aspetta solo che noi ci pentiamo sinceramente
e andiamo ai piedi della croce… cosa faremo io e te?
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
25
CONCLUSIONI E APPLICAZIONI
CONCLUSIONI
Non è facile trarre delle conclusioni in uno studio come quello che abbiamo
portato avanti sino a questo punto.
In ogni caso, al fine di tracciare una sorta di sintesi della ricerca finora esposta,
riteniamo che sia possibile affermare almeno quanto segue:
1. Per i credenti.
La Parola di Dio riempie di pace celeste tutti coloro che hanno posto la loro
fiducia nel Signore Gesù: la Bibbia promette che la vera vita comincia dopo la
“morte”, perché in realtà quest’ultima non è la fine di tutto, ma solo
l’addormentarsi del corpo in attesa della sua completa redenzione alla
resurrezione.
L’anima, invece, va ad abitare col Signore, in uno stato di grande felicità che
non sarà comunque paragonabile a quello che si verificherà quando, a seguito
del Rapimento della Chiesa, il corpo si riunirà all’anima in un essere nuovo e
immortale, pronto per i giorni eterni della Nuova Gerusalemme.
2. Per i non credenti.
Il messaggio di questo studio è tutto imperniato sul ravvedimento: se non hai
ancora creduto nel Signore Gesù, sei ancora in tempo per andare alla Croce
per confessare i tuoi peccati e ricevere il perdono di Dio!
Se non lo farai, la Scrittura è chiara nel prospettare un destino di separazione
eterna da Dio: dopo la morte, il tuo corpo si addormenterà in attesa del
giudizio del Signore, e la tua anima già comincerà a subire le sofferenze
spaventose dello Sceol, per poi sperimentare i supplizi ancor più terribili dello
Stagno di Fuoco…
APPLICAZIONI
Se non è facile tracciare delle linee conclusive, meno facile ancora è delineare le
applicazioni utili per l’edificazione dei lettori.
Ci proviamo, comunque, e lo facciamo con i seguenti cinque punti:
1. Avviciniamoci alla Parola di Dio con umiltà e con lo spirito di chi ha bisogno
di imparare: in questo modo potremo scoprire la profondità delle
incommensurabili ricchezze contenute nella Bibbia, anche quando essa
menziona certe “stranezze” come l’uso apparentemente improprio dei verbi
“dormire” e “morire”.
2. Come diceva qualcuno, impariamo a “parlare la Bibbia”, nel senso di meditare
sempre meglio e memorizzare sempre di più brani ed espressioni bibliche! Per
esempio, possiamo usare senza problemi il verbo “dormire” come sinonimo del
verbo “morire”, e magari quest’uso potrà suscitare l’interesse di qualche
persona che non crede ancora in Gesù…
Giuseppe Martelli : Dormire o Morire? Lo “stato intermedio” nella Bibbia _______
26
3. Che bello pensare alla morte non come un’esperienza misteriosa e paurosa,
non come la fine di tutte le cose, quanto piuttosto come l’inizio della vita
eterna! Grazie, Signore, perché nella Tua grazia ci hai rivelato cose profonde
che riguardano la Tua volontà ed i Tuoi progetti futuri per l’umanità,
compresi quelli concernenti lo “stato intermedio”!
4. Se non hai ancora confessato Gesù Cristo come tuo personale Salvatore e
Signore, è bene che tu sappia queste cose per riconoscere l’amore di Dio che ti
trae a ravvedimento e vuole evitarti un’eternità piena di sofferenze. Scegli oggi
il Signore Gesù Cristo! Non per paura del giudizio futuro, ma consapevole
delle responsabilità delle tue scelte.
Cosa preferisci, vivere ancora quaggiù nel peccato e poi la vita eterna nel
fuoco della Geenna? Torna pentito alla Croce, e lì troverai perdono e gioia
eterna alla luce dell’amore di Dio!
Fly UP