...

FIPE: sostegno pieno al buono pasto, ma regole certe e costi

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

FIPE: sostegno pieno al buono pasto, ma regole certe e costi
Relazione di Aldo Mario Cursano
Vice Presidente Vicario FIPE
FIPE: sostegno pieno al buono pasto,
ma regole certe e costi contenuti
Ringrazio innanzitutto il Presidente Franco Tumino, il Senatore Esposito e il
Viceministro Nencini per l’iniziativa che, ancora una volta, serve a sottolineare
l’importanza di un sistema virtuoso per il mercato del lavoro e per le politiche sociali:
quello del buono pasto.
Dal punto di vista dei pubblici esercizi, il buono pasto è sicuramente un importante
mezzo di incremento del fatturato degli operatori della somministrazione, soprattutto
per gli esercizi che si trovano in prossimità di uffici pubblici e privati, ma, a causa di
alcuni meccanismi riguardanti l’aggiudicazione delle gare, il sistema sta subendo una
degenerazione che sta diventando sempre più insostenibile.
Questo malessere diffuso, seppur a macchia di leopardo (non tutti i committenti e non
tutti gli emettitori si comportano allo stesso modo, fortunatamente) è la conseguenza
di gare sempre più spesso aggiudicate con offerte che economicamente sono in
fortissima perdita nel rapporto esercente-emettitore.
Proprio in apertura di questo appuntamento vorrei attirare la vostra attenzione su
questo rapporto: in buona sostanza, le società emettitrici più aggressive, offrono al
committente (in particolare a quello pubblico) sconti altissimi a fronte di commissioni
“nominalmente” basse agli esercenti e si ritrovano a vincere la gara con offerte in
perdita, anche di svariati milioni di euro.
Per rientrare della perdita descritta ricorrono quindi ai c.d. servizi aggiuntivi, che
vengono pagati dall’esercente con maggiorazioni sulla commissione determinata in
sede di gara e che pur avendo un punteggio irrisorio in valutazione (nell’ultima Consip
2 punti a fronte di 36 dell’offerta economica) di fatto trasferiscono l’insostenibilità
sull’ultima anello della filiera, quello che deve mettere in essere fisicamente il servizio
e nutrire il lavoratore: gli esercenti.
L’accettazione dovrebbe essere facoltativa da parte dell’esercente.
In realtà, però, la stragrande maggioranza degli esercizi non possono fare a meno
delle entrate derivanti dai buoni pasto, poiché situati magari nelle vicinanze di uffici
pubblici ed aziende, e si trovano costretti ad accettare la maggiorazione delle
commissioni prevista per i servizi aggiuntivi.
Piazza G.G. Belli, 2 - 00153 ROMA
Tel. 06.58.39.21 - Fax 06.581.86.82
Web: www.fipe.it - Email: [email protected]
In questo disastro, assistiamo ad esempi di gare che, nei criteri di attribuzione dei
punteggi assicurano un equilibrato contemperamento degli interessi e non si basano
soltanto sulla massimizzazione dello sconto per il committente.
Nei casi più importanti, e anche più imponenti dal punto di vista del volume di
emissione, anche le offerte economicamente più vantaggiose si tramutano nei fatti in
gare al massimo ribasso. Abbiamo riscontrato però anche dei casi di eccellenza: serie,
responsabili ed eque verso tutta la filiera sono ad esempio le gare che adottano il
criterio dell’offerta economica più vantaggiosa (non solo prezzo ma anche qualità) e,
per la attribuzione dello sconto sulla base d’asta applicano una formula di media
aritmetica delle offerte, che impedisce, quindi, il crearsi di forbici troppo ampie.
Sono gare virtuose anche quelle che danno un tetto, oltre il ribasso che si può offrire
al cliente, anche alla commissione a carico dell’esercente, per cui non vi è convenienza
dell’emettitore a massimizzare in basso l’importo di tale commissione, aprendo la
strada a offerte in perdita che poi vanno recuperate sull’esercente, nonché quelle che
prevedono controlli a tappeto in fase di esecuzione/erogazione del servizio e quelle in
cui si attribuisce un punteggio adeguato al progetto tecnico dell’offerta.
Molte gare, una significativa maggioranza, sono da considerarsi pessime e, già per
come sono concepite, hanno un destino segnato: lo sconto economicamente
insostenibile certo, il ribaltamento sui pubblici esercizi della perdita economica che
altrimenti l’emettitore vincitore subirebbe altrettanto certo, in altre parole ancora il
massimo ribasso.
Ecco alcuni esempi di gare di questo tipo, dei cui committenti non facciamo qui i nomi
per carità di patria, ma che sono oggettivi e reali:


- 4 milioni di Euro di valore e 36 mesi di durata, bandita esplicitamente al
massimo ribasso. Né un presunto piccolo importo né una breve durata
giustificano queste condizioni, quell’Ente persegue egoisticamente solo il proprio
interesse di spending review, dimenticandosi che a fronte di una protesta dei
pubblici esercizi al dipendente rimarrebbe in mano carta straccia. Nella stessa
gara, il committente ha stabilito nel bando che la commissione a carico
dell’esercente non possa superare il 15%. Chiaro che gli emettitori, volendo
vincere la gara, saranno costretti tutti ad offrire il massimo possibile di ribasso
e quindi il 15% massimo di commissione a carico dell’esercente1.
- 144 milioni di Euro, durata triennale, in lotto unico, che mette a confronto gli
sconti e non i prezzi. In tal modo, anche con differenze dello zero virgola zero
zero il ribasso più forte in percentuale acquisirà il massimo di punteggio e gli
altri non in proporzione, per cui ciò determinerà la spinta a fare il massimo
ribasso possibile per conseguire la “palma” di maggior ribasso. Altrettanto
scontato che l’aggiudicazione con un maxi ribasso insostenibile che si
determinerà si ribalterà sugli esercenti e sui lavoratori.
Il problema non riguarda peraltro solo le gare bandite da committenti pubblici: si
assiste con preoccupazione al fatto che oramai anche molti grandi clienti privati, ad
esempio i gruppi bancari, si comportano allo stesso modo, e persino peggio, di molte
committenze pubbliche, e che il loro comportamento sta portando oramai a ribassi che
sfiorano il 20% (livello chiaramente non sostenibile economicamente e che non può
non ripercuotersi sulle commissioni pagate dagli esercenti).
Il fatto è tanto più grave in quanto la committenza privata non è obbligata alle
procedure e ai formalismi delle committenze pubbliche, e tanto più quindi potrebbe,
assumendo una ottica da impresa socialmente responsabile, scegliere liberamente e
insindacabilmente a favore di offerte sostenibili.
FIPE ha accolto la prossima entrata in vigore dell’aumento della detassazione del
buono pasto elettronico a 7 euro con grande soddisfazione e insieme agli amici anche
oggi presenti si è fatta promotrice nel convegno dello scorso 10 settembre di questa
giusta e importante modifica normativa. Modifica che si è resa necessaria, ed
esprimiamo il nostro plauso al Governo per il sostegno al settore, per rendere fruibile
ancora e meglio ai lavoratori il loro sacrosanto diritto al pasto.
E proprio per salvaguardare il loro diritto, è essenziale che nelle gare sia previsto (e ci
auguriamo anche per via normativa) la salvaguardia del valore facciale del buono
pasto: è impensabile che la base d’asta a volte sia calcolata su un valore già inferiore
al valore facciale, che va a detrimento del lavoratore e dell’esercente in primis,
scaricando ancora una volta la volontà di avere dei fortissimi ribassi sugli esercenti a
scapito della qualità e di una corretta responsabilità sociale della filiera.
Negli ultimi anni abbiamo contestato di fronte alle Autorità, giudiziarie e non, diverse
gare, purtroppo senza i risultati sperati; la Fipe è ben consapevole che l’occasione che
si presenta ora di poter ridisegnare la disciplina normativa del settore, contribuendo a
renderla più equa e sostenibile per tutta la filiera, è certamente da non perdere, per
ridare al buono pasto il valore che merita.
Grazie a tutti e buona discussione.
Fly UP