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italia paese di protezione - finale II

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italia paese di protezione - finale II
ITALIA PAESE DI PROTEZIONE ?
“Nello spirito che ha animato coloro che sessant’anni fa hanno dato vita al sistema di protezione dei rifugiati,
credo sia giunto il tempo per tutti noi - individui e stati - di riaffermare l’impegno al perseguimento dei valori
umanitari custoditi dalla Convenzione sui rifugiati del 1951. Anche se fosse una sola persona costretta a fuggire
dalle persecuzioni, sarebbe già troppo. Noi dobbiamo fare di più per tenere aperte le frontiere e garantire
ovunque l’accesso a procedure d’asilo eque”.
A. Guterres
“Anche in Italia, si deve prendere più largamente coscienza della persistenza, della possibile ulteriore
estensione del flusso dei rifugiati, della dimensione mondiale del fenomeno e della responsabilità cui nessun
paese civile può sottrarsi. Il problema che ci si pone è piuttosto quello di colmare i vuoti che ancora presentano
la nostra legislazione nazionale e il nostro sistema di accoglienza, protezione e integrazione”.
G. Napolitano
La posizione geografica dell’Italia nel contesto del Mediterraneo la espone agli arrivi di
numerosi rifugiati e migranti che giungono ogni anno via mare nel contesto dei cosiddetti
“flussi migratori misti”. Su una popolazione di circa 60 milioni di abitanti, si stima che i
cittadini di Paesi terzi presenti in Italia siano tra i 4 e i 5 milioni, compresi circa 61.000
rifugiati, un numero esiguo se comparato alle presenze in altri Paesi europei come, ad
esempio, la Germania, la Francia ed il Regno Unito.
Nel 1954 l’Italia ha ratificato la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati.
Dal 1990, con l’approvazione della “Legge Martelli” e l’abolizione della c.d. “riserva
geografica”, detta Convenzione trova in Italia piena applicazione. Da allora, l’Italia partecipa
attivamente alle iniziative dell’Unione Europea volte ad armonizzare le politiche in materia di
asilo e di immigrazione e a stabilire un Sistema Comune Europeo di Asilo, avendo per altro
trasposto le relative direttive.
L’Italia è stata impegnata in questi anni in un grande ed encomiabile sforzo nel contesto delle
operazioni di salvataggio in mare; è stata istituita una procedura decentralizzata per il
riconoscimento della protezione internazionale con soddisfacenti livelli di garanzia,
raggiungendo livelli di riconoscimento adeguati; infine, la trasposizione della Direttive UE
sulle qualifiche ha apportato, sotto il profilo normativo, diversi e rilevanti sviluppi positivi per
quanto riguarda la definizione dello status di protezione internazionale e i diritti ivi connessi.
A fronte di questi importanti miglioramenti si registrano situazioni di gravi lacune e vuoti
normativi soprattutto, ma non solo, con riferimento all’accoglienza dei richiedenti asilo e
rifugiati ed all’integrazione. Va evidenziato che un numero rilevante di beneficiari di
protezione internazionale vive in condizioni di disagio e marginalità.
In riferimento alla situazione del sistema asilo italiano, l’UNHCR ha pubblicato nel luglio del
2012 un documento di raccomandazioni, indirizzato alle autorità italiane. Ad alcuni mesi di
distanza corre l’obbligo di sottolineare l’involuzione del sistema d’asilo nel suo complesso,
anche in ragione delle difficoltà poste dalla gestione della cosiddetta “emergenza Nord
Africa”.
Successivamente alla sentenza Hirsi v. Italia con cui la Corte di Strasburgo ha condannato
l’Italia per i respingimenti in alto mare, alcuni ministri dell’attuale Governo hanno dichiarato
di non voler procedere ulteriormente con tale prassi. Purtroppo, il non aver incluso clausole di
salvaguardia nei confronti dei richiedenti asilo e rifugiati negli ultimi accordi tra Italia e Libia,
appare un’occasione mancata per dare seguito a tale proposito.
Negli ultimi anni, inoltre, l'utilizzo nella sfera pubblica di un linguaggio che alimenta
xenofobia e intolleranza, minando in tal modo la convivenza civile tra italiani e stranieri, ha
causato anche un impatto negativo sulla percezione di rifugiati e richiedenti asilo e, di
conseguenza, sulla loro integrazione in Italia.
Un’adeguata risposta alle criticità del sistema non dovrebbe essere procrastinata. L’Asilo,
dunque, dovrebbe rientrare tra i temi che il Parlamento ed il Governo dovranno affrontare
nella prossima legislatura, anche tenendo conto della trasposizione delle future direttive in
materia. Pertanto, l’UNHCR ritiene necessario formulare alcune raccomandazioni per il
miglioramento del sistema asilo italiano.
1. Accesso al territorio
Al fine di contribuire al rispetto del principio di non-refoulement (non respingimento), negli
accordi finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare dovrebbero essere inserite
adeguate clausole di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati, in particolare
nell’accordo con la Libia. Nell’ambito dei meccanismi di controllo delle frontiere, dovrebbe
essere garantita un’informazione tempestiva sull’asilo, prima dell’eventuale adozione di
qualsiasi provvedimento di allontanamento. In particolare, i servizi di assistenza ed
informazione, previsti dal Testo Unico sull’immigrazione dovrebbero essere resi disponibili
a tutte le persone potenzialmente bisognose di una forma di protezione internazionale, e
non soltanto a coloro che hanno già espresso l’intenzione di chiedere asilo, ed estesi anche
alle zone degli sbarchi in Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
2. Procedura
Per migliorare l’attuale sistema dovrebbe essere valutata la possibilità dell’istituzione di
un’autorità amministrativa indipendente, competente sulla procedura per il riconoscimento
della protezione internazionale, che valorizzi gli aspetti positivi dell’attuale modello. Con
riferimento al sistema vigente dovrebbero essere introdotte adeguate misure legislative per
garantire la conformità ai necessari requisiti di esperienza e competenza dei componenti
delle Commissioni territoriali. Inoltre, per garantire l’efficienza del sistema, mantenendo un
ragionevole livello qualitativo, andrebbero introdotte norme che consentano in via
ordinaria l’ampliamento delle Commissioni in base al numero delle domande. Dovrebbe
essere finalmente emanato il regolamento attuativo del Decreto legislativo sulla procedura
d’asilo (D.Lgs 25/08). Infine, dovrebbero essere adottate misure specifiche per assicurare
l’accesso senza ritardi alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale,
in particolare per i casi più vulnerabili.
3. Trattenimento e rimpatrio
Appare positivo che la legge italiana non preveda il trattenimento dei richiedenti asilo, se non
in casi specifici, ma sarebbe opportuno introdurre ulteriori norme di garanzia per
l’accesso alla procedura delle persone già trattenute o detenute. Desta, inoltre,
preoccupazione l’estensione della durata del trattenimento dei migranti a diciotto mesi, senza
che siano stati previsti un rafforzamento delle garanzie di rispetto dei diritti delle persone
trattenute, né un adeguamento delle condizioni di trattenimento. È auspicabile, inoltre, un
rafforzamento delle misure di ritorno volontario assistito, considerato quale uno dei
possibili strumenti di gestione dei “flussi migratori misti”.
4. Minori
Maggiore attenzione dovrebbe essere rivolta agli specifici bisogni di protezione dei minori
non accompagnati che giungono in Italia anche attraverso l'adozione di procedure di
identificazione idonee incluso l'accertamento dell'età, qualora necessario, effettuato in
maniera multidisciplinare; la pronta designazione di un tutore con le necessarie
competenze ed in grado di esercitare efficacemente il proprio ruolo; nonché la
predisposizione di procedure appropriate per la determinazione del loro superiore
interesse.
5. Accoglienza
Per evitare che vi siano condizioni e standard disomogenei sarebbe necessario provvedere ad
una riorganizzazione del sistema d’accoglienza, che è attualmente composto da varie
tipologie di strutture. Allo stesso tempo, l’assistenza ed i servizi offerti ai richiedenti asilo ed
ai rifugiati dovrebbero essere maggiormente distinti, offrendo ai primi l’assistenza adeguata in
attesa della decisione sul loro status ed ai rifugiati misure di supporto per facilitare il loro
inserimento nella società italiana. A questo proposito, sarebbe auspicabile un potenziamento
della rete SPRAR nell’ottica di una specializzazione verso la secondo accoglienza. Dovrebbe
essere garantita un’adeguata disponibilità di posti in accoglienza per i richiedenti asilo privi di
mezzi, anche in caso di arrivi straordinari, con un’omogenea distribuzione in tutto il Paese.
Per questo motivo, l’attuale capacità ricettiva dell’accoglienza dovrebbe essere
aumentata in via ordinaria, nell’ambito di un sistema d’accoglienza in grado di adattarsi al
numero di domande di asilo ed alla durata della procedura. Infine, dovrebbero essere
rafforzati i sistemi di monitoraggio e controllo della qualità delle condizioni d’accoglienza.
6. Integrazione
Al fine di favorire l’integrazione dei titolari di protezione internazionale dovrebbe essere
prevista una revisione del quadro normativo e delle prassi amministrative, anche per
rimuovere gli ostacoli burocratici, in relazione ad esempio all’accesso alla residenza
anagrafica ed al riconoscimento dei titoli di studio, che hanno un impatto negativo sul
processo di inserimento socio-economico dei rifugiati. Inoltre, dovrebbe essere introdotto
un sistema strutturato e coordinato di azioni positive per sostenere i rifugiati, in
particolare quelli maggiormente vulnerabili, nella prima fase del percorso di
integrazione, attraverso misure di sostegno all’ingresso nel mercato del lavoro ed
all’alloggio. In ultimo appare opportuno favorire l’accesso dei beneficiari di protezione
internazionale al permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.
7. Comunicazione
I rappresentanti delle Istituzioni pubbliche, così come quelli del mondo politico, per favorire
un clima di inclusione, dovrebbero adottare nelle proprie comunicazioni, sia a livello centrale
che periferico, una terminologia ispirata ad una miglior comprensione del fenomeno
migratorio. Sarebbe inoltre auspicabile che promuovessero attivamente un’informazione
adeguata al fine di evitare che l’utilizzo comune di definizioni e termini sminuenti o
discriminatori, come ad esempio la parola “clandestino”, si diffonda a danno di richiedenti
asilo, rifugiati e migranti.
8. Cittadinanza
In vista di una piena integrazione dei rifugiati nella società italiana, dovrebbe essere
ulteriormente facilitata la loro naturalizzazione, come previsto dall’art. 35 della Convenzione
di Ginevra. L’attuale legislazione italiana prevede che un rifugiato o un apolide possano
chiedere di acquisire la cittadinanza italiana dopo cinque anni di residenza. Tale criterio
dovrebbe essere esteso anche ai titolari di protezione sussidiaria. Inoltre, in occasione della
eventuale riforma complessiva della cittadinanza, la naturalizzazione per residenza
dovrebbe essere legata a criteri certi e procedure trasparenti, nonché determinata in tempi
ragionevoli.
9. Apolidia
Al fine di dimostrare maggiore impegno nel contrastare il problema dell'apolidia e prevenire
futuri casi di apolidia, è auspicabile l’adesione dell’Italia alla Convenzione sulla riduzione
dell’apolidia del 1961. La procedura di riconoscimento dello status di apolide, inoltre,
andrebbe disciplinata in base a criteri di chiarezza e trasparenza. Infine, è auspicabile
l’adozione di misure che possano prevenire l’apolidia e facilitare l’accesso alla cittadinanza
italiana per persone della comunità Rom e Sinti, in particolare per i figli nati in Italia.
10. Governance
L’asilo in Italia dovrebbe essere affrontato con una visione strategica di sistema.
L’approccio emergenziale dovrebbe lasciare spazio ad una pianificazione sistematica degli
interventi, sostenuta da risorse finanziarie adeguate. Va esplorata la possibilità di istituire
una cabina di regia incaricata di razionalizzare ed ottimizzare le risorse destinate ai vari
ambiti del sistema, garantendo standard adeguati e coordinando le misure volte
all’inserimento socio-lavorativo dei beneficiari di protezione internazionale. A tal fine,
sarebbe necessario dare concretezza, ad una governance multi-livello a cui partecipano i
Ministeri competenti, le Regioni, gli enti locali e il terzo settore.
Roma, gennaio 2013
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