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l`uomo nuovo - Centro Studi Biblici
P. Alberto Maggi OSM
APPUNTI - 1998
L’UOMO NUOVO
Quando Dio non si situa più al traguardo della vita, non cambia solo il rapporto con lui (religione), ma
pure l'uomo.
La gloria del Dio che Gesù ci fa conoscere non consiste nell'accettare offerte dall'uomo, ma nel
comunicargli vita.
Dio non chiede nulla in cambio di questa vita.
Sta all'uomo -se vuole- lasciarsi coinvolgere da quest'onda vitale, inserircisi, potenziarne e
prolungarne l'efficacia facendola giungere a tutta l'umanità (Mt.5,14-16): "ovunque questo torrente
giungerà porterà la vita..." (Ez.47,9).
Il tempo di ciò che l'uomo deve fare per Dio è finito.
Con Gesù è iniziato quello di ciò che Dio fa per noi, e con noi per l'umanità.
L'epoca dei sacerdoti mediatori tra l'uomo ed il divino è terminata: la relazione dell'uomo con Dio
-attraverso Gesù- è piena immediata ed efficace: "Tutto quello che chiederete al Padre nel mio
nome, ve lo concederà... affinchè la vostra gioia sia completa!" (Gv.15,16; 16,23-24).
Il tempio quale luogo privilegiato dove incontrare la divinità ha esaurito la sua funzione: chiunque ama
entra nella sfera del divino che non può venire limitata a recinti sacri...nè a particolari giorni: "chi sta
nell'amore dimora in Dio" (I Gv.4,16). Per sapere se qualcuno è cristiano non dobbiamo pertanto
guardare quante volte entra in chiesa, ma come si comporta con gli altri. Quando esce di chiesa si vede
se è cristiano, non quando v'entra. (Cfr. il salmo "anticultuale" 15: Il salmista si chiede chi può abitare
nella tenda di Dio. Nelle dieci risposte che elenca non ne indica nessuna che riguardi il culto, Dio, ma
tutti atteggiamenti verso l'uomo).
Questa è l'enorme novità portata da Gesù.
1
Al posto di una religione quale lusso per pochi eletti (i giusti) "un giogo -dirà Pietro- che nè i nostri
padri, nè noi siamo stati in grado di portare" (At.15,10), una proposta di vita accessibile a tutti:
"Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò" (Mt.11,28).
Tutto quel che prima si doveva fare per ottenere la benevolenza di Dio, compreso l'amore rivolto al
fratello, (forse amato più perchè così permetteva di salire un gradino di più verso Dio che per
effettivo trasporto verso il prossimo)...tutto finito?
Con Gesù si.
O meglio: cambia direzione.
Non più suppliche e preghiere rivolte ad ottenere la benevolenza di un Dio distratto e lontano: "Fino
a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi" (Sal.13,2), inaccessibile, , cieco di fronte le nostre
sofferenze, indifferente ai nostri bisogni: "perchè mi respingi?" (Sal.43,2); un Dio al quale bisogna gridare: "A te grido, signore, non restare in silenzio!" (Sal.28,1). Ma un familiare fiducioso dialogo con
colui che è intimo a noi stessi, e che sa meglio di noi quali cose abbiamo bisogno (Mt. 6,6-8; Rom.
8,26-27).
Verso il prossimo non avremo più un amore interessato allo scopo di ottenere la ricompensa del Dio
che tutto pesa e giudica, ma come il samaritano soccorreremo il ferito gratuitamente senza calcolare i
meriti che ne possono venire... (Lc. 10,33-36). Con Dio, e come Dio, comunicheremo al fratello quell'energia vitale che il Padre per primo ci ha donato: "Non siamo stati noi ad amare Dio, ma lui ci ha
amato per primi!" (IGv.4,10).
Il cristiano è colui che fa esperienza di Dio come gratuità.
Si sente amato senza condizioni.
Sente che il Padre lo ama non già perchè lo meriti, ma perchè Dio è amore (I Gv. 4,7) e non ha altra
maniera di manifestarsi che attraverso l'amore.
Dio avvolge costantemente l'uomo con un amore potente e delicato, forte e tenero, capace di
giungere come compassione e non come giudice fin negli aspetti più nascosti e miseri della sua persona.
Amore che rispondendo alle esigenze concrete dell'uomo, si manifesta di volta in volta, in misericordia,
perdono, generosità... (ICor. 13,4-7), che, per produrre frutto occorre che si trasformino e traducano a
loro volta in amore, perdono e generosità senza alcuna restrizione: "gratis hai ricevuto... gratis
dai..."(Mt. 10,8). L'esperienza d'essere amati da la capacità d'amare.
Trasportati da quest'amore non abbiamo bisogno, per voler bene, di cercare "Dio" o "Gesù" nel
fratello!
(C'è gente che si prende cura degli infermi, dei poveri, perchè in ognuno "vede" Gesù... il giorno che
un'improvvisa miopia impedisse questa visione? Che farebbero, smetterebbero d'occuparsi dei bisognosi
e dei malati?)
2
Per amare non dobbiamo cercare qualcosa di divino nell'altro che ce lo renda meno indigesto, non
dobbiamo usare Gesù come zucchero per addolcire la pillola amara..."fallo per Gesù"..."vedi Gesù nel
fratello..." "lo faccio per amore di Dio..."
Così facendo non amiamo il fratello, ma Dio o Gesù che non hanno bisogno certo del nostro amore!
Quanta ipocrisia!
Il fratello rimane non amato... o peggio ancora sente la bruciante umiliazione d'esser stato amato
"per carità cristiana..." e non per lui quale uomo!
Dev'essere davvero tanto difficile amare qualcuno se per farlo dobbiamo scomodare Dio o tentare
di scorgere qualcosa che ci ricordi il suo bel viso, magari formato "sacrocuore"...
Eh già, Dio e Gesù sono così facili da amare...
Il vicino un pò più difficile...
Gesù chiede di amare "come lui ci ha amato" (Gv.13,34), e non d'amare come se fosse lui il termine
di quest'amore!
Come Gesù amerò il fratello che mi ritrovo davanti, e se è pidocchioso, o insopportabile, se è
ributtante o una canaglia, non devo farmi venire il mal di testa per sforzarmi di trovarvi qualcosa di
divino che me lo renda amabile, qualcosa che motivi o giustifichi il mio amore per lui... ma con Gesù e
come Gesù, con la forza, la spinta d'amore (lo spirito) che il Padre continuamente mi comunica, dirigerò
verso questo fratello così difficile da amare la stessa energia d' amore con la quale vengo amato.
Il discepolo che nel Vangelo sembra aver comprenso questo è quello somigliante a Gesù, Tommaso, il
suo "gemello" (Tommaso, aram. teôma',Didimo, gr. didymos: gemello). Comprende che non ha senso
offrire la propria vita al datore della vita, come intendeva invece Pietro (Gv.13,37), e che non deve
morire PER Gesù, ma CON Gesù deve dare la sua vita per i fratelli e l'umanità intera (Gv. 11,16). Unico
segno certo d'amore verso Dio è l'amore al fratello (IGv. 4,20-21).
"Mi ami?" -chiede Gesù a Pietro"Procura vita ai fratelli" (Gv.21,15ss).
Colui che comprende questo, accoglie Gesù ed il suomessaggio non come una guida ed una norma a lui
esterne, ma li fa propri, ci si identifica. Questo processo di assimilazione produce una decisiva
trasformazione nell'uomo, perchè ad ogni momento di sviluppo, di progresso nella linea dell'amore,
l'uomo consente al Padre di effondergli nuova quantità di spirito, in una misura che supera di molto ciò
che l'uomo può produrre con le proprie forze. Questa continua effusione di vita divina, accompagna
l'uomo conducendolo al massimo sviluppo di se perchè lo spirito che Dio comunica è senza limiti (Gv.3,34)
e Dio regala vita a quanti fanno proprio il messaggio di Gesù,(Mc.4,24-25)
3
Lo Spirito rende l'uomo completamente libero e capace di disporre di se stesso (II Cor. 3,17), per
giungere attraverso la pratica dell'amore, in una maniera progressiva (30, 60, 100), ma continua, allo
sviluppo di tutte le sue capacità.
Colui che accoglie questa proposta di vita non sarà più un "religioso", (termine valido per tutte le
religioni) ma "cristiano", o, come Paolo lo chiama, "L'uomo nuovo", o lo "spirituale"(gr. pneumatikos). (I
Cor.2,14-15; Ef. 4,24;).
L'uomo nuovo è sempre aperto al nuovo. Sa che il momento in cui si dovesse fermare, sedere,
rischierebbe di non essere più in sintonia col Dio che "fa nuove tutte le cose" (Ap.21,5), con lo Spirito
che continuamente "crea e rinnova la faccia della terra" (Sal. 104,30). Per questo risponde al
richiamo della vita che continuamente vuole sbocciare, e che per nascere, esige che "non ci si fermi
alle cose passate, non -si pensi più alle realtà antiche... altrimenti non ci si accorge della nuova
che proprio ora vuol germogliare..." (Is. 43,18-19).
In questa spinta verso il nuovo, l'uomo nuovo abbandona l'otre vecchio,(Mc.2,22), il "certo", la
tradizione dei padri,(Lc.14,26), lascia "che i morti seppelliscano i morti" (Mt. 8,22), e si apre al nuovo,
all'incognito; si spoglia della camicia di forza dell'ortodossia, della terna dei falsi valori sacri:
"Religione-Patria-Famiglia" ( I difensori di questi valori saranno accerrimi nemici dei seguaci di Gesù
che verranno:"Percossi nelle sinagoghe" (religione), "Condotti di fronte ai Governanti" (Patria), e
"Padri daranno a morte i figli..." (Famiglia) Mc. 13,9-13).
Nella realizzazione del meraviglioso progetto di Dio, progetto che è personale (l'uomo nuovo) e
comunitario (il Regno di Dio), il singolo e la comunità "agnelli in mezzo a lupi" (Mt.10,16) corrono
pericoli. Il maggiore è quello di ricopiare nella vita della comunità il sistema vigente nella società dove
esistono capi e servitori: chi comanda e chi obbedisce.
Gesù mette in guardia i suoi contro questa tentazione sempre ricorrente: "chi è il più
importante?"(Lc.22,24), ed esclude assolutamente nella sua comunità meccanismi di potere: "I capi
delle nazioni le dominano e i loro grandi usano il potere: tra voi però non sia così: Chi vuol esser
grande si farà servitore degli altri..." (Mc.10,43). Ma c'è un altro potere che -come abbiamo visto
sopra- è il più sottile ed il più pericoloso, il potere religioso, il desiderio di essere guida (seppure spirituale) di altri. Anche questo viene escluso categoricamente da Gesù: Lui e solo lui è al centro della
comunità. Lui solo la guida e gli comunica vita.
Pertanto nella sua comunità c'è "un solo pastore": Gesù (Gv.10,16), un solo Maestro ed un unica guida
spirituale: Gesù (Mt.23,8-10), un unica persona da seguire e da imitare: Gesù: "Tu segui me!" (Gv.21,22).
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