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Giorno della Memoria, affrontare momenti drammatici senza perdere

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Giorno della Memoria, affrontare momenti drammatici senza perdere
27/1/2015
Giorno della Memoria, affrontare momenti drammatici senza perdere la propria umanità | Imola Oggi
Giorno della Memoria, affrontare
momenti drammatici senza perdere la
propria umanità
Nel Giorno della Memoria, affrontare i momenti drammatici senza perdere la propria umanità
Il commento di Anna Maria Ancona,
Presidente dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia Romagna
Martedì 27
gennaio ricorre il
Giorno della
Memoria,
commemorazione che ogni anno rinnova l’immane sconcerto per la Shoah, espressione estrema
della distruttività umana, impossibile da comprendere, come sosteneva Primo Levi. La memoria è
tanto più importante in questo momento storico di disagio sociale e crisi economica, dove esiste il
rischio che gli uomini, ora come allora, scarichino la frustrazione, la rabbia e l’odio su un capro
espiatorio. Proprio l’odio unisce le persone nella ricerca e nell’individuazione dei “colpevoli” su cui
riversare la responsabilità. Per questo bisogna imparare dalla storia per evitare gli stessi errori,
cercando di discernere le reali cause del disagio, per trovare vere soluzioni.
Anna Maria Ancona
Dal punto di vista psicologico, il Giorno della Memoria ci fornisce anche l’occasione per ricordare
alcune testimonianze di chi ha vissuto esperienze traumatiche in quei giorni, e fare una riflessione
sulla difficile – eppure necessaria – impresa di superare tali esperienze conservando intatta la
propria sensibilità.
http://www.imolaoggi.it/2015/01/27/giorno-della-memoria-affrontare-momenti-drammatici-senza-perdere-la-propria-umanita/
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27/1/2015
Giorno della Memoria, affrontare momenti drammatici senza perdere la propria umanità | Imola Oggi
Lo psicoanalista austriaco Bruno Bettelheim, deportato nei campi di concentramento di Dachau e
Buchenwald, nella sua opera “Sopravvivere” descrive la psicologia dei prigionieri dei campi di
sterminio, analizzando la disintegrazione e lo squilibrio psichico che derivavano da
quell’esperienza. L’adattamento, individuale e di massa, alla vita nel lager è caratterizzato da
diversi fenomeni psicologici comuni: vissuti ambivalenti nei confronti dei famigliari scampati
all’arresto, la regressione a comportamenti infantili nel tentativo di ingraziarsi gli ufficiali ed evitare
le punizioni, l’aggressività dei detenuti più anziani nei confronti dei nuovi arrivati. Viene analizzata,
inoltre, la sindrome del sopravvissuto al campo di concentramento, che vede emergere
l’impossibilità di reintegrare la propria personalità, il senso di colpa per ciò che si era fatto e il
rimorso per ciò che non si era fatto, la necessità di mettere in atto potenti meccanismi di rimozione
e negazione, per non impazzire.
Altre testimonianze di sopravvissuti ai campi di sterminio sono anche un messaggio di speranza e di
incoraggiamento a non arrendersi mai. Liliana Segre, ebrea di origini milanesi deportata ad
Auschwitz, nelle sue dichiarazioni confessa una personale “psicopatologia da campo di
concentramento”. Parlando della “marcia della morte” verso la Germania nel gelo dell’inverno
polacco alla vigilia della liberazione, in cui i prigionieri stremati che cadevano a terra venivano
fucilati sul posto, Segre riferisce di come continuasse a ripetersi “voglio vivere, voglio vivere,
voglio vivere” e, dato che il compito di dover camminare le appariva impensabile in quelle
condizioni, avesse mentalmente ridotto il pensiero della marcia al “mettere una gamba davanti
all’altra”, per non cadere e morire.
Questo racconto è un messaggio per chi sta soffrendo, un’esortazione a cercare dentro di sé la
forza anche nelle situazioni più atroci e drammatiche, di trovare soluzioni per ritornare alla vita. La
capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la
propria vita dinanzi alle difficoltà, riporta al concetto psicologico di resilienza. È la capacità, che
tutte le persone possono imparare e incrementare, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità
che la vita offre, senza perdere la propria umanità.
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