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Condanna per chi «innaffia»? il vicino di casa

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Condanna per chi «innaffia»? il vicino di casa
Sede Provinciale – Via Borgoleoni n. 76 - 44121 Ferrara – tel. 0532 202719
Relata refero 1321
Ferrara, 5 giugno 2014
ATTENZIONE AD INNAFFIARE IL VICINO DI SOTTO: NON SERVONO LE PROVE PER ESSERE
CONDANNATI
Condanna per chi «innaffia»? il vicino di casa
di Avv. Mauro Blonda
Quando innaffiare diventa un reato. L'amore per le piante può costare davvero caro per
chi se ne occupa senza curarsi però delle possibili conseguenze moleste di tale hobby: appena
un mese fa (In condominio innaffiare le piante sul balcone diventa un reato.) abbiamo
ricordato come lo sgocciolamento dell'acqua verso il piano sottostante costituisca un reato
(quello di cui all'art. 674 cod. pen. " Getto pericoloso di cose "), punito con l'arresto fino ad un
mese o con un'ammenda di importo fino a 206,00 euro. La Cassazione, infatti, con la sentenza
n. 15956 del 10/04/2014 aveva da poco ribadito come l'acqua mista a terriccio che fuoriesce
dai vasi e cade sul balcone o comunque sull'abitazione del vicino costituisce senza dubbio
"cosa atta ad offendere o imbrattare o molestare", come richiesto dal codice penale perché
possa sussistere la contravvenzione prevista dall'art. 674 cod. pen..
Innaffiare le piante va dunque bene, purché non si finisca per (o non lo si faccia al fine di)
insozzare il pianerottolo sottostante o, peggio ancora, direttamente l'odiato vicino di casa.
Ma c'è chi va oltre e per sporcare il vicino innaffia anche le piante?che non ci sono!
Innaffiare va bene: purché le piante esistano. Purtroppo la vita tra vicini di casa spesso è
davvero difficile ed i rapporti finiscono col tempo per deteriorarsi al punto che le giornate
vengono trascorse tra un dispettuccio ed una ripicca: ogni pretesto è buono per litigare e
quando non ce ne sarebbe motivo? lo si inventa.
È quanto accaduto ad un signore siciliano che pur di molestare il vicino di casa (col quale
ormai è da tempo in guerra) ha preso ad innaffiare anche piante che non ha, al solo fine di
bagnarlo con veri e propri gavettoni d'acqua dal proprio balcone. La querela del malcapitato è
stata inevitabile, così come la condanna per il maldestro inquilino, reo di aver fatto finta di
innaffiare piante che si è poi dimostrato nel processo non essere presenti, con l'unico scopo di
versare acqua in testa al nemico di sempre che in quel momento sostava nell'androne
condominiale.
Per il Tribunale infatti tale atteggiamento, ed in particolare la secchiata d'acqua riversata sul
vicino di casa, integra gli estremi del reato di "Getto pericolose di cose", poiché con tale
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sversamento si è imbrattato o comunque molestato un altro soggetto, proprio come previsto
dall'art. 674 cod. pen..
La Cassazione conferma la condanna anche senza prove. Immediato il ricorso in
Cassazione: il condannato si è strenuamente difeso sostenendo di non aver voluto colpire il
vicino ma di essersi limitato ad innaffiare le proprie piante ed aggiungendo che comunque
l'inzuppato vicino, che quando veniva attinto dall'acqua si trovava sotto il cofano della propria
auto, non avrebbe potuto avere il tempo necessario per uscirne fuori e constatare da dove
provenisse l'acqua né soprattutto chi l'avesse gettata: chiedeva quindi che i Supremi Giudici lo
assolvessero, non essendoci altre prove a fondare la propria responsabilità.
La ricostruzione dei fatti esposta dall'imputato non ha però convinto i Giudici di Piazza Cavour
e la condanna è stata confermata: le foto esibite dalla persona offesa, infatti, dimostrano
come in effetti non vi fossero piante sul balcone ("nonostante l'inferriata ed il balcone fossero
rivestiti da una protezione di alluminio").
I Giudici di legittimità, inoltre, chiariscono come possano essere sufficienti le dichiarazioni
rese dal querelante a provare la colpevolezza dell'imputato. (Il mio balcone non è un
posacenere)
La parola del querelante vale oro quanto pesa. Ed infatti la Cassazione, pur ricordando
come "nel caso in cui la persona offesa si sia costituita parte civile può essere opportuno
procedere al riscontro delle sue dichiarazioni con altri elementi", precisa tuttavia che "le
dichiarazioni della persona offesa possono essere legittimamente poste da sole a fondamento
dell'affermazione di penale responsabilità dell'imputato" (Cass. Pen., Sez. III, sent. n. 21753
del 28/05/2014): in questo caso, infatti, "la regola imposta dalle Sezioni Unite è quella della
"opportunità" e non della "necessità" dei riscontri esterni". Erano state infatti proprio le
Sezioni Unite della Corte di Cassazione a chiarire questo aspetto, raccomandando tuttavia la
necessità di una "previa verifica, corredata da idonea motivazione, della credibilità soggettiva
del dichiarante e dell'attendibilità intrinseca del suo racconto" (Cass. Pen., SS.UU., sent. n.
41461 del 19/07/2012).
Ma effettuato tale riscontro, appurate cioè la credibilità del querelante e l'attendibilità
oggettiva dei fatti da lui esposti, " il dichiarato della vittima può, di per sé solo, sorreggere
l'affermazione
della
responsabilità
penale "
(Cass.
Pen.,
Sez.
III,
sent.
n.
21753
del
28/05/2014).
I dispetti possono costare davvero caro. Occhio quindi a lasciarsi prendere dalla smania
di perseguitare l'antipatico vicino di casa: anche i dispetti all'apparenza non particolarmente
gravi possono infatti avere conseguenze davvero pesanti per chi li fa, molto più di quanto non
sia per chi li riceve. Ed invero una condanna penale, anche se di modesta entità e magari
sospesa (come avvenuto nel caso appena descritto), e la conseguente macchia sulla fedina
penale che ne deriva, comporta notevoli svantaggi di ordine pratico. La stessa sospensione
condizionale della pena se da un lato evita che la stessa debba essere scontata dall'altro
preclude la possibilità che tale beneficio possa essere concesso una seconda volta (art. 164,
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u.c., cod. pen.), situazione questa da valutare molto attentamente in un sistema sociale come
il nostro in cui molti comportamenti e violazioni (forse anche troppi) rivestono carattere
penale ed espongono quindi al rischio, a volte davvero inconsapevole o comunque non
propriamente cosciente, di una condanna che, ove si sia già fruito una prima volta della
sospensione condizionale della pena, dovrà questa volta essere scontata fino in fondo insieme
a quella a suo tempo sospesa.
Prima di sporcare il vicino pensiamo quindi che così facendo? potremmo sporcare anche la
nostra fedina penale.
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