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Iefte e sua figlia - Parrocchia Santa Maria Regina

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Iefte e sua figlia - Parrocchia Santa Maria Regina
La vicenda della figlia di Iefte,
ovvero: la storia di un padre bigotto e violento
Incontro con genitori ICR III elem.
IEFTE E SUA FIGLIA
Dopo l’uscita dall’Egitto, attorno al
1100/1220 a.c., Israele visse nomade
per un lungo periodo. Alla stanzialità
preferì il nomadismo perché viveva di
pastorizia e seguendo le greggi era
costretto a spostarsi continuamente
alla ricerca di pascoli verdi. Per casa
aveva una tenda; e le tende dei pastori
erano ricche solo di pochi e semplici
arredi, per lo più strumenti di lavoro. La
tenda più importante era quella
riservata a Dio, dove la gloria del
Signore poteva scendere e incontrare i
sacerdoti in preghiera. Nella tenda di
Dio era conservata l’Arca dell’Alleanza,
nella
quale
erano
gelosamente
custodite le tavole della Legge e il
bastone con cui Mosé aprì il Mar
Rosso e colpì la roccia da cui scaturì
una sorgente d’acqua. Israele visse
così per circa duecento anni. La Bibbia parla di quarant’anni nel deserto, ma in realtà si
tratta di un’affermazione di carattere simbolico che ruota sul valore teologico del numero
quaranta. La storia ci racconta di duecento anni di nomadismo, dal 1200 a.c. sino all’anno
mille, anno che segnò l’inizio del Regno di Davide e della monarchia Davidica.
Sotto il regno di Davide furono riunite le dodici tribù di Israele: un unico capo e un unico
Dio. La Monarchia, però, si spaccò dopo pochi anni, infatti, già dopo Salomone, figlio di
Davide, il Regno di Giuda, con capitale Gerusalemme, si scisse dal Regno di Samaria. Fu
un periodo di congiure di palazzo e di lotte intestine, momento storico segnato dalle
diverse influenze di molte potenze straniere che stendevano sul Medio Oriente la loro
ombra dominatrice: Assiri, Babilonesi, Persiani, Macedoni e, infine, i Romani.
Il popolo Assiro devastò il Regno di Samaria e introdusse nel territorio samaritano
popolazioni ed etnie assolutamente estranee al ceppo semitico.
Poi fu la volta del nuovo padrone, il Re di Babilonia Nabucodonosor, che distrusse
definitivamente la Monarchia israelitica con l’assedio di Gerusalemme, la distruzione della
città e del tempio e la deportazione definitiva degli abitanti. Era il 586 a.c.
L’esilio in Mesopotamia durò circa cinquanta/settanta anni, e terminò grazie alla mente
illuminata del Re persiano Ciro, il quale proclamò il famoso l’editto, che permise a coloro
che lo avessero desiderato, il ritorno alla propria patria. La maggior parte egli israeliti
ritornò a Gerusalemme e, dopo mille fatiche, ricostruì la città e riedificò il tempio.
Qui la storia si complica, infatti, dopo una relativa stabilità sociale si succedettero al potere
personaggi di diverso carisma, tra ideali di restaurazione della monarchia o di vassallaggio
verso il potere dominante del momento. In quel frangente storico l’uomo forte che
conquistò la ribalta internazionale proponendosi come il più grande conquistatore di ogni
epoca fu Alessandro Magno, il quale diffuse la cultura ellenistica e la lingua greca.
Ad Alessandro Magno succedette il potere romano, che fece di Israele una provincia
dell’Impero, refrattaria alla dominazione straniera. Più volte Israele insorse contro i romani
e la società ebraica elaborò un gruppo rivoluzionario, gli Zeloti, che noi definiremmo oggi o
terroristi o partigiani.
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La vicenda della figlia di Iefte,
ovvero: la storia di un padre bigotto e violento
Raggiunto il culmine della sopportazione, l’Imperatore romano, nel 70 d.c., occupò,
saccheggiò, e distrusse la città di Gerusalemme e il simbolo ad essa più caro: il tempio.
Il tempio di Gerusalemme non verrà mai più ricostruito. Ne rimane solo una parte: i ruderi
delle mura occidentali dove, ancora oggi, i pii israeliti vanno a pregare e piangere
lasciando tra le fenditure della roccia le loro invocazioni scritte. E’chiamato anche Muro del
Pianto.
La nostra attenzione si colloca in un momento preciso della vita del popolo di Israele, tra
l’uscita dall’Egitto e la prima Monarchia: il tempo del nomadismo. Si trattò di circa
duecento anni in cui le dodici tribù di Israele si organizzarono con efficacia; ogni
gruppo/tribù si dotò di un apparato militare e un gruppo di saggi, ed elesse una figura
carismatica, che radunava in sé il potere legislativo, giudiziario ed esecutivo. Si trattava di
un vero leader chiamato a guidare la propria tribù: in tempo di pace era una figura di
garanzia fra le parti, ma in tempo di guerra diventava capo supremo dell’esercito. Era il
Giudice.
Tra i molti giudici delle dodici tribù di Israele ne emerse uno, dalla vicenda oscura, un
uomo d’armi ed orgoglioso; il suo nome era Iefte; ascoltiamone la storia.
Dal Libro dei Giudici (11,29-40)
Lo spirito del Signore venne su Iefte ed egli
attraversò Gàlaad e Manàsse, passò a Mizpa di Gàlaad e
da Mizpa di Gàlaad raggiunse gli Ammoniti. Iefte fece
voto al Signore e disse: «Se tu mi metti nelle mani gli
Ammoniti, la persona che uscirà per prima dalle porte di
casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vittorioso
dagli Ammoniti, sarà per il Signore e io l’offrirò in
olocausto». Quindi Iefte raggiunse gli Ammoniti per
combatterli e il Signore glieli mise nelle mani. Egli li
sconfisse da Aroer fin verso Minnit, prendendo loro venti
città, e fino ad Abel-Cheramin. Così gli Ammoniti furono
umiliati davanti agli Israeliti.
Poi Iefte tornò a Mizpa, verso casa sua; ed ecco uscirgli incontro la figlia, con timpani e
danze. Era l’unica figlia: non aveva altri figli, né altre figlie. Appena la vide, si stracciò le
vesti e disse: «Figlia mia, tu mi hai rovinato! Anche tu sei con quelli che mi hanno reso
infelice! Io ho dato la mia parola al Signore e non posso ritirarmi». Essa gli disse: «Padre
mio, se hai dato parola al Signore, fa' di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca,
perché il Signore ti ha concesso vendetta sugli Ammoniti, tuoi nemici».
Poi disse al padre: «Mi sia concesso questo: lasciami libera per due mesi, perché io vada
errando per i monti a piangere la mia verginità con le mie compagne». Egli le rispose:
«Va'!», e la lasciò andare per due mesi. Essa se ne andò con le compagne e pianse sui
monti la sua verginità. Alla fine dei due mesi tornò dal padre ed egli fece di lei quello che
aveva promesso con voto. Essa non aveva conosciuto uomo; di qui venne in Israele
questa usanza: ogni anno le fanciulle d’Israele vanno a piangere la figlia di Iefte il
Galaadita, per quattro giorni.
Le Sacre Scritture parlano al nostro cuore e alla nostra volontà; ma, mentre le parole di
Gesù ci appaiono con immediata evidenza buone e degne di essere accettate, spesso le
parole dell’Antico Testamento suonano al nostro orecchio aspre, severe e lontane. Il
Vangelo ci invita al perdono, alla mitezza, alla pace, l’Antico Testamento ci parla di guerre,
di vendette, di condanne a morte, in sostanza non è “politicaly correct”; quindi è
abbastanza diffusa la tendenza ad escluderlo dalla riflessione religiosa.
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La vicenda della figlia di Iefte,
ovvero: la storia di un padre bigotto e violento
Salvo poi nella condotta pratica comportarci come Iefte che, orgoglioso e ignorante sulla
volontà di Dio, assassinò la sua unica figlia.
Sono convinto che abbiamo il dovere di confrontarci con tutta la parola di Dio, comprese le
pagine più dure. La lettura di Iefte, come dice il famoso biblista Paolo De Benedetti, fa da
”contravveleno a una concezione intimistico-spiritualista di Dio”.
Ci ha impressionato l'episodio della figlia di Iefte, sacrificata dal padre per il voto fatto a
Dio di offrirgli in sacrificio chi fosse uscito da casa sua al ritorno dalla vittoria sugli
Ammoniti.
Nel sacrificio di Isacco è Dio che chiede il sacrificio che alla fine non si compie, mentre nel
caso della sfortunata figlia di Iefte il sacrificio si compie e viene proposto dall'uomo, Iefte
stesso.
Nella sua ignoranza, che viene da una vita intera dedicata alla guerra, Iefte si rivolge ad
un Dio che non è quello dell’Alleanza ma ad un dio minore, fatto ad immagine e
somiglianza dell’uomo, un dio che, secondo Iefte, avrebbe accettato lo scambio tra la
vittoria ed una vita umana.
Là dove l’uomo si fa un’immagine di Dio secondo il proprio pensiero e la propria economia,
si strutturano le prime tracce del fondamentalismo, e, come conseguenza immediata, si
giunge all’assassinio. E quale assassinio: la stessa figlia! Nel nome di questo dio minore,
che assomiglia molto al piccolo uomo, non si può esitare nemmeno nella distruzione del
proprio popolo, della propria gente, dei propri stessi cari.
I fatti di cronaca di questo primo decennio del terzo millennio, dove il braccio
fondamentalista armato del terrorismo internazionale immola i suoi stessi figli, raccontano
la stessa drammatica vicenda. C’è un piccolo uomo con una coscienza piccola ed un dio
minore assetato di sangue.
Il fatto è che questi dei minori prodotti dall’uomo sono potentissimi; parlano e convincono
le menti al successo e alla prevaricazione, alla violenza e al potere. Sono i frutti della
estensione della coscienza malata dell’uomo. Mi pare di vedere molta modernità nella
vicenda religiosa di Iefte, uomo che sa di Dio: dio è grande, può tutto, sta sopra gli uomini,
vede, scruta; esattamente un dio come ce lo immaginiamo noi. Iefte non vive
un’esperienza di fede e di apertura al trascendente ma una semplice esperienza religiosa
verso un dio minore, frutto della sua coscienza: si tratta di una esperienza religiosa
bigotta.
L’ignoranza su Dio crea divinità mostruose assetate di sangue.
L’ignoranza su Dio uccide la propria discendenza.
L’ignoranza su Dio arma la propria mano contro il fratello.
Oggi, dove la comunicazione è efficace e velocissima, dove un’infarinatura generale sulle
“cose della religione” è facilmente fruibile dalla T.V. dai libri e da internet, rischiamo molto
di essere come Iefte, certo non assassini cruenti ma mortificatori delle speranze dei nostri
figli.
La dove un uomo o una donna totalmente dediti al lavoro, al successo alla scalata sociale,
dove un uomo e una donna, spezzano il proprio tempo al guadagno e ai soldi,
inevitabilmente il loro Dio diventa un dio minore; e il dio minore di cui parleranno ai loro
figli sarà piccolo piccolo. Uomini e donne bigotti generano figli schiavi ed esposti alla
violenza mortificante dei genitori stessi,
C’è una forma di “omicidio” incruento dei nostri figli, quando ad essi viene consegnato un
dio minore, una caricatura del divino, Ora potranno accettarlo; domani, nell’età della
adolescenza, lo rimanderanno al mittente, stanchi delle “cose di religione”.
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La vicenda della figlia di Iefte,
ovvero: la storia di un padre bigotto e violento
Riflessioni e reazioni immediate per un dibattito.
 La drammatica vicenda narrata è capace di parlare della mia vita e per la mia vita? La
figura di Iefte interpella anche me?
 E’ possibile “uccidere” la speranza dei propri figli? Come, invece, si può dare loro vita?
 Il Dio che ho in mente assomiglia più al dio minore di Iefte o al Dio di Gesù?
 Resta la domanda sul silenzio di Dio. Come può Dio, grande e amante dell’umanità,
starsene zitto mentre una figlia innocente viene uccisa?
Salmo 115. L’unico vero Dio
Gli idoli delle genti sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano,
hanno occhi e non vedono,
hanno orecchi e non odono,
hanno narici e non odorano.
Hanno mani e non palpano,
hanno piedi e non camminano;
dalla gola non emettono suoni.
Sia come loro chi li fabbrica
e chiunque in essi confida.
Israele confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore, chiunque lo teme:
egli è loro aiuto e loro scudo.
Vi renda fecondi il Signore,
voi e i vostri figli.
Noi, i viventi, benediciamo il Signore
ora e sempre.
Appunti personali
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La vicenda della figlia di Iefte,
ovvero: la storia di un padre bigotto e violento
Dal Progetto di INIZIAZIONE CRISTIANA
Alla ripresa delle attività, dopo la pausa delle vacanze invernali, sino all’inizio della
Quaresima, comincia il tempo dell’ascolto, sia per genitori sia per i ragazzi, ma
con un’ attenzione specifica e spiccata per questi ultimi.
Sarà annunciato il cuore della realtà evangelica, vale a dire il Kerygma, il grido
della resurrezione di Gesù dai morti. Gli incontri per i ragazzi prenderanno avvio
nel giorno concordato dalle 17,00 alle 18,00 in oratorio, a partire dalla settimana
successiva al primo incontro dell’anno con le famiglie.
Per i genitori avverrà lo stesso annuncio del Kerygma, ovviamente attraverso
attenzioni differenti e specifiche.
E’ previsto un incontro sempre di sabato dalle 17,00 alle 21,00 con una cena di
condivisione.
Questo annuncio del Kerygma avrà come momento importante la consegna del
Vangelo di Marco, nella Messa della Festa della santa famiglia di Nazareth, di fine
gennaio.
Affidando il testo sacro alle famiglie è chiesto ai genitori di cominciare a leggerne
alcune pagine ai loro ragazzi, di fare cioè una piccola oasi di preghiera;
indicheremo i brani più significativi offrendo anche qualche chiave di lettura
semplice.
Dalla festa della santa famiglia fino all’inizio della Quaresima inizierà dunque una
sorta di movimento di autoeducazione della famiglia, in cui l’annuncio partirà
proprio dal cuore della stessa famiglia, dai genitori ed eventualmente dal fratello o
dalla sorella più grande.
Nel tempo di Quaresima (e, all’occorrenza anche nel periodo successivo), i
presbiteri e gli educatori, faranno visita personale alle famiglie; ci si recherà nelle
loro case e, insieme, si leggeranno e commenteranno quelle pagine di Marco
precedentemente indicate, si pregherà insieme e ci sarà la possibilità di fare una
prima riflessione comune sul cammino iniziato ormai da più di un anno.
Ci attende una fase nuova che comincerà con gli incontri di catechesi infrasettimanali dei
ragazzi e con la proposta delle Oasi nelle vostre case. Per aiutarvi a gestire bene e senza
affanni il compito che ci attende vi inviteremo ad una breve riunione domenica 12 febbraio.
Avvisi
1. La catechesi infrasettimanale dei ragazzi comincia martedì 24 gennaio alle ore
17,00.
2. Domenica 29 gennaio Festa della santa Famiglia di Nazareth vi attendiamo alla
santa messa delle ore 10,00 per la celebrazione della consegna del Vangelo di
Marco, che sarà lo strumento prezioso per le vostre oasi in casa, durante le quali
potrete radunare la famiglia per l’ascolto e la spiegazione della Parola di Dio. In
quella data vi forniremo anche di schede semplicissime per aiutarvi in questo
compito bello ed emozionante.
3. Domenica 12 febbraio alle ore 16,00 vi attendiamo per una breve riunione nella
quale illustrare il senso dell’ultima parte del cammino, stendere il calendario delle
visite alle vostre famiglie e organizzare la gita di fine anno, che concluderà l’anno di
catechesi.
Parrocchia Santa Maria Regina – Busto A.
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