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ESPRESSIONI DIALETTALI

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ESPRESSIONI DIALETTALI
ESPRESSIONI DIALETTALI
Fàrghen de ogni erba an fas:
Fare d’ogni erba un fascio.
Fàrghen fa ‘l poržel de Sant’Antoni:
Fare come il porco di Sant’Antonio (Abate).
Bighellonare di casa in casa accettando di tutto (come il porchetto allevato per i parroco dalla bontà
dei parrocchiani che lo sfamavano per via).
Magnar co i dent alti:
Mangiare con i denti alti.
Si dice di colui che mangia malvolentieri.
Farghen da bo e da vaca:
Fare come da bue e da vacca.
Combinarne di tutti i colori.
Farghe lustro co la candela:
Illuminare con la candela.
S’applica a chi tenta di rendere chiare le situazioni altrui senza saperne abbastanza.
Al diàol al met entro la coda:
Il diavolo ci mette la coda.
Si dice quando nasce qualche complicazione inaspettata.
(Mandar) al mànego drìoghe a la manera:
Mandare (lasciar andare il manico dietro l’ascia.
Si dice quando si perde il controllo di una situazione.
Al é an paciapaternoster:
È un mastica paternoster.
Si applica a chi sembra molto pregare ma che ha poca coerenza cristiana.
Far an brodo lonc:
Fare un brodo lungo.
Ritardare a posta un compromesso. Si dice soprattutto dei fidanzamenti lunghi.
Cèner a peca:
Tenere all’orma.
Sottomettere qualcuno obbligandolo ai propri passi.
Farse cioc par no pagar al cont:
Farsi ubriaco per no pagare il conto.
S’applica quando qualcuno fa il distratto o lo scemo per incastrare l’altro.
Co se à dit, se à dit:
Quando si è detto, si è detto.
Bisogna rispettare la parola data.
Poareti, ma galantomi:
Magari poveri, ma galantuomini.
È un invito al comportamento leale che talvolta è usato con accento satirico, all’incontrario.
Dìrghen de fine e de grose:
Dirne di fine e grosse.
Dire di tutto, senza ritegno o filtro.
Coraio e avanti:
Coraggio ed avanti.
È un motto di sostegno e augurio.
Oler al é poder:
Volere è potere.
Farse maraveie:
Meravigliarsi.
Al é come insegnarghe a n žucon:
È come insegnare ad una zucca.
È tempo sprecato, che non porta a nulla.
‘Ndar co i pie de piombo:
Andare con i piedi di piombo.
Procedere lentamente e con cautela.
Star co i pie inte le scarpe:
Stare con i piedi nelle scarpe.
Non perdere di vista la realtà. Non fare sciocchezze.
Al é come far an bus inte ‘l acqua:
E’ come fare un buco nell’acqua.
È inutile e ridicolo.
Al é come ma§nar al aqua inte ‘l molin:
È come macinare l’acqua col mulino.
È inutile e ridicolo.
Al é come parlarghe a l mur:
È come parlare al muro.
… e il muro, non comprende: allora, è inutile parlargli.
Arte (roba) da gnent:
Cose da nulla, di poco conto.
Arte (roba)da mat:
Cose di pazzi.
È una esclamazione di sorpresa.
Far le part giuste (juste):
Fare le parti giuste (uguali).
Comportarsi con giustizia
Far véder bianc onde che l é negro:
Fare vedere bianco dove è nero.
Oler far vèder an pel inte ‘l ovo:
Volere fare guardare un pelo nell’uovo.
Sottolineare, rimarcare eccessivamente.
Lavar dó:
Lavare giù.
Criticare a più non posso
Cèner qualchedun stentà:
Mantenere qualcuno a stenti.
Sfruttare gli altri.
Ogni mort de vesco (Papa):
Ogni morte di (vescovo Papa).
Molto di rado.
‘Ndar a toržio:
Andare a spasso.
Tut intabarnà:
Coperto totalmente con tabarro e cappello.
Si dice quando uno si copre eccessivamente.
Al par an ton-ton de maio:
Sembra un tuono di maggio.
Si dice di colui che disturba chiedendo sempre nel medesimo modo.
Ciamarse gramo:
Pentirsi.
Na §banduiada de qualcosa:
Un vassoio di qualcosa.
Si dice di che mangia all’eccesso.
‘Ndar co le ostreghe (bale par aria):
Andare con le ‘ostriche’ (testicoli all’aria.
Cadere, anche nel senso metaforico di fallire o patire un disastro.
Al par gnist fora de l mal temp.
Sembra uscito del cattivo tempo.
Si dice quando una persona si presenta arrabbiata o sciupata nelle vesti.
Al ól star par sóra come l’oio:
Vuole esseresempre sopra come l’olio.
Si parla del superbio.
‘Ndar par le mèio:
Andare verso il meglio.
(Èser) tut an cul e na braga:
Essere tutto culo e mutande.
Si dice di due persone eccessivamente attaccate l’una all’altra.
Sabaiot!:
Tutto pulito!.
Espressione delle casalinghe quando hanno finito il mestiere della pulizia in casa (da savaiàr,
savajòt, sistemare, ben sistemato).
‘Ndar de fià:
Perdere in fiato.
Per ridere o per sgridare troppo, per spavento o per una sorpresa.
‘Nda su l mus!:
Ma vattene sull’asino!
Va via, va distante da qua!
‘Nda su i schit!:
Vattene sul guano (delle galline!
To dàn, to dàn!:
Tuo danno!
Peggio per te!
Bona note, menegote:
Buona notte, fagotti.
Lo dicono le mamme ai propri figli dopo averli messi a letti, sotto le lenzuola.
A tu fam?
Magna curam (ledam):
Hai fame? Mangia cuoio (concime).
È il dialogo scherzoso tra madre e figlio quando il piccolo disturba ogni momento chiedendo cibo.
‘Ndar in steca:
Andare in stecca.
Dimagrire moltissimo, a causa di una malattia o di una cura dimagrante.
Nut infante:
Ignudo infante.
Proprio senza nulla, come bambino neonato.
Al é an galobo:
è un ‘tondo’, uno stupido.
Gnir al vers:
Mettersi in forma.
Eser sordo fa an campanon:
Essere sordo come una grossa campana.
Nella supposizione che la campana sia grande ma rotta, perciò, il suo suono é sordo.
‘Ndar in fra cor:
Andar di traverso al cuore.
Perdere la simpatia, perdere la stima o ammirazione di una persona.
Far la scu§a:
Scusarsi, ma solo formalmente
È di abitudine quando non si voglia apparire maleducati. Ad esempio quando qualcuno offre cibo,
dolciumi o quant’altro che possa apparire eccessivo (si dice … ma no, beh, solo per assaggiare …)
Portar fora qualchedun:
Portare fuori a qualcuno.
Difendere o giustificare una persona a tutti i costi.
Portarla fora:
Portarla fuori.
Cavarsela, risolvere un problema.
Mal tuturì:
Di cattivo aspetto.
Si dice di una persona che, guarito da recente di una malattia, ferito, mal vestito, si presenta pallido
ed emaciato.
Lito loto:
(equivale a piano piano.
Far le coglienze:
Fare buona accoglienza, coccolare.
Eser an bismul (mulós):
Esseredue volte un mulo.
Essere eccessivamente cocciuto o tenere eccessivamente il broncio.
De soprapì:
D’abbondanza.
Quando qualcosa avanza.
Bona sera, bon filò! Me oleu? Sì o no:
Buona sera, buona chiacchierata! Me volete? Sì o no.
È il modo di salutare, sempre scherzoso, di chi arriva in casa d’amici mentre stanno a tavola e si
vuole, in qualche modo, scusare. Si rifà ad un più antico modo di presentarsi ai convegni serali
quando le famiglie si riunivano per trascorrere in compagnia le sere di inverno (far filò).
Far crèchis:
Fare crac.
Andare in rovina, schiantare.
Córer come an crec:
Correre come un lampo.
Esere §-gnec o §-gnaric:
Essere tenericcio o moccioso.
Ciapar al scors:
Prendere la corsa.
Correre rapidamente per fuggire.
‘Ndarge drìo a la (se)conda:
Assecondare
Farghe le fronde a l discorso:
Mettere le frange al discorso.
Esagerare con fronzoli il discorso.
Ghe à tocà le §brìndole:
Gli sono toccate le briciole.
Far le caròbole:
Fare le caccole (col moccio).
Farse i rul:
Farsi i ricci.
Rendersi vanitosi, vantarsi.
Ténderghe come a n rosolio:
Badare a lui (lei, ciò, come si fa col rosolio).
Stare attento alla gestione di una cosa preziosa (come il rosolio, che è un buonissimo e raro liquore
a base di essenza di rose).
Mone§in, mone§in:
Morbido, morbido.
Ciapar la §gornada masa curta:
Prendere una gugliata di filo troppo corta (per inserirla nella cruna dell’ago).
Sbagliare qualcosa scegliendo male.
Tu par an pižal1:
Sembri un guanto.
Si dice di una persona che si è messo dei vestiti troppo stretti.
1
Pižal: ditale di stoffa atto a proteggere un dito.
Portar le §lambrane:
Essere inflaccidito.
Si dice dei tessuti di origine sia vegetale che animale, umani compresi.
Far filò:
Fare chiacchiere.
Criticare o mormorare sugli altri.
Pèrder la stramontana:
Perdere la tramontana.
Perdere l’orientamento, impazzire.
Eser al vers:
Essere al verso giusto, in perfetta forma.
Magnarghe la foia:
Mangiargli la foglia.
Comprendere in anticipo.
Petàrghela a un:
Affibbiarla a qualcuno.
Caricare altri di un qualcosa che essi non vorrebbero (in senso figurato).
Fàrghela véder a un:
Farla vedere a uno.
Dimostrare in qualche modo forzato a qualcuno che si e sbagliato nel proprio giudizio.
Puiàrghele a un:
Appoggiarle a uno.
Mettere le mani addosso, colpire, percuotere una persona.
‘Ndar a ažetar:
Andare a accettare.
Il giorno delle nozze, il fidanzato (nuiž portava la fidanzata (nuiža per le case dei suo parenti più
vicini affinché pubblicamente li riconoscesse e accettasse. Dopo lei faceva lo stesso con lui. Nel
corso delle visite si portava una cesta o borsa piena di dolci, regali o confetti che si distribuivano ai
nuovi congiunti, i quali approfittavano dell’occasione per indossare (imprumar i vestiti nuovi).
Aver la testa dura come n alcùden:
Avere la testa dura come incudine.
Essere testardo.
Aver la §mànte§a bona:
Avere il mantice buono.
Avere polmoni sani e capienti, per correre, lavorare, o camminare senza mai fermarsi.
Aver la testa speciolida:
Avere la testa rilucente (come uno specchio.
Si dice dei calvi per prenderli in giro.
No inžiscar al can che ‘l te morž la man:
Non aizzare il cane che ti morde la mano.
Non provocare ulteriormente qualcuno.
No de§missiar al can che ‘l dorm:
Non svegliare al cane che dorme.
Il proverbio è analogo nel senso al precedente.
De tute le progenie (de ogni progenie):
Di tutte le progenie (d’ogni progenie).
Di qualunque tipo o classe.
No asar de ocio:
Non distogliere lo sguardo.
Persevera strettamente nella sorveglianza.
Oler véderla fora:
Volerla fuori dello sguardo.
Voler che sia finalmente conclusa una cosa o una azione.
Cèner in longa:
Tenere per le lunghe.
Temporeggiare eccessivamente.
§brisar fora na parola:
Scivolar fuori una parola.
Dire qualcosa inavvertitamente.
Ingrumarse al cor:
Opprimersi il cuore.
Avere grave preoccupazione per una persona o un problema.
Orbo (sordo, mat, ros) ... patoco!:
Cieco (sordo, pazzo, rosso) ... ma proprio tanto!.
Darse co la sapa do par i pié:
Darsi la zappa sui piedi.
Cadere vittime di se stessi..
Senža bàter žéia:
Senza battere ciglio.
Se gnomo paghése ...
Se lo gnomo pagasse...
Se avessi un profitto ogni volta che … sarei ricco.
Fora de maz:
Fuori dal mazzo.
Diverso dagli altri.
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