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Patrizia Guarnieri

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Patrizia Guarnieri
Patrizia Guarnieri
La storia, la scomparsa e l’omicidio di quattro bambini in due anni, fra il 1873 e il 1875, a
Incisa Valdarno, è ricostruita con grande perizia nel libro L’ammazzabambini. Legge e
scienza in un processo di fine Ottocento di Patrizia Guarnieri, edito da Laterza nella collana
Robinson/Letture.
L’assassino, Carlo Grandi, incisano di 24 anni, di mestiere carradore, detto anche Nano, o
Pelato, o Ventundita, venne scoperto grazie a una ragazzina di 12 anni che sentendo le urla di
un bambino, Amerigo, potenziale quinta vittima, riuscì a dare l’allarme e a salvarlo.
Carlo Grandi venne preso in flagrante e i resti delle sue giovani vittime furono ritrovati nella
sua bottega. L’incubo era finito ma la vicenda continuò a suscitare numerosi interrogativi.
Nuovi per l’epoca, inquietanti ancora oggi.
Davanti a certi crimini non basta più, infatti, accertare chi è stato. Si vuole saperne di più.
Perché l’ha fatto? Chi è veramente l’assassino che viveva in mezzo a noi? Un mostro criminale
o un pazzo pericoloso? Chi è in grado di giudicarlo? La legge o la scienza? Quale sorte deve
essergli impartita?
A queste e ad altre domande cerca di rispondere nel suo volume Patrizia Guarnieri, professore
di Storia contemporanea all’Università di Firenze, dove insegna anche Storia della Scienza,
presso la Facoltà di Psicologia.
Attraverso una ricerca minuziosa su fonti diverse, l’autrice analizza l’istruttoria dei magistrati,
le strategie dei medici interpellati dal tribunale, il dibattimento a Firenze davanti alla corte, alla
giuria popolare e a un folto pubblico, nonché il ruolo assai influente della stampa.
“…Davanti a certi crimini non basta accertare chi è stato. Bisogna sapere perché l’ha fatto, chi
è l’assassino che viveva in mezzo a noi. Un mostro, un pazzo, un disperato? Chi deve
giudicarlo, la legge o la scienza? Sarebbe stato possibile capire prima, evitare i lutti? Che pena
merita? Un dibattito di fine Ottocento, che si può prendere pari pari, così com’è, e riproporre
oggi: siamo ancora a quel punto, non un passo avanti è stato fatto. Nella vita pubblica come
in quella privata, di fronte a crimini individuali e collettivi: come si fa a capire prima, si
possono evitare, perché è successo, quali sono le ragioni che portano alla violenza e chi deve
giudicare, chi può farlo? Chi deve punire, in base a quali criteri si stabilisce il torto: di fronte
alla morte di un bambino, o di cento, vale ancora stabilire i motivi per cui si uccide e se vale,
che peso ha?
Patrizia Guarnieri ha scritto anche un bellissimo saggio sulle madri che uccidono i figli, Leo
Olschki editore. Parla del nostro codice penale, di come codifichi una realtà inesistente. Parla di
leggi lontanissime dalla vita, e parla di vita vera…”
(Concita De Gregorio, www.dweb.repubblica.it, 29.07.2006)
Patrizia Guarnieri è professore di Storia contemporanea all'Università di Firenze, dove insegna
anche Storia della Scienza, presso la Facoltà di Psicologia. Si occupa di storia della cultura
positivistica, di storia della salute mentale, di maternità e infanzia. Tra le sue numerose
pubblicazioni, con Laterza è uscita Introduzione a James (1985). Di recente ha curato Bambini
e Salute in Europa 1750-2000 (Polistampa 2004).
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