...

Commento inteso alla costruzione pratica della

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

Commento inteso alla costruzione pratica della
Commento inteso alla costruzione
pratica della macchina per
esplorare il tempo
Alfred Jarry
Edizione in italiano
Patakosmos Press Open Access, 2013.
(CC)Creative Commons
Patakosmos Press Open Access è un progetto divulgativo di editoria on-line che fornisce accesso
in tutte le lingue dei testi scientifici, studi e ricerche
patafisiche nel mondo. Il progetto ha il solo scopo
di diffondere le pubblicazioni riguardanti la grande
Scienza e attualmente libere dai diritti d’autore.
________________________________
Per pubblicare con Patakosmos Press
e tutte le info:
www.patakosmos.com
Commento inteso alla costruzione
pratica della macchina per
esplorare il tempo
Alfred Jarry
Fonte:
duepunti edizioni digitali
scritti patafisici [open access]
www.duepuntiedizioni.it
In copertina:
“La macchina del tempo” di Giovanni Ricciardi
I. LA NATURA DEL MEZZO
Non è più malagevole costruire una Macchina per esplorare il Tempo di quanto non sia
costruirne una per esplorare lo Spazio, che
si consideri il Tempo come la quarta dimensione dello Spazio o come un luogo del tutto
differente quanto al suo contenuto.
Si definisce abitualmente il Tempo: il luogo
degli eventi, come lo Spazio è il luogo dei
corpi. O più semplicemente: la successione,
mentre lo Spazio – che si tratti dello spazio
euclideo, ovvero a tre dimensioni; oppure
dello spazio a quattro dimensioni, implicato
dall’intersezione di più spazî tridimensionali;
o degli spazi di Riemann, dove le sfere sono
reversibili, poiché il cerchio è la linea geodesica sulla sfera avente il medesimo raggio; o
degli spazî di Lobacevskij, dove il piano non è
reversibile; o ancora di qualunque altro spazio non euclideo, riconoscibile per il fatto che
non vi si possono costruire due figure simili
– è la simultaneità.
Ogni parte simultanea del Tempo è estesa,
e pertanto può essere esplorata servendosi
di macchine per esplorare lo Spazio. Il presente è esteso in tre direzioni. Qualora ci si
trasporti in un punto qualsiasi del passato o
2
del futuro, questo punto, al momento in cui
vi si soggiorna, sarà presente ed esteso in tre
direzioni.
Lo Spazio, o Presente, ha reciprocamente le
tre dimensioni del Tempo: lo spazio percorso o passato, lo spazio a venire e il presente
propriamente detto.
Lo Spazio e il Tempo sono commensurabili.
L’esplo­razione in base alla conoscenza dei
punti dello Spazio può effettuarsi soltanto nel
corso del Tempo. E per misurare quantitativamente il Tempo, lo si riconduce allo Spazio
del quadrante dei cronometri.
Lo Spazio e il Tempo, che hanno la stessa natura, possono essere considerati come stati fisici differenti della medesima materia, o
modi diversi del movimento. A meno che non
li si voglia considerare in definitiva come forme del pensiero, si intende lo Spazio come
una forma solida e un sistema rigido di fenomeni, mentre è divenuto di fatto banale
comparare il Tempo a un liquido animato da
un movimento rettilineo e uniforme, costituito da molecole mobili la cui minima facilità
di scivolamento o la viscosità, insomma, non
è altro che la coscienza.
Poiché lo spazio intorno a noi è fisso, per
esplorarlo ci muoviamo con il veicolo della
Durata. Questa svolge in cinematica il ruolo di
3
una variabile indipendente qualsiasi, in funzione della quale si determinano le coordinate dei punti considerati. La cinematica è una
geometria. I fenomeni in tal caso non hanno
un prima e un poi, e il fatto che noi creiamo
una tale distinzione prova che ce ne lasciamo
coinvolgere.
Ci muoviamo nel senso del Tempo e con la
stessa velocità, poiché siamo noi stessi parte
del presente. Se potessimo rimanere immobili nello Spazio assoluto, attraverso il Corso
del Tempo, cioè rinchiuderci immediatamente in una Macchina che ci isoli dal Tempo
(eccezion fatta per quel poco di «velocità di
durata» normale di cui rimarremmo animati per via dell’inerzia), ogni istante futuro e
passato (constateremo in seguito che il Passato è oltre il Futuro, visto dalla Macchina)
sarebbe esplorato in successione, così come
lo spettatore sedentario di un panorama ha
l’illusione di un rapido viaggio attraverso paesaggi successivi.
4
II. TEORIA DELLA MACCHINA
Una macchina che ci isoli dalla Durata, o
dall’azione della Durata, invecchiare o ringiovanire, scuotimento fisico impresso a un
essere inerte mediante una successione di
movimenti, dovrà renderci trasparenti a tali
fenomeni fisici, farceli attraversare senza che
ci modifichino o ci spostino. Questo isolamento sarà sufficiente (è peraltro impossibile realizzarne uno più perfetto) se il Tempo,
superandoci, ci trasmette un impulso minimo, che tuttavia dovrà compensare il rallentamento della nostra durata abituale, conservata dall’inerzia; rallentamento, questo,
dovuto a un’azione comparabile alla visco­
sità di un liquido o all’attrito di una macchina.
Essere immobili nel Tempo significa dunque
attraversare (o esserne attraversati senza subire alcun danno, come un riquadro di vetro
lascia passare un proiettile senza infrangersi,
o meglio come il ghiaccio si riforma una volta che sia stato sezionato con un fil di ferro e
un organismo è percorso senza lesioni da un
ago asettico) ogni corpo, ogni movimento o
ogni forza il cui luogo successivo sarà il punto
dello Spazio scelto dall’Esploratore per la partenza della suamacchina per essere immobili.
5
La Macchina dell’Esploratore del Tempo
deve:
1° Essere di una rigidità, ovvero di un’elasticità, assoluta, al fine di penetrare il solido più
denso come se si trattasse di vapore estremamente rarefatto.
2° Venir sottoposta alla gravità al fine di rimanere nel medesimo luogo dello spazio,
ma abbastanza indipendente dal movimento
diurno della terra per poter conservare una
direzione invariabile nello Spazio assoluto; a
mo’ di corollario: benché pesante, incapace
di cadere se il suolo, nel corso del viaggio,
dovesse incavarsi.
3° Non essere magnetica, al fine di non subire l’influenza di rimando (vedremo in seguito
perché) della rotazione del piano di polarizzazione della luce.
Esiste un corpo ideale che soddisfa la prima
condizione: l’etere luminoso, solido elastico perfetto, poiché le vibrazioni d’onda vi si
propagano alla velocità nota; penetrabile da
qualunque corpo o capace di penetrare ogni
corpo senza attrito calcolabile, poiché la Terra vi gravita come nel vuoto.
Ma, ed è questa la sua unica somiglianza con
6
il corpo circolare o etere aristotelico, non ha
natura grave; e, girando nel suo insieme, determina la rotazione magnetica scoperta da
Faraday.
Ora, un materiale molto noto è l’eccellente
etere luminoso, e soddisfa i tre postulati.
Ricordiamo brevemente la costituzione
dell’etere luminoso. È un sistema ideale di
particelle materiali che agiscono le une sulle altre per mezzo di molle prive di massa.
Ciascuna molecola è meccanicamente l’involucro di una bilancia a molla i cui bracci di
sospensione sono connessi a quelli delle molecole vicine. Una trazione sul braccio dell’ultima molecola farà vibrare l’intero sistema,
esattamente come avanza il fronte dell’onda
luminosa.
La struttura della bilancia a molla è analoga
alla circolazione senza rotazione dei liquidi
infinitamente grandi attraverso aperture infinitamente piccole, o a un sistema articolato
di aste rigide e volani in rapido movimento di
rotazione sorretti da tutte le aste o soltanto
da alcune.
La bilancia a molla si distingue dall’etere luminoso soltanto perché ha un peso e non gira nel suo
insieme, come neppure l’etere luminoso farebbe
in un campo sprovvisto di forza magnetica.
7
Se si rendono le velocità angolari dei volani
sempre più elevate, o le molle sempre più
tese, i periodi dei movimenti vibratori elementari diverranno sempre più brevi e le
ampiezze diminuiranno progressivamente: i
movimenti saranno allora sempre più simili a
quelli di un sistema perfettamente rigido formato da punti materiali mobili nello Spazio,
che gira secondo la ben nota legge di rotazione dei corpi rigidi che hanno movimenti
inerziali uguali intorno ai tre assi principali.
In sintesi, il perfetto elemento di rigidità è il
girostato.
Sono note delle porzioni di rame, circolari o
quadrate, che contengono un volano in rapida rotazione su un asse interno. In virtù della
rotazione, il girostato si mantiene in equilibrio su qualunque lato. Se spostiamo il centro di gravità poco al di fuori della verticale
del punto d’appoggio, gira in azimut e non
cade.
È noto che l’azimut sia l’angolo compreso tra
il meridiano e il piano individuato dalla verticale del luogo e da un punto dato, per esempio una stella.
Quando un corpo è animato da un movimento di rotazione intorno a un asse del quale un
8
punto sia compreso nel movimento diurno
del globo, la direzione del suo asse di rotazione permane invariabile nello Spazio assoluto; in modo tale che per un osservatore coinvolto a sua insaputa nella rotazione diurna,
quest’asse sembra muoversi uniformemente
intorno all’asse del globo, esattamente come
farebbe un cannocchiale parallattico costantemente puntato in direzione della medesima stella molto vicina all’orizzonte.
Tre girostati in rapida rotazione, le cui linee
dei cuscinetti siano parallele alle tre dimensioni, producono la rigidità cubica. L’Esploratore seduto in sella alla Macchina è – meccanicamente – rinchiuso all’interno di un cubo
la cui rigidità è assoluta, capace di penetrare
qualunque corpo senza esserne modificato,
al modo dell’etere luminoso.
E abbiamo appena visto che la Macchina è
sospesa secondo una direzione invariabile
nello Spazio assoluto, ma in relazione con il
movimento diurno della Terra, al fine di avere un riscontro del tempo percorso.
Infine, è del tutto sprovvista di parti magnetiche, come si vedrà dalla sua descrizione.
9
III. DESCRIZIONE DELLA MACCHINA
La Macchina è composta da un telaio d’ebano, analogo al telaio d’acciaio di una bicicletta. Le barre d’ebano sono assemblate per
mezzo di manicotti di rame saldati tra l’una e
l’altra.
I tre tori (o volani dei girostati), nei tre piani
perpendicolari dello spazio euclideo, sono di
ebano ricoperto di rame, montati secondo i
loro assi su molle di lamina di quarzo avvolta a
spirale (la lamina di quarzo si fabbrica secondo lo stesso procedimento del filo di quarzo);
le estremità ruotano su cardini di quarzo.
I telai circolari o le forcelle semi-circolari dei
girostati sono di nichel. Sotto la sella, un po’
in avanti, si trovano gli accumulatori del motore elettrico. Non vi è altro ferro nella Macchina oltre al ferro dolce dei magneti elettrici.
Il movimento si trasmette ai tre tori mediante scatole di rocchetti e catene senza fine di
filo di quarzo, avvolte su tre ruote dentate,
ciascuna sul medesimo piano di ciascun toro,
e collegate tra loro e a un motore per mezzo
di alberi e pignoni angolari. Un triplo freno
comanda simultaneamente i tre assi.
10
Ogni giro del volano anteriore aziona uno
scatto, e quattro telai d’avorio, giustapposti
o concentrici, attraverso una carrucola e un
filo senza fine, registrano i giorni, migliaia,
milioni e centinaia di milioni di giorni. Un telaio speciale, all’estremità inferiore dell’asse
del girostato orizzontale, è in relazione con il
movimento diurno terrestre.
Una leva, che s’inclina in avanti per mezzo di
un’impugnatura d’avorio, su un piano parallelo a quello longitudinale della Macchina,
regola l’accelerazione del motore; una seconda impugnatura, per mezzo di un fusto
articolato, rallenta la marcia. Si vedrà che il
ritorno dal futuro al presente si produce attraverso un rallentamento della marcia della
Macchina, e la locomozione in avanti nel passato, mediante una velocità ancora superiore (intesa a produrre una maggiore immobilità di durata) alla marcia in avanti nel futuro.
Perché si arresti in un punto qualsiasi della
durata, una leva blocca il triplo freno.
La Macchina in quiete è tangente al suolo in
corrispondenza dei telai circolari dei due girostati; in marcia, poiché il cubo girostatico
è immobile quando è in rotazione, o comunque fissato alla deviazione angolare che sarebbe determinata da una coppia costante,
si libra in azimut sull’estremità dell’asse del
girostato del piano orizzontale.
11
IV. Marcia della macchina
Per via delle azioni girostatiche, la macchina
è trasparente agli spazî successivi del Tempo.
Essa non dura, e conserva senza durata, al
riparo dai fenomeni, il suo contenuto. Benché oscilli nello Spazio, benché l’Esploratore
abbia addirittura la testa all’ingiù, pure egli
vede normalmente e continuamente nel medesimo senso gli oggetti un po’ distanziati,
poiché non ha punti di riferimento, dal momento che tutto ciò che è vicino è anche trasparente.
Poiché non dura, il tempo non trascorre durante il viaggio, per quanto questo sia lungo,
anche se si è fermato al di fuori della Macchina. Abbiamo detto che non dura se non
come un attrito o una viscosità, durata praticamente sostituibile a quella che avrebbe
continuato a subire se non fosse salito sulla
Macchina.
La Macchina messa in marcia si dirige sempre verso il futuro. Il Futuro è la successione
normale dei fenomeni: una mela è sull’albero, cadrà; il Passato è una successione inversa: la mela cade – dall’albero. Il Presente è
nullo. È una piccola frazione di un fenomeno.
Più piccola di un atomo. È noto che la gran12
dezza materiale di un atomo sia, secondo il
suo diametro, di centimetri 1,5×10-8. Non è
stata ancora misurata la frazione di secondo
di tempo solare medio alla quale è pari il Presente.
Come nello Spazio occorre, perché un mobile
si sposti, che sia più piccolo, nel senso del suo
contenente (la grandezza), di questo stesso
contenente; così occorre, perché la Macchina si sposti nella Durata, che sia minore in
durata rispetto al Tempo, il suo contenente,
vale a dire più immobile nella successione.
Ora, l’immobilità di durata della Macchina è
direttamente proporzionale alla velocità di
rotazione dei girostati nello Spazio.
Indicato il futuro con t, la velocità spaziale o
lentezza di durata, necessaria per esplorare il
futuro, dovrà essere,v essendo una quantità
di tempo:
v< t
Ogni volta chevsi avvicina a 0, la Macchina si
rivolge verso il Presente.
La marcia nel Passato consiste nella percezione della reversibilità dei fenomeni. Si vedrà la
mela saltare da terra nuovamente sull’albero, il morto resuscitare, poi la palla rientrare nel cannone. Questo aspetto visuale della
successione è già noto, in quanto può essere
13
ottenuto teoricamente superando la luce, e
poi continuando ad allontanarsi a una velocità costante, uguale a quella della luce. La
Macchina, per converso, trasporta l’Esploratore con tutti i suoi sensi in piena Durata,
e non a caccia di immagini preservate dallo
Spazio. Gli sarà sufficiente accelerare la marcia finché il quadrante che registra la velocità
(rammentiamo ancora una volta che velocità
dei girostati e lentezza di durata della Macchina, cioè velocità degli eventi in senso contrario, sono sinonimi) segna
v< – t
E continuerà a una velocità uniformemente
accelerata che regolerà all’incirca secondo la
formula della legge di gravitazione newtoniana, perché un passato anteriore a – t è indicato da < – t, e per raggiungerlo dovrà leggere sul quadrante una cifra equivalente a
v< (< – t)
14
V. IL TEMPO VISTO DALLA MACCHINA
Osserviamo che vi sono due Passati per la
Macchina: il passato anteriore al nostro presente, o passato reale, e il passato costruito
dalla Macchina allorché ritorna al nostro Presente, ovvero la reversibilità del Futuro.
Allo stesso modo, poiché la Macchina può
raggiungere il Passato reale soltanto dopo
che ha percorso il Futuro, essa attraversa un
punto, simmetrico al nostro Presente, punto parimenti morto tra futuro e passato, che
chiameremo appunto Presente immaginario.
Il Tempo si presenta così al nostro Esploratore
sulla sua Macchina come una curva, o meglio
una superficie curva chiusa, analoga all’etere [aither] di Aristotele. Noi stessi abbiamo
scritto altrove (Gesta e Opinioni, libro VIII),
per una ragione di poco differente, Ethernità. L’osservatore sprovvisto di Macchina vede
meno della metà dell’estensione del Tempo,
esattamente come un tempo la Terra era vista piatta.
Si deduce facilmente dalla marcia della Macchina una definizione della Durata.
Considerato che è la riduzione di t a 0 e di 0
15
a – t, diremo: La Durata è la trasformazione
di una successione in una inversione.
Cioè:
il divenire di una memoria.
Dr. Faustroll
16
Fly UP