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il marchio comunitario e la forma del prodotto

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il marchio comunitario e la forma del prodotto
IL MARCHIO COMUNITARIO
E LA FORMA DEL PRODOTTO
Avv. MARCO FAZZINI
Via Santa Sofia, 18
20122 Milano
[email protected]
A] In generale: tipi di protezione della forma del prodotto.
B] Il prodotto come segno distintivo oggetto di registrazione comunitaria. Le
principali norme di riferimento.
C] La forma del prodotto come segno distintivo oggetto di registrazione
comunitaria. Definizione della fattispecie “marchio di forma”.
D] Gli impedimenti alla registrazione comunitaria dei marchi di forma.
D.1] “Funzionalità” tecnica od estetica della forma (Art. 7.1.e RMC)
D.1.a] La forma imposta dalla natura del prodotto (Art. 7.1.e.i RMC)
D.1.b] La forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico (Art.
7.1.e.ii RMC).
D.1.c] La forma che dà un valore sostanziale al prodotto (Art. 7.1.e.iii RMC).
D.1.d] Marchio di forma e tutela dei modelli.
D.2] Carenza di carattere distintivo (Artt. 7.1.a, 7.1.b RMC).
D.3] Acquisto di carattere distintivo (Art. 7.3 RMC).
A] In generale: tipi di protezione della forma del prodotto.
La forma del prodotto è considerata oggetto di tutela sotto diversi profili:
• come “opera del disegno industriale” (Art. 2, n. 10, L. 22-4-1941, n. 633);
• come “particolare conformazione, disposizione, configurazione … di
parti” capace di conferire “particolare efficacia o comodità di
applicazione o di impiego” a macchine, strumenti, utensili, oggetti
d’uso (Art. 82, c. 1, D. Lgs. 10-2-2005, n. 30, CPI);
• come aspetto del prodotto, o di una parte di esso, dotato di “carattere
individuale”, quale risultante delle caratteristiche esteriori (Artt. 3 e 11,
Reg. CE 12-12-2001, n. 6/2002; Art. 31, CPI);
• come segno distintivo indicante la provenienza del prodotto da una
determinata impresa (Artt. 4 e 7 Reg. CE 20-12-1993, n. 40/94 - ora Reg. CE 26-22009, n. 207/2009 - RMC; Artt. 7 e 9 CPI; Art. 2598, n. 1, c.c.).
B] Il prodotto come segno distintivo oggetto di registrazione
comunitaria. Le principali norme di riferimento.
Articolo 4 RMC
“Segni atti a costituire un marchio comunitario. Possono costituire marchi
comunitari tutti i segni che possono essere riprodotti graficamente, in particolare
le parole, compresi i nomi di persone, i disegni, le lettere, le cifre, la forma dei
prodotti o del loro confezionamento, a condizione che tali segni siano adatti a
distinguere i prodotti o i servizi di un’impresa da quelli di altre imprese”.
[vedi anche: Art. 7 CPI; Art. 2 Direttiva CE 21-12-1988 n. 104]
Articolo 7 RMC
“Impedimenti assoluti alla registrazione.
1. Sono esclusi dalla registrazione:
a) i segni che non sono conformi all’articolo 4;
b) i marchi privi di carattere distintivo;
[omissis]
e) i segni costituiti esclusivamente:
i) dalla forma imposta dalla natura stessa del prodotto, oppure
ii) dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico,
oppure
iii) dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto;
[omissis]
3. Il paragrafo 1, lettere b), c) e d) non si applica se il marchio ha acquistato, per
tutti i prodotti o servizi per i quali si chiede la registrazione, un carattere distintivo
in seguito all’uso che ne è stato fatto.”
[vedi anche: Artt. 9, 13.1, 13.2 CPI; Artt. 3.1, 3.3 Dir. CE 89/104]
Articolo 51 RMC
“Cause di nullità assoluta.
1. [omissis] il marchio comunitario è dichiarato nullo:
a) allorché è stato registrato in contrasto con le disposizioni dell’articolo 5 o
dell’articolo 7;
[omissis]
2. Il marchio comunitario, registrato in contrasto con le disposizioni dell’articolo 7,
paragrafo 1, lettere b), c) e d), non può essere dichiarato nullo se, per l’uso che ne
è stato fatto, dopo la registrazione ha acquisito carattere distintivo per i prodotti o
servizi per i quali è stato registrato.”
[vedi anche: Artt. 13.3 e 25 CPI; Artt. 3.1, 3.3 Dir. CE 89/104]
C] La forma del prodotto come segno distintivo oggetto di
registrazione comunitaria. Definizione della fattispecie “marchio
di forma”.
Secondo un’opinione dottrinale, il marchio di forma non deve essere
necessariamente identificato con oggetti tridimensionali.
Da un lato, ci sarebbero marchi bidimensionali “intrinsecamente
connessi” al prodotto, così da costituirne la “forma”; dall’altro lato, la
casistica mostrerebbe vari esempi di forme tridimensionali estrinseche
ed indipendenti dal prodotto, non costituenti pertanto “forma del
prodotto”.
Seguendo questa dottrina, i caratteristici disegni riportati sui tessuti di
note case di moda per realizzare i loro prodotti costituirebbero “marchi
di forma”.
disegno tessuto Burberry’s
Al contrario, elementi tridimensionali come i seguenti
freccia Mercedes
non costituirebbero “marchi di forma”.
Spirit of Ecstasy Rolls Royce
E’ preferibile identificare i “marchi di forma” con i segni aventi una
struttura tridimensionale, mentre i segni a struttura bidimensionale
dovrebbero essere ascritti, a seconda dei casi, alla categoria dei marchi
denominativi od a quella dei marchi figurativi.
Depone in questo senso il dato normativo: nell’elenco dei segni che
possono costituire marchi comunitari, il riferimento alla “forma” è fatto
con riguardo alla “forma dei prodotti o del loro confezionamento” mentre i
“disegni” sono separatamente individuati (Art. 4 RMC).
Le Direttive UAMI relative all’esame delle domande di marchio
comunitario distinguono tra:
- “forme non correlate ai prodotti”;
- “forme costituite dalla forma dei prodotti stessi”;
- “forme di imballaggi o contenitori”.
Questa tripartizione rileva in primo luogo per la determinazione dei criteri
di esame dell’Ufficio, in relazione all’accertamento dell’insussistenza di
impedimenti assoluti alla registrazione, ma ha anche rilievo con riguardo
alla definizione della categoria dei marchi di forma.
Tra le forme appartenenti al primo gruppo, infatti, le Direttive UAMI citano
proprio l’esempio del marchio
freccia Mercedes
D’altro canto, il riferimento alla “forma del prodotto stesso” non può che
riferirsi ad un oggetto tridimensionale, e lo stesso vale per gli “imballaggi”
ed i “contenitori”.
Esistono comunque casi “borderline” dove la distinzione tra marchio di
forma e marchio figurativo è assai sottile e diventa difficile incasellare il
marchio nell’una o nell’altra categoria.
TPG 12-9-2007, Glaverbel, sup. vetro (fig.)
ctm 1259761 louis vuitton cuir-épi (fig.)
TPG 17-1-2007, georgia pacific, goffratura (3D)
Valore “confessorio” della dichiarazione fatta dal richiedente all’atto della
presentazione della domanda di marchio comunitario.
“Nella domanda va indicato se viene chiesta la registrazione di un marchio
tridimensionale. La riproduzione consiste in una riproduzione fotografica o
grafica del marchio e può consistere fino a sei diverse prospettive del
medesimo” (Regola 3.4, Reg. CE 13-12-1995, n. 2868).
Se nel modulo di domanda il richiedente non indica che intende registrare
un marchio tridimensionale, “l’Ufficio considererà la domanda come una
domanda di marchio bidimensionale figurativo” (Comunicazione n. 2/98 dell’8-41998 del Presidente dell’UAMI sull’esame dei marchi tridimensionali).
TPG 10-11-2004, Storck, forma confezione caramella (fig.)
La questione non ha un rilievo meramente astratto, poiché – al di là delle
enunciazioni di principio – in relazione ai marchi tridimensionali si è
formata una giurisprudenza specifica in seno al TPG ed alla CG.
Non si deve peraltro ritenere che le norme facenti riferimento
all’impedimento assoluto della “funzionalità” (tecnica od estetica) della
forma del prodotto (Art. 7.1.e RMC; Art. 9 CPI) possano applicarsi solo ai
“marchi di forma”, intesi come marchi tridimensionali.
Si tratta di norme enunciative di una regola finalizzata a soddisfare un
interesse pro-competitivo di ordine generale: quello di evitare che
attraverso la tutela (potenzialmente perpetua) derivante dalle registrazione
come marchio (o dalla protezione contro l’imitazione servile) possa essere
aggirato il principio della durata limitata dei diritti esclusivi su creazioni di
carattere tecnico od estetico suscettibili di attingere alla protezione
brevettuale.
Tali norme possono pertanto trovare applicazione analogica, se non
estensiva, anche ai marchi bidimensionali, in particolare ai marchi
figurativi costituiti da disegni e motivi riprodotti o ripetuti sulla superficie
esterna del prodotto.
In questo senso:
• Cass. 23-11-2001, n. 14863 (Etro, disegno tipo cachemire, nel quale figurano tre
elementi identici a forma di P intervallati da elementi floreali):
estende
l’applicazione dell’art. 18.1.c L.M. (ora, art. 9 CPI) agli oggetti
bidimensionali, sulla base del rilievo che l’ornamentalità della forma
prescinde dal carattere tridimensionale del prodotto;
• Cass. 16-7-2004, n. 13159 (Ferrero, ovetto bicolore)
applica analogicamente ai marchi di colore i limiti alla registrazione dei
marchi di forma previsti dall’attuale Art. 9 CPI;
• App. Milano 18-7-1995 (Burberry’s, disegno di tessuto), afferma l’applicabilità
dell’Art. 18.3 l.m. (ora, Art. 9 CPI) anche ai marchi figurativi
bidimensionali;
• Trib. Venezia 10-4-2006 (Asics, disegno costituito da quattro linee incrociate
apposte sulla tomaia di una scarpa), accomuna
le forme e le raffigurazioni
bidimensionali ai fini dell’applicazione dell’Art. 9 CPI;
• Trib. Venezia 24-1-2008 (Gilmar, parola ICE di particolare grafismo utilizzata
mediante applicazione di pietrine o lettere metalliche alla stanghetta di occhiali),
applica l’Art. 9 CPI ad un marchio registrato come figurativo.
Conclusioni:
• il marchio di forma è un segno che ha connotati tridimensionali;
• il marchio di forma può consistere nella forma del prodotto, fermi i
limiti di cui agli Artt. 7.1.a, 7.1.b e 7.1.e RMC (9 CPI);
• il marchio di forma può consistere in un elemento tridimensionale
estrinseco – ma connesso - al prodotto;
• il marchio di forma può consistere nel contenitore o nella confezione di
un prodotto che ha una sua forma specifica (CG 12-2-2004, Henkel, fa
l’esempio delle confezioni di chiodi);
• il marchio di forma può consistere nel contenitore o nella confezione di
un prodotto che non ha una sua forma specifica (es. bottiglie
contenenti liquidi; flaconi contenenti sostanze gassose);
• i disegni, i motivi, le etichette ed in genere gli elementi bidimensionali
applicati sul prodotto o sulla confezione di esso non sono marchi di
forma, e tuttavia ad essi potranno essere applicati analogicamente gli
Artt. 7.1.e RMC e 9 CPI, soprattutto in relazione alla loro possibile
attitudine a conferire “valore sostanziale” al prodotto;
• esistono casi limite (es. cuir épi, superficie vetro, goffratura), in cui la
tridimensionalità non è evidente e si pone il problema dell’ascrivibilità
del segno alla categoria dei marchi figurativi piuttosto che a quella dei
marchi di forma.
Notevole cautela nei vari Paesi rispetto al riconoscimento dei marchi di
forma.
• Negli U.S.A., il “product design” – a differenza del “product
packaging” – non è, per definizione, considerato “inherently
distinctive”, cioè dotato di carattere distintivo intrinseco. Per ottenerne
la registrazione sul registro principale occorre che il richiedente dia
prova dell’acquisizione di un secondary meaning (USC, Wal-Mart Stores v.
Samara Brothers, 2000). La
Corte Suprema ritiene che i consumatori siano
consapevoli del fatto che la forma del prodotto – anche la più inusuale
– non ha la funzione di identificare l’origine del prodotto, ma quella di
renderlo più utile od attraente.
• In Giappone, nel maggio del 2008 un tribunale ha per la prima volta
riconosciuto come valido marchio di forma un contenitore privo di
etichette, scritte o figure
bottiglia coca cola
• In Cina, solo con grande fatica è stato ottenuto il riconoscimento di
marchi di forma quali
accendino zippo
ferrero rocher
mentre il Ministero dell’Industria e del Commercio rifiuta
sistematicamente la registrazione di forme o particolari di autoveicoli.
D] Gli impedimenti alla registrazione comunitaria dei marchi di
forma.
La registrazione del marchio di forma è subordinata all’insussistenza dei
medesimi impedimenti (assoluti e relativi) previsti per gli altri tipi di marchi
negli Artt. 7 e 8 RMC. In particolare, il marchio di forma è soggetto ad un
esame di conformità rispetto a tutti gli impedimenti previsti e ciascuno
deve essere interpretato ed applicato, caso per caso, alla luce
dell’interesse generale sotteso ad ognuno di essi (CG 8-4-2003, Linde).
Conviene focalizzare l’attenzione su due impedimenti:
• “funzionalità” tecnica od estetica della forma (Art. 7.1.e RMC);
• carenza di carattere distintivo, in astratto ed in concreto (Artt 7.1.a, 7.1.b
RMC).
D.1] “Funzionalità” tecnica od estetica della forma (Art. 7.1.e RMC).
“1. Sono esclusi dalla registrazione:
[omissis]
e) i segni costituiti esclusivamente:
i) dalla forma imposta dalla natura stessa del prodotto, oppure
ii) dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico, oppure
iii) dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto.”
Impedimento che riguarda specificamente i marchi di forma.
Impedimento di maggior significato dal punto di vista sistematico. La
norma che lo prevede ha lo scopo di coordinare la disciplina dei marchi
con quella delle creazioni tecniche od estetiche destinate a cadere in
pubblico dominio dopo la scadenza del diritto di esclusiva, soddisfacendo
in tal modo un interesse generale.
II test di “funzionalità” della forma ha la priorità rispetto al test relativo alla
distintività, trattandosi di un impedimento che non può essere sanato
attraverso l’acquisizione di carattere distintivo. Il mancato superamento
del test preclude irrimediabilmente la registrazione del marchio (CG 8-4-2003,
Linde; CR 3-5-2000, Ferragamo; Direttive di esame UAMI).
La giurisprudenza comunitaria si è focalizzata sull’esame
dell’impedimento della mancanza di carattere distintivo, occupandosi in
pochi casi dell’impedimento di cui all’Art. 7.1.e RMC. In particolare, la CG
si è occupata dell’Art. 7.1.e RMC solo in sede di interpretazione
pregiudiziale della Dir. CE 89/104.
D.1.a] La forma imposta dalla natura del prodotto (Art. 7.1.e.i RMC).
Secondo una delle più lucide decisioni della CR sul tema, si tratta della
“forma necessitata”, senza la quale il prodotto non esisterebbe, in
particolare la “forma dei prodotti naturali” o quella ormai “standardizzata
nel commercio e nell’opinione dei consumatori” (CR 3-5-2000, Ferragamo, forma
fibbia; ripresa, in Italia, da Cass. 23-11-2001, n. 14863, Etro, disegno tipo cachemire).
Il TPG, senza addentrarsi in definizioni, ha ritenuto che la seguente forma
di sapone, caratterizzata da una concavità longitudinale e da scanalature,
non fosse imposta dalla natura del prodotto (TPG 16-2-2000, Procter & Gamble,
forma sapone):
Nella giurisprudenza italiana, una delle più recenti applicazioni del divieto
di registrare come marchio una forma imposta dalla natura stessa del
prodotto è App. Milano 7-5-2002, confermata da Cass. 18-3-2008, n. 7254
(Louis Vuitton, cuir épi):
Possibile riconducibilità alla fattispecie di carenza di carattere distintivo
(estraneità ideale del marchio rispetto al prodotto).
D.1.b] La forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato
tecnico (Art. 7.1.e.ii RMC).
Il leading case nella giurisprudenza comunitaria è costituito da CG 18-62002 (Philips / Remington), concernente la disposizione a triangolo di tre
testine rotanti di un rasoio elettrico
• La sentenza Philips individua la ratio degli impedimenti alla
registrazione di cui all’Art. 3.1.e Dir. CE 89/104 (e quindi anche
dell’omologo Art. 7.1.e RMC) nell’esigenza di evitare che la tutela del
diritto di marchio sfoci nel conferimento al suo titolare di un
monopolio perpetuo su soluzioni tecniche o caratteristiche utilitarie di
un prodotto, impedendo ai concorrenti di offrire liberamente prodotti
che incorporino tali soluzioni o caratteristiche.
• Le forme necessarie ad ottenere un risultato tecnico sono quelle “le
cui caratteristiche essenziali svolgono una funzione tecnica e sono
state scelte per adempierla”.
• L’Art. 3.1.e Dir. CE 89/104 (e quindi l’Art. 7.1.e.ii RMC) esclude dalla
registrabilità come marchio le forme necessarie ad ottenere un
risultato tecnico anche quando il medesimo risultato possa essere
conseguito tramite forme alternative.
La giurisprudenza Philips è stata ripresa e sviluppata da TPG 12-11-2008
(Lego, mattoncino rosso)
• Questa decisione chiarisce il significato da attribuire al termine
“esclusivamente” presente nell’Art. 7.1.e.ii RMC e stabilisce che se
tutte le caratteristiche essenziali della forma svolgono una funzione
tecnica, l’aggiunta di caratteristiche non essenziali e prive di una
funzione tecnica non vale a sottrarre la forma all’impedimento
assoluto.
• Con riguardo all’attributo della necessità della forma alla realizzazione
di un risultato tecnico, la decisione Lego precisa che è sufficiente che
gli elementi essenziali della forma presentino le “caratteristiche
tecnicamente causali e sufficienti al conseguimento del risultato
tecnico prefissato”.
• La decisone Lego conferma che l’impedimento assoluto della
funzionalità tecnica non viene escluso dalla circostanza che il risultato
tecnico prefissato possa essere ottenuto attraverso forme alternative,
adottino esse o no la stessa soluzione tecnica.
• La decisione precisa inoltre che, a differenza del carattere distintivo
che deve essere saggiato alla luce della percezione del consumatore,
le caratteristiche essenziali della forma devono essere determinate “in
modo oggettivo”, dato che l’analisi di funzionalità richiede cognizioni
che il consumatore atecnico potrebbe non avere.
• Infine, le caratteristiche essenziali della forma devono essere
identificate unicamente attraverso l’intermediazione grafica della
rappresentazione del marchio depositata per la registrazione.
Rispetto all’orientamento dei giudici comunitari, le Direttive di esame
dell’U.A.M.I. si attengono ad un criterio meno severo: l’impedimento della
forma funzionale di cui all’Art. 7.1.e.ii RMC coprirebbe solo le forme la cui
modifica altererebbe il risultato tecnico perseguito, non quelle meramente
funzionali.
L’elaborazione dottrinale italiana:
• coordinamento della normativa sui modelli di utilità con la disciplina
dei marchi;
• forme utili brevettabili e forme utili non brevettabili;
• forme funzionali inderogabili e forme funzionali derogabili;
• possibilità di registrare come marchi forme che ottengano il medesimo
risultato tecnico di una forma brevettata, senza riprendere lo stesso
“concetto innovativo”;
• possibilità di registrare come marchi tutte le forme funzionali che siano
realizzazione di un concetto innovativo in pubblico dominio;
• onere di differenziazione degli imitatori della forma dopo la scadenza
del brevetto al fine di evitare situazioni confusorie (Art. 2598, n. 1, c.c.).
La giurisprudenza italiana più recente:
• Cass. 17-1-1995, n. 484 (pallone Adidas): forma registrabile come marchio
quando il suo carattere ornamentale o funzionale non supera il
gradiente minimo necessario a rendere la forma brevettabile come
modello.
• Trib. Milano 28-3-1996 (gomma Pelikan): forma registrabile come marchio
quando sia assolutamente priva di carattere funzionale od estetico.
• Trib. Milano 26-6-1997 (Tefal, impronta antiscivolamento su fondo padella): la
forma, pur funzionale, è registrabile quando non sia la sola necessaria
per ottenere il risultato funzionale perseguito.
• Trib. Catania 30-11-1998 (penna Quill): la forma è registrabile come
marchio quando l’utilità da essa disimpegnata non attinga al livello
richiesto per la brevettabilità come modello.
•
Trib. Padova 24-6-2003 (Santafiora, bottiglia acqua minerale): la forma non è
registrabile come marchio quando accresca la funzionalità od i pregi
estetici del prodotto.
•
Cass. 23-11-2001, n. 14863 (Etro, disegno tipo cachemire): per “forma
necessaria per ottenere un risultato tecnico” deve intendersi la forma
imposta dalla utilità industriale del prodotto.
• Trib. Milano 24-4-2004 (Remington, testine rotanti rasoio): la forma necessaria
che preclude la registrazione come marchio non è solo quella
inderogabile, ma anche quella che presenta una “relazione
oggettivamente pertinente” tra le caratteristiche scelte e le funzioni
espletate dalla forma nell’ambito della funzionalità del prodotto.
• Trib. Venezia 10-4-2006 (Asics, linee incrociate su tomaia di scarpa): benché
dotata di carattere distintivo, una forma può essere registrata come
marchio solo quando sia del tutto avulsa da funzioni di ornamento o di
utilità.
L’esperienza statunitense:
• La Corte Suprema ha stabilito che una caratteristica del prodotto è
“functional” e non può essere registrata come marchio “se è
essenziale per l’uso o la destinazione del prodotto o se incide sul
costo o sulla qualità del prodotto” (USC, Inwood Lab. v. Ives Lab., 1982; USC,
Qualitex v. Jacobson, 1995).
La corte ha precisato che la ratio della dottrina
della funzionalità risiede nell’esigenza di mantenere un “appropriato
equilibrio” tra la legge sui brevetti e la legge sui marchi, impedendo
che la durata limitata dei brevetti aventi ad oggetto soluzioni utili
possa essere resa illimitata tramite la registrazione come marchio delle
forme utili.
• Solo il 30-10-1998 il Trademark Act è stato modificato con
l’introduzione del “functionality refusal” che prevede la non
registrabilità come marchio di un oggetto che, nel suo insieme, è
funzionale.
• La modifica normativa del 1998 ha escluso la registrabilità anche in
caso di dimostrazione di acquisto di carattere distintivo ed ha indicato
la “functionality” quale eccezione legale sollevabile da un convenuto
in contraffazione.
• Una caratteristica del prodotto che sia funzionale non è registrabile
come marchio anche se i concorrenti dispongono di forme alternative
funzionalmente equivalenti (USC, Trafix Devices v. Marketing Displays, 2001).
• Se la forma del prodotto è, nel suo insieme, funzionale, l’aggiunta di
alcune caratteristiche arbitrarie e non funzionali non basta ad evitare
un functionality refusal (USCA, Fed. Circ., Textron, 1985).
• La valutazione della funzionalità di una forma viene condotta sulla
base dei quattro fattori “Morton-Norwich”: i) esistenza di un utility
patent; ii) pubblicità del richiedente che enfatizza i vantaggi funzionali
del prodotto; iii) disponibilità di forme alternative: iv) ottenimento della
forma tramite un sistema di fabbricazione poco costoso (CCPA, In re
Morton-Norwich, 1982).
• L’esistenza di un utility patent costituisce un “forte indizio” di
funzionalità (USC, Trafix Devices v. Marketing Displays, 2001), anche se il
brevetto non fa capo al richiedente il marchio (TTAB, In re Virshup, 1997).
• D’altro canto, l’insussistenza di un utility patent non porta
necessariamente alla conclusione che la forma non sia funzionale
(TTAB, In re Gibson Guitar, 2001).
• L’enfatizzazione dell’utilità del prodotto da parte del richiedente
costituisce un forte indizio di funzionalità (TTAB, In re Organon, 2006).
• Il fatto che la forma sia la migliore od una delle migliori sul mercato in
grado di ottenere un certo risultato costituisce un forte indizio di
funzionalità (TTAB, In re Organon, 2006).
D.1.c] La forma che dà un valore sostanziale al prodotto (Art.
7.1.e.iii RMC).
Si segnala una sola decisione dei giudici comunitari: CG 20-9-2007
(Benetton / G-Star, jeans Elwood). Questa
decisione riguarda l’esclusione dalla
registrazione come marchio della forma che dà un valore sostanziale al
prodotto anche quando la forma abbia acquisito carattere distintivo, grazie
alla sua notorietà, prima del deposito della domanda di registrazione e
quindi concerne sostanzialmente gli Artt. 7.3 RMC e 3.3 Dir. CE 89/104.
Le Direttive di esame dell’U.A.M.I. si limitano ad identificare le forme che
danno valore sostanziale al prodotto con quelle forme che “realizzano
esclusivamente una funzione estetica” e precisano che esse nulla hanno a
che fare con il “valore commerciale del prodotto”.
La giurisprudenza della CR è più ricca.
Per rappresentarla, si può assumere a paradigma la decisione CR 3-5-2000
(Ferragamo, forma fibbia)
Secondo questa decisione, per escludere la registrabilità come marchio
non è sufficiente che la forma sia gradevole o attrattiva, in caso contrario
nessun marchio di forma sarebbe concepibile. Se la forma non costituisce
“in via esclusiva” l’ornamento del prodotto, può essere registrata quando
sia capace di creare nella mente dei consumatori una connessione fra il
prodotto e l’impresa da cui proviene.
L’elaborazione dottrinale italiana:
• coordinamento della normativa sui modelli ornamentali con la
disciplina dei marchi (prima della riforma della disciplina dei modelli
del 2001);
• adeguamento post-riforma: individuazione del “valore sostanziale”
nelle caratteristiche estetiche della forma del prodotto che sono
determinanti nella scelta d’acquisto del consumatore o comunque la
influenzano apprezzabilmente;
• conseguente registrabilità come marchio delle forme che non
influenzano il consumatore ma, per la loro gradevolezza, si imprimono
nella sua mente e consentono un primo “contatto privilegiato” fra
produttore ed acquirente.
La giurisprudenza italiana più recente:
•
Trib. Milano 2-7-1996 (Manitoba, forma di contenitore aerosol): non è
cumulabile la tutela di una forma come marchio e come modello
ornamentale; la cumulabilità non si può evincere a contrario dall’Art.
18.1.f l.m. (ora, Art. 14.1.c CPI);
•
Trib. Udine 31-8-1998 (Distillerie Nonino, forma bottiglia): non vi è distinzione
ontologica tra forme tutelabili come modelli ornamentali e forme
registrabili come marchio, le due tutele sono pertanto cumulabili;
• Trib. Verona 16-7-1998 (Raviolificio Bertarini): è nullo il marchio
consistente nella forma a fagottino di un tipo di pasta ripiena,
essendo intrinseco al prodotto e tale da attribuirgli valore
sostanziale;
• Trib. Milano 2-11-2000 (Louis Vuitton, cuir épi): la particolare
conformazione del cuir épi ha valenza non distintiva, ma estetica,
risolvendosi nell’aspetto esteriore del prodotto che non consente
varianti alternative;
• Trib. Padova 9-5-2001 (C.I.F.T., bottiglia acqua minerale): è nullo il marchio
costituito dalla forma di una bottiglia per la quale lo stesso titolare ha
chiesto ed ottenuto un brevetto per modello ornamentale;
• Trib. Milano 7-10-2002 (Ferragamo, forma fibbia): la registrazione del
marchio è preclusa ove la forma, per il suo valore meramente
estetico, sia idonea ad incidere in maniera determinante
sull’apprezzamento del pubblico, venendo a costituire la motivazione
dell’acquisto;
• Cass. 23-11-2001 n. 14863 (Etro, disegno tipo cachemire): la forma che dà
un valore sostanziale al prodotto è quella il cui pregio ne modifica
l’entità aumentandone il valore merceologico;
• Trib. Venezia 24-1-2008 (Gilmar, decorazione occhiale): il marchio non è
registrabile quando, per le sue specifiche modalità di realizzazione,
dia al prodotto un aspetto estetico idoneo ad assicurargli un
significativo vantaggio competitivo.
• Cass. 18-3-2008, n. 7254 (Louis Vuitton, cuir épi): è registrabile la forma del
prodotto solo quando sia dotata di carattere distintivo ed abbia un
carattere ornamentale inferiore a quanto necessario per rendere la
forma brevettabile come modello.
Trib. Torino 20-3-2008 (Daimler, forma automobile): il marchio comunitario
consistente nella forma dell’autovettura Smart
ctm - 1424399
è stato ritenuto valido perché non si tratta di forma imposta dalla natura
del prodotto, né è necessaria per il conseguimento di determinati
risultati tecnici, né è l’unico elemento che dà valore sostanziale alla
vettura.
In senso contrario, si segnala la decisione CR 16-1-2006 (General Motors, forma
autovettura Hummer),
che ha negato la registrazione come marchio della forma
di un’autovettura nel suo complesso osservando che tale forma viene
percepita dal pubblico come design, non come segno distintivo.
A riprova dell’incertezza interpretativa sul punto, l’UAMI ha concesso la
seguente registrazione di marchio
fiat – ctm 3903364
e la Commissione dei Ricorsi ha confermato il rifiuto dell’esaminatore di
registrazione del seguente marchio:
CR 23-9-2003, Lamborghini
Trib. Torino ord. 15-7-2008 e Trib. Torino ord. 8-9-2008, Fiat vs. Great Wall
(sulla base di un modello comunitario registrato):
fiat panda
great wall peri
L’esperienza statunitense:
• La Corte Suprema ricorre alla dottrina della “aesthetic functionality”
quando si pone un problema di funzionalità ma la natura del marchio
richiesto rende difficile valutare la funzionalità da un punto di vista
strettamente utilitario (USC, Trafix Devices v. Marketing Displays, 2001), come
tipicamente avviene per i colori. In caso di aesthetic functionality la
forma non può essere registrata come marchio anche se ha acquistato
carattere distintivo.
• La aesthetic functionality non va confusa con il carattere ornamentale
della forma. La forma puramente ornamentale o decorativa non può
essere registrata come marchio, a meno che non abbia acquistato
carattere distintivo.
• Occorre valutare se la “overall commercial impression” della forma
che si vuole registrare sia quella di un marchio.
• Potrà essere utile accertare se la forma sia unica od inusuale in un
determinato settore, diversamente dai casi di semplici variazioni di
forme di ornamentazione comunemente adottate e note per una
determinata classe di prodotti, che sarebbero percepite dal pubblico
come una decorazione od un ornamento del prodotto (CCPA, In re General
Tire & Rubber, 1969).
• Una forma che serve principalmente da indicazione di origine del
prodotto ed è solo incidentalmente decorativa od ornamentale può
essere registrata come marchio (TTAB, In re Paramount Pictures, 1982).
D.1.d] Marchio di forma e tutela dei modelli.
• Il Considerando n. 6 Dir. CE n. 98/71 ed il Considerando n. 31 Reg. CE
n. 6/2001 consentono il cumulo della protezione di una forma come
modello e come marchio.
• La riforma della legge italiana sui modelli del 2001 ha eliminato ogni
riferimento al carattere estetico-ornamentale della forma.
• Il requisito del “carattere individuale” richiama il concetto di differenza
percepibile della forma rispetto alle forme note e si accosta al requisito
del carattere distintivo dei marchi.
• E’ possibile intendere il carattere individuale come un carattere
distintivo riferito all’utilizzatore informato anziché al consumatore
medio.
• L’utilizzatore informato è in grado di cogliere dettagli che sfuggono al
consumatore medio e di attribuire carattere individuale a forme cui il
consumatore medio non ricollega carattere distintivo.
• Nel caso di differenza percepibile tanto dall’utilizzatore informato
quanto dal consumatore medio, la forma potrà attingere alla tutela
come modello e come marchio (oltre che ai sensi dell’Art. 2598, n. 1,
c.c.), con conseguente sovrapposizione e cumulo delle protezioni.
• Trattandosi di forme tutelabili solo come modelli, perché prive di
carattere distintivo, esse saranno imitabili una volta scaduta la
registrazione, a meno che non abbiano nel frattempo acquistato
carattere distintivo.
• La tutelabilità tramite il divieto di imitazione servile delle forme
funzionali od ornamentali per cui sia scaduta la protezione
“brevettuale” è controversa (cfr. App. Milano 18-7-1995, Burberry’s, che
impone all’imitatore di apportare “varianti innocue” al disegno imitato,
e Trib. Milano 24-4-2004, Remington, che invece esclude che la disciplina
della concorrenza sleale possa essere invocata per proteggere forme
escluse dalla registrazione in base ai principi dettati per i marchi).
• Trib. Torino 20-3-2008 (Daimler, forma automobile) ha considerato valido il
marchio consistente nella forma dell’autovettura Smart, benché
registrata anche come modello, ammettendo il cumulo delle tutele e
ritenendo che le due privative operino su piani diversi, facendo
riferimento, l’una al consumatore medio dotato di media attenzione,
l’altra all’utilizzatore informato attento ai dettagli.
D.2] Carenza di carattere distintivo (Artt. 7.1.a, 7.1.b RMC).
Art. 7.1.a RMC: norma di carattere riassuntivo-programmatico
(sostanzialmente riferita ai requisiti di distintività espressamente oggetto
degli Artt. 7.1.b, 7.1.c, 7.1.d RMC), oppure norma di portata sostanziale,
con lo scopo di individuare una distinzione tra carattere distintivo in
astratto e carattere distintivo in concreto?
CG 18-6-2002 (Philips / Remington) sembra negare autonomo rilievo all’Art.
7.1.a RMC: afferma che questa disposizione mira ad escludere dalla
registrazione i segni che su un piano generale non sono idonei a costituire
un marchio, ma precisa poi che non esiste una categoria di marchi la cui
registrazione non sia esclusa dagli Artt. 7.1.b-d RMC e lo sia ai sensi
dell’Art. 7.1.a RMC.
CR 3-5-2000 (Ferragamo) sottolinea che l’Art. 7.1.a RMC si riferisce ai
“segni”, non ai “marchi”, e pone l’esigenza di un test volto verificare se il
segno possa costituire un marchio “in quanto tale”.
Art. 7.1.b RMC: questa norma pone il requisito del carattere distintivo
concreto, cioè della attitudine distintiva di un determinato marchio in
relazione agli specifici prodotti o servizi rivendicati nella domanda di
registrazione.
L’Art. 7.1.b RMC è la norma che i giudici comunitari sono stati di regola
chiamati ad applicare, perché l’UAMI in sede di esame preventivo ha quasi
sempre sollevato una questione di carenza di carattere distintivo.
Le decisioni dei giudici comunitari mostrano un iter argomentativo ormai
consolidato che mette in luce le peculiarità dell’esame del requisito di
carattere distintivo in materia di marchi di forma.
• La forma da prendere in considerazione – in rapporto ai prodotti
rivendicati - è quella del prodotto (benché commercializzato in
contenitori), quando il prodotto abbia una forma propria, indipendente
dalla confezione destinata a veicolarlo; è invece quella del contenitore,
quando il prodotto non abbia una forma propria, come nel caso dei
prodotti liquidi, in polvere, in granuli o gassosi (CG 12-2-2004, Henkel,
contenitore detersivo liquido).
• Il carattere distintivo del marchio deve essere valutato in relazione ai
prodotti o servizi rivendicati nella domanda di registrazione (CG 8-4-2003,
Linde; TPG 7-2-2002, Mag, forma lampade tascabili).
• Il carattere distintivo deve essere valutato con riguardo alla data di
registrazione del marchio (CG 12-1-2006, Deutsche SiSi-Werke) e se il marchio
non è stato ancora usato la valutazione è evidentemente di natura
astratta e prognostica: in sostanza, il test sarà superato solo da un
marchio intrinsecamente distintivo.
• Qualora il marchio sia stato usato prima del suo deposito per la
registrazione, per la valutazione del carattere distintivo intrinseco si
può tenere conto di elementi di prova relativi alla percezione effettiva
del marchio da parte del pubblico, purché si accerti che i consumatori
non hanno avuto necessità di familiarizzare con il marchio in virtù
dell’uso, ma che esso ha immediatamente consentito loro di
distinguere i prodotti contrassegnati dal marchio rispetto a quelli
provenienti da altre imprese (CG 7-10-2004, Mag Instrument, forma lampade
tascabili).
• Per carattere distintivo si intende la capacità del marchio di consentire
al pubblico di riferimento di distinguere i prodotti o servizi da quelli
provenienti da altre imprese (CG 18-6-2002, Philips, testine rasoio),
consentendo al consumatore che acquista il prodotto di fare, in
occasione di un acquisto successivo, la medesima scelta, qualora
l’esperienza si riveli positiva, oppure un’altra scelta, ove l’esperienza si
riveli negativa (TPG 5-3-2003, Unilever, pasticca detergente ovoidale).
•
Non occorre che il marchio consenta al pubblico di riferimento di
identificare l’impresa di origine, trasmettendo un’indicazione precisa
sulla sua identità (TPG 7-2-2002, (Mag Instrument, forma di lampade tascabili).
• Il carattere distintivo va valutato alla luce della percezione presunta (in
alternativa: “aspettativa presunta”) del marchio da parte del pubblico
pertinente (CG 8-4-2003, Linde; CG 12-2-2004 Henkel, contenitore detersivo liquido).
• Il pubblico pertinente muta in relazione ai prodotti contraddistinti dal
marchio: per i prodotti di consumo generale si deve fare riferimento ad
un consumatore medio; per i prodotti specializzati e destinati a nicchie
di mercato si deve fare riferimento ad un consumatore specializzato
(TPG 5-3-2003, Unilever, pasticca detergente ovoidale).
•
Il livello di attenzione del pubblico di riferimento varia in funzione della
categoria dei prodotti interessati (TPG 29-4-2004, Eurocermex, forma bottiglia).
Il parametro di attenzione del consumatore medio si sostanzia nella
formula
“consumatore
medio
normalmente
informato
e
ragionevolmente attento ed avveduto” (CG 8-4-2003, Linde; CG 12-2-2004,
Henkel, contenitore detersivo liquido; TPG 30-4-2003, Axions, forme di cioccolatini).
• La valutazione del carattere distintivo non procede per categorie di
marchi, sicché in linea di principio per i marchi di forma non devono
applicarsi criteri diversi da quelli seguiti per le altre tipologie di marchi
(CG 18-6-2002, Philips, testine rasoio).
• Tuttavia, per la valutazione del carattere distintivo si devono prendere
in considerazione tutti gli elementi pertinenti legati alle specifiche
circostanze della fattispecie. Non si può quindi escludere che la natura
del marchio possa influenzare la percezione del pubblico. In
quest’ottica, mentre il pubblico normalmente percepisce i marchi
denominativi o figurativi come elementi distintivi del prodotto, ciò non
vale quando si tratti della forma del prodotto (CG 8-4-2003, Linde; CG 18-62002, Philips, testine rasoio; TPG 5-3-2003, Unilever, pasticca detergente ovoidale).
• Il pubblico non è abituato a presumere l’origine del prodotto sulla base
della sua forma o confezione, in assenza di qualsivoglia elemento
grafico o testuale (CG 7-10-2004, Mag Instrument, forma lampade tascabili).
• Più la forma di cui è chiesta la registrazione assomiglia alla forma più
probabile che assumerà il prodotto, più è verosimile che il marchio sia
privo di carattere distintivo (CG 7-10-2004, Mag Instrument, forma lampade
tascabili; CG 12-2-2004, Henkel, forma flacone).
• Solo la forma che si discosti in maniera significativa dalla norma o
dagli usi del settore può ritenersi dotata di carattere distintivo (CG 7-102004, Mag Instrument, forma lampade tascabili).
• Non sono sufficienti mere varianti di una delle forme abitualmente
utilizzate nel settore di riferimento (CG 7-10-2004, Mag Instrument, forma
lampade tascabili).
• Per essere idonea a distinguere un prodotto, la forma del prodotto in
rapporto al quale il marchio viene registrato non esige alcuna aggiunta
arbitraria, come ad esempio una decorazione senza scopo funzionale
(CG 18-6-2002, Philips, testine rasoio).
• Normalmente, il consumatore medio percepisce un marchio come un
tutt’uno e non si preoccupa di esaminarne i dettagli. Occorre quindi
prendere in considerazione l’impressione complessiva generata dal
marchio (CG 7-10-2004, Mag Instrument, forma lampade tascabili).
• Per valutare se una forma composta da più elementi possa essere
percepita dal pubblico interessato come un’indicazione d’origine
occorre analizzare l’impressione complessiva prodotta da tale
combinazione, ciò che non è incompatibile con un esame in
successione dei diversi elementi di presentazione impiegati (TPG 19-92001, Henkel, pastiglia per lavastoviglie).
• Solitamente, le forme geometriche di base – o le loro combinazioni sono ritenute prive di carattere distintivo (Direttive esame UAMI). Questo
criterio è stato applicato soprattutto in relazione a pastiglie di
detersivo (TPG 19-9-2001, Henkel, pastiglia per lavastoviglie; TPG 5-3-2003, Unilever,
pasticca detergente ovoidale).
• La presenza di etichette sul prodotto può conferire carattere distintivo
anche ad una forma standard (tipicamente, le etichette apposte alle
bottiglie), ma in questo caso il carattere distintivo deriva dalla
combinazione dell’elemento denominativo e/o figurativo con la forma
(Direttive esame UAMI).
• Anche la presenza di colori sul prodotto può non essere rilevante.
Esempio: nelle pastiglie di detersivo, i colori sono percepiti dal
consumatore come indicativi della presenza di diversi principi attivi
(TPG 19-9-2001, Henkel, pastiglia per lavastoviglie).
•
Nel giudizio sul carattere distintivo non incide, in quanto estrinseco al
marchio e dipendente dalla volontà del titolare, il “piano di
commercializzazione”, cioè il posizionamento e la collocazione
commerciale che si intendono dare al prodotto (TPG 30-4-2003, Axions,
forme di cioccolatini; TPG 12-9-2007, Neumann, forma testa di microfono;
TPG 5-5-2009, Rotter, forma assemblaggio salsicce).
• Occorre tenere conto delle usuali modalità di commercializzazione del
prodotto.
•
Imperativo di commercializzazione dei prodotti informi in contenitori:
in presenza di tale situazione, si tende a ritenere che il pubblico sia più
propenso ad attribuire ai contenitori il ruolo di imballaggio piuttosto
che di indicatore di origine del prodotto (TPG 28-1-2004, Deutsche SiSi-Werke,
confezione per bevande; TPG 29-4-2004, Eurocermex, forma bottiglia birra).
Eccezione
per un settore fortemente competitivo come quello dei prodotti per la
pulizia (TPG 24-11-2004, Henkel, forma flacone).
• L’assenza di carattere distintivo non può essere messa in discussione
dal numero più o meno elevato di forme simili presenti sul mercato, né
dall’assenza sul mercato di forme identiche a quelle di cui si chiede la
registrazione (TPG 23-5-2007, Procter & Gamble, forma pasticca).
•
Non è rilevante il comportamento dei concorrenti, in particolare il fatto
che i concorrenti si siano astenuti dal copiare la forma del prodotto
(TPG 12-9-2007, Neumann, forma testa di microfono) o viceversa che l’abbiano
ripetutamente imitato (TPG 17-12-2008, Somm, copertura ombreggiante).
• La capacità del pubblico di riferimento di percepire nel marchio
un’indicazione di origine non è rafforzata dalla circostanza che si tratti
di un pubblico dotato di un livello di attenzione elevato. Il fatto che il
pubblico sia più attento ai differenti dettagli tecnici od estetici del
prodotto non implica automaticamente che li percepirà come destinati
a svolgere la funzione di un marchio (TPG 17-12-2008, Somm, copertura
ombreggiante).
• Non rileva la qualità del design del prodotto (TPG 12-9-2007, Neumann, forma
testa di microfono).
•
Il fatto che un segno svolga diverse funzioni simultanee è senza
influenza sul suo carattere distintivo, soprattutto se la funzione
distintiva è preponderante rispetto alle altre funzioni (TPG 6-3-2003,
Daimler, forma calandra autovettura).
• E’onere del richiedente il marchio dare prova dell’esistenza di abitudini
dei consumatori sul mercato diverse da quelle supposte
dall’esaminatore (TPG 5-3-2003, Unilever, pasticca detergente ovoidale).
In applicazione di questi criteri, sono stati ritenuti non registrabili in
quanto privi di carattere distintivo i seguenti marchi:
TPG 19-9-2001, Henkel, pastiglia per lavastoviglie
TPG 7-2-2002, Mag Instrument, forma di lampade tascabili
TPG 5-3-2003, Unilever, pasticca detergente ovoidale
TPG 30-4-2003, Axions, forme di cioccolatini
TPG 28-1-2004, Deutsche SiSi-Werke, confezione per bevande
TPG 29-4-2004, Eurocermex, forma bottiglia birra
TPG 10-11-2004, Storck, forma caramella
TPG 10-11-2004, Storck, forma confezione caramella
TPG 30-11-2005, Aldmudler, forma bottiglia
TPG 15-12-2005, Bic, forma accendino
TPG 31-5-2006, De Waele, forma salsiccia
TPG 17-1-2007, Georgia Pacific, goffratura
TPG 15-3-2006, Develey, forma bottiglia
TPG 23-5-2007, Procter & Gamble, forma pasticca
TPG 12-9-2007, Neumann, forma testa di microfono
TPG 12-9-2007, Philip Morris, pacchetto sigarette
TPG 15-11-2007, Enercon, forma convertitore energia eolica
TPG 10-9-2008, Gerson, filtro vernice
TPG17-12-2008, Somm, copertura
ombreggiante
TPG 10-3-2009, Piccoli, forma conchiglia
TPG 5-5-2009, Rotter, forma assemblaggio salsicce
Sono invece stati ritenuti intrinsecamente distintivi i seguenti marchi:
TPG 6-3-2003, Daimler, forma calandra di autovettura
TPG 3-12-2003, Nestlé, forma bottiglia
TPG 24-11-2004, Henkel, forma flacone
TPG 10-10-2007, Bang & Olufsen, forma altoparlante
D.3] Acquisto di carattere distintivo (Art. 7.3 RMC).
L’Art. 7.3 RMC consente la registrazione di marchi originariamente ed
intrinsecamente privi di carattere distintivo, ma che lo hanno acquisito
prima del deposito della domanda di registrazione a seguito dell’uso che
ne è stato fatto (l’Art. 51.2 RMC concerne l’acquisto di carattere distintivo
dopo la registrazione ed esclude la declaratoria di nullità del marchio).
L’Art. 7.3 RMC intende premiare lo “sforzo economico” sotteso all’attività
necessaria all’acquisizione di carattere distintivo in capo ad un marchio
(TPG 29-4-2004, Eurocermex, forma bottiglia birra).
Il leading case è CG 4-5-1999 (Windsurfing Chiemsee):
•
Il carattere distintivo del marchio, acquisito a seguito dell’uso che ne
è stato fatto, significa che il marchio è atto ad identificare il prodotto
come proveniente da un’impresa determinata.
•
Occorre accertare che una frazione significativa degli ambienti
interessati identifica grazie al marchio il prodotto come proveniente
da un’impresa determinata.
•
Fattori di valutazione: quota di mercato detenuta dal marchio;
intensità, estensione geografica e durata dell’uso; entità degli
investimenti effettuati per la promozione del marchio; percentuale
degli ambienti interessati che identifica il prodotto come proveniente
da un’impresa determinata; dichiarazioni di camere di commercio od
associazioni professionali; sondaggi d’opinione.
Con più specifico riguardo ai marchi di forma:
• L’identificazione da parte degli ambienti interessati del prodotto come
proveniente da una determinata impresa deve essere effettuata grazie
all’uso del marchio “in quanto marchio” (CG 18-6-2002 Philips / Remington;
CG 22-6-2006, Storck, forma caramella).
• L’acquisto di carattere distintivo da parte di un marchio di forma può
verificarsi anche quando la forma del prodotto o della sua confezione
siano sistematicamente contraddistinti da un marchio denominativo
con il quale vengono commercializzati (TPG 10-11-2004, Storck, forma
caramella).
• In relazione all’Art. 7.2 RMC, la dimostrazione dell’acquisto di carattere
distintivo appare particolarmente gravosa per i marchi di forma. E’
presumibile che la forma di un prodotto venga percepita in modo
uniforme su tutto il territorio comunitario. Di conseguenza, il
richiedente dovrà dare prova dell’acquisto di carattere distintivo del
marchio in ciascuno degli Stati membri (TPG 29-4-2004, Eurocermex, forma
bottiglia birra).
•
Se una forma è esclusa dalla registrazione ai sensi dell’Art. 7.1.e RMC,
essa non può in alcun modo essere registrata a norma dell’Art. 7.3
RMC (CG 18-6-2002 Philips / Remington; CG 20-9-2007, Benetton / G-Star).
IL MARCHIO COMUNITARIO
E LA FORMA DEL PRODOTTO
Avv. MARCO FAZZINI
Via Santa Sofia, 18
20122 Milano
[email protected]
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