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Nonno, raccontami
di quando eri bambino
Classe III A
Scuola Primaria Montecchio
Anno scolastico 2006/07
Gli alunni della classe III A presentano….
Nonno, raccontami
di quando eri bambino
Questo lavoro va considerato come uno dei primi
approcci alla storia da parte degli alunni.
Abbiamo indagato
“ un passato “ non molto lontano nel tempo, quello appunto
dei nonni quando avevano la stessa età dei loro nipotini,
in modo da poter usufriure di materiale documentario
facilmente reperibile.
I lavori, il Natale, la casa, la scuola sono stati gli argomenti
trattati.
Ci siamo serviti di interviste ai nonni, di documenti,
oggetti e reperti ricercati e portati a scuola dagli stessi alunni.
Si ringraziano quanti hanno contribuito alla realizzazione di questo lavoro.
LA CASA DEL NONNO.
La casa del nonno era una casa di montagna,
fatta di sassi, muri scrostati, alta tre piani,
non ce n’era, in giro, un’altra uguale,
si riconosceva, a vista, da lontano.
Attaccata aveva, in più, una torre antica,
che chiamavano colombaia, perchè lì,
colombi e rondini avevan preso su la piega
di venirci a dormire e a fare il nido.
Di dietro c’era un bel bosco e una carraia
dove io andavo sempre per giocare
come in una foresta magica, incantata,
e c’erano tante cose da imparare.
Ad andare in casa trovavi una grande cucina
con il focolare e, nell’ angolo, il lavello,
attaccati al muro i “ rami “, la scopetta
e in mezzo, la tavola, le sedie e un gran seggiolone.
C’era anche la credenza e un fucile da caccia,
attaccato a un chiodo, che metteva soggezione,
“La vita dell’ uomo” in quadro, l’uva passa
e la scopa di saggina in un angolo.
In fondo al cuore ho ancora il brivido
di quando il nonno gettava sul fuoco
un rametto secco di pino… che contentezza!…
per me, quella vampata era un gioco.
Nel naso ho ancora il ricordo
della cucina piena di buon odore,
un buon odore di incenso, in abbondanza,
come in chiesa, a messa, il giorno di Nostro Signore.
Tutti s’andava là in vacanza
e mi mettevano a dormire su un pagliericcio
- allora usava così nelle case di montagna –
era un sacco pieno di foglie di granoturco.
Quando mi giravo, avevo paura
per i rumori di quelle foglie e, in più, poi dopo,
siccome la camera senza finestre era buia,
altri rumori: … spiriti, ladri o topi?
Non c’è più , adesso, la casa con la colombaia,
chi l’ha comprata l’ha buttata giù,
con l’intenzione di farci una porcilaia….
peggio di così non poteva essere, ma però,
il suo ricordo è vivo nella memoria
ed ha radici profonde nel mio cuore,
perché me lo sento come un pezzetto della mia storia
che mai nessuno, di sicuro, me lo potrà togliere.
Testo dialettale del poeta reggiano Ferrari Luigi
e traduzione in lingua italiana della maestra Nuvola
La casa
La casa dei nostri nonni era per alcuni grande e per alcuni piccola.
Nelle case grandi potevano abitare venti o trenta persone. Sotto allo stesso tetto c’era la
casa, il portico e la stalla.
La casa era spesso a destra, il portico in mezzo e la stalla a sinistra.
La casa aveva una forma rettangolare, il portico era chiamato porta morta.
Si entrava in casa spesso da una porta ad arco che si chiudeva con un portone di legno
dal quale entrava il freddo.
La porta morta era uno spazio dove si facevano delle attività, come ad esempio, uccidere
il maiale, accumulare sacchi di frumento, pigiare l’uva e mettere gli attrezzi al riparo
dalla pioggia.
Questo spazio era molto importante nella casa dei contadini.
Dalla porta morta ci si immetteva in casa o nella stalla.
Al Museo “La Barchessa “ di Villa Aiola abbiamo visto la casa in miniatura dell’epoca
dei nostri nonni.
La cucina era molto grande con una tavola enorme perché abitavano molte persone; poi
si trovavano il focolare, la cucina economica e una grande credenza, usata come
dispensa.
Dopo il pranzo e la cena la nonna andava a lavorare ai ferri e contemporaneamente
guardava i bambini piccoli nel girello, tutto in legno.
Le camere da letto potevano essere al piano terra o al primo piano; erano molto
semplici , soprattutto quella del contadino: c’era il letto , una sedia e una culletta per i
figli più piccoli.
La sera si andava nella stalla dove ci si riuniva con i vicini e i parenti per riscaldarsi ,
per raccontare storie e filastrocche e per lavorare ancora: mentre le donne cucivano ,
rattoppavano i vestiti vecchi o lavoravano a maglia, gli uomini mettevano a posto gli
attrezzi da lavoro.
La famiglia
La famiglia dei nostri nonni non era come a quella di adesso , composta da 3 persone ,
ma era molto numerosa: si arrivava anche a 20 persone e il capo era sempre il più
anziano cioè il nonno.
I grandi andavano a lavorare nei campi, mentre i nostri nonni , ancora piccoli ,
accudivano i fratelli minori.
Cose buone da mangiare
La colazione era a base di latte , focaccia o pane fatto in casa con il lievito madre.
Nei giorni di festa si mangiavano tortellini, gnocco fritto, polenta, flippe (mele tagliate
ed essiccate al sole , poi sistemate nei vasetti e poste nel granaio), che venivano usate
nella stalla come caramelle, per indurire il filo della lana.
La carne si mangiava poche volte l’anno; solitamente sulle tavole c’era la pasta o i
fagioli.
Il gelato di allora era ben diverso da oggi: era neve, sulla quale veniva versata la saba
(vino dolce cotto ).
Giochi
I nostri nonni bambini giocavano a rincorrere le farfalle, a raccogliere i fiori e con la
terra a preparare la pappa con il pentolino per dar da mangiare alle bambole.
Le bambole erano di pezza , cucite dalle loro mamme con 4 bastoncini e i resti delle
stoffe usate per cucire.
Con i sedili delle biciclette vecchie e delle corde si costruivano le altalene ai rami degli
alberi e ci si divertiva a farsi dondolare. Era divertente andare in bicicletta era quella dei
genitori che veniva presa di nascosto anche se non si poteva stare seduti sul sedile.
I vestiti
Al tempo dei nostri nonni non c’erano i negozi che confezionavano i vestiti.
Quando i vestiti dei grandi erano vecchi o rotti , le mamme li sistemavano per i loro
figli. Una volta i vestiti si cucivano con le rimanenze delle stoffe o si facevano
confezionare dalla sarta; le calze erano lunghe, fatte con la lana rimasta così come i
maglioncini, che erano tutti colorati perché si recuperava tutta la lana rimasta da altre
maglie.
La scuola
I nostri nonni non hanno frequentato la Scuola Materna. A sei anni tutti erano, però,
chiamati a frequentare la scuola fino alla quinta, che allora si chiamava Comunale , e
non avevano molta familiarità con quaderni e penne.
Le classi erano formate da moltissimi alunni , anche trenta e, a volte, in alcune scuole,
c’erano classi con alunni di diversa età.
I nonni avevano sempre gli stessi maestri o maestre, che erano severi e, a chi non
ascoltava, davano bacchettate sulle mani.
Le aule erano grandi senza riscaldamento e la nonna di Nicole e Gabriele dice che, al
mattino, doveva portare un contenitore con della cenere calda per far riscaldare la
maestra.
I banchi erano di legno con un foro per inserire la boccettina dell’inchiostro, nel quale si
intingeva il pennino, usato per scrivere.
Ad alcuni nonni veniva fatta ripetere qualche classe, soprattutto la quinta, ma non tutti
riuscivano ad ottenere la licenza elementare , perciò frequentavano le classi serali.
Le famiglie dei nostri nonni, soprattutto quelle contadine, preferivano tenere i figli a
casa: i figli maschi aiutavano i grandi nei campi e le femmine accudivano i fratellini e le
sorelline.
Ai loro tempi la scuola iniziava ad ottobre e in quel periodo c’erano molti lavori da fare
nei campi: vendemmia, raccolta delle pannocchie…e non tutti consideravano la scuola
importante; qualcuno addirittura diceva che andare a scuola era tempo perso.
Il lavoro e le stagioni
L’attività più comune al tempo dei nostri nonni era il lavoro del contadino che era
legato alle stagioni: primavera, estate, autunno, inverno.
Tutti avevano la terra per coltivare frumento, granturco, ….
I contadini costruivano i loro strumenti a mano: avevano rastrelli, pali di legno,
forche, ceste, carriole, scope, falci e si lavorava la terra per avere qualcosa da
mangiare.
In primavera la natura si risvegliava dopo il riposo invernale: si falciava l’erba nuova e
si seminavano gli ortaggi.
In estate si mieteva il frumento e si sistemava sul cortile di casa per la battitura, si
raccoglieva il fieno per darlo agli animali durante l’inverno.
In autunno si raccoglieva il granturco, si portava a casa, e si metteva al sole. Poi si
aravono i campi e si seminavano i cereali.
L’autunno era anche il tempo della vendemmia; l’uva veniva raccolta, poi pigiata e
torchiata e il mosto messo nelle botti di legno riposava in cantina; qui si
trasformava in vino e si beveva in fretta perché tanta era la sete.
Al Museo “La Barchessa “ di Villa Aiola abbiamo, infatti, visitato una cantina antica
: c’erano il tino, le botti, la mostadora ( pigiatrice a mano) usata da quattro bambini
che pigiavano l’uva, il tino che conteneva il succo d’uva e le botti per il vino che
diventava molto buono.
La dispensa (una specie di grotta ricavata in una parete della cantina) conteneva i
salumi, lo strutto, il lardo e il vino bianco, posto nelle bottiglie di vetro. Qui tutto si
manteneva meglio, perché c’era più fresco.
In inverno non c’era molto da fare nei campi, allora si potavano le viti e si preparavano
gli attrezzi nuovi per la stagione successiva.
Nella stagione invernale avveniva l’uccisione del maiale; la sua carne era usata tutta per
fare insaccati: salami, cotechini, soppresse, pancette, salsicce…. assicuravano cibo
per tutto l’anno ai nostri nonni.
Il falegname , come il contadino si costruiva i suoi attrezzi a mano: il pialletto per
piallare il legno, lo zappetto per curvarlo, il raffetto per modellare i mobili.
Il calzolaio invece costruiva le scarpe su misura e le riparava. A Montecchio c’erano
ben 15 calzolai, oggi solamente uno! Usavano il trepiede per sostenere la scarpa , con la
forma veniva preparata la suola in cuoio e con la pelle si cuciva la tomaia, la parte
superiore della scarpa e per rendere robusto il filo veniva usata la pece.
L’importanza degli animali
Una volta in quasi tutte le famiglie c’erano gli animali che servivano moltissimo: la
mucca produceva il latte che oltre ad essere venduto si usava per fare il formaggio e le
torte di riso; i buoi, i muli, gli asini e i cavalli servivano nel lavoro e nell’alimentazione;
non c’erano trattori e quindi toccava a questi animali tirare carri e aratro.
Nel cortile vicino alla casa non mancavano gli animali da cortile: galline, oche , pecore ,
anatre che si allevavano per poi mangiarne carne e uova.
Da non dimenticare il maiale: la sua uccisione avveniva nella stagione fredda; la carne
era usata tutta; si preparavano insaccati: salami , cotechini, soppresse , coppe ,
salsicce…. Con il grasso venivano preparati i ciccioli e il fegato cucinato nello
strutto era un cibo prelibato, che durava fino a marzo.
Si usava anche l’oca per fare il burro e con il petto si preparava il salame.
Il Natale e le altre festivita’
In occasione della festa del Natale , i nonni non ricevevano i regali che riceviamo
oggi noi. Loro non conoscevano Babbo Natale; i genitori gli procuravano della frutta
secca (noci, arachidi, carrube, mandorle, castagne secche, prugne secche…) , la
frutta come le arance, mandarini, e poi patate dolci e qualche volta del mandorlato o
della mostarda. Le loro nonne regalavano ai nipotini berretti, sciarpe e calzini di lana che
avevano preparato lavorando ai ferri e, con il freddo che faceva, erano sempre regali
utili.
Si andava in chiesa per la messa di mezzanotte; per le strade e nei negozi non c’erano le
luci e gli addobbi natalizi.
Gli alberi di Natale erano addobbati con mandarini , noci e nocciole ricoperte di
carta di caramelle.
Si era poveri, ma si attendeva felici l’arrivo di questa festa, perché si stava tutti insieme
e si mangiava di più, finalmente!
Si mangiavano : cappelletti, tortelli fatti in casa , pesce come il baccalà e il tonno in
scatola, qualcuno che stava meglio mangiava anche la carne , la frutta secca,
mandarini e ed infine i dolci, come la spongata e la torta di riso.
Una festa molto attesa dai nostri nonni, quando erano bambini, era anche il
Carnevale.
Si travestivano con i vestiti dei nonni e si truccavano con il rossetto e il carbone.
Poi andavano dai vicini che li ospitavano e gli offrivano le chiacchiere.
I nonni aspettavano un’ altra festa: la Pasqua. Per questa occasione dipingevano le
uova sode, dopo averle bollite nelle erbe e nei fiori.
Sulle uova si dipingevano facce, fiori, stelle, animali, cuori e cibi.
Era una festa primaverile e si festeggiava stando fuori e in compagnia.
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