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Birra agricola - ESA

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Birra agricola - ESA
26 novembre 2014
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Filiere
Birra agricola
Giuseppe Di Giovanni
Un’alternativa produttiva nell’ottica
della multifunzionalità.
La birra è uno dei primi alimenti prodotti dall’uomo insieme al pane e al vino. La prima ricetta è datata 4.000
a.C. e proviene dalla Mesopotamia. Questa bevanda ha
accompagnato l’uomo nella sua storia e, soltanto nel diciannovesimo secolo, la metodologia di produzione si è
avvicinata a quella moderna. Acqua, cereali, lievito e
luppolo rappresentano ancora oggi la base per ogni miscela, concorrendo a rendere la birra, tra tutte le bevande, il prodotto meno calorico e alcolico oltre che meno
costoso.
Nonostante la crisi, in Italia, il settore alimentare presenta punte di eccellenza disseminate lungo lo stivale.
Tra le bevande, la birra italiana è rimasta sostanzialmente stabile per produzione, consumi ed export nel
2013, anche se la crisi ha orientato i consumatori verso i
prodotti a minor prezzo1. La birra mantiene numeri da
capogiro con 13,256 milioni di ettolitri prodotti, 1,93
esportati e 6,17 importati e ben 17,5 milioni di ettolitri
consumati in Italia, dove un piccolo record fa capolino:
il 59,7% della bevanda è ormai consumato in casa. Gli
oltre 500 microbirrifici e 16 impianti industriali utilizzano il malto nostrano che, nel 2013, ha raggiunto quota 673.000 quintali.
Il valore economico e sociale del settore birra è notevole: 136.000 occupati, 300 nuovi microbirrifici in 6 anni
e circa 1.000 nuovi posti di lavoro. Sul fronte ambientale la produzione sta diventando sempre più sostenibile:
rispetto al 1992 si sono evitate ben 62.000 tonnellate di
CO2.
Il Decreto 5 agosto 2010 del Ministero dell’Economia e
delle finanze ha introdotto, di fatto, la produzione di
birra e malto tra le attività agricole. L’Agribirra rappresenta un’importante opportunità per le imprese agricole
1
al fine di differenziare l’attività produttiva e, possibilmente, le fonti di reddito. Nel 2010, l’Esa (Ente sviluppo agricolo della Sicilia) in collaborazione con il C.r.a.Acm di Acireale e la Pro.se.me., azienda privata ennese,
ha avviato un progetto di sviluppo di una filiera ordeicola da birra in Sicilia, concluso nella primavera del
2012.
Birra agricola: i vantaggi di differenziare
l’attività produttiva
Il Dm 5 agosto 2010 ha introdotto soltanto alcune condizioni obbligatorie affinché il coltivatore possa produrre birra, ossia:
• produrre direttamente l’orzo da cui ottenere il malto
almeno per il 51% del fabbisogno;
• la maltazione deve avvenire in azienda o in una struttura associativa di cui è parte.
Dal punto di vista strettamente pratico, la produzione di
birra come attività regolamentata potrebbe portare alle
aziende agricole numerosi vantaggi, tra cui:
• i fabbricati destinati alla produzione potrebbero diventare beni strumentali (categoria catastale D10),
esenti da Imu2;
• relativamente all’Inps e all’Inail non occorre nessun
adempimento, così come gli aspetti sanitari e la sicurezza sul lavoro (rispetto agli altri prodotti trasformati);
• gli adempimenti necessari sono davvero pochi: occorre fare apposita comunicazione al Comune, richiedere
la licenza dall’ufficio dogane e far aggiungere un altro
codice attività alla Camera di commercio, industria,
artigianato e agricoltura di riferimento;
2 “Imu: terreni agricoli e fabbricati rurali”, camera dei deputati, visionato il 21/10/2014.
Annual report 2013 - AssoBirra
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meglio noto come Kuaska, che così
si è espresso: “Ho trovato sorprendente le differenze sostanziali
che si colgono tra le tre birre e che
confermano come, su una birra
base comune, il solo mutare del
malto utilizzato possa portare a
tre ben distinti territori olfattivogustativi e, di conseguenza, a differenti abbinamenti con i cibi, fattore molto importante se rapportato al momento magico che il
movimento delle birre artigianali
sta attraversando”.
Lo sviluppo di una filiera ordeicola
per la produzione di birra in Sicilia potrebbe aiutare a
mantenere viva l’area rurale dell’isola grazie alla diversificazione delle attività agricole, oltre che rappresentare un importante modo per differenziare le produzioni
aziendali con nuove prospettive lavorative. Tra i vantaggi immediati per l’impresa possiamo aggiungere, ai
precedenti:
• la possibilità di realizzare contratti di filiera con altri
attori del mondo della birra ottenendo, in questo modo, la sicurezza di vendere il prodotto;
• l’impiego di specie vegetali rustiche e ben adattabili a
condizioni pedoclimatiche proibitive.
• l’agribirreria riscuote, dal punto di vista strettamente
commerciale, notevole interesse tra i consumatori.
Sviluppo di una filiera ordeicola
da birra in Sicilia
La sperimentazione, iniziata nell’autunno del 2010, è
partita da una valutazione dell’attuale mercato della
birra e delle richieste di malto e prodotti, oltre che per
dare un’alternativa produttiva alle aree interne siciliane,
spesso legate alla “vecchia” cerealicoltura. La prima azione del progetto è stata la realizzazione di una rete di
campi di valutazione agronomica sparsi per tutta la Sicilia che, nell’annata 2011/2012, erano arrivati a essere
ben dieci. Sono state testate tre cultivar di orzo da malto
(la Naturel, la Pariglia e la Scarlett) nell’annata
2010/2011 con rese intorno ai 3,63 tonnellate/ha e,
nell’annata 2011/2012, quattro cultivar (le precedenti,
oltre la Braemar) con una resa media regionale di ben 4
tonnellate/ha.
Raccolti i dati dal campo si è passati in laboratorio, per
la verifica e l’analisi dei risultati agronomici delle coltivazioni. In laboratorio sono state effettuate opportune
determinazioni analitiche sulla qualità maltaria delle
diverse varietà di orzo messe a confronto, correlate ai
diversi areali di coltivazione e alle tecniche colturali utilizzate; è stata determinata una media del 10,3-10,9%
del contenuto proteico.
Il progetto ha previsto anche prove di birrificazione oltre che veri e propri test con esperti per saggiare il gusto
e la qualità delle produzioni. Le birre monovarietali
prodotte nel 2013 sono state gustate e recensite dal
massimo esperto italiano di settore, Lorenzo Da bove,
Il bilancio economico per l’impresa
agricola
Se si ipotizza la coltivazione di un solo ettaro di orzo da
malto (resa intorno alle 4 tonnellate/ha), una produzione di birra di circa 10.000 litri/anno e il costo di un microbirrificio aziendale (200.000 euro), l’impresa potrebbe recuperare l’investimento in 12-13 anni dato
l’utile di ben 16.000 euro ottenuto ogni anno dalla vendita della bevanda.
È evidente che un prestito a tasso agevolato potrebbe
aiutare l’azienda agricola a sostenere l’investimento e
che, una maggiore produzione aziendale o la creazione
di un piccolo consorzio di produttori, potrebbe abbattere notevolmente la spesa3. Considerata impossibile una
maltazione industriale per questa tipologia artigianale
sarebbe necessario che la Sicilia si dotasse di una malteria artigianale, con un costo approssimativo di circa un
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Stime economiche E.S.A. Sicilia
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milione di euro, considerando sia i fabbricati che i macchinari. Per abbattere almeno i costi dei fabbricati, l’Esa
si è proposto per realizzare, con i fondi europei, una
malteria artigianale-consortile, da ubicare in una delle
pertinenze a disposizione la cui destinazione d’uso non
è più appropriata per le nuove esigenze di mercato.
Prospettive lavorative per il consulente
tecnico
Il dottore agronomo e il dottore forestale potrebbero
guidare le aziende agricole verso la differenziazione delle attività occupandosi di tutta la prassi burocratica e il
progetto tecnico (edilizia, richiesta autorizzazioni, piani
colturali, ecc.) oltre che diventando il tramite per provvedere alla valorizzazione commerciale del prodotto aziendale.
La birra agricola potrebbe diventare un settore di consulenza (quasi) esclusiva dei laureati in agraria, con ottime prospettive lavorative.
Giuseppe Di Giovanni, dottore forestale libero professionista,
è iscritto presso l’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori
forestali di Palermo.
www.intersezioni.eu
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