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Meno carità e più giustizia, diceva don Liegro

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Meno carità e più giustizia, diceva don Liegro
Meno carità e più giustizia, diceva don Liegro
di Carlo Felice Casula
in “l'Unità” del 26 ottobre 2012
«Carità e giustizia» è il titolo che Maurilio Guasco, studioso di valore della storia della chiesa,
ha dato a un’ampia e documentata biografia di don Luigi Di Liegro (1928-1997), fondatore e
direttore della Caritas romana, che «è stato e rimane uno dei grandi segni di contraddizione della
storia religiosa e politica della Chiesa italiana del Novecento».
Nei confronti di don Di Liegro, Maurilio Guasco, sacerdote anch’egli, mostra un’indubbia simpatia
e vicinanza politica e religiosa, ma la biografia è basata su una vasta documentazione inedita,
conservata e ordinata dalla Fondazione internazionale don Luigi Di Liegro. «Parlare di don Di
Liegro – scrive Guasco - significa raccontare non solo la storia della diocesi di Roma, ma della
stessa città, almeno in alcuni dei suoi aspetti più significativi».
Di Liegro è nato a Gaeta, ma è romano d’adozione. Per lui, come per tanti bambini-adolescenti
poveri, il seminario rappresenta non solo il luogo in cui coltivare la propria vocazione religiosa, ma
anche l’unico canale per proseguire gli studi dopo le elementari. Di Liegro si distingue per una
precoce sensibilità sociale e anche per una forte attenzione per la vita che scorre fuori delle mura
del seminario, filtrata dalla lettura dei quotidiani, interdetti in quello romano, ma disponibili in
quello irlandese. I suoi compagni lo chiamano Di Vittorio: un segno della popolarità del leader della
Cgil. All’ordinazione sacerdotale, nel 1953, segue una lunga esperienza come viceparroco nel
quartiere Prenestino. Il confronto quotidiano con i problemi delle periferie popolari, in forte
espansione e in rapido mutamento socioeconomico e la condivisione delle novità teologiche e
pastorali del cattolicesimo francese costituiscono il dato saliente di questo decennio della vita di don
Di Liegro.
Nel 1964 il cardinale Clemente Micara gli affida la responsabilità del Centro pastorale per
l’animazione della comunità cristiana e i servizi socio-caritativi della diocesi di Roma. Nel
quindicennio cruciale del pontificato montiniano si susseguono nella diocesi del Papa quattro
cardinali vicari, da Clemente Micara a Ugo Poletti, e nel Comune di Roma, cinque sindaci, quattro
democristiani, Glauco Della Porta, Americo Petrucci, Rinaldo Santini, Clelio Darida e infine Giulio
Carlo Argan, espressione di una nuova maggioranza di sinistra.
Nel 1969, nell’ambito delle ricerche dell’Università Gregoriana, Di Liegro realizza un’indagine
sociologica sulla religiosità dei cristiani di Roma, dalla quale emerge una forte crescente
divaricazione tra la dichiarata appartenenza ecclesiale, la pratica religiosa e i comportamenti
individuali e collettivi. I risultati dell’inchiesta costituiscono una forte sollecitazione, quasi una
premessa al progetto del convegno, svoltosi nel febbraio del 1974, su «La responsabilità dei
cristiani di fronte alle attese di giustizia e di carità nella diocesi di Roma», più comunemente noto
come il «Convegno sui mali di Roma». Iniziato il 12 febbraio nella basilica di S. Giovanni in
Laterano, il convegno, promosso e animato da Di Liegro, ma anche sostenuto dal nuovo vicario,
cardinal Ugo Poletti, mette in luce e denuncia le inadeguatezze e le storture della realtà urbana,
economica e sociale di Roma e le responsabilità di quanti le avevano provocate e/o tollerate.
Nel contempo, dal 1976, assume anche la guida di una piccola e vivace comunità di periferia,
Centro Giano, una borgata sorta abusivamente nelle vicinanze di Acilia. Nel 1979 nasce la Caritas
diocesana di Roma di cui don Luigi è direttore e anima fino alla sua morte. Siamo già nel nuovo
lungo pontificato di Giovanni Paolo II, della cui fiducia egli indubbiamente gode, nonostante le
ricorrenti ostilità e diffidenze delle autorità politiche ed ecclesiastiche.
Nei loro riguardi, specialmente a livello di amministrazione locale, egli ritiene doveroso e
necessario un confronto continuo, anche aspro, ma sempre fattivo, perché possano essere ricondotte
alle loro responsabilità, attraverso una denuncia coraggiosa e documentata delle loro inadempienze
e la partecipazione attiva e responsabile della cittadinanza. In Di Liegro le opere, per usare una
categoria intraecclesiale, sono precedute e accompagnate dallo studio e dalla ricerca ed è anche
parte integrante, ma non esclusiva, della sua intensa spiritualità.
Fra le sue opere, appunto, nel nuovo contesto della città metropolitana e della crescente presenza
degli immigrati, in cui le tradizionali reti di solidarietà, familiari e parentali, si sono fortemente
allentate: le mense, le case alloggio, i centri d’ascolto, con un’attenzione privilegiata per i più
poveri e più emarginati, come gli homeless o i malati di aids. La costruzione e l’animazione di un
forte tessuto urbano di volontariato è un’indubbia innovazione del pensiero e dell’opera di don Di
Liegro, sempre attento a creare dal basso, incarnando il radicalismo del messaggio evangelico, una
cittadinanza partecipata e solidale. Nelle conversazioni serrate e amicali con quanti, tanti e di
diversissima collocazione, collaboravano o interloquivano con lui, precisava sempre che il motto
della sua Caritas era «Meno carità e più giustizia». Solo apparentemente ossimorico, nella sostanza
più vera, quanto mai pieno di significati valoriali.
Maurilio Guasco, Carità e giustizia. DonLuigi Di Liegro (1928-1997) Il Mulino, Bologna 2012,
pp.337
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