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relazione introduttiva - CGIL - Camera del Lavoro Metropolitana

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relazione introduttiva - CGIL - Camera del Lavoro Metropolitana
Conferenza di Organizzazione Cgil Cagliari - 1 luglio 2015
Relazione di Carmelo Farci – Segretario Generale
Care compagne e cari compagni,
svolgiamo oggi la nostra Conferenza di Organizzazione, conseguenti all’impegno assunto dal Congresso di
Rimini del 2014 e consapevoli della improcrastinabile necessità di intervenire su diverse problematiche
legate alla nostra organizzazione, immersa dentro i repentini cambiamenti che ci hanno costretto a un
impegno straordinario, senza soluzione di continuità, sia nel lavoro politico sia organizzativo, ponendoci
davanti alla necessità di un continuo adeguamento delle strategie sindacali ma anche all’esigenza di
ripensare, alla luce di queste modificazioni, agli assetti organizzativi delle nostre strutture.
Lo abbiamo sempre sostenuto con convinzione e oggi, ancora intrappolati dentro una crisi che pare non
avere fine, tra segnali contrastanti e con la speranza di aver toccato il fondo per poi trovare gli appigli per
una pur lenta risalita, ci interroghiamo sul come attrezzarci per affrontare questa fase e traguardare la
prospettiva cercando di mettere in sicurezza l’organizzazione, irrobustire le strutture della nave per
continuare la traversata verso le nuove sfide che ci attendono. Sfide che richiedono coraggio e
determinazione e, soprattutto, un’organizzazione capace di cambiare mantenendo saldi i valori fondanti,
quelli che ci hanno fatto diventare la più grande organizzazione di massa del Paese e consentito di superare
momenti difficili e complicati quanto o forse più degli attuali.
Introduzione
Il contesto in cui si sviluppa la nostra discussione è fortemente segnato da tanti squilibri e contraddizioni,
incertezze e preoccupazioni create dall’acuirsi delle tensioni internazionali e da scelte economiche e
politiche fatte spesso lontano dai luoghi in cui viviamo che però si riflettono nel nostro quotidiano in un
sistema sempre più globalizzato. Scelte che spesso subiamo, perché vengono discusse e decise in silenzio
(come l’accordo America/Europa Ttip), nonostante le enormi ricadute sull’economia, sugli scambi
commerciali, sull’occupazione, la salute, l’ambiente. Assistiamo alla crescita di Paesi emergenti ma anche a
fenomeni dilaganti di povertà, violenza, guerre, disuguaglianze sociali. Nuove tensioni e attentati
drammatici creano un clima di terrore e impongono di tenere alta l’attenzione senza mai dimenticare che
non dobbiamo cedere agli egoismi e agli individualismi, ad esempio di fronte ai processi migratori che in
questi ultimi tempi sono sempre più pressanti – anche nel nostro territorio - e ai quali dobbiamo dare
risposte inclusive. Erigere nuovi muri, chiudere le frontiere, respingere e rimpatriare i migranti (in quale
patria poi?) non risolverà il problema, ciò che serve è un impegno di tutta l’Europa che non scarichi l’onere
su singoli Paesi più di altri ma sappia costruire una risposta strutturata, massiccia, inclusiva.
Eppure l’Europa inciampa, sui migranti così come sul quel modello sociale basato sulla solidarietà, sulla
coesione e sull’integrazione che avrebbe dovuto rappresentare l’essenza stessa di un’Europa intesa come
grande comunità. I vincoli stringenti, l’austerità e le disparità tra alcuni Paesi forti che dettano legge per
tutti, hanno mostrato falle sostanziali e il caso Grecia è significativo da questo punto di vista: ciò che serve
sono condizioni di crescita paritarie, politiche industriali e infrastrutturali comuni, processi di
armonizzazione fiscale e delle condizioni retributive, del mercato del lavoro, delle politiche del credito,
della tassazione del lavoro, la costruzione di un modello di welfare universalistico e solidale, diritti diffusi e
uguali per tutti i cittadini d’Europa. Si tratta di battaglie nelle quali può e deve giocare un ruolo importante
anche il sindacato europeo. In questa situazione sempre più complicata c’è la necessità di punti di
riferimento, di argini forti contro la deriva a cui ci hanno condotto le politiche liberiste, le logiche distorte
dei mercati, le responsabilità del sistema dei partiti, un ragionamento che vale per l’Europa così come per il
nostro Paese.
I dati relativi al sistema economico e sociale evidenziano che il nostro Paese fatica assai più di altri a
rialzarsi dalle condizioni in cui è precipitato. I fenomeni di corruzione sempre più diffusi testimoniano il
livello di degrado e di riprovevole utilizzo di risorse pubbliche nell’intreccio tra politica e malaffare.
L’insofferenza dei cittadini è palese nella scarsa partecipazione al voto, con esempi clamorosi di disaffezione
(a Quartu S.E. al ballottaggio ha votato il 32%). Segnali di malessere sempre più diffuso, evidenziati anche
da chi il voto lo esprime premiando messaggi preoccupanti di razzismo e populismo sfrenato.
Il Governo nazionale porta avanti azioni intrise di messaggi fuorvianti, populisti e ambigui, e
provvedimenti penalizzanti per il lavoro, evidenziando, troppo spesso, una scelta di campo e una strategia
che si propone di favorire il sistema impresa come motore dello sviluppo e della crescita, svalutando il
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lavoro, riducendo i diritti e indebolendo le sue organizzazioni di rappresentanza, con atteggiamenti e
misure dichiaratamente ostili e impregnate di pregiudizi. Si pagano i tanti errori del passato, i mancati
investimenti, pubblici e privati, in innovazione, ricerca, tecnologia, una classe imprenditoriale spesso
inadeguata, strategie di contrasto alla crisi sbagliate. Si è pensato di intervenire sulla contrazione dei diritti
e su un’ulteriore precarizzazione senza capire che i principali impedimenti allo sviluppo dell’economia sono
altri: l’eccesso di burocrazia, il peso del prelievo fiscale, l’incertezza del diritto, l’illegalità e la corruzione
dilagante, i limiti del sistema infrastrutturale e non certo l’articolo 18 o il peso delle Organizzazioni
Sindacali.
Negli ultimi 20 anni abbiamo registrato un’azione ossessiva di destrutturazione del mondo del lavoro, delle
sue regole, dei suoi diritti e tutele, si sono affermate politiche di precarizzazione e frantumazione del ciclo
produttivo. Sono stati anni caratterizzati da momenti di forte divisione del sindacato che ha visto così
indebolirsi la sua rappresentanza e faticare per svolgere efficacemente la sua azione di contrattazione,
tutela e miglioramento delle condizioni sociali e di salvaguardia dei redditi dei lavoratori subordinati e dei
pensionati. Lo scenario oggi è diverso dagli anni in cui si è sviluppata la concertazione, e anche dal periodo
del governo Berlusconi, che puntava a isolare la Cgil. Oggi è il sindacato, complessivamente inteso, che si
vuole ridimensionare, relegare ad agente contrattuale nei soli luoghi di lavoro, è il sindacato generale
confederale che si vuole colpire e depotenziare. La nostra riorganizzazione interna, questa conferenza,
devono rappresentare anche un punto di svolta nel nostro agire rispetto alla realtà che cambia. Dobbiamo
costruire una risposta credibile e solida, partendo dal presupposto che sarà decisivo, per restituire
centralità al lavoro, puntare all’unificazione del mondo del lavoro, tentare ogni strada per realizzare
l’iniziativa unitaria con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza e il ruolo del sindacato, sia pure dentro le
naturali differenze che caratterizzano la nostra esperienza. Il richiamo forte del Segretario generale della
Cgil a Cisl e Uil nei giorni scorsi va in questo senso: divisi si perde, si conta sempre meno, e oggi non
possiamo affrontare una nuova stagione di divisioni. Sulle pensioni, sul fisco, sul Mezzogiorno ormai
derubricato dall’agenda del governo, sulla contrattazione a tutti i livelli, sui pericoli dell’introduzione del
salario minimo legale, la strada è una sola: ricostruire l’unità su piattaforme comuni – l’unità del mondo
della scuola è stato un esempio - solo così potremo conseguire risultati e riconquistare peso contrattuale e
sociale.
Questo considerazioni valgono a tutti i livelli della nostra organizzazione, devono rappresentare punti di
riferimento per esercitare la nostra azione nel quotidiano, nelle realtà territoriali in cui ci troviamo a
lottare perché le emergenze siano affrontate, nell’immediato e con uno sguardo di prospettiva. Non è
questa l’occasione per riepilogare il quadro della drammatica crisi economica e sociale della nostra regione
e del nostro territorio, ma è evidente che occorre intervenire in fretta sui fattori che frenano lo sviluppo, e
rilanciare il nostro sistema produttivo sviluppando il grande potenziale di crescita di alcuni settori: penso
al primario e al turismo, così come al comparto industriale seriamente in difficoltà. Nonostante qualche
scricchiolio nella dialettica interna alla maggioranza che governa, leggiamo segnali interessanti
nell’attività della Giunta regionale, anche se vorremmo più celerità nella definizione di alcune scelte: ad
esempio su energia, metano e chimica verde, sulle questioni legate all’Eni che hanno molte ricadute nella
nostra area industriale e non solo. Siamo naturalmente in attesa della riforma delle Autonomie locali e, in
particolare, della Città Metropolitana che rappresenta una straordinaria opportunità di crescita per tutto il
territorio. Percepiamo una forte necessità e urgenza di cambiamento – in particolare sulle politiche per il
lavoro che stentano ancora a concretizzarsi lasciando nel disagio, con ritardi inaccettabili, migliaia di
lavoratori - una necessità di cambiamento che anche noi dobbiamo saper leggere, interpretare e tradurre in
iniziative e progettualità nuove. Dobbiamo essere capaci di stare dentro i processi di cambiamento,
contrastandoli quando non ci piacciono e cercando di fare il nostro meglio per ottenere le migliori
condizioni possibili per la società e per il mondo del lavoro che rappresentiamo.
La Conferenza
La nostra Conferenza di organizzazione si sviluppa in questo contesto complicato, al quale ho voluto fare
un cenno, seppure veloce, perché ciò che accade al nostro interno non può e non deve essere indifferente
rispetto a ciò che si muove all’esterno. Non possiamo stare a guardare mentre il contesto si modifica
rapidamente, anzi, dobbiamo essere capaci, nella crisi, di attrezzarci per superare le criticità presenti e di
guardare oltre, provare ad anticipare i tempi e cogliere l’occasione, pur rinnovandoci, di rilanciare il nostro
patrimonio di esperienze, con l’obiettivo di dare risposte alle esigenze di chi si rivolge a noi. E ancora, di
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aprirci al dialogo con parte della società e del variegato del mondo del lavoro con cui non abbiamo ancora
relazioni costanti. Dobbiamo tutelare al meglio i nostri iscritti, i precari e chi vive ai margini delle tutele e
dei diritti, saper intercettare la domanda e i bisogni che arrivano da persone che cercano riparo sotto il
quadrato rosso per la prima volta. Dobbiamo far in modo che si sentano partecipi e per farlo è
indispensabile ripartire dal nostro modo di essere e di vivere anche la nostra organizzazione, dove
purtroppo, è sempre più faticoso praticare la solidarietà interna e mettere da parte gli egoismi. Si tratta di
lavorare per contrastare questi atteggiamenti, recuperando il giusto equilibrio, compattandoci su obiettivi
comuni e anche ribadendo con forza la nostra autonomia rispetto alla politica. Naturalmente, siamo un
soggetto sociale e come tale facciamo politica stando dentro il perimetro del ruolo sindacale.
Sono convinto che occorre dare sempre più valore alla Confederalità, intesa come luogo in cui sviluppare la
partecipazione e collegialità per crescere insieme, affrontare le difficoltà che nel nostro agire quotidiano
troviamo, cercare insieme di colmare quella differenza che troppo spesso riscontriamo tra il dire e il fare,
uscire dal fortino sempre meno fortificato in cui ogni tanto ci chiudiamo ognuno in difesa delle proprie
prerogative. Nessuno s’illude, i problemi e le criticità sono ben presenti e dipenderà da noi il successo o
meno, dalle scelte che faremo, dalla convinzione che avremo nel portare avanti il progetto, sapendo che il
modo in cui ci organizziamo, la qualità del nostro stare sul territorio, l’azione contrattuale inclusiva e
solidale, la sostenibilità economica, l’efficienza dei servizi, l’allargamento della nostra base di
rappresentanza, del proselitismo - da cui deriva anche la nostra autonomia economica e politica – sono
elementi sostanziali, al pari dell’azione politica/sindacale.
Certo questa Conferenza di Organizzazione non può risolvere tutte le problematiche aperte, individua però
alcune linee strategiche prioritarie e le azioni e il percorso che nel tempo, se sostenuto e praticato
coerentemente, potrà consentire di acquisire positivi e importanti risultati. Considerato che per Statuto la
Conferenza di Organizzazione ha carattere d’indirizzo, è stato introdotto un ulteriore elemento di
innovazione, ovvero il vincolo politico forte di trasformare le scelte definite nel Documento in delibere che
il Comitato Direttivo nazionale sarà chiamato ad assumere e rendere operative lo stesso giorno della
chiusura della Conferenza. Un appuntamento importante dunque, perché ci porta ad assumere indicazioni
politicamente vincolanti che diventeranno subito esigibili e che da qui al prossimo Congresso, fra tre anni,
saranno sperimentate e poi soggette a verifica. Un’occasione per essere protagonisti della nostra
autoriforma, consolidare la nostra rappresentanza per far valere le ragioni del sindacato contro chi vuol
togliergli la voce e annichilirne il ruolo, proprio in un momento di estrema difficoltà economica e sociale
per il nostro Paese.
Il metodo
Per questa Conferenza è stato scelto un percorso nuovo, che vede coinvolte e protagoniste le Camere del
Lavoro come luoghi dove si realizza la Confederalità, come presidi storici e centrali dell’azione della Cgil,
luoghi dove stanno insieme e si integrano tutti i livelli e i soggetti che compongono la nostra
organizzazione, dalle categorie al sistema dei servizi. In questo senso, è un’occasione per riscoprire il valore
della Confederalità, avviare una discussione profonda sugli aspetti organizzativi, sulla contrattazione
inclusiva, sulla democrazia partecipata, sulle tematiche legate al sistema dei servizi. Dobbiamo però anche
superare un nostro limite, e cioè la nostra lentezza, e inerzia, nel recepire le regole che ci diamo, rimandare
sine die o disattendere l’applicazione dei nostri deliberati.
Nonostante la Conferenza si realizzi concretamente attraverso le Camere del Lavoro e si concluda con
l’appuntamento nazionale del 17/18 settembre, è opportuno sottolineare come la costruzione del
documento che oggi è alla base della discussione sia frutto di una intensa fase preparatoria avviata subito
dopo la conclusione del congresso nazionale. Il Comitato Direttivo nazionale ha successivamente eletto la
Commissione, composta da rappresentanti di tutti i livelli dell’organizzazione, che ha prodotto (con il
supporto di gruppi, riunioni plenarie, seminari, coinvolgimento delle Camere del Lavoro) una bozza che è
stata oggetto di una minuziosa e approfondita azione di analisi, suggerimenti, integrazioni, contributi
importanti e sostanziali da parte di tutte le strutture e, in particolare, dei centri regolatori (categorie
nazionali e Cgil regionali, che non svolgono direttamente la Conferenza). Il documento, riformulato sulla
base delle osservazioni, è stato approvato a larghissima maggioranza dal Comitato Direttivo nazionale il
14 maggio ed è stato poi oggetto di discussione del nostro Direttivo camerale e dei Direttivi di categoria
che hanno eletto la platea riunita qui oggi. Se lo si ritiene necessario, questa Conferenza territoriale può
ulteriormente integrare il documento che verrà poi varato nella versione definitiva dalla Conferenza
nazionale. Questo metodo di coinvolgimento e partecipazione attiva delle strutture ha consentito un’ampia
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collegialità che rappresenta un importante punto di partenza per evitare, come accaduto negli scorsi anni,
di vedere incagliarsi sugli scogli una riforma con parametri troppo rigidi che mal si adatterebbero a una
organizzazione complessa e diffusa su tutto il territorio nazionale, con specificità territoriali e condizioni
sociali, economiche, culturali troppo spesso estremamente diverse. Si è dunque tenuto conto dell’esigenza
di valorizzare le differenze e dotarsi di un modello organizzativo flessibile ma pur sempre dentro regole e
vincoli di carattere nazionale, come ribadito nel Documento.
Contrattazione inclusiva
Con una buona dose di irritazione da una parte, ma con soddisfazione dall’altra, abbiamo preso atto del
pronunciamento della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco della contrattazione
collettiva, e delle norme che lo hanno prorogato, nel sistema pubblico. La sentenza infatti, non impone il
recupero delle quote pregresse ma riapre la possibilità di ripartire con la contrattazione, e bene si è fatto a
chiedere gli opportuni incontri per avviare subito la discussione. Un pezzo importante della contrattazione
che si dovrà praticare tenendo conto, a proposito di contrattazione inclusiva, dei tanti precari che operano
nel settore pubblico ai quali va data una risposta.
La contrattazione in tutte le sue forme - quelle ordinarie nel posto di lavoro e quella territoriale, di sito, di
filiera - ha valenza primaria nel Documento, e rappresenta l’essenza dell’agire sindacale. Dobbiamo però
praticarla con una marcia e una condizione in più, quella dell’inclusione, che deve far fare un passo in
avanti, un salto di qualità. Nelle categorie abbiamo esperienze di contrattazione che rappresentano un
punto di partenza importante di contrattazione aziendale di 2° livello, e contiamo accordi provinciali di
rilievo. Penso agli edili, che storicamente attuano la contrattazione territoriale e regionale, agli agricoli, ai
meccanici che da tempo hanno su questo tema un confronto aperto con Federmeccanica, penso alla
contrattazione di sito che da decenni si è sviluppata nelle aree industriali con un livello qualitativo alto, agli
accordi di governance che rappresentano un esempio di coinvolgimento di diverse categorie e delle
istituzioni, accordi che parlano di appalti, salute e sicurezza, trasporti, ambiente, produttività e che proprio
in questi giorni siamo chiamati a rimodulare. E ancora, penso a quanta contrattazione sviluppiamo nel
settore del commercio, nella gestione dei passaggi d’appalto, così come nella funzione pubblica, con le varie
amministrazioni e con le coop sociali, penso al settore dei trasporti, porto e aeroporto, e al trasporto
pubblico locale, ai call center e a quanto produciamo quotidianamente con impegno e fatica e che
purtroppo spesso non siamo capaci di socializzare e discutere insieme con l’obiettivo di diffondere le buone
pratiche, mutuare le positività e farle diventare patrimonio di tutti. Credo che d’ora in poi dovremmo
condividere di più e anche dotarci di un archivio che metta a disposizione di tutti i livelli il nostro
patrimonio di accordi, nell’auspicio che sia sempre più ricco e in sintonia con quanto indicato dal
Documento della Conferenza rispetto all’inclusione solidale.
Il nostro obiettivo è contrastare gli effetti negativi delle politiche del Governo, tentare di rendere inefficaci
e depotenziare le pessime norme sul lavoro approvate in questi ultimi giorni. Abbiamo tutti insieme fatto la
scelta di contrastare gli effetti negativi della riforma praticando la contrattazione, svolgendo un ruolo
attivo, sviluppando la tutela collettiva e individuale e, davanti ai testi definitivi e alla loro eventuale
applicazione, esercitando la possibilità di contenzioso giuridico. In questo percorso stiamo già registrando
risultati importanti in alcuni settori: si pensi a quanto conseguito nei contratti nazionali del Commercio e
nel Credito, sia per quanto concerne le nuove assunzioni, sia per quanto riguarda il risultato complessivo.
Sono risultati da valorizzare, e rappresentano uno stimolo ad andare avanti, rispedendo al mittente le
provocazioni di chi vorrebbe la disapplicazione dei CCNL o chiede indietro, provocatoriamente, parte del
salario già contrattato. Noi continuiamo a difendere e attuare il modello contrattuale sui due livelli,
rendendoli esigibili e incrementando i momenti di coinvolgimento dei lavoratori, così come stabilito dal
Testo Unico sulla Rappresentanza. Certo non è più sostenibile – e in questo senso sarà di grande aiuto la
costituzione di un gruppo di lavoro prevista nel Documento - la presenza di 450 CCNL, che indeboliscono
il potere contrattuale e rispondono a una logica di sgretolamento della rappresentanza datoriale. Una
particolare attenzione dovremo dedicare alla contrattazione inclusiva, a chi lavora senza tutele e diritti
magari fianco a fianco con chi li ha. Vogliamo coinvolgere i precari, difenderli ed estendere i diritti,
coinvolgendoli nel percorso negoziale. Dove è possibile si può inserire anche quella che fu un’intuizione
felice, la contrattazione d’anticipo, che rimane un’opportunità per giocare un ruolo efficace nella fase
preventiva alla costruzione delle grandi e complesse opere pubbliche.
Vogliamo inoltre sperimentare forme di contrattazione in realtà dove operano più categorie, dove oltre al
precariato è diffuso il lavoro irregolare e si calpestano le norme sulla sicurezza. Si può fare con il
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coordinamento delle strutture della Camera del Lavoro, così come stiamo facendo per Sarroch, ferma
restando l’autonomia contrattuale delle singole categorie. Potremmo inoltre sperimentare la contrattazione
di sito o di filiera nelle aree artigianali e industriali sulla SS 130/Elmas o sulla SS 554, oppure nei grandi
presidi ospedalieri o nei centri commerciali.
E’ vero che facciamo tanto per praticare la contrattazione ma è pur vero che oggi, anche a causa della crisi,
abbiamo un forte deficit in questo, perché non tuteliamo chi spesso sta ai margini del ciclo produttivo, e c’è
una gran parte del mondo del lavoro che non intercettiamo quasi mai, che opera nelle piccole realtà
produttive, ad esempio del settore artigiano: si tratta di lavoratori che non ha mai visto uno straccio di
contrattazione di 2° livello, non conoscono la bilateralità e non esigono diritti perché non sanno di averli.
Ecco, in questo mare magnum si apre un’opportunità incredibile anche per noi, per attuare la
contrattazione e fare nuovi iscritti.
Certo, la crisi ha peggiorato il quadro, ma non possiamo negare che l’azione sindacale è stata spesso
declinata nella difesa dei diritti acquisiti, con evidenti difficoltà ad ampliare la tutela e la rappresentanza.
Ora, in uno scenario profondamente mutato dalle scelte politiche e dai provvedimenti assunti dal Governo,
occorre sviluppare una nuova strategia e dare segnali forti e concreti sull’esercizio della contrattazione
inclusiva e solidale, occupandoci delle diverse tipologie contrattuali e guardando all’intero ciclo produttivo:
contrattazione inclusiva vuol dire occuparsi con più attenzione e costanza dei rapporti di lavoro discontinui
e incerti, alle iniquità che gran parte di mondo del lavoro subisce nel sistema pensionistico, negli
ammortizzatori sociali, nei diritti sindacali. Esplorare nuove forme organizzative per includere quel mondo,
dargli voce e rappresentanza richiede un forte impegno a tutti i livelli. In questa direzione, registriamo il
prezioso lavoro del Nidil, un’esperienza da promuovere e rafforzare anche nell’interazione tra categorie,
avendo chiaro l’ambito di competenza quando si interviene nei posti di lavoro.
Non è un caso che proprio in questi anni di profonda crisi - grazie alla disponibilità di molte categorie, del
Nidil, dei servizi e del nostro apparato politico e tecnico – abbiamo intercettato le nuove esigenze dei
lavoratori espulsi dai luoghi di lavoro e transitati nel sistema degli ammortizzatori sociali ordinari ma
soprattutto in deroga, un’azione solida che ci ha consentito di mantenere, se non di accrescere, il numero
degli iscritti. Certo è che la riforma degli ammortizzatori sociali, il decreto Poletti sulle prestazioni in
deroga di agosto 2014 e i conseguenti accordi con la Regione, hanno cambiato lo scenario. Dobbiamo
intensificare con maggiore forza la battaglia per creare lavoro e reinserire chi oggi si trova senza alcun
sostegno economico e in grande difficoltà.
Queste azioni sono strettamente legate alla decisione della Cgil di attuare una grande iniziativa per
conquistare il nuovo Statuto dei diritti delle lavoratrici e lavoratori. Tutele e diritti che oggi vanno riscritti
e aggiornati alla luce del grande cambiamento che ha caratterizzato il mondo del lavoro nei 45 anni di
vigenza dello Statuto. E’ anche questo un ulteriore modo per contrastare la riforma del governo Renzi e i
continui attacchi alle disposizioni contenute nello Statuto, come le recenti modifiche all’articolo 4 sul
controllo a distanza, che consegna alle imprese ulteriori poteri e limita il ruolo del sindacato. Nuovo
Statuto per sanare le tante distorsioni oggi esistenti, per creare un progetto collettivo che si sviluppi e si
rafforzi nella società, per dare ai giovani uno strumento essenziale di tutela. Una sfida estremamente
intrigante, difficile quanto straordinaria, che dobbiamo portare avanti unitariamente e supportare con la
condivisione di giuristi ed esperti, con il confronto con la politica e con le controparti. Una sfida che ha
bisogno di una organizzazione forte, compatta, capace di mettere in campo tutto il suo potenziale.
Contrattazione territoriale
La contrattazione territoriale non è una strategia nuova ma certo è fondamentale e si integra con gli altri
livelli di contrattazione con l’obiettivo di mettere insieme i diritti del lavoro con quelli di cittadinanza. Se
ben praticata, con il coinvolgimento – coordinato dalla Confederazione - di tutte le categorie insieme allo
Spi, dei Comitati degli iscritti, delle organizzazioni collaterali e di quelle studentesche, può rappresentare la
massima espressione di un’azione sindacale efficace, che ci conferisce autorevolezza e ruolo sociale. Pesare e
contrattare nel territorio, far valere condizioni e scelte nel segno dell’equità e della giustizia sociale, è
fondamentale per qualificare la nostra azione attraverso percorsi di condivisione, partecipazione, confronto
e sintesi unitaria.
Sappiamo bene delle difficoltà finanziarie di gran parte delle amministrazioni comunali, alle prese con tagli
e patto di stabilità, ma riteniamo non siano motivazione sufficiente per non praticare la contrattazione, che
rappresenta in ogni caso una opportunità. Discutere di come preservare i diritti dei più deboli, pur di fronte
a razionalizzazioni, tagli, ridimensionamenti delle prestazioni, è un dovere di tutti.
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Purtroppo, nonostante l’impegno profuso negli anni, soprattutto attraverso le iniziative dello Spi, non si
registra nel territorio un livello di contrattazione adeguato. Occorre perciò rilanciare la nostra azione in
tempi brevi – in questa direzione sono importanti i corsi di formazione avviati dallo Spi – anche con un
ruolo più attivo della Confederazione. Dobbiamo capire quali domande collettive emergono, in particolare
dalla parte più debole della popolazione, organizzare iniziative che ci consentano di leggere la realtà e le
criticità del territorio per poi costruire piattaforme rivendicative da portare all’attenzione delle istituzioni
locali. Questo ci consentirebbe di fare un salto di qualità nell’azione sindacale della rappresentanza
organizzata e di dare risposte agli interessi collettivi diffusi nel territorio.
Bilateralità
Sono profondamente convinto che la bilateralità, frutto della contrattazione che ne delimita il perimetro, se
utilizzata nel modo giusto sia uno strumento importante, e utile anche a creare condizioni d’inclusione in
un mercato del lavoro sempre più frammentato. In tal senso è possibile sperimentare l’estensione delle
tutele ai lavoratori non subordinati, partite Iva, liberi professionisti. Abbiamo tanti esempi di buona
bilateralità – ad esempio nel settore artigiano - che garantisce prestazioni, supporto sulla sicurezza sul
lavoro, sorveglianza sanitaria, formazione, welfare. Si tratta di estendere i criteri della massima trasparenza
nella gestione degli enti e delle risorse, attuando tutte le misure e le incompatibilità necessarie, così come
già stabilito negli accordi confederali e nei CCNL. Nel passato la bilateralità è stata demonizzata, facendo
di ogni erba un fascio, oggi credo sia un’opportunità per sostenere il lavoro ed estendere le tutele, si tratta
naturalmente di farlo con la dovuta attenzione, anche perché c’è sempre chi desidera snaturarne il ruolo,
farne un’altra cosa.
Accordo Interconfederale sulla Rappresentanza
Contrattazione e ricomposizione sono punti essenziali di un modello organizzativo che deve giocare fino in
fondo anche la sfida che scaturisce dall’accordo sul Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014,
siglato con Confindustria e da estendere a tutto il sistema di rappresentanza datoriale. Con la definizione
della convenzione con l’Inps, quell’accordo è diventato operativo anche sulla certificazione degli iscritti e,
in questi giorni, ci consegnerà i primi dati che, unitamente ai riscontri dei voti sulle RSU, forniranno il
livello di reale rappresentanza, il peso contrattuale di ogni singola organizzazione.
Questo sistema di regole, non solo misura la rappresentanza con assoluta trasparenza, ma offre percorsi di
partecipazione democratica nei posti di lavoro e ne garantisce l’esercizio, vincola le decisioni al voto dei
lavoratori, impedisce che una organizzazione rappresentativa possa essere esclusa, come è accaduto nella
vicenda Fiat/Fiom.
Oggi dobbiamo tutti sentirci impegnati anche nella partita complessiva di una nuova competizione tra
organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di essere sempre più rappresentativi e incrementare il
tesseramento, che non è più solo autocertificazione ma è soggetto a un riscontro severo a cui nessuno potrà
sottrarsi. Per raggiugere l’obiettivo dobbiamo rinnovarci perché negli anni è cambiato il nostro quadro di
riferimento, il sistema politico, economico e sociale del Paese, registriamo l’involuzione dei partiti della
sinistra, la fuoriuscita delle generazioni più anziane tradizionalmente più legate alla nostra organizzazione,
la crisi dell’appartenenza ideologica, l’ingresso nel mondo del lavoro di generazioni legate ad un ciclo
produttivo sempre più frantumato e precario, la crescita dei tassi di disoccupazione e la diffusione del
lavoro nero e sottopagato. E’ con questa realtà che dobbiamo misurarci per conquistare nuovi iscritti.
Appalti
Nella parte dedicata alla contrattazione, il Documento affronta il tema degli appalti e propone la
costituzione, in ogni Camera del Lavoro, di un Coordinamento tra Confederazione e Categorie. E’ un’idea
che condivido totalmente e che metteremo in pratica subito. Le tante vertenze aperte - che coinvolgono
diverse categorie, nel settore industriale, delle cooperative sociali, dei trasporti - ci portano a confrontarci,
nel nostro territorio, con un mondo dove precarietà e sfruttamento sono all’ordine del giorno. Perciò
sentiamo forte l’esigenza di un confronto più ampio e momenti di sintesi sulle regole da imporre agli
appalti, perché oggi più che mai si giocano dentro i meandri kafkiani di gare piene d’insidie, troppo spesso
legate al criterio del massimo ribasso, inquinate da corruzione e malaffare, sprechi e incompiute.
Dopo la raccolta delle firme a sostegno della proposta di legge popolare elaborata dalla Cgil nazionale,
abbiamo organizzato un seminario – al quale ha partecipato Franco Martini – occasione anche per ospitare
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la Regione e conoscere in anteprima il disegno di legge regionale sugli appalti nel quale auspichiamo
verranno recepite le proposte della Cgil regionale.
E’ indispensabile mantenere viva questa nostra battaglia, perché la qualità del lavoro, il rispetto dei
contratti e delle norme sulla sicurezza, passano sempre più attraverso la stessa qualità degli appalti. Anche
nel nostro territorio, dove abbiamo chiesto e ottenuto un confronto, fissato per il 3 luglio con il sindaco di
Cagliari, per approvare finalmente, dopo il recepimento delle direttive europee da parte del governo
nazionale - il protocollo d’intesa unitario sulle opere pubbliche del Piano triennale.
Democrazia e Partecipazione
In tempi in cui si esaspera il concetto di leaderismo sfrenato, dove si personalizzano i nomi dei partiti e
anche il segretario, che un tempo si richiamava al popolo e ai lavoratori, se ne infischia dell’iscritto e del
militante, a cui preferisce l’elettore, la nostra organizzazione fa una scelta opposta: allarga gli ambiti di
partecipazione favorendo percorsi di maggiore coinvolgimento, decide di far partecipare delegati e attivisti
dei luoghi di lavoro e delle leghe Spi, con nuove regole che garantiscano la loro presenza maggioritaria
negli organismi che eleggono i segretari e le segreterie. Regole che favoriscono e rafforzano la democrazia
di mandato che ha governato da sempre la nostra Cgil e che garantisce la partecipazione di tutti gli iscritti
alla vita democratica dell’organizzazione, sia dove si possono eleggere le RSU o nominare le RSA, sia dove
non si possono eleggere né nominare perché si opera in piccole realtà o perché non ci si può esporre,
magari perché sotto ricatto (si pensi ai contratti a termine e alle altre tante forme di precarietà). Credo che
su questo punto l’importante Commissione che si costituirà per proporre le nuove regole per lo
svolgimento del prossimo Congresso, debba formulare proposte che favoriscano la partecipazione, sia in
termini d’informazione, sia consentendo di poter esprimere un voto o un giudizio anche attraverso
strumenti informatici. Su questo tema abbiamo molto lavoro da fare: dobbiamo aggiornare e completare
l’anagrafe degli iscritti, vero grande strumento per migliorare il nostro rapporto con loro, con il territorio,
con i servizi. Credo che sia un impegno che possiamo assumere entro l’anno, tenendo ovviamente presente
la specificità di alcune categorie, vincolando la consegna delle tessere per il 2016 al riscontro dei dati su
Argo. Siamo a buon punto, ma occorre ancora uno sforzo ulteriore che, come Camera del Lavoro, siamo
disponibili a supportare.
Le proposte contenute nel Documento spingono verso il coinvolgimento attivo delle categorie nel costruire
i comitati degli iscritti, nei luoghi di lavoro e, dove non possibile, sul territorio, con il coinvolgimento dei
coordinatori delle Camere zonali. Un importante passo avanti è la scelta di far eleggere gli organismi
dirigenti dall’Assemblea generale, dove la maggioranza è composta da delegati e attivisti dei posti di lavoro
e delle leghe Spi. Dai Comitati Direttivi infatti, restano spesso esclusi compagne e compagni che vogliono
dare un positivo contributo e che potranno farlo attraverso l’Assemblea generale, che può essere coinvolta
in momenti di discussione e formazione per favorire percorsi di crescita dei nostri quadri e dirigenti,
rafforzare le occasioni di elaborazione e decisione collettiva, sfuggendo ai personalismi e
all’autoreferenzialità. Al problema dei permessi si può sopperire convocando le riunioni nei pomeriggi, la
sera, oppure il sabato. Anche questo è un segno dei tempi che cambiano e che ci impongono di attrezzarci
diversamente.
Nella nostra Camera del Lavoro abbiamo dato vita ad alcuni Dipartimenti che coinvolgono categorie, uffici
e servizi con l’obiettivo di creare momenti di riflessione e confronto su temi cruciali per lo sviluppo del
territorio, infrastrutture, settori produttivi, welfare. Anche queste sono forme di partecipazione, è lavoro
confederale che aiuta a conoscerci, creare sinergie, smussare gli angoli delle contrapposizioni dentro una
dialettica fatta di rispetto e lealtà che non devono mai mancare.
Territorio e Strutture
Nel 2008 la nostra Camera del Lavoro ha dato vita a un ambizioso e articolato progetto riorganizzativo
con l’istituzione di tre Zone Camerali, Quartu, Sarroch e Senorbì. Una decisione lungimirante, capace di
rafforzare l’azione e i riferimenti della Cgil in aree che risultano fisicamente lontane dalle sedi centrali.
Il nostro è un territorio esteso e con forti differenze geomorfologiche, economiche, sociali e culturali:
abbiamo zone costiere turistiche e interne a vocazione rurale, grandi aree industriali, servitù militari, forte
presenza della grande distribuzione. E poi Cagliari con la sua area vasta, dove orbita un quarto degli
abitanti della Sardegna e gravita l’indotto dell’apparato burocratico regionale, l’Università con numeri
consistenti di studenti, le grandi infrastrutture, i presidi ospedalieri, il sistema bancario. Cagliari capoluogo
e futura Città Metropolitana, che può crescere e diventare funzionale allo sviluppo dell’intera Isola.
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Le motivazioni che ci hanno portato alla costituzione delle Zone Camerali sono ancora oggi validissime e, a
prescindere dal futuro assetto istituzionale, abbiamo a disposizione un patrimonio sul quale ora dobbiamo
investire ancora più energie per superare le criticità emerse anche per l’acuirsi della crisi.
L’obiettivo politico/organizzativo oggi resta la promozione della centralità del territorio, luogo dove si
sviluppa il ruolo determinante della Confederalità, l’attività dei servizi, l’azione delle Categorie e delle
leghe Spi, le attività collaterali, coinvolgendo sempre più attivamente gli iscritti e i loro comitati, le RSU e
le RSA. E’ quanto mai opportuno sviluppare nelle Zone camerali l’azione politica e irrobustire i rapporti
unitari al fine di costruire piattaforme sulla contrattazione sociale condivise, e costruire relazioni con
istituzioni e associazioni. Dobbiamo animare e aprire alla società civile le nostre sedi, rinnovandole dal
punto di vista logistico, facendole diventare riferimento per i giovani e per i nostri iscritti. Vogliamo
costruire luoghi accoglienti nei quali categorie e servizi possano dialogare e intrecciare le esperienze,
pensiamo a sedi con centri servizi polifunzionali e sportelli così come nella nostra sede di Cagliari, presidi
sindacali e sociali sempre più qualificati e radicati nel territorio. Le Camere Zonali devono rappresentare la
continuità politico-organizzativa della struttura centrale, con le relative competenze orizzontali e verticali.
Perciò è indispensabile coinvolgere sempre più delegati e operatori delle zone interessate, facendo crescere
quadri e risorse umane importanti per tutta l’organizzazione. Sono impegni che dobbiamo portare avanti,
consapevoli che non sarà semplice, anche per le mutate condizioni economiche che ci portano ad agire con
molta oculatezza rispetto al tema delle risorse. Dobbiamo trovare soluzioni che consentano di mettere in
sicurezza l’organizzazione, anche rispetto a ulteriori norme e dispositivi che il governo, tutt’altro che
amico, potrebbe assumere nei confronti del sistema dei servizi e non solo.
A proposito di risorse, si va verso un utilizzo più razionale e in funzione del territorio. In questo senso, la
delibera del 20 aprile 2015 sull’operatore polifunzionale, avrà una conseguenza rilevante se coniugata alle
scelte del Documento sugli organici tecnici o politici delle strutture che dovessero risultare in esubero e
che potranno essere impiegati nel territorio e nel sistema dei servizi. E ancora, la delibera del 17 dicembre
2014 sulla sostenibilità economica delle strutture segna un prezioso spartiacque, avrà un’incidenza
fortissima sulla nostra capacità di razionalizzare le risorse, puntando sui bilanci aggregati e sulla
trasparenza (in questa direzione abbiamo pubblicato i bilanci di tutte le strutture). Subito dopo la
Conferenza verranno poi definiti altri indirizzi, sulla legge 460, il costo della tessera per i disoccupati,
somministrati e precari, il regolamento e quant’altro. Insomma, c’è un impegno chiaro e determinato ad
affrontare le criticità, con la consapevolezza che occorre compiere scelte incisive ma equilibrate.
Su sollecitazione del Caaf Sardegna, impegnato in un faticoso piano di razionalizzazione, si è proceduto a
un’analisi dei costi e delle attività svolte nelle sedi periferiche che ci ha portato a riordinare la nostra
presenza valutando di tagliare affitti e aprire uffici offerti gratuitamente dai Comuni. Non sempre è
possibile, ma è una strada che stiamo valutando e praticando, insieme allo Spi, con buoni risultati in varie
realtà. In generale, stiamo studiando la possibilità di aprire nuove sedi in realtà baricentriche e valutando
anche la possibilità di abbattere i costi degli affitti di diverse strutture con mutui per l’acquisto di sedi più
funzionali alle nostre attività, anche guardando alle prospettiva della futura Città Metropolitana e alle sue
nuove specificità. La logistica è un fattore importante anche per Cagliari, che in certi periodi vede i suoi
spazi del tutto inadeguati e costringe la moltitudine di persone che si rivolgono a noi a estenuanti file nei
marciapiedi fuori dagli uffici.
Un supporto decisivo è dato dallo Spi, punto di riferimento per il nostro insediamento in tutto il territorio.
Non mancano i problemi e le criticità, soprattutto nel rapporto con i servizi e con il Caaf in particolare, ma
siamo impegnati a trovare soluzioni equilibrate, sapendo che dobbiamo conciliare le esigenze degli utenti
con le difficoltà delle nostre strutture di servizio, impegnate in un lavoro davvero faticoso e impegnativo.
Dobbiamo poi rilanciare – con un comitato che costituiremo a breve - l’attività dell’Auser nella città di
Cagliari perché non si può pensare che il capoluogo della Regione, dove tra l’altro aumenta il numero di
anziani, non abbia una struttura che operi nel sociale. Così come dobbiamo rafforzare la sinergia con gli
enti affiliati: la Federconsumatori, che svolge una attività pregiatissima e in continua crescita, il Sunia,
punto di riferimento essenziale per sviluppare insieme – come abbiamo fatto in un recente convegno ragionamenti sulle politiche della casa e degli affitti, sull’housing sociale e sui rapporti, che vogliamo
intensificare, con Area.
Riassetto organizzativo
Della nostra presenza sul territorio dobbiamo ragionare anche in vista della imminente riforma delle
Autonomie locali, che ci consegnerà un nuovo assetto istituzionale con l’istituzione della Citta
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Metropolitana, le Unioni dei Comuni, le Associazioni delle Unioni. Sarà compito del centro regolatore
regionale aprire e definire la discussione, che certo non è semplice. Si dovrà tener conto delle specificità del
territorio, della cultura, della storia e quant’altro, ma certo anche della sostenibilità economica e del come
si sta e cosa si fa sul territorio. Vedremo quante strutture saranno istanza congressuale, se ci saranno
processi d’integrazione o se rimarrà tutto come oggi. Non è discussione di oggi ma ho la consapevolezza
che dobbiamo costruire l’organizzazione della Cgil in Sardegna per i prossimi anni, pensando di rafforzarla
con l’obiettivo primario di dare risposte ai nostri iscritti e ai lavoratori tutti.
In quest’ultimo periodo si è sviluppata una nuova sinergia tra Camera del Lavoro e Cgil regionale, su
alcune tematiche si comincia ad operare attraverso esperienze e progetti comuni che ci permettono di dare
servizi ottimali. Alcuni uffici - Nuovi diritti, Politiche della disabilità, Migranti, Politiche giovanili - hanno
assunto carattere regionale oltre che territoriale, e abbiamo un unico Ufficio Stampa. Insieme alla Cgil
regionale abbiamo firmato la convenzione con Tiscali per la banda larga, dobbiamo certo sperimentare
altre ipotesi di lavoro, ad esempio la centrale unica per gli acquisti, la condivisione di uno spazio per le
video conferenze che ci consentirebbero risparmi di tempo e risorse.
Il Documento contiene proposte importanti per gestire l’eventuale ridondanza di apparati, l’utilizzo di
funzionari, politici o tecnici nel territorio: è la direzione giusta perché ci porta a rafforzare il ruolo del
sindacato nelle sedi decentrate e a riscoprire – mi viene in mente l’esperienza del sindacato di strada e del
camper itinerante della Flai - un rapporto di prossimità più stretto con i lavoratori, nei piccoli centri, nelle
periferie, nelle aree industriali, nei grandi e piccoli cantieri di opere pubbliche, in tutti i luoghi dove si
lavora e dove siamo presenti con i nostri servizi e i nostri operatori polifunzionali.
La realtà della nostra Camera del Lavoro oggi conta su categorie strutturate, con molti dirigenti giovani e
motivati che, con un’opportuna valorizzazione e formazione, saranno la spina dorsale dell’organizzazione.
Alcune delle nostre Categorie hanno il numero di iscritti più elevato fra le strutture territoriali presenti in
Sardegna. Altre, più colpite dalla crisi, hanno qualche difficoltà di risorse per le quote di lavoratori in
ammortizzatori sociali che superato il 50 per cento degli iscritti. Altre ancora sono state colpite dal taglio
dei distacchi. Tutte le strutture si stanno comunque attrezzando – anche con campagne di tesseramento per stare dentro i parametri della sostenibilità. La situazione regionale non è omogenea rispetto al
dimensionamento e alla localizzazione delle strutture di Categoria regionali e territoriali, perciò si
potrebbero configurare situazioni previste nel Documento, che ipotizza eventuali accorpamenti. Le
soluzioni, che sono in capo ai Centri regolatori e alle Camere del Lavoro di riferimento, se gestite con
attenzione, consapevolezza e determinazione, potranno garantire la sostenibilità delle strutture e
migliorare la nostra presenza e azione negoziale nel territorio. Abbiamo visto già concretizzarsi diversi
esempi di gestione intelligente e positiva, con strutture della stessa Categoria che operano in territori
diversi e con Categorie diverse che operano insieme nello stesso territorio. Dobbiamo ragionare dentro
queste logiche, con situazioni di doppi incarichi e coordinamenti regionali intrecciati a strutture principali
territoriali, situazioni che fanno maturare esperienze oltre che risparmi. Fare di necessità virtù sarà un
imperativo da tener ben presente.
Informatizzazione, informazione, comunicazione
Fra le nostre priorità ci deve essere l’informatizzazione dei dati e delle procedure. Dobbiamo far sì che la
nostra anagrafe degli iscritti sia completa e rappresenti uno strumento di riscontro del nostro operato.
L’analisi dei dati sarà essenziale per migliorare il lavoro di tutti, valutare la nostra azione e misurare
l’impatto che abbiamo sul territorio con l’obiettivo di sanare eventuali criticità, ottimizzare le nostre azioni,
intercettare, giocando d’anticipo, la domanda di tutela individuale e collettiva che può anche cambiare,
come cambiano i tempi. Credo non sia sufficientemente diffusa una “cultura dei dati” nella nostra
organizzazione, siamo poco propensi a produrli, elaborarli, condividerli e, di conseguenza, a programmare
il nostro lavoro definendo alcuni obiettivi. Non si tratta di creare inutili competizioni, ma di leggere quali
condizioni oggettive ci frenano e quali invece consentono di migliorarci. Insieme a questo, credo sia utile
diffondere, prima di tutto al nostro interno, le informazioni su tutto ciò che facciamo, nella Confederalità e
nelle Categorie. E’ importante condividere le nostre esperienze per far sì che diventino patrimonio di tutti,
dirigenti, delegati, iscritti. Rispondono a questo disegno, che si articola in un piano di comunicazione
interna ed esterna, la newsletter Prospettiva Lavoro che partirà a settembre, il nostro sito internet (nel
quale stiamo per realizzare anche la intranet), la presenza sui social e il rapporto con le redazioni
giornalistiche. Attività svolte dall’Ufficio Stampa, per la Confederazione e per tutte le strutture di
Categoria.
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Sistema delle tutele individuali e dei servizi
Dobbiamo estendere, qualificare, e integrare, la rete dei nostri servizi, sia per rafforzare la nostra attività
negoziale e di tutela individuale, sia perché - e i dati lo dimostrano ampiamente - gran parte dei nuovi
iscritti arrivano proprio dai servizi. E’ importante qualificare l’azione di tutela insieme al lavoro delle
Categorie, perché spesso non riesce a creare il legame politico, di ideali e valori che instauriamo più
fattivamente nei posti di lavoro
In questi anni abbiamo svolto un buon lavoro, con un aumento esponenziale dei contatti verso i nostri
uffici, e ciò nonostante il consistente taglio delle risorse riconosciute per lo svolgimento delle diverse
pratiche. Abbiamo ridimensionato i tagli decisi dal governo Renzi per il 2015, ma sicuramente la prossima
legge di bilancio riproporrà una ulteriore revisione dei meccanismi di finanziamento, che potrebbe rendere
onerose alcune prestazioni oggi gratuite. Il nostro obiettivo è mantenere, e se possibile potenziare e
qualificare di più, la nostra offerta, implementando la collaborazione tra sistema dei servizi, categorie e
delegati nei posti di lavoro. Puntiamo a realizzare con lo Spi, un progetto sulla formazione e l’accoglienza,
migliorare la nostra articolazione sul territorio e promuovere campagne per informare i cittadini, sui loro
diritti e su quanto noi possiamo fare per renderli esigibili.
L’Ufficio vertenze deve essere più funzionale, nonostante il prezioso lavoro delle nostre operatrici, a fronte
delle importanti risorse dedicate, non rileviamo un particolare riscontro in termini di soddisfazione dei
lavoratori o di proselitismo. Nella Cabina di regia sui servizi che costituiremo a settembre, discuteremo di
nuove soluzioni che coinvolgano le Categorie e riportino nell’ambito confederale quelle che hanno fatto
scelte diverse, prevediamo la rimodulazione delle convenzioni con i legali.
Rapporti con i giovani e le associazioni studentesche
Pensiamo di avviare una nuova stagione di dialogo con i giovani che operano nelle nostre Categorie, nei
servizi, con i ragazzi delle organizzazioni studentesche, con i quali in questi ultimi tempi stiamo
ricostruendo un positivo rapporto. Vorremmo ragionare insieme a loro su come organizzarci per
rispondere alle loro esigenze, quelle di un mondo che spesso ci sfugge, perché non siamo abbastanza
attenti, e spesso, nella precarietà del lavoro, non riusciamo a instaurare solidi contatti. Per fare il punto
sulle politiche giovanili e rilanciare temi cruciali come il diritto allo studio, la dispersione scolastica, le
criticità del sistema universitario, stiamo lavorando a un’iniziativa che coinvolgerà anche Cgil regionale e
nazionale. Naturalmente, continueremo a promuovere, insieme all’associazione 25 Aprile e Anpi, in
collaborazione con lo Spi, le iniziative nelle scuole di vari livelli per preservare la memoria della nostra
storia.
Profilo identitario e Formazione
I grandi cambiamenti e le complesse e articolate innovazioni legislative e normative, le nuove esigenze
relative alla contrattazione inclusiva, impongono un costante impegno nell’aggiornamento costante delle
nostre risorse umane. La Formazione è un elemento determinante per far crescere e partecipare, includere
i delegati, i quadri e tutte le strutture nella vita della Cgil, un percorso indispensabile anche per elevare il
profilo identitario e rimarcare i valori e il senso di appartenenza alla nostra organizzazione. In questa
ottica, dobbiamo supportare con corsi di formazione continua il lavoro delle RSU e RSA, dei coordinatori
dei Comitati degli iscritti. E naturalmente dobbiamo continuare ad aggiornare i nostri operatori dei servizi.
Dobbiamo certo tener conto del fatto che non tutte le strutture hanno le risorse economiche per fare
formazione, si tratta di creare una rete partendo dal patrimonio di risorse umane, esperienze e buone
pratiche già diffuse. Credo che per ottimizzare i risultati siano importanti la certificazione dei crediti
formativi e l’obbligo di frequenza. Dopo i seminari su Jobs Act e Sistema degli Appalti abbiamo in
programma un ciclo di approfondimenti sulla Città Metropolitana, sulle ulteriori disposizioni relative al
Mercato del Lavoro, sulle risorse europee, sulle Infrastrutture.
Per concludere, credo che dobbiamo sentirci orgogliosi della nostra Camera del Lavoro. Certo non
mancano le problematiche e le contraddizioni, persino le incomprensioni, magari legate alla frenesia per la
gran mole di lavoro da svolgere, però possiamo affermare che la nostra è una realtà sana, con potenzialità e
risorse umane che ci consentono di guardare ai prossimi anni con ottimismo e fiducia. Ci attendono sfide
complicate e difficili che dovremo affrontare con le nostre forze, perciò abbiamo bisogno di unirle e
camminare insieme per far crescere e rafforzare la Cgil.
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