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parchi a cavallo
PARCHI A CAVALLO
La campagna di Legambiente per promuovere l’equiturismo nelle aree
protette
1. Premessa
Anche se il cavallo oggi non riveste più, com’è stato un tempo, un ruolo primario per lo
sviluppo delle attività umane ha ancora, nell'inconscio di molti di noi, una grossa importanza
ed è fonte di forti emozioni.
L’equiturismo, infatti, è uno dei modi migliori per vivere, amare e conoscere la
natura, in armonia e rispetto con l’ambiente che ci ospita e con i nostri compagni di
avventura, non considerati come un semplice mezzo di locomozione. Il viaggio a cavallo ci
consente di assaporare appieno il territorio che si attraversa con tempi e ritmi di percorrenza
“naturali” scanditi dalle nostre esigenze e da quelle del nostro cavallo.
Sviluppare il turismo equestre, dunque, non è solo un mezzo per rilanciare nuove e vecchie
attività a esso legate, ma è soprattutto una strategia vincente per tutelare la qualità
dell’ambiente e per un uso più accorto e razionale delle risorse naturali.
Il turismo equestre è un fenomeno in espansione e, al contrario di quanto si creda, è
un’attività adatta per tutte le tasche, che permette di visitare luoghi bellissimi e approfondire
tematiche culturali e ambientali, partecipando a raduni ed escursioni.
Sebbene in Italia ci sia ancora molto da fare per raggiungere gli stessi livelli di altri paesi,
come la Francia o la Germania, sviluppare l’equiturismo nel nostro Paese è più semplice di
quanto sembri. L’Italia, infatti, è da sempre un territorio “vissuto” e attraversato dalle attività
umane.
Nel nostro paese più che altrove, le laboriosità, la cultura e le tradizioni dell’uomo si sono
intrecciate con l’ambiente naturale. Gli itinerari esistono da sempre, basta solamente riaprirli,
riportarli alla luce, farli rivivere nuovamente tornando a frequentarli.
Rendere fruibili questi itinerari, diventa inoltre un’opportunità per lo sviluppo del turismo
nelle aree interne del nostro paese. Soprattutto di quel turismo sostenibile, che consente la
tutela dell’ambiente e promuove il benessere delle popolazioni locali che trovano attraverso
questa attività nuove forme di occupazione.
2. Il contesto
L'Italia è uno dei paesi che negli ultimi dieci anni ha dato il maggior contributo in Europa allo
sviluppo di un sistema di aree protette, passando dal 3% a oltre il 10% di territorio protetto,
rappresentativo del suo patrimonio di diversità biologica, culturale e paesistica.
I parchi e le aree protette sono aree
privilegiate dove si concentrano ambienti di
grande valore naturalistico, patrimoni
storici, artistici e culturali, tradizioni
enogastronomiche consolidate, ma anche
luoghi ideali per creare sviluppo e lavoro,
in settori strategici come la manutenzione
del territorio, il turismo, la gestione dei
beni culturali.
Nuove forme di economia e nuove forme di
occupazione
alternative,
moderne
ed
ecosostenibili,
che
favoriscono
la
valorizzazione di economie tradizionali
fondate sull’artigianato e l’agricoltura di
qualità.
Da sempre, infatti, il turismo sostenibile costituisce un modo per sviluppare l'economia
salvaguardando la natura e la diversità biologica di un territorio, rispettando l'integrità
degli ecosistemi e degli habitat.
La qualità ambientale è ormai chiaramente configurata come una necessità delle strutture
ricettive e delle località turistiche, per migliorare la qualità dell'offerta, che sempre più si può
innalzare grazie alla qualità dell'ambiente. Un turismo sostenibile è anche un "turismo
responsabile", capace di alleggerire il carico antropico delle attività ricettive al fine di
proteggere e valorizzare un patrimonio unico al mondo come quello delle aree rurali del
Mediterraneo.
La natura sostenibile del turismo implica, quindi, la sua integrazione nell'ambiente naturale,
culturale e umano. Ciò significa che deve essere ecologicamente sostenibile nel lungo periodo,
economicamente fattibile e accettabile dal punto di vista etico e sociale. La specificità che
ciascun luogo è capace di esprimere è l'elemento di base da cui partire per avviare e
promuovere forme di turismo intelligente.
In questo contesto si inserisce il turismo equestre, fenomeno in espansione grazie alle sue
caratteristiche tipiche che uniscono al piacere del viaggio, l'attenzione specifica all'ambiente e
al territorio e il rispetto per il cavallo.
Le ippovie, gli itinerari percorribili a cavallo, sono da considerarsi un importante strumento di
salvaguardia e di valorizzazione del territorio, una risorsa da valorizzare per lo sviluppo di un
turismo sostenibile nel nostro Paese.
3. Il progetto
La campagna “Parchi a cavallo” organizzata da Legambiente e dall’associazione sportiva
dilettantistica “Parchi a cavallo” – affiliata UISP, nasce con l’obiettivo di promuovere il turismo
equestre nei parchi e nelle aree protette del nostro paese.
Lo scopo è quello di creare una rete articolata di sentieri attrezzati che percorrano il territorio
delle aree naturali protette, collegando tra loro i luoghi naturali e culturali più suggestivi e i
borghi storici dei paesi; la creazione di punti sosta e l’istituzione di una rete di accoglienza
ecologica; la valorizzazione della tradizione gastronomica locale e dei prodotti tipici; l’impegno
contro l’inquinamento; il coinvolgimento dei turisti; il coordinamento tra gli operatori locali.
Tramite l’attività del turismo equestre,
verranno quindi monitorati e sviluppati
i tanti sentieri già realizzati, sia a livello
regionale che nazionale, in corso di
realizzazione
o
semplicemente
da
riscoprire.
Verranno,
inoltre,
realizzati
dei
percorsi attrezzati, con punti tappa e
assistenza, anche grazie all’appoggio di
circoli ippici e aziende agrituristiche locali.
I percorsi saranno registrati con l'uso
del GPS e il tracciato, che sarà messo a
disposizione su internet, sarà da tutti
ripercorribile, grazie anche alla preziosa
collaborazione di guide locali, esperti
conoscitori del loro territorio.
Le ippovie ufficiali dovrebbero avere i seguenti requisiti:
•
•
devono essere facilmente percorribili e segnalate uniformemente;
devono essere fornite di punti di sosta e di abbeverate; deve essere possibile
legare i cavalli e farli riposare durante la giornata;
•
•
•
•
•
i punti tappa devono essere distanti tra loro massimo 25/30 chilometri, avere il
ricettivo adeguato alle esigenze di cavalli e cavalieri, ed avere a disposizione
personale qualificato (guide, artieri, maniscalchi etc). I punti tappa dovrebbero
funzionare anche come punto informativo;
i tratti impegnativi o che presentano delle difficoltà devono essere evidenziati e
devono fornire, quando possibile, itinerari alternativi;
i tratti di strade pubbliche devono essere adeguatamente segnalati;
nei depliant informativi devono essere elencati i punti di tappa e di sosta, le
difficoltà, i tempi di percorrenza al passo, le distanze, i dislivelli, i numeri utili e
la percorribilità durante l'arco dell'anno;
una attenzione particolare deve essere sempre dedicata al benessere animale ed
alla sicurezza del cavaliere, ed alle competenze equestri di chi la potrebbe
percorrere;
Il monitoraggio del territorio sarà la base conoscitiva per la redazione di una Guida nella
quale verranno indicati le ippovie e le loro principali caratteristiche: le difficoltà, i punti tappa, i
tempi di percorrenza al passo, le distanze, i dislivelli ed i numeri utili, la percorribilità durante
l'arco dell'anno. Saranno, inoltre, rilevati i punti di sosta presenti, nei quali è possibile fermarsi
con i cavalli (agriturismi, alberghi, privati, circoli ippici), indicando il tipo di ricettività (box,
recinti etc.), ed i servizi offerti (disponibilità di fieno e mangime, disponibilità d’acqua, servizio
veterinario etc.).
Gli obiettivi principali della campagna “Parchi a cavallo” sono:
•
aumentare la frequentazione del territorio attraverso una forma di turismo sostenibile,
sia a livello ambientale che sociale;
•
rendere fruibili le ippovie, garantendone la manutenzione e monitorare la presenza di
sentieri rurali convertibili in sentieri equestri;
•
garantire la salvaguardia del territorio;
•
favorire la pratica dell’equiturismo grazie anche alla presenza di personale altamente
qualificato e punti sosta attrezzati.
4. Il cavallo
Nell’ambito del progetto “Parchi a cavallo”, di
importanza primaria è l’attenzione per il benessere
del cavallo. È fondamentale che tutti coloro i quali
praticano, o vorrebbero praticare attività equestre,
seguano delle regole precise che garantiscano le migliori
condizioni possibile dell’animale.
In caso di trasporto dovrà essere utilizzato un veicolo
idoneo ed il guidatore dovrà essere competente al
trasporto dei cavalli.
L'igiene e la salute sono considerate condizioni primarie
e va considerato che i cavalli hanno bisogno di un
periodo di riposo durante i trekking.
Di estrema importanza è, quindi, il regolare
approvvigionamento di cibo e acqua.
La lettiera deve essere sempre pulita, e i punti di sosta
devono essere ben ventilati. La temperatura, inoltre,
deve essere controllata e mantenuta idonea.
Devono essere considerate confortevoli tappe di sosta nei tragitti superiori alle 8 ore. Nelle
soste bisogna fare attenzione allo stato fisico generale, ed avere sempre sotto controllo la
ferratura.
Nelle lunghe passeggiate e nei viaggi, è importante scendere ogni tanto dal cavallo e
camminare accanto a lui per farlo riposare e per distendere anche la muscolatura delle gambe
del cavaliere.
Garantirgli frequenti abbeverate, ma con le dovute attenzioni: non fermare mai un cavallo
sudato, specialmente in luoghi ventilati e freddi.
È essenziale che i diversi impegni vengano affrontati con il dovuto allenamento, di cavallo e
cavaliere, concedendo i necessari tempi di ricupero in rapporto con lo sforzo, rispettando i
naturali ritmi biologici e somministrando l'adeguata alimentazione.
Anche per il cavallo il viaggio può essere pieno di novità e di emozioni: non confondiamo la
nostra gioia per un bivacco attorno al fuoco, con il cavallo legato accanto, come la migliore
delle sistemazioni possibile per lui.
Rispetto del cavallo vuol dire anche studiare la giusta sella e una corretta affardellatura, pesi
ed equilibrio, oltre ad un assetto idoneo alle andature e alla orografia del territorio.
Non scarichiamo, quindi, sulla schiena e sulle gambe del cavallo i nostri entusiasmi o la nostra
stanchezza. Se non abbiamo mai pensato al cavallo solamente come a un attrezzo sportivo,
non consideriamolo all'improvviso, in prossimità della partenza di un viaggio, un fuoristrada da
caricare di bagagli, tende, pentole, etc.
5. Qualche buona norma da non dimenticare
La pratica del turismo equestre,
sia quella praticata da singoli
cavalieri, che quella organizzata
dai vari circoli ippici, deve essere
svolta
con
un
particolare
senso di responsabilità nei
confronti dei luoghi dove questa
si effettua, verso le persone che
li frequentano, di chi ci vive o ci
lavora, ma anche, e forse
soprattutto, nei confronti del
cavallo,
compagno
delle
passeggiate.
Questo, in modo particolare, se
ci si trova in un Parco Naturale,
dove si deve prestare maggiore
attenzione all'ambiente naturale, e alle specie vegetali ed animali.
Il cavaliere di campagna deve essere a conoscenza delle norme di comportamento che richiede
l'ambiente in cui si trova, evitando gli atteggiamenti molesti o pericolosi, cercando di
confondersi con la natura, quasi come se non volesse lasciare tracce del suo passaggio.
Chi pratica il turismo equestre dovrebbe autodisciplinarsi, e non considerare i boschi e i pascoli
come palestre, o campi di gioco, dove allenarsi o fare competizioni, ignorando l'ambiente
naturale in cui si trova.
Le organizzazioni sportive che fanno riferimento al mondo del cavallo dovrebbero quindi
occuparsi dell'insegnamento di questo tipo di cultura equestre, anche se non incentrata
nell'agonismo: anche chi considera l'equitazione "solamente" un’attività di svago, deve poterlo
fare conoscendo le esigenze dell'animale.
Fare del turismo equestre non significa sol4amente svolgere un’attività sportiva all'aria aperta,
ma significa compiere delle azioni orientate all'armonia, all'equilibrio e al rispetto nei confronti
dell'ambiente che ci ospita. E' preferibile evitare di muoversi in gruppi numerosi, invadendo i
sentieri, ma viaggiare in piccoli gruppi ascoltando i rumori della natura, senza dar noia e senza
lasciare i segni del nostro passaggio.
È importante fare attenzione a percorrere i sentieri tracciati, evitando di andare ovunque,
senza limiti, in particolare nelle aree di riserva integrale. Il nostro passaggio, infatti, turba
comunque l'ecosistema che si attraversa: ricordiamoci quindi di non disturbare la tranquillità
degli animali che ci vivono, selvatici e di allevamento.
I cavalli nelle soste devono essere legati secondo le norme di sicurezza e, se legati agli alberi,
non gli deve essere permesso di mangiare la corteccia.
Rispettare le coltivazioni e i campi lavorati, e richiudere i cancelli per non far uscire il
bestiame: sono le attenzioni dovute a chi in campagna ci vive e lavora.
Nelle strade, si deve rispettare il codice stradale, che prevede regole precise per il transito
degli animali: mantenere la destra, anche se la strada è libera; avere compiuto 14 anni di età;
essere idoneo per condizioni psichiche e fisiche. Comunque il cavaliere ha sempre la piena
responsabilità dell'animale verso terzi, questo anche all'interno dei maneggi.
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