...

Ho provato a difendere un Sogno

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

Ho provato a difendere un Sogno
Diego Tarì
in collaborazione con Roberto Burlando e Fabio Masnata
Un‟analisi del
dibattito genovese
sullo stadio di calcio
HO PROVATO A
DIFENDERE UN SOGNO
Prefazione di Claudio Onofri
Il testo di "Ho provato a difendere un Sogno" by Diego Tarì is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale
- Non opere derivate 3.0 Unported License. Permissions beyond the scope of this license may be available at
[email protected]
Le immagini del progetto di ristrutturazione dello stadio "Luigi Ferraris" realizzato dalla Fondazione Genoa 1893 sono di
proprietà dell'Arch. Roberto Burlando e della LandscapeProgetti di Genova. Possono essere riprodotte citando gli autori che
possono essere contattati via mail all'indirizzo [email protected]
2
Ho provato a difendere un Sogno
Nel giorno di Capodanno del 1933, per festeggiare il quarantennale del Genoa, l‘allora Stadio
Comunale di Genova fu intitolato alla memoria del Tenente Luigi Ferraris, giocatore del Genoa,
Medaglia d‟Argento al Valor Militare. Durante la cerimonia la sua medaglia è stata sotterrata in
prossimità della porta di gioco situata sotto la Gradinata Nord. Da allora, è ―il Ferraris‖.
Lettera dal Fronte
Monte Maggio, 27 agosto 1915
Mia adorata Teresa,
Vi scrivo questa missiva per sincerarVi delle mie condizioni fisiche.
(… )
Ho fatto bene ad arruolarmi volontario, anche se il peso di averVi lasciata sola con tre figli mi
angustia vieppiù ogni giorno che passa. Sono certo, altresì, che Giuseppe, il piccolo Giovanni e la
neonata Caterina non sentiranno la mia mancanza anche perché, al mio ritorno, maggiore sarà il
desiderio di stringersi attorno al loro padre.
A tal proposito riferisci a Giuseppe, con parole che possa facilmente comprendere, che nei mesi
scorsi ho legato fraternamente con il mio omologo Tenente Luigi Ferraris da Saluzzo.
Ricorderà senza dubbio quella domenica di quattro anni or sono, quando lo portai a Genova a
vedere il suo primo match di football tra il Genoa ed il Torino con lo zio Evaristo che, suo tramite,
ci fece conoscere e stringere la mano ad uno di quei fenomenali atleti. Ho ancora negli occhi
l‘espressione felicemente stupita e trasognante di nostro figlio. Riferitegli che l‘ho ritrovato proprio
qui, tra queste trincee. Omettete di dire, però, che questa piacevole frequentazione è stata,
purtroppo, di breve durata. Due giorni fa, infatti, di prima mattina durante una ricognizione, una
granata ha investito il Tenente d'Artiglieria Ferraris, mentre, con la sua squadra, svolgeva il solito
compito di osservatore. E' stato colpito al petto ed è morto tra le braccia del comune amico
Giovanni Pinna, quell‘attendente sardo di gran cuore, come solo i ―sardegnoli‖ possono essere, cui
già Vi accennai in una precedente lettera.
I genitori dello sfortunato Luigi sono già stati avvertiti; nei prossimi giorni cercheremo di
recuperare il corpo per dargli degna sepoltura proprio in questi luoghi, a 1845 metri sul livello del
mare.
Rivolgo la mente a loro più e più volte; penso non solo al fatto che i nostri morti, tra cui Luigi e
quelli del nemico, giacciono sepolti sotto l‘erba ma anche alla desolazione che cova nei petti dei
parenti e dei conoscenti.
Che amari vuoti in quelle lapidi bordate di nero che non coprono ceneri!
Che disperazione in quelle iscrizioni irremovibili!
Ho provato a difendere un Sogno
3
La 19° batteria del VII° gruppo ―Vicenza‖ appartenente al 2° Reggimento di Artiglieria da
Montagna è tragicamente affranta da tale gravissima perdita ma, giacché la montagna è la parte
maggiormente innalzata di questa terra e, pertanto, così vicina a Nostro Signore, tutto il resto,
comprese le morti dei nostri commilitoni, viene appresso.
(…)
―Per ardua ardes‖ recita il nostro motto, siamo fuscelli nella tempesta, ma ce la faremo.
Ce la farò.
Per sempre Vostro Biagio.
In memoria del Tenente Biagio C. (1882-1973) vivo nel ricordo dei suoi cari, e del Tenente
Luigi Ferraris (1887-1915) ben presente nel ricordo dei Genoani tutti.
Si ringrazia il writer Von Savigny che ha autorizzato la pubblicazione della lettera, il cui testo
completo può essere trovato sul sito www.bluegenoa.it
4
Ho provato a difendere un Sogno
INDICE
PREFAZIONE .............................................................................................. 9
PARTE PRIMA:
LO STADIO DI GENOVA RACCONTATO DAI MEZZI DI INFORMAZIONE ..... 13
2000/2002: il nuovo stadio come corollario della fusione delle due squadre ........................................ 16
Il cambio di approccio: due squadre forti in uno stadio nuovo. A Trasta........................................... 17
La lunga gestazione del progetto di Sestri ........................................................................................ 19
Nasce SportInGenova Spa ............................................................................................................. 22
Il progetto dello stadio di Sestri ....................................................................................................... 23
Il “Luigi Ferraris” in vendita? ....................................................................................................... 24
Abbattere le carceri per ristrutturare il “Luigi Ferraris”? ................................................................ 28
Stadio Vs. Aeroporto ................................................................................................................... 32
La Lettera di Intenti e le reazioni della Città ................................................................................. 36
Le “perplessità” di ENAC ........................................................................................................... 41
L‟approvazione delle linee guida del nuovo piano urbanistico comunale ............................................. 42
Cambia la posizione del Comune di Genova: priorità agli Europei .................................................. 43
La Fondazione Genoa prepara un progetto di ristrutturazione del “L. Ferraris” ......................................... 46
ENAC esprime il proprio parere negativo ...................................................................................... 46
La Federcalcio a Genova per valutare la candidatura a Euro 2016 ................................................ 48
Per favorire il progetto Colisa, apertura anche a due stadi cittadini ................................................... 49
nuovi i problemi per il “Luigi Ferraris”: spazi e rischio esondazione ............................................... 50
La Fondazione Genoa 1893 presenta il “Luigi Ferraris” a norma ................................................. 53
Genova rinuncia a candidarsi per Euro 2016 ................................................................................. 55
Gli eventi del 2010 ........................................................................................................................ 56
PARTE SECONDA:
APPROFONDIMENTI .......................................................................... 59
CAPITOLO 1
IL “LUIGI FERRARIS” E SPORTINGENOVA ......................................................................... 61
La costituzione di SportInGenova .................................................................................................. 61
I valori degli impianti conferiti a SportInGenova ............................................................................. 63
I costi nel Bilancio del Comune di Genova ...................................................................................... 64
Qualche dettaglio addizionale su SportInGenova ............................................................................. 65
Quanto costa lo Stadio “Luigi Ferraris”? ....................................................................................... 68
SportInGenova in liquidazione: quale destino per lo Stadio “Luigi Ferraris”? ......................................... 71
Ho provato a difendere un Sogno
5
CAPITOLO 2
LA PROPOSTA DI LEGGE SULL‟IMPIANTISTICA SPORTIVA .................................................. 75
Punti salienti della Proposta di Legge ............................................................................................. 75
Le critiche espresse alla Proposta di Legge ....................................................................................... 76
L‟Istituto per il Credito Sportivo .................................................................................................... 79
CAPITOLO 3
IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO: NORME NAZIONALI E UEFA .........................81
La normativa nazionale sugli impianti sportivi ............................................................................... 81
Il regolamento CONI per l'impiantistica sportiva ........................................................................... 82
Il Regolamento degli stadi della Lega Nazionale Professionisti ........................................................ 83
Normativa UEFA ....................................................................................................................... 84
Lo Stadio “Luigi Ferraris” per Euro 2016 ................................................................................... 95
CAPITOLO 4
GLI STADI COME NUOVA FONTE DI REDDITO PER LE SQUADRE........................................ 97
Le fonti di reddito delle squadra di calcio ed il fair play finanziario ................................................. 98
Alcune caratteristiche dello “Stadio Moderno” .............................................................................. 100
L‟impatto della gestione dello stadio sui risultati economici di una squadra di calcio ......................................... 102
L‟Amsterdam ArenA, prototipo dello stadio moderno?................................................................. 105
L‟Emirates Stadium ed il suo impatto sull‟Arsenal: un perfetto case study .................................... 108
L‟Allianz Arena: uno stadio per due squadre, poi per una sola .................................................... 112
Conclusioni .................................................................................................................................. 114
CAPITOLO 5
TRASFORMARE I PREGIUDIZI IN GIUDIZI .......................................................................... 115
Primo pregiudizio: l‟applicabilità degli esempi internazionali ......................................................... 117
Secondo pregiudizio: è necessario un nuovo concetto dello stadio di calcio ................................................. 119
Terzo pregiudizio: Lo stadio di proprietà indispensabile per la sopravvivenza delle squadre ......................................... 121
Quarto pregiudizio: il “Luigi Ferraris” è un “unicum nazionale pericoloso” .......................................... 122
Quinto pregiudizio: il “Luigi Ferraris” non è a norma .................................................................. 125
PARTE TERZA: LO STUDIO DI FATTIBILITÀ DELLA FONDAZIONE GENOA
1893.......................................................................................................... 127
CAPITOLO 6
LA POSIZIONE DELLA FONDAZIONE GENOA 1893 ............................................................ 128
1. Le ragioni e lo spirito dell‟iniziativa ......................................................................................... 128
2. I criteri informatori dello Studio .............................................................................................. 129
3. Duttilità dei risultati dello Studio rispetto a variabili dipendenti da valutazioni di terzi........................................... 130
4. Carattere preliminare dello Studio e fasi ulteriori ...................................................................... 131
CAPITOLO 7
I PRINCIPALI ASPETTI PROGETTUALI ................................................................................ 133
Alcune considerazioni introduttive ................................................................................................ 133
La filosofia di progetto ................................................................................................................. 134
Primi dati di progetto – Studio di fattibilità.................................................................................. 136
6
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 8
IL BUSINESS PLAN DEL PROGETTO .................................................................................. 149
Le premesse comuni agli scenari di piano ...................................................................................... 149
L‟investimento atteso e la sua copertura finanziaria ....................................................................... 151
Il conto economico di Newco.......................................................................................................... 153
Spese generali ............................................................................................................................... 155
Parametri Finanziari del progetto ................................................................................................. 156
CONCLUSIONI ........................................................................................ 159
DIFENDERE UN SOGNO.......................................................................... 165
RINGRAZIAMENTI ................................................................................... 171
BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI .............................................................. 173
Ho provato a difendere un Sogno
7
8
Ho provato a difendere un Sogno
PREFAZIONE
Ho provato a difendere un Sogno
9
10
Ho provato a difendere un Sogno
Marassi - "Luigi Ferraris”
(di Claudio Onofri)
Fu come, dopo aver letto praticamente
tutte, tra romanzi e scritti brevi, le opere di
Georges Simenon, andando a Parigi la
prima volta, accorgersi di conoscere
Montmartre, Quais des Orfevres, Pigalle,
Place della Concorde e Montparnasse come
le proprie tasche, avere l‘impressione di
esserci già stato in quei meravigliosi posti.
La mia l‘intelligentissima Prof. d‘italiano alle
medie (grande tifosa del Toro) capì
immediatamente che studiavo e avrei
studiato
sempre
poco
e
poco
m‘interessavano molte delle cose che spiegava: perché mentre tentava di trasmettercele, la mia
testa era concentrata nel colpire di testa un pallone in area di rigore o fornire un assist vincente ad
un compagno smarcato proprio al Filadelfia. E così, quando dava il compito in classe ed io lo
finivo in cinque minuti, mi chiamava vicino la cattedra, leggevamo insieme Tuttosport e mi
chiedeva se Agroppi, piuttosto che Ferrini, avrebbero giocato domenica, visto che lamentavano
noie muscolari …
Beh, proprio lei ci portò in gita scolastica a Genova e in particolare in quel di Marassi a visitare lo
stadio ―Luigi Ferrraris”. Sì, proprio come a Roma si va a vedere il Colosseo, a Venezia Piazza S.
Marco e a Milano il Duomo.
Ebbene, tra tutti, io mi sentivo a casa. Perché quante volte l‘avevo immaginato quel catino pieno
di gente urlante e appassionata quando Sandro Ciotti, o chi per lui, dalla radiolina gridava ―qui
Marassi, qui Marassi, Gigi Meroni, in una travolgente azione di contropiede, dopo aver eluso l‟intervento del
portiere del Mantova Dino Zoff, non ha avuto difficoltà alcuna poi ad entrare quasi in porta col pallone evitando
anche l‟ultimo, strenuo quanto vano tentativo di recupero sulla linea di Karl Heinz Schnellinger e portando in
vantaggio i rossoblu genoani, qui Marassi a voi la linea‖.
Così, qualche anno più tardi, una sera, dopo che in giornata avevo firmato il contratto in Piazza
della Vittoria, nella sede del Genoa, col Presidente Fossati, ci girai intorno almeno venti minuti a
quel ―Monumento‖. Esterrefatto, incredulo quanto affascinato ed entusiasta che ... ― io giocherò
lì dentro, ma ti rendi conto?‖, dicevo in macchina a mia moglie accanto a me, che non capiva,
non poteva capire, quella gioia quasi incontrollata di un giovanotto di ventitre anni e mi esortava:
‖Andiamo a dormire Cla, son stanca” … Ed io: ―Si, si ok, solo un altro giro perché dalla parte degli spogliatoi,
dove entreremo, non lo ho ancora visto, un altro giro, solo uno e stop…‖
Ho provato a difendere un Sogno
11
E dunque per me ―Ho provato difendere un sogno, un„analisi del dibattito genovese sullo stadio di calcio‖,
oltre ad essere un formulario, prontuario, manuale completo ed aggiornato sugli aspetti tecnici
legati al Ferraris, oltre a raccontare attraverso i mezzi di informazione il fascino di questo pezzo
di storia (non solo calcistica è ovvio) e approfondire compiutamente sotto ogni profilo,
comparando le soluzioni adottate all‘estero (Emirates Stadium, Amsterdam e Allianz Arena), i
―pregiudizi‖ riguardo il mantenimento dello stesso, cercando di trasformarli in ―giudizi‖ positivi e
propositivi, come lo studio fatto dalla Fondazione Genoa 1893 (enunciandone con chiarezza e
dovizia di dettagli i principali aspetti progettuali, nonché la filosofia del progetto stesso), beh per
me dicevo „sto “tomo”, intelligente e ben scritto, rappresenta la difesa anche del “Mio
Sogno”, che si è avverato e che vorrei rimanesse tale per altri ragazzotti in gita scolastica
desiderosi di visitarlo!
12
Ho provato a difendere un Sogno
PARTE PRIMA:
LO STADIO DI GENOVA
RACCONTATO DAI MEZZI DI
INFORMAZIONE
Ho provato a difendere un Sogno
13
14
Ho provato a difendere un Sogno
La discussione sullo stadio di Genova interviene periodicamente sulla scena cittadina ed è in
qualche modo legata anche alle evoluzioni della proprietà delle due squadre di calcio cittadine. Nel
corso dell‘ultimo decennio, in particolare dal 2007 in poi, ha subito una forte accelerazione,
culminata nella seconda metà del 2009 con la discussione derivante dalla contemporanea presenza
di tre progetti fra loro alternativi: lo stadio di Sestri (proposto da Riccardo Garrone), lo stadio della
Colisa (proposto dal Comune di Genova), la ristrutturazione del ―Luigi Ferraris‖ (proposta dalla
Fondazione Genoa 1893).
In questa prima parte, attraverso riferimenti a notizie apparse sui mezzi d'informazione locali, si
vuole compiere una ricostruzione della discussione cittadina sull‘argomento, con l‘obiettivo di
consentire a ciascuno l‘acquisizione degli strumenti per la formazione di un giudizio autonomo ed
una propria opinione sui fatti.
Già in occasione dei lavori di rifacimento dello stadio per i Mondiali di Calcio di Italia '90, la
discussione in Consiglio Comunale aveva evidenziato elementi che, a distanza di 20 anni,
continuano a dominare la scena. Li possiamo cogliere, in particolare, nelle dichiarazioni dell'allora
Assessore all'Edilizia Pubblica Fabio Morchio che precedono la delibera in merito all'assegnazione
dei lavori1.
Il primo argomento ricorrente è la natura polifunzionale dello stadio: "(…) l'occasione di mettere
mani allo Stadio Luigi Ferraris non deve essere un'occasione di tipo soltanto calcistico (...). Vogliamo infatti in
quest'occasione trasformare uno strumento che è stato al servizio dello sport del calcio, in un elemento più generale al
servizio della cultura e dello spettacolo (...). Uno stadio urbano come anche l'ha definito l'Arch. Gregotti". E,
ancora, "È uno stadio non solo domenicale; noi vogliamo operare per avere una struttura che non sia a servizio
della città soltanto per due ore la settimana, ma sappia vivere e lavorare ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni la
settimana".
Il secondo argomento riguarda l'ubicazione dello stadio e le problematiche dell‟area sulla
quale insiste. Esisteva un problema di rispetto dei tempi (probabilmente non coerenti con la
possibilità di identificare siti alternativi) per non perdere l'assegnazione dei fondi da parte del
Governo. Ci fu, però, anche una scelta politica rispetto all'ipotesi dell‘area degli Erzelli, che
all'epoca veniva ventilata: l'Amministrazione Comunale riteneva che "non debbano essere consentiti nel
Ponente genovese, [che] già ha troppe servitù e strutture di carattere sgradevole per la gente che vi vive, inserimenti di
ulteriori strutture e pesi che avrebbero certamente compromesso maggiormente la situazione in termini di viabilità, di
traffico, di vivibilità".
Interessante, infine, l'accento messo dall'Assessore sul collegamento fra lo stadio e l'intera
Valbisagno: "almeno a nostro modo di vedere, lo Stadio si colloca in un contesto di rivalutazione di tutta la bassa
Valbisagno (...) Questa sera mi auguro che vareremo uno stadio diverso da come era prima, che riqualifica la bassa
Valbisagno, valuteremo presto le deliberazioni su via del Mirto, mi auguro prestissimo sullo spostamento del mercato
di Corso Sardegna, sulla copertura del Bisagno e spero presto sul canale scolmatore, lo spostamento delle carceri e
quanto altro oggi in quella parte di città rende Genova certamente meno bella e meno vivibile".
Ho provato a difendere un Sogno
15
Se e quanto la ristrutturazione del 1990 abbia veramente consegnato alla Città uno stadio con le
caratteristiche descritte e proposte è lasciato al giudizio di ciascuno. Le tematiche allora considerate
sono rimaste invariate. Sarebbe interessante chiedersi che quartiere potrebbe essere Marassi, oggi,
se una parte dei desiderata espressi dall‘Assessore Morchio si fossero poi tradotti in opere effettive
(in particolare lo scolmatore e lo spostamento delle carceri).
L‘ipotesi di mettere in discussione lo Stadio ―Luigi Ferraris‖ è stata proposta nuovamente nel
febbraio 1995, a seguito dell‘episodio che ha portato alla morte del tifoso Genoano Vincenzo
Spagnolo. Si iniziava a ventilare l‘ipotesi un nuovo stadio, costruito ―da un consorzio di enti pubblici,
come il Comune di Genova, la Provincia, la Regione Liguria e di privati, istituti bancari‖2.
La successiva ondata di interesse avviene intorno al novembre 2000, in occasione della partita di
rugby fra la Nazionale Italiana e gli All Blacks neozelandesi. Preso atto che, a dieci anni
dall‘inaugurazione, lo Stadio non era ancora agibile3 e che per l‘adeguamento dell‘impianto alle
nuove normative di sicurezza sarebbero stati necessari interventi importanti, il Comune inizia a
pensare alla vendita a privati dello Stadio attraverso una gara internazionale, a meno che le due
squadre di calcio non si fossero dichiarate interessate alla gestione diretta dell‘impianto 4.
2000/2002: IL NUOVO STADIO COME COROLLARIO DELLA FUSIONE DELLE DUE SQUADRE
Nell‘ottobre 2000 emerge, per la prima volta in maniera ufficiale, l‘ipotesi di collegare la
ristrutturazione (o lo spostamento) dello Stadio a una fusione fra le due squadre della città.
―La provocazione lanciata dal Sindaco Giuseppe Pericu “Uniamo Genoa e Sampdoria”, raccoglie altri consensi.
(…) Stavolta va registrata l‟adesione ideologica del neo presidente dell‟Associazione Industriali Stefano Zara e del
patron della ERG Riccardo Garrone: «Penso che l‟idea di unire le forze, per avere una sola squadra più forte
rappresentativa di Genova, sia ottima. Temo che due squadre ad alto livello siano un‟utopia», osserva Zara. (…)
Per Garrone l‟ostacolo è rappresentato dalla «divisione storica delle due tifoserie. Superarla sarebbe un esempio di
grande responsabilità. D‟altra parte, credo che la fusione possa essere una soluzione adeguata per arrivare ad avere
una squadra veramente competitiva»‖5.
Riccardo Garrone non è ancora il proprietario della Sampdoria (lo diventerà quasi quattordici mesi
dopo, nel gennaio 2002) e Stefano Zara – che non ha alcun ruolo ufficiale nel Genoa - sarà il punto
di riferimento ufficioso (a ―fari spenti‖) di quella cordata di imprenditori genovesi che nel 20022003 lavoreranno per rilevare il Genoa nel periodo immediatamente precedente l‘arrivo dell‘attuale
proprietario, Enrico Preziosi.
Nel febbraio 2001 viene presentato in Regione un progetto per la fusione delle due squadre.
―La fusione di Genoa e Sampdoria è un progetto elaborato nell'establishment genovese, nei locali eleganti
dell'Associazione industriali (il cui presidente, dal 2000 al 2004 è Stefano Zara, ndr), nei luoghi della
politica. Coinvolte le istituzioni, ma anche imprenditori autorevoli come i Garrone e i Messina” 6. I diretti interessati
smentiscono, ma dal mondo politico arrivano invece notizie diverse: “«Ne ho sentito parlare per diversi mesi»,
conferma l'ex Vicepresidente della Regione Graziano Mazzarello, che aggiunge: «Queste indiscrezioni non mi
colgono affatto di sorpresa, perché ho ascoltato anche recentemente imprenditori importanti della città dirsi interessati
all‟idea di partecipare alla creazione di una società unica, che potesse inserirsi nella futura Superlega calcistica
europea». (…) Un'altra conferma arriva dall'Assessore allo Sport della Giunta Biasotti, Nucci Novi Cappellini:
«Un paio di mesi fa sono stata contattata da un imprenditore genovese, che aveva la funzione di verificare per conto
di un gruppo di imprenditori liguri l‟eventualità di arrivare a una fusione tra le due società»‖7.
16
Ho provato a difendere un Sogno
Esiste un business plan dell‘iniziativa, che probabilmente parte da un‘analisi del bacino d‘utenza
che la Genova calcistica può offrire e ne analizza costi, ricavi, investimenti e fabbisogni
patrimoniali e finanziari. La squadra unica permetterebbe di concentrare le risorse con un impatto
inferiore per i singoli investitori, e vedrebbe il suo coronamento nella costruzione del nuovo stadio
(e della parte di residenziale e commerciale a corredo dello stesso, probabilmente su superfici
anche maggiori di quelle occupate dall‘impianto sportivo in sé).
Queste sul contenuto del business plan sono, ovviamente, solo supposizioni e ragionamenti
effettuati ex post, sulla base di quelle che sono poi state le tematiche e le discussioni emerse negli
anni successivi.
Ma il documento è esistito ed è circolato in Città.
Ai primi di luglio del 2001 la società Costa Edutainment propone un‘iniziativa che in parte
sembra rendere esplicito questo percorso, sebbene con un esito diverso relativo allo stadio,
presentando ―un grande progetto che parte dall‟ipotesi di ottenere la gestione dello stadio Luigi Ferraris e culmina
con l‟acquisto delle società di calcio di Genoa e Sampdoria, ciascuna delle quali manterrebbe la propria autonoma
identità, pur facendo capo alla stessa holding‖8. Per ovviare al divieto posto dalla Lega Calcio di avere due
squadre nella stessa categoria, l‘ipotesi progettuale prevede la fusione delle due squadre in una
sola iscritta nei campionati professionistici, mantenendo i due marchi separati per le giovanili. In
questo contesto Costa Edutainment chiederebbe la gestione dello stadio al Comune,
―adoperandolo per 300 giorni l‟anno con eventi di spettacolo, di musica e in generale di intrattenimento e
realizzando anche all‟interno punti di shopping, bar e quant‟altro adatto alla bisogna, si potrebbero ottenere
guadagni tali da sostenere anche le due squadre di calcio‖9.
A fine luglio 2001 Riccardo Garrone non è ancora divenuto azionista di riferimento della
Sampdoria ma conferma il suo interesse all‘ipotesi di lavoro. La premessa che lo muove è di natura
economico-gestionale: ―la Sampdoria, come del resto il Genoa, è stata molti anni in A, ma ora della massima
serie sono rimasti solo i costi e i ricavi sono meno della metà. Le società sono imprese economiche, il calcio è un
business basato sulla competitività e non si può essere competitivi con chi investe centinaia di miliardi. (…) E allora
eccola la ricetta del presidente della Erg: con una sola squadra si può tornare a grandi livelli e rimanerci,
riacquisendo pari dignità rispetto ad altre realtà calcistiche italiane” 10.
La reazione delle due tifoserie, sin dall‘inizio, è negativa, tanto che del progetto della fusione non si
sentirà più parlare: è possibile che se ne discuta ancora, a ―fari spenti‖, ma appare abbastanza
chiaro come non sia una strada percorribile.
Rimane invece aperto il tema dello stadio. Nuovo, ovviamente.
IL CAMBIO DI APPROCCIO: DUE SQUADRE FORTI IN UNO STADIO NUOVO. A TRASTA.
A gennaio del 2002 Riccardo Garrone, ormai in procinto di insediarsi al vertice della Sampdoria,
annuncia il suo progetto ‖Si tratta di un piano concreto (…) già verificato con
l‟amministrazione comunale, che prevede la demolizione del Ferraris, per procedere ad una
sistemazione di un quartiere, quello di Marassi, che non può sopportare oltre i disagi che comporta uno stadio di
calcio collocato nel proprio contesto urbano‖11. Il nuovo impianto sorgerebbe a Trasta.
Ho provato a difendere un Sogno
17
Evidentemente il business plan del 2001 ha ricevuto riscontri positivi. Oltre ad evidenziare
argomenti sufficientemente convincenti da stimolare alcuni operatori economici a partecipare
all‘iniziativa, sembrerebbe aver ottenuto anche il gradimento dell‘Amministrazione comunale,
allora guidata dal Sindaco Giuseppe Pericu.
Quando nel febbraio 2002 Riccardo Garrone diviene proprietario della Sampdoria la sua
posizione in merito al progetto è molto chiara, in particolare per quelli che sono gli obiettivi dei
nuovi azionisti: ―«L'azionariato attuale può cambiare in relazione al programma di sviluppo
della Sampdoria e alla realizzazione del campo di Trasta. La compagine azionaria potrebbe essere
modificata in maniera sensibile con l'ingresso di gruppi internazionali, persone che mi hanno già contattato e
intravedono nella Sampdoria un buon business». (…) La Sampdoria deve muoversi, proporre fonti di guadagno. «E
lo stadio, a condizione che le Ferrovie siano disposti a vendere l'area e che ci giochi anche il Genoa, lo è. Realizzarlo
ha costi alti, 200-300 miliardi di lire, ci vogliono ritorni doppi»‖12.
La proposta di un nuovo stadio per Genova non è, in sé, originale. La grossa discontinuità rispetto
al passato è che, per la prima volta, c‘è un soggetto privato pronto ad impegnarsi in prima persona
e con capitali propri per questo obiettivo. Corrado Sannucci, giornalista di Repubblica, dà una
chiave di lettura particolare delle motivazioni che portano il Presidente Garrone a perseguire
questo obiettivo: ―Garrone adesso rilancia e cerca una nuova dimensione dell‟affare (l‘acquisto della
Sampdoria, ndr) anche perché, non volendo tirar fuori altri soldi, deve trovare soluzioni alternative per fare cassa.
Da qui l‟ipotesi di un nuovo stadio, a Trasta, in un‟area dismessa delle ferrovie o a Cornigliano, nelle ex acciaierie.
(…) Un progetto che ha bisogno della partnership del Genoa: conseguente il suo impegno per risolvere l‟agonia della
società rossoblù, per avere un socio forte e affidabile‖13. Tale spiegazione, che può apparire quasi irriverente
nella sua declinazione, non è però forse del tutto sbagliata, se si tiene conto delle dichiarazioni che
lo stesso Garrone farà qualche anno più tardi, legando in maniera inequivocabile la possibilità di
costruzione dello stadio alla sopravvivenza stessa della squadra di sua proprietà 14.
Nel periodo fra il 2002 e il 2003 anche il Genoa versa in condizioni critiche. Sottotraccia si muove
Stefano Zara, che sta cercando di raggruppare una cordata di imprenditori genovesi che possano
rilevare la Società.
La prospettiva della fusione sembra non interessare più.
Lo stesso Riccardo Garrone, anzi, dichiara di essere impegnato nel trovare una soluzione positiva
alla crisi del Genoa, ―perché la città, e soprattutto il progetto dello stadio a Trasta, con una grande cittadella dello
sport in Valpolcevera, ha bisogno di due squadre forti, che si alternino con la partita alla domenica e poi
successivamente aggiungano anche match europei, infrasettimanali, capaci di riempire l‟impianto e di
aumentarne l'utilizzo (…) Al momento stiamo aspettando che i proprietari dell'area, le Ferrovie, ce la
concedano. Poi affideremo lo studio di un progetto ai migliori professionisti. Io immagino negozi di articoli sportivi,
bar, attrezzature per altre discipline. Un impianto di proprietà può portare un extra utile, che aiuterebbe di molto il
bilancio delle due società‖15.
Ed è talmente convinto della necessità di salvare il Genoa da parlarne anche durante una visita al
ritiro della Sampdoria a Moena. Dispiaciuto perché l‘interessamento di Zamparini non si è rivelato
concreto (―è un uomo dalle grandi capacità, appassionato e determinato; con lui avremmo potuto senz'altro
realizzare la Cittadella dello Sport a Trasta”16) conferma il suo auspicio che la Sampdoria possa tornare
rapidamente in serie A, insieme al Genoa ―per creare, le due società insieme, un nostro stadio, con nostre
18
Ho provato a difendere un Sogno
strutture, e formare un patrimonio comune non solo frutto del parco giocatori. Per fare questa cittadella è necessario
che le due squadre siano forti e competitive, magari in A e magari in Coppa Uefa: in questo caso i ricavi sarebbero
alti e doppi‖.17
Non sono, ovviamente, sentimenti ―sportivi‖. Probabilmente è il secondo scenario di lavoro
previsto dal business plan del 2001. C‘è sempre un secondo scenario (a volte anche un terzo!)
perché il business plan – se fatto bene - deve mettere in condizione l‘investitore di raggiungere il
suo obiettivo, sempre. O, quantomeno, deve rendere evidente il massimo rischio sostenibile prima
che l‘investimento possa creare dei seri problemi nel caso in cui non si possa realizzare secondo le
premesse ideali.
Nel febbraio 2003 l‘ipotesi di Trasta sembra tramontare. L‘area è di proprietà delle Ferrovie dello
Stato, che però non hanno mai dato una risposta concreta alla possibilità di vendita. Riccardo
Garrone annuncia di aver identificato un‘altra dislocazione per la Cittadella dello Sport: si tratta
dell‘area delle acciaierie di Cornigliano, recentemente sdemanializzata, ed in gestione alla società
Per Cornigliano Spa. Nonostante la destinazione d‘uso dell‘area sia produttiva e non sportiva,
forse per fare pressioni sul vero obiettivo(Trasta), dichiara ―Noi faremo una proposta agli azionisti della
società "Per Cornigliano", se non la riterranno adeguata, ci dovranno spiegare il perché‖18.
Nel giugno del 2003 il Genoa viene rilevato da Enrico Preziosi, poco prima che la società venga
dichiarata fallita.
La cordata degli imprenditori genovesi (i ―cespugli‖ che si muovevano ―a fari spenti‖), che aveva
trovato in Stefano Zara un punto di riferimento, non si è alla fine concretamente resa disponibile.
Il Genoa è ora nelle mani di un imprenditore non genovese. Una persona che non ha sicuramente
partecipato alla redazione del business plan.
LA LUNGA GESTAZIONE DEL PROGETTO DI SESTRI
Il 30 aprile 2004, nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, vengono presentati i risultati
di uno studio commissionato due anni prima dal Gruppo Immobiliare Giacomazzi sulle
possibili opzioni per la costruzione di uno stadio a Genova. ―Tutto nasce a fine 2002, quando il Gruppo
Giacomazzi commissiona ad un pool di tecnici guidato dal milanese Stefano Boeri (…) ed allo Studio genovese
Apice, uno studio su un impianto che sostituisca il Ferraris, giudicato da tutti vecchio e inadeguato anche dal punto
di vista urbanistico. Un impianto che non sia però solamente un campo di calcio: deve essere una struttura che si
autofinanzi, magari produca reddito, che sia vissuta anche quando non ci si gioca, che sia calata nella città, che
risponda pure alle esigenze di Genova. (…) Da 9 progetti originari (…) si passa ai quattro che saranno presentati
oggi: Trasta, Calata Sanità, l‟Isola più Marassi”19.
Lo studio, però, sembra dare un riscontro inaspettato, ripresentando fra le ipotesi la
ristrutturazione del ―Luigi Ferraris‖, i cui costi, anche nel caso di espansione verso le carceri (se le
aree da queste occupate dovessero essere lasciate libere), sono molto inferiori a quelli di una nuova
costruzione.
Ho provato a difendere un Sogno
19
È interessante analizzare la sintesi della presentazione dei quattro progetti, così come appare
tutt‘oggi su alcuni siti internet specializzati. I paragrafi che seguono sono direttamente tratti dal sito
Archinfo.it20.
―A partire da alcune necessità urgenti che riguardano le infrastrutture per il calcio professionistico a Genova, si è
sviluppata una riflessione analitica e progettuale che ha considerato lo stadio non solo come un grande
contenitore di eventi sportivi sporadici, ma piuttosto come un edificio polivalente e
permanentemente attivo: un'occasione ed un volano per lo sviluppo della città. Questo studio presenta una
prima riflessione sui possibili scenari di sviluppo di Genova che potrebbero essere indotti dalla realizzazione di un
impianto sportivo polivalente: uno stadio che agisca come un fulcro e un attrattore di funzioni urbane dedicate al
tempo libero, al commercio, alla cultura ed allo sport. Si è cercato in particolare di rispondere ai seguenti
interrogativi: quali sono le caratteristiche di uno stadio moderno? Come può uno stadio
rispondere alle esigenze della città che lo ospita? Qual è l'offerta attuale di spazi sportivi
dedicati al calcio a Genova? Come progettare un nuovo polo calcistico a Genova? Quali
aree possono ospitare un polo calcistico polivalente? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi
delle aree individuate? Tra le molte aree inizialmente selezionate e studiate sono state scelte quelle che
offrivano maggiori vantaggi e opportunità per la città di Genova. I criteri di selezione delle alternative di
localizzazione del nuovo stadio polivalente, non sempre omogenei, ci hanno aiutato a circoscrivere la nostra scelta su
aree facilmente raggiungibili, centrali rispetto alle tendenze in corso di sviluppo della città,
potenzialmente capaci di tracciare il futuro sviluppo urbano e portuale, completando,
ridefinendo o avviando processi di trasformazione. Le 4 localizzazioni individuate - Trasta nella
Val Polcevera, Calata Sanità nell'arco portuale antico, un'isola sul colmo della Diga Foranea e l'attuale sede dello
stadio Luigi Ferraris a Marassi - offrono opportunità ed evidenziano problematiche diverse. Trasta e Calata Sanità
sono vasti suoli sostanzialmente artificiali, ciascuno di proprietà di un unico soggetto pubblico "specializzato"
(Ferrovie dello Stato, Autorità Portuale) facilmente accessibili dal sistema infrastrutturale della città. L'idea di uno
stadio polivalente a Calata Sanità introduce inoltre uno scenario potenziale di grande suggestione, legato al
completamento del sistema urbano del Porto Antico. L'idea di uno stadio-isola è quella di un progetto visionario, ma
indicativo di un possibile scenario di sviluppo della città, che non sottrae terreno ad altre attività. L'ampliamento
dell'attuale stadio di Marassi è infine l'idea del miglioramento radicale di una struttura e di una localizzazione che,
pur oggi non adeguate ai requisiti di sicurezza e di vivibilità per il quartiere, sono storicamente care alla città e
apprezzate dai tifosi.
Trasta: un nuovo edificio polivalente nella Val Polcevera
Al corso del Polcevera, da sempre contenitore di grande importanza per lo sviluppo della città, da prima come
riserva agricola poi come polmone di sfogo per la grande industria, si sono sovrapposti negli ultimi dieci anni tracciati
stradali e ferroviari di grande importanza extra-urbana, divenuti col tempo attrattori per grandi contenitori
commerciali. L'insediamento del nuovo stadio, sull'area dello scalo ferroviario di Trasta delle Ferrovie dello Stato che
ne prevedono la dismissione, si inserisce in questa logica di sviluppo, contribuendo ad arricchire le grandi funzioni
della Val Polcevera con una vera e propria cittadella dello sport. Il progetto prevede la costruzione di un grande
contenitore introverso, come una "scocca" adagiata tra la collina e il fiume che cattura i flussi e li raccoglie al suo
interno. Il nuovo organismo polivalente attrae intorno alle stadio di calcio una moltitudine di funzioni per il tempo
libero e per lo sport, legate da una ricca sequenza di spazi pubblici coperti ed all'aperto.
Marassi: una centralità ritrovata
Da sempre area preferenziale di ubicazione di servizi alla città, la Valbisagno ha letteralmente subito la
compresenza di una serie di funzioni di grande impatto e di scarsa o nulla qualità ambientale: il cimitero, il deposito
dell'AMT, i mercati generali, le carceri, lo stadio. Attività per altro costipate e compresse all'interno di un tessuto
20
Ho provato a difendere un Sogno
residenziale molto denso. Ipotizzare il recupero dello stadio Luigi Ferraris e la sua riqualificazione come contenitore
polivalente significa innanzitutto trasformarlo in un luogo centrale e fulcro di servizi anche per la vita del quartiere.
Un progetto di riqualificazione che comprende necessariamente anche aree limitrofe allo stadio come le carceri, l'alveo
del fiume e la villa Musso Piantelli. Il progetto prevede due differenti livelli di intervento, riferiti sia al sistema
viabilistico e dei parcheggi (in modo da sgravare il quartiere da ondate squilibrate di automobili) sia ai problemi di
sicurezza legati all'accesso e alla fuoriuscita dallo stadio (attraverso la dotazione del piazzale antistante lo stadio di
un sistema di barriere fisse per l'afflusso e il deflusso degli spettatori). Il primo livello di intervento riguarda la
ristrutturazione del manufatto stesso dello stadio, attraverso l'inserimento chirurgico di alcune nuove funzioni
rispondenti alle nuove necessità e servizi e l'acquisizione e ristrutturazione della villa per eventi e servizi allo stadio
durante l'evento. Il secondo livello di intervento riguarda invece l'addizione di un nuovo corpo di fabbrica: un edificio
a L rovesciata - come un grande tetto attrezzato ed abitabile - a sbalzo sulla piazza antistante lo stadio che viene
ridefinita e trasformata in un nuovo luogo di aggregazione per il quartiere. All'interno della grande terrazza
panoramica sulla Val Bisagno e sulla costa urbana, si potranno localizzare funzioni commerciali, ludiche e
culturali, che faranno dello stadio polivalente un nuovo luogo centrale per l'intera città di Genova.
Calata Sanità: il completamento dell'arco del porto antico
Per Calata Sanità è possibile ipotizzare nei prossimi anni la continuazione di una progressiva trasformazione delle
banchine portuali specializzate in banchine di portualità allargata a funzioni urbane. Una trasformazione graduale
iniziata nell'arco del Porto Antico con le Colombiadi del 1992. L'eccezionale collocazione dell'area a conclusione
dell'arco portuale fa infatti di Calata Sanità l'anello mancante di un grande progetto di rifunzionalizzazione e
rivitalizzazione del bacino portuale e il suo terminale urbano; uno dei luoghi contemporaneamente più visibili e più
panoramici della città centrale rispetto a tutte le altre parti di Genova, collegata con le vecchie e con le future linee di
infrastrutturazione a livello urbano e regionale, l'area di Calata Sanità si presta a divenire un nuovo polo di
sviluppo di Genova. Un'area urbana e residenziale dotata di un grande Parco urbano e di strutture di servizio alla
Portualità (un distripark, una stazione marittima per crociere, spazi di ricovero e riparazione per yacht), oltre che di
grandi funzioni ricettive e per il tempo libero come - per l'appunto - il nuovo stadio polivalente e una seconda sede
dell'acquario di Genova. Una nuova parte di Genova, dove vita residenziale, lavoro e tempo libero potrebbero
riconciliarsi. Un polo urbano rivolto non solo alla città ma ad un'area geografica molto più vasta.
Isola/Stadio: un grande attrattore polivalente nei pressi della Diga Foranea
All'interno di un quadro di sviluppo dell'assetto viabilistico e portuale della città il progetto di un'isola artificiale
dotata di servizi ricettivi e per il tempo libero costituisce una eventualità da considerare con attenzione.
La costruzione di un'isola artificiale e delle sue necessarie infrastrutture di accesso, può infatti introdurre un nuovo
scenario nel sistema della mobilità pubblica e privata genovese, da sempre organizzato intorno a brani di viabilità
costiera che connettono i due assi di viabilità di fondovalle. In tal senso si completerebbe e meglio definirebbe la
presenza a Genova di due anelli concentrici di scorrimento: uno centrale, in continuo e perpetuo rinnovamento (il
sistema sopraelevata-tunnel), attorno la quale si organizza la città storica con le sue funzioni turistico ricettive; ed
uno più esterno (il tratto autostradale tra i due caselli genovesi, i tratti urbani di viabilità di fondovalle e il nuovo
asse viabilistico sulla diga foranea) bordato da grandi contenitori di servizio per lo sport, il commercio, il lavoro e la
produzione. La realizzazione di un'isola artificiale nei pressi della Diga Foranea, in prossimità della bocca di porto
realizzerebbe una condizione paesaggistica straordinaria, definendo la possibilità per un nuovo sguardo sulla città;
un controcampo inatteso, capace di svelare una nuova immagine di Genova. Un primo tassello per la futura
proliferazione di altri grandi contenitori acquatici posti lungo il bordo portuale.‖
Per qualche anno, il tema dello stadio nuovo sembra non destare più interesse, quantomeno non in
maniera ufficiale. È verosimile che questo periodo sia stato utilizzato per passare dall‘indagine
Ho provato a difendere un Sogno
21
preliminare alla fase progettuale vera e propria, facendo anche i conti con le indisponibilità
manifestatesi per tre delle quattro aree identificate dallo Studio Boeri (Trasta, Calata Sanità, Isola).
A livello nazionale, anche a causa del ripetersi di episodi di violenza in occasione di partite di
calcio, vengono introdotte una serie di normative di sicurezza, che impegnano pesantemente anche
il Comune di Genova nell‘adeguamento del ―Luigi Ferraris‖ per consentire il regolare svolgimento
delle partite delle due squadre della Città. Per chi frequenta regolarmente lo stadio iniziano ad
apparire i seggiolini, i tornelli agli ingressi, le aree di pre-filtraggio.
L‘Amministrazione Comunale sembra però aver definitivamente metabolizzato l‘idea di uno stadio
nuovo. In un‘intervista di marzo 2006, l‘allora Assessore allo Sviluppo Economico e alle
Infrastrutture del Comune di Genova, Mario Margini, nel parlare dello sviluppo della
metropolitana cittadina, afferma ―Estendere la linea a San Martino e a Canepari è prioritario, mentre
l'estensione al Ferraris credo lo sia meno, alla luce dell'ipotizzato trasferimento dello
stadio di calcio‖21. Tre mesi prima che lo Stadio ―Luigi Ferraris‖ sia conferito in una società
contribuendo a formare la parte più significativa del capitale sociale della stessa (capitale sulla base
del quale il Comune sottoscriverà un aumento di capitale di AMIU), l‟Assessore allo Sviluppo
Economico sa già che lo stadio verrà trasferito. La sua è ben più di una mera ipotesi, perché
sulla base di questa idea si stanno indirizzando le strategie di sviluppo della mobilità urbana
cittadina.
NASCE SPORTINGENOVA SPA
Nel giugno 2006 (l‘iter è iniziato nell‘estate del 2005) il Comune di Genova delibera la
costituzione di SportInGenova Spa dove confluisce, fra gli impianti, anche lo Stadio ―Luigi
Ferraris‖. Una quota del capitale sociale, pari al 30% sarà detenuta da AMIU a seguito di un
aumento di capitale sottoscritto dal Comune mediante conferimento delle quote di
SportInGenova. In un‘intervista dell‘estate precedente, l‘allora Amministratore delegato di AMIU,
Pietro Antonio D‘Alema, aveva approfondito i motivi della scelta di AMIU come partner
industriale del progetto: ―Il Comune di Genova gestisce direttamente cinque impianti (lo stadio Ferraris, lo
stadio Carlini, la Sciorba, Lago Figoi e Villa Gentile) mentre altri cinquantuno sono gestiti da terzi in concessione.
Spero di chiudere entro l' anno l' accordo col Comune con la stessa logica di bagni comunali e farmacie: quando li ha
rilevati AMIU facevano acqua, adesso sono in attivo». Tradotto: aumenteranno i prezzi e ci saranno meno garanzie
per le società... «Traduzione sbagliata: esistono sprechi, esistono cattive gestioni, si possono risparmiare soldi in
acquisti mirati. Ma non è possibile che il privato, con lo sport, ci guadagni e il pubblico ci perda. Garantiremo le
fasce deboli e lasceremo alle società gli spazi gestiti in concessione. Ma, come si dice, guarderemo tutto con occhio
aziendale»‖22.
Nel giugno 2006 il Genoa ritorna in Serie B e l‘anno successivo in Serie A. Il business plan,
almeno nella parte che riguarda la fusione, viene riposto in un archivio. Può invece continuare il
secondo scenario, quello che prevedeva la presenza di un‘altra squadra forte che rimanesse in Serie
A e, possibilmente, si giocasse la possibilità di competere anche per traguardi europei.
Non è chiaro se lo studio commissionato da Giacomazzi Spa allo Studio Stefano Boeri a fine 2002
avesse sin dall‘inizio anche il Presidente Garrone come ispiratore. Ma questi è risoluto ad
affrontare e risolvere la questione dello Stadio al di fuori dell‘ipotesi di ristrutturazione del Luigi
Ferraris. Nel dicembre 2006 viene commissionata alla Comperio Research23 un‘indagine per verificare
22
Ho provato a difendere un Sogno
l‘interesse da parte dell‘utenza imprenditoriale locale in merito all‘acquisizione di servizi all‘interno
dello stadio (quali, ad esempio, gli Sky box o le sale VIP). Si tratterebbe di un impianto da 32 mila
spettatori, parcheggi ed esercizi commerciali, destinato ad ospitare gli incontri della Sampdoria ma
aperto anche ad altri. Una volta terminato lo studio di fattibilità, il passo successivo sarà quello di
aggregare intorno al progetto altri soggetti, per rendere l‘ipotesi una realtà.
Nel frattempo il Sindaco Pericu conferma l‘esito positivo dei lavori che hanno sancito la definitiva
messa a norma del “Luigi Ferraris” e l‟ottenimento del certificato di agibilità24 che risolve
definitivamente (dopo 17 anni!), il problema delle deroghe settimanali rilasciate per giocare. E, nel
commentare l‘esclusione iniziale di Genova come sede prescelta ad ospitare alcune gare in caso di
assegnazione di Euro 2012, sostiene che ―la scelta di escludere per ora Genova tra le possibili sedi degli
Europei 2012 ha esclusivamente un sapore geopolitico. Sono convinto che, ultimati questi lavori, il Ferraris sia uno
stadio gioiello, uno dei migliori d‟Italia. E spero vivamente che la Federcalcio torni sulla sua decisione‖25. Occorre
chiedersi come questa affermazione si concili con quella dell‘Assessore Margini, rilasciata solo 9
mesi prima, relativa allo spostamento dello stadio.
Nel febbraio 2007, alle primarie del PD per le elezioni comunali, Marta Vincenzi ottiene il 60%
delle preferenze, superando Stefano Zara, ex presidente di Assindustria Genova sostenuto, fra gli
altri, da Riccardo Garrone. La Vincenzi diventerà, qualche mese dopo, Sindaco di Genova.
IL PROGETTO DELLO STADIO DI SESTRI
Nella primavera del 2007 arriva la svolta. Le idee formulate nel 2002 diventano concrete: il 27
maggio 2007, alla Fiera di Milano, nell‘ambito dell‘evento ―Eire Expo Real Estate‖, viene presentato
il progetto dello Stadio di Sestri Ponente. Il fatto avviene a pochi giorni dalle elezioni per il Sindaco
di Genova e la scelta non è casuale: ―Vogliamo che i due candidati a sindaco di Genova dicano la loro prima
delle elezioni‖26 .
Promotore dell‘iniziativa sarà la Forum Liguria Srl, che nasce come società controllata dalla San
Quirico Spa (holding delle famiglie Garrone/Mondini, che detiene fra l‘altro la partecipazione di
controllo in Sampdoria Holding Spa e, per il tramite di questa, nella UC Sampdoria Spa) con il
58%. Al capitale sociale partecipano anche la Foruminvest Italia Spa (filiale italiana di una società
olandese specializzata nella realizzazione di centri commerciali) con il 38%, Giacomazzi Spa con
il 2% e Nicholas Gancikoff (leader della Sport Investment Group, società di consulenza dei club
per la realizzazione di nuovi stadi). Più recentemente l‘azionariato di Forum Liguria è cambiato:
attualmente la società vede le sue quote equamente suddivise fra San Quirico e Foruminvest
Italia27.
Il Presidente Garrone evidenzia da subito l‘importanza del progetto, sposando appieno le
argomentazioni di quanti, Lega Calcio in testa, ricordano come il futuro delle squadre di calcio e la
loro indipendenza economica siano fortemente influenzati dalla proprietà dello stadio in cui
operano.
Ecco la sintesi del progetto presentato, così come appare sul sito dell‘Arch. Stefano Boeri28.
―Il Nuovo Stadio per Genova è concepito come un complesso multifunzionale che include un moderno stadio di calcio
per circa 35.000 spettatori, pensato per essere in regola con tutte le nuove norme di sicurezza UEFA; 40.000 mq
Ho provato a difendere un Sogno
23
di commercio, servizi, parcheggi e nuovi spazi pubblici. La particolarità del nuovo stadio è la sua articolazione su tre
diversi livelli di suolo, tutti abitabili: la quota del campo da calcio, quella differenziata delle gradinate e quella
sospesa nel vuoto della grande copertura abitabile, che ospiterà circa 5.000 mq di servizi ricettivi e commerciali e che
sarà accessibile al pubblico anche quando non è in corso l‟evento calcistico. Anche all‟esterno il nuovo stadio sfrutterà
questa sua articolazione, per piani verticali, attraverso una serie di percorsi pedonali in quota che lo collegheranno
alla nuova stazione ferroviaria, alla funivia per Erzelli e all‟aeroporto, passando per la grande copertura verde del
centro commerciale. Il progetto del Nuovo Stadio per Genova è localizzato a Sestri Ponente, in un contesto urbano di
grandi potenzialità di trasformazione. Le previsioni di realizzazione del nuovo porto turistico, l‟esistenza del polo
tecnologico dell‟IIT agli Erzelli e la riqualificazione dell‟area delle acciaierie Riva, consentono di immaginare un
contesto di grande sviluppo e dinamicità, entro il quale la costruzione dello stadio rappresenta un elemento di
articolazione e concentrazione. Il necessario potenziamento della rete infrastrutturale e la realizzazione di connessioni
pedonali correlate all‟impianto sportivo, si prospettano come un‟importante risorsa per ordinare tutti gli interventi
previsti, mentre le preesistenze, come nel caso dell‟aeroporto Cristoforo Colombo, sono assunte come importanti risorse
per la valorizzazione di nuove relazioni urbane per questa parte della città. La favorevole posizione del sito
nell‟ambito dell‟area metropolitana e le trasformazioni che vi sono in corso, consentono in questo modo di anticipare
che la realizzazione del progetto per il Nuovo Stadio per Genova promette di costituire un nuovo forte elemento di
centralità urbana per Genova.
Incarico:
Promosso da:
Superficie costruita:
stadio:
commercio:
hotel:
darsena:
costi di costruzione:
Studio di fattibilità
Golfo s.r.l. e Foruminvest Italia s.r.l.
26.000 m
18.000 mq
12.000 mq
7.000 mq
Euro 212.000.000
Anno:
Committente:
2003 (on going)
Giacomazzi s.p.a.
piscina:
sala concerti:
museo del design:
parcheggio:
opere pubbliche:
7.000 mq
4.000 mq
3.500 mq
80.000 mq
Euro 72.000.000
Progetto architettonico:
BOERISTUDIO (Stefano Boeri, Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) e Studio Apice (Alessandro
Cristalli, Alessandra Zuppa) in collaborazione con T.T.A S.r.l., Sport Investment Group S.r.l, A. Valentini,
Studio Legale Giorni e Studio Legale Ghibellin.‖
Lo stadio di Sestri Ponente sembra rispecchiare appieno le caratteristiche dello stadio del futuro,
perché si presenta come impianto:
 multifunzionale, collegato ad un centro commerciale, capace di attirare un‘utenza slegata dal
circuito del calcio e dall‘appuntamento settimanale da questo discendente;
 moderno, anche se di dimensioni più contenute rispetto a quelle attuali del ―Luigi Ferraris‖, in
grado di garantire quel comfort oggi non esistente e rispondente ai requisiti UEFA per
l‘accreditamento dell‘impianto ai fini delle competizioni europee;
 capace di incrementare i ricavi della squadra di calcio che ne detiene la proprietà, integrando in
maniera significativa i ricavi esistenti e garantendo così, nell‘immediato e per il futuro, una
maggiore solidità patrimoniale.
Per qualche tempo del progetto non si parlerà in maniera esplicita, ma è iniziato il conto alla
rovescia, che porterà ai fatti dell‘estate 2009.
IL “LUIGI FERRARIS” IN VENDITA?
Nelle linee programmatiche del Comune approvate dalla nuova amministrazione (Sindaco Marta
Vincenzi) nel settembre 2007, si inizia a parlare in maniera esplicita della vendita dello stadio
24
Ho provato a difendere un Sogno
“Luigi Ferraris”, senza lasciare spazio ad altre alternative. Nella scheda ―Ripensare e progettare
l‟impiantistica sportiva‖ si declina anche l‘iter previsto per portare a termine l‘obiettivo prescelto:
―Individuazione dell‟iter amministrativo per l‟eventuale vendita dello stadio Luigi Ferraris: (1) Criteri di scelta:
studio e valutazione dell‟eventuale tipologia dei criteri da inserire in un eventuale atto di vendita; (2) Controllo della
tempistica: monitoraggio e verifica dei tempi dell‟iter amministrativo per l‟eventuale vendita; (3) Assicurare il ritorno
dell‟investimento: accertamento dell‟investimento acquisito”29.
Non si parla (ancora) di un nuovo stadio, ma della vendita del ―Luigi Ferraris‖ a terzi,
verosimilmente perché lo gestiscano e si facciano carico dei relativi oneri.
A partire dal settembre 2008 il Comune di Genova, per il tramite del Sindaco Vincenzi e
dell‘Assessore allo Sport Pastorino, inizia a porre pubblicamente il problema del ―Luigi Ferraris‖.
Per la prima volta viene data anche una precisa indicazione politica: il Comune di Genova non
ha più intenzione di proseguire con la gestione diretta dello stadio, come chiaramente detto
dall‘allora Assessore Pastorino: ―Non ci sono segreti. La scelta di vendere un bene come lo stadio Ferraris, che
non serve alla promozione sportiva essendo riservato al calcio professionistico, è stata definitivamente presa da tempo.
I costi sono eccessivi: basti pensare che il dovuto adeguamento alla normativa UEFA azzera in un colpo solo le
quote versate da Genoa e Sampdoria. Il piano è quello della vendita ed è inevitabile che dalla parole si passi ai
fatti‖30.
Qualche giorno più tardi la stessa Vincenzi estende ulteriormente il concetto, anche immaginando
una possibile alleanza con le iniziative per l‘Expo 2015 di Milano: ―Sì, il Ferraris non va bene.
Credo che si possa dire con chiarezza – commenta il sindaco – aldilà del tifo e dei tifosi, aldilà della battaglia per la
fede calcistica. Quell‟impianto deve essere superato. Perché sarà anche bellissimo dal punto di vista estetico, osservato
dal suo interno. Ma visto da fuori è un unicum nazionale pericoloso. Così in mezzo alla città e
alle case, a un quartiere popoloso e frequentato, addirittura così vicino a un fiume che ogni
vent‟anni esce dai suoi argini”31.
Dall‘ipotesi di vendita dello stadio si è passati, direttamente, alla sua sostituzione con un nuovo
impianto.
La cosa che lascia stupiti delle dichiarazioni del Sindaco è l‘assoluto contrasto con le affermazioni
espresse solo due anni prima, nell‘illustrare il proprio programma elettorale: "(La demolizione dello
stadio Ferraris) è un'ipotesi che non va presa in considerazione per molti motivi alcuni dei quali mi sembra
opportuno sinteticamente indicare. Anzitutto perché lo stadio Ferraris è parte della storia della nostra città
ed è stato palcoscenico di moltissimi eventi che sono nel patrimonio storico del calcio italiano che,
giova sempre ricordarlo, è nato a Genova. Altra considerazione è che stiamo parlando di uno stadio di tipo
inglese in cui il calore del pubblico e le sue coreografie si evidenziano in modo particolare riuscendo ad essere per la
squadra di casa un vero e proprio dodicesimo giocatore in campo. Poi perché oggi, finalmente, il Ferraris è a
norma ed è quindi idoneo ad ospitare qualsivoglia incontro di calcio a livello
internazionale. In questo senso, tra l'altro, vi è una concreta possibilità che la Nazionale a breve venga a
disputare un incontro valevole per le qualificazioni dell'Europeo 2008. Tra l'altro i giocatori della nazionale hanno
in più occasioni dichiarato di gradire fortemente giocare al Ferraris sia per la tipologia dell'impianto che per il calore
del pubblico genovese. Inoltre è uno dei primi stadi italiani ad essere in regola con le onerose e
complesse prescrizioni di cui ai decreti Pisanu. Penso quindi che non vi sia proprio nessuna
ragione razionale che porti ad ipotizzare una demolizione del Luigi Ferraris "32.
Ho provato a difendere un Sogno
25
Tale cambiamento di posizione potrebbe sembrare curioso al cittadino genovese che avesse votato
il Sindaco alle elezioni, giacché nel suo programma elettorale la salvaguardia del Ferraris era invece
un punto ben evidenziato. Se non è impossibile pensare che un candidato, successivamente alla
propria elezione e preso atto delle contesto effettivo, possa variare idea su alcuni singoli punti,
sarebbe probabilmente opportuno chiarire ai cittadini (e soprattutto ai propri elettori) che un
cambiamento c‘è stato e specificare le ragioni alla base dello stesso. Renderebbe tutto più semplice
e, forse, faciliterebbe la comprensione da parte del cittadino di ciò che avviene all‘interno
dell‘Amministrazione Comunale.
Il 24 ottobre 2008 l‘Assemblea degli azionisti di SportInGenova (Comune, AMIU) incarica il
Consiglio di amministrazione di procedere alla nomina di un perito per la valutazione degli
impianti di proprietà33. Non si parla solo del ―Luigi Ferraris‖, ma lo stadio è il cespite più
importante, attraverso la cui vendita il Comune si aspetta di ottenere risorse per la sistemazione
degli altri impianti sportivi.
Come è possibile pensare che lo stadio, ceduto a privati, possa iniziare a produrre reddito se nei
primi 18 anni di vita apparentemente ha prodotto delle perdite? Nella seconda parte del libro si
cercherà di analizzare i costi del ―Luigi Ferraris‖, ma per ora occorre seguire il ragionamento così
com'è stato fin qui proposto:
 lo stadio produce perdite;
 lo stadio impone continui investimenti per l‘adeguamento alle normative nazionali ed
internazionali;
 lo stadio non ha aree sfruttabili.
Perché un privato dovrebbe partecipare a una gara per il suo acquisto e la sua gestione?
Interessante l‘interpretazione dei fatti del giornalista Massimo Calandri in un articolo su ―La
Repubblica‖ del 17 novembre 200834: “(…) questa che state per leggere è la sostanza della storia. Genoa e
Sampdoria sono pronte a dire addio allo stadio Luigi Ferraris. Troppo vecchio ed oneroso, fuori tempo per le nuove
regole – commerciali, in particolare – dell‟odierno football. Il Comune a sua volta è pronto a vendere la struttura ad
una società che può mettere sul tavolo un piano inattaccabile: un parco urbano e magari ancora una discreta
struttura sportiva che possa accontentare il quartiere, più un complesso residenziale. Due torri, per lasciare più
spazio possibile a verde e sport. Con tanti appartamenti. Nelle casse dell‟amministrazione entrerebbero 35 milioni di
euro, il valore stimato della struttura da radere al suolo. (…) E le squadre di calcio? Via libera ad un nuovo
stadio, con preferenza per il progetto presentato a suo tempo da Garrone per Sestri Ponente. (…) Messo in questi
termini, il Progetto pare accontentare tutti o quasi. (…) Questa è la storia cui stanno lavorando in gran segreto dal
passato settembre‖.
La risposta, forse, è tutta qui: l‘interesse di rilevare la proprietà dello Stadio ―Luigi Ferraris‖ nasce
dalla disponibilità del Comune di variare la destinazione d‟uso dell‟area (proprio nel 2009
inizierà la rivisitazione del Piano Urbanistico Comunale), consentendo all‟acquirente di
demolire lo stadio per realizzare un‟operazione immobiliare i cui proventi, uniti a quelli
derivanti dalla costruzione del complesso stadio/centro commerciale di Sestri,
servirebbero a rendere appetibile e redditizia l‟operazione.
L‘architettura dell‘operazione è coerente con il Disegno di Legge sull‘impiantistica sportiva, che
introduce, fra le sue varie previsioni, una semplificazione delle procedure amministrative per la
26
Ho provato a difendere un Sogno
costruzione di nuovi impianti e la possibilità di rendere disponibili ai soggetti promotori
dell‘investimento aree anche non attigue a quella di costruzione del nuovo impianto, per
investimenti di natura commerciale che consentano di raggiungere un equilibrio per la realizzazione
di quello principale35.
Il Sindaco Marta Vincenzi conferma: ―lo stadio Ferraris è ufficialmente in vendita. Il Comune è aperto a
valutare tutte le ipotesi. Questo è un momento molto delicato. La cosa fondamentale è che venga garantita la
massima trasparenza nelle procedure‖36. Nella stessa occasione il Sindaco precisa due condizioni
irrinunciabili e cioè ―che non si tratti solo di un investimento per interessi privatistici (e che) Genova non può
avere due stadi per le sue squadre di calcio. Genoa e Sampdoria continueranno a giocare in una sola struttura‖.
Nella stessa intervista del 18 novembre, mentre il Sindaco annuncia la volontà di superare il ―Luigi
Ferraris‖, l‘Assessore Pastorino introduce, al contrario, una forte discontinuità rispetto al quadro di
precarietà e irrecuperabilità dello stadio, contestando che sia vecchio e inadeguato: ―Siamo in
grado di adeguare lo stadio alle richieste Uefa. Nuove poltroncine, spogliatoi sotto le tribune e Skybox,
i palchi. L‟importante è che i club ci dicano chiaramente se vogliono restare qui o hanno intenzione di andarsene fra
pochi anni (…). Ha solo 18 anni. E non pesa sul bilancio di SportInGenova. Quest'anno il passivo è
superiore di poco ai quattrocentomila euro. Ma perché abbiamo sulle spalle una serie di interventi recenti. E perché
ad ottobre Genoa e Samp erano ancora in debito di un milione e mezzo di euro―. Parlando delle possibilità di
sfruttamento delle strutture anche per il merchandising, aggiunge: ―Noi potremmo appoggiarci a Villa
Piantelli. E poi, a Marassi siamo in grado di organizzare degli eventi che potrebbero farci respirare economicamente.
Dei concerti musicali, ad esempio. (…) Come Assessore allo sport ho il dovere di tutelare l‟impianto attuale.
Naturalmente so bene che c‟è un progetto portato avanti da alcuni privati. Prima di parlare di torri per
appartamenti vorrei però ricordare che in quella zona ci sono dei vincoli.―37.
Questa posizione, se possibile in maniera ancora più marcata, era già stata anticipata in Consiglio
Comunale nella seduta pubblica del 21 ottobre 2008. Rispondendo ai Consiglieri in merito
all‘ipotesi di vendita dello stadio: l‘Assessore Pastorino aveva precisato che l‘intenzione
dell‘Amministrazione comunale era ―che il Luigi Ferraris rimanga un impianto destinato allo
sport e al calcio professionistico. (…) Io credo che ci possano essere ipotesi che l‟Amministrazione possa
mettere in campo dove quell‟impianto, con opportuni adeguamenti, e quindi riconoscendo la possibilità di svolgere
quelle mansioni che sono oggi necessarie alle società professionistiche (parlo del merchandising, della rappresentanza,
della mausoleità, dell‟ospitalità, ecc.) possa essere un impianto fortemente reddituale. Questa è la convinzione
dell‟Amministrazione e l‟offerta che viene fatta a eventuali acquirenti è quella di uno stadio
con gli ammodernamenti necessari per poter soddisfare quello che è lo sport
professionistico (…) ovvero un impianto che potrà essere utilizzato per l‟intero periodo, eventualmente per tutti
i giorni‖38.
Non è la prima volta che l‘Assessore Pastorino si espone fuori dal coro a difesa dell‘idea di
mantenere lo Stadio ―Luigi Ferraris‖. Accadrà per l‘ultima volta a maggio del 200939. Due mesi
dopo sarà sostituito.
Nell'ottobre 2008, le opzioni politiche sul tavolo sembrano essere due:
 Il Sindaco Vincenzi sembra rassegnata alla sparizione dello stadio, perché ragiona in un‘ottica
nella quale ci sarà un nuovo impianto a Genova (verosimilmente il progetto di Sestri) mentre
l‘area oggi occupata dal ―Luigi Ferraris‖ sarà venduta (al promotore del progetto del nuovo
Ho provato a difendere un Sogno
27
stadio?) per consentire un‘operazione di riqualificazione urbana del quartiere. Bisognerebbe
capire quanta parte di nuovo residenziale sia prevista nel concetto di ―riqualificazione urbana‖.
 L‟Assessore Pastorino sembrerebbe invece rappresentare una scelta da parte
dell‘Amministrazione Comunale tesa a vendere l‘impianto a un soggetto terzo, preservando
però il ruolo del ―Luigi Ferraris‖ come stadio della città. Si intuisce però una disponibilità a
favorire interventi di recupero dello stadio che lo possano modernizzare, soprattutto per
favorirne uno sfruttamento commerciale;
Quale la posizione ufficiale della Giunta Vincenzi sull‘argomento?
Quello che si capisce chiaramente è che l‘operazione del nuovo stadio così come proposta serve
agli attuali proprietari delle squadre per mitigare o azzerare il loro investimento nel mondo del
calcio. Uno dei due, Riccardo Garrone, si è esposto in prima persona finanziando e difendendo il
progetto. L‘altro, Enrico Preziosi, è schierato su una posizione più attendista e non sembra
rivolgere le sue attenzioni prioritarie all‘argomento.
Il 13 gennaio 2009 il Consiglio Comunale di Genova approva gli ―Indirizzi di Pianificazione‖40
prodromici alla predisposizione del nuovo Piano Urbanistico Comunale (PUC). Il Consiglio
Comunale esorta a ―costruire sul costruito là dove il territorio lo consenta‖ e considera ―prioritario
indirizzare le trasformazioni urbane, con particolare riguardo ad interventi di
ristrutturazione, riconversione, sostituzione e trasferimento di edificabilità sul tessuto
costruito esistente”. Nel paragrafo che si occupa delle ―aree dismesse o dismettibili‖ (che per analogia
possiamo applicare anche a Sestri) si dice anche che ―particolare attenzione dovrà essere rivolta alle
esigenze di consolidamento e localizzazione industriale che rappresentano opportunità di
radicamento e di sviluppo produttivi ed occupazionali‖.
Parrebbe che i criteri cui il PUC dovrà orientarsi siano più coerenti con un recupero del ―Luigi
Ferraris‖ piuttosto che non con il progetto dello Stadio di Sestri. Questo non tanto, o non solo, per
il riferimento al ―costruire sul costruito‖ ma, soprattutto, per la scelta di dare priorità ad iniziative
di localizzazione di tipo industriale più che commerciale/terziario.
ABBATTERE LE CARCERI PER RISTRUTTURARE IL “LUIGI FERRARIS”?
Nello stesso mese di gennaio 2009 appare sul sito della Fondazione Genoa un comunicato41 che,
prendendo spunto dalla notizia in base alla quale il Ministero della Giustizia starebbe per varare un
―Piano Nazionale per le Carceri‖, sollecita il Comune di Genova e le altre istituzioni ad attivarsi per
favorire lo spostamento delle carceri dal quartiere. ―La Fondazione Genoa vede in questa notizia
un‟importante occasione per una felice nuova sistemazione, secondo quanto sempre da essa auspicato, della zona di
Marassi nella quale attualmente coesistono le Carceri e lo Stadio Luigi Ferraris. La costruzione di un nuovo
moderno carcere in un‟area periferica da identificarsi convenientemente consentirebbe di
soddisfare fondamentali esigenze di civiltà, creando finalmente un ambiente vivibile per i
reclusi. E, nello stesso tempo, una risistemazione complessiva della zona consentirebbe di
creare le condizioni per un‟integrazione ottimale tra lo stadio e il quartiere . In questo quadro
potrebbe collocarsi una ristrutturazione dell‟impianto sportivo che, conservandone i valori architettonici e di impatto
spettacolare ed emotivo generalmente apprezzati, lo arricchisca di potenzialità commerciali e reddituali. Quali che
siano le soluzioni che possano al riguardo prospettarsi in merito alla progettualità finanziaria e all‟identificazione dei
soggetti, pubblici o privati, che possano essere i protagonisti dell‟iniziativa, crediamo che questa sia la vera via per
28
Ho provato a difendere un Sogno
affrontare, nel medio e lungo termine, il problema posto dall‟Amministrazione Comunale dell‟economicità della
gestione dell‟impianto sportivo‖.
Il tema dello stadio e quello delle carceri sono fortemente connessi, in quanto rappresentano
indubbiamente due ―servitù‖ nel quartiere. Un eventuale spostamento delle carceri (del quale si
parla da anni, e che sarebbe opportuno per motivi ben più importanti di quelli sportivi)
risolverebbe anche il problema del ―Luigi Ferraris‖, rendendo disponibili spazi per uno sviluppo
dell‘impianto verso quella logica di multifunzionalità con la quale era stato in origine concepito e
che viene posta alla base della progettazione dei moderni impianti sportivi.
A seguito dell‘incidente accaduto ad un tifoso genoano dopo la partita Genoa-Fiorentina del 15
febbraio 2009 riprendono le polemiche sulla sicurezza dell‘impianto. Il ―Luigi Ferraris‖ rispetta la
normativa nazionale in termini di requisiti di sicurezza, ciononostante la sua ubicazione all‘interno
della città comporta dei problemi addizionali che devono essere affrontati e risolti (non ultima la
difficoltà di manovra dalle aree riservate dei pullman delle squadre). Occorrerebbe capire se le
carenze strutturali siano tali da impedire (o rendere eccessivamente onerosa) una ristrutturazione
dell‘impianto oppure se esista una soluzione, anche partendo dalle possibilità di riassetto dell‘area,
anche successiva ad un ipotetico spostamento delle carceri cittadine.
La domanda però non sembra essere mai posta in questi termini: l‘informazione veicolata è che
l‘attuale stadio porta delle perdite ed una sua ristrutturazione non potrebbe comunque renderlo
conforme alla normative nazionali e UEFA: è quindi necessario costruirne uno nuovo.
Infatti, si prosegue nel ragionamento, in caso di successo dell‘Italia nella candidatura come nazione
ospitante di Euro 2016 ci potrebbe essere la possibilità di intercettare fondi pubblici per
ristrutturare il ―Luigi Ferraris‖ ma, considerando che lo stadio non può essere messo a norma,
diventa necessario trovare un‘altra soluzione, un‘altra ubicazione, anche approfittando del fatto che
il Comune sta lavorando sulla revisione del Piano Urbanistico Comunale.
Di fronte a tale argomentazione, qualunque cittadino si sarebbe convinto che il romanticismo e il
rispetto della storia devono fare i conti con la praticità. È inutile continuare a spendere denaro
pubblico per un impianto che non avrebbe mai rappresentato la soluzione definitiva. Oltre che
inutile, è anche controproducente nel momento in cui un soggetto privato si era reso disponibile a
intervenire per la costruzione di un nuovo impianto.
Sul tema della redditività, forse, si sarebbe dovuto dire che è SportInGenova a generare delle
perdite e che, all‘interno della stessa, lo Stadio ―Luigi Ferraris‖ è la struttura più vicina al punto di
equilibrio. E, soprattutto, che tutto ciò era previsto già dal momento in cui si era deciso di
costituire la società42. Forse questa interpretazione non era funzionale allo scopo.
Ma il ―Luigi Ferraris‖ è così strutturalmente inadeguato da non consentire neanche di prendere in
considerazione l‘ipotesi di una sua ristrutturazione? Oppure (come sosteneva Calandri) il giro
d‘affari generato dalla costruzione di un nuovo Stadio è tale da interessare e soddisfare tutti gli
attori in causa, aldilà della vera convenienza per la Città?
Lo stesso progettista del nuovo stadio di Sestri, l‘architetto Stefano Boeri, sembra dubbioso in
merito all‘abbattimento del ―Luigi Ferraris‖. In un‘intervista del mese di novembre 200843 afferma,
Ho provato a difendere un Sogno
29
fra l‘altro che ―Quando la Sampdoria mi chiese un progetto di un nuovo stadio, confesso che prima cercai di capire
se si potesse venirne fuori, intervenendo su Marassi. Certo, l‟impianto è costoso e vecchio sotto il profilo della
sicurezza, con le normative UEFA, che sono diventata rigidissime. Però dal punto di vista architettonico resta uno
degli stadi più belli che ci siano in Italia e ha una storia che non si può cancellare. Io credo che sarebbe un'offesa alla
città buttarlo giù‖. Nel seguito dell‘intervista, parlando della difficoltà italiana di avere stadi di
proprietà delle società, introduce un concetto in controtendenza rispetto a quello che si legge sulla
stampa, sostenendo che ―certamente la lentezza della burocrazia svolge un ruolo piuttosto pesante. (…) Però, io
starei sempre attento a ricordare che in Italia l‟approccio al calcio non può essere lo stesso che c‟è negli Stati Uniti o
comunque anche in Inghilterra. (…) Bisogna andarci piano sotto questo aspetto, così come nell‟ideazione dei nuovi
impianti. Va bene che siano multifunzionali, però, non dimentichiamoci mai che il clou è la partita. Io, ad esempio,
nel progetto di Sestri le strutture commerciali le ho previste, però fuori dall‟impianto‖.
Alla fine di aprile 2009, complice anche la necessità di dover ottenere la licenza UEFA per giocare
le competizioni europee, Genoa e Sampdoria firmano il rinnovo della convenzione con
SportInGenova. Viene stabilita una durata biennale, ad un canone di 1 milione di Euro per ogni
squadra oltre ad una compartecipazione alle spese per le opere straordinarie. Viene in sostanza
replicato, pur senza la forma giuridica del consorzio, l‘assetto che è utilizzato, ad esempio, a Milano
per la gestione di San Siro44.
L‘argomento del nuovo stadio ritorna prepotentemente alla ribalta il 21 maggio 2009. Al
Presidente Preziosi, ospite della trasmissione ―We are Genoa‖ sulla rete televisiva Telenord, viene
posta una domanda sulla vicenda dello stadio, probabilmente aspettandosi un‘ennesima conferma
della linea fino a quel giorno tenuta (e, cioè, che lui intendeva rispettare il sentimento della tifoseria
genoana che non intendeva spostarsi dal ―Luigi Ferraris‖).
Invece la risposta non è quella attesa:―Il tifoso genoano si deve rassegnare, anche se il Ferraris è lo stadio dei
ricordi. Ma una società che vuole essere proiettata verso traguardi importanti deve evitare di farsi condizionare dal
romanticismo. C‟è un solo modo per continuare a utilizzare il Ferraris: spostare le carceri . In
caso contrario, anche se so benissimo che molti tifosi non saranno d‟accordo con me, ne serve uno nuovo‖45.
La posizione sembra chiara: se non è possibile procedere al ripensamento dello Stadio ―Luigi
Ferraris‖ attraverso il recupero dell‘area oggi occupata dalle carceri cittadine, sarà necessario dotarsi
di uno stadio nuovo.
Anche l‘Assessore Pastorino conferma: ―Sono perfettamente d‟accordo con Preziosi che il problema principale
dello stadio di Marassi è costituito dalla vicinanza dell‟istituto di pena. (…) È quella la vera servitù del quartiere,
non lo stadio, e bisogna fare pressioni sul Governo, tutti insieme (società sportive e istituzioni), affinché il carcere sia
finalmente trasferito. In questo modo molti dei problemi che segnala Preziosi potrebbero essere risolti. Non solo ci
sarebbero gli spazi per ricavare nuovi parcheggi ma si potrebbero anche realizzare nuovi volumi di varia natura per
accrescere la redditività del complesso‖46.
Pochi giorni dopo, la Regione Liguria si schiera apertamente per sollecitare il Governo in merito
allo spostamento delle carceri. Nasce anche un piccolo incidente ―istituzionale‖ fra Sindaco e
Presidente della Regione, con la prima che tende a precisare che la scelta sul tema dello stadio sia
prerogativa del Comune di Genova47.
Il problema del carcere di Marassi, che era già vivo a fine anni ‘80, viene però così svilito da tema
di civiltà (per le condizioni in cui versano i carcerati) a conflitto di competenze fra le istituzioni
locali. Probabilmente questo è uno dei motivi per i quali, pur nel rispetto delle prerogative dei vari
30
Ho provato a difendere un Sogno
Enti Pubblici preposti, non si riesce ad affrontare in maniera costruttiva. Eppure le problematiche
derivanti dalla prossimità delle carceri con lo Stadio sembrano non interessare in maniera
particolare. Potrebbe essere un‘occasione, indipendentemente dal futuro del ―Luigi Ferraris‖, per
alleggerire la Bassa Valbisagno da quelle che sono definite delle ―servitù‖.
Nonostante le dichiarazioni compatte delle istituzioni locali, Regione e Comune in testa, nel Piano
che il Governo predisporrà a ottobre 2009 l‘ipotesi di spostamento del carcere di Marassi (ventilata
durante il governo Prodi) viene dimenticata a favore della creazione di un carcere leggero, da 400
posti, da aggiungere a quello esistente48.
La problematica sembra offrire un‘importante argomentazione ai soggetti promotori del nuovo
stadio: se è vero che fino a che le carceri non verranno ricostruite altrove non sarà possibile
mettere mano ad una seria ristrutturazione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖, allora è bene cercare di
identificare quanto prima un sito per il nuovo stadio. Considerati i tempi decisionali medi della
politica l‘impasse infrastrutturale è destinata a durare qualche lustro. Questa apparente pregiudiziale
negativa rimarrà viva fino a quando lo studio della Fondazione Genoa 1893 non dimostrerà che la
ristrutturazione è possibile indipendentemente dallo spostamento delle carceri.
Ai primi di luglio 2009 l‘Assessore allo Sport Pastorino lascia le deleghe sullo Sport e viene
sostituito da Stefano Anzalone. Inizia (non per responsabilità del nuovo Assessore, ovviamente)
quello che fino ad oggi è stato il periodo di massima attenzione e scontro sul tema dello stadio di
Genova e che vedrà contrapporsi le tre soluzioni: Sestri Ponente, la Colisa, la ristrutturazione dello
Stadio ―Luigi Ferraris‖.
Approssimandosi il momento nel quale va formalizzata la candidatura dell‘Italia per i Campionati
Europei di Calcio del 2016 accelerano le procedure per la scelta delle città che l‘Italia avrebbe
inserito nel dossier da presentare all‘UEFA.
Occorreva passare dalla fase progettuale a quella operativa, cosa che avviene nel luglio 2009,
quando Riccardo Garrone appone la sua firma su una Lettera di Intenti con il Comune di Genova
che definisce un‘ipotesi di percorso per giungere alla realizzazione di un nuovo stadio (a Sestri),
identificando contemporaneamente delle soluzioni anche per la conversione del ―Luigi Ferraris‖.
Parte così l‘iter per la realizzazione del progetto, quello che nel gennaio 2007 era stato annunciato
dallo stesso Riccardo Garrone come ―lo stadio della Sampdoria, gestito dalla Sampdoria‖49. A distanza di
due anni, però (molto più coerentemente con le dichiarazioni rilasciate a partire dal 2002 sul tema
del nuovo stadio di Genova), Garrone ricercherà la collaborazione e la partecipazione anche di
Enrico Preziosi, precisando che si tratterà di un rapporto paritetico. Quindi, nelle sue nuove
intenzioni, lo stadio di Genoa e Sampdoria50.
Si apprenderà solo in seguito, però, che le due squadre non ne saranno proprietarie, ma
semplici utilizzatrici.
Il giorno 8 luglio, proprio mentre il Sindaco Marta Vincenzi (secondo una ricostruzione del Secolo
XIX51) siglava la Lettera d‘Intenti con Riccardo Garrone, il neo Assessore allo Sport, Stefano
Anzalone, si presenta alla stampa affermando fra l‘altro: ―riteniamo che lo stadio di Genova sia lo
stadio di Marassi: è in pratica il tempio per molti tifosi e sportivi genovesi. Ritengo sia un pochino la nostra
bandiera: debba essere considerato un vessillo e tutelato». In Consiglio Comunale ha anche detto che una sua
occupazione sarà la realizzazione del nuovo stadio, al quale le società pensano per un futuro lontano dal Ferraris.
Ho provato a difendere un Sogno
31
«Certo, se ci saranno le opportunità, gli spazi, le risorse, si può discutere e vedere anche in qualche maniera, in
prospettiva futura, di realizzare un nuovo impianto in città. Io sono aperto a qualunque novità, ma il Ferraris è
lo stadio della città: ci vuole un approccio approfondito per capire cosa farne. Nel quartiere ci sono le
carceri che dovrebbero essere spostate»”52.
Tutelare il ―Luigi Ferraris‖ puntando allo spostamento delle carceri, prima di analizzare altri
progetti. È cambiato Assessore, ma sembra che l‘antitesi con le dichiarazioni del Sindaco, già
osservata in più occasioni con l‘Assessore Pastorino, rimanga una costante. Ma, forse, è lei che ha
cambiato idea, considerando che nel marzo del 2007, poco prima che il progetto dello stadio di
Sestri fosse presentato ufficialmente, l‘allora candidata sindaco si era espressa in una trasmissione
televisiva (―Destra e Sinistra‖, sull‘emittente Primocanale) a favore della chiusura del carcere di
Marassi e contro la realizzazione di un nuovo stadio nei pressi dell'aeroporto 53.
Nel frattempo, Enrico Preziosi non si è ancora ufficialmente schierato. Riccardo Garrone, conscio
che il progetto avrà speranze di battere quelli che definisce i ―nemici del nuovo‖ solo se vedrà la
partecipazione di ambedue i soggetti come promotori, lo invita pubblicamente a partecipare
all‘iniziativa: ―(…) spero che entro l´estate si possa iniziare a lavorare con concretezza al progetto. La
disponibilità dell´aeroporto a rinunciare a quella parte di area esiste , bisogna però andare avanti.
Quella zona può diventare davvero un polo nuovo per la città di Genova e non penalizzerebbe assolutamente i
commercianti di Sestri Ponente‖54.
STADIO VS. AEROPORTO
L‘affermazione di Riccardo Garrone in merito alla ―disponibilità dell‟aeroporto a rinunciare a quella parte
di area‖ sarà però smentita dai fatti: la localizzazione nelle adiacenze dell‟Aeroporto di Genova è
il vero punto debole del progetto.
L'area oggetto dell‘investimento (centro commerciale e stadio) non è privata, né di proprietà
comunale. È del Demanio Aeroportuale. Il titolare delle aree, per conto dello Stato Italiano è
l'Ente Nazionale per l‟Aviazione Civile (ENAC) che il 30 aprile 2009 ha rinnovato la
concessione delle stesse (fino al 2027) a favore della Società Aeroporto di Genova Spa, in
conformità a un piano di sviluppo che poggia le sue basi sul potenziamento e l‘espansione dello
scalo attraverso interventi che afferiscono la logistica, i parcheggi nonché un progetto di
insediamento di una nuova compagnia aerea.
Sulla base della vigente normativa, ENAC è l'autorità di regolazione tecnica, certificazione e
vigilanza degli scali aeroportuali, mentre i gestori (fra cui, Aeroporto di Genova Spa) sono i
soggetti ai quali sono affidati i compiti previsti dall'art. 705 del Codice della Navigazione; in
particolare quelli di amministrare e gestire le infrastrutture e gli impianti aeroportuali, di
organizzare le attività aeroportuali ed assicurare agli utenti la presenza in aeroporto dei necessari
servizi di assistenza a terra, fornendoli direttamente o coordinando le attività degli operatori terzi o
in autoproduzione55.
I promotori del progetto di Sestri forse ritengono che le aree siano nella disponibilità dell‘Autorità
Portuale di Genova56. Non è corretto. L‘Autorità Portuale detiene il 60% del capitale sociale della
società Aeroporto di Genova Spa, beneficiaria della concessione ENAC. È quindi solo Aeroporto
32
Ho provato a difendere un Sogno
di Genova Spa che potrebbe rinunciare al proprio diritto di sfruttamento della stessa, modificando
il proprio piano industriale e i progetti di sviluppo a suo tempo presentati ad ENAC.
Forse avevano discusso dell‘ipotesi con l‘Autorità Portuale ottenendo un parere favorevole che poi
sarebbe stato fatto valere in virtù della quota di maggioranza da questa detenuta? Luigi Merlo, che
ne è il Presidente, sull‘argomento dichiara: ―Non mi sottraggo al confronto. Se da parte degli enti locali
(Comune, Provincia e Regione), esiste la volontà di approfondire l'argomento, sono pronto a sedermi e a discuterne.
Senza dimenticare che la questione è più ampia e tocca, oltre all'ampliamento dell'aerostazione (…), anche il polo
degli Erzelli e la nuova stazione ferroviaria‖57.
L‘altro azionista di riferimento di Aeroporto di Genova Spa, la Camera di Commercio (che ha il
25% delle quote), sembra invece molto meno disponibile a prendere in considerazione il progetto
prima di aver concluso l‘iter di privatizzazione dell‘aeroporto. La procedura è in corso: la gara per
la nomina dell‘advisor dei venditori è terminata nel mese di marzo 2010 con la scelta di KPMG
Advisory, che dovrà predisporre il bando di gara. Si prevede che l‘operazione possa giungere a
completa definizione nel corso del 2011.
Accertato che le aree sono del Demanio Aeroportuale, gestite da ENAC e date in concessione fino
al 2027 a servizio dei piani di sviluppo dell‘aeroporto, per variarne la destinazione d‘uso e
sdemanializzarle, spiega Alberto Lelli (dirigente dell'ENAC) ―occorrerebbe indire una gara oppure,
come a Genova è già accaduto per il G8 del 2001, fare una legge speciale che affidi le aree ad un soggetto
individuato per la realizzazione di un progetto altrettanto individuato‖58. Una gara internazionale (in ambito
UE) quindi, oppure una legge speciale.
Ma anche nel caso in cui si procedesse in questo senso, dando per scontato che venga bandita una
gara e che questa venga vinta dai promotori del progetto Sestri e non da altri (magari interessati ad
utilizzi produttivi dell‘area), esisterebbero dei problemi di coesistenza fra la struttura
aeroportuale ed un complesso come quello previsto dal progetto; fra questi, ad esempio,
l‘impossibilità che le costruzioni abbiano un‘altezza superiore ai 45 metri ed impianti di
illuminazione potenzialmente pericolosi per la gestione dei voli; si aggiungerebbero poi problemi di
viabilità nei giorni delle partite e, più in generale, di ordine pubblico.
Esiste poi un ulteriore problema, direttamente legato al nascente processo di privatizzazione
dell‘Aeroporto di Genova, che potrebbe vedere diminuire in maniera sensibile il valore potenziale
dell‘impianto se le uniche aree di sviluppo attivabili nel breve (non potendo pensare di realizzare lo
spostamento sull‘isola artificiale nel giro di poco tempo) venissero acquisite al progetto del centro
commerciale e dello stadio.
Infine, mentre gli spazi necessari alla realizzazione del progetto del solo stadio (per circa 40 mila
metri quadrati), seppur compresi nella metratura in concessione all'Aeroporto, erano in quel
momento parzialmente non utilizzati, la necessità di costruire accanto a questo anche un centro
commerciale (in assenza del quale il progetto sarebbe stato antieconomico e quindi non
realizzato59) rende necessario sottrarre all'Aeroporto non solo un'area in quel momento non
utilizzata, ma anche ulteriori 50 mila metri quadrati che ospitano le strutture della Protezione Civile
(in particolare i Canadair), gli Aeroclub e l‘Aviazione Generale.
Ho provato a difendere un Sogno
33
La difficile coesistenza di un complesso commerciale nelle immediate prossimità di un aeroporto
viene stigmatizzata anche dall‘Associazione dei Piloti e Proprietari di Aerei, in una lettera ufficiale
inviata ad ENAC. L‘Associazione individua sei motivi per i quali la realizzazione di uno stadio così
vicino all‘aeroporto sarebbe pericolosa per la sicurezza dei voli e pregiudicherebbe lo sviluppo
dello scalo60.
I primi tre sono direttamente legati alla sicurezza della navigazione derivanti:
 dalle emissioni elettromagnetiche generate dallo stadio e dal centro commerciale, che
porterebbero dei rischi per la radio-navigazione in fase di decollo ed atterraggio;
 dall‘inquinamento luminoso derivante dall‘utilizzo dello stadio in ore serali, che potrebbe
ostacolare la visibilità dei corridoi luminosi necessari agli aeromobili in fase di discesa;
 dall‘aumento del rischio del cosiddetto ―bird-strike‖, in quanto la già delicata situazione
dell‘aeroporto di Genova (condizionata dal richiamo della vicina discarica di Scarpino) verrebbe
ulteriormente peggiorata per il richiamo che il centro commerciale avrebbe su gabbiani ed altri
uccelli.
A seguire, l‘Associazione richiama l‘attenzione anche sulla difficile convivenza del centro
commerciale con l‘utenza propria dell‘aeroporto in termini di misure di sicurezza richieste in
tutto il sedime aeroportuale, particolarmente incisive dopo il 2001.
Le ultime due problematiche evidenziate sono meno ostative, nel senso che l‘Associazione rileva
come l‘eventuale realizzazione del progetto porterebbe, di fatto, all‘impossibilità di sfruttamento
delle aree per scopi propri dell‟aeroporto, in particolare la pista di emergenza e la realizzazione
di nuove aree di parcheggio e di rullaggio.
Il progetto sembrava aver sottovalutato tutti questi aspetti. Ma anche un altro: aldilà dell'effettivo
attuale posizionamento dell'Aeroporto di Genova sul panorama nazionale, non dovrebbe ritenersi
di principio più strategico per la Città (ma anche per la Regione) lo sviluppo di un aeroporto che
possa intercettare il traffico a servizio dell'utenza turistica, crocieristica e, non ultima, d‘affari?
Sembrava quasi che i promotori del progetto dessero per scontato una sorta di loro "diritto" ad
usufruire di terreno pubblico, demaniale, per un investimento di natura privata. Il tutto, tra l'altro,
senza aver apparentemente verificato in precedenza con il legittimo proprietario (ENAC) la
fattibilità di una siffatta operazione e, inoltre, dando per scontato di essere vincitori del bando di
gara europeo che avrebbe dovuto precedere l‘eventuale sdemanializzazione delle aree stesse.
A meno di non beneficiare di una legge speciale.
Sul fatto che ENAC non fosse stata chiamata in causa è interessante la dichiarazione del presidente
dell'ENAC, Vito Riggio: ―Richieste di costruire stadi accanto all'aeroporto di Genova non ci sono mai pervenute.
Finché non arrivano non posso disporre una relazione tecnica e finché non ho in mano la relazione tecnica non mi
muovo‖61.
Affermazione, questa, che stupisce: solo il giorno prima si era appreso dalla stampa62 che il 14
luglio 2007, quindi circa due anni prima, ENAC aveva scritto al Presidente della Regione Liguria
e per conoscenza al Sindaco di Genova, al Presidente dell‘Autorità Portuale e al Presidente di
Aeroporto di Genova Spa esprimendo un parere negativo sulla possibilità di realizzare il progetto
del centro commerciale e dello stadio nell‘area contigua all‘aeroporto Cristoforo Colombo.
ENAC anticipava ―le perplessità circa la scelta del sito per il nuovo stadio: (1) sotto il profilo
giuridico/tecnico, in quanto la sua realizzazione dovrebbe avvenire su demanio aeroportuale dello Stato,
34
Ho provato a difendere un Sogno
sottraendo all´aeroporto aree indispensabili per il suo previsto sviluppo; (2) sotto il profilo della compatibilità
funzionale, in quanto si tratta di un‟infrastruttura in grado di generare forti concentrazioni di utenti in fasce
temporali ristrette, congestionando così la rete di accessibilità all´aeroporto ed impedendone la fruizione, con danno
alla collettività (sia passeggero che operatore aeroportuale); (3) sotto il profilo della sicurezza, poiché le
manifestazioni calcistiche sono frequentemente origine di comportamenti ad alto rischio per l´ordine pubblico, in
grado di influire non solo nelle aree limitrofe alla struttura di intrattenimento, ma anche sullo spazio aereo
circostanze (per il rilascio di materiale pirotecnico)".
L‘Ente era quindi stato sollecitato da qualcuno in passato. Qualche mese più tardi, sul Secolo XIX,
si parlerà di un incontro fra Mario Giacomazzi e l‘allora Direttore Generale di ENAC, Silvano
Manera63, avvenuto nel luglio 2008: si tratta di un banale errore sulle date (―2008‖ scritto al posto
di ―2007―), oppure ci sono stati addirittura due incontri sull‘argomento?
Vito Riggio è stato nominato Presidente dell‘ENAC nel 2003 ed era quindi già in carica nel
momento in cui la lettera era stata inviata. È poco plausibile che non fosse informato di un
argomento di questa portata. Le risposte date nella lettera del 2007 ricalcano in pieno le
osservazioni che ENAC farà pervenire nel 2009, quindi il progetto di cui si parlava era,
verosimilmente, lo stesso. Perché ENAC, allora, avrebbe scritto nel 2007?
Le domande da porsi sono però ancora diverse: perché ripresentare in maniera ufficiale un
progetto che ha già subito una bocciatura di ENAC, senza averlo modificato per risolvere le
obiezioni evidenziate?
E perché la notizia che il progetto era già stato bocciato in precedenza non è mai emersa fra luglio
e ottobre 2009, quando si sapeva sin dal principio che ENAC non avrebbe potuto dare un parere
positivo?
È possibile che si volesse fare pressioni ―mediatiche‖ e ―politiche‖ perché il progetto fosse
approvato?
Il 14 luglio, Enrico Preziosi ribadisce la propria posizione, già espressa a fine maggio; intervistato
sulla possibilità di un accordo con il Presidente Garrone sul progetto di Sestri e sul destino dello
stadio ―Luigi Ferraris‖ afferma: ―Capisco i tifosi siano affezionati al Ferraris, è da sempre la loro casa. Però se
mi si chiede che futuro abbia quello stadio, io rispondo nessuno. Non si può ogni anno battagliare per avere la deroga
dall´Uefa. E allora ci sono due possibilità: o si buttano giù le carceri o si fa uno stadio nuovo . Invito
ufficialmente il sindaco a farsi carico di trovare una soluzione, coinvolgendo tutte le istituzioni. Non siamo noi
presidenti a dover dire dove si deve o non si deve fare lo stadio, il sindaco ci sottoponga un progetto e noi diremo se
siamo d´accordo o meno‖64.
Il 16 luglio appare sul Secolo XIX un articolo di Renzo Parodi dal titolo inequivocabile: ―Tursi dà il
via libera allo stadio di Sestri - Riunione segreta. Protocollo d'intesa: Garrone ha firmato, Preziosi starebbe per
farlo‖. Lo riportiamo per ampi stralci, perché contiene numerosi spunti di riflessione sul progetto di
Sestri ma anche, più in generale, sul tema dello stadio.
―Un solo stadio del calcio a Genova, ma tranquilli. Non sta per suonare il requiem per il glorioso Luigi Ferraris,
che sarà trasformato in un impianto polivalente per ospitare altre discipline sportive (…) Il nuovo stadio del football,
previsto dal progetto presentato da Riccardo Garrone sull'area di Sestri Ponente a ridosso dell'aeroporto, dovrà
ovviamente riunire sotto lo stesso tetto i due club calcistici cittadini. (…) La condizione è assoluta e insormontabile.
Ho provato a difendere un Sogno
35
(…) Una decina di giorni fa a palazzo Tursi è stato redatto un protocollo d'intesa che riguarda il nuovo stadio e
contiene le prescrizioni per avviare la procedura che dovrebbe portare - prevedibilmente entro 4-6 anni - alla
realizzazione dell'impianto sportivo con annesso centro commerciale non invasivo del commercio minuto delle
delegazioni del primo ponente genovese. (…) La carta è stata sottoscritta dal sindaco di Genova, Marta Vincenzi, e
da Riccardo Garrone, presidente della Sampdoria, promotore del progetto-stadio a Sestri Ponente. Secondo le
indiscrezioni, il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, è d'accordo con la proposta contenuta nel protocollo, ha
rimandato la firma ma si appresta ad apporla in tempi strettissimi. (…) Il nuovo impianto del football potrà sorgere
a condizione che si inserisca armonicamente nel tessuto urbano cittadino e, specificamente, nel "sistema" urbanistico
che comprende l'aeroporto Cristoforo Colombo e i suoi eventuali sviluppi territoriali, il polo tecnologico degli Erzelli e
la Marina di Sestri Ponente. (…) Il modello-Sestri, se funzionerà, potrà riprodursi in città, attirando investimenti
privati che risolverebbero i problemi dell'impiantistica di base e dei suoi costi di gestione, sempre più insostenibili per
l'Erario. (…) Il cammino del nuovo stadio resta lungo e irto di ostacoli. L'aeroporto dovrà rinunciare ad una parte
delle aree contigue senza che ciò pregiudichi il suo sviluppo. Parlare di sviluppo, oggi, suona come un azzardo. (…)
Resta la questione delle aree del Demanio aeronautico. La sdemanializzazione spetta all'Enac e il consigliere
Franco Pronzato, genovese, è l'interlocutore giusto per dialogare senza pregiudizi, a nome del presidente, Vito
Riggio. Il protocollo d'intesa firmato nel 2005 dai tre enti locali, dai sindacati, dalla Confindustria, il celebre
Affresco di Renzo Piano, aveva indicato per l'aeroporto l'ipotesi di un ampliamento a mare, risultando impraticabile
l'opzione dello scalo spostato oltre Appennino. Le aree a mare di Sestri fanno gola anche al porto. L'intrico di
interessi contrastanti è fitto e gli agguati non mancheranno‖.
A seguito della notizia, la Fondazione Genoa 1893 emette un comunicato65 nel quale si dichiara
stupita che ―possa non tenersi in alcun conto da parte del Comune la recente presa di posizione dell'Autorità
preposta alla vigilanza del traffico aereo che ha escluso che lo sviluppo del Cristoforo Colombo possa essere tarpato
dalla costruzione di un nuovo stadio in area limitrofa. Ci domandiamo infine se e come il Comune stia operando al
fine dello spostamento delle carceri, approfittando delle opportunità del piano promosso dal Ministro della Giustizia.
Tale iniziativa, oltre a consentire la soluzione ottimale di ogni problema relativo allo stadio, affronterebbe la grave
emergenza civile delle condizioni di vita degli ospiti della casa circondariale, così da meritare a Genova la qualifica,
che rischia di diventare solo uno slogan, di città dei diritti".
Nessuna reazione. Il tema dello spostamento delle carceri, che solo un mese prima aveva portato a
un conflitto di competenze fra Comune e Regione, evidentemente non appassiona più
LA LETTERA DI INTENTI E LE REAZIONI DELLA CITTÀ
Il 17 luglio, con un‘altro articolo sul Secolo XIX dal titolo ―Genova, firma anche Preziosi. Due squadre,
un nuovo stadio‖, Renzo Parodi aggiunge ulteriori dettagli e spunti di riflessione.
Riportiamo in maniera estesa anche questo secondo pezzo: ―La firma di Enrico Preziosi sul protocollo
d'intesa che avvia la procedura per costruire il nuovo stadio (con annesso centro commerciale) a Sestri Ponente, è
arrivata mercoledì sera. (…) Anche il Genoa affiancherà la Sampdoria nell'avventura di costruire uno stadio di
proprietà. Con quanto di buono ne deriverà alle casse sociali. Gli scettici chiedano ai club inglesi, maestri nello
sfruttamento "industriale" delle arene calcistiche. Marta Vincenzi ha accolto con soddisfazione la firma di Preziosi
che si è aggiunta all'autografo di Riccardo Garrone sul documento d'intesa. (…) La trama tessuta dal sindaco di
Genova con Garrone e Preziosi ha già ottenuto un primo, importante risultato: ha proiettato fuori dalla
clandestinità, che stava soffocandolo, un progetto ampiamente noto per essere stato presentato, descritto, pubblicato
dai giornali, discusso, sponsorizzato, osteggiato, intralciato, boicottato e sostenuto, secondo i ben conosciuti sistemi
cittadini. Genova produce instancabilmente progetti, candidature, iniziative, salvo scaricare piombo nelle ali di chi
prova a volare in alto. (…) Dentro o fuori, allora. Il cammino si annuncia accidentato, alle difficoltà obiettive - si
36
Ho provato a difendere un Sogno
tratta di ragionare su aree demaniali - si affiancano interessi contrapposti. Prevedibile una guerriglia, i franchi
tiratori lustrano le armi. E preparano gli agguati. La città, non soltanto la città sportiva, discute e si accalora‖.
Nell‘articolo, Parodi registra anche le reazioni di alcuni degli attori coinvolti dalla vicenda. Luigi
Merlo, Presidente dell‘Autorità Portuale conferma di ―conoscere il quadro generale della proposta GarronePreziosi, peraltro già modificato rispetto all‟avvio, ma di non aver potuto approfondire‖. Non è contrario a
ragionare sul progetto, ovviamente dopo che ENAC avrà sciolto le riserve tecniche, se lo stesso
tenesse conto anche dei fabbisogni infrastrutturali derivanti dal piano di sviluppo dell‘aeroporto
(viabilità, parcheggi, aree commerciali). Paolo Odone, Presidente della Camera di Commercio,
riporta la posizione ufficiale della riunione di Giunta dedicata all‘analisi dell‘iniziativa, osservando
che ―per un'opera così importante sarebbe meglio verificare gli aspetti normativi e di proprietà, evitando eventuali
polemiche. Siamo convinti che la destinazione dell'area vada ricompresa nella privatizzazione del nostro scalo e la
valutazione di compatibilità del progetto-stadio spetti quindi al compratore”. Pone l‘accento su un altro
problema che dovrà essere affrontato perché ―la titolarità della concessione urbanistica spetta al Comune di
Genova, ma la titolarità della concessione (relativa al centro commerciale che sorgerà accanto allo stadio,
ndr) per dimensioni superiori ai 2.500 metri quadrati, è della Regione”. Positivo il commento del Presidente
dell'Associazione Industriali, Giovanni Calvini, che la ritiene ―un'opportunità seria e interessante, che
merita la massima attenzione. L'unico aspetto che va approfondito è la compatibilità con l'aeroporto‖66. Carlo
Castellano, Presidente del DIXET67, non si esprime in attesa di riunire i suoi tecnici. A ottobre del
2009 chiarirà che l'idea di uno stadio accanto all'aeroporto “è assolutamente contraria all'interesse delle
aziende specie quelle tecnologiche che sono sempre in giro per il mondo. E anche la crescita del Parco tecnologico degli
Erzelli risentirebbe negativamente di questa situazione” 68.
Lo stesso 17 luglio, il Secolo XIX pubblica un‘intervista di Renzo Parodi a Riccardo Garrone69, che
consente di avere ulteriori dettagli sul contenuto del documento firmato con l‘Amministrazione
comunale. ―«Più che un protocollo si tratta di una lettera d‟intenti in cui le parti firmatarie, le due società
calcistiche e Forum Liguria (società promotrice del progetto) ottengono la disponibilità, da parte del sindaco
Vincenzi, a valutare la fattibilità del progetto stadio. (…) Ne è infine uscito un documento
programmatico che contiene le caratteristiche del progetto stadio e le indicazioni formulate dalla pubblica
amministrazione». (…) Il fatto nuovo è che nella lettera d‟intenti è stato inserito un paragrafo che vede Genoa e
Sampdoria impegnate a reperire i soggetti interessati a mettere a punto una profonda
ristrutturazione del Ferraris. In un complesso così importante potranno essere inserite anche attività
sportive. Fondamentale è che l‟operazione sia realizzata in termini economicamente positivi». Sono previsti
anche nuovi volumi immobiliari? «Per forza, ma non saranno torri di venti piani, come ha scritto
qualcuno». (…) Si sente di rassicurare i commercianti di Sestri? «Stiamo valutando la possibilità di inserire settori
merceologici non trattati a Sestri. Nei pressi funziona già la Marina dell‟aeroporto con cui si può creare una
sinergia. Con gli Erzelli la trasformazione di Sestri avrà un segno positivo. Penso che ragionandoci sopra le
preclusioni possano essere superate». (…) A costo zero per l‟Erario. Pagheremo per l‟utilizzo dell‟area,
sdemanializzata, un diritto di superficie di novant‟anni»‖.
La prima informazione interessante è che il documento firmato non è un protocollo ma una
lettera d‟intenti:
 il documento ha quindi un valore simbolico molto forte perché certifica l‘esistenza di un‘idea
progettuale che, soggetta a tutta una serie di verifiche, è condivisa dal soggetto investitore
(Foruminvest Liguria), dai Presidenti delle due squadre di calcio che usufruirebbero
dell‘impianto e dall‘Amministrazione comunale.
Ho provato a difendere un Sogno
37
 Da un punto di vista formale, però, è un atto sostanzialmente privo di valore giuridico
vincolante. Sia per la sua natura di lettera di intenti 70, sia perché questo specifico documento
(che pochi hanno visto) non sembra mai essere diventato un atto ufficialmente recepito dal
Comune di Genova.
Trattandosi di un atto di localizzazione, avrebbe tra l‘altro dovuto seguire un iter complesso, con
la necessità di una discussione e approvazione da parte della Giunta Comunale (annunciata dal
Sindaco per la fine di luglio 2009, ma apparentemente mai avvenuta). Non essendone disponibile
una versione ufficiale non è possibile analizzarlo e, di conseguenza, lo si conosce solo per le parti
che sono state diffuse e nel modo in cui sono state diffuse.
Nel merito, però, si apprende:
 che il progetto centro commerciale/stadio non vede coinvolte le due squadre di calcio nella
proprietà dell‟impianto, in quanto il soggetto promotore è Forum Liguria (come è sempre
stato): le due squadre sarebbero le fruitrici dell‘impianto sportivo;
 che il Comune si è reso disponibile a valutare la fattibilità del progetto del centro commerciale e
dello stadio a Sestri, previa verifica della disponibilità di ENAC e di tutti gli altri organi
competenti;
 che l‘operazione avverrebbe mediante acquisto di un diritto di superficie novantennale sulle
aree sdemanializzate;
 che Genoa e Sampdoria, invece, sarebbero impegnate a trovare i finanziatori per il progetto di
risistemazione dell‘area del Ferraris, al posto del quale dovrà sorgere un complesso
residenziale che ospiterà “anche attività sportive”;
 che il centro commerciale di Sestri dovrebbe cercare di specializzarsi su settori merceologici non
in contrasto con l‘offerta dei commercianti del posto.
Esattamente lo schema progettuale raccontato un anno prima, il 17 novembre 2008, dal
giornalista Massimo Calandri su ―La Repubblica‖71.
L‘annuncio dell‘avvenuta firma della lettera di intenti scatena la discussione sul progetto, oltre che
le reazioni della tifoseria (decisamente contraria quella Genoana, più possibilista quella
Sampdoriana). Nella seconda metà del mese di luglio, mentre il Sindaco Vincenzi prende una pausa
di riflessione nell‘attesa di ottenere il parere della Giunta Comunale (che peraltro non appare mai
essere arrivato), si intrecciano le reazioni dei soggetti a vario titoli interessati (o contrari) alla sua
realizzazione.
Sulla presunta incompatibilità strategica del progetto con lo sviluppo dello scalo aeroportuale di
Genova, Renzo Parodi è particolarmente tranchant in un articolo del 25 luglio, dal titolo molto
esplicito: ―Aeroporto contro stadio‖. Nel commentare l‘iniziativa della Camera di Commercio,
apparentemente interessata all‘acquisto della quota di controllo della società Aeroporto di Genova
Spa ed al successivo rilancio dello scalo, definisce l‘operazione come estremamente rischiosa visto
lo scenario economico mondiale (e le sue ricadute sul traffico aereo) e la tendenza del mercato a
privilegiare le compagnie low cost. Aggiunge poi: ―Gli strateghi del “Colombo” inchiodato al milione e 200
mila passeggeri/anno si consolano sognando l‟arrivo di altri vettori. Ryanair, attesa come un messia, si starebbe
tirando indietro. L‟altro atout vagheggiato, i voli cargo, per ora è lontano dal boom. Il costruttore Marcellino Gavio
si accinge a presentare la richiesta per la costruzione di una pista di volo nel Tortonese dedicata alle merci destinate
all‟outlet di Serravalle Scrivia‖72.
38
Ho provato a difendere un Sogno
Anche il Presidente Garrone insiste sull‘ipotesi della scarsa attendibilità del progetto di sviluppo
dell‘aeroporto. In un‘intervista del 28 luglio73 descrive in maniera concreta quale rischio a suo
parere corrono le due squadre di calcio della Città se non viene realizzato il progetto di Sestri (―Il
Ferraris non va. Così le squadre genovesi rischiano di finire in serie B. E le alternative - giocare in
altre città o costruire uno stadio ad Arquata - mi sembrano davvero incredibili‖) e aggiunge, con un‘iperbole:
―non mi risulta nessun piano di espansione del Colombo‖.
La strategia sembra chiara: non si può, per buon senso e palese conflitto di interessi, difendere una
posizione che penalizzi lo sviluppo dell‘aeroporto cittadino a favore di un investimento privato
destinato ad un centro commerciale e ad uno stadio.
Occorre, invece, rendere manifesto che lo sviluppo di cui sopra è del tutto ipotetico ed incerto
anche sui tempi, mentre l‘investimento immobiliare sarebbe certo ed immediato. La soluzione
proposta, inoltre, avrebbe una valenza strategica ―pubblica‖ perché consentirebbe anche di
ottenere la sistemazione di due aree cittadine: la zona aeroportuale (e le infrastrutture connesse) e
Marassi. Aree per le quali il Comune non ha fondi a disposizione.
La storia dell‘aeroporto di Genova non è effettivamente quella di un modello di sviluppo
formidabile. Negli ultimi cinque anni ha mantenuto un volume di traffico sempre oscillante fra 1
milione e 1,2 milioni di passeggeri/anno, dimostrando segnali di crescita effettiva solo per il
traffico non di linea74. Forse ha vissuto di rendita per la presenza passata delle aziende statali e non
ha saputo trovare sufficienti spunti di rinnovamento, nonostante la Liguria sia terra di turismo e,
ormai da un decennio, ospiti un regolare traffico di crocieristi. Ciononostante, l‘aeroporto di
Genova (nell‘ambito dei 48 aeroporti attualmente operativi) è comunque posizionato fra i primi 18,
all‘interno della categoria ―B‖ che ENAC cataloga come ―scali primari‖ (insieme a Torino,
Verona, Treviso, Trieste, Viterbo e Trapani).
Sulla base dello studio commissionato da ENAC75 e trasmesso al Governo per l‘elaborazione del
―Piano Nazionale Aeroporti‖, è previsto che solo tali aeroporti, insieme agli ―scali strategici‖
(Malpensa, Linate, Bergamo, Venezia, Bologna, Firenze, Pisa, Fiumicino, Napoli, Bari, Palermo e
Catania) siano possibili destinatari degli investimenti statali in infrastrutture di
collegamento. Tutti gli altri scali dovranno operare in una logica di autofinanziamento.
Nonostante tutto, quindi, l‘aeroporto di Genova rimarrà uno degli scali che saranno oggetto di
attenzione da parte dello Stato. Il che non è cosa da poco conto, considerando che nell‘arco
dell‘ultimo decennio lo scalo è stato il quinto per volume di finanziamenti pubblici a favore di
interventi di adeguamento od espansione, per un valore di circa 30 milioni di Euro76.
Il 29 luglio il Presidente dell‘Autorità Portuale, Luigi Merlo, dichiara la disponibilità a ―valutare, dal
punto di vista degli spazi, la compatibilità del progetto di espansione dell'aeroporto con quello del nuovo stadio.
Verifichiamo se sono possibili sinergie tra le due funzioni, in particolare per quanto riguarda i parcheggi e la galleria
commerciale‖77. Il Sindaco Marta Vincenzi stigmatizza il comportamento di Camera di Commercio
ed Autorità Portuale affermando: ―coloro che adesso contrastano il trasferimento dello stadio a Sestri sono gli
stessi che, nel 2005, hanno firmato un protocollo sul waterfront che prevedeva lì lo stadio su indicazione di Renzo
Piano‖78. Omette però di precisare che il progetto del waterfront conteneva tale ipotesi nell‘ambito
dello spostamento dell‘aeroporto verso il mare, su in‘isola galleggiante; ipotesi progettuale, questa,
Ho provato a difendere un Sogno
39
estremamente onerosa. E che lei stessa, durante la campagna elettorale, si era dichiarata contraria al
progetto di spostamento dell‘aeroporto79.
Contemporaneamente il Sindaco, fino a questo momento molto positiva sul progetto, sembra
frenare gli entusiasmi, ricordando che la discussione deve prima superare il problema delle aree,
sulla cui destinazione è competente solo ENAC, e che dal suo punto di vista ha ―posto un'unica
pregiudiziale: no a uno stadio della Samp, a Sestri, e uno del Genoa, a Marassi. (…) La
nostra città non può sostenere l'impatto di due impianti‖ 80. Precisa anche che, non essendo
lo stadio (a differenza delle carceri) oggetto del suo programma elettorale, l‘eventuale decisione va
presa entro la fine del 2009, perché non trova corretto assumere impegni la cui portata travalichi la
naturale durata del suo incarico.
Il 1 agosto 2009 viene pubblicata un‘intervista a Marco Mutti81, Amministratore delegato di
Foruminvest Italia, (promotrice del progetto di Sestri) società di sviluppo ed investimento
immobiliare che, secondo la presentazione riportata sul sito internet82, si occupa di realizzare centri
commerciali. Fa parte di un gruppo olandese fondato nel 1987 che ha sedi anche in Belgio e
Francia e opera in Italia dal 2004. Ha progetti in altre regioni italiane ma il caso di Genova resta
―un unicum. Proprio perché riunisce stadio, Mall e aeroporto‖. Sulla base di un‘esperienza sperimentata con
le crociere, verranno presi accordi con l‘aeroporto per una remunerazione basata ―sull‟incoming degli
aerei. In base al numero, da concordare, dei velivoli in arrivo e partenza dal Colombo, l‟aeroporto incassa denaro in
più. A costo zero. Va da sé, che tutta la città ne avrebbe beneficio. A partire dallo Sheraton e altri alberghi nelle
vicinanze oggi un po‟ in sofferenza, che già nei due-tre anni di cantiere aumenterebbero le presenze in modo stabile‖.
Ci sarebbe un altro effetto positivo, in termini di sicurezza ed ordine pubblico, perché ―diventando
uno stadio privato delle due società di calcio, la sorveglianza sarebbe interna. Liberando le forze dell‟ordine, salvo
sporadici casi, che potrebbero dedicarsi ad altri servizi. Il tutto nella massima sicurezza. Metal detector? Bastano le
telecamere, collocate in punti strategici di tutto il complesso‖.
Sembrerebbe quasi che il progetto di Sestri, lungi dall‘essere un freno allo sviluppo dell‘aeroporto,
ne possa diventare invece un volano. Il problema potrebbe essere quello di non avere spazi fisici
per incrementare il numero di voli, anche se, in realtà, la struttura sembra lontana dall‘aver
raggiunto un livello di saturazione.
Franco Pronzato, che rappresenta ENAC a Genova, spiega però che uno dei problemi è nel
fabbisogno di spazio del progetto di Sestri, che andrebbe a sottrarre più della metà degli spazi dati
in concessione ―quelli del piazzale Nord oggi riservato all‟Aeroclub, ai Canadair e all‟Aviazione Generale
saranno destinati ad ampliare la zona arrivi partenze e sono già oggetto dell‟attenzione di compagnie low cost‖83.
Un‘eventuale variazione del piano industriale presentato nel 2008, sul quale è stato basato il
rinnovo della convenzione ad aprile del 2009, porterebbe ad una revoca della concessione con
conseguente gara per assegnare gli spazi ad un altro gestore. Scenario quindi difficile da ipotizzare,
in particolare nel momento in cui l‘Autorità Portuale ha intenzione di vendere le proprie quote
detenute in Aeroporto di Genova e (ragionevolmente) sarà interessata a che il possibile compratore
tenga conto, come elemento di valorizzazione, delle possibilità di sviluppo rivenienti dalle aree
aggiuntive a disposizione.
Il 9 agosto il Sindaco conferma quanto detto a fine luglio: il problema deve essere risolto in tempi
brevi. Più precisamente ―o entro fine settembre si decide con L‟Enac che quello di Sestri è il sito per
costruire il nuovo stadio privato di Genova, o per quanto mi riguarda non se ne fa più niente‖84. La data indicata,
potrebbe sembrare derivante da una mera volontà esortativa, potrebbe non essere casuale. Il 30
40
Ho provato a difendere un Sogno
settembre di ogni anno, infatti, scade il termine entro il quale, ai sensi della normative in materia di
lavori pubblici, la Giunta comunale deve approvare lo schema del Programma Triennale dei
Lavori Pubblici, che poi, dopo le formalità di pubblicità ai terzi e l‘approvazione da parte del
Consiglio Comunale, è trasmesso all‘Osservatorio dei Lavori Pubblici. È infatti necessario attivare
l‘iter per dichiarare la pubblica utilità dell‟opera, atto con il quale la pubblica amministrazione
dichiara che un'opera che deve essere costruita è utile ai cittadini e, approvandone il progetto,
indica dove sarà costruita e stabilisce un termine entro il quale occorre iniziare l'espropriazione e
dare inizio ai lavori.
L‘opera pubblica si contrappone all‘opera di pubblica utilità, riconoscendosi che quest‘ultima,
pur soddisfacendo interessi collettivi e possedendo un carattere immobiliare, non è realizzata da un
ente pubblico, ma da un soggetto privato: le prime, compiute da soggetti pubblici, sono definite
opere pubbliche; le seconde, compiute da privati, sono definite opere (private) di pubblica utilità85.
E la qualifica del progetto di Sestri come ―opera di pubblica utilità‖ sarà proprio uno degli
argomenti utilizzati nella difesa del progetto86.
Nel mese di settembre 2009 il Comune di Genova approva le linee guida per il nuovo Piano
Urbanistico Comunale: l‘eventuale spostamento dell‘aeroporto verso mare, su un‘isola artificiale
(necessario per costruzione dello stadio a Sestri) dovrà essere opportunamente inserito in questo
documento se si vuole consentire l‘opera dello stadio e del centro commerciale.
LE “PERPLESSITÀ” DI ENAC
Il 12 agosto, il Secolo XIX intervista il Direttore Centrale Regolazione Aeroporti di ENAC
Alessandro Cardi87, che introduce gli elementi che anticipano la decisione ufficiale di ENAC.
L‘Ing. Cardi, che ha partecipato all‘incontro del mese di luglio 2009 con i progettisti, non può e
non vuole prendere una posizione ufficiale, anche perché sta ancora attendendo il progetto, che
in quella sede ―è stato illustrato in linea di massima. Diciamo che ci è stata presentata l‟idea. Siamo in attesa
dell‟invio di tutti i parametri necessari per poter dare un giudizio compiuto‖. Riprende quanto già emerso
durante le discussioni avvenute nel mese di luglio: prima ancora di verificare eventuali
problematiche tecniche (legate alla sicurezza della navigazione e della zona aeroportuale) occorre
rimuovere l‘iniziale causa ostativa: le aree necessarie al progetto di Sestri sarebbero sottratte
all‘aeroporto. Concorda con Pronzato nel ritenere che ciò significherebbe rimettere in discussione
il progetto di sviluppo dell‘aeroporto approvato nel 2008 da ENAC, che ha dato luogo alla
concessione fino al 2027: ―non importa la lunghezza di una pista, per incrementare il numero dei passeggeri. Si
può passare da 1 a 12 milioni di persone in transito pur mantenendo la stessa pista (…). Oggi conta il cosiddetto
lato terra. Le infrastrutture, le palazzine servizi e quanto serve alle compagnie aeree. Così si rende appetibile uno
scalo. Che incentiva il traffico. Il progetto del Colombo è il progetto approvato dall‟Enac. Che punta allo sviluppo e
alla maggiore operatività dell‟aeroporto. Ed è un progetto incompatibile con quello dello stadio‖. Se non bastasse
questo per decretare il de profundis, l‘Ing. Cardi ribadisce anche altre problematiche derivanti dal
fabbisogno di sicurezza proprio di un aeroporto: ―ci sono fortissime difficoltà e reali incompatibilità. Forti
attrazioni di traffico nello stesso punto generano conflitto. L‟area è molto densa. E attrazioni di forti caratteristiche
sociali quali uno stadio sono come benzina messa vicino al fuoco di un aeroporto‖.
Il 1° settembre si tiene una riunione presso il Comune di Genova, nella quale il Sindaco incontra i
vertici di ENAC. Secondo le indiscrezioni riportate il giorno prima dall‘emittente Primocanale,
―Enac porrà almeno due veti, che difficilmente non potranno non essere tenuti in considerazione. Uno di tipo
Ho provato a difendere un Sogno
41
logistico: per realizzare l‟impianto così come è stato progettato servono 90 mila metri quadrati di spazio, di cui
40 mila da sottrarre all‟aeroporto. A farne le spese sarebbe il piazzale nord, quello che ospita i Canadair della
Protezione civile. Chi si assume la responsabilità, eventualmente, di spostarli in un‟altra sede, magari meno
strategica? L‟operazione, inoltre, andrebbe a cozzare con l‟ipotesi, più volte sbandierata, di un ampliamento del
Cristoforo Colombo. Il secondo veto è ancor più vincolante e riguarda la sicurezza: la struttura progettata
sarebbe alta 45 metri. Troppo imponente – secondo il dossier dell‟Enac – tanto che metterebbe in seria difficoltà
atterraggio e decollo degli aerei. Insomma, stadio e aeroporto non possono convivere‖88.
Appaiono lo stesso giorno sulla stampa informazioni in base alle quali ENAC ―avrebbe compiuto
simulazioni di incidenti che, a Genova, avrebbero esiti catastrofici‖89.
A seguito della riunione non viene presa alcuna decisione ufficiale, in quanto ENAC informa che
Aeroporto di Genova Spa ha da poco inviato un aggiornamento del proprio piano industriale.
Secondo il rappresentante di ENAC, Pronzato, questo documento era atteso addirittura dal 2007,
anno in cui era scaduta la precedente concessione. Il Sindaco Vincenzi dichiara: ―Sono contenta che
oggi si pensi a un potenziamento dell'aeroporto - ha aggiunto il sindaco Marta Vincenzi - anche se è un po' strano
che il piano sia stato presentato proprio ora che si è iniziato a parlare di utilizzare le aree attorno al Colombo per
costruire un nuovo stadio. Una bella coincidenza‖ 90.
Il Direttore Generale di Aeroporto di Genova Spa, Paolo Sirigu, dopo aver affidato la replica al
Sindaco a un comunicato ufficiale, nel quale si precisa che ―il Piano di sviluppo infrastrutturale è stato a
suo tempo elaborato e presentato ad ENAC nel 2008 (…) Enac ha deliberato il prolungamento della concessione
nel mese di dicembre 2008 e la relativa convenzione è stata firmata nel mese di aprile 2009‖ (cosa che coincide
con le informazioni presenti sulla scheda dell‘aeroporto di Genova presente sul sito internet di
ENAC), spiega che quello che è stato inviato è un‘integrazione del documento contenente
precisazioni richieste da ENAC stessa91. Specifica anche che l'area di 40 mila metri quadrati oggi
inclusa nella concessione e che non è ancora utilizzata (e che sarebbe necessaria, insieme agli altri
50 mila metri quadrati già in uso per lo sviluppo del progetto del centro commerciale e dello
stadio) è quella che nel progetto è destinata a diventare ―un polo intermodale, nel quale far confluire la
nuova stazione ferroviaria di Sestri Ponente, e collegare così i treni e la metropolitana in superficie con l'aeroporto; un
grande silos utile non solo per i passeggeri del Colombo, ma anche per tutti gli abitanti del ponente genovese che
potrebbero utilizzarlo proprio per lasciare lì l'auto e raggiungere il centro di Genova con la ferrovia; un tapis-roulant
che colleghi il parcheggio con l'aeroporto e, infine, il punto di partenza della funicolare che collegherà Sestri con la
collina degli Erzelli dove sta nascendo il Villaggio tecnologico‖.
L‟APPROVAZIONE DELLE LINEE GUIDA DEL NUOVO PIANO URBANISTICO COMUNALE
Lo stesso 1° settembre, il Comune approva il Documento degli obiettivi del Piano Urbanistico Comunale
(PUC) 2010 che, “(…) prendendo le mosse dai documenti strategici elaborati da Renzo Piano e l‟Urban Lab,
dal Tavolo delle Idee e dallo sviluppo dei suoi contenuti con Richard Burdett, dagli Indirizzi di Pianificazione
approvati con la DCC n. 1 del 13 gennaio 2009, (…) tre step irrinunciabili per il futuro della città: A. Sviluppo
socio-economico e delle infrastrutture; B. Organizzazione spaziale della città e qualificazione dell‟immagine urbana;
C. Difesa del territorio e qualità ambientale‖. Nell‘ambito degli obiettivi, il Comune identifica come
contenuto strategico la ―realizzazione della nuova piattaforma aeroportuale delineata nel progetto Waterfront‖,
ovverosia lo spostamento dell‘aeroporto su un‘isola artificiale, da realizzare utilizzando i detriti
provenienti dai cantieri della Gronda e del Terzo Valico.
42
Ho provato a difendere un Sogno
Sul tema specifico dello spostamento dell‘aeroporto, le osservazioni al Documento degli Obiettivi
effettuate da Confindustria Genova sono negative. Viene addirittura richiesto di eliminare dalle
linee strategiche dello sviluppo delle infrastrutture il progetto della nuova piattaforma aeroportuale
in quanto ―in contrasto con i progetti di sviluppo dell‟aeroporto nell‟attuale sedime, con la
concessione prorogata dall‟Enac al 2027, con il processo di privatizzazione della società di
gestione e con richieste di sviluppo delle funzioni portuali in tempi prevedibili e
preferibilmente certi‖92. Sulla base di tali argomentazioni viene, invece, richiesto di inserire fra gli
indirizzi strategici il ―potenziamento dell‟aeroporto nell‟attuale sedime e collegamenti intermodali‖.
Per quanto riguarda la localizzazione a Sestri non è poi da trascurare un passaggio delle valutazioni
effettuata dal gruppo di ingegneri incaricato dall‘Ordine degli Ingegneri della Provincia di Genova
di analizzare e commentare il PUC, che sostengono93: ―In particolare, dalla lettura del Documento degli
Obiettivi del PUC si riceve il messaggio che vaste aree della nostra città, come il Ponente e la
Valpolcevera, sono considerate marginalmente e soltanto per allocarvi servitù sgradite in
altre parti della città. E questo, inoltre, in palese contraddizione con quanto affermato all'interno del documento
stesso, dove si parla di «riduzione delle servitù urbane presenti in alcune aree urbane e bilanciamento dell'offerta dei
servizi pregiati ed ambientalmente compatibili»‖.
CAMBIA LA POSIZIONE DEL COMUNE DI GENOVA: PRIORITÀ AGLI EUROPEI
La posizione dell‘Amministrazione comunale cambia: rilevate le problematiche emerse
immediatamente dopo la firma della Lettera di Intenti, infatti, ai primi di agosto il Sindaco
Vincenzi aveva precisato che la costruzione di un nuovo stadio a Genova non era un suo obiettivo
prioritario, perché non previsto dal suo programma di mandato (nelle linee programmatiche del
settembre 200794 si parlava, in effetti, della vendita del ―Luigi Ferraris‖ e non della costruzione di
un nuovo stadio). Da qui la dichiarazione: ―o entro fine settembre si decide con l‟Enac che quello di Sestri è il
sito per costruire il nuovo stadio privato di Genova, o per quanto mi riguarda non se ne fa più niente‖95. Si
trattava, aveva spiegato, anche di una questione di ―cortesia istituzionale‖, perché non riteneva
corretto far assumere dall‘Amministrazione Comunale degli impegni che avrebbero condizionato,
alla scadenza del suo naturale mandato, anche l‘attività del possibile futuro sindaco di Genova.
Trascorso poco meno di un mese afferma, invece, che ―se lo stadio non si potrà fare lì cercheremo un‟area
alternativa: Genova ha bisogno di un impianto all‟altezza delle due squadre‖96, aggiungendo: ―non escludo
neppure che nella ricerca possa essere coinvolto il Comune‖97.
Genova deve quindi dotarsi di un nuovo stadio al posto del “Luigi Ferraris”. Verificare le
possibilità di una sua ristrutturazione non pare invece interessante: probabilmente ci si è resi conto
che difficilmente tale operazione potrebbe attrarre investimenti privati, ipotizzando così non
possibile un adeguato ritorno economico dell‘iniziativa. Non rileva, invece, il ritorno ―sportivo‖ del
progetto, che sarebbe stato del tutto marginale anche nel progetto di Sestri, visto che le squadre
sarebbero state delle utilizzatrici dell‘impianto e non le proprietarie.
Il Sindaco Marta Vincenzi continua nel suo nuovo cammino, citando anche l‘ottimo
posizionamento in classifica delle due squadre: ―Non è una casualità che si parli di uno stadio nuovo oggi
che le squadre genovesi sono in testa al campionato. C´è una razionalità in quanto stiamo facendo; e mi fa piacere
pensare che quanto sta accadendo sia anche l´effetto di un nuovo modo di rapportarci insieme, l´intera città e le
squadre‖ 98. Il progetto del nuovo stadio e le modalità collaborative per affrontarlo possono quindi
Ho provato a difendere un Sogno
43
diventare, secondo il Sindaco, una sorta di laboratorio per affrontare anche gli altri problemi della
Città.
Occorre nel frattempo trovare una soluzione, magari solo temporanea, per il ―Luigi Ferraris‖. La
Lettera di Intenti di luglio 2009 prevedeva infatti che le squadre continuassero ad usufruire
dell‘impianto per tutto il tempo necessario alla costruzione di quello nuovo. SportInGenova Spa,
proprietaria dell‘impianto, sin dalla sua costituzione (giugno 2006) ha continuato a far registrare
perdite di esercizio e, quindi, potrebbe non essere in grado di reggere il tempo necessario alla
realizzazione del progetto. Poco utile porre l'accento sul fatto che le perdite di SportInGenova Spa
derivino solo in minima parte dal ―Luigi Ferraris‖ perché comunque il soggetto giuridico che deve
essere in grado di ―sopravvivere‖ il tempo necessario è SportInGenova.
Il 22 settembre, a seguito di una riunione fra tutti i soggetti interessati, è stabilito un accordo di
massima che prevede di mutuare in parte quanto già sperimentato a Milano: un consorzio fra
proprietario dell‘impianto (SportInGenova) ed utilizzatori dello stesso (Genoa e Sampdoria), che
riceva in concessione esclusiva per 5 anni lo Stadio ―Luigi Ferraris‖, a fronte di un canone minimo
ma accollandosi direttamente le spese per le manutenzioni ordinaria e straordinaria. Tutto ciò dopo
che alcuni dei lavori necessari (fra cui il rifacimento del manto erboso e l‘installazione dei seggiolini
a norme UEFA) saranno realizzati a cura del Comune (tramite SportInGenova). La concessione
esclusiva, anche per eventi extra-calcistici, sarebbe per un periodo iniziale di cinque anni,
prorogabile in funzione degli sviluppi del progetto del nuovo stadio 99. A tutt‘oggi, pur avendo
perseguito nel merito l‘obiettivo (la compartecipazione delle squadre a talune spese di
manutenzione ordinaria e straordinaria), l‘ipotesi del consorzio non ha ancora visto la luce.
Il 23 settembre, prima che ENAC confermi anche ufficialmente il parere negativo sulla possibilità
di realizzare lo stadio di Sestri, Riccardo Garrone in prima persona si reca a Roma, dall‘Ing.
Alessandro Cardi, insieme al figlio Edoardo Garrone e all‘advisor Mario Giacomazzi. All‘incontro
partecipa anche Maurizio Beretta, Presidente della Lega Calcio100. L‘obiettivo della missione di
Garrone è di presentare della documentazione addizionale a supporto del progetto. L‘incontro
sembra necessario, perché ―il no dell‟Enac al nuovo stadio del calcio a Genova Sestri Ponente era già stato
messo nero su bianco e l‟ente nazionale dell‟Aviazione Civile si apprestava a trasmettere il parere negativo al sindaco
di Genova‖101.
La missione non sortirà gli effetti desiderati.
La sera del 24 settembre l‘emittente Primocanale organizza una puntata della trasmissione di
approfondimento ―Destra e Sinistra‖ dedicata al progetto di Sestri. Partecipano Mario Giacomazzi
(advisor del Progetto), il rappresentante di ENAC Franco Pronzato, il Direttore Generale di
Aeroporto di Genova Spa Paolo Sirigu, il Capo Gabinetto del Comune di Genova Raffaele
Gazzari e l‘allora esponente del PdL Gianfranco Gadolla.
Aldilà delle differenti valutazioni espresse dai soggetti intervenuti alla trasmissione, ci sono alcuni
elementi che meritano di essere evidenziati:
 Giacomazzi sostiene che il progetto dello stadio nuovo era nato dopo che l‘ipotesi di
riqualificazione del ―Luigi Ferraris‖ era stata bocciata durante un incontro a Roma, presso la
FIGC. Nessuno ha chiesto chi avesse commissionato questo progetto di ristrutturazione, né a
che titolo fossero stati ricevuti in FIGC.
44
Ho provato a difendere un Sogno
 Giacomazzi conferma in maniera esplicita che il progetto non può essere realizzato in
assenza del centro commerciale, perché i costi del solo stadio sarebbero troppo elevati per
assicurare un ritorno economico adeguato agli investitori.
 Gazzari anticipa che, grazie al lavoro di analisi del territorio comunale in corso di realizzazione e
propedeutico alla definizione del nuovo Piano Urbanistico Comunale, potrebbero esistere aree
alternative a quelle dell‟aeroporto per l‟insediamento del progetto. L‘amministrazione ne
svelerà l‘ubicazione qualche giorno dopo: si tratta dell‘area ex Colisa (situata a Campi,
all‘interno del territorio del Municipio Medio Ponente), da tempo inutilizzata; di proprietà
dell‘Autorità Portuale, è stata oggetto di varie ipotesi urbanistiche, senza che nessuna di queste
avesse un reale seguito102. Questa scelta avrebbe il vantaggio di riguardare un‘area che rientra
totalmente all‘interno delle ―competenze comunali in termini di pianificazione urbana‖ ed è distante dalle
abitazioni. Il maggior problema pare essere quello della viabilità, che andrebbe completamente
ridisegnata e inventata per poter reggere i flussi di traffico tipici di un impianto sportivo.
Il 28 settembre, giorno in cui doveva tenersi la riunione definitiva fra Comune di Genova ed
ENAC (nel corso della quale sarebbe stato formalizzato il parere negativo al progetto per lo stadio
e il centro commerciale di Sestri), si assiste ad un nuovo rinvio concesso dal Presidente di ENAC
Vito Riggio per consentire ―un supplemento di verifiche richiesto, pare, dalla Lega Calcio‖103.
Sull‘impegno profuso da Maurizio Beretta a favore dello stadio di Sestri è opportuno fare una
riflessione: nella sua funzione istituzionale di Presidente della Lega Calcio, è ovviamente interessato
a favorire i progetti di investimento in nuovi impianti sportivi che sorgano dall'iniziativa delle
squadre di calcio. Ed infatti, se il progetto dello stadio fosse finanziato da una di queste sarebbe
sensato (anzi quasi doveroso) che venisse assistita dal Presidente della Lega Calcio in caso di
problemi, in particolare quando la controparte è un soggetto pubblico quale ENAC.
È opportuno, però, che si adoperi, nel suo ruolo istituzionale, anche quando il progetto non
promana da una squadra di calcio ma da un gruppo di privati, all'interno dei quali è presente
anche l'azionista di riferimento di una squadra di calcio?
Ed è opportuno che spenda il suo ruolo istituzionale anche quando tale attività può apparire in
conflitto di interessi?
La stampa genovese, nel descrivere l‘incontro, rileva che ―tra i Garrone e Beretta c´è una forte intesa nata
in Confindustria‖104. Ma non è l‘unico legame, anzi, probabilmente non è neanche il più importante:
il dott. Beretta, da poco nominato Presidente della Lega Calcio, siede anche nei consigli di
amministrazione di alcune società del Gruppo ERG105 , che ha come azionista di riferimento la
stessa San Quirico Spa che è fra i promotori del progetto di Sestri. Tale situazione è stata risolta,
sotto il profilo formale, nell‘ottobre del 2010, quando il dott. Beretta ha lasciato l‘ultimo incarico
nella ERG Petroli Spa, dopo aver dato le dimissioni nelle altre due società nel mese di giugno 2010.
Significativo, peraltro, il modo in cui il Sole 24 ORE riporta la notizia: “(…) Beretta era entrato nei tre
consigli nel giugno 2009, poco prima di essere eletto Presidente della Lega Calcio. Tutto in sordina. La presenza di
Beretta nei Cda di Garrone non era (e non è) indicata nel dettagliato curriculum del presidente sul sito della Lega.
Sul web alcuni blogger hanno eccepito il potenziale conflitto d‟interesse del presidente della Lega nel calcio, perché
Garrone è proprietario della Sampdoria, di cui peraltro la Erg è sponsor‖106.
Ho provato a difendere un Sogno
45
LA FONDAZIONE GENOA PREPARA UN PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE DEL “L. FERRARIS”
Il 28 settembre la Fondazione Genoa 1893 emette un ulteriore comunicato, che segna però un
deciso cambio di atteggiamento: non ci si limita più a ribadire i concetti espressi in passato, ma si
annuncia che è in fase di predisposizione uno studio di fattibilità per verificare le possibilità di
ristrutturazione dello Stadio “Luigi Ferraris”: ―Continua il dibattito sull‟ipotesi di un nuovo stadio
genovese, sulla quale è ben nota la posizione ripetutamente manifestata dalla Fondazione Genoa 1893. Sorprende
che, mentre sembra che la proposta della localizzazione che interferisce con le aree aeroportuali sia destinata a
cadere, quantomeno per ovvie ragioni di salvaguardia dello sviluppo aeroportuale, comincino a circolare nuove voci
circa altre ipotesi che hanno un elemento comune: l‟abbandono del Luigi Ferraris. Sembra allora di assistere ad un
vero e proprio partito preso contro l‟attuale impianto e la sua sede storica, motivato su veri e propri pregiudizi. La
Fondazione Genoa 1893 intende farsi promotrice di un lavoro di studio e approfondimento
tecnico, urbanistico, economico, volto alla individuazione di soluzioni che assicurino il
mantenimento della localizzazione e delle caratteristiche attuali e, nel contempo, mediante
una opportuna ristrutturazione nell‟ambito di una risistemazione ottimale dell‟intera zona,
l‟efficienza e l‟economicità dell‟impianto, così da consentire di verificare e sfatare i
pregiudizi anti Ferraris che da più parti si vogliono accreditare . Confidiamo che le Autorità
competenti non si sottrarranno al confronto su di un tema che, oltre al futuro dell‟attuale Stadio, così caro alla
comunità genoana, coinvolge un problema di civiltà, insoluto e urgente: quello della realizzazione, in altra più idonea
zona, di una casa circondariale adeguata al valore di umanità della pena e alle sue finalità di rieducazione, come
impone la carta costituzionale‖.
Sulla possibilità di procedere allo spostamento delle carceri di Marassi interviene anche il Governo,
attraverso il Provveditore alle Aree Pubbliche di Liguria e Lombardia, Francesco Errichiello107, che
segnala: ―Con una semplice variante al piano regolatore il Comune di Genova - spiega il Provveditore
- può cambiare la destinazione d‟uso del vecchio carcere, autorizzando l‟insediamento di
una grande area commerciale. A quel punto potremmo facilmente vendere Marassi e, con il
ricavato, costruire il nuovo penitenziario‖.
Si tratta di forme alternative di finanziamento delle opere pubbliche che si stanno diffondendo in
Italia e che, quindi, andrebbero esplorate. Inutile rilevare che se si verificasse la fattibilità di una tale
operazione (ed il momento, con il PUC in fase di ridefinizione, potrebbe essere quello corretto),
verosimilmente potrebbe essere più facile attrarre capitali privati anche su un‘ipotesi di
ristrutturazione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖.
I mesi di ottobre e novembre del 2009 sono fra i più intensi dell‘ultimo decennio di dibattiti sullo
stadio di Genova. Nell‘arco di questo periodo, infatti, osserveremo il (temporaneo?) tramonto
dell‘opzione di Sestri, la presentazione del progetto del Comune sull‘area ex Colisa e la
presentazione del progetto di ristrutturazione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖ da parte della
Fondazione Genoa 1893.
ENAC ESPRIME IL PROPRIO PARERE NEGATIVO
Il 6 ottobre 2009 che la notizia della bocciatura del progetto diventerà ufficiale: ENAC esprime un
―netto e definitivo parere negativo‖ perché al termine di un supplemento istruttorio "non sono
state superate le gravi criticità già emerse ancora in fase di progetto preliminare e,
pertanto, si è consolidato, sia pure con rincrescimento, il definitivo parere negativo"108.
46
Ho provato a difendere un Sogno
Nonostante l‘intervento in extremis del Ministro per le Infrastrutture Altiero Matteoli, non è stato
possibile identificare delle argomentazioni che consentissero a ENAC di rivedere il proprio parere
negativo, che si dice addirittura rimasto invariato e pronto dai primi di settembre.
Le reazioni all‘ufficializzazione della notizia non tardano.
Il Sindaco Marta Vincenzi sottolinea che la bocciatura dell‘area di Sestri non implica, di per sé
stessa, la rinuncia da parte della Città di Genova alla candidatura per gli Europei. ―Ora parte un‟altra
storia (…). Noi vogliamo esserci ai prossimi Europei. Vogliamo essere fra le nove città che ospiteranno l‟evento. Che
ha un peso notevole. In termini di immagine, ma soprattutto, in termini di lavoro e d‟indotto. (…) È un
appuntamento che Genova non può permettersi di perdere. Farò di tutto perché non accada‖.109
Il promotore originario del progetto, Riccardo Garrone, incassa la bocciatura del progetto
(peraltro già nota) e rilancia, informando che, nel corso della settimana, saranno presentate ad
ENAC una serie di controdeduzioni atte a dimostrare che la compatibilità fra aeroporto e progetto
in realtà esiste. Mette però in guardia i tifosi segnalando loro “che nel giro di due anni lo stadio non avrà
più la licenza Uefa. Entro febbraio Genova deve presentare il dossier per presentarsi agli Europei 2016: chi è
contrario si assume gravissime responsabilità nei confronti della città e per il futuro delle sue squadre‖110: sono
quelle che definisce le ―forze del male‖.
Sul tema probabilmente più controverso, e cioè l‘utilizzo di aree demaniali (quindi pubbliche)
destinate allo sviluppo aeroportuale per un investimento privato, inizia a declinare la sua strategia
di difesa111: ―Questi signori si dimenticano che lo stadio, sebbene sia un'opera privata, costituisce una realizzazione
di grandissimo interesse pubblico”. Garrone non discute l‘importanza dell'aeroporto, ma osserva che
―prima di pensare a progetti di espansione dell'aeroporto occorre convogliare sul Colombo traffico e passeggeri‖.
I punti centrali del ragionamento sono due: (i) evitare uno ―scontro‖ fra interesse pubblico ed
interesse privato, cercando di qualificare attraverso lo stadio anche il centro commerciale
(prevalente, in termini di investimento) come iniziativa di ―grandissimo interesse pubblico‖ per le
ricadute economiche ed infrastrutturali che promette di portare, attivando così le procedure
previste per tali tipi di iniziative; (ii) perseguire nell‘evidenziare che in un caso si è in presenza di un
progetto ―certo‖ (con finanziatori ed un tempo di esecuzione determinato ed a breve termine)
mentre per l‘aeroporto si parla di qualcosa di molto più aleatorio.
Il 7 ottobre sul sito dell‘emittente Primocanale, Mario Paternostro pubblica un editoriale dal
titolo inequivocabile: ―Stadio, le ragioni di Garrone‖, che riportiamo: ―Il presidente della Sampdoria, Duccio
Garrone ha ragione. Senza un nuovo stadio, moderno, sicuro, accessibile, che non condiziona la vita di un quartiere,
la città (e non solo le società di calcio) è destinata a perdere colpi. Un nuovo stadio non è un lusso, ma un‟esigenza
per creare nuova ricchezza. Un nuovo stadio è come una nuova azienda. E non c‟è tempo da perdere: ora Samp e
Genoa brillano sportivamente, ora è possibile conquistare un posto per esserci agli Europei del 2016 e questo vuol
dire entrare in un giro internazionale che porterebbe immagine, grande visibilità e, probabilmente, parecchi
finanziamenti. Una scelta va fatta subito. L‟idea dell‟area adiacente all‟aeroporto sembrerebbe effettivamente la più
sensata: nel grande affresco che Renzo Piano ha predisposto sulla Genova futura è così. Enac boccia questa soluzione
perché, sostiene, impedirebbe la crescita del Cristoforo Colombo. Per la verità, fino a oggi, la crescita dell‟aeroporto è
una chimera. Quindi sarebbe bene che fossero fatte fino in fondo le verifiche per capire se il progetto di Garrone è
praticabile. Altre aree? Difficile trovarne nella cintura genovese che è già sufficientemente costipata. Ma se davvero ci
sono, queste ipotetiche localizzazioni siano rese note senza perdere tempo.―
Ho provato a difendere un Sogno
47
È la sintesi di tutti i ragionamenti fino ad oggi rappresentati ai cittadini genovesi: (i) l‘elogio del
―nuovo‖, cui fa da contraltare il ―Luigi Ferraris‖, che condiziona la vita di un quartiere; (ii) lo stadio
come necessità inderogabile per le squadre; (iii) l‘occasione di Euro 2016; (iv) la responsabilità di
ENAC nel bocciare l‘ipotesi. Senza però mettere in evidenza anche gli altri aspetti: (i) i
condizionamenti che lo stadio di Sestri porterebbe sull‘area; (ii) le modalità attraverso le quali uno
stadio che non sia di proprietà delle squadre possa portare un beneficio alle stesse; (iii) la validità
delle valutazioni di merito di ENAC sul progetto.
LA FEDERCALCIO A GENOVA PER VALUTARE LA CANDIDATURA A EURO 2016
In quegli stessi giorni Genova ospita una delegazione della Federcalcio incaricata di verificare le
condizioni per l‘inserimento della Città all‘interno del novero iniziale di quelle che possano ospitare
Euro 2016 nell‘ambito della candidatura dell‘Italia. Il Sindaco Marta Vincenzi, a margine
dell‘incontro, conferma che i tempi sono stretti: ―abbiamo 10 giorni per presentare il nostro progetto. Ma ci
vogliamo provare. Qui non è un discorso di destra o sinistra, di governo o opposizione, di Genoa o Sampdoria: il
nuovo stadio sarà un bene importante di tutta la città, e prescinde dalla giunta che potrebbe governare Genova
quando l´impianto sarà ultimato. Per questo chiamiamo tutti a raccolta, solo uniti possiamo farcela‖112. Per
chiarire ulteriormente la necessità di coesione di tutti gli attori in campo, riprende anche Riccardo
Garrone, che dopo la bocciatura di Sestri aveva provocatoriamente rilanciato Calata Sanità:
―Garrone la deve un po´ smettere. (…) Di una cosa sono sicura: lo stadio non può essere costruito sulle aree
produttive. O lui (…) viene dietro a ciò che la città propone - sperando che nessuno si metta di traverso, perché
questa è una città di Guelfi e Ghibellini e c´è sempre un settantenne che litiga con un altro settantenne - o tutto
diventa maledettamente complicato‖113.
Il project manager incaricato dalla Federcalcio, Michele Uva, sottolinea l‘urgenza di definire la
verifica della rispondenza del sistema-Città ai requisiti previsti dalla UEFA entro una decina di
giorni. Poi ci sarà tempo fino alla prima decade di gennaio per perfezionare il dossier definitivo.
Per quella data, però, oltre al progetto occorrerà anche avere la garanzia della copertura finanziaria
dell‘investimento. Intervistato con riferimento allo Stadio ―Luigi Ferraris‖ Uva conferma che“I
criteri ci rendono impossibile inserirlo nel dossier (…). Non è questione di location, ma di strutture‖114.
Questo ―Luigi Ferraris‖, che pure ora scopriamo essere a norma (―Il Ferraris è a norma per gli standard
italiani‖)115 non potrà mai essere, senza interventi di ristrutturazione, uno stadio che ospita un
incontro di calcio dei campionati Europei.
Non è chiaro fino a che punto il problema sia limitato agli standard per i Campionati Europei o
possa, invece, colpire anche le competizioni UEFA cui le due squadre cittadine possono ambire
per il futuro (Champions League, Europa League): leggendo i resoconti di due differenti interviste
fatte ad Uva, si hanno infatti notizie divergenti: secondo il virgolettato riportato da Giuliano
Gnecco sul Secolo XIX: ―È un problema solo per gli Europei, non per altro‖116. Mentre Renzo Parodi,
sempre sul Secolo XIX, rende la lettura della risposta quasi una bocciatura esplicita:‖«Il Ferraris così
com'è non ha assolutamente i requisiti per ospitare gare degli Europei». E gli standard per le gare internazionali dei
club? «Non si discostano molto dalle richieste dell'Uefa per gli Europei»‖117.
Rimane da capire quale fosse l‘opinione sul tema del dott. Uva. Per Riccardo Garrone, ad esempio,
la risposta è chiara ―se non verrà realizzato un nuovo stadio, Sampdoria e Genoa dovranno giocare in Europa
lontano da Genova, poiché l'Uefa ha ribadito l'inagibilità del Ferraris"118.
48
Ho provato a difendere un Sogno
D‘altro canto, il dibattito sulla possibilità di ristrutturare il ―Luigi Ferraris‖ s'infrange sempre sul
presupposto, ritenuto assolutamente insuperabile, che per ottenere una riqualificazione occorra
prioritariamente trovare una nuova ubicazione per le carceri cittadine. Argomento che
appassiona periodicamente il dibattito politico cittadino, senza aver però aver mai condotto ad una
soluzione condivisa.
PER FAVORIRE IL PROGETTO COLISA, APERTURA ANCHE A DUE STADI CITTADINI
Il 13 ottobre 2009, con una conferenza stampa a Palazzo Tursi, è presentato il progetto dello
stadio elaborato dal Comune di Genova tramite la partecipata Sviluppo Genova Spa119 e Urban
Lab. L‘ubicazione è nota da qualche settimana ed è a Campi, nella zona dell‘ex Colisa. Lo stadio,
che avrebbe una capienza di 35.000 posti, prevede la realizzazione anche di un Villaggio
dell´Ospitalità per Euro 2016, esteso su una superficie di 10 mila metri quadrati, che al termine
della manifestazione lascerà il posto ad una galleria commerciale.
Accanto all‘impianto sportivo vero e proprio verrà posizionato il Gasometro rievocativo che,
forte di un‘estensione di quindici piani, ospiterà il Museo dello Sport, il Museo di Arte
Contemporanea, negozi dedicati al merchandising delle squadre, ma anche un‘area destinata alla
ricettività (albergo, centro benessere, centro congressi). Per quanto riguarda la logistica, il piano
prevede anche un parcheggio in grado di ospitare 100 pullman e 2.000 automobili, un tunnel
autostradale per garantire un accesso diretto al casello di Cornigliano e, tramite il terzo binario della
ferrovia della zona del Campasso, un collegamento con Brin. L‘investimento previsto, che dovrà
essere interamente a carico dei privati, è di circa 190 milioni di Euro (a seguito di approfondimenti,
la cifra salirà poi fino a 280 milioni di Euro).
L‘interesse del Sindaco Marta Vincenzi è chiaro: mettere la Città in condizioni di essere inclusa
nell‘ambito delle nove città che ospiteranno i Campionati Europei di calcio.
L‘importanza dell‘obiettivo è talmente (e comprensibilmente) forte che, contrariamente a quanto
sostenuto nel corso degli ultimi mesi il Sindaco è anche disponibile a rinunciare a una di quelle che
lei stessa aveva indicato come pregiudiziali della lettera di intenti di luglio 2009: ―Se Genoa e
Sampdoria non si troveranno d'accordo sul nuovo stadio alla Colisa, potranno esistere anche
due stadi‖120.
Le reazioni alla presentazione sono inizialmente positive da parte della Sampdoria, che per bocca
del Presidente Garrone dice: ―Se, come sembra, quelle aree sono disponibili a un certo prezzo (…) e con la
disponibilità delle infrastrutture, le nostre verifiche dovrebbero portare a un parere positivo, anche se i tempi sono
molto stretti e resta da verificare la fattibilità economica del progetto‖121. Garrone conferma che il problema
più grosso, aldilà della verifica sui costi, sembra essere nella scarsa metratura ad uso commerciale,
che è solo un terzo di quella prevista nel progetto di Sestri. E, aggiunge, ―se valuteremo accettabili i
margini di rischio, proporremo comunque che la Samp porti avanti il progetto‖122. Più fredda la reazione del
Genoa, sia nelle parole dell‘Amministratore delegato Zarbano123 (―Valuteremo questo nuovo progetto che
c'è stato presentato questa mattina e vedremo quali dati saranno forniti. Ma nelle prossime settimane cercheremo di
capire per quale ragione, con la stessa cifra necessaria per il nuovo stadio, non si possa riconvertire il Luigi
Ferraris‖), sia del Presidente Preziosi124 (―Dovrò valutare attentamente il progetto, ma la nostra volontà nel
pieno rispetto del pensiero dei tifosi è quella di rimanere al Ferraris (…). Credo che, con uno spostamento delle
carceri e con un investimento adeguato, siano possibili miglioramenti sull'attuale stadio. (…) La nostra scelta è
indipendente da quello che sarà l'indirizzo che prenderà la Sampdoria‖).
Ho provato a difendere un Sogno
49
NUOVI I PROBLEMI PER IL
“LUIGI FERRARIS”: SPAZI E RISCHIO ESONDAZIONE
Il 15 ottobre, con un'intervista sul Secolo XIX125, l‘Ing. Tizzoni (Vice Direttore Sviluppo
Urbanistico ed Economico del Comune di Genova) introduce quello che appare come il nuovo
vero problema dello Stadio ―Luigi Ferraris‖, che condiziona la possibilità di procedere ad una
ristrutturazione oppure ad un ampliamento dell‘impianto: il rischio di esondazione del Bisagno.
Nel Piano di Bacino della Provincia di Genova l‘area sulla quale insiste il ―Luigi Ferraris‖ è
classificata all‘interno della cosiddetta fascia ―B‖, che presenta un rischio di esondazione con una
frequenza compresa tra i 50 e i 200 anni. Nello specifico, l‟area dove ha sede lo stadio presenta
un rischio di esondazione duecentennale. Questo comporta varie limitazioni, ed è escluso
estendere ulteriormente l‘attuale copertura.
Sembra una bocciatura implicita della possibilità di una ristrutturazione dell‘impianto che consenta
il rispetto della normativa UEFA per gli Europei, visto che si ragiona ancora sul presupposto che
sia indispensabile dotare il nuovo impianto di nuovi spazi e coperture sul Bisagno.
In realtà, una soluzione potrebbe essere rappresentata dalla realizzazione del canale scolmatore del
Bisagno, ma secondo l‘Ing. Tizzoni ―sarebbe certamente utile per far rientrare il Bisagno nei parametri di
sicurezza fissati dalla legge. Una volta raggiunto l'obiettivo, grazie alla nuova opera idraulica, però, nuove coperture
sarebbero comunque vietate‖.126
Per una porta che, apparentemente, si chiude, si apre però una finestra: sul Secolo XIX del 15
ottobre, Giuliano Gnecco127 fornisce una prima chiarificazione sull‘aderenza dello Stadio ―Luigi
Ferraris‖ alle normative internazionali. Dopo un periodo di incertezze, viene finalmente spiegato
ai lettori che non è corretto parlare genericamente di norme UEFA. Esistono, infatti, due
livelli da considerare:
 la Licenza UEFA, che è quella concessa dalla Federcalcio (secondo i parametri UEFA) sulla
base della quale si verifica se un impianto può ospitare o meno competizioni internazionali per
club (Champions League ed Europa League); per questa lo stadio non presenta problemi
insormontabili: le problematiche più evidenti afferiscono all‘adeguamento delle sedute e dei
servizi igienici, risolte le quali non ci sarebbe neanche più bisogno di chiedere deroghe per
giocare. In questo momento, seppure con deroghe (che sono richieste da circa l‘‘80% degli stadi
europei), il ―Luigi Ferraris‖ è infatti classificato di Categoria 3 128, quindi può ospitare le fasi
finali di Europa League e Champions League;
 i requisiti per ospitare i Campionati Europei, che sono più corposi e stringenti; per questi
sembra più difficile che il ―Luigi Ferraris‖ possa essere messo a norma.
Sul tema Gnecco riporta anche un'intervista al Prof. Andrea D‟Angelo, reggente della Fondazione
Genoa 1893, che sta lavorando sul progetto di ristrutturazione dello Stadio e ritiene di riuscire a
produrre un documento con il quale si evidenzi la possibilità che anche il ―Luigi Ferraris‖ rispetti i
requisiti per Euro 2016, potendo così consentire la candidatura di Genova. Il Prof. D‘Angelo
anticipa anche un‘altra notizia dirompente (per quelle che erano le convinzioni diffuse fino a quel
momento): lo studio di fattibilità della Fondazione Genoa 1893 è basato su una ristrutturazione
che prescinde dallo spostamento delle carceri. Nel caso questo fosse fattibile, sarà un atout in
più del progetto, ma è possibile ottenere l‘obiettivo prefissato (la messa a norma dell‘impianto)
senza dipendere da questo fattore esterno, i cui tempi non sono controllabili.
50
Ho provato a difendere un Sogno
Appena in tempo: il giorno dopo si scopre che nel nuovo "Piano delle Carceri" messo a punto dal
Ministero della Giustizia è sparito ogni riferimento relativo al trasferimento di Marassi, che quindi
si presuppone permanga nell‘attuale sede129. Si parla, invece, di una nuova struttura, addizionale,
una sorta di "carcere leggero" da circa quattrocento posti. Resta ancora da capire se le iniziative
annunciate a giugno 2009 da parte delle Istituzioni locali (in particolare, la Regione), siano state poi
concretamente portate avanti o siano rimasti delle semplici buone intenzioni.
Il 16 ottobre un‘intervista al Presidente Preziosi fa tramontare definitivamente l‘ipotesi che anche il
Genoa possa partecipare all‘iniziativa della Colisa130 e chiarisce la posizione della Società sul tema
dello Stadio.
L‘intervista inizia ricordando la sollecitazione del Sindaco Marta Vincenzi che, lamentandosi
dell‘assenza di Preziosi alla presentazione del progetto Colisa (nonostante anche lui avesse apposto
la firma sulla Lettera di Intenti di luglio 2009), gli chiede di prendere una posizione definitiva
sull‘argomento. Se il Genoa non è più interessato al nuovo impianto, dice il Sindaco, si faccia
avanti per l‘acquisto e la gestione del ―Luigi Ferraris‖, perché il Comune non è più disponibile a
sostenerne gli oneri di gestione131.
La risposta di Preziosi è articolata. Precisa che lui non è ―venuto a Genova per comprare degli stadi o per
fare dell‟altro‖ e men che mai è interessato ad un investimento finalizzato agli Europei di calcio: ―Io
non faccio uno stadio per gli Europei, ma perché deve essere funzionale alle esigenze delle due società di Genova. E
questo per noi vuol dire avere uno stadio a norma, nelle condizioni per giocare le partite internazionali‖. Ricorda
anche che la Lettera di Intenti era legata al progetto di Sestri, e che quindi non è automaticamente
applicabile alla Colisa. Infine sostiene con forza che non è corretto imputare alla squadre di calcio
alcun obbligo sull‘impianto: ―Qui si fa confusione su chi ha il dovere di fare le cose. Lo stadio non l‟ha creato
una società, e comunque lo stadio è dell‟amministrazione. Quindi è l‟amministrazione che si deve fare carico di capire
se quella è un‟area che si deve mantenere, e se in futuro si possono portare via le carceri, magari in quella zona dove
il sindaco vorrebbe un nuovo stadio. Questa sarebbe una soluzione intelligente, secondo me. A quel punto potremmo
attrezzare lo stadio esistente per avere un impianto in linea con quelle che sono le richieste dell‟Uefa. E non credo che
per fare questo si debbano spendere 190 milioni. Sicuramente, in ogni caso, non li spenderanno né il Genoa né la
Sampdoria. Li dovrà spendere l‟amministrazione‖.
Il 17 ottobre Foruminvest Italia, per voce del suo Amministratore delegato Marco Mutti, annuncia
il ritiro da Forum Liguria Srl, società promotrice del progetto di Sestri132. Se la società non sarà
messa in liquidazione, nella compagine sociale rimarrà la sola holding della famiglia Garrone che,
ricorda Mutti ―ha grandi capacità. Può fare come preferisce. Ed è tranquillamente in grado di sostenere
l‟operazione. Anche senza di noi‖. Lo spostamento dell‘area di progetto da Sestri alla Colisa e la
riduzione delle aree commerciali non rende infatti più praticabile l‘iniziativa (‖Non m‟interessa fare un
centro commerciale inerpicato su una collina. Anche ammesso di avere lo stesso spazio di Sestri e che qui non c‟è
affatto‖). Qualche giorno più tardi, peraltro, quando ancora è in corso la valutazione del progetto
Colisa da parte degli esperti incaricati da Riccardo Garrone, lo stesso Mutti apparirà più
accondiscendente: a seguito di un incontro con Paolo Arlandini (Consigliere delegato di San
Quirico Spa e Presidente di Forum Liguria Srl) ha accettato di pazientare prima di prendere la
decisione definitiva in merito alla permanenza di Foruminvest Italia nel progetto133: effettivamente,
ad ottobre 2010 risulta ancora presente nell‘azionariato di Forum Liguria Srl.
La sera del 17 ottobre la tifoseria Genoana organizza una manifestazione al Porto Antico contro le
ipotesi di abbandono del ―Luigi Ferraris‖. Nel pomeriggio il Sindaco aveva emesso un comunicato
Ho provato a difendere un Sogno
51
(―Cari genoani, parliamo del futuro dello stadio‖) cercando di spiegare le linee guida
dell‘Amministrazione comunale nell‘affrontare il problema dello stadio di Genova. A fronte dei
continui oneri di manutenzione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖ e dell‘accertata impossibilità
(testimoniata dai consulenti FIGC) di utilizzarlo per i Campionati Europei di calcio,
l‘Amministrazione ritiene che la possibilità di inserire Genova nel novero delle città incluse nel
dossier di candidatura dell‘Italia sia un‘occasione da non perdere, per le evidenti ricadute che tale
fatto avrebbe sulla Città e sulla sua economia. Per questo motivo, dopo aver verificato
l‘impossibilità di realizzare il progetto di Sestri, il Comune si è attivato per fornire alle due squadre
di calcio un‘opportunità, rappresentata dalla Colisa, in modo da rendere disponibile un‘alternativa
praticabile per soddisfare l‘esigenza espressa di avere un nuovo stadio e la possibilità che lo stesso
presentasse tutti i requisiti richiesti dall‘UEFA per ospitare i Campionati Europei. Il Sindaco
osserva che ―alla fine del percorso ci si potrebbe trovare di fronte a soluzioni diverse: un solo nuovo stadio per il
calcio a Genova gestito dalle due società; due stadi, quello nuovo di proprietà della Sampdoria e quello vecchio “casa”
del Genoa che dovrebbe assumersi la responsabilità di poterlo rendere adeguato alle norme Uefa. In ogni caso l‟onere
economico dovrà essere assunto dai soggetti promotori e lo stadio Ferraris dovrà essere mantenuto alle sue originali
finalità sportive evitando speculazioni edilizie nel quartiere di Marassi‖. La lettera si chiude con la proposta
alla Città: ―esploriamo tutte le possibilità di un reale miglioramento dell‟attuale situazione, partendo dal
presupposto che qualunque sia la soluzione finale occorrerà occuparsi di Marassi per almeno ancora 4 anni e nel
frattempo il tempo e la ricerca di gloria sportiva non si fermano. Credo si possano aprire piani di azione paralleli: da
un lato acquisire le proposte delle due società, per mettere Genova in condizioni di poter competere a livello europeo, a
fronte delle norme Uefa in evoluzione; dall‟altro individuare le modalità che consentano nel frattempo di adeguare il
Ferraris alle norme vigenti“.
Il 22 ottobre, a solo una settimana dalla scadenza imposta dal Comune per dare una risposta alla
Federcalcio, il Presidente Garrone interviene nuovamente nel dibattito134, rilevando che esistono
molti soggetti che stanno partecipando alla discussione con ―interventi e prese di posizione assolutamente
fuori luogo. Pareri inopportuni e infelici provenienti in taluni casi anche da figure di grande spessore che rivestono
ruoli istituzionali e/o professionali‖: tutto questo anziché accettare l‘invito del Sindaco ad approfondire
l‘ipotesi della Colisa, dimostrando di non comprendere l‘importanza ―di un progetto che potrebbe
garantire grande visibilità alla nostra città nel medio termine e la vita futura del nostro football
a lungo termine. Al contrario, l'ennesima occasione persa potrebbe comportare quasi certamente il rischio di
dover emigrare in caso di partecipazione alle competizioni europee dei prossimi anni, oltre alla
ridotta competitività delle due società genovesi rispetto alla concorrenza che realizzerà nuovi stadi, oppure sarà in
grado di ristrutturare quelli esistenti per ottenere la licenza Uefa. Tale mai augurabile evento potrebbe portare in
pochissimi anni le nostre società di calcio, e parlo solo di Sampdoria, ad una crisi
irreversibile‖.
Nei giorni immediatamente successivi, a parte un incontro fra il Sindaco e il Presidente Preziosi
(sugli esiti del quale escono le versioni più disparate: da una presunta disponibilità del Genoa verso
la Colisa135 per arrivare, con sfumature diverse, ad un presunto invito del Genoa al Comune a
soprassedere al progetto136!), Genova riceve una nuova visita dei consulenti incaricati dalla
Federcalcio. Nell‘attesa che le verifiche sulla fattibilità economica del progetto proposto dal
Comune diano gli auspicati riscontri positivi, si cerca comunque di capire se lo Stadio ―Luigi
Ferraris‖ abbia qualche speranza di essere ristrutturato per consentire al Comune di Genova di
proporlo alla Federcalcio nell‘ambito del costituendo dossier di candidatura agli Europei.
52
Ho provato a difendere un Sogno
I riscontri ricevuti dalla ICON Venue Group, società incaricata dalla FIGC per le verifiche degli
impianti, sono però negativi: forse solo l‘eliminazione delle coperture e la costruzione di un terzo
anello consentirebbero di rendere l‘impianto coerente con le specifiche previste dall‘UEFA137.
Rimarrebbe comunque il problema degli spazi interni (area ospitalità, area VIP) ed esterni, sia per
le vie di accesso, sia per le aree a servizio dello stadio (fra le quali OB Van Area 138, parcheggi). La
sintesi della relazione finale di ICON Venue non lascia dubbi: ―(…) emerge chiaramente che lo
stadio Luigi Ferraris e gli spazi esterni di pertinenza non sono conformi ai requisiti
previsti dalla UEFA per la candidatura a EURO 2016‖.
Vi è da dire, peraltro, che ICON Venue ha compiuto la propria valutazione il 27 ottobre 2009,
sulla base dello stato dell‘arte dell‘impianto; non ha potuto quindi emettere un giudizio su
un‘ipotesi di ristrutturazione dello stesso, non esistendo e non essendo stato fornito alcun progetto
in questo senso. In questa condizione (con lo stadio nella sua veste attuale e nessun progetto di
riqualificazione) la bocciatura era scontata, anche senza dover attendere una commissione tecnica
inviata dalla FIGC. Forse sarebbe stato più opportuno evitare il sopralluogo, a meno di non
volerne approfittare per far notare le varie carenze strutturali.
Il 4 novembre, a seguito di un incontro fra il Sindaco Marta Vincenzi e Riccardo Garrone in
merito alla fattibilità del progetto Colisa, viene emesso un comunicato congiunto nel quale si spiega
che, oltre all‘analisi del progetto così come originariamente presentato (che, aldilà dei costi elevati
ha il limite di una metratura commerciale di 10.000 metri quadrati), in linea con lo spirito del
Progetto di legge sul finanziamento degli stadi già approvato dal Senato, si sta valutando la
possibilità di assegnare al soggetto che si incaricherà della costruzione dell‘impianto anche la
disponibilità di ulteriori 100.000 metri quadrati, in un‘area limitrofa, destinati però ad attività
produttive. Questo consentirebbe, secondo quanto spiega il Sindaco, di permettere un supporto
economico e finanziario all‘investimento della Colisa attraverso lo sviluppo di un‘area ―già destinata
a quello scopo nella programmazione urbanistica della città e (che) non richiede varianti. L'apertura dovrebbe
risultare gradita alla città, perché risponde ad una esigenza avvertita dal mondo imprenditoriale e nello stesso tempo,
escludendo la costruzione di un centro commerciale, evita di accendere tensioni nel delicato tessuto commerciale‖139.
LA FONDAZIONE GENOA 1893 PRESENTA IL “LUIGI FERRARIS” A NORMA
Il 12 novembre 2009, presso la sede del Museo della Storia del Genoa, la Fondazione Genoa
1893 presenta ufficialmente il progetto di ristrutturazione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖. Come
anticipato dal Prof. D‘Angelo, reggente della Fondazione, il progetto prescinde dallo spostamento
delle carceri ed è in grado di rendere l‘impianto a norma UEFA e compatibile con i requisiti di
Euro 2016, con un investimento di 50 milioni di Euro.
Il comunicato emanato in occasione della presentazione spiega che tutto ciò viene ottenuto
attraverso la ―realizzazione di una nuova struttura piastra sopraelevata per gli accessi, dotata di un parco di 18
mila metri quadrati; 39 mila metri quadrati di parcheggi complessivi nel raggio di 300 metri dallo Stadio e due
nuove torri rettangolari in vetro, materiali innovativi, ai lati della facciata principale fatta avanzare per generare
nuovi spazi di accoglienza e di passaggio. Con queste soluzioni (…) la capienza dello stadio passerebbe dai
nominali 36.569 posti attuali ai 32.960 effettivi del nuovo progetto - soddisfacendo ampliamente la normativa
UEFA che ne fissa il limite minimo di 30 mila - sostanzialmente dovuto alla messa a norma delle gradinate Nord
e Sud e del lato Distinti, nonché con la creazione di spazi più confortevoli in termini di tribuna stampa e autorità‖.
Ho provato a difendere un Sogno
53
Lo studio, coordinato dalla Fondazione Genoa 1893, ha avuto come project manager l‘Arch.
Roberto Burlando (Studio Burlando Architettura) ed ha visto la collaborazione dell‘Ing. Attilio
Bricchetto (già project manager del Ferraris nel 1989). Il piano economico-finanziario è stato
invece redatto dall‘autore di questo libro.
La Fondazione Genoa 1893, che si è fatta carico di coordinare tutta l‘attività, non aveva l‘obiettivo
di porsi come sponsor dell‘iniziativa, quanto quello di ―far capire che attorno al Ferraris esiste un
pregiudizio non dimostrato, mentre invece si può intervenire sullo stadio attuale rispondendo sia alle regole di uno
stadio moderno che alle regole di economicità‖140. Il ragionamento sullo stadio, in Città, può essere ora
condotto su un piano diverso: ora esiste una possibilità di scelta: ristrutturare il “Luigi
Ferraris” o costruire un nuovo impianto; prima, invece, sembrava ci si trovasse di fronte ad una
soluzione obbligata: non essendo apparentemente recuperabile il ―Luigi Ferraris‖ bisognava
decidere dove fare lo stadio nuovo.
Tralasciando i commenti positivi, le problematiche che emergono nei giorni immediatamente
successivi alla presentazione vertono su aspetti tecnici e finanziari del progetto:
 ci si chiede se la costruzione della piastra sopraelevata sia compatibile con le restrizioni previste
dal Piano di Bacino; il problema verte anche sul soggetto cui competerebbero eventuali opere di
adeguamento e che farebbero salire il costo complessivo dell‘intervento;
 il Comune vuole ―liberarsi‖ dell‘impianto, ma sembra disponibile solo ad una vendita;
 gli spazi commerciali sono limitati a 9 mila metri quadrati e sembrano insufficienti per garantire
un ritorno economico dell‘investimento soddisfacente per eventuali investitori;
I Presidenti delle due squadre di calcio non si pronunciano esplicitamente sul progetto. In ogni
caso sono in sintonia almeno sul ritenere che non si dovrebbe prevedere alcun esborso per
l‘impianto (mentre il Sindaco Vincenzi vorrebbe ottenere almeno 25 milioni di Euro) e che le
opere accessorie di messa in sicurezza del Bisagno e viabilità accessoria siano a carico delle
Istituzioni e non di chi investe sul progetto dello stadio.
Urban Lab scrive alla Fondazione Genoa 1893 informando che, per prendere in esame il progetto
presentato, è necessario che la Fondazione stessa ottenga dall‘Autorità di Bacino la conferma che il
progetto della piastra sopraelevata sia compatibile con il Piano di Bacino del Bisagno. La
Fondazione rimane sorpresa che la richiesta le venga indirizzata, (―Abbiamo fatto tutte le verifiche del
caso. Non pensavamo spettassero a noi anche quelle ufficiali, ma non sarà certo un problema”141), ma procede di
conseguenza, ottenendo dei riscontri positivi (informali, perché non essendo proprietaria
dell‘impianto non ha titolo per chiederli ufficialmente).
Contemporaneamente, il progetto della Colisa sembra destinato ad essere accantonato anche da
Riccardo Garrone. Nonostante non vi sia una risposta ufficiale (che arriverà solo nel marzo 2010),
dalla stampa iniziano a filtrare alcune delle problematiche che sono state riscontrare in sede di
verifica del progetto. Due, in particolare, sembrano affossare definitivamente l‘idea142:
 il progetto avrebbe un costo decisamente più elevato di quello previsto e cioè 280 milioni di
Euro contro i 190 milioni inizialmente ipotizzati, essenzialmente dovuti alla necessità di
sottoporre l‘area ad operazioni di bonifica ben più incisive di quella già programmata e per
l‘onerosità delle infrastrutture di collegamento da realizzare;
 i tempi di deflusso dallo stadio non sarebbero ragionevoli. Se, ad esempio, il ―Luigi Ferraris‖ ha
un tempo medio di deflusso del pubblico di circa venti minuti, l‘impianto della Colisa consente
54
Ho provato a difendere un Sogno
solo nove mila persone all‘ora e, quindi, l‘ultimo degli spettatori impiegherebbe potenzialmente
tre ore dalla fine dell‘evento.
E, in fondo, Riccardo Garrone non ha ancora accettato l‘idea di dover rinunciare al progetto di
Sestri: ―Hanno affermato cose che fanno morire dal ridere e continuo a non vedere la lettera che hanno consegnato al
sindaco. L´ho chiesta più volte, ora lo farò formalmente, perché noi abbiamo speso un mucchio di soldi per progetto e
studio di fattibilità e non sappiamo ancora cosa di negativo ha trovato l´Enac. Siamo pronti ad appoggiare qualsiasi
ipotesi che abbia una sua validità, ma deve avere almeno gli stessi requisiti dell´aeroporto. La Colisa poteva essere
interessante, ma mi pare una soluzione molto costosa, il progetto aeroporto continua ad essere il migliore. Chi si è
permesso di dire di no, deve spiegare perché, assumersi le proprie responsabilità, dato che
un anno fa era favorevole. Sia chiaro che la mia non è una polemica con il sindaco, lei ha chiesto un parere in
via preliminare, ma con chi ha dato questo responso, senza capire che gli stadi sono interesse comune,
opere di pubblica utilità‖143.
Le affermazioni sono molto forti. Continua a rimanere, però, un dubbio sull‘identità del soggetto
―che un anno fa era favorevole‖ e che invece oggi ―si è permesso di dire di no‖: dovrebbe trattarsi di ENAC.
Che però, già a luglio del 2007 aveva già mandato un circostanziato parere negativo sul progetto,
comunicato anche di persona a Mario Giacomazzi, anticipando le posizioni ribadite nell'ottobre del
2009144. Ma allora, se il soggetto che in passato era favorevole non è ENAC, di chi si tratta?
GENOVA RINUNCIA A CANDIDARSI PER EURO 2016
Il 19 novembre il Sindaco, che ancora non ha ricevuto una risposta ufficiale dalle due società sul
progetto della Colisa e che, invece, deve una risposta alla FIGC in merito all‘inserimento di
Genova nel dossier per la candidatura agli Europei 2016, richiama i due Presidenti al rispetto degli
impegni: ―Io voglio che Sampdoria e Genoa mi dicano, una volta per tutte, se vogliono correre con noi l´avventura
di uno stadio per Euro 2016‖145.
Il 20 novembre 2009 il Sindaco Marta Vincenzi annuncia ufficialmente che Genova rinuncia agli
Europei 2016. Il che non vuol dire che si accantoni il tema dello stadio; ci sarà più tempo per
analizzare le varie possibilità.
Riccardo Garrone, presente all‘incontro, informa146 che i suoi legali stanno studiando una
possibilità di ricorso al TAR contro le motivazioni addotte da ENAC per bocciare il progetto dello
stadio di Sestri. Nel frattempo spiega che, passata la necessità di rispettare la scadenza degli
Europei, la sua posizione definitiva sullo stadio sarà comunicata entro un anno. Ma non esistono a
suo avviso alternative:―senza uno stadio di proprietà la Sampdoria, ma anche le altre società di
calcio, non possono sopravvivere perché sarebbero fuori gioco rispetto alla concorrenza. Io non
aspetterò quel momento, molto prima prenderò delle decisioni che non mi facciano essere
presente al momento della morte della società‖. La battaglia in difesa del progetto di Sestri è
quindi lungi dall‘essere terminata. Aldilà della non ricevibilità di un ricorso fatto da un privato
contro un parere tecnico chiesto da un Ente Pubblico a un altro Ente, Riccardo Garrone non
ritiene che siano ancora stati espletati tutti i tentativi.
Ho provato a difendere un Sogno
55
Su ―La Repubblica‖147 viene riportata la notizia di un presunto interessamento del Gruppo ERG
ad acquisire una parte delle quote di Aeroporto di Genova Spa attualmente di proprietà
dell‘Autorità Portuale. La notizia non ha inizialmente riscontri oggettivi, anche perché si è ancora
nelle fasi preliminari della nomina dell‘advisor (che avverrà a marzo 2010), ma la presenza
nell‘azionariato di Aeroporto di Genova Spa, che è l‘attuale concessionario delle aree sulle quali si
vorrebbe far insediare il progetto di Sestri (centro commerciale e stadio) potrebbe giustificare
l‘acquisto, avvenuto nel luglio 2008 della società ―Air Vallée Spa – Sérvices Aériens du Val
d‟Aoste‖ (con base ad Aosta), da parte della Black Oils Spa, società di proprietà della famiglia
Costantino partecipata al 25% dalla ERG.
Air Vallée, è autorizzata a compiere manutenzioni sugli aeromobili in flotta e su aeromobili di altre
compagnie. Oltre all‘attività di linea e charter, gestisce una flotta di elicotteri normalmente utilizzati
nell‘ambito della Protezione Civile (tramite la controllata Helops) ed è proprietaria al 51% dell‘
Aeroporto ―Corrado Gex― di Aosta148. Ciò consentirebbe di dimostrare quell‘esperienza nella
gestione dei servizi aeroportuali che, verosimilmente, sarà inserita fra i requisiti fondamentali del
bando di gara della privatizzazione di Aeroporto di Genova Spa. Il patron di Air Vallée, Michele
Costantino, conferma l‘interesse nel dicembre 2010: ―Gestiamo tre aeroporti e vogliamo sviluppare
quest‟attività per giungere almeno a cinque aerostazioni tra le quali quella di Genova‖149.
La delicatezza del passaggio sta nella considerazione che il titolare della concessione ENAC è la
società Aeroporto di Genova Spa, che quindi è l‘unica eventualmente titolata all‘invio di una
richiesta all‘Ente, in conformità ad un nuovo piano industriale, che possa variare l‘attuale
destinazione d‘uso dei 90 mila metri quadrati interessati dal progetto del centro commerciale e
dello stadio. Cosa che potrebbe accadere, aldilà degli apparentemente non superabili motivi ostativi
di natura progettuale e di sicurezza che hanno causato la bocciatura del piano da parte di ENAC,
se la gara per la privatizzazione dell‟aeroporto fosse vinta dallo stesso soggetto interessato
all‟investimento immobiliare.
GLI EVENTI DEL 2010
La decisione del Comune di non candidare la Città di Genova per l‘inserimento nella lista delle
città destinate a ospitare i Campionati Europei di calcio del 2016 ha fatto venire meno la necessità
di addivenire ad una soluzione immediata sullo stadio. L‘argomento, seppur con un livello di
tensione maggiore, riprende sostanzialmente le dinamiche che aveva avuto fino al mese di giugno
2009.
Per quanto riguarda il “Luigi Ferraris”, il Comune ha cercato di proseguire con le due squadre di
calcio la negoziazione di una modalità di gestione dell‘impianto che sgravasse l‘Amministrazione
dalle spese di gestione e manutenzione, a fronte di una riduzione dei canoni di affitto. Si torna
quindi a un tentativo di mutuare quanto impostato a Milano, per la gestione del ―Meazza‖. Un
primo esempio si è avuto in occasione delle rizollature straordinarie del febbraio e dell‘ottobre
2010, quando il costo dell‘intervento è stato suddiviso in parti uguali fra SportInGenova, Genoa e
Sampdoria. L‘Assessore allo Sport Anzalone, in una dichiarazione di luglio 2010 ha chiarito che,
nonostante il contratto con le squadre scada nel giugno 2011, sta già affrontando con loro
l‘argomento. Le strade seguite sono due: un aumento del canone di locazione oppure una gestione
diretta dello stadio da parte di Genoa e Sampdoria a fronte ovviamente di una rivisitazione del
canone stesso. Nell‘estate 2010 il Comune ha comunque provveduto a dotare lo Stadio dei
56
Ho provato a difendere un Sogno
seggiolini a norma UNI nonché a fare delle altre opere di miglioramento strutturale (spogliatoi,
area stampa, biglietterie esterne), verosimilmente per fare in modo che, se si troverà un accordo
con le due società, queste partano da una struttura migliore di quella del 2009.
SportInGenova Spa è stata posta in liquidazione volontaria a giugno 2010. Tre dei cinque
impianti che nel 2006 erano stati conferiti sono ritornati a far parte del patrimonio diretto del
Comune di Genova. Il ―Luigi Ferraris‖ e la ―Sciorba‖, invece, rimangono per ora ancora in capo a
SportInGenova ma dovrebbero rientrare anche questi nell‘ambito del patrimonio del Comune di
Genova, probabilmente già nel corso del 2011150. Il 30 dicembre 2010 la Giunta Comunale ha
deciso il rientro nell‘organico comunale dei 54 dipendenti trasferiti nel 2006 a SportInGenova. Nel
frattempo non si è concluso l‘iter per la dismissione dei tre immobili che erano stati identificati
quale fonte per reperire i 21 milioni di Euro giudicati necessari per la copertura del debito della
società151. Il 3 gennaio 2011 l‘Assessore Anzalone ha dichiarato che l‘obiettivo ―è quello di
completare la liquidazione di SportInGenova entro il mese di giugno. (…) A primavera dovrebbero essere pronti i
bandi per affidare in concessione gli impianti, in modo da poter iniziare il nuovo corso dal prossimo 1 luglio‖152
Il progetto della Colisa sembra definitivamente tramontato. Se ne è parlato ancora nel mese di
febbraio 2010, quando il Sindaco Vincenzi ha dato la disponibilità di principio a identificare delle
aree anche distanti dalla Colisa sulle quali concedere lo sviluppo di progetti commerciali o
residenziali che consentissero a un eventuale investitore di rientrare dei costi153. A marzo 2010,
Riccardo Garrone ha definitivamente fatto capire che non è un‘ipotesi percorribile.
Il progetto di ristrutturazione del “Luigi Ferraris”, elaborato dalla Fondazione è in stand-by. Le
verifiche sul rispetto del Piano di Bacino sono state eseguite con esito positivo, ma è un esito
―informale‖ perché la Fondazione non è proprietaria dell‘impianto e, quindi, non è titolata a
ricevere una risposta ufficiale da parte degli Enti competenti. Nessuno dei soggetti potenzialmente
coinvolti sembra aver manifestato un concreto interesse ad approfondire il lavoro svolto.
Il progetto di Sestri, nonostante la bocciatura da parte dell‘ENAC, è ancora vivo. Nel mese di
maggio 2010 Riccardo Garrone ha annunciato di aver affidato a uno studio specializzato nella
progettazione di sistemi aeroportuali l‘analisi del problema e che, a tempo debito, l‘argomento sarà
riproposto. D‘altra parte, ―all'epoca, si doveva decidere in fretta perché premevano gli Europei. Ora
quell'urgenza non c'è più‖154. Se l‘ipotesi di Sestri dovesse confermarsi non percorribile, vi sono
proposte da Comuni del Basso Piemonte, che sarebbero interessati a ospitare un eventuale nuovo
impianto. Aggiunge, nel dicembre 2010: ―Continuiamo a puntare sul progetto dell'Aeroporto, altre soluzioni
non ne vedo. E' chiaro che, se non verrà fatto, gli azionisti non saranno più disposti a coprire le perdite, derivanti
dai mancati ricavi, con capitali propri‖155.
Alla fine di ottobre 2010 il Sindaco Vincenzi ha nuovamente proposto la costruzione dello stadio a
Sestri. Nel tratteggiare le linee essenziali del nuovo Piano Urbanistico Comunale ha anticipato 156
che il documento ―conferma lo stadio laddove lo immaginò Piano, quindi a Sestri - spiega il sindaco - Un
aeroporto può essere sicuro soltanto senza centro commerciale al suo interno. La presenza di un nuovo stadio
Ho provato a difendere un Sogno
57
potrebbe assorbire gli spazi commerciali e costruire assieme allo scalo una nuova attrattiva per la città intera‖.
Aggiungendo e precisando che la primogenitura dell‘idea di uno stadio a Sestri non è di Riccardo
Garrone, ma sua: “(…) sia chiaro, io non pensai allo stadio a Sestri perché me lo chiese qualcuno. L'idea era già
stata oggetto di una riflessione tra me e Piano. Nel mio Puc, l'ho confermato lì‖. Quest‘ultima affermazione
suona abbastanza strana, considerando che durante la campagna elettorale l‘allora candidata
sindaco non soltanto si era dichiarata contraria all‘abbattimento del ―Luigi Ferraris‖ ma aveva
anche apertamente manifestato la sua contrarierà al progetto di realizzazione di un nuovo stadio
nei pressi dell‘aeroporto157 e che, il 9 agosto 2009 aveva precisato: ―o entro fine settembre [2009]
si decide con L‟Enac che quello di Sestri è il sito per costruire il nuovo stadio privato di Genova, o per quanto mi
riguarda non se ne fa più niente‖158.
Il 13 dicembre 2010 Urban Lab al Sindaco Vincenzi il nuovo Piano Urbanistico Comunale
2010-2023, che dovrà ora completare l‘iter formale di approvazione (l‘approvazione da parte del
Consiglio Comunale potrebbe avvenire nell‘autunno 2011). In tale contesto, secondo quanto
riportato dalla stampa159, sono previsti:
 la possibile costruzione dello stadio a Sestri, nell‘area aeroportuale, senza centro commerciale
(l‘Arch. Toniolo, direttore di Urban Lab, precisa:―se si costruirà un nuovo impianto si realizzerà solo
quello, perché, in questo caso, l‟amministrazione ha deciso che farà eventuali interventi di valorizzazione sullo
stadio di Marassi‖);
 la vendita del ―Luigi Ferraris‖ e la sua trasformazione in polo sportivo, commerciale e ricettivo;
 il possibile spostamento del carcere di Marassi a Forte Ratti.
Per quanto riguarda la possibile collaborazione fra Genoa e Sampdoria sul progetto di un nuovo
stadio, dopo le dichiarazioni rilasciate nel maggio 2010 dal Garrone sul Genoa e su Preziosi 160,
quest‘ultimo ha dichiarato di non ritenere esistenti le condizioni per sviluppare alcun tipo di
progetto insieme all‘altra squadra. È quindi possibile che l‘accordo del luglio 2009 sia destinato a
non essere più riproposto.
Sarà interessante capire da dove ripartirà la discussione cittadina. Magari, così come fu fatto da
Garrone nel maggio 2007, potrebbe essere un quesito da porre ai prossimi candidati alla
carica di Sindaco della Città di Genova.
58
Ho provato a difendere un Sogno
PARTE SECONDA:
APPROFONDIMENTI
Ho provato a difendere un Sogno
59
60
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 1
IL “LUIGI FERRARIS” E SPORTINGENOVA
Lo stadio ―Luigi Ferraris‖ non è più di proprietà diretta del Comune di Genova a partire dal 1°
luglio 2006, in applicazione della delibera del Consiglio Comunale n. 47/2006161, con la quale è
stata decisa la costituzione della società SportInGenova Spa, conferendole la proprietà dello
Stadio e di altri quattro impianti cittadini162. Doveva essere l‘inizio di un percorso teso a far
confluire in SportInGenova tutti gli impianti cittadini, ritenendosi che la natura privatistica potesse
garantire maggiore efficacia ed economicità di gestione.
Nella percezione del cittadino esiste una sorta di identità fra SportInGenova e ―Luigi Ferraris‖,
soprattutto perché normalmente si parla della prima in riferimento al secondo. Ciò rischia di far
passare il concetto che lo stadio sia l‘unico (o il principale) responsabile dei risultati economici
negativi della Società.
Non è così.
LA COSTITUZIONE DI SPORTINGENOVA
Per comprendere le motivazioni alla base della nascita di SportInGenova, può essere utile
analizzare il resoconto della seduta pubblica dell‘8a Commissione Consiliare del Comune di
Genova tenutasi il 26 aprile 2006, che aveva in oggetto: ―Costituzione della Società - denominata
“SportInGenova” - per la gestione degli impianti sportivi‖. L‘Assessore Giorgio Guerello, nell‘introdurre la
discussione, afferma: ―oltre al mantenimento e al miglioramento dei fini sociali dello Sport, abbiamo anche
l‟ambizione con questa Società di poter gestire più organicamente e uniformemente tutto il mondo dello sport (…)
Questo è lo spirito con il quale proponiamo questa delibera che, a nostro avviso, permetterà di sfruttare e valorizzare
ulteriormente i grandi impianti siti nel Comune di Genova, sfruttandoli meglio con attività culturali e ricreative e
non soltanto con lo sport”.
In quella stessa sede la dott.ssa Castagnacci (Direttore Unità Organizzativa Controllo e Società
Partecipate) illustra il Piano Industriale alla base della proposta di delibera. Ricorda che i cinque
impianti oggetto del conferimento sono in quel momento direttamente gestiti dal Comune di
Genova e che ―il risultato economico globale del settore sportivo e ricreativo del Comune di Genova ha prodotto
nel 2004 un saldo negativo per 6 milioni di Euro, nonostante ciò rappresenti un miglioramento nella
gestione di circa il 7% rispetto al risultato del 2003.‖ Ricorda che ―ad eccezione dello stadio Ferraris,
tutti gli altri impianti chiudono in perdita‖.
Sciorba
Lago Figoi
Carlini
Villa Gentile
Ferraris
1.268
982
509
199
111
13
(182)
(402)
Ricavi
(1.179)
Risultato
(1.613)
Fonte: Piano Industriale SportInGenova Spa (valori in migliaia di Euro)
Ho provato a difendere un Sogno
61
L‘analisi mette in evidenza, in particolare, due punti deboli:
 gli impianti producono ricavi unitari molto bassi, sia a livello orario, sia a livello di singolo
utente;
 il costo del personale ha un‘incidenza sul totale dei costi molto alta se rapportata ad altre
aziende private o ad aziende comunali di altre città: siamo al 42% del totale dei costi, contro il
24% della media del campione delle aziende comunali e del 10% della media del campione delle
aziende private163.
Emerge la consapevolezza che ―la gestione in atto sugli impianti sportivi esiga un intervento finalizzato al
recupero di efficienza gestionale che consentirà, a parità di condizioni di socialità e di servizio erogato, un
miglioramento nella qualità e garanzia, di un miglioramento nella quantità, nonché l‟effettuazione di quegli
investimenti di ammodernamento degli impianti resisi necessari a causa dello stato di vetustà degli stessi‖.
Le azioni per il rilancio e lo sviluppo dei servizi sportivi della Città partono quindi da una
razionalizzazione della gestione operativa e, soprattutto, dall‘avvio di interventi di valorizzazione
delle risorse (in particolare di quelle umane). Le quattro direttrici di miglioramento identificate
sono:
 la valorizzazione del capitale umano e tecnico, attraverso formazione e sviluppo professionale,
nuovi modelli organizzativi e nuove modalità operative;
 l‘aumento dei ricavi, mediante la differenziazione dei servizi disponibili (bar, servizi ristoro,
punti vendita), l‘aumento degli utenti degli impianti e degli eventi in questi realizzabili, le
sponsorizzazioni. Il tutto nell‘ambito di una ristrutturazione delle strutture destinata a
migliorarne la capacità di attrazione;
 la riduzione dei costi, grazie alle sinergie operative con AMIU (identificato come partner
industriale), la razionalizzazione delle forniture e l‘ottimizzazione in termini di allocazione del
personale;
 la valorizzazione del patrimonio, mediante concessioni degli impianti o delle aree per lo
sviluppo di progetti da parte del concessionario con la modalità del project financing.
Gli effetti attesi delle quattro azioni sui risultati della Società sono visibili nella tabella che segue:
PIANO INDUSTRIALE
Ricavi da gestione
Ricavi da Project Financing
TOTALE RICAVI
Costo del lavoro
Costo servizi
Costi generali e societari
TOTALE COSTI OPERATIVI
Ammortamenti
REDDITO OPERATIVO
62
Anno
2004
2.573
2.573
(2.304)
(3.135)
(100)
(5.539)
(2.966)
Anno 1
3.380
3.380
(1.755)
(2.581)
(270)
(4.606)
(2.562)
(3.788)
Anno 2
4.203
4.203
(1.756)
(2.339)
(220)
(4.315)
(2.595)
(2.707)
Anno 3
5.005
500
5.505
(1.761)
(2.178)
(220)
(4.159)
(2.629)
(1.283)
Anno 4
5.666
500
6.166
(1.763)
(2.113)
(220)
(4.096)
(2.662)
(592)
Anno 5
6.251
500
6.751
(1.768)
(2.055)
(220)
(4.043)
(2.695)
13
Ho provato a difendere un Sogno
8.000
6.000
4.000
2.000
(2.000)
(4.000)
(6.000)
(8.000)
2.006
Ricavi
2.007
2.008
Costi
2.009
2.010
Risultato operativo
Fonte: Piano Industriale SportInGenova Spa (valori in migliaia di Euro)
Sulla base delle premesse enunciate, considerando che l‘attività è iniziata nel secondo semestre del
2006, la società avrebbe quindi dovuto generare, fra il 01.07.2006 ed il 31.12.2009, una perdita
operativa cumulata di 6,5 milioni di Euro. Occorre però sommare anche il costo degli interessi
effettivamente sostenuti da SportInGenova nel periodo in esame (derivanti dai debiti trasferiti in
capo alla società al momento del conferimento). Il piano industriale prevedeva, quindi, una
perdita cumulata di 9,1 milioni di Euro in questo periodo temporale.
I VALORI DEGLI IMPIANTI CONFERITI A SPORTINGENOVA
SportInGenova è nata con il conferimento dei cinque impianti da parte del Comune164. L‘atto
costitutivo, datato 22 giugno 2006, ha fra i suoi allegati la relazione del Rag. Luigi Sardano, esperto
nominato dal Presidente del Tribunale di Genova con l‘incarico di effettuare ―la stima degli impianti
sportivi e pertinenze immobiliari da conferire al patrimonio di una costituenda società per azioni‖165. La relazione
riporta i risultati del sopralluogo effettuato il 5 dicembre 2005 e, successivamente, descrive il
criterio prescelto per valorizzare gli impianti. La relazione originale è stata oggetto di
aggiornamento degli elementi patrimoniali in data 22 giugno 2006, si richiesta del Comune di
Genova, allo scopo di identificare il valore di conferimento dei cinque impianti al 1° luglio 2006.
Esistono varie metodologie per la valutazione di aziende o di complessi aziendali 166. In questo
caso, però, il Rag. Sardano ricorda che l‘oggetto della valutazione è costituito da impianti sportivi
appartenenti ad un Ente Pubblico e che di conseguenza ―l‟apporto reddituale che gli stessi impianti,
oggi oggetto di conferimento, hanno fino ad ora fornito è pressoché nullo (con l‟unica eccezione relativa
allo Stadio Luigi Ferraris). Tale scarsa performance si aggiunge anche alla funzione in qualche modo
“pubblicistica” che detti impianti hanno rivestito e rivestono, che non muterà anche in futuro, pur
facendo parte di una S.p.A (…). Questo scenario fa pertanto ben comprendere come, aldilà dell‟appartenenza
ad un soggetto “privatistico” non verrà esclusa affatto la valenza di tipo pubblico che gli impianti sportivi in
questione continueranno a rivestire, vista anche la limitata offerta di infrastrutture sportive private che presenta la
città di Genova‖167.
L‘esperto rileva quindi che le cause del deficit sono da considerare strutturali e che non sarà il
semplice conferimento degli oggetti ad una società per azioni a renderli redditizi.
Per la valutazione viene utilizzato il metodo cosiddetto ―patrimoniale semplice‖, nel quale si
rilevano i valori contabili degli impianti, si verifica se gli stessi debbano essere oggetto di una
svalutazione (ad esempio per necessità di ristrutturazioni) e poi si sottrae il valore dei debiti
direttamente collegati a tali impianti.
Ho provato a difendere un Sogno
63
Questo il risultato:
Impianto
Valore di
inventario
Centro Sportivo ―Lago Figoi‖
Centro Sportivo ―Villa Gentile‖
Stadio ―Carlini‖
Impianto Polisportivo ―La
Sciorba‖
Stadio ―Luigi Ferraris‖
Lavori in corso ("Luigi
Ferraris")
TOTALE
% di
abbattimento
Valore
rettificato
Mutui e
finanziamenti
residui
Altri debiti
residui (BOC e
finanziamenti)
(131.076)
(1.944.212)
-
Valore Netto
di
Conferimento
3.020.272
9.651.433
3.003.168
3.775.340
12.228.136
16.491.266
20,0%
20,0%
70,0%
3.020.272
9.782.509
4.947.380
32.297.932
30,0%
22.608.552
(4.310.290)
(172.973)
18.125.289
45.981.335
20,0%
36.785.068
(7.378.934)
(434.285)
28.971.849
1.867.495
0,0%
1.867.495
-
(1.911.838)
(44.343)
79.011.276
(13.633.435)
(738.334)
62.727.668
112.641.504
Fonte: Perizia di conferimento (valori in Euro)
Il valore netto di conferimento è poi arrotondato ad Euro 62.727.000.
Il Rag. Sardano fornisce, infine, delle interessanti informazioni sulla situazione reddituale degli
impianti, sulla base della documentazione contabile fornita dal Comune di Genova e riferita
all‘anno 2004. I cinque impianti hanno fatto registrare ricavi complessivi per Euro 2,5 milioni e
costi per Euro 5,4 milioni, producendo un disavanzo di Euro 2,9 milioni. Questi dati non
tengono conto dei costi definiti come ―centrali‖ e cioè sostenuti dal Comune ma ascrivibili alla
gestione diretta degli impianti.
Impianto
Centro Sportivo ―Lago Figoi‖
Centro Sportivo ―Villa Gentile‖
Stadio ―Carlini‖
Impianto Polisportivo ―La Sciorba‖
Stadio ―Luigi Ferraris‖
TOTALE
Ricavi
199
13
111
982
1.268
2.573
Costi
(1.378)
(195)
(513)
(2.595)
(759)
(5.440)
Risultato
(1.179)
(182)
(402)
(1.613)
509
(2.867)
Fonte: Perizia di conferimento (valori in migliaia Euro)
Il ―Luigi Ferraris‖ rappresenta da solo circa la metà del patrimonio conferito, avendo un valore
netto di conferimento di 28,9 milioni di Euro; è anche l‟unico a produrre un reddito
operativo positivo.
I COSTI NEL BILANCIO DEL COMUNE DI GENOVA
Prima di passare ai numeri di SportInGenova e, per quanto potrà essere possibile, del ―Luigi
Ferraris‖, è utile analizzare i costi che il Comune di Genova sosteneva e sostiene per la gestione
degli impianti sportivi.
I dati sono tratti dai Bilanci Previsionali dal 2004 al 2010168. Per gli anni dal 2004 al 2008 sono stati
utilizzati i consuntivi169; per il 2009, invece, ci si è basati sui dati contenuti nel Bilancio Previsionale
2010. Nell‘ambito del bilancio sono state osservate le spese relative alla Funzione n. 6 (―Funzioni nel
settore sportivo e ricreativo‖) e, all‘interno di questa, il Servizio n. 1 (―Piscine Comunali‖) e n. 2 (―Stadio
Comunale, Palazzo dello Sport ed altri impianti‖). L‘analisi si è limitata alle spese correnti, cioè quelle
riferite all‘anno in corso per la gestione, senza prendere in considerazione le spese per
investimento. Limitandoci al Bilancio del Comune, nel 2004, i due servizi oggetto di analisi hanno
fatto registrare spese per circa 7,6 milioni di Euro. Nel 2009 questa stessa voce era pari a 2,6
milioni, con una riduzione netta di 5 milioni.
64
Ho provato a difendere un Sogno
Personale
Piscine comunali
Stadio comunale, Palazzo dello
2004
Sport ed altri impianti
TOTALE SPESE CORRENTI
Piscine comunali
Stadio comunale, Palazzo dello
2009
Sport ed altri impianti
TOTALE SPESE CORRENTI
DIFFERENZA
Beni di
consumo e
m. prime
Servizi
Utilizzo beni
di terzi
Trasferimenti
Oneri
finanziari
TOTALE
1.325
420
6
37
2.773
1.321
1
40
7
1.673
4.105
3.498
1.745
-
43
29
4.093
566
214
41
5
57
7
1
1.673
1.729
7.603
571
2.029
(1.745)
29
(14)
780
(3.314)
61
21
1
(7)
1.729
55
2.600
(5.004)
Fonte: Bilanci Comune di Genova 2004 e 2009 (valori in migliaia di Euro)
Prendendo come base i costi del Comune di Genova per il 2005 e proiettandoli per i 3,5 anni in
esame (dal secondo semestre 2006 al 2009), avremmo avuto costi complessivi per 30,4 milioni di
Euro. Sommando, invece, i costi effettivi del periodo, arriviamo a 14,6 milioni di Euro, cui
occorre aggiungere i risultati di SportInGenova, che ha generato nello stesso periodo una perdita
cumulata al netto degli ammortamenti degli impianti di 13,5 milioni. La somma dei dati del
Comune (14,6 milioni) e di quelli, rettificati, di SportInGenova (13,5 milioni) ci consente di avere
un proforma totale che può essere paragonato con i costi presenti nel Bilancio Comunale del 2005,
per capire l‘effetto di tutta l‘operazione sulle casse del Comune.
Confronti con costi standard 2005
Costi Comune di Genova (da bilancio)
Risultato di esercizio SportInGenova Spa
Storno ammortamenti
Corretta allocazione spese
Subtotale SportInGenova
Proforma Comune+Sportingenova
Proiezione spese correnti (base anno 2005)
Confronto
2006
(5.926)
(1.872)
993
(879)
(6.805)
(7.603)
798
2007
(3.061)
(4.224)
1.931
(1.245)
(3.538)
(6.599)
(7.603)
1.004
2008
(3.012)
(7.043)
1.949
772
(4.323)
(7.335)
(7.603)
269
2009
(2.600)
(7.236)
1.955
473
(4.808)
(7.408)
(7.603)
196
TOTALE
(14.598)
(20.376)
6.827
(13.549)
(28.147)
(30.413)
2.266
Fonte: Elaborazione su Bilanci Comune e SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
Il totale dei costi effettivi è di 28,1 milioni di Euro: sembrerebbe che sia stato generato un
beneficio di 2,3 milioni di Euro rispetto ad una gestione diretta degli stessi impianti da parte del
Comune basata su una proiezione del costo storico del 2005. Purtroppo non è possibile sapere
quanta parte di questo risparmio derivi effettivamente dalla creazione di SportInGenova e quanta,
invece, da una specifica azione di contenimento dei costi esercitata dal Comune che, quindi, si
sarebbe realizzata anche in assenza dell‘operazione di costituzione della Società.
QUALCHE DETTAGLIO ADDIZIONALE SU SPORTINGENOVA
SportInGenova e fino a tutto il 31 dicembre 2009 170, ha generato perdite cumulate per 20,4
milioni di Euro.
Conto Economico 2006-2009
Ricavi
Costi operativi
Rettifiche dei costi
Ammortamenti
Accantonamenti
Oneri finanziari
Imposte
Risultato netto (rettificato)
2006
(2°sem)
1.446
(1.979)
(993)
(346)
(1.872)
2007
2008
2009
3.410
(4.931)
(1.245)
(1.931)
(772)
(5.469)
3.329
(6.277)
(473)
(1.949)
(901)
(6.272)
3.422
(6.577)
(2.384)
(554)
(670)
(6.763)
Elaborazione su Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
Ho provato a difendere un Sogno
65
Si parla di risultato netto rettificato perché, rispetto ai bilanci depositati, sono state fatte delle
riclassificazioni di alcuni dati. Sia il Bilancio dell‘anno 2008, sia quello del 2009, contenevano infatti
al loro interno costi che in realtà appartenevano ad esercizi precedenti e che per errore non erano
stati rilevati al momento corretto. Nella tabella, invece, sono stati riportati i costi come se si fossero
manifestati da subito nell‘anno di competenza.
Nel bilancio 2009 sono stati anche appostati dei fondi, per un totale di 983 mila Euro171: (i) un
fondo svalutazione crediti specifico di 254 mila Euro, relativo ad un credito verso il Genoa CFC
Spa imputato a bilancio in anni precedenti; (ii) un fondo svalutazione crediti di 300 mila Euro pari
al 10% della massa dei crediti; (iii) un fondo rischi per possibili contenziosi con fornitori per 200
mila Euro, dei quali 60 mila Euro relativi alla gara svolta nel 2009 per la fornitura di seggiolini per
lo Stadio ―Luigi Ferraris‖; (iv) un fondo rischi per possibili contenzioni con il personale dipendente
per 229 mila Euro.
I debiti sono aumentati significativamente, passando da 18,9 milioni di Euro del 2006 a 33,8
milioni di Euro del 2009. L‘incremento è avvenuto in piccola parte verso il sistema bancario, per
Euro 3,6 milioni verso il Comune di Genova e AMIU, ma peggiorando invece sensibilmente
l‘esposizione verso i fornitori, giunta a 13,8 milioni di Euro.
Stato Patrimoniale 2006-2009
Immobilizzazioni
Depositi bancari
Altro attivo
Totale attivo
Patrimonio netto
Fondi
Debiti verso banche e factor
Debiti verso Comune e AMIU
Altro passivo
Totale passivo
2006 (2°sem)
78.662
1
1.220
79.883
60.855
80
14.883
277
3.788
79.883
2007
76.790
0
2.749
79.540
56.631
88
15.367
1.144
6.309
79.540
2008
74.998
242
3.562
78.801
49.588
91
16.193
1.981
10.949
78.801
2009
73.154
133
3.412
76.700
42.352
519
15.714
3.846
14.269
76.700
2009 vs 2006
(5.509)
133
2.193
(3.183)
(18.504)
440
831
3.568
10.481
(3.183)
Elaborazione su Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
La maggior parte dei debiti verso fornitori (sono nella voce ―Altro passivo‖ che totalizza 14,2
milioni di Euro), sono nei confronti di società ―del Gruppo‖: CAE – AMGA Energia Spa (3,98
milioni di Euro); Iride Mercato Spa (3,31 milioni di Euro); Mediterranea delle Acque Spa (1,63
milioni di Euro); AMIU Genova Spa (578 mila Euro); AMIU Bonifiche Spa (70 mila Euro).
Gli altri fornitori, non identificati singolarmente, vantano crediti per ulteriori 1,77 milioni di Euro;
ci sono poi 639 migliaia di Euro stanziati per costi inerenti migliorie dello Stadio ―Luigi Ferraris‖.
Com‘è stato possibile che nell‘arco di quattro anni SportInGenova abbia fatto registrare perdite per
circa 21 milioni di Euro?
In realtà, il fatto che la società avrebbe accumulato perdite non è una sorpresa: la già citata
Delibera 47/2006 precisava infatti: ―Rilevato che dal Piano di fattibilità, in cui la previsione del risultato
economico della Società costituenda – autorizzata con il presente provvedimento – è confrontata con quelli della
gestione comunale, emerge la convenienza economica dell‟operazione e viene evidenziata la tendenza al raggiungimento
dell‟equilibrio di bilancio nell‟arco del quinquennio‖. Il piano industriale di SportInGenova prevedeva che
la società, nel primo quinquennio, avrebbe avuto una perdita di esercizio, ma di ―soli‖ 9,1
milioni di Euro.
66
Ho provato a difendere un Sogno
Da dove deriva la differenza? Le tabelle mettono a confronto i dati del piano industriale 172 con i
risultati effettivi della Società, così come emergono dai bilanci depositati.
Bilancio
Ricavi da gestione
Ricavi
da
Project
Financing
RICAVI
Costo del lavoro
Costo servizi
Costi generali e societari
COSTI OPERATIVI
Ammortamenti
REDDITO OPERATIVO
Anno 2006
Anno 2007
Anno 2008
Anno 2009
Piano Bilancio Diff. Piano Bilancio Diff. Piano Bilancio Diff. Piano Bilancio Diff.
1.690
1.446 (244)
4.203
3.410
(793) 5.005
3.329 (1.676)
5.666
3.422 (2.244)
1.690
(878)
(1.291)
(135)
(2.303)
(1.281)
(1.894)
-
-
1.446 (244) 4.203
(918)
(40) (1.756)
(861)
430 (2.339)
(201)
(66)
(220)
(1.979)
324 (4.315)
(993)
288 (2.595)
(1.526)
368 (2.707)
-
500
3.410 (793) 5.505
(1.859)
(103) (1.761)
(3.891) (1.552) (2.178)
(426)
(206)
(220)
(6.176) (1.861) (4.159)
(1.931)
664 (2.629)
(4.697) (1.990) (1.283)
3.329
(1.880)
(4.477)
(393)
(6.750)
(1.949)
(5.371)
(500)
500
(2.176)
(119)
(2.299)
(173)
(2.591)
680
(4.088)
6.166
(1.763)
(2.113)
(220)
(4.096)
(2.662)
(592)
(500)
3.422
(1.983)
(4.070)
(524)
(6.577)
(2.939)
(6.093)
(2.744)
(220)
(1.957)
(304)
(2.481)
(277)
(5.501)
Fonte: Elaborazione su Piano Industriale e Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
Bilancio
Ricavi da gestione
Ricavi da Project Financing
RICAVI
Costo del lavoro
Costo servizi
Costi generali e societari
COSTI OPERATIVI
Ammortamenti
REDDITO OPERATIVO
TOTALE PERIODO
Piano
Bilancio
Differenza
16.564
11.607
(4.957)
1.000
(1.000)
17.564
11.607
(5.957)
(6.158)
(6.640)
(482)
(7.921)
(13.298)
(5.378)
(795)
(1.544)
(749)
(14.873)
(21.483)
(6.610)
(9.167)
(7.811)
1.356
(6.476)
(17.687)
(11.211)
Fonte: Elaborazione su Piano Industriale e Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
I risultati reali sono peggiori rispetto alle previsioni del Piano Industriale per circa 11,2 milioni di
Euro:
 4,95 milioni di Euro di minori ricavi dalla gestione corrente. Dovrebbero essere rappresentati
dagli affitti degli impianti. Effettivamente nella Relazione sulla Gestione del Bilancio al 31
dicembre 2009173 gli amministratori rilevano che i ricavi per la gestione di quattro dei cinque
impianti (con l‘eccezione del solo ―Luigi Ferraris‖) sono ―determinati da tariffe fissate dal Comune e
non coprono che una minima parte dei costi di gestione. Ciò è certamente corretto dal punto di vista sociale e dalla
visuale dell‟Azionista di maggioranza, ma il conseguente pesantissimo squilibrio dei conti aziendali non può
essere ulteriormente sopportato dalla Società‖;
 1 milione di Euro di minori ricavi da project financing. Il piano non specificava in cosa
consistesse, concretamente, il project financing, non è quindi possibile capire se la loro mancata
realizzazione derivi da una scelta aziendale o da fattori esogeni;
 0,48 milioni di Euro di maggiori costi del personale. Si tratta di un errore ripetitivo sul costo
del personale che, fatte salve situazioni particolari (quali gli straordinari, comunque stimabili
sulla base del passato), non dovrebbe mai essere difficile valutare con sufficiente precisione174.
 5,37 milioni di Euro di maggiori costi per servizi. È la voce in assoluto più elevata, poiché
rappresenta un incremento del 168% sul valore di budget. In assenza di precisazioni nei Bilanci,
è possibile che sia in parte dovuta a costi straordinari dell‘esercizio che non hanno incrementato
il valore degli impianti (rifacimento del manto erboso, manutenzione) o da errori iniziali di stima
nella costruzione del piano industriale;
 0,74 milioni di Euro di maggiori costi generali.
 1,35 milioni di Euro di minori costi per ammortamenti ed accantonamenti. Questa è l‘unica
variazione chiaramente giustificata, poiché deriva da una variazione dei principi contabili
intervenuta a partire dal 2007, che ha imposto di scorporare la quota di terreno dal valore del
Ho provato a difendere un Sogno
67
fabbricato, riducendo così il valore di partenza in base al quale effettuare il calcolo degli
ammortamenti. Il beneficio è parzialmente annullato, nel 2009, da circa 980 mila di Euro di
stanziamenti straordinari fatti in sede di approvazione del bilancio.
Aldilà delle spiegazioni, che sono solo delle ipotesi di lavoro (vista l‘impossibilità di accedere alla
contabilità dell‘azienda), rimane difficile pensare che a fronte di un così forte scostamento dei dati
consuntivi rispetto al piano originariamente concepito non vi sia traccia di spiegazioni nei Fascicoli
di Bilancio. Sarebbe probabilmente opportuno che l‘azionista di maggioranza (oggi unico) e cioè il
Comune di Genova, si interrogasse concretamente sulle motivazioni che hanno condotto ad una
così forte differenza di risultato.
Il costo di SportInGenova è stato quasi il doppio di quanto era inizialmente preventivato.
Non in linea con le attese, viste le dichiarazioni del 2005 di Pietro D‘Alema ―esistono sprechi, esistono
cattive gestioni, si possono risparmiare soldi in acquisti mirati. Ma non è possibile che il privato, con lo sport, ci
guadagni e il pubblico ci perda. Garantiremo le fasce deboli e lasceremo alle società gli spazi gestiti in concessione.
Ma, come si dice, guarderemo tutto con occhio aziendale‖175.
Sul mancato raggiungimento dell‘autonomia gestionale e finanziaria il Consiglio di
amministrazione, anche nella Relazione sulla Gestione del Bilancio 2009, ha ricordato due fattori
che condizionano pesantemente la vita della Società:
 i ricavi per la gestione di quattro dei cinque impianti (con l‘eccezione del solo Stadio ―Luigi
Ferraris‖) sono ―determinati da tariffe fissate dal Comune e non coprono che una minima parte dei costi di
gestione. Ciò è certamente corretto dal punto di vista sociale e dalla visuale dell‟Azionista di maggioranza, ma il
conseguente pesantissimo squilibrio dei conti aziendali non può essere ulteriormente sopportato dalla Società‖;
 ―le limitate risorse finanziarie disponibili sono state interamente utilizzate per investimenti sullo stadio Ferraris,
su indicazione dello stesso Azionista di maggioranza. (…) i cui costi e gli impegni finanziari relativi sono tali da
non poter essere sopportati da SportInGenova senza il supporto degli Azionisti‖.
Sarebbe però interessante capire quanta parte di questi maggiori costi siano effettivamente da
addebitare allo Stadio ―Luigi Ferraris‖ e quanti, invece, discendano dagli altri quattro impianti
gestiti da SportInGenova. Questo non solo per un mero dovere di cronaca, ma anche e soprattutto
per capire se il messaggio indirettamente passato dal 2008 ai cittadini (e cioè, sostanzialmente, che
se SportInGenova era in perdita la responsabilità era da addebitare agli alti costi ordinari e
straordinari dello Stadio ―Luigi Ferraris‖) trovi riscontro oggettivo o meno nei numeri.
QUANTO COSTA LO STADIO “LUIGI FERRARIS”?
Nell‘immaginario collettivo cittadino si è creata la percezione che SportInGenova e lo Stadio
―Luigi Ferraris‖ siano la stessa cosa. D‘altra parte, dei cinque impianti a suo tempo conferiti, è
sicuramente il più famoso e quello di cui si è parlato di più. Nel momento in cui si dichiarano i dati
riguardanti i deficit di bilancio di SportInGenova ed al crescente indebitamento bancario e con i
fornitori di quest‘ultima, c‘è il forte rischio di passare un messaggio non corretto, e cioè che tale
situazione sia dovuta ai costi dello ―Luigi Ferraris‖. È infatti verosimile che se si chiedesse cittadini
genovesi quali sono i costi dello stadio, buona parte di questi risponderebbe: ―altissimi, i quattro anni
ha causato perdite per 30 milioni!‖.
68
Ho provato a difendere un Sogno
La realtà è diversa. Nei quattro anni di vita di SportInGenova, l‘affitto dello stadio alle due squadre
di calcio ha prodotto ricavi per circa 6,8 milioni di Euro176, quindi il 60,5% del fatturato
complessivo. Ma a fronte di quali costi?
Al momento della creazione di SportInGenova, il ―Luigi Ferraris‖ era l‘unico degli impianti
oggetto del conferimento a presentare un risultato operativo positivo, per 500 mila Euro.
Leggendo l‘intervento della dott.ssa Castagnacci in sede di presentazione del progetto si intuisce,
addirittura, che lo Stadio viene conferito proprio perché, sfruttando la sua capacità di generare utili,
potrà supportare la gestione degli altri quattro impianti che sono oggetto di una gestione ―sociale‖,
ispirata più a garantirne la fruizione da parte dei cittadini utilizzatori che non al profitto
economico.
Pur non disponendo delle informazioni di dettaglio dei singoli impianti (se non per quanto
riguarda i soli ricavi, e solo a partire dal 2007) è stato fatto un tentativo di simulazione del
Bilancio del solo “Luigi Ferraris”. L‘ipotesi di lavoro è stata costruita sulla base dei seguenti
criteri:
 i ricavi sono rilevati in maniera puntuale dai bilanci di SportInGenova. Per il solo anno 2006,
non essendo disponibile il dettaglio, è stato considerato il 60% dei ricavi complessivi della
società, coerentemente con l‘andamento medio degli anni seguenti;
 i costi operativi sono imputati sulla base dell‘incidenza media delle stesse voci (servizi e
personale) per la voce ―Stadio comunale e Palazzetto dello Sport‖ nei bilanci del Comune di Genova
degli anni 2004 e 2005. In particolare rappresentano il 37,72% dei costi per materie prime e
servizi (e di questi il 55% è stato considerato riferito allo stadio) e il 27,38% dei costi per il
personale (e di questi il 35% è stato considerato riferito allo stadio, corrispondente ai costi di 5
persone a tempo pieno); gli oneri diversi di gestione sono imputati al 20%. Questo valore è
molto aleatorio, in quanto la voce è fortemente influenzata dai costi per le utenze, per le quali
non è possibile stimare, dall‘esterno, l‘imputazione analitica ai singoli impianti;
 gli ammortamenti sono iscritti sulla base dei bilanci di SportInGenova. Gli accantonamenti ai
fondi rischi eseguiti nel 2009 non sono invece stati considerati perché inerenti un evento
eccezionale (il fondo per la gara seggiolini) e, per la parte residua, fondi svalutazione su crediti
verso i quali non è nota la competenza (e che potrebbero essere addirittura antecedenti al 2006);
 gli oneri finanziari sono calcolati sulla base dell‘esposizione effettiva derivante da mutui e
finanziamenti accesi sullo Stadio ―Luigi Ferraris‖ , ipotizzando una rata media ventennale ed un
tasso di interesse fisso al 6%;
 il debito verso le banche a breve termine evolve nel tempo, secondo indicatori patrimoniali che
determinano la variazione dei flussi di cassa prevedono l‘incasso dei crediti a 12 mesi ed il
pagamento dei costi operativi a 90 giorni. Si è tenuto conto degli investimenti effettuati, così
come risultati dai bilanci.
Simulazione “Luigi Ferraris”
Ricavi affitti squadre
Altri ricavi
Totale Ricavi
Costi per servizi e acquisti
Costi per il personale
Spese generali
EBITDA
Ammortamenti
Proventi (oneri) finanziari
Imposte
Utile (perdita) d'esercizio
2006
1.261
1.261
(179)
(88)
(40)
955
(509)
(292)
154
2007
2.102
2.102
(807)
(178)
(85)
1.031
(941)
(569)
(478)
2008
1.822
188
2.010
(929)
(180)
(79)
822
(959)
(616)
(752)
2009
1.907
106
2.013
(844)
(190)
(105)
874
(959)
(585)
(669)
Elaborazione su Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
Ho provato a difendere un Sogno
69
Se tutte le premesse sono corrette, lo Stadio dovrebbe aver generato una perdita civilistica di
esercizio, nell‘arco dei quattro anni presi in esame, di 1,75 milioni di Euro, rappresentante solo
l‟8,5% del totale delle perdite cumulate di SportInGenova.
Occorre ricordare che SportInGenova è nata da un conferimento e che:
 i costi della gestione corrente sono probabilmente sovrastimati, in particolare per quanto
riguarda il costo del personale dipendente. Non è possibile capire se anche le tariffe applicate
dalle aziende per la fornitura delle utenze siano coerenti con i volumi sviluppati, anche se i costi
di questa natura sembrerebbero aver avuto un notevole incremento dopo che gli impianti sono
fuoriusciti dalla gestione diretta del Comune;
 gli oneri finanziari sono elevati soprattutto per l‘alto costo del denaro, poiché SportInGenova
ha ereditato dal Comune finanziamenti ad un tasso fisso del 6%, che è un costo medio superiore
all‘‘attuale.
Se l‘impianto fosse gestito da un‘azienda totalmente privata, quindi, è verosimile che i costi di
esercizio sarebbero più contenuti. Forse, addirittura, in maniera da garantire un equilibrio di
esercizio.
Uno dei pochi riscontri alla simulazione è nelle dichiarazioni del ottobre 2008 dell‘allora
Amministratore delegato di SportInGenova, Silvio Sartorelli, secondo cui lo Stadio ―Luigi Ferraris‖
produceva una perdita di 466 mila Euro177. Se, come probabile, si riferiva ai risultati del 2007, allora
i criteri impostati in questo lavoro non si discostano troppo dalla realtà (il risultato previsto dalla
simulazione è, infatti, di 478 mila Euro di perdita).
Per quanto attiene la situazione patrimoniale e finanziaria, le tabelle successive sono state
predisposte sulla base dei seguenti criteri:
 le immobilizzazioni sono calcolate puntualmente, esistendo sufficienti dati nei Bilanci della
Società;
 la valutazione del capitale circolante netto è impostata sulla previsione di incassare i crediti a 365
giorni e di pagare i debiti a 90 giorni. Questa situazione è più penalizzante di quella reale, in
particolare sul fronte dei debiti verso i fornitori, che sono saldati con ritardi molto superiori;
 il patrimonio netto si movimenta per effetto dei risultati di esercizio;
 le banche a medio termine sono basate sui dati disponibili nel bilancio; la posizione delle banche
a breve termine è la risultante del flusso di cassa prodotto.
Stato Patrimoniale riclassificato
Totale Immobilizzazioni
Crediti
Debiti
Capitale Circolante Netto
Capitale Investito Netto
Patrimonio Netto
Banche a breve
Banche a medio/lungo
Posizione Finanziaria Netta
Totale Fonti
2006
30.330
1.261
(66)
1.195
31.526
21.115
687
9.724
10.411
31.526
2007
30.476
2.102
(243)
1.859
32.336
20.637
2.461
9.238
11.699
32.336
2008
29.554
2.010
(273)
1.737
31.291
19.885
1.389
10.018
11.406
31.291
2009
28.595
2.013
(255)
1.758
30.354
19.215
1.670
9.468
11.138
30.354
Fonte: Elaborazione su Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
70
Ho provato a difendere un Sogno
Un altro aspetto che incide sui risultati è il forte ritardo nei pagamenti da parte delle due
squadre di calcio (decisamente più da parte del Genoa che non della Sampdoria): se a partire dal
2007 avessero rispettato normali condizioni di pagamento delle fatture a 90 giorni, su base
trimestrale, il flusso di cassa operativo sarebbe stato positivo, con evidenti benefici in termini di
autonomia della struttura. Ragionevolmente la Società avrebbe avuto anche una minore
esposizione verso le banche, con addebito di minori interessi passivi.
Sarebbe interessante capire se SportInGenova abbia mai provato a ricorrere alla cessione dei
crediti, magari pro-soluto, a una società di factor: ciò avrebbe permesso di incassare immediatamente
i crediti e migliorare sensibilmente la situazione finanziaria. L‘unica spiegazione ragionevole è che il
tentativo non sia andato a buon fine per il probabile scarso ―merito di credito‖ delle due società di
calcio (in assenza di garanzie dei due azionisti, ovviamente).
La domanda cui occorre rispondere è però diversa: se il “Luigi Ferraris”, anziché essere
conferito a SportInGenova, fosse rimasto di proprietà del Comune (all‘interno del Bilancio
comunale), avrebbe continuato a produrre un risultato operativo positivo come al momento
del conferimento, nel 2006, oppure avrebbe generato una perdita?
Per rendere le previsioni di costo coerenti a quelli del Bilancio del Comune di Genova, occorre
eliminare dai costi annuali i soli ammortamenti (cui il Comune non è tenuto). Le altre voci di costo
rimangono invariate, pur con la stessa sensazione di sovrastima già esternata in precedenza.
La tabella che segue parte dall‘ipotesi di risultato del ―Luigi Ferraris‖ in precedenza delineata, per
arrivare al Risultato Operativo che si sarebbe avuto se l‘impianto fosse rimasto all‘interno del
Bilancio del Comune di Genova.
Riclassifica secondo criteri del Piano Industriale
Risultato esercizio (stima)
Storno ammortamenti
Ipotesi risultato “Luigi Ferraris”
(se proprietà comunale)
2006
154
509
2007
(478)
941
2008
(752)
959
2009
(669)
959
663
463
206
289
Fonte: Elaborazione su Bilanci SportInGenova (valori in migliaia di Euro)
Lo Stadio “Luigi Ferraris” avrebbe quindi verosimilmente continuato a produrre un
risultato operativo positivo nel periodo fra il 2006 e il 2009178.
Questa affermazione è confermata anche dal Prof. Luca Gandullia, Presidente del Consiglio di
amministrazione di SportInGenova dall‘estate 2009 fino alla messa in liquidazione della Società che
conferma: ―Il principale limite è stato quello di pensare che una Spa, che per sua natura persegue fini lucrativi,
potesse reggersi da sola praticando delle tariffe, stabilite dall‟amministrazione pubblica anche cono finalità sociali,
insufficienti a garantire la copertura delle spese ordinarie di gestione. Parlando da economista, l‟unico impianto che
avrebbe senso affidare ad un spa pubblica è il Ferraris, che, se gestito in forma manageriale, sarebbe in grado di
produrre utili attraverso criteri privatistici e di mercato, mentre non si può dire che la sua gestione debba rispondere a
criteri di socialità‖179
SPORTINGENOVA IN LIQUIDAZIONE: QUALE DESTINO PER LO STADIO “LUIGI FERRARIS”?
Nel dicembre 2009 il Consiglio Comunale decide di ―smontare‖ l‘operazione che nel 2006 aveva
creato SportInGenova, determinando fra l‘altro di procedere alla riduzione del capitale sociale di
AMIU Spa per un importo pari al valore delle partecipazioni cedute dal Comune di Genova (così
Ho provato a difendere un Sogno
71
come risultanti dal bilancio di AMIU Spa approvato al 31 dicembre 2008), riportando dette
partecipazioni interamente sotto il controllo del Comune di Genova stesso. A seguito di tale
operazione SportInGenova Spa torna ad essere controllata al 100% dal Comune di Genova 180.
Nel gennaio 2010 viene annunciato che SportInGenova sarà posta in liquidazione. Il Comune
riporta sotto il suo controllo diretto tre dei cinque impianti sportivi precedentemente conferiti,
accollandosi 16 milioni di Euro di debiti. Per quanto riguarda il ―Luigi Ferraris‖ si tenterà un
accordo con le due squadre di calcio per una gestione condivisa. Sul tema l‘Assessore Anzalone
ricorda che ―è noto che vorremmo affidare alle squadre la gestione dello stadio, ma bisogna che ci sia un‟intesa fra
le due società, per quanto abbiamo pensato che SportInGenova, pur messa in liquidazione, potrebbe trasformarsi per
un periodo determinato in una società ristretta che dialoghi con le squadre, in un‟intesa a tre, con un 33% ciascuno
di impegno‖181.
SportInGenova entra in liquidazione il 16 giugno 2010. Liquidatore è nominato il dott.
Adriano Anselmi. Qualche settimana più tardi, nel luglio del 2010, l‘Assessore varia leggermente la
posizione dell‘Amministrazione comunale. Probabilmente dopo aver incassato un diniego delle
squadre relativamente all‘affidamento diretto della gestione dell‘impianto si passa a prevedere di
riportare anche lo Stadio ―Luigi Ferraris‖ nell‘ambito del patrimonio del Comune di Genova e di
effettuare quegli interventi che possano consentire di sfruttare al meglio la struttura anche al di
fuori degli eventi calcistici182.
La posizione dell‘Amministrazione Comunale sembra essere quella di non alienare questi beni (che
prima del conferimento a SportInGenova facevano parte del patrimonio ―non disponibile‖183 del
Comune) ma di provvedere a ricomprarli allo scopo di dotare SportInGenova delle risorse
necessarie al saldo di tutti i propri debiti, così come iniziato con i primi tre impianti. Sembrerebbe
tutto lineare: il Comune provvede a pagare – qualche anno dopo – costi che avrebbe comunque
avuto nel suo bilancio per ciascuno degli anni di esistenza di SportInGenova.
Bisogna però augurarsi che le cose vadano proprio come fin qui ipotizzato. Il processo di
liquidazione di una società parte dal presupposto di portare alla chiusura del soggetto giuridico
attraverso la vendita di tutte le componenti dell‘attivo (beni materiali ed immateriali,
immobilizzazioni finanziarie, crediti) allo scopo di accumulare una quantità di denaro sufficiente a
saldare tutti i debiti e, se possibile, restituire agli azionisti il capitale sociale a suo tempo versato.
Questo è il caso della cosiddetta liquidazione in bonis, che non prevede alcun tipo di contenzioso
con nessuno dei debitori (non esclude ovviamente transazioni ed accordi).
Più di frequente, le società sono messe in liquidazione quando si sa in partenza che non esistono
(né sono ottenibili) risorse sufficienti per saldare tutti i debiti: in questo caso, il liquidatore cerca di
vendere i beni a sua disposizione al meglio delle sue possibilità, per poi negoziare con i creditori
una chiusura delle posizioni versando solo una quota di quanto dovuto. Il creditore non
soddisfatto della proposta può sempre provare a proporre istanza di fallimento della società;
generalmente però viene scelta la soluzione meno penalizzante e cioè la certezza di incassare in
tempi abbastanza rapidi una quota dei propri crediti, contro il rischio di vedere i tempi allungarsi
per la dinamica fallimentare ottenendo al termine una cifra che non è poi così distante da quella
che si sarebbe ottenuta negoziando.
72
Ho provato a difendere un Sogno
In verità il creditore di SportInGenova ha un discreto vantaggio, rappresentato dalla particolare
situazione in cui la Società ha operato nell‘arco della sua attività. Sin dall‘inizio è stata sottoposta, ai
sensi dell‘art. 2947 del Codice Civile, all‘attività di direzione e coordinamento da parte del Comune
di Genova. Tale articolo, al primo comma, prevede che ―Le società o gli enti che, esercitando attività di
direzione e coordinamento di società agiscono nell'interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi
di corretta gestione societaria e imprenditoriale delle società medesime, sono direttamente responsabili nei confronti dei
soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti
dei creditori sociali per la lesione cagionata all'integrità del patrimonio della società. Non vi è responsabilità quando
il danno risulta mancante alla luce del risultato complessivo dell'attività di direzione e coordinamento ovvero
integralmente eliminato anche a seguito di operazioni a ciò dirette‖.
Il Consiglio di amministrazione di SportInGenova ha sempre messo in evidenza come la scarsa
redditività ed autonomia finanziaria della Società dipendesse anche ―da tariffe fissate dal Comune [che]
non coprono che una minima parte dei costi di gestione. Ciò è certamente corretto dal punto di vista sociale e dalla
visuale dell‟Azionista di maggioranza, ma il conseguente pesantissimo squilibrio dei conti aziendali non può essere
ulteriormente sopportato dalla Società‖184. Sebbene la maggioranza dei creditori siano fornitori
direttamente o indirettamente partecipati dal Comune di Genova, anche per quelli minori questa
situazione dovrebbe configurare una responsabilità solidale in capo al Comune stesso.
Riacquistando gli impianti il Comune di Genova probabilmente sta solo anticipando un esborso
che sarebbe stato comunque dovuto in caso di contenziosi.
Il ―Luigi Ferraris‖ e la ―Sciorba‖, rimangono per ora in capo a SportInGenova ma dovrebbero
rientrare anche questi nell‘ambito del patrimonio del Comune di Genova, probabilmente già nel
corso del 2011185.
In questo momento, infatti, il liquidatore dovrebbe essere in procinto di redigere una situazione di
liquidazione della società, per capire quale strada seguire. Ha però un vantaggio: se per
l‘amministratore di una società è estremamente pericoloso (anche sotto il profilo della
responsabilità personale) vendere un bene ad un valore inferiore a quello di mercato, seppure in
una situazione di difficoltà conclamata della società, il liquidatore ha meno problemi in questo
senso, perché può dimostrare che lo sconto concesso era necessario per addivenire ad un incasso
rapido e per garantire la chiusura della liquidazione senza contenziosi con i creditori È quindi
possibile che il liquidatore (stante la probabile scarsa propensione del Comune di Genova a
impegnare altri 15 milioni di Euro sottraendoli a capitoli di spesa, obiettivamente, più importanti
per la vita dei cittadini) si trovi nella ―necessità‖ di dismettere gli impianti della ―Sciorba‖ ed il
―Luigi Ferraris‖?
A chi potrebbero, però, interessare le piscine della ―Sciorba‖ che secondo le ultime informazioni
(riferite al 2008) facevano registrare una perdita di circa 2 milioni di Euro all‘anno? Forse rimane
un solo asset vendibile: lo Stadio “Luigi Ferraris”, che anche nella situazione attuale, se gestito
con logiche privatistiche, potrebbe essere in pareggio.
Se il Comune non desse seguito alla decisione di riacquistare l‘impianto, lo Stadio “Luigi
Ferraris” sarà venduto?
Chi può essere interessato a comprarlo?
E, soprattutto, che cosa ne farà successivamente all‘acquisto?
Ho provato a difendere un Sogno
73
74
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 2
LA PROPOSTA DI LEGGE SULL‟IMPIANTISTICA SPORTIVA
Nel corso della discussione cittadina, si è spesso fatto riferimento ai benefici economici ai quali
avrebbero avuto accesso i progetti che avessero fatto parte del dossier FIGC per la candidatura
dell‘Italia ai Campionati Europei di calcio del 2016. In taluni casi si è parlato di contributi a fondo
perduto, in altri di finanziamenti a tasso zero.
La Proposta di Legge in discussione al Parlamento, porta in realtà vantaggi di natura
prevalentemente procedurale, stabilendo delle corsie preferenziali e degli adempimenti
semplificati per tutti i progetti che saranno inseriti nel previsto ―Piano Triennale di intervento
straordinario per l'Impiantistica Sportiva‖. I vantaggi economici, rappresentati da un contributo
sugli interessi passivi derivanti dai finanziamenti richiesti all‘Istituto per il Credito Sportivo, sono
gli stessi che possono essere già richiesti sulla base della vigente normativa (come ha fatto la
Juventus per il suo nuovo stadio). È ovviamente utile essere inseriti nel novero del Piano Triennale
di Intervento, perché a questo sarà data priorità in caso di carenza di fondi a disposizione.
PUNTI SALIENTI DELLA PROPOSTA DI LEGGE
Il Senato della Repubblica, nell‘adunanza del 7 ottobre 2009 della 7° Commissione Permanente, ha
approvato in sede referente la Proposta di Legge per il finanziamento degli impianti sportivi
(―Disposizioni per favorire la costruzione e la ristrutturazione di impianti sportivi e stadi anche a sostegno della
candidatura dell‟Italia a manifestazioni sportive di rilievo europeo o internazionale‖).
Il testo approvato dal Senato è stato poi trasmesso alla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2009,
dove è stato recepito con il numero di riferimento A. C. 2800. È stato quindi assegnato alla VII
Commissione permanente (Cultura, Scienza e Istruzione) che ne ha iniziato l‘analisi il giorno 11
maggio 2010. Dopo una serie di riunioni interlocutorie, il 7 luglio 2010 la Commissione ha deciso
di nominare un Comitato Ristretto che avrà il compito di coordinare il testo con le altre proposte
già presenti alla Camera186 e di approfondire le tematiche di discussione emerse. Durante l‘esame
alla Camera è venuta meno la candidatura dell‘Italia a ospitare la manifestazione Euro 2016.
La Proposta di Legge in esame, così come approvata dal Senato, ha l‘obiettivo di favorire la
costruzione di nuovi impianti, ovvero la ristrutturazione di strutture esistenti ―secondo criteri di
sicurezza, fruibilità e redditività dell'intervento e della gestione economico-finanziaria, in modo che sia
garantita, nell'interesse della collettività, la sicurezza degli impianti e degli stadi, anche al fine di prevenire i fenomeni
di violenza all'interno e all'esterno dei medesimi, e sia migliorata, a livello internazionale, l'immagine dello sport in
vista della candidatura dell'Italia per l'organizzazione di manifestazioni sportive di rilievo europeo o
internazionale”.
I progetti che presentino i requisiti necessari beneficeranno di una semplificazione ed
accelerazione delle procedure amministrative necessarie alla loro realizzazione. È innanzitutto
previsto che le opere oggetto della presente legge siano dichiarate ―di preminente interesse
nazionale, di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza‖187.
Nel caso di nuovi insediamenti, è necessario presentare al Comune uno studio di fattibilità
―comprensivo delle valutazioni di ordine sociale, ambientale e infrastrutturale, degli impatti paesaggistici e delle
Ho provato a difendere un Sogno
75
esigenze di riqualificazione paesaggistica, e del piano finanziario con l'indicazione delle eventuali risorse pubbliche e
degli eventuali finanziamenti per la sua predisposizione‖. Il sindaco, entro sessanta giorni, promuove un
Accordo di Programma ai sensi del D. Lgs. 267/2000, anche allo scopo di ―approvare le necessarie
varianti urbanistiche e commerciali e per conseguire l'effetto di dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità ed
urgenza delle opere‖; iter che deve concludersi entro sei mesi. Se l'accordo di programma comporta
―variazione degli strumenti urbanistici comunali, vigenti o adottati‖ occorrerà la ratifica della Giunta
Comunale (è comunque sempre esplicitamente prevista l'applicazione della disciplina in materia di
valutazione di impatto ambientale).
Nel caso di ristrutturazioni di impianti esistenti sarà sufficiente la presentazione di una
Denuncia di Inizio Attività, fatti salvi i casi di interventi di ristrutturazione o di trasformazione
non conformi agli strumenti urbanistici ai quali si applicherà l‘iter previsto nel caso di nuovi
insediamenti. L‘impianto ed eventuali aree accessorie e pertinenziali potranno essere cedute dal
Comune anche in concessione, purché di durata non inferiore ai 50 anni.
I soggetti proponenti possono essere delle società professionistiche (anche mediante veicoli dei
quali queste mantengano il controllo), oppure soggetti privati o pubblici che abbiano stipulato un
accordo di durata almeno ventennale con una società professionistica, che dovrà essere la
principale fruitrice dell‘impianto.
I progetti, che possono riguardare gli ―stadi‖ oppure i ―complessi polifunzionali‖188, dovranno essere
presentati entro 3 mesi dall‘approvazione della Legge, allo scopo di consentire al Consiglio dei
Ministri la redazione di un Piano triennale di intervento straordinario per l‟Impiantistica Sportiva, che
prevederà, fra l‘altro, contributi in conto interessi sui finanziamenti necessari per la realizzazione
degli interventi. Sarà data priorità ai progetti che portino alla realizzazione di complessi
multifunzionali, ―destinati ad essere usati durante l‟intero anno e per eventi anche sociali e culturali che abbiano
capacità di generare processi di riqualificazione urbana e ambientale, che creino nuova occupazione nel territorio e che
prevedano l‟uso di tecniche innovative di costruzione e la realizzazione di impianti di produzione di energie
alternative, con particolare riguardo ai sistemi fotovoltaici idonei a generare energia elettrica a favore del territorio su
cui è ubicato lo stadio‖.
LE CRITICHE ESPRESSE ALLA PROPOSTA DI LEGGE
Le principali critiche discendono dalle procedure di semplificazione e accelerazione dell‘iter
amministrativo dei progetti, che riducono le possibilità di contrasto di eventuali utilizzi impropri
della legge.
Legambiente189 rileva innanzitutto come la proposta sia stata approvata dalla Commissione Cultura
del Senato, ―pur trattandosi di un testo dai contenuti sicuramente difformi dalla normativa urbanistica vigente, e
ben più inerenti ai temi propri delle Commissioni Ambiente e Lavori Pubblici‖.
Uno dei passaggi più controversi è rappresentato dall‘art. 1, 2° comma, nella parte in cui recita: ―le
opere oggetto della presente legge sono dichiarate di preminente interesse nazionale, di pubblica utilità,
indifferibilità ed urgenza‖. Le criticità sono evidenziate dallo stesso relatore del progetto alla
Camera, Claudio Barbaro, che nel presentare il Progetto alla Commissione l‘11 maggio 2010, con
riferimento alla dichiarazione di preminente interesse nazionale, “segnala sin d'ora l'opportunità di
chiarire se la finalità della disposizione è, o meno, quella dell'inserimento delle opere nel Programma delle
76
Ho provato a difendere un Sogno
infrastrutture strategiche di cui alla legge 443 del 2001. Ricorda, inoltre, che la dichiarazione di pubblica utilità
attribuisce alle opere, anche quando private, la natura giuridica di opera pubblica e costituisce presupposto
per eventuali procedure espropriative. Infine, la dichiarazione di indifferibilità ed urgenza costituisce il
presupposto di legittimità del provvedimento di occupazione d'urgenza‖.
Il secondo punto ritenuto controverso è l‘art. 4, 3° comma che disciplina la definizione, da parte
del Sindaco, dell‘Accordo di Programma, al fine di ―approvare le necessarie varianti
urbanistiche e commerciali e per conseguire l'effetto di dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità ed
urgenza delle opere‖. Tale procedura è già prevista dal Decreto Legislativo n. 267/2000 ma, in deroga
all‘art. 34 di tale Decreto, si prevede che se l‘Accordo di Programma comporta una ―variazione degli
strumenti urbanistici comunali, vigenti o adottati‖, la ratifica debba provenire dalla Giunta
Comunale (espressione della sola maggioranza di governo della Città) e non da parte del
Consiglio Comunale.
I critici evidenziano il rischio di possibili abusi, derivanti dalla previsione dell‘art. 5, 2° comma
(relativo ai nuovi impianti) che recita: ―Nel caso della realizzazione di complessi multifunzionali il progetto
può prevedere locali e spazi da destinare ad attività residenziali, direzionali, turistico-ricettive e commerciali‖, e
dell‘art. 6, 4° comma (relativo alla ristrutturazione e trasformazione degli impianti esistenti) che
recita ―il Comune può prevedere la possibilità di un ampliamento edificatorio delle cubature che già insistono
sull‟area interessata (stadio ed aree funzionali e pertinenziali, ndr)‖.
La preoccupazione nasce sia dall‘estensione delle possibili destinazioni alternative, sia in
collegamento con la definizione stessa di complesso multifunzionale, contenuta nell‘art. 2, che
mette in relazione lo ―stadio, anche unitamente ad altri impianti sportivi tra loro collegati da organicità
funzionale, strutturale ed impiantistica‖ con ―una o più strutture, anche non contigue, funzionali alla fruibilità del
complesso medesimo‖. Questo perché: (i) se una struttura è definita come ―non contigua‖, stando alla
lingua italiana, può paradossalmente essere anche molto distante, dall‘altra parte della Città; (ii) il
concetto di ―funzionale alla fruibilità‖, che ad una prima lettura sembrerebbe indurre ad una
funzionalità di utilizzo (es. un parcheggio vicino allo stadio), potrebbe essere inteso anche in
maniera estensiva, cioè ―economicamente‖ funzionale alla fruibilità.
In altri termini, chi è preoccupato da un‘applicazione speculativa della legge rileva che il soggetto
promotore potrebbe affermare che per sostenere gli oneri dell‘investimento sull‘impianto
posizionato in una determinata area sia necessario ottenere spazi a destinazione residenziale,
direzionale, turistico/ricettiva o commerciale in un‘altra zona della città; che magari non ha alcuna
prossimità con l‘impianto, ma i cui ritorni consentono di ammortizzare il costo della costruzione o
ristrutturazione dell‘impianto sportivo.
Osservando quanto avvenuto a Genova, il Sindaco Marta Vincenzi (per supportare gli oneri
economici e finanziari del progetto Colisa) era stata sollecitata a dare la propria disponibilità
nell‘identificare e rendere disponibili aree non collegate all‘impianto sulle quali il promotore del
progetto avrebbe potuto effettuare altri investimenti. Nel caso della Colisa si era parlato di 100 mila
metri quadrati destinati ad attività produttive190. La proposta per il nuovo Piano Urbanistico
Comunale realizzata da Urban Lab lo scorso dicembre 2010, sembra prevedere che l‘area oggi
occupata dal ―Luigi Ferraris‖ possa essere oggetto di riqualificazione per consentire il recupero
degli investimenti per la costruzione dello stadio di Sestri, dove si conferma non possibile
realizzare un centro commerciale.
Ho provato a difendere un Sogno
77
Anche la previsione dell‘art. 6, 5° comma lascia perplessi, poiché prevede che ―le opere di
ristrutturazione degli stadi e di trasformazione in complessi multifunzionali, purché conformi alle destinazioni d‟uso
previste ai sensi del comma 4 ed iniziate entro il termine di cinque anni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, possono essere realizzate in base a denuncia di inizio attività ai sensi dell‟articolo 23 del testo
unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni‖. La ―denuncia di inizio attività‖ cui si fa
riferimento è la stessa ―DIA‖ di norma utilizzata per la realizzazione di opere interne alle abitazioni
(o agli uffici) e per interventi definiti dalla pianificazione urbana vigente. Ciò che preoccupa,
sempre secondo Legambiente, è che ―in questo caso si userebbe per ristrutturare stadi di 40-50 mila posti a
sedere, costruire case e uffici. Con l‟autocertificazione del progettista. E la sicurezza? Quale paese civile, tanto più
con caratteristiche di forte dissesto idrogeologico, potrebbe autorizzare una simile norma che mette seriamente a rischio
l‟incolumità di cittadini?‖ 191
La Proposta di Legge, come attualmente formulata, sembrerebbe applicabile a tutti i progetti
presentati a Genova (Sestri, Colisa, Ferraris) e non introduce una discriminante che possa
privilegiare la scelta di uno fra questi. Suggerisce, invece, un modus operandi che potrebbe facilitare
l‘ipotesi di recupero del ―Luigi Ferraris‖ se gli eventuali promotori non ritenessero di avere la
possibilità di procedere all‘acquisto a titolo definitivo dell‘impianto. Stabilisce che, in alternativa alla
vendita (per la quale è prevista una perizia dell‘Agenzia delle Entrate per la determinazione del
valore di trasferimento), i Comuni possono cedere anche i soli diritti di superficie, purché per un
periodo non inferiore ai 50 anni. Inoltre, ed anche questo è interessante, oggetto della cessione
possono essere anche le aree e le strutture funzionali al complesso principale, anche se costituite da
fabbricati autonomi.
Occorrerà seguire i lavori della Camera192, anche per verificare gli esiti del coordinamento del testo
approvato dal Senato con un altro documento in discussione (Atto Camera n. 1881). Aldilà di
questioni di minore portata, quest‘ultimo Progetto di Legge conteneva infatti, all‘art. 8, delle
disposizioni volte all‘assegnazione di agevolazioni fiscali e tributarie relative alle superfici
degli impianti sportivi, non previste dal Senato, ma che potrebbero essere reintrodotte dalla VII
Commissione. Il 1° comma dell‘articolo prevede la facoltà per i comuni di disporre esenzioni
fiscali per un periodo fissato in 10 anni in materia di:
 Imposta Comunale sugli Immobili (ICI);
 Tassa per lo Smaltimento dei Rifiuti Solidi Urbani (TARSU);
 Oneri di urbanizzazione e di costo di costruzione relativamente alle superfici degli impianti
sportivi nuovi e di quelli ristrutturati.
Per avere un‘idea di massima sull‘impatto di tali norme sulle ipotesi di lavoro discusse a Genova, è
possibile ipotizzare che il Comune debba rinunciare a circa 2,5 milioni di Euro per gli oneri di
urbanizzazione193 e circa 500 mila euro all‘anno fra ICI e TARSU, per un totale di altri 5 milioni.
Complessivamente, quindi, i soggetti promotori potrebbero avere un beneficio complessivo di
circa 7,5 milioni di Euro dall‘approvazione di questo articolo.
Il 2° comma, invece, introduce un‘agevolazione fiscale sotto forma di detrazione fiscale ai fini
IRES194 a favore delle società utilizzatrici di spazi o servizi particolari funzionali all‘attività espletata
dagli impianti sportivi, relativamente ai costi sostenuti. In pratica le società che si trovassero in
questa situazione (negozi, strutture ricettive, ecc.) oltre a poter regolarmente dedurre i costi dal loro
78
Ho provato a difendere un Sogno
imponibile fiscale, avrebbero un bonus addizionale rappresentato dal diritto di detrarre le stesse
spese (già dedotte) dal pagamento delle imposte. L‘articolo è peraltro molto vago, quindi risulta
difficile comprenderne la reale portata. Occorrerà poi verificare l‘interpretazione che ne sarà data
dall‘Agenzia delle Entrate.
L‟ISTITUTO PER IL CREDITO SPORTIVO
Il Progetto di Legge sul finanziamento degli Stadi prevede che il soggetto deputato a finanziare gli
impianti oggetto del Piano Triennale Straordinario sia proprio l‘Istituto per il Credito Sportivo,
avvalendosi dei fondi già oggi assegnati, nonché ―contributi erogati dalle regioni, dalle aree metropolitane e
dai comuni, nel cui territorio sono ubicati gli stadi, ai fini della loro ristrutturazione e messa in sicurezza‖. Poiché
i fondi a disposizione sono comunque limitati, è verosimile che solo i progetti che entrino a far
parte del Piano Triennale possano essere oggetto di finanziamento e che, quindi, sia necessaria
un‘attenta politica di coordinamento fra le varie Istituzioni locali per garantire il successo del
progetto.
L‘Istituto per il Credito Sportivo ha il compito di finanziare le spese di costruzione e
ristrutturazione degli impianti sportivi, fino al 100% dell‘investimento. Il finanziamento è concesso
a Enti Pubblici o Società Private, con rate costanti di capitale ed interesse, per periodi massimi
rispettivamente di 25 e 20 anni
I tassi di interesse applicati sono di mercato, con condizioni privilegiate per gli Enti Locali. Esiste
la possibilità di richiedere un contributo in conto interessi fino a un massimo dell‘1%.
Nel caso del finanziamento ottenuto dalla Juventus a marzo del 2009, ad esempio, l‘Istituto per il
Credito Sportivo ha concesso un finanziamento di 50 milioni di Euro per 12 anni, con
preammortamento massimo di 3 anni, ed un tasso a regime pari all‘EURIBOR 6 mesi e uno spread
di 220 punti base, riconoscendo altresì un contributo in conto interessi. In cambio, ha ottenuto
un‘ipoteca sull‘immobile ed un pegno su incassi di abbonamenti e biglietti. Nel maggio 2010 la
Juventus ha ottenuto un secondo finanziamento di 10 milioni di Euro, alle stesse condizioni del
primo.
Ho provato a difendere un Sogno
79
80
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 3
IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO: NORME NAZIONALI E UEFA
(in collaborazione con l‟Arch. Roberto Burlando – Studio Burlando Architettura)
Durante il dibattito sullo stadio, in particolare nel corso del 2009, sono stati fatti più volte
riferimenti espliciti alle normative che disciplinano gli impianti sportivi. Spesso la situazione del
―Luigi Ferraris‖ è stata descritta sommariamente, talune volte dando addirittura indicazioni non
corrispondenti al vero. La frase ―il Ferraris non è a norma‖, non accompagnata dall‘indicazione della
normativa cui si stava facendo riferimento (nazionale, UEFA, Euro 2016) ha rappresentato
un‘immagine dello Stadio non sempre corrispondente alla realtà.
L'ordinamento sportivo è una delle materie cosiddette ―a legislazione concorrente‖, nel senso che
la potestà legislativa è in capo alle Regioni, fatta salva la riserva a favore dello Stato per la
determinazione dei principi fondamentali. Il ruolo delle Regioni e degli Enti Locali in relazione agli
impianti sportivi è particolarmente importante, poiché le infrastrutture sportive costituiscono lo
strumento principale attraverso il quale la Pubblica Amministrazione Locale può concretamente
svolgere la loro funzione di promozione delle attività sportive e ricreative. È compito invece della
Commissione impianti sportivi del CONI esprimere un parere di tipo tecnico inerente la
funzionalità sportiva sui progetti ristrutturazione o costruzione degli impianti sportivi. L‘Istituto
per il Credito Sportivo è, infine, l‘Ente deputato a valutare e finanziare i progetti di costruzione o
ristrutturazione degli impianti sportivi.
Per provare a inquadrare le normative di riferimento si cercherà di sintetizzare i requisiti delle
numerose normative applicabili in tabelle segnalando, per ciascuna di queste, lo stato dell‘arte del
―Luigi Ferraris‖. Per facilitare l‘immediata comprensione delle tabelle verranno utilizzati i seguenti
pittogrammi (gli smile):


lo stadio rispetta il requisito normativo previsto;

lo stadio non rispetta il requisito normativo previsto e le modifiche necessarie, pur oggetto di
deroghe, dovranno essere risolte con interventi che potrebbero essere anche di natura
strutturale;
lo stadio non rispetta il requisito normativo previsto, ma le modifiche necessarie possono
essere oggetto di deroghe facilmente ottenibili o possono essere risolte con interventi non
significativi;
LA NORMATIVA NAZIONALE SUGLI IMPIANTI SPORTIVI
Le principali disposizioni normative relative alla costruzione e alla messa in uso degli impianti sono
contenute nel Decreto Ministeriale 18 marzo 1996 (Norme di sicurezza per la costruzione e l'esercizio degli
impianti sportivi), modificato e integrato dal Decreto Ministeriale 6 giugno 2005.
Oltre a definire le modalità procedurali necessarie per la costruzione o ristrutturazione di impianti
sportivi, il Decreto fornisce le disposizioni relative all‘ubicazione dell'impianto o del complesso
Ho provato a difendere un Sogno
81
sportivo, al rispetto delle misure di prevenzione degli incendi, nonché ai vari requisiti che
devono essere rispettati relativamente alla sicurezza (sistemazione degli spettatori, separazione fra
zona spettatori e zona attività sportiva, vie di uscita, aree di sicurezza e varchi, distribuzione interna
dei percorsi di smistamento, servizi di supporto della zona spettatori).
L‘argomento della sicurezza è quello che, più di altri, è stato oggetto di integrazioni negli ultimi
anni ed ha indotto notevoli investimenti: oltre alla creazione di aree per il Gruppo Operativo di
Sicurezza (GOS) e la presenza degli steward, nel caso del calcio i varchi di ingresso, numerati,
devono essere dotati di metal detector ed apparecchiature elettroniche in grado di verificare la
regolarità del titolo di accesso. È anche necessario un sistema CCTV (telecamere a circuito chiuso
che consentano la registrazione televisiva delle aree riservate al pubblico sia all'interno
dell'impianto, sia nelle sue immediate vicinanze) e strumenti di separazione che impediscano che i
sostenitori delle due squadre vengano in contatto tra loro o possano invadere il campo.
La normativa si applica agli impianti sportivi di nuova costruzione e a quelli esistenti (salvo nei casi
di interventi di manutenzione ordinari) che devono anche rispettare i regolamenti del CONI e
quelli delle Federazioni sportive nazionali ed internazionali.
Il ―Luigi Ferraris‖ può essere considerato a norma di legge per quanto riguarda la legislazione
nazionale, considerato che i problemi esistenti sono minori (numero ed adeguatezza dei servizi
igienici, limitati problemi di visibilità in alcune aree), non ostativi per la fruizione dell‘impianto da
parte del pubblico e comunque facilmente superabili.
Il Decreto fa riferimento, in più di un‘occasione, a regolamenti emanati dal Comitato Olimpico
Nazionale Italiano (CONI), dalla Federazione Nazionale competente (nel caso del calcio, la Lega
Nazionale Professionisti, oggi Lega Serie A) e dalla Federazione Internazionale (in questo caso
l‘UEFA).
L‘entrata a regime della Tessera del Tifoso195, obbligatoria a partire dalla stagione calcistica
2010/2011, ha delle ricadute anche sugli impianti sportivi nei quali sono ospitate le partite di calcio.
La disposizione, reiterata attraverso un‘ulteriore Direttiva del 6 agosto 2010196, prevede infatti che
gli stadi siano dotati di corsie per l‘accesso all‘impianto dedicate ai possessori della Tessera del
Tifoso e che, sugli altri ingressi, i controlli siano improntati al massimo rigore anche aumentando la
dotazione di steward in servizio. Il punto importante è però che ―la mancata attuazione delle misure
sopra descritte dovrà essere considerata alla stregua di carenze strutturali degli impianti, idonee a determinare
limitazioni alla loro fruibilità, sino alla chiusura agli spettatori nei casi ritenuti più gravi‖. Esistono peraltro
numerose perplessità sull‘esecutività di queste disposizioni, considerando che si tratta di una
semplice Direttiva che, per sua natura, è efficace e vincolante solo all‘interno del Ministero che l‘ha
emanata.
IL REGOLAMENTO CONI PER L'IMPIANTISTICA SPORTIVA
Nel giugno 2008, il CONI ha approvato le norme per l'impiantistica sportiva ed il Regolamento
per l‘emissione dei pareri sugli interventi relativi all'impiantistica sportiva.
Tali norme individuano i livelli minimi qualitativi e quantitativi da rispettare nella
realizzazione di nuovi impianti sportivi (o nella ristrutturazione di quelli esistenti), al fine di
82
Ho provato a difendere un Sogno
garantire idonei livelli di funzionalità, igiene e sicurezza; le stesse si pongono altresì quale metro di
riferimento per la verifica della qualità degli impianti sportivi realizzati. Ricadono nel campo di
applicazione tutti gli impianti sportivi, cioè i luoghi opportunamente conformati ed attrezzati per la
pratica di discipline sportive, regolamentate dalle federazioni sportive nazionali e dalle discipline
sportive associate. Il Regolamento, destinato agli impianti sportivi in senso lato, oltre a fare
riferimento alla normativa nazionale spesso ha delle prescrizioni di tipo residuale, che cioè si
applicano solo in assenza di indicazioni della federazione competente per lo sport praticato
nell‘impianto.
Il documento è suddiviso in tre parti: una generale (art. 1-9), una specifica che contiene prescrizioni
a seconda delle varie tipologie di sport (art. 10-12) ed una terza parte, non di nostro interesse,
relativa agli impianti complementari (per il fitness, piste ciclabili, ecc.).
Anche per quanto attiene le disposizione emanate dal CONI il ―Luigi Ferraris‖ può essere
considerato a norma di legge, considerato che l‘unico problema identificato è rappresentato
dall‘adeguatezza degli ascensori.
Dal punto di vista tecnico, il CONI ha acquisito le specifiche dettate a livello internazionale,
accogliendo le norme dell'Ente Nazionale Italiano di Unificazione (UNI) relative alla
infrastrutturazione degli impianti sportivi197.
IL REGOLAMENTO DEGLI STADI DELLA LEGA NAZIONALE PROFESSIONISTI
La versione del ―Regolamento degli Stadi della Lega Nazionale Professionisti‖ in vigore è stata deliberata
dall‘Assemblea Generale del 3 luglio 2007 e resa nota con il Comunicato Ufficiale n. 1 del 4
luglio 2007198. In quella sede sono state apportate alcune piccole modifiche all‘art. A1 (―Dimensioni
e segnature‖) e G (―Capienza‖) rispetto al previgente testo, approvato dal Consiglio di Lega del 7
novembre 2006, facente parte del Comunicato Ufficiale n. 109 del 9 novembre 2006199. La
normativa contiene l‘indicazione ―dei requisiti necessari a garantire gli standard ottimali di utilizzabilità e
sicurezza degli stadi (…) traendo elementi significativi dalla normativa UEFA adottata dalla FIGC‖.
Il ―Luigi Ferraris‖ è sostanzialmente a norma per quanto riguarda la normativa FIGC. A parte
alcuni aspetti (distanze dalla linea laterale e dalle porte) che sono propri della tipologia di impianto
cosiddetto ―all‘inglese‖, le problematiche riguardano infatti essenzialmente gli aspetti non
direttamente legati allo svolgimento della partita ma, piuttosto, alle necessità dei mass media. Sono,
comunque, temi che possono essere risolti mediante degli adeguamenti, in parte già realizzati
nell‘estate del 2010.
Il Regolamento emanato dalla Lega Nazionale Professionisti prevede anche l‘adozione di un ―Piano
di Sicurezza dello Stadio‖ ai sensi del Decreto Ministeriale 18 marzo 1996 (e successive integrazioni e
modifiche) e inoltre, per le società di calcio, l‘obbligo di:
 stipulare una convenzione scritta con il proprietario dell‘impianto corredata dagli allegati tecnici;
 stipulare un‘assicurazione a copertura della responsabilità civile;
 nominare un dirigente Delegato allo Stadio, che la rappresenti nei confronti del proprietario, dei
responsabili dell‘Ordine Pubblico, della Commissione Provinciale di Vigilanza e della Lega;
 nominare un dirigente Delegato alla Sicurezza.
Ho provato a difendere un Sogno
83
NORMATIVA UEFA
Al momento della discussione sullo stadio, la normativa UEFA che riguardava gli stadi era
contenuta nel documento UEFA Stadium Infrastructure Regulations200 entrato in vigore a
partire dal 1° gennaio 2007, che definisce i criteri infrastrutturali che devono essere rispettati da
uno stadio per essere classificato come Categoria UEFA 1, 2, 3 oppure Elite, rimandando alle
regole delle singole competizioni UEFA:
 la determinazione della categoria di stadio necessaria per il singolo evento (o gruppo di eventi);
 la definizione delle responsabilità di controllo in merito al rispetto dei criteri;
 le eventuali deroghe che possono essere rilasciate in merito alla mancanza di uno o più requisiti
infrastrutturale per assegnare una categoria ad uno stadio.
Tale documento è stato oggetto di aggiornamento a seguito dell‘adozione dell‘Edizione 2010
(approvata il 24 marzo 2010 dal Comitato Esecutivo UEFA ed entrata in vigore il 1° maggio
2010).
Il nuovo testo è stato strutturato in maniera differente da quelli precedenti. Pur mantenendo la
distinzione degli stadi in quattro categorie (con la sola categoria ―Elite‖ ha ripreso la vecchia
denominazione di categoria ―4‖), adesso il documento è diviso in una sezione generale (―General
Provisions‖), una sezione di criteri strutturali applicabili a tutti gli stadi (―Structural criteria applicable to
all categories‖), e quattro sezioni che disciplinano in maniera specifica le caratteristiche di ogni
singola categoria di stadi.
Rispetto alla versione precedente, in vigore fino allo scorso mese di aprile 2010 (quindi, anche la
momento della discussione sullo stadio del secondo semestre 2009), sono state apportate una serie
di modifiche, quasi tutte volte a semplificare talune previsioni forse considerate esuberanti o
superflue. È verosimile che tali prescrizioni siano state così adattate per l‘alto numero di richieste di
deroghe delle squadre che abitualmente partecipano alle competizioni europee.
84
Ho provato a difendere un Sogno
Normativa nazionale sull‟impiantistica sportiva
Articolo
Art. 2 – Definizioni
Art. 3 – Norme di
procedura
Art. 4 - Ubicazione
dell‘impianto
Art. 5 - Area di
servizio annessa
all‘impianto
Art. 6 – Spazi
riservati agli spettatori
e all‘attività sportiva
Art. 6 bis – Sistemi di
separazione tra zona
spettatori e zona
attività sportiva
Art. 7 - Settori
Art. 8 – Sistema di vie
di uscita
Art. 8bis – Aree di
sicurezza e varchi
Art. 9 – Distribuzione
interna
Art. 10 – Servizi di
supporto della zona
spettatori
Art. 11 – Spogliatoi
Normativa
Contiene le definizioni usate nel Decreto
Contiene le norme di procedura per la costruzione o la modifica degli impianti sportivi
Prevede che l‘impianto si ubicato in aree che consentano l‘avvicinamento o la manovra di mezzi di
soccorso e dotato di una zona esterna che garantisca un rapido sfollamento, senza che parcheggi e mezzi
pubblici possano costituire un ostacolo.
Gli impianti con capienza superiore a 2.000 spettatori devono avere un‘area di servizio costituita da ―spazi
scoperti delimitati in modo da risultare liberi da ostacoli al deflusso‖, con una superficie tale da garantire 2
persone per metro quadrato e a distanza di almeno 6 metri dall‘impianto. I varchi di accesso a queste aree
devono essere sgombri da ostacoli
Spazio spettatori
I posti a sedere devono essere individuati e numerati e rispondere alle norme UNI 9931 e 9939 (disciplina
il tipo di seggiolini e le modalità di ancoraggio), la visibilità deve essere conforme alla norma UNI 9217
(deve essere possibile vedere il limite più vicino del campo da gioco stando seduti)
Spazio di attività sportiva
Deve essere collegato agli spogliatoi ed all‘esterno con percorsi separati da quelli del pubblico. Deve essere
delimitato da quello degli spettatori con recinzioni a norma UNI 10121, con almeno due varchi
Introdotto con Decreto del 2005. La zona dedicata all‘attività sportiva e la zona spettatori dovranno essere
separate. È necessario prevedere un parapetto di altezza minima 1,10 metri, un fossato di almeno 2,5 metri
di larghezza e di profondità, protetto da parapetti di almeno 1,10 metri di altezza con la realizzazione di un
dislivello di altezza pari ad 1 metro fra il piano di calpestio degli spettatori ed il campo da gioco. Almeno
uno dei parapetti deve avere un‘altezza di 2,20 metri con separatori idonei a consentire la visione del
campo da calcio. L‘area di gioco può essere presidiata anche da steward, con un minimo di 30 unità ed una
proporzione di 20 unità ogni 10.000 spettatori.
Modificato con il Decreto del 2005. L‘impianto, se di capienza superiore ai 10.000 spettatori, deve essere
suddiviso in settori della capienza massima di 10.000 spettatori ciascuno. Uno di questi dovrà essere
dedicato ai tifosi ospiti (con ingressi, vie di uscita ed aree di parcheggio indipendenti e separati). La
divisione deve essere conforme alle normative CONI e delle Federazioni.
I settori devo essere dotati di sistemi di separazione permanente, sia per evitare il contatto fra opposte
tifoserie, sia per permettere la suddivisione in sub-settori. Per questo secondo scopo le separazioni
possono essere mobili e andranno create zone temporaneamente sottoposte a divieto di stazionamento
occupate dagli steward.
Ogni settore deve avere almeno due uscite, con servizi e sistemi di vie d‘uscita indipendenti ed
identificabili.
Disciplina le caratteristiche delle vie di uscita. Ogni settore deve avere almeno due uscite, ciascuna di
larghezza non inferiore a 1,20 metri per ogni 500 persone. Devono essere previsti spazi di calma per i
portatori di handicap su sedia a rotelle.
Anche per l‘area dedicata agli atleti valgono le stesse condizioni.
Introdotto ex novo nel 2005. Oltre alle aree previste all‘art. 8, sono state introdotte delle nuove aree di
sicurezza, il cui accesso è consentito solo ai titolari del biglietto: (i) ―Area di massima sicurezza‖, che
comprende impianto sportivo ed area di servizio annessa (varchi accesso) che deve essere delimitata da
elementi di separazione; (ii) ―Area riservata‖ realizzata nell‘ambito dell‘area di servizio esterna e recintata,
all‘interno della quale è riservato l‘accesso ai soli aventi diritto. Anche quest‘ultima deve essere suddivisa in
settori, dei quali almeno uno riservato ai tifosi ospiti.
I varchi di ingresso, posizionati lungo l‘area di massima sicurezza, devono essere almeno uno ogni 750
spettatori, in modo da garantire l‘afflusso degli spettatori entro un termine massimo di un‘ora e mezza
(inclusi i controlli di sicurezza). Tali varchi devono avere del preselettori di incanalamento e tornelli ―a
tutta altezza‖ che consentano l‘accesso ad una sola persona per volta.
I varchi di ingresso devono essere separati dal sistema delle vie di uscita. Le biglietterie, se esistenti,
devono essere ubicate al di fuori dell‘area riservata.
Il sistema di afflusso deve essere approvato dal Questore della Provincia in cui è ubicato l‘impianto.
Disciplina i percorsi di smistamento, dimensioni e alzata dei gradini, caratteristiche delle rampe. I gradoni
per i posti a sedere devono avere una pedana non inferiore o 0,60 metri.
Disciplina le caratteristiche dei servizi igienici, prevedendo per gli uomini un gabinetto e due orinatoi ogni
500 uomini e due gabinetti ogni 500 donne, sulla base di un rapporto di due uomini ogni donna per gli
stadi.
Negli impianti con oltre 10.000 spettatori, prevede un posto di pronto soccorso ogni 10.000 persone e
comunque per ogni settore, con presidio medico ed ambulanza. Le previsioni relative ai presidi di pronto
soccorso possono essere integrati da un piano generale dei servizi medici e sanitari, anche relativamente
alla singola manifestazione.
Rimanda alla normativa CONI e della Federazione Nazionale
Ho provato a difendere un Sogno
Ferraris



Problemi di
visibilità in
alcune aree






Numero e
adeguatezza
dei servizi
igienici
Non
applicabile
85
Articolo
Art. 12 –
Manifestazioni
occasionali
Art. 13 – Coperture
pressostatiche
Art. 14 - Piscine
Art. 15 – Strutture,
finiture, arredi
Art. 16 - Depositi
Normativa
Disciplina l‘uso dell‘impianto per manifestazioni occasionali a carattere non sportivo
Art. 17 – Impianti
tecnici
Art. 18 – Dispositivi
di controllo degli
spettatori
Disciplina i cosiddetti impianti tecnologici (elettrici, di riscaldamento, di condizionamento, di allarme,
antincendio)
Modificato con il Decreto del 2005. Gli impianti con capienza superiore a 10.000 spettatori devono essere
dotati di impianto televisivo a circuito chiuso, le cui immagini devono confluire in un locale dedicato che
consenta di avere ―una visione complessiva, totale e diretta della zona di attività sportiva e della zona
spettatori‖.
Modificato con il Decreto del 2005. Riprende e specifica la normativa antincendio e gli adempimenti cui
sono tenuti il proprietario dell‘impianto e la società utilizzatrice, che dovranno elaborare uno specifico
Piano di sicurezza. Per gli impianti con capienza superiore ai 10.000 spettatori deve essere dedicato un
locale a un Centro per la gestione della sicurezza.
Introdotto con Decreto del 2005. Aggiunge ulteriori adempimenti specifici
Introdotto con Decreto del 2005. Per gli impianti con capienza superiore ai 10.000 spettatori è istituito il
Gruppo Operativo Sicurezza (GOS), su base permanente, che unisce i rappresentati di tutti i soggetti che
operano sul tema della sicurezza e che ha il compito di verificare l‘adeguatezza delle misure organizzative e
del piano di sicurezza. Il GOS dovrà avere a disposizione un adeguato locale per ospitare il Centro per la
gestione della sicurezza, un ambiente da destinare a posto di Polizia per eventuali adempimenti di polizia
giudiziaria, spazi idonei ad informare il pubblico.
Art. 19 – Gestione
della sicurezza
antincendio
Art. 19bis – Gestione
della sicurezza
antincendio di
complessi sportivi
multifunzionali
Art. 19ter – Gestione
dell‘ordine e della
sicurezza pubblica
all‘interno degli
impianti dove si
disputano incontri di
calcio
Art. 19quater –
Gestione
dell‘impianto sportivo
Art. 20 – Complessi e
impianti con capienza
non superiore a 100
spettatori o privi di
spettatori
Art. 21 – Norme
transitorie
Art. 22 - Deroghe
Art. 23 Commercializzazione
CEE
86
Ferraris

Non di interesse
Non
applicabile
Dimensionamento strutturale degli impianti, resistenza al fuoco degli elementi strutturali (muri, protezioni,
arredi, pavimentazioni)
Disciplina i depositi materiale combustibile
Introdotto con Decreto del 2005. Precisa ulteriori adempimenti a carico delle società utilizzatrici, in merito
ad accoglienza degli spettatori, piano di informazione, presenza degli steward.







Non di interesse
Non
applicabile
Ho provato a difendere un Sogno
Regolamento CONI
Articolo
Art. 1 – Scopo e
campo di validità
Art. 2 – Termini di
riferimento
Art. 3 – Struttura
degli impianti
sportivi
Art. 4 – Dotazioni
Art. 5 – Fruibilità
da parte degli
utenti
Normativa
Ferraris
Introduzione
Definizioni dei termini usati
Definisce le parti funzionali degli impianti (spazi per l‘attività sportiva, per i servizi di supporto,
impianti tecnici, spazi per il pubblico, spazi aggiuntivi). Suggerisce la presenza di attività commerciali
per ragioni gestionali
Contengono dichiarazioni generiche sull‘opportunità di avere spazi per servizi correlati all‘attività
sportiva, che favoriscano la fruibilità dell‘impianto anche ai diversamente abili (DA)
L‘articolo fa riferimenti alla normativa nazionale, fornendo alcune precisazioni e maggiori specifiche
sull‘impianto.
Localizzazione: inserito nel ―contesto ambientale ed integrato con le infrastrutture di servizi esistenti
nel territorio‖ coerentemente col tipo di attività svolta.
Recinzione esterna: indipendentemente dagli obblighi di legge, è suggerita una recinzione dell‘area con
strutture di altezza non inferiore a 2,5 metri
Aree di sosta: tenendo conto della modalità di utilizzo e delle abitudini locali, andrà condotto uno
studio per valutare l‘effettiva necessità di parcheggi ed aree di sosta, residuali rispetto all‘utenza che
raggiunge l‘impianto a piedi o con mezzi pubblici. Le arre di sosta andranno suddivise per categoria di
destinatari (tifosi locali, tifosi ospiti, atleti, personale addetto all‘impianto, mezzi di soccorso e di
intervento, media). Vengono date indicazioni della metratura ideale (motocicli 3mq/utente, auto
20mq/3utenti, pullman 50mq/60 utenti). Per gli impianti destinati alle manifestazioni sportive possono
essere utilizzate anche aree esterne all'impianto sportivo ed aree della pubblica viabilità, purché
effettivamente destinabili a tale funzione ed utilizzabili durante le manifestazioni stesse .
Art. 7 – Spazi per
Devono essere di agevole utilizzo e garantire lo svolgimento della pratica sportiva in condizioni di
attività sportive
sicurezza.
Dovranno avere un orientamento come da prescrizioni della federazione di riferimento o, in assenza,
―l‘orientamento preferibile per l'asse principale di svolgimento dell'attività sportiva è nella direzione
Nord-Sud, con una tolleranza di 15° verso Est o Ovest‖.
Gli spazi per l‘attività sportiva, salvo indicazioni diverse della federazione di riferimento, devono avere
una fascia di rispetto minima di 1,5 metri.
Le aree sportive devono essere protette con recinzioni in modo da ―risultare inaccessibili
agli spettatori‖.
Vengono poi date indicazioni per pavimentazione, altezze, illuminazione naturale/artificiale/di
sicurezza, ventilazione, regolazione dell‘umidità, dotazioni di attrezzature, manutenzione, affollamento
degli spazi.
Art. 8 – Servizi di
Introduce caratteristiche specifiche dei locali destinati ai servizi di supporto (che, oltre al rispetto delle
supporto per
normative edilizie locali, devono comunque avere altezza media non inferiore a 2,70 metri e mai
l‘attività sportiva
inferiore a 2,20 metri), degli spogliatori per atleti, giudici, arbitri, dei locali ad uso medico (primo
soccorso, antidoping, per visite mediche).
Descrive i locali di servizio agli spogliatoi (servizi igienici, docce, ecc.)
Art. 9 – Spazi per
Riprende le normative inerenti le caratteristiche degli spazi destinati al pubblico, per quanto attiene alla
il pubblico
visibilità, le limitazioni di accesso all‘area sportiva, la presenza di spazi dedicati ai DA, la presenza di
spazi di servizio (es. servizi igienici) adeguati al tipo di utilizzo dell‘impianto e secondo le norme della
federazione competente.
Art. 10 – Impianti al chiuso e piscine
Art. 11 - Impianti sportivi di esercizio
Art. 12 –
―Regolamenti tecnici e le procedure di omologazione sono stabiliti autonomamente dalle FSN e DSA
Regolamenti
in relazione alle caratteristiche delle discipline sportive di competenza ed al livello di attività praticato e
tecnici e procedure sono approvati dagli organi ufficiali delle FSN e DSA stesse. Per omologazione di un impianto
di omologazione
sportivo si intende l‘attestazione di idoneità allo svolgimento delle competizioni e all'omologazione dei
della FSN
risultati di un determinato livello e/o all'esercizio della pratica sportiva, riferita ad un impianto sportivo
(Federazioni
realizzato, completo e potenzialmente funzionante. L‘atto di omologazione è atto ufficiale emesso dalle
Sportive
FSN e DSA, anche se per le procedure di verifica tecnica le FSN e DSA possono delegare altri
Nazionali) e DSA
soggetti. Nell‘atto di omologazione deve essere indicata la durata di validità, al termine della quale
(Discipline
l‘impianto dovrà ottenere una nuova omologazione.
Sportive
È compito di ogni FSN e DSA emanare, per ogni disciplina sportiva, uno o più regolamenti tecnici che
Associate)
per ogni livello di competizione (es. internazionale, nazionale, locale) e possibilmente per la relativa
attività di esercizio, definiscano in modo completo ed univoco le procedure di omologazione ed i
requisiti, in particolare le caratteristiche funzionali, geometriche (anche per mezzo di disegni e grafici
leggibili), tecniche degli impianti e delle attrezzature utilizzate, nonché i relativi requisiti di sicurezza e
di compatibilità ambientale‖

Problematiche
minori
relative agli
ascensori
Art. 6 –
Caratteristiche
delle aree
Ho provato a difendere un Sogno




Non
applicabile

87
Normativa Lega Nazionale Professionisti
Articolo
Normativa
A. TERRENO DI GIOCO
A1.
Il terreno deve essere un rettangolo di 105x68 metri; in casi di limitazioni strutturali non eliminabili è
Dimensioni
ammessa la riduzione della larghezza fino a 65 metri.
e segnature
Il terreno deve essere di erba naturale o artificiale, adeguatamente tracciato.
Lungo il perimetro deve essere prevista una fascia di sicurezza di 1,5 metri di larghezza, da estendersi a 2,5
metri lungo le linee laterali e a 3,5 metri dalle linee di porta.
A2.
Specifiche tecniche sul tipo di erba artificiale, sulla planarità del campo, sul drenaggio del terreno, sulla rete
Caratteristifognaria. Prevista l‘obbligo di teloni di copertura.
che
Nel caso di terreni in erba naturale è obbligatoria la presenza di impianti di riscaldamento e di protezione
per renderli praticabili anche nei mesi invernali. È prevista la possibilità di deroghe da parte del Consiglio di
Lega per le città dove si possa ragionevolmente escludere il fabbisogno di sistemi di riscaldamento del
terreno.
B. DOTAZIONI
B1. Porte
Descrizione delle dimensioni e delle caratteristiche delle porte.
B2.
Bandierine
B3.
Panchine
Descrizione delle dimensioni e delle caratteristiche delle bandierine d‘angolo.
Di larghezza minima 8 metri, devono essere ubicate ad almeno 2,5 metri dalla linea laterale ed avere
caratteristiche tali da tenere conto di eventuali spettatori retrostanti.
C. ATTREZZATURE
C1.
Il terreno di gioco deve essere protetto dal pubblico attraverso almeno uno dei seguenti sistemi:
Recinzione
Separatori in elevazione: di altezza minima 1,10 metri a norma UNI 10121-2 con almeno due varchi di
interna
accesso al recinto di gioco (di emergenza)
Fossati: profondi 2,50 metri, larghi 2,50 metri, protetti da parapetti di altezza non inferiore a 1,10 metri. Per
ogni settore devono prevedere varchi di accesso (di emergenza)
Dislivelli: con altezza di 1 metro e parte superiore protetta da parapetto di altezza pari a 1,10 metri
C2.
Passaggio
carrabile
all‘area di
gioco
C3. Ingresso
degli atleti
sul terreno
di gioco
C4.
Protezione
area di rigore
C5.
Pubblicità
Almeno uno dei tre sistemi deve essere munito di parapetti ―in grado di elevare la separazione fino a 2,2
metri, in materiale incombustibile, idoneo a consentire la visione della zona di attività sportiva‖.
Almeno uno dei varchi deve consentire l‘accesso diretto all‘area di gioco dei mezzi di emergenza e per la
manutenzione.
Il tunnel o il sottopassaggio, preferibilmente a centrocampo, deve essere separato dal pubblico e protetto
dal lancio di oggetti. Se dotato di protezioni mobili, queste devono essere spostate in un tempo massimo di
30 secondi.
Le aree di rigore devono essere protette da reti contro il lancio di oggetti nei casi in cui la distanza del
pubblico non sia tale da tutelare gli atleti. Le reti dovranno essere stese fino alle aree d‘angolo, con altezza
non inferiore agli 8 metri.
I tabelloni pubblicitari devono essere posizionati a non meno di 2,5 metri dalla linea laterale e 3,5 metri
dalla linea di porta, senza intralciare i varchi di esodo.
Devono avere un‘altezza massima di 1,20 metri e non ostacolare la visibilità.
Durante la presenza delle squadre sul terreno di gioco è vietata la presenza di pubblicità reale o virtuale sul
terreno e sulle attrezzature.
Seguono alcune limitazioni su riproduzione di loghi od emblemi.
C6.
Le postazioni dei fotografi devono essere ubicate dietro le porte, a non meno di 3,5 metri.
Postazioni
Le postazioni di ripresa televisiva possono essere collocate sui quattro lati del terreno di gioco, nel rispetto
fotografi e
del ―Regolamento per gli operatori e i giornalisti televisivi nelle aree di pertinenza tecnica‖ emanato dalla
telecamere
Lega Nazionale Professionisti.
D. IMPIANTO DI ILLUMINAZIONE
D1.
Disciplina le caratteristiche dell‘impianto e prevede la presenza di un idoneo impianto di emergenza in caso
Impianto di
di mancanza di corrente
illuminazione
88
Ferraris





Spazio
tecnico delle
panchine





Distanza
dalla linea
laterale

Distanza
dalle porte

Ho provato a difendere un Sogno
Articolo
Normativa
E. SPAZI E SERVIZI DI SUPPORTO ALL‟ATTIVITA‟ SPORTIVA
E1.
Devono avere accesso indipendente e separato da quello del pubblico, ad una distanza se possibile inferiore
Spogliatoi
ai 50 metri dal campo di gioco.
Devono essere uno per squadra (minimo 30 mq esclusi servizi e zona massaggi) e due per gli ufficiali di
gara (minimo 15 mq, esclusi servizi, dotati di presa telefonica). Le porte devono essere dotate di serrature di
sicurezza.
Devono avere un collegamento con parcheggi riservati alle squadre, isolati dal pubblico con recinzione di
altezza non inferiore a 3 metri. Deve essere attivabile un‘uscita alternativa, comunque separata dal pubblico.
L‘altezza minima è di 2,70 metri, con condizioni idonee di temperatura, umidità, illuminazione, ricambio
d‘aria e rumore.
E2. Locali
Disciplina la quantità minima di servizi igienici ed alcune caratteristiche
igienicosanitari
E3. Locali
Il locale antidoping deve avere una superficie minima di 20 mq, ubicato in prossimità dello spogliatoio
antidoping e dell‘arbitro. Preferibilmente l‘area per il prelievo ematico deve essere separata da quella del prelievo
pronto
antidoping ordinario.
soccorso
Il locale di pronto soccorso, anch‘esso di almeno 20 mq, deve essere in diretta comunicazione con la
viabilità esterna dove sarà presente un‘ambulanza.
La società ospitante deve garantire due barelle di soccorso e due ambulanze presenti dal momento
dell‘apertura dei cancelli e fino ad un‘ora dopo la conclusione della gara.
F.
La recinzione esterna dello stadio deve essere in muratura od altro sistema non abbattibile ne‘ scavalcabile.
Recinzione
Deve avere un‘altezza minima di 2,50 metri, lungo tutto il perimetro dello stadio, ai sensi della norma UNI
esterna
10121. Le parti perimetrali dello stadio possono essere considerate recinzioni esterne.
G. Capienza
La capienza minima è di 20.000 posti per la Serie A e di 10.000 posti per la Serie B.
Gli stadi possono avere esclusivamente posti a sedere numerati, con sedute a norma UNI 9931 e 9939. Una
quota minima pari al 5% della capienza deve essere riservata ai tifosi ospiti.
Ogni 10 anni deve essere presentato un certificato di idoneità statica.
H. Posti per
Devono essere 2 ogni 400 posti, con altrettanti posti per gli accompagnatori. I posti e le vie di accesso
disabili
devono essere conformi alla normativa vigente, godere di accesso separato e diretto dall‘esterno, essere al
coperto, dotati di servizi igienici adeguati e servizi di assistenza.
I. Stampa,
radio e
telecronisti
L. Impianti
tecnici
Postazioni in tribuna: almeno 100 posti a sedere in Serie A (50 per la Serie B) con presa telefonica,
alloggiamento PC, predisposizione luce e posto video TV
Sala Stampa: con superficie minima di 75 mq, senza visione del terreno di gioco
Sala interviste e conferenza stampa: Deve consentire la presenza di almeno 12 intervistati
contemporaneamente, su una superficie minima di 50 mq
Cabine radio e televisione: Lo stadio deve avere almeno 5 cabine, di 4 mq cadauna, con visione completa e
diretta del campo di gioco.
Posizionamento telecamere: deve essere prevista una piattaforma nella tribuna centrale, in linea con il
centrocampo e con visione ottimale del terreno di gioco. Viene raccomandata la presenza di due
piattaforme più piccole in linea con il limite dell‘area di rigore e spazi adeguati per posizionare le telecamere
allineate con il vertice esterno dell‘area di rigore.
Servizi igienici: previsti e dimensionati sulle presenze totali in tribuna.
Segnalazioni acustiche: l‘impianto deve prevedere un sistema di amplificazione comandato da cabina di
regia. Durante la partita possono essere trasmesse esclusivamente comunicazioni di servizio, di sicurezza ed
inerenti cambiamento di risultato e sostituzioni di giocatori.
Segnalazioni visive: viene consigliato l‘uso di tabelloni o schermi che possano informare gli spettatori
sull‘andamento della gara e con comunicazioni di pubblica utilità. Devono essere ubicati in zone visibili a
tutti e non annullare posti a sedere o costituire rischio per l‘incolumità . Non è consentita la trasmissione di
immagini di fasi di gioco, se non per i monitor della stampa ed i canali a circuito chiuso.
Impianto a circuito chiuso: è obbligatorio in tutti gli impianti e deve consentire – da un locale dedicato con
vista panoramica su tutto lo stadio – il riconoscimento del singolo spettatore in ogni zona dello stadio, sia
all‘interno dell‘impianto che nelle sue immediate vicinanze.
Ho provato a difendere un Sogno
Ferraris


Adeguare




Problema di
accesso con
l‘ascensore

Ammodernare

Ammodernare
89
UEFA Stadium Infrastructure Regulations
Sezione I:
Disposizioni Generali
Gli articoli di questa sezione ricordano, fra l‘altro, che le regole indicate nel documento sono la base per la verifica del rispetto dei requisiti
strutturali di uno stadio per il quale viene inoltrata una richiesta di verifica dei requisiti per una classificazione UEFA. L‘art. 1, e questa è una
novità, precisa che il rispetto delle regole UEFA non fa venir meno gli obblighi normativi specifici di ciascuna nazione.
Sezione II:
Articolo
Art. 4 –
Terreno di
gioco
Art. 5 Illuminazione
Art. 6 – Area
di
riscaldamento
Art. 7 – Porte e
porte di
ricambio
Art. 8 –
Panchine
Art. 9 – Porta
bandiere
Art. 10 Spogliatoi
Art .11 –
Locale per il
delegato
UEFA
Art. 12 –
Infermeria per
giocatori e
arbitri
Art. 13 –
Locale per
controllo
antidoping
Art. 14 Parcheggi
squadre e
ufficiali di gara
Art. 15 –
Seggiolini e
servizi
Art. 16 – Tifosi
ospiti
Art. 17 –
Accessi
riservati al
pubblico
Art. 18 – Luci
di emergenza
Art. 19 –
Impianto
diffusione
sonora
90
Criteri strutturali applicabili a tutte le Categorie
Criterio
Il campo da calcio può essere in erba naturale o sintetica; in quest‘ultimo caso deve essere conforme alla
normativa FIFA.
Lo stadio deve essere attrezzato in modo da garantire la possibilità di giocare durante tutta la stagione, ad
esempio con sistemi di riscaldamento del campo.
Nessun oggetto può essere posizionato a meno di 21m sopra il campo di calcio.
Anche nel caso di partite che non vengono trasmesse in televisione, è previsto un sistema di illuminazione
che garantisca un minimo di 350 Ev(lx) .
Richiesta lungo la linea laterale oppure superati i pannelli pubblicitari dietro le porte.
Ferraris

Sistema di
riscaldamento (deroga)


Adeguare o
deroga
Disciplina le dimensioni delle porte e prevede la presenza di almeno una porta di ricambio.

Due panchine coperte al livello del campo di gioco, con spazio per 13 persone, posizionate ad almeno 5
metri dalla linea laterale.
Minimo 5 porta bandiere od altri supporti in grado di esporre 5 bandiere allo stadio.

Da adeguare
o deroga

Uno spogliatoio per squadra, con almeno 25 posti a sedere e 5 docce, oltre a tavolo massaggi e lavagna
tattica.
Uno spogliatoio per gli arbitri, con una doccia, un wc e 5 posti a sedere.
L‘accesso agli spogliatoi deve essere diretto, non alla portata del pubblico e sicuro, così come la possibilità
di raggiungere e lasciare lo stadio.
Deve essere previsto nelle vicinanze dello spogliatoio, attrezzato con tavolino, sedia, telefono e fax, con un
servizio igienico a norma dedicato.

Ammoderna
-re

Deve essere presente all‘interno dello stadio

Secondo i requisiti dell‘Allegato II del documento.

Deve essere presente un parcheggio per almeno 2 autobus e 10 macchine, a disposizione di squadre ed
ufficiali di gara. L‘area deve essere vicina agli spogliatoi e messa in sicurezza.

I seggiolini devono essere fissi, separati fra loro, numerati, con uno schienale di altezza minima 30 cm dalla
seduta.
Servizi di ristoro devono essere presenti in tutti i settori dello stadio
Deve esistere un settore separato dello stadio, riservato ai tifosi ospiti, con almeno il 5% dei posti
disponibili.
Le aree di accesso devono evitare congestioni. Tali aree, così come quelle di circolazione e di uscita devono
essere identificabili. Le porte di uscita non devono essere chiusi a chiave durante l‘evento.

Servizi di
ristoro


Migliorare
vivibilità
Lo stadio deve essere equipaggiato da un sistema di luci di emergenza approvato dalle autorità locali.

Deve essere presente e garantire sia l‘interno che l‘esterno dello stadio.

Ho provato a difendere un Sogno
Articolo
Art. 20 –
Servizi igienici
Criterio
In un rapporto 80:20 fra tifoseria maschile e femminile, lo stadio deve prevedere:
1 wc con seduta ogni 250 uomini e ogni 125 donne;
1 orinatoio ogni 125 uomini.
In ogni settore deve essere presente un servizio di pronto soccorso approvato dall‘autorità locale,
identificabile e facilmente accessibile.
Art. 21 –
Pronto
soccorso
Art. 22 –
Servizi per
disabili
Art. 23 – Posti
VIP
Art. 24 – Aree
di lavoro per i
media
Art. 25 –
Posizione delle
telecamere
Art. 26 – Box
Stampa
Art. 27 – Box
commentatori
Radio e TV
Art. 28 – OB
Van Area
Lo stadio deve avere aree di accesso e sedute dedicate per il personale disabile e per gli accompagnatori. Le
aree di ristorno devono essere in prossimità. È previsto un WC dedicato ogni 15 disabili.
Deve essere presente almeno una stanza con scrivanie, prese di corrente e connessioni telefoniche/internet.


Da adeguare
per i servizi

Ammoderna
-re
Deve essere presente una supporto per la telecamera principale nell‘area della tribuna, ad un‘altezza tale da
garantire l‘ottima qualità delle riprese.
Deve essere coperto e posizionato centralmente nella tribuna, con una vista aperta sul campo da gioco. I
posti a sedere devono essere dotati di prese di corrente e connessioni telefoniche/internet.
Deve essere coperto e posizionato centralmente nella tribuna, con una vista aperta sul campo da gioco. I
posti a sedere devono essere dotati di prese di corrente e connessioni telefoniche/internet.
Deve essere posizionata il più possibile vicino allo stadio, possibilmente dal lato della tribuna stampa. Deve
consentire una vista aperta dell‘orizzonte sud per la trasmissione dei dati via satellite.


Adeguare

Adeguare

Adeguare
Criteri specifici per le categorie 1 e 2 (non di interesse)
Sezioni V e VI:
Criteri specifici per le categorie 3 e 4
Voce
Categoria 3
Campo da
Art. 56: 105 x 68 metri
gioco
Spogliatoi
Art. 57: spogliatoi arbitri di minimo 20 m2.
Parcheggi

Da adeguare
Devono essere coperti, nella tribuna, centrali.
Sezione III e IV
Illuminazion
e
Ferraris
Art. 58: Fra 1200 ed 800 Ev(lx).
Deve esistere un generatore capace di garantire
almeno 2/3 della luce in caso di blackout.
Art. 59: Minimo 100 parcheggi VIP.
Categoria 4
Art. 71: Art. 72: Art. 73: Media di 1400 Ev(lx).
Il generatore deve garantire un minimo di 800 Ev(lx)
in caso di blackout.
Art. 75: Minimo 150 parcheggi VIP
Ferraris




Adeguare
Posti per
pubblico
Capacità
stadio
Stanza
Controllo
Posti VIP ed
area
Hospitality
Area di
lavoro per i
media
Piattaforma
telecamera
Box Stampa
Box TV e
Radio
Studi TV
OB Van
Area
Art. 60: proibiti i posti in piedi.
Art. 76: -

Art. 61: minimo 4.500 posti.
Art. 77: minimo 8.000 posti

Art. 62
Art. 78: -

Art. 63: almeno 250 posti VIP dei quali almeno 50
riservati agli ospiti.
Art. 80: almeno 500 posti VIP, dei quali almeno 100
riservati agli ospiti.
Area Hospitality di almeno 400 m2.
Art. 81: deve avere una superficie minima di 200 m2
e ospitare almeno 50 persone. Necessario spazio per
25 fotografi, se possibile in area dedicata.
Art. 82: la piattaforma principale deve essere di
almeno 10 m2, per ospitare 4 telecamere.
Art. 83: deve avere almeno 100 posti a sedere, 50
dei quali con scrivania
Art. 84: Deve avere almeno 25 postazioni per
commentatori Radio e TV
Art. 85: lo stadio deve avere almeno 2 studi (cm
500x500, h230). Uno dei due deve avere vista sul
campo da gioco.
Devono esserci 4 aree per le ―flash interview‖, di
250x250 cm cadauna
Art. 86: superficie di almeno 1.000 m2.
Art. 64: deve avere una superficie minima di 100 m2
e ospitare almeno 50 persone. Necessario spazio per
15 fotografi, se possibile in area dedicata.
Art. 65: la piattaforma principale deve essere di
almeno 6 m2, per ospitare 2 telecamere.
Art. 66: deve avere almeno 50 posti a sedere, 25 dei
quali con scrivania
Art. 67: Deve avere almeno 5 postazioni per
commentatori Radio e TV
Art. 68: lo stadio deve avere almeno 2 studi (cm
500x500, h230).
Art. 69: superficie di almeno 200 m2.
Ho provato a difendere un Sogno

Adeguare

Adeguare

Adeguare

Adeguare

Adeguare

Adeguare

Adeguare
91
Voce
Sala Stampa
e Mixed
Zone
Aree di
accesso ed
uscita
Sistema
CCTV
Categoria 3
Art. 70: lo stadio deve avere una Sala Stampa per le
conferenze, capace di ospitare almeno 50 persone.
Deve essere prevista un‘area fra gli spogliatoi ed i
parcheggi, da convertire in mixed zone.
Categoria 4
Art. 87: lo stadio deve avere una Sala Stampa per le
conferenze, capace di ospitare almeno 75 persone.
Deve essere prevista un‘area fra gli spogliatoi ed i
parcheggi, da convertire in mixed zone, capace di
ospitare almeno 50 rappresentanti della stampa.
Art. 76: lo stadio deve essere equipaggiato con un
sistema elettronico di controllo accessi.
Ferraris
Adeguare
Art. 79: lo stadio deve essere dotato di un sistema di
TV a circuito chiuso, sia all‘esterno che all‘interno, in
grado di fare foto ed a colori.



Per quanto riguarda i criteri generali, viene mantenuta la distinzione in quattro categorie; l‘ultima,
però, torna alla vecchia denominazione cardinale (quarta) anziché essere chiamata ―Elite‖. Viene
introdotto un criterio prima non specificato che precisa che le regole UEFA non influenzano gli
obblighi normativi di ogni singola nazione201; dal testo del paragrafo sembrerebbe addirittura
potersi intendere che venga riconosciuto un valore gerarchico superiore alle norme nazionali.
Le altre modifiche riguardano:
 l‘eliminazione del divieto di barriere intorno al campo per gli stadi di 4a categoria (ex Elite);
 l‘introduzione di un obbligo di dotare gli impianti di tutte le attrezzature atte a garantire il
regolare svolgimento delle partite durante tutta la stagione calcistica; viene espressamente citato
l‘esempio del sistema di riscaldamento del campo da calcio;
 l‘eliminazione del requisito inerente la disponibilità di almeno 400 parcheggi per gli autobus
nelle vicinanze dello stadio;
 la sensibile riduzione dei posti a sedere minimi per l‘assegnazione della categoria: cioè vale
soprattutto per gli stadi di 4a categoria, per i quali prima erano necessari 30.000 posti (dei quali
22.500 coperti), mentre ora sono sufficienti 4.500 posti.
 La sensibile riduzione dei posti VIP minimi, passati da 750 a 250 per la 3 a categoria e da 1.000 a
500 per la 4a categoria.
Sono stati inoltre ridotti gli obblighi minimi per le aree a disposizione dei mass media ed in
particolare nel numero e superficie minima di posti per giornalisti e fotografi e per l‘OB Van Area
(tutti mediamente dimezzati rispetto a prima).
Da un punto di vista procedurale, il compito di valutare gli stadi e di assegnare agli stessi la
categoria UEFA di competenza spetta alle singole Federazioni Nazionali, che poi sottopongono i
loro pareri alla UEFA, cui spetta la decisione finale. Per l‘Italia, la valutazione è compito della
Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), che opera sulla base del Manuale delle Licenze
UEFA, il cui ultimo aggiornamento risale al 3 novembre 2009202. Questo non ha peraltro ancora
recepito le recenti innovazioni del UEFA Stadium Infrastructure Regulations, la cui ultima
edizione è successiva.
Considerando che l‘art. 11.1, che definisce i Principi Generali ricorda che ―i requisiti minimi necessari
a garantire gli standard ottimali di utilizzabilità e sicurezza degli stadi sono contenuti in un unico documento UEFA Stadium Infrastructure Regulations- sulla base del quale gli impianti sportivi sono certificati e classificati in
categorie‖, è verosimile che la FIGC provveda ad allineare il Manuale alle nuove disposizioni,
in particolare a quelle di semplificazione. L‘Appendice IV del Manuale contiene, infatti, i ―requisiti
92
Ho provato a difendere un Sogno
infrastrutturali minimi che debbono essere rispettati, in aggiunta a quanto previsto dal UEFA Stadium
Infrastructure Regulations‖ e precisa che ―in caso di contrasto tra il contenuto di questa appendice ed il
regolamento UEFA Stadium Infrastructure Regulations prevale tale ultimo regolamento‖.
Il Manuale descrive i requisiti necessari perché una squadra di calcio possa acquisire la Licenza
UEFA, che ha durata annuale ed è indispensabile perché la squadra stessa possa iscriversi e
partecipare ad una competizione UEFA. È suddiviso in capitoli che raggruppano i criteri di
valutazione per natura: sportivi, infrastrutturali, organizzativi, legali, economico-finanziari. I
regolamenti delle singole competizioni203 contengono alcune indicazioni supplementari, ma l‘unica
che occorre ricordare sugli stadi la definizione della categoria richiesta: in ambedue i casi si tratta
della 3a categoria per preliminari e fasi a gironi e la 4a categoria per play-off e finali.
È opportuno concentrarsi solo sui requisiti di queste ultime due evidenziando le differenze con la
normativa nazionale emanata dalla Lega Nazionale Professionisti e, per talune parti specifiche
relative alla sicurezza, al Decreto Ministeriale 18 marzo 1996 (modificato dal Decreto Ministeriale 6
giugno 2005).
In grassetto sono evidenziati i requisiti che sono stati cambiati dall‘edizione 2010 dell‘UEFA
Stadium Infrastructure Regulations e che quindi, verosimilmente, saranno oggetto di modifica da
parte della FIGC.
Norma
ITA -LNP
A.1
A.2
Non sono concesse deroghe alla dimensione di metri 105x68 m.
Estensione con fascia di calma 120x80 m.
Art. 2 – Porte e porta
di riserva
Art. 3 – Bandierine
d‘angolo
Art. 4 – Panchine e
quarto uomo
B.1
Deve essere disponibile una porta di riserva con le stesse caratteristiche.
B.2
-
B.3
La distanza delle panchine per tecnici, giocatori di riserva e quarto uomo deve
essere di 5 metri dalla linea laterale del campo da gioco.
Devono ospitare almeno 13 persone sedute.
Art. 5 – Cartelloni
pubblicitari
C.5
Art. 6 – Impianto di
illuminazione
Art. 7 – Bandiere
D.1
Art. 8 – Accesso al
terreno di gioco
Art. 9-10 – Spogliatoi
squadre e arbitri
C.3
Art .11 – Locale per il
delegato UEFA
Art. 12 – Infermeria
per giocatori e arbitri
Art. 13 – Locale per
controllo antidoping
Art. 14 - Parcheggi
squadre e ufficiali di
gara
n.p.
Requisito
Art. 1 – Dimensioni e
caratteristiche
del
terreno di gioco
n.p.
E.1
E.2
Requisiti addizionali per Categoria 3
Meno stringenti sull‘ubicazione: ―la posizione, la forma, i materiali utilizzati e le
modalità di installazione non devono costituire un pericolo per l‘incolumità dei
giocatori, degli arbitri e degli addetti ai lavori‖.
Evmed >=1.200 lux verso telecamere fisse
Evmed >= 800 lux altre direzioni
Devono essere presenti supporti per l‘esposizione di almeno 5 bandiere.
Il percorso dagli spogliatoi al campo da gioco deve essere dotato di materiale
antiscivolo. Pubblico e stampa non devono avere accesso a tale percorso.
Leggere variazioni non significative (numero di persone anziché metratura,
dotazioni servizi igienici, ecc.).
Ferraris

Attuale estensione
con fascia di calma
115x76, modificabile



Modificabile con
interventi su spazi
inutilizzati tribuna.





Da ammodernare

E.3
Deve essere previsto nelle vicinanze dello spogliatoio, attrezzato con tavolino,
sedia, telefono e fax, con un servizio igienico a norma dedicato.
Minori prescrizioni rispetto alla norma nazionale.
E.3
Specifica il numero posti a sedere (8).

E.1
Incrementa il solo numero di posti auto (da 4 a 10)

Ho provato a difendere un Sogno

93
Norma
ITA LNP
G.
Almeno 30.000 posti a sedere, dei quali almeno 22.500 coperti.
DM 1996
G.
Almeno 4 settori, con separatori non scavalcabili
Almeno un punto vendita di cibo e bevande in ogni settore
Art. 18 – Tribuna
Stampa
Art. 19 – Postazioni
per
cronisti
e
radiocronisti
I.1
Le postazioni devono avere anche accesso internet.
I.4
I.6
Devono esistere 25 postazioni, ciascuna dotata di almeno 3 posti a sedere.
Art. 20 – Tribuna VIP
e area ospitalità
n.p.
La Tribuna VIP deve essere situata all‘interno della tribuna principale con
capienza minima di 750 posti coperti, di cui 200 per la squadra ospite.
L‘area ospitalità deve avere una superficie minima di 400 mq.
Art. 21 – Spettatori
portatori di handicap
su sedia a rotelle
Art. 22 – Ingressi ed
uscite
riservati
al
pubblico
Art. 23 – Cartelli di
segnalazione
Art. 24 – Generatore di
emergenza per le aree
dello stadio
Art. 25 – Impianto di
diffusione sonora
H.
Normativa nazionale più stringente per numero di posti da rendere disponibili

DM 1996
Art. 8
Varchi e scale dipinte di colore giallo luminescente. Porte e portoni di uscita
non chiusi a chiave durante l‘evento, ma dotati di dispositivo meccanico di
apertura.
Alcune integrazioni a quanto previsto dall‘art. 7

Art. 26
Igienici
DM 1996
Art. 10
Requisito
Art. 15 – Capienza
dello stadio
Art. 16 – Seggiolini
individuali
Art. 17 – Tribune
riservate agli spettatori
–
Servizi
Art. 27 – Locali di
primo soccorso
Art. 28 – Sala controllo
Art. 29 – Sistemi di
videosorveglianza
Art. 30 – Sala lavoro
giornalisti e fotografi
DM 1996
Art. 7
D.1
Ferraris


Punti vendita cibo e
bevande non
presenti in Gabbie
Ospiti


144 postazioni,
contro le 175
necessarie

192 posti a sedere,
contro i 750
necessari


L.1

Da ammodernare
DM 1996
Art. 10
DM 1996
Art. 18
Art. 19ter
DM 1996
Art. 18
I.2
Art.
31
–
Posizionamento delle
telecamere
Art. 32 – Studi TV e
―mixed zone‖
I.5
Art. 33 – OB Van Area
n. p.
1 wc con seduta ogni 200 spettatori
1 orinatoi ogni 125 spettatori

Necessari 300 wc e
230 orinatoi


Il sistema TVCC deve avere monitor a colori con la possibilità di scattare delle
nella sala controllo
Superficie minima di 150 mq.
Dotata di prese elettriche, linea telefonica, accesso internet
Piattaforma di almeno 10 mq


Da adeguare

Da adeguare
n. p.
Art.
34
–
Sala
conferenze stampa
I.3
Art. 35 – Parcheggi
VIP
n. p.
Art. 36 – Piano per il
mantenimento
delle
condizioni di sicurezza
DM 1996
94
Requisiti addizionali per Categoria 3
Devono essere presenti 2 studi TV, di superficie minima di metri 5x5x2,3h, uno
dei quali con vista sul campo da gioco. Deve esistere una mixed zone interdetta
al pubblico.
Deve essere prevista un‘area riservata agli automezzi attrezzati per le
trasmissioni dall‘esterno con superficie minima di 1.000 mq.
Da adeguare
Deve garantire un minimo di 75 posti a sedere, con tavolo per conferenza,
piattaforma per telecamere, sistema audio centralizzato e sistema di diffusione
sonora
Almeno 150 parcheggi VIP
Almeno 400 parcheggi autobus entro una distanza di 20 minuti a piedi
Da adeguare


Da adeguare


Da adeguare

Ho provato a difendere un Sogno
LO STADIO “LUIGI FERRARIS” PER EURO 2016
Gli attuali problemi dello stadio ―Luigi Ferraris‖ riguardano:
 l‘interno dello stadio e le norme tecniche per la realizzazione o l‘adeguamento degli impianti
sportivi;
 l‘esterno dello stadio, con riferimento agli spazi necessari per l‘adeguamento dell‘impianto
sportivo (dotazione di parcheggi, ecc.), alcune norme di sicurezza e le vie di esodo.
Lo stadio ―Luigi Ferraris‖, oggi, può ospitare le partite nazionali della Serie A, le competizioni
internazionali di club e delle Rappresentative Nazionali nell‘ambito delle qualificazioni ai principali
tornei continentali e mondiali. Infatti, sia con deroghe, sia con interpretazioni della norma, sia con
assunzione di responsabilità da parte di enti sovraordinati per l‘ordine pubblico (Sindaco e
Questore, ad esempio), lo stadio ha ospitato ed ospiterà le partite di Champions League, Europa
League, incontri della Nazionale e tutte le partite della serie A.
Il problema sorto per il dossier Europei 2016 era (ed è) quello di rendere lo Stadio definitivamente
a norma (senza deroghe), risolvere i problemi di deflusso del pubblico in situazioni di urgenza o
emergenza, migliorare la visibilità e la vivibilità degli spazi interni, ammodernare rispetto agli ultimi
indicatori UEFA (fra i quali la dotazione di Sky box, gli spazi per la stampa e gli spazi VIP) e
renderlo più ―funzionale e moderno‖.
A corollario di ciò chiarire, una volta per tutte, se la sua ubicazione nel tessuto urbano cittadino
potesse o meno avere ancora un senso, economico e sociale.
La scelta relativa all‘opportunità di inserire Genova fra le città candidate ad ospitare alcune partite
della fase finale dei Campionati Europei di calcio è stata, giustamente o erroneamente, politica e
non solo tecnica. I metri di giudizio della Commissione hanno riguardato anche la limitata capacità
alberghiera del territorio cittadino di ospitare i tifosi e le squadre, la funzionalità degli spazi per la
stampa, la presenza o meno di progetti o di idee di riqualificazione dello Stadio. In buona sostanza
la valutazione sullo stadio ―Luigi Ferraris‖ ha coinvolto fattori che non derivavano esclusivamente
dall‘infrastruttura, ma anche dal contesto in cui si sarebbero svolte le partite: le opere necessarie
per l‘adeguamento ai parametri richiesti, probabilmente per svolgere solo tre gare di qualificazione,
non rendevano economicamente vantaggioso proporre investimenti sullo stadio in una realtà di
ben altri e più complessi problemi.
Ma, è importante sottolinearlo perché da allora non si parla più di stadio, il tema Europei non può
e non deve far abbandonare l‘idea di poter recuperare ed ammodernare il Ferraris. Non c‘entra
nulla.
Occorre innanzitutto precisare che lo Stadio è agibile, come da ultimo parere della Commissione di
Vigilanza del Settembre 2008, per un totale di 36.569 spettatori distinti in 9.215 nel settore
gradinata nord, 9.232 nel settore gradinata sud, 8.752 nel settore distinti, di cui 72 disabili e 76
accompagnatori, 4.246 tribuna superiore e 5.124 tribuna inferiore, stampa e VIP.
Le normative di riferimento analizzate, per la verifica e la proposta di interventi per l‘adeguamento
e l‘ammodernamento degli spazi, sono molteplici, alcune delle quali in evidente contrapposizione a
indicazioni di norme vetuste ma mai del tutto sorpassate. I due testi base sono le norme UNI per i
Ho provato a difendere un Sogno
95
dimensionamenti tecnici e il Manuale delle licenze UEFA edito dalla FIGC 204. Da questi due testi,
con molti corollari di normative e leggi soprattutto sulle vie di fuga e i codici di sicurezza da
attuare, è stato composto lo studio analitico.
Non sfuggirà la differenza di approccio del progettista fra la realizzazione di uno stadio ex-novo,
cercando di dare il massimo della vivibilità e andare incontro alle misure raccomandate, e la
ristrutturazione di un impianto esistente, seguendo il dettato della normativa. Le norme UNI, per
questo, sono assolutamente illuminanti, anche per le verifiche di visuali e di coperture degli
spettatori. Con poche opere infrastrutturali è possibile intervenire in maniera corretta.
Nel caso delle sedute, invece, la proposta di ristrutturazione è certamente più importante, con
demolizione e rimozione delle attuali costole prefabbricate, non più a norma. La verifica degli spazi
ha consentito di precisare che lo stadio può contenere, una volta effettuati i lavori, il numero di
spettatori sufficienti alle normative UEFA.
96
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 4
GLI STADI COME NUOVA FONTE DI REDDITO PER LE SQUADRE
È opinione ormai diffusa che il futuro delle squadre di calcio non possa prescindere dalla proprietà
dello stadio nel quale queste giocano. Stadio che deve trasformarsi progressivamente da luogo di
aggregazione domenicale ad impianto multifunzionale in grado di attrarre quotidianamente tifosi e
cittadini (con ristoranti, musei, ecc.), allo scopo di garantire entrate sufficienti a renderlo fruibile
ogni giorno ed economicamente indipendente, per garantire alla squadra ricavi addizionali.
In Italia gli stadi delle squadre di Serie A e B sono di proprietà pubblica: le squadre di calcio li
utilizzano a fronte di canoni di locazione che sempre più spesso sono integrati da accordi di
compartecipazione per la suddivisione delle spese di manutenzione straordinaria degli impianti 205.
L'unica squadra di serie A che sta procedendo alla costruzione del proprio stadio è la Juventus;
esistono progetti presentati da altre società che per il momento non hanno superato la fase preprogettuale.
Periodicamente, con picchi di interesse in occasione della candidatura italiana per ospitare i
Campionati Europei di Calcio (è successo sia per Euro 2012, sia per Euro 2016), il fabbisogno di
rinnovamento degli impianti sportivi esistenti torna alla ribalta, accompagnato da iniziative
legislative per il loro finanziamento agevolato.
La stessa Lega Calcio, attraverso il Presidente Beretta, sta intervenendo per sollevare il problema
impiantistico: ‖Gli stadi di proprietà rappresentano una questione fondamentale per il calcio moderno (…)
l'esempio del Bayern ci mostra come il passaggio allo stadio di proprietà abbia permesso alla società un grande balzo
in avanti in termini di ricavi e un rafforzamento dal punto di vista patrimoniale. Abbiamo bisogno (…) che le
società siano proprietarie degli stadi di calcio, che possano gestirli dall'inizio alla fine e non solo per poche ore la
settimana e che siano responsabili della sicurezza e dei servizi offerti‖206.
In verità, il caso dell‘Allianz Arena è controverso: se da un lato ha sicuramente generato un
beneficio al FC Bayern (che però continua ad avere circa il 55% dei ricavi da merchandising e
sponsorizzazioni), dall‘altro ha costretto l‘altro socio fondatore (il TSV 1860 München), dopo la
sua retrocessione nel 2008, a cedere le proprie quote al Bayern per l‘impossibilità di far fronte agli
oneri derivanti dalla costruzione dello stadio. Questo a dimostrare che il vero rafforzamento
patrimoniale della squadra avviene solo dopo che i costi per la costruzione dell‘impianto sono stati
completamente assorbiti. Ciò avviene, in media, dopo 15/20 anni, durante i quali i risultati
economici addizionali ottenuti dalla società grazie allo stadio devono essere almeno pari agli
esborsi per la restituzione dei finanziamenti ricevuti.
I sostenitori dell‘assoluta necessità che le squadre divengano proprietarie degli stadi in cui giocano
ritengono che, in un orizzonte temporale di breve-medio periodo, solo queste potranno sostenere i
costi del mondo del calcio e confrontarsi con le prime realtà europee, mentre le altre saranno
destinate a un declino inesorabile. All'estero buona parte delle squadre di calcio di un certo livello è
proprietaria dell‘impianto in cui gioca, e questo è fruibile durante tutta la settimana. È la
preoccupazione spesso esternata del Presidente della Sampdoria Riccardo Garrone, secondo cui la
mancata costruzione del nuovo stadio di Genova ―potrebbe comportare quasi certamente il rischio di dover
emigrare in caso di partecipazione alle competizioni europee dei prossimi anni, oltre alla ridotta competitività delle
Ho provato a difendere un Sogno
97
due società genovesi rispetto alla concorrenza che realizzerà nuovi stadi oppure sarà in grado di ristrutturare quelli
esistenti per ottenere la licenza Uefa. Tale mai augurabile evento potrebbe portare in pochissimi anni le nostre società
di calcio, e parlo solo di Sampdoria, ad una crisi irreversibile‖207.
Tale affermazione contiene due imprecisioni:
 la prima è la presunzione che il ―Luigi Ferraris‖ non possa essere oggetto di una ristrutturazione
tale da consentire il pieno rispetto dalla normativa UEFA (e, in particolare, quella per ospitare
incontri di Europa League e Champions League, visto che devono giocarci prevalentemente le
due squadre della città);
 la seconda è che il progetto di Sestri non prevedeva uno stadio di proprietà delle due squadre di
calcio ma di investitori terzi: rimane poco chiaro come eventualmente si pensasse di ottenere il
risultato sperato.
È un peccato che nessuno abbia mai posto questi due quesiti.
LE FONTI DI REDDITO DELLE SQUADRA DI CALCIO ED IL FAIR PLAY FINANZIARIO
L‘incremento dei costi di gestione delle squadre di calcio e la sempre maggiore dipendenza dai
proventi televisivi hanno portato a interrogarsi se fosse possibile diversificare le fonti di ricavo
delle squadre di calcio, allo scopo di sfruttare anche canali attualmente non sufficientemente
esplorati. Per le squadre che hanno l‘ambizione di partecipare alle competizioni europee, tale
necessità è ancora più evidente a seguito dell‘adozione da parte dell‘UEFA del nuovo
Regolamento208, che introduce il concetto di Fair Play finanziario.
A partire dalla stagione 2013/2014, una squadra di calcio che intende ottenere la licenza UEFA
dovrà dimostrare di aver conseguito un break-even positivo nell‘esercizio di iscrizione e nei due
esercizi precedenti (periodo di monitoraggio). Per break-even si intende il pareggio fra i ricavi ed i
costi di gestione della squadra.
 i ricavi (―relevant income‖) possono derivare dalla vendita di biglietti ed abbonamenti, dai diritti
televisivi, da sponsorizzazioni e pubblicità. Sono inoltre incluse le plusvalenze sulla vendita di
giocatori, i ricavi da alienazione di immobilizzazioni materiali (es. immobili) e i proventi da
operazioni finanziarie;
 i costi (―relevant expenses‖) sono quelli diretti del venduto (es. retrocessione di diritti alle squadre
ospiti), i costi di salari e benefit dei dipendenti, le spese generali, gli ammortamenti dei costi dei
giocatori, gli oneri finanziari ed eventuali dividendi.
La verifica deve essere fatta per ―periodi di monitoraggio‖ triennali: il risultato cumulato deve
essere positivo o comunque evidenziare un deficit complessivo non superiore a 5 milioni di Euro.
Qualora un anno tale limite fosse superato, le squadre sono autorizzate ad utilizzare eventuali
surplus dei due anni precedenti.
Per i primi cinque anni sarà ancora consentito alle squadre di avere deficit superiori al limite di 5
milioni di Euro, purché gli azionisti provvedano al loro completo ripianamento. È prevista una
soglia massima decrescente di 45 milioni di Euro per le licenze richieste nelle stagioni 2013/2014 e
2014/2015, che scende a 30 milioni di Euro per le tre successive. A partire dalla stagione
98
Ho provato a difendere un Sogno
2018/2019 il Comitato Esecutivo UEFA deciderà ulteriori soglie, inferiori ai 30 milioni. La soglia
si riferisce all‘intero periodo di monitoraggio (triennio) e non al singolo anno.
Anno T
2013
2014
2015
2016
2017
2018
Periodo di monitoraggio
Anni
T-2
T-1
T
inclusi
2
2012
2013
3
2012
2013
2014
3
2013
2014
2015
3
2014
2015
2016
3
2015
2016
2017
3
2016
2017
2018
Deficit consentito
Non
Ripianato
Ripianato
5
45
5
45
5
30
5
30
5
30
5
< 30
Fonte: UEFA Financial Fair Play (dati del deficit in milioni di Euro)
Ci sono alcune osservazioni da fare sui criteri di identificazione dei ricavi e dei costi ammissibili.
 le transazioni effettuate con soggetti che possono essere definiti parte correlata 209 (fra i quali, ad
esempio, l‘azionista) devono essere ricondotte al fair value, concetto con il quale si intende un
valore equo di mercato, quello che si sarebbe ragionevolmente ottenuto in una negoziazione
con una controparte non correlata (e quindi potenzialmente interessata). Per fare un esempio
concreto: se l‘azionista di maggioranza, non potendo più ripianare il deficit di bilancio, cercasse
di ovviare compiendo una sponsorizzazione della squadra ad un valore manifestamente fuori
mercato, al momento della verifica dei parametri tale sponsorizzazione andrebbe considerata
non già al valore effettivo che appare in bilancio ma, appunto, ad un fair value, cioè ad un valore
ragionevole, coerente con il mercato.
 i ricavi che siano chiaramente ed esclusivamente non collegati all‘attività, alla localizzazione e al
marchio della squadra non possono essere inseriti. Questo esclude, ad esempio, eventuali
proventi immobiliari su aree o proprietà non strumentali all‘attività della squadra.
 per quanto attiene ai costi, l‘eccezione più significativa riguarda l‘esclusione quelli originanti
dagli investimenti infrastrutturali (ad esempio lo stadio, il centro sportivo, ecc.) che sono
considerati dalla UEFA un costo ―sano‖, perché originato da una logica di investimento di
lungo periodo a beneficio della squadra. È stata inserita a favore delle squadre che hanno
realizzato o intendono realizzare un nuovo impianto, che sarebbero state altrimenti penalizzate.
L‘adozione di questa nuova normativa UEFA ha contribuito a stimolare il dibattito sulla necessità,
da parte delle squadre di calcio, di identificare nuove fonti di ricavo per sostenere la propria
attività.
Per avere un quadro della situazione europea, è possibile fare riferimento al documento ―Football
Money League‖, redatto annualmente da Deloitte Sports Business Group, che analizza le
performance economiche e patrimoniali delle principali squadre europee. Le squadre italiane presenti
nel campione analizzato sono Juventus, Inter, Milan e Roma.
L‘ultima edizione, rilasciata nel marzo 2010210 e riferita alla stagione 2008/2009, evidenzia il
graduale declino delle posizioni dei club italiani, fra le cui cause emerge la necessità di incrementare
il peso delle ―matchday revenues‖ (essenzialmente ricavi da biglietti ed abbonamenti) rispetto alle altre
due macro-categorie di ricavi che Deloitte ha identificato: i diritti televisivi (per le partite nazionali
ed internazionali) e i ricavi commerciali (sponsorizzazioni e merchandising).
Ho provato a difendere un Sogno
99
Squadra
Real Madrid
Barcellona
Manchester United
Bayern Munich
Arsenal
Chelsea
Liverpool
Juventus
Inter
Milan
Hamburger
Roma
Olympique Lyonnais
Olympique de Marseille
Tottenham Hotspur
Shalke 04
Werder Bremen
Borussia Dortmund
Manchester City
Newcastle United
TOTALE
Ricavi stagione 2008-2009 - Milioni di Euro
Diritti
%
%
Comm.li
TV
101,4
25,3%
160,8
40,1%
139,2
95,5
26,1%
158,4
43,3%
112,0
127,7
39,1%
117,1
35,8%
82,2
60,6
20,9%
69,6
24,0%
159,3
117,5
44,7%
89,0
33,8%
56,5
87,4
36,1%
92,9
38,3%
62,0
49,9
24,5%
74,6
36,6%
79,5
16,7
8,2%
132,2
65,1%
54,3
28,2
14,4%
115,7
58,9%
52,6
33,4
17,0%
99,0
50,4%
64,1
55,5
37,8%
35,6
24,3%
55,6
18,8
14,7%
74,0
58,0%
34,7
22,4
16,0%
68,1
48,8%
49,1
24,9
18,7%
65,6
49,2%
42,7
46,3
34,9%
52,6
39,6%
33,8
29,2
23,5%
34,2
27,5%
61,1
27,8
24,2%
61,2
53,4%
25,7
22,2
21,4%
22,4
21,6%
58,9
24,4
23,9%
56,7
55,5%
21,1
34,1
33,8%
44,1
43,7%
22,8
1.023,9
26,1%
1.623,8
41,5%
1.267,2
Nazione Matchday
E
E
UK
D
UK
UK
UK
I
I
I
D
I
F
F
UK
D
D
D
UK
UK
%
Totale
34,7%
30,6%
25,1%
55,0%
21,5%
25,6%
39,0%
26,7%
26,8%
32,6%
37,9%
27,2%
35,2%
32,1%
25,5%
49,1%
22,4%
56,9%
20,6%
22,6%
32,4%
401,4
365,9
327,0
289,5
263,0
242,3
204,0
203,2
196,5
196,5
146,7
127,5
139,6
133,2
132,7
124,5
114,7
103,5
102,2
101,0
3.914,9
Fonte: elaborazione su dati Deloitte 2010; valori in milioni di Euro
Nella media dei primi venti club europei, i ricavi originano dai diritti televisivi per il 41,5%, dalle
entrate commerciali per il 32,4% e dai matchday per il 26,1%. Le quattro squadre italiane, invece,
sono molto più sbilanciate sui diritti televisivi, che pesano per il 58,2%, seguiti dalle entrate
commerciali per il 28,4% e dai matchday per il 13,4%.
Pur essendo realtà molto distanti, il confronto dei dati di Genoa e Sampdoria211 con quelli delle
altre italiane incluse nello studio della Deloitte conferma la maggiore dipendenza del mercato
italiano dai proventi televisivi e, di conseguenza, la necessità per intensificare gli sforzi commerciali
sulle altre fonti di possibile ricavo.
Suddivisione Ricavi
Juventus
Inter
Milan
Roma
Genoa
Sampdoria
TOTALE CAMPIONE ITALIANE
MEDIA CAMPIONE DELOITTE
Matchday
%
16,7
28,2
33,4
18,8
10,5
6,5
114,1
8,2%
14,4%
17,0%
14,7%
20,4%
14,6%
13,9%
26,1%
Diritti
TV
132,2
115,7
99,0
74,0
27,1
26,8
474,8
%
Comm.li
%
Totale
65,1%
58,9%
50,4%
58,0%
52,5%
60,2%
57,9%
41,5%
54,3
52,6
64,1
34,7
14,0
11,2
230,9
26,7%
26,8%
32,6%
27,2%
27,1%
25,2%
28,2%
32,4%
203,2
196,5
196,5
127,5
51,6
44,4
819,7
Fonte: elaborazione dati Deloitte e Bilanci 2009 Genoa e Sampdoria; valori in milioni di Euro
Milan e Genoa sono le due Società del campione che più si avvicinano alla media Deloitte;
Juventus e Sampdoria sono le più distanti.
ALCUNE CARATTERISTICHE DELLO “STADIO MODERNO”
Anche in Europa è in atto da qualche tempo un processo di cambiamento del concetto stesso di
stadio, portando questa infrastruttura a diventare un centro di profitto autonomo, in grado di
produrre reddito a favore del proprietario dell‘impianto. In Gran Bretagna, ad esempio, gli stadi
sono spesso di proprietà della squadra di calcio che vi gioca: ciò consente una maggiore
―personalizzazione‖ dell‘impianto ed un suo maggiore sfruttamento, grazie alla possibilità di
100
Ho provato a difendere un Sogno
integrare l‘impianto sportivo con altre attrazioni, quali il museo della squadra, ristoranti e club
house dedicate, negozi dove vengono venduti i prodotti ufficiali della squadra.
Nel corso degli ultimi 15 anni l‘orientamento è stato quello di trasformare lo stadio da centro di
aggregazione di tifosi a prodotto da vendere a dei tifosi-consumatori. ―L‟intenzione odierna è di
rendere la struttura un‟area aperta e visitata in maniera stabile durante tutto il corso della settimana; il calcio
continua a rappresentare il core business, ma non rimane l‟esclusiva sorgente di introiti‖212. Il caso inglese è
particolare, in quanto dopo gli eventi della seconda metà degli anni ‘80 213 vi è stato un profondo
rinnovamento a livello normativo ed anche a livello impiantistico. Buona parte delle squadre della
Premier League ha costruito un nuovo impianto oppure ristrutturato l‘esistente 214, facendo
diventare il Regno Unito, in un certo senso, pioniere della concezione moderna di stadio.
Lo stadio moderno prevede solo posti a sedere, dove gli spettatori sono identificati e
maggiormente controllabili. Questi impianti tendono a massimizzare l‘attività di merchandising delle
squadre proprietarie, attraverso la presenza di negozi dei club, di musei, di ristoranti, della
possibilità di prenotare ed eseguire visite guidate (sia durante la settimana, sia in corrispondenza
degli eventi) e della Club house per l‘incontro dei tifosi. A questa offerta standard, sono state
aggiunte le iniziative più disparate, fra cui la presenza di palestre e centri di fitness legati al club,
concorsi riservati ai tifosi che consentono di vedere la partita accanto ad un giocatore in tribuna 215
e molte altre iniziative localizzate sullo stadio.
Lo Stadio deve, quindi, progettare delle offerte che soddisfino una serie di utenze fra loro distinte.
I tifosi, siano essi assidui od occasionali
Si cerca di proporre un‘area che sia sinonimo di sicurezza, comodità/facilità di utilizzo, ampiezza
dell‘offerta.
La sicurezza è fondamentale per riavvicinare l‘utenza cosiddetta occasionale, facilitando la
presenza delle famiglie. Per quanto riguarda la comodità, questa può essere interpretata secondo
varie angolature: (i) facilità di accesso alla struttura, con mezzi pubblici e privati; (ii) facilità di
fruizione dell‘evento sportivo (numero adeguato di biglietterie, possibilità di acquisto dei biglietti
via internet, semplicità dei mezzi di pagamento); (iii) servizi offerti dalla struttura sportiva, quali
chioschi e strutture per i bambini.
L‟utenza business
Normalmente intercettata attraverso la disponibilità di aree VIP situate all‘interno dello stadio, che
possono essere affittare per il singolo evento, per la stagione sportiva od addirittura per più
stagioni. Esistono, generalmente, tre livelli di offerta216:
 le Sky Lounges/Sky Rooms, locali di dimensioni variabili (25-80 mq), con possibilità di
ospitare 10-20 persone, offrendo loro, oltre ad una visuale sul campo da gioco, vari livelli di
comfort (schermi Lcd personalizzati, catering dedicato, ecc.). Queste strutture possono essere
utilizzate dalle aziende anche per riunioni o pranzi di lavoro nell‘arco della settimana;
 gli Sky Box o Palchi, normalmente posizionati nelle vicinanze della tribuna in moduli da 6-12
posti a sedere e con servizi particolari (es. monitor personale) che si aggiungono a quelli
executive;
 la Tribuna Executive, che si differenzia dalla tribuna normale per alcuni servizi addizionali
riservati (es. catering, steward dedicati, ecc.), spesso condivisi con gli Sky Box.
Ho provato a difendere un Sogno
101
Accanto a quest'offerta, che nasce legata all‘evento, gli stadi si sono anche attrezzati con centri
congressi, (normalmente composti da un insieme modulare di stanze che possano soddisfare
l‘esigenza della riunione di lavoro come della convention aziendale), uno o più ristoranti (operativi
tutta la settimana, spesso gestiti dalla società che garantisce il catering dello stadio), in alcuni casi un
albergo217 od altre strutture ricettive.
I promoter (per concerti, congressi, pacchetti turistici business, ecc.)
Lo Stadio può diventare oggetto di interesse da parte di agenzie specializzate nell‘organizzazione di
eventi (concerti, conferenze) o nel turismo business. Interessante da questo punto di vista l‘offerta
sul sito www.blufreccia.it che contiene una serie di iniziative sotto la categoria ―Sport Incentive
Travel‖ (abbinamento di pacchetti viaggio e partite allo stadio, affitto palchi nei vari stadi per
clienti e dipendenti). La capacità dello stadio di diventare centro di attrazione anche per eventi non
calcistici è però direttamente proporzionale alla visibilità turistica della città che lo ospita.
Nel caso dell‘Amsterdam ArenA (che è stato costruito ex novo, con i vantaggi progettuali che ciò
comporta) all‘interno dello stadio esiste ad esempio la ―Arena Amphi”, anfiteatro con una capienza
fra 5.000 e 12.000 posti che viene usato nei momenti di riposo dell‘attività agonistica, con sistema
di muri di separazione e soffitti rimovibili con una giornata di lavoro, e consente lo svolgimento di
incontri, sport indoor (volley, tennis, pattinaggio sul ghiaccio), teatro, convention aziendali.
Le agenzie pubblicitarie e i media
Oltre all‘identificazione di aree dedicate all‘interno dello stadio (box per i giornalisti, mixed zone,
servizi accessori quali postazioni internet), sono importanti degli studi per lo sfruttamento degli
spazi commerciali vendibili.
Alcuni esempi:
 l‘Allianz Arena, è stato oggetto di un‘analisi specifica per garantire un format speciale della
cartellonistica interna (banner da 40 a 120 secondi), massimizzando spazi e visibilità e
differenziando i prezzi di vendita di detti spazi;
 la Lazio, nella partita UEFA contro il Vitoria Guimarães della stagione 2007-08, ha
sperimentato un caso particolare di visual advertising: gli spazi pubblicitari sono stati venduti a più
operatori e differenziati per nazione di trasmissione televisiva dell‘evento, incrementando così i
ricavi;
 all‘interno dell‘Amsterdam ArenA è stata introdotta una tessera di pagamento (Arena Card), che
è l‘unico strumento di pagamento accettato per tutta l‘offerta locale. Tale tessera è ricaricabile e
oltre a consentire la partecipazione a premi, estrazioni ed altro, viene usata anche per attività
promozionali e sponsorizzazioni specifiche.
Una particolare menzione va fatta rispetto alla cessione dei naming rights come fonte di
finanziamento dell‘investimento, come nel caso dell‘Emirates Stadium (120 milioni di Euro in 10
anni) e dell‘Allianz Arena (80 milioni di Euro per 30 anni). È una politica portata avanti da 83
società professionistiche su 121 negli USA, da 12 società di calcio su 18 in Germania e da 3 delle
20 società della Premier League218.
L‟IMPATTO DELLA GESTIONE DELLO STADIO SUI RISULTATI ECONOMICI DI UNA SQUADRA DI CALCIO
Non è facile reperire studi relativi all‘impatto di un nuovo stadio sui risultati economici di una
squadra di calcio, sia perché ―per molti tifosi di calcio, fare discorsi riguardanti il lato finanziario ed affaristico
equivale ad un‟eresia‖219 sia perché, salvo poche eccezioni rappresentate dalle società quotate, non è
102
Ho provato a difendere un Sogno
facile avere informazioni economiche e finanziarie delle società di calcio. Le stesse società non
hanno interesse a divulgare queste informazioni, allo scopo di giustificare ―incrementi nei prezzi dei
biglietti e limiti agli ingaggi ed ai benefit ai giocatori‖ 220.
Gli Stati Uniti sono la nazione dove le società sportive, per prime e in maniera più massiccia,
hanno investito sugli impianti di proprietà, tradizionalmente di natura multifunzionale. Una prima
serie di indicazioni possono essere tratte da uno studio apparso sulla rivista americana Sport
Marketing Quarterly nel 2004221, nel quale si cerca di verificare in quali termini la costruzione di un
nuovo stadio abbia portato benefici economici alle squadre aderenti alla National Football
League (NFL) 222, analizzando l‘impatto sui ricavi netti delle squadre di football americano che
fra il 1995 ed il 1999 si sono trasferite in un nuovo impianto223.
Prima di riportare i risultati dello studio è però opportuno evidenziare le principali differenze
esistenti fra NFL e Lega Calcio, in particolare sotto il profilo economico: la NFL distribuisce in
maniera uguale i proventi da diritti televisivi fra le squadre, mentre i ricavi della vendita dei biglietti
vengono suddivisi in una proporzione 60/40 fra la squadra di casa e la squadra ospite. Il risultato è
che il 70% dei ricavi delle squadre provengono dai diritti televisivi venduti collettivamente, mentre
il 30% dai ricavi da stadio (naming rights, parcheggi, concessioni, loge box). Non essendo
quest‘ultima voce di ricavo soggetta ad alcun tipo di condivisione con le altre squadre, diventa
fondamentale investire sulla sua crescita, che rimane patrimonio esclusivo della singola società
consentendole di incrementare i ricavi e, quindi, la capacità di attrazione dei migliori giocatori.
Lo studio rivela che effettivamente la costruzione di uno stadio di proprietà ha portato a un
sensibile incremento dei ricavi cosiddetti ―locali‖ delle squadre, che sono composti, in particolare:
 dalla vendita dei biglietti;
 dai diritti televisivi e radiofonici locali;
 dall‘affitto delle loge box (equivalenti agli Sky box del calcio);
 dalle concessioni a terzi (ad esempio per il catering);
 da pubblicità, parcheggi ed altri ricavi.
Secondo le analisi condotte, la crescita media dei ricavi “locali” è stata dell‟85%, per effetto di
un aumento del 54% dei ricavi per la vendita dei biglietti, di un 623% dei ricavi delle loge box e del
202% dei ricavi di pubblicità/parcheggi/altro. Le altre voci non hanno subito incrementi
significativi.
È interessante però osservare come si è arrivati ad ottenere tali risultati:
 per quanto riguarda i ricavi dalla vendita di biglietti, l‘aumento è dovuto anche alla crescita del
numero di posti disponibili (resa possibile dalla progettazione di impianti di dimensioni maggiori
di quelli precedenti. Ma a fronte di un incremento del 14% nel numero di posti, i ricavi sono
cresciuti del 54%, con un evidente effetto più che proporzionale derivante dall‘incremento del
costo unitario dei biglietti, a scapito quindi di un‘utenza più popolare;
 sono anche aumentati in maniera significativa i posti riservati all‘utenza business (le loge box o
sky box) che vengono affittate per periodi annuali (oppure pluriennali) da singole aziende. Si è
passati da una media di 3.961 posti business negli stadi costruiti fino al 1990 a 8.740 posti per gli
stadi costruiti successivamente.
Ho provato a difendere un Sogno
103
Gli Autori fanno però notare il vero elemento di criticità del quale occorre tenere conto al
momento della scelta di costruire uno stadio di proprietà: l‟impatto finanziario del progetto sui
conti della squadra per il periodo in cui si è tenuti a restituire il finanziamento necessario alla
realizzazione dell‘impianto. Le squadre osservate hanno speso una media di 120 milioni di dollari
per la costruzione dei nuovi impianti, assumendo oneri finanziari addizionali in un range fra i 15 ed
i 30 milioni di dollari l‘anno, con il risultato che buona parte del valore aggiunto generato dal
nuovo impianto viene impegnato nel ―servizio del debito‖224. Al termine del finanziamento (15-20
anni), però, l‘impianto sarà completamente di proprietà della squadra e, fatta salva la necessità di
adeguamenti o ulteriori traslochi, rimarrà un asset del bilancio.
La criticità segnalata dagli autori deriva, soprattutto, dalla necessità di avere una struttura
economica e finanziaria solida, con flussi di incassi certi, per far fronte alle rate del debito senza
dover sacrificare la capacità della squadra di costruire e mantenere una rosa di giocatori
all‟altezza delle attese dei tifosi.
Due, in particolare gli elementi evidenziati dallo studio:
 l‟aleatorietà dei volumi di incassi locali, condizionati dall‘andamento di fattori esogeni quali
l‘economia (nel caso di crisi, anche solo dell‘area geografica sulla quale insiste l‘impianto
sportivo, sono soggetti a forti oscillazioni negative, in particolare per la componente più ricca,
rappresentata dall‘utenza business) ed i risultati della squadra, che possono catalizzare in positivo
ma anche in negativo l‘andamento dei ricavi; ci sono stati casi di squadre che sono fallite per
l‘incapacità di sostenere i propri costi di gestione, fra i quali gli oneri derivanti dalla costruzione
del nuovo impianto225.
 la necessità, per la squadra che intende realizzare un progetto di investimento su un nuovo
impianto, di verificare il tipo di supporto economico e finanziario che può provenire dalle
autorità locali. Lo studio ha fatto emergere che mediamente il finanziamento pubblico ha
coperto il 70% del valore dell‟investimento, rendendo così contenuto l‘onere direttamente a
carico della squadra, che si impegna per solo il 30%. Tanto è vero che tre delle squadre
osservate hanno traslocato in nuove città, più piccole, grazie alla disponibilità delle municipalità
locali di costruire per loro delle nuove strutture.
In un altro studio, sempre del 2004, viene condotta un‘interessante analisi che si riferisce al
Baseball226. L‘Autore, partendo dall‘analisi di un campione di squadre che negli anni Novanta si
sono trasferite in un nuovo impianto, ha effettuato un‘analisi statistica per cercare di valutare
l‟impatto economico del trasferimento in un nuovo stadio sui bilanci delle società. Anche in
questo caso esiste un limite, rappresentato dalla scarsa disponibilità di dati analitici sui risultati delle
squadre, ma l‘Autore ritiene di aver comunque utilizzato una metodologia in grado di neutralizzare
eventuali errori.
Il risultato dell‘analisi coincide in buona parte con quello già osservato: anche nel caso del baseball
le squadre che si sono trasferite in un nuovo impianto hanno fatto registrare un incremento dei
ricavi locali (biglietteria, concessioni, pubblicità, parcheggi, servizi, ecc.), nonostante una riduzione
media del 13% del numero di posti disponibili (passati da 51.371 a 44.671). Questo è stato ottenuto
puntando su un incremento del costo del biglietto, sul potenziamento dei loge boxe
(chiamati nello studio ―luxury suite‖) e da un più intenso sfruttamento del merchandising e dei
servizi interni allo stadio (in particolare i punti di ristoro e la pubblicità interna).
104
Ho provato a difendere un Sogno
I ricavi netti generati dal nuovo stadio risentono di un effetto ―novità‖: hanno una crescita
importante per un periodo di circa 5 anni per poi ritornare progressivamente a livelli leggermente
superiori a quelli del vecchio stadio. Tuttavia, nell‟arco del decennio producono un profitto
medio netto addizionale di circa 60 milioni di dollari. Questo risultato è positivamente
influenzato dalla forte incidenza di finanziamento pubblico dell‟impianto, che anche nel
baseball raggiunge circa il 70% dei costi complessivi227.
La scelta statunitense di procedere alla costruzione di nuovi impianti è stata fortemente
condizionata dalla presenza di rilevanti contributi pubblici, in assenza dei quali il costo di
finanziamento dell‘impianto avrebbe reso poco sostenibile la realizzazione dell‘iniziativa.
L‘Autore non approfondisce l‘analisi su quello che sarebbe stato l‘impatto del completo
autofinanziamento della costruzione sui risultati delle squadre. Partendo dai suoi dati e
considerando che, nella media, gli impianti costruiti hanno avuto un costo di 241 milioni di dollari
(cui le squadre hanno contribuito per 80 milioni di dollari) le sole rate capitale della differenza, su
un arco di venti anni, annullerebbero il beneficio netto generato dallo stadio. Rimarrebbe,
ovviamente, al termine del periodo di pagamento, il valore dell‘impianto nel bilancio della società,
ma nel frattempo la squadra potrebbe trovarsi con una limitata capacità di spesa per le esigenze di
allestimento della rosa.
L‘Università di Amburgo ha pubblicato uno studio sulle capacità di attrazione dei nuovi stadi228,
per determinare se la scelta vincente fosse la realizzazione di impianti dedicati a un unico sport,
ovvero se convenisse costruire stadi polivalenti. L‘analisi, di tipo statistico e basata sulla
Bundesliga, ha evidenziato che sebbene l‘attrattiva del nuovo impianto dipenda ancora in maniera
significativa dal risultato sportivo della squadra, la costruzione di un nuovo stadio non polivalente,
ma dedicato al calcio, porta ad un incremento medio di 4.800 spettatori per incontro (+18,7%),
con un beneficio netto di circa 1,4 milioni di Euro annui per la squadra che vi gioca.
L‟AMSTERDAM ARENA, PROTOTIPO DELLO STADIO MODERNO?
Terminato nel 1996, è considerato una sorta di prototipo dello stadio moderno. È utilizzato per le
partite di calcio dell‘Ajax e della Nazionale Olandese, ma anche per eventi di tipologia diversa
(concerti, meeting, congressi, ecc.).
Nel decennio 1996-2006 ha ospitato circa 500 eventi per un totale di 17 milioni di fruitori e 1
milione di visitatori delle infrastrutture. Ogni anno vi si svolgono quasi 70 eventi dei quali, però,
solo il 35% direttamente legato alle partite di calcio229.
Eventi ospitati
Partite di calcio
Concerti
Altri eventi di rilievo
TOTALE EVENTI ANNUALI
% eventi calcio su totale
Numero di visitatori (eventi)
Numero di visitatori (tour)
2008/2009
28
4
58
90
31,1%
1.554.000
78.200
2007/2008
25
12
36
73
34,2%
1.696.000
80.500
2006/2007
32
11
38
81
39,5%
1.992.000
80.000
2005/2006
35
10
36
81
43,2%
1.967.000
80.000
2004/2006
30
6
41
77
39,0%
1.504.000
80.000
Fonte: Bilancio Amsterdam ArenA 2008/2009
Ho provato a difendere un Sogno
105
L‘impianto ha una capacità teorica di 51.628 sedute per le partite di calcio (arriva a una capienza
massima di 68.000 visitatori nel caso di concerti), delle quali 6.835 (13,2%) hanno caratteristiche e
redditività particolari, in quanto destinati prevalentemente ad un‘utenza business: (i) 100 posti nelle
10 Founder Lounge, riservate ai soci fondatori, che hanno finanziato i costi di costruzione 230; (ii)
40 posti nella Royal Box; (iii) 202 posti nella Grand Terrace; (iv) 540 posti nella 54 Skybox; (v)
160 posti nelle 8 Sky Lounges (locali di 87 mq. da 20 posti ciascuno) e 120 posti nelle 12 Sky
Rooms (locali di 26 mq. da 10 posti ciascuno) con vista ottimale sullo Stadio. Parte di queste è
affittata su base stagionale, altre sono disponibili anche per il singolo evento. Oltre all‘affitto dello
spazio sono previsti addebiti per i costi di arredamento, utenze, servizio. Possono essere usate
anche durante la settimana per riunioni/pranzi di lavoro e rimangono a disposizione anche per gli
eventi non sportivi; (vi) 1.564 posti Business; (vii) 4.109 posti riservati agli altri azionisti, fra i
quali i sottoscrittori dei certificati di deposito emessi a parziale finanziamento della costruzione
dello Stadio, che garantiscono il diritto al posto e, laddove esistente, un dividendo da parte della
società proprietaria dello Stadio. Detti certificati possono essere oggetto di compravendita ed
hanno visto il valore crescere nel corso del tempo.
L‘impianto è dotato di un parcheggio da 12.500 posti (gestito però dalla Città di Amsterdam) e di
un Centro Congressi di 14 stanze con una capacità teorica di 3.500 persone.
In una pubblicazione dell‘ISTEI (Istituto di Economia d‘Impresa, Università Milano Bicocca) del
2004231 è stata condotta un‘interessante analisi dell‘evoluzione del progetto Amsterdam ArenA che
fornisce spunti utili per le analisi successive.
L‘Amsterdam ArenA nasce sulla base di un progetto del 1990. L‘obiettivo era quello di costruire
un impianto ―noto in tutto il mondo ed in grado di ospitare eventi sportivi e non in modo continuativo. Doveva
divenire il secondo centro della città di Amsterdam‖: lo stadio nasceva quindi come elemento
catalizzatore di un più ampio progetto di sviluppo urbano, che ha portato alla nascita
dell‘ArenA Boulevard ―una delle aree più sviluppate in Olanda ed un esempio di integrazione tra destinazioni
di diverso utilizzo, come lo shopping, lo sport e l‟intrattenimento, il vivere ed il lavorare‖.
Il progetto dell‘Amsterdam ArenA ha avuto un costo complessivo di circa 127 milioni di Euro,
che sono stati reperiti: per il 29,9% da donazioni pubbliche (Città di Amsterdam e Governo
Olandese); per il 22,8% da aziende (la squadra dell‘Ajax ed altri 8 soci fondatori) e per il 21,3%
mediante emissione di certificati di deposito, cui sono legati particolari privilegi.
Soci finanziatori
Città di Amsterdam
Governo Olandese
AFC Ajax
Soci fondatori (8 aziende)
Emissione certificati di deposito
Finanziamento bancario
TOTALE COSTO
Migliaia di Euro
33.000
5.000
9.000
20.000
27.000
33.000
127.000
% su totale
26,0%
3,9%
7,1%
15,7%
21,3%
26,0%
100,0%
Aldilà delle forme di finanziamento, per certi versi innovative (specialmente i certificati di deposito,
che hanno avuto un grande successo), anche in questo caso solo il 26% del costo dell‟impianto è
stato oggetto di un finanziamento bancario: la scelta è stata operata a seguito di valutazioni,
che hanno evidenziato come un debito maggiore avrebbe potuto mettere a rischio la sostenibilità
del progetto, a causa di un eccessivo servizio del debito.
In effetti, l‘analisi dei bilanci degli ultimi anni porta a rilevare che, nonostante l‘insieme di
condizioni particolarmente favorevoli dell‘Amsterdam ArenA, fra le quali l‘ubicazione (stadio della
106
Ho provato a difendere un Sogno
Capitale della nazione, presenza dell‘Amsterdam Boulevard), la possibilità di ospitare un numero
importante di eventi calcistici (in quanto oltre alle partite dell‘Ajax è la sede di tutte le partite della
Nazionale Orange) e l‘infrastruttura studiata per facilitare un utilizzo anche per concerti ed altri
eventi di rilievo, la società produce un risultato positivo di esercizio oscillante fra 1,4 e 2
milioni di Euro all‟anno.
Dato sicuramente interessante, ma in assoluto non così significativo da rappresentare la
discriminante per la sopravvivenza sportiva di una squadra.
AM ArenA
Ricavi
Ricavi netti
Spese generali
Ammortamenti
Risultato operativo
Proventi (oneri) finanziari
Risultato prima delle imposte
Risultato netto
2008/2009
27.674
12.429
(4.469)
(5.365)
2.595
(795)
1.800
1.396
2007/2008
29.997
13.173
(4.454)
(5.446)
3.273
(741)
2.532
1.954
2006/2007
31.077
13.413
(5.135)
(5.464)
2.814
(934)
1.880
1.880
Fonte: Bilancio Amsterdam Arena 2008/2009 (valori in migliaia di Euro)
Come ogni investimento che contenga una componente immobiliare, il risultato netto è fortemente
influenzato dal peso degli ammortamenti sull‘impianto (pari a circa 5,5 milioni di Euro annuali) ed
infatti, essendo questi dei costi ―figurativi‖ in termini finanziari, la produzione di cassa annuale
rimane più che sufficiente per assicurare il servizio del debito, cioè il pagamento delle rate dei
finanziamenti bancari e degli oneri finanziari.
L‘impatto del nuovo stadio sulla squadra di calcio dell‘Ajax, nonostante questa abbia contribuito al
finanziamento dell‘investimento, non è neutro, perché questa ha siglato ―un accordo per lo sfruttamento
dello stadio limitatamente alla sue partite casalinghe, in cambio di un canone di affitto‖.
Ajax - Ricavi
Ricavi stadio
Diritti TV
Ricavi commerciali
SUBTOTALE AREA CALCIO
Altri ricavi
TOTALE
2008
2009
26,9
8,5
24,4
59,8
2,1
61,9
2010
28,9
6,0
2,1
37,0
0,8
37,8
29,8
6,8
0,8
37,4
1,1
38,5
2010 vs 2009
0,9
0,8
1,1
0,4
0,3
0,7
Variazione
3,11%
13,3%
-61,9%
1,1%
37,5%
1,9%
Fonte: Elaborazione su Bilanci Ajax232 (Valori in milioni di Euro)
L‘incremento dei posti disponibili, le possibilità di sponsorizzazione ed i servizi a favore dell‘utenza
business hanno comunque prodotto un margine positivo per la squadra, che ottiene circa il 76%
dei propri ricavi dagli eventi sportivi. Occorre però rilevare che tale percentuale è così significativa
soprattutto perché il mercato olandese dei diritti televisivi non è paragonabile a quello delle altre
nazioni europee: l‘Ajax produce ricavi annuali da diritti televisivi per soli 7 milioni di Euro.
Questo è comunque un caso in cui, nonostante la squadra non sia proprietaria (se non per un
7,1%) dell‘impianto e paghi un canone di affitto, ha ottenuto un beneficio economico dallo
spostamento nel nuovo impianto. Nonostante questo, gli ultimi due bilanci hanno chiuso con una
perdita di esercizio, rispettivamente di 3,4 milioni di Euro e 22,8 milioni di Euro.
Un altro elemento interessante riguarda le modalità di gestione dell‟impianto da parte della
società proprietaria. La logica seguita è stata quella di minimizzare i costi fissi ricorrendo, ogni
qualvolta fosse possibile, all‘esternalizzazione dei servizi necessari al funzionamento della struttura.
Considerando la media di eventi e di visitatori, infatti, emerge che il personale dipendente
Ho provato a difendere un Sogno
107
appartenente alla struttura fissa è ridotto; segno che si è cercato di concentrare l‘impegno di
gestione sui punti salienti dell‘impianto. I dipendenti sono suddivisi in quattro aree funzionali:
Finanza, Commerciale, Facility Management ed Eventi, cioè in quelle ritenute strategiche per lo
sviluppo delle nuove iniziative, l‘attrazione dei potenziali clienti e la gestione dell‘impianto secondo
standard qualitativi elevati.
Personale medio impiegato
Dipendenti
Steward
2008/2009
52
395
2007/2008
54
419
2006/2007
52
419
2005/2006
51
388
2004/2005
50
380
Fonte: Bilancio Amsterdam Arena 2008/2009
L‘Amsterdam ArenA ha firmato un accordo con una società di catering (Maison Van der Boer) cui è
delegato lo sfruttamento degli spazi a disposizione all‘interno dello stadio, che sono molteplici ed
organizzati in maniera modulare. Sono inoltre presenti circa 50 punti ristoro nello Stadio affidati
anch‘essi in outsourcing (Vemo Catering, Catering Club). La Società rivende quindi ai clienti finali,
solitamente gli organizzatori degli eventi o gli utilizzatori delle aree business, un insieme di servizi
che a sua volta compra, di volta in volta, da questi fornitori contrattualizzati.
Infine, grazie alla scelta progettuale di prevedere un tetto retraibile, è uno dei pochi impianti in
Europa che può essere sfruttato tutto l‘anno. Tale possibilità consente, ad esempio, di ospitare un
numero elevato di concerti di artisti e gruppi musicali di forte richiamo233, che consentono di
ottimizzare i ricavi e la gestione della struttura, garantendone l‘impiego anche aldilà delle partite di
calcio.
Si possono trarre una serie di conclusioni:
 l‘iniziativa ha tutta una serie di peculiarità (ubicazione, utilizzo, ecc.) che difficilmente possono
rendere l‘Amsterdam ArenA un modello esportabile, tal quale, in altre realtà (tanto meno a
Genova!);
 viene confermata la criticità della componente finanziaria del progetto sulla capacità di
produrre reddito da parte dell‘impianto. In questo caso solo il 26% del costo dell‘investimento
iniziale è stato oggetto di un debito bancario, mentre il restante 74% è il risultato di un mix di
finanziamenti pubblici e versamenti di capitale privato;
 risulta invece estremamente interessante la metodologia di gestione prescelta, con un
forte ricorso all‘outsourcing di servizi non ritenuti strategici, seppur produttivi di ricavi; al punto
che la società proprietaria dell‘impianto ha anche costituito una società di consulenza
(Amsterdam ArenA Advisory) intervenuta con il suo know-how (di progettazione e gestione) per
Euro 2000, Euro 2004, i Campionati del Mondo del 2006 e le Olimpiadi di Pechino del 2008.
L‟EMIRATES STADIUM ED IL SUO IMPATTO SULL‟ARSENAL: UN PERFETTO CASE STUDY
L‘Emirates Stadium, inaugurato nel 2006, è di proprietà dell‘Arsenal, che vi si è trasferita
abbandonando lo storico impianto di Highbury, dove aveva giocato sin dal 1913. L‘investimento
per la costruzione del nuovo impianto è stato di circa 420 milioni di Sterline, pari a circa 500
milioni di Euro234.
L‘Arsenal ha finanziato l‘investimento ricorrendo a varie fonti: (i) la cessione dei naming rights
dell‘impianto alla compagnia aerea Emirates (circa 120 milioni di Euro); (ii) debito bancario a lungo
termine, con scadenza al 2031 (circa 310 milioni di Euro); (iii) i proventi dell‘operazione
108
Ho provato a difendere un Sogno
immobiliare effettuata sul sito dove insisteva il vecchio stadio, al posto del quale è stato realizzato
Highbury Square, un complesso residenziale che arriverà ad avere 680 appartamenti (per circa 48
milioni di Euro).
La costruzione del nuovo stadio ha fortemente incrementato i ricavi della squadra inglese
(matchday income): confrontando il bilancio della stagione 2006/2007 con quello dell‘anno
precedente (in cui l‘Arsenal giocava ancora ad Highbury) i proventi derivanti dallo sfruttamento
dello stadio sono praticamente raddoppiati, essendo passati da 44 milioni di GBP a 90 milioni di
GBP235.
Le principali ragioni di questo successo sono:
 l‟incremento dei posti disponibili, passati da 38.500 a 60.430, che consentono alla squadra di
avere circa 44.000 abbonati ed una media di 55.000 spettatori, con una percentuale di
riempimento vicina al 91%;
 l‟incremento del costo dei biglietti e degli abbonamenti: l‘abbonamento annuale (nel
settore popolare) costa circa 1.150 Euro; valore molto elevato se confrontato con quello della
seconda squadra più cara, il Tottenham, che ha un costo per la stessa categoria di abbonamento
di circa 800 Euro (-41%). Il costo del singolo biglietto, sempre nei settori più economici, è in
media di 50 euro per incontro. L‘Arsenal può permettersi tale politica perché esiste una lista
d‘attesa di circa 37.000 persone;
 la creazione di circa 9.000 posti (14,9% del totale) di categoria premium, che da soli
rappresentano il 35% dei ricavi generati dallo stadio, con una media di ricavo di 4.500 Euro
annui a posto (si tratta di un mix di offerta, che comprende posti VIP, Sky box, ecc.);
 un forte incremento della quantità e qualità di servizi offerti all‘interno del complesso sportivo
(catering, merchandising, ecc.).
La situazione dell‘Arsenal è indubbiamente molto particolare, soprattutto perché è difficile pensare
ad altri esempi di squadre che, pur avendo aumentato l‘offerta di posti di 22.000 unità, non
abbiano problemi ad avere lo stadio normalmente pieno ed a gestire la politica di prezzo in
maniera così aggressiva.
Tuttavia, il caso dell‘Emirates Stadium è sicuramente indicato per trarre ulteriori indicazioni sul
tema più generale dell‘effettivo impatto degli stadi di proprietà sui bilanci delle squadre di calcio.
Sarebbe folle (e in malafede) contestare la validità ed il successo dell‘operazione effettuata,
soprattutto rilevando che il trasferimento della squadra nel nuovo impianto ha favorito un deciso
sviluppo di ricavi, che in precedenza erano molto più contenuti: la possibilità di progettare un
impianto ex novo ha, infatti, consentito di intercettare e sviluppare tutte quelle nuove tendenze di
mercato (posti VIP, Sky box, club house, ecc.) che il vecchio impianto riusciva a soddisfare solo
parzialmente.
Analizzando il bilancio 2009/2010236, l‘Arsenal si conferma una società molto solida. I ricavi sono
cresciuti di 66,5 milioni di sterline, il risultato operativo 237 di 1,5 milioni e il risultato netto di 25,7
milioni, raggiungendo la ragguardevole cifra di 60,9 milioni di sterline.
Ho provato a difendere un Sogno
109
Bilancio
Ricavi football
Ricavi area immobiliare
Ricavi totali
Risultato operativo football
Risultato operativo immobiliare
Risultato operativo totale
Risultato (pretax) football
Risultato (pretax) immobiliare
Risultato (pretax) totale
Risultato netto
2008
207,7
15,3
223,0
59,6
0,1
59,7
39,7
(3,0)
36,7
25,7
2009
225,1
88,3
313,3
62,7
7,8
70,5
39,9
5,6
45,5
35,2
2010
222,9
156,9
379,8
56,8
15,2
72,0
44,8
11,2
56,0
60,9
2010 vs 2009
(2,2)
68,7
66,5
(5,9)
7,4
1,5
4,9
5,6
10,5
25,7
-1,0%
77,8%
21,2%
-9,4%
94,9%
2,1%
12,3%
100,0%
23,1%
73,1%
2008
2009
100,1
73,2
13,9
34,3
221,5
88,3
309,8
2010
2010 vs 2009
(6,2)
11,3
(1,2)
(2,9)
1,0
68,6
69,6
-6,15%
15,5%
-9,0%
-8,5%
0,5%
77,7%
22,5%
Fonte: Bilancio Arsenal Plc, valori in milioni di GBP
Arsenal – dettagli ricavi
Ricavi stadio
Diritti TV
Merchandising
Ricavi commerciali
SUBTOTALE AREA CALCIO
Ricavi immobiliari
TOTALE
94,6
68,4
13,1
31,3
207,3
15,2
222,5
93,9
84,6
12,6
31,4
222,5
156,9
379,4
Fonte: Bilancio Arsenal Plc, valori in milioni di GBP
Nel corso dell‘anno la Società ha inoltre avuto una produzione di cassa positiva per 28 milioni di
sterline, dopo aver rimborsato 23,2 milioni per il finanziamento relativo all‘Emirates Stadium (fra
capitale ed interessi).
Flusso di cassa netto
Cash flow prodotto
Saldo netto calciomercato
Imposte
Investimenti
Interessi netti
Rate debito Highbury
Rate debito Emirates
Cash flow finale
2009
62,3
(12,3)
(7,6)
(3,0)
(17,7)
(10,0)
(5,3)
6,4
2010
176,5
15,9
(6,3)
(5,3)
(17,6)
(129,6)
(5,6)
28,0
2010 vs 2009
114,2
183,3%
28,2
(2,3)
1,3
(0,2)
(2,3)
0,8
0,1
(0,0)
(119,6)
12,0
(0,3)
0,1
21,6
3,4
Fonte: Bilancio Arsenal Plc, valori in milioni di GBP
Questi sono risultati che, probabilmente, molti tifosi italiani vorrebbero vedere legati ai bilanci
della società della quale sono tifosi. Si parla, infatti, di una società che ha avuto un utile netto di
circa 72,5 milioni di Euro e una produzione netta di cassa di 33,4 milioni di Euro.
Sono numeri che devono però essere analizzati anche sotto un‘altra luce. Nelle note al Bilancio
(peraltro nella parte in cui si descrivono ‖Rischi ed Incertezze‖, dove l‘estensore privilegia un
approccio particolarmente prudente), il Chief Financial Officer dell‘Arsenal, Wisely, ricorda che il
risultato del Gruppo è influenzato dalle performance e dalla popolarità della Prima Squadra, che in
questi anni hanno fatto da traino grazie alle ottime performance in Premier League, FA Cup e
UEFA Champions League. Aggiunge che una parte significativa dei ricavi del Gruppo deriva dalla
vendita dei biglietti ai sostenitori individuali e aziendali, il cui livello di partecipazione può essere
influenzato da una serie di fattori tra cui i risultati di successo del team, i prezzi degli ingressi, la
copertura televisiva e le condizioni economiche generali: una riduzione del numero di partite
giocate, dovuta ad esempio alla mancata partecipazione ad una competizione europea o a peggiori
risultati in FA Cup, porterebbe dei riflessi negativi immediati sulle performance dell‘Arsenal 238.
Su un Blog specializzato in analisi delle squadre di calcio, sono apparse a più riprese valutazioni sui
bilanci dell‘Arsenal239. Nel soffermarsi sugli impatti positivi dell‘operazione Emirates Stadium
(rappresentata dalla costruzione del nuovo impianto e dalla contestuale operazione immobiliare
110
Ho provato a difendere un Sogno
realizzata sul sito del vecchio stadio), si mettono in evidenza aspetti che meritano di essere presi in
considerazione.
Fra questi, una simulazione di come sarebbe stato il bilancio dell‘Arsenal Holding Plc in assenza
dei proventi derivanti dalla componente immobiliare (cioè dalla vendita degli appartamenti costruiti
ad Highbury Square) che sono stati particolarmente significativi nell‘ultimo triennio. Non perché
sia sbagliato considerarne l‘effetto positivo, ma perché mentre tali proventi potranno ancora
manifestarsi per uno o due anni (molto dipende dall‘andamento del mercato immobiliare inglese), il
piano di ammortamento del finanziamento per la costruzione dell‘Emirates Stadium si esaurirà
solo nel 2031, quindi ben oltre. È una preoccupazione espressa anche dall‟Amministratore
delegato del Gruppo Gazidis, nel suo commento al Bilancio 2009/2010240.
Come evidenzia la tabella, si tratta comunque di un risultato estremamente positivo.
Simulazione solo Football
Ricavi football
Risultato operativo football
Risultato (pretax) football
Imposte dell'esercizio (media 22,3%)
Risultato netto (solo football)
2008
207,7
59,6
39,7
(8,9)
30,8
2009
225,1
62,7
39,9
(8,9)
31,0
2010
222,9
56,8
44,8
(10,0)
34,8
2010 vs 2009
(2,2)
-1,0%
(5,9)
-9,4%
4,9
12,3%
(1,1)
12,3%
3,8
12,3%
Fonte: Bilancio Arsenal Plc, valori in milioni di GBP
Il problema sollevato è sempre di natura finanziaria: fino a che punto un‘operazione come quella
che ha portato alla costruzione dell‘Emirates Stadium, che produce con certezza un significativo
incremento di ricavi annuali, può nascondere un rischio latente per la vita e le ambizioni di crescita
della squadra che effettua l‘investimento?
L‘Autore del Blog osserva come la necessità di assicurare la copertura finanziaria dell‘investimento
abbia imposto una serie di scelte di medio/lungo periodo, che in parte hanno generato delle
ripercussioni negative sul rendimento della società:
 la necessità di assicurare dei flussi in entrata a supporto dell‟investimento ha portato a
firmare contratti di lunga durata con la compagnia aerea Emirates per la cessione dei naming
rights dell‘impianto (fino al 2021) e per la sponsorizzazione della maglia di gioco (fino al 2014),
che stanno in questo momento penalizzando l‟area dei ricavi commerciali (commercial
revenues) dell‟Arsenal. Secondo il già citato studio Deloitte 2010, infatti, l‘Arsenal produce 56,5
milioni di Euro di ricavi di questa natura, contro gli 82,2 milioni del Manchester United, i 79,5
del Liverpool, i 62 del Chelsea. L‘Autore stima che questa ―rigidità‖ porti a minori ricavi per
circa 24 milioni di Euro all‟anno;
 l‘eccezionale rendimento dello stadio (game and matchday revenues) è sottoposto ad una forte
aleatorietà che deriva dal numero di partite che vi vengono giocate, in particolare con
riferimento a quelle di Champions League241. Secondo il già citato Deloitte Money Football League,
l‘Arsenal ha avuto nel 2009 una media di ricavi derivanti dallo stadio di circa 3,67 milioni di
Euro per ogni partita giocata, e l‟eventuale mancata qualificazione della squadra alle fasi
finali della Champions League porterebbe, da sola, minori ricavi per 22 milioni di
Euro242;
 il servizio del debito, relativo ai finanziamenti a medio termine accesi per sostenere la
costruzione dell‘impianto, impatta sulle disponibilità della squadra per circa 27 milioni di Euro
all‟anno, ancora per circa 19 anni.
Ho provato a difendere un Sogno
111
La preoccupazione latente espressa dal blogger (come tifoso, innanzitutto) è che una volta esauriti i
proventi straordinari derivanti dalla vendita degli appartamenti di Highbury Square, un‘annata non
favorevole della squadra (identificata, per l‘Arsenal, con la mancata qualificazione alla Champions
League!) possa costringere la società ad utilizzare la leva del calciomercato (in uscita) per
sostenere i propri costi. In effetti, forse non si arriverà mai a tale risultato, soprattutto
considerando che nelle ultime quattro edizioni del torneo non soltanto l‘Arsenal si è qualificato ai
gironi, ma ha sempre superato gli ottavi di finale ed è anche giunto due volte ai quarti ed una volta
in semifinale.
Partite Champions League
Edizione 2006/2007
Edizione 2007/2008
Edizione 2008/2009
Edizione 2009/2010
Girone
Ottavi
6
6
6
6
Quarti
2
2
2
2
Semifinale
2
2
-
Totale
2
-
8
10
12
8
È però vero che, a parte nell‘edizione corrente (2010/2011), nelle precedenti l‘Arsenal è arrivato
alla fase a gironi attraverso i preliminari, che lasciano un‘alea sull‘accesso alla massima
competizione.
Nel caso di mancata qualificazione alla Champions League 2009, l‘Arsenal avrebbe avuto minori
ricavi per circa 20 milioni di sterline, con un duplice effetto sui conti dell‘area ―Football‖ appena
osservati:
 il risultato netto dell‘esercizio 2010 sarebbe stato comunque in utile per 14,8 milioni di
sterline (pari a circa 17,6 milioni di Euro);
 la produzione di cassa, però, in assenza dei proventi straordinari derivanti dal calciomercato
(pari a circa 15,8 milioni di sterline) sarebbe stata quasi certamente negativa, costringendo ad un
incremento del debito a breve;
 considerando che l‘Arsenal non può sfruttare oltre la leva dell‘aumento dei prezzi dei biglietti e
che dimostra di non riuscire ad imprimere la necessaria crescita ai ricavi di natura commerciale,
in caso di necessità l‘unica valvola di sfogo rimane il calciomercato.
Il Chief Financial Officer Wisely segnala esplicitamente in sede di bilancio che i proventi per
l‘esercizio 2010/2011, differentemente dagli ultimi anni, sono minimi; questo, fatte salve possibili
operazioni nel mercato di gennaio, potrà influenzare il risultato finale della società243.
Le preoccupazioni del blogger non sono quindi del tutto peregrine.
L‟ALLIANZ ARENA: UNO STADIO PER DUE SQUADRE, POI PER UNA SOLA
L‘Allianz Arena, costruito in occasione dei Mondiali del 2006, era originariamente l‘unico esempio
di stadio ―moderno‖ di proprietà di due squadre di calcio: FC Bayern e TSV 1860 München.
Anche l‘Allianz Arena è una struttura a vocazione sportiva: le aree commerciali a servizio dello
stadio, prevalentemente a tema (squadre di calcio o altri azionisti) si estendono per circa 6.000
metri quadrati, fra chioschi, ristoranti, negozi di merchandising ed altri esercizi commerciali.
Il TSV 1860 München, a seguito della retrocessione nella Bundesliga 2 (l‘equivalente della Serie
―B‖ italiana), ha dovuto vendere le proprie quote dello stadio al FC Bayern, non essendo più in
condizione di sostenere gli oneri diretti di gestione. Ciò ha consentito al TSV di evitare un possibile
112
Ho provato a difendere un Sogno
fallimento consentendo al FC Bayern a poter finalmente sfruttare appieno l‘impianto. È forse la
dimostrazione più concreta di come la costruzione di un nuovo stadio – seppur con tutti i
requisiti per essere qualificato come ―stadio moderno‖, non sia di per se stessa garanzia di
successo economico per la squadra che effettua l‟investimento.
Il Bilancio del FC Bayern per la stagione 2008/2009244 ha portato un risultato finale peggiore di
quello dell‘anno precedente; quello che stupisce è la costante crescita di ricavi degli ultimi cinque
anni (passati da 190 milioni di Euro del 2005 ai 290 milioni del 2009) ed il valore assoluto dei
ricavi di natura commerciale, che, con la ragguardevole cifra di 159 milioni, ne fanno il club
europeo di gran lunga più capace di sfruttare questo canale di ricavo. Il Real Madrid, secondo, si
posiziona ad una distanza di quasi 20 milioni di euro.
FC Bayern - Ricavi
Ricavi stadio
Diritti TV
Ricavi commerciali
TOTALE
2008
69,4
49,4
176,5
295,3
2009
60,6
69,6
159,3
289,5
Diff.
(8,8)
20,2
(17,2)
(5,8)
Variazione
-12,68%
40,9%
-9,7%
-2,0%
Fonte: Elaborazione su dati Deloitte Football Money League (2010). Valori in milioni di Euro.
I ricavi direttamente derivati dallo stadio, pur raggiungendo l‘interessante cifra di 60,6 milioni di
Euro, non sono la voce sulla quale la squadra intende fare leva per garantire il proprio successo
economico: differentemente da quanto visto per l‘Arsenal (e, più in generale, da tutte le analisi sul
mercato anche americano) il FC Bayern non ha usato la leva dell‘aumento del prezzo dei biglietti
che continuano a costare circa 20 Euro cadauno (cioè pressappoco la metà della Premier League).
L‘acquisto delle quote residue di proprietà del TSV München ha portato il FC Bayern ad
incrementare gli introiti derivanti dalle sponsorizzazioni dell‘Allianz Arena per una cifra che è stata
stimata essere pari a 35 milioni di Euro245, a fronte di un costo di acquisto di 11 milioni di Euro.
Il FC Bayern trae dallo sviluppo dell‘attività commerciale (merchandising e sponsorizzazioni) la
linfa per il proprio sviluppo economico: ma è un caso particolare in Europa, anche in questo caso
poco facilmente esportabile. La squadra, alla cui guida ci sono sicuramente dei manager capaci di
massimizzare questa fonte di ricavo, gode indubbiamente degli effetti di azioni di marketing
territoriale che vanno aldilà del mero fenomeno calcistico, potendo attrarre nuovi investitori che
apportano capitale fresco per il finanziamento delle attività della squadra. È anche determinante il
fatto che la società sia di proprietà della FC Bayer München Ev, che conta circa 115.000 soci-tifosi.
Anche in questo caso la via prescelta per affrontare l‘impatto finanziario della costruzione dello
stadio è molto particolare: l‘impianto ha avuto un costo di circa 346 milioni di Euro, finanziati
attraverso la cessione dei naming right ad Allianz (90 milioni di Euro) e la vendita di azioni del
club: la prima, nel 2002, ha fatto entrare il nuovo socio Adidas (77 milioni di Euro, per il 9,07%).
Un‘altra quota del 9,09% è stata ceduta nel 2009 alla Audi246, a fronte di un esborso di 90 milioni di
Euro, che verrà in buona parte destinato al rimborso del debito esistente, in modo da anticipare i
tempi di ammortamento dei finanziamenti in essere. Il che vorrebbe dire che, proprio come nel
caso dell‘Amsterdam ArenA, circa il 70% del costo dell‟investimento è coperto da apporti di
capitale e non da un debito bancario.
Poiché il servizio del debito sull‘Allianz Arena pesa per circa 30 milioni di Euro l‘anno, non appena
il FC Bayern riuscirà a ridurre (oppure eliminare completamente) questa uscita dal proprio bilancio
Ho provato a difendere un Sogno
113
annuale, si troverà nell‘invidiabile situazione di poter disporre di un rilevante flusso di cassa che
potrà essere destinato a migliorare la squadra, grazie all‘incrementata capacità di spesa.
Ancora una volta, gli aspetti finanziari legati alla costruzione dell‘impianto sono decisivi nella
valutazione dell‘effettivo apporto di un nuovo stadio: una delle due squadre originariamente
proprietarie dell‘impianto ha dovuto cedere la propria partecipazione perché, retrocessa, non era
più in grado di sostenere la sua quota parte di costi (nonostante l‘incremento dei ricavi da stadio);
l‘altra, attuale proprietario unico, sta destinando gli incassi derivanti dalla cessione delle proprie
quote azionarie al rimborso anticipato del debito, onde liberare il prima possibile il bilancio della
società dal peso del servizio del debito.
CONCLUSIONI
Pur analizzando sport ed aree geografiche fra loro diverse, le analisi hanno fornito indicazioni
coincidenti:
 la costruzione di un nuovo stadio comporta un significativo incremento dei ricavi locali
delle squadre che ne hanno la proprietà, per un periodo di tempo identificabile in circa un
decennio;
 l‘aumento dei ricavi avviene tipicamente grazie all‟incremento dei costi unitari dei biglietti,
ad una maggiore quantità di posti dedicati all‟utenza business (incluse le Sky box) e, solo
marginalmente, ai nuovi servizi accessori all‘impianto (parcheggi, concessioni, ecc.);
 è diffusa un‘importante percentuale di capitale proprio (o di contributi da amministrazioni
pubbliche) nel finanziamento dei nuovi impianti, con una quota di debito bancario limitata al
30% dei costi complessivi. Una diversa ripartizione potrebbe rendere più difficoltoso la
copertura dell‘investimento da parte delle squadre.
Non sembra comunque la proprietà dell‟impianto che garantisce l‟incremento dei redditi
per la squadra di calcio ma, piuttosto, la possibilità di poterlo sfruttare in maniera non
circoscritta al solo evento calcistico, incrementando le possibili fonti di entrata.
Se lo Stadio ―Luigi Ferraris‖ fosse in condizioni di garantire alle due squadre che lo utilizzano
quell‘insieme di servizi accessori alla partita, che consentono di incrementare le entrate, potrebbe
soddisfare le necessità di sviluppo delle squadre di calcio stesse.
114
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 5
TRASFORMARE I PREGIUDIZI IN GIUDIZI
―Sembra allora di assistere ad un vero e proprio partito preso contro l‟attuale impianto e la sua sede storica,
motivato su veri e propri pregiudizi‖.
Questa frase è contenuta nel Comunicato della Fondazione Genoa 1893 con la quale si
annunciava, il 28 settembre 2009, la decisione di entrare nella fase operativa di ―un lavoro di studio e
approfondimento tecnico, urbanistico, economico, volto alla individuazione di soluzioni che assicurino il
mantenimento della localizzazione e delle caratteristiche attuali e, nel contempo, mediante una opportuna
ristrutturazione nell‟ambito di una risistemazione ottimale dell‟intera zona, l‟efficienza e l‟economicità dell‟impianto,
così da consentire di verificare e sfatare i pregiudizi anti Ferraris che da più parti si vogliono accreditare”.
Wikipedia247 definisce il pregiudizio come "giudizio prematuro", cioè ―parziale e basato su argomenti
insufficienti e su una loro non completa o indiretta conoscenza‖ e aggiunge che ―nel linguaggio della psicologia
sociale, quando si parla di pregiudizi ci si riferisce a un tipo particolare di atteggiamenti. Propriamente, sono
atteggiamenti intergruppo, cioè posizioni di favore o sfavore che hanno per oggetto un gruppo, si formano nelle
relazioni intergruppo e risultano largamente condivise. Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione
immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio
condurre ad accettare o rifiutare la validità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto
della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette. Senza quindi alcuna
riflessione‖.
Ripercorrendo il dibattito cittadino, e rilevando i pregiudizi e le imprecisioni spesso reiterate
quando veniva affrontato l‘argomento del ―Luigi Ferraris‖, può sorgere il sospetto che tale
atteggiamento derivi da una scelta deliberata, esercitata con l‘obiettivo di indirizzare il
consenso verso una scelta strategica ben precisa: la costruzione del nuovo stadio.
Non si intende sostenere che il ―Luigi Ferraris‖ sia adeguato nella sua situazione attuale, né che la
sua ristrutturazione sia necessariamente vincente rispetto ad un nuovo stadio: l‘impianto ed il sito
sul quale questo insiste presentano delle condizioni particolari che devono essere oggetto di
riflessione prima di decidere.
Ma una decisione (dice ancora Wikipedia248) ―è la scelta di intraprendere un'azione, tra più alternative
considerate (opzioni), da parte di un individuo o di un gruppo (decisore). Nel processo che porta alla decisione (…)
si possono distinguere due momenti: (i) la deliberazione, nella quale il decisore prende in considerazione le varie
opzioni e valuta le motivazioni pro e contro di ciascuna di esse; (ii) la scelta, ossia la selezione di un'opzione, tra
quelle prese in considerazione, in base all'esito della valutazione effettuata. Perché si possa parlare propriamente di
decisione è necessario che il decisore abbia di fronte a sé una pluralità di opzioni: la scelta obbligata, in assenza di
alternative, non è una decisione. La decisione è un elemento essenziale della libertà: l'azione libera è quella che viene
scelta‖.
Pare invece potersi affermare che nella discussione, anziché affrontare l‘argomento valutando tutte
le opzioni possibili, si sia preferito eliminarne una alla radice, sostenendo che il ―Luigi Ferraris‖
non presentava alcuna possibilità di essere trasformato in uno stadio moderno e funzionale.
Ho provato a difendere un Sogno
115
Alcuni esempi?
 quando il Sindaco di Genova definisce il ―Luigi Ferraris‖ un ―unicum nazionale pericoloso‖ 249 per la
sua posizione all‘interno di un quartiere popoloso e per la vicinanza al Bisagno (―un fiume che ogni
venti anni esce dagli argini‖), rappresentando al cittadino problemi specifici dello stadio
(apparentemente non risolvibili, portando così a giudicare inevitabile la scelta di un alternativa) e
nessuno interviene per ridimensionare tali affermazioni nel contesto in cui avrebbero dovuto
essere riportate;
 quando, nel pieno dello scontro mediatico su ENAC, si apprende che già due anni prima l‘Ente
aveva scritto ufficialmente al Presidente della Regione Liguria, al Sindaco di Genova, al
Presidente dell‘Autorità Portuale ed al Presidente di Aeroporto di Genova Spa250 esprimendo un
parere negativo sulla possibilità di realizzare il progetto del centro commerciale e dello stadio
nell‘area contigua all‘aeroporto Cristoforo Colombo (anticipando tutte le motivazioni poi
confermate nella comunicazione definitiva di ottobre 2009), e nessuno chiede a questi quattro
soggetti se la notizia è effettivamente vera e, in caso di risposta positiva, le motivazioni per le
quali invece si cerca di stimolare l‘interesse dei cittadini a sostenere l‘iniziativa di Sestri;
 quando, nel descrivere il progetto di Sestri, si continua a mettere in evidenza quell‘indispensabile
effetto di rafforzamento patrimoniale sulle squadre, omettendo però di precisare che lo stadio
non sarebbe stato di proprietà delle squadre di calcio (che ne sarebbero state delle semplici
utilizzatrici privilegiate, forse a titolo gratuito) e quindi non avrebbe potuto generare quei
benefici patrimoniali che la proprietà dell‘impianto, al termine del pagamento del debito per la
sua costruzione, può forse garantire alla squadra proprietaria;
 quando l‘Assessore allo Sport sostiene che in realtà l‘area del ―Luigi Ferraris‖ non sarà oggetto
di speculazioni edilizie, perché si prevede di mettere l‘impianto al servizio dello sport cittadino,
riconvertendolo e dotandolo di ulteriori strutture (palestre, centri fitness, ristoranti, ecc.)251 e su
un quotidiano cittadino si legge che il Comune, così facendo, ―recupera l‟area pregiata del vecchio
stadio oppure lo ripensa e lo ridisegna per un‟altra destinazione sportiva come sembra accadrebbe al Ferraris che
diverrebbe uno stadio polivalente, aperto anche alla pratica sportiva di base, ragazzi e società dilettantistiche‖252;
e nessuno obietta che è curioso pensare che un impianto che oggi è dichiarato dal Comune in
perdita (pur incassando oltre 2 milioni di Euro di canoni di affitto dalle squadre) possa
improvvisamente diventare oggetto di ingenti investimenti di ristrutturazione tali da consentire,
al termine, un utilizzo sportivo anche di natura sociale. Specialmente considerando che gli altri
impianti cittadini, proprio per la loro natura di ―servizio pubblico‖, generano delle perdite
endemiche di esercizio.
Probabilmente, il progetto dello stadio di Sestri (o, più in generale, un nuovo stadio a Genova) è
un‘iniziativa che accontenta tutti: i proprietari delle squadre di calcio, che possono probabilmente
ottenere dall‘investimento in ritorno capace di consentire un recupero (parziale o totale) di quanto
hanno fino ad oggi investito nel calcio; ma anche il Comune di Genova, che oltre a beneficiare
(almeno nelle intenzioni) di opere di interesse pubblico sull‘area di Sestri (viabilità, servizi di
comunicazione, ecc) può ottenere un vantaggio economico diretto sia dalla vendita del ―Luigi
Ferraris‖, sia dagli oneri di urbanizzazione derivanti dal progetto di Sestri e dal progetto di
rivisitazione in chiave anche residenziale dell‘area che oggi ospita lo stadio.
Non sarebbe forse stato meglio dire il tutto in maniera chiara ai Genovesi, ricordando che il
Comune deve muoversi nell‘ambito di risorse finanziarie definite e che, quindi, è interessante poter
avere delle entrate straordinarie da reinvestire sulla Città? Probabilmente si.
116
Ho provato a difendere un Sogno
È stata invece prescelta la strada della ―demonizzazione‖ del ―Luigi Ferraris‖: costruire un nuovo
stadio diventa così una scelta obbligata. Veicolata, però, attraverso parecchi pregiudizi.
PRIMO PREGIUDIZIO: L‟APPLICABILITÀ DEGLI ESEMPI INTERNAZIONALI
Nel corso del dibattito sullo stadio, sono stati spesso fatti riferimenti alle tre realtà ―vincenti‖
analizzate nel secondo capitolo: l‘Amsterdam ArenA, l‘Allianz Arena, l‘Emirates Stadium. Dal
successo di tali iniziative (peraltro affermato senza affrontare anche il rovescio della medaglia
costituito dall‘impatto finanziario delle stesse) si è argomentato che era imprescindibile che Genoa
e Sampdoria si dotassero anch‘esse di uno stadio di proprietà.
Quando si portano dati di carattere generale come base per un‘analisi specifica occorre ricordare
che, se questi sono importanti per cogliere le indicazioni del mercato e le tendenze in atto, devono
poi essere contestualizzati per verificare se sono applicabili tout court al caso che si sta
osservando. Non perché si debba essere conservatori o ―provinciali‖ nell‘analisi, ma perché non
necessariamente una situazione valida e di successo a livello internazionale può essere replicata e
portata a modello in una specifica realtà.
È quanto sostenuto, ad esempio, da Marco Di Domizio (Ricercatore di Economia Politica
dell‘Università di Teramo): ―È indubbio che i club inglesi mostrino performance superiori rispetto a quelle dei
club italiani (e non solo), ma tale gap si è determinato in particolare negli ultimi tre anni in cui ben 11 volte, sulle
12 potenziali, le squadre inglesi sono approdate ai quarti. È possibile che nel giro di tre anni si siano create le
condizioni per un ampliamento così forte del livello di competitività? È possibile ricondurre tale gap alla
possibilità di disporre di uno stadio di proprietà? Ma soprattutto il gap economico, se
esiste, è riconducibile alla mancanza di uno stadio di proprietà ? La nostra risposta è no!
Quello dello stadio di proprietà si sta trasformando in una sorta di mito sul quale sono stati e si stanno tuttora
riversando fiumi di inchiostro tra inchieste giornalistiche, pamphlet, libri (di sociologi), tesi di laurea ed altro. Quello
che più sorprende è che per alimentare il dibattito intorno a questo tema si citano realtà lontane
anni luce da quella italiana. Si portano come casi di confronto quelli dell‟Amsterdam Arena, dell‟Allianz
Arena di Monaco di Baviera, dell‟Emirates Stadium di Londra, ovvero di realtà metropolitane estreme per
dimensioni economiche e di bacino di utenza. Tali modelli sono esportabili in Italia? Se sì, per quante
squadre? Quale opportunità, non solo di redditività ma soprattutto di finanziamento
dell‟opera, avrebbe una società di medie dimensioni di Serie A per non parlare di quelle
provinciali?‖253
È possibile, ad esempio, sostenere che lo stadio di Genova potrà avere la stessa capacità di
attrazione dell‘Amsterdam ArenA, impianto nato254 con l‘obiettivo di essere ―noto in tutto il mondo
ed in grado di ospitare eventi sportivi e non in modo continuativo” e di “divenire il secondo centro della città di
Amsterdam‖? Che potrà ottenere lo stesso livello di saturazione sportiva di uno stadio che ospita,
oltre alle partite dell‘Ajax, tutte le partite della nazionale olandese (oltre a vari sport ―minori‖)?
Dove si tengono una media di 50 eventi non calcistici all‘anno, fra i quali concerti delle star
musicali di spessore mondiale?
Onestamente non si può. E se non si può sostenere tale capacità di attrazione, anche turistica, della
Città e dell‘impianto, risulta più difficile pensare che lo stesso possa produrre sufficienti ricavi per
coprire le proprie spese. Se, invece, si ritiene che Genova debba avere una maggiore ambizione
turistica, francamente, non si capisce come si possa prescindere dal preferire uno sviluppo
dell‘aeroporto.
Ho provato a difendere un Sogno
117
È possibile ipotizzare che uno stadio a Genova potrà mai trovarsi, come accaduto per l‘Emirates
Stadium, a quasi raddoppiare l‘offerta di posti a sedere255 e portare il livello dei costi della
biglietteria e degli abbonamenti ad un valore del 40% superiore alla più cara delle squadre di Serie
A, come fatto dall‘Arsenal per incrementare i ricavi da stadio? Si ritiene quindi che Genova possa
avere necessità di uno stadio da 60.000 posti? E che un tifoso del Genoa o della Sampdoria sia in
condizioni di sostenere un costo di 400 euro all‘anno per un abbonamento popolare in Gradinata?
Anche in questo caso, onestamente, non si può.
È possibile, infine, ipotizzare che a Genova l‘iniziativa di costruire un nuovo impianto veda
intervenire, a fianco della squadra di calcio proprietaria dell‘impianto, aziende del livello di Allianz,
Adidas, Audi (come successo per l‘Allianz Arena) disponibili ad investire centinaia di milioni di
Euro per contribuire alla copertura dei costi di finanziamento del progetto, permettendo così di
ridurne gli oneri e non pesare sul bilancio della società di calcio?
Purtroppo, non si può. Genova è diversa, come sintetizza efficacemente Curzio Maltese in un
articolo del 2007: ―esiste la città alta, la più aristocratica e conservatrice d'Italia. La Genova dei quaranta
palazzi nobiliari di via Garibaldi, invidia delle corti europee, eletti "patrimonio dell'umanità" dall'Unesco, ma in
concreto proprietà delle antiche famiglie, forzieri di marmo e oro con tesori incredibili; ancora, la Genova borghese di
Albaro e Castelletto con dimore austere all'esterno ma dentro sfarzi, arazzi, pinacoteche e giardini smeraldo da far
impallidire la collina torinese o Brera o le ville romane. Dalla città alta le oligarchie controllano le rivolte e i traffici
del porto e badano che nessuno prenda troppo potere in città. Genova è l'unica capitale italiana a non aver mai avuto
una signoria. (…) Le dieci famiglie che contano vigilano l'una sull'altra (…). La borghesia conserva riti immutabili
in circoli chiusissimi. Si può venire ammessi col voto dei soci, biglie bianche e nere, e c'è chi aspetta le bianche da
trent'anni. Quasi ogni lunedì sera la mappa del potere si ritrova in galleria Mazzini, un tempo meta diletta di
Montale e Calvino, e cena al ristorante Europa. Alle dieci precise si sgomberano i tavoli e parte lo scopone.‖256.
Non pare che alcuno dei soggetti che hanno a più riprese sostenuto queste tesi abbiano
compiutamente rappresentato alla controparte del momento (tifoso, cittadino, lettore o
telespettatore che fosse in quel momento) anche questa visuale della questione, cercando di fornire
argomentazioni che consentissero la formazione di un‘opinione, di un giudizio autonomo.
Eppure, dall‘analisi dei tre stadi esteri emergono indicazioni applicabili anche a Genova; alcune di
queste sono state ad esempio poste alla base del progetto di ristrutturazione del ―Luigi Ferraris‖:
 nel progettare l‘impianto è opportuno riservare una parte degli spazi per aree destinate ad
un‘utenza business, (Sky box, posti VIP, ecc.), se possibile anche aldilà delle specifiche
prescrizioni minime dell‘UEFA, in quanto queste garantiscono un elevato ritorno economico ed
attivano un potenziale utilizzo dell‘impianto anche al di fuori dei giorni di gara (riunioni di
lavoro, catering, ecc.), con conseguente incremento dei ricavi. Il caso dell‘Arsenal è
emblematico, in quanto la squadra ottiene da tali categorie di posti circa il 35% del totale delle
matchday revenues;
 le aree commerciali all‘interno dell‘impianto devono essere (preferibilmente) tematiche: museo
della squadra, negozi dedicati al merchandising, ristoranti e club house257. Possono essere
posizionate, come nel caso dell‘Allianz Arena anche i negozi degli sponsor principali. Le altre
aree, se necessarie, sono ubicate all‘esterno;
 la copertura dell‘investimento dovrebbe far prevalere l‘utilizzo di mezzi propri da parte
dell‘investitore con una percentuale del 70%. L‘origine può essere mista: capitale degli azionisti,
emissione di obbligazioni per coinvolgere la tifoseria, identificazione di possibili sponsor
interessati a partecipare in qualità di soci-fondatori, vendita di proprietà immobiliari.
118
Ho provato a difendere un Sogno
Nell‘identificazione della percentuale di copertura attraverso mezzi propri è, evidentemente,
rilevante il valore assoluto dell‘investimento: un conto è coprire un debito di 400/500 milioni di
Euro, con esborsi annuali variabili fra i 25 ed i 30 milioni di Euro, altro conto se la cifra da
finanziare è più contenuta e l‘esborso sostenibile nell‘ambito del giro d‘affari della squadra.
Gli esempi esteri, quindi, possono e devono essere analizzati. Ma vanno calati nel contesto della
realtà che si sta considerando. Tale passaggio va fatto con onestà, allo scopo di non basare i propri
progetti su premesse non replicabili.
SECONDO PREGIUDIZIO: È NECESSARIO UN NUOVO CONCETTO DELLO STADIO DI CALCIO
Lo stadio di calcio non può più essere considerato solo un contenitore vuoto e scomodo che vive
qualche ora a settimana, in occasione degli eventi sportivi 258. Tale tendenza non deriva tanto da
una mutata richiesta del tifoso quanto dalla televisione che, contribuendo pesantemente a
finanziare il mondo del calcio e dando una comoda alternativa di fruizione dello spettacolo, rende
necessario costruire dei luoghi accoglienti perché l‘utente privilegi il prodotto ―stadio‖ rispetto al
prodotto ―poltrona di casa‖. Non è ancora una modalità di utilizzo degli impianti cui siamo
abituati, si sostiene, perché gli stadi italiani non offrono strutture come quelle presenti da anni nel
resto dell‘Europa: non sono un‘attrazione per la famiglia in quanto non presentano le necessarie
caratteristiche di offerta (centro commerciale, spazi per giochi, ristoranti), ma una volta che queste
esisteranno e che la logistica di accesso sarà comoda (con strade, parcheggi, metropolitana), allora
anche in Italia le abitudini potranno cambiare di conseguenza.
Le osservazioni sono in parte condivisibili: un impianto moderno e dotato di comodità è
evidentemente più attraente di un impianto scomodo e fatiscente. Fanno però riflettere le parole
dell‘Arch. Boeri (progettista dello stadio di Sestri), che nel 2008 sostiene: ―io starei sempre attento a
ricordare che in Italia l‟approccio al calcio non può essere lo stesso che c‟è negli Stati Uniti o comunque anche in
Inghilterra. (…) Bisogna andarci piano sotto questo aspetto, così come nell‟ideazione dei nuovi impianti. Va bene
che siano multifunzionali, però, non dimentichiamoci mai che il clou è la partita. Io, ad esempio, nel progetto di
Sestri le strutture commerciali le ho previste, però fuori dall‟impianto‖ 259. Secondo questo professionista le
strutture commerciali, che sono dichiarate indispensabili (in particolare in tutti i progetti presentati
in Italia) per reggere il peso economico e finanziario della costruzione dell‘impianto, non devono
addirittura influire sullo stadio, che nasce e deve restare dedicato alla partita di calcio.
Peraltro, nonostante l‘Italia abbia stadi considerati fra i più vetusti e inadeguati d‘Europa,
analizzando il trend di spettatori della Serie A degli ultimi tre anni, non pare configurarsi quella
―fuga‖ che viene talvolta dipinta. Genoa e Sampdoria sono addirittura in controtendenza, con
numero di spettatori ed incassi in crescita negli ultimi anni.
È verosimile che, a livello nazionale, la progressiva stratificazione di normative di sicurezza possa
aver indotto parte dei tifosi a disamorarsi dell‘evento sportivo vissuto dal vivo.
Spettatori (abbonati + gara)
Genoa
Sampdoria
Media Serie A
TOTALE SPETTATORI
Ho provato a difendere un Sogno
2007/2008
476.573
413.725
438.794
8.775.883
2008/2009
508.637
440.967
469.630
9.392.600
2009/2010
515.376
480.627
458.394
9.167.870
Media
500.195
445.106
455.606
9.112.118
119
Incassi (biglietti + abbonamenti)
Genoa
Sampdoria
Media Serie A
TOTALE SERIE A
Incasso medio pro capite (a gara)
Genoa
Sampdoria
Media Serie A
2007/2008
6.877.964
5.110.512
7.985.664
159.713.278
2008/2009
7.709.078
5.272.787
8.696.344
173.926.877
2009/2010
7.798.897
5.892.470
8.422.222
168.444.443
Media
7.461.980
5.425.256
8.368.077
167.361.533
2007/2008
14,4
12,4
18,2
2008/2009
15,2
12,0
18,5
2009/2010
15,1
12,3
18,4
Media
14,9
12,2
18,4
Fonte: Elaborazione su dati Lega Calcio
La riduzione del numero complessivo degli abbonamenti, a Genova, per la stagione 2010/2011
sembra essere dovuta più all‘introduzione della Tessera del Tifoso ed al perdurare della crisi
economica (per i pesanti riflessi che sta portando sull‘occupazione cittadina) che non ad un
progressivo abbandono dello stadio. Comunque nella prima parte del campionato le due squadre
hanno avuto una presenza media di circa 23.300 spettatori a partita, contro i 24.950 dell‘anno
precedente, con una riduzione del 7,3%. A livello nazionale, il calo è stato del 7,64%260.
Forse la correlazione fra comodità e frequentazione dello stadio, in Italia, è meno importante di
quello che si pensi. Può darsi che ciò derivi dall‘assenza di alternative e che la situazione non abbia
ancora raggiunto quella soglia di ―scomodità‖ tale da portare il tifoso a rinunciare al suo
appuntamento quindicinale con la squadra.
Non si può certamente negare che gli stadi così come concepiti oggi (incluso il ―Luigi Ferraris‖)
non si prestino a consentire un utilizzo al di fuori dell‘evento sportivo. Questo è, indubbiamente,
un problema da affrontare e risolvere. Così come è difficile contestare l‘argomentazione espressa
(in maniera forse un po‘ pittoresca) dal giornalista Renzo Parodi, secondo il quale ―all‟estero le arene
calcistiche si sono trasformate in salotti, in teatri, liberate dalla feccia teppistica che impesta i nostri circhi predatori.
Vi sembra che il “nuovo” (risale al Novanta) Ferraris assomigli ad un salotto? Vie d‟accesso e parcheggi inesistenti.
Sedili stretti e scomodi, metà dei quali esposti alle intemperie. Servizi igienici introvabili e scassati, soprattutto per le
signore. Pochi e sgangherati punti di ristoro. Nessun ristorante, né una tavola calda. E non parliamo di spazi
comuni, sale di divertimento, o altro. Uno scatolone vuoto. Eppure ce l‟avevano venduto come lo stadio che sarebbe
stato vivo sette giorni su sette, con bar, pizzerie, sale giochi, palestre, bowling. Ricordo di avere scritto decine di
articoli sul Secolo magnificandone le future virtù di volano per il quartiere e la città intera. Ci ero cascato. Il Ferraris
“Mondiale” non ha mai ottenuto il decreto di abitabilità e il povero Tojo Sardelli, gloria rossoblù degli anni
Quaranta, col suo negozio di sedie ha dovuto fare fagotto. Altro che stadio moderno. Una porcheria, una delle tante
fregature lasciateci in eredità da Italia 90‖. L‘argomento dell‘inadeguatezza impiantistica è
oggettivamente forte ed inconfutabile.
Però si presta anche ad altre domande, che invece non sono mai state poste, e che potrebbero
aiutare ad inquadrare il problema in una maniera più compiuta:
 la situazione descritta da Parodi dello ―Luigi Ferraris‖ è un evento ―fatale‖, cioè dovuto al
normale degrado dell'impianto, oppure con piani di manutenzione ordinaria e straordinaria ben
gestiti si sarebbe potuta evitare o mitigare? E la manutenzione programmata avrebbe fatto
spendere più o meno di quanto non costino gli interventi di emergenza?
 Accertato che, riprendendo una famosa espressione del giornalista genovese Piero Sessarego, al
"Luigi Ferraris‖ ―non ci sono neanche i gabinetti", l'alternativa è demolirlo e farne uno nuovo,
oppure si può pensare di intervenire con una ristrutturazione?
120
Ho provato a difendere un Sogno
 Il rapporto costi/benefici (anche sociali) di questa ipotetica ristrutturazione in cosa si differenzia
da quello che emergerebbe dalla costruzione di un nuovo impianto?
Il pregiudizio non risiede sull‘esistenza o meno di una tendenza a cambiare il concetto stesso di
stadio, ma sulla dichiarata impossibilità che il ―Luigi Ferraris‖ possa prestarsi, mediante
un‘adeguata opera di ristrutturazione, a divenire esso stesso uno Stadio moderno.
TERZO PREGIUDIZIO: LO STADIO DI PROPRIETÀ INDISPENSABILE PER LA SOPRAVVIVENZA DELLE SQUADRE
Visti i costi di gestione di una squadra di calcio, lo stadio di proprietà viene dichiarato necessario
per assicurare la stabilità ed il futuro. Renzo Parodi, addirittura, sottolinea come non si tratti di
un‘esigenza per essere ai massimi livelli del calcio (ipotesi che per Genova è auspicabile ma poco
sostenibile) ma anche solo per mantenersi ―stabilmente nella parte sinistra della classifica (…) serve alla
loro esistenza sportiva‖261. È necessario perché incrementa le possibilità di profitto delle squadre
derivanti dalle sponsorizzazioni (naming rights, pubblicità interna ed esterna), dalla gestione dei
servizi accessori allo stadio (chioschi, ristoranti, Sky box, ecc.) e, soprattutto, dal merchandising
(gadget e materiale della squadra). Anche il Presidente Garrone conferma che non ci sono
alternative: ―senza uno stadio di proprietà la Sampdoria, ma anche le altre società di calcio, non possono
sopravvivere perché sarebbero fuori gioco rispetto alla concorrenza. Io non aspetterò quel momento, molto prima
prenderò delle decisioni che non mi facciano essere presente al momento della morte della società” 262.
Come già argomentato nel quarto capitolo, non è la proprietà dello stadio ad essere determinante
(anche perché comporta ingenti oneri finanziari a medio e lungo termine), ma piuttosto la
possibilità di usufruire degli spazi che un nuovo stadio può offrire per lo sfruttamento delle
iniziative commerciali. Infatti:
 l‘Ajax non è proprietaria dell‘Amsterdam ArenA (ha una quota del 7,1%), paga un regolare
affitto per l‘utilizzo dell‘impianto, ma ha beneficiato comunque di un incremento dei ricavi;
 l‘Arsenal è proprietaria dell‘Emirates Stadium, ma non avrebbe avuto la forza di realizzare
l‘investimento se non avesse potuto finanziarne una parte attraverso i proventi immobiliari
derivanti dalla costruzione di Highbury Square (aree, peraltro, di sua proprietà);
 L‘Allianz Arena dimostra che l‘investimento in un nuovo impianto è fonte di nuovi importanti
ricavi (come sta accadendo per il FC Bayern), ma anche di possibili problemi, tanto è vero che il
TSV 1860 München (l‘altro proprietario originale), non appena retrocesso, ha dovuto vendere la
propria quota per l‘incapacità di sostenerne i costi.
Anche nel caso dello stadio di Sestri, chi propone, progetta, finanzia e realizza l‟investimento
non è la squadra di calcio, ma un soggetto terzo263; ciò non toglie che l‘iniziativa venga lo stesso
presentata come determinante per la sopravvivenza delle squadre di calcio cittadine.
Ma, come dichiarato dal promoter del lavoro, Giacomazzi 264, lo stadio di Sestri da solo, pur con le
sue potenzialità economiche, non è un investimento che si autofinanzia e produce reddito. Tanto
che, argomenta Parodi, ―per costruirlo e gestirlo senza dissanguarsi occorre concepire un progetto più ampio, che
comprenda magari altri impianti sportivi e comunque almeno un centro commerciale. Chi costruisce a proprie spese
(neppure un euro di denaro pubblico) avrà in cambio la concessione per sfruttare per tot anni le strutture che fanno
da corona allo stadio. Il business vero sta li‖ 265.
Non è chiaro, a questo punto, perché si continui a puntare sul concetto di stadio di proprietà di
Genoa e Sampdoria e si faccia leva, oltre ai vari benefici economici (questi sì, veri) derivanti da una
struttura che garantisce opportunità di ricavo (che l‘attuale ―Luigi Ferraris‖ sembrerebbe non
Ho provato a difendere un Sogno
121
consentire), anche sul presunto rafforzamento patrimoniale che l‘impianto garantirebbe alle due
squadre.
Genoa e Sampdoria non avrebbero nessun rafforzamento patrimoniale (peraltro, sarebbe un
effetto solo nel lungo periodo) dalla costruzione di uno stadio non di loro proprietà. Gli investitori
del progetto, invece, sì.
Ma allora perché il dibattito si è concentrato sull‟importanza della proprietà dello stadio,
quasi che tale istituto giuridico avesse la capacità di generare, di per se stesso, nuovi
ricavi?
Forse perché, se si fosse rappresentata la realtà (cioè che non è la proprietà dello stadio a generare
ricavi, ma la possibilità di sfruttare al meglio gli spazi che in esso possono essere messi a servizio di
iniziative commerciali), il buon senso avrebbe portato ad esplorare prioritariamente fattibilità e
costi di una ristrutturazione dell‘impianto esistente.
Un ―Luigi Ferraris‖ ristrutturato, come dimostra lo studio della Fondazione Genoa 1893, può
consentire la gestione di spazi commerciali sufficienti ad assicurare l‘autosufficienza dell‘impianto,
ad incrementare i ricavi commerciali delle squadre (museo, merchandising, ecc.). Non consente
però all‘investitore di ottenere altro utile se non quello di avere un impianto a norma, comodo e
fruibile dai tifosi, che migliora il conto economico della società: è un progetto nato a servizio
delle squadre di calcio e non dei loro proprietari.
Non vi è ovviamente nulla di illecito in tutto ciò: i presidenti delle squadre di calcio non sono dei
benefattori ed è quindi ragionevole che ricerchino le modalità loro più congeniali per ridurre i costi
di investimento che devono sostenere ogni anno. Se non si riesce a coprire i costi della squadra
attraverso il controllo dei costi e la massimizzazione dei profitti diretti (sponsorizzazioni, diritti
televisivi, calciomercato), l‘azionista – costretto a intervenire con finanziamenti e ricapitalizzazioni
- deve identificare una modalità di copertura di questo suo continuo esborso finanziario.
Differentemente si giunge al momento in cui il prezzo da pagare per il ―divertimento‖ di essere
proprietario di una squadra di calcio diventa troppo alto e si decide di disimpegnarsi. Forse è
questo il messaggio che il Presidente Garrone vuole lanciare quando afferma che non sarebbe stato
inerme ad assistere al ―declino‖ della Sampdoria quando dichiara:“Continuo a sperare che la vicenda
dell'aeroporto possa sbloccarsi, se non sarà così (…) andremo a costruire l'impianto nel basso Piemonte. Là, ci sono
Comuni che farebbero ponti d'oro per un simile investimento. Ho salvato la Sampdoria, non voglio vederla
morire"266.
QUARTO PREGIUDIZIO: IL “LUIGI FERRARIS” È UN “UNICUM NAZIONALE PERICOLOSO” 267
Il Sindaco Marta Vincenzi definisce così il ―Luigi Ferraris‖ per la sua posizione all‘interno di un
quartiere popoloso e per la vicinanza al Bisagno ―un fiume che ogni venti anni esce dagli argini‖.
Non è sola. Anche la stampa afferma che il ―Luigi Ferraris‖ non potrà mai diventare una risorsa e
la sua gestione diretta non potrà mai essere remunerativa, perché lo stadio non ha possibilità di
incrementare i propri ricavi essendo ―incastrato fra le case, le carceri e il torrente che il Piano di Bacino
impedisce di coprire ulteriormente‖268.
122
Ho provato a difendere un Sogno
La prima parte del pregiudizio espresso riguarda la posizione del “Luigi Ferraris”: centrale,
in un quartiere popoloso. L‘osservazione non è, di per sé, sbagliata. Rimane da capire se il ―Luigi
Ferraris‖ sia veramente uno dei pochi stadi in queste condizioni e, soprattutto, se le squadre di
calcio che hanno costruito nuovi impianti in Europa abbiano effettivamente scelto la strada di
localizzarlo nelle periferie o se, invece, esistano altri casi di nuovi impianti, anche recentemente
ristrutturati o costruiti, che sono rimasti all‘interno delle città.
Torino, “Olimpico”
Parma, “Ennio Tardini”
Napoli, “San Paolo”
Londra, “Stamford Bridge”
Firenze, “Artemio Franchi”
Madrid, “Santiago Bernabeu”
Fonte: immagini tratte da Google Maps
Non è vero che gli impianti siano tutti in periferia. O, quantomeno, non è una conditio sine qua
non, come viene trasmessa. Anzi, buona parte degli impianti, anche di dimensioni maggiori a quelle
del ―Luigi Ferraris‖, sono in zone centrali della città e se ricostruiti vengono posizionati in zone
centrali delle città (come ad esempio nel caso del nuovo ―Mestalla‖ di Valencia).
Se Genova non avesse ancora un impianto, ragionevolmente ci si indirizzerebbe su di una
localizzazione non così centrale. Forse, però, più per il valore di mercato di un‘area come quella
che oggi ospita il ―Luigi Ferraris‖ (se riconvertita a destinazione residenziale), che non per mera
scelta di urbanizzazione. È però un fatto che l‘area di Sestri è stata identificata dal team di studio
incaricato da Riccardo Garrone solo dopo aver progressivamente scartato le altre opzioni,
evidentemente non praticabili. Il che fa presupporre, vista anche la particolare orografia cittadina,
che potrebbero non esistere spazi disponibili per un nuovo impianto, salvo sacrificare altre
necessità cittadine ritenute strategicamente più rilevanti (porto, aeroporto, aree industriali).
È infine curioso che l‘alternativa di uno stadio posizionato accanto ad un aeroporto sia stata
oggetto di una Lettera di Intenti firmata dal Comune e non abbia anch‘essa goduto della
definizione di ―unicum nazionale pericoloso‖. Il che stupisce, viste le osservazioni di ENAC e
dell‘Associazione Nazionale Piloti sulle possibili problematiche inerenti la navigazione aerea,
considerando inoltre che la presenza di trentamila persone accanto ad un aeroporto non può non
generare delle ripercussioni sulla gestione della sicurezza all‘interno dell‘aeroporto stesso. Lo stesso
Ho provato a difendere un Sogno
123
problema (la sicurezza) viene quindi apparentemente affrontato con visuali opposte, forse
strumentali all‘obiettivo che in quel momento si voleva perseguire.
La seconda parte del pregiudizio riguarda, invece, i rischi di esondazione del Bisagno, che è
un torrente con caratteristiche particolari, indotte anche dalle coperture degli affluenti effettuate
nel corso del tempo (nel 2008 è stato indicato dalla Protezione Civile nell‘ambito delle principali
aree da tenere sotto monitoraggio e sulle quali intervenire).
Il vigente Piano di Bacino ricorda che ―le verifiche idrauliche e gli studi idrologici effettuati individuano lungo
l‟asta principale del torrente Bisagno, nel tratto terminale coperto (dallo sbocco a mare al ponte ferroviario
di Brignole) ed in quello scoperto compreso fra il ponte ferroviario e la confluenza con il rio
Fereggiano le principali criticità idrauliche del bacino con particolare riferimento al rischio di inondazione. Il
tronco più critico è quello terminale (dove sono in corso i lavori dal 2004, ndr) a causa della grave
insufficienza del tratto canalizzato e coperto per il quale la portata di piena con periodo di ritorno 200-ennale è
stimata in 1300 m3/s, valore che supera ampiamente la sua attuale capacità di smaltimento, calcolata in 500
m3/s in fase di progetto; valore superabile con periodo di ritorno 20-ennale-50-ennale e superato più volte, sia nel
corso di questo secolo, sia in precedenza. L‟elevato rischio di esondazione per superamento della capacità di
smaltimento del tronco canalizzato e coperto comporta pericolosi effetti di rigurgito a monte. Tali effetti si
ripercuotono fino alla confluenza del rio Fereggiano e sono amplificati dalla presenza di ulteriori manufatti di
attraversamento e/o strutture interferenti con l‟alveo. Conseguenza dell‟attuale configurazione geometrica, assai
lontana da quella naturale, è un‟elevata suscettibilità al rischio di inondazione che, a causa dell‟elevata densità del
tessuto urbano circostante, delinea una situazione di vera e propria emergenza idraulica. Va rilevato, in proposito,
come la possibilità che una consistente zona urbana, sede di importanti insediamenti residenziali, commerciali e di
servizio, sia soggetta a inondazioni con frequenza poco più che ventennale rappresenta, sia a livello italiano che
europeo, un caso limite di vulnerabilità alluvionale‖269.
Il problema esiste, in particolare per l‘area che dalla Stazione di Genova Brignole va fino al mare,
ma con riflessi anche verso monte, cioè quella di Marassi dove è situato lo stadio. Ma nel momento
in cui, parlando dello stadio, si dice che è vicino a ―un fiume che ogni venti anni esce dagli argini‖, si
trasmette al cittadino la percezione di un rischio potenzialmente più alto di quello che è in realtà,
perché l‘area dove insiste lo stadio è sottoposta ad un rischio duecentennale.
Per meglio comprendere il concetto, è forse utile fare riferimento ad un intervista all‘Ing. Bernardo
De Bernardinis, Direttore dell' Ufficio Prevenzione e Previsione dei Rischi Naturali presso la
Protezione Civile (che, tra l‘altro, è genovese e conosce bene il problema). Alla richiesta di
commentare la notizia dell‘inserimento del Bisagno fra i principali rischi sottoposti a monitoraggio
da parte della Protezione Civile, afferma che ―il Bisagno è uno dei problemi che occorre affrontare subito.
Non bastano i circa 200 milioni di euro spesi finora per rifare la copertura: divisi in due lotti stanno permettendo di
riportare il corso d' acqua alla sua portata di progetto, ai 500 metri cubi d'acqua al secondo che può abbracciare. In
caso di piena alluvionale, però, la portata sale a 1200 metri cubi al secondo. « È quella che noi chiamiamo
bicentenaria - precisa de Bernardinis - che non riesce a defluire sotto il ponte della ferrovia e
rigurgita verso monte, allagando Borgo Incrociati». Il miracolo sarebbe lo Scolmatore, un canale
in galleria, che serva ad alleggerire il Bisagno e nel suo lungo tragitto raccoglierebbe i rivi Rovare e Noce: sei
chilometri e 150 metri di tracciato, di diametro 9 metri, da realizzare in 5 anni. Il tunnel partirebbe dalla Sciorba,
da 15 metri di altezza sul livello del mare, con una pendenza dello 0,2% attraverserebbe mezza città, finendo in
corso Italia ed utilizzando la galleria del Fereggiano, già realizzata durante le Colombiane del '92‖ 270
124
Ho provato a difendere un Sogno
Il ―Luigi Ferraris‖ è ubicato in un tratto del Bacino del Bisagno considerato a rischio
duecentennale di piena, non ventennale, né cinquantennale. Tale rischio sarà ulteriormente
diminuito quando, al termine dei lavori in corso, dovrà essere affrontato il vero nodo cruciale: la
portata del torrente nel passaggio sotto il ponte della ferrovia di Genova Brignole e, al termine, lo
scolmatore.
Non sono opere necessarie per il ―Luigi Ferraris‖: sono opere che mettono in sicurezza un‘area
abitata da qualche decina di migliaia di Genovesi, con case, scuole, negozi, centri commerciali. È
una soluzione che gli Enti preposti devono perseguire aldilà della permanenza del “Luigi
Ferraris” nella sua attuale ubicazione.
QUINTO PREGIUDIZIO: IL “LUIGI FERRARIS” NON È A NORMA
Nel terzo capitolo sono state presentate le normative che devono essere rispettate da un impianto
sportivo quale il ―Luigi Ferraris‖. Si tratta di un‘insieme di regole nazionali, cui si aggiungono delle
prescrizioni specifiche emanate dalle Federazioni (FIGC e UEFA) che sono competenti per gli
aspetti specifici del gioco del calcio. L‘Arch. Burlando ha analizzato le attuali carenze del ―Luigi
Ferraris‖, rappresentando lo stato dell‘arte. Questo è già un primo passo verso la comprensione del
problema che, per un lungo periodo, è stato oggetto di confusione.
La discussione sul ―Luigi Ferraris‖ si è, infatti, spesso concentrata sul presunto mancato rispetto
delle vigenti normative e, in seconda battuta, sulle cause insanabili di tale situazione. Il risultato è
stato quello di presentare l‟impianto come irrecuperabile, aprendo così la strada ad una
inevitabile scelta alternativa.
Tale atteggiamento ha coinvolto numerosi soggetti, se è vero che ancora alla fine di settembre
2009, quando ormai il tema dello stadio era all‘ordine del giorno da tre mesi, si poteva leggere sul
sito di un giornale cittadino un giornalista dichiarare ―in termini più strettamente calcistici, non è a norma
per la Federcalcio (il sindaco Pericu per 15 anni ha firmato l‟agibilità in deroga, settimana dopo settimana), e
neppure per l‟Uefa che ha richiesto l‟installazione di seggiolini a norma, intervento rivelatosi impossibile (…) perché
i gradoni sono profondi appena 40 cm.‖ salvo poi, dieci giorni dopo, scrivere che ―Il Ferraris è a norma per
gli standard italiani, non per quelli europei, tanto che il Genoa è costretto a richiedere la deroga per ogni incontro
internazionale‖. Peccato che questa seconda affermazione, apparentemente positiva, fosse contenuta
in un più ampio articolo nel quale, comunque si dava evidenza dell‘impossibilità per il ―Luigi
Ferraris‖ di poter ospitare gare dei Campionati Europei.
Per maggiore precisione:
 Il Sindaco di Genova non è più obbligato a firmare le deroghe settimanali per l‘utilizzo
dell‘impianto già a partire dal dicembre del 2006
 I seggiolini non sono stati installati nell‘estate del 2009 per motivi che prescindevano dalla
profondità dei gradoni, tanto è vero che quest‘anno il lavoro è stato eseguito e la Sampdoria può
regolarmente giocare in Europa League senza aver avuto necessità di deroghe su questo
specifico tema (che, invece, erano state effettivamente richieste l‘anno precedente dal Genoa).
Ho provato a difendere un Sogno
125
Pur non avendo accesso alla documentazione presentata da Genoa e Sampdoria per l‘ottenimento
della Licenza UEFA, le due squadre dovrebbero aver richiesto alla FIGC le seguenti deroghe
rispetto alle vigenti normative UEFA (edizione 2010) per uno stadio di Categoria 3:
 Art. 6: distanza dell‘area di riscaldamento dalla linea laterale inferiore alle previsioni;
 Art. 8: distanza delle panchine dalla linea laterale inferiore ai 5 metri previsti;
 Art. 20: numero e tipologia dei servizi igienici inferiore alle previsioni UEFA;
 Art. 63: numero posti VIP inferiore ai 250 richiesti
 Artt. 64-70: aree di lavoro per i media con numero di posti riservati e dotazioni infrastrutturali
inferiori ai quelle richieste.
È invece venuta meno la deroga (in passato necessaria) relativa alla presenza di posteggi per 400
pullman in prossimità dello stadio, in quanto l‘edizione 2010 del Regolamento UEFA non contiene
più tale prescrizione.
Le deroghe che devono essere richieste non riguardano quindi aspetti fondamentali della
vigente normativa. L‘attenzione dell‘UEFA (e dei governi nazionali) è prioritariamente rivolta alla
sicurezza degli eventi sportivi, rispetto alla quale il ―Luigi Ferraris‖, già oggi, non presenta
significative problematiche.
Il fatto che il rispetto delle norme da parte dello stadio fosse cosa quasi stupefacente si comprende
anche dall‘incipit di un articolo del 19 ottobre 2009: ―L'ultima scoperta è una rivoluzione: «Il Ferraris
è a norma, del resto altrimenti non ci si potrebbe giocare». La rivela una fonte della Federcalcio, che preferisce
mantenere la riservatezza come se avesse svelato il terzo segreto di Fatima. Eppure, tutto vero: lo stadio di
Marassi rispetta i parametri Uefa‖271.
Una rivoluzione, oppure il risultato di un‘analisi finalmente condotta con obiettività?
Il ―Luigi Ferraris‖, oggi, rispetta appieno le normative nazionali e quelle specifiche della FIGC.
Possiede delle lacune infrastrutturali, parte delle quali sono state oggetto di interventi nel corso
dell‘estate 2010, che impongono di chiedere delle deroghe per poter ospitare competizioni UEFA.
Ma può essere oggetto di una ristrutturazione che, nel risolvere in maniera definitiva tutti questi
aspetti (ed anche il problema del terreno di gioco), consenta nel frattempo di dotare l‘impianto di
tutte quelle tipologie di offerta accessoria che caratterizzano i nuovi stadi e garantiscono alle
squadre le nuove fonti di ricavo necessarie alla gestione della propria attività.
126
Ho provato a difendere un Sogno
PARTE TERZA:
LO STUDIO DI FATTIBILITÀ DELLA
FONDAZIONE GENOA 1893
Ho provato a difendere un Sogno
127
CAPITOLO 6
LA POSIZIONE DELLA FONDAZIONE GENOA 1893
Il 28 settembre 2009, la Fondazione Genoa 1893 annuncia che è in fase di predisposizione uno
studio di fattibilità per verificare le possibilità di ristrutturazione e rifunzionalizzazione dello Stadio
―Luigi Ferraris‖.
―Continua il dibattito sull‟ipotesi di un nuovo stadio genovese, sulla quale è ben nota la posizione ripetutamente
manifestata dalla Fondazione Genoa 1893. Sorprende che, mentre sembra che la proposta della localizzazione che
interferisce con le aree aeroportuali sia destinata a cadere, quantomeno per ovvie ragioni di salvaguardia dello
sviluppo aeroportuale, comincino a circolare nuove voci circa altre ipotesi che hanno un elemento comune: l‟abbandono
del Luigi Ferraris. Sembra allora di assistere ad un vero e proprio partito preso contro l‟attuale impianto e la sua
sede storica, motivato su veri e propri pregiudizi. La Fondazione Genoa 1893 intende farsi promotrice di un lavoro
di studio e approfondimento tecnico, urbanistico, economico, volto alla individuazione di soluzioni che assicurino il
mantenimento della localizzazione e delle caratteristiche attuali e, nel contempo, mediante una opportuna
ristrutturazione nell‟ambito di una risistemazione ottimale dell‟intera zona, l‟efficienza e l‟economicità dell‟impianto,
così da consentire di verificare e sfatare i pregiudizi anti Ferraris che da più parti si vogliono accreditare. Confidiamo
che le Autorità competenti non si sottrarranno al confronto su di un tema che, oltre al futuro dell‟attuale Stadio, così
caro alla comunità genoana, coinvolge un problema di civiltà, insoluto e urgente: quello della realizzazione, in altra
più idonea zona, di una casa circondariale adeguata al valore di umanità della pena e alle sue finalità di
rieducazione, come impone la carta costituzionale‖.
La Fondazione Genoa 1893 aveva iniziato da qualche tempo a lavorare sul progetto, soprattutto
sotto il profilo tecnico. L‘Arch. Roberto Burlando aveva quindi già compiuto un lavoro di analisi
e verifica preliminare delle condizioni per la ristrutturazione dello Stadio, allo scopo di identificare
un ventaglio di possibili soluzioni alle varie problematiche dell‘impianto.
Di seguito viene riportato il testo del documento rilasciato alla stampa il 12 novembre 2009,
quando l‘Avv. Andrea D‘Angelo (in allora uno dei Reggenti della Fondazione Genoa 1893) ha
introdotto la conferenza stampa per la presentazione del progetto di ristrutturazione dello stadio
―Luigi Ferraris‖, elaborato dalla Fondazione Genoa 1893272.
È utile leggerlo prima di passare all‘analisi del progetto, allo scopo di inquadrare lo spirito che ha
animato l‘iniziativa.
1. LE RAGIONI E LO SPIRITO DELL‟INIZIATIVA
Il succedersi di proposte e di idee per la realizzazione a Genova di un nuovo stadio destinato ad
ospitare Genoa e Sampdoria appare motivato dal presupposto indimostrato dell‘impossibilità di
interventi che rendano il Luigi Ferraris i) conforme alle normative nazionali e internazionali, ii)
suscettibile di una gestione più economica che soddisfi le aspettative delle Società calcistiche di un
più profittevole esercizio della propria attività, iii) non oneroso per l‘Amministrazione comunale e
per la Società alla quale essa ha conferito l‘impianto.
Poiché non risulta che uno studio approfondito sia stato da alcuno fino ad oggi realizzato per
verificare questo assunto, esso appare, allo stato, un vero e proprio pregiudizio. La Fondazione
Genoa 1893 ha pertanto assunto l‘iniziativa di realizzare, grazie all‘apporto di qualificati
128
Ho provato a difendere un Sogno
professionisti animati dalla condivisione delle finalità della Fondazione, uno studio preliminare con
lo scopo di i) verificare il corrente pregiudizio anti Ferraris (che tale si è effettivamente rivelato in
esito agli approfondimenti svolti), ii) offrire alle Società calcistiche e alle Autorità un contributo del
quale esse potranno tener conto nelle loro valutazioni circa il futuro impiantistico del calcio
professionistico genovese, sul quale potranno svolgere gli approfondimenti e gli sviluppi
progettuali opportuni e nella considerazione del quale potranno formare le determinazioni che loro
competono.
In questa iniziativa la Fondazione Genoa 1893 è stata animata da ragioni di rispetto e di difesa della
tradizione storica del Genoa, della quale il Ferraris costituisce fondamentale componente,
rendendosi interprete dei diffusi e intensi sentimenti della Comunità genoana. Ma ha voluto
spogliarsi di tentazioni partigiane e antagonistiche: lo Stadio è stato teatro di tutta la storia calcistica
genovese del ‗900 ed è il luogo in cui tutti gli appassionati genovesi hanno, per generazioni, vissuto
lo spettacolo, le esperienze e le emozioni del calcio. E ha voluto affrontare lo studio delle
problematiche che concernono lo Stadio in modo razionale e professionale, nella corretta
considerazione delle legittime aspettative economiche delle Società di calcio e degli interessi della
collettività, dei quali il valore sociale del calcio è una delle componenti.
2. I CRITERI INFORMATORI DELLO STUDIO
a) Lo Stadio e le Carceri
La Fondazione Genoa 1893 ha sempre auspicato che la destinazione carceraria venga dislocata
altrove, liberandone gli edifici e le aree attualmente ad essa adibiti. Ciò non soltanto a ragione della
contiguità con l‘impianto sportivo e per motivi che attengono alla migliore vivibilità del quartiere,
ma anche, e in primo luogo, per i valori di civiltà e umanità che esigono la realizzazione di un
istituto ad essi adeguato e conforme alle normative e ai criteri più moderni, così da assicurare
condizioni di vita e di rieducazione ottimali.
Tuttavia lo Studio della Fondazione considera l‘ipotesi di un intervento sul Ferraris, nella sua
attuale posizione, indipendente dalla auspicata eventualità dello spostamento delle carceri. In tal
senso l‘intervento risulta immediatamente realizzabile, in modo indipendente dalle incertezze e dai
tempi di maturazione e realizzazione della suddetta ipotesi.
Peraltro, lo spostamento delle carceri consentirebbe l‘ottimizzazione urbanistica e sociale dell‘intera
zona e offrirebbe opportunità di insediamenti sinergici all‘iniziativa di rifunzionalizzazione del
Ferraris, con cospicui incrementi delle potenzialità reddituali del Progetto che lo concerne. Lo
Studio della Fondazione è dunque limitato alla prima fase, considerata come autonoma, ma
l‘intervento prospettato riceverebbe considerevoli benefici ulteriori dall‘attuazione della seconda
fase, per la quale si auspica si attivino sollecitamente le Autorità competenti.
b) Le normative
Lo Studio ha verificato gli elementi di non conformità dell‘impianto alle normative nazionali e
UEFA e individuato gli interventi necessari all‘adeguamento, accertandone la fattibilità e
stimandone i costi.
Indipendentemente da ogni valutazione di merito circa l‘ipotesi del perseguimento dell‘inserimento
di Genova nell‘ambito della candidatura italiana ai Campionati Europei del 2016, lo Studio ha
Ho provato a difendere un Sogno
129
verificato le esigenze di adeguamento dell‘impianto a questo scopo, verificandone la fattibilità e
stimando i relativi costi.
Lo Studio si è dato carico di opportunità di miglioramento di alcune caratteristiche dell‘impianto
anche al di là delle esigenze imposte dalle normative. Talché gli interventi prospettati
conseguirebbero risultati di qualità dell‘impianto addirittura eccedenti rispetto a quelle richieste
dalle normative, con ricadute urbanistiche positive per il quartiere e con costi infrastrutturali che,
pur investendo le aree limitrofe all‘impianto, in realtà non sono propriamente inerenti alle esigenze
di adeguamento dello Stadio.
c) Interventi infrastrutturali eventuali
Lo Studio non ha mancato di considerare profili estranei all‘adeguamento dell‘impianto alle
normative e, infatti, non menzionati nella recente analisi della ICON, promossa dalla FIGC. Essi
attengono a problematiche che sono state in vario tempo prospettate e che, peraltro, riguardano il
quartiere nel suo complesso. Lo Studio menziona pertanto interventi infrastrutturali che
comporterebbero un‘ottimizzazione delle condizioni del quartiere e della fruibilità dello stesso
Stadio, l‘eventualità della cui realizzazione, nell‘interesse pubblico, compete, ovviamente,
all‘Amministrazione di valutare.
d) Interventi volti ad incrementare le potenzialità dello Stadio di generazione di ricavi
Lo Studio ha assunto tra i suoi obiettivi primari l‘individuazione di interventi di
rifunzionalizzazione dello Stadio che consentano di creare le condizioni per incrementare le
potenzialità dell‘impianto di generazione di ricavi. Ciò sia mediante la modificazione e il riutilizzo
di spazi già esistenti sia mediante la creazione di nuovi spazi.
Ne risultano condizioni di finanziabilità del Progetto e ricadute positive per i conti economici delle
Società di calcio.
Lo Studio non manca al riguardo di offrire spunti circa voci di ricavo rese possibili dal prospettato
intervento di rifunzionalizzazione, che sono destinati ad essere sviluppati nelle ulteriori fasi di
studio e progettazione finanziaria.
3. DUTTILITÀ DEI RISULTATI DELLO STUDIO RISPETTO A VARIABILI DIPENDENTI DA VALUTAZIONI DI TERZI
Il senso dell‘iniziativa della Fondazione consiste nell‘offerta di un contributo ai soggetti,
Amministrazione Comunale e Società di calcio, che sono a vario titolo interessati alla
rifunzionalizzazione del Ferraris.
Pertanto si è voluto formulare soluzioni che si prestino agevolmente ad essere adattate a esigenze
ulteriori o a opzioni che fossero espresse dai soggetti interessati, ovviamente con conseguenti
variazioni della stima dei costi. Ad esempio, mentre lo Studio prospetta la creazione di nuovi
volumi sul fronte verso il Bisagno, è anche prevista la possibilità di creare volumi ulteriori dal lato
opposto per il caso in cui le valutazioni costi-benefici delle Società di calcio conducessero
all‘adozione di tale ulteriore intervento.
Le stesse soluzioni progettuali che sono state formulate nell‘ambito dello Studio sono, ovviamente,
destinate ad essere sottoposte alle valutazioni di ordine architettonico ed estetico e agli sviluppi
130
Ho provato a difendere un Sogno
progettuali dell‘Autore dell‘opera, Arch. Vittorio Gregotti, che la Fondazione non ha mancato di
interpellare in questa fase di studio preliminare.
Inoltre, pur essendo state le soluzioni prospettate dallo Studio formulate nella considerazione e nel
rispetto delle normative, non possono escludersi indicazioni ulteriori degli enti preposti, che sono
suscettibili di essere recepite.
4. CARATTERE PRELIMINARE DELLO STUDIO E FASI ULTERIORI
Il carattere preliminare dello Studio e la sua sottoposizione alle valutazioni, e decisioni, di soggetti a
vario titolo interessati o competenti comporterà, ovviamente, fasi ulteriori di studio e di
progettazione, sia di ordine architettonico che finanziario, nonché di ordine giuridico e contrattuale
con riguardo all‘impianto dei rapporti tra Amministrazione Comunale, SportInGenova S.p.A.,
proprietaria del Ferraris, enti finanziatori, eventuale entità promotrice. Sotto quest‘ultimo profilo,
lo Studio non esprime soluzioni, poiché queste dipenderanno dagli orientamenti e dalle volontà
dell‘Amministrazione Comunale, di SportInGenova e delle Società di calcio.
Ho provato a difendere un Sogno
131
132
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 7
I PRINCIPALI ASPETTI PROGETTUALI
(a cura dell‟Arch. Roberto Burlando – Studio Burlando Architettura)
Il progetto, nella sua parte di analisi e sviluppo tecnico-architettonico, ha coinvolto un team di
diversi professionisti e professionalità, guidato dall‘Arch. Roberto Burlando. Fra tutti è stata
particolarmente preziosa la disponibilità dell‘Ing. Attilio Bricchetto, che può vantare una
profonda conoscenza del ―Luigi Ferraris‖, avendo operato con l'incarico di Project Manager nel
corso della ristrutturazione dello stadio realizzata per i Mondiali di Italia ‘90.
Parte della presentazione dell‘Arch. Burlando è reperibile sul sito di Primocanale Sport273, che era
presente all‘evento e lo ha trasmesso in diretta.
ALCUNE CONSIDERAZIONI INTRODUTTIVE
Analizzare il ―Luigi Ferraris‖ vuol dire, sostanzialmente, analizzare un pezzo di Città. La storia
dell‘evoluzione urbanistica ed il cuore non solo di un quartiere, ma di un intero territorio.
Non avevamo un diktat.
L‘idea di riqualificare il ―Luigi Ferraris‖ non è nata da zero.
Non ―dovevamo‖ ristrutturare il ―Luigi Ferraris‖: il nostro compito, da subito, è stato verificare la
fattibilità di un intervento di riqualificazione dello stadio di Genova. Anzi, ogni giorno che
trascorrevamo a verificare i requisiti di normativa e li confrontavamo con lo stato dell‘arte, ci
convincevamo sempre di più della difficoltà dell‘impresa. Ma noi non dovevamo difendere il ―Luigi
Ferraris‖, dovevamo verificare se fosse o meno possibile, conveniente, fattibile.
Dopo i primi approcci (negativi), lo stadio stesso e l‘urbanistica della città, le sue evoluzioni e le sue
storie, ci hanno disegnato la via e tutto è sembrato chiaro. Pezzo dopo pezzo, tutti i dubbi e le
perplessità si sono sciolte e ogni vincolo ed ogni problema è stato risolto.
Attenzione, questo va sottolineato, la fattibilità, della possibile riqualificazione del ―Luigi Ferraris‖,
non vuol dire che questa sia l‘unica soluzione. Abbiamo dimostrato che questa è diventata una
possibilità: la scelta se percorrerla o meno non è solo tecnica od economica, ma certamente
politica, ovvero di ―visione‖.
Mettere a disposizione della Città la possibilità di questo intervento è stato per il team motivo di
orgoglio e soddisfazione, al di là del tifo e del legame con lo stadio ―Luigi Ferraris‖. Il nostro
approccio è stato soprattutto tecnico.
La scelta urbanistica della localizzazione dello stadio in un quartiere popoloso come Marassi è
certamente un tema importante. Se da un punto di vista di vivibilità può essere un problema, la
realtà dello stadio nel cuore della città risolve molti nodi e molti problemi. In parecchi Stati
Europei i grandi complessi sportivi sorgono nei quartieri cittadini, si pensi solo agli stadi inglesi o
spagnoli. A livello infrastrutturale è certamente più semplice la gestione degli spostamenti e degli
accessi. E consente allo stadio di diventare, potenzialmente, un bene per la comunità e non una
cattedrale nel deserto.
Ho provato a difendere un Sogno
133
Il mito del centro commerciale con uno stadio all‘interno non è una filosofia ―da Genoa‖, ma
neppure ―da Sampdoria‖, credo. La nostra realtà cittadina è fatta di cuore e di colore; lo stadio è
per la comunità ed il territorio. Il centro commerciale intorno allo stadio rende l‘elemento
architettonico soltanto come una scatola vuota, non vive insieme alla città, vive solo per il business
del momento. Genova non ha bisogno di una scatola vuota e di un megastore, ha bisogno di un
centro di vita e di sport, di attività culturali e di centro aggregativo sette giorni su sette.
Il ―Luigi Ferraris‖ è sempre stato questo, nei decenni trascorsi. Oggi ha perso questo suo elemento
aggregativo soltanto per le normative di sicurezza che lo hanno parificato ad un carcere, più che ad
uno stadio. Uno dei temi affrontati, quindi, è stato quello di trasformare il suo presunto difetto, la
localizzazione, in un pregio. Il ―Luigi Ferraris‖ doveva diventare un elemento attrattore e
colloquiare con la città. Riteniamo di esserci riusciti.
Il grande parco, la possibilità di realizzare eventi e manifestazioni all‘interno dello stradio, ma
anche all‘esterno, il miglioramento della sicurezza idraulica e pubblica, sono tutti temi che hanno
fatto ribaltare l‘oggetto del progetto (lo stadio) facendo diventare tema dello studio, in fondo, la
città ed i suoi abitanti.
LA FILOSOFIA DI PROGETTO
Il progetto ha considerato alcuni aspetti prioritari:
 la riqualificazione del Ferraris deve diventare occasione e fattore di miglioramento per tutto il
quartiere, che costituisce un‘area cruciale del tessuto cittadino: un progetto ―nella Città e con la
Città‖ per diventarne parte e migliorarla;
 l‘investimento relativo alla riqualificazione dello Stadio deve riflettersi in un beneficio per il
quartiere. In tal senso, occorre dotare lo Stadio di un ampio ―polmone verde‖, che possa anche
fungere da spazio di sfogo e sicurezza nel momento della partita di calcio, ma che possa essere
utilizzato 365 giorni l‘anno dal quartiere;
 definire interventi infrastrutturali, pur non indispensabili all‘adeguamento dell‘impianto alle
normative, che promuovano il quartiere nella prospettiva di una più ampia riqualificazione
connessa anche all‘auspicata dislocazione della destinazione carceraria e di una integrazione nel
tessuto cittadino al servizio della Città. In tal senso perseguire una accessibilità compatibile e
sostenibile, con inserimento di viabilità alternative, parcheggi di testa e viabilità leggera;
 deve essere un progetto partecipato, con la massima collaborazione degli abitanti, per aumentare
i servizi e rendere l‘impianto ―vivo‖ 7 giorni su 7, capace di trasformarsi e di plasmarsi con il
quartiere e con la città, anche utilizzando l‘occasione della dismissione del Mercato
Ortofrutticolo, vero ―macigno‖ sul quartiere.
 realizzare interventi di riqualificazione diretti alla ―pancia‖ dello Stadio ed al suo interno, anche
rivolti al campo da gioco e alle tribune, per consentire la massima capienza, sempre con
adeguamento alle normative nazionali ed UEFA.
 previsione di interventi rivolti alle mitigazioni del rischio idraulico a beneficio del quartiere.
134
Ho provato a difendere un Sogno
Ho provato a difendere un Sogno
135
PRIMI DATI DI PROGETTO – STUDIO DI FATTIBILITÀ
Stadio
Il progetto prevede che lo stadio subisca un importante intervento di adeguamento e
ammodernamento, con rimodellamento delle gradonate per i distinti e delle gradinate nord e sud.
Le opere di ristrutturazione interverranno anche in tribuna, con lo spostamento dell‘area stampa a
livello della tribuna superiore, la creazione di 28 skybox e poltrone vip nella tribuna inferiore.
La capienza totale dello stadio subirà una riduzione dagli attuali nominali 36.569 posti agli effettivi
32.960 del progetto.
Le gradinate sono gli spazi maggiormente incisi dall‘adeguamento delle normative, ma le
conseguenti riduzioni possono trovare compensazione con la proposta di destinare circa 1.000
posti dei distinti laterali a ogni gradinata, rendendoli un tutt‘uno con la stessa e suggerendo di
proporli al medesimo ―prezzo popolare‖ di ingresso.
Verranno adeguati gli spogliatoi e gli spazi della stampa, oggi carenti e verranno inseriti nuovi e
moderni servizi igienici e spazi accoglienza. Le superfici necessarie verranno recuperate grazie alla
realizzazione di ―lame‖ esterne e di torri rettangolari ―modello San Siro‖ in vetro, con notevole
diminuzione e razionalizzazione delle superfici attualmente in uso.
Il progetto delle ―lame‖ e delle ―torri‖ è stato pensato in maniera da preservare la struttura
originaria dell‘architetto Gregotti e dell‘elemento ancora esistente dell‘antico Luigi Ferraris,
corrispondente alla parte inferiore della facciata lato tribuna. Al fine di ammodernare gli spazi e
realizzare le superfici necessarie per gli adeguamenti interni richiesti, sono state due le alternative
valutate: ampliare il fronte fino al limite del Bisagno, oppure andare a occupare gli spazi vuoti agli
angoli della struttura
Questa seconda soluzione consente di recuperare non solo spazi per attività commerciali e ―vitali‖
per lo Stadio, ma anche di realizzare alcune aree di calma e di sicurezza, per la distribuzione interna
del pubblico e per il flusso e deflusso agevole degli spettatori.
Il fronte del Ferraris (lato Bisagno) verrà valorizzato da una volumetria in vetro e acciaio realizzata
sul prospetto storico, fino al tetto, ampliando gli spazi della tribuna e consentendo la distribuzione
interna degli spettatori in arrivo dalle ―lame‖ di accesso.
Tutta l‘architettura diventerà così un complesso che vivrà in simbiosi con il parco urbano, le
―lame‖ diventeranno radici dalle quali prenderà vita la struttura che si ancorerà nel terreno e che,
grazie al flusso continuo della linfa vitale degli spettatori e dei tifosi, potrà continuamente rinascere.
136
Ho provato a difendere un Sogno
Ho provato a difendere un Sogno
137
138
Ho provato a difendere un Sogno
Ho provato a difendere un Sogno
139
140
Ho provato a difendere un Sogno
Ho provato a difendere un Sogno
141
Il campo da gioco verrà adeguato alle dimensioni prescritte dalle normative UEFA, recuperando gli
spazi utilizzando gli spalti inferiori, già oggi occupati da posti non accessibili.
Tutti gli interventi previsti consentiranno di migliorare la visibilità e di ottimizzare spazi e risorse,
anche ipotizzando soluzioni modulari e ―modificabili‖ in funzione dell‘uso. Ad esempio, la tribuna
stampa, progettata a norma UEFA, in occasione di incontri di cartello o semi finale UEFA, potrà
aumentare la capienza con agevoli modifiche e inserimenti di posti stampa, utilizzando una serie di
poltroncine di tribuna superiore, già predisposte.
Lo studio prevede anche l‘adeguamento di tutti gli spazi interni alle più moderne tecnologie
software ed hardware, l‘allestimento wireless e di una rete intranet anche per i contatti
esterno/interno e interno/interno. Oltre ciò è prevista la rivisitazione dell‘impianto di sorveglianza
a perimetro, con verifica delle coperture, incremento ed ammodernamento.
Verrà inoltre realizzata una piccola copertura in tensostruttura, collegata alla travatura esistente
consolidata, per garantire che la totalità dei posti a sedere sia coperta. La verifica delle strutture
consentirà la realizzazione delle opere per l‘adeguamento antisismico dell‘immobile, considerato un
sito strategico, che saranno necessarie per ottemperare alle nuove direttive della normativa vigente
in materia.
È stato pensato, anche se non incluso in questo progetto, un sistema di tendaggi mobili, del tipo
utilizzato allo stadio di Wimbledon, per coprire totalmente la struttura. Infatti questa soluzione
permetterebbe di rendere il ―Luigi Ferraris‖ uno degli stadi italiani più importanti per realizzare
concerti ed eventi al coperto: consente di coprire velocemente l‘intero campo, senza creare
problemi né quando è aperta, né quando è chiusa. Chiaramente dovranno essere adottati tutti gli
accorgimenti tecnici per evitare che l‘utilizzo del campo possa compromettere il terreno da gioco.
Ma non vediamo problemi irrisolvibili: in tutto il mondo gli stadi sono utilizzati come attrattori di
eventi, grazie alla loro capienza ed alla loro predisposizione infrastrutturale per accogliere decine di
migliaia di persone. Non si vede perché Genova dovrebbe temere danni irreparabili.
Per quanto attiene alla tempistica si è verificata la possibilità di realizzare gli interventi all‘interno
dello stadio (quelli che renderebbero non agibile lo stadio, con un impatto negativo sullo squadre),
in 100 giorni, utilizzando la sosta del campionato per la realizzazione delle opere strutturali
necessarie.
Parco urbano
Il progetto di fattibilità ha, nel suo indirizzo metodologico, l‘idea di realizzare interventi che
possano essere utili e funzionali per la città e per il quartiere.
In quest‘ottica, quando si è posto il problema degli spazi di sicurezza esterni e della decongestione
di Corso De Stefanis, da subito, si è ipotizzata la realizzazione di un secondo livello sopra l‘attuale
copertura del Bisagno. Le verifiche di fattibilità hanno consentito di rendere quell‘idea una delle
basi dell‘intervento e di ottenere un ampio spazio urbano che potesse far vivere il quartiere 7 giorni
su 7.
Il ―parco urbano‖, con ampie zone verdi, sarà attrezzato per ospitare eventi, concerti e
manifestazioni, ottenendo il duplice scopo di servire allo stadio ed essere utilizzato dalla comunità.
142
Ho provato a difendere un Sogno
La piastra, posta a circa 5 metri dal suolo, consentirà di mantenere intatto il valore della copertura
attuale del Bisagno, con la possibilità di parcheggio e di transito. La viabilità del quartiere non verrà
intralciata da questa infrastruttura, bensì risulterà razionalizzata.
Ho provato a difendere un Sogno
143
144
Ho provato a difendere un Sogno
Questo grande accesso sopraelevato è stato molto dibattuto. Ma il tema è chiaro: lo spazio esterno
al ―Luigi Ferraris‖ non è sufficiente, non è possibile coprire ulteriormente il Bisagno, le carceri
potrebbero rimanere dove sono ancora per molti anni: è necessario ―alzarsi‖.
Quali sono le controindicazioni? Il Bisagno non viene toccato perché ogni intervento sulla piastra
attuale mira a consolidare e migliorare l‘attuale situazione. In secondo luogo, una piastra
sopraelevata di circa 5 metri non può essere allagata dalla piena prevista del Bisagno, fungendo,
invece, da eventuale via di fuga e di riparo per le persone che si trovano nelle strade alluvionate,
eventualmente. Alzare la piastra vuol dire, inoltre, alzare la superficie dei tornelli, delle grate e delle
gabbie. Il quartiere non avrebbe più le prigioni in casa, ma le avrebbe integrate nel parco
sopraelevato. Infatti, avendo posto tutti gli accessi dalla piastra, tutti i tornelli e le verifiche di
sicurezza avvengono prima dell‘accesso alle lame di ingresso, e non più a terra: il ―Luigi Ferraris‖
verrebbe in buona parte ―liberato‖. A terra resta il grande parcheggio attuale, che durante le partite
oggi viene lasciato libero per questioni di sicurezza. I benefici sono quindi molteplici e le negatività
riguardano soltanto l‘allungamento delle vie di accesso, che, con spazi sicuri posti nelle torri,
aderiscono alle norme e possono certamente essere accettati rispetto allo stato attuale.
Ho provato a difendere un Sogno
145
Accessibilità
Si prevede la realizzazione di una serie di ―lame‖ di accesso verso lo stadio, posizionate a diversi
livelli, per consentire un ingresso unico sul lato ovest, finalizzato al controllo dei varchi ed al
migliore flusso e deflusso del pubblico, evitando la realizzazione di gabbie e strutture, progettate
insieme al parco urbano.
Le lame di accesso consentono di giungere a tutti i settori distinti e tribuna, in maniera separata.
Chiunque sale sulla rampa di accesso è stato controllato, verificato, ha il biglietto per il settore dove
conduce la lama e non può in nessun modo creare imbarazzi o commistioni di tifoserie o di accessi
in aree non corrette. La dimensione delle lame è stata pensata in funzione del flusso massimo di
entrata, ma soprattutto di esodo, nel rispetto delle normative vigenti (specifiche per la definizione
degli spazi architettonici in funzione del numero di persone che possono defluire). Rimane a terra
l‘accesso alle due gradinate che, potendo fruire dei grandi spazi delle torri a piano terra, non
necessitano di accessi in quota: i tifosi entrano ed escono dai fronti e dai tornelli integrati alle torri.
L‘accesso delle squadre potrà rimanere su Corso De Stefanis, con opere di adeguamento
dimensionale degli spazi interni, finalizzati all‘ottimale movimento dei mezzi, in sicurezza. La
rampa di accesso verrà rimodellata per consentire un migliore e più agevole ingresso agli spogliatoi.
Gli accompagnatori avranno un accesso dedicato e troveranno un parcheggio chiuso e riservato
all‘interno dello stadio.
La distribuzione interna sarà garantita da un sistema di passaggi coperti, separati per tipologia, che
consentiranno di raggiungere il settore di destinazione in sicurezza, rispettando la normativa
vigente. Lo spostamento degli accessi sul lato ovest consentirà la razionalizzazione dei varchi.
Soprattutto l‘accesso della stampa, che è collocato in corrispondenza della tribuna, verso gli
spogliatoi, è stato progettato in maniera dedicata, con tunnel riservati che collegano direttamente le
tribune con gli spogliatoi.
Parcheggi
La realizzazione del ―parco urbano‖ consentirà di recuperare circa 15.000 mq di parcheggio fronte
stadio, per VIP, pullman e auto, addetti stampa, disabili, mezzi di soccorso, di controllo e di
pubblica sicurezza, oltre all‘individuazione di una ObVan Area per la stampa. Il resto dei parcheggi
(già oggi esistenti), che porta un totale di metratura di circa 39.000 mq, verrà potenziato e
razionalizzato, sempre nell‘ottica della moderna urbanistica che ipotizza il raggiungimento dello
stadio con mezzi diversi dall‘auto privata e dal pullman.
La normativa prevede l‘individuazione di parcheggi ―nei pressi dello stadio‖, che consentano lo
spostamento a piedi in un tempo di circa 20 minuti. In quest‘ambito, con l‘adeguamento dei mezzi
pubblici, anche Piazzale Kennedy rientra all‘interno della distanza richiesta. Peraltro questa
limitazione è decaduta con l‘edizione 2010 del regolamente UEFA.
Viabilità
Attualmente sono presenti tre vie di accesso all‘area dello stadio, quindi perfettamente a norma.
La realizzazione della seconda piastra sopra l‘attuale copertura, consentirà di mantenere tutti i posti
auto attualmente disponibili e realizzando l‘elevazione degli ingressi. Inoltre sarà possibile
realizzare un silos parcheggi, o in alternativa un centro commerciale, nel piazzale attuale a fianco
del Mercato, tra Via Monnet e Via Canevari, anche per compensare la dotazione di parcheggi per il
146
Ho provato a difendere un Sogno
quartiere che, in occasione della partita di calcio, vede una buona parte dei posti auto presenti
dirottati sulle destinazioni previste per lo stadio.
Pur non essendo oggetto dell‘investimento, nell‘ottica della razionalizzazione dei percorsi di
accesso e per realizzare opere che possano servire alla città, si ipotizza la possibilità di inserire (dalla
sponda destra del Bisagno), una navetta elettrica con una capienza di 440 posti, in acciaio e vetro,
che possa collegare in prima fase la stazione Brignole, lo Stadio e il parcheggio di Genova Est. Tale
struttura potrà essere utilizzata ed ampliata per collegare la Val Bisagno al centro città e fungere da
metro leggero in superficie. Le fermate di testa avranno parcheggi silos nei pressi delle stesse
stazioni, per circa 900 posti lato Genova Est, utilizzando una parte del deposito AMT e la
realizzazione di un silos con accesso riservato.
Sicurezza
Da un punto di vista idraulico il progetto suggerisce anche l‘abbattimento del Ponte Serra, della
relativa briglia e la sistemazione nel tratto a monte del fondo e degli argini, fino all‘eventuale
intervento di adeguamento di Ponte Campanella. Tali opere previste, dal Piano di Bacino,
consentono la mitigazione del rischio idraulico attualmente presente nell‘area dello stadio, con la
possibile eliminazione del rischio di inondazione duecentennale che interessa tutta l‘area. Le opere
non sono in contrasto con tutti gli interventi già previsti e in corso di realizzazione, come la
sistemazione del tratto terminale coperto e lo scolmatore. È possibile anche realizzare una
seconda piastra sopra l‘attuale copertura di piazzale Atleti Azzurri d‘Italia, con copertura verde a
Parco, anche per aumentare la superficie permeabile e diminuire il livello di afflusso sul torrente.
Economicità
La struttura soddisfa le esigenze; si realizzeranno circa 8.500 mq di spazi commerciali, di tipologia e
accessibilità diversa, utilizzando in parte le nuove torri sul fronte Bisagno e in parte i locali fondi
sotto le gradinate, di accesso da via Casata Centuriona e via Clavarezza.
Il progetto ha adempiuto ad ogni richiesta. La tabella riassuntiva riguarda il rispetto puntuale della
normativa e la verifica dei vari, innumerevoli vincoli, per portare lo stadio al livello della 3ª
categoria
Spazi Interni
Capienza totale
Gradinata Nord
Popolari Gradinata Nord
Gradinata Sud
Popolari Gradinata Sud
Distinti
Tribuna Superiore
di cui giornalisti *
Tribuna Inferiore
di cui Vip
Skybox
Ho provato a difendere un Sogno
Oggi
36.569
9.215
Normativa
30.000
9.232
8.781
4.246
144
5.124
192
0
175
750
Progetto
32.960
7.901
925
7.918
925
6.429
3.846
176
5.016
750
28
147
Campo di gioco
Campo
Compreso di spazio di calma
Gradoni spalti
Servizi Igienici
Oggi
105x68 m
115x76 m
60 cm
Non adeguati
Spazi accoglienza
Adeguamento spazi spogliatoi
Vie d‟esodo (moduli ogni 250 persone)
Distinti ogni lato
Tribune
Gradinata
Normativa
a norma
120x80 m
70 cm UNI13200
(35 sedile
+ 35 passaggio)
300 wc 230
orinatoi
1.000 mq
Normativa
9,50 m
21 m
19,2 m
Progetto
105x68 m
120x80 m
70 cm
(35 sedile
+ 35 passaggio)
308 wc 236
orinatoi
3.200 mq
1.000 mq
Progetto
11 m
26 m
25 m
Le vie d‘esodo riguardano i percorsi di fuga, considerando i moduli della normativa Sicurezza,
valutata in funzione del flusso di persone. La dimensione è la misura, in sezione trasversale, del
totale delle vie d‘esodo progettate, in funzione delle nuove distribuzioni, verso il ―fronte‖ dello
stadio.
Spazi Esterni
Spazi e aree esterne
di cui Parco Urbano
di cui altri spazi
Area parcheggi totale
di cui Disabili
di cui Vip
di cui Media
di cui Ob Van Area stampa
di cui Parcheggi mezzi soccorso
di cui Parcheggi mezzi intervento
di cui Altri spazi parcheggio raggio 500 mt
Normativa
16.500 mq
Progetto
26.000 mq
18.000 mq
8.000 mq
39.000 mq
2.500 mq
4.050 mq
9.500 mq
1.000 mq
2.200 mq
2.000 mq
15.000 mq
Il progetto di ristrutturazione dello stadio "Luigi Ferraris", promosso dalla Fondazione Genoa
1893, è stato realizzato da un team di lavoro guidato dall'Arch. Roberto Burlando (project
manager) e che ha visto la partecipazione dell'Ing. Attilio Brichetto, dell'Ing. Domenico Rocca (
ITEC Engineering), degli Arch. Gianluca Buongiovanni e Martina Delfino (LandscapeProgetti) e
di Roberto Cordeglio per il filmato 3D.
148
Ho provato a difendere un Sogno
CAPITOLO 8
IL BUSINESS PLAN DEL PROGETTO
Partendo dal lavoro sviluppato dal team diretto dall‘Arch. Burlando, è stato realizzato un business
plan basato su vari scenari di lavoro, con conseguente identificazione del fabbisogno finanziario ed
indicazioni sulla successiva gestione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖.
LE PREMESSE COMUNI AGLI SCENARI DI PIANO
L‘investimento ha l‘obiettivo di risolvere in maniera definitiva le problematiche strutturali del
―Luigi Ferraris‖. Lo stadio deve essere economicamente e finanziariamente autosufficiente,
fornendo alle due squadre di calcio un impianto costantemente all‘altezza delle loro legittime
ambizioni, con un costo diretto di gestione decrescente e, contemporaneamente, la possibilità di
cogliere e massimizzare tutte le opportunità di incrementare la quota di ricavi.
Mantenere una presenza pubblica nel futuro “Luigi Ferraris”
Si è partiti dal presupposto di privilegiare una soluzione che, nel rispetto di parametri di
economicità e redditività, continuasse a vedere una partecipazione alla proprietà dell‘impianto da
parte del Comune di Genova, fosse essa parziale (come nel caso del conferimento, considerato lo
scenario ideale di lavoro), ovvero totale (nel caso della concessione), sgravando però in maniera
definitiva l‘Amministrazione cittadina da oneri di investimento e di gestione.
Questa impostazione nasce dalla convinzione che mantenere una presenza del Comune
nell‘azionariato della Società che possiede e gestisce il ―Luigi Ferraris‖ (i) qualifichi in maniera
inequivocabile il “Luigi Ferraris” come Stadio della Città di Genova e non di una parte sola
di essa e (ii) possa meglio tutelare gli investimenti pubblici precedentemente realizzati
(non va dimenticato che il ―Luigi Ferraris‖, nella sua attuale veste, ha beneficiato di importanti
contributi pubblici ed è quindi doveroso, prima di ipotizzare un loro azzeramento, verificare le
possibilità di una loro valorizzazione).
Una prima ipotesi societaria e di governance
Gli interventi sono realizzati da una società di nuova costituzione (―Newco‖) al cui capitale si
ipotizza partecipino, oltre alle due Società di calcio cittadine (che deterranno la maggioranza del
capitale ed il diritto di decidere la governance di Newco):
 una serie di Investitori istituzionali (Istituzioni, Fondazioni, altre realtà economiche cittadine);
 i tifosi che vorranno la qualifica di ―Socio fondatore‖;
 nel caso del conferimento, il Comune di Genova.
Si otterrebbe così il risultato di avere una presenza plurima di soggetti, portatori di interessi diversi
(fra loro convergenti) verso un unico obiettivo, senza però che questa svilisca il ruolo primario e la
necessaria autonomia delle due squadre di calcio nella gestione dell‘impianto. In questo modo
terminerebbe l‘impegno di risorse umane e finanziarie del Comune, pur consentendone una
presenza nella cabina di regia, anche come garanzia di utilizzo di questo bene (attualmente
pubblico) coerentemente con le strategie della Città.
Ho provato a difendere un Sogno
149
Non è un investimento “speculativo”
Non si tratta di uno studio posto alla base di un tradizionale investimento privato che, per sua
natura, è alla ricerca di un ritorno sull‟investimento quanto più elevato possibile e che è stata
la logica che ha animato gli altri progetti presentati su Genova e buona parte di quelli presentati in
Italia.
La Fondazione Genoa 1893 aveva l‘obiettivo di verificare:
 se il ―Luigi Ferraris‖ potesse essere definitivamente allineato alle normative esistenti,
attraverso adeguati piani di manutenzione ordinaria e straordinaria, allo scopo di
supportare le legittime ambizioni di Genoa e Sampdoria, prevedendo quindi un utilizzo
intensivo della struttura;
 se il ―Luigi Ferraris‖ potesse essere rivisitato strutturalmente allo scopo di garantire la
presenza di quegli spazi commerciali a servizio delle squadre, che potessero consentire
loro di ottenere un incremento dei ricavi derivanti dalle matchday revenues;
 quale fosse il costo minimo per ottenere quanto sopra, allo scopo di contenere l‘impatto
dell‘investimento entro valori alla portata dei potenziali investitori.
Particolari vantaggi per Genoa e Sampdoria
Nonostante l‘obiettivo primario fosse quello di verificare la possibilità di creare una realtà in grado
di gestirsi autonomamente, garantendo un costante ed elevato livello qualitativo delle strutture e
dei servizi offerti, il business plan ha inteso massimizzare i benefici per le squadre di calcio.
È stata, ad esempio, prevista la possibilità di abbattere progressivamente il costo del canone di
affitto che Genoa e Sampdoria versano alla Newco: questo penalizza gli altri soci, perché
diminuisce i dividendi eventualmente distribuibili, ma chiarisce una volta di più il ruolo privilegiato
delle due squadre nella gestione dell‘impianto. Accanto a questo beneficio, non immediato, ve ne
sono altri subito disponibili per le due società: gli spazi commerciali a disposizione per
massimizzare il merchandising, nonché le 28 Sky Box previste dall‘investimento, che saranno
gratuitamente a disposizione degli investitori in modo da generare sin dall‘inizio un flusso
addizionale di ricavi, oggi completamente assente.
Mutuare le esperienze estere, ma solo dopo averle “localizzate”
Nel quarto capitolo dedicato all‘apporto degli stadi ―moderni‖ è stato possibile identificare alcuni
elementi comuni ad esperienze che sono fra loro diverse sia per posizionamento geografico (Stati
Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Germania), sia per tipologia di sport (calcio, football americano,
baseball). È quindi verosimile pensare che tali indicazioni possano essere prese a riferimento anche
per Genova, seppur con la necessità di ―localizzarle‖ alla realtà cittadina.
La costruzione di un nuovo stadio comporta un significativo incremento dei ricavi locali delle
squadre che ne hanno la proprietà, per un periodo di tempo identificabile in circa un decennio. La
qualità e la quantità di tale impatto dipende da molteplici fattori, fra cui sono ritenuti significativi:
 la politica decisa dalle società di calcio sui prezzi di accesso (biglietti ed abbonamenti), che
ha portato ad osservare due approcci completamente diversi fra l‘Arsenal ed il FB Bayern, con
la conseguenza che effettivamente il FB Bayern ha ottenuto dei benefici dallo sfruttamento
commerciale dell‘impianto (naming rights, pubblicità, spazi merchandising) più che
dall‘incremento dei costi dei biglietti, sul quale invece ha puntato l‘Arsenal;
 la creazione di una maggiore quantità di posti dedicati all‘utenza business;
150
Ho provato a difendere un Sogno
 la disponibilità di aree commerciali che possano essere destinate a negozi dedicati al
merchandising delle squadre, a musei delle squadre e ad altre iniziative.
L‘unica effettiva controindicazione di un nuovo impianto (sia esso costruito ex novo, oppure
ristrutturato) è rappresentata dall‘impatto negativo, per un periodo compreso fra i 10 ed i 20 anni,
del servizio del debito derivante dai finanziamenti accesi. Per evitare che la gestione finanziaria
possa creare dei problemi nel medio/lungo termine al soggetto che investe sull‘impianto, le analisi
convergono sull‘opportunità che l‘investimento venga coperto da mezzi propri per una cifra
quanto più vicina possibile al 70% del costo, in modo da contenere il ricorso al finanziamento
bancario entro il 30% del totale.
Pur nella consapevolezza che il caso di Genova è profondamente diverso (per le dimensioni
della Città, per il bacino di utenza, per la presenza di due squadre, per il posizionamento
competitivo delle stesse nell‘ambito del campionato italiano rispetto ad ipotesi di regolare accesso
alle competizioni europee), tutte queste esperienze sono state analizzate, allo scopo di verificare se
potessero essere in qualche modo replicabili al caso del ―Luigi Ferraris‖.
Gli scenari presi in esame, così come il progetto di ristrutturazione nella sua complessità, sono
coerenti con le indicazioni del Disegno di Legge in discussione alla Camera. Ciononostante, non si
è tenuto conto delle eventuali agevolazioni in termini di contributo in conto interessi previste
grazie all‘intervento dell‘Istituto per il Credito Sportivo. Se ottenute miglioreranno i risultati
economici di Newco con un risparmio di circa 2,3 milioni di Euro di interessi passivi nell‘arco della
durata del finanziamento.
A mero titolo informativo, perché non oggetto di approfondimento in questo documento,
oltre ai due scenari principali, il business plan ne ha simulato anche un terzo: la vendita Ferraris
con l‘uscita a titolo definitivo del Comune dalla proprietà dell‘impianto, con simulazioni basate su
tre possibili valori di acquisto.
Sono state infine riportate alcune indicazioni inerenti due possibili estensioni dell‘investimento, che
non sono necessarie, ma possono incrementare i ricavi di origine commerciale dello stadio: (i) la
realizzazione di due ulteriori Torri commerciali dal lato Distinti; (ii) la costruzione di un silos
(parcheggi) e di ulteriori spazi commerciali in prossimità dell‘Istituto ―Firpo‖.
L‟INVESTIMENTO ATTESO E LA SUA COPERTURA FINANZIARIA
Il progetto di rifunzionalizzazione dello stadio ha un costo complessivo di 49,6 milioni di Euro
ed interviene:
 sull‘Area dello Stadio, con il risultato di garantire l‘adeguamento dell‘impianto alla normativa
UEFA;
 sull‘Area Commerciale, ampliando e rendendo completamente fruibile la parte
multifunzionale, già prevista nel progetto originario dell‘Arch. Gregotti.
 sugli Spazi Esterni, garantendo gli standard di sicurezza richiesti e rendendo fra l‘altro
disponibile alla cittadinanza un Parco Urbano di 18.000 mq e parcheggi.
Ho provato a difendere un Sogno
151
STADIO
SPAZI ESTERNI
COMM.LI
Investimento (Euro x 1.000)
Rifacimento campo da calcio
Opere adeguamento interno
Opere adeguamento servizi e impianti
Opere adeguamento antisismico
Opere adeguamento stadio
Progettazione, direzione lavori, ecc.
SUBTOTALE
Cortine esterne
Parco urbano
Lame ingresso
Fonte attrezzato e collegamenti laterali
Collegamento lato distinti
Riqualificazione Villa Piantelli
Progettazione, direzione lavori, ecc.
SUBTOTALE
Realizzazione Torri lato Bisagno
Torri lato distinti
Progettazione, direzione lavori
SUBTOTALE
TOTALE COSTO
Anno 0
1.890
1.890
3.465
8.700
822
16.767
1.980
9.900
1.980
1.710
1.080
858
17.508
4.725
244
4.969
39.244
Anno 1 TOTALE
900
900
1.890
1.890
3.465
3.000
11.700
201
1.023
4.101
20.868
1.980
9.900
1.980
1.710
1.080
1.200
1.200
62
920
1.262
18.770
4.725
9.450
244
487
4.969
9.937
10.331
49.575
A dimostrazione della natura non speculativa del progetto, solo il 20% dell‘investimento è
destinato all‘area commerciale. Le opere di adeguamento dello stadio incidono per il 42,1% ma,
soprattutto, gli interventi sugli spazi esterni (che vanno a beneficio del Quartiere) rappresentano il
37,9% della spesa.
I due scenari principali (il conferimento dell‘impianto da parte del Comune o la concessione
dello stesso a Newco) non prevedono un costo di acquisto dello stadio. Il beneficio per il
Comune, oltre alla definitiva eliminazione dell‘impatto della gestione sul bilancio comunale e sulle
risorse umane impiegate, sarebbe rappresentato dalle opere infrastrutturali che rimarrebbero a
disposizione anche della Città e, sotto il profilo reddituale, dai proventi rivenienti dagli utili della
Newco (o dal canone di concessione).
Si tiene invece conto di una spesa per oneri di urbanizzazione pari a 2,5 milioni di Euro. Tale
voce di spesa è stata allocata nonostante il progetto restituisca già alla città elementi a disposizione
del quartiere, che potrebbero essere considerati alternativi agli oneri stessi. Coerentemente con la
logica prudenziale che ha ispirato tutto il lavoro, si è preferito considerare anche questo onere, la
cui eventuale mancata applicazione porterà un ulteriore beneficio per Newco.
Mutuando le esperienze estere, la copertura dell‘investimento dovrà essere garantita, per la parte
più ampia possibile, da mezzi propri. L‘ipotesi di lavoro prevede che il debito bancario (per
complessivi 24,2 milioni di Euro) rappresenti il 45,7% del totale dell‘investimento.
È una quota, più alta della media di quanto osservato all‘estero, è comunque sostenibile perché la
ristrutturazione contiene i costi assoluti e, di conseguenza, il servizio del debito.
152
Ho provato a difendere un Sogno
Copertura dell'investimento
Capitale sociale
di cui Squadre di calcio
di cui Investitori Istituzionali
di cui Soci Fondatori
Cessione quota spazi commerciali
Debito Bancario
TOTALE
Milioni di Euro % capitale sociale
15,0
10,0
66,7%
3,5
23,3%
1,5
10,0%
13,7
24,2
52,9
% su totale
28,34%
25,95%
45,72%
100,00%
L‘ipotesi di lavoro prevede le seguenti ipotesi di copertura dell‘investimento:
 una quota pari al 28,34% (pari a 15 milioni di Euro) attraverso il capitale sociale di Newco.
Ciascuna società di calcio versa 5 milioni di Euro, mentre la restante parte è reperita fra
Investitori Istituzionali e Soci Fondatori;
 una quota del 25,95% (pari a 13,7 milioni di Euro) la cessione a titolo definitivo a terzi di una
quota degli spazi commerciali (circa il 56% del totale). La restante parte degli spazi rimarrà
invece, nella disponibilità di Newco, allo scopo di garantire flussi di ricavi da affitti, a sostegno
della gestione dell‘impianto;
 il fabbisogno residuo di 24,2 milioni di Euro sarà invece oggetto di un finanziamento
bancario (ipotizzato per un periodo di 15 anni, compresi due di preammortamento). Il servizio
del debito iniziale è di 3 milioni di Euro e decresce in ragione di circa 100 mila Euro all‘anno.
Nel caso del conferimento del ―Luigi Ferraris‖ da parte del Comune di Genova, a un valore
convenzionalmente stimato pari a 20 milioni di Euro, una quota di 5 milioni rappresenterebbe la
partecipazione del Comune (che potrebbe così, su un capitale complessivo di 20 milioni,
continuare a mantenere un ruolo importante in Assemblea), mentre la differenza sarebbe iscritta a
riserva straordinaria, migliorando così il patrimonio netto della società.
Poiché le due squadre di calcio, nell‘ipotesi di lavoro, ottengono già interessanti benefici
(progressiva riduzione dei canoni di affitto, utilizzo delle 28 Sky box), è verosimile che in sede di
regolamentazione dei criteri di ripartizione degli utili di esercizio si possa remunerare il Comune in
maniera più che proporzionale alla sua partecipazione nominale, garantendo così proventi che
potranno essere reimpiegati per il finanziamento dell‘attività sportiva cittadina.
La cifra complessiva oggetto del finanziamento è più elevata del costo della sola ristrutturazione,
perché tiene conto degli ipotetici 2,5 milioni di Euro di oneri di urbanizzazione nonché di una serie
di costi di start-up.
IL CONTO ECONOMICO DI NEWCO
Nell‘impostare i parametri di ricavo e di costo di Newco si è tenuto conto del bacino di utenza
offerto dalla Città e anche di stime relative all‘attuale capacità delle due squadre di attrarre ricavi di
natura commerciale. Ciò sarà utile quando sarà affrontato, in particolare, il tema della cessione dei
naming rights.
È stato ipotizzato un modello di business fortemente basato sul ricorso all‘outsourcing di tutte quelle
attività ritenute non strategiche per il funzionamento dell‘impianto, cercando di mutuare così il
modello vincente dell‘Amsterdam ArenA. Differentemente dal caso olandese, però, l‘ipotesi di
lavoro prevede di dare i servizi in concessione, anziché operare da intermediari fra il cliente finale e
il fornitore. Questa politica mitiga l‘esposizione finanziaria di Newco (riducendo il c.d. capitale
Ho provato a difendere un Sogno
153
circolante), perché consente di mantenere una struttura snella sia in termini di personale, sia di
costi fissi di struttura.
I ricavi
I ricavi sono stati raggruppati, per origine, all‘interno di quattro macro categorie: (i) da eventi
sportivi; (ii) da sponsorizzazioni, (iii) da eventi non sportivi; (iv) da gestione degli spazi
commerciali.
Eventi
sportivi
13%
34%
13%
Sponsor
Altri eventi
40%
Commerciale
I ricavi da eventi sportivi provengono prevalentemente dall‘affitto pagato da Genoa e
Sampdoria. Il canone partirà da una cifra di 1 milione di Euro a squadra (inferiore all‘attuale) per
poi scendere progressivamente nell‘arco degli anni fino a 400 mila Euro a squadra.
Una parte residuale, pari a 150 mila Euro annui, deriva invece dal margine generato
dall'esternalizzazione della gestione del catering (chioschi, sala VIP, eventi sportivi). Non sono stati
previsti ricavi diretti derivanti dalla gestione di ristoranti, club house e negozi, poiché questi spazi
saranno eventualmente affittati (o acquistati) dalle squadre di calcio e, quindi, i benefici di tali
attività rimarranno di esclusiva pertinenza delle due squadre.
I ricavi da pubblicità ed eventi non sportivi considerano:
 la cessione dei naming rights dell‘impianto, che sono stati stimati in maniera prudenziale in quanto
sottoposti al duplice vincolo (a) di mantenere un riferimento al nome ―Luigi Ferraris‖ e (b) di
non poter essere collegati a società o prodotti riferibili al proprietario di Genoa o Sampdoria
(nessun ―Giochi Preziosi Arena‖, né ―ERG Arena‖, per intenderci);
 la realizzazione di 4 eventi non sportivi all‘anno (concerti), mediante accordi con società
specializzate che hanno già manifestato la loro disponibilità in tal senso, nell‘ambito di un
impianto ristrutturato. Gli eventi saranno concentrati nei mesi di maggio e giugno per
consentire il successivo ripristino del manto erboso274;
 la vendita degli spazi pubblicitari esterni allo stadio (in particolare nel Parco Urbano), lasciando
alle squadre la completa gestione di quelli interni al campo da calcio, così come avviene
attualmente.
I ricavi da gestione degli spazi commerciali provengono dall‘affitto dei 3.450 metri quadrati di
spazi che potranno ospitare attività commerciali sinergiche a quelle sportive (club house,
merchandising, ecc.). Oltre a questi sono stati altresì previsti ricavi derivanti dalla concessione a terzi
della gestione dei 1.000 parcheggi (sui 1.500 disponibili) che verranno ricavati nel Piazzale Atleti
154
Ho provato a difendere un Sogno
Azzurri d‘Italia, sotto il costruendo parco urbano. Non è stato, invece, previsto alcun ricavo
derivante dalle 28 Sky box, che verranno concesse gratuitamente in uso agli investitori, perché
siano questi a trarne un beneficio economico (oggi non esistente).
A regime (circa 5 anni dopo l‘inizio dei lavori) i ricavi della Newco si attestano a 6,2 milioni di
Euro all‟anno, per poi diminuire progressivamente per effetto dell‘ipotizzata riduzione del canone
alle squadre. Di questi il 35% deriva dagli eventi sportivi, il 52% da pubblicità ed eventi non
sportivi, il 13% dalla gestione degli spazi commerciali.
L‘impatto sui bilanci delle due squadre non è stimabile, dipendendo da scelte commerciali e di
investimento che competono loro. Oltre alla progressiva riduzione del canone di affitto, è
comunque ragionevole pensare che possano beneficiare di un incremento dei ricavi commerciali sia
per le attività discendenti dal merchandising dei prodotti (i negozi, collocati all‘interno dello stadio,
dovrebbe consentire una vendita più agevole e redditizia), sia dai proventi delle Sky box. Si tratta,
in ogni caso, di un volume complessivo di ricavi che non dovrebbe discostarsi da quello che
sarebbe stato raggiunto nel caso dei progetti di Sestri o della Colisa.
SPESE GENERALI
Ricordando il forte ricorso all‘outsourcing previsto dal modello di business, Newco avrà una
struttura contenuta con spese generali stimate intorno a 1,2 milioni di Euro l‘anno. Le voci più
significative di costo sono rappresentate dal mantenimento dell‘attuale contratto per la pulizia
dell‘impianto con la Cooperativa dei tifosi e, per circa 300 mila Euro annui, i costi per le
manutenzioni ordinarie di impianti e campo da calcio.
La manutenzione del campo sarà gestita mediante un contratto esterno con una ditta specializzata,
rimanendo così in capo a Newco solo la parte residuale degli interventi. Oltre ai costi di
manutenzione ordinaria, annualmente sono stanziati anche costi per la manutenzione straordinaria.
Costi
commerciali
5%
Costi di
funzionamento
27%
40%
12%
Costi
amministrativi
Costi
godimento
beni di terzi
16%
Costi per
manutenzione
Costi del personale
La struttura di Newco sarà snella, grazie all‘ampio ricorso all‘outsourcing per la manutenzione,
l‘hospitality e la pulizia. A regime, per un costo di 400 mila Euro annui, sono previsti 8 dipendenti
diretti, concentrati nell‘area dei servizi tecnici e dei servizi generali, allo scopo di garantire il
presidio delle aree strategiche ed il funzionamento ottimale della struttura.
Ho provato a difendere un Sogno
155
Ammortamenti ed accantonamenti
Sono un'importante voce di costo per Newco, pari a circa 1,5 milioni di Euro nell‘ipotesi della
concessione dello stadio (che diventano 2,7 milioni nel caso del conferimento). Gli accantonamenti
ai fondi manutenzione straordinaria rappresentano circa 250 mila Euro annui (con l‘ipotesi di
utilizzo biennale per la quota che si riferisce al campo sportivo, cui si somma la quota di spese di
manutenzione ordinaria annuale già descritta).
Oneri finanziari
Newco avrà necessità di attingere a 3 differenti linee di credito, due delle quali sono temporanee ed
auto liquidanti: si tratta del finanziamento del credito IVA generato dai lavori di ristrutturazione
(che si riassorbe completamente nell‘arco di un biennio) e di una quota di finanziamento che verrà
invece estinto, nell‘arco di un triennio, grazie alla già citata vendita di parte degli spazi commerciali.
A regime, quindi, Newco avrà solamente il debito a medio termine di originari 24,2 milioni di
Euro.
Il piano è stato redatto nel novembre 2009 sulla base di costo del denaro medio del 6,10%
(comprensivo di spread); ciò comporta una rata annuale di 1,6 milioni di Euro oltre ad interessi che
partono da 1,4 milioni di Euro l‘anno per decrescere di circa 100 mila Euro all‘anno. Non prevede
il ricorso alle agevolazioni previste dall‘Istituto per il Credito Sportivo (che potrebbero invece
comportare un abbattimento degli oneri finanziari di circa 2,3 milioni nei 15 anni). Questo stesso
finanziamento, se negoziato oggi, avrebbe un costo minore ed un ulteriore risparmio in termini di
oneri finanziari. L‘effetto combinato della diminuzione del costo del denaro e del ricorso alle
agevolazioni dell‘Istituto per il Credito Sportivo garantirebbe quindi agli investitori circa 3,5 milioni
di oneri finanziari in meno rispetto a quelli previsti dal business plan di novembre 2009, con un
evidente beneficio sul risultato netto e sulla capacità reddituale di Newco.
PARAMETRI FINANZIARI DEL PROGETTO
Nell‘analisi degli investimenti è necessario verificare taluni parametri, che consentono di
comprendere se il progetto ha una sua validità intrinseca oppure se presenta dei punti di particolare
debolezza. Tale valori sono normalmente utilizzati dagli enti finanziatori (in primis, le banche) per
determinare la finanziabilità del progetto ed i relativi costi, in quanto considerati rappresentativi del
rischio che chi presta il denaro deve assumersi per tutta la durata del piano di ammortamento.
Il primo parametro che deve essere tenuto sotto osservazione è la capacità della società di
produrre reddito. Ciò significa che quanto prima e con quanta maggiore soglia di confidenza
l‘EBITDA275 ed il Risultato Netto di esercizio sono positivi, tanto più il progetto presenta i
requisiti per essere finanziato.
Newco ha un EBITDA sempre positivo, sin dal primo anno di vita, mentre inizia a produrre utili
di esercizio dal terzo anno.
Il secondo parametro, chiamato Debt Cover Ratio (rapporto di copertura del debito) misura il
rapporto esistente fra l‘Indebitamento Finanziario Netto276 e l‘EBITDA. Tanto più il valore è
elevato, tanto più il debito bancario è in un certo senso ―opprimente‖ per la società. Per esprimere
il concetto in maniera più comprensibile, questo rapporto segnala quanti anni di lavoro (EBITDA)
servano per ripagare il debito che l‘azienda ha contratto.
156
Ho provato a difendere un Sogno
Newco esprime un Debt Cover Ratio che parte con un rapporto di 4,9 per poi scendere rapidamente
a livelli fisiologici, man mano che il debito viene ripagato.
Il terzo parametro misura il rapporto fra l‟Indebitamento Finanziario Netto e il Patrimonio
Netto della Società. Il ragionamento è simile a quello precedente, con la differenza che in questo
caso si misura l‘effettiva partecipazione dell‘azionista della società al rischio di impresa: quanto più
il valore risultante è alto, maggiore è il rischio potenziale del finanziatore di non vedersi restituire il
prestito in caso di difficoltà della società.
I valori sono qui molto diversi nei due scenari del piano. Nel caso del conferimento il Patrimonio
Netto è influenzato dal valore di conferimento del ―Luigi Ferraris‖ (fra capitale sociale e riserva
straordinaria), cosa che non avviene nel caso della concessione. In ambedue le ipotesi, comunque,
il parametro è positivo perché l‘apporto di capitale proprio da parte dei soci è elevato rispetto alla
media.
L‘ultimo parametro è il Debt Service Cover Ratio (rapporto di copertura del servizio del debito).
Nel corso del libro è stato più volte fatto riferimento al concetto di ―servizio del debito‖,
rappresentato dalla somma delle rate di capitale ed interessi che la società paga in un determinato
periodo. Il Debt Service Cover Ratio è il rapporto che esiste fra il flusso di cassa prodotto
dall‘azienda in un determinato periodo e il servizio del debito dello stesso periodo. Deve essere
superiore a 1, perché solo in questo caso si ha la dimostrazione che la società sta producendo da
sola i flussi di cassa sufficienti a pagare i propri debiti (se il valore è inferiore a 1, si presume che la
società si indebiti ulteriormente per pagare i propri debiti e questo aumenta la soglia di rischio
percepita dai finanziatori).
Newco esprime un valore superiore ad 1 a partire dal 4 anno di vita (quando ha concluso la vendita
della quota di aree commerciali costruite ed esaurito il flusso di rimborso dell‘IVA).
Ho provato a difendere un Sogno
157
158
Ho provato a difendere un Sogno
CONCLUSIONI
Ho provato a difendere un Sogno
159
Il dibattito sullo stadio avvenuto a Genova nel corso degli ultimi dieci anni è stato fortemente
influenzato dalle dinamiche proprietarie delle due squadre di calcio cittadine ed in particolare
dall‘acquisto della Sampdoria da parte di Riccardo Garrone, nel 2002.
Indipendentemente dal fatto che si sia trovato in questa condizione per una sua libera scelta o per
il succedersi di eventi che lo hanno portato a voler onorare un impegno, Garrone ha da subito
chiarito che intendeva gestire la società attraverso un approccio nuovo, manageriale, molto lontano
dalle abitudini dei suoi ―colleghi‖ presidenti. Il costante richiamo all‘attenzione alle logiche di
bilancio, ritenute e dichiarate preponderanti anche rispetto alla normale e naturale irrazionalità del
tifoso (che vorrebbe costantemente vedere la propria squadra investire in giocatori ―importanti‖),
erano una novità quasi assoluta all‘epoca: tale approccio aveva addirittura portato Garrone (ed altri)
a sostenere l‘opportunità di una fusione fra Genoa e Sampdoria, che è quanto di più distante possa
passare nella mente di un tifoso di una delle due squadre di una città.
Oggi l‘attenzione al bilancio viene invece ritenuta necessaria da buona parte delle squadre di Serie
A, anche se perseguita con modalità diverse: se sia un merito da ascriversi a Riccardo Garrone
ovvero un riflesso del mutato scenario economico dal 2008 ad oggi non è possibile affermarlo con
certezza. Ragionevolmente il secondo aspetto è preponderante. Ciononostante, la mera
dichiarazione di un principio non garantisce il successo dell‘iniziativa: i costi di una squadra di Serie
A, anche al di fuori delle 4-5 cosiddette ―grandi‖, sono elevati, specialmente laddove sia necessario
sostenere un confronto diretto con ―gli altri‖ in città.
Le modalità di gestione di tali costi sono le più diverse, ma quasi tutte passano dalla verifica delle
possibilità di incrementare i profitti della squadra. La sola attenzione ai costi non è più sufficiente.
Dopo aver costatato l‘impossibilità di addivenire ad una fusione delle due squadre, che avrebbe
avuto l‘effetto addizionale di non portare ad un quotidiano confronto fra le politiche commerciali
ed i risultati delle due società, a partire dal 2002 la strada maestra ipotizzata da Garrone è quella
dello stadio di proprietà.
Curiosamente, però, nonostante all‘inizio si parlasse di ―stadio della Sampdoria‖, nel momento in cui
è stato presentato il progetto di Sestri è emerso che la proprietà non sarebbe stata della squadra di
calcio, ma di un gruppo di investitori privati che avevano concepito l‘operazione di costruzione
dello stadio come parte ―emotiva‖ di richiamo di un più complesso intervento immobiliare che
aveva il suo punto di forza (e di profitto) nella costruzione di un centro commerciale.
I modi attraverso i quali uno stadio non di proprietà della squadra di calcio possa generare benefici
sui conti della squadra stessa non sono però così evidenti. Da quello che si è potuto capire: (i) le
due squadre di calcio avrebbero probabilmente giocato senza dover pagare un canone di affitto e
(ii) avrebbero avuto a disposizione, all‘interno del nuovo impianto, spazi destinati allo sviluppo
dell‘attività commerciale e del merchandising.
L‘iniziativa avrebbe invece sicuramente avuto delle ripercussioni positive sugli investitori del
progetto.
160
Ho provato a difendere un Sogno
La discussione cittadina è stata condizionata dalla presenza del progetto di Sestri e,
successivamente, dall‘interesse del Comune per la vendita dello stadio ―Luigi Ferraris‖ (con
l‘ipotesi di incassare circa 25 milioni di Euro) e per l‘opportunità rappresentata dalla candidatura
dell‘Italia per Euro 2016: l‘apice della discussione si è infatti raggiunto nella seconda metà del 2009,
per poi scemare quando, nel novembre di quell‘anno, il Comune di Genova ha deciso di rinunciare
alla possibilità di inserire la Città nel novero delle possibili sedi ospitanti i Campionati Europei. La
bocciatura dell‘Italia ha rinviato la discussione di qualche anno, probabilmente fino alla prossima
candidatura.
Il ragionamento portato avanti e difeso dai sostenitori del nuovo stadio parte dal presupposto che
―Luigi Ferraris‖:
 sia antieconomico (perché oltre a produrre perdite di esercizio richiede continui e costosi
investimenti);
 non rispetti le normative nazionali e internazionali (precludendo, quindi, a Genoa e
Sampdoria di ambire alle competizioni europee ed alla Città di Genova possa presentare la
propria candidatura per i Campionati Europei);
 non abbia le caratteristiche strutturali per garantire uno sfruttamento commerciale (tale
da consentire alle due squadre di fare leva sui ricavi da stadio per sostenere gli oneri della
propria permanenza in Serie A);
 rappresenti una servitù per un quartiere molto popolato (generando impatti negativi in
termini di viabilità e vivibilità dello stesso);
 sia potenzialmente insicuro (perché posizionato al lato del Bisagno in una zona catalogata ad
alto rischio di esondazione).
Stanti queste premesse, si afferma la necessità di costruire un nuovo impianto, concepito in
chiave moderna. E la proprietà dello stadio è dichiarata fondamentale per garantire alle squadre
che lo possiedono e vi giocano non soltanto un ambiente confortevole per i tifosi, ma anche la
possibilità di trarre beneficio da tutte le nuove linee di ricavo attivabili (posti VIP, Sky box,
sfruttamento dei naming rights, merchandising).
Ma il ―Luigi Ferraris‖ si trova effettivamente nella situazione che è stata descritta?
Lo studio della Fondazione Genoa 1893, presentato il 12 novembre 2009, ha dimostrato di
no. Ma è giunto al termine di un dibattito che per almeno due anni è stato basato su informazioni
talvolta veicolate con parzialità o, quantomeno, superficialità.
Nella prima parte del libro è stata ripercorsa, attraverso notizie fornite sui mezzi di informazione
locali, la discussione avvenuta intorno al tema dello stadio di Genova con l‘obiettivo di ricostruire
la successione cronologica di taluni eventi e il modo in cui l‘argomento è stato affrontato e
presentato.
Nella seconda parte sono stati compiuti degli approfondimenti su temi emersi, ponendo le basi
perché ciascuno potesse formarsi un‘opinione in merito ai vari punti che hanno animato il dibattito
sullo stadio: SportInGenova Spa, la Proposta di Legge sul finanziamento degli stadi, la normativa
sugli stadi di calcio, l‘impatto degli stadi moderni sui ricavi delle squadre. Sono stati portati
argomenti a supporto della tesi secondo la quale il modo in cui taluni soggetti hanno affrontato
l‘argomento e comunicato all‘esterno le loro opinioni, abbia contribuito alla formazione di
Ho provato a difendere un Sogno
161
pregiudizi sul ―Luigi Ferraris‖; ciò soprattutto da parte del cittadino comune, che non ha la
possibilità di approfondire e documentarsi su ogni singolo dettaglio tecnico che viene comunicato
e che, quindi, in assoluta buona fede, ritiene che le informazioni trasmesse siano quelle corrette.
Nella terza parte è stato infine descritto il progetto di ristrutturazione del ―Luigi Ferraris‖
presentato dalla Fondazione Genoa 1893. Tale lavoro ha dimostrato, mediante uno studio di
fattibilità tecnico-economica, che il ―Luigi Ferraris‖ può definitivamente trasformarsi in uno stadio
moderno, a norma per ospitare partite nazionali ed internazionali. Tutto questo può accadere,
attraverso un investimento certamente più contenuto di quello previsto per la costruzione ex novo
di uno stadio e con una forma che garantisce economicità di gestione ed autosufficienza per gli
anni futuri. Il progetto della Fondazione Genoa 1893 ha il merito di aver regalato alla Città un‘idea
progettuale, che parte dal recupero di quella che è stata definita una ―scatola vuota‖, proponendo
un approccio (la presenza di Comune e squadre di calcio) che, addirittura, potrebbe essere
applicabile a molte altre città italiane.
La discussione cittadina si è presto trasformata in uno scontro ―tutti contro tutti‖. Il cittadino
genovese (tifoso o meno) è rimasto così spaesato fra due concetti polarizzati: chi vuole salvare il
―Luigi Ferraris‖ è genoano, chi vuole andarsene è sampdoriano. Non è così. Non può e non deve
essere così.
Sono così passati in secondo piano due problemi di fondo.
Innanzitutto, una questione di merito: è corretto che un Comune sostenga un onere, fosse
anche minimo, per la gestione e la manutenzione ordinaria e straordinaria di uno stadio di
calcio?
Lo sport ha un‘importante funzione sociale, la cui tutela è fra gli obiettivi primari di uno Stato. Ma
tale principio non può essere applicato sic et simpliciter: un conto sono gli investimenti ed i costi per
assicurare la possibilità a tutti i cittadini di avere strutture per poter praticare lo sport, altro è
destinare risorse (poche o tante che siano) a favore di un impianto utilizzato da due squadre che
operano in un contesto economico che muove decine di milioni di Euro all‘anno.
Questo è un argomento che, nel tempo, il Comune di Genova ha spesso portato avanti. Ma che ha
comunicato in maniera forse non adeguata, consentendo ai destinatari del messaggio (i proprietari
delle due squadre) di evitare il confronto. La responsabilità del Comune emerge in particolare nel
momento in cui, parlando della possibile vendita dell‘impianto a terzi, fa emergere cifre comprese
fra i 25 ed i 30 milioni di Euro. Così facendo si sta mettendo fuori gioco da solo: eliminando alla
radice la possibilità di trovare una soluzione, sta fornendo un alibi inattaccabile per temporeggiare
o trovare soluzioni alternative.
Esistono dei problemi generati dalla valorizzazione contabile del ―Luigi Ferraris‖, ma possono
essere affrontati in maniera diversa. La Fondazione Genoa 1893 ha, ad esempio, ipotizzato di
superare questo aspetto pensando ad un conferimento dell‘impianto ad una società costituita con le
due squadre di calcio oppure, in subordine, ad una concessione ad un canone contenuto. Ma è
162
Ho provato a difendere un Sogno
possibile ipotizzare anche l‘idea del consorzio (non ―a tempo‖, però!) e probabilmente molte altre
soluzioni percorribili.
Se si vuole veramente esplorare la possibilità di recuperare il ―Luigi Ferraris‖, occorre avere un
approccio nuovo, meno aggressivo ma più efficace. Bisogna identificare una soluzione che
consenta al Comune di porre i Presidenti delle due squadre di calcio di fronte ad un bivio: che
partecipino o meno alla proprietà dell‟impianto, il Comune è disponibile a metterli nelle
condizioni di trasformare il “Luigi Ferraris” in uno stadio moderno, che porti alle loro
squadre quell‟incremento di ricavi utile a sostenere l‟attività sportiva. Ma gli oneri di
gestione, manutenzione ed adeguamento non possono più essere, neanche marginalmente, a carico
del Comune.
È un argomento, questo, che non riguarda solo la realtà genovese.
Come tutti ricordano il 12 ottobre 2010 il ―Luigi Ferraris‖ ha ospitato l‘incontro Italia-Serbia,
valido per le qualificazioni della Nazionale di Calcio agli Europei 2012. A causa delle intemperanze
dei ―tifosi‖ ospiti, la partita è iniziata con circa mezz‘ora di ritardo ed è stata sospesa dall‘arbitro
dopo soli sette minuti di gioco. I ―tifosi‖ ospiti avevano già approfittato del pomeriggio per
effettuare qualche scorribanda in città, lasciando tracce del loro passaggio sui muri di Palazzo
Ducale e in Piazza De Ferrari, dando in qualche modo un preavviso delle loro intenzioni non
propriamente pacifiche. Non interessa qui stabilire di chi siano le responsabilità e cioè se la
gestione dell‘ordine pubblico sia stata fatta nel migliore dei modi possibile. È però inconcepibile
che nei giorni successivi l‘attenzione sia stata sviata da questo argomento, che è centrale, per
concentrarsi sulla presunta inadeguatezza del ―Luigi Ferraris‖. Al termine di una riunione di Lega
del 14 ottobre 2010, infatti, il messaggio che è stato trasmesso dalla Lega di Serie A, per bocca del
Presidente, Maurizio Beretta, è che ―su Genova c'e' ben poco da confrontarsi. L'unica cosa da sottolineare è
che c'è bisogno di una nuova generazione di stadi. Per farli c'e' bisogno della legge: siamo partiti bene, adesso serve
uno scatto per farla approvare in tempi brevi''277.
Ai Presidenti delle squadre di calcio, tutti, sembrerebbe quindi non interessare capire cosa è
successo. Molto più interessante, invece, attivare i fondi per costruire gli stadi di proprietà.
Vi è poi un secondo aspetto che non è stato messo sufficientemente in evidenza. E questo invece
è proprio della discussione locale.
Dall‘analisi degli avvenimenti riportata nella prima parte del libro sembra emergere che a partire dal
2007, quando cioè viene effettuata la presentazione del progetto dello stadio di Sestri (alternativa
che, a differenza delle precedenti, era concreta e dotata della necessaria copertura finanziaria), sia
iniziata un‘opera di ―demolizione‖ del ―Luigi Ferraris‖ (per fortuna, per ora, solo in senso figurato)
evidenziandone una serie di difetti apparentemente irrisolvibili. Più che sottoporre alla Città
un‘alternativa (lo stadio nuovo) si è quindi preferito presentare la cosa come necessaria ed
ineluttabile, a causa dell‘irrecuperabilità del ―Luigi Ferraris‖.
Bisogna però capire quale tipo di iniziativa si vuole portare avanti quando si sostiene che Genova
ha bisogno di uno stadio nuovo.
Ho provato a difendere un Sogno
163
Se lo stadio è inteso come progetto per le squadre e come impianto di loro proprietà (costruito
perché riverberi i suoi benefici sulle squadre, migliorandone in prospettiva i ricavi e le potenzialità
di crescita da un punto di vista sportivo), risulta francamente difficile ipotizzare che la prima
strada da seguire non sia quella dell‘adeguamento del ―Luigi Ferraris‖.
È infatti verosimile che la ristrutturazione di un impianto esistente sia meno onerosa rispetto alla
costruzione di un impianto ex novo, tanto è vero che gli stessi promotori dei progetti di Sestri e della
Colisa hanno confermato che la sola struttura sportiva non è autosufficiente e deve essere
accompagnata da iniziative immobiliari a supporto dell‘investimento.
Lo studio di fattibilità realizzato dalla Fondazione Genoa 1893 propone una soluzione che ha
ottenuto dei riscontri preliminari positivi da una serie di banche alle quali il progetto è stato
rappresentato e con le quali sono stati effettuati approfondimenti sui criteri e sui numeri che qui
sono stati solo succintamente descritti. Tali riscontri, allo stato attuale non hanno un valore
formale, perché l‘esito di un'eventuale richiesta di finanziamento è subordinato ad un insieme di
fattori che comprendono anche la qualità degli investitori. Ciononostante, considerato l‘elevato
standing dei soci di riferimento delle due squadre di calcio ed atteso che i soggetti dai quali il
progetto ha ricevuto un parere positivo sono gli stessi cui normalmente viene richiesta la
valutazione, è ragionevole pensare che il progetto di ristrutturazione del ―Luigi Ferraris‖ elaborato
dalla Fondazione Genoa 1893 presenti i requisiti per essere oggetto di finanziamento.
È evidentemente un documento perfettibile, una base di discussione per approfondire l‘argomento
in modo nuovo, diverso. Considerando che il piano economico-finanziario del progetto della
Fondazione non è stato richiesto da alcuno dei soggetti potenzialmente interessati, si potrebbe
pensare che il progetto non sia stato capace di convincere gli attori potenzialmente interessati
(squadre, Comune, altre Istituzioni coinvolte): risulta allora singolare pensare che possano essersi
formati un‘opinione (positiva o negativa). Ciò, ovviamente, se l‘obiettivo primario era veramente
rivolto a favorire un rafforzamento sportivo.
La sensazione, però, è che la natura “non speculativa” dell‟iniziativa non susciti lo stesso
interesse degli investitori che erano disponibili a finanziare gli altri progetti, nonostante
questi fossero dichiarati nati allo scopo di assicurare un futuro “sportivo” alle squadre.
È a questo punto doveroso essere espliciti: se si vuole costruire un nuovo stadio nell‟ambito di
una più complessa operazione immobiliare, che possa dotare gli investitori dei capitali
necessari a finanziare la costruzione dello stadio ma anche i loro futuri interventi sulle
squadre delle quali sono azionisti, si presenti l‟iniziativa per quello che è nella sostanza. La
necessità di ―demonizzare‖ il ―Luigi Ferraris‖ per portare avanti il progetto di uno stadio nuovo è,
ad oggi, l‘indicatore più evidente della debolezza dell‘alternativa che si vuole proporre: se così non
fosse, questa trarrebbe dal suo interno le motivazioni per convincere la cittadinanza.
I tifosi di Genoa e Sampdoria sono (spesso) anche cittadini di Genova: se può essere
comprensibile rappresentare i fatti in maniera ―commerciale‖ quando ci si rivolge loro come tifosi,
hanno invece diritto al massimo rispetto nella loro qualità di Cittadini. Rispetto che meritano anche
tutti gli altri Genovesi che non frequentano il ―Luigi Ferraris‖, del resto.
164
Ho provato a difendere un Sogno
DIFENDERE UN SOGNO
Ho provato a difendere un Sogno
165
Credo di dovere una spiegazione sul titolo del libro, perché a chi ha avuto la voglia di arrivare fino
alla fine della lettura potrebbe sembrare del tutto fuori luogo. Non è così.
Se chiedete a un tifoso Genoano quali siano le cose che, secondo lui, caratterizzano il Genoa, alle
quali ritiene che non potrà mai rinunciare, vi risponderà, senza esitare:
 la maglia a quarti rossoblù;
 Il nome Genoa CFC;
 lo Stadio "Luigi Ferraris".
Questa premessa è doverosa per consentire di capire quanto leggete in seguito.
Anche se nulla potrà evitare che pensiate che sia una follia.
La maglia a quarti rossoblù non è mai stata veramente in pericolo o in discussione nella storia
del Genoa. Periodicamente i tifosi discutono perché il rosso è troppo (o troppo poco) rosso o il
blu è troppo (o troppo poco) blu, e molti guardano con invidia al Barcellona che non ha uno
sponsor che ―sporca la maglia‖. Serve ad esercitare l‘arte del mugugno.
Il nome Genoa CFC ha rischiato seriamente di sparire il 27 giugno 2003, giorno in cui il
Tribunale di Treviso ha decretato il fallimento dell‘allora controllante Laguna Group Srl.
Secondo la testimonianza diretta di alcuni tifosi, presentatisi presso il Tribunale nell'estremo e
disperato tentativo di esercitare una improbabile forma di pressione per salvare il Genoa, è solo
verso le 18 dell‘ultimo giorno utile che un uomo è uscito da una lunga riunione con il giudice
delegato per dire, sorridente, "il Genoa è salvo". Quell'uomo risponde al nome di Enrico Preziosi.
È tutt'ora azionista di riferimento e Presidente del Genoa.
Contrariamente a quello che uno si possa aspettare non è genovese. Questo è, probabilmente, un
elemento importante della storia che abbiamo raccontato.
Rimane lo stadio “Luigi Ferraris”, che nella terminologia Genoana è ―il Tempio‖ oppure, ―U
Campu du Zena‖, perché quando fu costruito nell‘attuale posizione, nel 1911, era di proprietà del
Genoa.
Questo libro ha cercato di raccontare una storia che riguarda il ―Luigi Ferraris‖.
È una storia che ha visto (e vede ancora) scontrarsi soggetti portatori di interessi fra loro
collidenti, raccontata con la visuale limitata di un comune cittadino, che deve acquisire le
informazioni per formare il proprio giudizio attraverso i canali che sono pubblicamente a
disposizione: i giornali, la tv, internet.
Sono strumenti che non sempre le veicolano in una maniera completa e comprensibile, ma dai
quali la maggior parte delle persone attingono gli elementi per formare il proprio giudizio.
166
Ho provato a difendere un Sogno
Ma (per fortuna ogni tanto c‘è un "ma"), chi scrive ha avuto a disposizione un formidabile
strumento per integrare la sua conoscenza: un forum di tifosi. Un ―semplice‖ e ―banale‖ forum di
tifosi: il Sito dei Grifoni (www.grifoni.net). È frequentato da tante persone diverse: ultras, impiegati,
operai, pensionati, liberi professionisti. Ciascuno di loro ha portato un piccolo contributo che ha
consentito di mobilitare un insieme di soggetti che probabilmente neanche si conoscono fra loro.
Sono i "mattoncini" del Muro. Chi scrive ne fa parte e ha avuto la possibilità di portare la sintesi di
tutti questi contributi a vantaggio dell'iniziativa della Fondazione Genoa 1893 per il progetto di
ristrutturazione dello Stadio ―Luigi Ferraris‖ di Genova.
Il ―Sogno‖ che ho cercato di difendere non è solo ―mio‖.
E, come forse avranno capito i tifosi Genoani, non è il Tempio.
È qualcosa di molto diverso, che viene tramandato di padre in figlio, di nonno in nipote, dal 1924.
Ed è forse l'essenza stessa dell'essere Genoani. E viene cantato con orgoglio sempre, nelle partite
amichevoli come nelle competizioni ufficiali, in Europa (quando ci si va!), in Serie A, in Serie B ed
anche in Serie C. È la certezza, priva di qualunque supporto razionale ed oggettivo (e forse,
proprio per questo, ancor più bella) che il Genoa potrà un giorno vincere il suo decimo scudetto
ed esporre la Stella sulla sua maglia a quarti.
Ma cosa c‘entra lo scudetto con lo stadio? È la solita fissazione dei Genoani?
Per rispondere occorre tornare al 17 luglio 2009: ricordo distintamente questa data, perché fa parte
di quelle che rimangono indelebili nella mente, a volte un po' malata, di un tifoso.
Era già una settimana che, sui giornali cittadini, girava insistentemente la notizia che Enrico
Preziosi stese valutando positivamente la possibilità di siglare una Lettera di Intenti già firmata dal
Presidente della Sampdoria e il Comune di Genova a supporto del progetto di costruzione del
nuovo stadio a Sestri Ponente, vicino all'aeroporto.
Non era una novità assoluta: il Presidente Preziosi, durante un‘intervista alla trasmissione ―We are
Genoa‖ (sull‘emittente Telenord) del 21 maggio 2009, aveva lasciato intendere che occorreva
trovare una soluzione alternativa al Luigi Ferraris, se … non fosse stato possibile spostare le carceri
dalla loro sede attuale.
Quella mattina, però, un articolo affermava che Preziosi aveva apposto la sua firma sull'accordo e
che, quindi, verificate le condizioni operative (in particolare ottenuta l‘approvazione dell‘Ente
Nazionale Aviazione Civile, proprietario delle aree), lo stadio di Sestri sarebbe diventato una realtà.
E poiché il Sindaco di Genova aveva più volte dichiarato che Genova non poteva avere due stadi,
questa notizia significava che lo Stadio Luigi Ferraris avrebbe presto cessato di esistere.
Enrico Preziosi, agli occhi della tifoseria Genoana, sarebbe diventato un "traditore": la sua era
un‘iniziativa capace di generare le reazioni irrazionali non solo di chi non lo sopporta "a
prescindere", non solo degli integralisti che non accettano alcuna possibile discussione su quello
che percepiscono come "valore superiore" (salvaguardare lo stadio ‖senza se e senza ma‖), ma
anche di molti altri tifosi che avrebbero visto disconosciuto uno dei tre principi ―irrinunciabili‖.
Ho provato a difendere un Sogno
167
Come era possibile che l'uomo che nel 2003 aveva salvato il Genoa dal fallimento, che aveva
giurato "non mollo" e aveva mantenuto la promessa, che aveva riportato il Genoa all'onore del
mondo dopo un decennio di sostanziale anonimato calcistico, potesse fare un errore di questo
tipo?
Come era possibile che l'uomo che era stato capace di calarsi nella nostra mentalità e nel nostro
linguaggio, promettendoci e riportandoci quella dignità che altri (non noi!) credevano perduta,
desse il suo accordo a un'operazione, ovviamente di natura speculativa, che avrebbe ucciso il
Ferraris?
Non sono innamorato di Preziosi, ne‘ sono talmente obnubilato dal tifo per pensare che sia un
Santo. Sono però convinto che sia il miglior Presidente che il Genoa possa avere e che se esiste
una chance, per quanto infinitesimale, che il Genoa possa un giorno conquistare il suo decimo
scudetto, questo potrà accadere con Preziosi. E fino ad oggi non ho mai, neanche nell'estate del
2005, pensato il contrario.
Ma se avesse commesso l‘errore di ―tradire‖ il ―Luigi Ferraris‖ tutto sarebbe tornato in
discussione: il percorso di crescita della società che era iniziato dal 2003 si sarebbe interrotto e
questo, ai miei occhi, significava che il Genoa sarebbe tornato presto nelle mani di qualche
personaggio genovese, un "maniman‖.
Qualche business plan, ormai dimenticato, sarebbe uscito fuori dal cassetto che lo ospitava per un
breve aggiornamento dei dati, prima della sua messa in esecuzione.
Dopo quel 17 luglio mi sono messo a studiare. Non avevo idea di come avrei potuto utilizzare
l‘insieme delle informazioni che stavo incamerando, fino a quando – qualche settimana dopo - mi
sono imbattuto nel Comunicato dove si annunciava che ―la Fondazione Genoa 1893 intende farsi
promotrice di un lavoro di studio e approfondimento tecnico, urbanistico, economico, volto alla individuazione di
soluzioni che assicurino il mantenimento della localizzazione e delle caratteristiche attuali e, nel contempo, mediante
una opportuna ristrutturazione nell‟ambito di una risistemazione ottimale dell‟intera zona, l‟efficienza e
l‟economicità dell‟impianto, così da consentire di verificare e sfatare i pregiudizi anti Ferraris che da più parti si
vogliono accreditare”.
Non era in gioco solo il futuro del ―Luigi Ferraris‖: per qualche lunga ora avevo visto … il Sogno
svanire per sempre.
Ed il ―Luigi Ferraris‖, che ogni volta che il Genoa gioca si trasforma, quasi assume vita, facendo sì
che la Gradinata Nord diventi il cosiddetto dodicesimo uomo in campo, anche in questa occasione
diventava qualcosa di più di un semplice manufatto di cemento e ferro.
Provare a difendere il ―Luigi Ferraris‖ diventava necessario, per difendere il Sogno.
Adesso sappiamo, perché lo studio della Fondazione lo ha dimostrato, che esiste
un‟alternativa: il “Luigi Ferraris” può essere ristrutturato e messo al servizio delle squadre.
168
Ho provato a difendere un Sogno
Non so se il lavoro fatto dalla Fondazione Genoa 1893 sarà mai veramente preso in
considerazione. Abbiamo provato a dare il nostro contributo ad un‘idea forse folle, irrealizzabile.
Gli interessi economici in gioco sono talmente grandi, che una sana dose di realismo dovrebbe
farmi propendere per vedere il bicchiere ―mezzo vuoto‖.
Ma ci abbiamo provato.
Un giorno avrò una storia speciale, forse a lieto fine, da raccontare ai nipoti.
Insieme, spero, al racconto di quel giorno che al ―Luigi Ferraris‖ ho visto il Genoa … vincere la
Stella!
Mi piacerebbe che ciascuna delle persone che leggono questo libro decidesse, al termine di aderire
alla Fondazione Genoa 1893: oggi conta poco meno di 5.000 iscritti (risultato comunque
straordinario) ed il peso ―politico‖ delle iniziative è decisamente limitato. Se fossimo di più, se
fossimo 20.000 persone, allora forse potrebbe rappresentare in maniera ancora più autorevole la
posizione di una parte della cittadinanza.
Per il momento, comunque, mi accontento di sapere che martedì 11 gennaio 2011, lo Stadio
―Luigi Ferraris‖ ha festeggiato i suoi primi 100 anni di vita.
È già un buon punto di partenza.
Post Scriptum
Ignoro il motivo per il quale Enrico Preziosi abbia (apparentemente) firmato la Lettera di Intenti
nel luglio 2009.
Visti i comportamenti tenuti successivamente, mi piace pensare che abbia agito seguendo un
proverbio che spesso lui stesso cita (―se sei incudine, statti; se sei martello, batti‖) e che, quindi, abbia
ritenuto che quella fosse la strategia migliore in un momento in cui le altre possibilità, per lui
―foresto‖ a Genova, non erano praticabili.
È un‘interpretazione buonista e di parte, direte voi.
Forse sì. Ma Enrico Preziosi è il mio Presidente. Spero che lo rimanga a lungo e dopo di lui la sua
famiglia.
Rivendico quindi il diritto a ragionare, almeno su questo aspetto, come tifoso del Genoa.
Forza Grifone Sempre
Ho provato a difendere un Sogno
169
170
Ho provato a difendere un Sogno
RINGRAZIAMENTI
Ai miei ―compagni di Ferraris‖ Pietro Thellung, Luca Bartolini e Andrea Chellini: se non mi
avessero portato, anni fa, per la prima volta al Tempio a vedere il Genoa oggi forse non sarei
Genoano, e questo libro non sarebbe mai nato. Lascio a voi la decisione se questo sia un merito
oppure una colpa da ascrivere loro. A proposito: in quell‘occasione, il Genoa ha – ovviamente perso! Ma ho capito che era la ―mia‖ Squadra.
Al Prof. Andrea D‘Angelo, che l‘anno scorso mi ha accolto nel team progettuale della Fondazione
Genoa 1893, dandomi la possibilità di vivere un‘esperienza unica, come dice anche il titolo del
libro.
A Claudio Onofri che ha scritto la prefazione del libro ed ha raccontato il suo Sogno, il suo ―Luigi
Ferraris‖. È un onore per noi che abbiamo lavorato a questo progetto.
All‘Arch. Roberto Burlando (Project Manager del progetto di ristrutturazione dello stadio ―Luigi
Ferraris‖ prodotto dalla Fondazione Genoa 1893) che con entusiasmo ha aderito alla mia richiesta
di contribuire a questo libro in modo da rendere le parti tecniche comprensibili anche ai ―comuni
mortali‖ e all‘Ing. Fabio Masnata, che ha curato la trasformazione del libro da cartaceo in
multimediale, dimostrando anche in questo modo che le tradizioni possono evolvere senza
bisogno di essere abbandonate; proprio come nel caso del ―Luigi Ferraris‖!
A Cristina Moresino, Roberto Bordigone ed alla Redazione di 1893.tv senza i quali questa idea
sarebbe forse rimasta tale. Loro sanno perché.
Devo poi un grosso ringraziamento a tutte le persone che hanno avuto la pazienza e la voglia di
leggere le bozze del documento, dando suggerimenti, facendo correzioni, aiutandomi così a
realizzare una cosa che non avevo mai fatto in vita mia: si tratta del mio Papà e degli amici Ettore
Delsanto, Angelo Scarrà ed Eugenio Grondona.
Una parte degli spunti per l‘analisi e per il lavoro sviluppato l‘anno scorso sono venuti dalla
frequentazione del ―Muro dei Grifoni‖. Ancorché non lo conosca di persona, vorrei ringraziare il
proprietario, Sergio, che con passione mette a disposizione questo strumento di comunicazione a
tutti quelli che sono innamorati del Genoa. Dovrei citare tanti writer che, a varie riprese, hanno
scritto post con idee e ragionamenti che poi sono confluiti nel lavoro realizzato per la Fondazione
Genoa 1893, ma farei un torto a qualcuno.
Vorrei, infine, dire grazie ai miei genitori: è anche grazie ai sacrifici che hanno fatto, alle
opportunità che mi hanno offerto e (soprattutto) ai valori che mi hanno trasmesso se questo libro
ha visto la luce. Spero di essere capace, quotidianamente, di far loro capire quanto voglia loro bene.
Poiché non scrivo un libro tutti i giorni, non me ne vogliate, ne approfitto in quest‘occasione.
Ho provato a difendere un Sogno
171
172
Ho provato a difendere un Sogno
BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
Consiglio Comunale di Genova del 28 maggio 1987, 2° turno pomeridiano, intervento Assessore Morchio
Ava Zunino, ―Un altro campo per Genova‖, La Repubblica, 02.02.1995, Sez. Genova
Tanto che il sindaco, fino al dicembre 2006, dovrà firmare una deroga settimanale per il suo utilizzo
Ava Zunino, ―Lo Stadio Ferraris ai privati con una gara internazionale‖, La Repubblica, 14.11.2000, Sez. Genova
―Zara e Garrone senza dubbi. Meglio una squadra sola‖, La Repubblica, 13.12.2000, Sez. Genova
Luigi Pastore, ―Fusione, trattativa segreta‖, La Repubblica, 14.02.2001, Sez. Genova
Luigi Pastore, ―Fusione, in Regione il progetto‖, La Repubblica, 15.02.2001, Sez. Genova
Ava Zunino, ―I Costa si affacciano sullo stadio‖, La Repubblica, 04.07.2001, Sez. Genova
Ava Zunino, ―Costa Edutainment chiede la gestione dello Stadio‖, La Repubblica, 04.07.2001, Sez. Genova
Eugenio Agosti, ―Garrone: «Disponibile alla fusione»‖, Il Secolo XIX, 29.07.2001
Gessi Adamoli, ‖A Trasta uno stadio all'olandese Il Comune: Marassi non si tocca‖, La Repubblica, 12.01.2002, Sez. Genova
Stefano Zaino, ―Samp, comincia l'era Garrone‖, La Repubblica, 16.02.2002, Sez. Genova
Corrado Sannucci, ―Genova ritorna a sognare la Sampdoria è già nel futuro‖, La Repubblica, 05.03.2003, Sez. Genova
Fra cui, ad esempio, www.primocanale.it, ―Garrone: Senza lo stadio per la Sampdoria declino irreversibile", 21.10.2009- 07:16
Stefano Zaino, ―E ora salverò anche il Genoa‖, La Repubblica, 04.07.2002, Sez. Genova
F. B., ―Zamparini era il partner ideale‖, La Repubblica, 22.07.2002,Sez. Genova
ibidem
Stefano Zaino – Gessi Adamoli, ―Garrone, il pallone e l‟acciaio «Cercasi stadio inossidabile»‖, La Repubblica, 18.02.2003, Sez.
Genova
Luigi Bolognini, ―Nuovo stadio modello Olanda‖, La Repubblica, 30.04.2004, Sez. Genova
http://www.archinfo.it/quattro-progetti-e-quattro-scenari-per-il-futuro-di-genova/0,1254,53_ART_174322,00.html
Gil. F. ―Il futuro Margini: «Un gestore unico per bus, metropolitana e treni»‖, Il Secolo XIX, 26.03.2006
Raffaele Niri,‖ La ramazza di D' Alema jr‖, La Repubblica, 16.09.2005, Sez. Genova
Società specializzata, fra l‘altro, negli studi di fattibilità relativi all‘analisi degli stadi sportivi.
http://comperioresearch.com/comperio/expertise/stadium.html
SportInGenova Spa, Bilancio al 31.12.2007, Relazione sulla Gestione
―Europei 2012- Perché sperare‖, La Repubblica, 24.01.2007, Sez. Genova, Pag. 2
Luigi Pastore, ―200 milioni, 32 mila posti, pagano i privati‖, La Repubblica, 10.05.2007, pag. 9 Sez. Firenze
Dati tratti da una Visura camerale del 25 agosto 2010
www.stefanoboeriarchitetti.net
Comune di Genova, Linee Programmatiche, 17.09.2007 – Parte II Scheda 3.6 ―Ripensare e progettare l‟impiantistica sportiva‖
Giovanni Mari, ―Stadio di Marassi in vendita. L‟asta parte da 30 milioni‖, Il Secolo XIX, 24.09.2008
Giovanni Mari, ―Nuovo stadio e alleanza con Milano‖, il Secolo XIX, 26.09.2008
Dal sito www.martavincenzi.it oggi non in linea
Nadia Campini, ―Stadio in vendita, palla ai periti‖, La Repubblica 25.10.2008, Sez. Genova
Massimo Calandri, ―Stadio, ecco il piano segreto. Addio Ferraris per Genoa e Samp‖, La Repubblica, 17.11.2008, Sez. Genova
Art. 6, 1° comma della proposta di Legge
Massimo Calandri, "Trasloco dello Stadio, Tursi va avanti‖, La Repubblica, 18.11.2008, Pag. 3 Sezione Genova
ibidem
Consiglio Comunale di Genova, Seduta pubblica del 21.10.2008, CDLXVI – Verbale Interrogazione a risposta immediata dei
Consiglieri Campora e Della Bianca, ai sensi dell‘art. 54 del Regolamento del Consiglio Comunale, in merito a ipotesi di
vendita dello Stadio ―L. Ferraris‖.
―Preziosi: Basta romanticismi, serve uno stadio nuovo‖, La Repubblica, 22.05.2009, Pag. 21, Sez. Genova
Consiglio Comunale di Genova, ―Approvazione degli Indirizzi di Pianificazione‖, Delibera n. 00001/2009 del 13.01.2009
Fondazione Genoa 1893, ―Nuovo respiro per il Ferraris?‖, 23.01.2009, www.fondazionegenoa.com
Delibera Consiglio Comunale di Genova del 22.06.2006, n. 00047/2006, ―Costituzione della Società per Azioni – denominata
SportInGenova – per la gestione degli impianti sportivi‖. Cfr. ultra, Cap. 1
Luigi Pastore, ―Marassi è un mito, salvatelo‖, La Repubblica, 28.11.2008, Sez. Genova
Si tratta del Consorzio San Siro 2000 - http://www.sansiro.net/
―Preziosi: Basta romanticismi, serve uno stadio nuovo‖, La Repubblica, 22.05.2009, Pag. 21, Sez. Genova
ibidem
―Vincenzi richiama Burlando: Sul nuovo stadio decido io‖, Il Secolo XIX, 30.05.2009
Massimo Minnella, ―Il carcere non lascia. Anzi raddoppia‖, La Repubblica, 16.10.2009, Sez. Genova
Luigi Pastore, ―Nuovo stadio? Rivoluzione a Sestri‖, La Repubblica, 24.01.2007, Sez. Genova
Renzo Parodi, ―Garrone: Un progetto importante non solo per Genoa e Sampdoria", Il Secolo XIX, 17.07.2009
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
47
48
49
50
Ho provato a difendere un Sogno
173
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
85
86
87
88
89
90
91
92
93
94
95
96
97
98
99
100
101
102
103
174
Renzo Parodi, ―Tursi dà il via libera alla stadio di Sestri‖, Il Secolo XIX, 16.07.2009
‖Il Ferraris è lo stadio della Città ma siamo pronti a nuovi impianti‖, Il Secolo XIX, 08.07.2009
Ferruccio Repetti, ―Marta Vincenzi rincorre Musso e dopo la Diga demolisce Pericu‖, Il Giornale, 24.03.2007
Luca Palmieri, ― Stadio, un altro invito per Preziosi: Entro l´estate lavoriamo al progetto", La Repubblica, 06.07.2009
www.enac.gov.it/Aeroporti_e_Compagnie_Aeree/Aeroporti_italiani/Regolamento_di_Scalo/index.html.
Claudio Mangini, ―Garrone: stadio avanti tutta‖, Il Secolo XIX, 06.07.2009
Renzo Parodi, ―Stadio, le mille variabili: Garrone spera, l'Enac aspetta, il sindaco Vincenzi tace‖, Il Secolo XIX, 11.07.2009
ibidem
Così, ad esempio, l‘advisor Giacomazzi durante la trasmissione televisiva ―Destra-Sinistra‖ (Primocanale) del 24.09.2009
Luigi Pastore, ―Stadio a Sestri, la bocciatura dei piloti. Sei ragioni per cui sarebbe pericoloso‖, La Repubblica, 01.08.2009, Sez. Genova
Renzo Parodi, ―Stadio, le mille variabili: Garrone spera, l'Enac aspetta, il sindaco Vincenzi tace‖, Il Secolo XIX, 11.07.2009
Luigi Pastore, ―Alla vigilia del Cda del Colombo rilanciato l´allarme già affidato a un documento del luglio 2007‖, La Repubblica,
10.07.2009, Sez. Genova
R. Al., ―Sestri: L'Enac aspetta l'incontro con il sindaco‖, Il Secolo XIX, 02.10.2009
Gessi Adamoli, ―Preziosi alla Vincenzi: Devi decidere sullo stadio", La Repubblica, 14.07.2009, Sez. Genova
Fondazione Genoa 1893, ―La Fondazione Genoa ancora sullo stadio ...‖, 16.07.2009, www.fondazionegenoa.com
La posizione ufficiale di Confindustria Genova sullo spostamento a mare dell‘aeroporto sarà invece negativa e sarà espressa
solo un paio di mesi dopo.
Distretto Elettronica e Tecnologie Avanzate di Genova
‖Stadio, Castellano: Non vicino all'aeroporto", www.primocanale.it, 05.10.2009
Renzo Parodi, ―Garrone: Un progetto importante non solo per Genoa e Sampdoria", Il Secolo XIX, 17.07.2009
La lettera d'intenti è solitamente un quid minus rispetto al contratto preliminare, e non ha efficacia solamente qualora nel testo
sottoscritto non si desuma una chiara volontà di volersi obbligare.
Massimo Calandri, ―Stadio, ecco il piano segreto. Addio Ferraris per Genoa e Samp‖, La Repubblica, 17.11.2008, Sez. Genova
Renzo Parodi, ―Aeroporto contro stadio‖, Il Secolo XIX, 25.07.2009
Massimo Calandri, ―Garrone: Se restiamo a Marassi Samp e Genoa rischiano la serie B", La Repubblica, 28.07.2009, Sez. Genova
ENAC, ―Dati di traffico degli scali italiani‖, 2009
―Sviluppo futuro della rete aeroportuale nazionale quale componente strategica dell‟organizzazione infrastrutturale del territorio‖, 2010
ENAC, ―Stato dei lavori finanziati da leggi nazionali‖, 28.01.2008, www.enac.gov.it
Vincenzo Galiano, ―L'Autorità portuale apre al nuovo stadio‖ Il Secolo XIX, 29.07.2009
ibidem
Ferruccio Repetti, ―Marta Vincenzi rincorre Musso e dopo la Diga demolisce Pericu‖, Il Giornale, 24.03.2007
Vincenzo Galiano, ―L'Autorità portuale apre al nuovo stadio‖ Il Secolo XIX, 29.07.2009
Patrizia Albanese, ―Centro commerciale pensato per voli e shopping low cost", Il Secolo XIX, 01.08.2009
www.foruminvest.it
Patrizia Albanese, ―Vincenzi: Via libera entro 50 giorni o non se ne farà nulla", Il Secolo XIX, 09.08.2009
ibidem
Che l‘intenzione fosse questa verrà dichiarato in occasione della riunione con ENAC del 1° settembre 2009, quando il
Sindaco Vincenzi dirà che ―serve a capire se ci sono gli spazi per inserire il progetto nel Piano triennale delle opere pubbliche come ipotesi di
project financing. Il primo passo è quello di dichiarare la pubblica utilità dell‟opera‖ (Vincenzo Galiano, ―Stadio a Sestri, si apre uno
spiraglio‖, Il Secolo XIX, 01.09.2009)
Renzo Parodi, ―Garrone non si arrende: Vado avanti‖, Il Secolo XIX, 07.10.2009
Patrizia Albanese, ―Lo stadio è incompatibile con l'aeroporto Colombo‖, Il Secolo XIX, 09.08.2009
‖Enac dice no al nuovo stadio vicino all'aeroporto. Si riparte da zero‖ – www.primocanale.it, 31.08.2009
Massimo Minnella, ―Stadio a Sestri: il doppio no dell‟ENAC alla Vincenzi‖, La Repubblica, 01.09.2009, Sez. Genova
Primocanale, ―Aeroporto presenta un piano di espansione, nuovo stadio in forse‖ – www.primocanale.it , 01.09.2009
Primocanale, ―Nuovo stadio - aeroporto, si gioca tutto su 40mila metri quadrati‖ – www.primocanale.it , 02.09.2009
CONFINDUSTRIA GENOVA, ―Osservazioni al Documento degli Obiettivi del PUC 2010‖, 24.11.2009
Lettera del 13.01.2010, disponibile sul sito di www.genovaurbanlab.it
Comune di Genova, Linee Programmatiche, 17.09.2007 – Parte II Scheda 3.6 ―Ripensare e progettare l‟impiantistica sportiva‖
Patrizia Albanese, ―Vincenzi: Via libera entro 50 giorni o non se ne farà nulla", Il Secolo XIX, 09.08.2009
Vincenzo Gaiano, ―Nuovo stadio, un mese per decidere‖, Il Secolo XIX, 02.09.2009
Vincenzo Galiano, ―Stadio a Sestri, si apre uno spiraglio‖, Il Secolo XIX, 01.09.2009
‖Stadio, scende in campo il questore Nuovo impianto al posto di Marassi", La Repubblica, 15.09.2009
Giovanni Maria Testata, ―Lo stadio? Gestione totale alle squadre‖, Il Secolo XIX, 22.09.2009
Donatella Alfonso, ―Stadio a Sestri Incontro segreto tra Garrone e i vertici Enac‖, La Repubblica, 24.09.2009, Sez. Genova
Renzo Parodi, ―Garrone stoppa il no dell‟Enac allo stadio‖, Il Secolo XIX, 24.09.2009
V. Galiano – D. Grillo, ―Campi, lo stadio in collina‖, Il Secolo XIX, 01.01.2009
Massimo Minnella, ―Stadio a Sestri, il no diventa un giallo‖, La Repubblica, 28 settembre 2009, Sez. Genova
Ho provato a difendere un Sogno
104
105
106
107
108
109
110
111
112
113
114
115
116
117
118
119
120
121
122
123
124
125
126
127
128
129
130
131
132
133
134
135
136
137
138
139
140
141
142
143
144
145
146
147
148
149
150
151
152
153
154
Donatella Alfonso, ―Stadio a Sestri Incontro segreto tra Garrone e i vertici Enac‖, La Repubblica, 24.09.2009, Sez. Genova
ERG Petroli Spa, ERG Raffinerie Mediterranee Spa, ERG Power & Gas Spa
G. D., ―Se spunta Beretta fra Garrone e Cassano‖, http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-11-03/spuntaberetta-garrone-cassano-084352.shtml?uuid=AYzlyfgC
Francesco Margiocco, ―Il Governo: vendiamo il carcere di Marassi", Il Secolo XIX 02.10.2009
AGI, ―Netto no a progetto stadio Genova vicino a scalo‖, 06.10.2009
Patrizia Albanese, ―Uno stadio per gli Europei‖, Il Secolo XIX, 06.10.2009
Marco Grasso, ―Garrone: Le forze del male non prevarranno‖, Il Secolo XIX, 06.10.2009
Renzo Parodi, ―Garrone non si arrende: Vado avanti‖, Il Secolo XIX, 07.10.2009
Gessi Adamoli, ―Gli Europei cancellano Marassi‖, La Repubblica, 08.10.2009, Sez. Genova
Donatella Alfonso . Raffaele Niri, ―Vincenzi: Il nuovo campo? Mai sulle aree produttive", La Repubblica 08.10.2009, Sez. Genova
Giuliano Gnecco - Daniele Grillo , ―Genova ha 10 giorni per decidere‖, Il Secolo XIX, 08.10.2009
Renzo Parodi, ―Volete gli Europei? Ecco le regole‖, Il Secolo XIX, 07.10.2009
Giuliano Gnecco - Daniele Grillo , ―Genova ha 10 giorni per decidere‖, Il Secolo XIX, 08.10.2009
Renzo Parodi, ―UVA: Così com'è il Ferraris non può ospitare gli europei‖, Il Secolo XIX, 09.10.2009
Maurizio Michieli, ―Ecco il nuovo stadio a Campi, in 15 giorni la risposta di Genoa e Samp‖, Primocanale, 13.10.2009
Nata a fine 1997 come Ponente Sviluppo e operativa dal 1998, Sviluppo Genova è una società pubblico-privata costituita per
realizzare iniziative dirette alla riqualificazione ambientale di Genova e della sua provincia, attraverso il riutilizzo di aree
industriali dismesse o in via di dismissione.
AA.VV. ―Vincenzi: Possono esistere due stadi‖, Primocanale, 13.10.2009
Maurizio Michieli, ―Ecco il nuovo stadio a Campi, in 15 giorni la risposta di Genoa e Samp‖, Primocanale, 13.10.2009
Donatella Alfonso, ―Garrone: Se l´operazione sta in piedi pronti a andare avanti anche da soli" , La Repubblica, 14.10.2009, Sez.
Genova
Maurizio Michieli, ―Ecco il nuovo stadio a Campi, in 15 giorni la risposta di Genoa e Samp‖, Primocanale, 13.10.2009
―Preziosi a Gradinata Nord: Noi restiamo al Ferraris", Primocanale, 13.10.2009
Vincenzo Galiano ―Un'area a forte rischio: 10 anni fa rinviata una partita‖, Il Secolo XIX, 15.10.2009
ibidem
Giuliano Gnecco, ―Uefa, così si “salva” il Ferraris‖, Il Secolo XIX, 15.10.2009
Per una migliore comprensione delle categorie UEFA si rimanda al Capitolo 3
Massimo Minnella, ―Il carcere non lascia. Anzi raddoppia‖ La Repubblica — 16.10.2009, Sez. Genova
Andrea Castanini, ―Spostiamo a Campi il carcere‖, Il Secolo XIX, 16.10.2009
Donatella Alfonso ―Stadio, il sindaco contro Preziosi: Vuole Marassi? Lo paghi lui‖, La Repubblica, 15.10.2009, Sez. Genova
AA.VV, "Il progetto non ci interessa più", il Secolo XIX, 17.10.2009
Patrizia Albanese, ―Ingegneri all'opera e parte la caccia allo sponsor‖, Il Secolo XIX, 28.10.2009
Renzo Parodi, ―Garrone: Senza stadio, qui il calcio va a picco‖, Il Secolo XIX, 21.10.2009
Donatella Alfonso, ―Nuovo stadio, vertice Vincenzi - Preziosi Una settimana per decidere sull´ex Colisa‖, La Repubblica, 29.10.2009,
Sez. Genova
Vincenzo Galiano, ―Preziosi Vincenzi, dialogo tra sordi‖, Il Secolo XIX, 29.10.2009
V. Galliano – G. Gnecco, ―Europei. risorge il Ferraris‖, Il Secolo XIX, 01.11.2009
Area riservata ai mezzi di trasmissione televisiva
Renzo Parodi, ―Stadio, nel piatto 100 mila metri di aree‖ Il Secolo XIX, 05.11.2009
Gessi Adamoli, ―Vetro, acciaio e passione ecco il Ferraris dei sogni‖, La Repubblica, 13.11.2009, Sez. Genova
Gessi Adamoli, ―Il numero uno rossoblù è favorevole alla ristrutturazione del Ferraris, ma non alle condizioni poste da Tursi‖, La
Repubblica, 20.11.2009, Sez. Genova
Giuliano Gnecco, ―Marassi braccio di ferro sul prezzo‖, Il Secolo XIX, 15.11.2009
Stefano Zaino, ―Stadio, faccia a faccia Preziosi - Garrone‖, La Repubblica, 18.11.2009, Sez. Genova
R. Al., ―Sestri: L'Enac aspetta l'incontro con il sindaco‖, Il Secolo XIX, 02.10.2009
Donatella Alfonso, ―Caso stadio Vincenzi furiosa. Cari presidenti basta prese in giro‖, La Repubblica, 19.11.2009, Sez. Genova
Donatella Alfonso ―L´ultima trincea di Garrone Ricorso al Tar per Sestri‖, La Repubblica, 20.11.2009, Sez. Genova
ibidem
http://www.airvallee.it/azienda.htm
―Aeroporti: Costantino, noi facciamo fatti Regione VdA ricorsi‖, ANSA, 11.12.2010 ore 16:43
―Martedì SportInGenova va in liquidazione, un "pacco" da 31 mln‖, Primocanale, 21.05.2010 15:40
Si tratta dell‘ex Facoltà di Economia e Commercio di via Bertani, di una parte dell‘Istituto San Raffaele di Coronata e di un
appartamento a Carignano.
A.C., ―SportInGenova, liquidazione a ostacoli per il Comine‖, Corriere Mercantile – Gazzetta del Lunedì, 03.01.2011
Vincenzo Galiano, ―Stadio, riprende quota l'ex Colisa‖, Il Secolo XIX, 12.02.2010
Patrizia Albanesi, ―Sestri, un nuovo progetto per lo stadio‖, Il Secolo XIX, 12.05.2010
Ho provato a difendere un Sogno
175
―Garrone:
Cassano
va
punito,
gliene
abbiamo
perdonate
tante",
Primocanalesport,
13.12.2010,
http://www.primocanalesport.it/news.php?id=81163
156 Daniele Grillo, ―Stadio a Sestri, ospedale a Campi‖, Il Secolo XIX, 31.10.2010
157 Ferruccio Repetti, ―Marta Vincenzi rincorre Musso e dopo la Diga demolisce Pericu‖, Il Giornale, 24.03.2007
158 Patrizia Albanese, ―Vincenzi: Via libera entro 50 giorni o non se ne farà nulla", Il Secolo XIX, 09.08.2009
159 Annamaria Coluccia, ―Nuovo stadio solo se necessario e senza strutture di contorno‖, Corriere Mercantile, 14.12.2010
160 Ci si riferisce al famoso ―Preziosi & C premiata macelleria‖, per la quale Garrone è stato anche deferito dalla Procura Federale
FICG e condannato.
161 Delibera Consiglio Comunale di Genova del 22.06.2006, n. 00047/2006, ―Costituzione della Società per Azioni – denominata
SportInGenova – per la gestione degli impianti sportivi‖.
162 Si tratta degli impianti ―Carlini‖, ―Lago Figoi‖, ―Sciorba‖ e ―Villa Gentile‖, cui avrebbero dovuto far seguito gli altri 51
impianti cittadini.
163 Per le aziende comunali: Milanosport, Bergamosport, ASIS, Livorno Sport, Centro San Filippo, SAGIS. Per le aziende
private: a Brescia Studios Srl e Millennium Srl, a Roma Globo Srl e Forum Snc.
164 Codice Civile, art. 2343 1° comma: ―Chi conferisce beni in natura o crediti deve presentare la relazione giurata di un esperto designato dal
tribunale nel cui circondario ha sede la società, contenente la descrizione dei beni o dei crediti conferiti, l'attestazione che il loro valore è almeno pari
a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale e dell'eventuale soprapprezzo e i criteri di valutazione seguiti. La
relazione deve essere allegata all'atto costitutivo‖.
165 Rag. Luigi Sardano, ―Relazione redatta ai sensi dell‟art. 2343 c.c. ai fini delle valutazioni di n°5 impianti sportivi di proprietà del Comune di
Genova da conferire in un società per azioni‖, nominato con Decreto dell‘Ill.mo Presidente del Tribunale di Genova del
19/08/2005 cron. 432, giurata presso la Cancelleria del Tribunale di Genova in data 16/02/2006 Reg. Cron. 1101 e allegato
all‘Atto Costitutivo di SportInGenova Spa , depositato alla CCIAA di Genova al Protocollo n. 29010 del 29/06/2006.
166 Nell‘analisi di società commerciali è generalmente privilegiato un metodo finanziario oppure un metodo misto
patrimoniale/reddituale, che consente di tenere conto del valore attuale dei beni dell‘azienda, ma anche del reddito da questa
prodotto in passato, ipotizzandone un‘evoluzione futura costante.
167 Rag. Luigi Sardano, cit., pag. 18
168 Disponibili per la consultazione anche sul sito internet www.comune.genova.it
169 Ogni anno il Bilancio Previsionale riporta la previsione per l‘anno in corso, la previsione definitiva per l‘anno precedente ed il
consuntivo del dato riferito a due anni prima. Ad esempio il Bilancio Previsionale 2006 riporta: la previsione per il 2006, la
stima definitiva per il 2005 ed il consuntivo (colonna ―Impegni‖) per il 2004.
170 I dati del 2010 non sono ancora disponibili
171 Tale approccio ha probabilmente risentito dell‘avvenuto cambiamento del Consiglio di amministrazione della Società ed
anche della decisione, presa immediatamente dopo, di procedere alla messa in liquidazione di SportInGenova.
172 Per l‘anno 2006, poiché il piano non prevedeva l‘operatività per un semestre, si è provveduto a dividere al 50% i risultati
economici, riprendendo poi in pieno i valori riportati nel documento per il periodo dal 2007 al 2009.
173 Che, di fatto, è il bilancio che anticipa una serie di azioni e riflessioni immediatamente precedenti la liquidazione.
174 A questo si aggiunge lo stanziamento fatto nel 2009, per complessivi 229 migliaia di Euro, per un non meglio precisato
fondo a copertura di contenziosi con il personale.
175 Raffaele Niri,‖La ramazza di D' Alema jr‖, La Repubblica, 16.09.2005, Pag. 4 Sez. Genova
176 Non essendo disponibile il dettaglio dell‘anno 2006, si assumeranno ricavi pari a 1,5 milioni di Euro.
177 Vincenzo Galiano, ―Stadio di Marassi ipotecato per un mutuo da tre milioni di Euro‖, Il Secolo XIX, 31 ottobre 2008
178 Il valore indicato nel piano industriale stimava un risultato operativo positivo per 509 mila Euro nell‘anno 2004
179 E. Bacerani, F. Ferrando, ―Crack InGenova. Il disastro della spa che gestiva gli impianti sportivi‖, Liguria Business Journal, Settembre
2010
180 Consiglio Comunale di Genova, Delibera n. 00090/2009 del 01 dicembre 2009, ―Approvazione delle modifiche allo Statuto
di AMIU Spa – Rientro nella diretta disponibilità del Comune delle partecipazioni di Bagni Marina, SportInGenova e
Farmacie Genovesi detenute da AMIU Spa, tramite riduzione volontaria del Capitale Sociale. Indirizzi di riordino del
Gruppo AMIU‖
181 Donatella Alfonso, ―Stadio, alleanza a tre per il rilancio‖, La Repubblica 18.05.2010, Sez. Genova
182 Daniele Grillo, ―Tornano i concerti al Ferraris‖, Il Secolo XIX, 19.07.2010
183 Il Patrimonio dello Stato è regolamentata dal Codice Civile: Art.826 – (Patrimonio dello Stato, delle province e dei comuni) I beni appartenenti allo Stato, alle province e ai comuni, i quali non siano della specie di quelli indicati dagli articoli
precedenti, costituiscono il patrimonio dello Stato o, rispettivamente, delle province e dei comuni. Fanno parte del
patrimonio indisponibile dello Stato le foreste che a norma delle leggi in materia costituiscono il demanio forestale dello
Stato, le miniere, le cave e torbiere quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo, le cose d'interesse storico,
archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, da chiunque e in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo, i beni
costituenti la dotazione della presidenza della Repubblica, le caserme, gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da
guerra. Fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato o, rispettivamente, delle province e dei comuni, secondo la loro
appartenenza, gli edifici destinati a sede di uffici pubblici, con i loro arredi, gli altri beni destinati a un pubblico servizio.
155
176
Ho provato a difendere un Sogno
184
185
186
187
188
189
190
191
192
193
194
195
196
197
198
199
200
201
202
203
204
205
206
207
208
209
210
211
Art.828 – (Condizione giuridica dei beni patrimoniali) - I beni che costituiscono il patrimonio dello Stato, delle province e dei
comuni sono soggetti alle regole particolari che li concernono e, in quanto non è diversamente disposto, alle regole del
presente codice. I beni che fanno parte del patrimonio indisponibile non possono essere sottratti alla loro destinazione, se
non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano
Così nella Relazione sulla Gestione al Bilancio di SportInGenova Spa al 31 dicembre 2009
―Martedì SportInGenova va in liquidazione, un «pacco» da 31 mln‖, Primocanale, 21.05.2010 15:40
In particolare con l‘A. C. 1881
Gli effetti pratici di tale dichiarazione sono descritti nel prosieguo del capitolo.
Così definiti se c‘è la presenza di aree accessorie, residenziali, direzionali o commerciali, che siano associate all‘impianto per
favorirne l‘autosufficienza economica
cfr www.terranauta.it/a1489/legambiente/ecco_i_veri_obiettivi_della_legge_sugli_stadi.html
Renzo Parodi, ―Stadio, nel piatto 100 mila metri di aree‖ Il Secolo XIX, 05.11.2009
cfr www.terranauta.it/a1489/legambiente/ecco_i_veri_obiettivi_della_legge_sugli_stadi.html
Tutta
la
documentazione,
così
come
l‘aggiornamento
dei
lavori,
è
disponibile
al
link
http://nuovo.camera.it/126?PDL=2800&leg=16&tab=1
Calcolati in ragione del 5% sul costo del progetto della Fondazione (50 milioni) e sulle indicazioni della sola componente
―stadio‖ del progetto di Sestri indicata in 60 milioni.
Imposta sul Reddito delle Società, attualmente fissata al 27,5% dell‘utile fiscalmente rilevante
Direttiva Ministero dell‘Interno del Nr. 555/OP/0002448/2009/II/CNIMS del 14 agosto 2009
ANSA ―Tessera del tifoso, appello del Viminale - 'Massimo rigore e verifiche strutturali' 22 agosto 2010, 16:22
http://impiantisportivi.coni.it/index.php?id=35&no_cache=1
http://www.lega-calcio.it/rest/site/default/file/cu1234.pdf
http://www.lega-calcio.it/rest/site/default/file/cu109_0607.pdf
Disponibile sul sito www.uefa.com
Art. 1, 3° comma: ―These regulations do not affect the legal obligations arising from national legislation applicable to
stadium facilities‖
FIGC, ―Manuale delle Licenze UEFA‖, Versione 2.2, 3 novembre 2009. www.figc.it/it/105/3816/Norme.shtml
Per la Champions League:
http://it.uefa.com/MultimediaFiles/Download/Regulations/competitions/Regulations/01/48/42/49/1484249_DOWNL
OAD.pdf;
Per l‘Europa League:
http://it.uefa.com/MultimediaFiles/Download/Regulations/competitions/Regulations/01/48/48/90/1484890_DOWNL
OAD.pdf
FIGC, ―Manuale delle Licenze UEFA‖, Versione 2.2, 3 novembre 2009. www.figc.it/it/105/3816/Norme.shtml.
Per i rimandi allo UEFA Stadium Infrastructure Regulation, invece, si veda
http://www.uefa.com/MultimediaFiles/Download/Regulations/uefaorg/Stadium&Security/01/48/48/85/1484885_DOW
NLOAD.pdf
Per limitarci al caso di Genova, talune spese inerenti il rifacimento manto erboso ed alcuni interventi di adeguamento per
aderire a nuove norme nazionali o UEFA sono state divise in parti uguali fra SportInGenova, Genoa e Sampdoria.
Emanuele Melfi, ―Beretta: Proprietà stadi è la premessa fondamentale per successi sportivi", Vocegiallorossa.it , 19.05.2010 19:15
Renzo Parodi, ―Garrone: Senza stadio, qui il calcio va a picco‖, Il Secolo XIX, 21.10.2009
UEFA Club Licensing and Financial Fair Play Regulations, UEFA, 2010
Ai sensi del principio contabile IAS 24, sono parti correlate (a) le imprese che direttamente, o indirettamente attraverso una o
più imprese intermedie, controllano, o sono controllate dalla o sono sotto un comune controllo con, la società che redige il
bilancio. (l'universo descritto è rappresentato dalle società controllanti, controllate e consociate); (b) le società collegate
(vedere IAS 28, Contabilizzazione delle partecipazioni in società collegate); (c) le persone fisiche che hanno direttamente o
indirettamente un potere di voto nell'impresa che redige il bilancio che conferisca loro un'influenza dominante sull'impresa e
i loro stretti familiari. (d) i dirigenti con responsabilità strategiche, cioè coloro che hanno il potere e la responsabilità della
pianificazione, della direzione e del controllo delle attività dell'impresa che redige il bilancio, compresi amministratori e
funzionari della società e gli stretti familiari di tali persone; (e) le imprese nelle quali è posseduto, direttamente o
indirettamente, un rilevante potere di voto da qualunque persona fisica descritta in (c) o in (d) o sulle quali tale persona fisica
è in grado di esercitare un'influenza notevole. Questo caso comprende le imprese possedute dagli amministratori o dai
maggiori azionisti dell'impresa che redige il bilancio e le imprese che hanno un dirigente con responsabilità strategiche in
comune con l'impresa che redige il bilancio. Nell'esame di ciascun rapporto con parti correlate l'attenzione deve essere rivolta
alla sostanza del rapporto e non solamente alla sua forma giuridica.
Deloitte, ―Football Money League‖, 13a edizione, marzo 2010, p. 3
I dati sono tratti dai Bilancio al 31 dicembre 2009 e non comprendono i proventi derivanti dal calciomercato e gli altri ricavi
e proventi (es. rimborsi assicurativi)
Ho provato a difendere un Sogno
177
212
213
214
215
216
217
218
219
220
221
222
223
224
225
226
227
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
239
240
241
242
243
S. Giudice, ―Il marketing nella gestione di uno stadio moderno‖, Rivista di Diritto ed Economia dello Sport, Vol. IV, Fasc. 2, 2008,
p. 41
Su tutti, gli incidenti dello stadio Heysel del 1985 e la tragedia di Hillsborough del 1989
Fra le squadre che hanno optato per la costruzione di un nuovo impianto vi sono Arsenal, Fulham, Balckburn Rovers,
Bolton Wanderers, Derby County, Manchester City. Fra quelle che hanno optato per la ristrutturazione il Manchester
United (Old Trafford), Liverpool (Anfield), Chelsea (Stamford Bridge), West Ham (Upton Park).
Celtic Glasgow – pranzo al Captain‘s Table con ex capitani della squadra di calcio.
Si veda, ad esempio, l‘offerta corporate dell‘Inter (su www.inter.it/ospitalita/) e del Milan.
Si tratta, ad esempio, del Reebok Stadium, casa dei Bolton Wandereres, che ospita al suo interno il De Vere White Hotel,
struttura ricettiva a quattro stelle, prevalentemente dedicata ad un‘utenza business, che ha una serie di stanze con vista diretta
sul campo da gioco.
S. Giudice, ―Il marketing nella gestione di uno stadio moderno‖, Rivista di Diritto ed Economia dello Sport, Vol. IV, Fasc. 2, 2008,
pp. 45-46
Lago-Baroncelli-Szymanski, ―Il business del calcio‖, Egea, 2004, p. 10
AA.VV. ―Revenue and wealth maximization in the National Football League: the impact of stadia‖, Sport Marketing Quarterly, 2004,
13, Fitness Information Technology Inc., p. 229.
AA.VV. ―Revenue and wealth maximization in the National Football League: the impact of stadia‖, Sport Marketing Quarterly, 2004,
13, Fitness Information Technology Inc.
La National Football League riunisce 32 squadre di football americano.
Si tratta di sette squadre: Baltimore Ravens, Carolina Panthers, Tampa Bay Buccaneers, Tennessee Titans, Washington
Redskins, Cleveland Browns e St. Louis Ram; ma nel periodo dal 1995 a 2005 sono stati costruiti o ristrutturati 26 stadi.
Con il termine ―servizio del debito‖ si intende la somma delle rate di capitale ed interessi pagate in un periodo
Gli autori citano il caso degli Ottawa Senators, falliti nel 2003 per un debito totale di 240 milioni di dollari, dei quali 140
milioni di dollari erano riferiti al nuovo impianto.
Craig A. Depken II, ―The Impact of New Stadium on Professional Baseball Team Finances‖, University of Texas at Arlington, 2004.
ibi, pp. 23-26
A. Feddersen – W. Maenning, ―Arenas vs. Multifunctional Stadia – Which do spectators prefer?‖, Hamburg Contemporary
Economic Discussion, Universität Hamburg, 2007
Informazioni tratte dal sito internet dell‘Amsterdam ArenA, www.amsterdamarena.nl/over_amsterdam_arena/en/
ABN Amro, Ballast Nedam Bouw B.V. Koninklijke BAM Groep NV , Coca-Cola Nederland, Grolsche, , Bierbrouwerij
Nederland B.V., KPN, Philips Electronics Nederland B.V., Stichting Exploitatie Nederlandse Staatsloterij, Amsterdam RAI
B.V.
H. J. Markerink, A. Santini, ―Stadi e grandi aree di intrattenimento. Il caso Amsterdam ArenA‖, in ―Sport Management e mercati globali‖,
Collana SYMPHONYA – Emerging Issues in Management, ISTEI - Istituto di Economia d‘Impresa , 2004, vol. 2
http://swissramble.blogspot.com/2010/11/why-ajax-are-no-longer-dutch-masters.html
Vi hanno suonato, fra gli altri: U2, Rolling Stones, Robbie Williams, Police
Arsenal Holding plc, Statements of Account and Annual Report 2006/2007
Nel‘ultima stagione sono stati circa 93 milioni di GBP, pari a circa 112 milioni di Euro.
Arsenal Holding Plc, Statement of Accounts and Annual Report 2009/2010
Non include gli ammortamenti e le svalutazioni derivanti dal calciomercato
―The Group‟s income is affected by the performance and popularity of the first team. Significant sources of revenues are derived from strong
performances in the Premier League, FA Cup and UEFA Champions League (or the Europa League) and the level of income will vary
depending upon the team‟s participation and performance in these competitions . A significant amount of the Group‟s
income is derived from ticket sales to individual and corporate supporters who attend matches involving the first team at Emirates Stadium or
elsewhere. The level of attendance may be influenced by a number of factors including the level of success of the team, admission prices, broadcasting
coverage and general economic conditions‖. Arsenal Holding Plc, Statement of Accounts and Annual Report 2009/2010, p. 17
http://swissramble.blogspot.com/2010/03/i-owe-you-nothing.html, http://swissramble.blogspot.com/2010/09/cash-cityrockers.html
―The cash from property will also allow us, for a short period, to push our investment in players ahead of where it might be if it was based purely on
the revenues generated from football. Of course, the profit from property are temporary and we need to make sure that in the
longer term costs remain at a level which can be paid from our football revenues ‖. Arsenal Holding Plc, Statement of
Accounts and Annual Report 2009/2010, p. 6
Oltre alle partite di campionato, l‘Arsenal ha disputato 8 partite di Champions nel 2006/2007, 10 partite nel 2007/2008, 12
partite nel 2008/2009 (quando è arrivata fino alle semifinali) e 8 partite nel 2009/2010.
La partecipazione alla fase a gironi prevede 6 partite.
―There has been a very limited player sale activity during the summer transfer windows. As a result, in contrast to each of the previous three years,
we do not have a significant profit on disposal of player registrations on the books at this stage of the new financial
year. Subject to any transfer activity in the January 2011 windows this may impact the final level of profit to be
178
Ho provato a difendere un Sogno
reported for the financial year 2010/11‖. Arsenal Holding Plc, Statement of Accounts and Annual Report 2009/2010, p.
244
245
246
247
248
249
250
251
252
253
254
255
256
257
258
259
260
261
262
263
264
265
266
267
268
269
270
271
272
273
274
275
276
277
19
Deloitte, ―Football Money League‖, 13a edizione, marzo 2010
http://bleacherreport.com/articles/400079-how-can-bayern-munich.pay-frank-ribery-so-much
Le azioni saranno acquistate in tre fasi, fra il Marzo 2010 ed il Luglio 2011.
http://it.wikipedia.org/wiki/Pregiudizio
http://it.wikipedia.org/wiki/Decisione
Giovanni Mari, ―Nuovo stadio e alleanza con Milano‖, il Secolo XIX, 26.09.2008
Luigi Pastore, ―Alla vigilia del Cda del Colombo rilanciato l´allarme già affidato a un documento del luglio 2007‖, La Repubblica,
10.07.2009, Sez. Genova. ENAC anticipava ―le perplessità circa la scelta del sito per il nuovo stadio: 1. sotto il profilo giuridico/tecnico, in
quanto la sua realizzazione dovrebbe avvenire su demanio aeroportuale dello Stato, sottraendo all´aeroporto aree indispensabili per il suo previsto
sviluppo; 2. sotto il profilo della compatibilità funzionale, in quanto si tratta di un‟infrastruttura in grado di generare forti concentrazioni di utenti
in fasce temporali ristrette, congestionando così la rete di accessibilità all´aeroporto ed impedendone la fruizione, con danno alla collettività (sia
passeggero che operatore aeroportuale); 3. sotto il profilo della sicurezza, poiché le manifestazioni calcistiche sono frequentemente origine di
comportamenti ad alto rischio per l´ordine pubblico, in grado di influire non solo nelle aree limitrofe alla struttura di intrattenimento, ma anche
sullo spazio aereo circostanze (per il rilascio di materiale pirotecnico)"
D. Gri. ―Ferraris,Tursi sogna di realizzare la cittadella dello sport‖, Il Secolo XIX on line, 14.10.2009
Renzo Parodi, ―La tv madre-padrona del calcio‖, Blog ―Italiani Strana Gente‖, Il Secolo XIX on line, 20.07.2009, nelle risposte ai
lettori
http://www.crusoe.it/mercato-regole/gli-stadi-in-italia-costruire-o-ripopolaress/133/
H. J. Markerink, A. Santini, ―Stadi e grandi aree di intrattenimento. Il caso Amsterdam ArenA‖, in ―Sport Management e mercati globali‖,
Collana SYMPHONYA – Emerging Issues in Management, ISTEI - Istituto di Economia d‘Impresa , 2004, vol. 2
Passati da 38.500 a 60.432, consentono alla squadra di avere circa 44.000 abbonati ed una media di 55.000 spettatori, con una
percentuale di riempimento del 91%.
Curzio Maltese, ―La Genova che vince tra design e finanza‖, La Repubblica, 28.01.2007
Nel caso dell‘Emirates Stadium, la filosofia del club proprietario è addirittura definita come ―Arsenalisation‖. Nel caso
dell‘Amsterdam ArenA, che non nasce personalizzato sulle necessità dell‘Ajax, le aree veramente commerciali sono state
oggetto di sviluppo nell‘ambito dell‘ArenA Boulevard.
Renzo Parodi, ―La tv madre-padrona del calcio‖, Blog ―Italiani Strana Gente‖, Il Secolo XIX, 20.07.2009
Luigi Pastore, ―Marassi è un mito, salvatelo‖, La Repubblica, 28.11.2008, Pag. 11 Sez. Genova
Dati tratti dal sito www.stadiapostcard.com
Renzo Parodi, ―La tv madre-padrona del calcio‖, Blog ―Italiani Strana Gente‖, Il Secolo XIX on line, 20.07.2009
Donatella Alfonso ―L´ultima trincea di Garrone Ricorso al Tar per Sestri‖, La Repubblica, 20.11.2009
Ce lo dice, fra gli altri, l‘allora Amministratore delegato della Sampdoria, Giuseppe Marotta: ―premesso che la committente per lo
stadio nuovo non è la Sampdoria come società, ma i suoi azionisti di maggioranza, cioè la famiglia Garrone, e che del progetto si è sempre occupato
il presidente in prima persona‖ - Gessi Adamoli Stefano Zaino, ―Samp Entusiasta, Genoa Prudente‖, La Repubblica, 18.11.2009, Sez.
Genova
―Destra e Sinistra‖, Primocanale, 24.09.2009
Renzo Parodi, ―La tv madre-padrona del calcio‖, Blog ―Italiani Strana Gente‖, Il Secolo XIX on line, 20.07.2009
Garrone: "Sono pronto a costruire il nuovo stadio in Piemonte", Primocanale.it, 04.07.10
Giovanni Mari, ―Nuovo stadio e alleanza con Milano‖, il Secolo XIX, 26.09.2008
Renzo Parodi, ―La tv madre-padrona del calcio‖, Blog ―Italiani Strana Gente‖, Il Secolo XIX on line, 20.07.2009
Provincia di Genova, ―Piano di bacino stralcio per la difesa idrogeologica, geomorfologica, per la salvaguardia della rete
idrografica e per la compatibilità delle attività estrattive‖, approvato con Delibera del Consiglio Provinciale n. 62 del
04.12.2001
Giuseppe Filetto, 'Il Bisagno può annientare Genova', La Repubblica — 17 maggio 2008 Pag. 15 Sez. Genova
G. Gnecco, ―Il Ferraris è a norma per l'Uefa‖, Il Secolo XIX, 19.10.2009
―Introduzione allo studio di fattibilità di un intervento per la ristrutturazione e nuova funzionalità dello stadio L. Ferraris‖, Fondazione
Genoa 1893, 12 novembre 2009
http://www.primocanalesport.it/video.php?id=28181 http://www.primocanalesport.it/video.php?id=28183
È ad esempio la prassi seguita per lo Stadio Olimpico di Roma, che ospita i concerti fra maggio e giugno, per poi procedere
alla rizollatura completa del campo di calcio.
Acronimo di Earning Before Interests, Taxes, Devaluations, Amortizations. Si ottiene sottraendo al valore della
produzione le spese generali (per materie prime e servizi, per godimento beni di terzi, per oneri diversi di gestione) ed i costi
del personale. Viene considerato il parametro che misura il risultato del manager indipendentemente dalla politica di
capitalizzazione della società che è propria dell‘azionista.
Per Indebitamento Finanziario Netto si intende in questo caso l‘esposizione complessiva verso banche (e società di
leasing), sia a breve termine che a lungo termine.
ASCA, ―Calcio: Beretta, Dopo Disordini Genova Stadi Nuovi Più Urgenti‖, 14 ottobre 2010
Ho provato a difendere un Sogno
179
Parte della documentazione contenuta in questa bibliografia
è disponibile sul sito del libro:
www.difendereunsogno.jimdo.com
180
Ho provato a difendere un Sogno
Fly UP