...

Pasqua, bisogna credere l`incredibile di Enzo Bianchi

by user

on
Category: Documents
0

views

Report

Comments

Transcript

Pasqua, bisogna credere l`incredibile di Enzo Bianchi
Arcidiocesi di Firenze Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice a Novoli
Marzo 2016 anno XXX
Pasqua, bisogna credere l’incredibile
L
a gioia genuina dei cristiani che vivono nella prova la loro fede ci aiuta a
comprendere come Pasqua resti una
celebrazione difficile da assumere come
«festa» da chi critiano non è: con i suoi
tragici eventi di passione e di morte;
questa memoria è aliena agli schemi
mentali più consolidati. Eppure questa
è la festa propria della fede cristiana e
se questa risurrezione di Cristo non fosse realtà - ricorda san Paolo - allora la
fede sarebbe «vana», vuota, incapace
di dare consistenza alla vita del credente. Davvero i cristiani si sentirebbero
come i più miserabili di tutta l’umanità, degli autoillusi da compiangersi...
Sì, perché al cuore della fede cristiana
vi è questo credere a un «incredibile»:
come credere che quel cadavere è risorto? E che quella risurrezione di Gesù
di Nazaret possa manifestare i suoi effetti vivificanti su altri esseri umani e
ancora oggi? I Vangeli, ben consapevoli
di questa difficoltà, testimoniano concordemente la
fatica di quanti avevano seguito Gesù sulle strade
di Galilea e di Giudea, fino a Gerusalemme, a pervenire alla fede nella risurrezione.
Scandalosa era già la morte violenta, ignominiosa
di un Messia, ma ancor più scandalosa è la risurrezione del Messia morto in croce. Non solo, ma questo paradosso della fede cristiana suona ancor più
incomprensibile per il fatto che la fede nella risurrezione è altra cosa dalla convinzione dell’immortalità. Credere alla risurrezione, infatti, implica il
credere alla morte, il prendere sul serio la concretezza del cadavere di Gesù deposto nel sepolcro,
ma anche l’assumere la propria morte, la morte di
ciascuno e leggerla non come ultima, bensì come
penultima parola su cui si erge vittorioso l’amore,
cioè il Cristo risorto.
Quali elementi della fede cristiana possono interessare il non cristiano, chi non ha la fede in Dio e
in Gesù Cristo? il cristiano infatti crede che Gesù è
stato risuscitato da Dio, ma perché? Perché Gesù
era suo figlio, certo, ma più in profondità ancora
perché Gesu ha saputo come uomo, in una condizione umanissima, vivere l’amore fino all’estremo,
fino a «raccontare il Dio che è amore». Quell’amore
di Enzo Bianchi
vissuto concretamente
e quotidianamente da
Gesù con tutti quelli che
incontrava - amici e nemici, giusti e peccatori,
intelligenti e insipienti quell’amore che è rimasto intatto anche nella
sofferenza, nella persecuzione, nella prova,
quell’amore che non si
fermava davanti all’avversario e all’omicida,
quell’amore non poteva
andare perduto. Il duello, sempre presente nelle nostre vite, tra morte
e amore, nella vita di
Gesù è stato un duello
in cui l’amore ha vinto la
morte e il male.
Per questo Gesù è risorto, perché neanche
l’oceano del male e della morte può spegnere l’amore vissuto. Un messaggio così, come può non
interessare anche chi non crede in Gesù? L’amore
riguarda tutti gli esseri umani!
Ma questo messaggio così forte e liberante è affidato alla povertà dei cristiani. Vi è un passaggio
nel racconto della passione, fatto dall’evangelista
Giovanni, che ci rimanda alla responsabilità decisiva che i discepoli di Gesù hanno nell’annunciare
la «buona notizia» dell’amore più forte dell’odio.
Di fronte al sommo sacerdote che lo interroga «riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina», Gesù
risponde di aver sempre «parlato al mondo apertamente» e conclude: «Perché interroghi me?
Interroga quelli che hanno ascoltato ciò che ho
detto loro. Ecco, essi sanno le cose che ho detto».
Ancora oggi quanti non condividono la fede cristiana hanno una via maestra per conoscerla: interrogare i discepoli di Gesù. E questi ultimi hanno la responsabilità di una testimonianza credibile
di quanto hanno visto e udito nelle proprie vite.
Per il cristiano allora, soprattutto nel momento
in cui celebra la Pasqua del suo Signore, non vi
è spazio per fughe, evasioni o spiritualismi, ma
l’esigenza di vivere la resurrezione nell’esisten-
>>>
2
in cammino n.3 Marzo 2016
za, nell’oggi della storia, facendo sì che la fede pasquale diventi manifesta ed efficace già ora. Sì, i
credenti devono mostrare che la vita è più forte
della morte, e devono farlo nel costruire comunità in cui il “noi” si fa carico di carico di ciascuno e
l’”io” incomincia a prevaricare, nel perdonare senza chiedere il contraccambio, nella gioia profonda
che permane anche nelle situazioni di sofferenza e
di persecuzione, nella compassione per ogni creatura, soprattutto per gli ultimi e i sofferenti, nella
giustizia che porta a operare la liberazione dalle situazioni di morte in cui giacciono tanti esseri umani, nell’accettare di spendere la propria vita per gli
altri, nel dare la vita liberamente e per amore,
fino a pregare per gli stessi assassini,come anti testimoni hanno fatto, ancora ai nostri giorni.
Paradosso, certo, la resurrezione. Ma, proprio per
questo, può essere narrato in modo credibile solo
da altri paradossi, da quell’amore folle che arriva
ad abbracciare perfino il nemico. Il cuore della fede
cristiana è esattamente questo: credere l’incredibile, amare chi non è amabile, sperare contro ogni
speranza. Sì, fede, speranza e carità sono possibili
in ogni condizione, anche la più sofferta, se si crede
alla risurrezione. ☐
... fai agli altri quello che ...
Da tanti anni è attivo presso la Fratellanza
Popolare di Peretola un servizio di accompagnamento per gli anziani al quale la nostra parrocchia ha da sempre contribuito con la
partecipazione di numerosi volontari.
Ma il tempo passa… e i volontari col passar del
tempo, avanzano nell’età e diminuiscono nel numero, per cui si rendono necessarie nuove forze.
Il servizio offerto impegna davvero poco e consiste nel recarsi a casa degli anziani e trascorrere
un paio di ore in loro compagnia: chiacchierando,
ma soprattutto ascoltando, oppure giocando a
carte, leggendo loro quello che desiderano, recitando il S. Rosario, accompagnandoli a fare una
breve passeggiata; insomma accogliendo le loro
piccole richieste.
Il tempo dedicato a questa attività è minimo:
da quattro a otto ore in un mese. È un impegno
che richiede molto poco, ma che dona veramente
tanto a chi è solo ed aiuta le famiglie nella difficile
gestione degli anziani in casa.
Questa è sicuramente una di quelle esperienze da
cui si riceve molto di più di quanto si da! Tutti
coloro che hanno partecipato a questa attività lo
testimoniano in continuazione.
In questo anno Giubilare della Misericordia l’aderire a questo servizio può essere una ottima occasione per compiere con semplicità e con una
disponibilità veramente minima le Opere della Misericordia. Infatti nel richiamo a visitare gli ammalati possiamo sicuramente comprendere anche
la visita agli anziani… dato che, come dicevano
i latini “senectus ipsa est morbus”: la vecchiaia
è per se stessa una malattia…
Ci auguriamo quindi che in molti vogliano raccogliere l'invito a fare questa esperienza di
vera carità. ☐
Per informazioni e adesioni rivolgersi a
Samminiatesi Fabio tel. 3200488329
Facciamo Silenzio
Coraggio irrompe la Pasqua
E’ il giorno dei macigni che rotolano via dall’imboccatura dei sepolcri.
E’ il tripudio di una notizia che corre di bocca in bocca
Ricreando rapporti nuovi tra vecchi amici.
E’ la gioia delle apparizioni del Risorto
Che scatena abbracci nel cenacolo.
E’ Pasqua, festa della vita.
Don Tonino Bello vescovo
in cammino n.3 Marzo 2016
3
Alloggiare i pellegrini
Approfondimento sul tema della misericordia oggetto dell’Anno Santo proclamato da Papa Francesco
Le parole di Mt 24,35: «ero forestiero e mi avete ospitato» e la
domanda su quando ciò sia avvenuto (Mt 24,38) ci riconducono
al “dramma” del Giudizio finale. In verità, l’essere per un
verso forestieri / stranieri / pellegrini e il corrispettivo dovere
d’accoglienza scandiscono tutta intera la storia della salvezza.
Disegnano l’identità dello stesso popolo di Dio, prim’ancora che
il suo dovere verso gli altri. La nostra attenzione all’ospitare i
pellegrini parte dunque dalla presa d’atto che noi stessi, popolo
credente, siamo nient’altro che uomini e donne in viaggio, in
cammino sempre. Stranieri nella dispersione (secondo l’inizio
della 1 Pietro); nel mondo, ma non del mondo (secondo il
vangelo di Giovanni); popolo di Dio peregrinante (secondo
la lettera agli Ebrei). Dunque, umanità in cammino per le vie
della storia, umanità salvata che incede verso Cristo che
torna, connaturale al mondo e al creato secondo il paradigma
dell’incarnazione e tuttavia protesa verso una meta altra, quella
della compiuta divinizzazione.
Chi è lo straniero/forestiero? Chi è il pellegrino? I primi due
termini indicano un soggetto estraneo, prossimo e antagonista a un certo gruppo socio-culturale, presso cui
questi pur abita per necessità o per scelta. Il pellegrino, invece, è mosso dal desiderio d’accostare una presenza, di visitare una memoria, di farsi
prossimo fisicamente nello spazio (e nel tempo) a
qualcosa / qualcuno che un certo contesto gli rende particolarmente o immediatamente fruibile.
Penso che come opera di misericordia l’«alloggiare
i pellegrini» sia germinato nel contesto religioso del
pellegrinaggio, in tempi in cui muoversi era tutt’altro che facile. Accogliere i pellegrini era perciò considerato un dovere religioso, sia che ad assolverlo
fossero strutture a ciò deputate - gli ospizi, nelle
diverse forme - sia che riguardasse la carità di singoli, sedotti e ammirati dell’audacia di un incedere
periglioso e pio.
Intendiamoci: il pellegrinaggio ha sempre avuto aspetti ambivalenti, sia soggettivi sia oggettivi. Non sempre il motivo del
peregrinare è stato autenticamente “religioso”; né “religiosa” è
stata la meta, troppo spesso amplificata per effetto d’una fede
ingenua di fedeli sprovveduti.
E tuttavia nell’accoglienza dei pellegrini ha trovato eco quel
codice d’ospitalità che nel mondo antico faceva del viandante
o dello straniero un soggetto “sacro”, proteggendolo da prevaricazioni e da violenze; un codice di reciprocità che segnava
l’ospite e l’ospitante (donde il symbolon, la moneta spezzata
che avrebbe consentito la reciproca memoria e il reciproco riconoscimento). E di testimonianze belle, gratuite, il mito e la
tradizione ce ne hanno offerte tante. Si pensi a Ulisse e al suo
girovagare mediterraneo o, con evidente salto di qualità, all’ospitalità d’Abramo, paradigma in senso alto dell’accoglienza
dell’Altro, nell’intreccio conviviale di sosta benefica e benedicente, in reciprocità amicale, gioiosa anticipazione di pienezza
futura.
Ai nostri giorni però i pellegrini sono ben irreggimentati e i pacchetti di viaggio commisurati alle loro risorse. Parliamo persino
di turismo religioso.
Il discorso perciò si sposta sullo straniero. L’opera di misericordia
diventa contigua a un problema ecclesialmente e politicamente
nuovo, benché socialmente arcaico: quello dell’immigrazione. E, si
badi bene, oltre l’ovvio ridire ciò che la cattiva politica mette in circolo,
il nodo per noi è strutturale al nostro vivere e professare la fede.
Il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas/Migrantes (mi
riferisco ai dati dell’ottobre 2009) ci informava che i residenti di
origine straniera erano Italia 1 su ogni 14 abitanti. Le previsioni
spostano il rapporto a 1 su 6 nel 2050. Il fatto che ci riguarda,
al pari di altre nazioni europee, attesta una tendenza strutturalmente irreversibile.
La nostra storia millenaria ci sa popolo accogliente, presso il
quale hanno bussato con le buone e con le cattive, instaurando
originali forme di integrazione e convergenza, uomini d’altra lingua e di altre fedi.
Che mai vuol dire “extra-comunitario”? Extra, “fuori” di che? della
comune umanità? E che mai vuol dire “clandestino”? Nascosto a chi, se non a “inesperti d’umanità”? Come si può far diventare reato l’essere costretti a lasciare la propria terra e la propria
famiglia?
Occorre davvero rendersi conto quanto egoismo
diventato legge e misura giustifichi il porsi della
“questione” nella sua rilevanza sociale, tacendo
le responsabilità di una mancata accoglienza e
integrazione.
Non dimentichiamo che la corrente migratoria
non è solo attivata dalla ricerca di un futuro
migliore. Tanti, tantissimi cercano presso di noi
dignità e libertà, diritti umani negati. I loro corpi
spesso sono marchiati a fuoco, la loro psiche è
irrimediabilmente segnata a motivo di una scelta politica controcorrente, del sesso marginalizzato e sfruttato,
dell’etnia d’appartenenza vessata da quella dominante. Ebbene
dinanzi a tutto ciò come opporre un rifiuto?
Ci chiudiamo nel nostro benessere (?!) egoista e supponente.
Neghiamo all’altro/ altra la dignità cui ha diritto ogni persona
umana. Anziché politiche di integrazione e cittadinanza offriamo
disprezzo. Mettiamo alla gogna gli “altri”, li irridiamo nella fede
altra, nel vestire altro, nel parlare altro, nella concezione di vita
altra, a cui peraltro non offriamo un’alternativa cordiale di incontro e verifica, senza avvertire che il tarlo del fondamentalismo,
dell’identità rivendicata a ogni costo, può diventare un boomerang devastante e destabilizzante.
Certo, l’integrazione ha le sue regole di rispetto reciproco e di
assunzione valori comuni. Ma proprio questa è la sfida. ☐
Le riflessioni di questo riquadro prendono spunto da:
CETTINA MILITELLO, Le opere di misericordia, S Paolo 2012
4
in cammino - anno XXX n. 3 - Marzo 2016
1 Ma
2 Me
3 G
4 V
MARZO 2016
21.00 - 7° Incontro preparazione
al matrimonio
ore 18.45 - preparazione battesimi
ore 21.00 - Liturgia Penitenziale
Parrocchia Ascensione
16 Me
17 G
ACR
5 S
6 D
IV QUARESIMA C
ore 17.00 - Liturgia Penitenziale
S. Maria a Novoli
7 L
8 Ma
9 Me
10 G
11 V
12 S
13 D
21.00 CPP
21.00 Preghiera dei giovani a
Cestello
ore 16.00 - Catechesi adulti
ore 21.00 - 8° Incontro
preparazione al matrimonio
ore 18.45 - Gruppo lettori
ore 18.45 - preparazione Battesimi
ore 21.00 - Catechesi adulti
ACR
V QUARESIMA C
14 L
15 Ma
Raccolta lavori
Sagrato della Chiesa
Confessioni 4 elementare e
1 Media
Confessioni 2 media
18 V
19 S
20 D
21 L
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
Ma
Me
G
V
S
D
L
Ma
Me
G
Confessioni 5 elementare e
3 media
ore 21.00 - Liturgia Penitenziale
Parrocchia Peretola
Confessioni 4 elementare
ore 18.45 - preparazione Battesimi
ore 21.00 - Liturgia
Penitenziale Comunitaria
Ultimo giorno S. Messa 7.30
Confessioni 5 elementare
Via Crucis Diocesana dei Giovani
ore 15.30 - Preparazione Battesimi
ACR
DOMENICA DELLE PALME
ore 21.00 - Liturgia Penitenziale
Parrocchia Brozzi
GIOVEDÌ SANTO
VENERDÌ SANTO
SABATO SANTO
PASQUA DI RESURREZIONE
LUNEDÌ DELL'ANGELO
SETTIMANA SANTA 2016
21
22
23
L
Ma
Me
24
G
MARTEDÌ SANTO
MERCOLEDÌ SANTO
ore 9.30 in Cattedrale S. Messa Crismale
ore 18.00 S. Messa in Coena Domini e lavanda dei piedi
GIOVEDÌ SANTO
Segue la reposizione dell’Eucaristia e l’adorazione in cripta fino a mezzanotte.
VENERDÌ SANTO
SABATO SANTO
9.30-12
16-19
V
LUNEDÌ SANTO
9.30-12
16-18
25
S. Messe ore 8.00 – 10.00 -11.30 – 18.00
A tutte le S. Messe si benedicono i rami di olivo
DOMENICA DELLE PALME
ore 9.00 Recita Ufficio delle Letture e Lodi
ore 18.00 Liturgia della Adorazione della Croce
Via Crucis Per le strade del quartiere ore 21.00
26
S
ore 9.00 Recita Ufficio delle Letture e Lodi
ore 22.30 Veglia e S. Messa di Pasqua
27
D
PASQUA DI RESURREZIONE
28
L
ORARIO CONFESSIONI
D
16.00 - 18.00
20
S. Messe ore 8.00 – 10.00 -11.30 – 18.00
A tutte le S. Messe si benedicono le uova
LUNEDÌ DELL’ANGELO - S. Messa ore 10.00 (unica messa del giorno, poi la chiesa rimane chiusa)
La S. Messa delle 7.30 è sospesa da lunedì 21 marzo. Riprende lunedì 4 aprile
Fly UP