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Carlos Solito racconta e ritrae Ciro Petraroli

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Carlos Solito racconta e ritrae Ciro Petraroli
30
Giovedì 30 dicembre 2010
CULTURA
CORRIERE DEL GIORNO
Redazione Cultura: tel. 099 4553221
Email: [email protected]
LIBRO E DVD
ITINERARI CULTURALI
Singolare incontro
artistico tra due
grottagliesi “noti”,
di diverse
generazioni
La bella Lodi
e Ada Negri
LA COPERTINA del volume
realizzato da Solito che è ritratto
nella foto accanto. Sotto una
suggestiva immagine del maestro
impegnato nella direzione
DI PAOLO DE STEFANO
H
Carlos Solito racconta
e ritrae Ciro Petraroli
di SILVANO TREVISANI
[email protected]
C
i fa un certo effetto avere
tra le mani il volumetto
realizzato da Carlos Solito “Arte e Archeus” dedicato a
un concerto di Ciro Gennaro Petraroli e contenente il dvd che di
quel concerto propone un brano.
Perché ci fa precipitare all’indietro, nella memoria. A diversi periodi, di diversa lontananza, vissuti a Grottaglie, tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Perché
Carlos Solito è uno scrittore, fotografo, documentarista ancora
molto giovane, che abbiamo visto
crescere bambino, e che si è affermato a livello internazionale. Di
lui ci siamo occupati più volte negli ultimi anni. In poco tempo,
grazie alle sue doti naturali, partito da Grottaglie con un bagaglio di grande forza di volontà, è riuscito ad affermarsi, a diventare autore premiato e apprezzato, collaboratore
delle maggiori riviste italiane e straniere che è
persino difficile inseguire nei suoi reportage
internazionali.
Di Ciro Petraroli, musicista e autore di
musica contemporanea, anch’egli sempre
in giro per il mondo a tenere i suoi concerti
nelle sedi più prestigiose, abbiamo seguito
l’adolescenza quando, enfant terrible, di
pochi anni più piccolo, frequentava la parrocchia del Carmine, dove rubava i minuti
di assenza del parroco, per sedersi all’armonium e dare sfogo alla sua tempestosa vena
musicale. Poi il trasferimento a Roma dove,
sotto la guida di un parente sacerdote, ha
dato disciplina al suo grande talento, studiando musica, conservando, però, il suo
tumultuoso impulso alla ricerca, ma anche
alla filosofia, alla psicologia, senza disdegnare la trascendenza. Entrambi, Ciro e
Carlos, hanno in comune una lacuna d’affetto nella propria vita familiare, entrambi
spinti da una forza interiore incontenibile
hanno cercato di colmare quella sete, portando sempre dentro di sé un pezzo della
propria città. Della propria storia.
Un volume che Carlos ha dedicato a Ciro,
quindi, ci tocca da vicino e ci commuove. E
ci fa pensare a come le strade e le storie possano divergere e separarsi, mantenendo comunque la forza dell’origine. Che purtroppo diventa risorsa solo lontano da essa. E
per questo tocca proprio a noi il compito di
mantenere vivo questo legame, per la nostra stessa ricchezza.
Il volume, edito da Besa, propone un breve, intenso testo di Carlos Solito e un percorso fotografico che frammezza le immagini del concerto, che Ciro Petraroli ha portato in giro per il mondo, da Pechino a Los
Angeles, passando per New York, Rio de Janeiro, Cape Town e così via, con immagini
d’atmosfera, aprendosi con un tronco d’uli-
vo e chiudendosi con un muretto a secco, come per rivendicare
un ambito ideale di ambientazione. Un altro repertorio di immagini è presente nel dvd allegato al volume che propone anche un brano composto da Petraroli, il quale così spiega il suo
modo di procedere nelle composizioni musicali:
“Essendomi interessato nella vita prevalentemente di filosofia e psicologia del profondo,
ho dato poco spazio alla composizione, ma oggi ed in seguito alla maturità raggiunta sono
orientato a divulgare da semplici brani a composizioni di densa
struttura; a me non piace e
quindi non ritengo opportuno
sviluppare il tema o il soggetto
con lo schema tradizionale,
bensì lo sviluppo del tema è nel variegarlo
modificando il concetto, è come uno psicofilm che inizia a parlare di un soggetto qualunque come interesse primario e strada facendo attira l’attenzione su un altro personaggio o soggetto che a sua volta diviene
primario, e così via… In sintesi non parlo
della storia di un soggetto e di tutto ciò che
gli gira intorno, bensì di tutti i soggetti che
girano intorno a se stessi ed al di là di essi”.
E anche in questo ritroviamo la sua inquietudine, la sua irrequieta intelligenza
che si afferma nel rifiuto di tutto ciò che è
convenzionale.
L’orchestra Aurobouros, diretta da Ciro
Petrarol, che esegue il brano, è composta
Elvin Dhimitri (violino), Roberta Mammucari (violino), Ilia banani (viola), Valentino
Ferraro (violoncello), Doriano Roccon
(contrabbasso), Marta Rossi (flauto), Piero
Cingolati (clarinetto). Hanno partecipato,
inoltre, il soprano Jennifer Tomassi e il tenore Luciano Ganci.
STASERA A Sannicandro di Bari, per i Giovedì letterari della “Cultura delle differenze”
Presentazione de “Il segreto del gelso bianco”
Per i “Giovedì letterari” della “Cultura delle differenze… al
calore della Brace…ria”, stasera alle 20, presso il ristorantebraceria U'Ferniidd, in L.go Minerva e Provvidenza, 9 a Sannicandro di Bari, inizia la serie di incontri con la presentazione di libri scritti da donne.
Luciano Anelli, curatore, presenterà il libro “Il segreto del
gelso bianco” alla presenza degli autori Antonella Caprio,
insegnante di Torino e Franco Caprio, dottore di Conversano
Questo romanzo è la vera storia di un segreto, confidato da
una bambina dapprima a un albero di gelsi bianchi e poi
affidato alle pagine di un diario. Diario che chiede di divenire
romanzo e che quindi narra anche di se stesso. Ma è soprattutto la storia di una donna, Marianna, della sua famiglia
e di un piccolo paese che nel tempo si evolve pur restando
avviluppato alla sua essenza rurale. Una saga che si dipana
nell'arco di tutto il XX secolo, tra la Murgia pugliese, gli Stati
Uniti d'America e la città di Torino, narrando l'avventura di
affanni quotidiani, di sentimenti e amori, di gioie e di sofferenze, di superstizione e di religiosità, di maldicenza e di
solidarietà.
Per info: [email protected], 3382434058
o visitato Lodi, la città
che fu di Pompeo e poi
di Federico Barbarossa, la romana "laus pompeia".
Vengo da una città del Sud. Lodi
mi appare subito bella nella sua
storica dignità. Nella piazza centrale ho trovato il
mercato settimanale; poco oltre il
"Broletto" che serba il segno della civiltà medievale.
Tutto, mi appare,
nel suo secolare
aspetto, ordinato,
pulito; per le vie la
gente procede con
passo affrettato,
ma composto; a
terra c'è nevischio;
in cielo un pallore
d' aria che non so
se è nebbia o neve
che scenderà col
tempo che velocemente trascorre.
Ma ripeto Lodi è bella; attrae chi la visita anche se velocemente e i suoi monumenti
hanno un richiamo insopprimibile. C'è quel "tempio civico" architettonica realtà rinascimentale o umanistica; è il
tempio dell'Incoronata, edificata , dopo una miracolosa voce, nello stesso luogo ove prima si esercitava l'antico peccato della lupa. Quindi si trasformò in sede di preghiera e di cristiana fede. Il miracolo avvenne. E fu miracolo anche di arte
nel tempo che venne col tempo. Il tempio è, nella sua austera e geometrica simmetria, veramente un punto alto ed esaltante del genio rinascimentale. La creatività del Battaggio,
attraverso l’ideazione dell'Alberti, la lungimiranza del vescovo Pallavicini, la costanza
delle comunali maestranze
hanno eretto un'opera che è
poesia, Musica e arte; e il tutto
porta il cuore al cielo. La Madonna, al centro dell'altare
maggiore, sorride a chi entra
mentre la bottega del Piazza
offre al visitatore la gloria del
colore immortale e dell'immagine eterna. Prosegue la mia
mattutina visita ed ecco per via
Verdi la casa di Giuseppina
Strepponi, moglie di Verdi, colei che ebbe fiducia nella possente creatività del Maestro e a
lui fu compagna fedele e costante nell'arco di una vita
esemplare dedicata alla bellezza e dolcezza delle note e alla
fierezza di esse. Proseguo; ed
ecco che entro nella antica e
maiuscola Chiesa di San Francesco, ma nella piazza antigua
avevo letto versi da "Vespertina " e da altra opera poetica ,
versi che mi portano ad Ada
Negri. Che è lì, nel tempio cristiano, alla sinistra, se, ben ri-
cordo, per chi entra; è lì quanto
del suo umano essere rimane
al di là dell'epigrafe che la ricorda al visitatore e non solo a
lui. Ada Negri fu per me, docente di letteratura italiana,
oggetto di una lezione sul primo Novecento italiano; fra De
Amicis e D'annunzio, fra futu-
rismo e crepuscolarismo, fra
socialismo e fascismo; ma fu
Lei che cantò, prima poetessa,
le officine sonanti e le umane
virtù muliebri e il sentimento
gioioso della maternità e quello delle perdute speranze. Ma
anche della ritrovata fede. Nata povera, vocata al socialismo
per simpatia, per condizione
sociale e per sentimento quasi
deamicisiano o pascoliano della vita e della società, tra il, bene e il male degli uomini, tra la
pace e la guerra irrompente. Fu
la maestra dei poveri, fu la consolatrice dei deboli e degli afflitti e la poesia, che a lei veniva
come sorgente d'acqua pura,fu
la sua compagna del cammino
terreno. Quel suo socialismo
divenne in Lei ispirazione poetica, tempesta dei sensi e dei
pensieri attraverso uno stile
che in Lei, di volta in volta, si
evolveva verso forme più
asciutte e personali sino ad accostarsi a quel Leopardi che
mai era venuto meno al suo
poetico avvertire l'uomo e l'umanità. "Crebbi così; racchiusa in un dolore/ torvo senza
parole:/ crebbi col buio intorno e qui nel core/una feroce
nostalgia del sole".
Lascio Lodi per far ritorno a
Milano; alle 14,30 c'è l'aereo
per Bari. Vi arrivo un'ora dopo.
Come è lunga l'Italia e come è
breve il volo! Prima dell'atterraggio vedo di sotto un mare
burrascoso, e le onde che, con
violenza, battono contro la costa: e mi ricordo di Omero; di
quelle onde scalpitanti come
tanti cavalli accorrenti alla
battaglia. Non c'è il sole; nuvole spesse minacciano la terra.
Porto in me Lodi e quel Fanfulla da Lodi che, cavaliere intrepido, mi fece sognare fanciullo.
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