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tutto può cambiare
presenta
TUTTO PUÒ CAMBIARE
un film di
JOHN CARNEY
con
KEIRA KNIGHTLEY
MARK RUFFALO
ADAM LEVINE
Durata
104 minuti
USCITA
16 ottobre 2014
Tutti i materiali stampa sono scaricabili dalla sezione “press” del sito www.luckyred.it
ufficio stampa
(Via Chinotto, 16 tel +39 06.3759441 fax +39 06.37352310)
Alessandra Tieri (+39 335.8480787 [email protected])
Georgette Ranucci (+39.335.5943393 [email protected])
Olga Brucciani (+39 388.4486258 [email protected])
CAST ARTISTICO
KEIRA KNIGHTLEY
MARK RUFFALO
ADAM LEVINE
Greta
Dan
Dave
HAILEE STEINFELD
Violet
JAMES CORDEN
Steve
YASIIN BEY
CEE LO GREEN
CATHERINE KEENER
Saul
Troublegum
Miriam
CAST TECNICO
Sceneggiatura e regia
JOHN CARNEY
Direttore della fotografia
YARON ORBACH
Scenografia
CHAD KEITH
Montaggio
ANDREW MARCUS
Costumi
ARJUN BHASIN
Musica
GREGG ALEXANDER
Una Produzione
EXCLUSIVE MEDIA PRODUCTION
LIKELY STORY PRODUCTION
Produttori
ANTHONY BREGMAN
TOBIN ARMBRUST
JUDD APATOW
GUY EAST
Produttori esecutivi
NIGEL SINCLAIR
MARC SCHIPPER
TOM RICE
BEN NEARN
SAM HOFFMAN
MOLLY SMITH
Co-produttori
SHIRA ROCKOWITZ
IAN WATERMEIER
LAUREN SELIG
CREDITI NON CONTRATTUALI
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SINOSSI
Tutto può cambiare, il nuovo film dello sceneggiatore e regista John Carney (Once), è una
trascinante commedia che racconta cosa succede quando due anime alla deriva si incontrano e
insieme danno vita ad una musica meravigliosa.
Greta (Keira Knightley) e Dave (Adam Levine), fidanzati dai tempi del liceo ed entrambi cantautori,
si trasferiscono a New York quando lui riceve un'offerta da un colosso dell’industria musicale.
La celebrità e le molte tentazioni che la accompagnano fanno perdere la testa a Dave e incrinano il
loro rapporto.
Anche se sola e sconfortata Greta continua a suonare e proprio grazie alla musica incontra Dan
(Mark Ruffalo), un ex dirigente di un'etichetta musicale che, assistendo per caso ad una sua
esibizione nell'East Village, resta subito colpito dal suo talento naturale. Intorno a questo incontro
casuale, nel corso di un’estate newyorkese, prende vita la storia di due persone che si aiutano
reciprocamente a cambiare, non smettendo mai di inseguire i propri sogni…
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LA PRODUZIONE
“Se la musica è il nutrimento dell'amore, allora seguitate a suonare”, ha scritto William
Shakespeare più di 400 anni fa, ricordandoci di come la musica riesca ad ispirarci, a toccare la
nostra anima e rivelare i nostri sentimenti in maniera molto più profonda di quanto riescano a fare
le parole. Non c'è da stupirsi allora che il cinema abbia utilizzato la forza della musica per catturare
ed accrescere le emozioni provocate dallo schermo. Nessuno lo sa meglio del regista John Carney,
il cui film del 2006 Once è stato la rivelazione del Sundance Film Festival prima di vincere
l'Independent Spirit Award come miglior film straniero, ricevere una candidatura ai Grammy per la
sua colonna sonora, e vincere l'Oscar per la miglior canzone, assegnato al brano romantico “Falling
Slowly” (composta e interpretata dai protagonisti del film, Glen Hansard e Marketa Irglova). Lo
spettacolo teatrale tratto dal film ha poi vinto un Tony Award per il miglior musical.
Con questo nuovo film Carney ci regala una sua personale visione di New York con una
storia che racconta il potere della musica, in grado di cambiare la vita e il destino di due persone in
difficoltà. In Tutto può cambiare il produttore musicale Dan Mulligan (interpretato da Mark Ruffalo)
sta attraversando un momento difficile, con un matrimonio che sta andando in pezzi, una carriera
in declino e una figlia con la quale non riesce a comunicare. Ma nel momento di massimo
sconforto sente per caso una bellissima canzone di Greta (Keira Knightley), musicista sconosciuta
sul punto di mollare il proprio sogno di fare musica a causa di una grande delusione e di
un'inattesa separazione. Una coppia improbabile, quindi, che nasce da un mix di ispirazione e
disperazione; un rapporto che da partnership musicale diventa una profonda amicizia che
trasforma completamente la loro vita.
Per Carney lo spunto iniziale del film è il rapporto tra Greta e Dave, il suo fidanzato
musicista (interpretato da Adam Levine, leader della band Maroon 5). “Volevo raccontare la storia
di una coppia formata da due persone che lavorano nello stesso ambito artistico, e cosa succede al
loro rapporto quando il loro campo da gioco smette di essere lo stesso perché uno dei due spicca il
volo. Cosa succede all'intesa, alla fiducia e alla lealtà reciproca, quando per uno dei due arriva la
celebrità?” Allo stesso tempo Carney ha attinto dal suo stesso passato di musicista professionista
per approfondire le complicazioni della storia. “Ho avuto modo di conoscere bene quel mondo
editoriale ed artistico prima di allontanarmi dalla musica per avvicinarmi al cinema e alla
televisione”, spiega. “Così ho cominciato a pensare: dove saranno finiti adesso tutti quei
produttori? Quelli che negli anni '90 in Irlanda andavano alla ricerca di nuovi U2 da lanciare? Dove
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sono finiti adesso che l'industria musicale è così cambiata? Cerchiamone uno e vediamo cosa fa
adesso, cosa succede quando un produttore degli anni '90, senza più energie, incontra una ragazza
giovane e piena di ottimismo in grado di registrare e mixare il suo album da sola sul suo computer”.
“John è un regista di grande talento” dichiara il candidato all'Oscar Mark Ruffalo. “Once mi
era piaciuto moltissimo ed ero emozionato all'idea di discutere con lui di questo film. È bravissimo
nel riuscire a mescolare musica e cinema, senza per questo dar vita ad un musical in senso
tradizionale. È il John Cassevetes del musical da grande schermo”.
La co-protagonista Keira Knightley ammette di essere più conosciuta per i suoi ruoli in film
drammatici e in costume. “Nei film che ho girato negli ultimi cinque anni il mio personaggio muore
praticamente sempre”, dice scherzando. “Così ho deciso che, se fosse stato possibile, avrei fatto
qualcosa in cui non ero costretta a grandi tormenti e poi a morire. In questo film c'è un po' di
trambusto emotivo, ma in fondo è pieno di speranza. Ed è raro trovare oggi dei film che
trasmettano speranza”.
Il rapporto tra Dan e Greta è complesso. Dan è nel pieno di una crisi coniugale con Miriam
(Catherine Keener), mentre Greta spera ancora che la sua relazione con Dave, diventato
improvvisamente famoso, riesca a sopravvivere anche sotto i riflettori della celebrità. Ma invece di
dar vita ad una più prevedibile evoluzione del rapporto tra Dan e Greta, da amici ad innamorati,
Tutto può cambiare sottolinea la crescente intensità del loro rapporto e il fatto che la nostra vita
possa prendere pieghe del tutto inaspettate. Legati dalla comune determinazione a far conoscere
la musica di Gretta registrando le sue canzoni all'aperto – con i suoni e i ritmi della città di New
York a fare da sfondo – i due saranno sempre più reciprocamente coinvolti nella vita emotiva
dell'altro, incerti su dove si collochi il confine tra amicizia, collaborazione artistica e amore. “È uno
strano rapporto di coppia”, osserva la Knightley. “Non sono due persone destinate in astratto a
trovarsi ma, dato il particolare momento emotivo che entrambi stanno vivendo, finiscono
coll'essere esattamente ciò di cui l'altro ha bisogno”.
Grazie ad una sceneggiatura solida e originale, Carney è riuscito a coinvolgere un insieme
convincente di attori esordienti e di professionisti esperti, provenienti da ambiti anche molto
diversi dell'industria dell'intrattenimento. “Abbiamo messo insieme un cast incredibile” osserva il
produttore Anthony Bregman. “Oltre a Mark Ruffalo e Catherine Keener, che lavorano nel cinema
da anni, e Keira Knightley, che ha alle spalle interpretazioni da candidatura agli Oscar e la serie di
film Pirati dei Caraibi, c'è Hailee Steinfeld, che era ne Il Grinta; Corden, che lavora per la televisione
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inglese e ha appena vinto un Tony Award; e professionisti del mondo della musica come Adam
Levine dei Maroon 5, CeeLo Green e Yasiin Bey (noto anche come Mos Def). È raro trovare in un
film un cast di attori con esperienze tanto diverse”.
“Non avevo mai fatto niente di simile” ammette la Knightley. “Gran parte della musica non
era stata completata quando sono arrivata a New York. Ho lavorato con un vocal coach per trovare
un timbro che si adattasse bene al personaggio, ma due o tre delle canzoni di Greta mi sono state
consegnate il giorno stesso in cui le abbiamo registrate, per cui ci siamo affidati molto
all'improvvisazione, sperando che tutto andasse bene. C'è un vecchio detto della gente di
spettacolo che dice: ‘Alla fine andrà tutto bene’. E in effetti sembra che tutto sia andato per il
meglio”. La sua modestia nel parlare del proprio talento viene scherzosamente contraddetta
dall'altro protagonista: “Keira è fantastica” dice Ruffalo. “È divertente, è brava in tutto e ha talento
anche come cantante”.
“Keira ha aggiunto un tocco personale alla sceneggiatura” dice Carney. “Improvvisamente ci
siamo trovati immersi in una dimensione anglo-americana che ha aggiunto un certo fascino alla
storia e ci ha permesso di avere più sfumature di quelle che avremmo ottenuto con un cast solo
americano o newyorchese. In un certo senso mi ha fatto venire in mente vecchi film come
Sciarada, nei quali l'incontro fra quelle due culture contribuisce al fascino della storia. Da regista
ritengo che sia mio compito quello di valorizzare i punti di forza degli attori, perciò sono stati Mark
e Keira a dare veramente forma al film. Preferisco utilizzare le capacità degli attori piuttosto che
restare incollato a quello che ho scritto. Non sfruttare le loro potenzialità sarebbe un vero
peccato”.
Nonostante non fosse del tutto nuovo alle macchine da presa, essendo stato per diverse
stagioni uno dei coach nello show televisivo della NBC “The Voice”, quando Carney gli ha proposto
la parte, Adam Levine, che è una star nel mondo della musica, non si era ancora mai misurato con
la recitazione. “Mi sentivo onorato solo per il fatto che me l'avesse chiesto, e mi sono innamorato
della sceneggiatura subito dopo averla letta. Il fatto che John abbia creduto in me è stato molto
emozionante” dice. “John ha visto in me qualcosa del personaggio di David, anche se non sono
sicuro che questo debba lusingarmi. Ma non avrei mai preso in considerazione l'idea di girare un
film se non avessi sentito una certa familiarità con la storia. Lo stile del personaggio mi piace, si
tratta di un musicista, e credo che la sua sensibilità sia quella di un musicista, per cui mi sono
sentito perfettamente in sintonia con lui”.
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“Per la musica è stato facile” ammette Levine alla fine delle riprese. “È un po' il mio campo,
credo, ma recitare è stata per me una vera sfida. Le sole cose che mi sono state dette sono state:
‘impara le battute’ e ‘non recitare, ascolta e reagisci’, e questo è stato sicuramente un ottimo
consiglio. Ho anche scoperto che sentirsi a proprio agio ed essere ricettivi nei confronti del regista
rende le cose decisamente più semplici. Ero un po' spaventato all'idea di entrare in questo mondo,
ma tutti sono stati talmente carini con me e mi hanno fatto sentire così a mio agio, che mi è
sembrato di riuscire a dare il massimo anche se ho relativamente poca esperienza nel campo”.
“Fare musica e recitare sono due cose simili” afferma Green, altro veterano di “The Voice”
che interpreta il ruolo di Troublegum, uno dei successi del passato di Dan come produttore, che dà
una mano al suo vecchio amico aiutandolo a produrre l'album di Gretta.
“In entrambi i casi riproduci le emozioni di un'esperienza, sia che ti trovi in studio che sul
set. C'è un ritmo nel tuo modo di camminare, nel modo in cui parli, o in come reagisci. E' sempre
poesia in movimento. Sono due cose decisamente analoghe”. Per quanto riguarda la sua parte,
Green è moderatamente ottimista sul fatto di poter interpretare una star dell'hip hop in modo
credibile: “Non saprei dire dalle loro reazioni se ho fatto un buon lavoro” dice sorridendo, “ma di
sicuro mi hanno fatto sentire molto a mio agio. Mark Ruffalo ha detto che sono stato bravo, per cui
va bene così”.
L'attore inglese di teatro e della televisione James Corden, che interpreta il ruolo di Steve,
un amico di vecchia data di Greta disponibile ad aiutarla a realizzare il suo album, è forse quello
che riassume in modo più acuto l'esperienza di un cast formato da professionisti provenienti da
settori tanto diversi. “Attori e musicisti si somigliano” spiega. “Penso che tutti gli attori covino
segretamente il desiderio di essere cantanti, e che tutti i musicisti vorrebbero fare gli attori una
volta o l'altra. Non so bene perché, ma vale per tutti i musicisti e gli attori che ho conosciuto. Credo
che dipenda dal fatto che i musicisti quando vedono gli attori pensano: ‘deve essere fantastico
poter essere qualcun altro ogni tanto’. E gli attori quando vedono i musicisti pensano: ‘deve essere
fantastico mostrarti per quello che sei ed essere libero di raccontare te stesso’”. Per quanto
riguarda la sua limitata esperienza nel mondo musicale, Corden è un po' meno profondo: “Avrei
voluto imparare a suonare la chitarra, ma non ne ho neanche mai preso in mano una” ammette
timidamente. “La maggior parte della mia preparazione è consistita nel cercare di somigliare ad un
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musicista, perché John era irremovibile sul fatto che tutta la parte musicale dovesse essere
realizzata dagli attori, per quanto possibile”.
Decisa ad imparare a suonare la chitarra è anche Hailee Steinfeld, candidata all'Oscar per la
sua incantevole interpretazione nel film dei fratelli Coen Il Grinta, con Jeff Bridges e Matt Damon.
Avendo saggiamente deciso di accettare delle parti che non interferiscano nella sua vita e nei suoi
impegni quotidiani da adolescente, la Steinfeld è stata felicissima di far parte del cast di Tutto può
cambiare. “Non c'è stato un minuto in cui mi sia annoiata. Non è facile trovare un gruppo di
persone come questo” dice. “John mi ha aiutata moltissimo. Quando senti il regista elogiare con
entusiasmo quello che stai facendo, è fantastico”.
La Steinfeld ha studiato un po' di chitarra per interpretare il ruolo di Violet, teenager
imbronciata che un po' alla volta si trasforma in una figlia che cerca di recuperare il rapporto col
padre, grazie anche alle affinità che ha con Gretta. “La musica è importante in questo film” dice la
Steinfeld. “E la musica ha una parte importante nella mia vita. E mi è stata molto utile per la parte
che avevo nel film. L'atmosfera era fantastica”.
Trasformare il sogno di Greta in realtà ha comportato comporre un certo numero di canzoni
originali, che non riflettessero solo diversi generi della musica pop contemporanea, ma anche i
diversi stati emotivi dei personaggi. Ha richiesto anche la realizzazione di canzoni per Greta che
potessero far prendere in considerazione a Dan l'idea di registrarle all'aperto a New York. Non
poteva trattarsi quindi di semplici ballate d'amore o di motivetti ballabili. Dovevano suggerire le
atmosfere e i ritmi della metropoli più vivace d'America. “John è a suo agio nel raccontare una
storia attraverso la musica, tanto quanto con i dialoghi”, spiega il produttore Tobin Armbrust.
“Penso che sia un regista straordinario sia per le sequenze che contengono musica che per le altre,
grazie alle sue speciali capacità”.
Anche se può sembrare illogico, Carney ha aspettato il più possibile a scrivere le canzoni,
volendo delineare i personaggi attraverso i dialoghi e le azioni, così che la storia stesse in piedi da
sola, prima di aggiungere la musica come complemento e sostegno alla sceneggiatura. Questo ha
significato che la maggior parte di coloro che hanno lavorato al film hanno letto una sceneggiatura
che indicava solo in che punto sarebbero state inserite le canzoni e quale sarebbe stata la loro
funzione, senza avere alcuna melodia o alcun testo di riferimento. “Per scrivere in questo modo
devi sapere di poter contare sulla fiducia degli altri” ammette Carney. “Puoi solo cercare di
descrivere al meglio una canzone. Credo che sia perché abbiamo vinto un Oscar con ‘Falling Slowly’
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di Once che le persone si sono fidate di me. Quando ho finito di scrivere la sceneggiatura ho
cominciato a contattare diversi artisti. Volevo che la musica fosse diversa da quella di Once – anche
se Glen ha finito con lo scrivere una canzone per noi. Ma mi chiedevo: e se Greta fosse meno folk e
più pop, più vicina a Burt Bacharach? Alla fine Simon Carmody mi ha messo in contatto con Gregg
Alexander, che ha fatto parte della band dei New Radicals. Gregg ha prodotto canzoni meravigliose,
e si è rivelato una scelta vincente”.
“Ci dava sicurezza l'idea di avere a che fare con un regista che conosce la musica”, racconta
il produttore Tobin Armbrust. “Non avevo mai lavorato per un film che contenesse così tanta
musica. Richiede grande precisione. Dovevamo combinare la musica live prodotta sul set con
quella pre-registrata, per cui ci servivano supervisori musicali e tecnici del suono sempre presenti.
Registrare all'aperto implica uno sforzo per ottenere una buona qualità sia del suono che delle
performance”. La produzione è riuscita a registrare gran parte delle tracce in uno degli studi di
registrazioni più prestigiosi della città. “La cosa più divertente è stata quella di andare nello studio
e vedere come prendevano forma i brani che John e Gregg Alexander avevano creato”, spiega
Armbrust. “Abbiamo registrato agli Electric Lady Studios, che sono talmente ricchi di storia da
procurarci un'emozione particolare” dice parlando della famosa sala di registrazione del Greenwich
Village creata da Jimi Hendrix, nella quale hanno lavorato negli ultimi 45 anni artisti del calibro
degli AC/DC o di Frank Zappa.
Una sfida altrettanto difficile di quella del suono è stata la creazione degli ambienti del film.
“New York gioca un ruolo importante, per cui è stato interessante andare alla ricerca delle location
migliori e immaginare i luoghi in cui la band avrebbe suonato”, spiega lo scenografo Chad Keith.
“Volevamo mostrare una New York reale e diversa dal solito, e ci serviva trovare il giusto equilibrio
tra panorami di grande impatto e suoni interessanti”.
Continua il produttore esecutivo Sam Hoffman: “Andavamo in cerca di location e trovavamo
posti che ci sembrava che potessero funzionare. E John ci diceva ‘ricominciate daccapo. State
cercando con gli occhi? Che cos'ha di speciale questo posto da farvi venir voglia di registrare un
album qui?’ Ci chiedeva di cercare con le orecchie, una cosa che nessun regista aveva mai fatto
prima”.
“Il film è una dichiarazione d'amore a New York, scritta da un irlandese che vive a Dublino”,
afferma il produttore Anthony Bregman. “Nella sceneggiatura originale questo amore e questo
apprezzamento per New York erano già presenti in ogni pagina. Ma venire a New York e vivere qui
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– acquisendo così una reale conoscenza dei luoghi e come spostarsi da un posto all'altro – ha finito
coll'avere la sua influenza sul film. L'evoluzione della sceneggiatura è stata il risultato del lavoro di
scegliere le location, con John che girava la città in bicicletta, cercando di conoscere meglio
l'oggetto del suo amore”.
“Il personaggio di Mark Ruffalo è quello di un vero newyorchese” aggiunge Sam Hoffman.
“Mentre il personaggio di Keira è quello di una persona che arriva a New York da fuori. Penso che
John Carney abbia ora acquisito entrambe le prospettive; in passato aveva in mente un'immagine
della città un po' da turista, ma negli ultimi mesi è diventato un vero newyorchese e sembra un
vero residente”. Anthony Bregman, che ha girato decine di film nella Grande Mela o nei suoi
dintorni, aggiunge scherzando: “Ha fatto tutte le esperienze che servono in questo caso. Ha avuto
un incidente in bicicletta, e ieri è stato colpito da una cacca di piccione, per cui ora può dire di
essere un vero newyorchese”.
Anche il cast era eccitato all'idea di girare per le strade di New York. “Adoro lavorare qui per
tutti gli imprevisti che possono capitarti” dice Ruffalo. “La città ha una vita tutta sua, e se cercassi
di resisterle, ti ucciderebbe. Ma se ti lasci andare, possono succederti cose magiche. E' un posto
fantastico per un artista, fantastico per innamorarsi, per cui è stato lo sfondo perfetto a questa
storia”.
“Faceva caldo ed era molto umido, ma ci siamo divertiti” dice Levine, che è cresciuto nella
California del sud, dove ha anche costruito la sua carriera. “In passato non mi ero mai sentito
troppo in sintonia con New York”, ammette. “Ho sempre cercato di cogliere l'essenza di New York
senza mai riuscirci – per girare il film ho trascorso in questa città più tempo di quanto avessi mai
fatto, e ora mi sembra di aver colto quell'essenza. Posso dire in tutta onestà di essermi divertito
moltissimo, e ho anche pensato ‘beh, potrei persino farlo di nuovo!’”
“Non avevo mai lavorato per la produzione di un film girato in strada” racconta la Steinfeld.
“E per questo ruolo il mio abbigliamento non era certo il più appropriato per un'adolescente. La
gente per strada mi lanciava certe occhiate... C'erano madri con i loro bambini nei passeggini, alle
quali mi veniva voglia di dire ‘Non mi guardate, questa non sono veramente io, lo giuro!’”
Corden, che ha vinto un premio Tony come miglior attore poco prima di essere preso nel
cast del film, aveva già avuto più di un'occasione per conoscere New York ed era in estasi all'idea di
girarvi un film. “E' stato molto emozionante per me”, dice. “Sono uno dei più grandi fan di New
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York. Mi piacciono un sacco di film ambientati a New York. Mi è capitato di passarci un po' di
tempo e di vedere gente che faceva delle riprese, e di pensare ‘wow, deve essere un'esperienza
unica’. Mi fa piacere dire che non sono rimasto affatto deluso. E' stato come un sogno finalmente
realizzato”.
Il luogo speciale, i personaggi fantastici, e un cast così pieno di talenti hanno reso Tutto può
cambiare un'esperienza unica per tutti coloro che vi hanno lavorato. Ma per molti di loro la
passione per questo progetto è anche legata all'idea che la musica abbia il potere di cambiare la
vita di ognuno di noi, ed essere fonte di ispirazione sia per il nostro spirito che per le nostre azioni.
“Quando ero ancora un ragazzino, mio fratello maggiore mi ha portato a vedere un concerto dei
Rolling Stones” ricorda Chad Keith. “La prima canzone che avevano suonato era stata ‘Start Me Up’.
Adesso, ogni volta che la sento, penso al momento in cui mi sono accostato alla musica, una cosa
che è entrata a far parte della mia vita per sempre”.
“Adoro le canzoni commoventi” dice Corden. “Ci sono moltissime canzoni che mi trascinano
completamente ogni volta che le sento. Questa è la cosa bella della musica. Ogni volta che hai il
cuore spezzato o ti senti perduto e nessuno può capirti, una canzone può farti sentire che qualcuno
che non hai mai incontrato ha provato le tue stesse sensazioni”.
Il produttore Tobin Armbrust aggiunge: “Sei sempre alla ricerca di un film che coinvolga
emotivamente, ed è quasi impossibile capirlo dalla sola sceneggiatura. Tutti gli elementi finiranno
col combinarsi in modo giusto? Il montaggio riuscirà a funzionare e a far emozionare il pubblico?
Questo film ha tutti gli ingredienti giusti per ottenere quel genere di coinvolgimento emotivo. È un
film di due persone in difficoltà che si incontrano e si aiutano a vicenda. La musica, che è nel DNA
dei due protagonisti, è l'elemento che li unisce. La gente potrebbe aspettarsi una storia d'amore
tradizionale, ma scoprirà invece qualcosa di più profondo e di più umano; quel tipo di storia
d'amore che non è romantica a tutti i costi, ma che affascina per la sua capacità di toccare
nell'intimo”.
Avendo realizzato già due film sentimentali che utilizzano la musica in modo creativo e
innovativo, Carney riflette sul genere di cinema che lui sembra aver rivisitato. “Quando ero ragazzo
amavo i musical. Amavo la gioia che emanava da quei film” ricorda. “Ora è diventato più difficile
raggiungere quel tipo di risultato. L'industria è incline a creare eventi universali e non specifici…e
questo andrebbe anche bene, se non fosse che a farne le spese è una grossa fetta di pubblico alla
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ricerca di cose diverse, che non vuole vedere solo Batman o Transformers. Il musical si colloca a
metà strada. Puoi ottenere un coinvolgimento sentimentale, ma la storia mantiene un peso
diverso. Puoi trattare cose più interessanti e specifiche. La musica è l'elemento universale che
unisce e trascina e che ti permette di coinvolgere un pubblico molto vasto senza sacrificare
completamente il tuo stile personale”.
Forse Levine, che conosce bene il potere della musica, riesce a cogliere lo spirito del film
quando osserva: “Chiunque abbia sentimenti ha un tipo di musica che riesce a coinvolgerlo. Per me
è stata una canzone dei Pearl Jam intitolata ‘Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town’ –
quando ero ragazzo quella canzone mi faceva sempre piangere. Essere giovani è difficile, e quel
brano mi ha aiutato a superare un periodo complicato”.
“Può sembrare un'esagerazione” conclude Levine “ma questo film pone una domanda: una
canzone può salvarti la vita? Io credo che l'energia che provi quando ascolti una canzone che ti
coinvolge emotivamente – può cambiare la tua vita, e forse, in un certo senso, può salvarla. La
musica mi ha salvato la vita, perché la amo talmente che non so cosa farei se non ci fosse”.
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FILMOGRAFIA ESSENZIALE KEIRA KNIGHTLEY
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1999
Tutto può cambiare di John Carney
Anna Karenina di Joe Wright
Cercasi amore per la fine del mondo di Lorene Scafaria
A Dangerous Method di David Cronenberg
London Boulevard di William Monahan
Last Night di Massy Tadjedin
Non lasciarmi di Mark Romanek
La duchessa di Saul Dibb
Seta di François Girard
Espiazione di Joe Wright
Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo di Gore Verbinski
Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma di Gore Verbinski
Orgoglio e pregiudizio di Joe Wright
Love Actually - L'amore davvero di Richard Curtis
La maledizione della prima luna di Gore Verbinski
Sognando Beckham di Gurinder Chadha
The Hole di Nick Hamm
Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma di George Lucas
FILMOGRAFIA ESSENZIALE MARK RUFFALO
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Tutto può cambiare di John Carney
Now You See Me - I maghi del crimine di Louis Leterrier
Iron Man 3 di Shane Black
The Avengers di Joss Whedon
I ragazzi stanno bene di Lisa Cholodenko
Notte folle a Manhattan di Shawn Levy
Shutter Island di Martin Scorsese
Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze
Blindness – Cecità di Fernando Meirelles
Tutti gli uomini del re di Steven Zaillian
Vizi di famiglia di Rob Reiner
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Collateral di Michael Mann
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I giochi dei grandi di John Curran
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Amore in affitto di Dan Bootzin
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