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quello che spesso si dimentica di
MATRIMONIO O MOSESSUALE, O MOGENITORIALITÀ E A DOZIONE:
QUELLO C HE S PESSO S I D IMENTICA D I D IRE.
Gilles Bernheim, Gran Rabbino di Francia
(versione italiana di Ada Treves)
INTRODUZIONE
PRIMA PARTE
ANALISI D ELLE A RGOMENTAZIONI P ORTATE DAI S OSTENITORI D I U NA L EGGE
Il matrimonio omosessuale in nome dell’uguaglianza?
Il matrimonio omosessuale in nome della protezione del coniuge?
L’omogenitorialità in nome dell’amore?
L’omogenitorialità in nome della tutela giuridica?
L’adozione in nome del diriXo a un figlio?
L’adozione in nome dei bambini in aXesa di adozione?
Nuove forme di omogenitorialità in nome dell’uguaglianza?
La Legge e l’interesse generale alla prova dei numeri
SECONDA PARTE
DIETRO A LLE A RGOMENTAZIONI, I L CONFRONTO F RA D UE V ISIONI D EL M ONDO
La volontà dei militanW LGBT di negare la differenziazione sessuale
La visione biblica della complementarità uomo-­‐donna
CONCLUSIONI
INTRODUZIONE
Nella rivendicazione del matrimonio omosessuale un gran numero dei nostri conciXadini non percepisce altro che una ulteriore tappa della loXa democraWca contro l’ingiusWzia e le discriminazioni, in conWnuità con la loXa contro il razzismo.
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È infaY in nome dell’uguaglianza, dell’apertura mentale, della modernità e del perbenismo dominante che ci viene chiesto di acceXare di meXere in discussione di uno dei fondamenW della nostra società. E d’altro canto, secondo i sondaggi, si traXerebbe di un passaggio già considerato acceXabile dalla maggioranza dei nostri conciXadini e la sua trasformazione in Legge non richiederebbe, in questo senso, alcun dibaYto sulla posta in gioco.
Io penso, al contrario, che sia di fondamentale importanza esplicitare le problemaWche profonde legate alla negazione della differenza sessuale e di discutere pubblicamente proprio su queste basi – piuXosto che su dei principi, come l’uguaglianza, che lusingano coloro che se ne fanno alfieri, ma le cui aspirazioni a far diventare legale il matrimonio omosessuale, l’omogenitorialità e l’adozione da parte degli omosessuali non resistono a lungo se soXoposte a una analisi.
In questo saggio mi propongo di decodificare il discorso dei sostenitori della Legge, di passare al vaglio le loro argomentazioni e di meXere in luce gli effeY negaWvi delle disposizioni che rivendicano. Il mio obieYvo è di contribuire a far emergere un vero dibaYto pubblico, perché il soggeXo merita di meglio che un tribunale di bigoY, dove i suo sostenitori vogliono tenerlo fino a quando la legge non sarà votata, a colpi di ritraY caricaturali e squalificanW nei confronW di coloro che cercherebbero di meXere in discussione i loro progeY e le loro moWvazioni.
Le caricature hanno una vita lunga, e cerW potrebbero aver voglia di rifiutare l’insieme dei miei proponimenW con la moWvazione che un rabbino non dovrebbe uscire dalla sua sfera religiosa o perché visto che la Bibbia vieta l’omosessualità, non avrei null’altro da aggiungere.
A queste due obiezioni voglio rispondere immediatamente perché conosco fin troppo bene l’efficacia degli aXacchi ad hominem che permeXono di screditare un interlocutore, di risparmiare l’analisi dei suoi proponimenW e quindi di evitare il dibaYto.
Mi esprimo in qualità di rabbino, e più specificamente di Gran Rabbino di Francia. Non sono il portavoce di un gruppo di individui, ma il referente e il portavoce dell’ebraismo francese nella sua dimensione religiosa.
Come tuY gli altri rabbini sono un leXore, un insegnante e un commentatore dei tesW della sapienza ebraica, che sono improntaW da una grande tradizione di dialogo, di dialeYca, di ermeneuWca, in breve di pluralismo. Ho sempre considerato un dovere l’impegno intelleXuale nelle grandi scelte della storia e in primo luogo nelle grandi scelte del mio paese. A questo Wtolo il progeXo di autorizzare il matrimonio 2
omosessuale, così come il progeXo di dare sostanza giuridica a realtà di omogenitorialità e adozione, mi riguardano. È il moWvo per cui io rifiuto la posizione rinunciataria di una minoranza di responsabili religiosi, che consiste nel meXersi fuori gioco e tenersi lontani dal dibaYto, con la moWvazione che esiste la possibilità di un matrimonio religioso in aggiunta al matrimonio civile. Il fuorigioco è un fallo, quando è autoreferenziale.
Il mio prendere posizione intende esprimere il senso di solidarietà che mi lega alla comunità nazionale di cui faccio parte. Si traXa anche dell’espressione responsabile dei principi universali che questa comunità ha forgiato e difeso nel corso dei secoli, principi sui quali si fonda la Repubblica e senza i quali essa non può essere. Se qualcuno che non è ebreo vorrà ascoltarmi, riceverà le mie parole secondo il suo personale giudizio, il suo sistema di valori e la sua idenWtà religiosa, agnosWca o atea. Potrà, se lo desidera, riconoscere saggezza nelle mie parole e aXribuire loro un valore morale. La mia visione del mondo è guidata dalla Bibbia e dai commentari rabbinici – cosa che non sorprenderà nessuno. Quando si traXa di sessualità e riproduzione, argomenW chiave, essa si fonda sulla complementarità dell’uomo e della donna. In questo saggio ho faXo riferimento esclusivamente al libro della Genesi e ho dunque scelto di non menzionare i divieW di omosessualità che si trovano nel LeviWco perché ritengo che il problema qui non sia l’omosessualità, che è un faXo, una realtà, quale che sia la mia opinione di rabbino su questo argomento, bensì il rischio irreversibile di un’interferenza nei confronW delle genealogie, degli status (il bambino-­‐soggeXo diventa bambino-­‐oggeXo) e delle idenWtà -­‐ interferenza dannosa per l'intera società e che perde di vista l'interesse pubblico a favore di quello di una piccola minoranza.
Infine aggiungerei che la mia visione biblica del mondo, in cui la giusWzia è un principio cardine, mi porta naturalmente a condannare e a combaXere con forza le aggressioni fisiche e verbali di cui sono viYma le persone omosessuali, così come condanno e combaXo le azioni e le parole razziste e anWsemite.
Tengo a ringraziare T. Collin, J.P. Winter, M. Gross, B. Bourges e L. Roussel per la ricchezza di riflessioni che alimenta questo progeXo, e a dichiarare tuXa la mia graWtudine a Joël Amar per il suo aiuto prezioso nella realizzazione di questa impresa.
PRIMA PARTE
ANALISI D ELLE A RGOMENTAZIONI PORTATE DAI S OSTENITORI D I U NA L EGGE
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IL M ATRIMONIO O MOSESSUALE I N N OME D ELL’UGUAGLIANZA?
Cosa si sente dire:
“Gli omosessuali sono viYme di discriminazione. Devono avere il diriXo di sposarsi, come gli eterosessuali.”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
La tesi del matrimonio per tuY coloro che si amano non regge: non basta che le persone si amino perché abbiano sistemaWcamente diriXo a sposarsi, che siano eterosessuali o omosessuali. Per esempio un uomo non può sposare una donna già sposata, anche se si amano. Allo stesso modo una donna non può sposare due uomini, con la moWvazione che li ama tuY e due e che ognuno di loro vuole essere suo marito. Ancora: un padre non può sposare la propria figlia anche se il loro amore è unicamente paterno e filiale.
Non possiamo dare il diriXo al matrimonio a tuY coloro che si amano, in nome dell’uguaglianza, della tolleranza, della loXa contro le discriminazioni e di tanW altri principi.
Non è in discussione la sincerità di un amore. Ed è comprensibile che le persone innamorate vogliano che il loro amore venga riconosciuto. TuXavia ci sono delle regole rigide che regolano oggi -­‐ e che conWnueranno domani a delimitare -­‐ quali unioni possono e quali non possono essere autorizzate al matrimonio. In questo senso il matrimonio per tuY è solo uno slogan perché l’autorizzazione al matrimonio omosessuale manterrebbe delle disuguaglianze e delle discriminazioni nei confronW di tuY coloro che si amano, ma il cui matrimonio conWnuerebbe ad essere vietato.
La tesi del matrimonio per tuY meXe in ombra le due visioni aXuali del matrimonio.
Nella visione del mondo che condivido con molWssime persone, credenW e non credenW, il matrimonio non è solo il riconoscimento di un amore. È l’isWtuzione che arWcola il legame tra un uomo e una donna e la successione delle generazioni. È l’isWtuzione di una famiglia, ossia di una cellula che crea una relazione di filiazione direXa fra i suoi membri. Al di là della vita comune di due persone, organizza la vita di una comunità composta da discendenW e ascendenW. In questo senso è un aXo fondamentale nella costruzione e nella stabilità sia degli individui che della società. In un’altra visione del mondo, il matrimonio è giudicato una isWtuzione superata e formale, come eredità assurda di una società tradizionale e alienante. Ma allora, non è paradossale che coloro che hanno questa visione alzino la voce in favore del matrimonio omosessuale? Per quale ragione coloro che rifiutano il matrimonio e preferiscono la libera unione oggi sfilano insieme ai militanW LGBT (Lesbiche Gay Bisessuali Transessuali) per sostenerli nella loro loXa per il matrimonio omosessuale?
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Che si aderisca all’una o all’altra visione del mondo, si vede bene che con la scusa del “matrimonio per tuY” si sta meXendo in aXo una sosWtuzione: una isWtuzione con valore giuridico, culturale e simbolico sarebbe rimpiazzata da un oggeXo giuridico asessuato, che minerebbe le fondamenta degli individui e della famiglia.
Insomma in nome dell’uguaglianza e della loXa contro le discriminazioni, bisognerebbe eliminare tuY i riferimenW di genere nei rapporW tra ciXadini e Stato, a parWre dalla cerimonia del matrimonio e dal cerWficato di famiglia che viene consegnato alla fine della cerimonia?
IL M ATRIMONIO O MOSESSUALE I N N OME D ELLA P ROTEZIONE D EL CONIUGE?
Cosa si sente dire:
“Dopo una separazione o un decesso gli omosessuali si trovano senza diriY e in stato di grande precarietà. Il matrimonio permeXerebbe di porvi rimedio”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
I luY e le separazioni sono momenW di grande pena e sofferenza. Possono anche portare a situazioni sociali molto difficili, per esempio in tema di alloggio. Succede in tuXe le coppie, che siano eterosessuali o omosessuali, che siano coppie sposate, che abbiano soXoscriXo un PACS o siano una coppia di faXo. Quando si ragiona di matrimonio da un punto di vista concreto e materiale e si parla di alloggio, tenore di vita, debiW, quesWoni fiscali, eredità… ci si rende presto conto che il matrimonio non può essere ridoXo a un impegno affeYvo o alla vaga promessa di sostegno reciproco. Perché la promessa può trasformarsi, un giorno, in un problema di giusWzia. Mi impegno in tutela del coniuge, indipendentemente dal sesso, a prescindere dal sesso della persona che si lascia dopo un periodo di vita comune.
A proposito della protezione del coniuge voglio iniziare da una cosa ovvia. Il matrimonio, così come i PACS, genera diriY e doveri solo nel momento in cui è stato contraXo.
In altre parole, autorizzare i matrimoni omosessuali in Francia non garanWrebbe in maniera automaWca la protezione di tuY i coniugi in tuXe le coppie omosessuali. Resta comunque necessario che entrambi i partner abbiano desiderio di sposarsi! La stessa cosa vale per le coppie eterosessuali, che sempre più numerose scelgono la semplice convivenza.
Se ci sono sempre più coppie eterosessuali che scelgono i PACS (cfr. daW I NSEE, paragrafo 1.8), sarà perché ritengono che sia un Wpo di unione che ha qualche interesse, in parWcolare in riferimento ai parametri economici e giuridici che ne regolano il contesto materiale (alloggio, quesWoni fiscali, protezione sociale…). Su 5
internet si trovano facilmente delle tabelle che confrontano PACS e matrimonio su tuY quesW parametri. Sono possibili anche alcune disposizioni che non sono automaWche, nel caso dei PACS. Prendiamo l'esempio della successione. Il coniuge che ha contraXo un PACS può ereditare, con le stesse condizioni e limitazioni che avrebbe se fosse parte di una coppia sposata, ma è necessario che il suo partner abbia faXo testamento e lo abbia designato come erede. Nel caso dei PACS, come in quello del matrimonio, l’eredità ricevuta dal coniuge è esente dall’imposta di successione.
L’analisi riga per riga delle tabelle comparaWve mostra che la differenza tra le due formule è limitata. Cionondimeno resta aperto il problema dell’assegno di mantenimento in caso di separazione con conseguente perdita significaWva di tenore di vita di uno dei coniugi, anche se si può, in caso di un PACS, chiedere al giudice di fare una valutazione delle conseguenze finanziarie e del conseguente risarcimento danni.
La mia intenzione non è di procedere a una analisi riga per riga delle tabelle comparaWve. Spero invece che vengano trovate delle soluzioni tecniche che porWno allo stesso livello la protezione del coniuge sposato e del coniuge che ha contraXo un PACS, in caso di morte o di separazione. È anche e sopraXuXo mia intenzione soXolineare che, facendo riferimento ai PACS, così come già esistono in Francia, la protezione del coniuge non può essere sufficiente a rimeXere in discussione l’isWtuzione del matrimonio in maniera radicale così come succederebbe se venisse autorizzato il matrimonio omosessuale. L’OMOGENITORIALITÀ I N N OME D ELL’AMORE?
Cosa si sente dire:
“La cosa più importante è l’amore. Una coppia omosessuale può dare molWssimo amore a un bambino, a volte anche più di una coppia eterosessuale.”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
L’amore non basta, anche se ovviamente la capacità degli omosessuali di amare non è in discussione. Amare un bambino è una cosa, amarlo in maniera struXurante è un’altra. Non ci sono dubbi che le persone omosessuali abbiano le stesse capacità di amare un bambino e di dimostrargli lo stesso amore delle persone eterosessuali, ma il ruolo dei genitori non consiste solo nel dare amore ai propri figli. Ridurre il legame genitoriale agli aspeY affeYvi e educaWvi significa non considerare che il legame di filiazione è un veXore psichico e fondante per il senso di idenWtà del bambino.
In realtà tuXo l’affeXo del mondo non basta a produrre le struXure psichiche di base che rispondono al bisogno del bambino di sapere da dove viene. Perché il bambino 6
non si costruisce che per differenziazione, il che presuppone innanzituXo che sappia a chi assomiglia. Ha bisogno, per questo, di sapere che è il risultato dell’amore e dell’unione fra un uomo, suo padre, e una donna, sua madre, grazie alla differenza sessuale dei genitori. Anche i bambini adoXaW sanno di essere il risultato dell’amore e del desiderio dei loro genitori adoYvi, anche se non sono i loro genitori biologici.
Il padre e la madre indicano al bambino la sua genealogia. Il bambino ha bisogno di una genealogia chiara e coerente per trovare la propria posizione in quanto individuo. Ciò che forma un essere umano da sempre e per sempre è una parola in un corpo sessuato e in una genealogia.
Parlare di filiazione non significa solo indicare da chi sarà allevato il bambino, con chi avrà delle relazioni affeYve, chi sarà il suo adulto “di riferimento”, è anche e sopraXuXo permeXere al bambino di collocarsi nella concatenazione delle generazioni.
Da millenni, la nostra società si basa su un sistema a doppia linea genealogica, quella del padre e quella della madre. Si traXa di un sistema che dura perché garanWsce a ogni individuo di poter trovare il proprio posto nel mondo in cui vive, perché sa da dove viene. Un esercizio molto usato, fin dai primi anni scolasWci, è d’altra parte di chiedere al bambino di ricostruire il suo albero genealogico perché, grazie a questo esercizio, il bambino si colloca in rapporto al proprio padre e alla propria madre, ma anche in rapporto alla società.
Oggi il rischio di rimescolare la concatenazione delle generazioni è immenso e irreversibile. Nello stesso modo in cui non possiamo distruggere le fondamenta di una casa senza che essa crolli, non possiamo rinunciare alle fondamenta della nostra società senza meXerla in pericolo.
L’omogenitorialità non è la genitorialità. Il termine “omogenitorialità” è stato inventato per compensare l’impossibilità delle persone omosessuali di essere genitori. Questa parola nuova, creata per instaurare il principio di una coppia genitoriale omosessuale e per promuovere la possibilità giuridica di dare a un bambino due “genitori” dello stesso sesso mostra la sua finzione. InfaY non è mai stata la sessualità degli individui a fondare il matrimonio né la genitorialità, bensì per primo il sesso, ossia la disWnzione antropologica fra uomini e donne.
Così, abbandonando la disWnzione uomini-­‐donne e meXendo in evidenza la disWnzione eterosessuali-­‐omosessuali, le persone omosessuali non rivendicano la parentela (la paternità o la maternità) bensì la “genitorialità” che riduce il ruolo di “genitori” all’esercizio delle loro funzioni educaWve. Ora, anche nel caso dei bambini adoXaW, non si traXa solo di educare, ma di ricreare una filiazione.
Bisogna quindi qui riaffermare con forza che essere padre o madre non è solo un riferimento affeYvo, culturale o sociale. Il termine “genitore” non è neutro, è sessuato. AcceXare il termine “omogenitorialità” significa togliere alla parola “genitore” l’intrinseco valore corporeo, biologica, carnale. 7
L’APGL, l’AssociaWon des Parents et futurs parents Gays et Lesbiens (Associazione dei genitori e futuri genitori gay e lesbiche) propone diversi sosWtuW della parola “genitore” in funzione dei ruoli e degli status che deve coprire: “patrigno” e “matrigna”, “cogenitori”, “omogenitori”, “madre per procura”, “genitore biologico”, “genitore legale”, “genitore sociale”, “secondo genitore”. È poco probabile che il bambino arrivi naturalmente e in maniera struXurante a collocarsi in rapporto a tuXe queste terminologie.
L’OMOGENITORIALITÀ I N N OME D ELLA T UTELA G IURIDICA?
Cosa si sente dire:
“L’omogenitorialità esiste, di faXo: cenWnaia di migliaia di bambini vengono cresciuW da coppie omosessuali. Bisogna creare un quadro giuridico per proteggere quesW bambini”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
La legge permeXe già l’organizzazione della vita quoWdiana delle famiglie ricosWtuite. L’arWcolo 372 del Codice civile (francese -­‐ NdT) indica che l’esercizio della patria potestà speXa al padre e alla madre del bambino e che i genitori non hanno la possibilità di cedere, a loro piacimento, la loro autorità a terzi. Viceversa il Codice civile prevede la possibilità di delegare l’esercizio della patria potestà a terzi su decisione di un giudice competente per le istanze familiari (arWcolo 377 e seguenW del Codice civile). La delega può essere totale (e allora concerne tuY diriY relaWvi al bambino tranne quello di acconsenWre alla sua adozione) oppure parziale (e riguarda allora solamente alcuni aspeY, come la custodia o la vigilanza): il giudice competente per le istanze familiari può, egli solo, decidere di delegare o resWtuire la patria potestà.
TuXavia, il meccanismo di delega ha l’inconveniente di privare i genitori di quello che viene delegato, a favore di terzi. È il moWvo per cui, di fronte al fenomeno crescente delle famiglie ricomposte il meccanismo è stato reso più flessibile nel 2002 (Legge 2002-­‐305 del 4 marzo 2002 sulla patria potestà) e dona ormai al giudice competente per le istanze familiari la possibilità di organizzare, per le necessità educaWve dei bambini e in accordo con i genitori, la condivisione dell’esercizio della patria potestà (arWcolo 377-­‐1 del Codice civile). Tale condivisione permeXe di associare un terzo nell’esercizio della patria potestà senza che questo significhi, per i genitori, la perdita delle sue prerogaWve.
La compagna omosessuale può già condividere l’esercizio della patria potestà con la madre. Il problema di sapere se questa condivisione della patria potestà con un terzo può essere messa in aXo all’interno di una coppia omosessuale è già stato 8
posto alla Corte di Cassazione, che ha acceXato che la patria potestà possa essere condivisa tra la madre e la sua compagna omosessuale (Corte di Cassazione, 24 febbraio 2006). La prima camera civile della Corte di Cassazione afferma che il Codice Civile “non si oppone a che una madre unica :tolare della patria potestà ne deleghi l’esercizio totale o parziale alla donna con cui vive in una unione stabile e con:nua:va, nel momento in cui le circostanze lo richiedano e la misura sia conforme all’interesse superiore del bambino”. “Si considera anche che l’interesse superiore del bambino può gius:ficare, in simili circostanze, il fa;o che la patria potestà venga condivisa tra una madre e la sua compagna”, ha spiegato la Corte di Cassazione.
Non è necessario fare delle aggiunte alla legge. Il diriXo francese è sufficientemente ricco per rispondere alle situazioni delle famiglie ricomposte aXuali, comprese le “famiglie” omogenitoriali. Invece di aggiungere al disposiWvo legale esistente, non basterebbe semplicemente cercare di far meglio conoscere quello che già esiste e che risponde alle situazioni esistenW? Fare una migliore informazione su quesW disposiWvi permeXerebbe di uWlizzarli pienamente e di trovare anche delle situazioni flessibili, su misura, per permeXere al patrigno o a un terzo di essere associato nell’esercizio della patria potestà nei confronW del bambino, se ciò si dimostrasse necessario e conforme all’interesse del bambino.
L’ADOZIONE I N N OME D EL D IRITTO A U N F IGLIO?
Cosa si sente dire:
“Gli omosessuali sono viYme di discriminazione. Devono avere, come gli eterosessuali, il diriXo di avere dei figli”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
Non esiste un diriXo al figlio. Non esiste un diriXo al bambino, non per gli omosessuali come non esiste per gli eterosessuali. Nessuno ha il diriXo di avere un figlio, per il solo moWvo che desidera avere un figlio.
No, il diriXo a un figlio non esiste né per gli eterosessuali né per gli omosessuali. Una coppia desiderosa di avere un figlio può decidere di unirsi per concepirlo. Una coppia desiderosa di adoXare un bambino può intraprendere tuY i passaggi previsW per farlo. Ma nessuna coppia ha il diriXo di avere il bambino che desidera, per il solo moWvo che lo desidera. Possiamo rifiutare di accordarlo a una coppia eterosessuale se pensiamo che le condizioni oYmali per la crescita del bambino non siano presenW. Possiamo considerare per esempio che sia meglio affidare un bambino a una coppia giovane e in buona salute piuXosto che a una coppia in età avanzata e dalla salute fragile.
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Nell’eventualità di un diriXo al figlio per le coppie omosessuali, tuXe le coppie eterosessuali a cui si rifiuta l’adozione si senWrebbero discriminate, per un moWvo o per l’altro, e in diriXo di reclamare lo stesso diriXo.
Per quanto sia dolorosa, la sterilità non può dare da sola diriXo a un figlio. Ci sono persone che hanno conoscenza della sterilità o dell’assenza di procreazione per malaYa, per età avanzata, per celibato o a causa della configurazione sessuale della coppia. Non ci sarebbe moWvo di negare la sofferenza che provano le coppie omosessuali, maschili o femminili, a causa della propria inferWlità – sofferenza comune a quella delle coppie eterosessuali che non possono procreare. Queste coppie omosessuali richiedono oggi che la loro sofferenza venga riconosciuta e che ne si dia sollievo. Solo che nessuno ha il diriXo di essere sollevato del proprio fardello a spese di altri, e ancor meno se a pagare sono degli innocenW e dei deboli. La sofferenza di una coppia sterile non è una ragione sufficiente per oXenere il diriXo di adoXare.
Il bambino non è un oggeXo di diriXo bensì un soggeXo di diriXo. Parlare di un “diriXo al figlio” è segno di una strumentalizzazione inacceXabile. Se chiunque voglia un figlio ha diriXo a un figlio, allora il bambino diventa un bambino-­‐oggeXo. Nel dibaYto aXuale il bambino, in quanto persona, in quanto soggeXo, è assente dalle parole di coloro che reclamano l’adozione per le coppie omosessuali. E questa assenza permeXe loro di evitare di domandarsi a cosa potrebbe avere diriXo il bambino, di cosa potrebbe avere bisogno, se preferisce avere una padre e una madre o due genitori dello stesso sesso. Qui, la disinvoltura si avvicina al cinismo. Il diriXo del bambino è radicalmente diverso dal diriXo al bambino. Questo diriXo è fondamentale. Consiste, in parWcolare, nel dare al bambino una famiglia in cui avrà il massimo di possibilità di crescere al meglio.
L’ADOZIONE I N N OME D EI BAMBINI I N ATTESA D I A DOZIONE? Cosa si sente dire:
“Ci sono molte migliaia di bambini in aXesa di adozione e sarebbe meglio per loro essere adoXaW da una coppia omosessuale piuXosto che restare in un orfanotrofio”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
Il bambino adoXato ha, più di un altro, bisogno di un padre e di una madre. L’abbandono è vissuto dal bambino come uno strappo molto profondo. Il bambino abbandonato cerca i suoi riferimenW e desidera ritrovare quello che ha perduto. Nel più profondo, in maniera viscerale, desidera ricollocarsi nella maniera più precisa possibile in quella cellula di base che gli ha donato la vita: un padre e una madre. Il bambino adoXato deve gesWre il trauma simultaneo dell’abbandono e della doppia 10
idenWtà familiare. Più di ogni altro ha bisogno di una filiazione biologica evidente. Perché, più di ogni altro, non riesce a vedersi come fruXo d’amore. Non è stato desiderato, non ha gli occhi di nessuno e non si riconosce in nessuno nella sua famiglia adoYva. Capita frequentemente che un bambino adoXato rifiuW uno dei due sessi. È dunque importante che possa idenWficarsi con due genitori di sesso differente: con sua madre, perché ha bisogno di riconciliarsi con la donna; con suo padre per conoscere la presenza di un uomo senza che sua madre abbia potuto avere dei figli.
Per questo, l’adozione da parte di una coppia omosessuale rischia di aggravare il trauma del bambino abbandonato perché la catena della filiazione verrebbe roXa due volte: nella realtà dei faY con l’abbandono, nel suo valore simbolico con l’omosessualità dei suoi genitori adoYvi. A un bambino già ferito nel passato abbiamo il diriXo di imporre di adaXarsi alla situazione affeYva dei suoi genitori, così diversa da quella della stragrande maggioranza degli altri bambini e di quella che aspira a ritrovare? Tocca al bambino adoXato di adaXarsi alle scelte di vita affeYva dei suoi genitori?
L’adozione esiste per dare una famiglia a un bambino, non il contrario. L’adozione è desWnata a riparare una situazione di disagio per il bambino. È dunque indispensabile disWnguere bene il percorso di ogni coppia che fa domanda di adozione: il bambino viene adoXato per se stesso o per soddisfare un bisogno di coppia? La coppia vuole rimediare alla situazione di disagio del bambino o desidera rimediare alla propria dolorosa impossibilità di avere bambini? È chiaro che una coppia non adoXa un bambino se non ne sente il bisogno. Ciononostante bisogna assicurarsi che vengano prima gli interessi del bambino, come dice il nostro diriXo di famiglia: tuY i bambini hanno diriXo a una famiglia, al livello della propria, perché essa rischia di diventare la sua, per adozione, se questo sta nel suo interesse. È questo il moWvo per cui è necessario ricordare che desiderare un bambino non è sufficiente per adoXare, e che le situazioni compassionevoli e apparentemente semplici non sono purtroppo sempre la soluzione correXa: potrebbero causare molte ferite in nome del bene.
NUOVE FORME D I O MOGENITORIALITÀ I N N OME D ELL’UGUAGLIANZA? Cosa si sente dire:
“La genitorialità evolve nei faY, in parWcolare grazie alla procreazione assisWta. Bisogna tenerne conto nel diriXo.”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
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L’associazione lesbica e femminista”Les Biens Neés” indica sul suo sito (hXp://associaWon-­‐lesbiennees.org) i quaXro casi possibili di figure dell’omogenitorialità, se essa dovesse essere consenWta: “può derivare da una ricomposizione familiare con un partner dello stesso sesso dopo una unione eterosessuale. Può definirsi con un sistema di co-­‐genitorialità in cui alcuni omosessuali e lesbiche si accordano per avere un bambino che crescerà tra i due focolari domesWci. Può anche essere il risultato di una adozione. O, infine, potrebbe essere il risultato di una inseminazione arWficiale arWgianale o di un ricorso alla procreazione medicalmente assisWta.”
Sono poche righe che non rappresentano un quadro conceXuale né una guida praWca bensì una vera piaXaforma di rivendicazione poliWca per l’iscrizione di nuovi diriY a vantaggio delle persone omosessuali. InfaY, se il matrimonio omosessuale venisse permesso, in nome della uguaglianza, perché l'uguaglianza cesserebbe di essere applicata alla genitorialità -­‐ una parola che ha sosWtuito la parentela, la maternità e la paternità, come abbiamo già soXolineato?
I militanW LGBT cercano di far passare l’idea che sarebbe incoerente nei confronW dei principi di uguaglianza e quindi sarebbe una ingiusWzia, una marginalizzazione del faXo che un bambino nasce sempre dall’unione di un uomo e di una donna – anche se a volte questa unione può essere medicalmente assisWta. Fanno leva su questa “incoerenza” per oXenere qualcosa in più -­‐ in parWcolare l'accesso alla procreazione medicalmente assisWta per le coppie lesbiche.
In tal modo, confermano che l'approvazione del matrimonio omosessuale è, per molW di loro, un cavallo di Troia. Il loro progeXo è più ambizioso: la negazione di qualsiasi differenza sessuale.
Le nuove forme di omogenitorialità aprirebbero la strada a combinazioni impensabili. Ad esempio, una lesbica dona un ovocita alla sua partner che si fa inseminare e che avrà così il figlio della “coppia”. Lo sperma può essere donato da una coppia omosessuale che in seguito eserciterà una “co-­‐genitorialità” sul bambino -­‐ che avrebbe allora quaXro genitori. Oppure, se non può o non vuole entrare in un simile “partenariato” con una coppia di lesbiche, la coppia omosessuale può uWlizzare un servizio di maternità per procura, ma solo in alcuni paesi esteri – il che solleva poi la quesWone del riconoscimento e dei diriY del bambino al momento del ritorno in Francia.
QuesW scenari sono oggi una realtà. Non lo si può negare anche se non è possibile quanWficare il fenomeno con rigore e precisione (salvo prova contraria parWremo dall’ipotesi che siano estremamente minoritarie, in confronto alle 827mila nascite registrate in Francia nel 2011). Saranno oggeXo di due rivendicazioni. Autorizzare nuove forme di omogenitorialità, per il semplice moWvo che esistono. E creare una legislazione che permeXa a chiunque di avervi accesso, perché le stesse praWche all’estero costano caro e sono causa di disuguaglianza.
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Chiunque comprende che in molW ambiW una infrazione, ossia il non rispeXo di un divieto, non può essere moWvo sufficiente per eliminare il divieto che non è stato rispeXato. In altri termini, la realtà dei faY non è sufficiente per creare una realtà di diriXo. Questo vale anche per le nuove forme di omogenitorialità.
Chiunque comprende anche che le problemaWche messe in campo dalla procreazione medicalmente assisWta e dalla gravidanza per procura sono molto più profonde di quelle implicate dall’omogenitorialità e vanno ben al di là del Codice della Famiglia. È dunque fondamentale che quesW argomenW conWnuino ad essere traXaW esclusivamente nell’ambito della legislazione sulla bioeWca e che esso non venga preso in ostaggio da rivendicazioni che punWno a far scomparire le differenze sessuali nella nostra società.
LA L EGGE E L’INTERESSE G ENERALE A LLA P ROVA D EI N UMERI.
Cosa si sente dire:
“Vi sono coinvolW cenWnaia di migliaia di adulW e di bambini. I francesi sono favorevoli al matrimonio omosessuale. Altri paesi l’hanno già autorizzato. Perché restare indietro?”
Quello che spesso si dimenIca di dire:
I daW erano staW ampiamente sovrasWmaW nel 1999 per i PACS e conWnuano a esserlo nel 2012 per il matrimonio omosessuale.
Nel 1999 era urgente adoXare i PACS perché si prevedeva che 5 milioni di persone avrebbero voluto “pacsarsi”. Alcune analisi dell’INSEE ci dicono oggi che tra il 2000 e il 2010 sono staW firmaW 904.746 PACS, di cui solo 7% da parte di persone dello stesso sesso (ossia 63.609 PACS in 11 anni). Si sta facendo lo stesso errore oggi: un disegno di legge (proposta di legge 745 presentata dalla senatrice Esther Benbassa, E ELV, il 27 agosto 2012) indica che ci sono tre milioni e mezzo di omosessuali e lesbiche in Francia e fa riferimento all'APGL, l’AssociaWon des Parents et futurs parents Gays et Lesbiennes (Associazione dei genitori e futuri genitori omosessuali e lesbiche) a proposito del desiderio del 45% delle lesbiche e del 36% degli omosessuali di avere figli. Se incrociamo quesW tre daW, arriviamo a circa 700mila matrimoni omosessuali.
Può essere uWle aggiungere che in Spagna, paese che ha 46 milioni di abitanW, ci sono circa 3.100 matrimoni omosessuali all’anno dopo il primo anno, in cui ne sono staW celebraW 4.300.
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Anche il numero di bambini cresciuW dalle coppie omosessuali fa la differenza.
Secondo l’APGL sarebbe urgente fare una legge in merito perché in Francia circa 300 mila bambini sarebbero allevaW da coppie dello stesso sesso. Al di là dei numeri forniW dai militanW, è uWle leggere il lavoro dell’INED, l’IsWtuto Nazionale di Studi Demografici, ente statale di riferimento per tuY gli argomenW demografici: l’INED sWma che il numero dei bambini coinvolW sia fra i 24 mila e i 40 mila. Un numero facile da verificare e su cui non ha neppure senso aprire un dibaYto è quello degli iscriY all’APGL: sono 1.800 in tuXa la Francia.
L’autorizzazione al matrimonio omosessuale non è un segno né di progresso, né della crescita di una nazione. Si sente spesso dire che la Francia sarebbe in ritardo rispeXo ad altri paesi che hanno autorizzato il matrimonio omosessuale o l’adozione nel caso di una unione civile.
Vale la pena discutere di questa idea di ritardo. Basterebbe permeXere un numero maggiore di cose vietate, rispeXo ad altre nazioni, per collocarsi al primo posto?
Come segni di progresso e di crescita di una nazione preferisco fare riferimento, al di là dei daW tradizionali sul sociale, sull’economia, sull’educazione o la ricerca, al benessere della popolazione e alla sua fiducia nel futuro. Quando ci si preoccupa della giusWzia sociale, non ci sarebbero molte altre classifiche internazionali da fare, con il rischio di scoprire che alcune volte siamo in ritardo e altre abbiamo un grande margine di crescita?
Possiamo certamente compiacerci di una buona posizione in una classifica sul matrimonio omosessuale ma bisognerebbe dimostrare che essere al primo posto in questa gara sia interesse nazionale. Si può, poi, richiedere un posto in una classifica sui diriY delle minoranze, ma anche in quel caso non sarebbe meglio concentrarsi sul livello di integrazione di certe minoranze nella Repubblica e sopraXuXo, di ridurre di molto il numero di aggressioni razziste, anWsemite e omofobe?
La misura dell’acceXabilità sociale basata sui sondaggi deve avere effeXo su tuXe le rivendicazioni e sulle loro conseguenze.
Nel corso degli ulWmi 10 anni, molW isWtuW di ricerca hanno chiesto regolarmente a campioni rappresentaWvi della popolazione maggiorenne se erano favorevoli o contrari al matrimonio omosessuale e all’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Queste due domande puntano all’aumento dei diriY delle persone omosessuali e alla loXa per l’uguaglianze e contro le discriminazioni.
È indiscuWbile che dai daW dei sondaggi si evince che la percentuale di popolazione francese favorevole al matrimonio omosessuale ha avuto un aumento costante negli ulWmi dieci anni ed è oggi largamente maggioritaria: il 65% nel sondaggio più aggiornato, quello condoXo dall’IFOP nell’agosto 2012. I risultaW sono più sfumaW quando si traXa di diriXo all’adozione da parte di coppie dello stesso sesso dato che, secondo lo stesso sondaggio, sarebbe favorevole il 53% dei francesi e sopraXuXo la percentuale di popolazione favorevole è scesa di 5 punW in un anno.
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Sarebbe inuWle discutere su una certa visione poliWca che consiste nel far diventare diriXo cerW faY, nel momento in cui i sondaggi avrebbero constatato che la maggioranza è favorevole oppure, deXo altrimenW, che quesW stessi faY sono consideraW socialmente acceXabili. Questo dibaYto ci allontanerebbe dalle nostre affermazioni sul matrimonio omosessuale e sull’omogenitorialità.
Chiunque può constatare che le opinioni sono mutevoli, in numerosi campi. I risultaW superiori al 50% in un sondaggio non possono quindi essere sufficienW a legiYmare una legge o a decretare che un certo dibaYto non deve avere luogo.
Cionondimeno se acceYamo di considerare i sondaggi alla stregua di bussole sociali, non sarebbe meglio chiedere ai francesi anche cosa pensano di tuXe le rivendicazioni dei militanW LGBT sull’uguaglianza e sulla loXa alle discriminazioni? Anche e sopraXuXo, non sarebbe meglio porre loro delle domande centrate sul punto di vista dei bambini adoXaW o sulle conseguenze della cancellazione delle differenze sessuali nella loro vita quoWdiana? Le due domande che sono state poste in maniera regolare negli ulWmi dieci anni non permeXono, in realtà, di scoprire l’opinione sull’insieme delle problemaWche collegate al matrimonio omosessuale e all’omogenitorialità. Quando un sondaggio affronta quesW temi con un approccio differente e chiede alle persone intervistate di dare un punto di vista esclusivo e di definire delle priorità, le risposte sono molto diverse.
Una prova ne è il sondaggio realizzato dall’IFOP il 27 e 28 seXembre 2012 e messo online il 10 oXobre. Quando si chiede quale di due principi deve essere garanWto in maniera prioritaria il 63% dei francesi (48% dei simpaWzzanW di sinistra e 70% dei simpaWzzanW di destra) pensa che è necessario che i bambini adoXaW abbiano un padre e una madre, mentre il 34% dei francesi (49% dei simpaWzzanW di sinistra e 17% dei simpaWzzanW di destra) pensa che bisogna che le coppie omosessuali possano adoXare dei bambini.
SECONDA PARTE
DIETRO A LLE A RGOMENTAZIONI, I L CONFRONTO F RA D UE V ISIONI D EL M ONDO
LA VOLONTÀ D EI M ILITANTI LGBT D I N EGARE L A D IFFERENZIAZIONE S ESSUALE
La “gender theory”
UWlizzata inizialmente dalle femministe per la loro baXaglia per la parità dei sessi, la “gender theory” (teoria di genere) è stata ripresa dai militanW omosessuali nella loro baXaglia per la non-­‐differenza dei sessi. Negli anni Sessanta i movimenW femminisW anglosassoni denunciavano le differenze sociali che ancora esistevano fra uomini e donne, a causa solo del loro differente sesso. Queste idee hanno dato i natali alla 15
nozione di “genere”, che può essere definito come il ruolo sociale aXribuito a ciascun sesso. Il genere è relaWvo alle norme, agli standard sociali di ciò che è considerato maschile o femminile. In altri termini definisce la differenza e la gerarchizzazione dei rapporW sociali fra uomini e donne in funzione del loro sesso.
È ciò che avrebbe mantenuto sistemaWcamente la donna in posizione soXomessa.
Se il sesso fa riferimento alle differenze biologiche tra uomo e donna, il genere fa riferimento alle differenze sociali dovute precisamente a questa differenza di sesso. Il genere è anche quello che potremmo chiamare “il sesso sociale”. Vengono allora denunciate come oppressive le teorie che collocano in ruoli, mesWeri o nell’immaginario gli individui come “l’uomo al lavoro e la donna a casa”
“Non si nasce donna, lo si diventa”
I teorici di genere sostengono, come Simone de Beauvoir, che “non si nasce donna, lo si diventa”, a causa di quelle “caraXerisWche di genere” che sono in gran parte il prodoXo di una costruzione culturale, che essi denunciano. Si nasce “neutri”, secondo loro, ed è la società che imporrebbe a ciascun uomo di essere uomo perché è di sesso maschile e a ciascuna donna di essere donna perché di sesso femminile, con tuXe le disuguaglianze che questo implica
QuesW teorici non definiscono l’individuo per il suo sesso (uomo o donna) ma per la sua sessualità (omo, etero…). Cancellano la dimensione biologica e anatomica che disWngue i due sessi e non vedono altro che generi mulWpli, deXaW dalla cultura e dalla storia.
Considerando l’idenWtà sessuale degli individui come costruzione sociale e culturale, quindi arWficiale, i movimenW femminisW denunciano i rapporW sociali e rivendicano una cultura in grado di proteggere le donne. Protezione che, tra l’altro,
passerebbe per la rinuncia all’eterosessualità.
La “queer theory”: farla finita con la differenza sessuale come dato naturale
I teorici più radicali vanno più lontano: esprimono la volontà di eliminare tuXe le disparità tra uomini e donne e di arrivare a una perfeXa uguaglianza tra loro.
In nome di questa uguaglianza, e considerando che non ci possono essere delle differenze senza disuguaglianza (non esiste quindi alcuna anWnomia fra differenza e uguaglianza, il contrario dell’uguaglianza non è la differenza, e l’uguaglianza non è contraddiXoria rispeXo alla differenza sessuale), richiedono di far scomparire la differenza sessuale tra uomini e donne (percepire la differenza come un problema, che paradosso in una società in cui non ci si spende che per l’acceXazione del diverso!).
Poiché è la differenza sessuale che farebbe persistere la soXomissione della donna all’uomo, l’uguaglianza passerebbe per forza dalla non differenziazione sessuale. 16
Sembrerebbe allora che lo scopo definiWvo della rivoluzione femminista non sia solo di farla finita con il privilegio maschile, ma addiriXura con la disWnzione stessa dei sessi. Se il genere è una pura costruzione sociale, allora tuXe le rappresentazioni sociali della sessualità diventano costruite, acquisite e arWficiali. Poco a poco il sesso in quanto categoria naturale viene rimesso in discussione e la differenza sessuale in quanto dato naturale viene relaWvizzata.
La negazione della differenza sessuale
La queer theory (bizzarro, strano, in inglese, in opposizione a straight) spinge la teoria di genere al suo estremo e le rimprovera di essere costruita su un presupposto eterosessista: dare per acquisito il faXo che l’eterosessualità sia la norma e che si traY, di faXo, di un orientamento sessuale superiore ad altri. Dal momento in cui l’eterosessualità non è più “ovvia”, tuXe le forme di idenWtà sessuale sono possibili
La queer theory rivendica la creazione di una nuova antropologia che non sarebbe soXomessa alla “eterosessualità obbligatoria” o alla “eterosessualità come dato scontato”, con l’obieYvo di tornare a uno stato primigenio in cui non sarebbero esisWte differenze sessuali o “di genere”. Vuole farla finita con la percezione di “genere” dell’individuo e con tuY gli uWlizzi sessuaW delle parole, in modo che “uomo” oppure “maschile” possano essere riferiW a un corpo femminili, in quanto il corpo stesso non è più una realtà data. Non essendo altro che una costruzione sociale, l’idenWtà sessuale non è in alcun caso determinante per la psiche di un individuo. Non c’è moWvo per tenerne conto.
Dal progeJo poliIco di sosItuire l’idenItà sessuale con l’orientamento sessuale…
Al posto dell’idenWtà sessuale, che è stata come eliminata, la queer theory propone un “orientamento sessuale” che verrebbe scelto da ogni individuo in funzione del genere che sente proprio per sua essenza interiore.
DisWnguendo ciò che è sessuale (il sesso come dato di faXo) da quello che è sessuato (la sessualità come comportamento) la queer theory difende l’idea che si può essere fisicamente maschili ma psichicamente femminili, e viceversa. E che indipendentemente dalla propria biologia e dal proprio genere si può avere un desiderio omosessuale, eterosessuale, bisessuale o asessuale.
La queer theory invita così l’individuo a uscire dalla camicia di forza “uomo” o “donna” che non ha scelto e a esprimersi nella maniera in cui percepisce se stesso. Per esempio, un essere maschile sul piano biologico e “di genere” femminile potrebbe avere un desiderio eterosessuale e vivere, quindi, con un altro uomo.
In questa prospeYva, l’orientamento sessuale scelto dall’individuo non avrebbe mai nulla di definiWvo e potrebbe cambiare nel corso della vita. Se il genere è costruito, allora può essere decostruito. Il femminile o il maschile diventano dei semplici ruoli 17
che si può scegliere, o no, di indossare, di farne una parodia o di cambiare a piacere. Donne, uomini, etero, omo, bisessuali o transessuali… in questa farandola di generi le idenWtà sessuali sono sosWtuite dagli individui, che non smeXono di crearsi e ricrearsi nel loro rapporto con gli altri.
È in nome della tolleranza che i difensori della queer theory richiedono il riconoscimento sociale di tuXe le forme di orientamento sessuale: homo, bi, trans… Ma la tolleranza qui non ha altro ruolo che quello di essere un cavallo di Troia nella baXaglia contro l’eterosessualità, norma sociale che essi considerano imposta e superata, poiché costruita sulla differenza sessuale.
… al progeJo poliIco di distruggere il matrimonio.
Questa baXaglia evidentemente ha per obieYvo l’aXuale modello familiare, vissuto come un condizionamento sociale e come ostacolo all’espressione del loro “io profondo”: il loro genere (la medicina e lo stato civile devono adaXarsi a questa scelta di appartenenza sessuale).
In effeY, se non è più l'idenWtà sessuale degli individui che prevale, ma il loro orientamento sessuale, se un individuo fisicamente maschio potrebbe in realtà essere psichicamente femminile o viceversa, se è la volontà del singolo e non più la natura che determina il sesso, perché non isWtuzionalizzare l'unione di due persone, quali che siano? E sopraXuXo in nome di cosa si può rifiutare di affidare loro dei bambini poiché i diversi modelli sono consideraW equivalenW?
Di fronte a questa marea di domande, è legiYmo chiedersi se l'obieYvo dei militanW non sia alla fine la distruzione definiWva del matrimonio e della famiglia, come sono tradizionalmente intesi. A tal fine, il matrimonio omosessuale e il diriXo all'adozione per le coppie dello stesso sesso non sarebbe altro che un modo per fare meglio saltare le fondamenta della società, per rendere possibili tuXe le forme di unione, finalmente liberate da una moralità ancestrale, e per far così definiWvamente sparire la nozione stessa di differenza sessuale.
LA V ISIONE B IBLICA D ELLA COMPLEMENTARITÀ U OMO-­‐DONNA
La complementarietà uomo-­‐donna è un principio struXurante dell’ebraismo, così come di altre religioni, di correnW di pensiero non religiose, dell’organizzazione della società, e anche dell’opinione di una vasWssima maggioranza della popolazione. Questo principio, per me, trova il proprio fondamento nella Bibbia. Per altri può trovare il proprio fondamento altrove. Mi concentrerò qui sulla visione biblica, che non esclude altre visioni.
Una differenza irriducibile
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“D-­‐o creò l’uomo a sua immagine; a immagine di D-­‐o lo creò; li creò maschio e femmina” (Genesi 1, 27). Il racconto biblico fonda la differenza sessuale nell’aXo creatore. La polarità maschile-­‐femminile aXraversa tuXo ciò che esiste, dall’argilla fino a Dio. Fa parte del dato primordiale che orienta la vocazione rispeYva — l’essere e l’agire — dell’uomo e della donna. La dualità dei sessi apparWene alla cosWtuzione antropologica dell’umanità.
Così, ogni persona è portata presto o tardi a riconoscere di possedere solo una delle due varianW fondamentali dell’umanità e che l’altra le sarà per sempre inaccessibile. La differenza sessuale è quindi un segno della nostra finitezza. Io non sono tuXo l’umano. Un essere sessuato non è la totalità della sua specie, ha bisogno di un essere dell’altro sesso per produrre il suo simile.
Una differenza cosItuIva sulla trascendenza
La Genesi vede la somiglianza dell’essere umano con D-­‐o solo nell’unione dell’uomo e della donna (Genesi 1, 27) e non in ognuno di essi, preso separatamente. Cosa che suggerisce che la definizione dell’essere umano non sia percepibile che nella congiunzione dei due sessi. Perché ogni persona, a causa della sua idenWtà sessuale, viene rinviata al di là di se stessa. A parWre dal momento in cui è consapevole della propria idenWtà sessuale, ogni essere umano si vede così messo di fronte a una sorta di trascendenza. È obbligato a pensare al di là di se stesso e a riconoscere come tale un altro essere inaccessibile, essenzialmente simile, desiderabile e mai totalmente comprensibile.
L’esperienza della differenza sessuale diventa così il modello di tuXa l’esperienza della trascendenza che definisce un rapporto indissolubile con una realtà del tuXo inaccessibile. Su questa base è possibile capire perché la Bibbia uWlizzi volenWeri la relazione tra uomo e donna come metafora del rapporto tra D-­‐o e l’uomo; non perché D-­‐o sarebbe maschile e l’essere umano femminile, ma perché la dualità sessuale dell’essere umano è la cosa che esprime più chiaramente un’alterità insormontabile anche nella relazione più streXa.
Dalla solitudine alla relazione
È notevole che nella Bibbia la differenza sessuale sia enunciata subito dopo l’affermazione che l’uomo è a immagine di Dio. Ciò significa che la differenza sessuale è parte di questa immagine ed è benedeXa da D-­‐o.
La differenza sessuale va dunque interpretata come un faXo naturale, permeato di intenzioni spirituali. Ne è prova che nella creazione in seXe giorni gli animali non siano presentaW come sessuaW. Ciò che li caraXerizza non è la differenza dei sessi, ma la differenza degli ordini e, all’interno di ogni ordine, la differenza delle specie: ci 19
sono i pesci del mare, gli uccelli del cielo, le besWe della terra… TuY gli esseri vivenW sono generaW, come un ritornello, “secondo la loro specie” (Genesi 1, 21).
In questo racconto la disWnzione in sessi è menzionata solo per l’uomo poiché è proprio nel rapporto d’amore, che include l’aXo sessuale mediante il quale l’uomo e la donna “diventano una carne sola”, che tuY e due realizzano il proprio obieYvo: essere a immagine di D-­‐o.
Il sesso non è dunque un aXributo casuale della persona. La genitalità è l’espressione somaWca di una sessualità che influenza tuXo l’essere della persona: corpo, anima e spirito. È proprio perché l’uomo e la donna si percepiscono differenW in tuXo il loro essere sessuato, pur essendo entrambi persone, che complementarietà e comunione sono possibili.
“Maschile” e “femminile”, “maschio” e “femmina” sono termini relazionali. Il maschile è tale solo nella misura in cui è rivolto verso il femminile; e, aXraverso la donna, verso il figlio -­‐ in ogni caso verso una paternità, che sia carnale o spirituale. Il femminile è tale solo nella misura in cui è rivolto verso il maschile; e, aXraverso l’uomo, verso il bambino -­‐ in ogni caso verso una maternità, sia essa carnale o spirituale.
Il secondo racconto della creazione approfondisce questo insegnamento presentando l’aXo della creazione della donna soXo forma di un’operazione chirurgica con cui D-­‐o toglie dal più inWmo di Adamo quella che diventerà la sua compagna (Genesi 2, 22). Da quel momento né l’uomo né la donna saranno il tuXo dell’umano, e nessuno dei due saprà tuXo dell’umano.
Si esprime una duplice finitezza:
• Io non sono tuXo, non sono neppure tuXo l’umano.
• Io non so tuXo sull’umano: l’altro sesso resta per me sempre parzialmente inconoscibile.
Questo conduce a una impossibile autosufficienza per l’essere umano. Questo limite non è una privazione, ma un dono che permeXe la scoperta dell’amore che nasce dallo stupore di fronte alla differenza.
Il desiderio fa sì che l’essere umano scopra l’alterità sessuata in seno alla natura stessa: “Questa volta essa è osso dalle mie ossa e carne dalla mia carne!” (Genesi 2, 23) e l’apertura a questo altro gli consente di scoprire se stesso nella sua differenza complementare: “lei si chiamerà Ishà perché è presa da Ish” (cfr. ibidem).
“L’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Genesi 2, 24). In ebraico “una sola carne” rimanda al “Solo”, Ehad -­‐ il nome divino per eccellenza, secondo la preghiera dello Shmà Israel: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro D-­‐o, il Signore è uno Solo – Adonai Ehad” (Deuteronomio 6, 4).
È nella loro unione insieme carnale e spirituale, resa possibile dalla loro differenza e dal loro complementare orientamento sessuale, che l’uomo e la donna riproducono, nell’ordine creato, l’immagine del D-­‐o unico.
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Come contrappunto, il terzo capitolo della Genesi presenta il peccato come rifiuto del limite e quindi della differenza: “Dio sa che il giorno che voi ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come degli dei, che conoscono il bene e il male” (Genesi 3, 5).
“L’albero della conoscenza del bene e del male” -­‐ “l’albero del conoscere bene e del conoscere male” -­‐ simboleggia proprio le due modalità per comprendere il limite:
• il “conoscere bene” rispeXa l’alterità, acceXa di non sapere tuXo e acceXa di non essere tuXo; questo modo di conoscere apre all’amore e quindi all’“albero della vita”, piantato da D-­‐o al centro del giardino (Genesi 2, 9);
• il “conoscere male” rifiuta il limite, la differenza; mangia l’altro nella speranza di ricosWtuire in sé il tuXo e di acquisire l’onniscienza. Questo rifiuto della relazione di alterità conduce alla bramosia, alla violenza e infine alla morte.
Non è proprio questo che propone il gender: il rifiuto dell’alterità, della differenza, e la rivendicazione di poter adoXare tuY i comportamenW sessuali, indipendentemente dalla differenziazione sessuale, il dono primo della natura? AltrimenW deXo, la pretesa di “conoscere” la donna come l’uomo, di diventare il tuXo dell’umano, di liberarsi da tuY i condizionamenW naturali, e quindi “di essere come degli dei”?
CONCLUSIONI
Dopo l’analisi delle argomentazioni, dopo aver studiato le teorie che le sostengono, è necessario raggiungere una conclusione al dibaYto che si affronta. Come altri, sono stato ricevuto in udienza dalla signora ChrisWane Taubira, Guardasigilli e Ministro della GiusWzia, e dalla signora Dominique BerWnoY, Ministro Delegato incaricato della Famiglia. Come altri, sono stato ascoltato rispeXosamente, ma solo il progeXo di legge e le posizioni che assumerà il Governo permeXeranno di dire se la concertazione fu autenWca o di facciata, se ha per-­‐ messo l’emergere di un percorso del pensiero o se è stata solamente una procedura progeXata da benpensanW e a loro solo servizio. Al momento di concludere, viene fuori che le argomentazioni richiamate di uguaglianza, d’amore, di protezione o di diriXo al figlio si smontano e non possano, da sole, giusWficare una legge. Che i diriY in termini di omogenitorialità e di adozione siano estesi o limitaW, ugualmente risulta che i militanW LGBT uWlizzeranno il matrimonio omosessuale come Cavallo di Troia nell’ambito del loro progeXo ben più grande, di negare la connotazione sessuale, di cancellare le differenze sessuali e di sosWtuirle con degli orientamenW che permeXano allo stesso tempo di liberarsi dal “giogo naturale” e di meglio minare i fondamenW eterosessuali della nostra società. 21
Non sarebbe un aXo né di coraggio né di gloria votare una legge uWlizzando più slogan che argomentazioni, appiaXendosi sull’ipocrisia dominante per paura di anatemi e con un contro-­‐aXacco in extremis che chieda: “se non c’è moWvo di fare una legge, perché da fasWdio che ve ne sia una?”.
Quello che mi preoccupa è il rifiuto della discussione, il rifiuto di portare argomenW propri.
Ciò che mi crea dei problemi nella proposta di legge è che farebbe dei danni all’insieme della nostra società.
Il problema della proposta di legge, il danno che avrebbe causato a tuXa la nostra società ad esclusivo beneficio di una minoranza piccolissima, una volta che siano state mescolate in maniera irreversibile tre cose:
• le genealogie, sosWtuendo l’idea di genitorialità a paternità e maternità
• lo status del bambino, che passerebbe dall’essere soggeXo all’essere oggeXo a cui chiunque avrebbe diriXo
• le idenWtà dove la identità sessuale come dato naturale sarebbe costretta a
cedere il passo all'orientamento espresso da ciascuno, nel nome della lotta
contro le disuguaglianze, fatte passare per eliminazione delle differenze.
Si traXa di quesWoni che devono essere poste in maniera chiara nel dibaYto sul matrimonio omosessuale e sull’omogenitorialità. Rimandano ai fondamenW della società in cui ognuno di noi vuole vivere.
Sono tra coloro che pensano che l’essere umano non si possa costruire senza una struXura, senza ordine, senza statuto, senza regole. Penso che l’affermazione della libertà non implichi la negazione dei limiW. Che l’affermazione dell’uguaglianza non comporW il livellamento delle differenze. Penso che la potenza della tecnica e dell’immaginazione esigano di non dimenWcare mai che l’essere è un dono, che la vita ci precede sempre e che ha le proprie leggi.
Voglio una società in cui la modernità prenda tuXo lo spazio che merita, senza che però vengano negaW i principi elementari dell’ecologia umana e familiare.
Di una società in cui i differenW modi di essere, di vivere e di desiderare siano acceXaW come una possibilità senza che, per altro, tale diversità venga diluita riducendola a un minimo comun denominatore che cancelli ogni differenziazione.
Di una società in cui, nonostante i progressi del virtuale e dell’intelligenza criWca, le parole più semplici — padre, madre, coniugi, genitori — conservino il loro significato, allo stesso tempo simbolico e incarnato.
Di una società in cui i bambini siano accolW e occupino il loro posto, tuXo il loro posto, senza però diventare oggeXo di possesso a ogni costo o posta in gioco del potere.
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Ho voglia di una società in cui ciò che accade di straordinario nell’incontro tra un uomo e una donna conWnui a essere isWtuito, con un nome preciso.
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