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IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SCHEDA N.1 – LE

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IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SCHEDA N.1 – LE
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
SCHEDA N.1 – LE MASSE E LA PROPAGANDA
TIPOLOGIA: lettura e approfondimento
TESTO DI RIFERIMENTO: A.Ventrone, Il nemico interno : immagini,
parole e simboli della lotta politica nell'Italia del Novecento,
Roma, Donzelli, 2005.
Introduzione
Con la prima guerra mondiale cambia il modo di rapportarsi con
il nemico, che assume caratteristiche nuove, ben diverse da quelle
settecentesche ed ottocentesche in cui il nemico era temuto, ma anche
rispettato.
Tale trasformazione è dovuta indubbiamente ad un profondo
cambio sociale, economico, politico ed istituzionale, verificatosi tra la
seconda metà del XIX secolo e gli inizi del Novecento. In questo
frangente storico le masse diventano ormai un soggetto politico con cui
tutti gli stati devono attivamente confrontarsi.
Due sono i fattori che più di altri dobbiamo avere presente:
• la grande trasformazione delle città nella seconda metà
dell'Ottocento che demograficamente crescono e da centri in gran
parte artigianali e commerciali si trasformano in centri industriali.
Qui nascono nuove forme di aggregazione sociale che pongono le
basi ai primi partiti di massa (socialdemocratici e socialisti) che
ben presto si dovranno confrontare con altri partiti di massa
ispirati a convinzioni liberal nazionali, o al cattolicesimo sociale;
• l'affermazione del suffragio universale che tra fine Ottocento e
inizi Novecento cambia profondamente il modo di fare politica
di molti stati europei. Il potere nel tentativo di trovare nuovi
modelli comunicativi per rapportarsi con le masse comincia ad
utilizzare in maniera molto accurata uno nuovo strumento ossia la
propaganda politica;
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
La comunicazione politica diventa dunque in questo periodo un
problema di massa e le masse diventano bersaglio di una comunicazione
propagandistica che muove qui i primi passi.
Analisi della fonte
Leggiamo ora insieme un riflessione tratta da A.Ventrone, op. cit.,
riguardante i profondi cambiamenti concettuali avvenuti a causa del
conflitto e all'intenso uso della propaganda politica.
La propaganda politica, dunque, si fonda però molto spesso sulla netta
divisione della realtà in bene e male, amico e nemico; e ciò è tanto più
vero in caso di guerra, visto che lo scopo esplicito diventa allora quello
di spingere la comunità all'unione e all'accantonamento di ogni
divergenza per far fronte al comune pericolo. Il legame tra elemento
morale ed elemento fisico diventa essenziale: la bruttezza o la deformità
fisica, infatti, servono a descrivere i segni di una più profonda e
sostanziale bruttura morale, e l'enfatizzazione dei misfatti del nemico e
della sua irriducibile diversità hanno l'obiettivo di accrescere l'odio nei
suoi confronti e di legittimare i sacrifici che il conflitto richiede. In tali
casi, l'immagine diventa “cruda” e le parole “nude”; il linguaggio si fa
brutale, non dissimula, ma esalta la violenza, incita all'odio. La guerra,
infatti, non ammette sfumature e quindi tende a semplificare i messaggi:
non si vuole più parlare, ma solo far vedere e sentire. La parola
raziocinante tende a indietreggiare, le frase a scomparire. Dominano
immagini forti, aggressive, eccessive. Lo scopo non è di indurre alla
riflessione, ma all'azione. D'altronde, com'è stato notato, denunciare
quali sono le fonti del male significa suggerire implicitamente il rimedio
per eliminarle.
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
ESERCIZI di concettualizzazione:
ATTIVITÀ proposta:
1) Cerca di definire in tre righe il concetto di propaganda. Se hai
difficoltà aiutati con il dizionario.
1) 45 minuti – forma scritta – prodotto: 2 pagine di dialogo e 2 pagine di
testo argomentativo.
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Obiettivo: indurre alla riflessione e all'ascolto
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In base ai saperi acquisti i ragazzi lavorando a coppie devono scrivere un
dialogo in cui un cittadino austroungarico ed un cittadino italiano vissuti
nel 1915 si accusano l'un l'altro facendo vedere e facendo sentire le
proprie ragioni senza ascoltarsi. Ognuno senza consultare l'altro deve
addurre almeno tre argomenti a favore della propria causa.
Dopo aver redatto il testo, i ragazzi si scambiano i fogli e cercano di dare
una giustificazione logico-politica alle ragioni dell'altro.
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2) Perché la propaganda esalta la bruttura morale del nemico?
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2) 45 minuti: scrittura riflessiva
3) Analizza la fonte citata e definisci il significato che l'autore attribuisce
alla funzione dell'immagine e quello che attribuisce alla funzione della
parola.
Obiettivo: attualizzazione di una problematica storica, riflessione
Immagine:__________________________________________________
__________________________________________________________
Parola:_____________________________________________________
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Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
Scrivi una breve riflessione sul tema: Quando l'emotività e l'irrazionale
paura dell'altro diventano la base per unire la comunità ….
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
SCHEDA N. 2- PROPAGANDA E IL NEMICO ESTERNO
TIPOLOGIA: analisi e schematizzazione
Introduzione
Ogni guerra ha un suo nemico esterno che specialmente con l'avvento della
società di massa va caratterizzato in modo inequivocabile per renderlo riconoscibile
anche a coloro che non combattono al fronte. Partendo da questa necessità la
propaganda nazionale durante la prima guerra mondiale creò o alimentò immagini
stereotipate del nemico che esasperavano sia i tratti somatico-razziali, sia le
caratteristiche culturali delle singole nazioni.
Per raggiungere questo scopo la propaganda organizzata a livello di appositi
uffici statali e militari e che non conosceva ancora la radio e la tv, fece uso delle
vignette sui giornali, dei disegni satirici su manifesti, dei testi delle canzoni militari
ecc..
La caratterizzazione e la demonizzazione del nemico esterno ebbe un ruolo
molto importante non solo per motivare i soldati al fronte, ma soprattutto per tenere
coeso il fronte interno ossia la nazione. In questo gioco propagandistico lo Stato
giustificava sé stesso e le proprie azioni nei confronti della popolazione civile,
proiettando un'immagine positiva di sé e seminando al contempo paura dello straniero,
del barbaro avversario, rappresentato non poche volte come il diavolo in persona.
Le immagini che abbiamo raccolto ci dicono molto su come venivano percepiti
alcuni stati e su come questi percepivano se stessi.
1) La carta geografica dell'Europa dal punto di vista degli imperi centrali nel 1914
Analisi delle fonti: La carta geografica delle nazioni Europee
La carta geografica dell'Europa in cui vengono disegnati i singoli stati
nazionali in modi molto originali è un topico antecedente alla prima guerra mondiale
che continuerà ad essere molto usata durante tutto il primo conflitto mondiale.
Osservando le mappe geografiche del 1914 e 1915 che pubblichiamo affianco,
si possono cogliere alcune rappresentazioni stereotipate dei singoli paesi, ma con
caratterizzazioni molto diverse.
2) La carta geografica dell'Europa dal punto di vista delle forze dell'Intesa nel 1914
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
ESERCIZIO:
1) Osserva le carte geografiche pubblicate e cerca di spiegare perché l'Italia è
rappresentata in modi così diversi nella carta geografica 1, 2 e 3. .
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2) Descrivi in che modo è disegnata la Serbia nella carta geografica numero 1. Si
tratta di una rappresentazione storicamente accettabile? A che cosa si riferisce?
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3) La carta geografica dell'Europa dal punto di vista inglese nel 1915
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3) Nella carta geografica numero 2 e 4 si possono cogliere alcuni aspetti caratteristici,
ma anche contraddittori dell'Inghilterra? Quali?
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4) La carta geografica dell'Europa dal punto di vista degli imperi centrali nel 1915
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
ATTIVITA': - sviluppo delle competenze orali -. Cerca di presentare oralmente al tuo
compagno o alla classe i contenuti di una delle carte geografiche qui pubblicate,
evidenziando il messaggio propagandistico.
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
SCHEDA N. 3- PROPAGANDA E DEMONIZZAZIONE
TIPOLOGIA: approfondimento
La demonizzazione del tedesco – motivi
Nel corso del conflitto mondiale il linguaggio iconografico si farà molto più crudo
arrivando ad una vera e propria demonizzazione del nemico esterno.
Tra tutti i paesi in guerra il paese più demonizzato fu sicuramente la Germania. Ciò
successe anche in l'Italia che a rigor di logica avrebbe dovuto demonizzare molto più
l'Austria- Ungheria, storico rivale delle guerre risorgimentali.
Perché ciò non successe e perché fu proprio la Germania ad incutere tanto timore?
Ciò che colpì l'opinione pubblica mondiale sin dall'inizio della Grande guerra fu la
concretezza e la brutalità dell'azione militare tedesca.
La Germania riuscì infatti a mostrare sui campi di battaglia tutta la propria superiorità
tecnologica, utilizzando senza remore morali armi nuove, ancora sconosciute in Europa
cambiando di fatto gli schemi di combattimento ottocenteschi.
L'uso dei gas asfissianti, dei sottomarini, dei lanciafiamme diede adito ad uno stereotipo
del tedesco ipermoderno e ipertecnologico, che però da un punto di vista umano rimane
incivile e barbaro, dunque crudele e spietato. Il confine tra modernità, civiltà e barbarie
divenne in questo caso molto labile e il tedesco si affermò nell'immaginario della
propaganda nemica come il nuovo barbaro tecnologico ma per sua propria natura tale.
Non pochi infatti furono i casi in cui la propaganda avversaria cercò di spiegare le
ragioni della brutalità militare tedesca addirittura con teorie di tipo biologico razziale.
Il demone tedesco
L'autorappresentazione tedesca
La propaganda militarista tedesca, specialmente all'inizio della guerra, tendeva a
rappresentare la Germania con la figura di un giovane e forte soldato, capace di
sconfiggere uno dopo l'altro tutti i nemici. Questa autorappresentazione è ben visibile
nell'immagine che si pubblica qui a fianco in cui i due alleati Austria e Germania, anche
fisicamente più grandi, sono in grado di regolare i conti con il militarismo francese, le
ambizioni russe e con il liberalismo capitalista inglese. Va sottolineato un dettagli: il
tedesco tendeva a percepire se stesso come un militare.
La Germania e l'Austria due potenze militari.
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
L'Italia secondo la propaganda austriaca
L'autorappresentazione dell'Italia
Non poche furono invece le rappresentazioni stereotipate dell'Italia nella
stampa europea e in special modo di quella austriaca. L'Italia infatti alleata della
Germania e dell'Austria sino al 1914, neutrale tra il 1914 e il 1915 e alleata dell'Intesa
dopo la firma del trattato di Londra venne spesso accusata di essere una traditrice
vendutasi al miglior offerente.
In verità il dibattito politico interno che portò l'Italia a scegliere prima la
posizione neutralista e poi ad entrare in guerra fu molto complesso, non legato solo a
interessi politici esterni.
Molto spesso la propaganda italiana rappresentava la nazione con vesti femminili.
Pubblichiamo qui tre esempi. L'Italia nel 1915 si presenta come una fiera guerriera con
in mano lo scudo dei Savoia che insieme ai suoi alleati sconfigge il barbaro germanico,
mantenendo così alti i valori della civiltà.
Diversamente si presenta nella seconda immagini in cui quasi in un atteggiamento
religioso dichiara di esser pronta a sacrificare i propri figli per una giusta causa.
Pubblichiamo una vignetta in cui si evidenziano
i presunti interessi pecuniari della classe
dirigente italiana e l'inaffidabilità dell'alleato
italiano.
Cadorna, Vittorio Emanuele e D'Annunzio
Dicono che senza soldi non c'è guerra, ma noi
ci siamo convinti del contrario, senza guerra
non ci sono i soldi.
Maldetto Katzelmacher
Il vignettista austriaco Arpad Schmidhammer diede vita
allo stereotipo dell'italiano tipico. Si tratta di Maledetto
Katzelmacher un brigante
meridionale
diventato
bersagliere per poter derubare
l'Austria di qualcosa.
La figura di Katzelmacher fa
riferimento ad un vocabolo
dispregiativo (fabbricatore di pentole) con cui già dal
Settecento in poi venivano chiamati i lavoratori italiani
emigrati in area tedesca.
Il soldato italiano - raffigurato come Maledetto
Katzelmacher - un amico inaffidabile.
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
Nell'ultima immagine
risalente al 1918 l'Italia si
mostra nelle vesti di una
donna, lavoratrice, che
sventola la bandiera della
vittoria, pronta a guardare
verso il futuro per ricostruire
l'Italia.
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
SCHEDA N. 4- PROPAGANADA E IL NEMICO INTERNO
TIPOLOGIA: analisi e schematizzazione
TESTO DI RIFERIMENTO: A.Ventrone, Il nemico interno : immagini, parole e
simboli della lotta politica nell'Italia del Novecento, Roma, Donzelli, 2005.
Introduzione
Oltre al fronte esterno la prima guerra mondiale anche a causa della sua lunga
durata, elabora il concetto di fronte interno, a cui le autorità di tutti gli stati coinvolti nel
conflitto, presteranno moltissima attenzione. La guerra infatti andava combattuta anche
grazie ad un controllo minuzioso degli organi di stampa, dell'educazione scolastica e
soprattutto delle idee pacifiste.
In Italia ad esempio il 23 maggio 1915, alla vigilia dell’entrata in guerra, venne
istituita la censura preventiva sulla stampa. Così come in altri paesi si è cercato di
prevenire la pubblicazione sugli organi di stampa di notizie non comunicate dal governo
e dai comandi superiori dell’esercito relative allo stato e ai movimenti dell’esercito e
dell’armata, ai relativi alti comandi, agli apprestamenti offensivi e difensivi, ed al
numero dei feriti, morti e prigionieri.. Perché?
Nei paesi belligeranti, tutte le notizie riguardanti gli eventi bellici e non,
venivano sottratte alla libera informazione della stampa e demandate alle fonti ufficiali
costituite dai bollettini del Comando supremo che molto spesso censuravano i giornali.
Questo veniva fatto per bloccare la diffusione di notizie reputate disfattiste
dalle autorità militari e politiche. A tal proposito venne creato un imponente apparato
burocratico che aveva come compito principale combattere il nemico interno. Si tratta
di una struttura ramificata, che faceva capo ad uffici specifici e che oltre alla censura sui
mezzi di stampa, aveva anche l'ordine di controllare la posta privata dei militari e
addirittura la posta civile nonché le conversazioni telefoniche interurbane ecc. Si tratta
di un controllo che si converte in una sorta di spionaggio.
In sostanza bisognava controllare tutto e tutti in modo da limitare l'azione di un
fantomatico nemico interno che diffondendo il malessere e il malcontento tra la
popolazione, avrebbe determinato la sconfitta della nazione.
E' curioso prendere in considerazione il fatto che i circoli militari tedeschi
ancor dopo la fine della guerra addossarono la colpa della sconfitta militare proprio a
questo fantomatico nemico interno che venne identificato con la SPD (partito
socialdemocratico tedesco), che seppure votò l'entrata in guerra fu sempre criticato per
le posizioni di certi suoi leader reputati pacifisti. Anche il partito socialista italiano, che
fu l'unico partito socialista europeo a votare contro l'entrata in guerra fu durante la
guerra oggetto di grandi pressioni.
Ma chi era per gli organi della propaganda il nemico interno?
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
I PACIFISTI
I SOCIALISTI
Tutta la socialdemocrazia europea, per i suoi forti
connotati internazionalistici era considerata il
nemico interno numero uno.
I partiti socialdemocratici e socialisti avevano
programmi politici internazionalisti e anticapitalisti
perciò
incompatibili
con
la
propaganda
nazionalistica e i programmi nazionalisti.
I
lavoratori dovevano unirsi per cambiare l'ordine
sociale. Proprio per questo erano considerati nemici,
vennero presi spesso di mira da provvedimenti di
fermo in quanto reputati disfattisti e traditori della
patria.
e
e
Le due immagini
che qui pubblichiamo si
riferiscono al caso italiano. Durante la forte
polemica relativa all'entrata in guerra dell'Italia, i circoli nazionalistici hanno cercato di
screditare il leader socialista Filippo Turati. Nella prima egli si trova in compagnia di
Francesco Giuseppe e Guglielmo II, servo dunque
degli interessi della socialdemocrazia tedesca.
Nella seconda in cui si può vedere un giovane
Mussolini, allora direttore del giornale socialista
l'Avanti, messo in croce, Turati è rappresentato
come l'esecutore materiale di ordini dati
dall'internazionale socialista. A Mussolini,
raffigurato metà guerriero metà angelo della pace,
non si è permesso di manifestare liberamente le
sue idee interventiste.
Dopo questo scontro tra con PSI Mussolini
approderà presto su posizioni apertamente
interventiste fondando un nuovo giornale Il
popolo d'Italia.
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
I CATTOLICI
L'immagine tratta da Il Brivido un giornale fortemente anticlericale rappresenta papa
Giulio II, che nel XVI secolo alzò la suo voce contro i “barbari tedeschi”. A destra nella
foto vediamo papa Benedetto XV chiamato anche il “principe della pace”, apostrofato
duramente da Giulio II. Sotto l'immagine e affianco è pubblicata una poesia di G.
D'annunzio in cui il vate ironizza duramente sulla figura di papa Benedetto che con la
sua politica apertamente pacifista cominciò ad intromettersi secondo l'autore nella
politica italiana, con l'unico scopo di favorire i nemici tedeschi.
Il grande sforzo per arrivare ad una pace caratterizzò il pontificato di Benedetto XV che
con un importante tentativo diplomatico nel 1917 noto come Nota di pace riuscì quasi a
far passare un accordo di pace tra tutte le parti in causa.
Le sue posizioni pacifiste portarono le autorità italiane e non solo a considerare non
solo il papa, ma anche il mondo cattolico come un nemico interno, censurando i suoi
discorsi e internando anche sacerdoti. La propaganda anticlericale ed anticattolica andò
però scemando dopo la disfatta di Caporetto, quando una parte importante del mondo
cattolico in Italia si schierò a favore della guerra.
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
I NEUTRALISTI ITALIANI
Questa vignetta in maniera molto cruda rappresenta i neutralisti Giolittiani, colpevoli di
tradimento e di corruzione verso la Patria.
I circoli nazionali in Italia identificarono il gruppo di Giolitti, già tre volte primo
ministro e fortemente contrario alla guerra, come corrotto e traditore della patria.
Egli va dunque impiccato. Va ribadito che agli occhi dell'opinione pubblica italiana l'uso
della forca era tipico per Francesco Giuseppe che si servì di questo strumento di morte
quando giustiziò per alto tradimento alcuni rappresentanti dell'irredentismo italiano.
Perciò veniva comunemente chiamato l'impiccatore.
L'immagine indubbiamente ironizza anche su questo punto. Giolitti e i suoi difendendo
la pace faranno la stessa fine di alcuni eroi del risorgimento italiano. Il giustiziere però
in questo caso sarà un altro e la loro morte sarà ingloriosa.
.
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
GLI IMBOSCATI
GLI EGOISTI
Nei momenti difficili tutti devono dare una mano, tutti devono
sacrificarsi. Chi non lo fa, come è il caso dell'imboscato, che non
risponde al richiamo delle armi, è anche lui un nemico, da combattere.
La durata della guerra mise a dura prova anche le finanze pubbliche.
Proprio perciò molte furono le sollecitazioni in tutti gli stati europei di
non nascondere i propri soldi, ma investirli sottoscrivendo il prestito
nazionale. Chi non lo fa, si converte in un nemico del diavolo.
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
SCHEDA N. 5 - PRIMA GUERRA MONDIALE - IL SIGNIFICATO
DELLA PAROLA NEMICO
TIPOLOGIA: riflessione
APPROFONDIMENTO
Secondo l'opinione di Carl Schmitt (1888-1985), illustre politologo e giurista
tedesco, durante la prima guerra mondiale cambia profondamente il significato del
concetto di nemico. Si passa da una rappresentazione del nemico come iustus hostis –
nemico legittimo tipico della concezione ottocentesca ad una rappresentazione di
nemico straniero, nemico criminale, eticamente delegittimato che va dunque annientato.
Cambia così anche il concetto di guerra che da longa manus asservita alla
causa della politica, si trasforma in un affare principalmente etico in cui i giusti
combattono per sconfiggere i criminali, gli ingiusti, i malvagi.
Per capire meglio tutto ciò, cerchiamo di dare una spiegazione contestuale.
Secondo Schmitt la caratteristica fondamentale dell'epoca moderna, affermatasi
pienamente con il trattato di Westfalia nel 1648 in cui si pose fine alle guerre di
religione, fu la razionalizzazione dell'uso della guerra sul territorio europeo. La guerra
divenne infatti strumento dello stato sovrano per ottenere vantaggi politici nei confronti
di altri stati che a loro volta venivano comunque trattati con uguale dignità.
In breve tra '600 e '700, citando Cicerone, la dottrina politica e giuridica finì
coll'affermare che: “Hostis est, qui habet rem publicam, curiam, aerarium, consensum et
concordiam civium et rationem aliquam si res ita tulerit, et pacis et belli.” Il nemico può
essere dunque solo uno stato sovrano, a cui gli altri stati riconoscono pari diritti incluso
quello di fare guerra. Ciò venne a significare che anche il nemico potesse assurgere al
grado di iustus hostis – nemico legittimo e legittimato.
Il formalismo giuridico dell'epoca consentiva di non escludere che entrambi i
paesi contendenti potessero avere delle buone ragioni per combattere una guerra,
ragioni che del resto venivano valutate per conto proprio dalle cancellerie di ciascuno
Stato. In età moderna si era dunque introdotta una netta distinzione fra il «nemico
formalmente giusto» e il nemico «criminale, ribelle o pirata».
Il nemico criminale era passibile di sanzioni punitive, al contrario, il nemico
‘giusto’, anche se sconfitto, non perdeva la sua dignità e i suoi diritti, come provavano
le regole circa il trattamento dei prigionieri, l’immunità degli ambasciatori, le procedure
di resa e in particolare le modalità di conclusione di un trattato di pace con le annesse
clausole di amnistia.
Questo muto riconoscimento che riguardava in particolare la guerra terrestre
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
europea – e che escludeva la guerra civile e la guerra coloniale dove la sovranità degli
stati africani o asiatici veniva negata – impediva che i prigionieri e i vinti potessero
essere trattati come l’oggetto di una punizione, di una vendetta o di una cattura di
ostaggi.
I belligeranti si rispettavano come nemici e non si discriminavano come
criminali, cosicché una conclusione pacifica della guerra era possibile, anzi rimaneva
persino la sua normale e ovvia conclusione.
Con la prima guerra mondiale le cose cambiano radicalmente. L'avvento della
società di massa, e in special modo l'avvento della logorante guerra di trincea impone
un nuovo modo di combattere. La guerra andava combattuta anche con la propaganda
aprendo un novo fronte: quello interno. Ciò portò necessariamente alla demonizzazione
del nemico.
Il nemico sarà ben presto criminalizzato non solo a livello di propaganda
politica o militare, ma addirittura sul piano puramente diplomatico come del resto
successe con i trattati di pace di Parigi.
Ciò sia sotto il profilo giuridico che sotto il profilo culturale avrà delle
importanti ripercussioni nello sviluppo della storia europea del Novecento. L'affermarsi
dell'idea di un nemico criminale, che va annientato e che troverà la sua formalizzazione
giuridica proprio nel trattato di Versailles, aprì la strada a un nuovo modo di fare la
guerra e a molte delle tragedie del Novecento.
Si andò allora a legittimare l'idea della guerra giusta, condotta da una nazione o
da un gruppo di nazioni, per salvaguardare i propri valori indubbiamente giusti, messi in
discussione dall'altro, dallo straniero.
La guerra in quest'ottica non è più un fatto politico, ma assume un valore
puramente etico. Proprio per ciò non è raro che l'azione bellica durante il corso del
Novecento venga spesso chiamata un'operazione di polizia, oppure un'operazione di
pace condotta contro chi è di fatto identificato come un criminale.
E' del tutto logico che in quest'ottica venga meno il diritto di esistere
dell'avversario. Ritorna così a prendere piede nuovamente il concetto medievale di
guerra giusta, guerra etica che non è più guerra, ma paradossalmente operazione di
pace in quanto salvaguarda i valori di una data società.
IL NEMICO NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE
Fonte
Leggiamo attentamente un emblematico passo di Schmitt scritto nel 1950 e
cerchiamo di capire in che modo siamo abituati a pensare oggi al nemico.
ESERCIZI DI RICERCA.
Fai una breve ricerca sui giornali del primo dopoguerra. (molti sono disponibili anche
on – line) e cerca di capire:
Bei dem modernen, diskriminierenden Kriegsbegriff dient die Unterscheidung
von Recht und Unrecht des Krieges gerade dazu, daß der Feind nicht mehr als justus
hostis, sondern als krimineller Verbrecher behandelt wird. Der Krieg hört infolgedessen
auf, ein völkerrechtlicher Begriff zu sein, wenn auch die Tötung, Plünderung und
Vernichtung keineswegs aufhört, sondern sich durch neue, moderne Vernichtungsmittel
sogar noch steigert.
Indem der Krieg auf der einen Seite zur Strafaktion im Sinne des modernen
Kriminalrechts wird, kann der Gegner auf der anderen Seite kein justus hostis mehr
sein. Gegen ihn wird nicht mehr Krieg geführt, sowenig wie gegen einen Piraten, der in
einem ganz anderen Sinne Feind ist als der Kriegsgegner im Sinne des europäischen
Völkerrechts.
Er hat ein Verbrechen im kriminellen Sinne begangen, das Verbrechen des
Angriffs, “le crime de l'attaque". Die Aktion gegen ihn ist infolgedessen ebensowenig
Krieg wie die Aktion der staatlichen Polizei gegen einen Gangster Krieg ist; sie ist
bloße Exekution und schließlich — mit der modernen Verwandlung des Strafrechts in
soziale Schädlingsbekämpfung — nur eine Maßnahme gegen einen Schädling oder
Störer, gegen einen perturbateur, der mit allen Mitteln moderner Technik, z. B. durch
ein police bombing, unschädlich gemacht wird.
(C.Schmitt, Der Nomos der Erde im Völkerrecht des Jus Publicum Europaeum,1950,
Berlin)
Scheda didattica prodotta da: Peter Černic
•
•
quali furono le accuse mosse a Guglielmo II dopo la fine della prima guerra
mondiale;
in che modo venne tratta la Germania durante la conferenza di pace di Parigi.
Quali furono i suoi margini diplomatici? (Continuava ad essere un iustus
hostis, un nemico che è in qualche modo legittimato a trattare?)
COMPARIAMO I DOCUMENTI
Fai una breve ricerca su internet e trova il proclama Ai miei popoli che Francesco
Giuseppe indirizzo ai suoi sudditi nel 1914 dopo l'inizio della prima guerra mondiale.
Compara il documento con il discorso del presidente Wilson che nel 1917 portò
l'America in guerra contro la Germania.
Cerca di capire in che modo i due documenti rappresentano il nemico.
COLLEGHIAMO LE NOZIONI
Dopo aver studiato anche i capitoli relativi alla storia europea degli anni 20 e 30 cerca
di capire:
• quali furono le conseguenze del trattato di Versailles a breve termine e quali a
lungo termine?
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