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Il Padre nostro VENGA IL TUO REGNO Il Cardinale Carlo Maria

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Il Padre nostro VENGA IL TUO REGNO Il Cardinale Carlo Maria
Il Padre nostro
VENGA IL TUO REGNO
Il Cardinale Carlo Maria Martini definisce la seconda delle sette domande del Padre
nostro come “l’invocazione centrale della preghiera insegnataci da Gesù”. Da essa e in essa
derivano e confluiscono tutte le altre richieste che Gesù stesso ci ha insegnato a rivolgere al
Padre,
Ma il termine regno è una parola sempre più rara nel nostro vocabolario di ogni
giorno. Cosa evoca in me la parola regno, cosa mi richiama, a cosa mi fa pensare? Che
cosa è il Regno di Dio in se stesso e per me? Per noi, per la nostra cultura l’idea di regno è
ormai qualcosa di estraneo; per i bambini e i ragazzi esso evoca il reame delle fiabe o uno
dei tanti regni della storia, secondo i libri e le lezioni scolastiche. Per noi stessi si tratta di
qualche stato del mondo, dove l’istituzione monarchica ci appare più come una realtà del
passato, quasi anacronistica, spesso con tanti problemi di immagine nelle cronache dei
nostri giorni. Il regno però non è solo qualcosa del passato, delle favole, ma è un concetto
che non possiamo ignorare, perché Gesù stesso ne parla spesso. Egli inizia la sua attività
parlando del Regno: “Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino” (Mt 4, 17), che già
Giovanni Battista aveva annunciato (Mt 3, 2). Non si tratta di un Regno qualsiasi ma di quel
Regno che Gesù stesso definisce appunto, nel Vangelo di Matteo (4, 17) “il regno dei cieli”,
e in altri contesti chiama anche “regno di Dio” (es. Mt 12, 28), o anche “del Padre” (Mt 13,
43) e addirittura ”mio” (Gv 18, 36). Per questo nel Padre nostro si accentua l’aggettivo “tuo”,
invocando la venuta del Regno: venga il cielo sulla terra, venga il Re, il Regno nella sua
persona. “Venga il tuo Spirito Santo” dice un’antica variante della preghiera del Signore in un
testo del Vangelo di Luca.
Già nell’Antico Testamento il concetto di Regno è qualcosa di riservato a Dio.
Leggiamo il capitolo 8 del I libro di Samuele: il popolo eletto vuole un re come tutti gli altri
popoli, dimenticando che il suo unico re è Dio. Segue la storia del primo re che è Saul e
quindi vengono presentate le vicende del grande re Davide, del sapiente re Salomone, ecc.
Interessante al riguardo è il simpatico ma istruttivo apologo del capitolo 9 libro dei Giudici (in
particolare i versetti 8-15).
L’evangelista Matteo in quest’anno liturgico ci guiderà di domenica in domenica alla
scoperta del Regno, presentandoci Gesù che “percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle
loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno” (Mt 4, 23). Si tratta della cosa, della
“causa” che più gli sta a cuore, per questo è venuto nel mondo e nella storia. A questo tema
del Regno Gesù dedica le sue parole nelle più belle parabole (Mt 13): il seminatore, la
zizzania, il granello di senape, il lievito, il tesoro e la perla, la rete della pesca… E ancora la
vigna (Mt 20), i vignaioli omicidi (21), il banchetto nuziale (22), le dieci vergini, i talenti e il
giudizio finale (25). Possiamo notare che nel Nuovo Testamento si parla del Regno ben 122
volte, 99 volte nei sinottici e di queste circa 90 volte in bocca a Gesù stesso.
Che cosa è dunque questo Regno? I Padri della Chiesa, gli esegeti e anche il
Magistero della Chiesa ce lo dicono a chiare lettere: Il Regno è Gesù stesso, la sua
presenza in mezzo a noi, la sua presenza nella storia. Non solo è vicino, ma “il regno di Dio
è in mezzo a voi!” proclama Gesù (Lc 17, 21 e anche 11, 20). Il suo Vangelo annunciato e
accolto è inizio del Regno! La nuova vita in lui è inizio del Regno. Convertirsi perché il Regno
è vicino, significa allora seguire lui, mettersi alla sequela del Figlio di Dio, venuto nel mondo,
fatto uomo per noi. Significa rendere presenti le novità del Regno nella nostra vita, come ha
fatto Gesù: servire, donare, perdonare…
Siamo alla vigilia del tempo di Avvento un tempo che ci richiama la dimensione, la
venuta del regno. Chiede un’adesione pronta e sollecita come quella di Giovanni Battista,
che cerca i segni del regno messianico (Mt 11), annunciati dal Profeta Isaia, come quella
della Vergine Maria, che nell’annunciazione dice il suo “Sì” al Regno (Lc 1). Una risposta che
tiene conto delle parole stesse di Gesù: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel
regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7, 21).
Se noi capiamo poco del regno, possiamo consolarci guardando a cosa avevano
capito gli apostoli. La loro domanda, che apre gli Atti degli Apostoli nei quali poi si parla
dell’avanzare del Regno nel mondo e nella storia, avendo loro stessi come protagonisti è
emblematica: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno per Israele?” (At 1, 6).
Se chiediamo: “venga”, vuol dire che non c’è ancora questo regno (lo sottolineava Martin
Lutero!). Esso è opera dello Spirito Santo (Rm 14, 17). Infatti, quanti sono in noi e attorno a
noi i segni del non-Regno, o meglio del regno dell’uomo! La violenza, le guerre, il terrorismo,
le catastrofi: il male sembra dominare, sovrano incontrastato. Eppure ci sono anche tanti
segni del Regno: le nostre famiglie, le nostre comunità, tanta gente di buona volontà, il
nostro lavoro, la nostra testimonianza cristiana. Il Regno piano piano avanza e abbraccia
l’intera famiglia umana, come qualcosa di inarrestabile (Mc 4, 26-32). Tocca a noi
comprendere il Regno, cercare i segni del Regno, porre i segni del Regno: “Cercate invece,
anzitutto, il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose (cibo, vestito, lavoro) vi
saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33), ci ammonisce il Signore Gesù.
Il Concilio Vaticano II ha fatto sua la famosa battuta del “già e non ancora”; il Regno è
già incominciato, ma non è ancora nella sua pienezza. La Chiesa non si identifica con il
Regno, è solamente germe e inizio. Si vedano in particolare LG 3 e 5 e GS 39. Giovanni
Paolo II nell’enciclica Redemptoris Missio (n. 18) scrive: “Il regno di Dio non è un concetto,
una dottrina, un programma soggetto a libera elaborazione, ma è innanzi tutto una persona
che ha il volto e il nome di Gesù di Nazareth… Se si distacca il regno da Gesù, non si ha più
il regno di Dio da lui rivelato e si finisce per distorcere sia il senso del regno, che rischia di
trasformarsi in un obiettivo puramente umano o ideologico… Parimenti, non si può
disgiungere il regno dalla chiesa. Certo, questa non e fine a se stessa, essendo ordinata al
regno di Dio, di cui è germe, segno e strumento. Ma, mentre si distingue dal Cristo e dal
regno, la chiesa è indissolubilmente unita a entrambi. Di qui anche lo speciale legame della
chiesa col regno di Dio e di Cristo, che essa ha «la missione di annunziare e di instaurare in
tutte le genti»” (vedi tutto il II capitolo in www.vatican.va, archivio dei Papi, Giovanni Paolo II,
encicliche). Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC, n. 2816-2821) accentua invece la
“parusia”, cioè la venuta finale del Signore come Re e Giudice dell’universo che tutti noi
attendiamo e prepariamo.
Don Giulio Viviani
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