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2. chi non crede è già stato condannato

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2. chi non crede è già stato condannato
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2.
preferire alla luce?
C’è qualcosa in questo brano che ci porta a comprendere in modo diverso la
fede, rispetto a come l’abbiamo finora considerata?
CHI NON CREDE
È GIÀ STATO CONDANNATO
PREGHIERA
Gv 3,13-21
Dio dei padri e Signore della misericordia, tu con la tua parola,
e con la tua sapienza hai formato l’uomo
perché dominasse sulle creature che tu hai fatto,
e governasse il mondo con santità e giustizia
ed esercitasse il giudizio con animo retto,
dammi la sapienza, che siede accanto a te in trono,
e non mi escludere dal numero dei tuoi figli,
perché io sono tuo schiavo e figlio della tua schiava,
uomo debole e dalla vita breve,
incapace di comprendere la giustizia e le leggi.
Con te è la sapienza che conosce le tue opere,
che era presente quando creavi il mondo;
lei sa quel che piace ai tuoi occhi
e ciò che è conforme ai tuoi decreti.
Inviala dai cieli santi, mandala dal tuo trono glorioso,
perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica
e io sappia ciò che ti è gradito.
PREGHIERA INIZIALE
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen!
Chiediamo insieme al Signore la capacità di comprendere la sua Parola, di accoglierla
nel nostro cuore, di saperla condividere tra di noi per aiutarci vicendevolmente a
vivere nella consapevolezza del suo amore e da veri Figli di Dio.
(qualche istante di Silenzio)
(Sap 9,1-5;9-10)
4
Signore spegni in noi ogni distrazione,
liberaci da tutto quello che ci allontana da te
e ci impedisce di accogliere questa tua Parola
come dono del tuo amore per noi.
Dai ad essa la forza di entrare nel profondo,
di scuotere la coscienza,
di chiederci la conversione.
Fa, o Signore, che viviamo questo incontro con la convinzione
che tu sei qui in mezzo a noi,
ci parli e ci ascolti,
ci inviti a rimanere con te e a camminare nella tua luce.
Donaci l’umiltà dell’accoglienza,
la pazienza dell’ascolto,
il coraggio della testimonianza,
la volontà di fare tesoro di tutto quello che ci aiuterai
a comprendere.
Rendici capaci di rispondere con la fede
al mistero che ancora una volta ci riveli.
Amen.
1
Dal Vangelo di Giovanni
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “13Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che
è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. 14E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così
bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, 15perché chiunque crede in lui abbia la vita
eterna. 16Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. 17Dio, infatti, non ha mandato il
Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di
lui. 18Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché
non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19E il giudizio è questo: la luce è venuta
nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere
erano malvagie. 20Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le
sue opere non vengano riprovate. 21Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia
chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.
MEDITAZIONE DEL TESTO
Nel discorso di Gesù a Nicodemo c’è davvero una buona notizia per noi: tutte le
nostre esistenze come pure l’esistenza del mondo in cui viviamo respira nell’amore
di Dio. Che cosa c’è dietro a tutto ciò che viviamo e di cui spesso non afferriamo
il senso? C’è l’amore sconfinato di Dio per il mondo, un amore che lo ha spinto a
donarsi a noi nel Figlio (Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito).
Così Gesù ci ha detto chi è Dio, ce lo ha mostrato con tutta la sua vita, terminata con
il dono di sé e consegnata senza riserve: è un padre buono, affidabile e amorevole che
vuole solo e unicamente il bene per ogni uomo, un padre che ci nutre in ogni senso,
chinato sulle nostre sofferenze di ogni tipo, amante della vita.
E’ una verità semplice che ogni cristiano ripete continuamente nella sua preghiera
tuttavia la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce.
E’ questa la nostra incredulità!
Non si tratta di un atteggiamento che riguarda solo il nostro pensare, essere
increduli non significa avere per forza dubbi di fede, non significa primariamente non
accettare i dogmi della fede: i dubbi possono essere anche salutari
per crescere nella fede e per purificarla, i dogmi richiedono un
atteggiamento di comprensione intelligente, fin dove è possibile
e non di accettazione acritica. L’incredulo che è in noi è invece la
persona che vive operando scelte (preferendo) che non accolgono
la luce di Cristo, ma sostengono le tenebre.
Ogni volta che amare gli altri ci sembra esagerato e preferiamo
donarci solo un poco per non smenarci troppo, noi siamo increduli.
2
Quando sospettiamo che la mitezza sia perdente rispetto all’arroganza, quando
lasciamo agli altri solo ciò che per noi è superfluo sia che si tratti di beni materiali, sia
che si tratti del nostro tempo o della nostra attenzione, perché temiamo di perdere
troppo di noi stessi. Quando pensiamo che la giustizia non ci sarà mai e quindi non vale
la pena di soffrire e lottare per essere giusti in ogni occasione, quando non riusciamo a
perdonare perché temiamo di apparire deboli e di perdere la nostra dignità, quando
essere fedeli ci sembra una perdita di tempo, quando ridare fiducia a chi ha sbagliato
è un atteggiamento troppo rischioso, quando operare per la pace ci sembra solo
idealità. In tutte queste occasioni noi siamo increduli perché sospettiamo che l’agire di
Dio che Gesù ha operato tra gli uomini non sia del tutto vincente per la nostra vita,
perché invece che affidarci al Padre preferiamo costruirci degli idoli e assecondare le
nostre sicurezze, le nostre mezze misure, le nostre tranquillità per trovare un modo
“fai da te” per essere felici, dando fedelmente qualcosa a Dio (preghiere, offerte,
Messe, sacrifici), ma non tutta la nostra vita. Essere increduli significa non prendere sul
serio l’amore di Dio che si è rivelato in Gesù e quindi rifiutare Gesù perché in fondo
ci scandalizza, rifiutare la logica del seme che deve morire per portare molto frutto.
L’incredulità non è generata dal dubbio, bensì dalla paura di perdere la propria vita,
dalla paura di non avanzarci niente per noi, dalla paura della morte che ci accompagna
anche se non ne siamo sempre consapevoli. Infatti questo timore ci paralizza e ci
spinge ad arroccarci per trattenere quanto più possiamo per noi stessi.
L’incredulità non nasce dal dubbio, piuttosto dal sospetto nei confronti dell’amore
perché quest’ultimo non è separabile dalla fede: amare è sempre un atto di fede come
pure è un atto di fede accettare gioiosamente quella promessa che sta dentro ogni
vita, perché sia onorata fino in fondo.
Nel testo non è la mancanza di fede che provoca un agire cattivo, ma il contrario
(perché le loro opere erano malvagie): indubbiamente esiste una circolarità tra il credere
e l’amare, però qui siamo invitati da Giovanni a toglierci dalla testa l’idea che nella fede
prima si conosce e poi si agisce, prima si crede e poi si mette in pratica, provocando
così una separazione tra la fede e la vita.
Chi accetta la persona di Gesù e muove i suoi stessi passi, vince l’incredulità amando.
CONDIVISIONE
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Quali momenti della nostra vita sono stati segnati in modo
particolare dall’incredulità?
Che cosa ci scandalizza di più nel modo di agire di Dio in
Gesù?
Quali sono concretamente “le tenebre” che ci sembra di
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