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Tonino zitto e buono alle Regionali

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Tonino zitto e buono alle Regionali
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Venerdì 8 Gennaio 2010
PRIMO PIANO
I sondaggi lo danno in calo al 4%-6%. Così, l’ex pm dovrà fare quello che deciderà il Pd
Tonino zitto e buono alle Regionali
L’Idv da sola rischia il tracollo. E Di Pietro fa l’agnellino
DI
L
ANTONIO CALITRI
a spumeggiante, populista e giustizialista politica sgrammaticata Antonio Di Pietro si prende
una pausa. E fino alle regionali
monterà un bel silenziatore. Se
fino a ora l’Idv a partire dal suo
capo e dall’aspirante successore Luigi de Magistris è stata
tutta urla e provocazioni, adesso il duo di comando è pronto a
scendere a miti consigli e a fare
due passi indietro. Berlusconi
e giustizia a parte, Di Pietro
e co. Sono pronti a starsene
buoni almeno fino alla fine di
marzo, per non rischiare di restare fuori da tutti i giochi e le
poltrone regionali di prossima
distribuzione.
Ma cosa sta succedendo
all’Idv che con quel risultato
pesante dell’8% alle ultime
europee si dichiara pronta a
mettersi sotto lo schiaffo del
Pd, dell’Udc e perfino (ma solo
in Puglia) della minuscola
Sinistra, ecologia e libertà. A
maggior ragione se si pensa
che a dettare la linea è un
partito come l’Udc che alla
ultima competizione elettorale ha conquistato il 6,5% di
voti. Un punte e mezzo meno
di Di Pietro. Nonostante questo però, a Pier Ferdinando
Casini il Pd fa ponti d’oro e
srotola tappeti rossi tanto da
affidargli la golden share di
molte regioni mentre dell’Italia
dei Valori, stando almeno alle
dichiarazioni di Enrico Letta, parzialmente smentite ieri
dal suo capo Pierluigi Bersani, sono pronti a fare a
meno. Sembrerebbe
un altro colpo di testa alla Walter
Veltroni che
facendo a
meno di tutti
i cespugli ha
finito malamente la sua
av v e n t u r a
alla guida
del Pd.
Eppure
in questo
caso non
è così
strampalata la
strategia
del partito democratico tanto
che lo stesso Di Pietro ha capito il pericolo e sta rientrando
nei ranghi. Già perché come
capitava in po’ di anni fa a
Forza Italia, il partito di Di
Pietro non ha
un grande
radicamento
territoriale.
Anzi proprio
dal territorio vengono
i maggiori
grattacapi per
l’Italia
Antonio Di Pietro
dei Valori che difficilmente riesce a intercettare personaggi
di valore.
Molti hanno usato il partito
dell’ex pm come semplice navetta per farsi eleggere e lasciare don Tonino. Altri invece
cercano Di Pietro soltanto dopo
essere stati rifiutati (o scacciati) dagli altri partiti e lui, non
avendo una struttura forte è
quasi costretto ad accoglierli
salvo trovarsi con una valanga
di problemi come ha più volte denunciato Paolo Flores
d’Arcais su MicroMega.
Fatto sta che Di Pietro ha
capito che è forte quando viene votato lui (politiche, europee) ma è debole quando è la
periferia del partito a schierarsi. Tanto che quell’8% che
da molti sondaggisti è stato
ridimensionato a un 6% per
le regionali, di fatto e negli
stessi ambienti vicini a Di
Pietro lo danno in discesa
intorno al 4%. Col rischio
di non piazzare neppure
un consigliere in molte
regioni.
Ragione per la quale
il presidente dell’Idv ha
deciso di accettare di tutto pur
di farsi cedere qualche assessorato. Con l’eccezione della
Calabria dove punta su Filippo Callipo che però è esterno
al partito, in Puglia ha detto sì
a Nichi Vendola ma anche a
Francesco Boccia. Nel Lazio
ha detto di stare con il Pd a
scatola chiusa., «fateci sapere
chi dobbiamo sostenere e noi
lo sosterremo». E così via.
Discorso opposto a quello
di Casini che nonostante le
apparizioni tv è debole come
personaggio catalizzatore di
voti ma sul territorio conta
ancora su una rete di strutture e uomini provenienti dalla
ex Democrazia cristiana che
alle elezioni locali è in grado
di fare la differenza. Ragione
per la quale il Pd in questo
momento non vuole assolutamente rinunciarvi. Ma non
è detto che farà lo stesso alle
prossime politiche quando più
che le clientele locali potranno essere utili un nome forte
e una coalizione larga da contrapporre al centrodestra. E
Di Pietro può tornare utile.
© Riproduzione riservata
Sentenza della Corte conti regala un tesoretto al Comune. Ma...
Pomezia, nella calza 7 mln
DI
N
ANTONIO G. PALADINO
on capita spesso di vedere un bonifico da oltre sette milioni di euro sul
proprio conto corrente.
Anzi, se non siete tra quei pochi
eletti che avete azzeccato una sestina vincente del superenalotto, questo non accadrà mai.
Certo, se vi chiamaste Bill Gates o George
Soros, l’evento ricadrebbe nella normale amministrazione, ma è sicuro che la maggior parte
dei comuni mortali al ricevimento di una simile
somma, avrebbe bisogno di un defibrillatore.
Ora, sotto l’albero di Natale, gli amministratori del comune di Pomezia, al posto del solito
panettone e spumante, hanno trovato un tesoretto, così come deciso da una recente sentenza
della locale sezione giurisdizionale della Corte
dei conti (la n.2125/2009).
È successo che il magistrato relatore, nel
corso dell’istruttoria sui conti giudiziali resi
dall’agente contabile Aser (società il cui pacchetto azionario è detenuto a maggioranza
dallo stesso comune di Pomezia e con una
minoranza a capitale privato) a titolo di ici
e tarsu per il 2000, 2001, 2002 e 2003, ha
rilevato non poche irregolarità. Secondo il
relatore, la gestione delle entrate riscosse e
versate dall’agente contabile era avvenuta
senza la preventiva acquisizione delle liste
di carico dall’ente locale. Un’omissione, questa, che aveva reso impossibile la conoscenza
dell’esatto ammontare delle entrate da riscuotere dall’agente contabile che avrebbe, poi, dovuto versare nelle casse dell’ente locale. Ma le
incongruenze non si fermano qui.
Sempre secondo la Corte, sono stati violati
alcuni punti della convenzione stipulata tra la
stessa società e l’ente locale. Si fa riferimento alla violazione del principio del cosiddetto
minimo garantito, vale a dire il versamento
minimo di imposte che la società avrebbe dovuto riversare nelle casse dell’ente locale e al
mancato riconoscimento di interessi (pattuiti in convenzione) per i tardivi riversamenti.
Così come ad esempio, per il 2002, la Corte
ha contestato una maggiore trattenuta da
parte della società, a titolo di aggio spettante, rispetto alla percentuale fissata in detta
convenzione.
Queste defaillance, pertanto, avrebbero dovuto costituire un campanello d’allarme per
l’amministrazione comunale, così da indurla
«a risolvere in danno la convenzione».
Scorrendo la sentenza, comunque, si legge
che nel frattempo sono intervenute due procedure arbitrali «aventi ad oggetto varie problematiche relative all’interpretazione della
convenzione tra cui la questione dei minimi
garantiti. Alcune di queste somme risultano
corrisposte, altre ancora sono in via di definizione contenziosa, mentre per i conti relativi
agli esercizi 2001-2002 risulterebbe che alcune
somme sono state versate all’ente da parte di
Aser, anche se non è possibile sapere se in tali
somme rientrano quelle accertate come dovute
nell’atto introduttivo del giudizio».
Per il collegio della magistratura contabile
laziale, fermo restando il danno alle finanze comunali, un dato è certo. Che occorrerà avviare
un’istruttoria «tesa ad evidenziare un possibile
danno erariale conseguente alla condotta alquanto superficiale dei responsabili degli uffici comunali ed in particolare del responsabile
dell’area economico finanziaria del comune di
Pomezia».
La società, secondo il collegio, risulta aver
operato in completa autonomia senza liste di
carico iniziale e quindi senza conoscere l’esatto
ammontare delle riscossioni da operare. E a
fronte di questa inadempienza lascia di stucco
la totale inerzia dell’ente locale che non ha proceduto né alla risoluzione della convenzione,
né a una richiesta di pagamento maggiorata
degli interessi.
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PIEMONTE, MORGANDO VUOLE CACCIARE DAL PARTITO
I SINDACI CHE BLOCCANO I SONDAGGI SULLA TAV
Dei sindaci No Tav che cercano di bloccare i lavori dell’Alta velocità in Val di Susa non ne può più. Così, il segretario regionale
del Pd Piemonte, Gianfranco Morgando, ieri ha deciso di proporre la linea dura contro gli amministratori locali del Pd che si
oppongono all’avvio dei sondaggi «geognostici» in contrasto con
quanto stabilito dal Partito. «È un atteggiamento inaccettabile»,
ha detto Morgando, «valuteremo se adottare sanzioni».
NEL LAZIO LA POLVERINI PARTE PRIMA DI TUTTI,
MA SNOBBA I NAVIGANTI DELLA RETE
Ha già tappezzato Roma di manifesti che annunciano la sua
candidatura alla presidenza della regione Lazio. E la sua campagna elettorale può contare su professionisti della comunicazione come il dalemiano Claudio Velardi e, sembra, sui finanziamenti di Mario Baccini, un tempo leader romano dell’Udc.
Però Renata Polverini, segretario dell’Ugl, finora ha snobbato i
naviganti della rete. Nel fatato mondo del web, di suoi siti, non
c’è traccia.
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