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di chi è l`alto adige?
DI CHI È L'ALTO ADIGE?
UNA DISPUTA FRA STORICI
ITALIANI,
AUSTRIACI E TEDESCHI
La questione altoatesina,
apparentemente risolta sul piano geopolitico,
appassiona e divide ancora oggi
la storiografia
dei paesi interessati.
Le opere di Steininger,
in versione dura o edulcorata.
Le lacune della nostra produzione.
di Federico Scarano
L’Italia
e
il
mondo
germanico,
quest’ultimo
rappresentato
principalmente da Austria e Germania, sono stati sempre divisi dal
problema dell’Alto Adige o Südtirol (Tirolo meridionale in lingua
tedesca), la regione situata al di qua della cresta delle Alpi in territorio
geograficamente italiano, ma abitata in maggioranza da una popolazione
di lingua tedesca: appunto i sudtirolesi.
Tante le personalità di primissimo piano coinvolte direttamente nella
questione: Mussolini, Hitler, i cancellieri austriaci Dollfuss e
Schuschnigg e, dopo la seconda guerra mondiale, tra gli italiani De
Gasperi, Antonio Segni, Scelba, Saragat, Nenni, Moro, quindi il ministro
degli Esteri austriaco Karl Gruber, il leader «storico» dei sudtirolesi
Silvius Magnago, Kurt Waldheim, ministro degli Esteri e poi presidente
della Repubblica austriaca e, per finire, il leader socialista austriaco
Bruno Kreisky, di origine ebraica, che sarebbe stato, per ben tredici
anni cancelliere, fatto questo di grande rilevanza storica e civile in un
paese dove erano nati alcuni dei maggiori responsabili dello sterminio
degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Al termine del primo conflitto mondiale l’Italia ottenne il proprio confine
naturale e strategico, arrivando al passo del Brennero e incorporando i
sudtirolesi, nonostante le loro proteste. Dopo una politica liberale,
portata avanti dal governo di Roma prima dell’avvento del fascismo,
Mussolini ne attuò una di «italianizzazione» della popolazione di lingua
tedesca della provincia, sia favorendo l’immigrazione degli italiani, sia
impedendo lo studio della lingua e della cultura tedesca.
Per il regime fascista i sudtirolesi, nella maggioranza, non erano altro
che italiani «germanizzati» dai secoli di dominio asburgico sulla regione e
si trattava quindi difarli tornare italiani; così come affermava Ettore
Tolomei, già irredentista trentino, studioso di geografia ed etnografia,
nonché professore e senatore del Regno, che sin dal 1906 aveva fondato
la rivista Archivio per l’Alto Adige con lo scopo di dimostrare, su base
scientifica, l’italianità della provincia.
Le misure del governo italiano provocarono proteste in Austria e
soprattutto in Germania, costituendo uno dei motivi del contrasto tra
Mussolini e Gustav Stresemann, protagonista della politica estera della
democratica Repubblica di Weimar dal 1923 sino alla sua morte nel
1929. Con l’avvento al potere di Hitler inizialmente i rapporti con l’Italia
furono difficili per la volontà del dittatore nazista di annettersi l’Austria,
la cui indipendenza era la chiave di volta della politica italiana di
potenza in Europa, e soprattutto nell’area danubiano-balcanica.
Tuttavia Hitler, nonostante il suo estremismo pangermanista, aveva
affermato che l’amicizia dell’Italia valeva la rinunzia all’Alto Adige,
dichiarazione ritenuta da molti nazisti solo tattica e che durante la
Repubblica di Weimar gli era valsa accuse infondate di tradimento e di
essere al soldo di Mussolini. Poi, a seguito della guerra di Abissinia, vi fu
il riavvicinamento tra Italia e Germania con il consenso del ‹‹duce››, fatto
intendere già il 6 gennaio 1936, all’Anschluss, cioè all’annessione
dell’Austria alla Germania che sarebbe avvenuta due anni più tardi.
Dopo la firma, il 22 maggio 1939, del Patto d’Acciaio tra Italia e
Germania che sanciva l’intangibilità della frontiera del Brennero, ma che
secondo Hitler subordinava e legava ormai la politica di Mussolini ai
suoi piani egemonici in Europa, si pensò di risolvere definitivamente il
problema con le cosiddette opzioni: ai sudtirolesi si chiedeva di scegliere
tra la Germania e l’Italia. Se avessero scelto il Terzo Reich avrebbero
dovuto trasferirvisi, rinunziando per sempre alla loro terra, mentre se
avessero scelto l’Italia sarebbero potuti rimanere indisturbati nelle
proprie case, ma si sarebbero dovuti comportare da buoni cittadini
italiani.
È caratteristico che il primo passo sulla via di questo accordo fu una
riunione e un’intesa verbale a Berlino, nella sede centrale delle SS nella
famigerata Prinz Albrecht Strasse, tra una delegazione italiana guidata
dall’ambasciatore Bernardo Attolico e quella tedesca con alla testa il
capo delle SS e della Gestapo Heinrich Himmler1.
Nonostante le opzioni si tenessero nel periodo ottobre-dicembre 1939,
quando cioè l’Italia era ancora «non belligerante» mentre il Terzo Reich
era già in guerra e aveva mostrato il suo terribile volto in Polonia, gli
altoatesini di lingua tedesca scelsero la Germania in una proporzione di
circa l’85%.
Preferì la Germania perfino buona parte della piccola percentuale di
popolazione ladina, altro minuscolo gruppo etnico dell’Alto Adige e
dell’Ampezzano considerato da Tolomei sicuramente italiano, ma che si
sentiva più affine ai sudtirolesi. Si trattò di una clamorosa sconfitta
politica per Mussolini, il quale aveva respinto le iniziali richieste
tedesche di un trasferimento obbligatorio di tutta la popolazione di
lingua tedesca e puntava ad un indebolimento numerico del gruppo
tedesco, ma non a questo plebiscito per la Germania che smentiva
clamorosamente tutta la sua politica di «italianizzazione» e poteva anche
costituire un pretesto per far rivendicare ai tedeschi l’Alto Adige.
Tra le ragioni del successo nazista anche la incessante propaganda
attuata dal governo del Reich, un misto di favolose promesse, di
minacce e di insinuazioni che gli italiani avrebbero deportato al Sud la
popolazione che avesse scelto l’Italia. In realtà, su oltre 200 mila optanti
per la Germania, solo 75 mila erano effettivamente partiti all’annuncio
dell’armistizio italiano l’8 settembre 1943. Dopo quel giorno i tedeschi si
annetterono de facto la provincia di Bolzano, creando la zona di
operazioni militari delle Prealpi che comprendeva anche Trento e
Belluno, e nominandovi alto commissario del Reich Franz Hofer, il
fanatico Gauleiter (capodistretto in tedesco) del Tirolo e del Vorarlberg,
con capoluogo Innsbruck e discriminando la minoranza italiana.
Anche i sudtirolesi non optanti per la Germania furono incorporati nelle
Forze armate tedesche; durante la guerra ne caddero ben 8 mila in
uniforme della Wehrmacht o delle SS, pari a circa il 3,5% di tutta la
popolazione.
Alla fine del conflitto la nuova repubblica austriaca chiese il plebiscito e
quindi il ritorno dell’Alto Adige a Vienna sulla base del principio di
autodeterminazione sancito dalla carta dell’Onu. Tuttavia gli italiani,
duramente colpiti sul loro confine orientale a vantaggio della Jugoslavia,
1
L’opera più completa sulla questione è dell’austriaco K. STUHLPFARRER, Umsiedlung Südtirol 1939-1940,
Wien-München 1985, Löcker. Il saggio più recente è di F. SCARANO, Il problema tra Roma e Berlino delle
“opzioni” dei sudtirolesi nel 1939, Rivista di Diritto Pubblico e Scienze Politiche, n. 2/2001, Napoli.
ebbero buon gioco, soprattutto grazie all’appoggio dell’Urss, divenuto
manifesto dopo che il Partito comunista austriaco aveva ottenuto
appena il 5% dei voti alle elezioni del 1945. Mosca dichiarò essere
inconcepibile che il mondo tedesco potesse acquisire un nuovo territorio
dopo aver provocato e perso una spaventosa guerra. Il governo italiano,
però, con gli accordi di Parigi del 5 settembre 1946, firmati dal
presidente del Consiglio e ministro degli Esteri De Gasperi e dal ministro
degli Esteri austriaco Karl Gruber, s’impegnava a garantire la massima
autonomia possibile alla minoranza di lingua tedesca, nonché a
salvaguardarne la cultura e la lingua.
Uno dei tanti temi controversi della storia della questione altoatesina è
se l’Italia fosse o no obbligata a questi accordi. Secondo storici come
Pietro Pastorelli2, curatore dei documenti diplomatici italiani, De Gasperi
sapeva che avrebbe potuto evitarli, dato il consenso delle grandi potenze
alla posizione dell’Italia; ma volle fare, lui che era stato rappresentante
di una minoranza ai tempi dell’impero asburgico, ‹‹un’offerta di
pacificazione››, con un esempio di soluzione del problema delle
minoranze da parte del nuovo Stato democratico italiano, esempio che
sperava sarebbe valso anche per le minoranze italiane in Jugoslavia.
Tesi che trova conferma dallo studio dei documenti diplomatici italiani.
Dal 1956 in poi, però, l’applicazione dell’accordo De Gasperi-Gruber fu
sempre più contestata dai sudtirolesi e dal governo austriaco, che
ritenevano il governo italiano inadempiente e teso a ridurli in minoranza
anche nella loro terra. Il canonico Michael Gamper, una delle figure
storiche dei sudtirolesi e tra l’altro optante per l’Italia nel 1939, sia pur
solo per antinazismo, scrisse addirittura di «una marcia della morte» del
gruppo di lingua tedesca destinato a scomparire, essendo sceso tra il
1918 e il 1953 dal 97% al 66% (quest’ultima cifra comprendeva anche
un 3% di ladini).
Per gli italiani invece gli accordi erano stati adempiuti, a parte problemi
derivati dalla ben nota inefficienza della burocrazia italiana, e la loro
buona volontà era tra l’altro provata dalla revoca delle opzioni con la
quale era stata restituita la cittadinanza italiana a tutti gli optanti,
estendendola anche ai parenti diretti acquisiti in Germania, con la sola
piccola eccezione di coloro che si erano compromessi col nazismo,
macchiandosi anche di delitti. Quindi anche gli aderenti al Partito
2
P. PASTORELLI, I rapporti italo-austriaci dal dopoguerra ad oggi, in Regione Autonoma Trentino-Alto Adige,
Autonome Region Trentino-Südtirol, Da un conflitto internazionale a un comune impegno europeo. A
cinquant’anni dall’accordo De Gasperi-Gruber, Atti del Convegno di Studio tenutosi a Castel Mareccio, Bolzano,
11-12 giugno 1993, Bolzano 1994, p. 35.
nazista e perfino i militi delle Waffen SS avevano avuto la possibilità di
tornare italiani.
Il fatto che oltre 200 mila persone avessero riottenuto la cittadinanza
italiana aveva permesso di ricostituire il gruppo etnico sudtirolese, e ciò
mentre in tutta l’Europa centrorientale le minoranze tedesche, così come
i tedeschi che vivevano nei territori germanici passati alla Polonia e in
minima parte all’Unione Sovietica (circa 16 milioni di persone) venivano
espulsi senza pietà dalle loro terre ed anche gli italiani dell’Istria e della
Dalmazia erano costretti a lasciarle.
Per Roma i sudtirolesi e gli austriaci, nonostante gli accordi firmati,
speravano sempre di poter ottenere il distacco dell’Alto Adige dall’Italia.
Vienna si rivolse per ben due volte, nel 1960 e nel 1961, all’Onu,
accusando l’Italia di inadempienza degli accordi De Gasperi-Gruber, e
chiedendo la creazione della Regione autonoma Südtirol, senza però
trovare ascolto. Mentre gli elementi più estremisti del gruppo di lingua
tedesca, incitati da esponenti nordtirolesi di Innsbruck, collegati con
elementi dello stesso governo austriaco, intensificavano gli attentati
terroristici, inizialmente limitati all’esplosione dei tralicci della corrente
elettrica, che avrebbero fatto ben 19 morti tra il 1961 e il 1967.
Finalmente nel 1969 si ebbe l’approvazione da parte italiana, sudtirolese
e austriaca del cosiddetto «Pacchetto di misure per la minoranza di lingua
tedesca», il quale conteneva ben 137 articoli di ulteriori norme per la
salvaguardia e l’autonomia dei sudtirolesi.
Il congresso straordinario della Südtiroler Volkspartei dette per la verità
solo il 53% dei voti in favore del Pacchetto, nonostante l’impegno del
leader Silvius Magnago. Ufficialmente la questione sarebbe stata risolta
nel giugno 1992, con il riconoscimento da parte austriaca e sudtirolese
che l’Italia aveva infine applicato tutte le norme del Pacchetto.
I sudtirolesi godono di un benessere che non avevano mai conosciuto
nella loro storia. Sono, semmai, molti degli appartenenti alla minoranza
italiana in Alto Adige a ritenersi politicamente poco tutelata, tanto che
dal 1985 la destra nazionalista italiana ha ottenuto la maggioranza dei
loro voti.
C’è sempre disaccordo sui simboli e sui nomi del passato. I sudtirolesi,
per esempio, avevano recentemente ottenuto che la piazza della Vittoria
a Bolzano, città ora a maggioranza italiana, e nella quale sorge il
monumento alla vittoria dell’Italia nella prima guerra mondiale voluto
dal fascismo, cambiasse il nome in piazza della Pace; ma ciò ha fatto sì
che Alleanza nazionale proponesse un referendum per restituire il
vecchio nome alla piazza, ritenuta un simbolo di italianità; referendum
che, pur con una bassa percentuale, di votanti ha stabilito il ritorno del
vecchio nome; e questo nonostante l’opposizione del sindaco di lingua
italiana, Daglioli Saglietti, che pure era stato eletto plebiscitariamente.
I sudtirolesi più estremisti vorrebbero anche che si abolissero i toponimi
italiani introdotti da Tolomei e che attualmente sono affiancati a quelli
tedeschi. Ai tempi del fascismo vi erano solo quelli italiani; poi fu
introdotto un rigoroso bilinguismo, per tutte le località e i luoghi
geografici, ritenuto da molti sudtirolesi non più giustificato. Ma il
presidente della provincia Durnwalder è contrario a tale misura,
sostenuta da coloro che non si sono mai rassegnati a rimanere nello
Stato italiano.
LA STORIOGRAFIA E LA PUBBLICISTICA AUSTRO-TEDESCA
Il problema dell’Alto Adige è stato ed è tuttora affrontato in maniera
molto ampia dalla storiografia sudtirolese e di lingua tedesca, anche per
ribadire il carattere etnico tedesco e ricordare le sofferenze patite sotto il
fascismo, tanto che non è possibile citare in questa sede tutti i titoli
apparsi.
Considerata l’importanza geopolitica della questione molti scritti, come
per la verità anche alcuni di parte italiana, non brillano per obiettività.
Già nel 1928 uno dei principali esponenti del gruppo etnico di lingua
tedesca rifugiatosi ad Innsbruck, Eduard Reut-Nicolussi, scrisse
un’opera di denuncia delle misure del governo fascista: Südtirol unterm
Beil, (Il Tirolo sotto la scure), tradotto anche in inglese e ristampato nel
1983 a Bolzano.
Lavori di grande obiettività e scientificità in lingua tedesca sono quelli di
Conrad F. Latour, sul ruolo del Sudtirolo nell’alleanza tra Italia e
Germania3; del sudtirolese «eretico» Leopold Steurer, sulla storia del
Sudtirolo tra le due guerre4, nonché su altri importanti aspetti del
problema5; degli austriaci Karl Stuhlpfarrer, sulle opzioni del 1939-’406
3
C.F. LATOUR, Südtirol und die Achse Berlin-Rom 1938-1945, Schriftenreihe der Vierteljahrshefte für
Zeitgeschichte, n. 5, Stuttgart 1962, DVA.
4
L. STEURER, Südtirol zwischen Rom und Berlin 1919-1939, Wien-München-Zürich 1980, Europaverlag.
5
Per esempio Steurer ha ricordato, in un’opera scritta con Günter Pallaver, la figura di August Pichler, un
esponente sudtirolese antinazista, membro della Consulta nazionale del 1945, sostenitore di De Gasperi e della
collaborazione con gli italiani, la cui figura era stata quasi cancellata dalla memoria storica sudtirolese; G.
PALLAVER-L. STEURER, Ich werde das Los meiner Erde teilnehmen. Condividerò la sorte della mia terra.
August Pichler 1898-1963, Bolzano 1998, Retia.
6
K. STUHLPFARRER, op. cit.
e Richard Schober sulla questione tirolese alla conferenza di pace di
Saint Germain nel 19197.
Indiscutibilmente, però, molti dei testi in lingua tedesca variano da
illustrazioni del punto di vista austro-tedesco ad opere di carattere
fortemente propagandistico8.
Negli ultimi quindici anni è stata principalmente la scuola storiografica
dell’Università di Innsbruck a riprendere il tema dell’Alto Adige, con una
mole impressionante di lavori, soprattutto di Rolf Steininger, professore
tedesco trapiantato ad Innsbruck. Le opere di Steininger rappresentano
un contributo imprescindibile, utile soprattutto per la gran mole di
documenti consultati, spesso riprodotti integralmente.
Il primo lavoro sulla questione altoatesina dello studioso tedesco, già
autore di molte pubblicazioni sulla storia della Germania9 e
probabilmente il migliore dal punto di vista scientifico, è stato quello
sugli accordi De Gasperi-Gruber10. Più divulgativa, e con critiche non
sempre imparziali agli italiani, è una successiva narrazione della
questione altoatesina dal 1919 ad oggi11, della quale esiste un’edizione
molto ridotta di sole 119 pagine, tradotta anche in lingua italiana12 e
un’utile appendice documentaria13. Fondamentalmente Steininger
ritiene che la politica italiana fosse guidata fino agli anni Sessanta dal
7
R. SCHOBER, Die Tiroler Frage auf der Friedenskonferenz von Saint Germain, Innsbruck 1982.
8
Famoso, come espressione del punto di vista austriaco, il libro del giornalista K.-H. RITSCHEL, Diplomatie um
Südtirol. Politische Hintergründe eines europäischen Versagens. Erstmals dargestellt aufgrund der
Geheimakten, Stuttgart 1966; ha un’introduzione poco obiettiva la raccolta di documenti sulla questione
sudtirolese all’Onu, dell’esponente della Südtiroler Volkspartei e già vicepresidente della Regione autonoma
Trentino-Alto Adige A. VON EGEN, Die Südtirolfrage vor den Vereinten Nationen, Bozen 1997; solo propaganda
il volume di K. SPRINGENSCHMID, Schicksal Südtirol, Graz 1982, Leopold Stocker Verlag. Criticatissimo,
anche da molti sudtirolesi per il suo estremismo, il volume di O. PARTELI, Südtirol von 1918 bis 1970, BolzanoBozen 1988, Athesia, che pure è inserito come quarto volume in una storia ufficiale del Tirolo dall’antichità ai
giorni nostri.
9
Particolarmente controversa è Eine Chance zur Wiedervereinigung? Die Stalin-Note vom 10. März 1952.
Darstellung und Dokumentation auf der Grundlage unveröffentlichter britischter und amerikanischer Akten, Bonn
1985, Dietz. Molto recente un lavoro sulla costruzione del Muro di Berlino: Der Mauerbau: Die Westmächte und
Adenauer in der Berlinkrise 1958-1963, München 2001, Olzog.
10
Los von Rom? Die Südtirolfrage 1945/1946 und das Gruber-De Gasperi-Abkommen, Innsbruck 1987,
Haymon.
11
Südtirol im 20. Jahrhundert. Vom Leben und Üeberleben einer Minderheit, Innsbruck-Wien 1997,
StudienVerlag.
12
Südtirol 1918-1999, Innsbruck-Wien 1999, Studien; ed. it. Alto Adige/Sudtirolo 1918-1999, Innsbruck- Wien
1999, Studien.
13
Südtirol im 20. Jahrhundert. Dokumente, Innsbruck-Wien 1997, StudienVerlag.
presupposto di trasformare in minoranza anche in Alto Adige il gruppo
linguistico tedesco. Interessante rilevare come anche la traduzione in
lingua italiana sia stata stampata con il sostegno del ministero federale
austriaco per la Scienza e del dipartimento per la Cultura del Land
Tirolo; in ogni caso è lodevole l’intenzione di far conoscere anche in
lingua italiana il punto di vista austriaco e tirolese.
Tuttavia l’opus magnum di Steininger è dedicato allo studio della
questione altoatesina dal 1947 al 1969: cioè dalla presunta mancata
applicazione degli accordi De Gasperi-Gruber, con la lotta dei sudtirolesi
per una migliore autonomia e con il ricorso al terrorismo, fino agli
accordi tra Moro, Waldheim e Magnago per la soluzione del problema
con l’accettazione del Pacchetto14. Questa imponente pubblicazione,
un’opera in 3 volumi per un totale di 2.540 pagine, comprese 403 di
illustrazioni e pubblicata dalla Provincia di Bolzano, ricchissima di
documenti in molti casi riprodotti per intero, rappresenterebbe, secondo
l’autore, l’opera definitiva sulla questione altoatesina nell’arco di tempo
trattato. Tuttavia, come Südtirol im 20. Jahrhundert, essa non manca di
illustrare soprattutto il punto di vista austriaco e quello sudtirolese: agli
italiani sarebbe mancata la buona volontà di applicare gli accordi ed in
realtà, pur con mezzi differenti, essi avrebbero proseguito la stessa
politica del fascismo tendente a ridurre i sudtirolesi a minoranza nella
loro stessa terra.
I documenti però non sembrano sostenere questa tesi di Steininger, il
quale la basa soprattutto su opinioni in libertà del console italiano ad
Innsbruck Franco Bellia e dell’ambasciatore a Vienna Angelo Corrias, o
su parole attribuite ad Andreotti negli ambienti vaticani. Steininger
scrive perfino, erroneamente, che gli italiani avrebbero fatto installare
missili atomici della Nato in provincia di Bolzano per legare gli Stati
Uniti alla loro politica altoatesina.
Quest’opera di Steininger ha suscitato critiche anche in Alto Adige, in
particolare per come egli presenta la figura e l’operato del vescovo di
Bressanone Josef Gargitter, considerato dall’autore eccessivamente
filoitaliano15. In realtà Gargitter condannò fortemente ogni violenza e
operò con abilità e spirito cristiano e pastorale per una pacifica
convivenza e cooperazione tra i due gruppi etnici16.
14
Südtirol zwischen Diplomatie und Terror 1947-1969, 3 voll., Veröffentlichungen des Südtiroler Landesarchives
6), Autonome Provinz Bozen-Südtirol, Bolzano 1999, Athesia.
15
Cfr. l’intervento molto critico di monsignor J. MICHAELER, in Dolomiten, 21/10/1999.
Nessuna critica si può invece fare allo stile letterario di Steininger; i suoi
libri sono scritti in maniera chiara e particolarmente coinvolgente.
Interessante anche la descrizione dell’operato dell’allora ministro degli
Esteri, e futuro cancelliere, Bruno Kreisky, che guadagnò statura in
Austria proprio per il suo impegno in prima persona per i sudtirolesi e
che, come conferma Steininger, ebbe contatti diretti con i primi
attentatori, ma desiderava soltanto l’autonomia della regione Südtirol,
non il suo distacco dall’Italia.
UN CONFRONTO CON LA STORIOGRAFIA ITALIANA
A differenza che in Austria o in Sudtirolo, sembra che in Italia la
questione dell’Alto Adige sia stata rimossa dalla coscienza nazionale.
Per esempio il principe della storiografia popolare divulgativa italiana, il
grande giornalista Indro Montanelli, nei volumi della sua storia d’Italia
non ha fatto alcun accenno agli attentati terroristici in Alto Adige negli
anni Sessanta, citando solo gli accordi De Gasperi-Gruber del 1946.
Infatti, anche dal punto di vista scientifico, da parte italiana non vi è
stata negli ultimi trentacinque anni una letteratura minimamente
paragonabile a quella in lingua tedesca. L’unica opera di uno storico
italiano che tratti tutta la questione, dalle origini agli attentati, è ancora
quella di Mario Toscano, risalente al 196717. Di taglio più divulgativo il
volume del giornalista Lojacono, anch’esso pubblicato intorno a
quell’epoca18. Toscano è stato il maestro della storiografia diplomatica
italiana e un consulente storico del ministero degli Esteri italiano, ma in
realtà anche la sua opera esprimeva soprattutto il punto di vista
italiano, in risposta ad opere austriache di carattere propagandistico nel
«periodo caldo» del contrasto italo-austriaco, del terrorismo in Alto Adige
e delle trattative per risolvere la questione. In particolare si
contrapponeva al libro del pubblicista austriaco Karl-Heinz Ritschel.
Più recentemente la storiografia in lingua italiana ha dato un contributo
su argomenti specifici con i lavori di Pietro Pastorelli19, di Angelo Ara e
16
Un’opera di carattere religioso-divulgativo su Gargitter è di A. FRENES, Dienst am Glauben. Bischof Josef
Gargitter, Bolzano 1995, Athesia.
17
M. TOSCANO, Storia Diplomatica della Questione dell’Alto Adige, Bari 1967, Laterza.
18
V. LOJACONO, Alto Adige Südtirol. Dal pangermanesimo al terrorismo, Milano 1968, Mursia.
Il mensile di storia divulgativa Storia Illustrata ha dedicato un articolo molto filoitaliano ed impreciso sul problema
delle opzioni nel 1985. Poco significativi due saggi più recenti: DE NAPOLI, Altoatesini e Sudtirolesi e G.
CAPROTTI, Alto Adige o Südtirol, Milano 1988, Franco Angeli.
19
La questione del confine italo-austriaco alla conferenza della pace (1945-1946); I rapporti italoaustriaci
dello scomparso Umberto Corsini che ha, tra l’altro, corretto l’errore del
citato libro di Parteli20 che dipingeva un De Gasperi mosso dall’odio
verso i tirolesi21. Corsini è stato protagonista, insieme allo storico
tedesco Rudolf Lill, di un’opera sul problema altoatesino dalla fine della
prima guerra mondiale agli accordi De Gasperi-Gruber22. Tuttavia, pur
essendo entrambi moderati e profondi conoscitori ed anche estimatori
della lingua e della cultura, sia italiana che tedesca, essi hanno chiarito,
nella prefazione, di dover ciascuno prendere le distanze dai capitoli
scritti dall’altro: una dimostrazione questa di quanto sia difficile trovare
un’intesa tra italiani e tedeschi sul problema dell’Alto Adige, anche a
livello storiografico.
Con un suo nuovissimo libro, Lill si è proposto di compiere un’opera
realmente obiettiva, considerando le ragioni di italiani e sudtirolesi23.
In occasione del convegno organizzato dalla Regione autonoma TrentinoAlto Adige per i 50 anni dell’accordo De Gasperi-Gruber, le dichiarazioni
di Steininger, che giustificava gli attentati terroristici come reazione alla
politica indegna del governo italiano e li definiva fondamentali per il
raggiungimento dell’autonomia sudtirolese, furono contestati da Pietro
Pastorelli, presidente della commissione di storici e diplomatici che
pubblica i documenti diplomatici italiani24.
A differenza di quanto fatto in quell’occasione, Steininger condanna il
terrorismo nella sua citata opera magna, e nella sua versione
divulgativa, scrivendo anche che il miglioramento dell’autonomia dei
sudtirolesi si ebbe non grazie agli attentati, ma nonostante gli attentati.
La storiografia italiana ultimamente si è concentrata soprattutto sulla
pubblicazione dei documenti diplomatici italiani, documenti che
rappresentano un fondamentale contributo per lo studio della questione
e di cui, per il momento, manca il corrispettivo da parte austriaca.
dall’accordo De Gasperi-Gruber alle intese più recenti 1946-1969, entrambi in P. PASTORELLI, in La politica
estera italiana del dopoguerra, Bologna 1987, il Mulino.
20
O. PARTELI, op. cit.
21
U. CORSINI, Alcide Degasperi e i “tedeschi” dell’Alto Adige, Clio, XXIX, n. 1, 1993.
22
U. CORSINI-R. LILL, Alto Adige 1918-1946 (Südtirol 1918-1946), Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige.
Assessorati alla Pubblica istruzione e cultura in Lingua italiana, tedesca, e ladina, Bolzano 1988.
23
24
R. LILL, Südtirol in der Zeit des Nationalismus, Konstanz 2002, UVK Verlagsgesellschaft.
Cfr. REGIONE AUTONOMA TRENTINO-ALTO ADIGE, AUTONOME REGION TRENTINO-SÜDTIROL, Da un
conflitto internazionale a un comune impegno europeo..., cit.
I Ddi, cioè i documenti diplomatici italiani, illustrano infatti la storia
della politica estera italiana in più di 100 volumi, divisi in 10 serie quasi
complete dal 1861 fino al 1948, dando grande rilievo alla questione
dell’Alto Adige25. Vi è anche la corrispondente opera di parte tedesca26,
mentre gli austriaci, hanno iniziato solo recentemente la pubblicazione
ufficiale dei documenti relativi alla Prima Repubblica austriaca27.
Da segnalare anche il libro di documenti tratti dagli archivi italiani e
austriaci pubblicato da Enrico Serra sugli accordi De Gasperi-Gruber28.
Oltre ai numerosi documenti pubblicati da Steininger, da parte
austriaca un importante volume, solo di documenti, è quello di Michael
Gehler sul tentativo austriaco di ottenere un plebiscito in Alto Adige nel
1945-194629.
Più controversa l’opera dell’irredentista sudtirolese Kurt Heinricher che,
con lo pseudonimo di Walter Freiberg, nel volume di documenti della
sua opera sul nazionalismo italiano e il Sudtirolo, pubblica molti
documenti inediti, tratti sia dagli archivi dei sudtirolesi, come quello del
canonico Gamper che, soprattutto, dall’archivio di Ettore Tolomei,
sequestrato dai tedeschi il 9 settembre 1943 e poi scomparso30.
Se si dovessero riassumere i molti argomenti che dividono gli storici di
lingua tedesca dagli italiani, si può osservare che vertono sui punti che
condannano o giustificano le ragioni dei loro paesi: da parte tedesca c’è
anche chi nega il carattere liberale della politica altoatesina dei governi
italiani prima del fascismo; sulle responsabilità delle opzioni molti
tedeschi scrivono che furono gli italiani a volere allontanare i sudtirolesi
dalla loro terra; inoltre si afferma che l’autonomia concessa, dopo gli
accordi De Gasperi-Gruber, fu una farsa e che i sudtirolesi furono
25
I Documenti Diplomatici Italiani, Roma 1952, Libreria dello Stato. Sono già previste altre due serie fino al 1958.
26
Akten zur Deutschen Auswärtigen Politik 1918-1945, Baden-Baden-Frankfurt, 1950-1995 questi ultimi
pubblicati per il periodo nazista prima in lingua inglese dai governi statunitense, britannico e francese.
27
Aussenpolitische Dokumente der Republik Österreich 1918-1938, München-Wien 1993, Oldenbourg.
28
L’accordo De Gasperi-Gruber nei documenti diplomatici italiani ed austriaci, a cura di E. SERRA, Trento 1986,
Regione autonoma Trentino-Alto Adige.
29
Verspielte Selbstbestimmung? Die Südtirolfrage1945/46 in US-Geheimdienstberichten und österreichischen
Akten. Eine Dokumentation, herausgegeben von Michael Gehler, Innsbruck 1996, Universitätsverlag
Wagner.
30
Südtirol und der italienische Nationalismus: Entstehung und Entwicklung einer europäischen
Minderheitenfrage, Teil II, Dokumente, quellenmässig dargestellt von Walter Freiberg, herausgegeben von Josef
Fontana, Innsbruck, Schlern-Schriften n. 282, Universitätsverlag Wagner, 1990.
costretti a difendersi. Si sostiene anche che l’Italia tenne una politica
scorretta nei confronti dell’Austria.
Nonostante tante diversità d’interpretazione e le divergenze tra il gruppo
italiano e quello sudtirolese, presenti ancora oggi, sono in molti ad
indicare la soluzione del problema altoatesino come un modello.
Proprio Steininger, nella prefazione del suo Südtirol im Zwanzigsten
Jahrhundert, ha scritto che l’autonomia concessa dall’Italia all’Alto Adige
con il Pacchetto ‹‹potrebbe servire come modello per la soluzione dei
problemi connessi al nuovo nazionalismo della fine del XX secolo››31.
Opinione condivisa dal presidente della Repubblica italiana Carlo
Azeglio Ciampi, che ha indicato la soluzione del problema dell’Alto Adige
come esempio per risolvere anche un problema grave come quello del
Kosovo.
Incontrando il suo collega austriaco Thomas Klestil, all’apice della crisi
del Kosovo nel 1999, Ciampi ha affermato che “l’accordo per l’Alto Adige
sul delicato problema delle etnie è l’esempio migliore di come possano
essere risolte le questioni etniche nel quadro della pace europea”, giacché
esso oggi permette alle popolazioni dell’Alto Adige e del Tirolo di “vivere
in pace, senza frontiere e con un’unica moneta di scambio›”32.
Fonte: Limes
31
32
R. STEININGER, Südtirol im 20. Jahrhundert, cit., p. 9.
La Stampa, 15/6/1999.
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