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Conoscere lo spinning - Agricoltura e pesca

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Conoscere lo spinning - Agricoltura e pesca
CONOSCERE
LO SPINNING
Federico Ielli
Con la collaborazione di:
Federazione italiana pesca sportiva
ed attività subacquee
Assessorato alle attività produttive, sviluppo economico e piano telematico
Assessore, Duccio Campagnoli
Direzione attività produttive, commercio, turismo
Direttore generale, Morena Diazzi
Servizio economia ittica
Aldo Tasselli
Gestione delle politiche delle acque interne
Sandro Bignami
Istruttore amministrativo della gestione delle politiche delle acque interne
Giampietro Collina
Coordinamento alle attività di promozione e comunicazione
Carmen Guerriero
Segreteria alle attività di promozione e comunicazione
Valentina Gerini
Consulente editoriale
Nicola Bucci
Impaginazione grafica
Maria Della Rocca
Foto di copertina
Milko Marchetti
Libro pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna.
© Copyright 2006 by Greentime SpA - via Barberia, 11 - 40123 Bologna
Tel. 051.584020 - Fax 051.585000 - E-mail: [email protected]
Proprietà letteraria riservata - Printed in Italy
Stampa: Tipart Vignola (Modena)
Finito di stampare nel mese di giugno 2006
La riproduzione con qualsiasi processo di duplicazione delle pubblicazioni tutelate dal diritto d’autore è vietata e penalmente perseguibile (art. 171 della legge 22 aprile 1941, n. 633). Quest’opera è protetta ai sensi della legge sul diritto d’Autore e delle Convenzioni internazionali per la protezione del diritto d’Autore (Convenzione di Berna, Convenzione di Ginevra). Nessuna parte di questa pubblicazione può quindi essere riprodotta memorizzata o trasmessa con qualsiasi mezzo e in
qualsiasi forma (fotomeccanica, fotocopia, elettronica, ecc.) senza l’autorizzazione scritta dell’editore. In ogni caso di riproduzione abusiva si procederà d’ufficio a norma di legge.
II
PRESENTAZIONE
I
l volume “Conoscere lo spinning” è dedicato
a tutti i pescatori che praticano questa bella
ed affascinante tecnica ed alle giovani generazioni che vogliono approfondire questa disciplina. La pesca sportiva, che tanta importanza riveste nella Regione Emilia-Romagna, ha il compito
di far incontrare nel modo più corretto il cittadino
con gli ecosistemi acquatici attraverso uno sport
che si pone quale interlocutore privilegiato dell’ambiente e delle nostre tradizioni. Lo spinning si
pratica, generalmente, nei corsi d’acqua di particolare valore naturalistico che l’Emilia-Romagna
ha da sempre valorizzato. Il pescatore con il cucchiaino, inoltre, applica il catch and release e in
questo modo si prende cura della fauna ittica di pregio con specifico riferimento a trote e lucci. Il manuale pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna, in
collaborazione con la Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee,
illustra nel modo migliore lo spirito che anima una tecnica con una forte vocazione ambientalista ed è un omaggio al cittadino-pescatore che si rende responsabile del nostro territorio.
Duccio Campagnoli
Assessore alle attività produttive,
sviluppo economico e piano telematico
III
SOMMARIO
INTRODUZIONE ................................................................... pag.
V
SPINNING: UNA DISCIPLINA IN EVOLUZIONE .......... pag.
1
PESCI E AMBIENTI..............................................................
Il riale di montagna ............................................................
Il torrente.............................................................................
Il fiume .................................................................................
pag.
»
»
»
2
2
3
4
L’ATTREZZATURA .............................................................. pag.
Canne, mulinelli e lenze ..................................................... »
Gli artificiali ........................................................................ »
11
11
14
L’ATTIVITÀ DI PESCA........................................................ pag.
25
IV
INTRODUZIONE
L
a Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee è presente su
tutto il territorio della Regione Emilia-Romagna con una struttura coordinata dal Comitato regionale che ha sede a Piacenza. Nella nostra Regione operano, inoltre, nove Sezioni provinciali e circa trecentocinquanta Società di pescatori che forniscono alla Fipsas gli atleti che partecipano, con lusinghieri risultati, alle attività sportive nazionali. Di grande importanza è il nostro volontariato che collabora assiduamente con l’amministrazione pubblica
per la vigilanza ittica e per la tutela degli ambienti acquatici con particolare
riferimento al recupero del pesce in periodi di asciutte o per i ripopolamenti.
Molti dirigenti della Federazione sono presenti nelle Commissioni consultive di
bacino, regionali e provinciali e danno un grande contributo di esperienza alla
programmazione dell’attività di pesca sportiva nella Regione Emilia-Romagna.
Lo spinning è, oggi, una disciplina poco conosciuta, ma per la sua intrinseca
bellezza e spettacolarità merita una grande attenzione e a tal proposito la Fipsas ha proposto tre Campionati italiani: da riva, con il belly boat e in torrente. È una tecnica che piace molto ai nostri giovani e per questo il volume “Conoscere lo spinning” merita un plauso speciale.
Ringraziamo, inoltre, l’Assessore alle attività produttive, sviluppo economico e
piano telematico, Duccio Campagnoli, per la sensibilità dimostrata nel dare
alle stampe questa bellissima pubblicazione che spiega con grande maestria
come avvicinarsi al mondo dell’artificiale.
Virginio Balella
Presidente del Comitato regionale
Fipsas dell’Emilia-Romagna
V
SPINNING: UNA DISCIPLINA IN EVOLUZIONE
Spinning deriva dal verbo inglese “to spin”, che significa ruotare, girare, pedalare. Da qui il passo è stato breve nell’estendere il significato di questo termine
a varie discipline, tra le quali l’azione ginnica del pedalare in palestra, ma anche
quella alieutica di far ruotare in acqua e di rendere adescante una esca come uno
spinner (altro termine inglese con il quale vengono identificati gli artificiali dotati di palette che ruotano attorno ad un asse metallico). Gli albori di questa tecnica, di origine anglosassone, risalgono alla metà dell’Ottocento (nel nostro Paese
agli inizi del secolo scorso). Pescare a lancio significava far ruotare un piccolo
cucchiano artigianale (cuciarèin o farfalla) con la paletta costruita con la latta delle scatolette alimentari, in una piccola pozza di torrente, utilizzando corte canne
monopezzo di pesante bambou, spesso prive di mulinello, per insidiare le vivaci
fario. Poi la tecnica si è evoluta, sono comparse le prime canne in due pezzi ad
innesto, inizialmente di metallo e fibra di vetro piena; successivamente di fibra di
vetro cava e conolon, fino alle più recenti di fibra di carbonio e kevlar, leggere e
resistenti. I mulinelli sono diventati sempre più sofisticati, leggeri e scorrevoli,
con l’avvento dei cuscinetti a sfere e di materiali come il carbonio. Gli artificiali
si sono evoluti e moltiplicati, grazie a personaggi come Lauri Rapala, geniale inventore degli omonimi pesciolini finti (originariamente scolpiti a mano nel legno), identificati poi genericamente con il termine di minnow e, soprattutto, con
l’avvento delle esche siliconiche e di superficie per insidiare l’americano black
bass, forse il pesce più rappresentativo ed amato dagli appassionati di questa disciplina. Ma lo spinning è molto di più: è vita all’aria aperta, voglia di emozioni forti e di catture sofferte, poche ma buone, di quelle che ti fanno rivivere di
notte il brivido provato di giorno. Lo spinning è anche voglia di rinnovarsi, di
pescare per migliorare se stessi e battere lealmente l’avversario senza dover fare
a tutti i costi cestino, rendendogli magari la libertà dopo averlo vinto ed immortalato con la macchina fotografica. Lo spinning è voglia di camminare, di
vedere posti nuovi con pochi amici fidati, di stare a contatto con la natura, perchè si tratta di una disciplina pulita ed ecologica che, se correttamente applicata, si coniuga molto bene con l’ambiente e la fauna ittica.
1
PESCI E AMBIENTI
Lo spinning è una tecnica di pesca che permette di insidiare numerose specie ittiche, in particolar modo i predatori come le trote, il luccio, il persico trota, il
persico reale, il lucioperca ed il siluro, ma anche l’onnivoro cavedano e alcune
specie paciose come il barbo, il pesce gatto e la carpa possono, occasionalmente, attaccare le esche artificiali. Gli ambienti dove si agisce sono tanti e differenti, dal piccolo riale montano al grande fiume di pianura; dal laghetto in quota al grande lago prealpino; dallo stagno alla lanca del Po. Naturalmente tecniche ed artificiali saranno profondamente differenti.
IL RIALE DI MONTAGNA
Il riale (Foto 1) è l’ambiente della trota fario (Salmo trutta trutta) o trota di torrente,
salmonide di acque fresche ed ossigenate, presente in Italia sia con popolazioni autoctone di “ceppo mediterraneo” [in Sicilia e in Sardegna è presente la trota macrostigma (Salmo cettii) da cui sembrano derivare i ceppi mediterranei della trota fario],
sia con popolazioni nord-europee di “ceppo atlantico” introdotte con i ripopolamenti. Le livree delle popolazioni mediterranee e di quelle atlantiche sono piuttosto differenti, tuttavia solo le analisi genetiche permettono di classificarle. Attualmente le
popolazioni pure di “ceppo mediterraneo” sono alquanto rare, poiché l’ibridazione
con i “ceppi atlantici” è staFoto 1 ta (ed in parte continua ad
essere) significativa a causa
dei ripopolamenti effettuati
con materiale zootecnico.
Così la maggior parte delle
popolazioni italiane di trota fario risulta costituita da
soggetti ibridi. La colorazione è alquanto condizionata dal mimetismo. Le fario di torrente posseggono
colorazioni vistose, con
Il riale, ambiente ostico e selettivo, è caratterizzato
punteggiatura rossa e nera
da acque fredde e da una elevata pendenza.
2
Pesci e ambienti
marcata (Foto 2), mentre le
Foto 2
cugine di fondovalle e di
lago (forme lacustri) possiedono in genere livree più
tenui, spesso argentee, con
punteggiatura (spesso solo
nera) meno evidente. Il riale di montagna, sia esso appenninico che alpino, è un
ambiente ostico, dove la
lotta per la sopravvivenza è
spietata. L’elevata pendenLa trota fario è il salmonide più apprezzato e pescato. In Italia
za, la forte turbolenza e la
è presente sia con popolazioni autoctone (ceppi mediterranei)
che di provenienza zootecnica (ceppi atlantici). Le livree
bassa temperatura dell’ace gli accrescimenti sono fortemente condizionati dall’ambiente.
qua (quasi mai superiore a
10 °C), oltre alla scarsa capacità biogenica, fanno sì che solo gli esemplari più forti e
rustici riescano a sopravvivere, a fronte di accrescimenti assai modesti. In alcuni casi
la maturità sessuale (secondo o terzo anno di vita) viene raggiunta a taglie corporee
ridotte (16-18 cm) e anche le dimensioni massime difficilmente superano i 30-35 cm,
mentre le cugine di fiume alla stessa età raggiungono già i 22-25 cm di lunghezza totale e non di rado da adulte sono in grado di superare i 50 cm ed il peso di 2 chilogrammi. Il riale è anche un ambiente difficile da affrontare per il pescatore, che richiede un buon allenamento fisico e doti di arrampicatore. L’abbondante presenza di
vegetazione e la ridotta dimensione delle pozze rendono ancora più difficoltoso l’avvicinamento, dato che ogni movimento aggiuntivo finisce per insospettire le ombrose fario, inducendole a rifugiarsi nelle proprie tane. Il primo (preciso) lancio è spesso quello vincente, poiché la lotta per la sopravvivenza porta le trotelle ad attaccare
tutto ciò che cade in acqua. Questo è il regno dell’ultraleggero, effettuato con corte
canne (1,50-1,60 m) monopezzo, piccoli cucchiani rotanti (n° 0-1 e 2), che ruotano
al minimo richiamo del mulinello e monofili capillari (0,12-0,14Ø).
IL TORRENTE
Il torrente (Foto 3) costituisce l’ideale continuità del riale. La porzione montana ha
ancora una certa pendenza, con alveo costituito da materiale litoide grossolano
(massi e sassi). Poi diviene più tranquillo nel fondovalle, con pendenza più moderata, pur mantenendo un’ elevata ossigenazione delle acque, mentre aumentano sia
la dimensione che la profondità delle buche (pools), spesso alternate a raschi (runs)
e rapide (rifles). La trota fario è ancora il salmonide più rappresentativo, sebbene
possa trovarsi associata ad altre trote, come l’iridea (Oncorhynchus mykiss), dalla di3
Pesci e ambienti
fesa spettacolare, che prende il suo nome
dalla banda iridescente (rosa- viola) presente lungo i fianchi. Questa trota (è il
salmonide più frequente nei laghetti a pagamento) è stata introdotta agli inizi del
‘900 dal nord America e difficilmente si
riproduce nelle nostre acque. Occasionalmente possono essere presenti il salmerino di fonte (Salvelinus fontinalis), anch’esso di origini nord americane e la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus)
o i suoi ibridi con la trota fario, limitatamente agli affluenti dei tributari di sinistra orografica del fiume Po. Accanto alle
trote compaiono anche specie accessorie
come i ciprinidi (barbo, cavedano, vairoFoto 3
ne e lasca). Le trote sono più predisposte
ad una dieta eterogenea e gli esemplari di
Il torrente di fondovalle presenta ancora
una certa pendenza, acque fresche ed ossigenate mole maggiore arrivano ad attaccare, in
che ospitano varie specie di salmonidi.
caso di sconfinamento nel proprio territorio, anche i giovani consimili. Il torrente, soprattutto nella sua porzione pedemontana, si presta all’utilizzo di attrezzature più pesanti e di artificiali da spinning più voluminosi. È quello che in gergo si definisce spinning medio-leggero. Nella scatola dei
miracoli, accanto agli onnipresenti cucchiaini rotanti (nn. 2-3-4), fanno la loro comparsa i minnow o pesciolini finti (sia affondanti che galleggianti), di medie dimensioni (3-7 cm), che imitano i piccoli pesci di cui le trote si nutrono. Anche la canna
deve adeguarsi all’ambiente, che richiede lanci più lunghi e precisi. Così la lunghezza della stessa varierà da 1,80 a 2,20 m.. I monofili saranno di più generoso diametro (0,18-0,22 Ø) per adeguarsi alle maggiori taglie degli avversari e per limitare le
perdite dei costosi artificiali.
IL FIUME
Per i greci era “potamon”, ovvero il maestoso e placido corso di pianura, con acque abbondanti e profonde, ricche in biodiversità (Foto 4). In realtà il fiume è suddivisibile in più tratti. Quello superiore (zona a ciprinidi reofili o zona a barbo) è
caratterizzato da acque ancora piuttosto veloci e fredde con strutture grossolane nei
fondali (massi, sassi, ciottoli e ghiaie). Sono ancora presenti i salmonidi, in particolar modo la trota marmorata ed il temolo (affluenti di sinistra del Po). Il tratto
intermedio (zona a ciprinidi fitofili o zona a tinca) è caratterizzato da pendenza meno
4
Pesci e ambienti
accentuata e da acque più
lente e temperate; nel greto,
ora più sinuoso, predominano le ghiaie, le sabbie e le
argille. Sulle sponde compare il canneto e in golena
si trovano i bozzi e le lanche, habitat importanti per
la riproduzione di specie ittiche autoctone (e non)
come il luccio, il persico
Foto 4
trota, la tinca, il pesce gatto,
Il fiume di pianura è ricco di biodiversità. ecc. Infine il tratto terminaSono presenti quasi tutte le specie ittiche insidiabili a spinning.
le, localizzato in prossimità
della foce in mare, è caratterizzato dalla presenza di acque salmastre, con fondali più
marcati, costituiti per lo più da sabbie e da argille. Accanto a specie tipiche di foce,
come i muggini e le spigole, si trovano ancora specie d’acqua dolce, come il persico
trota, il siluro, l’anguilla, la scardola, ecc.. Naturalmente tutta questa varietà di ambienti e di specie ittiche non può essere affrontata se non con attrezzature ed artificiali specifici. In linea di massima la speFoto 5
cie più rappresentativa ed interessante del
fiume alpino (Dora Baltea, Sesia, Ticino,
Adda, Adige, Brenta, Piave, Tagliamento,
Isonzo, ecc.) è la trota marmorata (Salmo
trutta marmoratus), il maggiore tra i salmonidi italiani, in grado di raggiungere in
passato taglie eccezionali: oltre 20 chilogrammi di peso corporeo e 1,20 m. di lunghezza totale (Foto 5). La trota marmorata, come si intuisce, è caratterizzata dalla
presenza (sul dorso, sui fianchi e nella regione opercolare) di marmorizzature ondulate (brune, verdastre o grigiastre) su
fondo bianco, mentre è assente la punteggiatura rossa e nera (presente invece nei
soggetti ibridi) tipica della trota fario.
Oggi le popolazioni del salmone nostrano
appaiono alquanto ridimensionate, sia nel La trota marmorata è il maggiore tra i salmonidi
italiani. In passato sono state documentate
numero che nelle taglie dei soggetti. Pecatture di esemplari di peso superiore a 20
sci di 8-10 chilogrammi sono ancora pre- chilogrammi nei maggiori corsi d’acqua alpini.
5
Pesci e ambienti
senti nei maggiori fondali, ma si tratta di
catture rare. Inoltre la trota marmorata è
minacciata dall’ibridazione con la trota
fario, immessa per anni negli stessi ambienti a scopo di ripopolamento e pesca.
La trota marmorata ama acque fredde e
profonde, ricche di anfratti e di tane
(grossi massi, pilastri di ponti, buche a
valle delle briglie, ecc). Si insidia con voluminosi rotanti (nn. 3-4-5 e 6) e grossi
minnow affondanti (9-13 cm) ed un’attrezzatura robusta (canna di 2,40-2,70 m,
monofilo di 0, 25-0,30 Ø), pena la perdita del pesce. La porzione intermedia del
fiume è assai interessante perché in questa è presente la maggior parte delle speFoto 6
cie ittiche insidiabili con gli artificiali, dal
luccio al persico trota; dal persico reale al
Il luccio è il predatore per eccellenza
delle acque del piano, l’ultimo anello delle catene lucioperca; dal cavedano al siluro. Il luctrofiche acquatiche.
cio (Foto 6) è l’unico rappresentante delUn eccellente avversario per il lanciatore.
la famiglia degli esocidi nelle acque interne. È un super predatore che si nutre di pesci di varie specie (cavedani, triotti, alborelle, carassi, ecc.) che ne condividono l’habitat, selezionando le prede malate o debilitate. Non è quindi un distruttore di ittiofauna, come si credeva in passato. Nonostante ciò è una perfetta arma da preda, in grado di colpire il bersaglio con velocità
fulminea, grazie allo scatto
Foto 7 fornitogli dalla sua sviluppata pinna caudale, un vero
e proprio timone propulsore. Le prede non hanno
scampo perché la bocca del
luccio è armata con oltre
600 denti. Il luccio è un pesce stupendo, in grado di
raggiungere taglie eccezionali; nei maggiori laghi
prealpini (Foto 7) sono ancora presenti esocidi di olI grandi laghi prealpini ospitano gli esocidi di mole maggiore,
tre 20 chilogrammi, anche
oltre a trote di lago (forme lacustri della trota fario)
se un luccio di 5 chilodi svariati chilogrammi.
6
Pesci e ambienti
grammi è già da considerarsi un’ottima preda. La
difesa del luccio è poderosa, fatta di veloci fughe che
mettono a repentaglio l’attrezzatura. Per tale motivo
va insidiato con attrezzi robusti: canna di 2.40-2,80 m;
monofilo di 0,30-0,35 di
diametro ed artificiali voluminosi (rotanti di 20 e pasFoto 8
sa grammi, grossi minnow
Gli stagni e le lanche sono ambienti di pianura elettivi per specie fino anche a 20 cm, pesciopredatrici come il luccio e l’americano persico trota.
lini siliconici ecc.) collegati
alla lenza madre con cavetto metallico per mettersi al riparo da brutte sorprese. L’ambiente classico del luccio è lo stagno di pianura con fascia a canneto (Foto 8), ma il
luccio è presente anche nelle lanche e nei bozzi dei corsi d’acqua di pianura, nel fiume vivo, in prossimità di slarghi o ristagni d’acqua, nei canali e nelle risorgive, purché sia presente abbondante vegetazione sommersa, alla quale ancora le uova adesive durante la fase riproduttiva. Proprio la mancanza di quest’ultima e la forte alterazione degli ambienti nominati, oltre a misure protettive insufficienti (il luccio non
si riproduce quasi mai prima del terzo
anno di vita, a taglie corporee superiori a
50 cm di lunghezza totale), sono alla base
della contrazione generalizzata di questa
interessantissima specie ittiofaga. Ma stagni, bozzi, lanche e le sponde a canneto
dei laghi ospitano anche un altro predatore, l’americano persico trota (Micropterus salmoides) dall’appassionante difesa
fatta di salti e piroette fuor d’acqua, conosciuto dagli appassionati come black
bass (persico nero) o boccalone a causa
della sua enorme bocca. Il persico trota
(Foto 9) è una specie nativa del nord Foto 9
America ed è stata importata in Italia agli
Il persico trota, conosciuto anche come black
inizi del secolo scorso, dove si è perfettabass (persico nero) o boccalone, è il pesce
mente acclimatata in alcuni laghi della da spinning per eccellenza. La sua difesa, fatta
Brianza e nei Laghi di Mantova. Dopo
di salti e piroette fuor d’acqua, è spettacolare.
7
Pesci e ambienti
un’iniziale esplosione demografica, le sue popolazioni stanno attualmente
attraversando una fase di contrazione. Il black bass raggiunge nei Paesi
d’origine taglie record (10 chilogrammi di peso corporeo ed oltre 70 cm di
lunghezza totale). Nelle nostre acque il “boccalone” difficilmente arriva a
3 chilogrammi e 60 cm, ma la maggior parte degli esemplari catturati non
oltrepassa il chilogrammo di peso. È il pesce da artificiali per eccellenza:
si pesca sia dalla riva che dalla barca con un’infinità di esche, di superficie e affondanti; sia a spinning che con corte canne da casting. L’elenco
delle esche artificiali per il black bass è praticamente infinito: dai tradizionali rotanti e spinner-bait ai minFoto 10
now; dai crawler e prop bait agli
stick bait e poppers, per finire con le
esche siliconiche (vermoni, salamandre, lucertole, rane, gamberi,
ecc.). L’elenco delle specie ittiche
insidiabili a spinning negli ambienti
di pianura non si esaurisce comunque con il luccio ed il persico trota.
Il tratto terminale di quasi tutti i corsi d’acqua del nord Italia, siano essi
affluenti di destra o di sinistra del Po
(compreso), ma anche dei fiumi dell’Italia centrale, come l’Arno ed il
Tevere, ospitano consistenti popolazioni degli alloctoni lucioperca (percide originario dei paesi del centroest e del nord Europa) e del vorace Il lucioperca è un vorace predatore alloctono
siluro, di origini danubiane. Il lucio- originario dei Paesi del centro-est Europa.
perca (Stizostedion lucioperca) è un Si pesca con artificiali in gomma morbida
vorace predatore che si nutre di pic- (pesciolini e grub), sia dalla riva che dalla barca.
cole prede, in grado di raggiungere anche 10 chilogrammi di peso corporeo e oltre 1 m di lunghezza totale (Foto 10). Le sue popolazioni sono in
fase di espansione nel bacino padano. Si pesca a spinning con esche siliconiche (grub e pesciolini finti) armate con testine piombate, ma anche
con minnow di medie dimensioni, sia dalla riva che dalla barca. Le sue
carni sono ottime, la difesa è invece piuttosto fiacca. Il siluro (Silurus glanis) è il pesce di maggiori dimensioni presente nelle acque padane (Foto
11): sono documentate catture di esemplari di ben oltre 100 chilogrammi
di peso corporeo e di lunghezza totale di 2,5 m. Nei paesi d’origine raggiunge taglie ancora superiori (300 chilogrammi e 3 m.). Senza voler de8
Pesci e ambienti
monizzare questo essere vivente, occorre tuttavia fare qualche considerazione. Il siluro (ma anche il lucioperca ed altri predatori introdotti più recentemente nelle nostre acque, come l’aspio) si nutre a spese dell’ittiofauna autoctona in un ambiente già alterato, nel quale gli equilibri sono compromessi e la sopravvivenza delle popolazioni indigene è messa a dura
prova dalla competizione esercitata nei loro confronti da specie più rustiche e resistenti come quelle citate. Da qui l’esigenza di un controllo demografico degli alloctoni fino all’attuazione di provvedimenti atti a frenarne l’espansione, come nel caso della legislazione di pesca vigente nelle acque interne della Regione Emilia-Romagna. Detto ciò, il siluro si
pesca a spinning con potenti canne
anche di 3 m, corredate da robusti
mulinelli caricati con monofili di
diametro elevato (0,40-0,50 Ø) o di
trecciati di pari o superiore resistenza. Gli artificiali impiegati sono per
lo più grossi e pesanti cucchiaini ondulanti di 30-40 g e grossi pesci siliconici armati con ami ed ancorette.
Infine, le acque del piano (anche
quelle dei grandi laghi) ospitano due
simpatici predatori autoctoni: lo zebrato persico reale (Perca fluviatilis) e l’onnipresente cavedano (LeuFoto 11
ciscus cephalus). Per la verità solo il
Il siluro è un grande pesce originario del bacino primo (appartiene alla famiglia dei
danubiano. È un vorace distruttore di ittiofauna, percidi) è un vero e proprio predatoin grado di raggiungere taglie consistenti. re (attualmente in fase di contrazioNel Po sono presenti esemplari di peso superiore
a 100 chilogrammi e di oltre 2,5 m di lunghezza. ne), mentre il cavedano è un cipriniSi pesca a spinning con pesanti ondulanti e pesci de onnivoro e gregario, che diviene
di gomma armati di ami o di ancorette. carnivoro solo in età adulta. Entrambi si nutrono di piccole prede come alborelle, triotti e pseudorasbore, che
attaccano spesso con strategia di gruppo. Il persico reale è senz’altro uno
dei più bei (e buoni) pesci d’acqua dolce, interessante per lo spinning solo
quando raggiunge taglie superiori a tre-quattrocento grammi (persici di 1
chilogrammo sono alquanto rari, anche se nei grandi laghi prealpini sono
documentate catture di oltre 2 chilogrammi). Si pesca con piccoli rotanti
ed ondulanti e pesciolini siliconici, ma la sua aggressività è tale che lo induce ad attaccare anche artificiali di grosse dimensioni. Non è, infatti, rara
9
Pesci e ambienti
la cattura di persici reali
con rotanti di 20 g,
mentre si insidia il luccio (Foto 12). Il cavedano, invece, è molto attratto dai rotanti e dai
minnow di medie dimensioni (Foto 13).
Un tempo che fu (anni
Sessanta e Settanta) la
specie era diffusissima
Foto 12
nel Po (oggi assai
Il persico reale rimane spesso vittima, data la sua aggressività,
meno), quando se ne fadi voluminosi artificiali utilizzati per insidiare il luccio.
cevano dei ricchi cestini
pescando dalle sassaie e
Foto 13
dalle prismate con il più
classico tra i cucchiani
rotanti: il mitico Martin
dell’italiana Simplex,
nelle declinazioni di 4 e
6 g con colorazione rossa e nera o gialla e nera.
Oggi i cavedani si pescano ancora negli affluenti del Po e anche
nei fiumi come il Tevere
o l’Arno, ma in quantità
Il cavedano, specie autoctona un tempo assai diffusa nelle acque
di pianura, ha subito un drastico ridimensionamento. Si pesca
molto più ridotte che in
a spinning con rotanti e minnow di medie dimensioni.
passato, mentre sono
ancora piuttosto consistenti le popolazioni lacustri. Nei laghi prealpini
(Maggiore, Como, Iseo e Garda) si trovano gli esemplari di mole maggiore che, in rari casi, possono raggiungere anche i 3 chilogrammi di peso e i
60 cm di lunghezza totale. Si insidiano con successo con minnow (sia galleggianti che affondanti) di 5-7 cm, soprattutto in prossimità del periodo
riproduttivo (giugno-luglio), quando il ciprinide perde la sua innata sospettosità.
Altrimenti si ha a che fare con un avversario difficile, non tanto per la difesa, poco entusiasmante, quanto per le difficoltà nell’indurlo ad attaccare
l’artificiale, soprattutto in acque calme e limpide, nelle quali l’impiego di
monofili capillari (0,12-0.14 Ø) è di rigore per avere successo.
10
L’ATTREZZATURA
CANNE, MULINELLI E LENZE
L’attrezzatura da spinning può essere semplice o complessa. In linea generale, soprattutto se non si è ancora dei professionisti, canne e mulinelli possono ridursi a tre
(le prime) e a due (i secondi). Nella vastità di un mercato ormai saturo di novità, una
canna di 1,80 per lo spinning leggero in torrente (trota fario), una seconda di 2,40 m
per la spinning medio in fiume, in lago e negli stagni (grosse trote, lucioperca, black
bass, cavedani, ecc.) ed una terza più potente, di circa 2,50-2,70 m. per la pesca del
luccio possono inizialmente bastare. L’importante è scegliere attrezzi robusti, in due
pezzi: l’ideale sarebbe in un pezzo unico, ma per motivi di praticità la canna in due
pezzi è ancora quella che fornisce il migliore compromesso tra l’esigenza di trasporto ed il mantenimento dell’azione. Particolare che manca alle pratiche telescopiche,
la cui azione viene spezzata dai tanti segmenti costitutivi. L’impugnatura deve essere di giusta misura per non affaticare l’avambraccio in fase di lancio e aumentare la
precisione (è meglio se è di sughero, con porta mulinello a vite di buona marca). L’innesto deve essere robusto e con poco gioco. Ne esistono di tanti tipi: a cappuccio, a
cappuccio rovesciato, a spigot, ecc.. Quello a spigot (Foto 14), con un’anima di diametro più ridotto inserita nel pezzo di base che va ad incastrarsi nel pezzo superiore,
è forse quello che spezza di meno la parabolicità della canna. L’azione, per l’appunto, deve essere progressiva o parabolica a scalare: in altre parole l’attrezzo deve flettersi progressivamente (cedendo energia) a seconda del carico a cui è sottoposto, sia
che questo derivi dalla difesa del pesce che dal lancio delle esche, fino ad incurvarsi
uniformemente come una
Foto 14 parabola sotto massimo
sforzo. Per tali motivi, leggerezza a parte (ormai i materiali impiegati per la costruzione delle canne, in
primis fibre di carbonio e di
kevlar, rendono leggerissime le stesse), la potenza va
scelta in base al tipo e alla
Canna da spinning in due pezzi con innesto a spigot: dimensione delle esche aril più efficace nel mantenere l’azione. tificiali utilizzate. General11
L’attrezzatura
mente le canne delle ditte più note portano stampigliata la potenza di lancio, benché
spesso la gamma consigliata risulti un po’ottimista, soprattutto se la forbice è estesa.
Sarà così difficile che un attrezzo consigliato per grammature comprese tra 10 e 40 g
sia in grado di lanciare altrettanto bene artificiali corrispondenti ai due estremi, mentre sarà probabilmente perfetta per i valori intermedi. Infine, la canna deve essere
piuttosto rapida, deve cioè rispondere velocemente alle sollecitazioni, anche quando
si agisce a distanza con esche piuttosto leggere, al fine di non sbagliare la ferrata, soprattutto quando si ha a che fare con predatori dalla bocca molto dura, come il luccio, il persico trota o la trota marmorata. Anche gli anelli guidafilo, o passanti, contribuiscono a determinare l’azione della canna. Il loro numero, il corretto posizionamento sul grezzo, le dimensioni, la forma (a ponte singolo o doppio) ed il peso sono
essenziali per un buon bilanciamento dell’attrezzatura. Oggi ci sono in commercio
degli anelli guidafilo costruiti in Sic (silicio-carbonio) estremamente leggeri, la cui
legatura sul fusto non comporta che minime variazioni di peso e di flessione della
canna, rispetto, ad esempio, a non tantissimi anni fa, quando i passanti venivano ancora costruiti in metallo o pesante porcellana. Oltre alle canne da spinning esistono
anche canne da casting. Si tratta di una tecnica tipicamente americana, nata per la pesca al black bass dall’imbarcazione, effettuata con corte canne di 1,60-1,80 m (spesso mono pezzo), abbinate ad un demoltiplicatore (in pratica è un mulinello a bobina
rotante con manovella doppia e privo di archetto, mentre quelli tradizionali ad archetto sono definiti a bobina fissa), nel quale la lenza è libera di uscire premendo
semplicemente un pulsante che libera la bobina e viene frenata e regolata solamente
da un freno meccanico ed eventualmente da un freno magnetico. In tal modo, acquisita la necessaria esperienza, si possono ottenere lanci molto più lunghi, anche con
esche relativamente leggere, utilizzando al posto del tradizionale nylon delle trecce
di materiale composito, di diametro molto inferiore, ma con carico di rottura uguale
o superiore. La particolarità sta nel fatto che sia i passanti che il demoltiplicatore sono
montati dorsalmente alla canna e si lancia con una sola mano, grazie anche all’impugnatura (o calcio) a pistola. Tale tecnica sta attualmente evolvendosi anche per la
pesca di altri predatori. Per quanto riguarda i mulinelli classici, quelli ad archetto, c’è
da dire che (rispetto al passato) si sono notevolmente evoluti per look, peso e scorrevolezza. In particolare è aumentato in modo considerevole il numero dei cuscinetti a
sfera (fino a cinque ed oltre), sono diminuite le vibrazioni, grazie anche a sistemi interni di bilanciatura, e sia gli archetti guidafilo che le bobine (ora coniche o ultraconiche, con avvolgimento a spire incrociate) sono costruiti in modo da soddisfare qualsiasi esigenza di lancio senza creare parrucche o pericolose torsioni del monofilo. La
fibra di carbonio è spesso utilizzata per il corpo, ma alcuni costruttori ripropongono,
in serie limitata, dei modelli interamente costruiti in metallo per nostalgici appassionati: è il caso dei mitici Abu delle serie 3-33 e 4-44, validissimi esempi di mulinelli
con ingranaggi interni ad alta precisione in ottone ed acciaio inossidabile, quasi indi12
L’attrezzatura
struttibili, ancora oggi fidati compagni del lanciatore
che non ne faccia oggetto di
collezionismo, con il solo
handicap di possedere un
unico cuscinetto a sfera.
Comunque sia, ditte all’avanguardia propongono oggetti modernissimi in metallo, con corpo in leggero
alluminio e bobine in titanio, dal design affascinante
Mulinelli da spinning ieri ed oggi. (Foto 15). L’importante è
scegliere un mulinello con una buona frizione (è quel dispositivo a dischi regolabile
manualmente, posizionato sulla bobina, con regolazione a vite o, molto meglio, posteriormente al mulinello, con regolazione mediante pomello zigrinato; serve a dosare lo sforzo di uscita della lenza ad archetto chiuso, affinché questa non si rompa sotto le sfuriate di una grossa preda) e con un rapporto di recupero adeguato. Il rapporto di recupero indica quanti giri effettua la girante del mulinello per ogni rotazione
completa della manovella. Più il valore del rapporto è alto, tanto maggiore sarà la lenza recuperabile, anche se incidono altre variabili, come il diametro, le dimensioni e
la struttura della bobina. Per contro, rapporti troppo elevati, se non correttamente coadiuvati da una buona scorrevolezza degli ingranaggi (presenza di cuscinetti a sfere),
finiscono per rendere faticoso il recupero sotto sforzo. Un attrezzo con rapporto 5:1,
da spinning leggero o medio-leggero (200-250 g), per la pesca alla trota in torrente,
in fiume ed in lago e al persico trota in stagni e cave, ed un secondo più robusto da
spinning medio (350-400 g), con rapporto di reFoto 16
cupero 3,5-4:1 (meno faticoso per richiamare
esche voluminose e pesanti), destinato alla pesca
dei grossi predatori (luccio, siluro, ecc.), possono inizialmente bastare, con l’accortezza di acquistarli con due bobine, da caricare con diametri diversi di monofilo o di trecciato. A tal proposito, occorre specificare che i monofili si sono
estremamente evoluti, tant’è che il tradizionale
nylon è stato in parte sostituito da copolimeri ad
elevatissima resistenza, per esempio (Foto 16)
da monofili di fluorocarbonio relativamente rigiMonofilo in fluorocarbonio
ad elevata resistenza meccanica di e privi di memoria meccanica (praticamente
ed alto carico di rottura. non assumono in fase di lancio la configurazioFoto 15
13
L’attrezzatura
ne a spire della bobina, conservando la loro linearità ed evitando così fastidiose parrucche), con carico di rottura assai elevato in rapporto a diametri modesti. Contemporaneamente si stanno sempre più diffondendo i trecciati, privi di elasticità e dotati
di un fortissimo grado di resistenza all’abrasione. Queste lenze, come s’intuisce dal
loro nome, sono costituite da una treccia di più fili (in kevlar o polietilene) avvolti tra
loro, dotati di una estrema sensibilità alla ferrata (mancano totalmente di elasticità) e
di un carico di rottura a dir poco eccezionale: basti pensare che un buon monofilo tradizionale dello 0,28 (diametro) possiede un carico di rottura nominale di circa 5,8 chilogrammi, mentre un trecciato dello stesso diametro può avere un carico di rottura
fino a tre volte superiore. Detto ciò, ritornando ai nostri due mulinelli, si possono
riempire le rispettive (due) bobine in tal modo: nel primo caso (mulinello da spinning
medio- leggero) con monofilo tradizionale di buona qualità (0,18-0,20) per insidiare
le trote e i cavedani in torrente e in lago (prima bobina) e con dello 0,25-0,28 o, in alternativa, del tracciato dello 0,13 per insidiare le grosse trote in fiume o i persici trota nelle cave e negli stagni (seconda bobina). Il secondo mulinello, quello da spinning
medio, può essere riempito con nylon di buona qualità dello 0,30-0,35 (prima bobina) per insidiare il luccio
con relativi cavetti in acciaio, semplici o ricoperti di
plastica
termosaldante
(Foto 17), e con del trecciato dello 0,15-0,18 per grossi lucci e siluri (seconda bobina). Alcune ditte producono bobine specifiche per
i trecciati, al fine di evitarne
Foto 17
l’usura nel tempo dovuta
Cavetti metallici termosaldati per la pesca del luccio e del siluro. all’attrito metallico.
GLI ARTIFICIALI
Qui la vita per il pescatore inizia a complicarsi, in quanto la lista degli artificiali da
spinning è veramente corposa. Per semplificare al massimo l’argomento ritengo che
si possano suddividere gli artificiali in quattro grandi gruppi. Primo gruppo: artificiali
metallici (cucchiaini rotanti, spinner bait e cucchiaini ondulanti); Secondo gruppo:
minnow o pesciolini finti di legno e di plastica; Terzo gruppo: artificiali di superficie
con e senza appendici in grado di produrre rumore in acqua (crawlers, prop baits,
stick baits e poppers); Quarto gruppo: esche siliconiche come vermoni, pesciolini,
grub, salamandre, lucertole, rane e gamberi. Le ultime due categorie comprendono
artificiali prodotti soprattutto da ditte americane per insidiare il black bass, anche se
14
L’attrezzatura
molti di questi possono essere impiegati per la pesca del luccio, del lucioperca, del
persico reale e del siluro.
Primo gruppo (a): artificiali metallici, i rotanti.
I rotanti sono la quinta essenza dello spinning, gli artificiali con i quali si impara a pescare grazie al loro recupero spontaneo. Sono costituiti da un corpo metallico decorato (di piombo, di rame, di metallo zincato e cromato, ecc.) che serve anche da zavorra (alcuni rotanti, come i notissimi Rapala Super Vibrax, possiedono un corpo
cavo a campana, all’interno del quale gira una ruota metallica in grado di produrre vibrazioni stimolanti), nel cui interno è inserito un filo in acciaio armonico. Su questo
(generalmente superiormente al corpo) è inserita (e ruota) la paletta metallica (ne esistono di varie fogge e dimensioni, sia semplici che doppie o a geometria variabile, inserite direttamente sull’asse, ovvero con l’interposizione di un cavaliere, argentate,
dorate, ramate, nere, madreperlate, ecc., con e senza punti e decorazioni colorate aggiuntive, attraenti soprattutto per l’acquirente). La paletta è l’anima del rotante, la sua
rotazione produce onde sonore a bassa frequenza in grado di stimolare l’istinto aggressivo dei predatori. L’estremità superiore del filo in acciaio termina con un anellino per l’attacco della lenza. All’estremo opposto (sotto al corpo) un altro anellino sorregge l’armatura, che può essere costituita o da un’ancoretta a tre ami (di rame, di ottone, nichelati, stagnati, affilati chimicamente o col laser ecc.) o da un amo singolo
di grandi dimensioni. La forma e l’inserimento della paletta sull’asse di rotazione
sono determinanti nella fase di recupero. Le palette allungate, definite anche a foglia
di salice, permettono una migliore rotazione ed un minore sforzo quando sia necessario tenere il fondo nei recuperi contro corrente, mentre le palette ovoidali o tondeggianti, entrando più rapidamente in rotazione, sono più adatte nei recuperi in superficie o a mezz’acqua in favore di corrente (lanciando da valle verso monte, come
in genere si fa in torrente risalendo il corso d’acqua). Le palette possono essere inserite direttamente sull’asse dell’artificiale (è il caso dei classici Martin), ovvero con
l’interposizione di un piccolo cavaliere (Mepps, Super Vibrax, Veltic, Mosca,
ecc.) In generale questo secondo sistema facilita la rotazione della paletta in quasi tutte le condizioni di impiego. Coi rotanti si possoFoto 18
no insidiare tutte le specie
predatrici, dalla fario di torIl rotante è senz’altro l’artificiale di più immediato utilizzo
rente
alla marmorata di fiuin corrente. Nell’immagine una bella trota marmorata rimasta
me
(Foto
18); dal cavedano
vittima di un grosso rotante.
15
L’attrezzatura
al persico reale; dal persico trota al
luccio. La scelta dipende dagli ambienti e dai predatori che si vogliono
affrontare. Quasi tutte le ditte costruttrici identificano i propri prodotti con una numerazione progressiva,
proporzionale alle dimensioni ponderali dell’artificiale. Piccoli rotanti
di pochi grammi (nn. 1 e 2) sono idonei per la pesca alla trota in torrente;
rotanti medi di 6-12 g (nn. 3-4 e 5)
saranno più adatti per la pesca delle
grosse trote di fiume (Foto 19) e, inRotanti ed ondulanti di buone dimensioni per pescare
fine, grossi e voluminosi rotanti di
le grosse trote di fiume e di lago (fario e marmorate).
20 e passa grammi, come il mitico
Foto 20 Martin 20 con e senza fiocco rosso
sull’ancoretta (assimilabili alle numerazioni 6 e 7), semplici o in tandem, saranno indicati per insidiare
predatori più corposi come lucci e siluri (Foto 20). Esistono anche rotanti misti (costituiti da una zavorra sostituibile modellata a forma di testa
di pesce più un rotante tradizionale o
da un rotante tradizionale a cui è colArtificiali da spinning medio-pesante (voluminosi
rotanti con e senza fiocco rosso e spinner bait)
legato in coda un pesciolino di gomper la pesca autunnale del luccio.
ma o di plastica armato di ami o di
ancorette). Un artificiale assimilabile al rotante è lo spinner bait: si tratta di un’esca
anti-alga nata per pescare il black bass, ma il cui impiego ha trovato seguito anche
nella pesca del luccio, soprattutto in ambienti ricchi di ostacoli e di ramaglie, dove
un’esca tradizionale avrebbe ben poche possibilità di uscire indenne. Lo spinner bait
è costituito da un filo armonico ripiegato a V. Ad un estremo, mediante l’interposizione di una girella, è inserita una paletta (o più palette) che ruota attorno al proprio
asse; dall’altro c’è il corpo dell’artificiale di piombo colorato, armato con un grosso
amo rivolto verso l’interno della V, occultato da filamenti vinilici colorati (jig). Sull’amo può essere inserito un trailer come un grub o un pesciolino finto di silicone, per
aumentare il volume ed il potere adescante. La peculiarità dello spinner bait è dovuta al fatto che, grazie alla sua conformazione, passa indenne tra gli ostacoli del fondo. I rotanti devono la loro efficacia alle vibrazioni che emettono (paletta, corpo), la
cui ampiezza varia a seconda della velocità di recupero. Ecco perché è bene variare
Foto 19
16
L’attrezzatura
spesso la velocità di rotazione in acqua al fine di stimolare anche predatori svogliati.
Le vibrazioni vengono percepite dal pesce già a diversi metri di distanza, sia a livello della linea laterale che dell’orecchio interno e ne stimolano l’aggressività. Anche i
colori sono importanti nel determinare interesse. In particolare i pesci vedono diversamente dall’uomo, sia perché vivono in un elemento (l’acqua) che riflette (e rifrange) le radiazioni luminose in maniera molto differente rispetto all’aria, sia perché i
coni (cellule fotosensibili della retina deputate alla percezione dei colori) sono molto
meno numerosi e differenziati. Ne consegue che il pesce vede meno bene e con un
campo visivo molto più limitato (soprattutto per quanto riguarda la visione binoculare). Inoltre, mentre l’uomo distingue tutti colori dello spettro luminoso (ad eccezione
degli infrarossi e degli ultravioletti), ma percepisce bene soprattutto la gamma intermedia, i pesci vedono solo alcuni colori (in genere sono quelli con lunghezza d’onda
corrispondente al rosso e all’arancio, ma percepiscono anche gli ultravioletti), senza
però distinguerne le tonalità. Solo i predatori più evoluti, come ad esempio il persico
trota, sono in grado di fare ciò. Ecco perché (questo vale non solo per i rotanti ma per
tutti gli artificiali) è preferibile puntare maggiormente sulle tinte neutre. Tinte argento e oro andranno perciò bene rispettivamente in acque non troppo limpide e con poca
luminosità esterna (la prima) e più trasparenti e con maggiore irradiazione (la seconda). Colorazioni vistose (rosse, gialle, arancioni, verdi) e fluorescenti saranno soprattutto efficaci in acque opache e profonde. Colorazioni ancora più vistose, come il blu
o il viola, trovano ragione di esistere in quanto corrispondono esattamente alle lunghezze d’onda più penetranti in profondità.
Primo gruppo (b): gli ondulanti.
L’ondulante, insieme al devon (artificiale ormai caduto nel dimenticatoio) è stata una
tra le prime esche artificiali ad essere utilizzate, grazie alla sua semplicità costruttiva.
I primi cucchiaini ondulanti (1840) venivano, infatti, costruiti con la latta delle scatolette alimentari, ritagliata e modellata, con l’aggiunta di un’ancorina all’estremità.
Oggi questi artificiali, anche se (a torto) sono un po’ snobbati dalla maggioranza dei
lanciatori, si sono evoluti, nella forma, nelle dimensioni e nei materiali costruttivi.
Accanto a modelli semplici, come i classici Ardito ed Ardito Ondulato, con corpo
tondeggiante in metallo nichelato, dorato, ramato, con e senza decorazioni aggiuntive, prodotti in tante grammature diverse (5-8-12-17-24-30 g a seconda dell’utilizzo e
dei predatori insidiati), sono comparsi anche artificiali più sofisticati, come i sinuosi
Syclops (possiedono una doppia ripiegatura del corpo, in grado di rifrangere la luce
con ben 10 angoli diversi), i bilanciati Inkoo, dalla forma allungata (anche questi prodotti in varie dimensioni e grammature, con tinte neutre o vivaci e fluorescenti) e gli
innovativi (per metà minnow e per metà ondulanti) Minnow Spoon (anche con amo
singolo anti-alga). L’ondulante è un artificiale intuitivo che, come dice il suo nome,
tende ad ondulare in acqua mimando i movimenti di un pesciolino ferito, sia in fase
17
L’attrezzatura
di caduta (molto adescante) che durante il recupero. In particolare, l’ampiezza delle
ondulazioni dipende dalla velocità con cui viene recuperato. Per tale motivo l’ondulante, se sapientemente vitalizzato con strappi e rilasci effettuati soprattutto con la
canna più che con il mulinello, può divenire un’arma micidiale nelle mani del lanciatore. Il suo terreno elettivo è rappresentato dai laghi e dalle acque ferme o lente,
anche in virtù delle lunghe distanze raggiungibili, mentre va un po’ meno bene in corrente. In linea di massima ondulanti di forma allungata e sottile con grammature da
4 a 15 g sono utilizzabili per pescare le trote in lago (ma anche le marmorate in fiume), mentre ondulanti più tozzi e tondeggianti con grammature tra 10 e 40 g sono più
adatti alla pesca di grossi predatori come lucci e siluri. Anche per gli ondulanti vale
lo stesso discorso già fatto per i rotanti a proposito delle colorazioni.
Secondo gruppo: minnow o pesciolini finti di legno e di plastica.
I capostipiti di questo gruppo di artificiali sono gli arcinoti Rapala, nati nel 1936 in
versione Original Floating (galleggiante), nelle declinazioni classiche di 3,5,7,9,11 e
13 cm, ai quali si sono successivamente affiancate (1965) le versioni Countdown
(affondante), nelle misure 3,5,7,9 e 11 cm, e poi le versioni Jointed (snodato), sia galleggianti che affondanti. Per la maggior parte dei lanciatori nostrani Rapala e minnow sono considerati sinonimi: la famosa ditta finlandese è stata infatti la prima ad
imporre sul mercato i suoi prestigiosi ed efficaci pesciolini costruiti con legno di balsa. Ma in sintesi che cos’è un minnow? Il termine è inglese e significa pesce foraggio, pesce esca. I minnow tendono ad imitare, nella forma, nei colori e, soprattutto,
nei movimenti, i pesciolini in difficoltà, prede abituali di grosse trote, lucci, luciperca, persici reali, persici trota, cavedani, ecc. I pesciolini di casa Rapala erano originariamente costruiti a mano scolpiti nel legno; attualmente il materiale elettivo di costruzione è il legno di balsa (anche se alcuni modelli sono di plastica) e, benché il procedimento sia ormai industrializzato, la cura maniacale con cui vengono assemblati
è degna di un orafo. Ad esempio, prima di procedere alla stesura della vernice, gli artificiali vengono avvolti con una strisciolina adesiva di carta stagnola che, oltre a produrre l’effetto squama di pesce, favorisce la riflessione-rifrazione della luce durante
il movimento, rendendolo così più naturale. All’interno del corpo viene aggiunta la
zavorra (solo nei modelli affondanti) e un’anima metallica di filo in acciaio inox che
serve da base per l’inserimento degli ami o ancorette (quasi sempre in numero di due
o superiore). La maggior parte dei modelli presenta anteriormente una paletta di plastica trasparente, dalla cui forma e dimensione dipendono sia la velocità di affondamento che il movimento stesso dell’artificiale. Anche nel caso dei minnow il movimento è più importante del colore per indurre all’attacco i predatori. Comunque, sul
mercato esistono minnow dalle più svariate livree: alcuni imitano le più diffuse specie foraggio (come il vairone, il cavedano, la scardola, il pesce persico, i giovani
esemplari di trota fario e iridea, ecc.), altri hanno colorazioni di fantasia (gialle, ros18
L’attrezzatura
se, verdi fluorescenti) che nulla hanno a che spartire con il mondo acquatico ma che,
tuttavia, possono risultare alquanto efficaci nei confronti di alcuni predatori (luccio,
persico trota, ecc.) e in acque opache.
Riteniamo che in linea di massima i minnow possano essere raggruppati in due grandi categorie.
A) Minnow veri e propri di forma allungata, con e senza paletta.
Ai primi (con paletta) appartengono i già citati Original e Countdown di Rapala, i
Flipper e i Real Winner, gli Abu Killer e i recenti Husky ed Husky Jerk di Rapala,
questi ultimi dotati di azione “suspending” (una volta raggiunta la profondità desiderata la mantengono per alcuni secondi anche senza essere recuperati), le versioni Magnum anche con paletta metallica da mare, destinati a predatori come spigole, tonnetti, ricciole, ecc. Vanno bene per tutti i predatori, con l’accortezza di privilegiare le
versioni galleggianti per il persico
Foto 21 trota (stagni, cave) e per i cavedani
(laghi) e quelli affondanti per le trote
in torrente ed in fiume e per il luccio,
il lucioperca ed il persico reale nei
fiumi e nei laghi. Le dimensioni vanno rapportate alla taglia delle prede
insidiate: minnow di pochi centimetri
(3-5) saranno indicati per i cavedani
e le fario di torrente; di 7-11 cm per
le grosse marmorate di fiume (Foto
21) e di 13-18 cm per il luccio ed il
Varie fogge di minnow per insidiare
le grosse trote di fiume. siluro (Foto 22). Ai secondi (minnow
privi di paletta di profondità) apparFoto 22 tengono artificiali come gli italiani
Filibustiere e i Long Cast di Rapala.
Sono in grado di raggiungere distanze di lancio superiori ai minnow tradizionali (non vengono frenati dalla
paletta in fase di lancio) ed hanno in
acqua un movimento più sinuoso, simile a quello di un cucchiaino ondulante. Il loro utilizzo trova la giusta
collocazione nei laghi, per la pesca
delle trote lacustri e dei cavedani.
Minnow e pesciolini siliconici armati B) Pesciolini più o meno tozzi e pancon testine piombate per la pesca invernale
ai predatori delle acque del piano ciuti (noti col nome di Crankbaits)
(lucci, luciperca, grossi persici reali). con e senza paletta di profondità.
19
L’attrezzatura
Quelli dotati di paletta di profondità comprendono artificiali come i vari Shad Rap
(hanno corpo compresso lateralmente e assomigliano nelle forme ad una scardola),
sia galleggianti (con paletta corta o ripiegata ad “elle” per raggiungere profondità medie o con palettone allungato per raggiungere profondità rilevanti) che affondanti
(con paletta ripiegata ad “elle”) e Fat Rap di Rapala o i Frenzy di Berkley, tozzi e panciuti, anche questi galleggianti di mezz’acqua o di profondità. Entrambi i tipi sono
caratterizzati dal fatto che galleggiano in condizioni di riposo, ma quando vengono
recuperati con forza sono in grado (a seconda della forma e della dimensione delle
palette) di raggiungere profondità di nuoto impensabili per i minnow tradizionali (in
alcuni casi anche cinque metri) e di mantenere la quota per alcuni secondi anche a recupero arrestato. Questi artificiali possono essere impiegati sia per insidiare il persico trota (modelli di superficie con paletta ridotta) che i grossi predatori (lucci, lucioperca, siluri) in profondità più o meno accentuate (modelli galleggianti dotati di palettone allungato o come il Super Shad Rap di Rapala di 14 cm e 45 g di peso, dotato di paletta ripiegata ad “elle”), sia infine le grosse trote di fiume (affondanti con paletta ripiegata ad “elle”).
Ai secondi (privi di paletta) appartengono i Rattlin Rapala e i Frenzy Rattl’r di Berkley, caratterizzati da affondamento veloce e dotati nel loro interno di sfere che producono vibrazioni. Questi artificiali trovano la loro giusta collocazione per stanare in
profondità e in prossimità della tana grossi predatori svogliati e difficilmente raggiungibili con gli artificiali tradizionali.
La componente che rende efficace ed adescante un’esca come il minnow è il suo nuoto in acqua. Questo, per essere credibile, deve rassomigliare il più possibile al movimento di un pesciolino ferito o in difficoltà. Per ottenere ciò le varie aziende produttrici hanno agito sulla forma e sulle dimensioni degli artificiali e su quelle della paletta. In particolare, il nuoto di un minnow produce in acqua delle vibrazioni sonore
dovute a due diversi tipi di movimento: il primo, di ondeggiamento nel senso della
lunghezza, è determinato dalla forma (quelli snodati posseggono movimenti più vivaci) e dalle dimensioni dell’artificiale (artificiali di pochi centimetri avanzeranno
con ondeggiamenti più stretti e frequenti, mentre artificiali lunghi avranno ondeggiamenti più ampi e lenti); mentre il secondo, di oscillazione sul proprio asse (il cosiddetto svirgolamento), è condizionato dalla paletta e risulta assai efficace quando viene impresso all’artificiale mediante movimenti ritmati (strappi) del polso sulla canna. Per variare e personalizzare le caratteristiche natatorie di un minnow è possibile
agire sull’anellino di testa (quello a cui si collega la lenza), ripiegandolo da un lato
(aumentando o diminuendo in tal mondo lo svirgolamento) o verso l’alto (riduzione
dell’ampiezza di nuoto) o verso il basso (aumento dell’ampiezza di nuoto) mediante
una pinza. L’essenziale è che l’artificiale mantenga inalterate le proprie caratteristiche di plasticità per risultare adescante. Per tale motivo è consigliabile un collega20
L’attrezzatura
mento morbido tra lenza ed artificiale. Un buon esempio è il cosiddetto nodo Rapala: in pratica si crea un occhiello con la lenza e si passa il capo libero all’interno dell’anellino di testa del minnow. Poi si compongono alcune spirali con lo stesso capo
libero e lo si infila all’interno dell’occhiello. Tirando l’estremità non libera si ottiene
un’asola elastica lunga alcuni centimetri che mantiene inalterate le caratteristiche natatorie dell’artificiale.
Terzo gruppo: artificiali di superficie per la pesca al black bass (crawlers,
prop baits, poppers e stick baits).
A questo gruppo appartengono artificiali di superficie in grado di produrre suoni (anche intensi) e vibrazioni quando vengono richiamati, ma che in genere non imitano
esseri viventi, nonostante l’aggiunta di occhi, scaglie, ecc. I capostipiti di questi artificiali sono i classici e ormai quasi introvabili Crazy Crawler, Diyng Flutter e Chugger della statunitense Heddon, ai quali se ne sono poi
aggiunti numerosi altri, di
altre ditte. Il primo (Crazy
Crawler, nuotatore pazzo),
prodotto anche nella versione piccola (Tiny Crazy
Crawler), è un artificiale il
cui corpo tondeggiante è
dotato di due palette metalliche che si ripiegano durante il lancio, per aprirsi
Foto 23
successivamente durante il
I grossi blak bass si fanno invogliare dai crawler sapientemente recupero, dando l’idea di
manovrati tra le foglie di ninfea.
un essere che nuota con
difficoltà. La massa d’acqua spostata dalle palette è rilevante e l’efficacia deriva dalle sonorità emesse, anche solo sui brevi richiami di canna, e dalla produzione di cerchi concentrici nell’acqua, attraenti anche per il più svogliato dei bass (Foto 23). Il
secondo artificiale, il Diyng Flutter, è un cosiddetto prop bait, ovvero un’esca dotata
di propulsore (un’elica posta in coda), che produce durante il recupero un moto vorticoso ed attraente. Sulla sua falsariga sono stati prodotti altri artificiali muniti di eliche, come lo Skitter Prop di Rapala ecc. Poi vi sono artificiali come il già citato
Chugger di Heddon o lo Skitter Pop di Rapala, caratterizzati dal fatto che rassomigliano ad un minnow con il muso tronco ed incavato, nel quale può essere inserita
un’appendice concava di plastica. Questi artificiali, quando vengono richiamati, producono uno schiocco sonoro molto simile ad un pop, da cui il nome di poppers. Le
ancorette di armatura possono essere corredate da piumette colorate come richiamo.
21
L’attrezzatura
Infine gli stick baits, come il Thunder Dog di Storm o il Skitter Walk di Rapala, sono
simili a corposi minnow privi di paletta, con biglie metalliche nel loro interno; quando vengono recuperati si producono in vistose derive (virate) e sonorità. Sono tutte
esche nate per la pesca del persico trota, anche se occasionalmente (negli stagni e nelle cave) possono risultare efficaci anche con il luccio. Le livree sono spesso di fantasia, come l’assai diffusa ed efficace tigre di fuoco, fluorescente.
Quarto gruppo: esche siliconiche (vermi, grub, pesciolini vinilici, salamandre,
lucertole, rane e gamberi).
Rappresentano l’evoluzione più recente dello spinning ed il suo futuro, anche se il
concetto d’origine di pesca con gli artificiali è un po’avulso dall’utilizzo di queste
esche. Le esche siliconiche sono, infatti, in tutto e per tutto simili agli esseri viventi
di cui sono imitazione, sia nella forma che nei movimenti, con il non trascurabile vantaggio di poter essere impiegate (anche per i loro costi ridotti) quasi ovunque e in
qualsiasi condizione temporale, grazie anche a zavorre ed inneschi anti-alga che permettono di raggiungere bersagli (hot spot) altrimenti inavvicinabili con gli artificiali
convenzionali. L’artefice di cotanta risorsa è il vinile o gomma siliconica. L’estrema
plasticità dei polimeri di silicone e la loro morbidezza consentono di ottenere movimenti talmente realistici, sia in fase di recupero che di caduta, da ingannare anche il
più sospettoso tra i predatori. Inoltre la
loro stessa struttura fa sì che queste esche
possano essere imbevute di sostanze attrattive (scent) che le rendono ulteriormente adescanti. Le ditte che producono
esche in silicone sono numerose e principalmente americane (Berkey, Kalin’s,
ecc.), anche se più di recente ditte come
Rapala ed associate hanno messo in produzione una nutrita serie di questi artificiali, come nel caso dei pesciolini a coda
tronca (shad) di Storm già piombati ed armati. L’utilizzo è stato inizialmente concepito per insidiare ovunque il black bass,
poi si è visto che numerosi altri predatori
erano sensibili al potere adescante di questi artificiali, dal luccio (Foto 24) al siluFoto24
ro, dal persico reale al lucioperca, varianAnche il luccio rimane vittima delle innovative
do semplicemente i modelli e le dimenesche siliconiche, in particolare di grub
sioni. Persino il cavedano, le grosse trote
e pesciolini vinilici. Nella foto un bell’esemplare
ingannato da un grub armato con testina piombata. e le spigole (in mare) rimangono vittime
22
L’attrezzatura
di pesciolini siliconici. Ma andiamo con ordine. Le esche siliconiche, come si è già
detto, sono imitazioni realistiche di esseri viventi (vermi, pesciolini, lucertole, rane,
gamberi ecc.) prede abituali di predatori come il persico trota o il luccio. Il loro potere adescante deriva dal movimento sinuoso delle appendici morbide (zampette,
code, codine, ecc.) di cui sono dotate, sia durante il nuoto che in fase di caduta. I pesciolini imitazione e i grub (sono dei vermetti corti e panciuti, conosciuti anche con
il nome di falcetti per la loro corta codina ricurva verso l’alto; i più utilizzati sono
quelli di misura compresa tra 3 e 5 pollici) vengono di solito armati con testine piombate monoamo da inserire al loro interno. Le testine piombate (ne esistono di varie
fogge e colori, con e senza dispositivi antialga) vanno selezionate in base alla dimensione degli artificiali e alle profondità da raggiungere. In genere quelle di maggiore utilizzo sono di 5,7,10 e 15 g. L’importante è che l’amo sia robusto (meglio
quelli battuti), affinché non si apra sotto le sfuriate di un grosso bass, luccio o siluro.
Vermoni in gomma, salamandre e lucertole (lizard), rane, gamberi (Foto 25) sono
esche molto diffuse nelle scatole dei cosiddetti “bass men”. In particolare i vermoni
fanno oramai parte del corredo cromosomico del cacciatore di bass. Ne esistono di
lunghi e di corti, con codine (anche doppie) brevi o lunghe, con curvatura più o meno
accentuata. Dal movimento della codina deriva il potere adescante, per cui, una volta che questa sia lesa o tranciata (per effetto di un attacco), conviene cambiare immediatamente l’artificiale. Anche i colori
sono tanti: di solito quelli che vanno bene
un po’ ovunque sono il bianco, il nero e il
rosso scuro, anche con flake (puntini di contrasto). Tonalità fluorescenti o colorazioni
olografiche sono indicate soprattutto per acque opache e per pesci svogliati. L’innesco
(vale anche per le lizard) più indicato per
questi artificiali è quello denominato Texas
Rig e si realizza con appositi ami di grandi
dimensioni (1/0,2/0,3/0) ripiegati in prossimità dell’occhiello di testa. Questi vanno
inseriti nel corpo dell’artificiale, ruotati e
fatti uscire a circa 1/3 della lunghezza, in
modo tale che all’interno rimanga soltanto
la ripiegatura e l’occhiello. La punta viene
poi inserita nuovamente nel corpo in modo
Foto 25
da creare l’effetto antialga, lasciando contemporaneamente piena libertà di moviArtificiali per la pesca al black bass
mento all’artificiale. Gli ami possono essein superficie: crawler, rane di gomma e lizard
re già piombati, oppure l’effetto zavorra
di vinile con relative armature anti-alga.
23
L’attrezzatura
(per acque profonde) si ottiene aggiungendo in testa al vermone (o alla lizard) un
piombo a proiettile di idonee dimensioni (è sempre bene non eccedere con la piombatura per mantenere inalterato e morbido il movimento), da fermare sul nylon mediante l’interposizione di un frammento di stuzzicadenti. L’azione di pesca avviene
posando l’esca (lizard) sulle foglie di ninfea e lasciandola poi cadere dolcemente sul
fondo. Lo stesso discorso vale con i vermoni, che possono essere calati anche tra le
ramaglie. Le fasi successive si svolgono mediante il cosiddetto flipping, ovvero un
lento movimento di sali e scendi dell’artificiale operato con il polso sulla canna. L’abboccata può avvenire in condizioni statiche, ma anche durante la caduta o il rilascio
e alle volte è impercettibile. In altre situazioni si avverte un blocco secco (luccio) e
una decisa trazione o uno spostamento di lato della lenza (persico trota). È il momento di ferrare con decisione!
24
L’ATTIVITÀ DI PESCA
Data la vastità dell’argomento (ci vorrebbe un’enciclopedia) mi limiterò a descrivere brevemente i principali tipi di lancio con l’approccio ai vari ambienti. Chiaramente non è possibile affrontare un torrente o un grande fiume di pianura nella
stessa maniera. Nel primo caso, lanci brevi e precisi, per centrare al primo colpo la
piccola pozza, sono fondamentali per avere ragione
delle sospettose fario montanare (Foto 26). In fiume,
in lago o in mare, è la vastità stessa dell’ambiente a
determinare
un’azione
completamente differente,
fatta più di ricerca dei cosiddetti hot spot, ovvero
postazioni calde, raggiunFoto 26
gibili con lanci più lunghi
Azione di pesca in torrente: per avere successo con le sospettose e distesi, soprattutto se le
fario occorrono circospezione, mimetismo prede insidiate sono le
e lanci di precisione in distanza.
grandi trote marmorate
(Foto 27). In torrente il mimetismo è essenziale, così
come la cura nell’avvicinamento: alle volte, dato
che l’azione si svolge quasi sempre risalendo il corso
d’acqua, è conveniente
procedere con cautela nel
greto, effettuando i primi
lanci in distanza. Se la vegetazione lo consente, il
Foto 27
lancio in verticale, portanLa vastità dell’ambiente in fiume non facilita la percezione
delle prede, per cui è necessario molto senso dell’acqua, do la canna ad ore 13 sopra
sfruttando i cosiddetti hot spot, ovvero i punti caldi. la testa, e quelli laterali
25
L’attività di pesca
(dritti o rovesciati) permettono di ottenere le proiezioni più lunghe e precise
(sono i lanci più utilizzabili in fiume ed
in lago). Viceversa, quando la copertura
vegetale è consistente e lo spazio laterale è scarso, i lanci più produttivi sono
quelli a pendolo e a fionda. Nel primo
caso si lascia l’artificiale libero di penzolare dalla canna di 30-40 cm, poi si effettua un pendolo con il polso fintantoché, raggiunta la necessaria velocità di
oscillazione, si lascia partire l’artificiale
verso la pozza. Il lancio a fionda, invece, si effettua in genere con corte canne
di 1,50-1,60 m (è una tecnica molto diffusa per pescare la trota macrostigma
nei piccoli torrentelli siciliani) e piccoli
rotanti. L’artificiale, libero di pendere di
Foto 28
15-20 cm dalla canna, viene cautamente
preso tra le dita della mano destra e tiraPescando in autunno (luccio, lucioperca,
to fino a far flettere la canna. Una volta
persico reale) nei piccoli corsi di pianura
sono spesso sufficienti brevi lanci calibrati
aperto l’archetto del mulinello, tratteper raggiungere le postazioni calde.
nendo però la lenza con la mano sinistra,
si rilascia di colpo l’artificiale (e la lenza) che partirà a fionda verso il bersaglio.
Agli inizi è necessario effettuare un po’ di pratica per dosare al meglio la potenza
di lancio e per non far finire irrimediabilmente l’artificiale fuori bersaglio o, peggio, tra i rami. Quando si insidiano predatori come lucci, luciperca, persici reali e
persici trota in ambienti come stagni, cave, piccoli corsi d’acqua di pianura, soprattutto con esche artificiali che necessitano di essere animate con brevi movimenti della canna (esche siliconiche), è sufficiente eseguire brevi lanci o lasciare
cadere l’esca nel sottosponda, tra le ramaglie o le foglie di ninfea e poi animarlo
con la tecnica del flipping (Foto 28).
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