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FENOMENOLOGIA E ONTOLOGIA DEL VIAGGIO

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FENOMENOLOGIA E ONTOLOGIA DEL VIAGGIO
FENOMENOLOGIA E ONTOLOGIA DEL VIAGGIO
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“L etimo della parola viaggio origina da viatge, in latino viaticum è la provvista necessaria al
viaggio,da qui il derivato:via. Il Viaggio è l' andare da un luogo ad un altro”
La voce della Professoressa riempie l'auditorium gremito in ogni ordine di posti.
- “Il viaggio può essere circoscritto ad un percorso conosciuto come nel caso della corsa del bus
che ci conduce ogni giorno al lavoro o può creare spaesamento come nel caso del turista per la
prima volta in città.
Ma anche il percorso noto può diventare nuovo:la fenomenologia del “familiare-straniero”e
dell'estraniazione di cui parlo nel mio libro”.
Ad un tratto mi rivedo a 16 anni una mattina alle 5 e 20 presi la corriera che portava alla
stazione:attenta diceva la mamma, a stento trattenendo le lacrime.
La vidi camminare nella piazza mentre il bussino mi portava con sé.
-”Da cosa si fugge,cosa si cerca nel viaggio?” La Prof. trattiene l'uditorio col fiato sospeso.
Da cosa fuggivo,cosa cercavo,cosa ho trovato e non trovato e cerco ancora qualcosa? E,se si,
cosa?
-”L'altrove,il transito,la precarietà si dispiegano in tutta la loro bellezza e malinconia nel viaggio.
Arrivi e partenze rappresentano un ingranaggio seduttivo che ci cattura”
Il mio era stato il viaggio di iniziazione,di separazione e riavvicinamento.
....-“Un viaggio all'interno di se stessi infatti...”E' lontana la voce della relatrice.
Sono abbagliata da luci,odori,suoni,colori, cortili,giochi,visi lontani,frammenti di paesaggi.
Diventa memoria viva e presente una città costruita di luoghi differenti e lontani nel tempo e nello
spazio,una città che è tutte le mie città senza alcun luogo reale se non il vissuto.
-“Il bus è una città in costruzione,una città mobile,una città inesistente ma esistente,un crogiuolo di
luoghi familiari e non:un luogo della mente,di sedimenti,di storie piccole e grandi.
Il viaggio rappresenta la vita,è di tutti per questo ognuno può integrare coi suoi vissuti e costruire
all’infinito un discorso sull’andare:il mio non può che essere incompleto”.
Ascolto la relatrice ma il mio immaginario ormai mi domina, emozioni,ricordi,desideri,suggestioni si
sono impadroniti di me.
La voce della relatrice è lontana eppure la sento:
-“Il bus mette in opera dei dispositivi mnemonici,esistenziali quelle stratificazioni,che fanno parte dei
vissuti di ognuno:gli arrivi,le partenze,l’anonimato,le solitudini sono figure presenti nei viaggi di
studio,di vacanze,d'affari, di piacere,nel viaggiare senza meta”.
I bus di vita,della mia vita,di tempi e spazi lontani,viaggio come vita e vita come viaggio:vado a ritroso
nel tempo, passato e presente:l’erranza tra il visibile e il nascosto,il ricordo come essenza di sé, il non
luogo che prende vita.
-“Il mezzo di trasporto pur appartenente al mondo della tecnica va oltre questo orizzonte è come una
lavagna in cui ognuno scrive qualcosa del proprio immaginario.
Sempre i vissuti sfuggono alla tecnologia e insistono nei luoghi del desiderio”. Concludeva la relatrice.
Siamo gettati nel viaggio,nell’oltre,nella scoperta dico alla relatrice nel complimentarmi per la bella
relazione tendendole la mano.
-Biglietti,Signori- la voce del controllore e la luce che accende mi acceca e mi desta.
Era stato solo un sogno.
Chiudo il libro che stavo leggendo prima di addormentarmi dal titolo “Fenomenologia ed Ontologia del
viaggio” l’ultimo best seller a suo tempo rifiutato da molti editori
Il viaggio come tessitura di sogni: non solo la vita è sogno.
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