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TiSA: Di che cosa si tratta?

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TiSA: Di che cosa si tratta?
TiSA:
Di che cosa
si tratta?
TiSA: di che cosa si tratta?
Più privatizzazioni, meno regolamentazione pubblica e maggiori profitti per le imprese
Nel 2012, un gruppo dei paesi più potenti al mondo - i cosiddetti “Really Good Friends” [of
Services] - ha intrapreso negoziati segreti per portare a termine il programma di
privatizzazioni sostenuto dalle grandi società transnazionali del settore dei servizi.
Come altri accordi commerciali internazionali (TTIP, CETA, TPP), il TiSA mira a mettere il
turbo al commercio globale; stavolta nei “servizi”, che includono l’istruzione, i trasporti
pubblici, la sanità e le assicurazioni, la fornitura di energia, la distribuzione postale, le
telecomunicazioni, le misure sanitarie, i servizi di costruzione, trasporti aerei e marittimi,
commercio elettronico, contabilità, ingegneria, servizi finanziari e di consulenza - circa il 74%
dell’economia della zona euro. I negoziati riguardanti il TiSA seguono per lo più l’agenda
delle grandi società di utilizzare gli accordi commerciali per vincolare i paesi a programmi di
liberalizzazione e deregolamentazione estremi, per garantire maggiori profitti alle imprese a
spese dei lavoratori, degli agricoltori, dei consumatori e dell’ambiente.
Il TiSA è il risultato diretto di una sistematica attività di pressione da parte delle
multinazionali nei settori delle banche, dell’energia, delle assicurazioni, delle
telecomunicazioni, dei trasporti, dei servizi idrici, delle costruzioni e di altri settori di servizi,
portato avanti attraverso gruppi d’interesse. Si tratta del dono promesso dalle élite politiche
al potere delle multinazionali dopo il fallimento del “Millennium Round” dell’OMC.
Perché fermare il TiSA?
1. Minaccia di privatizzare molti servizi pubblici
Gli unici servizi pubblici esclusi sono quelli forniti “nell’esercizio dell’autorità di governo e
non forniti su base commerciale o in concorrenza con uno o più fornitori di servizi”. In realtà,
queste clausole limiterebbero l’eccezione ad alcuni servizi pubblici di base, come
l’amministrazione e i servizi giudiziari o di polizia. Tuttavia, servizi pubblici essenziali come
l’istruzione o i servizi sanitari, non sono inclusi in questa clausola.
Pertanto, l’attuale “garanzia” dei servizi pubblici è fuorviante e il TiSA, come emerge nei testi
trapelati, comporterebbe una pressione senza precedenti sui governi affinché liberalizzino
i servizi e costringano i servizi pubblici a competere in condizioni di parità con quelli privati.
Ciò farà sì che i servizi pubblici operino inequivocabilmente secondo le regole del mercato,
sconfessando così la loro natura universale, accessibile e solidale.
2. Il TiSA punta a mettere una camicia di forza ai governi
Secondo le clausole di “standstill” e “ratchet” del TiSA, i governi nazionali che sottoscrivono
l’accordo non potranno più fare nuove leggi o ripristinare vecchie normative a sostegno della
fornitura pubblica di servizi.
Tutti gli articoli del TiSA che fanno riferimento all’”accesso al mercato” operano secondo la
logica dell’elenco positivo. Ciò vuol dire che solo i settori esplicitamente menzionati
saranno soggetti alle disposizioni del trattato. Tuttavia, una volta che uno di questi settori
viene incluso in elenco, non c’è modo di recedere dall’impegno di liberalizzazione. Se, al
momento della sottoscrizione del TiSA, un certo settore è già stato liberalizzato e in futuro il
contesto socioeconomico dovesse cambiare e tale settore dovesse aver bisogno di essere
protetto, il TiSA non consentirebbe al governo di farlo. Un cambiamento della sensibilità
sociale rispetto a un certo argomento o cambio di governo dopo un’elezione non sarebbe
una motivazione legittima per tirarsi indietro rispetto a un impegno di liberalizzazione.
Walmart ha chiarito al rappresentante statunitense del commercio che il TiSA dovrebbe
eliminare le restrizioni alle dimensioni, al numero o all’ubicazione geografica dell’esercizio
commerciale e alle restrizioni sulle merci (prodotti audio-visivi, tabacco, alimenti, prodotti
farmaceutici, cosmetici ecc.).
Per rendere le cose più complicate, questo approccio basato sull’elenco positivo in relazione
all’”accesso al mercato” è coniugato a un approccio basato su un elenco negativo rispetto
alle clausole del “trattamento nazionale”. Un “elenco negativo” è assai più pericoloso, poiché
implica che tutti i settori siano soggetti alla clausola del “trattamento nazionale” salvo che
non ne siano esplicitamente esclusi. Inoltre, poiché - per beneficiare dall’esenzione - un
servizio deve essere esplicitamente presente in elenco, un governo dovrebbe anticipare un
servizio futuro e attribuirvi un nome ancor prima che esista; diversamente, sarebbe
automaticamente soggetto alla liberalizzazione sin dalla sua creazione!
Avere un settore soggetto alla clausola del “trattamento nazionale” significa che qualunque
impresa estera deve essere trattata esattamente come un fornitore locale. Se il fatto di
vietare eventuali condizioni speciali per le imprese locali e sostenibili non fosse già
abbastanza negativo di per sé, questo tipo di clausola normalmente include le
discriminazioni sia “dirette” che “indirette” delle imprese straniere. La portata della
“discriminazione indiretta” è assai ampia, e un’impresa con sufficienti capacità di esercitare
pressioni può facilmente additare qualunque circostanza come forma di discriminazione
indiretta delle imprese estere. Un famoso esempio di un’impresa che affermava di essere
stata discriminata rispetto ai fornitori di servizi nazionali (vincendo anche la causa!) è la
causa SD Meyers c. Canada.
Dopo la ratifica, da parte del Canada, della Convenzione di Basilea, che stabilisce che i
rifiuti pericolosi dovrebbero essere smaltiti nel paese di origine, il Canada ha emesso un
divieto sull’esportazione di rifiuti tossici contenenti PBC, divieto che è stato applicato a ogni
impresa operante nel paese. L’azienda di smaltimento statunitense SD Meyers ha avviato
un’azione legale contro il divieto (ai sensi del NAFTA, un accordo commerciale tra Canada,
Stati Uniti e Messico) in seguito alla quale il Canada ha dovuto pagare 10,2 milioni di euro,
oltre agli interessi.
3. Limiterebbe la capacità dei governi sovrani di fissare i loro stessi criteri negli
appalti pubblici.
Il TiSA limita la possibilità dei nostri governi di acquistare servizi in modo responsabile. Ogni
qualvolta che un governo locale, regionale o nazionale acquista un servizio, dovrà aprire
la procedura di gara alle aziende di altri paesi. Dal momento che qualunque criterio della
procedura dovrebbe essere quantitativo, i criteri relativi ai prezzi avrebbero la priorità su altri
come l’ambiente o le conseguenze sociali. Sarebbe così vietato riconoscere preferenze o
aiuti alle PMI o alle imprese locali, alle imprese statali o a imprese più etiche.
Di conseguenza, le società potrebbero monopolizzare interi settori, dove le aziende locali
non sarebbero ancora pronte per competere. Tali imprese più piccole avranno poche
possibilità di sopravvivenza, con la conseguente distruzione dei posti di lavoro.
4. Mette a rischio i nostri diritti del lavoro
Con il TiSA, si verrà a creare un mercato unico di servizi tra l’UE e gli altri firmatari
dell’accordo. Alcuni di questi paesi che hanno partecipato ai negoziati non hanno ratificato le
fondamentali norme del lavoro dell’OIL, il che fa sì che, negli stessi, la manodopera sia “più
economica”. Ciò porterà a una situazione in cui si favorirà una tendenza a ridurre le norme
del lavoro, poiché le imprese in Europa eserciteranno pressioni per abbassare gli standard e
rimanere competitive. Ancora una volta, il potere delle imprese porterà a una corsa al
ribasso, dove i lavoratori saranno penalizzati da norme meno stringenti e meno diritti.
Il TiSA, inoltre, classifica i lavoratori migranti come “fornitori di servizi indipendenti” piuttosto
che come lavoratori, con una conseguente perdita dei loro diritti di lavoro.
5. Il TiSA eroderà la democrazia
Se il TiSA verrà firmato, qualunque regolamentazione dovrà ottemperare a ciò che la
Commissione definisce una “disciplina normativa rafforzata”, il che vuol dire che le leggi
non dovranno essere più onerose di quanto necessario per garantire la qualità del servizio.
Questa verifica di necessità, che era già stata proposta per l’accordo GATS ma che fu
osteggiata da alcuni paesi e infine bloccata, toglierebbe potere al governo legittimo (o a
qualunque livello di amministrazione) poiché la motivazione della necessità potrebbe essere
facilmente messa in discussione.
Anziché salvaguardare lo spazio politico democratico, la proposta del TiSA è di trasferire
il processo decisionale dai cittadini, dagli organi di controllo e dalla giurisdizione locale/
provinciale/nazionale ai negoziatori commerciali che non sono tenuti a rispondere del loro
comportamento, gli stessi che hanno mostrato una chiara preferenza per la riduzione della
legislazione governativa per dare priorità agli interessi delle imprese.
I processi legislativi diventeranno trasparenti per i gruppi di pressione societari: qualunque
proposta legislativa deve essere rivolta a loro, così che possano partecipare alla redazione
di norme e leggi! D’altro canto, molti documenti negoziali del TiSA resterebbero segreti per
almeno cinque anni dopo la loro sottoscrizione. Se tale accordo fosse realmente vantaggioso per cittadini, allora perché nasconderli?
6. Getterebbe le basi per un’altra crisi finanziaria
La deregolamentazione del settore finanziario e del capitale, incoraggiata in parte con le
regole del GATS e le politiche commerciali/d’investimento degli anni Novanta, ha condotto
all’attuale crisi finanziaria globale e alle conseguenti ondate mondiali di recessione. La
sofferenza ininterrotta di milioni di persone a causa della disoccupazione, della povertà e
delle misure di austerità ci ricorda che è essenziale procedere a una nuova
regolamentazione del settore finanziario per ricostruire la stabilità e prevenire future crisi
economiche e finanziarie. Gli esperti hanno avvertito che se il TiSA entrerà in vigore, i
governi sarebbero incapaci di fermare quel tipo di transazioni finanziarie che hanno portato
al collasso delle banche negli USA e nell’UE nel 2007-2008.
7. Il TiSA costituisce un ostacolo per i paesi in via di sviluppo
Le politiche commerciali e d’investimento dell’UE sono strettamente legate alle politiche di
sviluppo dell’Unione e hanno un impatto sui paesi in via di sviluppo. I paesi in via di sviluppo
che sottoscrivono l’accordo si vedrebbero negato il diritto di creare il tipo di servizi sociali
che già esiste nei paesi con un reddito più alto. Tuttavia, a differenza del GATS, in questo
momento il TiSA non contiene una disposizione concernente il trattamento speciale e
differenziato. Inoltre, potrebbe aggravare l’insostenibilità del debito nei paesi in via di
sviluppo.
Il TiSA genererebbe una concorrenza fortemente sleale per le piccole e medie imprese nei
paesi in via di sviluppo, poiché queste ultime si troverebbero a competere con le
multinazionali per gli appalti pubblici locali. Questo tipo di contratto, in condizioni normali,
potrebbe essere uno strumento chiave per lo sviluppo sostenibile endogeno. Gli appalti
pubblici possono arrivare a rappresentare il 20% del PIL per i paesi in via di sviluppo; il
mancato accesso a tale reddito porterebbe automaticamente al fallimento di un numero
consistente di imprese locali.
Inoltre, anche i paesi non firmatari ne sarebbero inficiati. L’obiettivo del TiSA è di stabilire
una serie di norme per il commercio di servizi per il mondo intero, aggirando i consessi
democratici internazionali in cui tutti paesi sono rappresentati in condizioni di parità. In
questo momento, un gruppo limitato di paesi negozia l’accordo, paesi che però sostengono
che il loro obiettivo sia invitare altri paesi ad aderire in futuro (o finanche portare
l’accordo all’OMC). Naturalmente, molti paesi non potranno dire la loro nei negoziati e - per
non essere esclusi da questo “club” - saranno costretti ad accettare tutte le condizioni
imposte. Quand’anche un determinato settore fosse escluso o i servizi pubblici fossero inclusi negli impegni dell’UE (p. es. i servizi postali) e tal esclusione fosse attentamente
concepita per evitare realmente una liberalizzazione illecita, il fatto di non avere tale
eccezione nel testo fondamentale bensì negli impegni dell’UE farebbe sì che,
probabilmente, il resto dei paesi firmatari sarebbero comunque costretti a liberalizzare il
settore! Il TiSA, dunque, rischia di accentuare l’asimmetria delle relazioni commerciali
internazionali tra i paesi.
8. Il TiSA mette a rischio le norme relative alla protezione dei dati
Una delle principali preoccupazioni del TiSA è garantire il flusso di dati transfrontaliero. I
negoziatori sostengono che ciò avverrà “garantendo la protezione dei dati”; tuttavia, vi sono
ragioni per essere scettici circa i reali standard di protezione di cui i nostri dati beneficeranno
al di fuori dei nostri confini. Un fatto a sostegno di questa ipotesi è la dichiarazione, da parte
della Corte di giustizia europea, dell’invalidità della decisione “Safe Harbour” nell’ottobre
2015. Con la decisione “Safe Harbour”, la Commissione europea ha ritenuto che il livello di
protezione dei dati personali negli Stati Uniti fosse inadeguato. Il fatto che la Corte di
giustizia europea abbia dichiarato che la decisione non è in linea con la legislazione
dell’Unione mette in luce i rischi che il TiSA genererebbe per la protezione dei nostri dati.
9. il TiSA e la parità di genere
Il TiSA significherà un grande contraccolpo alla parità di genere in Europa. Date le
disuguaglianze di genere in moltissimi aspetti della vita quali l’accesso all’istruzione, le
opportunità di lavoro, i servizi, le risorse e il processo decisionale, un accordo commerciale
come il TiSA indebolirà i diritti delle donne e quindi la parità di genere. Per esempio, lo
smantellamento dei servizi pubblici sposterà i costi e i rischi dei lavori di cura non retribuiti
e dei lavori domestici soprattutto sulle spalle delle donne, che sono predominanti in questo
settore e che sono le più dipendenti dai servizi pubblici per le cure infantili o per l’assistenza
agli anziani. Il TiSA, pertanto, condannerà un gran numero di donne a un esilio domestico.
Inoltre, minando il diritto dei governi nazionali di assumere decisioni politiche a sostegno
della fornitura pubblica di servizi, il TiSA darebbe potere legale al capitale, e minaccerebbe
realmente le disposizioni giuridiche che tutelano i diritti delle donne e la parità di genere, per
esempio le azioni affermative e le quote.
Dobbiamo fermare il TiSA! Possiamo fermare il TiSA!
La tua amministrazione comunale è informata dei limiti e degli effetti dannosi del TiSA sulla
tua regione? Alcune clausole del TiSA imporrebbero automaticamente una piena liberalizzazione in ogni settore che non risulti esplicitamente escluso. Il tuo governo locale o nazionale
ha redatto una lista dei servizi che vuoi preservare? I cittadini sono stati coinvolti in questo
processo?
I tuoi vicini sono a conoscenza della portata con cui il TiSA si ripercuoterà sul loro stile di vita?
Accertati che sia così!
I tuoi deputati al Parlamento europeo voteranno a favore di quest’accordo?
Assicurati che il loro voto dia preferenza ai tuoi diritti piuttosto che agli interessi delle società!
Unisciti al movimento contro il TiSA. I movimenti sociali hanno già fermato l’ACTA nel 2012.
Ora possiamo fermare il TiSA, il TTIP e il CETA!
L’Uruguay era tra i partecipanti originari ai negoziati, ma di recente si è ritirato. I movimenti
sociali uruguaiani hanno messo in chiaro la minaccia che il TiSA rappresenta per i servizi pubblici e la società e il governo è stato costretto ad accettare la richiesta della società.
Per saperne di più e collaborare con noi:
www.insidettip.eu
www.world-psi.org/en/issue/TISA
Membri del gruppo GUE/NGL della commissione per il commercio
internazionale del Parlamento europeo
Helmut Scholz
Membro (C)
Eleonora Forenza
Membro
Anne-Marie Mineur
Membro
Stelios Kouloglou
Membro sostituto
Patrick Le Hyaric
Membro sostituto
Lola Sánchez Caldentey
Membro sostituto
Per ulteriori informazioni sul contenuto del presente volantino, contattare:
[email protected]
Il gruppo GUE/NGL nel
Parlamento europeo è composto
da 52 deputati da 14 paesi che
lavorano per la pace, la
solidarietà, la giustizia sociale,
l’uguaglianza, la democrazia e i
diritti umani in Europa e oltre.
Prodotto dall’unità Comunicazione del
gruppo GUE/NGL:
[email protected]
Fotografie: SUE/SVN
Progettazione: Charli Aron
© GUE/NGL - Bruxelles 2015
Stampato su carta riciclata
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