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Vera di Pozzo - Azienda ospedaliera Perugia

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Vera di Pozzo - Azienda ospedaliera Perugia
Franco Mezzanotte
Vera di Pozzo dell’Ospedale
di S. Maria della Misericordia
Azienda Ospedaliera di Perugia
Franco Mezzanotte
Vera di Pozzo dell’Ospedale
di S. Maria della Misericordia
Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Pietra antica in via Oberdan, già via della Pesceria
Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Indice
Prefazione
pag. 4
CAPITOLO I
Ospitalità e Cura nella città di Perugia
pag. 7
CAPITOLO 2
I pozzi, le cisterne e la città
pag. 15
CAPITOLO 3
Architettura della Vera del pozzo o cisterna
dell’ Ospedale di Santa Maria della Misericordia
pag. 21
Pietre della Vera prima del restauro, Restauro
e Ricollocazione
pag. 26
Bibliografia essenziale
pag. 29
Direzione e sviluppo del progetto
pag. 31
3
Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Prefazione
L’Ospedale di Perugia può essere considerato come una città
nella città. L’ingresso in un grande ospedale è spesso percepito
dal malato come una condizione di estraneità rispetto alle sue regole, ai suoi orari e agli ampi spazi. La difficoltà sta proprio nel
conciliare la complessità e la tecnologia della “macchina ospedale”,
che può essere vissuta come totalmente ostile, con aspetti quali
la dimensione umana, la fiducia, l’accoglienza: in una parola
l’umanizzazione.
L’attenzione all’accoglienza, al comfort all’interno del nuovo
Ospedale di Perugia, è stata perseguita per consolidare un’immagine positiva e per rispondere sempre più all’assistito e alle sue esigenze come persona in condizione di bisogno. È con queste
motivazioni che la struttura ospedaliera, che viene visitata ogni
giorno da oltre dodicimila persone, è stata ripensata come una piccola Città: così l’ingresso principale è diventato piazza Raffaello Silvestrini, il vecchio nome dell’ospedale ancora molto usato dai
cittadini; i corridoi di collegamento sono via Braccio Fortebraccio,
via del Grifo, via del Leone, via della Pace e via Augusta (Perusia),
con richiami ai luoghi urbani cari e riconoscibili e alla storia lontana
e recente della città di Perugia, al fine di rendere gli spazi ospedalieri meno ostili e in grado di riprodurre luoghi e percezioni familiari.
Ripercorrendo il filo della memoria, abbiamo pensato di recuperare dai depositi comunali e inserire nell’atrio principale, la Vera
del pozzo che era allocato in via delle Pesceria, ora via Oberdan,
prima sede dell’antico Ospedale Domus Misericordiae, di cui ne
reca l’elegante simbolo scolpito.
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Siamo infatti convinti che l’arte e la cultura, rivolgendosi all’individuo e non al malato, possano costituire un ausilio importante
per meglio affrontare l’ospedalizzazione e rappresentare segnali
tangibili di attenzione alla persona e non soltanto alla malattia.
Il recupero di questo manufatto artistico che richiama la storia
di uno degli ospedali più antichi d’Italia si inserisce in quel complesso processo, che ha portato l’Ospedale di Perugia S. Maria
della Misericordia, una volta ultimato il trasferimento, ad avere
sempre di più una valenza positiva per la città e i cittadini, ad essere vissuto come una struttura aperta alla città e al suo territorio.
Un particolare ringraziamento va rivolto al Comitato per la Vita
“Daniele Chianelli” che ha contribuito alla realizzazione del progetto di recupero.
Il Direttore Generale
Dr. Walter Orlandi
Aprile 2015
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Particolare della cornice sommitale
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Capitolo 1
Ospitalità e Cura
nella città di Perugia
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Formella del pozzo recante lo stemma
dell’Ospedale di Santa Maria della Misericordia
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Scrivere la storia, o ricostruirla, della Vera di un pozzo non è
cosa facile. Quella di cui vogliamo parlare giaceva scomposta, ed
in parte dispersa, nei depositi di pietre e laterizi del cantiere del
Comune di Perugia, ma aveva una caratteristica che la rendeva
unica: uno degli otto specchi di pietra calcarea che la componeva
recava ben impresso quello che potremmo chiamare il logo che
da secoli caratterizza le proprietà ed i luoghi in cui ha avuto stanza
l’antico Ospedale di S. Maria della Misericordia.
Infatti, scolpite a rilievo, c’erano la D e la M, con una piccola E
soprascritta, in un elegante alfabeto gotico, quasi un onciale, che
sono le iniziali delle parole domus misericordiae, Casa della Misericordia, il nome che in antico aveva quello che era diventato il
più importante e pubblico ospedale di Perugia. Esso risale ai primi
anni del ‘300, l’atto ufficiale di costituzione infatti è del 1305 e
nasce su iniziativa e per volontà dei confratri della Confraternita
della Misericordia, con lo scopo di accogliere pellegrini, infermi,
poveri ed infanti esposti o abbandonati. Non era certo il solo ospedale di questo tipo presente in città, basti pensare a quello della
Corporazione della Mercanzia, o a quello del Cambio, ma anche
a quelli di molte altre Corporazioni.
L’Ospedale della Misericordia sorse in quella che allora veniva
chiamata Via della Pesceria e che oggi chiamiamo via Oberdan,
in fondo alla strada, verso le scale che portano alla chiesa di Sant’Ercolano, e in poco tempo occupò anche gli edifici che sorgono
sul lato di fronte della medesima strada e crebbe in direzione della
piazza del Sopramuro, oggi Piazza Matteotti. Ma quando parliamo
di “ospedali” in una età così antica dobbiamo ben intenderci sul
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
significato che diamo a questa parola: l’obbligo della hospitalitas
era considerato un dovere morale che affonda le sue radici a ben
prima della nascita dell’etica cristiana. Per oltre un millennio sono
stati creati dei luoghi che potessero accogliere pellegrini, poveri,
bisognosi in genere; basti pensare alla Regola di San Benedetto
che imponeva di prendersi cura dei più deboli particolarmente se
erano ammalati.
Le vicende economiche e le crisi, abbastanza cicliche del
Medio Evo, creavano bisognosi che da piccoli artigiani o mercanti
decadevano al rango di miserabili, che erano tuttavia pur sempre
membri di una comunità che li conosceva e che quindi cercava
di soccorrerli. Col passare del tempo ci si rese conto che degli estranei alla comunità si presentavano per chiedere aiuto e questo
portò dal XV secolo a distinguere tra i veri poveri, magari concittadini impoveriti, e falsi poveri, cioè vagabondi ed emarginati che
cercavano di sopravvivere affidandosi alla carità degli altri.
Si cominciò allora a creare delle strutture specializzate per accogliere i poveri bisognosi, gli impoveriti, definiti anche poveri vergognosi, dedicando loro luoghi ed assistenza. Tuttavia per arrivare ad
avere una assistenza specializzata per curare le malattie, e non la
generica, tradizionale assistenza, bisogna aspettare il pieno 1400.
Per esempio, infatti, a Milano nel 1448 venne fondato un
ospedale in cui si accoglievano e si curavano soltanto i malati, che
vivevano isolati fino alla guarigione: erano ricoverati in singole
stanze, avevano a disposizione dei locali igienici con ricambio di
acqua; si tratta del primo esempio di quello che poi diventerà, in
tutti i centri demici più importanti, l’ospedale policlinico. Come ab-
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
biamo già detto a Perugia nel 1305 il vescovo Bulgaro Montemelini concede l’autorizzazione a fondare l’Ospedale con annessa la
Chiesa, dedicata a Santa Maria della Misericordia: l’iniziativa e la
presenza del personale addetto sono sicuramente laiche, ma la
autorizzazione della Chiesa ne garantisce il valore ed è in qualche
modo di stimolo e invito a fare lasciti testamentari, donazioni ed
offerte.
Ben presto si accumulò un patrimonio che consentì di operare
con continuità e, soprattutto, grande professionalità, potendo
adeguatamente remunerare il personale specializzato che in esso
operava, anche se nel tempo non mancarono certo i momenti
di crisi finanziaria.
Da iniziativa caritatevole privata, per garantirne il successo nel
tempo ed il buon funzionamento, la presenza dell’autorità comunale divenne sempre più forte e nel 1389 il Comune impose un
nuovo ordinamento ed un controllo diretto. Così la domus misericordiae da luogo di assistenza promosso da una ricca corporazione diventò l’Ospedale Pubblico della città, ai cui bisogni, oltre
le offerte, provvedeva direttamente il Comune, con conseguenti
funzioni di controllo e, diremmo, di garanzia della qualità dell’assistenza. Naturalmente la scienza medica andò sempre più perfezionandosi nel corso dei secoli, anche per lo stretto legame con
la facoltà universitaria di medicina che nel frattempo venne istituita
e vennero create nuove cattedre ed insegnamenti pratici sia per
la ricerca che per la cura.
Bisogna tuttavia aspettare l’Unità d’Italia, con l’annessione
dell’Umbria al Regno Sabaudo, e il Commissario Regio Gioacchino
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Pepoli, perché si separino definitivamente i due aspetti dell’antico
ospedale: quello assistenziale e quello sanitario, che venne definitivamente sottratto al controllo di autorità e funzionari ecclesiastici.
La collocazione, nel centro della città, rivelatasi non ottimale,
se poteva essere stata utile nei secoli precedenti, finì col creare
molti problemi ad una città in pieno risveglio ed espansione; così
si decise, a partire dal 1911, di trasferire l’ospedale in una zona allora periferica, utilizzando come sede uno dei beni ecclesiastici
soppressi: il duecentesco monastero di Monteluce. Isolato ed in
una zona che si prestava bene in vista di successivi prevedibili ampliamenti divenne così la nuova sede dell’Ospedale di Santa Maria
Il monastero di Monteluce, sede dell’’ospedale dal 1911
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
della Misericordia a partire dal 1923, quando anche le ultime strutture e servizi vi furono definitivamente trasferite; della antica sede
restava soltanto la chiesa.
In via della Pesceria, proprio di fronte all’Ospedale, si trovava
inoltre la Casa per nutrici ed infanti esposti o abbandonati, anche
in questo caso ci si rese conto che occorreva trasferire la sede che
venne unita a quella che ospitava malati di mente presso Valle
Santa Margherita; purtroppo la convivenza, con questa tipologia
di malati non fu facile e il progetto fallì.
Proprio all’interno della Casa per nutrici ed infanti di via della
Pesceria, in cima ad una gradinata di accesso, si apre un piccolo
spazio, quasi un minuscolo chiostro, ed al centro di questo spazio
si trovava il pozzo della cui Vera ci stiamo occupando: ancora oggi
risultano molto evidenti le tracce del pozzo o, molto più probabilmente, della cisterna, che serviva la Casa. Purtroppo, nonostante
le ricerche, non si sono trovati documenti che ci parlino di questa
struttura di fondamentale importanza per l’igiene e la salute di
quanti erano ospitati nella Casa.
Sappiamo che la cisterna fu chiusa nel secolo scorso e che nei
primi anni ’80 la Vera fu smontata, e venne per qualche tempo
trasferita ad abbellire il chiostro della Cattedrale, ma da lì fu poi rimossa ed abbandonata nel deposito comunale da cui è stata recuperata, restaurata e resa a nuova vita.
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Impronta del pozzo dopo lo smontaggio del chiostro in Via Oberdan
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Capitolo 2
I pozzi, le cisterne e la città
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Pozzo Etrusco in Piazza Sorbello
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Prima di parlare di pozzi o cisterne dobbiamo brevemente accennare al problema dell’approvvigionamento di questo elemento
della natura prezioso e fondamentale per la vita.
Per una città costruita in cima ad almeno due colline quello
dell’acqua e della sua captazione è stato sempre un problema, la
cui soluzione si trova soltanto nello scavare pozzi o nel costruire
cisterne. Scavare un pozzo, anche con gli strumenti di oggi, non
è mai una cosa agevole, soprattutto se si deve affrontare un sottosuolo come quello perugino, in ogni caso, prima bisogna individuare una vena d’acqua.
Se si ha la fortuna di trovare una vena allora, con una tecnica
non particolarmente complicata, si scava fino al raggiungimento
dell’acqua che, trasudando dalle pareti, riempirà il pozzo in maniera abbastanza costante, senza mai superare il livello della vena,
e potrà affluire anche dal fondo del pozzo se lo scavo non ha raggiunto lo strato impermeabile: l’acqua verrà poi estratta con dei
secchi ed utilizzata per le diverse necessità.
Ma dove non esiste una vena e bisogna avere disponibilità
dell’acqua allora si procede alla costruzione di una cisterna, che
consiste in una camera sotterranea, di dimensioni evidentemente
variabili, le cui pareti sono impermeabilizzate con della malta idraulica e con la pavimentazione a tenuta del fondo, che normalmente
viene costruito con una pendenza tale da creare un punto centrale più profondo del resto del pavimento per consentire il deposito di eventuali impurità. Il problema però consiste nell’addurre
acqua alla cisterna.
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Esso si può risolvere canalizzando le acque meteoriche, raccolte magari dalla sommità dei tetti, e guidandole fino ad un pozzetto che serva da filtro, così da far scorrere il liquido pulito nella
cisterna stessa.
Gli Etruschi, i primi veri cittadini di Perugia, avevano escogitato
un sistema geniale: essi convogliavano le acque meteoriche e
quelle di scorrimento sulle strade, che allora non erano rese impermeabili dall’asfalto, in quanto solo le più importanti erano lastricate, per mezzo di tubature che indirizzavano poi il liquido
verso i punti in cui sarebbe stato raccolto. Ovviamente scavavano
anche dei grandi pozzi, ed il pozzo Sorbello, in piazza Piccinino,
può esserne un esempio superbo.
La pioggia che cadeva sulle strade non pavimentate, ma solo
in terra battuta, attraverso il normale percolamento, guidato, portava, anche esso, a dei punti di raccolta, che, vista la lentezza del
percolamento, garantiva un afflusso di liquido anche nelle fasi stagionali più asciutte.
Ovviamente prima di affluire alla cisterna l’acqua passava attraverso uno o più pozzetti per il filtraggio e la purificazione che si
faceva con sabbia, ghiaia e polvere di carbone.
Questo sistema, abbastanza ben attestato anche a Perugia, ha
garantito per secoli l’approvvigionamento idrico della città. Naturalmente esistevano, e ce ne sono ancora, dei pozzi pubblici, cui
tutti i cittadini potevano attingere, che venivano curati e garantiti
per la salubrità del liquido dalle autorità comunali.
Ancora oggi si possono vedere questi pozzi lungo diverse vie,
da Corso Cavour a San Francesco al Prato, e questi manufatti sono
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
caratterizzati dall’immagine del Grifo, simbolo della città e della
comunità perugina, scolpito a rilievo su uno degli specchi della
Vera.
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Pozzo in Piazza Giordano Bruno, davanti alla Chiesa di San Domenico
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Capitolo 3
Architettura della Vera di Pozzo
o Cisterna dell’Ospedale
di S. Maria della Misericordia
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Pianta e prospetto della Vera di pozzo
realizzata dall’Architetto Edi Grassi
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
La Vera di Pozzo dell’Ospedale ha una forma ottagonale, che
si presta meglio di quella rotonda per sottolineare un qualche
senso di monumentalità, con gli otto specchi legati tra di loro da
altrettanti pilastrini sagomati e lavorati ed è conclusa in alto con
una cornice sommitale lievemente aggettante verso l’esterno. Uno
degli specchi reca, come abbiamo detto, il simbolo dell’Ospedale
della Misericordia, e un altro ha chiari segni che ci fanno pensare
a un sistema di bloccaggio della fune usata per legare il secchio
destinato ad attingere l’acqua.
Non ci sono evidenti segni di usura lungo i margini della cornice superiore, per cui dobbiamo pensare che la Vera fosse arricchita da una struttura superiore, lignea o metallica, che aveva al
centro una puleggia scanalata, destinata ad accogliere e facilitare
lo scorrimento della fune del secchio: la normale carrucola, che i
perugini chiamano “chiov’la”. Gli specchi sono di un bel calcare
compatto, di colore rosato, ed i pilastrini erano di travertino creando così un bel senso del colore.
La mancanza di documenti non ci consente di assegnare una
data precisa a questo bel manufatto, ma un utile confronto si può
fare con le altre vere di pozzo ancora esistenti, in particolare con
due nel rione di Porta San Pietro, lo stesso in cui si trovava l’Ospedale, quelle di piazza Giordano Bruno e di Corso Cavour, prima e
dopo il grande complesso di San Domenico.
La prima, che sorge quasi al centro della piazza, reca incisa
una data, quella del 1442, ed alcuni simboli che ci indicano il percorso che i pellegrini facevano in città nell’andare o tornare da
San Giacomo di Compostella, come suggerisce chiaramente la
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
valva di conchiglia, che era il simbolo dei pellegrini e del pellegrinaggio. La seconda Vera, quella di Corso Cavour, che potrebbe
essere quasi contemporanea della prima, è assai simile, quasi
uguale, a quella dell’Ospedale della Misericordia, sia per tipologia
che per esecuzione.
Questo ci fa pensare che i due manufatti possano essere contemporanei, e quindi si possano assegnare alla metà del XV secolo, ma anche che siano opera della stessa bottega, di qualche
maestro della Corporazione della Pietra e Legname che, oltre a
tutti gli altri lavori, si era specializzato nella progettazione ed esecuzione delle vere di pozzo: non abbiamo purtroppo idea di chi
sia stato questo valente artigiano.
Una ultima riflessione riguarda la scelta della forma ottagonale.
Il numero otto nella simbologia cristiana è il numero del Nuovo
Testamento, come il sette lo è dell’Antico.
Esso indica l’ottavo giorno della creazione, la nuova creazione
che inizia con la resurrezione di Gesù Cristo, e nella iconografia
cristiana è molto spesso utilizzato, dal fiore decorativo ad otto petali alle stelle ad otto raggi, ma anche come pianta di chiese e cappelle; è quindi un numero altamente simbolico e quando viene
unito all’acqua, anche essa simbolo di purificazione e rinascita, il
valore simbolico si amplia e moltiplica ed era chiaramente percepibile da tutti. Naturale quindi che una Vera costruita in un luogo
creato per lenire e curare le sofferenze umane, fosse di forma ottagonale.
Oggi questa Vera, debitamente e sapientemente restaurata,
con il suo logo tutt’ ora simbolo dell’ Azienda Ospedaliera di
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Perugia, è posta all’ingresso del nuovo Ospedale S. Maria della
Misericordia, in località Sant’Andrea delle Fratte, inaugurato nel
2009, a sottolineare, non soltanto nel nome, la continuità di un
impegno che la comunità, una volta perugina, ora regionale, ha
nei confronti dei suoi cittadini, soprattutto nei momenti di difficoltà
e malattia.
L’attuale sede dell’Ospedale S. Maria della Misericordia
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Pietre della Vera prima del restauro
Restauro
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Restauro
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Ricollocazione
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Bibliografia essenziale
V. TEYXEIRA
Un nuovo Ospedale civile in Perugia, Perugia
G.ERMINI
Storia dell’Università di Perugia, Firenze 1971
M. MOLLAT
Il concetto della povertà nel Medioevo: problematica.
In O. CAPITANI (a cura), La concezione della povertà
nel Medioevo. Antologia di scritti, Bologna 1983
M. PTZURRA
L’Ospedale di Santa Maria della Misericordia a Perugia,
dalle origini ad oggi, Perugia 1992
AUTORI VARI
Santa Maria della Misericordia: Da Monteluce al Polo Unico
Ospedaliero Universitario di Perugia, Perugia 2009
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Ingresso principale nuovo Ospedale di S. Maria della Misericordia
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Vera di Pozzo dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia
Direzione e sviluppo del progetto
Manuela Pioppo
Direttore Sanitario Azienda Ospedaliera di Perugia
Mario Amico,
Anna Di Clemente,
Marco Ercolanelli,
Coordinatori del Progetto, Azienda Ospedaliera di Perugia
Soprintendenza per i Beni Storici e artistici dell’Umbria
Alta Sorveglianza: Tiziana Biganti
Francesco Ernesto Ventura
Progetto e Direzione dei Lavori
Edi Grassi,
Francesca Drisaldi,
Collaboratrici del Progetto
Ikuvium R.C.
Impresa Esecutrice
Restauro donato da:
Comitato per la Vita “Daniele Chianelli”
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La presente pubblicazione, non in vendita,
è stata realizzata con il contributo
di GSA S.r.l.- Gruppo Gesenu
Stampato nel mese di aprile 2015
dalla Tipografia Grifo s.r.l. - Perugia
Franco Mezzanotte
Docente di Storia Medioevale Università degli Studi
e Università per Stranieri di Perugia.
Studioso di storia perugina su cui ha scritto numerosi saggi
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