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Risalendo il fiume, ma andando verso la foce (Nerina Garofalo – 13

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Risalendo il fiume, ma andando verso la foce (Nerina Garofalo – 13
 Risalendo il fiume, ma andando verso la foce (Nerina Garofalo – 13 luglio 2012) A luglio (d’estate, ed è estate, e le cose sembrano calde e dense, e le parole pesano come il torpore del pomeriggio, e i libri vengono a salvare le parole, perché si facciano leggere e ci parlino), cerco una linea che mi permetta di salvare. Salvare le parole raccolte negli ultimi due mesi, a partire da un articolo (sui fiumi, le bancarelle, i libri usati, le città vecchie e le dediche, e il profilo misterioso delle persone) che un amico Editore -­‐ che ama le persone e le cose e le storie e i luoghi quanto me-­‐ ha scritto, e sul quale abbiamo cominciato insieme a raccogliere e ricongiungere frammenti di storia depositati nel tempo. Questa storia comincia con l’acquisto che Demetrio fa, al Mercato dell’Arenella, di una copia di un libro di Leonida Répaci, un romanzo dal titolo “Magia del fiume”. Il libro, ambientato in Calabria e con nel cuore il Busento, era stato pubblicato nel 1965 dalla casa editrice milanese Ceschina. Demetrio Guzzardi, il nostro bell’editore, scrive nella sua cronaca amorosa del suo giro all’Arenella: torno a casa con il bel libro rilegato ed intonso, pagato solo 1 euro, e con sorpresa leggo nella dedica: «Piccola cara Maria Gentile di Cosenza, il bello di questo romanzo ambientato nella tua città natale è tutto per te, per i tuoi tredici anni trepidi di misteriose attese, e il brutto fa parte della nera vita di una miseria che oggi non puoi capire che capirai un giorno rendendola umana con la sola luce dei tuoi occhi affettuosi». E’ a quel punto che Demetrio pubblica, sul Quotidiano della Calabria web, l’8 maggio di quest’anno, un intenso articolo. Articolo a cui rispondo, da Facebook, con appassionata curiosità e commozione per questa sua cronaca amorosa fra libri e scritti, fra persone e dediche. Al mio entusiasmo Demetrio reagisce chiedendomi se avevo voglia di lavorare con lui alla ricostruzione di quanto poteva esserci dietro una dedica così vibrante ad una ragazzina di 13 anni: Demetrio infatti scrive: “Mi riprometto di leggere questo libro nei prossimi giorni, ma già da subito mi chiedo chi è la Maria Gentile (che ora dovrebbe avere 60 anni), a cui il grande Repaci ha dedicato questo libro interamente ambientato a Cosenza ed al suo fiume il Busento?” Parte così una storia d’ascolto. E una piccola mobilitazione cittadina. Demetrio individua alcune persone che hanno fatto parte, negli anni ’70, della meglio gioventù del ‘68 cosentino, e comincia a delinearsi il ritratto percepito e interiorizzato della giovane Maria, conservato, nel tempo, da persone che l’hanno incrociata, vissuta, conosciuta ed amata, e poi infine accompagnata quando una malattia le ha sottratto la possibilità di sfinire nel tempo, portandola via ai suoi soli 28 anni. Maria ha 13 anni nel ’65, è nata quindi (dai dati che abbiamo) nel 1952. Intorno alla sua adolescenza ci sono spaccati meravigliosi di una passione vintage che ci rimemora di una città piena di fervori e di passioni. Una provincia dell’Uomo, e della donna, che è tutta delineata sul pudore degli anni a meridione, eppure scossa, rinnovata, ripensata dai molti che negli anni a seguire ne faranno una città piena di saperi e di sapori di buono. Ho scoperto, pensando a Maria, che molti nomi della mia infanzia ed adolescenza erano stati legati e avevano intrecciato le adolescenze alla sua. In anni per me del tutto oscuri, dato che io, nel ’65, a Cosenza ci nascevo. Da qui in avanti procedo così come ho sentito di potere e di fare, per rispondere alla domanda di Demetrio Guzzardi, che l’amore per questa storia mi ha porto, forse con l’aspettativa di una ricostruzione fedele. Ma io, come narrative thinker, nasco infedele, perché mi piace più ciò che sento che la cronaca fedele e puntuale di ciò che ascolto. Il racconto quindi, da qui in avanti, è la sommatoria delle emozioni, delle domande, delle intuizioni, delle nostalgie del non vissuto che ho provato sentendo parlare di Maria. Quindi prendiamolo, e prendetelo, come un atto narrativo di fantasia emotiva, come se fosse, in un certo senso, nel caldo di luglio, un viaggio in India. In questo viaggio ho visto una ragazzina recitare a conclusione di un Corso di Dizione nella sala di un Municipio calabrese, alla presenza di autorità e intellettuali. E’ in quella sala che, pare, Leonida Répaci e sua moglie Albertina, incontrano gli occhi e l’aura incantata della giovanissima Maria. Da questo incontro nasce una frequentazione dei due coniugi della casa paterna della ragazza, e una grande attenzione per le potenzialità e l’acuta luccicanza di Maria. Sembrerebbe che una fitta corrispondenza epistolare (di cui però non si sarebbe salvata la memoria) abbia accompagnato la frequentazione di quegli anni, fino ad arrivare al regalo con dedica, da zio Leonida e zia Albertina, di un dipinto, fatto a Maria dai coniugi Répaci. Maria adolescente frequenta a Cosenza il Liceo Ginnasio Bernardino Telesio. E qui partecipa alle prime forme di contestazione studentesca, fino ad arrivare, per difendere un diritto all’Assemblea, ad essere sospesa con altre compagne di classe, provocando una mobilitazione generale a loro sostegno. Intanto, intorno a questo movimento di passioni e pensieri, mentre Maria si distingueva per una capacità di scrittura elegante e intensa, a Cosenza un Padre Domenicano di straordinario carisma, e capace di autonomia e determinata presenza di base (il Domenicano Carlo Serra), sembra esser stato alla guida spirituale del movimento che raggruppò e fece crescere un solidale gruppo di giovani studenti cosentini impegnati e “arrischianti”. La figura del Padre Domenicano, non meno dotata di aura di quella della giovane Maria, spicca nei racconti per la commistione generosa di sentimenti, saperi, convinzioni e desideri che ne guidarono la presenza carismatica, fino a scivolare in una delicata esperienza di uscita dall’Ordine e dal sacerdozio che pare che il sacerdote abbia vissuto, ritrovandosi poi anni dopo, da solo, nei suoi ultimi anni romani. Maria avrebbe fatto parte del gruppo di ragazzi e ragazze impegnati a Cosenza nella prime contestazioni e guidati da Padre Carlo. E romani sono stati anche gli anni (purtroppo brevissimi) della nostra Maria, che si avvia a diventare una giovane donna, e una promettente giornalista e scrittrice. Le parole di amiche, amici e coetanei la costruiscono ai miei occhi (ma è la lettura soggettiva di un ascolto) come un ragazza e una donna di straordinaria bellezza, piuttosto riservata e selettiva nella costruzione dei legami, appassionata nelle relazioni d’amore, persino un po’ scostante nelle più casuali situazioni di gruppo. Attorniata da un alone di distanza che a tratti rende l’aura affascinante un po’ troppo metallica, come a far stridere un suono. Maria si innamora, è esigente sulla qualità dell’amore e sul suo bisogno di realizzarsi nel lavoro, è una figura complessa, di giovane giornalista che collabora con la RAI e con l’Espresso, e che viene ricordata da un amico a molti anni di distanza in una partecipazione a un programma televisivo di Renzo Arbore. E un’amica la descrive con gli occhi del colore dei boschi limpidi striati di mare. Io non ho visto foto di Maria. Ho desiderato e fatto in modo da avere dentro, per scrivere questa storia un po’ raccolta e un po’ mediata dalla fantasia dell’intuizione e del pensiero narrativo, la Maria che si è formata attraverso le orme che ha lasciato sulla sabbia di una città e di un fiume che hanno storie immensamente belle da raccontare. Ed io vedo lei bella, di una bellezza più di potenza, sensualità e individuale e solitaria irruenza, che non di empatia e luminescenza. Una donna dalla luccicanza solitaria, forse capace di vicinanza estrema nei luoghi della sua ricerca ed esperienza di vita, ma anche di distanza opaca verso quello che “smarginava” dal suo sentiero esistenziale. Vedo una donna innamorata, controversa, inquieta e forse persino un po’ indeterminata, se la penso a partire da Maria ma arrivando a un donna che è la Maria che disegnerei se questo fosse un romanzo. Ma questo suo voler essere, nella vita vera di Maria, si arresta a ventotto anni. Improvvisamente, assurdamente e dolorosamente. Ed è attorniata, Maria, dall’affetto delle persone che l’hanno conosciuta, cercata, amata, e forse anche smarrita, nel suo diventare da una ragazzina che recita con straordinario appeal e con aura argentata, una giovane donna che si scontra con l’imprevedibilità del dolore che irrompe nell’amore per se stessi e per la vita. E a Roma che Maria ci lascia, sia pur protetta in questo esilio cercato ed amato da figure che condividono con lei la terra cara del fiume. E quindi caro Demetrio, amico editore, cercatore di storie nei libri e sui libri, quello che sento di restituire a te e a me, dopo questo incontro, non è di certo la storia di Maria, che resta un fatto privato, che occorrerebbe forse che la sua famiglia recuperasse, come atto di memoria e d’amore, ma credo non noi. Quello che sento di restituirti è l’aver intravisto decine di storie all’incrocio con l’esistenza di Maria, che descrivono una vecchia città atrocemente e assurdamente giovane in quegli anni. Con personaggi e persone che meriterebbero (nessuno escluso) che un pensiero narrativo li raccogliesse per trasformarli in opera biografica apocrifa, o in partitura narrativa per un film. E quindi qui mi fermo, a meno di non voler tirare dentro qualcuno che lavori con le immagini, con gli spezzoni, con il suono sordo delle voci nel passato ridestate nella magia del cinema nel presente. Credo che io e te un ringraziamento davvero lo dobbiamo a quanti abbiamo ascoltato, che ci hanno scritto pezzetti di storia, e ci hanno aiutati a pensare e immaginare. Questo non è un racconto di storia vera, è in qualche modo la trascrizione fantastica e quindi parziale e soggettiva di quanto abbiamo potuto sentire con il cuore a partire dal racconto vero di una donna che non abbiamo conosciuto e nemmeno (ancora) mai visto. Fra le persone dell’universo vero di Maria, la piccola ispiratrice vera di questa storia narrata (nel regime anarchico della fantasia applicata alla narrazione), siamo entranti in contatto con le sorelle, avremmo avuto modo di ascoltare le voci di persone che molto l’hanno amata e accompagnata, persino nel dolore della morte. Io però, per pudore, ho preferito fermarmi sulla soglia, perché la storia profonda dei sentimenti e vissuti di Maria, la misteriosa e intrigante Maria a cui Répaci dedica un suo romanzo, è davvero del tutto un fatto privato. Non so se sia questa la risposta alla tua domanda nell’articolo dell’otto di maggio, ma in qualche modo è la narrazione non so se fedele al vero ma per certo fedele alle suggestioni, che da quella domanda è nata. (Nerina Garofalo – Roma, 13 luglio 2013) 
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